Abstract: abbatterebbe i costi e farebbe scegliere e controllare il libro a studenti e docenti insieme: libro di testo unico. Giudizio: bene parlare del problema, ma soluzione inefficace. Voto 6. Ritorno al voto numerico e al grembiule. La Gelmini ha detto: «Nella scuola serve chiarezza e compete agli insegnanti definire il livello di apprendimento degli alunni in ogni singola materia.
Abstract: 8 Le scuole cattoliche si appellano al governo Il Consiglio nazionale Fism che rappresenta oltre 8.000 scuole dell'infanzia paritarie cattoliche presenti in 4.800 comuni, ed è presieduta dal bresciano Luigi Morgano, fa sentire la sua voce contro i tagli dei contributi per la scuola paritaria.
Abstract: «Con questo decreto - aggiunge Zugliani - le scuole finiranno con trasformarsi in vere e proprie strutture a conduzione aziendale. Noi pensiamo che non è compito dello Stato sovvenzionare le scuole private a discapito di quelle pubbliche, lo Stato dovrebbe investire di più nella scuola e nell'università».
Abstract: Gelmini" (in pieno stile "Camel"), con la faccia del ministro al posto di quella del cammello e sotto la scritta: «La Gelmini invecchia la scuola e danneggia gravemente gli studenti». La delegazione studentesca inizia a parlare, avanza proposte e legge il documento inviato nei giorni scorsi al presidente della Repubblica Napolitano al presidente del consiglio Berlusconi,
Abstract: meno per la Questura) e numerosi cori e slogan contro la riforma Gelmini e i tagli del governo. Presente anche la delegazione arrivata dalla Sardegna. SCONTRO TRA I POLI Senza esclusione di colpi lo scontro politico. Ieri ha sfilato anche Veltroni (due manifestazioni in una settimana): «Il governo ci ascolti».
Abstract: riforma Gelmini": il decreto è infatti una mera operazione di taglio economico dettata dal ministro Tremonti». Marcucci ricorda poi che nei prossimi giorni il Parlamento sarà chiamato a convertire in legge il decreto sugli accorpamenti degli istituti con meno di 500 iscritti e la chiusura delle scuole dei piccoli Comuni e delle aree montane con meno di 50 iscritti.
Abstract: Anche i genitori in marcia Una proposta alternativa alla riforma Gelmini elaborata dai docenti BIANCA DE FAZIO Almeno 6.600 mila persone giunte a Roma, da Napoli e provincia, solo coi pullman messi a disposizione dai sindacati Cgil Cisl Uil Snals e Gilda. «Inizialmente avevamo prenotato un numero inferiore di torpedoni, poi le adesioni sono aumentate - racconta Luigi Panacea,
Abstract: Gli studenti in corteo invadono via Monsignor Virgilio, cortei anche ad Arzana Legge Gelmini: contestazioni in piazza e scuole occupate --> Legge Gelmini: contestazioni in piazza e scuole occupate Il decreto Gelmini è legge, la protesta nelle scuole non si placa. Ieri gli studenti hanno sfilato in corteo a Tortolì e manifestato ad Arzana.
Abstract: collettivo studentesco indipendente per dire no alla riforma della scuola voluta dal ministro Maria Stella Gelmini. Un corteo ordinato e variopinto, armato soltanto di fischietti, controllato con discrezione dalle forze dell'ordine, ha percorso rumorosamente le vie cittadine per protestare contro la riforma. La manifestazione si è mossa dalla zona antistante il Liceo Galileo Galilei.
Abstract: non poco le fila dello sciopero generale contro la legge Gelmini. Centinaia e centinaia di persone hanno disertato le aule; praticamente ridotto all'osso il numero di chi, invece, ha deciso di fare lezione normalmente. La parte dei leoni l'hanno fatta gli studenti delle superiori, molti dei quali hanno annunciato che, da oggi, riprenderanno la protesta con agitazioni di vario tipo,
Abstract: Santa Maria Stella Gelmini... San Silvio Papa... Ora pro nobis...». Poco prima una serie di maestre con tanto di grembiule, cantavano «ci sono due coccodrilli e un orangotango. Manca solo la Gelmini che vuole i grembiulini, ma non vuole più i bambini...». Tutto tranquillo durante la manifestazione e il comizio finale, e i poliziotti che aprivano il corteo,
Abstract: gli immancabili coretti di slogan contro la Gelmini, un sottofondo musicale a suon di fischietti e anche un piccolo cagnolino con un cartello di protesta al collare, è partito dalla sede del liceo classico. Facendo tappa prima sotto la sede del Comune e poi in piazza Monumento, dove si è svolto un sit in.
Abstract: il problema non è Gelmini e non Gelmini. Occorre ripensare il sistema di questo paese, rovesciare la piramide: bisogna mettere gli studenti in cima, non dare l´università in mano alle banche, rapinando così le future classi dirigenti. Al governo abbiamo una manica di abusivi, tanto vale chiudere il parlamento».
Abstract: Erano quasi duemila i sardi arrivati nella capitale per dire no al decreto Gelmini e ai tagli nelle università. L'Onda partita dall'isola ha contribuito al pacifico tsunami che ha scosso Roma per un'intera giornata. Rappresentate tutte le sigle sindacali che dalla Sardegna hanno promosso l'iniziativa: Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e altre organizzazioni minori.
Abstract: Gelmini, ma non erano i comunisti che mangiavano i bambini» alla musicale «Più tagli, più ragli», dal sardo «S'ischola est pro chie la chered, no pro chie potet» all'intellettuale «Cogito ergo protesto». Tra fischietti, megafoni, cori da stadio e persino il suono di una campanella di scuola la marea umana ha cominciato a spostarsi verso i giardini dove ad attendere di unirsi al corteo
Abstract: Macomer e Siniscola si mobilitano nella battaglia anti-Gelmini «No a programmi devastanti» Gli agenti vigilano su sit in e cortei, nessun incidente KETY SANNA NUORO. I "girotondini" c'erano. In versione barbaricina però. La loro protesta contro la Gelmini si è tradotta in ballo sardo. Ragazzi di diversi paesi dell'hinterland di Nuoro, con fisarmonicista al seguito,
Abstract: Pacifiche e partecipate manifestazioni anti Gelmini in tutta la Gallura: cortei a Olbia, Tempio, La Maddalena e anche a Santa Teresa. L'unico «incidente» si è verificato proprio in quest'ultimo centro. Studenti, genitori e docenti si erano dati appuntamento nel pomeriggio in piazza Vittorio Emanuele per poi sfilare sino al municipio, dove era in programma un dibattito nell'
Abstract: un lungo e pacifico corteo fino al Duomo Centomila no al decreto Gelmini. In piazza sotto la pioggia, per quattro ore, studenti medi e universitari, genitori, insegnanti e anche molti bambini. Tante voci di un´unica protesta partita dal basso, trasversale, senza bandiere di partito o sindacali. Qualche momento di tensione solo nel pomeriggio in via Torino.
Abstract: La nostra è una scuola sperimentale che secondo la riforma Gelmini già dall´anno prossimo sarà completamente devastata, perdendo la possibilità di avere insegnanti che gestiscano le attività multidisciplinari in compresenza. Inoltre il maestro unico porterà a una riduzione di orario di lezione e chi come me lavora al pomeriggio e non ha aiuti, non avrà alternativa.
Abstract: Milano centomila no alla Gelmini senza incidenti e senza bandiere di partito Da Cairoli al Duomo un serpentone pacifico Studenti, prof, genitori: Un solo momento di tensione quando due giovani di estrema destra si scontrano con un gruppo di manifestanti e tirano fuori un coltello Nel pomeriggio via Torino bloccata con un cavo dagli autonomi Striscioni fatti a mano con lo spray,
Abstract: solo che su questa è scritto: "Troppa Gelmini fa diventare miopi". Chiara e i suoi colleghi sorridono, ma sono - garbatamente - arrabbiati e preoccupati. «Vengono semplificati indirizzi di studio, vengono ridotte le ore di lezione per gli studenti, vengono accorpati tecnici e professionali, cos´altro?
Abstract: mailing list dove ci si aggiorna costantemente sul decreto Gelmini, sui tagli alle università, sul futuro dei loro figli. Nessuno mai ha parlato di politica in quelle e-mail, nessuno mai ha accennato a partiti o a schieramenti. Tutti, semplicemente, stanno ragionando da mesi su cosa fare. Quando lo scorso anno il Comune di Milano aprì uno sportello pubblico proprio all´interno dell´
Abstract: Qui a Beirut c´è il pienone: hanno mille problemi, eppure il Salone del libro sta rinascendo. Certo che con un assessore dimezzato sarà un po´ dura». Dimezzato, e anche affetto da "congiuntivite"... «Andiamo proprio bene. Del resto quel dasse fa il paio con l´egìda della Gelmini».
Abstract: Pagina 37 - Sassari Scuola, un gran «rifiuto» della riforma Gelmini Ancora manifestazioni in città e negli istituti del territorio: oggi seduta della Comunità montana Pioggia torrenziale a Bono: gli studenti protesteranno lunedì OZIERI. Il tema della scuola continua a tenere banco anche nel Logudoro e nel Goceano.
Abstract: 30mila no alla Gelmini L´invasione festosa e colorata dei trentamila "anti-Gelmini" ha percorso ieri mattina il centro di Genova, da Caricamento alla stazione Principe passando per piazza De Ferrari, Corvetto, via Balbi. Nessun incidente di rilievo. Il corteo si è concluso alla stazione Principe dove sono stati occupati i binari per una ventina di minuti.
Abstract: con il volto radioso del ministro Gelmini. «Li abbiamo messi tutti fuori dai pullman mentre eravamo in coda, un serpentone di scritte...» spiega Cristina Zini, della Cisl scuola - A Roma poi siamo stati travolti da un fiume di gente e folla e ci siamo persi di vista». La sensazione di condividere una lotta, di avere un obiettivo comune.
Abstract: Alessandro Pirina Tutti insieme per protestare contro la Gelmini In corteo gli studenti delle superiori ma anche genitori, insegnanti e bambini OLBIA. Bermuda e camicia marroni, giornale economico in mano, inconfondibile accento settentrionale. Il corteo ha messo da parte i cori contro la Gelmini solo per un istante, quando un turista, o forse un "continentale" trapiantato nell'
Abstract: Berlusconi che con la sua maggioranza ha dato il via libera al decreto Gelmini. Un decreto che mira a contenere le spese nel comparto dell'istruzione, tagliando numerose voci e, di fatto, sancendo la fine di decine di migliaia di posti di lavoro. Ieri, in quasi tutte le scuole della città e dell'hinterland, vista l'assenza pressoché totale degli insegnanti, non si è fatta lezione.
Abstract: lungo le strade del centro storico di La Maddalena per manifestare contro la riforma della scuola ed il decreto Gelmini. Caratteristica ed emblematica l'apertura del corteo, con i liceali del Socio psicopedagogico che, vestiti tutti di nero, hanno portato sulle spalle una bara con la scritta "scuola pubblica". In corteo anche i ragazzi del Nautico, e quelli dei Ragionieri di Palau.
Abstract: Quelli del classico Colombo si riparano dal vento con "Della Gelmini rigettiam le grida per non finire tutti a dire egìda". Il Pertini: "Gelmini ministro della Distruzione". Il classico D´Oria. Quelli del Klee innalzano un bancomat gigantesco "L´ignoranza non ha prezzo", mentre sfoggiano superbi orecchie da asino.
Abstract: Fra le opzioni indicate da Burlando per opporsi alla legge Gelmini c´è anche quella di un ricorso alla Corte Costituzionale: «In realtà nella legge Gelmini ci sono profili impugnabili davanti alla Corte, perché contrastano contro le prerogative regionali - spiega - E siamo determinati a presentare ricorso insieme ad altre Regioni».
Abstract: Gelmini mescola le generazioni e le idee, le politiche e le classi. Non c´è più una divisione netta tra studenti e insegnanti, tra genitori e ragazzi. In questo lunghissimo corteo che unisce le tante insoddisfazioni del mondo scolastico può accadere di trovare fianco a fianco il ricercatore precario e il lavoratore della mensa scolastica che teme per il suo futuro nella scuola che
Abstract: «Nel decreto Gelmini - spiega Divina - si prevede anche una garanzia di 5 anni sui libri di testo, vincolante per le case editrici». Secondo punto dedicato alla casa, con la proposta di un affitto agevolato della durata di due anni, rinnovabile per ulteriori 24 mesi, per giovani e giovani famiglia tra i 18 ed i 30 anni.
Abstract: attacco alla ormai legge Gelmini è profondo: «Ma non è pregiudiziale né ideologico» insiste. Di Mariastella Gelmini il provvedimento sulla scuola porta solo il nome: «Perché in realtà l'ha stabilito Tremonti per tagliare le spese e lei, a differenza dei ministri che l'hanno preceduta, non si è nemmeno opposta» aggiunge Bastico.
Abstract: Ieri hanno distribuito volantini e incontrato la gente per spiegare le ragioni della loro protesta contro la legge Gelmini e i tagli di Tremonti. «Il governo Berlusconi - affermano - propone una riforma priva di spessore e ammantata di slogan. Gli italiani faticano a capire gli aiuti alle banche, i regali alla cordata Alitalia a fronte dei tagli nel settore scolastico.
Abstract: nel movimento no-Gelmini, sia più radicata nelle scuole, anche grazie a un tasso di spoliticizzazione maggiore degli studenti medi, che nelle università. Intanto la manifestazione della Sapienza, colorata e festosa, fa il suo corso arrivando al ministero dell'Istruzione: «Arrenditi Gelmini, sei assediata», urlano i manifestanti.
Abstract: Due domande al ministro Gelmini Signor ministro, ha ragione: l'università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale e umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile.
Abstract: pensa della riforma Gelmini? La protesta degli studenti secondo lei è giusta? Per prima cosa la riforma non c'è, perché una riforma della scuola non si fa con un decreto, serve invece un percorso di condivisione. Quanto alle proteste sono ottime, fanno parte del dna dei giovani, ma penso che i ragazzi dovrebbero conoscere di più i contenuti del decreto e non farsi strumentalizzare.
Abstract: rima con Gelmini». Le madri i padri e i loro maestri anche: maglie più grandi. E' il ritornello di una canzone di Luca Mascini, quello degli Assalti Frontali. Un seienne ha una t-shirt bianca con scritto a pennarello «bambino strumentalizzato». La madre ha 34 anni, si chiama Elena: «Sono una precaria della scuola ma vorrei dire a questo governo che mi sento davvero molto serena,
Abstract: sciopero i sindacati chiamano in piazza contro il decreto gelmini approvato mercoledì Cgil Cisl e Uil prima marciano uniti poi firmano separati TEATRINO. Dal palco di Piazza del Popolo parlano Bonanni e Epifani, Angeletti no. E mentre tutti invocano l'«unità», dietro le quinte va in scena la spaccatura sindacale.
Abstract: Il referendum non serve» NO GELMINI. I dubbi di Vassallo, i silenzi di Morando, i quesiti di Ceccanti. E tornano le schermaglie sulla riforma elettorale di Tommaso Labate Non ci sono solo lo scetticismo di Massimo D'Alema, i distinguo di Franco Marini e le stilettate di chi, come Marco Follini, teme «una deriva dipietrista».
Abstract: Alle manifestazioni si sono uniti rappresentanti sindacali e politici ma anche mamme con i bambini per protestare contro il decreto Gelmini. Ingenti i numeri della partecipazione: si parla di oltre 5 mila Bergamo e di oltre 4 mila a Brescia Alle pagine II e VI
Abstract: Il decreto Gelmini è legge da un giorno e lo sciopero unitario dei sindacati (Flc-Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals) arriva in ritardo. Ma in tutt'Italia «non si abbassa la schiena», s'insorge come sottolinea Epifani. Sotto il palco, pigiati alle transenne oltre un milione di persone.
Abstract: se la prende invece con chi ha strumentalizzato la protesta degli studenti: «Non vogliamo che ciò avvenga - afferma - perchè le nostre proposte di cambiamento del decreto Gelmini non hanno colore politico. Forse il ministro Gelmini un merito l?ha avuto: quello di unire tutto il movimento studentesco dalle elementari all?Università». M.A.
Abstract: scuola primaria che ieri mattina ha partecipato insieme ad altre 4 mila persone alla manifestazione organizzata contro la legge Gelmini, è convinta che la battaglia sia solo all?inizio. «La scuola dell?infazia e la primaria dal prossimo anno dovrebbero passare a 24 ore settimanali - aggiunge l?insegnante -. Alla pagina 7 del piano programmatico poi si dice che saranno possibili ?
Abstract: come qualcuno vuol far credere - spiega-: manifestiamo contro la Gelmini», Carlo, compagno di classe: «Precisamente contro la Riforma». C'è la polizia, tanta, ma i bambini non se ne accorgono. Sono più attratti da tutte queste versioni della faccia della ministra: che ride, con i denti da vampiro, minacciosa.
Abstract: 6 Sciopero contro la Gelmini Massiccia adesione alla protesta indetta da docenti e studenti MERATE COMBATTIVI Gli studenti delle scuole superiori della nostra provincia sono mobilitati da una settimana di DANIELE DE SALVO ? MERATE ? LO SCIOPERO nazionale, indetto dai sindacati confederati, contro la riforma della scuola si è fatto sentire anche in Brianza e nel Lecchese.
Abstract: CONTRO LA RIFORMA GELMINI di SUSANNA ZAMBON ? SONDRIO ? ANCHE MOLTI INSEGNANTI della provincia di Sondrio hanno aderito allo sciopero generale indetto per protestare contro la Riforma Gelmini. E se in pochi hanno sfidato la pioggia per portare la loro voce in piazza, è comunque alta la percentuale di adesione in tutti i gradi della scuola,
Abstract: ore da alcuni insegnanti che ieri mattina hanno allestito un gazebo in piazza Campello a Sondrio per protestare contro la Riforma Gelmini. L?iniziativa è stata promossa dalle segreterie provinciali di Flc Cgil e Cisl Scuola. «Nella controriforma del ministro Gelmini solo affermazioni infondate, superficialità e demagogia - affermano le segreterie delle associazioni sindacali - ma ?
Abstract: Corteo no-Gelmini: a Roma un milione Pugno di ferro del governo ROMA - «Forse abbiamo sbagliato piazza!» ha esclamato un entusiasta Guglielmo Epifani scorrendo con lo sguardo la moltitudine di persone sotto il palco di piazza del Popolo. Ma forse non ce ne sarebbe stata una abbastanza grande da contenere tutti gli insegnanti,
Abstract: Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Partito Democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione Comunista,
Abstract: Gelmini vaffa...» lo slogan più gettonato all?indirizzo del ministro bresciano Maria Stella Gelmini. Qualche inevitabile battibecco con alcuni passeggeri in attesa, forze dell?ordine a vigilare. Il corteo, 4-5 mila studenti, (8 mila per gli organizzatori, 2 mila per la questura nel solito balletto delle cifre) ha imboccato via Gramsci,
Abstract: quella di ieri mattina, inutile, visto che il decreto Gelmini è ormai stato approvato? «Assolutamente no - come sottolinea Mario Vittorio Zafferi, del comitato provinciale per la difesa del tempo pieno e della scuola pubblica -.Non bisogna credere che, passato il decreto, tutto sia finito o peggio tutto sia perso.
Abstract: Gelmini. Dura presa di posizione del Movimento studentesco che, per lunghi tratti del corteo, è rimasto in silenzio «per celebrare il funerale della scuola pubblica». «Il decreto Gelmini per le scuole superiori rappresenta - hanno spiegato - un insieme di tagli economici e di provvedimenti culturalmente regressivi che rappresentano un preciso disegno politico:
Abstract: Gelmini, per mettere mano al sistema universitario italiano. E la sua ricetta Dionigi, chirurgo con 40 anni di insegnamento accademico alle spalle, l?ha già scritta in testa: «Da quando insegno ho visto cambiare le regole per il reclutamento dei docenti cinque volte, senza mai ottenere nulla, per questo ritengo che sia arrivato il tempo di risolvere il problema alla radice partendo
Abstract: svolta referendaria del Pd contro la porcata Gelmini (a proposito: perché non anche contro la porcata Alfano?) ha gettato nel più cupo sconforto l'on. Marco Follini, indimenticato ex vicepresidente del Consiglio del governo Berlusconi-2bis. Già aveva maldigerito la manifestazione del Circo Massimo che, diversamente da quelle che lui organizzava con l'Udc contro il centrosinistra,
Abstract: la libertà degli studenti universitari di manifestare il dissenso sul decreto Gelmini, certamente non è da condividere quanto pare sia successo all'interno della facoltà di Sociologia nella nottata (di martedì), trascorsa, si dice, tra discussioni, balli reggae e tante canne. Di fronte a tale modalità di dissenso, ci chiediamo se sarebbe stato opportuno inviare i cani antidroga».
Abstract: Rosmini»: seppur con intensità altalenante, anche a Rovereto la «febbre» anti-Gelmini s'è fatta sentire, dalle elementari alle superiori leonardo pontalti Massima al «Filzi», minima al «Rosmini»: seppur con intensità altalenante, anche a Rovereto la «febbre» anti-Gelmini s'è fatta sentire, dalle elementari alle superiori.
Abstract: intenti a protestate contro la riforma Gelmini. Dal gruppo, ad un certo punto, si è levato un coro inneggiante all?attentato di Nassyria: i ragazzi si auguravano avvenissero «una - dieci - cento nuove Nassyria». Che relazione esiste tra Nassyria e la riforma della scuola? Perché offendere la memoria di coloro che altresì andrebbero sempre evocati come esempi?
Abstract: ma la grande manifestazione contro la legge Gelmini che le agenzie stampa dicono contare un milione di partecipanti si sta svolgendo pacificamente Domandare è lecito Mentre scriviamo nella Capitale diluvia, ma la grande manifestazione contro la legge Gelmini che le agenzie stampa dicono contare un milione di partecipanti si sta svolgendo pacificamente.
Abstract: Cantet meglio della Gelmini di Stefano Munafò Chi in Tv sa raccontare in profondo e senza schemi politichesi i problemi della scuola italiana? Andate a vedere il formidabile film francese La Classe di Laurent Cantet. Serve anche a capire quanto socialmente possano essere utili i linguaggi potenti del cinema per rappresentare il nostro tempo.
Abstract: e giunti a Roma per la grande manifestazione sindacale di protesta contro la legge Gelmini di riforma della scuola e in difesa dei posti di lavoro messi a rischio dai tagli per 8 miliardi di euro in tre anni sul personale, docente e non docente. In provincia, nota la Cgil, l?adesione allo sciopero generale ha avuto un?adesione media dell?
Abstract: raccoglievano firme contro la legge Gelmini. «Abbiamo tutti fatto lezione fuori dall?Isia», spiega Alex Rivoli, portavoce della Consulta degli studenti dell?Isia e specializzando in product design. «Le nostre intenzioni ? aggiunge ? non erano di far guerra, ma solo costruire. Pur ?
Abstract: certo non ancora in una con le classi differenziali che ci porterà la "riforma" Gelmini. Ma so che quella "riforma" per i rom è già stata applicata, e non solo per i rom. Ho fatto la mediatrice culturale in una scuola elementare nella quale c'era l'"aula rom" e il 75% degli alunni era straniero. Questo non corrispondeva alla popolazione del bacino di riferimento.
Abstract: Un fiume in piena di cinquemila persone ha invaso ieri la città per lo sciopero generale della scuola organizzato contro la riforma Gelmini dai sindacati a livello nazionale, di fatto travolto dalla protesta «dal basso». L'«Onda» è arrivata ed è cresciuta mentre avanzava, trascinando con sé maestri, professori delle medie e delle superiori, mamme con la carrozzina e papà in ferie.
Abstract: mi opporrò alla riforma Gelmini ora, domani, sempre, fino a quando non si riaprirà la discussione». Insegna da 25 anni e ha fatto in tempo ad essere unica: «Non voglio ripetere l'esperienza». Non ci sono solo sovversivi di sinistra, rivendica Adolfo Bruno, maestro di matematica e laureando in Fisica che spiega: «Senza le quattro ore di compresenza del tempo pieno,
Abstract: tutte proteste urlate contro la riforma Gelmini-Tremonti, urlate contro il cielo sperando in una comunicazione diretta con Roma, perchè "Chi distrugge la scuola distrugge il futuro". Nelle retrovie si scandiva "Dalla materna all'Università, la Gelmini non passerà", e ancora "I nostri bambini sono importanti, non vogliamo che crescano ignoranti": i manifestanti "
Abstract: Di tutta la riforma Gelmini questo è l'unico aspetto che critico e giudico negativo. Si provi a pensare ad un bambino che risiede a Ponte Organasco di Brallo e che anzichè andare a scuola nel suo Comune sia obbligato a scendere fino a Varzi. Come minimo dovrebbe alzarsi alle 6 del mattino e rientrare a casa alle 3 del pomeriggio».
Abstract: A completare il fronte dei dissidenti al decreto Gelmini sono tanti genitori. Una mamma, Roberta Migliavacca, ha riassunto le posizioni del movimento pro scuola pubblica in poche e chiare parole: «La Gelmini non è un aguzzino, è l'esecutore materiale di un disegno autoritario. E' pazzesca la decisione di operare questi tagli.
Abstract: contro il nuovo decreto del ministro Maria Stella Gelmini. Una riforma contestata in tutte le piazze d'Italia. Un gruppo di studenti, con fischietti e striscioni, ha percorso le vie principali per concludersi in piazza Vittorio Veneto dove il gruppo si è disperso. La manifestazione ha interessato sia Stradella che Broni, sede del liceo, dove, l'avvio del corteo per le vie della città,
Abstract: Alberto Piccioni Tra il milione di manifestanti a protestare contro il decreto Gelmini, ieri a Roma, c'erano 150 insegnanti del Trentino, dei sindacati confederati e della Gilda Alberto Piccioni Tra il milione di manifestanti a protestare contro il decreto Gelmini, ieri a Roma, c'erano 150 insegnanti del Trentino, dei sindacati confederati e della Gilda.
Abstract: citato anche il candidato Divina Gelmini Divina: non si tocca la scuola trentina! » Gli slogan dei trentini a Roma toccavano anche questioni locali. «Con Gelmini e Divina la scuola è solo la mattina». Ma sui cartelloni e striscioni dei docenti trentini non mancava la fantasia: «Stranieri e italiani, belli e brutti, la scuola pubblica è di tutti».
Abstract: provinciale la netta opposizione al recepimento in Trentino della riforma Gelmini. Sono state numerose le scuole che hanno totalmente chiuso i battenti per l'assenza di tutti gli insegnanti in servizio. Evidente la soddisfazione dei sindacati che hanno valutato in termini altamente positivi la risposta che il personale della scuola ha fornito alla decisione di proclamare lo sciopero.
Abstract: evidenziano opinioni opposte anche sul decreto Gelmini Divisi su tutto, i principali candidati alla presidenza della Provincia - Dellai e Divina - evidenziano opinioni opposte anche sul decreto Gelmini. Se il primo ha già annunciato che in Trentino non sarà recepito alcun aspetto della legge nazionale, il secondo si è dichiarato favorevole alle modifiche volute dal ministro dell'
Abstract: PAOLO BARI La scuola contro la legge Gelmini PAOLO BARI La scuola contro la legge Gelmini. Centinaia di studenti hanno invaso piazza Fiera per un presidio di lotta «per il futuro dell'istruzione pubblica» mentre al mercato i sindacati hanno distribuito volantini informativi sullo sciopero.
Abstract: accordo con lo sciopero proclamato contro la riforma Gelmini C'è anche chi non è d'accordo con lo sciopero proclamato contro la riforma Gelmini. È il caso di alcuni insegnanti della scuola elementare Savio che ieri si sono ritrovate sole in classe perché agli alunni era stato comunicato che la scuola sarebbe rimasta chiusa.
Abstract: altissima adesione allo sciopero indetto contro la legge Gelmini, ha evitato una vera e propria strage: quando il tetto è stato scoperchiato dal vento, la scuola era chiusa e i bambini erano a casa. Alle 8 circa, all?ennesima folata, dal tetto della Serotti si è staccata una serie di pannelli di coibentazione, scoperchiando un?
Abstract: Notte bianca dell'Università La Sapienza tra dibatti e musica Stasera tutte le facoltà aperte contro la legge Gelmini e i tagli agli atenei. Incontri e cineforum fino a notte fonda
Abstract: Orologio spopolano gli slogan degli studenti anti-Gelmini. E a poche centinaia di metri, in via San Pier Grisologo, il Pdl ripete le ragioni del ministro di centrodestra. «Continuerò a sventolare il quaderno bianco di Prodi: la Gelmini sta cercando di continuare quello che è stato impostato;
Abstract: È questo il bilancio della protesta imolese di ieri mattina contro le legge Gelmini, che ha portato in piazza circa 500 persone tra studenti, genitori, professori e collaboratori scolastici. «Il ministro Gelmini svuota le nostre scuole tagliando i fondi e il personale docente ? afferma Giacomo Gambi, rappresentante d?
Abstract: Gelmini non sta attraversando un buon momento _ scrive Giannullo a Bianchi _ e le proteste di insegnanti, studenti e genitori sono il segnale di un forte stato di malessere e di contrarietà verso i provvedimenti del Governo. Pertanto ritengo che le istituzioni da noi rappresentate» Provincia e Comune «debbano discutere ed approfondire i contenuti del decreto Gelmini e comprenderne
Abstract: per spiegare come stanno le cose sul decreto Gelmini approvato in Senato, e presto al vaglio della Camera per la conversione in legge». Lo annunciano Maurizio Zingoni e Maurizio Lampredi rispettivamente coordinatore provinciale e comunale di Forza Italia-Pdl. A dare loro manforte ai primi di novembre arriverà dalla commissione scuola del consiglio regionale Stefania Fuscagni che,
Abstract: comunale non serve a niente perché è ininfluente ai fini del voto in Parlamento sul decreto-scuola del ministro Gelmini. Siamo riuniti in quest?aula con costi che sostiene la collettività, ma non ce n?è motivo». Questa è l?opinione di Marcella Amadio, consigliere comunale e regionale di An, sul consiglio comunale dedicato alle tematiche della scuola e al vituperato decreto Gelmini.
Abstract: per raggiungere Roma dove ieri era in programma la manifestazione nazionale anti-Gelmini. Molti gli elbani e molti i lavoratori precari. «Per gli elbani sono forti le preoccupazioni, specie tra gli insegnanti e il personale tecnico-amministrativo ? spiega Fulvio Corrieri dello Snals ? e i precari temono i tagli agli organici e alle risorse finanziarie previsti dall?
Abstract: genitori e insegnanti sotto il palco per lottare e protestare contro la riforma Gelmini e per parlare di scuola. Un'insegnante scoppia in lacrime quando Iole prende il microfono per spiegare come a Vigevano come nacque il tempo pieno, cancellato dalla legge passata mercoledì. «Con questa legge - continua Barettoni - si cancella il lavoro a cui ho dedicato tutta la mia vita».
Abstract: approvazione del decreto Gelmini n°137, le prospettive della ricerca e dell?Università , l?ordinamento scolastico nel suo insieme alla luce anche del piano di risanamento economico varato dal Governo saranno argomento dell? incontro organizzato dal Partito Democratico di Fucecchio lunedì 3 Novembre alle ore 17,30 presso la Fondazione I CARE,
Abstract: ieri mattina di proseguire da soli la protesta contro la riforma Gelmini, all'indomani degli incidenti piazza Navona. Incidenti a cui alcuni di loro avrebbero partecipato, stando alle parole della preside del Farnesina Olga Olivieri: «Non erano miei studenti. Erano gli stessi che avevo visto immortalati nelle immagini al telegiornale dell'aggressione di mercoledì e piazza Navona».
Abstract: INIZIATIVA DEI SINDACATI CONTRO LA RIFORMA GELMINI ? LEGNANO ? «VORREI DIRE al ministro Gelmini che lo sciopero non è il ?solito rito?, ma l?unico modo che abbiamo per protestare contro una legge che ci umilia, sbatte i precari in strada, non tiene nessun conto del nostro lavoro. La protesta non è di ?
Abstract: conoscevano le ricadute sulla scuola pubblica dei tagli previsti dalla legge Gelmini. La giornata di ieri è stata un?occasione per allargare il gruppo di lavoro che abbiamo costituito a fine settembre». Il comitato - composto da docenti e genitori - ha girato le scuole del paese. Si è fermato davanti ad ogni istituto per illustrare i contenuti della riforma promosso dal ministro dell?
Abstract: piazze italiane confluivano studenti e docenti per partecipare allo sciopero contro la riorganizzazione della scuola voluta dal ministro Gelmini, all?istituto commerciale Bachelet e al liceo Pascal buona parte delle lezioni si svolgeva secondo la programmazione consueta. L?ondata di proteste contro i tagli al sistema scolastico ha toccato solo in parte i due istituti di via Stignani.
Abstract: Gli insegnanti hanno scelto di protestare contro la legge Gelmini comunicando la non disponibilità ad accompagnare gli studenti nelle uscite didattiche. Una scelta che i docenti del liceo classico, linguistico e piscopedagogico di via Volta definiscono significativa e, allo stesso tempo, di buonsenso.
Abstract: » - sui giovani del Comitato No Gelmini. Ieri sera ha trasmesso da piazza Venezia, sede della facoltà di Sociologia, occupata martedì notte dagli studenti, che si oppongono ai tagli e al blocco del turn-over nelle università. Capuozzo, figlio di un maresciallo di polizia, ha studiato a Trento.
Abstract: Riforma Gelmini? e di discuterne insieme gli aspetti più rilevanti. Ci saremmo augurati che la dirigenza della scuola comprendesse come noi questa esigenza, tanto più che veniva espressa da studenti seri e responsabili, da sempre considerati il fiore all?
Abstract: Gelmini sulla riforma scolastica. Ieri mattina alcune centinaia di studenti hanno dato vita a un corte spontaneo per le vie del centro storico, sfidando anche le intemperie. Inizialmente era stata chiesta un?autorizzazione alla Questura per un semplice presidio in piazza San Frediano, ma ieri intorno alle 10 gli studenti di vari istituti superiori si sono ritrovati in piazzale Verdi
Abstract: assemblea si terrà il 12 novembre alle ore 21 per informare sulla riforma «Gelmini» e mettere a confronto le posizioni e aggiornare sulle iniziative in corso nelle scuole. Il comitato si riunirà nuovamente martedì 5 novembre alla scuola elementare di San Concordio.
Abstract: protesta Centinaia di giovani in corteo tra fumogeni e slogan anti Gelmini «TE LA DIAMO noi la nuova economia: Tremonti in miniera, la Gelmini in fonderia!». La prima arma degli studenti, ieri in piazza per la manifestazione di protesta legata allo sciopero generale della scuola, è la fantasia: e quella utilizzata negli striscioni portati in corteo da alcune centinaia di ragazzi,
Abstract: Il 14 novembre la Gelmini finirà nel mirino della protesta organizzata dagli universitari Roma invasa: «Siamo un milione» Il ministro Maroni: al massimo 100 mila. Chi occupa sarà denunciato LA RIFORMA DELLA SCUOLA Aule deserte per lo sciopero: nella capitale la manifestazione nazionale Epifani (Cgil): c'è un intero paese che insorge.
Abstract: Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centro-sinistra: il Partito democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione comunista,
Abstract: mercoledì epicentro degli scontri a Roma scoppiati durante il corteo "anti Gelmini" in piazza Navona. Le botte e gli incidenti avvenuti nel "salotto" della capitale, a pochi passi dal Senato, sono ora oggetto di un'indagine della Procura della Repubblica. Almeno una quindicina gli indagati per gli scontri tra giovani di destra e di sinistra avvenuti in piazza Navona durante il corteo.
Abstract: Con la Gelmini la scuola viene uccisa Ecco perché ieri ho scioperato SILVIA DEFRANCESCO (segue dalla prima pagina) La scuola italiana è fra le peggiori: l'indagine Ocse-Pisa ci sbatte agli ultimi posti. la società deve sospettare di questo sistema poco qualificato e mal funzionante.
Abstract: Sono per il ministro Gelmini, che dato che vuole ?tagliare? sarebbe meglio che si comprasse un paio di forbici, e sono per il Governo, che dovrebbe ascoltare la voce degli studenti. La loro voce. Nel piazzale davanti al liceo scientifico si radunano i ragazzi che provengono da tutte le scuole superiori del cesenate.
Abstract: scuole sotto i 50 alunni La giunta ha approvato anche un fondo di 3 milioni per assegni di studio LA DEROGA AL DDL TREMONTI-GELMINI L'esecutivo sceglie la strada della valutazione caso per caso della chiusura dei plessi Ok alle nuove agevolazioni della Carta famiglia. Oggi il vertice sulla Finanziaria 2009 di PAOLO MOSANGHINI TRIESTE. La Regione salva le scuole con meno di 50 alunni.
Abstract: chiedere al sottosegretario che si faccia portatore delle loro istanze col governo perché il ministro della Pubblica istruziona Maria Stella Gelmini ritorni sui suoi passi e garantisca la continuità con l'attuale sistema formativo. Le notizie, nell'insieme molto preoccupanti, mettono in luce stravolgimenti che dovrebbero interessare la vita scolastica dei propri figli dal prossimo anno.
Abstract: ugualmente esprimere il loro disaccordo alla riforma Gelmini, diventa legge, dopo che il decreto è stato approvato in via definitiva dal Senato con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti. Classi vuote ieri e scuole deserte per lo sciopero degli insegnanti; piazze piene e strade rumorose in città, dove gli studenti hanno fatto sentire la loro voce con una manifestazione pacifica,
Abstract: Gelmini ed i tagli sui fondi di finanziamento alle università previsti dal ministro Tremonti non ha affatto "smobilitato" e, per il momento, sembra che non abbia alcuna intenzione di farlo. Semplicemente ieri centinaia di studenti erano a bordo di alcuni dei 22 pullman che, prima dell'alba, sono partiti dalla nostra città e provincia alla volta di Roma per partecipare alla grande
Abstract: E se è davvero saggia, il ministro Gelmini scenderà a patti. Noi siamo pronti a tornare al tavolo. Ma a patto che vengano abrogati gli articoli 16 e 6 della legge 133». Dopo gli scontri di piazza Navona di mercoledì, è ancora possibile un movimento studentesco plurale? «In teoria, sì.
Abstract: approvazione del decreto Gelmini, pensa infatti che i «ragazzi sono stati presi in giro dall?opposizione». Un paio d?ore più tardi, la presa di posizione del Viminale. Parlando a Caserta, al termine del Comitato provinciale per l?ordine e la sicurezza, il ministro Maroni ha preferito il bastone alla carota: «Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato»
Abstract: fermiamo la Gelmini» Un lungo corteo di giovani ha percorso le vie del centro con slogan contro la riforma SILVIA SIANO «Contro la scuola azienda per una pedagogia libertaria», «Ve la diamo noi la nuova economia, Tremonti in miniera, Gelmini in fonderia»: sono gli slogan che ieri gli studenti ferraresi hanno intonato per protestare contro la nuova riforma della scuola.
Abstract: A scioperare e a scendere in piazza contro il decreto Gelmini si sono dati appuntamento ieri in piazza Muncipale, circa quattrocento ragazzi ferraresi. La maggior parte sono studenti nei licei e negli istituti tecnici e professionali della città, qualcun'altro è arrivato dalla provincia, da Bondeno, da Vigarano Mainarda, dai comuni limitrofi.
Abstract: la riforma Gelmini. «Delude - scrivono i componenti del circolo in un documento approvato a larghissima maggioranza - che la classe politica abbia voluto adottare misure che sembrano rispondere più a logiche di risparmio di spesa piuttosto che a valutazioni critiche dei tanti punti di forza della scuola primaria italiana,
Abstract: confronti della legge Gelmini». Il corteo si è ritrovato in piazza Prampolini, insediando un presidio in piazza del Monte con genitori e insegnanti. Contro la riforma Gelmini, in città, hanno manifestato anche i Cub scuola, che si battono per la stabilizzazione di tutto il personale docente precario e non, promettendo lotta dura per i prossimi giorni per attivare una controriforma.
Abstract: IL DECRETO Gelmini va riscritto perche? e? sbagliato e poco... ??IL DECRETO Gelmini va riscritto perche? e? sbagliato e poco legato alla realtà delle famiglie. Un provvedimento che il Governo ha voluto far approvare il giorno prima dello sciopero sbagliando cosi?
Abstract: gelmini La manifestazione si chiude con l'Inno di Mameli, cantato a gran voce, e la promessa del leader della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo:«quello di oggi è solo l'inizio ed è bene che lo sappiano Berlusconi e il ministro Gelmini». Berlusconi, commentando la manifestazione, reitera se stesso puntando l'indice contro «la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso»
Abstract: toccato portare striscioni e urlare slogan di protesta contro il ministro dell'Istruzione: «Gelmini fai male ai bambini». Al presidio, in rappresentanza di Cgil, Cisl e Uil, è intervenuto Luigi Bresciani, segretario generale della Cgil di Bergamo: «Come a Roma, anche a Bergamo siamo in piazza contro quella che è ormai la legge Gelmini e contro i tagli alla scuola e alla ricerca.
Abstract: la riforma Gelmini, che, pur contestato per settimane da centinaia di migliaia di persone in piazza, viene confermato punto per punto e approvato in via definitiva: altro che ritiro, come chiedeva l'opposizione in nome dell'«ascolto» nei confronti del mondo della scuola Questa linea è fermissimamente tenuta da Berlusconi e non si ha notizia di ripensamenti interni alla coalizione:
Abstract: sottotitolata «No Gelmini? no party!». Interi sciami di studenti si sono incrociati nel centro commerciale per una mattinata di svago e relax. Sciopero? Macché! Scio?pping piuttosto. Ragazzotti con il cavallo dei jeans fino alle ginocchia e ragazzine giulive come in gita a Venezia, hanno letteralmente preso d'assalto Orio,
Abstract: piazza per dire no alla riforma Gelmini, approvata mercoledì dal parlamento. UNA LOTTA che potrebbe anche continuare: ieri nel corteo ha fatto capolino la parola occupazione, che loro, i ragazzi, scriverebbero magari con la kappa. Solo un?ipotesi, per il momento. E ieri tutto è filato liscio: due ragazzi hanno addirittura rialzato una bici parcheggiata e fatta inavvertitamente cadere,
Abstract: Adesione dei IN SEICENTO PER MANIFESTARE CONTRO LA RIFORMA GELMINI CAMMINA fianco a fianco con i suoi ragazzi, fa sciopero e protesta per loro. «Per il loro futuro», loro che hanno il cartello «dottorando in fuga», spiega Silvia Bernardini, originaria di Viterbo, docente di Traduzione dall?inglese a Interpreti e traduttori (nella foto).
Abstract: piazza per dire no alla riforma Gelmini, approvata mercoledì dal parlamento. UNA LOTTA che potrebbe anche continuare: ieri nel corteo ha fatto capolino la parola occupazione, che loro, i ragazzi, scriverebbero magari con la kappa. Solo un?ipotesi, per il momento. E ieri tutto è filato liscio: due ragazzi hanno addirittura rialzato una bici parcheggiata e fatta inavvertitamente cadere,
Abstract: non tutti ieri hanno simpatizzato col corteo che protestava contro la Gelmini. «Dov?era il movimento studentesco quando Prodi dirottava 87 milioni di euro dall?università all?autotrasporto? È evidente che quello che accade in questi giorni è politicamente diretto». E Azione Universitaria ricorda gli sprechi: «Corsi di laurea con meno di 15 iscritti, troppi corsi, troppe materie,
Abstract: cosa cambierà con la riforma del ministro Gelmini? «Oggi la facoltà di Forlì è una delle migliori non solo d?Italia, anche a livello internazionale... Dopo?». Qualità a rischio? «Sì, perché oggi io faccio lezione con 35 alunni. Correggo tutti i loro compiti di inglese e questo consente di tenere una qualità altissima».
Abstract: In questi giorni hanno presentato in Parlamento un'interpellanza al ministro Gelmini, chiedendole «le ragioni per cui sia stata scavalcata la magistratura, il cui pronunciamento andrebbe ascoltato per ragioni di merito e di rispetto di ruolo. Ma anche per ragioni di trasparenza e di imparzialità di tutta la pubblica Amministrazione».
Abstract: tra gli insegnanti una nuova prassi quella di combattere il decreto Gelmini con il blocco a tempo indeterminato di tutte le attività parascolastiche e dell?adozione dei libri di testo. Ossia gli studenti che frequentano scuole con una maggioranza di insegnanti che hanno deciso di adottare questa forma di lotta non andranno in gita scolastica, non andranno in visita a nessun museo,
Abstract: il dibattito intorno alla riforma Gelmini. Dopo il «j?accuse» del collegio dei docenti dell?istituto compensivo «Tifoni» di Pontremoli e il botta e risposta a distanza sul futuro delle scuole di Zeri, questa volta a Pontremoli scende in campo il professor Giuseppe Benelli. Il docente universitario (e consigliere del ministro Bondi) smentisce che in Lunigiana le «
Abstract: 14 Decreto Gelmini, sit-in delle mamme in piazza LE MAMME ieri sono scese in piazza come avevano promesso contro il decreto Gelmini. Nell?ultima settimana molti genitori avevano iniziato un vero e proprio tam-tam telefonico prima e poi su Internet. Giovedì sera si è tenuta un?
Abstract: Proteste contro la Gelmini, gli studenti "invadono" il centro Inviateci foto e video Ieri mattina, migliaia di ragazzi hanno sfilato in corteo in occasione dello sciopero generale del mondo della scuola contro la "riforma Gelmini". Tantissimi studenti e non solo hanno manifestato per le vie del centro a Parma, mentre a Roma si è svolta la manifestazione nazionale.
Abstract: è andata in scena la protesta contro la legge Gelmini, a cui hanno partecipato genitori con i figli alle elementari ?Quaquarelli?. Già l?altra sera era stata organizzata una fiaccolata poi annullata a causa della pioggia. Ieri, invece, c?era il sole e il cielo era azzurro, anche se la mattinata è stata caratterizzata da forti folate di vento.
Abstract: insieme ai ragazzi, per dire no al decreto Gelmini (già approvato due giorni fa) in strada sono scesi insegnanti, bidelli, rappresentanti di partito, esponenti del movimento studentesco, il preside del Vallauri e persino l?assessore all?istruzione Maria Cleofe Filippi. «SIAMO soddisfatti del risultato ?
Abstract: Pisa Aggrediti tre studenti prima del corteo Manifestazione di protesta contro la legge Gelmini PISA. Corteo degli studenti delle superiori per le vie della città. La manifestazione è partita da piazza Garibaldi alle 10 attraversando i lungarni, ponte delle Vittoria, via Croce e corso Italia. Gli studenti hanno protestato contro il decreto Gelmini diventato legge.
Abstract: 10 IL MINISTRO Gelmini s?accinge a scuotere la torre eburnea Università. C... IL MINISTRO Gelmini s?accinge a scuotere la torre eburnea Università. Con l?abolizione del valore legale del titolo verrebbe meno l?identità tra università pubblica ed università statale.
Abstract: Il disegno di legge è ancora allo studio, ma il ministro Mariastella Gelmini ha intenzione di licenziarlo nel giro di una settimana. Tra le linee guida che ne faranno parte ci sono lo sfoltimento delle sedi distaccate (ben 320 per 94 università), le agevolazioni fiscali per gli atenei che sceglieranno di diventare fondazioni, l?
Abstract: è il decreto Gelmini appena approvato, effettuando una opportuna e necessaria opera di rettifica della disinformazione messa in atto ad arte dalla minoranza di governo». Costa è tornato anche sul movimentato episodio che ha caratterizzato la mattinata di sabato di fronte all?
Abstract: iniziativa dei sindacati si sono uniti i sindaci di Massa Lombarda e di Alfonsine». Secondo la Cgil, con la riforma Gelmini nella provincia di Ravenna saranno 300 gli addetti, fra personale docente e Ata di ruolo e non, che dall?1 settembre 2009 non avranno più lavoro o saranno in soprannumero».
Abstract: 23 Il Consiglio comunale parlerà della «Gelmini» BAGNO A RIPOLI IL COMUNE di Bagno a Ripoli convoca per martedì 4 novembre alle 20,30 nel palazzo comunale, in seduta straordinaria aperta, il Consiglio Comunale per trattare come solo punto all?ordine del giorno la Riforma della scuola dopo l?
Abstract: contro il decreto Gelmini, in particolare all?istituto tecnico Baggi, dove gli studenti si sono insediati mercoledì e sono rimasti fino al mezzogiorno di ieri, trascorrendo la notte nell?atrio della scuola accampandosi con sacchi a pelo e coperte. Non si tratta di una vera e propria occupazione, né di autogestione, perché gli studenti hanno detto di non volersi appropriare del plesso.
Abstract: che ieri hanno partecipato al corteo fiorentino contro la legge Gelmini. I cori, vista la cadenza quasi quotidiana delle manifestazioni, si ripetono: «Noi la crisi non la paghiamo!», urlano i ragazzi, che da ieri sono tornati a occupare le scuole. Come il corteo del 10 ottobre si trascinò con sé la prima ondata di occupazioni, così quello di ieri ha nuovamente innescato la miccia.
Abstract: stati occupati ieri da un folto gruppo di studenti durante la manifestazione contro il decreto del ministro Gelmini. Circa centocinquanta persone ? con cartelli e uno striscione dei dottorandi di ricerca ? sono entrate nell?ambito ferroviario da un ingresso che non era presidiato dalla polizia. Molti sono rimasti sul marciapiedi. Ma una metà, circa, è scesa lungo i binari 3 e 4.
Abstract: manifestazione nazionale contro la legge Gelmini, che «ha come unico proposito - ha detto l?assessore Lastri - quello di togliere risorse alla scuola. La legge Gelmini mette in seria discussione la qualità della scuola, attraverso il ripristino del maestro unico e con il conseguente annullamento del tempo pieno» «Una manifestazione molto partecipata che ha unito nella protesta studenti,
Abstract: perplessi sulle proteste contro il decreto Gelmini? Io, da socialista, lo sono. In primis perché mi pare che il decreto sia stato oggetto di critiche per lo più estranee al merito della questione. Sull?università, ad esempio, il decreto non dice quasi niente ed è casomai la legge Finanziaria a prevedere tagli ai fondi, in media del 3% l?
Abstract: alla riforma Gelmini. «E? una legge ? hanno gridato ? che uccide la scuola». ED ECCO spiegato il significato della bara che è stata issata alla testa del serpentone, il più vivace corteo ?funebre? che si ricordi. C?erano gli studenti, soprattutto delle superiori.
Abstract: Il sindaco Giorgio Pighi e l?assessore comunale all?istruzione Adriana Querzé hanno dato il loro sostegno alla manifestazione contro la Gelmini. «Davanti a problemi complessi ? hanno detto ? si è scelto di tagliare, senza preoccuparsi di ampliare saperi e conoscenze».
Abstract: 5 LE MENZOGNE della sinistra sulla legge Gelmini agitano le piazze. E? un atte... LE MENZOGNE della sinistra sulla legge Gelmini agitano le piazze. E? un atteggiamento irresponsabile che può portare gravi conseguenze. Così il centrodestra modenese condanna il comportamento di sinistra e sindacati durante la protesta degli studenti.
Abstract: La legge Gelmini vuole ridare dignità all?istruzione, modernizzando la scuola e rendendo più efficace la formazione. Tutti sono consapevoli che dobbiamo razionalizzare le spese perché il sistema è sovradimensionato. Ma perché partire dall?idea che le risorse risparmiate saranno tolte alla scuola?
Abstract: puntuali e documentati contro l'operazione contabile di Gelmini-Tremonti, si inventa un'inesistente "emergenza democratica" come se si fosse ai tempi del G8 di Genova. Se mai è il voto con cui il Senato ha detto sì al decreto Gelmini che rappresenta uno scollamento del paese reale dalla maggioranza di governo».
Abstract: manifestazione spontanea di studenti e insegnanti contro la legge 133 e il decreto Gelmini. Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, mentre il corteo si trovava in piazza Garibaldi un ragazzo appartenente al Blocco studentesco, organizzazione della destra sociale, è stato aggredito da alcuni sedicenti «antagonisti» che lo hanno colpito con una bottiglia di vetro ferendolo alla testa.
Abstract: alla scuola ed esclude perplessità nel Pd sul ricorso al referendum per cancellare il decreto Gelmini. «Spero che le tante persone che si raccoglieranno per firmare il referedum spingeranno il governo a ritirare queste misure. Me lo auguro perché un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società - sottolinea il segretario del Pd - che si trova ad amministrare pro tempore».
Abstract: che hanno intonato con i loro genitori cori anti Gelmini. A sfilare anche alcuni ragazzi con indosso delle maschere bianche e il cartello «Senza cultura, senza identità». Tra gli striscioni «Non è guerra, è solo voglia di futuro», «Cogito ergo protesto» e «Dottorandi di quale ricerca, la storia chiede futuro», mentre tra i cori sono stati ripetuti più volte «Contro la scuola dell´
Abstract: La sorella della Gelmini (Cgil) assente per "motivi familiari" BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione (foto). Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita,
Abstract: rattrista di queste proteste che imperversano contro la riforma Gelmini, è che pochissimi dei manifestanti sanno veramente contro cosa stanno urlando. Sono tutti tornati adolescenti, quando si occupava tanto per fare casino. Perciò sì, capisco i ventenni che scendono in piazza, che manifestano senza una vera ragione ma solo per principio, mentre invece non riesco a capire gli altri,
Abstract: Mentre le scuole di mezza Italia sono in piazza a protestare contro la Gelmini, qui c´è un convegno sul bullismo. Giovanni prende in mano il microfono e in cinque minuti diventa la star del giorno. Sputa fuori davanti a 150 compagni di scuola tutto quel magone che si portava dentro. Decide che è ora di farla finita con il silenzio e il rimorso, la vergogna e tutto il resto.
Abstract: ma come risposta tangibile alla legge Gelmini e ai tagli che incombono su scuole e atenei. In piazza Arbarello, dove non si sono concentrati solo gli studenti, ma anche numerosi gruppi di mamme, maestre e bambini in un inedito mix di età diverse, Cristina Ferrando, insegnante dell'elementare Cena diceva ciò che poi moltissimi hanno ripetuto: «Guardiamo al referendum,
Abstract: saluti a tutti i colleghi Giancarlo Angelini RIVA DEL GARDA La scuola della Gelmini è la scuola senza futuro Questa scuola voluta dalla Gelmini e da Berlusconi è una scuola senza futuro. Ma soprattutto è un futuro senza risorse, perché è la scuola che costruisce le risorse del futuro. Certo, i grembiulini possono servire a ridare un po' di disciplina, assieme al voto in condotta.
Abstract: istituto comprensivo di Molinella che ieri hanno sfilato davanti al polo scolastico contro la legge Gelmini. Il corteo successivamente si è diretto in via Mazzini dove si stava svolgendo il mercato infrasettimanale. Qui insegnanti e genitori hanno distribuito dei volantini informativi. La protesta, poi, si è conclusa davanti al municipio, in piazza Anselmo Martoni.
Abstract: il consiglio comunale aveva approvato un ordine del giorno in cui esprimeva preoccupazione per i tagli». Intanto è stato rimosso il cartello anonimo anti-Gelmini, comparso nei giorni scorsi davanti alla scuola Nasicae, per il quale il consigliere di An, Andrea Castelli, ha annunciato una denuncia contro ignoti. l. p.
Abstract: è davvero il primo problema della riforma Gelmini». Renata Campini, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo di San Maurizio Canavese, non ha plessi con pochi alunni, non teme chiusure. «La mia è una scuola affollata. Ma questo non mi mette meno in crisi». La direttrice Campini era in sciopero ieri perché era il giorno di mobilitazione della sua categoria per il contratto.
Abstract: ha rivolto al ministro Gelmini. Quali insulti? Quelli che si possono immaginare nei confronti di una donna e che non sempre, in questo caso, fanno rima con il cognome. «Gravissimo! - commenta la preside -. Una contraddizione perché il corteo chiede al governo di garantire qualità alla scuola: chi si batte per una migliore educazione non può farlo da maleducato.
Abstract: università non è stata ancora definita dal ministro Gelmini». Secondo il giovane professore si può parlare di un errore di comunicazione del governo che ha portato a dare rilievo prima ai tagli (peraltro «condivisibili» in un?ottica di razionalizzazione delle risorse per premiare il merito e gli atenei più virtuosi) rispetto alla riforma.
Abstract: dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli di immigrati in classe sono anche il 40 per cento. Ieri è rimasta aperta solo dalle 8,10 alle 12,10. «La signora Gelmini ? ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale di Brescia della Cgil scuola di ritorno dalla manifestazione di Roma ?
Abstract: Gelmini informati», sempre degli studenti superiori, e «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini», «Fra la scuola e la Gelmini non c?è chimica» e «Madre di insegnante precario prossimamente a carico». DAVANTI agli studenti delle superiori, alcuni giovani del centro sociale Cantiere, che avevano dedicato la manifestazione ad Abba,
Abstract: continuare Tutti in piazza contro la Gelmini. E? un destino dei titolari della Pubblica istruzione raccogliere proteste e contestazioni. Succedeva più di vent?anni fa con la Falcucci, è successo via via con gli altri ministri, succede con la Gelmini. E ieri per la prima volta a Milano si è vista una vera mobilitazione di massa, con un corteo di migliaia di persone fra insegnanti,
Abstract: NEL GIORNO della manifestazione fiume contro la riforma Gelmini, è stata l?Università Statale il territorio della controprotesta, quella degli studenti di centrodestra che sostenevano il ministro, contestando di fatto i contestatori. Un gazebo del PdL, con le bandiere «Berlusconi presidente», è stato installato fin dalla prima mattinata fuori dall?
Abstract: 2 Prima delle 10 i sindacati riuniscono i manifestanti e il «serpentone» inizia a sfilare tr... Prima delle 10 i sindacati riuniscono i manifestanti e il «serpentone» inizia a sfilare tra musiche, slogan e cartelli di contestazione al decreto Gelmini
Abstract: Chi non salta è la Gelmini, Chi non salta è la Gelmini. ». Ma guarda se a quarantaquattro anni, con una laurea, una scuola di specializzazione in Francia, un dottorato di ricerca e una sessantina di pubblicazioni devo stare qui, in via Cernaia, nella prima mattina un po' fresca dell'autunno, a saltare come un ragazzino per poter continuare a insegnare in un'
Abstract: alla Gelmini I COLLETTIVI ASSICURANO: NESSUNA SMOBILITAZIONE ? MILANO ? ORA L?APPUNTAMENTO, per universitari e studenti delle superiori, è lo stesso: lunedì alla Bovisa, per l?inaugurazione dell?anno accademico del Politecnico. Lì pensano di poter trovare e contestare in un colpo solo il ministro Gelmini, il presidente del Senato Schifani,
Abstract: casca il mondo casca la Gelmini e salviamo i bambini»; oppure «il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» e ancora «se l?istruzione vi sembra un costo provare l?ignoranza». Per l?occasione sono stati sfoggiati i noti «santini» adesivi con una nuova santa, «Beata ignoranza», con il volto del ministro Gelmini.
Abstract: non ha mostrato di apprezzare il decreto Gelmini) e alle necessità delle famiglie. E queste, come dice Pierluigi Castagnetti, «soffrono per il maestro unico e il taglio del tempo pieno». Perciò sì al referendum su questi aspetti del decreto. «La gente ci andrà con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca, non appena toccherà con mano gli effetti dei tagli»
Abstract: E ha attaccato il ministro Maristella Gelmini, del suo stesso colore e schieramento. E già: la delibera del primo cittadino di Trofarello - che nella vita è anche un preside scolastico - ha il sapore della sfida al ministro dell'istruzione e al suo decreto di accorpamento di alcuni istituti.
Abstract: era in corso la manifestazione dei docenti contro il decreto Gelmini e nella banca c'era un solo cliente, oltre al direttore e a due impiegati. Il cassiere, temendo che il rapinatore fosse armato di pistola, senza opporre resistenza ha messo nella borsa numerose banconote di vario taglio, dopodichè il malvivente ha ringraziato ed è fuggito a piedi verso via Mazzini,
Abstract: ANTI GELMINI. MAXI CORTEO Università, occupata anche Scienze politiche Oggi si decide allo scientifico Galilei e all'istituto Fermi [FIRMA]FRANCA NEBBIA ALESSANDRIA Anche la facoltà di Scienze politiche è stata occupata. E' accaduto alla fine del corteo anti Gelmini che ieri ha visto sfilare in città una massa considerevole di studenti degli istituti superiori (
Abstract: istruzione e la riforma Gelmini è cominciata alle nove di ieri mattina in piazza, con moltissimi studenti sotto il Nettuno, ed è terminata con il corteo degli universitari che blocca i viali e i collettivi che stringono d´assedio la stazione. Cacciato dalla testa del corteo Beppe Grillo, in città per una iniziativa con i "grillini".
Abstract: DOCENTI IN PRIMA LINEA In corteo a Novi i docenti dei tre Circoli didattici nel centro storico con raccolta firme (423) anti-Gelmini. Oltre 300 le presenze con la partecipazione di insegnanti provenienti da Arquata, Serravalle, Gavi, Vignole, Basaluzzo, Fresonara, Pasturana e Pozzolo.
Abstract: ha raccolto firme anti-Gelmini: 180. Oggi altra lezione all'aperto: in corso Roma, angolo piazza Garibaldi, anticipata alle 14,30: sarà Scienze Mfn a organizzare l'incontro. Tra tante voci «contro», una, convinta, «pro» Gelmini: quella del provveditore Paola d'Alessandro: «Positive varie misure, dalla conoscenza della Costituzione,
Abstract: 20 Don Gelmini, è scontro Accusatori presto in aula Incidente probatorio per i dieci giovani ex ospiti ? TERNI ? SI ACCENDE la polemica in seno all?udienza preliminare per le presunte molestie sessuali di don Pierino Gelmini su dieci ospiti della Comunità Incontro di Amelia.
Abstract: sostiene che «lo sciopero di oggi ha connotati esclusivamente politici, che nulla hanno a che fare con gli interessi della scuola pubblica». Sante parole. Non è chi non veda che il decreto Gelmini, effettivamente, non ha proprio alcun «connotato politico». Appartiene infatti a tutt´altra disciplina: alla sartoria. Alla voce: tagli.
Abstract: rivolgersi alla signora Gelmini». Cristiana Boi, ricercatrice di ingegneria chimica, cammina reggendosi alle stampelle, «non potevo non esserci», e un cartello al collo: «Razza in via di estinzione». Barbara, prossima a finire il dottorato, si definisce cervello in fuga: «Costretta ad andarmene, continuerò a fare ricerca in Germania».
Abstract: Gelmini fai tanti casini»; il Luxemburg si vede dietro alla scritta: «Gelmini ministro alla d-istruzione». Gli studenti dell´Archimede di San Giovanni in Persiceto e del Bassi-Burgatti di Cento evocano noti fermenti lattici: «Entero-Gelmini contro la fauna scolastica», e poi: «Guarda in quanti siamo, alla faccia dei facinorosi»
Abstract: E il timore di scontrarsi con i manganelli dei poliziotti, che aveva molto agitato il coordinamento No Gelmini nell?ultimo chilometro di corteo, all?altezza dell?Aula Magna Santa Lucia diventa una realtà. Dura, che lascia cinque studenti feriti alla testa e alle gambe. Immediata la reazione contro gli agenti in tenuta antisommossa: lancio di un paio di ?
Abstract: E il timore di scontrarsi con i manganelli dei poliziotti, che aveva molto agitato il coordinamento No Gelmini nell?ultimo chilometro di corteo, all?altezza dell?Aula Magna Santa Lucia diventa una realtà. Dura, che lascia cinque studenti feriti alla testa e alle gambe. Immediata la reazione contro gli agenti in tenuta antisommossa: lancio di un paio di ?
Abstract: davanti alle migliaia del coordinamento No Gelmini, in via Zamboni. Poco prima di piazza Puntoni. Vuole entrare nel corteo, ma i No Gelmini glielo impediscono. «Via le prime donne! ? gridano ?. Cerca di essere protagonista sulla piazza, soffocando la voce dei 40 mila (tanti ne dichiarano gli organizzatori, ndr) che hanno risposto ad un appello».
Abstract: La seconda parte della manifestazione anti-Gelmini, quella dei blocchi stradali, comincia quando gli studenti decidono di uscire dalla stazione, dopo che la polizia, in tenuta antisommossa, ha fatto decidere ai capi dei collettivi che è meglio non tentare di forzare il blocco per arrivare sui binari.
Abstract: facendo gridare in forma organizzata ai bambini Gelmini, Gelmini, giù le mani dai bambini! che si vincono battaglie di civiltà o si rafforzano le ragioni della protesta; anzi facendo così non facciamo altro che ribadire che quando diciamo come vorremmo che divenisse il bambino, diciamo in effetti ciò che siamo noi.
Abstract: La seconda parte della manifestazione anti-Gelmini, quella dei blocchi stradali, comincia quando gli studenti decidono di uscire dalla stazione, dopo che la polizia, in tenuta antisommossa, ha fatto decidere ai capi dei collettivi che è meglio non tentare di forzare il blocco per arrivare sui binari.
Abstract: Gelmini FRANCESCA LOMBARDI PONTEDERA. In trecento hanno detto no ieri mattina alle leggi 133 e 137 sulla riforma della scuola e dell'università. Il corteo ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori della città che, in concomitanza con la manifestazione nazionale di Roma, hanno sfilato partendo dal villaggio scolastico e arrivando fino a Piazza Cavour di fronte a Palazzo Stefanelli.
Abstract: tutti in fila con striscioni e slogan manifestano contro quel decreto Gelmini sulla scuola, diventato legge, che a parer loro gambizzerà la scuola pubblica. Protestano nel cuore di Roma, insieme a più di un milione di persone piovute da tutta Italia per lo sciopero generale indetto dalle sigle sindacali contro queste rivoluzioni dell'istruzione.
Abstract: Studenti in piazza: diecimila no alla Gelmini Più di diecimila studenti hanno partecipato ieri alla manifestazione, organizzata per dire no alla riforma Gelmini. Il corteo ha attraversato le principali vie della città. Tra i giovani anche docenti e precari: «Dopo la fuga dei cervelli ci sarà quella dei bambini dalla scuola pubblica».
Abstract: Gelmini, Brunetta, non sapete l'autunno che vi aspetta», «Indietro non si torna, blocchiamo la Gelmini» e il più gettonato «Noi la crisi non la paghiamo». Il corteo, dopo un piccolo tentativo di incursione nell'istituto Rosa Stampa, ha terminato il suo percorso in piazza Cavour dove, intorno alle 10, è iniziata la manifestazione vera e propria alla quale hanno preso parte poco più
Abstract: Studenti baresi - Stop Gelmini e Tremonti". Dieci giorni fa gli iscritti erano trecento, ieri erano più di 1200. Per scrivere il primo documento collettivo il coordinamento barese ha scelto di aprire un gruppo su Google (http://groups. google. it/group/coordinamentodip): più di duecento iscrittti si sono messi in rete per scambiarsi,
Abstract: "No alla Gelmini" Gli studenti invadono il centro: "Vogliamo una scuola di tutti i colori" "Dopo i cervelli in fuga, avremo i bambini in fuga" Precari e docenti tra i giovani: tutti a difesa dell´istruzione pubblica FRANCESCA SAVINO Migliaia di voci per dire no ai provvedimenti Gelmini e Tremonti su scuola e università.
Abstract: il numero previsto dalla riforma Gelmini per ogni classe, con il maestro unico (Gigi Garelli, professore dello Scientifico, con la maglia «Prototipo di maestro unico). C'erano i sindaci di Cuneo, Fossano, Saluzzo, Boves e amministratori di tanti paesi: Verzuolo, Frabosa Sottana e Sottana, Dronero, Montanera, Caraglio, Demonte, Roccasparvera,
Abstract: applicazione della legge Gelmini. A Cuneo (2 mila partecipanti secondo le forze dell'ordine, almeno 4 mila per gli organizzatori) i due cortei separati formati da studenti e insegnanti si sono poi uniti di fronte alla Prefettura. Una sfilata colorata, rumorosa ma assolutamente pacifica, all'insegna del «più si taglia, più si raglia».
Abstract: Non sanno neanche chi sia la Gelmini e vengono strumentalizzati proprio da chi protesta senza sapere bene perché». La sua voce fuori dal coro è sovrastata da quella degli studenti. Usano un furgone come «discoteca mobile», ballano per difendersi dal freddo. E portano la bara in cui, secondo loro, la Gelmini vuole seppellire l'istruzione pubblica.
Abstract: «La riforma Gelmini parla di lotta ai privilegi degli insegnanti. Perfetto, allora partiamo dai privilegi. Io avevo un privilegio quando ero insegnante unico: quello di fare ciò che volevo senza confrontarmi con nessuno, senza mettermi in discussione o essere smentito.
Abstract: decreto Gelmini e i suoi effetti. «La scuola pubblica - dice Santina Gressia, insegnante Elementare - è il primo degli investimenti per una società che non vuole scomparire. E' dovere di tutti i cittadini difenderla». Le fa eco un'altra insegnante, Daniela Dogliani, genitore: «Sono molto preoccupata per il calo di qualità della scuola che si avrà con i tagli voluti dalla Gelmini»
Abstract: settembre per i presidi saluzzesi contro la riforma Gelmini (nella foto Bertorello) in occasione dello sciopero della scuola indetto dai sindacati confederali. Intorno alle nove un centinaio di studenti delle Superiori, in particolare del «Soleri», si sono ritrovati in corso Italia. Poco dopo, minicorteo fino al «Bodoni» in via Donaudi per chiamare a raccolta altri giovani al grido di «
Abstract: contro il decreto Gelmini si è fatta sentire in un altro modo. Con pochissimi studenti dietro i banchi, e in alcuni casi, con i presidi costretti a mandare via i pochi che si erano affacciati sulla porta d'ingresso. Perché a scioperare ieri, è stato anche il personale Ata, e in alcune scuole i presidi e i pochi insegnanti che erano presenti non hanno potuto garantire il servizio.
Abstract: Gelmini è» scandivano gli slogan. Al termine anche un incontro con lo scrittore Federico Moccia.Giordani A PAGINA 65I carabinieri avevano parlato di «un'azienda familiare illegale», la cui attività era lo spaccio di droga. Un'azienda al femminile che per portare la cocaina dalla Repubblica Dominicana non aveva esitato a nascondere ovuli nelle parti intime delle donne approfittando
Abstract: provvedimenti del ministro Gelmini - ha detto Moccia - però mi pare che la scuola abbia effettivamente bisogno di ritrovare punti di riferimento, ed allora provvedimenti che recuperino la serietà mi sembrano necessari». Moccia ha ricordato anche i suoi insegnanti, «come quello di chimica che mi rifilava degli scappellotti, ma lo ricordo perchè mi ha fatto capire quello che dovevo fare»
Abstract: Gelmini è»: slogan e striscioni hanno invaso la città CONTRO LA RIFORMA Classi di ingresso. Extracomunitari nel corteo: «E' una discriminazione che rallenterà il nostro inserimento» [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA «Chi non salta pro Gelmini è» scandiscono gli studenti che ieri mattina hanno inscenato una manifestazione di protesta in tutta la città contro i provvedimenti del Governo
Abstract: IL CORTEO DI AOSTA Un coro di 500 "No" alla riforma Gelmini Circa 500 valdostani hanno manifestato ieri mattina ad Aosta contro la legge di riforma della scuola promossa dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini. Aperto dallo striscione «Il nostro futuro non si taglia», il corteo ha attraversato il centro storico tra cori e slogan di protesta,
Abstract: alla scuola pubblica serviranno per aumentare i finanziamenti pubblici alle scuole private, per creare classi separate per i migranti, pagare i debiti degli imprenditori, finanziare le forze armate impegnate nelle "missioni di pace"». A dirlo è Sandro Bortot, ex consigliere regionale dell'Arcobaleno che ieri distribuiva volantini di Rifondazione e Sinistra ecologista agli studenti.
Abstract: gli studenti scesi in piazza ieri a Imperia per manifestare contro la legge Gelmini. Accanto a loro anche genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo della scuola, oltre ai rappresentanti di Cisl, Cgil, Pd e Prc. Il lungo serpentone è partito attorno alle 9,30 da piazza Bianchi, per attraversare tutta Oneglia e raggiungere la Prefettura.
Abstract: tra slogan e striscioni anche Genova è scesa in piazza in massa per dire no alla riforma Gelmini. Ventimila (cifra accreditata dalla questura) quelli che hanno preso parte al corteo: studenti medi, universitari, centri sociali, ma anche insegnanti, genitori e qualche bambino, per ripetere alla Gelmini che «la nostra maestra è già unica».
Abstract: Primo sit-in in corso Garibaldi, con slogan anti-Gelmini. E striscioni perfino in latino: «Quo us que tandem abutere Gelmini, patentia nostra?», e in inglese: «We care about the future». E quelli per evidenziare l'assenza di strumentalizzazione politica: «Nè di destra nè di sinistra, la nostra contestazione alla mancata Italia».
Abstract: Oltre duemila hanno urlato no alla Gelmini Ieri mattina lungo corteo per le strade di Savona La protesta ha unito ragazzi, docenti e genitori [FIRMA]CRISTINA BENENATI SAVONA Più di duemila persone tra studenti, insegnanti, genitori, amministratori pubblici e sindacalisti hanno sfilato in corteo ieri per le vie del centro di Savona al grido di «No Gelmini»
Abstract: Fulvio Briano, replica al presidente del Circolo delle libertà di Millesimo sul caso dei tagli: «Proprio per salvaguardare le scuole, tre solo a Cairo, la giunta regionale ha già dichiarato il rifiuto ad applicare il piano di ridimensionamento, in contrasto con quanto richiesto dal decreto Gelmini».
Abstract: La Legge Gelmini non è la risposta ai problemi della scuola», spiega Marrazzo, «ed è per questo che, al fianco dei cittadini, come altre regioni, abbiamo già fatto ricorso alla Corte Costituzionale». Critiche alle scelte dei due Presidenti di Enti Locali sono arrivate dal Pdl: «Quanto affermato da Zingaretti è la dichiarazione di un intento contra lege»
Abstract: di riuscire a far ritirare i decreti Gelmini e Tremonti. «Hanno provato in tutti i modi a scoraggiarci- ribadisce Francesco Raparelli, leader dei dottorandi dell´Onda- hanno provato ad aggredirci e a delegittimarci agli occhi dell´opinione pubblica e dei politici. Ma noi, lo ribadiamo, non abbiamo paura.
Abstract: Gelmini, ha tentato di attribuire alla Regione intenzioni che la stessa non ha mai avuto, come confermato con tutta evidenza dal testo della delibera regionale. A questo punto, se l'Issel perderà la propria autonomia, eventualità che speriamo non accada più, la responsabilità sarà soltanto del governo Berlusconi e della scellerata politica di tagli alla scuola pubblica dei ministri
Abstract: Il ministro Gelmini, da parte sua, invoca una «scuola della serietà, del merito». Parole sante. Ma poi finisce per tagliare i fondi indiscriminatamente. Per le scuole che funzionano così come per quelle che non funzionano. Per il Nord, dove le superiori sono in media a livelli europei, così come per il Sud, dove sono peggio di molti Paesi in via di sviluppo (
Abstract: Centinaia di migliaia sfilano contro la Gelmini in tutta Italia. Anche Veltroni in piazza: Berlusconi ascolti la protesta Scuola, sfida al governo Studenti e prof invadono Roma. I muscoli di Maroni: denunciato chi occupa
Abstract: approvazione della legge Gelmini, da non essere scoraggiato neppure dall'eccezionale temporale. Un lungo striscione a lutto sui cancelli «Oggi è scomparsa la scuola pubblica», ha partecipato la preoccupazione delle famiglie. Un documento in tre punti, affidato all'unanimità dall'assemblea al consiglio d'istituto, promette che questa non sarà che «
Abstract: incontreranno i genitori degli alunni della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado per fornire tutte le informazioni necessarie sulla neonata riforma Gelmini e le sue conseguenze. L'appuntamento è stato fissato per venerdì 7 novembre, alle 17,30 presso l'auditorium della scuola media Guidi a Vittoria Apuana.
Abstract: Verona a Roma contro la Gelmini STAZZEMA. Anche Stazzema era rappresentata alla grande manifestazione di ieri a Roma contro il decreto (ormai legge) Gelmini sulla riforma della scuola. Sul palco, infatti, insieme al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani sono saliti anche il sindaco Mihcele Silicani, il vicesindaco e presidente dell'unione dei comuni Maurizio Verona e l'
Abstract: E decreto Gelmini? «Il problema - avverte - non ha una ideologia né di destra né di sinistra, riguarda la classe sociale, la quotidianità: il premier può cercare di girare la frittata come vuole, sta di fatto che il tempo pieno sarà tagliato di almeno dieci ore alla settimana.
Abstract: Pagina 5 - Livorno Mare amaranto al corteo anti-Gelmini Esplode la voglia di manifestare, caccia ai pullman nella notte Record. A Roma sono andati ben più dei 2mila livornesi previsti GIANLUCA DELLA MAGGIORE LIVORNO. Il momento più livornese del ciclopico e pacifico corteo anti-Gelmini che ieri ha invaso Roma?
Abstract: Italia fanno quadrato a difesa del decreto Gelmini: proprio in coincidenza della giornata scelta dal "fronte del no" per urlare le proprie ragioni nella manifestazione di piazza a Roma. E mentre da una parte si dichiara la massima disponibilità al dialogo democratico, dall'altra però si annunciano «iniziative imminenti per fermare il tentativo di mistificazione e strumentalizzazione»
Abstract: incontro sul decreto Gelmini con l'educatore Alberto Arato. GRAVERE E' partito il nuovo progetto di media sharing: libero scambio di libri, cd musicali, dvd e videocassette aperto a tutti. Ogni martedì dalle 14 alle 16 e venerdì dalle 8,30 alle 11 in sala consigliare è possibile portare e prendere materiale.
Abstract: Palermo CORI DA STADIO CONTRO LA GELMINI MATTEO DI GESU´ Nella sua fase aurorale, all´incirca a metà degli anni Settanta, il movimento ultras italiano ha mutuato molti slogan dai cortei politici: con spirito bipartisan all´inizio, successivamente con consapevole scelta di parte quando le tifoserie hanno cominciato a collocarsi intenzionalmente a destra o a sinistra.
Abstract: Discussioni e gruppi di lavoro sul decreto Gelmini. Insieme hanno preparato striscioni e strategie. Tra una birra e una salamella alla brace. «Dobbiamo cercare di stare calmi. E non cedere alle provocazioni», si raccomandano. Gli slogan Politica e ironia: «Adotta un archeologo» e «fisica contro la gravità della legge» A PAGINA 3 Argentieri
Abstract: mamme e studenti contro la Gelmini. Oggi Napolitano in Bocconi Mamme e maestri aprono il corteo. Largo Cairoli alle 9.30 è pieno di striscioni e manifesti. Dietro gli studenti delle superiori e gli universitari. Una macchia colorata che dice no ai tagli alla scuola. Centomila persone in piazza contro la legge Gelmini.
Abstract: in e centro bloccato Tensione con gli antagonisti Centomila in corteo contro la Gelmini. «Non ci arrendiamo alla riforma» Lite in piazza Duomo tra disobbedienti e ragazzi di destra. Bloccato il traffico in via Torino con un cavo metallico Il corteo parte alle 9.30, le mamme e i maestri davanti, largo Cairoli che si riempie di striscioni e manifesti.
Abstract: 3 categoria: REDAZIONALE La vigilia Confronto tra i ragazzi sul decreto Gelmini prima del corteo. Mentre nei corridoi si mangia, si balla e si beve nel bar improvvisato Liceo Manzoni, dibattiti e fiumi di birra nella notte dell'occupazione Baci rubati nel cortile. Al buio. Musica che arriva fino in strada. Fumo, tanto fumo.
Abstract: Bergamo Anche le altre città lombarde sono state segnate dalle proteste contro la riforma Gelmini. Tutte legate dalla trasversalità dei partecipanti e dalla forte presenza di bambini. A Brescia, un corteo composto da almeno 2 mila persone ha occupato i binari della stazione. A Mantova, studenti e docenti si sono riuniti in una manifestazione ordinata lunghe le strade della città.
Abstract: «Ora aspettiamo la Gelmini al Politecnico» Napolitano alla «nuova» Bocconi E oggi ancora lezioni in piazza Il capo dello Stato inaugura l'edificio universitario di via Roentgen Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso.
Abstract: decreto Gelmini", è stato convertito definitivamente in legge mercoledì scorso con il via libera del Senato (la Camera lo aveva approvato il 9 ottobre scorso). La legge (che dopo il sì del Senato ora ha il numero 1108) è stata presentata dal premier Berlusconi e dai ministri Gelmini (Istruzione), Tremonti (Economia) e Brunetta (
Abstract: nuova legge Gelmini, approvata in Senato, e controbatte alle accuse. «C'è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di buonsenso e di una logicità assoluta». Quando gli chiedono che cosa pensa del fatto che molti genitori sono scesi in piazza, accanto ai loro figli, il premier reagisce: «La sinistra dice cose che non corrispondono al vero.
Abstract: Cortei ieri in molte città italiane dopo l'approvazione della riforma Gelmini. Lo sciopero generale, indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, registra numeri record: un milione, secondo gli organizzatori. Il corteo romano si conclude in piazza del Popolo e il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani dal palco: «La maggioranza del Paese non si rassegna.
Abstract: insegna Cinzia Gelmini, sorella del ministro nonché iscritta alla Cgil e delegata Rsu. Sciopera, non sciopera? Alla fine, della scuola, hanno scioperato nove insegnanti su dodici. E tra le assenti c'era lei. Anche se la scelta, in realtà, è stata obbligata, come ha spiegato il segretario provinciale della Cgil, Santo Gaffurini: «Aveva già deciso di assentarsi per ragioni familiari.
Abstract: la Gelmini no-no-no...») in piazza coi pennarelli insieme ai liceali («Con 80 mila prof per strada, dove metterete le prostitute? »), maestre e professori («Noi non siamo fannulloni»), genitori e bidelli («Mariastella 4 in pagella»), operai e precari («Abbiamo messo le tute, ma voi ci preferite in mutande»).
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: BREVI Gli slogan e i cori del corteo Special One Abbasso la maestra unica, viva lo Special one: «No alla Gelmini, sì a Mourinho», si legge. Mentre i bimbi delle elementari cantano: «Ambarabàiciccìcoccò, la Gelmini no-no-no...»
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Saranno sentiti con la formula dell'incidente probatorio davanti al giudice per le udienze preliminari Pierluigi Panariello i dieci giovani che sostengono di avere subito molestie sessuali da don Pierino Gelmini mentre erano ospiti della Comunità Incontro
Abstract: E il decreto Gelmini è fatto soprattutto di questo». Resterebbe dunque poco da sottoporre al giudizio degli italiani, maestro unico, grembiule, voto in condotta. Ma la freddezza radicale è anche dovuta a un giudizio non negativo sul «pacchetto Gelmini». Un precedente illumina: nel '95, fra venti referendum sui quali i radicali raccolsero le firme,
Abstract: Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perché? "Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all'incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti.
Abstract: manifestazioni di protesta contro la riforma Gelmini. Più di 2000 studenti in Riviera hanno sfilato contro i "tagli" alla scuola. Ad Ascoli, massiccia adesione allo sciopero, mentre all'università di Camerino lezione di matematica all'aperto. A Macerata, 150 ragazzi si sono riuniti in assemblea nell'atrio di Scienze della Formazione.
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: BREVI 6 I feriti nello scontro, a Bologna, tra polizia e manifestanti contro la riforma Gelmini ( foto)
Abstract: deciso a unirsi ai contestatori della Gelmini: «Che ci stavo a fare nella mia villa, mentre i ragazzi prendono bastonate? ». Ma l'Onda studentesca (30 mila persone, 10 mila per la questura) non si fa cavalcare. Altri tempi da quando, ed è passato solo un anno, Grillo veniva santificato in piazza Maggiore nel segno dell'antipolitica da 50 mila persone adoranti.
Abstract: nonostante i dubbi di costituzionalità sulla richiesta di abrogare la riforma Gelmini. E programma un crescendo antigovernativo. Berlusconi si difende proponendo contributi come il cosiddetto «bonus bebè»; affidando alle imprese un messaggio di fiducia; e dando tenui segnali di ripensamento sulla legge elettorale europea.
Abstract: conseguenze sui nostri rapporti Statali e tute blu già pronti allo sciopero generale a dicembre Nerozzi (Pd): il decreto Gelmini come l'articolo 18 ROMA — «è un intero Paese che insorge». Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, di solito misurato, questa volta si fa prendere la mano. Ma del resto piazza del Popolo è piena, la manifestazione contro la riforma della scuola è riuscita.
Abstract: e trovare intese per poi attuare il piano». Per Fitto il commissariamento delle Regioni che non attueranno il piano Gelmini entro il 30 novembre «non è un obbligo imprescindibile nella misura in cui si riesce ad attuare il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici».
Abstract: Gelmini, presenti anche alcuni gonfaloni di piccoli Comuni. In città, invece, ieri mattina i protagonisti sono stati gli studenti degli istituti superiori. Diverse centinaia si sono dati appuntamento alle ore 9 in piazza Arringo, la maggior parte provenienti dal Liceo Scientifico dove il giorno prima si era svolta un'assemblea in cui i ragazzi hanno deciso di organizzarsi per raggiungere
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Il gigantesco corteo sudentesco che si è concluso con la manifestazione alla Rotonda, ieri mattina in Riviera per protestare contro la legge Gelmini. Oltre duemila ragazzi in piazza hanno manifestato composti senza alcun problema di ordine pubblico (foto CELLINI)
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Duemila studenti contro la legge Gelmini Adesione record alla manifestazione in Riviera, compresi professori e personale non docente
Abstract: Riviera si mobilita dopo la conversione in legge del decreto Gelmini. Erano più di 2000 gli studenti che hanno sfilato al corteo contro la riforma della scuola. Alla manifestazione hanno preso parte alunni delle diverse scuole superiori: dall'Alberghiero, dove gli scioperanti hanno superato il 70 per cento degli iscritti, ai Licei classico e scientifico con punte ancora più alte,
Abstract: Proteste e cortei contro la riforma Gelmini La scuola in piazza Maroni: chi occupa sarà denunciato Cortei in tutta Italia per lo sciopero generale sulla scuola proclamato da Cgil, Cisl e Uil. A Roma la partecipazione più nutrita con un milione di partecipanti per i sindacati e 100mila per il ministro dell'Interno Roberto Maroni che annuncia: chi occupa le scuole sarà denunciato.
Abstract: per protestare contro la riforma del Ministro Gelmini e lo spostamento della presidenza del liceo a Ortona. "Non approviamo questa riforma perché ipoteca il nostro futuro e - spiega Cristina Rapino studentessa del V "C" e rappresentante di istituto con Fabio D'Andrea del V "B" - temiamo che questa storica sede del liceo scientifico, oltretutto unica scuola superiore di Francavilla,
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Anna Arseni, a nome dei genitori, consegnaal sindaco la lista delle ottecento firme contro ildecreto della Gelmini
Abstract: Chi non salta Gelmini è», «Tut-ti in-sieme famo paura»: dopo tre ore quando dal palco di piazza del Popolo la manifestazione si avvia verso la chiusura, al punto di partenza in piazza della Repubblica la folla era ancora accalcata. Dalla stazione Termini hanno continuato ad affluire i gruppi che erano rimasti bloccati in periferia.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi CASO LUISS, CIALENTE FA LA "FINE" DELLA GELMINI
Abstract: sindaco Marini ha detto di condividere le motivazione della protesta «poiché il decreto Gelmini, proprio ieri l'altro approvato in Senato -ha detto- più che una riforma della scuola, si presenta per quello che è: cioè un pesante intervento di tagli finanziari, così come voleva il ministro Tremonti». E così come sostengono i ragazzi dei vari istituti scolastici e delle Università.
Abstract: anche durante il corteo contro la legge Gelmini. Anzi, in alcuni momenti, una parte del corteo «ha contestato più me che il Ministro». Il casus belli, pretesto della contestazione, probabilmente premeditata e, comunque, non inaspettata, è l'affidamento alla Luiss dei corsi per la formazione di dirigenti e funzionari comunali.
Abstract: hanno sfilato in città contro la riforma della scuola del ministro Gelmini in contemporanea con la manifestazione che si è svolta a Roma. Quello organizzato da Udu e Uds è stato un corteo pacifico, rumoroso, colorato, "coperto" dagli ombrelli, dai cappucci e dalle incerate, arricchito dagli striscioni (polemici, ma anche ironici e qualcuno perfino sgrammaticato) e dalle bandiere.
Abstract: un milione di manifestanti contro al riforma Gelmini. Ma quando ormai le proteste erano terminate - studenti, ricercatori, precari, professori, genitori, anche ragazzini delle elementari si erano frammentati fra bar, fast food, passeggiata in via del Corso, shopping - nel pomeriggio è tornata la pioggia battente che ha dato il colpo letale alla mobilità di Roma.
Abstract: del decreto Gelmini, ai genitori degli scolari del secondo Circolo didattico non va giù è il ritorno al maestro unico. Perchè -hanno detto- dequalifica l'insegnamento e mette in pericolo il tempo pieno. E allora hanno firmato in ottocento. E ieri le ottocento firme contro il decreto Gelmini, appena approvato in Senato,
Abstract: quando grideranno ancora il loro deciso no alla riforma Gelmini. Erano tanti gli studenti spoletini che ieri mattina hanno partecipato all'assemblea pubblica di Villa Redenta, promossa dal Comitato studenti e precari in lotta. Un confronto serrato, cui hanno partecipato diverse componenti della scuola e non soltanto gli alunni.
Abstract: Chiudi di CORRADO GIUSTINIANI SONO le nove del mattino quando il maestro Mauro ripone l'ombrello e impugna il megafono: «La Gelmini aveva scatenato Giove Pluvio, ma il nostro dio è più forte!...». Parte l'applauso e Generoso Galante, ex bidello e trombettista per diletto di Sturno, in provincia di Avellino, si scioglie le dita, orienta l'ottone verso il cielo e intona "O sole mio".
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Sciopero contro la legge Gelmini, cortei in tutta Italia. I sindacati: un milione a Roma. Il Viminale: centomila La scuola va in piazza, sfida alla riforma Maroni avverte: saranno denunciati gli studenti che occupano abusivamente
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi In 2000 in piazza contro la Gelmini Corteo "colorato", slogan e fumogeni. Sul corso anche prof e alunni delle elementari
Abstract: Molti gli striscioni dove si legge "Gelmini nuoce alla cultura", "Hominibus opus est eruditis", "Non ci arrendiamo, se non cambierà bloccheremo la città", "Chi taglia la scuola, taglia il futuro del paese". Gli studenti dell'ITC Galiani, il giorno prima, sono rimasti a scuola fino alle venti per scrivere gli striscioni.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di LAURA GIROLAMI Tra applausi e vento forte è continuata la protesta contro la legge Gelmini. Ieri mattina in piazza Cesare Battisti professori, studenti e passanti hanno assistito e partecipato alla lettura di "Gomorra" di Roberto Saviano. «L'attualità è il punto in comune che unisce il romanzo e il motivo per cui noi siamo scesi in piazza.
Abstract: lo schema tipo di convenzione e statuto per l'istituzione dell'autorità d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti; passata all'unanimità la lottizzazione di nuove aree per la realizzazione di loculi cimiteriali. Il Consiglio ha, infine, approvato due ordini del giorno presentati dalla maggioranza contro il Decreto Gelmini.
Abstract: notte bianca anti Gelmini". Nell'aula dove si stava svolgendo l'assemblea "no 133", più di trecento ragazzi si sono dati appuntamento per dar forza al malcontento contro i tagli all'istruzione, fino alle otto di ieri mattina. «Abbiamo voluto dare si legge in una nota degli studenti una risposta determinata alla grave posizione assunta dal rettore con le sue minacce di sgombero,
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Mercoledì mentre si votava al Senato la riforma Gelmini sono scoppiati gli incidenti (nel tondo) a piazza Navova. Il ministro Maroni: la polizia ha agito correttamente
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Gelmini, auto blindata e scorta dopo gli insulti e le scritte In pochi giorni il ministro sale al livello di tutela 4. Su Internet compaiono gruppi dai nomi minacciosi
Abstract: A morte la Gelmini" e un terzo "Io odio la Gelmini" con tanto di fotografia del ministro con un bersaglio sul volto. Mercoledì 22, quindi, l'Ucis ha deciso di assegnare al Ministro della Pubblica Istruzione un livello di tutela 4: ovvero alla guida della macchina non un normale autista ma un uomo delle forze dell'ordine.
Abstract: La riforma della Gelmini è legge, ma è esplosa la contestazione. A Roma ci sono stati scontri tra destra e sinistra, feriti nei cortei e da giorni scuola e università sono in ebollizione. Che cosa ne pensa? «Il rischio che vedo è che si perpetui una consuetudine negativa nel Paese con il blocco di qualsiasi forma di innovazione.
Abstract: Il giorno del gran corteo contro la Gelmini e i tagli del governo, Maroni è a Caserta per un vertice anti-camorra, ma sull'occupazione delle scuole è pronto a dire la sua: «Chi occupa abusivamente, impedendo ad altri di studiare sarà denunciato alla magistratura». Dopo una settimana di proteste e di occupazioni di aule il responsabile del Viminale sembra sposare la linea dura,
Abstract: Mariastella Gelmini, che - subito dopo l'approvazione del decreto sulla scuola- è gia al lavoro per mettere a punto un modello da presentare nei prossimi giorni. Un progetto che potrebbe bloccare i concorsi per 40mila tra ricercatori e associati e rilanciare la proposta di un organismo di valutazione molto più snello rispetto al modello Anvur (
Abstract: CHE COSA CAMBIA Nuovo piano Il ministro Mariastella Gelmini ( nella foto) ha già iniziato gli incontri di confronto per elaborare le linee guida del progetto per l'università che presenterà nei prossimi giorni Stop ai concorsi Viale Trastevere potrebbe bloccare i concorsi per docenti già banditi in vista di una riforma del sistema di reclutamento.
Abstract: il giorno dopo aver lanciato il referendum per abrogare la legge Gelmini. Raggiunge Guglielmo Epifani alla testa della manifestazione insieme a Beppe Fioroni, stringe la mano ad Antonio Di Pietro – con cui ritrova una sintonia sia sulla scommessa referendaria che sulle elezioni in Abruzzo – saluta Paolo Ferrero.
Abstract: Sulla riforma Gelmini è tornato invece il titolare della Difesa Ignazio La Russa per definire «forse troppo breve» il tempo intercorso «tra la decisione e il decreto ». E sempre sulla riforma si delinea un fronte-governatori. Il presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani ha sottolineato come «visto che le iscrizioni scolastiche si apriranno a gennaio»
Abstract: mancata di Andrea Ichino F inalmente il Pd ha reso noto che cosa avrebbe fatto per l'università italiana al posto del ministro Gelmini. è un bene che queste proposte siano arrivate mentre le piazze si riempivano ieri della protesta popolare, per dimostrare che questa protesta non è fatta solo di slogan "contro". Però, purtroppo, la montagna ha partorito poco più che un topolino.
Abstract: Gelmini approvato il 29 ottobre e il Piano programmatico degli interventi in attuazione della "manovra d'estate" consegnato alle Camere e alle Regioni per i pareri. Il Dl Gelmini interviene indirettamente sulla questione, stabilendo il ritorno del maestro unico dal 2009/2010: le scuole dovranno istituire classi affidate a un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali.
Abstract: migliaia di studenti hanno manifestato contro i provvedimenti del ministro Gelmini, dentro, all'Ambra Jovinelli, è stato presentato un progetto per ricordare il periodo delle contestazioni per antonomasia, il Sessantotto, e per confrontare quelle spinte e quel clima con gli attuali attraverso proiezioni, spettacoli, concerti e videoinstallazioni.
Abstract: VETRINA PESARO pag. 1 Slogan in piazza durante la manifestazione per la scuola: «Gelmini,Gelmini vaffa.... Slogan in piazza durante la manifestazione per la scuola: «Gelmini,Gelmini vaffa...». Prima lezione di Educazione Civica dopo la riforma.
Abstract: in tanti hanno aderito allo sciopero contro la riforma Gelmini (approvata mercoledì mattina) e molti si sono recati a Roma per prendere parte alla manifestazione nazionale di protesta. In quasi tutti gli istituti superiori più del 50 % degli insegnati ha scioperato, in alcuni casi quasi l?80%. In tante scuole mancavano anche gli addetti agli uffici e i bidelli.
Abstract: Assemblea a Beni culturali contro la riforma Gelmini ARRIVA anche a Fermo l?onda della protesta universitaria, scende in campo pure la facoltà di Beni culturali contro l?ormai arcinota riforma Gelmini. Dopo le assemblee convocate dall?università nella sede centrale, Beni culturali diffonde a Fermo le ragioni della rivolta, sospendendo le lezioni e chiamando gli studenti in Aula magna.
Abstract: 19 SCIOPERO contro la riforma Gelmini: aderisce la maggioranza dei pro... SCIOPERO contro la riforma Gelmini: aderisce la maggioranza dei professori delle scuole superiori, più alte le percentuali di studenti che non si sono presentati a scuola. Scendendo di grado i dati restano simili: in qualche caso le scuole medie inferiori o primarie erano vuote.
Abstract: risposta in commissione al ministro Gelmini, per sapere con esattezza se ci saranno controlli e soprattutto se proseguirà il percorso di risanamento iniziato con la statalizzazione. Nell?interrogazione, Vannucci ricorda che il ministro avrebbe «citato negativamente il caso di cinque Atenei italiani fra i quali Urbino che avrebbero conti in disordine e poca chiarezza nei bilanci.
Abstract: UN ALTRO giorno di passione per le scuole alla prese con la protesta contro la riforma Gelmini. Ieri mattina i rappresentanti d'istituto Fermi di Pontedera hanno organizzato una manifestazione in centro che ha terminato il suo cammino in piazza Cavour. Slogan, manifesti e cori hanno fatto da cornice alla manifestazione a cui si sono aggiunti tanti studenti dei diversi istituti.
Abstract: Gelmini» PORTO SANT?ELPIDIO ALLA MANIFESTAZIOINE ANCHE IL SINDACO ANDRENACCI ? P.S.ELPIDIO ? GLI STUDENTI sono partiti a piedi dalla sede del polo scolastico cittadino e, passando attraverso la Statale 16, sono arrivati in Piazza Garibaldi armati di striscioni, cartelli e slogan contro la riforma del decreto Gelmini: è riuscita la manifestazione organizzata dai ragazzi della scuola
Abstract: IL CORPO DOCENTE pesarese si è spaccato in due sul decreto Gelmini, approvato mercoledì al Senato. Su 576 professori delle scuole superiori previsti in servizio, 282 hanno scioperato e 294 hanno tenuto regolarmente lezione. Quindi, l?adesione alla protesta è stata del 49%. Questi i dati scuola per scuola: al «Bramante» hanno scioperato 28 docenti su 56, al «Mengaroni» 35 su 64,
Abstract: per protestare contro la riforma della scuola del ministro Gelmini, approvata l?altro ieri. Il corteo, scortato da polizia e carabinieri, si è snodato tranquillamente fino a raggiungere Piazza Nuova, dove si è svolto un sit in, nel corso del quale alcuni studenti hanno esposto le ragioni della protesta, le stesse che sono state ripetute in questi giorni in tante città italiane.
Abstract: Diciamo che gli studenti che sono andati in centro ieri mattina a protestare contro il decreto Gelmini garantivano appena il «minimo sindacale» per manifestazioni di questo tipo. Cartelli e slogan, compreso un ritmato «Gelmini vaffa...», non hanno impensierito le forze dell?ordine, poche in divisa e rimaste a distanza perché non c?era alcun bisogno di far vedere i muscoli.
Abstract: che chiede il ritiro del decreto Gelmini (ormai legge) da parte del Governo». Dei genitori presenti, uno ha abbandonato l?assemblea protestanto apertamente, mentre altri tre hanno scelto l?astensione. A testimoniare il dissenso dei genitori nei confronti del quantomeno scorretto gesto delle insegnanti, però, c?
Abstract: assemblea in strada contro la riforma del ministro Gelmini. Nella prima mattinata sono partiti da Jesi tre pullman diretti a Roma, dove si teneva la manifestazione nazionale. E in città all?insegna dello slogan «Non tagliate il nostro futuro», più di 600 persone hanno sfilato per le vie del centro storico per tutta la mattina.
Abstract: Gelmini sulla scuola. Anche Fabriano si è mobilitata e ieri mattina alle 9,30 il plotone degli alunni si è ritrovato a piazzale Matteotti tra striscioni e cori. Prima tappa della marcia la sede dell?Unifabriano e del vicino Itis, poi il corteo è ripreso fino al capolinea del centro storico, dove si è dato vita al dibattito a cui hanno partecipato anche alcuni docenti aderenti allo
Abstract: Un coro unanime contro il decreto Gelmini. «Ti sei reso conto di cosa ti stanno facendo? Se anche tu vuoi fermarne l?oscenità manifesta con noi. Uniti per una scuola migliore». Così recitava il volantino che è circolato nei giorni scorsi nelle scuole. E all?appuntamento gli studenti non sono mancati.
Abstract: PER LE STRADE ce ne erano soltanto 600 ma a disertare la scuola in segno di protesta contro il decreto Gelmini ne sono stati molti di più. Al liceo scientifico sono rimasti sui banchi di scuola soltanto 182 studenti, al classico circa 100. Degli 817 iscritti all?Istituto Tecnico Commerciale ?A. Capriotti? a lezione ne erano assenti 640. All? Istituto Professionale di Stato per l?
Abstract: 19 Tutti in corteo contro la Gelmini ? SENIGALLIA ? Insegnanti e personale scolastico in sciopero anche in città, con il sostegno del Collettivo studentesco per manifestare contro l?approvazione del decreto legge Gelmini. La protesta ha coinvolto i vari istituti di ogni ordine e grado I manifestanti hanno ribadito le pesanti critiche contro la riforma varata dal governo.
Abstract: loro questa riforma della scuola del ministro Gelmini (il decreto da ieri è diventato legge con l?approvazione della maggioranza in Senato), non la vogliono proprio. Si sono dati appuntamento alle nove del mattino in piazza Cavour e hanno iniziato a sfilare passando davanti Piazza Pertini e attraverso Corso Stamira, sotto gli occhi vigili della polizia,
Abstract: SINISTRA TUTTI CONTRO il decreto Gelmini, ormai approvato in Parlamento, anche in Polesine. Moltissime scuole elementari chiuse ieri in tutta la provincia, adesioni tra i docenti della primaria oltre l?80%, più articolata, ma mediamente sopra il 50%, alle medie e anche alle superiori dove hanno aderito in massa, invece, gli studenti: è una sintesi realistica del grande successo,
Abstract: LA LETTERA ANCHE i giovani di Forza nuova intervengono sulla manifestazione ani-Gelmini: «La sinistra piazzaiola e sessantottina continua a strumentalizzare gli studenti usandoli come cassa di risonanza di una non digerita disfatta elettorale». Così Giorgia Furlanetto, neoeletta presidente provinciale del movimento giovanile di Forza Nuova ?
Abstract: sciopero contro il ministro Gelmini. «Durante la relazione introduttiva della recente Assemblea Anci di Trieste, - scrive Avezzù- il sindaco di Firenze Leonardo Domenici del Pd, ha onestamente ammesso, anche se un po? a denti stretti, che i piani di dimensionamento scolastico, che ora sta attuando il ministro Gelmini e che sono oggetto di tante contestazioni da parte della sinistra,
Abstract: incontro pubblico con la consigliera regionale Anna Maria Massimi per parlare delle novità introdotte dal ministro Gelmini. A Passo Corese, alle 17, presso la sala polivalente comunale 3M di via Giulio Cesare a Passo Corese, il Prc di Fara Sabina, guidato da Amedeo Petrocchi, organizza un'assemblea pubblica per esprimere il proprio dissenso verso la politica scolastica del governo.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Altissima adesione alla giornata di manfestazione indetta dai sindacati di categoria contro la riforma Gelmini Scuola, cancelli chiusi per lo sciopero Molti istituti reatini non hanno aperto nel giorno della protesta nazionale
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Un momento della manifestazione contro il decreto Gelmini che si è svolta ieri mattina per le vie del centro ad Anagni
Abstract: alla riforma Gelmini. A Campobasso, così come ad Isernia e Termoli, le scolaresche sono scese in piazza. Nel capoluogo di regione, il corteo ha attraversato le vie cittadine, mentre un sit in si è tenuto davanti la sede del rettorato. «Non siamo disposti a pagare la vostra crisi» il messaggio che gli studenti molisani hanno ribadito nel corso della manifestazione.
Abstract: dove nella mattinata si è tenuta la manifestazione di protesta contro il decreto Gelmini, da due giorni ormai legge dello Stato, organizzata dai rappresentanti di tutte le scuole della città dei papi. Molti degli studenti e dei docenti della cittadina erano ieri a Roma per la manifestazione nazionale, organizzata dai sindacati.
Abstract: 4 Assemblea ad Architettura di docenti e studenti RIFORMA GELMINI IL PRIMO colpo lo battono gli studenti della facoltà di architettura: dopo l?immobilismo dei giorni precedenti all?approvazione del decreto Gelmini, ecco il primo segnale di dissenso degli universitari ascolani. Ieri mattina, circa 200 studenti si sono dati appuntamento in facoltà per un?
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi ROMA Un milione di persone in piazza per dire «no» alla riforma Gelmini. Tre cortei hanno bloccato la Capitale. Il ministero dell'Interno ha detto che i manifestanti non erano più di centomila. Veltroni, alla testa del corteo, ha lanciato un monito a Palazzo Chigi: «Il governo deve ascoltare la protesta».
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Aule vuote per lo sciopero contro la riforma Gelmini Adesione tra il 50 e l'80 per cento negli istituti cittadini. Molti studenti alla manifestazione di Roma
Abstract: alla riforma Gelmini Genitori, politici e insegnanti discutono il decreto ? SPINETOLI ? _ IL DECRETO GELMINI è diventato legge. La contestata riforma è destinata a far parlare a lungo di sé, si respira nell?aria tanto malcontento. Genitori e insegnanti, ma anche rappresentanti politici dei paesi della vallata ieri sera si sono dati appuntamento nella sala «
Abstract: Ottobre 2008 Chiudi di LUIGINA BIANCHI Anche Civitavecchia dice no alla riforma Gelmini. Ieri mattina le scuole erano vuote. In alcune si è registrato il 90% di assenze dei docenti, studenti e personale Ata. Molti quelli che si sono recati a Roma per partecipare ai cortei in ogni zona della capitale. Il movimento studentesco di Civitavecchia ha sfilato in piazza della Repubblica.
Abstract: hanno ritenuto intelligente e utile esprimere il loro dissenso al decreto Gelmini massacrando le mura del Traforo e anche quelli di mezza città. E per dire cosa? Per insultare il Ministro Gelmini con le parolacce più banali, per invitarla ad andare a casa e addirittura per dire «30 ottobre, io c'ero». E pensare che l'8 settembre 2007 quando il nuovo Traforo venne inaugurato,
Abstract: ghetto previste dalla legge Gelmini. Il 5 novembre mamme e bambini scenderanno in piazza a fianco degli studenti universitari, nel frattempo si raccolgono firme e si spera in un referendum abrogativo. Circa settanta bambini dell'istituto comprensivo Grazie-Tavernelle non sono stati mandati a scuola dai genitori mercoledì e ieri.
Abstract: Certo non erano tutti ad urlare slogan contro il ministro Gelmini, ma ieri mattina in piazza del Popolo c'erano centinaia e centinaia di studenti, trecento secondo le valutazioni più ufficiali. Insieme a loro anche diversi docenti e curiosi cittadini, che nel frattempo hanno sposato la causa. Le cifre parlano di uno sciopero a cui hanno aderito oltre l'80% degli studenti ed il 50%
Abstract: tra coloro che a gran voce chiedono un referendum contro il decreto Gelmini. Una mossa popolare, soprattutto alla vigilia di uno sciopero generale. Un modo come un altro per cercare di cavalcare l'onda antigovernativa nella speranza, magari, di raccogliere un po' di consensi. Il giorno dopo, però, ecco affiorare i primi problemi.
Abstract: primaria e secondaria di primo grado per fornire tutte le informazioni necessarie sulla nuova riforma Gelmini passata con votazione al Senato mercoledì mattina. L?appuntamento è stato fissato per venerdì, 7 novembre, alle 17,30 nell?auditorium della scuola media Guidi a Vittoria Apuana. Intanto ieri a Roma la giunta al completo di Stazzema ha partecipato all?
Abstract: ieri mattina, hanno organizzato una protesta contro la riforma Gelmini. Di fronte all?istituto i ragazzi hanno gridato slogan, espressioni dialettali ma anche farsi celebri tratta da Aristotele, come «Tutti coloro che hanno meditato sull?arte di governare, si sono convinti che i destini del mondo dipendono dall?
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE OLTRE al decreto Gelmini, c'è un "Piano programmatico" di più ampio respiro. L'obiettivo è una migliore qualità della scuola, ma la cura è dolorosa. La scommessa è risanare, innalzando contemporaneamente i livelli, attraverso il reinvestimento dei risparmi per premiare il merito e la qualità.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Tanti in sciopero, centinaia in piazza Robusta adesione di studenti e docenti alla protesta contro la riforma Gelmini
Abstract: stampa Sciopero Sindacati in piazza contro il decreto Gelmini: «Siamo un milione». Ma il ministro dell'Interno: «Al massimo saranno 100mila» La scuola si ferma Giuseppe Grifeo «Ambarabà cici coco, la Gelmini proprio no». Si è letto di tutto sugli striscioni che campeggiavano nel corteo degli scioperanti della scuola.
Abstract: Certo non erano tutti ad urlare slogan contro il ministro Gelmini, ma ieri mattina in piazza del Popolo c'erano centinaia e centinaia di studenti, trecento secondo le valutazioni più ufficiali, molti di più per i manifestanti. Insieme a loro anche diversi docenti e curiosi cittadini, che nel frattempo hanno sposato la causa.
Abstract: interroga il ministro Gelmini sui presunti buchi in bilancio dell'Università di Urbino, chiedendo di sapere «se queste dichiarazioni corrispondono a verità, su quali elementi si è basato il giudizio e se il ministro intende confermare e sostenere il percorso di risanamento che sta seguendo l'ateneo urbinate in seguito al decreto di statalizzazione»
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Cortei, sit-in, occupazioni: le manifestazioni anti Gelmini non si contano più. Ma spesso c'è chi svilisce il significato della protesta legittima con azioni illecite e offensive. Per esempio sporcando i muri dei palazzi o, quelli del Traforo, come è accaduto ieri con scritte volgari contro il ministro.
Abstract: Gelmini. Il fascicolo processuale è stato aperto ieri a piazzale Clodio e prende in esame i reati di porto di armi improprie e di resistenza a pubblico ufficiale. Per ora a piazzale Clodio si è celebrata la direttissima ai due giovani arrestati mercoledì: il militante di Rifondazione e il giovane del Blocco sono tornati subito liberi,
Abstract: Alessya Dini proprio il giorno dopo in cui il decreto-Gelmini è diventato legge, con le proteste in tutta Italia e la fiaccolata cittadina. Parole che arrivano per fare chiarezza dopo un accavallarsi di voci, sussurri e indiscrezioni, che al momento rimangono tali. «Sono tranquilla, ho letto in maniera dettagliata e approfondita la riforma prevista dal ministro ?
Abstract: primo segnale che lo sciopero contro la riforma Gelmini aveva spopolato le classi. La Rete degli studenti medi ha distribuito volantini per dire 'No alla violenza' e quindi censurare gli scontri avvenuti l'altro ieri a Roma. «L'estrema destra - afferma Iacopo Cesari, portavoce della Rete fanese - tenta di infiltrarsi nei cortei e creare disordini per delegittimarci agli occhi dell'
Abstract: Il ministro Gelmini ha poi fatto sapere che affronterà ora di petto il problema dell'università: ottima notizia, se confermata. Pare che stavolta si procederà con un disegno di legge e su questo punto non sappiamo che dire. In astratto è la via giusta per un confronto parlamentare (e di opinioni) a 360 gradi, in concreto c'è il rischio che si apra l'
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Un momento della manifestazione degli studenti a Fabriano contro la riforma Gelmini Nella città della carta sono a rischio accorpamento cinque istituti superiori e anche la scuola media della frazione di Albacina
Abstract: insegnanti ed operatori scolastici contrari alla riforma Gelmini. «Siamo convinti - ribadiscono gli organizzatori, chiaramente soddisfatti per la grande affluenza alla manifestazione - che non si possono risolvere i problemi della scuola pubblica tagliando i fondi ad essa destinati, né dividendo le classi e neppure ritornando al maestro unico.
Abstract: 2008 Chiudi di CLAUDIO CURTI FABRIANO Studenti fabrianesi in piazza per protestare contro il decreto Gelmini. Circa trecento ragazzi degli istituti superiori della città che si sono radunati nello spiazzo antistante l'Itis "A. Merloni" in via don Riganelli. I cortei sono partiti da ogni singola scuola. Una volta giunti davanti all'Itis, sono stati ribaditi i "no" al decreto Gelmini.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Massiccia partecipazione della Marche alla manifestazione di Roma contro la legge Gelmini: oltre 38 pullman i pullman venuti dalla regione, con circa 2.000 persone a bordo che si sono unite - informa la Cisl marchigiana - "al coro di no organizzato da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Confsal e Gilda contro i provvedimenti appena approvati in Senato".
Abstract: marciato ieri nel cuore della città contro la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti. La rabbia dei studenti ha sfilato da piazza Cavour alle Muse, al ritmo degli slogan urlati dagli altoparlanti. A guidare il corteo, dietro un gigantesco striscione, il collettivo studentesco Metropolis e gli universitari dell'assemblea "No 133" (ovvero i ragazzi che occupano da tre giorni Ingegneria)
Abstract: mobilitati contro la riforma Gelmini. Sono arrivati da tutta Italia. Rumorosi e festanti, con slogan, striscioni, cappellini e fischietti, sembravano in gita più che in corteo. L?Umbria con una quarantina di pullman è stata tra le regioni più «presenzialiste». Peccato però che gran parte dei pullman della nostra flotta, capitanata dalla Cgil scuola,
Abstract: famiglie mobilitate contro i tagli della legge Gelmini. Abbattere i finanziamenti significa chiudere i servizi o ridurne la qualità». Il primo cittadino ha quindi chiesto che «non si interrompa la collaborazione tra i vari livelli istituzionali. La presenza di insegnanti, studenti e genitori testimonia come siano molti i soggetti che si sentono penalizzati dalle misure della riforma:
Abstract: poiché il decreto Gelmini ? ha detto ? più che una riforma per la scuola, si presenta per quello che è, e cioè, un pesante insieme di tagli finanziari». Contro il decreto Gelmini si sono schierati anche i genitori di alcune scuole di Foligno (primarie e secondarie), che hanno consegnato al sindaco Manlio Marini le 800 firme raccolte per protestare contro il provvedimento.
Abstract: attenzione del ministro Maria Stella Gelmini: «Metteremo a disposizione tutto il nostro 'know how' ben sapendo che in questi giorni è inopportuno parlare di queste cose visti i problemi che l'istituzione scolastica sta affrontando». Il presidente del Coni ha poi confermato che oggi la Fiba (Federazione Internazionale di Basket) sarà ricevuta a Palazzo Chigi «
Abstract: udienza preliminare per le presunte molestie sessuali di don Pierino Gelmini su dieci ospiti della Comunità Incontro di Amelia. Lo scontro, stavolta, è tra la difesa e il giudice che deve decidere anche su altri tre indagati (due collaboratori dell?ex sacerdote e la madre di uno dei denuncianti accusati di favoreggiamento).
Abstract: LE RASSICURAZIONI del ministro Gelmini e quelle del Pdl n... ? NORCIA ? LE RASSICURAZIONI del ministro Gelmini e quelle del Pdl nursino a proposito della salvaguardia delle scuole di montagna contenuta nella riforma dell?istruzione, approvata in Parlamento, non convincono il circolo territoriale di Norcia del Partito democratico.
Abstract: persi con la Gelmini Ieri sciopero negli Istituti superiori di Rieti di molti studenti, diversi professori e personale Ata. Allo scientifico «Jucci» sarebbero entrati circa 50 studenti su 800. Sciopero anche al polo didattico di Poggio Mirteto. Non dimentichiamo però che molti studenti hanno disertato le lezioni in previsione della possibile adesione allo sciopero dei professori.
Abstract: stampa Per l'esponente forzista il decreto Gelmini è solo una riorganizzazione della scuola primaria «Alcuni ragazzi sono stati strumentalizzati dai politici» Sulla recente riforma del sistema scolastico abbiamo ascoltato il coordinatore regionale di Forza Italia Alfredo Pallone. «Il decreto Gelmini è diventato legge.
Abstract: e proviamo allora a cercare su Google "Gelmini studenti". I risultati non mancano: 827.000 ricorrenze. Tuttavia, se guardiamo bene ci accorgiamo che quasi tutti i testi sono in forma di notizie: sono quotidiani, giornali on line, agenzie, blog che riportano una serie di notizie sui movimenti studenteschi e sui ben noti decreti in questione.
Abstract: Gelmini identifica le difficoltà specifiche di apprendimento Cinque proposte di legge (bipartisan) aspettano d'essere discusse in Parlamento Mio figlio non legge Giancarlo Calzolari Fino a poco tempo fa in Italia il problema della dislessia, un disturbo specifico dell'apprendimento, spesso di origine genetica che riguarda la difficoltà di lettura di calcolo o anche di scrittura,
Abstract: se esfuerza por capitanear el movimiento reformista e incluso pretende impulsar un referéndum sobre la nueva 'ley Gelmini' de educación, le empiezan a crecer los enanos. Sus críticos le acusan de inmovilista, de decir siempre 'no', pero sin proponer alternativas solventes, de presentar un partido demasiado disonante y con pocos argumentos más que el de acusar a su rival de ladrón.
Abstract: è come se per fare la riforma della tv, Berlusconi cominciasse a trasmettere in bianco e nero». Beppe Fioroni, che è stato il predecessore della Gelmini all´Istruzione, è durissimo: «Gelmini e Tremonti escano dal bunker dei "no". La gente arriverà al referendum con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca».
Abstract: 31 pagina 7 lunedì di Redazione Il movimento dei collettivi studenteschi non si ferma e sta già organizzando una mobilitazione di protesta per l'arrivo del ministro Gelmini al Politecnico, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico: «Siamo l'onda che travolge» annunciano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Abstract: e i ragazzi concludono la sfilata fino alle rispettive facoltà senza altri incidenti, a parte qualche scritta anti Gelmini comparsa sui muri della Scala. «Siamo riusciti a evitare gli scontri perché abbiamo isolato le frange più violente - spiega Armando, studente di Scienze politiche -. Nei prossimi giorni dovremo discutere su come organizzare meglio la protesta».
Abstract: alla scuola ed esclude perplessità nel Pd sul ricorso al referendum per cancellare il decreto Gelmini. «Spero che le tante persone che si raccoglieranno per firmare il referedum spingeranno il governo a ritirare queste misure. Me lo auguro perché un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società - sottolinea il segretario del Pd - che si trova ad amministrare pro tempore».
Abstract: riferendosi allo sciopero generale contro il decreto Gelmini, ha detto: «Abbiamo una opposizione che, sia pur pro forma, scende in piazza e si prende il merito di una piazza che ho riempito anch'io: se non avessi detto quella cosa della polizia che non ho detto, la piazza neanche si sarebbe riempita».
Abstract: La sorella del ministro Cinzia Gelmini (Cgil) si mette in aspettativa BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita.
Abstract: «è stato il grande miracolo della Gelmini» ha detto una sindacalista dal palco in attesa che si riempisse la piazza, «cinque sigle sindacali sono qui riunite ed è la prima volta insieme». «State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola, ma per la democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani.
Abstract: I cori a questo punto sono tutti dedicati a Silvio Berlusconi e Maria Stella Gelmini. Nel frattempo anche un parapiglia tra gli organizzatori dello sciopero con studenti che vorrebbero bloccare anche la sopraelevata ed altri che fanno desistere i primi. In manifestazione anche alcuni professori, docenti universitari e precari della scuola.
Abstract: 261 del 2008-10-31 pagina 3 Lo sciopero di Redazione Il gruppo di studenti universitari che ieri mattina ha preso parte alla manifestazione di protesta contro la riforma dell'istruzione. Tanti gli slogan contro il Governo ed il ministro Maria Stella Gelmini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Abstract: Pagina 5 - Attualità Epifani: è un intero Paese che insorge Roma invasa da un fiume di studenti e prof per dire no alla Gelmini I sindacati parlano di un milione di partecipanti, Maroni ridimensiona a centomila
Abstract: Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Brescia. Nella città del ministro Gelmini gli studenti hanno occupato i binari della stazione per circa un'ora. Venezia. Migliaia di studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà che collega la città alla terraferma. Molti tra i macchinisti dei treni che transitano sul ponte hanno salutato i manifestanti.
Abstract: ora che la gran maggioranza degli insegnanti, dati ufficiali del Ministero della Gelmini, ha scioperato contro la loro legge, ora che la maggioranza degli studenti con corollario di famiglie è in piazza contro il loro decreto, questa maggioranza come fa ad avere tutto il torto e niente altro che torto? Sono tutti «ingannati» e quindi stupidi?
Abstract: Anche per la metà di novembre è prevista una manifestazione di protesta anti Gelmini. Due le parole d'ordine: antirazzismo, con iniziative in ricordo di Abba, e imprevedibilità © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Abstract: interrogazione al ministro Gelmini avanzata dall'onorevole Filippo Ascierto (An), si chiede anche alla Regione di far luce sulla vicenda. A farlo è il consigliere Raffaele Zanon (An): «E' dovere della scuola formare e istruire i nostri giovani anche attraverso lo studio del nostro passato - dice - Il 4 Novembre è la festa delle Forze Armate e dell'
Abstract: del decreto Gelmini. Si tratta di una politica miope e pericolosa, che non vuole vedere la realtà di un movimento in forte crescita, che non si fermerà e proseguirà la propria forte iniziativa con le decisioni che autonomamente prenderà. Compito della sinistra e di tutte le forze democratiche è quello di sostenere il grande e qualificato movimento a difesa della scuola pubblica,
Abstract: Aquila Gelmini assediata da prof e studenti Linea dura di Maroni: sarà denunciato chi occupa le scuole ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa,
Abstract: dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la società» - quella ovviamente che protesta contro il decreto Gelmini - invece di etichettare politicamente cortei, okkupazioni e dibattiti a sprangate tra giovani, perché «l?idea di trasformare tutto questo in qualcosa che può essere identificato politicamente è, secondo me, un grave errore di valutazione».
Abstract: Gelmini Migliaia di ragazzi sul ponte della Libertà. «La protesta continua» VENEZIA. La protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo tocca l'apice: ieri sciopero generale del settore, in tutta Italia cortei e manifestazioni. A Venezia migliaia di giovanissimi hanno sfilato sul ponte della Libertà (nella foto)
Abstract: Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perchè? «Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all´incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti.
Abstract: non hanno letto il testo di legge del ministro Gelmini, protestano ma non vanno a fondo del problema». E cosa succede quando i professori scioperano? «Anche qui apriamo un altro tema inquietante. Assurdo per chi non vive la quotidianità dell'università». In che senso? «Fino ad un paio d'anni fa, il giorno dopo uno sciopero arrivava una mail ai professori.
Abstract: «Vendesi cultura, info: Gelmini» CHIETI. Alla pacifica invasione di Roma, per esigere una scuola pubblica adeguata ai tempi e non subordinata alle iniziative private, ha contribuito anche l'Abruzzo con ben 77 pullman strapieni e varie auto private. Il record a Chieti e provincia, con 27 mezzi.
Abstract: A 12 anni ero al partito La Gelmini? Inadeguata» di Redazione Adesso è 17enne, ha la tessera del Pd e guida i cortei Nel suo Pantheon Togliatti, ma anche De Gasperi RomaLorenzo Di Cicco, quanti anni hai? «Diciassette». Sei uno dei leader degli studenti di sinistra? «Sono uno dei tanti ragazzi impegnati nel Pd, sono stato il più giovane candidato alle primarie»
Abstract: La protesta contro la legge Gelmini a Teramo potrebbe sfociare, da lunedì, nell'occupazione di alcune scuole superiori. Ieri i ragazzi degli istituti superiori hanno scioperato in massa mentre 150 di loro (dei licei classico, scientifico e artistico e dell'istituto magistrale) partecipavano alla manifestazione di Roma.
Abstract: Berlusconi ha dato una grandissima fiducia a giovani come Alfano e Gelmini». Inutilmente Gianni Alemanno - chiamato insieme a Cossiga a presentare il libro - si dichiara contrario «all´idea del leader illuminato che porta in Parlamento chi vuole lui». La cooptazione per Carfagna è un problema in via di soluzione: «Dite che le donne in politica vengono chiamate dagli uomini?
Abstract: Gelmini nuoce alla cultura" o ancora "No Gelmini no problem" si legge lungo il corteo che avanza pacifico. Il consigliere delegato del comune di Chieti alle politiche giovanili, Riccardo Di Gregorio, è soddisfatto come Chiara Zappalorto, segretaria cittadina del Pd, che assiste al movimento studentesco come il sindaco Francesco Ricci.
Abstract: perché sono due delle anime più rappresentative del movimento che si oppone alla Gelmini. Davide vive a Casapound, ed è uno dei leader della destra che combatte contro il progetto del ministro. Lorenzo, pur giovanissimo, ha già una lunga gavetta, ed è uno dei giovani più attivi e in vista nel Pd. Se li vedeste vicini, in un bar, non notereste grandi differenze di look: jeans e felpa,
Abstract: per sostenere la mobilitazione degli studenti contro il decreto Gelmini. Ma quando è andato incontro al corteo di circa 15mila giovani (30mila per gli organizzatori) che stava imboccando via Zamboni, la via dell'università, l'accoglienza è stata a dir poco pessima: «Beppe Grillo pezzo di m...» ha intonato un gruppo alla testa del corteo.
Abstract: Per protestare contro il decreto Gelmini genitori e insegnanti delle elementari di Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro non potevano scegliere luogo più evidente, esposto e d'impatto della statale 524. Il decreto è diventato legge ma la quasi totalità degli insegnanti e del personale Ata delle scuole lancianesi continua protestare.
Abstract: pubblica persino una lettera al capo dello Stato in cui chiede di «non commemorare la morte della nostra Costituzione», firmando il decreto Gelmini. La missiva è un concentrato di insulti ai provvedimenti del governo Berlusconi. Alla fine si evoca il solito pericolo «fascista» e si cita... Un apostolo? Don Sturzo? Macché Gramsci: «Credo che vivere voglia dire essere partigiani...
Abstract: alla riforma Gelmini, non senza però qualche diverbio. Da tempo la città non vedeva una manifestazione tanto partecipata come quella organizzata ieri dai sindacati studenteschi Udu (Unione degli universitari) e Uds (Unione degli studenti): migliaia di dimostranti (cinquemila per gli organizzatori) si sono dati appuntamento alle 9.
Abstract: ingresso della scuola diretti verso il municipio «uniti e vicini contro la Gelmini», come recitava lo striscione in capo al corteo. «La nostra scuola rischia di perdere la propria autonomia a Francavilla, e di essere spostata a Ortona», spiega la rappresentante d'istituto Cristina Rapino, «e questo noi non lo possiamo accettare.
Abstract: per la grande manifestazione nazionale contro la riforma Gelmini, a Pescara e provincia la protesta viveva un'altra giornata dedicata più alla «riflessione» che alla piazza, coinvolgendo tutti: dalle scuole dell'infanzia all'Università. Una dozzina i pullman partiti per la Capitale da Pescara città con a bordo almeno 700 manifestanti tra studenti, docenti e comitati dei genitori:
Abstract: Provincia In 500 in piazza Pierobon per dire no alla Gelmini CITTADELLA. Studenti, insegnanti, genitori. Tutta Italia scende in piazza contro il decreto Gelmini, e Cittadella, ieri mattina, non è mancata all'appello. Almeno 500 persone sono andate ad occupare piazza Pierobon. Il 70 per cento dei professori delle scuole superiori ha aderito allo sciopero;
Abstract: riferendosi allo sciopero generale contro il decreto Gelmini, ha detto: «Abbiamo una opposizione che, sia pur pro forma, scende in piazza e si prende il merito di una piazza che ho riempito anch'io: se non avessi detto quella cosa della polizia che non ho detto, la piazza neanche si sarebbe riempita».
Abstract: La sorella del ministro Cinzia Gelmini (Cgil) si mette in aspettativa BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita.
Abstract: mandano i bimbi contro la Gelmini In questa pagina, negli ultimi giorni, sono state pubblicate alcune considerazioni in merito al dibattito sul decreto legge del ministro Gelmini. Al di là di ogni considerazione di carattere politico, vorrei solo uno spazio per una piccola riflessione: non condivisibili ma legittime le manifestazioni di piazza e gli scioperi,
Abstract: La manifestazione ha bloccato tutte le scuole padovane, un'adesione altissima Gelmini, è un coro di 10 mila no I genitori con le maestre e i bimbi in girotondo a difesa della scuola UNA MAMMA Caterina Boaretto: le mie bambine saranno penalizzate dai tagli voluti dal governo MORENA TROLESE Prato della Valle, 9.30 di ieri: per quattro ore Padova straripa.
Abstract: ancora nello studio del Dipartimento di via Venezia diviso fra l'attività "istituzionale" e le preoccupazioni per l'effetto Gelmini. «Ho preso volentieri l'acqua giovedì, come sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla partecipazione al corteo che è sfilato da Prato della Valle fino in centro. La lezione all'aperto, per me, cadeva a fagiuolo: mi occupo di comunicazione e persuasione.
Abstract: che in questo dibattito non c'entra il decreto Gelmini sulla scuola, convertito in legge mercoledì dal voto del Senato. Noi stiamo protestando contro la manovra Tremonti del giugno scorso, ovvero il decreto legge 112 poi convertito ad agosto nella legge 133. E' quel provvedimento la vera iattura dell'Università italiano».
Abstract: portati dagli studenti che hanno aderito al corteo contro la riforma Gelmini. Erano una settantina in tutto, i ragazzi che sono partiti alle 8 dai portici di piazza Vittorio Veneto, hanno percorso via Aldo Moro, e cercato quindi di coinvolgere i loro colleghi dello Scientifico, senza risultati. Sulle note dei Modena City Ramblers, si sono quindi diretti in via Rosselli,
Abstract: salvo quelli con le borse del supermercato non se ne sono visti a gettare benzina sul fuoco della legge Gelmini. Beninteso, niente di male. I figli in piazza, i genitori a casa. Ognuno al suo posto. E' il riferimento al Sessantotto che guasta il quadro. Il Sessantotto non è stata una passeggiata per nessuno, e qualche genitore in piazza ci andava davvero.
Abstract: gli studenti hanno esposto i loro striscioni: «Indietro non si torna, blocchiamo la Gelmini» e «Noi la crisi non la paghiamo»I numeri. Al corteo delle scuole gli studenti erano circa 150, I manifestanti universitari erano un centinaio. In piazza Cavour si sono contate 350 persone.I ragazzi. Valentina Tornari: «Il ritorno del voto in condotta è ridicolo».
Abstract: manifestazione locale contro la riforma Gelmini. Al corteo hanno partecipato più di 200 persone. Moncalieri Cento «furbetti» del contributo case False attestazioni Isee in cui si «dimenticano» proprietà immobiliari e rendite catastali. Un centinaio di famiglie di Moncalieri che avevano richiesto agevolazioni per la casa - sostegno alla locazione - sono finite nei guai e saranno segnalati all'
Abstract: Dati Scuola Alla riforma Gelmini 1.500 no "Impossibile procedere ad accorpamenti entro novembre" Ha scioperato 80% delle sedi CONTINUA LA PROTESTA Petizione. Oggi saranno consegnate al prefetto Ubaldi tremila firme contro la riorganizzazione del ministro «Nessun dimensionamento, quest'anno, per le scuole del Vco».
Abstract: 500 persone da Pallanza a Intra formato da studenti, docenti e genitori provenienti da tutto il Vco ha manifestato in piazza a Verbania, ieri, contro la riforma Gelmini. Allo sciopero ha aderito l'80% delle scuole. Gualandris e Pera A PAGINA 65
Abstract: Disagi per la manifestazione nazionale delle sigle sindacali di protesta alla legge Gelmini ROMA CENTRO. Una città completamente bloccata. Lo sciopero nazionale contro la riforma della scuola, indetto dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, ha portato nella capitale tantissime persone, quasi un milione secondo gli organizzatori.
Abstract: mentre si avvantaggia solo la scuola privata, inseguendo il modello americano». Nella duplice veste di mamma e «prof» anche Cleta Yeuillaz, che insegna all'Ipr di Pont-Saint-Martin: «Sono qui per difendere la scuola pubblica - dice - non credo che la Valle, in virtù dell'autonomia, possa sottrarsi al taglio dei fondi».
Abstract: Gelmini a Imperia e a Sanremo Circa 2.500 persone tra Imperia, Sanremo e Ventimiglia hanno partecipato ai cortei di protesta contro la legge Gelmini. Nel capoluogo, a scendere in piazza, incuranti delle forti raffiche di vento, sono stati un migliaio, tra studenti, genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo della scuola,
Abstract: alla riforma Gelmini. Un migliaio di persone, tra studenti, insegnanti e genitori, hanno aderito alla manifestazione a Imperia. Più o meno come a Sanremo, dove il serpentone colorato e pacifico degli istituti cittadini è partito dal liceo Cassini e si è snodato nelle vie del centro, con alcuni sit-in di protesta (nella foto).
Abstract: Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c.
Abstract: Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c.
Abstract: Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c.
Abstract: Reportage Pinerolo manifestazione studentesca Contro la riforma Gelmini 2500 in piazza "Non toccate le scuole di montagna" LUISA GIAIMO Offresi grembiulino in cambio di istruzione». La scritta con pennarello verde è ben evidente e la bimba sulle spalle del papà guarda incuriosita tutta la folla. Il piccolo Ettore agita un cartellone con il disegno di quattro manine colorate e dice: «
Abstract: Adnkronos) - "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
Abstract: ora sta pensando a lanciare un referendum contro il decreto Gelmini (quale non si sa, visto che sulle materie economiche il referendum non è praticabile), cosa che potrebbe permettergli di raccogliere moolte energie nuove intorno al Partito Democratico. Insomma, si sia d'accordo o meno con i contenuti delle iniziative veltroniane, a mio parere Walter le sta azzeccando quasi tutte.
Abstract: E tutti puntano al referendum per abrogare la legge Gelmini, approvata solo mercoledì. Lo annuncia il partito Democratico, è d?accordo l?Italia dei valori, favorevole la sinistra extraparlamentare. Il Codacons ha annunciato di aver già iniziato a raccogliere le firme. Silvio Berlusconi non solo non sembra scalfito dalla protesta ma anzi rilancia tornando ad attaccare l?
Abstract: ROMA Il rigore che il ministro Mariastella Gelmini intende introdurre nella gestione delle università, stando alle prime indiscrezioni sul ddl che si appresta a presentare, in linea di principio piace: il patto di stabilità finanziaria, la valutazione premiale, perfino (in buona parte) il blocco dei concorsi in atto.
Abstract: Gelmini». Ma loro, gli alunni delle elementari che si tengono per mano e indossano grembiuli a quadretti rosa, sembrano divertirsi un mondo. Battono le mani al passaggio della banda musicale di Falerna, ridono alla vista di un ragazzo rubicondo che gonfia le gote mentre soffia nel trombone, scandiscono i loro bravi slogan guidati dalle maestre che agitano le mani come a dirigere
Abstract: Gelmini, questo nuovo pugno di ferro rischia di allontanare un'altra grossa fetta del mondo giovanile dal suo partito,dalla politica in generale, ma soprattutto, e questo sarebbe sì che sarebbe grave, dal mondo degli adulti. Non che Berlusconi sia il primo a provarci: norme contro gli imbratta-muri erano anche state previste ad esempio,
Abstract: eppure c'è chi vuole convincerci che è tutta colpa del ministro Gelmini. Ma il problema è molto più generale, appunto, e riguarda le relazioni tra potere e cultura. E si sa che i politici italiani di queste ultime generazioni hanno con la cultura più o meno lo stesso rapporto che i gatti hanno con l'acqua.
Abstract: della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Il corteo non segue i no global Padova, diecimila studenti in strada. Salta il blitz per bloccare la stazione PADOVA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma.
Abstract: pag: 18 categoria: REDAZIONALE IL DECRETO GELMINI Io non ho scioperato e vi spiego perché la scuola è a un bivio di GIANCRISTIANO DESIDERIO I eri c'è stato lo sciopero generale, ma sono andato a scuola come sempre. Non condivido i torti della contestazione e sono d'accordo in modo relativo con la posizione del governo.
Abstract: sciopero generale della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Studenti in corteo, Venezia isolata Bloccato il Ponte della Libertà. Trecento in piazza a Treviso VENEZIA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma.
Abstract: REDAZIONALE Il corteo Sit-in anti Gelmini in piazza Duomo. «Da 15 anni non si vedeva una partecipazione così» Gli studenti proclamano l'«autogestione» BELLUNO — Dieci giorni di autogestione per tutte le scuole superiori della provincia. è il messaggio lanciato dal collettivo degli studenti al sit-in improvvisato in Piazza Duomo,
Abstract: al corteo anti- Gelmini promosso dall'Assemblea universitaria. Duemila per le forze dell'ordine, cinquemila per gli organizzatori. E sono stati diversi i problemi per il traffico. ALLE PAGINE 2 e 3 Orsato e Presazzi Un fiume in piena Universitari, liceali e molti insegnanti uniti nella manifestazione contro la riforma scolastica,
Abstract: generale della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Vicenza, quattromila in corteo Bloccato il Ponte della Libertà a Venezia. Traffico in tilt a Padova VENEZIA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma.
Abstract: Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1PAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Gli studenti in piazza, 22mila «no» a Gelmini Cortei a Bari e Lecce: difendiamo i diritti La protesta in piazza con cartelli contro la ministra dell'Istruzione Scuola Tensioni ma nessun incidente A PAGINA 2 Barile, Dell'Edera
Abstract: Li aveva proposti la ministra Gelmini Matematica: studenti scarsi, prof a lezione Venti docenti a scuola di matematica. Alla Federico II i professori delle scuole secondarie campane frequentano i corsi, tenuti dai loro colleghi universitari, per migliorare la propria preparazione e insegnare meglio ai propri allievi.
Abstract: universitari sono scesi nelle piazze pugliesi per gridare i loro no alla riforma Gelmini e per chiedere le dimissioni della ministra. «Siamo qui per fare sentire forte la nostra voce senza strumentalizzazioni», hanno urlato i manifestanti. Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha chiamato il questore di Bari Vincenzo Speranza chiedendo un'attenzione particolare durante i cortei,
Abstract: Altro che il grembiulino sì o il grembiulino no della Gelmini». Che cosa significa, professor Cacciari, che si sta manifestando per nulla? «No, scherza... ben vengano i cortei di questi giorni. Anzi, sarebbero dovuti scendere in piazza prima i ragazzi. Ma meglio tardi che mai, speriamo che riescano a cambiare qualcosa.
Abstract: La protesta contro il decreto Gelmini sta facendo il gioco dei baroni universitari ». Gennaro Rossi, presidente provinciale di Azione Universitaria a Bari, non ci sta a far passare in sordina quello che la sua associazione studentesca ha bollato come un'evidente strategia politica contro il Governo, altamente ideologizzata.
Abstract: La Gelmini attesa in Fiera la prossima settimana PADOVA – Soltanto per un attimo, si è corso il rischio che il corteo pacifico e colorato, che ieri ha nuovamente invaso il centro di Padova, degenerasse fino a rovinare una lunga mattinata di «festosa» protesta contro la riforma-Gelmini, diventata legge l'altro giorno.
Abstract: utilizzare il referendum per bloccare il decreto Gelmini è stata accolta dai manifestanti con grande favore». E il Codacons, del resto, ha già iniziato a raccogliere le firme in Sicilia. Una bocciatura del provvedimento Gelmini è arrivato in diretta: il presidente della Conferenza delle Regioni, al termine della riunione, ieri ha detto che «non ci sono le condizioni per il piano Gelmini.
Abstract: giornata di cortei di protesta contro il ministro Gelmini, ieri il governatore del Veneto Galan si è schierato contro le proteste puntando il dito contro i leader del centrosinistra. «In mezzo ai cortei che oggi hanno sfilato contro il ministro Gelmini molti sono gli ipocriti e i bugiardi: Epifani, e quelli che sono contro il governo ma mandano i propri figli a scuola dalle suore»
Abstract: Gelmini", si terrà oggi a partire dalle 17 nel Duomo di Napoli. ''E' una forma di protesta civile alla quale ci auguriamo che possa partecipare anche il Cardinale Crescenzio Sepe che tanto sta facendo per il riscatto di Napoli", hanno detto il presidente del Consiglio degli studenti dell'Università Federico II di Napoli,
Abstract: in Campo dell'Erbaria a Rialto con uno striscione anti- Gelmini per tovaglia e una lauta merenda minacciata solo dall'acqua alta, si sono ritrovati quasi un centinaio tra genitori, bambini e insegnanti delle scuole dell'infanzia e primarie veneziane. «L'approvazione del Senato ce l'aspettavamo —
Abstract: Napoli Bifulco: La Gelmini? Penalizza Napoli Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un milione di persone per lo sciopero generale contro la ''riforma'' Gelmini. Da Napoli sono cinquemila insegnanti e impiegati giunt nella capitael per partecipare al corteo.
Abstract: contro la conversione in legge del decreto del ministro Gelmini sull'istruzione Gli slogan Tra gli striscioni srotolati ieri dagli studenti, molti erano autocelebrativi: «Il governo è cieco ma noi non siamo muti» I numeri Diecimila sono stati gli studenti che hanno sfilato per le vie di Padova ieri mattina, circa seimila (ma diecimila per i manifestanti) sono stati quelli veneziani
Abstract: passa la linea Gelmini In molti attaccarono la ministra quando parlò della necessità di corsi a sostegno dei prof meridionali NAPOLI — Quando, in piena estate, la ministra Mariastella Gelmini sbandierò una ricerca dell'Ocse già nota da almeno due anni, fu molto chiara in proposito: quello che occorre alla scuola,
Abstract: A Caserta migliaia di studenti delle scuole medie e della Sun hanno sfilato contro il decreto Gelmini, approvato mercoledì scorso al Senato, e contro la 133, che invece è passata nell'ambito della Finanziaria d'estate. Non ci sono però facoltà occupate come a Napoli, dove gli studenti autogestiscono l'Orientale, Lettere e Sociologia della Federico II.
Abstract: il fronte degli scettici contrari alla protesta anti-Gelmini. Niente lezioni in Piazza San Marco né dibattiti infuocati tra i corridoi per gli studenti veneziani di Economia: «Qui la protesta non ci ha neanche sfiorati — dicono Chiara ed Elisa iscritte ai corsi magistrali — oggi è tutto normale.
Abstract: Anche se non tanto sul fronte della Gelmini, quanto su quella della situazione precaria in cui vivono gli studenti del Chievo. E l'altro di affidarsi - «ma solo per la gestione logistica», precisano - a una struttura come quella di Blocco Studentesco. Che alla politica - quella della destra radicale che si traghetta dalla Fiamma Tricolore alla nascita di CasaPound Verona non solo s'
Abstract: al corteo anti-Gelmini promosso dall'Assemblea universitaria. Gli universitari si sono radunati alle 8,30 davanti alla biblioteca Frinzi. In poco più di un'ora via San Francesco era completamente occupata: via alla manifestazione. Nell'aria l'odore della vernice delle bombolette utilizzate per preparare gli ultimi striscioni.
Abstract: non ci va bene del decreto del ministro Maristella Gelmini». Insomma, sindacalisti e professori portano a casa da Roma nuovo entusiasmo per continuare la propria battaglia contro i tagli alla scuola pubblica. A livello provinciale il prossimo passo annunciato è l'organizzazione di lezioni pomeridiane all'aperto, ampliato anche alle scuole elementari, alle medie e alle superiori.
Abstract: solo che al posto di «no-Gelmini », c'era scritto «pro-Gelmini». Il motivo? «Abbiamo studiato il decreto del ministro, i tagli e la razionalizzazione dei corsi di laurea – dice Pier Giovanni Ferrarese -. Nessuno sa che ce n'è uno, in Sicilia, in cui si studia la “
Abstract: Gelmini neanche gli studenti veronesi sono cretini ». Si succedono gli interventi, moderati da Roberto Maccadansa, professore di educazione fisica al Maffei. Poi un precario: «in Francia a bloccare leggi sbagliate ci sono riusciti, usiamo tutti i mezzi a nostra disposizione per farlo anche qui», grida ai ragazzi.
Abstract: invasa da un fiume di studenti e prof per dire no alla Gelmini I sindacati parlano di un milione di partecipanti, Maroni ridimensiona a centomila ANTONELLA FANTò ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa,
Abstract: ora che la gran maggioranza degli insegnanti, dati ufficiali del Ministero della Gelmini, ha scioperato contro la loro legge, ora che la maggioranza degli studenti con corollario di famiglie è in piazza contro il loro decreto, questa maggioranza come fa ad avere tutto il torto e niente altro che torto? Sono tutti «ingannati» e quindi stupidi?
Abstract: 500 contro la Gelmini Sfila la protesta bipartisan BOLZANO — Circa 1.500 studenti per le vie di Bolzano in corteo ieri contro la riforma Gelmini. Assieme italiani e tedeschi, ma soprattutto ragazzi di diverse estrazioni politiche. Bandiere comuniste fatte togliere: niente partiti.
Abstract: Molti, irripetibili, dedicati al ministro Gelmini. Nel corteo non ci sono insegnanti, nonostante una buona adesione allo sciopero. Il corteo si muove poco prima delle nove in direzione corso Italia. In testa uno striscione «No alla riforma Gelmini». Gli unici lievi problemi si hanno nei primi minuti.
Abstract: Poi è chiaro che io sia contro la legge Gelmini». La maggioranza degli studenti è della medesima opinione: «Gelmini abbiamo letto la tua legge, non siamo ignoranti », si urla in coro: «Non ha importanza quale sia la nostra ideologia politica — dice Rosario Caporale rappresentante dei Geometri —
Abstract: alla Corte Costituzionale contro la legge Gelmini», ha detto il presidente della Regione. Le reazioni del centrodestra non si sono fatte attendere. A Zingaretti ha risposto Barbara Saltamartini, deputata del Pdl, corrente alemanniana, una degli artefici della vittoria del sindaco al Comune di Roma: «La posizione di Zingaretti - ha detto la parlamentare - è semplicemente demagogica.
Abstract: in marcia sul Raccordo anulare per raggiungere il centro a piedi e unirsi ai cortei anti- Gelmini. Fino a ieri mattina il Gra era l'unico posto libero da manifestazioni studentesche: in mattinata, in più di 500, provenienti da Siena, hanno abbandonato 23 pullman sulla corsia interna, fra Anagnina e Tuscolana, e hanno formato un inedito corteo fra le auto incolonnate nel traffico.
Abstract: incavolati neri per l'approvazione della riforma Gelmini»). Poi i riti, ormai, consolidati: il conto alla rovescia seguito dall'urlo liberatorio e gli applausi da (e verso) la gente affacciata alle finestre. Un corteo che sembrava un laboratorio. In mezzo alla folla, c'era chi progettava portali web (come il nuovo sito di coordinamento www.
Abstract: Istruzione Mariastella Gelmini. Non sono scesi in piazza, invece, gli studenti universitari che fino a ieri hanno protestato contro la legge 131. I ragazzi stanno svolgendo lezioni all'aperto in Galleria a Milano. Alla cerimonia di inaugurazione prendono parte anche il sindaco di Milano Letizia Moratti e José Manuel Barroso,
Abstract: il giorno dopo l'approvazione definitiva della legge Gelmini, studenti, insegnanti e genitori sono scesi in piazza a Roma e in altre città con Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Ieri sera, intanto, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che gli studenti che occupano scuole e università saranno denunciati.
Abstract: Gelmini. "Ieri è stato diffuso in rete un filmato degli scontri che indica un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra. Successivamente il giovane è ripreso a bordo di un mezzo della polizia, avanzadosi il sospetto che il soggetto fosse un infiltrato" ha detto Nitto Palma, durante l'informativa urgente del governo alla Camera sugli scontri avvenuti a poche decine
Abstract: Si rivolge a Tremonti e di riflesso anche al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «La nostra — prosegue — è un'esigenza condivisa con le altre case editrici», che «devono programmare le proprie attività». In testa alle preoccupazioni di chi produce «editoria informativa», quello che Laterza definisce «l'olocausto del libro cartaceo».
Abstract: BREVI STUDENTI Le proteste In questi giorni ho assistito sbigottito alle proteste che studenti, insegnanti e genitori hanno inscenato nelle piazze italiane. Una domanda è d'obbligo: costoro hanno mai letto anche una sola riga del Decreto Gelmini? Io l'ho fatto e, sinceramente, non ho rinvenuto alcuna giustificazione alle accuse mosse contro il ministro. Marco Giovannini, Milano
Abstract: BREVI REFERENDUM Costo per i cittadini Di Pietro vuole fare un referendum sul lodo Alfano e Veltroni vuole un referendum sul decreto Gelmini. Sarà anche tutto lecito, ma quanto ci costano in questo momento di crisi, a noi cittadini, questi referendum? Non potrebbero pagarli i partiti che li richiedono? Franco Radice jlpmghrs@yahoo.it
Abstract: ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione".
Abstract: pubblicato il 31 Ottobre 2008 alle 11:38 Un milione in piazza, cortei in tante città contro il decreto Gelmini. La scuola e l'università continuano a infiammare il dibattito politico E? l?ora della piazza, dopo il sì del Parlamento al decreto Gelmini. E i giornali dedicano molte pagine al movimento degli studenti e alla manifestazione dei sindacati.
Abstract: La scuola e la proteste scatenate dal libera al decreto Gelmini restano in primo piano all'indomani dei cortei anti-riforma a Roma e in altre città italiane. A margine dell'inaugurazione della nuova sede dell'università Bocconi di Milano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia che riceverà una rappresentanza degli studenti.
Abstract: DECRETO GELMINI, D'ANGELO (AN) â??LA SCUOLA MIGLIORAâ? 31/10/2008 11.42.54 [Basilicata] â??Il decreto Gelmini è¨ legge. La scuola cambia a vantaggio della cultura, del merito e dell'efficienza, a partire dall'organizzazione delle scuola primaria è¨ in atto un processo di rivalutazione culturale dell'istituzione scolasticaâ?
Abstract: Scuole ferme per dire no alla riforma Gelmini. Corteo a Roma, i sindacati: più di un milione. Il Viminale: erano centomila. Gli autonomi assediano il ministero dell'Istruzione. Per gli incidenti a piazza Navona 15 indagati. Altolà di Maroni: chi occupa gli istituti sarà denunciato.
Abstract: Così per andare in piazza aspetterò che la smettano di farsi adulare dagli adulti e presentino finalmente il conto». Così il sociologo Luca Ricolfi commenta in una intervista al Mattino le proteste contro la riforma Gelmini. MARRONE A PAGINA
Abstract: tra coloro che a gran voce chiedono un referendum contro il decreto Gelmini. Una mossa popolare, soprattutto alla vigilia di uno sciopero generale. Un modo come un altro per cercare di cavalcare l'onda antigovernativa nella speranza, magari, di raccogliere un po' di consensi. Il giorno dopo, però, ecco affiorare i primi problemi.
Abstract: GELMINI. Manifestazioni di studenti, insegnanti e genitori Scuola, cortei in tutta Italia Alta l?adesione a Brescia La richiesta: il governo dialoghi. Maroni: chi occupa sarà denunciato   CORTEI IN TUTTA ITALIA. Contro i tagli della legge Gelmini ieri universitari e studenti medi sono scesi in piazza a Roma (un milione secondo gli organizzatori)
Abstract: occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell?Interno Roberto Maroni, annuncia la linea dura: «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta.
Abstract: ieri in corteo contro il decreto Gelmini che è diventato legge Un fiume di contestatori nella città del ministro «E questo è solo l?inizio» Binari occupati in Stazione Manifestazioni di protesta anche a Sarezzo e a Darfo Il prefetto Tronca ha ricevuto una delegazione: «Riferirò agli organi centrali le vostre ragioni»  
Abstract: Snals e Gilda contro la «riforma Gelmini» ha svuotato le aule. Al liceo classico Arnaldo di corso Magenta l?astensione dei docenti ha superato l?80 per cento. «Qualche spezzone di classe alla prima ora ha fatto lezione ? dice il preside Salvatore Lo Manto ? ma poi li abbiamo fatti uscire perché gli altri docenti erano in sciopero».
Abstract: è diretto verso le vie del centro cittadino Prof in corteo con i genitori e gli studenti I docenti lamentano la dequalificazione I ragazzi contestano i tagli ai finanziamenti Mamme e papà «per la scuola pubblica» Un ragazzo: «Vogliono politicizzare il movimento, ma a unirci è il no alla Gelmini»  
Abstract: «Gelmini, Gelmini, vaffa?», il loro slogan più gettonato. La Polizia ha mostrato una presenza discreta, per evitare contatti con i manifestanti si è tenuta lontana dalle pensiline e dai binari e si è fatta vedere con pochi agenti solo nel piazzale della Stazione.
Abstract: aggiunge Zugliani - le scuole finiranno con trasformarsi in vere e proprie strutture a conduzione aziendale. Noi pensiamo che non è compito dello Stato sovvenzionare le scuole private a discapito di quelle pubbliche, lo Stato dovrebbe investire di più nella scuola e nell?
Abstract: indetto dai sindacati contro il decreto legge del ministro Maristella Gelmini, ha raccolto un consenso mai visto tra gli insegnanti della scuola dell?obbligo pubblica palazzolese. La protesta, pacifica, illustrata da uno striscione appoggiato su alcune vetture che recitava «Investiamo nella scuola» è iniziata verso le 9.
Abstract: in studentesco al Bagatta Protesta davanti al liceo della Gelmini   Non poteva mancare anche a Desenzano, città dove ha vissuto e dove è nata politicamente Mariastella Gelmini, ministro della pubblica istruzione, una dimostrazione studentesca in occasione dello sciopero indetto ieri dalle organizzazioni sindacali della scuola.
Abstract: un giorno di caos Il corteo anti Gelmini è partito pacifico e si è concluso come sempre: muri imbrattati, fumogeni, una rissa, un minorenne denunciato e un cavo teso tra due semafori di via Torino per bloccare il traffico. In duecentomila, tra giovani, mamme, bambini, docenti e sindacalisti, sono arrivati in piazza Duomo.
Abstract: con la protesta contro il decreto Gelmini diventato legge. «Finora – spiega il ministro – il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta: per chi occupa abusivamente scuole e università,
Abstract: âne et le ministre de l'Instruction publique Mariastella Gelmini en enfant de chSur avec l'inscription «bienheureuse ignorance». Le Parlement a adopté définitivement mercredi la loi sur la réforme controversée de l'école. Le PD a annoncé une campagne de signatures contre la loi afin d'obtenir son annulation via un référendum.
Abstract: 2008 Le Regioni si schierano contro la Gelmini DA ROMA DANILO PAOLINI D opo studenti e sindacati, anche le Regioni italiane se la prendono con il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. La spina nei loro fianchi è la norma del decreto legge 154 del 7 ottobre in cui si prevede il commissariamento per le amministrazioni locali che, entro il 30 novembre,
Abstract: Il ministro Gelmini ci ha già preannunciato che il primo argomento che toccheremo sarà quello relativo al tempo scuola e al tempo pieno» annuncia la presidente dell'Associazione genitori scuole cattoliche. Tema delicatissimo, ma «il ministro ci ha assicurato, nell'incontro che come Forum abbiamo avuto con lei mercoledì scorso prosegue Maria Grazia Colombo ,
Abstract: CRONACA 31-10-2008 «No» alla Gelmini tra ironia e insulti DA ROMA GIOVANNI RUGGIERO T ra le materie che non si insegnano più a scuola c'è il buon gusto. Perché, sennò, prendersela anche con la mamma del ministro Gelmini? Venature grevi hanno striato il corteo degli studenti per lo sciopero nazionale della scuola, partito gioioso,
Abstract: Non sono mancate invece le manifestazioni «pro Gelmini »: un gruppo di circa 20 studenti di Azione Universitaria, vicina ad An, ha raggiunto il Rettorato della Statale per consegnare un documento in cui si dichiara l'adesione al Decreto Gelmini contestando «il baronato di sinistra». Manifestazioni e cortei anche in molte altre città italiane.
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Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole?
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Abstract: Il puzzle delle proteste anti Gelmini che Concita De Gregorio compone sull'Unità di oggi racconta un corteo fluido che si è riversato sulle piazze in nome della tutela del lavoro e del diritto a un'educazione libera dalle logiche del profitto. Intanto l'opinione pubblica si spacca su quanto accaduto a Piazza Navona.
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole?
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole?
Abstract: Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole?
Abstract: 4 commenti "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
Abstract: Ott 0831 Legge Gelmini e scuola pubblica: tutto da buttare? Pubblicato da Valentina, Blogosfere staff alle 11:34 in ScienzaSalute & Dintorni Nonostante le proteste che dal Nord al Sud hanno mobilitato la scuola pubblica, il decreto Gelmini è stato approvato in Senato.
Abstract: Maestre agguerrite invocano il nome del Ministro Gelmini, di Berlusconi, Tremonti e Brunetta e in coro strillano “Bocciati”; qualcuno di memoria un po? più lunga ricorda i tempi in cui il premier parlava dei comunisti come di quelli che mangiavano i bambini e scrive: “ I comunisti mangiavano i bambini, Berlsusconi anche le maestre”
Abstract: scuole materne ed elementari della città contro il decreto Gelmini: ?Pioggia impietosa, dovevamo essere molti di più, ma siamo soddisfatti? Il maltempo non ferma la fiaccolata. In 300 tra genitori e insegnanti Bambini, maestre, genitori. Nonostante la pioggia battente, quasi 300 persone hanno partecipato alla fiaccolata contro il decreto Gelmini, approvato mercoledì dal Senato a Roma.
Abstract: protesta per il decreto Gelmini sulla scuola. Sono una quindicina le persone indagate per porto abusivo d'armi improprie e resistenza a pubblico ufficiale per gli scontri di mercoledì. Il sottosegretario all'Interno ha precisato che gli "scontri più duri a piazza Navona sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista"
Abstract: hanno partecipato alla manifestazione contro il decreto Gelmini a Milano, assieme a qualche centinaio di loro coetanei meratesi e a migliaia di altre scuole, sono decisi più che mai ad andare avanti. L`obiettivo, se le cose non cambieranno, sarà quello di organizzare una manifestazione anche a Merate "perchè qui riusciremo meglio a farci sentire" e continuare a gridare il loro no.
Abstract: anno accademico all'università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la [8] riforma Gelmini: "Riceverò una delegazione di studenti" ha detto Napolitano "che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni". Guarda le [9] FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:
Abstract: LEGGI ANCHE: [10] A Bologna fischiato Grillo - [11] Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - [12] Veltroni: referendum sulla legge - [13] La Gelmini star di Facebook - [14] I siti della protesta - [15] La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al [16] FORUM
Abstract: In questi giorni di caos dovuti alle proteste sul decreto Gelmini e i tagli alla scuola, anche i media sono finiti sotto accusa rei di non riportare i fatti. Per questo abbiamo deciso di raccogliere le voci di entrambi gli schieramenti attraverso alcuni video postati su YouTube. Nessuna presa di posizione, abbiamo solo fatto quello che la piazza chiede: riportare i fatti.
Abstract: Gelmini 20/09/2008Scuola,Gelmini contestata a Venezia 17/10/2008"Su scuola non si tema cambiamento" 17/10/2008Gelmini, non solo proteste 15/10/2008Scuola,ok alle classi per stranieri 14/10/2008Ddl Gelmini, protestano gli Atenei 12/10/2008"La Gelmini taglia 4mila scuole" 09/10/2008Scuola, sciopero il 30 ottobre 07/10/2008Scuola,
Abstract: GELMINI. Manifestazioni di studenti, insegnanti e genitori Scuola, cortei in tutta Italia A Verona adesione all?80% La richiesta: il governo dialoghi. Maroni: chi occupa sarà denunciato   CORTEI IN TUTTA ITALIA. Dopo gli scontri di mercoledì, ieri universitari e studenti medi sono scesi in piazza a Roma (un milione secondo gli organizzatori)
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Il referendum sulla «Gelmini», un?arma a doppio taglio   Anche se questi ostacoli fossero aggirati, resterebbe il più alto: la raccolta delle firme può essere rapida, ma la «finestra referendaria» per il 2009 è già chiusa e non si potrà votare sulla «legge Gelmini» prima del 18 aprile 2010.
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 RIVOLTA CONTRO LA LEGGE GELMINI. Cortei e manifestazioni da Nord a Sud in occasione dello sciopero nazionale. Alta l?adesione: almeno il 60% dei lavoratori Scuola, l?Onda nelle città «Il governo ci ascolti» I sindacati: «In un milione a Roma». Epifani: «C?è un Paese che insorge» A Roma accerchiato il ministero.
Abstract: il piano Gelmini, va attuato. Ma molte Regioni replicano: «Non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l?anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire». È quindi è ancora scontro sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che il 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa a causa di un mancato accordo su un?
Abstract: Gelmini e ai «tagli» previsti ai fondi destinati per la scuola e per l?università Un fiume di studenti invade la città Adesione attorno all?80%. Insieme ai giovani anche docenti, famiglie e politici: slogan ma anche sorrisi     Elena Cardinali Una manifestazione imponente, che ha attraversato rumorosamente e allegramente il centro città per dire un no secco alla legge Gelmini
Abstract: ma pur sempre una protesta vibrante che poco o nulla ha a che vedere con le manifestazione anti Gelmini di questi giorni. Si tratta della rivolta dell?istituto professionale alberghiero «Angelo Berti» del Chievo che da due giorni risulta occupato dagli studenti giorno e notte per sensibilizzare l?opinione pubblica sui disagi dovuti alle carenze strutturali dell?
Abstract: è stato chi ha avanzato delle proposte sul decreto Gelmini e chi invece ha avanzato semplicemente delle proposte sulla Gelmini». «Tra i non disoccupati c?era l'imbianchino Alfio detto Goghèn che se ne intende di scuole perché di tanto in tanto viene chiamato per sbianchesàre le aule. Le sue idee su come riformerebbe la scuola si sono limitate al colore da dare alle pareti,
Abstract: che ha fatto esercitare tutta la piazza per qualche minuto al grido di «Chi non salta la Gelmini è». «Abbiamo letto brani di Tucidide e di Montale. La storia si ripete, è vero, e quello che più mi è rimasto dentro della mezz?ora di lezione è la strumentalizzazione della parola, cui ha fatto riferimento la professoressa Baldelli», ha commentato Sara Pasqualin, 17 anni, del Maffei.
Abstract: umanità» e «Gelmini ministro distruzione pubblica» e giocando con i resti dei cartelli stracciati. «Siamo contro a chi imbratta la nostra città. Siamo pro, invece, al decreto Gelmini», hanno commentato i giovani, preferendo rimanere anonimi ma elencando qualcuno degli istituti frequentati: «Berti, Angeli e Pindemonte»,
Abstract: Vorrei che il ministro Gelmini mi spiegasse come è possibile aumentare il tempo pieno, come ha più volte affermato, tagliando drasticamente i fondi», ha commentato Orlando Monti, maestro elementare, tenendo in mano un cartellone con la scritta, «restauri in corso: precari all?
Abstract: gli insegnanti e i presidi che hanno aderito allo sciopero contro la legge Gelmini, ma anche molti gli studenti ai cortei. Al Maffei, dirigenti e responsabili non rilasciano dichiarazioni, ma il preside Francesco Butturini non è a scuola e come lui almeno il settanta percento degli insegnanti. Poche quindi le lezioni che non sono state sospese e pochi anche gli studenti in classe.
Abstract: approvate 15 ciclo-stazioni Scuola, scontro sulla Gelmini Mozione per la Mondadori   L?eco delle proteste di studenti e insegnanti contro il decreto Gelmini è arrivata nel Consiglio comunale di ieri. Roberto Fasoli del Pd ha invitato la giunta ad aprire un dialogo. «Non sono politicizzati, al corteo di Verona non c?
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 Il decreto Gelmini è stato fatto in fretta e senza dialogare   Maurizio Mettifogo, agente di commercio, acquista L'Arena all'edicola di ponte Navi mentre sta passando il corteo degli studenti che manifestano contro il decreto Gelmini. Oggi anche a Verona, come in tutta Italia, gli studenti sono scesi in piazza contro la riforma Gelmini:
Abstract: POLEMICA SUL DECRETO GELMINI. L?assessore provinciale all?istruzione tranquillizza sul futuro di elementari e medie Tagli alle piccole scuole soluzione inaccettabile Tezza: «Non è un?ipotesi così imminente e la Regione non si farà certo scavalcare» Campedelli: «No ad altre penalizzazioni» Massimo impegno per impedire danni e disagi a studenti e famiglie MARIA LUISA TEZZA ASSESSORE ALL?
Abstract: tutti hanno capito che non era uno sciopero per il rinnovo del contratto, ma per difendere la scuola pubblica da tagli drastici. Anche i genitori hanno letto i volantini, qualcuno ha anche insultato, ma gli insegnanti hanno spiegato le loro ragioni. Non fa ben sperare che contestualmente, con un emendamento, s?aumentino i fondi alla scuola privata».
Abstract: legge Gelmini» è il primo atto politico significativo di un Veltroni che ha deciso di riprendere l?iniziativa, un po? per necessità, un po? per convinzione. Poiché difficilmente un movimento non organizzato come quello studentesco avrebbe avuto gli strumenti per formulare i quesiti referendari e mettere in moto la complessa procedura di raccolta delle firme,
Abstract: Venerdì 31 Ottobre 2008 RIVOLTA CONTRO LA LEGGE GELMINI. Cortei e manifestazioni da Nord a Sud in occasione dello sciopero nazionale. Altra l?adesione: almeno il 60% dei lavoratori Scuola, invasa la capitale «Il governo ci ascolti» I sindacati: «Siamo in un milione». Epifani: «C?è un Paese che insorge» A Roma accerchiato il ministero.
Abstract: occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell?Interno Roberto Maroni, annuncia la linea dura: «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta.
Abstract: decreto Gelmini. Bloccati i progetti al Da Schio e le gite al Piovene Sciopero per 50 dirigenti e per 8 insegnanti su 10 Undici pullman di vicentini a Roma con i sindacalisti. In città studenti in corteo.Una lezione allestita in rotatoria     Anna Madron Hanno preso pioggia, vento, si sono sporcati i giubbotti con l'inchiostro che colava giù dai manifesti scritti a pennarello.
Abstract: Gelmini gli hanno ?smontato la lavagna?, e lui ha depositato in questura una denuncia-querela contro ignoti. Silvano Giometto, leader di uno dei due comitati "Sì al Dal Molin" e del partito locale "No privilegi politici" torna nel mirino dei vandali per i contenuti dei murales esposti fuori dalla sede di via 4 novembre.
Abstract: Contemporaneamente sfilava in centro il corteo contro la riforma Gelmini, ecco perché l'intervento dell'assessore provinciale Morena Martini ha avuto toni politici: «Siamo in democrazia per cui se questa riforma non va bene agli studenti e agli insegnanti, saranno liberi di cambiarla tra quattro anni. Un plauso va dunque ai giovani che sono qui per ricevere i premi del concorso,
Abstract: Gelmini, studenti, insegnanti, genitori e universitari sono scesi in piazza a Roma e in altre città con Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. In attesa che il governo presenti un piano per l'università entro una settimana, come annunciato mercoledì dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, gli universitari continuano a protestare contro i tagli previsti per gli atenei in buona
Abstract: assieme ai professori contro la riforma del ministro Gelmini e i tagli previsti dalla Finanziaria. Pochi gli allievi rimasti in classe «Difendiamo la scuola e lo studio» Lezioni sospese, plessi vuoti. Una giornata di mobilitazione massiccia. Assemblee in tutti gli istituti. No deciso al maestro unico   Lezioni sospese, plessi vuoti o chiusi e studenti in piazza o in assemblea.
Abstract: iniziativa nata per aggiungere un altra voce al coro di protesta levatosi ieri nel Bassanese contro il ministro Gelmini. La scuola novese, che non arriva asfiorare i 500 iscritti, con la nuova legge rischia di rientrare fra gli istituti destinati ad essere accorpati a qualche altra struttura. Una possibilità che tuttavia il dirigente scolastico giudica ancora piuttosto remota.
Abstract: La riforma Gelmini contiene delle contraddizioni di fondo, di cui conosceremo in futuro le conseguenze». Chiara Riello, dirigente del secondo circolo didattico conferma l?adesione della maggior parte degli insegnanti delle sue scuole alla giornata di mobilitazione.
Abstract: Gelmini prevede di diminuire il tempo-scuola e contemporaneamente di aumentare il numero di bambini per sezione? Che fine farà la compresenza?» Le maestre delle materne statali del circolo di Marostica insorgono contro la riforma scolastica e in una lunga lettera spiegano come le novità introdotte metteranno a repentaglio molte delle attività e dei percorsi didattici promossi nei
Abstract: approvazione del cosiddetto decreto Gelmini, la Chiesa italiana ha deciso di dire la sua. Con l?autorevolezza della sua carica, sul Corriere della Sera del 28 ottobre monsignor Diego Coletti, vescovo di Como e responsabile scuola della Conferenza episcopale italiana, ha riconosciuto con tono grave che ?
Abstract: La manovra di Giulio Tremonti e Maria Stella Gelmini va allora giudicata doppiamente negativa: perché opera tagli oggettivamente insopportabili e perché li impone in modo indiscriminato, mantenendo e semmai accentuando gli squilibri interni al sistema universitario e irridendo la virtù della buona amministrazione anziché premiarla.
Abstract: «Il decreto Gelmini è un obbrobrio ? esclama con enfasi Giuseppe Privitera, 60 anni, dipendente pubblico, mentre prende posto in testa al corteo scandendo slogan contro la Gelmini. Protestiamo contro un atto di sovversione dello Stato; il Governo propone dei tagli che limiteranno la libertà dei ragazzi».
Abstract: Gelmini: con tutta l'ironia e la sana rabbia che anima il movimento del popolo della scuola da Nord a Sud. Lo spettro, ormai divenuto realtà, di più di 120.000 disoccupati, tra docenti e personale Ata, è diventato realtà. Anche chi negli anni si era defilato da politica e manifestazioni di piazza, scende in strada e urla a squarciagola il proprio dissenso.
Abstract: In piazza contro la legge Gelmini Cortei, sit in e comizi nel capoluogo e in diversi Comuni della provincia per protestare contro i «tagli» Numerosi insegnanti, provenienti da varie scuole della provincia, hanno preso parte al variopinto e chiassoso corteo che ieri mattina è partito dal Provveditorato ha attraversato le strade del capoluogo per confluire in piazza Aldo Moro,
Abstract: sindacati in prima linea I vertici provinciali di Cgil, Cisl, Uil e dei sindacati autonomi della scuola hanno preso parte alla manifestazione dando sostegno a insegnanti e studenti nella protesta contro la riforma Gelmini e i tagli operati dal Governo nel settore dell'istruzione
Abstract: L'approvazione della riforma Gelmini, più che mettere fine alla questione, ha allargato e cementato la protesta. Lo sciopero generale indetto ieri da Flc-Cgil, Cisl, Uil scuola, Snals e Gilda ha radunato a Palermo anche quanti erano stati assenti dalle proteste dei giorni scorsi.
Abstract: agli altri studenti nella protesta contro la Gelmini ? e per tentare di dividere il fronte del movimento che vede giovani di tutte le latitudini politiche vicini, in questa battaglia di libertà. La caratura morale e professorale del rettore Silvestri, certamente lo mette al riparo da tali accuse, ma noi come movimento, vogliamo testimoniare, come durante questa amministrazione l'
Abstract: Oggi le zucche vuote riempiono le piazze d'Italia - fonte ufficiosa: Berlusconi & Gelmini - però almeno adesso parlano e smentiscono l'antico adagio popolare secondo cui testa che non parla...Chissà quando ci sarà un po' di pace e di rispetto e di raccoglimento per i veri festeggiati, cioè i Morti.
Abstract: In tutt'Italia cortei e manifestazioni. A Roma una imponente manifestazione per dire «no» alla legge Gelmini. Il ministro dell'Interno, Maroni ha ammonito i manifestanti: «Chi occupa sarà denunciato». L'inviato L. Ronsisvalle, Bisanti, Colaiacomo, Inangiray 6-
Abstract: la legge Gelmini rientra fra le materie su cui la Costituzione esclude consultazioni popolari. Rieccola, la strategia degli opposti estremismi: da una parte, c'è chi al fuoco aggiunge benzina; dall'altra, chi ammanta l'immobilismo di disinformazione. Nessuno dice qual è, qui e ora, la posta in gioco: evitare il collasso economico del sistema scolastico pubblico,
Abstract: decreto Gelmini di ieri mattina. Nemmeno la pioggia, caduta intorno alle 9, ha scoraggiato studenti, docenti e personale Ata che si sono dati appuntamento davanti alla sede del Csa di via Martoglio da dove il corteo è partito. E per la prima volta, dopo diversi anni, tutte le parti del sistema scuola si sono ritrovate dalla stessa parte.
Abstract: La legge del ministro Gelmini è figlia della finanziaria triennale, partorita dal ministro Giulio Tremonti, e, solo dopo aver fatto cassa, la Gelmini ha dovuto inventarsi un ipotetico progetto educativo che sa di Medioevo. Una scuola seria e produttiva - continua la nota - è interesse di tutti: siamo lavoratori, ma siamo anzitutto genitori.
Abstract: è scioperato contro la Riforma Gelmini. Una protesta forte quanto civile, che ha coinvolto i docenti dell'Istituto scolastico comprensivo locale e gli stessi alunni, protagonisti di una manifestazione con tanto di corteo per le principali vie cittadine. Alla protesta hanno preso parte numerosi alunni non solo della scuola media "Federico Polizzi",
Abstract: Dpo quello che è successo ieri nel Parlamento, ora noi dobbiamo fare la differenza col Governo». Una manifestazione pacifica all'insegna della partecipazione. Da notare che in prima fila erano schierati i bambini delle elementari. Intanto, il Decreto Gelmini, col sì definitivo di ieri del Senato, è legge dello Stato. CARMELO BARBA
Abstract: superiori della città per protestare contro la legge Gelmini: solo due pullman, nella prima mattinata di ieri, sono partiti alla volta del capoluogo per consentire agli studenti mazzarinesi di andare a protestare insieme agli studenti della cittadina nissena ma in paese non si è visto alcun corteo e nessun assembramento si è registrato nei pressi delle scuole presenti in città (
Abstract: Gelmini. Una folla attiva, che non si ricorda a memoria d'uomo nella città dei mosaici. Tutti nel corteo che si snoda puntuale a partire dalle prime ore della mattinata. Nel corteo a sfilare per le vie della città anche il sindaco Fausto Carmelo Nigrelli, che è professore universitario: «Dovevo andare a manifestare a Siracusa dove insegno con i miei studenti ma ho preferito stare
Abstract: il no alla riforma gelmini Studenti e «prof» ieri in piazza in cantiere nuove iniziative Nicosia. «Nessuna responsabilità della Provincia», questa la risposta dell'assessore provinciale alla Protezione civile, Cristofero Alessi, all'interpellanza del consigliere provinciale Sergio Malfitano, sull'incendio di Ferragosto nel quale perse la vita Giuseppe Rizzo.
Abstract: Gelmini. Un corteo colorato, festoso e pacifico, che ha sfilato per le vie principali della città. Alcune centinaia di studenti delle scuole superiori sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso, ma tutte le altre scuole, dalle Materne alle Elementari e Medie sono rimaste deserte e massiccia è stata l'adesione dei docenti alla giornata di sciopero indetta unitariamente
Abstract: università Ieri lezioni sospese alla Facoltà di lingue Contestazioni sulla riforma Gelmini arrivano dal Partito Democratico che ha organizzato un convegno sul tema, mercoledì sera a Ragusa. All'appuntamento, dal titolo "La scuola che abbiamo in mente", hanno preso parte dirigenti scolastici, docenti, rappresentanti degli studenti e delle famiglie.
Abstract: un migliaio di persone Quali saranno le reazioni del Movimento anti-Gelmini, dopo l'approvazione del decreto? Dei sindacati sappiamo già. Della politica pure: l'opposizione ricorrerà a un referendum. Per abrogare quale dei punti descritti qui a fianco non si sa ancora. Tra gli studenti delle scuole superiori, protagonisti in queste settimane di autogestioni, occupazioni e cortei,
Abstract: prendendo posizione con un documento inviato non solo al ministro Gelmini, ma anche a quello delle Infrastrutture, del Lavoro e al presidente della conferenza Stato - Regioni, l'associazione generale della rete degli istituti tecnici Nautici e degli istituti professionali per l'industria e le attività marinare.
Abstract: Contro il decreto Gelmini hanno protestato in modo massiccio anche i docenti e il personale Ata Lentini Chiude il salone del gusto: preso d'assalto lo stand del pane Lentini. Chiude il Salone del Gusto di Torino, la più importante rassegna mondiale del cibo di qualità, ed è un successo per il pane tradizionale di Lentini,
Abstract: partecipare allo sciopero Tutti in piazza contro la Gelmini Fracofonte. Le scuole della città si fermano per partecipare allo sciopero generale come protesta contro il decreto di riforma del ministro Gelmini. Le attività didattiche non sono state assicurate nelle scuole dell'obbligo dove l'adesione allo sciopero da parte degli insegnanti e del personale Ata è stata quasi del 90 per cento.
Abstract: Fontana (Pd): «Gelmini esecutore materiale di un delitto - dice - mentre un nostro ministro va in Polonia con un aereo superinquinante». In sintonia anche esponenti Pdl: «Grati a questi insegnanti» commenta Alfano (Mpa). Mentre Brancato parla di «perdita della democrazia».
Abstract: Un mln di no alla Gelmini Luigi Ronsisvalle Nostro inviato Roma. L'«Onda» è arrivata. E ha invaso la Capitale in tanti rivoli che si sono poi raccolti nell'enorme catino di piazza del Popolo. Una distesa colorata e variopinta, vociante e rumorosa. Anche sarcastica e satirica (non male lo slogan «Gelmini sarta subito» a proposito dei tagli)
Abstract: Gelmini non sciopera: è in aspettativa Brescia. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici e, tra le assenti, mancava anche lei, Cinzia Gelmini, sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare il clamore che si è scatenato attorno al caso delle due sorelle.
Abstract: Guzzanti ha parlato delle proteste contro la legge Gelmini («se dico queste cose della polizia non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...», ha detto l'attrice imitando la voce del premier), poi dei suoi alleati («Dio li fa e io me li accollo...»). Infine la Guzzanti ha scherzato simulando dei dietrofront immediati di dichiarazioni del premier:
Abstract: legge Gelmini» è il primo atto politico significativo di un Veltroni che - rafforzato dalla manifestazione al Circo Massimo di sabato scorso - ha deciso di riprendere l'iniziativa, un po' per necessità, un po' per convinzione. La protesta studentesca ha trasformato una battaglia parlamentare - peraltro conclusa con la conversione in legge del decreto -
Abstract: Biancavilla cortei contro la Gelmini Due chilometri della SP120, comunemente chiamata, Belpasso- S.Leo, attendono l'asfalto da oltre un anno. Scarificata -come ha precisato a suo tempo il tecnico della Provincia, ing. Di Mauro, per eliminare i piccoli avvallamenti e rendere così la carreggiata più compatta e praticabile- è rimasta oltre il tempo previsto in queste deprecabili condizioni,
Abstract: Le manifestazioni di protesta contro la riforma Gelmini Gli studenti pendolari di Mirabella Imbaccari, che frequentano le scuole superiore di Caltagirone e Piazza Armerina, sono in questi giorni alle prese con fastidiosi disagi correlati al trasporto pubblico. I mezzi di trasporto in discussione sono i bus di linea extraurbana dell'Ast.
Abstract: Il decreto Gelmini. Slogan e striscioni contro il ministro. Messa da parte anche qualche bandiera politica Strade invase da 1.500 studenti in corteo La scuola si è fermata anche a Enna per dire il proprio no al decreto, ora legge, Gelmini che riforma il mondo scolastico.
Abstract: Tredici in manette Ha raccolto oltre mille persone il corteo di protesta organizzato dai sindacati per contestare la Finanziaria. Moltissimi gli studenti che hanno sfilato per contestare la legge Gelmini. Torneo35
Abstract: Laeg hanno manifestato ieri mattina contro la riforma Gelmini. Il corteo si è ritrovato al San Carlo alle 8,30 e con striscioni e slogan urlati a ritmo di cori da stadio, gli studenti sono giunti fino a piazza Nuova, passando per via Ungheria e via Cialdini. Essendo giovedì, giorno di consueto mercato, le forze dell'ordine non hanno permesso di raggiungere piazza del Comune.
Abstract: Quelli scesi in piazza non erano adolescenti narcotizzati dalla televisione, ma giovani di Ancona a provincia che bocciano senza appello la riforma Gelmini". Anche Lotta studentesca, movimento giovanile di Forza Nuova, ha scioperato contro la legge Gelmini. Dalle 10 una delegazione di studenti ha presidiato il provveditorato agli studi in via XV Aprile. MICHELE ROCCHETTI,
Abstract: sulla riforma Gelmini Il centro-destra prende posizione circa la cosiddetta riforma ?Gelmini?. All?invito di Azione Giovani e Forza Italia Giovani hanno aderito il Commissario Provinciale di Alleanza Nazionale, Antonio Iannone, il responsabile per l?organizzazione di Forza Italia in provincia di Salerno Antonio Russo e il Commissario provinciale di Forza Italia Alberico Gambino.
Abstract: scesi in piazza per protestare contro la riforma Gelmini. Sul Tricolle gli studenti degli istituti superiori «Parzanese», «Bruno» e «De Gruttola», circa un migliaio, hanno sfilato per le principali vie del centro irpino e si sono fermati in piazza Plebiscito. Tanti gli slogan e gli striscioni ed, infine, è stato letto un comunicato contro il decreto approvato mercoledì in Senato.
Abstract: Professori, bidelli e segretari hanno aderito alla giornata di agitazione sindacale contro la nuova legge Gelmini
Abstract: Anche nel tradizionalmente "freddo" Trentino c'è chi la riforma Gelmini proprio non l'ha digerita. Mai come a Napoli, dove poco dopo la web radio della Federico II racconta i cortei nella città partenopea. Molti infatti sono rimasti nelle proprie città a protestare. Scorrono i minuti, si va a Milano prima e a Palermo poi.
Abstract: al corteo contro la legge Gelmini. «I comunisti si mangiano i bambini; Berlusconi anche le maestre» o «Ipsar R. Virtuoso da oggi presente» sono alcuni degli slogan scritti con le bombolette spray sui lenzuoli bianchi. Quando alle 10.30 i pullman da Salerno sono arrivati nella capitale è stata immediata l'immagine della presenza di massa.
Abstract: aspetto della riforma "Gelmini" che proprio non va giù è quello relativo al tempo scuola: «Il pensiero che qualcuno abbia solo immaginato e poi attuato una cosa del genere senza un discorso di tipo organizzativo anche per la famiglia mi fa rabbrividire. In una società come la nostra alla ricerca di riferimenti la scuola è fondamentale».
Abstract: preso parte alla manifestazione In piazza contro la Gelmini Sit-in in centro. Viale della Vittoria bloccato per un'ora JESI - Studenti in piazza per protestare contro il decreto Gelmini trasformatosi mercoledì in legge. Ieri mattina erano almeno cinquecento gli studenti scesi a manifestare lungo corso Matteotti che si erano dati appuntamento già alle 9 in piazza della Repubblica.
Abstract: della manifestazione contro la riforma Gelmini. «Su questa riforma sono olto chiaro: va male per il maestro unico e per i tagli indiscriminati all'Università; va bene per i voti in pagella e il voto di condotta. Ma uUna mobilitazione generica che non chieda alla scuola e all'Univeristà maggiore rigore, responsabilità e merito serve soltanto ai baroni universitari non agli studenti»
Abstract: 30 i Popolari si confronteranno sulla scuola e sulla riforma Gelmini alla presenza del segretario regionale Cisl Scuola Vincenzo Brancaccio. L'incontro promosso dal coordinamento Istruzione e Formazione dei Popolari, guidato da Lia Pannitti, vedrà anche l'intervento del dirigente scolastico Gianfranco De Simone del Liceo Cortese di Maddaloni, di Peppe Vozza presidente Agesci,
Abstract: contro la legge Gelmini, ci siamo sentiti offesi dai manifestanti che ci hanno rivolto pesanti insulti non rispettando la posizione da noi presa, pur avendo noi rispettato la loro. Nonostante la manifestazione studentesca si fosse dichiarata super partes - dunque non veicolata da ideologie politiche - sono state riprodotte ad alto volume canzoni e cori tradizionali di stampo tutt'
Abstract: insegnanti delle superiori esprime dissenso sul decreto Gelmini In piazza per opporsi alla riforma pesaro - La scuola è scesa in piazza ieri mattina per manifestare contro la riforma Gelmini, approvata mercoledì in Senato. Un migliaio, poi dispersi in tanti rivoli, tra studenti ed insegnanti degli istituti superiori di Pesaro, hanno marciato da piazzale Matteotti verso piazza del Popolo.
Abstract: ricerca che saranno provocati dalla legge Gelmini scendono in campo anche i dottorandi biologi. Ieri una rappresentanza composta da circa cinquanta dottorandi biologi precari nelle facoltà di Scienze e nel Cnr è stata ricevuta dal Guido Trombetti, il rettore della Federico II, al quale è stato consegnato un documento di solidarietà agli studenti e ai docenti in agitazione per l'
Abstract: Gelmini», ed è in programma oggi a partire dalle 17 nella cattedrale. «È una forma di protesta civile alla quale ci auguriamo che possa partecipare anche il cardinale Sepe che tanto sta facendo per il riscatto di Napoli», hanno detto il presidente del Consiglio degli studenti dell'Università Federico II di Napoli,
Abstract: agli ottomila napoletani che si riversano a Roma per protestare contro la riforma Gelmini. Stazione di Napoli compresa, dove, ieri mattina, c'erano una quarantina di agenti anti-sommossa pronti a intervenire. Ma sono rimasti un po' assonnati in un angolo a osservare sindacalisti, insegnanti, precari e studenti che partivano.
Abstract: Il gadget più visto in assoluto in questi giorni: un santino raffigurante la Gelmini.Non poteva mancare quindi anche nel maxi corteo di Roma
Abstract: Cori e slogan contro il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e metafore sui tagli che, secondo i manifestanti, la legge approvata comporterebbe alla scuola pubblica.
Abstract: La protesta di studenti e docenti contro la legge Gelmini. Corteo in città e delegazione ricevuta in prefettura
Abstract: Il decreto Gelmini è diventato legge dopo il passaggio in Senato. A Palazzo Madama, dopo l'approvazione alla Camera lo scorso 9 ottobre, la conversione in legge del decreto è avvenuta con 162 voti favorevoli e 134 contrari, tre invece sono stati gli astenuti.
Abstract: Oltre ottomila i napoletani a Roma per la manifestazione contro la riforma Gelmini.Organizzati per la maggior parte in bus i sindacati (50 quelli della Cgil, 15 quelli della Uil provenienti da Napoli città) ma anche gli studenti (27 i torpedoni) delel superiori. Gli universitari, invece, hanno preferito i treni ma, ha precisato Trenitalia, non sono stati accordati vagoni gratis
Abstract: Di fronte a ciò io divento come il più arrabbiato degli studenti universitari che protesta per la cosidetta riforma Gelmini.». Gli fa eco Franco Pepe: «Le nostre scuole sono sotto la scure. Una realtà produttiva come la Cantina è morente. L'ospedale è anche indotto economico. Di questo passo, per la zona più alta degli Alburni e la Valle del Calore, arriverà la morte civile».
Abstract: bianca anti Gelmini, anche contro la scelta del rettore Sani di minacciare lo sgombero forzato. Fortunatamente non è stato necessario alcun intervento delle forze dell'ordine e i ragazzi hanno smobilitato di prima mattina, lasciando l'aula più pulita di prima, come ha detto Matteo Palmioli durante l'ultima assemblea che si è svolta nel pomeriggio di ieri a Scienze della Formazione.
Abstract: qui a qualche tempo verranno estromessi dal mondo della scuola per effetto della riforma Gelmini (saranno 76 i docenti precari "tagliati" nel Piceno, in aggiunta ai 19 inerenti il personale Ata). Ricordate la legge 196/97, meglio conosciuta come "pacchetto Treu"? Erano tempi in cui le imprese chiedevano più flessibilità nel mercato del lavoro, già alle prese con una crescita lenta.
Abstract: Sciopero contro la riforma Gelmini i sindacati: siamo più di un milione Il ministro dell'Interno: centomila
Abstract: Gelmini". Lo scopo è di far prendere coscienza agli studenti dei contenuti della legge in modo che il 14 novembre prossimo decidano in piena libertà se aderire o meno all'iniziativa. "La legge Gelmini provocherà danni incisivi e forti sul grande patrimonio scolastico, di servizi avanzati e di qualità costruiti dai Comuni della vallata negli ultimi anni,
Abstract: ragazzi riunirsi a piazza Arringo per discutere insieme del decreto Gelmini che ormai è legge. Sul banco degli imputati il governo che per tutti i ragazzi che erano presenti sta distruggendo il loro futuro. "Non è una riforma, - afferma Mario Di Vito è solo una finanziaria che taglia i fondi alla scuola. Il governo dovrebbe tagliare altrove, ad esempio gli sperperi degli enti locali.
Abstract: provocherà forti disagi alle famiglie ed impoverirà ulteriormente i nostri paesi sia sotto il profilo socio-culturale che economico" Legge Gelmini, i Comuni non ci stanno Anche l'area montana alza i toni della protesta contro la riforma COMUNANZA E' allarme elevato nell'entroterra montano dei Sibillini per gli effetti della legge Gelmini sui tagli previsti nel settore scolastico.
Abstract: 3 Riforma Gelmini, a Roma in 200 Circa 200 ragazzi delle scuole superiore della città hanno preso parte alla manifestazione che si è tenuta a Roma contro la riforma, diventata legge, della Gelmini. Intanto i ragazzi del liceo scientifico Carlo Urbani hanno deciso di mettere fine all'occupazione per studiare forme di proteste alternative insieme all'
Abstract: il cosiddetto Decreto Gelmini trasformato in Legge l'altro ieri. Per affrontare i problemi dell'università in generale ma anche della realtà universitaria fermana in particolare. "Siamo davvero contenti hanno precisato gli organizzatori perché il nostro invito a partecipare rivolto anche alle altre realtà universitarie di Fermo è stato accolto con entusiasmo.
Abstract: La parodia. Due studenti a Milano: uno travestito dal ministro Brunetta e l'altro con la parrucca prova a imitare Mariastella Gelmini.
Abstract: La musica. Corteo a suon di musica a Palermo dove due camion con enormi casse diffondevano canzoni allegre e slogan anti-Gelmini.
Abstract: Il ministro. Dopo aver seguito ininterrottamente la maratona al Senato per l'approvazione del decreto, Maristella Gelmini ha disdetto ogni impegno nel giorno dello sciopero.
Abstract: Però da Cuneo a Lipari sembra sia tutto un presentare il conto, mentre la Gelmini dice d'ispirarsi a Obama: che c'entra il suo decreto con il candidato democratico? «Tecnicamente ben poco, però è vera una cosa: molti ministri si sentono molto più di sinistra, ossia dalla parte dei ceti più umili, dei dirigenti dei partiti di sinistra e dei sindacati.
Abstract: tutti concordi nel condannare aspramente la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti». «Aderiamo con convinzione - ha aggiunto il parlamentare - alla proposta di referendum abrogativo del decreto Gelmini lanciata dal Partito democratico, un'iniziativa sulla quale lavoreremo per costruire un'ampia convergenza tra mondo della scuola, mondo accademico e forze sociali».
Abstract: due binari quella vissuta a Bologna da Beppe Grillo tornato in piazza trascinato dalla riforma Gelmini. «Mi sentivo un verme a rimanere a casa - afferma - non mi andava di lasciare da soli questi ragazzi circondati da poliziotti infiltrati a prendere manganellate». E se per esserci ci scappa qualche insulto, nessun problema: «Ma sì, un vaffanculo me lo prendo anche io, mi sta bene.
Abstract: Ci sono i bimbi che ridono e gridano «chi non salta la Gelmini, è, è». Hanno fatto cartelloni colorati, gridano che per loro «i maestri sono unici», ma non «unico» come lo vuole e lo impone la Gelmini, detta «Marystar», chiamata anche «Beata ignoranza» sui santini che la ritraggono. Ci sono i leader dei sindacati dei confederali: Guglielmo Epifani (Cgil),
Abstract: tre punti chiave dal decreto Gelmini e dal decreto Tremonti (la manovra di luglio). Uno dei quesiti riguarderà la norma sul maestro unico. Più difficile intervenire sull'università, anche perché sono i tagli alla spesa il filo che lega le norme e la giurisprudenza della Consulta ha via via esteso il divieto costituzionale di referendum su leggi «tributarie e di bilancio»
Abstract: Le allegorie. Due grandi facce in cartapesta che rappresentano il volto del ministro Gelmini e di Berlusconi vengono issate in piazza del Popolo.
Abstract: Il santino. Spicca nel corteo anche un cartello-santino che raffigura il ministro Gelmini con una cornice di fiorellini e sotto la scritta «Beata ignoranzà».
Abstract: protestavano contro il decreto Gelmini. Slogan, cartelli colorati e rulli di tamburo hanno accompagnato gli oltre quattrocento studenti che frequentano il Liceo Classico della Certosa, l'Alberghiero di Marina Grande e l'Ipc di Anacapri. Alla manifestazione organizzata dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Axel Munthe si sono associati anche quelli del Liceo Linguistico privato,
Abstract: Alla manifestazione bolognese contro la riforma Gelmini, con musica, cori, striscioni e l'intenzione di bloccare la città a cominciare dai suoi luoghi simbolo, c'è stato anche qualche tafferuglio con le forze dell'ordine durante i quali un cronista è stato ferito da una bottiglia "volante".
Abstract: sulla sorella del ministro Gelmini, Cinzia, insegnante in un piccolo plesso elementare di Milzano, nel bresciano. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici e tra le assenti mancava anche lei, ma per motivi familiari. Già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare il clamore.
Abstract: Gelmini, dopo dieci anni di attesa e di continui rinvii, va attuato; ma le regioni replicano, non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l'anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire. E' ancora scontro tra regioni e governo sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che lo scorso 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa
Abstract: Gelmini ROMA - Tanti, tantissimi cortei, sparsi in tutta Roma che alla fine hanno trasformato la città in un unico serpentone di persone, provenienti da tutta Italia, composto da bambini, giovani, adulti. Il mondo della scuola e dell'università si è dato appuntamento nella capitale per contestare le politiche del governo in materia di istruzione proprio in concomitanza con lo sciopero
Abstract: Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Partito democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione comunista,
Abstract: e i tanti altri lavoratori solidali che sono scesi in piazza per contestare le politiche scolastiche del ministro Gelmini (e di Tremonti, Brunetta, Berlusconi....). Circa un milione soltanto a Roma, arrivati da tutta Italia - hanno stimato i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda) che hanno promosso la manifestazione di ieri.
Abstract: Assemblea all'Orientale: fronte unico anti-Gelmini ma qualche docente frena: riprendiamo le lezioni
Abstract: persone hanno sfilato ieri mattina per le vie del centro ad Ancona contro la legge Gelmini. "Noi la crisi non la paghiamo" lo striscione che ha aperto il corteo. Circa 600 i manifestanti a Jesi, tra studenti, docenti e genitori, mentre a Pesaro oltre l'80% degli studenti ha disertato le aule. A Macerata, l'Accademia di Belle Arti si è unita alla protesta con una lezione all'aperto.
Abstract: scontri e occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia la linea dura, attirandosi le critiche dell'opposizione e degli studenti. "Finora - spiega il ministro - il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita".
Abstract: Tutti in classe Governo: "Scontri iniziati a sinistra" «Ambarabà cici coco, la Gelmini proprio no». Si è letto di tutto sugli striscioni che campeggiavano nel corteo degli scioperanti della scuola. In migliaia ieri da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, in marcia per manifestare contro l'appena approvato Decreto Gelmini.
Abstract: hinterland contro la riforma Gelmini. A Nola, dopo una settimana di manifestazioni e cortei gli studenti nolani aderenti al movimento dell'Unione degli Studenti, così come quelli autorganizzati, si sono recati a Roma per partecipare alla manifestazioen nazionale contro la legge di riforma del sistema scolastico varata dal ministro Gelmini.
Abstract: Quando ho sentito a piazza Navona un imbecille urlare: «Gelmini vieni a pesca con noi ci manca il verme», uno degli slogan più idioti che girino da quarant?anni, mi sono cascate le braccia. Quando ho udito queste voci stanche, da imbonitori di Pinocchio, da piccoli Mangiafuoco della sommossa, ho pensato che questo Paese è irrimediabile, irriformabile, non curabile.
Abstract: per sostenere la mobilitazione degli studenti contro il decreto Gelmini. Ma quando è andato incontro al corteo di circa 15mila giovani (30mila per gli organizzatori) che stava imboccando via Zamboni, la via dell'università, l'accoglienza è stata a dir poco pessima: «Beppe Grillo pezzo di m...» ha intonato un gruppo alla testa del corteo.
Abstract: Sono ragazzi scaltri questi che contestano la Gelmini e il premier proprietario di tre reti tv, tra le quali proprio quella su cui va in onda il «Grande fratello». Perché, si sa, c'è onda e Onda. Ci scherza su Daniele De Vincenzo, coordinatore degli studenti medi: «Se ci fanno entrare nella casa del "Grande fratello", la occupiamo.
Abstract: decreto Gelmini. I circa 400 studenti che frequentano le scuole dell'istituto comprensivo «Axel Munthe» sono sfilati ieri in un lungo corteo partito da Piazzale Europa: organizzata dagli studenti delle scuole superiori, la manifestazione ha visto anche la presenza di insegnanti, genitori, alunni della scuola media Ippolito Nievo e delle elementari accompagnati da genitori e maestre.
Abstract: Gelmini, viene rotto dai docenti dell'Orientale. Chiedono collaborazione, dialogo e confronto ribadendo «l'inaccettabilità dei provvedimenti contenuti nella legge 133, chiedendone il ritiro», come indicato nel documento da loro sottoscritto insieme a ricercatori, dottorandi, assegnisti, contrattisti, personale tecnico-amministrativo,
Abstract: studenti e sindacati lungo le vie cittadine per protestare contro la legge Gelmini Centinaia in piazza per la scuola Solita guerra di cifre sui manifestanti: erano 3000 per i sindacati, 1500 per la polizia Belluno«A partire dal prossimo mese di novembre saranno molte le scuole bellunesi dove partirà l'autogestione».
Abstract: Annozero» parlando delle proteste contro la Gelmini («non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...») e degli alleati («Dio li fa e io me li accollo...») per poi ironizzare sulle smentite del premier: «Io li odio i politici. E non vada in giro a dire che li odio perché non è vero».
Abstract: giustamente preoccupata dallo stato dei conti pubblici, difende a spada tratta la Gelmini, ma non si rende conto di star commettendo un duplice errore. Il primo è quello di affrontare la riforma della scuola a colpi di tagli di bilancio, con una prospettiva da contabili, e senza una visione organica del suo ruolo e del suo futuro.
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (133 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (36 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (133 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (36 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa I CORTEI ANTI-GELMINI / IL GOVERNO "Gli scontri di piazza Navona sono stati innescati dalla sinistra" Il sottosegretario Nitto Palma ricostruisce i fatti: "Gli scontri più duri avviati da 4-500 giovani dei collettivi universitari". Protesta la sinistra, gioisce Storace Roma, 31 ottobre 2008 - Il governo spiega in aula,
Abstract: delle proteste studentesche contro il decreto Gelmini che "da Milano a Catanzaro si stanno risolvendo in vuoti cortei carichi di odio verbale, quando non in vere e proprie aggressioni fisiche, contro le forze di Polizia chiamate a garantire la sicurezza dei manifestanti". Prosegue Franco Maccari: "Mi piacerebbe poter proporre di cessare immediatamente i servizi di ordine pubblico -
Abstract: un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti [2] di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell'[3] Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere. Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell'anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera.
Abstract: ha approvato il Decreto Gelmini consegnando alla scuola italiana un futuro di arretratezza e incertezza. Quando con protervia e arroganza un governonon ascolta chi - genitori, docenti e studenti insieme - esprime la propria contrarietà verso un provvedimento che distrugge di fatto la scuola primaria;
Abstract: Pordenone Anche la città ha vissuto la sua giornata di protesta contro la legge Gelmini. Non certamente nelle proporzioni registrate in altri punti d'Italia, ma un gruppo di circa 100-120 studenti ha voluto far sentire ieri la propria voce in piazza XX Settembre. Una manifestazione, quella andata in scena in città, a scoppio ritardato: saltato il sit in previsto per le 8.
Abstract: poco conta che sul ponte ci fossero i manifestanti anti-Gelmini, forse manco lo sapevano; lo stesso malumore (ma è un eufemismo) sarebbe stato riservato a qualunque altro tipo di corteo, dai camionisti agli agricoltori. Perchè chi occupa il ponte della Libertà di fatto blocca una città: i mestrini e i veneziani, già prostrati da emergenze viabilistiche di vario tipo,
Abstract: Anche Pordenone ha vissuto la sua giornata di protesta contro la legge Gelmini. Non certamente nelle proporzioni registrate in altri punti d'Italia, ma un gruppo di circa 100-120 studenti ha voluto far sentire ieri la propria voce in piazza XX Settembre. Una manifestazione, quella andata in scena in città, a scoppio ritardato: saltato il sit in previsto per le 8.
Abstract: varata dal ministro Gelmini». Temi con i quali il numero uno della Cisl sceglie di aprire il consiglio generale perché per affrontare seriamente il problema della qualità e dell'efficienza delle amministrazioni e dei servizi pubblici il governo, anziché denigrare chi lavora, dovrebbe rispettare le scadenze per il rinnovo dei contratti mettendo a disposizione le risorse necessarie»
Abstract: LEGGE GELMINI Scuola e sciopero, "azzurri" pronti ad andare in Procura San Vito al TagliamentoIl gruppo di Forza Italia giovani di San Vito «condanna le proteste e le sommosse di questi giorni in atto contro l'ormai legge Gelmini ed esprime a esso il suo totale sostegno».
Abstract: Chi non salta la Gelmini è!». Con simpatia dai (pochi) passanti è stato accolto il «Cara Maria Stella riforma tua sorella!», mentre non tutti hanno capito cosa c'entrassero le note di Bella ciao.STUDENTI. «Non è giusto tagliare nella scuola pubblica» ha affermato Michel, del liceo Dal Piaz di Feltre, mentre secondo Martina,
Abstract: Quella della Gelmini non è una riforma, ma un taglio alla scuola». E' dura la presa di posizione del senatore Maurizio Fistarol.«I provvedimenti sulla scuola sono una semplice applicazione delle misure già decise nell'articolo 64 della finanziaria 2009, che prevede tagli ai capitoli di spesa della scuola per 7 miliardi 800 milioni di euro»
Abstract: a protestare contro la legge Gelmini. Tantissimi, molto più del previsto. «Fino ad oggi siamo riusciti a portare in piazza 2.000 persone - aveva detto alla vigilia del corteo Tommaso Cacciari, nella veste di portavoce del comitato studentesco - Mi auguro che la manifestazione possa confermare, se non superare queste presenze».
Abstract: legge Gelmini. Sono arrivate verso le 10 al parco San Giuliano, hanno parcheggiato l'auto e poi, a piedi, con una buona dose di incosciente coraggio, verso il Ponte. Con i cinque bimbi al seguito, di cui una in passeggino. «Lo facciamo per il futuro dei nostri figli spiega Elena Vidali, di Mira perché si va verso una riforma sbagliata che non garantirà più tanti servizi scolastici,
Abstract: contro la riforma del ministro Gelmini e sono stati di parola. Ieri mattina quasi 8mila ragazzi delle scuole superiori e universitari (5mila secondo la Questura) hanno sfilato occupando la carreggiata sinistra del ponte della Libertà. L'appuntamento era a piazzale Roma e già alle nove del mattino gli studenti delle scuole superiori erano radunati ai piedi del ponte di Calatrava,
Abstract: Gelmini, tanti bambini con i capi ornati da coroncine di carta con la scritta "La scuola sono io". Si è parlato anche del referendum sul decreto Geliini ipotizzato dal Pd. «Il referendum può essere un'arma a doppio taglio - commenta Fabio Manzelle, uno degli organizzatori della manifestazione - perché è difficile superare la fatidica soglia del 50 per cento degli aventi diritto al
Abstract: La riforma Gelmini discussa dagli allievi dell?istituto sanvitese raccolti nella sala "Don Pietro Alverà" di Cortina all?insegna dello slogan "Contesta....con testa!" I ragazzi del Classico: «Protestiamo ma non in piazza» A conclusione dell?assemblea il Comitato studentesco ha espresso soddisfazione per la riuscita dell?
Abstract: contro il decreto Gelmini. A Roma è stato organizzato un maxicorteo, al quale erano presenti oltre 300 comaschi. «Una manifestazione incredibile - sottolinea dalla Capitale Gerardo Larghi, segretario comasco della Cisl Scuola - e anche a livello locale l'adesione allo sciopero è quadruplicata rispetto al solito.
Abstract: Istruzione Gelmini per studiare un'adeguata riforma universitaria». L'annuncio del rettore dell'Università dell'Insubria, Renzo Dionigi, è giunto ieri mattina, proprio mentre a Como sfilava il corteo studentesco contro la riforma. Tralasciato ogni commento sulle proteste, il rettore è stato molto esplicito nella sua analisi del mondo dell'
Abstract: dibattere i temi legati alla riforma PortogruaroRiforma Gelmini, mentre il Comune si attiva per capire quali saranno le ricadute della nuova legge nelle scuole di Portogruaro, i ragazzi dell'Università preparano una lezione in Piazza della Repubblica. In occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati della scuola per protestare contro l'approvazione del Decreto Gelmini,
Abstract: scuola prevista dalla Gelmini perde ben mille ore di insegnamento nel corso di un quinquennio, e cioè un tempo pari ad un intero anno scolastico attuale, il secondo è che le famiglie, le comunità paesane e parrocchiali e la società italiana in generale non sono più in grado, dall'oggi al domani, di riempire il vuoto formativo che lascerà la scomparsa della pluralità dei docenti;
Abstract: servizi previsti nel decreto Gelmini di cui dovranno farsi carico proprio i comuni. Anche le scuole superiori del centro studi hanno raggiunto alte percentuali di partecipazioni allo sciopero: dal liceo Magrini all'istituto Marchetti, fino all'Isis D'Aronco, tutti hanno contato molti insegnanti e studenti che hanno voluto prendere parte alle manifestazioni che erano in corso a Udine.
Abstract: discutere alcuni punti della riforma Gelmini e riflettere su delle proposte concrete per la salvaguardia della nostra scuola.Siamo preoccupati per la poca chiarezza che c'è in merito alle decisioni e cambiamenti che riguarderanno la specificità degli Istituti d'Arte, dal momento che essi sono un connubio tra liceo e istituto tecnico: affiancano infatti ad una solida base culturale,
Abstract: sulla scuola locale Consiglio aperto sulla legge Gelmini CanevaÈ convocato oggi alle 20 nell'Auditorium comunale di via Trieste, un consiglio comunale straordinario e aperto al pubblico, con all'ordine del giorno un unico punto di discussione: il Decreto Legge 137 del 1. settembre 2008 Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università, meglio conosciuto come decreto Gelmini.
Abstract: protesta degli studenti e degli universitari contro la riforma Gelmini. Il corteo dei giovani - accompagnati da molti genitori e insegnanti - era imponente per dimensioni (circa tremila persone) e ha attraversato tutto il centro cittadino. Applauditissimo il sindaco Furio Honsell che si è unito al corteo dei giovani e poi si è recato in piazzale Kolbe, dove venivano celebrati i trent'
Abstract: casca la Gelmini, vincono i bambini Marco e la sua classe hanno scoperto l'impegno sociale e la lotta per le giuste cause. W la scuola e il diritto allo studio, e anche al non-studio, se occorre La settimana di preparazione è intensa, ma l'obiettivo è uno solo anche se declinato in molte forme: sciopero, manifestazione,
Abstract: la sua morte con la legge Gelmini Ore 8.30: va di scena il funerale della scuola pubblica. Anche Rovigo, Badia Polesine, Adria e in altri comuni del Polesine, hanno dato voce alla protesta degli studenti contro la legge Gelmini sulla riforma scolastica. Approvato il decreto ministeriale nella mattinata di mercoledì, infatti, già dal prossimo settembre ci saranno parecchie novità,
Abstract: Sempre ieri un corteo di studenti di Remondini, Itis, Einaudi, Brocchi e Da Ponte è partito dal Centro studi ed è sfilato in centro fino a via Jacopo da Ponte. I partecipanti, dopo aver manifestato in piazza il loro dissenso rispetto al decreto Gelmini, hanno avviato dibattiti e discusso con un esponente del Comune.
Abstract: Scanagatta La manifestazione contro la conversione in legge del decreto Gelmini ha avuto molti effetti importanti. Il più evidente è probabilmente quello di avere risvegliato dal torpore molti cittadini sul tema della scuola. Dopo decenni di scarsa presenza delle famiglie su questo dibattito, la paura della crisi e della diminuzione di servizi sta portando in piazza anche le famiglie,
Abstract: approvazione del decreto Gelmini, in cui i genitori di tutte le scuole italiane vivono preoccupati questo cambiamento storico per i loro figli, il presidente della camera Fini, il ministro della difesa La Russa e altri parlamentari di An si occupino di un piccolo paese di provincia dove il problema non è la non partecipazione al 4 novembre,
Abstract: Oggi (ieri ndr) la cancellata dell'elementare è tappezzata di striscioni contro la Gelmini, e li abbiamo lasciati lì pur non condividendo. A metterli sono stati gli stessi insegnati che hanno protestato quando si è passati dal maestro unico a più insegnati e non perché vogliano bene ai bambini, ma perché sono politicizzati».
Abstract: La riforma Gelmini metterà a rischio in Polesine 150 posti e alcune scuole» L'atteso incontro promosso dal coordinamento del Pd tagliolese, guidato dal giovane Davide Piva, sugli effetti della contestata riforma Gelmini della scuola italiana, ha visto la presenza di personalità del mondo politico, sindacale ma anche insegnanti e genitori.
Abstract: il proprio no alla riforma Gelmini. La Gelmini al governo e la scuola va all'inferno, I tagli solo al bar, Il Malignani è nostro, la Gelmini è un mostro, alcuni degli slogan ideati dagli studenti più grandi. Ma anche le insegnanti della scuola dell'infanzia si sono attrezzate con cartelloni a difesa dei propri piccoli alunni: Scuola dell'infanzia addio.
Abstract: In fondo cosa ne può sapere il ministro Gelmini che non ha figli e che non vive il mondo della scuola?». Un pensiero che trova concordi praticamente tutti i manifestanti che ieri erano a chiedere, soprattutto, un maggior coinvolgimento nelle scelte di chi quotidianamente vive ed opera nel mondo della scuola.
Abstract: ieri hanno invaso le strade del centro cittadino per opporsi alla riforma Gelmini. «Sono qua, in prima fila, a difendere la mia scuola ha spiegato dietro lo striscione che sosteneva insieme ai suoi compagni, Ilaria Furlan -. Sono al liceo scientifico tecnologico Malignani di Udine. Noi abbiamo tante ore di insegnamento in laboratorio che, togliendo gli insegnanti tecnico pratici,
Abstract: decreto Gelmini. Ma Forza Nuova ne sostiene la validità Celebrato il funerale della scuola Un corteo silenzioso e i ragazzi vestiti a lutto con una bara di cartone hanno percorso le strade Ore 8.30: va di scena il funerale della scuola pubblica. Anche Rovigo, come tante altre città d'Italia, ha dato voce alla protesta degli studenti contro la legge Gelmini sulla riforma scolastica.
Abstract: LA PROTESTA ANTI-GELMINI Non c?è stata solo la delegazione di 500 persone al corteo di Roma Ieri anche Vicenza ha risposto in modo massiccio con una sfilata dalla stazione al provveditorato Aule svuotate: gli studenti e i prof in strada Al Pigafetta qualche rinuncia per le alte detrazioni.
Abstract: istituto per dibattere e valutare la situazione della scuola sugli effetti del decreto Gelmini. Pensavamo di riuscire a comporre un corteo per sfilare verso il centro di Badia, ma diversi di noi avevano già deciso di partecipare alle manifestazioni di Rovigo, Este e Ferrara e quindi non abbiamo fatto nulla, così dopo la foto simbolica ci siamo mossi verso le altre manifestazioni».
Abstract: Gelmini e subito dopo dai jeans in occasione, intellettuali in disarmo usciti per la brioche e catapultati in privati deja-vù del '68. Ecco come lo sciopero studentesco di ieri, giorno di mercato, moltiplica all'infinito l'illusione ogni settimana regalata dalle bancarelle di piazza dei Signori su un mondo che per magia si ritrova tutto qui,
Abstract: Gelmini , su a Palazzo Bonin Longare, sede degli Industriali, altri studenti giunti da tutta la provincia ricevevano i riconoscimenti per il concorso Storie d'impresa.Ad aggiudicarsi il 1° premio quest'anno è stato l'Isis di Asiago per lo studio condotto sul Caseificio Pennar, ma in una giornata particolare di protesta,
Abstract: orienteering Studenti ed insegnanti in piazza contro la riforma Gelmini anche ad Adria. Nella centralissima piazza Garibaldi, i manifestanti per circa due ore, con striscioni e slogan, hanno contestato i provvedimenti del governo in materia di scuola per «una istruzione migliore ed un futuro migliore». Sfruttando il palco usato per l'orienteering nei giorni scorsi,
Abstract: riflessione e la comprensione del significato del decreto del Ministro Gelmini sono intense.La riforma del Ministro Gelmini trasformerà radicalmente la scuola italiana. Partita con provvedimenti come i grembiulini e il voto di condotta che fa media con gli altri voti, favorendo piuttosto i ragazzi mediocri rispetto ai bravi , ora il progetto ha assunto i suoi caratteri fondamentali.
Abstract: la nuova legge di riforma del ministro Mariastella Gelmini. L'adesione è stata elevata in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per la prima volta in piazza gli studenti, i professori ed il personale Ata, sia delle superiori che delle medie Pierobon. Il raduno degli studenti nel piazzale dello stadio dove si trovano l'industriale Meucci, il liceo Caro e l'istituto d'arte Fanoli.
Abstract: A chi sta protestando contro queste riforma il ministro Gelmini ha più volte detto che non ci saranno licenziamenti, ma un riordino di una scuola ormai fuori controllo. Difendere lo Stato attuale, significa difendere una struttura che in questi anni è diventato un vero e proprio ammortizzatore sociale, a scapito del merito e della qualità sia degli alunni che degli insegnanti.
Abstract: oggi non siamo a scuola perchè i decreti voluti dai ministri Gelmini e Tremonti mettono in discussione il diritto dei nostri figli ad avere una scuola efficiente". Sotto accusa il decreto Gelmini, ora legge che ha attirato a Roma oltre 1.500 padovani, capeggiati da Totò Mazza (Cgil), Nereo Marcon (Cisl), Giuseppe Morgante (Uil), Leopoldino Lago (Snals), Francesco Bortolotto (Gilda)
Abstract: Gelmini si sono riuniti gli studenti di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord per prendere le distanze dal metodo con il quale certi esponenti della sinistra stanno portando avanti la protesta tramite l'occupazione rumorosa di spazi indispensabili all'attività didattica di tutti, per affermare il diritto allo studio di chi paga le tasse universitarie e le minacce di pochi
Abstract: Gelmini Ignoti hanno agito poco prima della manifestazione in programma in centro Montebelluna(L.Bon) A Montebelluna, stracciati i cartelli di solidarietà alle maestre. Si tingono di giallo, nel Comune montelliano, le proteste anti-Gelmini. La scorsa notte, infatti, poco prima dello sciopero generale e della manifestazione in programma in centro,
Abstract: gli scioperanti e i manifestanti convenuti a Roma contro la Gelmini, contro il Governo, contro chiunque voglia tentare di riformare la malauniversità e la malascuola». E secondo l'assessore veneto alla sanità Sandro Sandri la vicenda del ginecologo dotato del dono dell'ubiquità «è la dimostrazione che nella sanità veneta chi fa il furbo ha ottime probabilità di venir smascherato»
Abstract: decreto Gelmini: nove di loro (2 del Petrarca, 5 della Manzoni e 2 delle medie), non hanno, infatti, aderito allo sciopero indetto per ieri dalle organizzazioni sindacali di categoria e si sono regolarmente presentati sul "posto di lavoro".Con loro disappunto e sorpresa tuttavia non hanno potuto entrare nelle rispettive aule per adempiere al loro dovere avendo trovato il cancello d'
Abstract: scontri e occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia la linea dura, attirandosi le critiche dell'opposizione e degli studenti. «Finora - spiega il ministro - il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita».
Abstract: Il ministro Gelmini ha poi fatto sapere che affronterà ora di petto il problema dell'università: ottima notizia, se confermata. Pare che stavolta si procederà con un disegno di legge e su questo punto non sappiamo che dire. In astratto è la via giusta per un confronto parlamentare (e di opinioni) a 360 gradi, in concreto c'è il rischio che si apra l'
Abstract: Gli ingredienti ci sono tutti e la protesta contro il decreto Gelmini, approvato il giorno prima, ha inizio. Nessuna scena di pestaggi, nessun segno politico: Treviso si è confermato davvero molto lontano da Roma. Viceversa, fra le tante grida di protesta ce n'è stata una particolare, quasi bizzarra rispetto alle altre: quella del professor Aldo Sartoretto, docente di diritto,
Abstract: benissimo racconta Gaia Righetto del liceo classico Canova Abbiamo visto tanta gente che è contro la riforma Gelmini. La protesta non si fermerà adesso anche se il decreto è già stato firmato. Oggi gli studenti trevigiani continueranno a dire no al decreto Gelmini diventato legge: la loro protesta scenderà con molta probabilità in piazza della Vittoria per Funerale della scuola pubblica.
Abstract: Gelmini. E, ad ulteriore dimostrazione che non sarà certo la piazza a fare indietreggiare il governo, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, comunica che chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato: un pugno sbattuto su un tavolo arroventato, ma anche un modo indiretto per spuntare le armi polemiche di chi aveva interpretato le dichiarazioni
Abstract: Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Ad accompagnare gli studenti medi e universitari e i lavoratori della scuola in protesta c'era l'orchestra del Teatro Regio, che ha eseguito musiche di Verdi e di Rossini.A Brescia, la città del ministro Gelmini, gli studenti hanno occupato i binari della stazione per circa un'ora.
Abstract: Gelmini, dopo dieci anni di attesa e di continui rinvii, va attuato; ma le regioni replicano, non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l'anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire.È ancora scontro tra regioni e governo sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che lo scorso 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa
Abstract: dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli di immigrati in classe sono anche il 40 per cento. «La signora Gelmini - ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale della Cgil scuola - aveva già deciso di assentarsi da scuola per ragioni familiari.
Abstract: a protestare contro la legge Gelmini e a promettere che ci saranno ancora altri cortei contro la riforma scolastica: «Questa manifestazione è solo l'inizio».A Venezia gli studenti dovevano partire da Piazzale Roma, percorrere il Ponte della Libertà e una volta arrivati alla fine del Ponte tornare indietro.
Abstract: RomaLo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza - anche se solo per mezza giornata - il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Pd con una nutrita delegazione guidata da Veltroni, Idv, Prc, Pdci, Sd e Verdi.
Abstract: dal corteo di protesta contro la riforma Gelmini che dalle 9.30 ha sfilato per le vie del centro del capoluogo emiliano e al quale il comico genovese aveva portato la propria solidarietà. Pare che a contestarlo fossero una trentina di giovani dei centri sociali. Appena la testa del corteo lo ha scorto, si è levato il grido «Beppe Grillo non lo vogliamo,
Abstract: Protestano e poi mandano i figli alle private» «In mezzo ai cortei contro il ministro Gelmini molti sono gli ipocriti e i bugiardi: Epifani, e quelli che sono contro il governo ma mandano i propri figli a scuola dalle suore». «Dunque - afferma il governatore veneto Galan (foto) - sarebbe la Gelmini la nemica della scuola pubblica?
Abstract: Lo sciopero contro la legge Gelmini sbanca l'istituto comprensivo primo di Vittorio Veneto. Nelle sue 4 scuole d'infanzia e nelle 6 scuole primarie l'adesione degli insegnanti è del 99,9\%, riferisce la dirigente didattica Maristella Bosu. Alla scuola media Da Ponte, invece, siamo al 70\% di assenze.
Abstract: Italia per protestare contro la legge della Gelmini. Si è conclusa con una lezione del professor Bordignoni sui campi elettromagnetici, proprio nel bel mezzo di piazza del Popolo, la manifestazione che ieri ha visto sfilare in corteo circa duecento persone, fra studenti, docenti e ricercatori del polo pontino.
Abstract: INCERTEZZE DA DECRETO Quale sarà il futuro del tempo pieno in seguito al decreto legge Gelmini (n. 137 dell?1/9/2008) appena approvato in Senato? In un clima di confusione politica, con l?opposizione che dichiara che il tempo pieno è a rischio e il governo preoccupato di garantire che sarà addirittura aumentato, cerchiamo di capire che cosa dice il decreto.
Abstract: la vicenda della scuola ha portato a qualche perdita di consenso nei confronti del ministro Gelmini e del governo causata in buona sostanza da una vasta azione di disinformazione".Secondo il cavaliere "si è mentito e si continua a mentire spudoratamente sul decreto con tutte le modifiche che al contrario di quello che pensa l'opposizione sono sacrosante, e dovute al buon senso".
Abstract: ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione".
Abstract: chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità.
Abstract: Politica Articoli correlati: *Scuola, manifestazioni: i dati dei sindacati *Scuola, protesta Dl Gelmini: "Youtube scopre infiltrato" *Maroni: "Chi occupa, sara' denunciato alla magistratura" Guarda tutti i correlati
Abstract: "Gelmini aripiate!" forse il messaggio politico non è tanto chiaro, ma la distanza del mondo scolastico dal decreto tagliafondi alla scuola c'è tutta. Qualcosa mi divide dai miei colleghi di Centrodestra in Aula, nessuno di loro sembra interessato a quanto sta succedendo nel mondo della scuola e nelle piazze,
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (43 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (43 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (43 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: aspettando la Gelmini (31/10/2008 17:40) | (Sesto Potere) - Padova- 31 ottobre 2008 - Sono ancora in corso le numerose mobilitazioni anti-Gelmini a Padova e provincia. Lo sciopero generale è sicuramente riuscito e la responsabile partecipazione di Forza Nuova, Lotta Studentesca e Destra Universitaria stanno coinvolgendo migliaia di studenti,
Abstract: sarebbe come paragonare Giovanni Giolitti a Maria Stella Gelmini (oggi non volevamo parlare di donne, ma Maria Star, dopo il successo dello sciopero, è ancora nei nostri pensieri) . Il secondo uomo che volevamo ricordare è il sopracitato Joe the plumber, Joe l?idraulico, l?uomo della strada,che però aveva qualche conticino in sospeso con la sua cartella esattoriale.
Abstract: manifestazioni anti Gelmini andato in onda in prima serata sulle tv nazionali. Il 5% con punte del 10 % per la diretta di sabato 26 ottobre che ha seguito la manifestazione nazionale a Roma del partito democratico: sono i risultati oggettivi a provare quanto vale per la7 il lavoro dei giornalisti e quanto bisogno c'e' oggi in Italia di un' informazione che apra una finestra sulla realta'
Abstract: Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “
Abstract: Cronaca Roma Al corteo studenti e militanti da tutta Italia. Veltroni: ?Il governo ascolti il popolo?. Berlusconi: ?Sinistra scandalosa? Scuola, lo sciopero ?occupa? Roma La manifestazione dei sindacati no-Gelmini: ?Siamo un milione?
Abstract: decreto Gelmini mi fa veramente sorridere?. E? quanto dichiara in una nota Barbara Saltamartini, parlamentare del Pdl. ?Il presidente Zingaretti - prosegue Saltamartini - evidentemente non sa cosa prevede il decreto approvato dai due rami del Parlamento: voto in condotta, maestro unico, educazione civica e tempo pieno nulla hanno a che fare con le competenze della Provincia di Roma.
Abstract: Gelmini che riporta l'ordine nelle scuole, da Marcello Dell'Utri - "bravissima persona" - alla maggioranza che dovrebbe avere il coraggio di "affondare il bisturi". Gelli - condannato nel 1994 a 12 anni per frode nell'ambito del processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano - oggi è intervenuto a Firenze alla presentazione di un programma in nove puntate che andrà in onda da lunedì
Abstract: Gelmini e le sinistre ne è un esempio lampante. Per questo va lanciata subito un'iniziativa coraggiosa: una presenza e una proposta unitaria di tutta la Sinistra per l'area metropolitana milanese. E non una riedizione di assemblaggi politicisti confezionati nei palazzi, come fu l'Arcobaleno, bensì una proposta da costruire insieme a tutte le realtà sociali,
Abstract: Sulla stampa e in televisione passavano solo la Gelmini e il codazzo di pennivendoli schierati e genuflessi, anche quando erano comodamente seduti nei vari salotti televisivi di Vespa ecc. a straparlare di cose come la scuola, la pedagogia, la didattica, delle quali non hanno conoscenza e competenza alcuna.
Abstract: facendo sapere che la Riforma Gelmini è cosa buona e giusta perché "ripristina un po' di ordine", mentre il lodo Alfano andrebbe cancellato perchè "al Governo dovrebbero andare persone senza macchia", certo tenendo conto che "la magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove", come dimostra il caso Dell'Utri che, sempre secondo il venerabile giudizio,
Abstract: Basta vedere la ministra Gelmini al Senato durante l'approvazione del decreto che porta il suo nome. è livida di rabbia. Dovrebbe essere orgogliosa, invece sembra una vescica di bile pronta ad esplodere. Chissà con chi ce l'ha. Se con i milioni di studenti e docenti in piazza o con Tremonti che s'è presa gioco di lei penalizzando il ministero dell'
Abstract: futuro a rischio per le nuove generazioni minacciate dalla riforma Gelmini Ho 63 anni, sono figlio di un ex combattente scampato all'eccidio delle Fosse Ardeatine con molti anni di prigionia, una persona che lottò per la nostra DEMOCRAZIA e per una ITALIA libera e unita. Un padre che mi ha trasmesso nobilissimi ideali e ha affrontato la vita con coraggio e spirito di sacrificio che,
Abstract: ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione".
Abstract: Gelmini poiché mai come in questa occasione è emerso un clima disteso non solo tra docenti ed alunni ma soprattutto tra giovani ed istituzioni (curioso è stato il "bagno di folla" del Sindaco Merli tra un gruppo di studenti della platea). Il Teatro delle Energie di Grottammare ha infatti ospitato la giornata conclusiva del concorso Gel Giovani Energie Latenti dove hanno presenziato
Abstract: Riforma Gelmini. "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di ordine", ha detto l'ex Gran maestro della P2. "Il maestro unico è molto importante - ha spiegato - perché, quando c'era, conosceva l'alunno. Poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito,
Abstract: accordo con la riforma Gelmini perchè ripristina un pò di ordine». Secondo Gelli, «il maestro unico è molto importante perchè, quando c?era, conosceva l?alunno» e poi «il tema dell?abbigliamento è importante perchè l?ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito».
Abstract: Gelmini" e un disagio ormai insostenibile da parte di docenti, famiglie e studenti, ma l'emergere di esigenze e proposte per un futuro migliore della Scuola pubblica, dell'università e della ricerca. Pertanto la FLC non si fermerà fino a quando il Governo non rivedrà la sua posizione,il percorso in contrapposizione alle politiche governative attuate oggi nei confronti della scuola
Abstract: ordine del ministro Gelmini ma soprattutto ha chiarito bene che il suo venerabile, naturale successore è Silvio Berlusconi. A lui consegna lo scettro. Poi un passaggio sul terrorismo che deve far riflettere. E tenere vigile l'attenzione nei prossimi giorni. Gelli ha detto di vedere terreno ''fertile'' per un eventuale ritorno delle Brigate Rosse.
Abstract: 10 commenti "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (47 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
Abstract: Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “
Abstract: 07 Il racconto In viaggio in pulman da Brindisi alla capitale nell'onda della protesta contro la Gelmini. Grazie alla ministra, ho ritrovato tanti volti che avevo perso di vista. Da Roma a casa ho portato tante cose: il sorriso di Tina, maestra alla quale i bimbi hanno scritto una bellissima lettera; le orecchie deliziate dalla creatività musicale di tanti ragazzi per la strada.
Abstract: idea di un referndum contro il decreto Gelmini. Ipotesi subito bocciata dal realismo di Massimo D?Alema: «Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all'incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti»
Abstract: dedicata al decreto Gelmini, vestendo i panni di Berlusconi-Cesare Sabina Guzzanti (Ap) ROMA - L'aveva annunciato dal suo blog: «Sono felice di annunciarvi in anteprima che ho registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di Annozero di giovedì sera». Promessa mantenuta: Sabina Guzzanti è apparsa, nelle vesti del premier,
Abstract: alla legge Gelmini che riporta l'ordine nelle scuole, al fatto che: "Tutti si sono abbeverati al piano di Rinascita Democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae". Tra le altre cose ha ricordato un aneddoto di quando era ricercato su richiesta della [6] commissione d'
Abstract: éducation qui appelaient à la manifestation contre le décret Gelmini, adopté par le Sénat mercredi. Ces dernières semaines, le gouvernement de Silvio Berlusconi a tenté de discréditer un mouvement qui est le plus fort dans le monde de l'éducation depuis une trentaine d'années. d'autres réformes à venir « Ce n'est pas un projet de réforme, seulement des coupes budgétaires.
Abstract: imitazione della Gelmini e della Maestra unica, della Carfagna e di Brunetta. Quest'ultimo sarà infatti la novità di ?Crozza Italia?. Seduto su un divano rosso eliminerà Comuni, Province e Regioni. Tornerà, ?pacatamente?, anche Crozza-Veltroni e un?irresistibile imitazione del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi con un il sottotitolo ?
Abstract: accordo con la riforma Gelmini perche' ripristina un po' di…il maestro unico e' molto importante perche', quando c'era, conosceva l'alunno, e poi il tema dell'abbigliamento e' importante perche' l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito. Bisognerebbe ripristinare la personalita' del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore e'
Abstract: riforma Gelmini" la scuola ed i suoi problemi sono decisamente all'ordine del giorno su tutti i mass-media. Che dire: ne hanno discusso tutti, ma proprio tutti, quindi, per quel che serve, ecco i miei 2 cents. Una cosa di cui si è sentito parlare spesso è il livello raggiunto dalla quota dei fondi scolastici che viene destinata al pagamento degli stipendi dei docenti.
Abstract: il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (47 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (
(
da "Gazzetta di Mantova, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
IL DIBATTITO ORA DIAMO I VOTI A MARIASTELLA PECCATO, RIMANDATA O BOCCIATA Inserendomi nel dibattito sulla riforma della scuola, avendo una figlia che frequenta il 3º anno in una scuola superiore della provincia di Verona, vorrei sottoporre all'attenzione dei lettori una sintesi dell'analisi espressa dai ragazzi del «Blocco Studentesco», realtà poco conosciuta nel mantovano, di cui mia figlia fa pienamente parte. Mariastella Gelmini, il ministro della Pubblica istruzione e dell'università (non sia mai che si sprechino i soldi per fare un ministero ad hoc per gli atenei) è uno dei ministri più criticati del governo Berlusconi. Viene da pensare che la sinistra l'avrebbe criticata anche se fosse stata la migliore ministra del mondo, resta il fatto che di cose che non vanno bene ce ne sono un pò troppe. Ma vogliamo essere buoni, e cominciamo a vedere qualche provvedimento giusto. Caro libri. La Gelmini ha detto: «Abbiamo ribadito la volontà ferma di suggerire che la riedizione dei libri avvenga solo dove strettamente necessario, ossia ogni 4 o 5 anni, lasso di tempo entro il quale i libri non possono essere cambiati». Finalmente viene portato alla luce il problema delle inutili riedizioni dei libri ogni anno, buone solo a ingrassare la mafia delle case editrici. Ma le case editrici accetteranno il «suggerimento» della ministra? Perché non intervenire in maniera decisa, invece di limitarsi a suggerire? Noi una proposta l'avremmo, fermerebbe le speculazioni sui libri, abbatterebbe i costi e farebbe scegliere e controllare il libro a studenti e docenti insieme: libro di testo unico. Giudizio: bene parlare del problema, ma soluzione inefficace. Voto 6. Ritorno al voto numerico e al grembiule. La Gelmini ha detto: «Nella scuola serve chiarezza e compete agli insegnanti definire il livello di apprendimento degli alunni in ogni singola materia. Quindi ritorniamo ai voti accompagnati dai giudizi che però avranno una valenza diversa, ovvero di essere esplicativi del risultato conseguito». Stop dunque ai vari distinto, discreto, sufficiente con lacune ecc, o alle lettere dell'alfabeto, utili solo all'ipocrisia del politicamente corretto a tutti i costi. Meglio i voti numerici, sono più chiari. Riguardo al grembiulino Mariastella ci dice: «I grembiulini sono pratici e ugualitari. Allontanano dai bambini più piccoli il timore di sporcarsi ma, sopratutto, cancellano l'insana competizione sulle griffe». Finché si parla di scuole elementari ci sta. Si potrebbe parlare per ore del significato della «divisa», o sul senso di appartenenza alla propria scuola. Di sicuro che fra i bambini si creino disuguaglianze per i vestiti più o meno firmati non è bello. (In Giappone si usa la divisa anche alle superiori). Giudizio: Provvedimenti giusti, ma non fondamentali. Voto 7. Tagli alle scuole e maestro unico. Via 87.000 docenti e 40.000 non docenti, soppressione di centinaia di scuole nei piccoli Comuni e accorpamento di un gran numero di istituti. Volere una scuola più efficiente è giusto, ma servono tutti questi tagli? Siamo il Paese che spende meno per l'istruzione, base di ogni società, di ogni nazione, qualcosa da tutelare e incentivare. Non da tagliare. Senza contare che decine di migliaia di persone perderanno il posto di lavoro, e migliaia di studenti avranno disagi per raggiungere scuole lontane. Nelle scuole primarie ritorno al maestro unico. E' meglio per un bambino? Meglio un punto di riferimento anziché due? E con i tagli effettuati e le classi sempre più numerose, una maestra unica con una classe di trenta bambini non sarà in difficoltà? E' meglio avere due maestri, uno che cura la parte letteraria e uno quella scientifica. Giudizio: male sia i tagli alla scuola che il maestro unico. Voto 5. 5 in condotta. La posizione della Gelmini: «Col 5 si verrà bocciati, mentre in generale il voto farà media, e contribuirà alla valutazione complessiva. Crediamo che questa sia una risposta necessaria e molto urgente al moltiplicarsi degli episodi di bullismo che ogni giorno leggiamo sui giornali». Molte volte abbiamo affrontato il problema del bullismo, e abbiamo dimostrato come si tratti di un «problema mediatico», la stessa Gelmini parla di «quello che leggiamo sui giornali». I cosiddetti bulli sono sempre esistiti, la differenza ora è che esiste Youtube. Non c'è una escalation bullistica e soprattutto non sarà il cinque in condotta a restituire autorità ai professori. Cos'è questa divisione fra «discoli» e «virtuosi», più potere ai professori nei confronti degli studenti «antipatici»? Un modo per minacciare gli studenti che vogliono presentare una lista o promuovere uno sciopero che il professore non condivide? Giudizio: Vecchi metodi per risolvere falsi problemi. Voto 5. Niente da fare signora ministra, rimandata a settembre. Ma attenzione, non sarà facile. Gli esami di riparazione voluti da Fioroni e da lei subito sposati, non hanno funzionato come incentivo allo studio degli studenti. Sei studenti su 100 non hanno passato gli esami e il dato totale dei promossi è calato in 12 mesi dall'85,8 all'83,8%. Alla luce di questi dati, non ci resta che bocciarla. Fausto Zenesini
(
da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
cronaca pag. 8 Le scuole cattoliche si appellano al governo Il Consiglio nazionale Fism che rappresenta oltre 8.000 scuole dell'infanzia paritarie cattoliche presenti in 4.800 comuni, ed è presieduta dal bresciano Luigi Morgano, fa sentire la sua voce contro i tagli dei contributi per la scuola paritaria. IN UNA LETTERA indirizzata a Silvio Berlusconi, al ministro Gelmini, al ministro Tremonti e al sottosegretario Letta, la Fism lamenta che «nella proposta di Legge finanziaria 2009 e nel Piano triennale del Bilancio dello Stato risulta un "taglio" ingiustificato di oltre 133 milioni di euro/anno, che metterebbe anche le scuole Fism - che rappresentano il 60% delle scuole paritarie - in condizione di non assicurare la prosecuzione del servizio per i 500.000 bambini che le frequentano e comprometterebbe l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro per gli oltre 40.000 dipendenti (il doppio di Alitalia.)». La Fism chiede «l'immediato ripristino della somma e l'inserimento nel Piano Pluriennale del Bilancio dello Stato di adeguate risorse per il graduale raggiungimento della piena parità scolastica economica, oltre che giuridica». Se così non sarà, la Fism si riserva azioni clamorose, inclusa «la sospensione del servizio».
(
da "Bresciaoggi(Abbonati)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
DAVANTI AL RETTORATO. Un piccolo drappello di giovani di «Lotta Studentesca» ha manifestato insieme al Blocco In piazza anche l'estrema destra «Più soldi alla scuola pubblica» Visti gli episodi di Roma e Milano, gli studenti di Lotta Studentesca (il movimento giovanile di Forza Nuova) hanno scelto di mobilitarsi contro la riforma Gelmini senza provocazioni. Erano una quindicina in piazza Mercato, davanti al rettorato - insieme a qualche aderente al Blocco Studentesco -, dietro lo striscione «La Gelmini non è il mio ministro». «Siamo qui per manifestare la nostra opposizione al decreto del ministro Mariastella Gelmini - spiega Andrea Zugliani, responsabile provinciale di Lotta Studentesca -. Questa è una riforma che mina profondamente la scuola pubblica, ha solo un carattere economico e non vuole innalzare certo la qualità dell'istruzione». Quello che in particolare Lotta Studentesca contesta è la privatizzazione della scuola pubblica. «Con questo decreto - aggiunge Zugliani - le scuole finiranno con trasformarsi in vere e proprie strutture a conduzione aziendale. Noi pensiamo che non è compito dello Stato sovvenzionare le scuole private a discapito di quelle pubbliche, lo Stato dovrebbe investire di più nella scuola e nell'università».LU.PER.
(
da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina 3 - Lucca Studenti di nuovo in piazza sit in sulla circonvallazione Non si placa la protesta contro l'approvazione del decerto Gelmini Corteo spontaneo da piazzale Verdi LUCCA. Ormai le vie del centro sono diventate la loro scuola, il loro liceo, la loro università. Sono giorni che la mattina si svegliano, accendono il telefonino, collegano la posta elettronica e fanno partire il passaparola. «Che abbiamo deciso di fare? Dove ci vediamo? E quanti siamo? Bene, allora tutti in città». Stessa storia anche ieri, quando in tanti, prevalentemente studenti delle superiori, si sono ritrovati alle nove in piazzale Verdi, per dare vita ad un corteo spontaneo, il secondo in meno di una settimana. L'autorizzazione non c'è, ma la voglia di manifestare contro la "controriforma" Gelmini (come la chiamano gli studenti) è ancora più grande, soprattutto all'indomani del via libera del Senato al decreto legge. Così, nonostante lo sciopero generale della scuola, nonostante la pioggia e nonostante l'inizio dei Comics, in più di duecento sono venuti all'appuntamento. E la Digos li lascia passare. «Né rossi né neri ma liberi pensieri» gridano dal megafono alcuni studenti dalle prime file. Ma lo slogan non convince e così dopo poco qualcuno dalla folla urla: «Siamo tutti antifascisti». Che è «il valore fondante per tutti coloro che sono qui a manifestare. Per noi la resistenza e l'antifascismo rimangono un valore assoluto». Piove a dirotto. Grandina addirittura. Qualche lampo illumina qua e là il buio calato all'improvviso su Lucca. L'atmosfera è da racconto del terrore, ma gli studenti non battono ciglio, gridando a tutta voce: «Anche con la pioggia manifestiamo, i nostri diritti rivogliamo», quasi a voler sfogare tutta la rabbia di una generazione precaria. Il corteo si dirige verso il Caffè delle Mura. Qui gli studenti si riuniscono sotto il palco dei Comics, in attesa che i loro compagni prendano la parola. Si innalza uno striscione: «Questa riforma è roba da Comics». Poco più in là un grande pacchetto di sigarette della marca "Gelmini" (in pieno stile "Camel"), con la faccia del ministro al posto di quella del cammello e sotto la scritta: «La Gelmini invecchia la scuola e danneggia gravemente gli studenti». La delegazione studentesca inizia a parlare, avanza proposte e legge il documento inviato nei giorni scorsi al presidente della Repubblica Napolitano al presidente del consiglio Berlusconi, al ministro Gelmini, al presidente della regione Toscana Martini e all'assessore regionale all'università Baronti. Parte uno slogan: «Se ci bloccano il futuro, bloccheremo la città». E così è stato: sit in sulla circonvallazione davanti a porta San Pietro per mezz'ora. Ma non basta: l'idea è quella di andare a bloccare anche le macchine che passano davanti al "Pertini", fermando così entrambi i sensi di marcia. Il cordone avanza lento. A quel punto la maggior parte degli studenti se ne va; restano una ventina di ragazzi, che occupano per cinque minuti la strada. Poi le macchine vengono fatte ripartire lentamente e il blocco si dissolve in pochi minuti. «Ma la nostra onda è liquida - urlano gli studenti - e, come l'acqua, nessuno la può fermare». Nadia Davini
(
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Prima Pagina Pagina 2 Il Pd: «Il governo ci ascolti». Maroni: «Chi occupa sarà denunciato» La scuola va in corteo per fermare la riforma Il Pd: «Il governo ci ascolti». Maroni: «Chi occupa sarà denunciato» Sfila anche Veltroni. Berlusconi: scandalose bugie della sinistra --> Sfila anche Veltroni. Berlusconi: scandalose bugie della sinistra Sciopero generale della scuola con una grande manifestazione per le vie di Roma. Nessun incidente, tanta gente (un milione per gli organizzatori, meno per la Questura) e numerosi cori e slogan contro la riforma Gelmini e i tagli del governo. Presente anche la delegazione arrivata dalla Sardegna. SCONTRO TRA I POLI Senza esclusione di colpi lo scontro politico. Ieri ha sfilato anche Veltroni (due manifestazioni in una settimana): «Il governo ci ascolti». Replica del premier Berlusconi: «Le bugie della sinistra sono scandalose». Il ministro Maroni: chi occupa sarà denunciato. PAGINE 2, 3
(
da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina 3 - Lucca Marcucci (Pd): «In provincia 652 posti di lavoro in meno» LUCCA. «Il Senato ha approvato una pessima legge, che causerà un danno grave alla scuola italiana e a milioni di famiglie». è questo il giudizio del senatore Andrea Marcucci (Pd) il quale ricorda anche che nella nostra provincia le conseguenze saranno particolarmente pesanti: «Con il prossimo anno scolastico avremo 652 posti di lavoro in meno e 12 istituti che perderanno l'autonomia. Prevista anche la chiusura delle scuole dei piccoli comuni». Per Marcucci il governo ha imposto «uno stravolgimento della qualità della formazione, impedendo il dibattito e negandosi al confronto. Il risultato è il testo licenziato dal Senato con il maestro unico e 24 ore di lezione settimanale per la elementare: dal prossimo anno ci saranno meno insegnati e l'assoluta impossibilità di mantenere il tempo pieno. è improprio anche definirla "riforma Gelmini": il decreto è infatti una mera operazione di taglio economico dettata dal ministro Tremonti». Marcucci ricorda poi che nei prossimi giorni il Parlamento sarà chiamato a convertire in legge il decreto sugli accorpamenti degli istituti con meno di 500 iscritti e la chiusura delle scuole dei piccoli Comuni e delle aree montane con meno di 50 iscritti.
(
da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina II - Napoli Aule vuote, cortei in piazza l´Onda conquista Roma Anche in città sit-in e assemblee. Liberato il Genovesi Un migliaio di ragazzi ha sfilato a Ischia, 400 a Capri. Anche i genitori in marcia Una proposta alternativa alla riforma Gelmini elaborata dai docenti BIANCA DE FAZIO Almeno 6.600 mila persone giunte a Roma, da Napoli e provincia, solo coi pullman messi a disposizione dai sindacati Cgil Cisl Uil Snals e Gilda. «Inizialmente avevamo prenotato un numero inferiore di torpedoni, poi le adesioni sono aumentate - racconta Luigi Panacea, segretario provinciale della Uil scuola - e di pullman ne abbiamo presi 120. Ma in tanti sono arrivati coi treni, o in automobile». Tanti da non riuscire neppure ad arrivare in piazza del Popolo, bloccati nel traffico del Raccordo anulare e della città invasa dai manifestanti. «E non c´erano solo i pullman di professori - aggiunge Fiorella Esposito, della Cgil - Dalle scuole occupate o autogestite sono partiti i torpedoni prenotati dai ragazzi». Nel giorno dello sciopero contro la politica scolastica del governo Berlusconi, nel giorno della manifestazione nazionale a Roma, anche la Campania ha portato nella capitale le voci di chi contesta le azioni di governo che riguardano il mondo dell´istruzione. E se i dati ufficiali (sebbene ancora parziali) del ministero parlano di un´adesione allo sciopero superiore al 57 per cento (una media che aumenta nelle grandi città), qui gli istituti scolastici sono rimasti vuoti. Scolaresche a casa, docenti e personale amministrativo in gran parte in sciopero. Alcuni in strada, dietro i cortei studenteschi che, anche ieri, hanno sfilato in città. Nulla a che vedere coi grandi numeri della manifestazione di due giorni fa, ma il ripetersi dei cortei conferma che gli studenti, ancora incerti sul come far continuare la protesta, non intendono comunque fermarsi. Oltre 1.000 i ragazzi di tre istituti superiori che hanno sfilato a Portici, un migliaio anche ad Ischia. Altrettanti ad Arzano. In 400 a Capri. E a Napoli un corteo si è mosso da piazza del Gesù, un altro da piazza Garibaldi. L´uno e l´altro sono giunti - dopo aver perso un po´ di pezzi strada facendo - in piazza del Plebiscito. Dove nella prima mattinata si erano dati appuntamento anche i genitori dell´associazione "Tutti a scuola", mobilitati, in particolare, contro i tagli agli insegnanti di sostegno e contro le classi "ponte" (secondo la Caritas in Campania sono 13 mila gli studenti immigrati). Ed a sorpresa nella notte tra mercoledì e giovedì i ragazzi del liceo classico Genovesi hanno liberato la scuola. Oggi si torna a lezione, mentre il dirigente, Ennio Ferrara, fa il bilancio dei danni: «Niente di irreparabile - afferma - La scuola è stata lasciata in buone condizioni, anche se abbastanza sporca. Sembra non manchi nulla (forse solo un lettore dvd), ma è grave che i ragazzi siano entrati in presidenza ed in segreteria, avendo accesso a documenti riservati». Sanzioni disciplinari? «Non ce ne saranno, ma forse dovremo rinunciare ai viaggi d´istruzione per recuperare questi 10 giorni di lezione». E poi c´è il comparto università. Ieri ancora assemblee si sono tenute all´Orientale e a Lettere occupata. Qui «non vogliamo il blocco della didattica - spiegano gli studenti - ma il suo spostamento in altre sedi o in strada. Con i docenti è già stato creato un "laboratorio politico" con attività che vanno dai seminari su crisi e riforma alle lezioni alternative». Proprio i docenti stanno lavorando «all´elaborazione di un´idea alternativa a quella proposta dalla Gelmini - spiega la professoressa Teresa Catena - da portare in Consiglio di facoltà il 4 novembre».
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da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 31-10-2008)
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Prov Ogliastra Pagina 6023 Tortolì. Gli studenti in corteo invadono via Monsignor Virgilio, cortei anche ad Arzana Cantano i fischietti, sfila la protesta Tortolì.. Gli studenti in corteo invadono via Monsignor Virgilio, cortei anche ad Arzana Legge Gelmini: contestazioni in piazza e scuole occupate --> Legge Gelmini: contestazioni in piazza e scuole occupate Il decreto Gelmini è legge, la protesta nelle scuole non si placa. Ieri gli studenti hanno sfilato in corteo a Tortolì e manifestato ad Arzana. Da tempo non si vedeva sfilare un corteo studentesco come quello organizzato ieri mattina dagli studenti delle scuole di Tortolì. I ragazzi delle superiori, in occasione della mobilitazione contro la Riforma Gelmini, hanno dato fondo a tutta la loro fantasia. Slogan e striscioni, una bara a simboleggiare il requiem per la scuola, accompagnati da un rumoroso sottofondo di fischietti e da qualche bandiera del Partito democratico hanno fatto da cornice alla sfilata. LUNGO CORTEO La manifestazione di protesta, che ha coinciso con lo sciopero indetto a livello nazionale dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, si è snodata tranquillamente lungo corso Umberto e viale Monsignor Virgilio, per poi concludersi dove era iniziata, in piazza Fra Locci. L'iniziativa ha seguito l'occupazione e l'autogestione, le due forme di mobilitazione proclamate in tutti gli istituti tortoliesi dai ragazzi. Quegli stessi ragazzi che nella protesta di ieri mattina sono stati accompagnati da insegnanti e genitori. La poderosa mobilitazione contro il provvedimento legislativo voluto dal ministro Gelmini non si è limitata alla cittadina costiera ma ha toccato anche altri centri ogliastrini. LANUSEI A Lanusei gli studenti hanno proseguito nell'occupazione dei licei e ieri le lezioni sono state disertate in massa. La protesta, forte ma pacifica, era esplosa mercoledì mattina nel piazzale della scuola. Cori, inni e cartelli contro il ministro. ARZANA La mobilitazione non riguarda solo gli istituti superiori ma coinvolge anche gli studenti di Medie e Elementari. Ad Arzana, ieri mattina, in piazza con gli scolari c'erano anche genitori ed insegnanti. «Gelmini, non toccare i diritti dei bambini», recitava un lungo striscione. Proteste pacifiche, che non hanno raggiunto gli eccessi registrati in altre parti, ma che testimoniano il malessere di buona parte del mondo della scuola nei confronti di un provvedimento ritenuto lesivo del diritto allo studio. GY. FE.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 11 - Nuoro «Siamo senza futuro» Lo slogan dei manifestanti di Macomer armati soltanto di fischietti e trombette PIERO MARONGIU MACOMER. "Vergogna! Vergogna! Siamo tutti senza futuro", sono solo alcuni degli slogan gridati da qualche centinaio di studenti, insegnanti, genitori e amministratori che ieri mattina, a Macomer, hanno partecipato alla manifestazione indetta dal collettivo studentesco indipendente per dire no alla riforma della scuola voluta dal ministro Maria Stella Gelmini. Un corteo ordinato e variopinto, armato soltanto di fischietti, controllato con discrezione dalle forze dell'ordine, ha percorso rumorosamente le vie cittadine per protestare contro la riforma. La manifestazione si è mossa dalla zona antistante il Liceo Galileo Galilei. Alla testa del corteo i ragazzi del collettivo studentesco e a seguire, tutti gli altri studenti degli istituti superiori cittadini. A sostenerli nelle loro rivendicazioni c'erano anche genitori e lavoratori della scuola di Macomer, compreso qualche dirigente, che hanno diffuso un documento di adesione allo sciopero e alle altre iniziative di lotta in atto, compresa quella attuata dagli studenti. «Abbiamo paura per il nostro futuro - dice A.P., 16 anni 3 Liceo - Tra due anni spero di andare all'università ma, con quello che sentiamo in questi giorni sulla privatizzazione, la mia famiglia non potrà sostenermi perché non potrà pagare le tasse di iscrizione». Nel corteo c'erano anche molti insegnati, soprattutto della scuola dell'infanzia e primaria, che non mandano giù le nuove norme. Cecilia Trazzi, dice: «Ho 35 anni di servizio e rischio di essere perdente posto, quindi di tornare in utilizzazione, cioè: essere impiegata come tappabuchi». Il presidente dell'unione dei Comuni del Marghine Francesco Manconi, afferma: «Questo territorio è stato già impoverito abbastanza. Non è in condizione di subire ulteriori perdite di posti di lavoro. Per questo sentiamo il dovere di sostenere sia gli studenti che gli altri lavoratori della scuola in questa lotta contro decisioni assunte dall'alto». Nei giorni precedenti la manifestazione, gli organizzatori, avevano dichiarato l'apoliticità del movimento studentesco, definendolo trasversale. Si deve registrare invece la presenza di un gruppo della sinistra radicale. Nel pomeriggio un gruppo di studenti ha occupato il Liceo cittadino. I ragazzi, solo alcune decine, tutti identificati dalla Polizia, hanno dichiarato di voler proseguire nella protesta e di volersi coordinare con gli altri gruppi studenteschi della provincia. Per la seconda volta in pochi giorni non si è riuscito a parlare con il dirigente scolastico del Liceo, che ha fatto dire ad una sua collaboratrice di essere impegnata al telefono.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 11 - Nuoro «La protesta continua compatta, resta la speranza che si giunga al referendum abrogativo» SALVATORE MARTINI SINISCOLA. Scuole vuote, studenti in piazza, bambini a casa, insegnanti in tumulto. Ieri mattina il mondo dell'istruzione, a Siniscola, ha ingrossato non poco le fila dello sciopero generale contro la legge Gelmini. Centinaia e centinaia di persone hanno disertato le aule; praticamente ridotto all'osso il numero di chi, invece, ha deciso di fare lezione normalmente. La parte dei leoni l'hanno fatta gli studenti delle superiori, molti dei quali hanno annunciato che, da oggi, riprenderanno la protesta con agitazioni di vario tipo, dall'autogestione delle lezioni sino all'occupazione degli istituti. Non meno attivi i professori ed i maestri delle elementari, che hanno diffuso dei volantini sperando che il presidente Napolitano non promulghi la legge. Più che alla richiesta di un referendum, sembra infatti appigliarsi a questo, per ora, il mondo della scuola locale. Migliaia di e-mail sono state inviate all'attenzione del Presidente della Repubblica affinché non faccia entrare in vigore la legge, chiedendo sostegno nell'iniziativa a tutta la società. Mercoledì pomeriggio, intanto, nell'aula magna dell'Istituto tecnico "Oggiano", gli studenti hanno organizzato una conferenza aperta a tutta la popolazione. Relatori dell'incontro quattro studenti dalle idee chiare, che hanno esposto i dubbi per il futuro e le angosce di un'intera categoria di giovani in maniera lucida e garbata. Luca Solinas, Matilde Porcu, Fabio Congiu e Francesco Frau hanno fatto il punto della situazione, condannandola. Il 7 novembre, intanto, gli allievi di Siniscola intendono partecipare a Nuoro alla conferenza dei sindaci della Provincia, per portare le ragioni del loro malessere ed invitare le autorità a darsi da fare affinché si superi il momento. Presente all'incontro di mercoledì scorso diversi genitori ed insegnanti, che hanno sgranato dati drammatici sugli effetti che, soprattutto in Sardegna, avrà la nuova legge scolastica. Per il vicesindaco di Siniscola, Franco Floris, «l'unica scuola da far funzionare meglio e sulla quale investire è quella pubblica. Il problema di questa riforma - ha sostenuto Floris all'incontro - è la finanziaria nazionale, dove vengono tagliate borse di studio e fondi ai ricercatori. Per quanto riguarda il problema dell'accorpamento delle scuole, dobbiamo salvaguardare la nostra autonomia, visto che in Sardegna, mancandoci le infrastrutture, occorre tutelare anche le piccole realtà scolastiche». Il confronto sulla legge Gelmini continua.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Gli universitari scatenano la fantasia, forte partecipazione dall'Oristanese e dal Campidano Oltre ventimila in marcia per le vie di Cagliari «Pienamente riuscita la manifestazione contro i tagli voluti da Gelmini e Tremonti» ROBERTO PARACCHINI CAGLIARI. «Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza», si legge nello striscione degli studenti del liceo classico Siotto di Cagliari. Ieri mattina gli alunni delle scuole superiori, gli insegnanti delle materne e delle elementari, i genitori coi propri figli, gli universitari, i docenti di ogni ordine e grado e i ricercatori formavano un serpentone colorato e festoso, che da piazza Garibaldi arrivava sino a piazza del Carmine. Almeno 25mila manifestanti. «Di certo non si vedeva da anni una simile manifestazione», hanno affermato i sindacati, promotori del corteo. La frase che Dante mette in bocca a Ulisse nel XXVI canto dell'Infermo della Divina Commedia (e trasformata in parola d'ordine dai giovani del Siotto), sembra riassumere il pensiero della protesta. «Mio figlio - racconta un genitore, Gianfranco Carboni - pur essendo oggi la festa di San Saturnino, patrono di Cagliari e, quindi, chiuse le scuole, si è alzato prima degli altri giorni per venire allla manifestazione». Migliaia di studenti delle superiori, dunque, hanno protestato non per guadagnare «un giorno di vela» (o vacanza), ma per stare insieme e soprattutto perché cresce «la consapevolezza che studiare è importante, che la scuola non è fatta a compartiemnti stagni. E che se funziona male una parte, tutto il resto vacilla», come ha affermato lo studente Roberto durante il comizio finale. In Sardegna coi tagli delle classi e delle scuole, previsti da questa legge sulla base dei nuovi parameti sui numeri minimi di alunni, su 1.685 istituti, 707 dovrebbero sbaraccare, ha calcolato Peppino Loddo (responsabile regionale della Cgil scuola e università). E questo significa che «in tantissime zone dell'isola spariranno le scuole e tornerà il pendolarismo come prassi». Né sarà meglio per le autonomie scolastiche: su 423 ben 219 diventeranno un ricordo. «Peggio di una Caporetto». Il lungo corteo, partito alle 9,45 da piazza Garibaldi e aperto da un ampio spiegamento di forze dell'ordine, per evitare che vi fossero provocazioni esterne, vedeva alla testa della manifestazione la Cgil-Flc. Poco distante: «Beati i poveri che andranno in paradiso, ma non all'università», recitava un cartello del liceo Pitagora di Isili. Mentre «L'enterogelmini uccide la flora universitaria», era il manifesto di un gruppo di studenti di Medicina. «Unicamente contro la legge 133», recita lo stiscione che apre agli studenti dell'ateneo. Subito dopo una Punto, a passo d'uomo, con un grande necrologio a lato: «Dal 2008 ci occupiamo della vostra fine. Grandi sconti per i vostri figli». Dietro, in lutto, ragazze e ragazzi che pregano seguendo una bara battezzata «Pubblica istruzione». E lo scansire ritmato, a mo' di novena, «Santa Maria Stella Gelmini... San Silvio Papa... Ora pro nobis...». Poco prima una serie di maestre con tanto di grembiule, cantavano «ci sono due coccodrilli e un orangotango. Manca solo la Gelmini che vuole i grembiulini, ma non vuole più i bambini...». Tutto tranquillo durante la manifestazione e il comizio finale, e i poliziotti che aprivano il corteo, ogni tanto sorridevano. Il Pasolini di «Scritti corsari» è lontano: oggi gli studenti non sono i nemici delle forze dell'ordine ma, semmai, i figli. Dal Sulcis Iglesiente a Sestu, da Sassari a Jerzu, le rappresentanze di studenti erano veramente tante. Canti, balli e compostezza. Solo qualche protesta sopra le righe. In via Roma, davanti alla sede del responsabile della scuola della Sardegna: «Affacciati, abbi il coraggio, guarda che cosa ti dicono i manifestanti». Oppure qualche lazzo in più, sempre in via Roma, davanti a una sede di Forza Italia: «Buffoni, buffoni, buffoni...». L'ironia è stata l'arma maggiormente usata: «Cause neurovegetative di chi ci governa, effetto 133. Cura: non ci sono fondi per scoprirlo», firmato «Neuropsicologia contro l'esilio», «Studentessa cerca chi l'adotta», «133 involuzione della specie», «Con la 133 si spezza il legame tra gli studenti e il loro futuro». Poi un'immagine di Madonna che rappresenta la Gelmini con su la scritta «Beata ignoranza». E alcuni classici, da Scienze politiche ed Economia, tipo «Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutte le vostre intelligenze», frase di Antonio Gramsci. In un'altra ala del corteo un cartello più esplicito: «Le 4 "I" dell'istruzione: inglese, internet, impresa, in culo». A fine corteo (ma alcuni stavano ancora partendo da piazza Garibaldi) in piazza del Carmine i sindacati ribadivano la grave situazione: pure dell'università con un taglio (della Finanziaria) di un miliardo e mezzo e il blocco del ricambio dei docenti che vanno in pensione (solo due su dieci). Il che significa che in pochi anni la ricerca sarà totalmente falciata: sui 3.750 ricercatori e tenici delle due università (di Cagliari e di Sassari), dal dieci al venti per cento non saranno reintegrati. «Una grande manifestazione», ha sottolineato Beppe Murgia (della Uil), e evidenziato la riduzione del tempo pieno: «Un fatto gravissimo». Mentre Maurizio Sotgiu (Cisl) ha, tra le altre cose, ricordato come questi interventi «compromettano la continuità didattica». Ma «la battaglia inizia adesso», ha spiegato un docente precario. In tutti, però, c'è un senso di paura: «La scuola pubblica è in pericolo», ha urlato un altro insegnante. Mentre la studentessa Sara ha invitato «tutti a leggere la costituzione perché questa legge infrange una serie di diritti». Silvia, genitore del circolo Randaccio: «Bellissimo vedere tanti genitori e tanti bambini. Passiamo parola e colleghiamoci tutti, anche via internet». Salvatore, studente di Giurisprudenza, e Stefano, di Lingue e letterature straniere, hanno ricordato che esistono diversi articoli della Costituzione che difendono il diritto all'istruzione. Poi, tra un discorso e l'altro, canti («Bella ciao», «Contessa» ecc.) e balli. Protesta e festa. Voglia di contarsi, di esserci, di mostrare la propria presenza. «Pace, pace pace, pace...», recitava lo striscione di apertura della Cgil: come per dire che l'istruzione porta alla concordia, l'ignoranza alla guerra.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Fatto del giorno Cartelli variopinti, striscioni e slogan sulle rive del Temo BOSA. Era tempo che un pacifico corteo di protesta studentesca non attraversava le vie della città del Temo. Ieri mattina, al di là delle varie posizioni politiche, la manifestazione organizzata dagli studenti degli istituti superiori, a cui si sono aggiunti insegnanti, personale non docente e familiari dei ragazzi di altre realtà scolastiche che operano a Bosa, ha registrato una massiccia presenza di partecipanti. Il corteo dei dimostranti, con variopinti cartelli, gli immancabili coretti di slogan contro la Gelmini, un sottofondo musicale a suon di fischietti e anche un piccolo cagnolino con un cartello di protesta al collare, è partito dalla sede del liceo classico. Facendo tappa prima sotto la sede del Comune e poi in piazza Monumento, dove si è svolto un sit in. Maggiormente contestate soprattutto le norme della finanziaria di Tremonti che aprono la strada a un paventato taglio di istituti e personale: «La scuola della Planargia e del Montiferru tornerà indietro di oltre cento anni e i nostri paesi continueranno a spopolarsi», questo il profondo timore, scandito da molti con slogan e striscioni, nella piazza gremita. (al.fa.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina XIV - Napoli Il "Delirio" riparte da qui "Lo sfascio è cominciato" One man show il 30 novembre al Palapartenope Beppe Grillo "Fossi in voi, non mi sentirei più parte di quest´Italia che vi usa come pattumiera per i rifiuti tossici" «Dovreste segnare i vostri confini con il filo spinato e staccarvi dal resto dell´Italia». Beppe Grillo, che presenterà il 30 novembre al Palapartenope il suo nuovo spettacolo "Delirio", rivolge un appello ai cittadini campani: «Fossi in voi, non mi sentirei più parte di quest´Italia che vi utilizza come pattumiera per i rifiuti tossici. Ma questo sistema è finito, noi siamo pronti con le liste civiche». Anche a Napoli e in Campania, naturalmente. «Ma certo, già delle elezioni provinciali della prossima primavera: i risultati saranno clamorosi. Sappiamo che ci sarà persino gente che attraverso queste liste cercherà di riciclarsi, ma noi le controlleremo attraverso i blog». Napoli sarà all´avanguardia, secondo lei? «Ma voi siete all´avanguardia in tutto: avete le risorse, le intelligenze, avete tutto. A febbraio nella vostra città abbiamo fatto un bellissimo Monnezza Day: c´erano migliaia di persone, anche se il giorno dopo nessun giornale ne parlava. Per ora non è cambiato niente: avete ancora Bassolino, la vergogna della sinistra. Il suo processo andrà in prescrizione e noi ce lo troveremo senatore. E avete la Iervolino, ormai soltanto una cartelletta d´archivio». E dopo il Monnezza Day? Come si muovono i cittadini che fanno riferimento al suo blog? «Il meetup di Napoli è fantastico, lavora benissimo con le associazioni che si battono con Alex Zanotelli contro gli inceneritori e la commercializzazione dell´acqua. è così che la politica cambierà: lo sfascio dell´economia farà giustizia di tutto. Si potrà ripartire dalle energie rinnovabili e dalla rete. I media tradizionali sono destinanti a chiudere». E la politica? «Ogni singolo cittadino farà politica. Alzandosi la mattina e dicendo: oggi compro questo e non quest´altro, oppure vado al mio comune e filmo tutto quello che succede, li controllo perché sono miei dipendenti. Continuano a chiamarla anti-politica, in realtà la politica è questa». Inevitabile chiederle del movimento contro il decreto Gelmini: lei ha partecipato a una manifestazione a Bologna, alcuni studenti l´hanno contestata, altri invece l´hanno applaudita. «Tutto legittimo, era la loro manifestazione. Ed era bellissima. Io volevo soltanto dare la mia testimonianza. Lo sfascio di questo paese partirà dell´università per poi arrivare all´economia e alla finanza. E i ragazzi se ne stanno accorgendo». Basta leggere il suo blog per conoscere le sue opinioni in merito. «Sul blog c´è anche un video di mezz´ora che documenta gli scontri e le violenze. Così che tutti possano rendersene conto, al di là di quello che si legge o non si legge sui giornali. Però vede, il problema non è Gelmini e non Gelmini. Occorre ripensare il sistema di questo paese, rovesciare la piramide: bisogna mettere gli studenti in cima, non dare l´università in mano alle banche, rapinando così le future classi dirigenti. Al governo abbiamo una manica di abusivi, tanto vale chiudere il parlamento». (antonio tricomi)
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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L'Onda partita dall'isola contribuisce al pacifico tsunami romano E nella capitale sfilano 2000 sardi al grido di Procurad 'e moderare ROMA. Erano quasi duemila i sardi arrivati nella capitale per dire no al decreto Gelmini e ai tagli nelle università. L'Onda partita dall'isola ha contribuito al pacifico tsunami che ha scosso Roma per un'intera giornata. Rappresentate tutte le sigle sindacali che dalla Sardegna hanno promosso l'iniziativa: Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e altre organizzazioni minori. Ai nuclei organizzati, che erano partiti dai tre aeroporti dell'isola e soprattutto dagli scali marittimi di Cagliari e Olbia, si sono aggiunti gruppi spontanei. Ne facevano parte maestri, docenti, ragazzi che con i compagni e i colleghi dei loro istituti hanno scelto la marcia per dare un concreto segno di dissenso nei confronti della politica del governo. Contribuendo così a far raggiungere punte di adesione forse mai toccate nell'isola allo sciopero generale: le organizzazioni sindacali parlano in questo senso di un'adesione superiore al settanta per cento. Dice il segretario regionale della Cgil, Peppino Loddo: «Solo i nostri iscritti a Roma erano duecentosessanta, e mi risulta che anche le sigle diverse abbiano raccolto notevoli consensi per la partecipazione al corteo romano: dalla Sardegna, organizzati da noi e dagli altri sindacati, in tutto sono arrivate nella capitale oltre novecento persone». E la sua collega Fernanda Loi, impiegata amministrativa nell'istituto d'istruzione superiore di Carbonia e segretaria generale per il Sulcis, aggiunge con convizione: «Un'iniziativa di sicuro riuscita: a Roma siamo stati capaci di dare una risposta omogenea, compatta. Il ministro Gelmini ha aggregato tutte le persone contrarie a questo genere di provvedimenti voluti da Tremonti e fatti soltanto per tagliare la spesa pubblica. E stando lì in fila nelle vie della capitale lo si vedeva concretamente». A Roma il gruppo dei sardi è stato tra il più ripreso da telecamere e fotoreporter, riconoscibile com'era dalle bandiere dei Quattro mori e dai cartelli con i nomi delle scuole di provenienza. Nel corso della manifestazione si è mosso inserito al centro del grande corteo. Ovazioni si sono levate ogni volta che dal corteo i dimostranti hanno intonato canti come «Nanneddu meu» e «Procurad 'e moderare, barones, sa tirannia». «Una manifestazione bellissima e senza il minimo disordine - commenta soddisfatta lungo il viaggio di ritorno la maestra sassarese Mariangela Moretti - Noi sardi abbiamo cominciato la nostra marcia alle 9.30 e siamo entrati in piazza del Popolo solo dopo le 14: quando eravamo lì, la gente continuava ad arrivare. è stata una partecipazione eccezionale, mai vista». Tra gli amministratori locali dell'isola, erano presenti il sindaco e l'assessore comunale alla Cultura di Sant'Antioco e pochi altri primi cittadini provenienti da altri centri dell'interno. Mescolato tra l'immensa folla c'era forse qualche parlamentare o qualche consigliere regionale. Ma i promotori della trasferta romana non sono riusciti ad avvicinarne neppure uno. Numerosissimi invece i maestri, i ragazzi, i bidelli, i docenti. Particolarmente folte, oltre a quelle cagliaritane e dell'Iglesiente, le delegazioni partite da Sassari, Alghero, Porto Torres, Tempio, Olbia, Nuoro e Oristano. Meno rappresentate le due università sarde: in questo caso gli studenti e i docenti degli atenei hanno preferito partecipare alle manifestazioni programmate nell'isola. (pgp)
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Fatto del giorno Sassari «contro la distruzione dell'istruzione» Neppure la pioggia ferma diecimila dimostranti, chiusi quasi tutti gli istituti e le facoltà Alla giornata di lotta organizzata dai sindacati un'adesione senza precedenti: in piazza studenti, professori, maestri, genitori e anche gli anziani GABRIELLA GRIMALDI SASSARI. Ad aprire c'è il signor Francesco Callisai. Ottantasei anni all'anagrafe, 25 nello spirito. Davanti a lui solo il cordone di polizia, dietro, lo sterminato gruppo di persone che ieri ha invaso la città per protestare contro «la distruzione dell'istruzione». All'arzillo manifestante, bandiera dell'Italia in mano e giornali in tutte le tasche della giacca, ciò che sta accadendo proprio non va giù. «Vogliono cancellare anche quel poco che va bene in questo Paese. Mi sono informato sulla vicenda della scuola e ho deciso di scendere in piazza». A seguire, nel corteo organizzato in occasione dello sciopero nazionale, ci sono gli studenti universitari, poi gli studenti medi, i bambini delle elementari, quelli della materna accompagnati dai genitori, gli insegnanti di ogni ordine e grado, i sindacalisti, il personale Ata, i cittadini. Persino qualche turista che, non si sa mai, scatta una foto. Non è la Cavalcata, però. è una delle manifestazioni di protesta più partecipate che Sassari abbia mai visto. Almeno diecimila persone «spalmate» su un percorso che, partito dal centro storico, si è concluso in piazza d'Italia. I partecipanti si erano dati appuntamento in piazza Università: già alle 9 del mattino lo spazio davanti alla sede centrale dell'ateneo era gremito fino all'inverosimile. Striscioni in italiano e in sardo tutti accomunati dalle invettive contro il ministro. Dall'ironica «Ministro Gelmini, ma non erano i comunisti che mangiavano i bambini» alla musicale «Più tagli, più ragli», dal sardo «S'ischola est pro chie la chered, no pro chie potet» all'intellettuale «Cogito ergo protesto». Tra fischietti, megafoni, cori da stadio e persino il suono di una campanella di scuola la marea umana ha cominciato a spostarsi verso i giardini dove ad attendere di unirsi al corteo c'erano i genitori con i bambini e le maestre, non solo di Sassari: pullman sono arrivati da parecchi centri dell'hinterland per sottolineare il no al decreto Gelmini ormai approvato definitivamente in Parlamento. «Nonostante questo - dice Sara Sechi dell'attivissimo Comitato genitori -, siamo determinati a mantenere viva la mobilitazione fino alla definitiva abrogazione di questa legge che, arrogantemente imposta dall'alto, mina dal profondo un sistema di scuola pubblica e democratica che non può essere affossato». Stesso discorso viene fatto dal Coordinamento degli studenti universitari: «Continueremo a programmare iniziative, organizzare incontri e magari bloccare il traffico a sorpresa per spiegare a tutti le ragioni del disagio». E dal Forum studentesco: «Scenderemo in piazza anche il 6 novembre, stavolta per chiedere trasparenza al sistema universitario». Il corteo ha proseguito il percorso fino all'Accademia delle Belle arti ed è poi sceso, nonostante la pioggia incessante, verso il centro. Fra le tante idee per comunicare il dissenso studenti di Agraria in camice e supplenti con il cartellino: «Precario in via d'estinzione». Fra i più entusiasti i ragazzi delle superiori, poco più che adolescenti alle prese per la prima volta con un tipo di contestazione di cui avevano soltanto sentito raccontare dai propri genitori. Nonostante la rabbia per l'approvazione del provvedimento Gelmini la protesta si è svolta pacificamente. Alla fine i partecipanti, una volta arrivati in piazza, si sono dovuti arrendere al maltempo e i discorsi sono stati rinviati a ad altre occasioni.
(
da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Nuoro, Macomer e Siniscola si mobilitano nella battaglia anti-Gelmini «No a programmi devastanti» Gli agenti vigilano su sit in e cortei, nessun incidente KETY SANNA NUORO. I "girotondini" c'erano. In versione barbaricina però. La loro protesta contro la Gelmini si è tradotta in ballo sardo. Ragazzi di diversi paesi dell'hinterland di Nuoro, con fisarmonicista al seguito, si sono riuniti e a passo di danza hanno urlato il proprio disappunto sulla neonata legge. Un decreto che «penalizzerà l'istruzione di ogni ordine e grado». Un migliaio di giovani, in felpe, jeans e All Star ai piedi hanno marciato per le strade della città. Preceduti però da due auto e da diversi agenti di polizia. I fischietti hanno iniziato a scaldarsi da viale Sardegna, punto d'arrivo e di partenza del pendolarismo studentesco. Striscioni variopinti, frutto del lavoro dei laboratori d'arte organizzati in questi giorni di autogestione hanno contribuito a sottolineare il rifiuto dei programmi che il ministro della Pubblica istruzione intende portare avanti. «Distruttivi» a detta di molti, fatti di tagli al personale ma anche alle ore di lavoro da trascorrere all'interno delle aule scolastiche. Poi il ritorno ai voti decimali e all'uso del grembiule, che rappresentano forse, le note meno dolenti di questa macchina operativa. Urla, fischi, parole anche poco ortodosse contro un ministro donna che in breve tempo si è attirata l'antipatia di migliaia di persone. Anche un'anziana, passando lungo il corteo si è girata per dire la sua: «Fanno bene questi giovani, gli stanno togliendo tutto». La marcia è proseguita per tutta via Lamarmora per poi raggiungere via Dante e fermarsi davanti a Comune e Provincia. Una delegazione di studenti sono stati ricevuti dal sindaco, Mario Zidda, al quale sono stati esposte le ragioni della protesta sia a livello nazionale ma soprattutto in chiave locale. «Davanti a una legge io non posso che rispettarla - ha detto loro il primo cittadino di Nuoro -. Se si dovesse arrivare a un referendum potrei essere d'accordo con voi». «In questa fase - ha aggiunto Zidda - non mi resta che accettarla». Il sindaco ha fatto presente della ricerca di un contatto col prefetto per presentargli l'esigenza del rispetto del diritto di protesta pacifica. Insomma, il diritto democratico di manifestare e scioperare va tutelato e rispettato, appunto. Manifestazioni e cortei si sono svolti nei maggiori centri della provincia, a Siniscola e a Macomer. Scuole vuote, studenti in piazza, bambini a casa, insegnanti in tumulto. Ieri mattina il mondo dell'istruzione, a Siniscola, ha ingrossato non poco le fila dello sciopero generale contro la legge Gelmini. Centinaia e centinaia di persone hanno disertato le aule. La parte dei leoni l'hanno fatta gli studenti delle superiori, molti dei quali hanno annunciato che, da oggi, riprenderanno la protesta con l'autogestione e l'occupazione degli istituti. Non meno attivi i professori e i maestri delle elementari, che hanno diffuso dei volantini sperando che il presidente Napolitano non promulghi la legge. Mercoledì pomeriggio, intanto, nell'aula magna dell'Istituto tecnico "Oggiano", gli studenti hanno organizzato una conferenza aperta a tutta la popolazione. «Vergogna! Vergogna! Siamo tutti senza futuro», sono solo alcuni degli slogan gridati da qualche centinaio di studenti, insegnanti, genitori e amministratori che ieri mattina, a Macomer, hanno partecipato alla manifestazione indetta dal collettivo studentesco indipendente per dire no alla riforma della scuola voluta dal ministro Maria Stella Gelmini. Un corteo ordinato e variopinto, armato soltanto di fischietti, controllato con discrezione dalle forze dell'ordine, ha percorso rumorosamente le vie cittadine per protestare la riforma. La manifestazione si è mossa dalla zona antistante il liceo Galileo Galilei. Alla testa del corteo i ragazzi del collettivo studentesco e a seguire, tutti gli altri studenti degli istituti superiori cittadini. A sostenerli nelle loro rivendicazioni c'erano anche genitori e lavoratori della scuola di Macomer, compreso qualche dirigente, che hanno diffuso un documento di adesione allo sciopero e alle altre iniziative di lotta in atto, compresa quella attuata dagli studenti.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
GALLURA Olbia, Tempio e La Maddalena in campo nel segno dell'ironia OLBIA. Pacifiche e partecipate manifestazioni anti Gelmini in tutta la Gallura: cortei a Olbia, Tempio, La Maddalena e anche a Santa Teresa. L'unico «incidente» si è verificato proprio in quest'ultimo centro. Studenti, genitori e docenti si erano dati appuntamento nel pomeriggio in piazza Vittorio Emanuele per poi sfilare sino al municipio, dove era in programma un dibattito nell'aula consiliare. «Il maresciallo della locale stazione, Fabrizio Angelini - riferisce l'assessore provinciale alla Programmazione, Nino Nicoli - ha però impedito con i suoi uomini che il corteo si svolgesse regolarmente, perché secondo lui non era autorizzato». I manifestanti, comunque, sono arrivati alla spicciolata sino al Comune di Santa Teresa, dove poi si è svolto regolarmente l'incontro e il dibattito, in cui la Gelmini e il governo sono saliti sul banco degli imputati. La Gallura, comunque, ha risposto con grande partecipazione. Cortei colorati e pronti a contestare il ministro della pubblica istruzione con slogan e cori. Non sono mancate le iniziative originali, a cominciare da quella dei liceali del Sociopsicopedagogico della Maddalena, che hanno sfilato vestiti a lutto, con maschere e bandiere nere. Quattro di loro sorreggevano una bara su cui c'era scritto «scuola pubblica». Una simulazione di un funerale, quello della scuola, che ha strappato sorrisi, applausi e approvazione da parte dei quasi seicento presenti. A Olbia a sfilare quasi duemila persone, che hanno percorso le principali vie cittadini. Slogan e striscioni spiegati, in cui la fantasia dei ragazzi non ha mancato di esprimersi. Fra tutti, da segnalare quello in gallurese, dell'istituto Tecnico Deffenu, con la scritta «Non s'in de pothe plusu de cust'abusu». Uniti studenti delle superiori, ma anche maestre con i bimbi delle elementari, al loro esordio in piazza, e ancora genitori e professori. Unico momento veramente politico, quando il corteo è passato al fianco della sede di Forza Italia, in via Mameli. E' partita una sonora bordata di fischi, a contestare il partito del premier Berlusconi. Per il resto manifestazione senza colore nè fede politica. Perché ad accomunare tutti c'era solo la contrarietà nei confronti della riforma scolastica, diventata legge con il voto al Senato due giorni fa. La manifestazione olbiese si è conclusa nel luogo abituale per queste occasioni in città, la Piazza Regina Margherita, dove si sono registrati gli interventi di studenti, sindacalisti e insegnanti. Un fiume colorato, festoso, saltellante di studenti e professori ha attraversato le vie centrali della città a Tempio. Il corteo si è snodato dal parco delle Rimembranze sino a piazza Gallura. In tutto almeno un migliaio di manifestanti. Partecipazione così massiccia in città non si vedeva dagli anni '60. Tutti uniti contro la Riforma e i suoi tagli. Tutti gli istituti cittadini hanno preso parte alla manifestazione. A scioperare meno degli altri sono stati i collaboratori scolastici. Una piccola anomalia, se è vero che i tagli andranno a colpire soprattutto la loro professione. Tutto è filato liscio, e, come si auguravano gli organizzatori, non si sono registrate intemperanze, malgrado lo scoppio di qualche petardo e qualche slogan non sempre elegante indirizzato al ministo Gelmini, «Maria stella cadente del firmamento berlusconiano», si leggeva in uno degli striscioni più ironici. (al.pi., g.pu., an.ni.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina III - Milano Striscioni, slogan, pochissime bandiere di partito. Sciopera il 71% degli insegnanti. De Corato: una minoranza paralizza la città Scuola, la protesta dei centomila Studenti, prof e genitori, un lungo e pacifico corteo fino al Duomo Centomila no al decreto Gelmini. In piazza sotto la pioggia, per quattro ore, studenti medi e universitari, genitori, insegnanti e anche molti bambini. Tante voci di un´unica protesta partita dal basso, trasversale, senza bandiere di partito o sindacali. Qualche momento di tensione solo nel pomeriggio in via Torino. Oggi il presidente della Repubblica Napolitano alla Bocconi. DAZZI, LISO E VANNI ALLE PAGINE II E III
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina IV - Milano La mamma "Temo per il mio piccolo Luca lavoro ma dovrò licenziarmi" Donata Camiolo, 42 anni, geologa in una multinazionale americana che si occupa di bonifiche, non è una habitué delle manifestazioni. Ma questa volta ha portato anche il piccolo Luca, 7 anni, iscritto all´elementare Rinnovata Pizzigoni: «La nostra è una scuola sperimentale che secondo la riforma Gelmini già dall´anno prossimo sarà completamente devastata, perdendo la possibilità di avere insegnanti che gestiscano le attività multidisciplinari in compresenza. Inoltre il maestro unico porterà a una riduzione di orario di lezione e chi come me lavora al pomeriggio e non ha aiuti, non avrà alternativa. O licenziarsi o lasciare il figlio in una classe trasformata in parcheggio, con il doposcuola vecchio modello. Sono anche molto preoccupata dei discorsi sulle classi ponte per gli stranieri. Da noi ci sono moltissimi immigrati per i quali si tengono corsi pomeridiani di lingua. L´integrazione è un dato di fatto che si costruisce giorno per giorno. I bambini sono molto più veloci degli adulti, per loro fare amicizia è una cosa naturale che non dipende dal colore della pelle». (z. d.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina IV - Milano centomila no alla Gelmini senza incidenti e senza bandiere di partito Da Cairoli al Duomo un serpentone pacifico Studenti, prof, genitori: Un solo momento di tensione quando due giovani di estrema destra si scontrano con un gruppo di manifestanti e tirano fuori un coltello Nel pomeriggio via Torino bloccata con un cavo dagli autonomi Striscioni fatti a mano con lo spray, slogan e rumore: in corteo bimbi delle elementari con mamme e papà, studenti delle superiori e universitari. In sciopero il 71% degli insegnanti e il 44% dei presidi Notte di festa all´Accademia di Brera. Oggi riprendono le lezioni all´aperto. E alle 11 il presidente Napolitano inaugura la nuova sede della Bocconi De Corato: "I manifestanti? Una minoranza che mette in ginocchio la città". Ma in piazza ci sono anche elettori del centrodestra "Sì, in aprile ho votato Berlusconi" ZITA DAZZI FRANCO VANNI Centomila no alla riforma Gelmini. Centomila teste bagnate che sfilano per quasi quattro ore, con una gioiosa rabbia in corpo ma senza incidenti di rilievo. Da largo Cairoli a piazza Duomo. Un´unica voce per centomila facce della stessa protesta. Le strade sono vuote di automobili e piene di voci. I cori dei bambini che cantano la famosa filastrocca leggermente modificata: «Stella stellina, la notte si avvicina, la scuola nella stalla, l´istruzione che traballa». Gli slogan duri delle decine di migliaia di studenti medi ed universitari, mai paghi nonostante le due settimane di cortei e blocchi stradali: «Gelmini, Tremonti, Brunetta, la morte dell´istruzione è perfetta». Unico momento di tensione, la rissa fra due diciassettenni con croci celtiche sui giubbotti e un gruppo di studenti. Spintoni, botte con i caschi da moto, e alla fine uno dei due giovani di estrema destra che tira fuori un coltello e per questo viene denunciato dalla polizia. Secondo gli studenti, la rissa sarebbe nata perché i due avrebbero «insultato e minacciato un ragazzo di colore». Ma è solo un attimo, non basta a fare ombra alla parata pacifica delle madri e delle maestre, per una volta d´accordo, dalla stessa parte della barricata. Sì perché quella di ieri è stata la giornata più calda della scuola milanese, mobilitata in modo compatto contro la legge 133, che suscita l´indignazione collettiva perché tocca un bene primario come la scuola e il futuro dei figli. Così in piazza ci sono tutti, rarissime le bandiere di partito e sindacali. Gli striscioni sono tutti fatti a mano con lo spray, a casa o a scuola, il pomeriggio prima della manifestazione. Si affaccia qualche politico dell´opposizione, Pierfrancesco Majorino del Pd, Carlo Monguzzi dei Verdi, Luciano Muhlbauer di Rifondazione. Il vicesindaco Riccardo De Corato invece denuncia le scritte sui muri e definisce i manifestanti «una minoranza che mette in ginocchio la città». Le aule sono vuote, i professori hanno avvertito le famiglie che «giovedì 30 vista l´alta adesione allo sciopero confederale le lezioni sono sospese in tutte le classi», come recitavano i cartelli esposti dai presidi fuori dalla maggior parte delle scuole dell´obbligo. Il provveditorato conferma adesioni «bulgare» allo sciopero: del 71 per cento fra gli insegnanti, 44 per cento fra i presidi e 54 per cento fra i non docenti. Complessivamente, 67 per cento. Una mobilitazione trasversale e partita dal basso. Per molti era addirittura la prima volta. Per tanti bambini portati da mamma o papà, in barba a chi grida alla «strumentalizzazione degli innocenti». E la prima anche per molti adulti, che per una volta hanno sentito il bisogno di andare in piazza: «Io sono un moderato, l´ultima volta ho votato Berlusconi - sintetizza Franco Mordelli, 45 anni, impiegato - . Ma oggi sono in gioco gli interessi di mio figlio Carlo, prima elementare, e non rimango a guardare». Alle 13, piazza Duomo si svuota. Gli universitari si riversano davanti alla Borsa per un lungo sit-in. Ore più tardi una ventina di «anarchici» prende la testa del corteo che da piazza Affari parte per l´università Statale. Parte qualche petardo contro la polizia, i «duri» cercano lo scontro. I 300 in corteo bloccano il traffico in via Torino con un cavo d´acciaio. La tensione sale, ma alla fine i più bellicosi si fanno da parte, e si mettono in coda dietro allo striscione degli studenti di Brera. All´arrivo del corteo, davanti alla Statale si scioglie il capannello degli studenti di Forza Italia radunati per una lezione «antiprotesta» del consigliere provinciale Max Bruschi (Fi). In mattinata una decina di studenti di Alleanza nazionale aveva cercato di fare irruzione negli uffici del rettore Enrico Decleva, ma aveva trovato tutto sbarrato. La giornata è finita con una notte di festa all´accademia di Brera in via Formentini. Per oggi è prevista la ripresa delle lezioni all´aperto, in piazza Leonardo Da Vinci e in via Farini, di fronte al call center Telecom. E per le 11 è atteso alla Bocconi, in via RÖntgen 11, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, invitato all´inaugurazione del nuovo campus universitario.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina V - Milano L´insegnante "Professionali e tecnici accorpati così si abbassa la qualità" Chiara Altucci è una giovane professoressa di ottica e fisica, insegna all´Itis Galilei. In corteo è andata con alcuni colleghi, «e qui da qualche parte ci sono anche i nostri studenti, è raro che si sfili assieme, docenti e alunni, ma questa volta non possiamo non far sentire la nostra voce». Chiara sfila mostrando una tavola optometrica, sul modello di quelle usate per le visite oculistiche, solo che su questa è scritto: "Troppa Gelmini fa diventare miopi". Chiara e i suoi colleghi sorridono, ma sono - garbatamente - arrabbiati e preoccupati. «Vengono semplificati indirizzi di studio, vengono ridotte le ore di lezione per gli studenti, vengono accorpati tecnici e professionali, cos´altro? Questa riforma rovinerà il buono che c´è nella scuola italiana e servirà a disperdere la specificità di molti indirizzi di studio: se gli ottici, per fare l´esempio dei miei studenti, saranno accorpati ad altri indirizzi, quale preparazione potranno avere, una volta finita la scuola? Si parla di voto in condotta e grembiuli per coprire i veri disastri di questa riforma». (or. li.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina VI - Milano IN PIAZZA DUOMO NON C´ERANO I PARTITI Né destra né sinistra, protesta chi non capisce perché si penalizzi ciò che funziona GIANNI BIONDILLO Peccato che le solite truppe cammellate della sinistra, con bandiere rosse al seguito, non si siano viste in Piazza del Duomo. Peccato che il livello di istruzione dei partecipanti alla manifestazione fosse assai alto (studenti, insegnanti, professori) e pensare che quella gente sia «facilmente manipolabile» è insultare la loro preparazione culturale. Peccato che molti dei genitori che hanno partecipato alla manifestazione li conosco personalmente e a suo tempo votarono convintamente Berlusconi. Perché qui ci si nasconde dietro un dito: le mie figlie vanno in una scuola pubblica, il plesso scolastico di Piazza Bacone, in un quartiere che alle politiche ha votato a destra. Quegli stessi genitori hanno da mesi aperto una mailing list dove ci si aggiorna costantemente sul decreto Gelmini, sui tagli alle università, sul futuro dei loro figli. Nessuno mai ha parlato di politica in quelle e-mail, nessuno mai ha accennato a partiti o a schieramenti. Tutti, semplicemente, stanno ragionando da mesi su cosa fare. Quando lo scorso anno il Comune di Milano aprì uno sportello pubblico proprio all´interno dell´area scolastica, un gruppo di mamme, preoccupate per la sicurezza dei loro figli, bloccò il traffico per giorni, fino a far chiudere quell´insensato ufficio dove chiunque poteva entrare, senza sorveglianza, negli spazi dedicati all´infanzia. Non era una manifestazione di sinistra o di destra, quella. La nostra politica dovrebbe smetterla di credersi l´ago della bilancia della società. Qui ci sono problemi contingenti che travalicano gli schieramenti parlamentari. Qui, in piazza del Duomo, quella che si è vista sfilare è la famosa - e data per defunta da anni - "società civile". Che è fatta di persone qualunque, che è fatta di genitori, di studenti, di insegnanti, prima che di elettori. Che non capisce come sia possibile che sull´unica parte del sistema scolastico nazionale che davvero funziona - la scuola elementare - quella che ci invidiano persino all´estero, dove si forgiano i cittadini del futuro, dove i bambini imparano da subito la convivenza fra diverse culture, proprio lì, la mannaia insensata dei tagli cadrà inesorabile. Perché la scuola elementare di mia figlia, scuola pubblica che non ha una lira e che chiede di continuo l´intervento generoso dei genitori per portare avanti tutte le iniziative, è, nonostante ciò, una scuola che funziona. E funziona bene, con insegnanti preparati e motivati, studenti volenterosi e genitori che di tasca loro hanno acquistato già da anni il grembiulino ai loro figli. Quindi smettiamola con questi paraventi mediatici. Non offendete la nostra intelligenza di genitori, e ditecelo, una buona volta, che volete fare a pezzi la scuola pubblica, probabilmente in nome di quella privata, dove ci state giocoforza obbligando a mandare i nostri figli.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina VII - Milano Il futuro La spiegazione L´editrice, già presidente commissione Cultura, boccia il neoassessore "Milano è ferma al palo e la Moratti non la aiuta" Archinto: Sgarbi aveva ben altro profilo Adesso bisognerà darsi da fare per conoscere la macchina organizzativa, mettere le mani sulle biblioteche, anche quelle rionali, e sui musei In realtà il sindaco vuol continuare o occuparsi in prima persona della cultura. Perciò ha puntato su qualcuno che le consentirà di continuare a farlo, senza opporsi RODOLFO SALA (segue dalla prima di Milano) Signora Archinto, metterebbe la mano sul fuoco sul profilo internazionale del neoassessore? «Io so solo che per tirare un po´ su la cultura a Milano ci voleva qualcuno con una grande conoscenza di ciò che in questo campo si sta facendo nel resto del mondo. Qui siamo davvero fermi al palo». Perché? «è dal �93, allora governava la Lega, che questa città ha sempre sottovalutato la politica culturale. Neppure con Albertini mi pare ci sia stata una grande inversione di tendenza». Poi è arrivato Sgarbi. «Ecco, lui qualcosa ha fatto. Gran brutto carattere, ma ha capito che bisognava ricominciare da zero. Per ridare a Milano quell´afflato internazionale che prima aveva. Parlo della grande stagione degli anni Sessanta e Settanta: grandi mostre, grandi dibattiti, grande fervore culturale». Eppure la proiezione internazionale di Milano è stato uno dei cavalli di battaglia di Letizia Moratti in campagna elettorale. «Appunto. Ma risultati non se ne vedono, se si eccettua qualche mostra a Palazzo Reale, non a caso curata da grossi esperti della cultura mondiale». Tornando a Sgarbi? «Persona capace, ma ingestibile». Ingestibile per chi? «Mi sembra evidente: per il sindaco. E infatti la Moratti con lui ha rotto, non poteva durare». Con il nuovo assessore durerà? «Penso di sì. In questo momento io sono a Beirut, al Salone del libro. Ma mi hanno già informata di una dichiarazione del sindaco che è tutta un programma: vuole continuare a occuparsi di Cultura, e lo fa sapere subito dopo avere nominato Finazzer Flory». Quindi? «Evidentemente lo ha scelto perché lui glielo lascerà fare. Questo assessore non è mica Sgarbi. Con lui il dialogo non è mai facile, ma nella sua follia Vittorio sa ascoltare». La Moratti non vuole collaboratori che le facciano ombra? «Ripeto: avrebbe potuto trovare qualcuno con un profilo più alto. Certo, se uno ha un grande nome è difficile che accetti di fare l´assessore alla Cultura a Milano. Per paura di bruciarsi. Ma non è scontato: dipende se gli si lasciano le mani libere o no». Toccasse a lei quella poltrona, che cosa farebbe? «Cambierei l´approccio al modo di fare Cultura. Guardi la Provincia: anche lì hanno problemi di bilancio, perché i tagli toccano tutti. Però nel loro piccolo fanno un lavoro straordinario. Cose intelligenti, magari banali: retrospettive sul cinema, dibattiti, un´attenzione particolare alla cultura come occasione di incontro per i cittadini». Mentre il Comune... «Grandi annunci, però il Pac è chiuso e alla Besana non si fa quasi più niente. Per non parlare del settore musicale, con le orchestre che languono». E il MiTo, il festival della musica, dove lo mettiamo? «Grazie tante, dietro il MiTo c´è un personaggio forte come Francesco Micheli. Lui sì che sarebbe stato un ottimo assessore alla Cultura. Peccato che il sindaco non voglia avere a che fare con gente di questo calibro. E comunque Micheli non avrebbe accettato. Certo che il suo è un ruolo di supplenza funzionale alle manchevolezze del Comune». Oltre a lui, chi avrebbe potuto succedere a Sgarbi? «Ce ne sarebbero tanti, se solo il sindaco li lasciasse fare. Certo che per fare bene l´assessore alla Cultura bisogna conoscere la macchina, studiare a fondo i problemi della città, mettere le mani nelle biblioteche, anche quelle rionali, nel sistema dei musei. Spero tanto che questo signore si metta a studiare». Un consiglio? «Guardi in giro per il mondo, non si limiti alla circonvallazione. Qui a Beirut c´è il pienone: hanno mille problemi, eppure il Salone del libro sta rinascendo. Certo che con un assessore dimezzato sarà un po´ dura». Dimezzato, e anche affetto da "congiuntivite"... «Andiamo proprio bene. Del resto quel dasse fa il paio con l´egìda della Gelmini».
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 37 - Sassari Scuola, un gran «rifiuto» della riforma Gelmini Ancora manifestazioni in città e negli istituti del territorio: oggi seduta della Comunità montana Pioggia torrenziale a Bono: gli studenti protesteranno lunedì OZIERI. Il tema della scuola continua a tenere banco anche nel Logudoro e nel Goceano. Se continua la protesta degli studenti e degli insegnanti contro la legge Gelmini, e se le istituzioni si attrezzano per organizzare incontri chiarificatori, qualche voce si leva in difesa della nuova norma. Il tutto contribuisce a creare un quadro ampio e variegato. Da una parte ci sono quanti contestano la legge: ieri mattina anche Ozieri, Oschiri e Buddusò sono stati interessati dalla protesta. Manifestazione spontanee e più o meno organizzate si sono svolte in questi tre comuni. Mentre a Bono solo un torrenziale diluvio ha convinto i manifestanti a rimandare il tutto a lunedì. E mentre ieri il consiglio comunale di Ozieri ha votato un ordine del giorno di "rifiuto" della legge Gelmini, gli studenti del liceo scientifico cittadino hanno programmato per questa mattina una lezione all'aperto. Tocca ora alla Comunità Montana del Goceano trattare l'argomento. Questa mattina alle 11.30 si riuniranno infatti i consiglieri dell'ente, alla presenza dei sindaci e dei presidi delle scuole di ogni ordine e grado dei comuni del territorio. Un momento di riflessione per fare il punto sulla situazione, e in particolare per studiare le migliori soluzioni per far fronte alla temuta chiusura di alcune scuole nei comuni più spopolati. Se infatti alcune amministrazioni stanno già studiando ipotesi di "consorzio" scolastico, altri devono ancora prendere in considerazione le diverse ipotesi e decidere sul da farsi. Ma in tutto questo susseguirsi di proteste, incontri e riunioni, si registra anche una voce di aperto favore nei confronti della legge Gelmini. A levarla è il circolo ozierese di Azione Giovani (vicino al centrodestra) che, in comunicato diramato ieri in commento alla manifestazione degli studenti locali si schiera decisamente a favore della legge di riorganizzazione del sistema dell'istruzione. Le prime parole del comunicato sono per gli studenti ozieresi, di cui i ragazzi del circolo "24 maggio" dichiarano di apprezzare, pur nel disaccordo di fondo sui motivi, la maturità civica e - soprattutto - il fatto di aver condotto manifestazioni autonome e non strumentalizzate da appoggi sindacali e dei partiti politici. «è da sottolineare nel solo caso ozierese - si legge infatti nel documento - l'assenza di una qualsivoglia appartenenza politica sia tra le fila dei pro che tra quelle dei contro, a differenza del resto della nazione in cui la protesta è stata condotta e fomentata dalle sigle sindacali». Siamo di fronte a una generazione di ragazzi responsabili, quindi, commenta Ag, rimarcando che «l'astensione di una buona fetta degli studenti è sintomo di un altrettanto marcato sentimento di responsabilità nei confronti delle sorti della nazione, in quanto a parer nostro le persone che non hanno manifestato hanno preferito non radicalizzare istanze sulle quali non erano pienamente convinti, o erano favorevoli al tanto citato articolo della legge finanziaria per l'anno 2009». Detto questo, il documento di Azione Giovani dichiara il proprio accordo sui diversi punti della legge, in particolare la volontà di porre fine al baronato universitario e la nuova figura del maestro prevalente, «e non unico». Il documento si conclude analizzando le cause che hanno motivato una così radicale riforma. «La nostra opinione - vi si legge - è che, purtroppo, la scuola italiana, come buona parte degli altri settori a direzione statale, abbia ricoperto per tutto il periodo della prima repubblica, oltre che il suo ruolo primario, anche la funzione di serbatoio elettorale». La soluzione, a detta di Ag, è una e una sola. «La questione fondamentale - conclude infatti il comunicato - è che la scuola ha dei problemi che vanno risolti con la massima urgenza, per cui ben venga (nonostante sia comprensibile la preoccupazione che evocano le parole "taglio della spesa") una misura coerente con la razionalizzazione della spesa italiana». Barbara Mastino
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina V - Genova Un successo la manifestazione pacifica della scuola e dei precari, che si è conclusa con il blocco di un´ora sui binari della stazione Principe Padri e figli in piazza, 30mila no alla Gelmini L´invasione festosa e colorata dei trentamila "anti-Gelmini" ha percorso ieri mattina il centro di Genova, da Caricamento alla stazione Principe passando per piazza De Ferrari, Corvetto, via Balbi. Nessun incidente di rilievo. Il corteo si è concluso alla stazione Principe dove sono stati occupati i binari per una ventina di minuti. BOMPANI E MALATTO ALLE PAGINE VI E VII
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 9 - Montecatini Fianco a fianco in lotta per la scuola Da Pistoia 15 pullman con studenti, genitori, sindacalisti e genitori Il racconto del viaggio verso la capitale fatto di sogni, di idee e di incontri tra diverse generazioni unite da un scopo comune PISTOIA. La partenza è alle 5 di mattina: centinaia di ragazzi e docenti si radunano al parcheggio della Breda. La destinazione è Roma, per la manifestazione nazionale contro la riforma della scuola, indetta dai sindacati confederali. A bordo di 15 pullman, 825 tra studenti medi, universitari, docenti e genitori. I ragazzi delle superiori sono oltre 370, il pullman numero 11 è pieno di studenti del liceo Scientifico: durante l'occupazione, infatti, i ragazzi del Duca d'Aosta hanno deciso di organizzare insieme alla Cgil un intero pullman per il loro istituto. Si sono svegliati tutti alle 4 ma il sacrificio per la levataccia è niente in confronto al desiderio di esserci, di poter dire "Io ci sono stato". «è il modo migliore per coronare la protesta che abbiamo fatto a Pistoia» dice Francesco Magni rappresentante d'istituto dello Scientifico. L'entusiasmo è smorzato inizialmente dalla stanchezza per le poche ore di sonno, ma già dopo la prima sosta all'autogrill, intorno alle 8, l'entusiasmo e la voglia di arrivare invade tutti i ragazzi dell'autobus. è bastata qualche ora di riposo accomodandosi alla meglio sui sedili del pullman perché i ragazzi dello scientifico ricominciassero a chiacchierare tra di loro. C'è chi tira già fuori la macchina fotografica e inizia a immortalare i momenti memorabili di quella che per molti è la prima manifestazione nazionale. Altri tirano fuori libri o parole incrociate, altri ancora iniziano a chiacchierare tra di loro o con i pochi studenti universitari che hanno trovato posto sul pullman. Si parla di scuola, della riforma, delle manifestazioni, presenti e passate, e delle occupazioni e autogestioni che in questi giorni hanno caratterizzato il mondo della scuola pistoiese. I ragazzi universitari invece raccontano delle occupazioni delle facoltà a Firenze: del polo di Novoli o di Lettere. Ma nel pullman non si parla soltanto della riforma. Stare sul pullman insieme è anche un modo per stringere amicizie, per socializzare, per rafforzare quei rapporti che si sono creati durante le occupazioni e le autogestioni. Sono le 11,30 e il pullman è bloccato nel traffico del raccordo anulare. Gli animi si scaldano perché la voglia di raggiungere piazza Esedra, punto di raccolta del corteo, è sempre più alta. Finalmente, alle 12 il pullman trova parcheggio vicino alla stazione metro di Cinecittà. Alle 12,40 gli studenti raggiungono la stazione Termini: piazza Esedra è a due passi. Da lì fino a piazza del Popolo il corteo è unico e compatto. Per un po' non si scorre ed il corteo è quasi fermo, poi l'arrivo in piazza del Popolo, piena di gente, di studenti universitari, delle superiori, di docenti. «Mai vista una partecipazione simile, mai visti tanti giovani così tutti insieme con entusiasmo, e non ci sono solo loro, ci sono anche tanti docenti»: Franco Buralli, della Cgil scuola commenta con entusiasmo da Roma la manifestazione. «C'era talmente tanta gente in viaggio verso Roma che quando siamo arrivati sul raccordo anulare il traffico si è intasato, siamo andati avanti a passo d'uomo per due ore - prosegue Buralli - Qualcuno è sceso dai pullman ed ha proseguito verso la città a piedi». I pistoiesi avevano preparato i loro striscioni e i loro slogan, tra gli altri un classico "Beata ignoranza" con il volto radioso del ministro Gelmini. «Li abbiamo messi tutti fuori dai pullman mentre eravamo in coda, un serpentone di scritte...» spiega Cristina Zini, della Cisl scuola - A Roma poi siamo stati travolti da un fiume di gente e folla e ci siamo persi di vista». La sensazione di condividere una lotta, di avere un obiettivo comune. Lo pensa anche Domenico Dimilta dello Snals: «Siamo di fronte a un clima nuovo, inaspettato. Tutti abbiamo la sensazione di dover fare qualcosa in comune a questo punto, ed è questo lo spirito della manifestazione». Una consapevolezza avvertita bene anche dai manifestanti di Pistoia. «Noi dello Snals - ricorda Dimilta - abbiamo organizzato insieme a Cgil e Cisl i pullman. Non solo, ma abbiamo lavorato insieme anche prima, alle iniziative contro i tagli». Marta Quilici
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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di Alessandro Pirina Tutti insieme per protestare contro la Gelmini In corteo gli studenti delle superiori ma anche genitori, insegnanti e bambini OLBIA. Bermuda e camicia marroni, giornale economico in mano, inconfondibile accento settentrionale. Il corteo ha messo da parte i cori contro la Gelmini solo per un istante, quando un turista, o forse un "continentale" trapiantato nell'isola, li ha apostrofati con l'epiteto tanto caro Brunetta. «Fannulloni, vergognatevi. Io sì che mi sono fatto il mazzo, mica come voi». Poche parole per beccarsi tutti i «vaffa» fino a quel momento indirizzati al ministro dell'Istruzione. Anche Olbia ieri ha partecipato in massa allo sciopero che ha paralizzato la scuola italiana. Più di duemila persone hanno sfilato per le vie della città. Insieme studenti, maestre, docenti, genitori. La Gelmini ha compiuto il miracolo: è riuscita a mettere sotto la stessa bandiera tutte quelle categorie che ogni giorno si trovano su barricate opposte. «Noi difendiamo la scuola», era il leit-motiv che accomunava i manifestanti. Nel corteo, tutti gli istituti superiori della città. Ognuno col proprio striscione. «No s'in de pothe plusu de cust'abusu», si leggeva in quello del Deffenu. «Non si torna al passato no ai tagli alla scuola», rispondeva il Panedda. Numerose anche le scuole medie ed elementari. Il corteo è partito da piazza Crispi, ha attraversato via Redipuglia, via Roma e via Mameli, dove si è registrata l'unica nota politica della giornata: una bordata di fischi contro la sede di Forza Italia. Ma per il resto i manifestanti non hanno voluto dare nessun colore alla manifestazione. In via Nanni una piccola contestazione contro la media, dove alcuni insegnanti non hanno aderito allo sciopero e i giovanissimi alunni, in parte stupiti, in parte ingelositi, osservavano dalle finestre il passaggio dei loro colleghi. In piazza Regina Margherita il corteo si è poi trasformato in assemblea. «La riforma spezza il sogno di oltre 130 mila precari che contavano di ottenere un posto di lavoro - ha detto Mario Sechi, quinta ginnasio -. Noi vogliamo avere un futuro, non vogliamo vivere quello che stanno vivendo i nostri insegnanti». «Sono orgogliosa di aver sfilato con i bambini - è poi intervenuta Maria Demurtas, maestra dell'istituto comprensivo -, perché hanno potuto ascoltare i discorsi dei ragazzi più grandi, figli della scuola pubblica».
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 2 - Gallura Mobilitazione in città e nell'hinterland Una partecipazione così massiccia non si vedeva dagli anni '60 TEMPIO. Un fiume colorato, festoso, saltellante di studenti e professori ha attraversato le vie centrali della città. Un lungo corteo si è snodato dal parco delle Rimembranze a piazza Gallura. In tutto almeno un migliaio di manifestanti. Tutti uniti contro la scelta del governo Berlusconi che con la sua maggioranza ha dato il via libera al decreto Gelmini. Un decreto che mira a contenere le spese nel comparto dell'istruzione, tagliando numerose voci e, di fatto, sancendo la fine di decine di migliaia di posti di lavoro. Ieri, in quasi tutte le scuole della città e dell'hinterland, vista l'assenza pressoché totale degli insegnanti, non si è fatta lezione. Tutti gli istituti cittadini hanno preso parte alla manifestazione. A scioperare meno degli altri sono stati i collaboratori scolastici. Una piccola anomalia, se è vero che i tagli andranno a colpire soprattutto la loro professione. Tra i manifestanti anche diversi dirigenti scolastici. Segno che non tutti accettano di buon grado la logica dei tagli. «Che - è stato detto in uno degli interventi del comizio finale di piazza Gallura - non toccano però le spese militari e i sostegni per industriali e banchieri». Tutto è filato liscio, e, come si auguravano gli organizzatori, non si sono registrate intemperanze, malgrado lo scoppio di qualche petardo (piccola anticipazione dei botti natalizi, comunque fuori luogo) e qualche slogan non sempre elegante indirizzato alla Gelmini,"Maria stella cadente", come si leggeva in uno dei cartelloni più ironici, del firmamento berlusconiano. Altri striscioni inneggiavano, invece, ad una scuola pubblica da difendere con i denti. Difficilmente, infatti, la protesta degli studenti tempiesi si esaurirà con la manifestazione di ieri. Rientrando a scuola, chiederanno a dirigenti scolastici e professori di continuare ad informarsi, aprire dibattiti e seguire l'evolversi della situazione. Anche perché, come la stessa Gelmini ha assicurato, a giorni arriverà nelle aule parlamentari la riforma delle Università. Aperto dai bambini delle scuole dell'infanzia e delle Elementari, accompagnati da genitori e nonni, il corteo si è chiuso in piazza Gallura, dove studenti e professori hanno preso la parola. «Era dalla fine degli anni '60 - ha commentato lo studioso Tomaso Panu, uomo di scuola - che a Tempio non si vedeva una manifestazione così partecipata». Tutto merito, in fin dei conti, del ministro Gelmini e del suo decreto, ora legge. Giuseppe Pulina
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
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LA MADDALENA Liceali in lutto sfilano con una bara LA MADDALENA. Seicento e forse piu persone, tra studenti, genitori e bambini, oltre a insegnanti e rappresentanti sindacali hanno sfilato ieri mattina lungo le strade del centro storico di La Maddalena per manifestare contro la riforma della scuola ed il decreto Gelmini. Caratteristica ed emblematica l'apertura del corteo, con i liceali del Socio psicopedagogico che, vestiti tutti di nero, hanno portato sulle spalle una bara con la scritta "scuola pubblica". In corteo anche i ragazzi del Nautico, e quelli dei Ragionieri di Palau. Molti anche gli striscioni fra cui «vogliamo una scuola riformata e non smantellata", poi "Silvio i tuoi capelli sono frutto della nostra ricerca" e ancora "finanziaria ladrona della scuola", che hanno punteggiato la manifestazione. Il corteo ha percorso le vie del centro per poi fermarsi in piazza Umberto I dove, sul palco, gli intervenuti hanno contestato la riforma e gli esponenti del governo. Il rappresentante del Movimento studentesco ha dichiarato che gli studenti non si fermeranno qui, ma continueranno la lotta sentendo anche i loro compagni sardi che continentali. Più politici gl interventi di Marina Catte e Lorenzo Porcheddu, per i sindacati, che hnno criticato aspramente il governo, come pure le insegnanti Sabrina Brundu e Marina Spinetti. (an.ni.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina X - Genova In trentamila in piazza contro la Gelmini Corteo pacifico, bloccata per un´ora la stazione Principe MICHELA BOMPANI Genova e i suoi trentamila ragazzi. Ieri, per cinque ore, dalle 9 alle 14, il movimento universitario, gli studenti delle scuole superiori, i bimbi e le maestre, i precari hanno sfilato per la città. Bloccando, per un´ora, i binari a stazione Principe, con i passeggeri che festeggiavano l´arrivo degli studenti. Dalle finestre delle case, dagli autobus e dalle auto incolonnate in via Gramsci, tutti a salutare la protesta. Senza incidenti, senza tensione, con una presenza discreta e collaborativa delle forze dell´ordine, con un tafferuglio finale senza conseguenze in piazza Cavour. Nessuna bandiera. E la creatività si è scatenata con cartone, lenzuola, plastica e colori. «Il vento soffia forte, oggi, ma dalla parte giusta», urlano ai megafoni. E´ partita da piazza Caricamento, l´Onda: alle 9 è già gonfia dei ragazzi delle superiori, ordinati dietro gli striscioni: "Gobetti resiste", "Quelli del Nautico", "Lanfranconi c´è". Quelli del classico Colombo si riparano dal vento con "Della Gelmini rigettiam le grida per non finire tutti a dire egìda". Il Pertini: "Gelmini ministro della Distruzione". Il classico D´Oria. Quelli del Klee innalzano un bancomat gigantesco "L´ignoranza non ha prezzo", mentre sfoggiano superbi orecchie da asino. "Il Cassini c´è", e non sanno, i suoi studenti, che proprio nelle loro aule ha studiato, nel Sessantotto, Giorgio Israel, collaboratore stretto della Gelmini. A Caricamento, compare uno striscione con due svastiche, si accendono troppi petardi, uno ferisce leggermente uno studente del Cassini. Non si parte, così: «Ribadiamo il carattere antifascista del corteo, chiediamo con le buone ed eventualmente con le cattive a chi si definisce fascista di lasciare il corteo», urlano dal camion sound-system. Scompaiono striscione e petardi. Si parte: via San Lorenzo. Il presidente della Regione, Claudio Burlando, li aspetta di lato. Avanzano le Facoltà: "Il nostro futuro, chiedetelo a Heisenberg!", e al suo principio dell´indeterminazione, hanno scritto sul cartone quelli di Chimica e sfoggiano anche un efficace "Reazione chimica". Urlano dal furgone: «Occuperemo le piazze, le università, le scuole finché la 133 e la Riforma Gelmini non saranno ritirate», e «Senza diritti, senza mutua, senza ferie: siamo in piazza per riprenderci i nostri diritti, la nostra dignità, siamo noi il futuro». Ci sono una trentina di studenti dal polo di Savona. Gli universitari e gli studenti del liceo Vieusseux di Imperia. Quelli di Ingegneria navale di Spezia. Quelli dell´Accademia Ligustica si sono appesi i cartelli "vendesi" al collo, quelli del conservatorio Paganini tendono lo striscione: "Suoniamo noi o siete suonati voi?". Due ragazzi corrono, hanno gigantografie del Che e la scritta "Il nostro unico maestro". Alle 10 e mezza, la testa del corteo è a Corvetto (a De Ferrari si è fuso con il presidio di maestre, genitori e bimbi), la coda è ancora in via San Lorenzo. E´ il terzo corteo in due settimane, dell´Onda, «fuori dai sindacati, fuori dai partiti». Alle 11.30 arrivano in piazza Acquaverde: «Ci prendiamo i binari», le forze dell´ordine, che presidiano l´ingresso, si spostano e lasciano passare. Quelli di Scienze, di Fisica, non condividono: «Noi proseguiamo per via Gramsci». Gli altri stendono gli striscioni sulle traversine, per poco meno di un´ora. Poi, ancora in movimento: giù in via Gramsci. E´ quasi concluso il cerchio: ma a Caricamento, alcuni studenti medi vogliono forzare il cordone, infilarsi nel tunnel, andare a bloccare la Sopraelevata. Scaramucce, poi tornano indietro. L´Onda prosegue, non si vuole sciogliere: «Ancora a De Ferrari». Via San Lorenzo però è bloccata dalle camionette della polizia, gli studenti più giovani vogliono passare, vola qualche slogan contro la polizia. Ci si mettono gli universitari a mediare, spingono via la tensione. E mentre il movimento defluisce a De Ferrari, i soliti irrequieti vogliono ancora tentare il graffio alla Sopraelevata, gli universitari no, s´innesca un tafferuglio, coinvolge una trentina di persone, ma è un fuoco di paglia. «Dobbiamo organizzarci ancora meglio», riflettono gli universitari, un po´ stanchi, alla fine. La prossima settimana si ricomincia.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina XI - Genova Il personaggio E Burlando ritorna a scuola Un gruppo di ragazzi del Cassini lo chiama: «Claudio, Claudio, viene con noi». Il presidente della Regione Claudio Burlando sorride. Quei ragazzi se li ricorda, da quando è andato nella loro scuola, e poi anche al liceo D´Oria, a parlare. Burlando segue il serpentone della protesta anti-Gelmini per tre ore. Attento agli striscioni, agli slogan. Parla con decine di persone. Ascolta e spiega. «Mi chiedo - dice - : ma che federalisti sono? Per una legge di questa importanza ricorrono prima al decreto e poi al voto di fiducia. Ma la gente l´ha capita la loro manovra. Ha capito che dietro a tutto quello che fanno in tema di istruzione c´è l´intenzione di dare un colpo alla scuola pubblica». Una ragazza gli si avvicina: «Ma lei è qui per caso o è venuto proprio per noi?». «Sono qui per la manifestazione, certo - risponde - . E rappresento tutto il consiglio regionale che ha approvato all´unanimità un ordine del giorno che invitava il governo ad ascoltare le parti sociali prima di approvare la riforma». Per la verità in serata la sua partecipazione si attira le ire di Gianni Plinio (An) che la definisce "scandalosa". Ma gli studenti apprezzano la sua presenza. «D´altra parte per uno della mia generazione - spiega - è emozionante vedere questa partecipazione in massa, che non ricordo così numerosa da molti anni. Poi c´è una cosa che mi ha colpito profondamente: è la constatazione che in questo corteo ci sono generazioni ed esperienze diverse fianco a fianco, come non era mai accaduto prima». Fra le opzioni indicate da Burlando per opporsi alla legge Gelmini c´è anche quella di un ricorso alla Corte Costituzionale: «In realtà nella legge Gelmini ci sono profili impugnabili davanti alla Corte, perché contrastano contro le prerogative regionali - spiega - E siamo determinati a presentare ricorso insieme ad altre Regioni». Se Burlando e Marco Nesci (Rifondazione) sono stati gli unici esponenti della Regione presenti al corteo, non si è visto nessun rappresentante del Comune. E tuttavia Andrea Ranieri non ha problemi a dichiarare: «Ho visto una manifestazione di quelle che allargano il respiro, bella e determinata. vedere insieme dalle maestre d´asilo ai docenti di fisica ti rende consapevole che c´è tutta la filiera della conoscenza. I ragazzi dicono "io non ho paura". La politica deve fare lo stesso». E annuncia, di concerto con il sindaco Marta Vincenzi, un documento con il quale stamani la giunta non solo prenderà posizione contro il decreto Gelmini, ma deciderà di andare oltre. «Nessuno considera che questo decreto è stato sì approvato al Senato, ma c´è la legge sull´autonomia e la riforma del titolo V della Costituzione - chiarisce Ranieri - Il governo non solo non ha affrontato questo problema, ma ha interrotto bruscamente ogni rapporto con gli enti locali». Per quanto riguarda l´università, invece, «bisogna dire di no ai tagli, ma consapevoli che l´università va cambiata; una struttura più povera e rigida non fa che enfatizzarne i difetti». (c. mal.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina XI - Genova Il racconto Il liceo La scuola elementare Di solito il D´Oria non partecipa a iniziative come queste, ma stavolta siamo davvero in tanti ad aver aderito. Ieri mattina abbiamo tenuto un´assemblea nella nostra aula magna era letteralmente stracolma Questi sono i miei bambini li abbiamo portati con noi perché è il loro futuro che si sta giocando in queste ore Il governo ha un bel giurare che il tempo pieno non sarà toccato la verità tutta il contrario In strada con i manifestanti: il decreto del ministro mette assieme studenti, insegnanti, ricercatori e precari La mamma, la figlia e la maestra Così l´Onda unisce le generazioni "Mi chiamano al pomeriggio e la mattina dopo devo presentarmi, per lavorare è così" "Le attività integrative sono la base della didattica e non un passatempo" COSTANTINO MALATTO L´Onda anti-Gelmini mescola le generazioni e le idee, le politiche e le classi. Non c´è più una divisione netta tra studenti e insegnanti, tra genitori e ragazzi. In questo lunghissimo corteo che unisce le tante insoddisfazioni del mondo scolastico può accadere di trovare fianco a fianco il ricercatore precario e il lavoratore della mensa scolastica che teme per il suo futuro nella scuola che verrà. Il docente universitario e il supplente della scuola media dell´entroterra. Il bimbo delle elementari con tanto di striscione multicolore e il neolaureato che vede l´ombra della disoccupazione allungarsi dietro l´angolo. Ma ciò che soprattutto colpisce è questa vicinanza familiare, il padre che guarda con aria soddisfatta il figlio che si sgola a urlare: «Vogliamo vedere la Gelmini/maestra unica senza bambini». E la figlia che sorride al padre barbuto vestito da scolaretto - grembiulino nero, colletto bianco e fiocco - mentre quello avanza dietro a uno striscione con altri tre o quattro alunni un po´ troppo cresciuti. Laura Di Biase è una giovane agguerrita maestra dell´Istituto Comprensivo S. Fruttuoso di via Berghini. Cammina dietro allo striscione della sua scuola con decine di bambini, genitori, maestre. Al suo fianco la figlia Beatrice, 15 anni, quinta ginnasio al Liceo D´Oria. «Di solito il D´Oria non ha partecipato agli scioperi - spiega la ragazza - ma stavolta siamo in tanti ad avere aderito. Ieri abbiamo tenuto un´assemblea nell´aula magna, era stracolma. E oggi in corteo di gente del D´Oria ce n´è davvero molta». Vicino a Laura Di Biase anche un gruppo di bambini: «Sono i miei alunni - dice lei - oggi li abbiamo portati con noi perché è il loro futuro che si sta giocando in queste ore. Gelmini e compagnia hanno un bel giurare che il tempo pieno non sarà toccato: con questa legge i contenuti verranno stravolti, non ci sarà più la possibilità di svolgere quelle attività integrative che non sono un passatempo, ma la base stessa della didattica». Ad accompagnare la maestra del S. Fruttuoso c´è Sonia, anche lei giovane mamma. Sonia ha una doppia ragione di stare in questo corteo: è la madre di Emanuele, 7 anni, seconda elementare, uno dei bambini della scuola ma è anche una supplente precaria di scuola media. «Precaria, precarissima - ride amara - mi chiamano praticamente tutte le settimane, ma per un giorno o due. Mi avvertono magari il pomeriggio prima e io devo fare i salti mortali per organizzare la mia giornata. Sa, con tre figli (oltre a Emanuele ne ho altri due di dieci mesi e di 4 anni) non è facile, per fortuna c´è mia madre a darmi una mano». Prima di dedicarsi all´insegnamento Sonia ha provato anche a entrare nel mondo universitario: «Ho dovuto fuggire - ricorda - le prospettive di lavoro stabile erano praticamente uguali a zero». Ci sono i propri figli, ma si pensa anche a quelli degli altri: «Questa storia delle classi separate per i bambini stranieri ha dell´incredibile - accusa Laura - Che cosa significa mettere i piccoli stranieri in classi separate per insegnargli meglio la lingua italiana? Ma metteteli insieme agli altri bimbi, italiani o stranieri che siano: è parlando tra loro che imparano più in fretta e più facilmente». Antonio e Maria Dellepiane sono fratelli. Giovani insegnanti, ambedue insegnano lettere al liceo King: «La nostra scuola stavolta ha sposato questa protesta - dicono - anche se in altre occasioni è rimasta piuttosto defilata. Ma oggi è stata capita perfettamente la minaccia rappresentata dalla legge Gelmini e dai tagli della Finanziaria». Enrico Parodi e Alberto Macrì camminano vicini nel corteo, eppure sono due insegnanti che più diversi non potrebbero: Parodi ha sessant´anni, insegna lettere al liceo Colombo, è avviato verso la conclusione della sua vita lavorativa nella scuola; Macrì di anni ne ha una trentina, insegna educazione musicale in una scuola di Torriglia. «Da precario che più precario non si può - avverte - perché ho un incarico a tempo determinato e perché insegno una materia che con questi chiari di luna rischia di sparire». Parodi non ha problemi di lavoro, ovviamente, ma teme che ce l´avranno i suoi allievi: «Ormai il precariato sta diventando la condizione normale nella vita lavorativa dei giovani - afferma - e questa precarietà si ripercuote naturalmente sulla vita sociale». Vicino a loro c´è una insegnante delle medie, mamma di una ragazza anche lei alle medie: «Guardi - spiega - sono contenta che mia figlia abbia finito le elementari in quella splendida condizione in cui erano prima di questa riforma. è triste dirlo, ma bisogna sperare che esca dalla scuola prima che questo governo la distrugga definitivamente».
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
I giovani di Forza Italia lanciano tre proposte per chi ha meno di 30 anni, da realizzare all'interno del programma della coalizione che appoggia Sergio Divina I giovani di Forza Italia lanciano tre proposte per chi ha meno di 30 anni, da realizzare all'interno del programma della coalizione che appoggia Sergio Divina. Come primo punto il contributo dell'80% sul costo dei libri dell'ultimo triennio superiore. «Nel decreto Gelmini - spiega Divina - si prevede anche una garanzia di 5 anni sui libri di testo, vincolante per le case editrici». Secondo punto dedicato alla casa, con la proposta di un affitto agevolato della durata di due anni, rinnovabile per ulteriori 24 mesi, per giovani e giovani famiglia tra i 18 ed i 30 anni. Qualcosa di diverso rispetto agli alloggi Itea a canone moderato, perché «si tratterebbe di un accompagnamento alle famiglie - spiega Andrea Merler ( nella foto con Divina e Zampiccoli ), coordinatore provinciale dei giovani di Forza Italia - in strutture provinciali dedicate, con un patrimonio in costante rotazione». «Dellai parla di 9 mila nuovi alloggi - aggiunge Divina - ma negli ultimi 2 anni non se ne sono visti». Per ora non ci sono però cifre o numeri a sostegno della proposta dei giovani del Pdl. In tema di giovani, cultura e sport Ettore Zampiccoli critica sia la riforma Cogo sulle politiche culturali, «che va rivista perché ha accentrato tutto a livello provinciale», che «le ricadute clientelari dei finanziamenti in ambito sportivo. Ad esempio quale ricaduta ha dal punto di vista turistico finanziare con 400 mila euro l'Ac Mezzocorona?». Da Forza Italia viene anche la proposta di andare al di là della distribuzione dei contributi alle associazioni sportive attraverso i comuni, prevedendo la gestione diretta dei finanziamenti da parte di Coni e federazioni, «perché vi possa essere una filiera corta - aggiunge Divina - che faccia arrivare allo sport effettivamente il 100% di quanto si è stanziato». Terzo punto infine dedicato ai giovani ed il lavoro, con la creazione di una «piazza del lavoro», sul modello di quanto sperimentato a Milano e Torino, con un punto di incontro fra domanda ed offerta di lavoro coordinato da una regia pubblica, alla quale si aggiungono dei sussidi legati alla formazione. M.Fri. 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il centrodestra e la Lega promettono in Trentino ed ai trentini esattamente il contrario di quello che stanno facendo al governo del Paese: «Autonomia sbandierata, centralismo praticato» accusa Mariangela Bastico ( nella foto seconda da sinistra con Margherita Cogo e Gianni Kessler ), già viceministro con Fioroni Il centrodestra e la Lega promettono in Trentino ed ai trentini esattamente il contrario di quello che stanno facendo al governo del Paese: «Autonomia sbandierata, centralismo praticato» accusa Mariangela Bastico ( nella foto seconda da sinistra con Margherita Cogo e Gianni Kessler ), già viceministro con Fioroni. A Trento su invito del Pd, l'attacco alla ormai legge Gelmini è profondo: «Ma non è pregiudiziale né ideologico» insiste. Di Mariastella Gelmini il provvedimento sulla scuola porta solo il nome: «Perché in realtà l'ha stabilito Tremonti per tagliare le spese e lei, a differenza dei ministri che l'hanno preceduta, non si è nemmeno opposta» aggiunge Bastico. Sul fatto che il sistema andasse riformato e razionalizzato, la senatrice concorda: «Bisognava limare - argomenta - mentre qui si è intervenuti con la scure per tagliare 7,8 miliardi in 3 anni: è una destrutturazione». Saltano 132 mila posti di lavoro e rischiano la chiusura quasi 3 mila scuole, per lo più concentrate nei piccoli comuni, in montagna e nelle sole minori. Senza le competenze specifiche, il Trentino (dove il numero degli istituti è già stato ridotto) rischia questa fine mentre gli slogan del Carroccio precisano proprio che la Lega non intende lasciare le valli «senza scuole e ospedali». Gli insegnanti diminuiranno, ma le classi avranno più studenti (per effetto dell'opera del ministro assenteista Renato Brunetta: fra i meno presenti quando era uno strapagato europarlamentare). Rincarata da Margherita Cogo, che introduce il dibattito (una quarantina di persone al cinema Astra) assieme a Sara Ferrari e Giovanni Kessler. La vice presidente ricorda come mentre il governo impone una durata di 5 anni per i libri di testo, il suo primo ministro acquista le piccole case editrici «soffocate» dal provvedimento. Il dubbio è che dai tagli siano escluse le scuole professionali: «Rischiamo che d'ora in poi i ragazzi potranno frequentare solo quelle scuole che i genitori si potranno permettere» ammonisce Sara Ferrari. Con la prossima settimana comincia un nuovo dibattito sulla scuola, inserito in un decreto sulla sanità che consentirebbe al presidente del consiglio di commissariale le regioni che non approvano in tempo («impossibile riuscirci» avverte) il piano di «ridimensionamento delle scuole». M. E. 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Giovani del Pd «È una protesta per difendere il nostro futuro» «Non possiamo permetterci di vivere in un Paese senza futuro». I giovani del Pd bocciano senza attenuanti i provvedimenti del governo su scuola, ricerca e università. Ieri hanno distribuito volantini e incontrato la gente per spiegare le ragioni della loro protesta contro la legge Gelmini e i tagli di Tremonti. «Il governo Berlusconi - affermano - propone una riforma priva di spessore e ammantata di slogan. Gli italiani faticano a capire gli aiuti alle banche, i regali alla cordata Alitalia a fronte dei tagli nel settore scolastico. Il popolo italiano ha il dovere di protestare civilmente e l'obbligo morale di indignarsi rispetto a una riforma che non mira a far crescere, a creare opportunità, a formare le nuove generazioni. Sull'istruzione è doveroso intervenire in termini di investimento». All'interno del Pd si è formato un gruppo spontaneo di giovani che sta progettando una serie di iniziative, in particolare sulla scuola. Per ora si tratta di un semplice sostegno al partito, ma fra breve il gruppo si costituirà in forma ufficiale per garantire continuità d'azione. «La riflessione sulla legge Gelmini - afferma Eleonora Angelini, studentessa di lettere e una delle componenti del gruppo - non avrà un carattere soltanto elettorale, ma proseguirà anche dopo perché il problema della scuola non si esaurisce il 9 di novembre». Pienamente d'accordo Alberto Pacher, segretario del partito e capolista del Pd, presente al gazebo dei giovani: «È un tema di importanza fondamentale che merita una consultazione popolare. Promuoveremo subito un referendum sulla legge Gelmini». Sulla situazione trentina Pacher ritiene necessario proseguire sulla strada dell'autonomia, differente dalle decisioni romane. L'ex-sindaco è del tutto favorevole alle proteste di questi giorni: «L'opposizione studentesca - dichiara - è sacrosanta perché difende il diritto a un'istruzione pubblica e il principio di democrazia dentro la scuola». 31/10/2008
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
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dopo gli scontri Il day after della destra «Via, andate via» urla da lontano un omaccione che poi s'avvicina con passo minaccioso al gruppo di giovani appena giunto a Piazza della Repubblica con il loro tricolore. Nessun contatto fisico. I ragazzi vengono invitati ad abbandonare la piazza, in quanto «antifascista». I neri a malincuore accettano. In altri posti della capitale invece si sarebbe arrivati anche alle mani. Così denuncia Blocco studentesco: «Oggi (ieri, ndr) un gruppo di quattro studenti sono stati aggrediti, colpevoli di avere uno scudetto dell'Italia sul giacchetto e un vestiario non consono all'evento». Non dichiara minacce invece Lotta studentesca (Forza Nuova) presenti in piazza. Anche se in incognito. Nello sciopero sulla scuola che si riversa per le vie della capitale, è vita dura per l'estrema destra. Soprattutto dopo le mazzate date mercoledì a piazza Navona. Scontri che hanno generato riflessioni e autocritica nell'Onda anomala. «Siamo caduti in una trappola», dice uno. «Non dovevamo rispondere alle provocazioni di 40 fascisti con le mazze», aggiunge l'altro. Si ha la paura di aver allontanato con la violenza politica molti studenti. Cosa che in realtà non avviene. Dall'università La Sapienza parte alle 9 un partecipato corteo diretto alla manifestazione dei sindacati. «Sciopero generale subito» è lo striscione d'apertura. Rivolto ai confederali. Il coro «Siamo tutti antifascisti» si eleva di continuo. Espulso dal corteo, il Blocco chiede «un'inchiesta sui fatti di Piazza Navona» (oggi il governo riferirà in Parlamento sull'accaduto) e rilancia con l'occupazione di due licei superiori, il Farnesina (subito dopo però sgomberato dalla polizia) e il Nomentano. Segnale di quanto l'organizzazione, nel movimento no-Gelmini, sia più radicata nelle scuole, anche grazie a un tasso di spoliticizzazione maggiore degli studenti medi, che nelle università. Intanto la manifestazione della Sapienza, colorata e festosa, fa il suo corso arrivando al ministero dell'Istruzione: «Arrenditi Gelmini, sei assediata», urlano i manifestanti. Che all'improvviso iniziano a lanciare uova ai poliziotti schierati. «La nostra protesta non si arresta - dicono gli studenti - bloccheremo le città fino al ritiro del decreto». Poi arriva l'esito del processo per direttissima dei due fermati durante gli scontri: confermato l'arresto. di Mattia Salvatore 31/10/2008
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
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Due domande al ministro Gelmini Signor ministro, ha ragione: l'università italiana è invecchiata male. Non riesce più ad assolvere alla propria funzione fondamentale che è quella di fornire agli studenti la preparazione professionale e umana necessaria ad affrontare un futuro sempre più difficile. E poi produce troppi sprechi. Ci sono troppe sedi che hanno troppi corsi di laurea che danno lavoro a troppo personale, docente e amministrativo, troppo malpagato e spesso precario. Insomma, il sistema ha urgente bisogno di una riforma complessiva che riconsegni centralità allo studente e alla sua preparazione. Su questo molti, anche tra gli okkupanti, concordano con Lei. Ciò che invece solleva perplessità è che questo obiettivo possa essere perseguito a partire da un drastico taglio dei fondi. Anzitutto, perché riducendo i fondi senza riformare il sistema si finisce per penalizzare tutti senza premiare nessuno, mentre la nostra università, come Lei stessa ha riconosciuto, ha un disperato bisogno di meritocrazia. In secondo luogo, perché il taglio dei fondi si traduce in un blocco delle assunzioni che colpirà ancora una volta i giovani che aspirano a una carriera universitaria. Mi spiego meglio. Il problema dei precari dipende dal fatto che l'università spendeva, e spende, troppo per il personale docente e soprattutto per il personale di ruolo, assunto in precedenza. Per questo, i ministri che l'hanno preceduta avevano già deciso di bloccare i concorsi. Il problema è stato che, in attesa dei concorsi e per sopperire alle carenze di personale docente, le università hanno cominciato ad assumere gli aspiranti ricercatori con contratti a termine o di collaborazione coordinata e continuativa, sottoponendoli, però, a prove selettive ben più facili dei concorsi per il personale di ruolo. Poi è arrivato il Governo Prodi che, per sanare la situazione, ha promesso a tutti quei giovani l'assunzione a tempo indeterminato, ope legis, senza nuovi concorsi. Così quei precari della ricerca hanno avuto l'illusione di aver vinto la lotteria e un posto fisso. Il che avrebbe determinato un eccessivo aumento del numero dei professori, perché nel frattempo si è abusato con le assunzioni a termine, e uno scadimento della qualità dell'insegnamento, perché quei precari non si erano sottoposti al concorso. Poi, le elezioni. Berlusconi ha vinto e, per risolvere il problema, ha deciso di abolire le norme sulla stabilizzazione, facendo svanire le illusioni di chi credeva di aver vinto la lotteria. Ora, tra quei precari ce ne sono alcuni meritevoli e altri meno. Tutti hanno, però, lavorato diversi anni nelle università che oggi occupano e protestano perché non vedono una via d'uscita. Il loro contratto non può essere rinnovato ma non hanno neanche la speranza di essere assunti per concorso perché il Suo decreto ha disposto un blocco del turn over che consentirà di bandirne solo due ogni 10 posti che si liberano. Signor ministro, è sicura che quei precari non meritino almeno un concorso? E che l'università possa fare a meno delle loro energie e del loro entusiasmo? Michel Martone 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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l'intervista/1 Giovanna Giugni, Italia dei valori «Con Dellai, ma con sofferenza» GIOVANNA GIUGNI - Italia dei valori Perché si è candidata? Sono dieci anni che lavoro con l'Italia dei Valori, con Bruno Firmani ho contribuito a fondarla in Trentino. Questo è un momento difficilissimo della nostra storia e se qualcuno ha qualche idea innovativa, credo debba portare il suo contributo. Io inoltre insegno diritto: voglio testimoniare nella politica quello che insegno. Da insegnante cosa pensa della riforma Gelmini? La protesta degli studenti secondo lei è giusta? Per prima cosa la riforma non c'è, perché una riforma della scuola non si fa con un decreto, serve invece un percorso di condivisione. Quanto alle proteste sono ottime, fanno parte del dna dei giovani, ma penso che i ragazzi dovrebbero conoscere di più i contenuti del decreto e non farsi strumentalizzare. Vorrei una protesta seria e informata, che non partisse dai professori - mi riferisco a quelli universitari - i quali mirano soprattutto a mantenere inalterata la situazione esistente. Perché avete deciso di sostenere Lorenzo Dellai, dopo le tante critiche mosse al suo governo? È stata una decisione sofferta all'interno dell'esecutivo, sono emerse anche delle posizioni contrastanti, ma la nostra è stata una scelta di responsabilità. Non vorremo che in Trentino si riproponesse il quadro successo in Alto Adige, con l'avanzata della destra dei Freiheitlichen. Questo non significa che ci vada tutto bene: ci sono molte cose da cambiare nella gestione Dellai. Ed è questo il contributo che vogliamo portare. 31/10/2008
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
L'Onda invade Roma Genitori e figli in nome della scuola La guerra delle cifre, una guerra oziosa e inutile. La capitale ieri era tutta pacificamente occupata da chi ha deciso di alzare la voce per difendere la scuola pubblica. Milioni di persone in tutto il Paese. L'Onda è liquida, naturalmente. Bisognava aspettarselo. Ma quale corteo, ma quale percorso. L'Onda non è mica un treno sui binari, non è una classe in fila per due. L'Onda quando viaggia non segue la voce metallica del TomTom che ti dice «fra duecento metri svolta a destra», nevrosi collettiva di chi disattiva il cervello e accende l'automa. L'Onda pensa eccome: «cogito ergo sum» c'è scritto sui suoi striscioni, pensa in latino. Trabocca e tracima e invade dei suoi rivoli i vicoli di Napoli, le calli di Venezia, i viali di Torino, le piazze di Roma, tutte. L'Onda è come il mare quando si gonfia, senti da lontano il rumore non lo vedi arrivare poi all'improvviso eccolo, è dietro, è intorno, è davanti. I vigili urbani ridevano appoggiati agli angoli dei palazzi nobiliari, ieri mattina nel centro della Capitale: «No, non lo sappiamo da dove arrivano. Sono ovunque, non vede?». Certo, sono ovunque. L'Onda - guardatevi intorno - è dappertutto. I bambini che aprono uno dei cortei hanno delle magliette verdi con su scritto «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Le madri i padri e i loro maestri anche: maglie più grandi. E' il ritornello di una canzone di Luca Mascini, quello degli Assalti Frontali. Un seienne ha una t-shirt bianca con scritto a pennarello «bambino strumentalizzato». La madre ha 34 anni, si chiama Elena: «Sono una precaria della scuola ma vorrei dire a questo governo che mi sento davvero molto serena, oggi. I precari sono loro, non noi. Questa è una rivolta di popolo. Guardi, si guardi attorno. Vede categorie, vede corporazioni, vede lobbies?». Da un camion con gli altoparlanti viene la musica di Pulp Fiction: professori di scuola media ballano, due ragazzi coi capelli rasta seduti sul camion si baciano, i fotografi scattano. Frasi di Aristofane, Dante, Elsa Morante, Quasimodo. Fabio Mussi, ex ministro dell'Università, si entusiasma per gli striscioni: «Sono bellissimi». Ce n'è uno di Foscolo, «Scrivete, perseguitate con la verità i vostri persecutori». Più indietro ce n'è un altro scritto col gesso su una lavagnetta da una maestra: «Ma non era meglio se pagavo l'Ici?». La Questura rende noto che i manifestanti sono centomila e non è il caso di tornare sull'ammuffita polemica delle cifre. Basta la pratica di vita per rendersi conto che Roma è completamente invasa, impercorribile se non a piedi o in motorino. Non c'è un corteo, c'è gente ovunque. Ciascuno arriva dove può, si ferma dove vuole. Guglielmo Epifani, in piazza Navona, parla con passione a una piazza colma di palloni e gonfia di cento bandiere: tutte le sigle sindacali - «Stiamo uniti», urla il segretario della Cgil - i banchetti di Di Pietro, Bertinotti che ascolta, Rosy Bindi e più indietro Diliberto, i Cobas, Renata Polverini dell'Ugl il sindacato della destra, gli studenti di destra, gli anarchici con la A cerchiata, i rasta dei centri sociali, i bambini col grembiule, le insegne degli istituti superiori, i motti delle Università e i camici bianchi dei professori associati. La parte di corteo che spinge verso piazza Navona da piazza di Spagna passa davanti alle vetrine di lusso, si affacciano i commessi di Armani e di Tiffany. I ragazzi con la cresta viola venuti da Firenze urlano «Scappate, scappate, arrivano le scuole incazzate». Non scappa nessuno, una signora elegante si fa strada verso il suo portone, i ricercatori sfilano con un cartello che dice «Berlusconi se hai i capelli in testa è grazie alla ricerca». Una ragazza porta appeso al collo un cartoncino che dice «prendo 400 euro al mese, studio i vaccini contro l'Hiv». Si riflette su una vetrina di un negozio di scarpe: 850 euro i sandali da sera. Due mesi e rotti di lavoro, ridono i suoi colleghi intorno. Maroni il ministro dice che chi occupa le scuole sarà denunciato. Due amiche d'infanzia, una ora vive a Firenze una a Bologna, si ritrovano dopo anni e si abbracciano sotto il palco del comizio. Enza e Isabel. «Ci denuncino pure, non abbiamo mica paura. Però perché Maroni non denuncia anche quelli che vanno in giro coi furgoni e con le spranghe, quelli che provocano infiltrandosi? Ci prendono per stupidi, pensano che non ci accorgiamo di quello che sta succedendo? Cercano l'incidente, è chiaro. Ma guardi che meraviglia, invece. C'è la musica ed è tornato anche il sole». È tornato il sole, sì. Peccato che da qui, da Roma, si possa arrivare a piedi solo fino al ministero dell'Istruzione e al Colosseo, ai Fori e alla Piramide: spezzoni liquidi di folla in ogni prato. Un rivolo corrre sul Lungotevere verso Porta Portese: grida «Occupiamo la Capitale», vengono dalla Sicilia. In coda cantano «Il cielo è sempre più blu». Peccato essere solo qui a Roma perché invece l'Onda è in tutta Italia, nello stesso momento e tutta insieme. E' a Capri e a Milano, a Linosa e a Torino, a Jesi, a Palermo, a Bologna, a Genova a Cefalù. Ci vorrebbe una foto dal satellite. Una di quelle da Google. Centomila, come no. Meno male che noi c'eravamo e l'abbiamo visto, lo possiamo raccontare. Fidatevi. Era un'onda sola, enorme, dappertutto. CONCITA DE GREGORIO ROMA cdegregorio@unita.it
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
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sciopero i sindacati chiamano in piazza contro il decreto gelmini approvato mercoledì Cgil Cisl e Uil prima marciano uniti poi firmano separati TEATRINO. Dal palco di Piazza del Popolo parlano Bonanni e Epifani, Angeletti no. E mentre tutti invocano l'«unità», dietro le quinte va in scena la spaccatura sindacale. Che si palesa nel pomeriggio a Palazzo Chigi, quando Cisl e Uil firmano l'accordo sugli statali senza la Cgil. Intanto, il milione che sfila per le vie di Roma è espressione della «sinistra scandalosa», secondo Berlusconi. E il ministro dell'Interno, Maroni, minaccia di denunciare chi occupa le scuole. di Tonia Mastrobuoni Sale sul palco e il microfono sembra superfluo. Raffaele Bonanni urla quattro paroline magiche con tutto il fiato che ha: «la scuola ci unisceeee». Parte il boato. Piazza del Popolo è stracolma, la gente continua ad affluire dalle strade laterali, arrivano notizie sulla coda del corteo, ancora ferma al punto di partenza, a piazza della Repubblica. Il segretario generale della Cisl è un fiume in piena: «Questa piazza è la dimostrazione che le scelte per il futuro del paese si fanno con la gente». Parte il secondo applauso, Bonanni ha un diaframma d'acciaio, l'urlo regge: «sulla scuola il governo deve aprire un confronto con i sindacati, gli enti locali e le famiglie, la scuola non può essere gestita come un'azienda». E di nuovo: «ci unisce la scuola, siamo uniti per la scuola». Questo richiamo ossessivo all'«unità» è però un esorcismo. Lo stesso Guglielmo Epifani, all'inizio della manifestazione, scherza sul «miracolo Gelmini», su una manifestazione che è riuscita a tenere insieme confederali e autonomi, cinque sigle sindacali, da Cgil, Cisl, Uil a Gilda e Snals. Ma la verità è che dietro le quinte di questa «incredibile» manifestazione, per dirla con il segretario generale della Cgil, domina la spaccatura della Triplice. Quando Bonanni sale sul palco sa già che due ore dopo dovrà andare a Palazzo Chigi per firmare assieme alla Uil un accordo separato, senza Epifani, sul rinnovo del contratto degli Statali. Dunque, anche della scuola. Per lui non è una piazza facile, la scelta di intervenire è coraggiosa. Le divisioni sindacali sono difficili da comprendere per il milione col naso in su che lo ascolta due metri più in là. Tanto che fino a qualche minuto prima, Bonanni è ancora incerto se parlare o no. Fino a mercoledì sera le diplomazie della Triplice hanno condotto una trattativa serrata per decidere la gerarchia degli interventi. Cisl e Uil hanno tentato di persuadere i piani alti della Cgil che non era opportuno far intervenire i tre segretari generali. Senza riuscire a convincere Epifani. Luigi Angeletti è l'unico dei tre a non parlare, alla fine. Perché, come ci spiega poco prima dell'intervento di Bonanni, «questa è una manifestazione della scuola, è strettamente sindacale» ed è dunque poco opportuno, anzi, «rischioso» che intervengano i big. A tre metri da lui c'è Epifani, i due non si parlano da settimane (esattamente come Bonanni e Epifani), ma interpellato sulle parole di Angeletti, il numero uno della Cgil risponde con un ampio gesto della mano, ad abbracciare la piazza: «guardi là: mi sembra evidente che questa è una manifestazione che riguarda il futuro del paese. E' molto di più». Quando è il suo turno sul palco, Epifani strilla che contro la riforma Gelmini «è un intero paese che insorge». La maggioranza dei cittadini, secondo il leader della Cgil, «non si rassegna» all'approvazione del decreto, «vuole andare avanti». Epifani si impegna a «proseguire la protesta». Ma uno dei passaggi cruciali è senza dubbio quello in cui esorta all'unità, con una stoccata evidente ai colleghi di Cisl e Uil: «non dividiamoci», scandisce, «non scambiamo la nostra unità con un piatto di lenticchie. La nostra giornata è la nostra unità»: per un momento deve fermarsi, perché la piazza lo interrompe con un applauso e un boato enormi. Il numero uno della Cgil è stato accolto già all'inizio della manifestazione, a piazza della Repubblica, con un lungo applauso. Sfila per qualche metro con Walter Veltroni, dalle parti di Largo Santa Susanna. Al primo microfono sotto tiro, il leader del Pd parte subito all'attacco: il governo «ascolti la società e non trasformi questo movimento in un fatto politico», osserva. Se a Roma, ha aggiunto, «centinaia di migliaia di persone, professori, studenti, genitori, personale non docente, hanno dato vita a una straordinaria manifestazione di popolo», l'esecutivo «deve ascoltare questa protesta, non può restare sordo alla voce di chi nella scuola vive ogni giorno». Passando sotto le finestre del centro, di solito indifferenti, assuefatte all'assedio perenne dei cortei quasi quotidiani della capitale, si nota moltissima gente affacciata, alcuni srotolano addirittura degli striscioni contro la Gelmini. Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom, è raggiante: «a furia di evocarlo», commenta ridendo, «eccolo qua, il '68!». Silvio Berlusconi deve avergli letto nel pensiero. Il milione in piazza di ieri e la notizia della gran parte delle scuole italiane chiuse è l'espressione solamente di una «sinistra scandalosa» che «ha la capacità di rovesciare il vero e dire il contrario della verità», ha fatto sapere il premier nel pomeriggio. Anche il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha alzato i toni. Ha annunciato che chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare rischia la denuncia. Maroni pensa che le occupazioni rientrino «in manifestazioni fisiologiche di dissenso» ma non ha rinunciato alle solite schermaglie sui numeri. Se per gli organizzatori i manifestanti erano un milione, per Maroni erano centomila. «Comunque tante», ha chiosato. 31/10/2008
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
retroscena lo scetticismo dilaga anche tra i fedelissimi di walter L'ala dei veltroniani delusi «Il referendum non serve» NO GELMINI. I dubbi di Vassallo, i silenzi di Morando, i quesiti di Ceccanti. E tornano le schermaglie sulla riforma elettorale di Tommaso Labate Non ci sono solo lo scetticismo di Massimo D'Alema, i distinguo di Franco Marini e le stilettate di chi, come Marco Follini, teme «una deriva dipietrista». No. Anche tra i veltroniani di stretta osservanza ci sono personalità che guardano con diffidenza alla mossa del segretario di promuovere un referendum contro la legge Gelmini. Parlare di un «fronte del no» è eccessivo. D'altronde, almeno pubblicamente, nessuno ha voglia di esporsi, soprattutto per non mettere in difficoltà il leader. Ma è un fatto che, dietro le quinte, tra i veltroniani qualcosa si è mosso. Basti pensare a un colloquio andato in scena due giorni fa, poco prima che Veltroni convocasse d'urgenza l'esecutivo del partito per farsi dare il disco verde alla mossa-referendum. Protagonisti il segretario del Pd e uno dei suoi tecnici di fiducia, il deputato-politologo Salvatore Vassallo. «Salvatore - è stato l'approccio del leader democratico - ho deciso che promuoveremo un referendum contro la legge Gelmini. Ti occupi tu di elaborare i quesiti?». La risposta del parlamentare, che conosce bene il testo della riforma, è stata netta: «Ma come, Walter? Guarda che costruire un referendum contro quella legge non è certo facile». Alle perplessità di Vassallo, Veltroni ha replicato con l'invito a individuare tutte le parti «abrogabili» della riforma Gelmini. «Importanti o meno» che fossero. La parte più spigolosa della riforma, che rappresenta il cuore della protesta di piazza, sono i tagli alla scuola. Che, come spiega il senatore Stefano Ceccanti , «non possono essere oggetto di referendum, visto che stanno nella Finanziaria». Di conseguenza, aggiunge il costituzionalista veltroniano, gli unici punti su cui si può intervenire manu referendaria si riducono a due: «Uno è il decreto Tremonti, che consente alle università di trasformarsi in fondazioni. L'altro è l'articolo del decreto Gelmini sul maestro unico, la cui caduta non determina una riduzione dei tagli e quindi un'assimilazione alle leggi di bilancio». Traduzione: l'architrave su cui si fonda il referendum ideato da Di Pietro e lanciato da Veltroni è costituita da due quesiti: uno contro la possibilità che le università decidano di trasformarsi i fondazioni; l'altro contro il maestro unico. Oltre alle perplessità dei "tecnici", c'è anche un dissenso di natura politica. Tra gli ex liberal dei Ds, oggi veltroniani doc, più d'uno avrebbe manifestato scetticismo e stupore sull'ipotesi-referendum. «Non so più cosa dire», sono state le uniche parole dell'economista Nicola Rossi. Enrico Morando, capofila di quell'area nonché sottosegretario alla presidenza del Consiglio ombra, ha preferito invece marcare visita e tenersi alla larga da commenti e prese di posizione. A conti fatti, l'onda referendaria che potrebbe raggiungere presto il Pd non riguarda tanto la scuola (la consultazione anti-Gelmini, nella migliore delle ipotesi, si celebrerebbe nella primavera del 2010), bensì la legge elettorale. Visto che i quesiti dipietristi sul lodo Alfano potrebbero essere anticipati dalla sentenza della Consulta, il referendum sul porcellum è l'unico che con certezza si terrà nel giro di pochi mesi. Cosa ha intenzione di fare il Pd? Molto dipenderà dal risultato delle Europee, certo. Ma, come Veltroni ha confidato a pochi interlocutori, la sua intenzione è quella di «tenersi alla larga dalla questione». Tanto, ha aggiunto il segretario, «come ha promesso alla Lega, il governo convocherà la consultazione il 14 giugno, quando tutti saranno al mare». Dentro il Pd - in cui convivono fan del tedesco (D'Alema, Marini, Rutelli) e referendari convinti (Parisi e i prodiani) - il dossier elettorale rimane scottante. Meglio restarne alla larga, per quanto possibile. Anche perché tra gli stessi veltroniani i distinguo non mancano. «Se Berlusconi non cambia la legge le Europee - spiega Ceccanti - una settimana prima del referendum ci troveremmo di nuovo ad avere a che fare con la frammentazione tra tanti partiti. E poi, se il governo boicotta la consultazione contro il porcellum, sarebbe difficile per il primo partito dell'opposizione non schierarsi a favore del sì». 31/10/2008
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da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)"
del 31-10-2008)
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VETRINA pag. 1 La piazza è loro La pioggia non ha fermato i cortei degli studenti nelle due città capoluogo. Alle manifestazioni si sono uniti rappresentanti sindacali e politici ma anche mamme con i bambini per protestare contro il decreto Gelmini. Ingenti i numeri della partecipazione: si parla di oltre 5 mila Bergamo e di oltre 4 mila a Brescia Alle pagine II e VI
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
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Epifani: «La battaglia continua Non abbassiamo la schiena» «Un intero paese insorge...». E un boato di festa, di applausi ininterrotti, blocca in gola le parole a Guglielmo Epifani. Piazza del Popolo è gremita all'inverosimile: ragazzi a cavalcioni sulle terrazze del Pincio; maestre, prof, genitori, collaboratori scolastici e precari «Uniti per la scuola di tutti»; striscioni appesi sull'obelisco. Mentre dal Tridente altri manifestanti cercano un sanpietrino per esserci. Il leader della Cgil in abito scuro, sorride per mascherare l'emozione. La piazza continua ad acclamarlo, fiduciosa, gioiosa. «Voi oggi - dice alla platea - state segnando una giornata memorabile. Non solo per la scuola ma ma per la nostra democrazia, il futuro del paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza del Popolo così. Abbiamo sbagliato la piazza... ». Il decreto Gelmini è legge da un giorno e lo sciopero unitario dei sindacati (Flc-Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals) arriva in ritardo. Ma in tutt'Italia «non si abbassa la schiena», s'insorge come sottolinea Epifani. Sotto il palco, pigiati alle transenne oltre un milione di persone. Ed è ai tanti giovani che Epifani si rivolge per prima: «Non vi pentirete di stare qui. Vi assicuro che le vostre manifestazioni, il vostro impegno non sarà messo in discussione da chi ha cattivi pensieri e cattivi propositi. La forza di questa piazza è la democrazia». Un chiaro segnale di vicinanza dopo l'aggressione squadrista a Piazza Navona e una mano tesa al movimento dell'Onda: la vostra battaglia è anche la nostra. Poi l'esortazione a Cisl e Uil in vista dell'incontro a Palazzo Chigi per gli Statali: «La forza di questa giornata è l'unità. Non dividiamoci. Non scambiamo la forza di questa unità per un piatto di lenticchie». Scuola, università, ricerca, corsi post laurea. Il sindacato tornerà in piazza il 14 novembre, pronto alla «sfida» riformatrice. «Non siamo quelli che proteggono i fannulloni. Nella scuola italiana non li ho mai visti - è il messaggio di Epifani al governo -. Noi non vogliamo le baronie, le mogli e i figli assunti all'Università. Questa è una falsità: noi le combattiamo. Ma non è con i soli tagli che si possono fare le riforme. Sarebbe stato più onesto se avessero detto che non ci sono soldi e quindi li prendono dalla scuola». Poi il messaggio alla platea: «La battaglia sulla scuola e l'Università deve continuare. Con le modalità giuste - precisa Epifani -. Dobbiamo batterci per chiedere un confronto. Non lo si deve ai sindacati ma al Paese reale, ai giovani di ogni tendenza». Carmen Nuzzo, mamma di un bambino della Alonzi di Roma, ha la pelle d'oca: «Solo sentire che l'unità può dare un senso diverso alle cose che si fanno, mi rende orgogliosa di esserci. Mi riporta indietro di vent'anni». Al suo fianco c'è Francesca: «Potevo portare i miei bambini. Sarebbe stata la più bella lezione di democrazia. Altro che Educazione civica e Statuti!». Arriva anche la Gelmini-fatina, ma è tutta presa a fare a fette gli organici della primaria (creazione del maestro Mimmo Telesca di Potenza). Mentre Epifani ridà valore, tolleranza ed uguaglianza all'istruzione pubblica: «La scuola è grande maestra di pace». E la piazza di Roma va in visibilio.
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da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
BERGAMO pag. 2 Tutti in piazza «La scuola pubblica resti di qualità» LA PROTESTA ? BERGAMO ? NEPPURE la pioggia e il vento gelido hanno fermato le migliaia di persone (insegnanti, studenti universitari e delle scuole medie e superiori, rappresentanti dei sindacati ed esponenti politici) che ieri mattina hanno partecipato alla manifestazione indetta contro la riforma della scuola del ministro Gelmini. Cinquemila persone secondo le forze dell?ordine, almeno il doppio per gli organizzatori, hanno sfilato per le vie del centro tra slogan contro il governo, cori di protesta e musica. Il corteo, dove spiccavano le bandiere del Movimento Studentesco e di Rifondazione Comunista, è partito dal piazzale della stazione ferroviaria ed ha raggiunto la sede dell?Università in Sant?Agostino, in Città Alta (senza però interrompere le lezioni). TUTTO SI È SVOLTO in maniera pacifica, senza che le forze dell?ordine siano state costrette ad intervenire. I professori e gli studenti, arrivati in città anche da alcuni istituti delle valli e della Bassa Bergamasca, hanno annunciato che assemblee, scioperi e manifestazioni proseguiranno anche nelle prossime settimane fino all?approvazione della Legge Finanziaria. «È stata una grande manifestazione - ha detto Vincenzo D?Acunzo, segretario generale della Cisl Scuola di Bergamo - vissuta e partecipata da tanti e nostri iscritti per difendere la scuola, la sua qualità e la dignità sua e della gente che vi lavora. Al governo la Cisl bergamasca chiede un passo indietro sul maestro unico e una revisione complessiva degli obiettivi, dei tempi e delle procedure indicati dalla manovra finanziaria». «OGGI sono qui per urlare la mia rabbia contro questa riforma assurda - spiega Alice, 17 anni -. E non è vero che le proteste sono solo di chi non ha voglia di studiare. Io ho la media dell?8». Paolo, 19 anni, se la prende invece con chi ha strumentalizzato la protesta degli studenti: «Non vogliamo che ciò avvenga - afferma - perchè le nostre proposte di cambiamento del decreto Gelmini non hanno colore politico. Forse il ministro Gelmini un merito l?ha avuto: quello di unire tutto il movimento studentesco dalle elementari all?Università». M.A.
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da "Giorno, Il (Lodi)"
del 31-10-2008)
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PAVIA pag. 11 «Il ministro dice bugie Perderemo il tempo pieno» Le maestre: il testo della legge parla chiaro IN MIGLIAIA AL CORTEO CONTRO I TAGLI di MANUELA MARZIANI ? PAVIA ? «NON CI vogliamo neanche porre il problema dei tagli, perché siamo certi che con i decreti attuativi riusciremo a smontare la legge». Daniela Bonanni, insegnante della scuola primaria che ieri mattina ha partecipato insieme ad altre 4 mila persone alla manifestazione organizzata contro la legge Gelmini, è convinta che la battaglia sia solo all?inizio. «La scuola dell?infazia e la primaria dal prossimo anno dovrebbero passare a 24 ore settimanali - aggiunge l?insegnante -. Alla pagina 7 del piano programmatico poi si dice che saranno possibili ?altre opzioni organizzative: la prima di 27 ore con l?esclusione delle attività opzionali facoltative, la seconda di 30 ore comprensiva dell?orario opzionale facoltativo e con l?introduzione del maestro prevalente nei limiti dell?organico assegnato, integrabile con le risorse disponibili presso le scuole?. Ma quali risorse? Il piano non lo dice». Questa incertezza e la paura che si possa tornare a una scuola aperta solo al mattino, ha portato moltissimi genitori a scendere in piazza. «IL TIMORE DELLE famiglie - insiste Daniela Bonanni - è che i bambini possano uscire da scuola alle 12.45. Ed è una paura reale, perché nei documenti ufficiali di tempo pieno non si parla mai. Quindi al massimo le ore che esulano dalle 24 settimanali previste, saranno un dopo-scuola, come accadeva nei primi anni Settanta. Senza considerare che il tempo pieno è stato introdotto per rispondere a una necessità delle famiglie, ma adesso è un nuovo modo di rapportarsi, è un diverso modello educativo che prevede due insegnanti, più uno di religione e uno d?inglese. Nessuno dice che l?elevato numero di insegnanti che abbiamo contempla gli insegnanti di sostegno e l?anomalia tutta italiana dell?insegnante di religione». Un modello che, secondo alcuni rappresenta un lusso inutile, visto che nessun Paese europeo ha una scuola elementare con tre maestri e siamo cresciuti tutti avendo un solo maestro in classe. «Sì, ma come dice una mia collega - risponde l?insegnante - chi si farebbe curare in un ospedale che ha mantenuto le strutture di 40 anni fa? Allora i disabili si trovavano nelle classi differenziali, oggi sono inseriti e seguiti da insegnanti di sostegno. Il nostro è un modello che funziona. Non vorremo fare come la Germania, che fin dalle elementari divide i bambini, in bravi, capaci e molto capaci, senza integrarli». QUESTO MODELLO non può essere sgretolato, secondo i manifestanti in corteo ieri, che hanno prima cercato di coinvolgere nella protesta il sindaco di Pavia, Piera Capitelli, dirigente scolastico e poi si sono diretti sotto la casa del ministro dell?Economia, Giulio Tremonti.
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
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Bimbi, mamme e merendine: la protesta è un baby-girotondo I bambini delle scuole primarie che hanno sfilato insieme a genitori, insegnanti: striscioni colorati, fumetti e game boy. «Difendiamo la nostra scuola». E Carlo mostra il cartello: «Bambino strumentalizzato». Pietro, Bianca, Rosy, Loredana, che insieme non fanno 40 anni, sono freschi e pimpanti quando arrivano in piazza della Repubblica. Un po' bagnati, perché la pioggia ha deciso di dar tregua soltanto poco prima della partenza del corteo. Tirano fuori dallo zaino le maglie bianche su cui hanno scritto con un pennarello nero «Tutti insieme per la scuola di tutti». Sono emozionati: srotolano il loro striscione e danno il via alla loro prima manifestazione. «Noi siamo qui per una cosa giusta, siamo coinvolti personalmente», spiega Bianca, nove anni. «La Lotta è dura, non ci fa paura» gridano Snals e Cgil insieme, sistemati poco più in là. «Un, due, tre, Stella, la scuola si ribella», rispondono gli alunni. I bambini delle scuole del I° municipio di Roma conquistano il posto in testa al corteo, ma c'è troppa gente, ci sarebbe bisogno di più spazio per poter fare i girotondi. Meglio avanti. Ma ovunque c'è tanta gente. È una grande festa di famiglia. Presidi e mestre, mamme, bambini urlano gli stessi slogan. Ci sono anche i papà, tanti. Come Bruno, imprenditore, che si è preso un giorno di ferie ed è qui per sua figlia Sara, 9 anni. Fernanda, 65 anni- una busta piena di pizza bianca e succhi di frutta alla pesca perché «servono zuccheri» - è la nonna di Lorenzo. «È la prima volta che manifesto con mia figlia e mio nipote, ma è in gioco il futuro di tutti». Daniele ha 12 anni, l'età in cui la mamma ti può baciare ma solo a casa e invece oggi, «quanto è bello stare insieme». «Non è vero che non sappiamo perché scendiamo in piazza, come qualcuno vuol far credere - spiega-: manifestiamo contro la Gelmini», Carlo, compagno di classe: «Precisamente contro la Riforma». C'è la polizia, tanta, ma i bambini non se ne accorgono. Sono più attratti da tutte queste versioni della faccia della ministra: che ride, con i denti da vampiro, minacciosa. Carlo, giubbotto di jeans, caschetto biondo, cartello verde in mano: «Bambino strumentalizzato». Soffia senza sosta nel fischietto rosso. La madre, Giovanna lo tenta con la cioccolata: è tregua. La piccola Sofia è partita mercoledì sera da Siracusa con mamma Nelly, insegnante delle elementari «Principe di Napoli». Stanca? «È bellissimo». «Figo», per il piccolo Matteo. 8 anni, «Strano», per Zeno, 9 appena compiuti. Il Gatto, la Volpe e Pinocchio sono i cartelli più ammirati: li hanno disegnati gli insegnanti di Vigone, nel torinese. Mentre il corteo sfila sotto Villa Medici e Sofia, 39 anni, arrivata da Cosenza, si commuove - «Non avevo mai visto Roma»- c'è chi urla: «Fate largo». È un fotografo che vuole immortalare uno striscione che si muove raso terra. C'è scritto: «Gelmini ti combatteremo con cuore (disegnato, ndr) di bambini». Poco sopra spuntano le testoline dei manifestanti, subito dietro le mamme. Un chilometro indietro c'è il Cesare Battisti, la scuola dei Cesaroni, quelli della fortunata serie Tv, che sfila con una bara nera per celebrare il funerale della scuola. Una corsa in avanti e riecco qui le scuole del primo Municipio. hanno raggiunto piazza del Popolo. «Abbiamo fame». Merendine, pane, profumo di mortadella. Marta e Alice, arrivate da Anguillara, lanciano palloncini. I bambini «strumentalizzati» intonano l'Inno nazionale, leggono fumetti e leccano gelati. Massimo, Daniele e Claudio, scuola elementare del quartiere Nomentano prendono una decisione: «Adesso però giochiamo con il game boy». Poi si va via: spazio a chi ancora non è entrato in piazza. MARIA ZEGARELLI ROMA mzegarelli@unita.it
(
da "Giorno, Il (Lecco)"
del 31-10-2008)
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BRIANZA MERATE pag. 6 Sciopero contro la Gelmini Massiccia adesione alla protesta indetta da docenti e studenti MERATE COMBATTIVI Gli studenti delle scuole superiori della nostra provincia sono mobilitati da una settimana di DANIELE DE SALVO ? MERATE ? LO SCIOPERO nazionale, indetto dai sindacati confederati, contro la riforma della scuola si è fatto sentire anche in Brianza e nel Lecchese. Istituti chiusi e studenti a casa ieri nel Meratese e nel Casatese, con qualche problema per i genitori che hanno dovuto ricorrere a nonni e babysitter oppure prendere qualche ora di permesso al lavoro. A Merate sia alle materne, che alle elementari e alle medie pubbliche, non si è tenuta alcuna lezione perché oltre il 70% dei docenti ha incrociato le braccia. Solo alla primaria di Pagnano gli scolari di prima e seconda elementare hanno potuto presentarsi regolarmente in aula. Quanti hanno deciso comunque di lavorare si sono trovati in mattinata presso l?Istituto comprensivo di via Alessandro Manzoni per fare programmazione. Serrata pressochè totale anche alle superiori dell?Iss «Viganò» e al Liceo scientifico «Agnesi». Su una settantina di docenti per plesso, solo una decina hanno preso servizio. Astensione elevata anche da parte dei ragazzi, che però non hanno organizzato nessuna manifestazione pubblica. Solo qualche delegato si è recato in rappresentanza a Milano per unirsi ai cortei che hanno sfilato per la città. Braccia incrociate anche al «Greppi» di Monticello e al «Fumagalli» di Casatenovo. Nelle rispettive classi si sono presentati una cinquantina di studenti, che però non hanno seguito alcuna lezione. ANCHE A LECCO le contestazioni non si placano. Prosegue, infatti, l?occupazione del Liceo scientifico «Grassi» e non si ferma la protesta degli studenti del Classico «Manzoni», contrari all?accorpamento con l?istituto Bertacchi. Anche nei prossimi giorni sono previste manifestazioni di dissenso contro la «riforma Gelmini».
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da "Giorno, Il (Sondrio)"
del 31-10-2008)
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VALTELLINA: PRIMO PIANO pag. 2 La protesta è alle scuole elementari Nelle primarie di Valtellina e Valchiavenna l?astensione degli insegnanti ha sfiorato l?80% CONTRO LA RIFORMA GELMINI di SUSANNA ZAMBON ? SONDRIO ? ANCHE MOLTI INSEGNANTI della provincia di Sondrio hanno aderito allo sciopero generale indetto per protestare contro la Riforma Gelmini. E se in pochi hanno sfidato la pioggia per portare la loro voce in piazza, è comunque alta la percentuale di adesione in tutti i gradi della scuola, ma in particolar modo tra gli insegnanti della scuola primaria. Secondo i dati forniti ieri mattina dall?Ufficio scolastico provinciale, che ha effettuato un sondaggio prendendo in considerazione 36 istituti su 43 della Valtellina e della Valchiavenna, nelle elementari ben il 78% dei maestri e delle maestre (531 su 684) ha aderito all?iniziativa astenendosi dal lavoro. Percentuale importante anche nella scuola dell?infanzia, dove ha scioperato quasi il 70% degli insegnanti, 168 su 242. Tra i professori della scuola secondaria di primo grado poi si è astenuto dal lavoro circa il 55%, ossia 227 su 416. Più bassa la percentuale di scioperanti nella scuola superiore, pari a circa il 50%, 217 su 445, poco meno di uno su due insomma. Infine, su 36 dirigenti hanno scioperato in 9 (25%) e su 717 persone impiegate come personale Ata in 242 non si sono presentati a lavoro (33%). E DURANTE TUTTA LA GIORNATA di ieri insegnanti, genitori e sindacalisti hanno raccolto firme in piazza Campello a Sondrio per testimoniare il loro dissenso nei confronti del decreto legge approvato mercoledì in Senato. «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» lo slogan gridato dai manifestanti e in particolare dall?Associazione culturale «Scuola e diritti» di Morbegno, che ha realizzato un volantino per illustrare soprattutto le perplessità in merito alla reintroduzione del maestro unico. «La scuola dell?infanzia ed elementare pubblica italiana - si legge - secondo i dati Ocse 2008 è considerata la sesta scuola migliore al mondo. Ogni bambino e bambina vive oggi nella scuola pubblica molteplici esperienze che facilitano l?apprendimento e vanno ben oltre l?insegnare loro a leggere, scrivere e far di conto. Attività di lingua italiana e di matematica infatti si integrano con attività espressive, musicali, di intercultura, di indagine scientifica, storica e geografica, di educazione all?ambiente, di educazione stradale, di animazione teatrale, di laboratorio informatico, di attività motorie, di educazione alimentare e si intrecciano al gioco e ad attività trasversali ad ogni sapere. Tutte esperienze didattiche utili alla crescita e all?apprendimento, attività che aiutano ad identificare i problemi della classe e riflettere per risolverli, momenti necessari per contribuire alla formazione del cittadino di domani. Tutto questo oggi è reso possibile dalla collaborazione di 3 insegnanti che seguono contemporaneamente 2 classi con le loro specifiche competenze. La scuola elementare italiana è un luogo di educazione e crescita che ci viene invidiato a livello internazionale. Purtroppo in Italia la tendenza è cambiare solo ciò che funziona bene. Dopo la riforma Moratti e le ambiguità di Fioroni, il ministro Gelmini vuole riportare l?orologio della storia agli anni ?50 e ?60. Indietro di 40 anni».
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da "Giorno, Il (Sondrio)"
del 31-10-2008)
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VALTELLINA: PRIMO PIANO pag. 3 Davanti al municipio 400 firme raccolte in poche ore LE INIZIATIVE OLTRE 400 FIRME raccolte in poche ore da alcuni insegnanti che ieri mattina hanno allestito un gazebo in piazza Campello a Sondrio per protestare contro la Riforma Gelmini. L?iniziativa è stata promossa dalle segreterie provinciali di Flc Cgil e Cisl Scuola. «Nella controriforma del ministro Gelmini solo affermazioni infondate, superficialità e demagogia - affermano le segreterie delle associazioni sindacali - ma ?sotto il grembiule niente?. Il vero proposito è quello di smantellare la scuola pubblica. Dicono che la spesa è fuori controllo. Non è vero: i dati ministeriali indicano che negli anni ?90 era il 3,9-4% del prodotto interno lordo, ora è del 2,8%. Dicono che i bambini diminuiscono e aumentano i docenti. Non è vero: dall?anno scolastico 2001-2002 al 2007-2008 gli alunni sono costantemente cresciuti, mentre i docenti sono calati del 4-5% secondo i dati del Ministero. Non siamo gli unici a muovere pesanti critiche ai ?lavori in corso? del ministro. Tante associazioni professionali del mondo della scuola, di area cattolica e laica, e tante comunità scientifiche stanno chiedendo di essere ascoltate».
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Corteo no-Gelmini: a Roma un milione Pugno di ferro del governo ROMA - «Forse abbiamo sbagliato piazza!» ha esclamato un entusiasta Guglielmo Epifani scorrendo con lo sguardo la moltitudine di persone sotto il palco di piazza del Popolo. Ma forse non ce ne sarebbe stata una abbastanza grande da contenere tutti gli insegnanti, i bidelli, i precari, i segretari, i genitori, gli studenti (di elementari, medie, licei, università) e i tanti altri lavoratori solidali che ieri sono scesi in piazza per contestare le politiche scolastiche del ministro Gelmini (e di Tremonti, Brunetta, Berlusconi....). Circa un milione soltanto a Roma, arrivati da tutta Italia - hanno stimato i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda) che hanno promosso la manifestazione. Ma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni toglie uno zero: «Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante». E aggiunge: «chi impedisce di studiare sarà denunciato. Finora - spiega il ministro - il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta: per chi occupa abusivamente scuole e università, scatterà così la denuncia. L'obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta - persone ben conosciute, spesso "veterani" delle occupazioni - in maniera da frenare l'effetto-valanga in corso. Allo sciopero generale la partecipazione è massiccia. Nessun incidente, per fortuna. Il massimo della violenza sono state un paio d'uova lanciate contro le forze dell'ordine schierate in assetto anti sommossa davanti al ministero. Creativi gli slogan («dal 30 ottobre al cinema Parlamento film novità, genere grottesco "la scuola è finita, andate a spasso"»; «taglia, taglia, taglia così la scuola raglia»; «se il futuro è l'ignoranza voi siete troppo avanti»), autarchica la colonna sonora affidata a bande musicali (di conservatori o messe su dagli insegnanti di strumento delle medie). Ma chi manifesta non vuole che sull'evento vengano messi cappelli: si esprime il disagio di chi nella scuola insegna, studia, manda i figli. Ed è per questo che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha preferito rinunciare al comizio. I leader di Cisl e Cgil, Bonanni ed Epifani, invece il comizio lo fanno. «Non siamo in un consiglio di amministrazione. Le riforme - urla con voce roca Bonanni - non si fanno per decreto, senza discutere con i diretti interessati, con gli studenti, le famiglie e gli insegnanti, come se fosse una cosa che non interessa la democrazia». Epifani rende merito ai manifestanti: «Voi state segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani». E lancia un appello all'unità sindacale: «non dividiamoci. Non scambiamo un piatto di lenticchie per la forza di questa unita». Il Premier, commentando la manifestazione, reitera se stesso puntando l'indice contro «la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso» (e incassa gli sberleffi, via comunicato, degli studenti). La Gelmini, che l'altro ieri aveva affidato le sue parole a una scarna nota ministeriale, ieririnuncia pure a quella. 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Le reazioni Lo sciopero generale di ieri ha ricomposto in piazza il puzzle dell'Unione con Pd, Idv, Prc, Verdi, Pdci e Sd Veltroni: il premier ascolti la protesta La Russa: il Pd lasci in pace gli studen ROMA - Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Partito Democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione Comunista, l'Italia dei Valori, Sinistra Democratica, Verdi e Pdci. Una mobilitazione contro cui ha lanciato il suo affondo Silvio Berlusconi, che ha accusato la sinistra di avere «una scandalosa capacità di mentire sulle cose di buon senso». Messe da parte le divisioni politiche per qualche ora, il centrosinistra si è presentato compatto in piazza per mandare un messaggio chiaro al governo: no alla scuola «modello Gelmini». Uno slogan che, tradotto, rappresenta la premessa alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo annunciato dal Pd e su cui c'è l'impegno di tutta l'opposizione. Un invito al governo ad «ascoltare la protesta» arriva da Veltroni. «Per me è naturale essere qui», dice arrivando alla testa del corteo. Guai poi a parlare di riforma per un provvedimento che «contiene sono tagli al cuore del Paese». Il segretario del Pd non nasconde poi la sua «preoccupazione» per gli scontri di mercoledì a piazza Navona. Accanto a Veltroni scendono in piazza anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, l'ex ministro del Welfare Cesare Damiano, la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni: «L'insegnamento che deve trarre il governo - dice - è che le riforme si fanno con la scuola e non contro». Scalda i motori per raccogliere le firme contro il decreto Gelmini anche l'Idv di Antonio di Pietro. L'ex pm arriva alla manifestazione con un gruppo di deputati ingrossando le fila di chi chiede chiarimenti al governo sugli scontri di piazza Navona. Confusi tra i manifestanti ci sono poi tutti i rappresentanti della sinistra radicale. Rifondazione comunista è al gran completo. C'è il leader Paolo Ferrero, che ribadisce l'appoggio del partito per ogni protesta contro il governo con l'obiettivo di arrivare allo sciopero generale; e, in rappresentanza della minoranza del Prc, arrivano Franco Giordano e Nichi Vendola: «Con il movimento nato contro la riforma della scuola - osserva il governatore della Puglia - si è di fronte alla prima vistosa crepa dell'egemonia berlusconiana». A sorpresa e senza dare nell'occhio, in piazza del Popolo si fa vedere anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti: «Il governo non ha consenso sociale - dice guardando la folla che gremisce le strade intorno alla piazza - non basta aver domato l'opposizione parlamentare». La manifestazione, osserva invece Oliviero Diliberto, leader del Pdci, testimonia la «ripresa di un'opposizione seria contro il governo». Questa riforma è «un delitto», attacca l'ex ministro dell'Università Fabio Mussi, di Sinistra Democratica. Contro la mobilitazione del centrosinistra si schiera con una voce il Pdl. «Il Pd lasci in pace gli studenti», dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però non nasconde qualche dubbio sulla tempistica del provvedimento: «Il governo - osserva il reggente di An - non ha comunicato bene e forse le cose sono state fatte troppo di fretta». Fabrizio Cicchitto se la prende invece con «la deriva plebiscitaria» del Pd per aver deciso di «indire un referendum contro il decreto», mentre Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord, accusa la sinistra di «strumentalizzazione». 31/10/2008
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da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)"
del 31-10-2008)
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BRESCIA pag. 6 Il corteo occupa i binari Bloccati quattro treni tra cui Eurostar e Intercity SCIOPERO PER IL DECRETO SULLA SCUOLA di ITALIA BRONTESI ? BRESCIA ? UN LUNGO CORTEO di studenti per le vie del centro, i binari della stazione bloccati per una quarantina di minuti. Insegnanti, genitori, qualche bambino delle elementari tenuto per mano, in piazza. Tutti a dire no al decreto Gelmini, ormai diventato legge. Gli studenti delle scuole superiori, dietro uno striscione con la scritta «Basta riforme di repressione, in ogni scuola autorganizzazione». sono partiti da piazza Garibaldi. All?altezza di piazzale Repubblica, la testa del corteo ha finto di andare verso corso Martiri della Libertà per poi dirigersi di corsa verso la stazione e «invadere» a sorpresa i binari. STOP PER quattro treni, l?eurostar per Milano, i treni diretti a Bergamo e Cremona, mentre l?intercity in arrivo da Milano era fermo fuori dalla stazione. Striscioni e slogan contro i tagli alla scuola e all?università, «Gelmini vaffa...» lo slogan più gettonato all?indirizzo del ministro bresciano Maria Stella Gelmini. Qualche inevitabile battibecco con alcuni passeggeri in attesa, forze dell?ordine a vigilare. Il corteo, 4-5 mila studenti, (8 mila per gli organizzatori, 2 mila per la questura nel solito balletto delle cifre) ha imboccato via Gramsci, sostando davanti alla sede del rettorato. DAVANTI AL portone chiuso c?era anche il rettore Augusto Preti, dirà la sua sulla riforma Gelmini insieme ai presidi di facoltà oggi in una conferenza stampa. In corso Zanardelli qualcuno a lato della strada ha alzato il braccio teso nel saluto romano, il corteo è passato via, nessun incidente. Una ventina di Forza nuova, l?organizzazione di estrema destra, si era riunita in mattinata in piazza del Mercato, anche loro per dire no al ministro Gelmini, ma se ne sono andati prima che il corteo passasse lì davanti. Agli studenti si sono uniti genitori e insegnanti che si erano dati appuntamento in piazza della Loggia, insieme hanno raggiunto il cortile di palazzo Broletto, sede della Prefettura. «No a un decreto imposto dall?alto, no ai tagli alla scuola pubblica a favore delle private» una delle parole d?ordine, eppoi «Con la Gelmini tutti cretini». «Il decreto? Letto, capito, respinto» è uno striscione di genitori e insegnanti. Intanto scoppia il caso di un?altra Gelmini, Cinzia, sorella del ministro, maestra elementare a Milzano. Iscritta alla Cgil, membro del direttivo, ieri non ha partecipato allo sciopero indetto dal sindacato contro la più nota sorella. Da qualche giorno Cinzia Gelmini è a casa per «motivi familiari». Un iscritto alla Cgil in una lettera al segretario nazionale dice che se un iscritto non sciopera non ha capito nulla o non ha senso che resti nel sindacato. Replica Santo Gaffurini segretario bresciano della Cgil-Scuola: «La signora Gelmini aveva già deciso di assentarsi, con l?aspettativa non retribuita».
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da "Giorno, Il (Lodi)"
del 31-10-2008)
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LODI pag. 4 Scuola in sciopero, aule vuote Il 90% degli insegnanti non ha svolto le lezioni PROTESTA di GAETANO ECOBI ? LODI ? ALMENO IL 90% degli insegnanti lodigiani ha scioperato nella giornata di ieri. Il dato si riferisce in modo particolare ai maestri della scuola dell?Infanzia e Primaria ed agli insegnanti delle medie. La maggior parte dei plessi di scuola elementare di Lodi città (sei su nove) e del territorio sono stati chiusi, solo in alcuni si sono presentati i bambini di qualche classe. Anche alle superiori (molti docenti avevano aderito allo sciopero del 17 ottobre scorso) le lezioni non si sono svolte, con gli studenti che hanno partecipato al corteo di protesta per le vie della città, con ritrovo in via Giovanni XXIII prima e poi sul piazzale della Stazione e con manifestazione conclusiva in piazza Matteotti. Molti presidi e direttori non si sono presentati sul posto di lavoro. «Chiediamo - affermano i rappresentanti sindacali, tutti concordi (Cisl Scuola, Cgil, Uil, Snals e Gilda; una nutrita rappresentanza lodigiana ha partecipato al corteo ed al comizio di Roma) - l?abrograzione della norma che introduce il maestro unico e l?orario di 24 ore settimanali nella scuola primaria, qualità ed innovazione nella scuola secondaria che garantiscano il tempo prolungato, gli spazi di flessibilità didattica e il rispetto delle diverse professionalità, la garanzia di organici stabili e funzionali alla continuità didattica ed organizzativa, la tutela del personale precario». Una manifestazione, quella di ieri mattina, inutile, visto che il decreto Gelmini è ormai stato approvato? «Assolutamente no - come sottolinea Mario Vittorio Zafferi, del comitato provinciale per la difesa del tempo pieno e della scuola pubblica -.Non bisogna credere che, passato il decreto, tutto sia finito o peggio tutto sia perso. La battaglia continua e dobbiamo manifestare il nostro dissenso nei confronti di quella che si profila essere un?ingiustizia a danno di tutti soprattutto delle future generazioni e quindi dei nostri figli». IERI SI È MANIFESTATO, oltre che a Lodi, anche a Casalpusterlengo: presidio in piazza del Popolo al mattino, con l?organizzazione di una fiaccolata serale. A Codogno è prevista una manifestazione per il prossimo 14 novembre, a partire dalle 17.30. L?Ufficio scolastico provinciale, proprio con lo scopo di garantire un?informazione sulla ricaduta a livello locale, ha invece convocato dirigenti scolastici e figure sensibili del mondo della scuola lodigiana per le ore 14 di lunedì 3 novembre nell?aula magna del ?Bassi?. Con il provveditore Giuseppe Bonelli, ci sarà un grande esperto, Italo Fiorin, presidente del corso di laurea in Scienze della formazione primaria all?università Lumsa di Roma.
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da "Giorno, Il (Como)"
del 31-10-2008)
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COMO CITTA' pag. 2 «Giù le mani dalla scuola pubblica» Studenti ma anche sindacalisti e insegnanti alla manifestazione in città di MAURIZIO MAGNONI ? COMO ? «CON QUESTA riforma a scuola non si torna». È stato questo il più gettonato slogan che ieri un migliaio di ragazzi delle scuole superiori comasche ha snocciolato lungo il percorso della manifestazione contro il decreto Gelmini che ha invaso il centro cittadino, nonostante una pioggia battente e una temperatura tipicamente autunnale. Una manifestazione che, secondo gli organizzatori, non avrebbe dovuto avere alcun connotato politico, ma invece di politico c?era parecchio, considerato che oltre agli studenti hanno parteicpato al corteo anche diversi docenti, diversi sindacalisti ed anche alcuni consiglieri comunali e provinciali, tra cui Renato Tettamanti (che di professione è proprio insegnante) capogruppo del Prc a Villa Saporiti e il suo ex-capogruppo Massimo Patrignani. Causa il maltempo, il corteo ha preso il via con ritardo di almeno 45 minuti da piazzale Gerbetto, con le forze dell?ordine che hanno avuto dovuto regolare il traffico, intenisssimo ieri non solo per la pioggia ma anche perchè giorno di mercato. ED È STATO PROPRIO il mercato coperto di via Sirtori il primo punto in cui i ragazzi hanno manifestato, in quanto nel mercato ci sono diversi negozi di macelleria. Ebbene il significato era quello di paragonare al taglio delle carni bovine e suine il taglio dei fondi (8 miliardi di euro in Italia) e dei posti di lavoro (1.500 in provincia di Como tra il 2009 ed il 2012) che, stando alle dichiarazioni degli studenti, comporterebbe la riforma-Gelmini. Dura presa di posizione del Movimento studentesco che, per lunghi tratti del corteo, è rimasto in silenzio «per celebrare il funerale della scuola pubblica». «Il decreto Gelmini per le scuole superiori rappresenta - hanno spiegato - un insieme di tagli economici e di provvedimenti culturalmente regressivi che rappresentano un preciso disegno politico: depotenziare i saperi liberi e svalorizzare la coscienza critica che si forma nella scuola pubblica, riequilibrare a favore della scuola privata i finanziamenti. La scuola, prima di tutto, dev?essere pubblica e aperta a tutti. Non vogliamo le scuole-aziende e respingiamo la privatizzazione mascherata che si realizzerebbe con le fondazioni previste dal disegno di legge della sottosegretaria Valentina Aprea di Forza Italia». Non poche le contestazioni anche nei confronti delle forze dell?ordine, bersaglio di una protesta che aveva come obiettivo il premier Silvio Berlusconi e le sue dichiarazioni dei giorni scorsi sull?utilizzo della polizia nelle scuole occupate. STUDENTI, professori e sindacalisti che hanno partecipato al corteo hanno poi ribadito il loro «no» al maestro unico alle elementari, il «no» «alle classi spazzatura per chi non conosce la lingua italiana», e «contro una politica economica che usa la spesa pubblica per ripianare i deficit delle banche e per finanziare le spese militari mentre taglia pesantemente i servizi pubblici essenziali».
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da "Giorno, Il (Como)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
COMO CITTA' pag. 2 «Timori ingiustificati, gli atenei miglioreranno» IL RETTORE DELL?INSUBRIA, RENZO DIONIGI, È UNO DEI CONSULENTI DEL MINISTRO ? COMO ? ABOLIZIONE del concorso per il reclutamento dei docenti e abolizione del valore legale del titolo di studio. Sono le proposte per riformare l?università italiana stando al rettore dell?Insubria, Renzo Dionigi, uno dei cinque esperti interpellati dal ministro all?Istruzione, Mariastella Gelmini, per mettere mano al sistema universitario italiano. E la sua ricetta Dionigi, chirurgo con 40 anni di insegnamento accademico alle spalle, l?ha già scritta in testa: «Da quando insegno ho visto cambiare le regole per il reclutamento dei docenti cinque volte, senza mai ottenere nulla, per questo ritengo che sia arrivato il tempo di risolvere il problema alla radice partendo dall?eliminazione dei concorsi e dall?abolizione del valore legale del titolo di studio (che dà il medesimo valore nell?ordinamento giuridico nazionale alle lauree, indipendentemente dall?ateneo che le ha conferite ndr), solo così si potrà realmente mettere in competizione gli atenei. Le facoltà intelligenti assumeranno i migliori, le altre semplicemente scompariranno». Sbagliata quindi per il rettore dell?Insubria «la protesta negli atenei» sia per quanto riguarda i timori legati alla trasformazione in fondazioni delle università sia per i tagli: «Da questo versante sarebbe più opportuno interpellare il ministro dell?Economia e non la Gelmini, in ogni caso il mondo accademico non è immune da incapacità, incompetenze e negligenze.Identificarle e isolarle non può che essere un bene». Compreso all?Insubria «dove ce ne sono, anche se non strutturali, e il nostro compito è tenerle sotto una quota fisiologica». «Detto questo è pur vero che l?università risente di una situazione generale difficile con la più bassa percentuale di Pil a livello europeo destinata alla formazione, ma accade da almeno vent?anni». C.Cat.
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Follini chi? L'ottima svolta referendaria del Pd contro la porcata Gelmini (a proposito: perché non anche contro la porcata Alfano?) ha gettato nel più cupo sconforto l'on. Marco Follini, indimenticato ex vicepresidente del Consiglio del governo Berlusconi-2bis. Già aveva maldigerito la manifestazione del Circo Massimo che, diversamente da quelle che lui organizzava con l'Udc contro il centrosinistra, non gli è piaciuta per niente: sabato scorso, per evitare il collasso alla vista di tanta gente, si è tenuto ai margini della piazza, limitandosi a un'occhiatina di sfuggita ogni tanto. Ora però, alla parola "referendum", s'è proprio sentito male. «E' un inseguimento a Di Pietro, il Pd che si abbandona al radicalismo contraddice se stesso». Dove stia scritto che fare un referendum contro una legge sbagliata sia indice di pericoloso "radicalismo", lo sa solo lui, visto che la Costituzione lo prevede come la quintessenza della democrazia. Ma la sua ossessione è Di Pietro: chiunque protesti contro le quotidiane porcherie del governo, a suo avviso «insegue Di Pietro», il che non va affatto bene (ma solo ora: sei mesi fa Follini veniva paracadutato alla Camera nella coalizione Pd-Idv). Ma soprattutto - sostiene Follini - il referendum sulla scuola che ricompatta Pd,Idv e Sinistra «è un regalo a Berlusconi,che non vede l'ora di avere un'opposizione radicale». Chissà perché i killer berlusconiani attaccano ogni giorno chiunque faccia un'opposizione radicale, risparmiando regolarmente Follini. Forse lo temono a tal punto che tremano al solo pensiero di nominarlo. Zorro
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
andrea tomasi Non c'è voglia di aumentare la tensione andrea tomasi Non c'è voglia di aumentare la tensione. Per ora - dicono gli studenti che hanno «preso possesso» della facoltà di Sociologia - l'occupazione funziona bene. Prima di passare ai gradi successivi della protesta contro i provvedimenti del governo, si cercherà di condividere gli obiettivi con chi è fuori dall'Università. Insomma i cittadini trentini devono capire qual è lo scopo della protesta. A quel punto, forti del sostegno ottenuto, si potrà procedere. In piazza Venezia, dove è stato appeso uno striscione per fare sapere a tutti che nel palazzo prosegue la mobilitazione, i ragazzi si organizzano. Per adesso si vuole tenere un basso profilo: tutto è andato bene, non ci sono stati disordini e anche la gente sembra avere digerito la manifestazione di martedì. Naturalmente si continuano a tenere assemblee. La strategia potrebbe cambiare. E mercoledì sera si è discusso a lungo dell'opportunità di bloccare gli esami, le lezioni e le eventuali proclamazioni di laurea. Ad avanzare la proposta, condivisa da una fetta dei manifestanti, è stato un giovane esponente del movimento anarchico. Si è discusso della possibilità di ampliare il raggio di azione del movimento, estendendo l'impegno anche ad altre questioni: non solo il «no» alle politiche del governo su scuola e università, ma - ad esempio - anche una lotta non-violenta a precarietà e spese militari. Gli universitari hanno discusso, si sono confrontati, ma alla fine è prevalsa la linea dell'attuale gestione. Occupazione light e condivisione di obiettivi con studenti, insegnanti delle scuole superiori, medie ed elementari. Ieri sono si sono tenute le prime lezioni all'aperto, promosse dagli studenti di Giurisprudenza, in accordo con alcuni docenti. Il primo a parlare, in piazza d'Arogno, è stato il professor Diego Quaglioni (si sono resi disponibili anche Jen Woelk e Carlo Casonato). Ogni facoltà propone iniziative diverse. Intanto, davanti al palazzo di Sociologia, non è passato inosservato il furgone con il ripetitore, utilizzato dalla troupe del Tg5. Il giornalista Toni Capuozzo ha raccontato la protesta studentesca dalla piazza trentina, dove lui ha studiato negli anni Settanta. «Sono strumentalizzati dalla politica di destra e di sinistra», ha detto. E ieri i giovani che hanno occupato le stanze dell'ex cassa malati, hanno voluto rispondere a Claudia Povoli, candidata alle prossime elezioni provinciali, che aveva auspicato l'utilizzo dei cani antidroga. L'esponente del Pdl aveva dichiarato: «Pur rispettando la libertà degli studenti universitari di manifestare il dissenso sul decreto Gelmini, certamente non è da condividere quanto pare sia successo all'interno della facoltà di Sociologia nella nottata (di martedì), trascorsa, si dice, tra discussioni, balli reggae e tante canne. Di fronte a tale modalità di dissenso, ci chiediamo se sarebbe stato opportuno inviare i cani antidroga». «Ma quali canne? - sbotta Andrea La Malfa, fra i manifestanti, seduto all'interno dell'edificio occupato -. Qua dentro non si fumano neanche sigarette, perché altrimenti scatta l'allarme anticendio». «E poi - aggiunge scherzando un ragazzo - se si fumassero canne qua dentro sarebbe bello che ce lo dicessero... Così partecipiamo anche noi. È brutto sapere certe cose dai giornali...» Ha collaborato Alessandro Burbank 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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leonardo pontalti Massima al «Filzi», minima al «Rosmini»: seppur con intensità altalenante, anche a Rovereto la «febbre» anti-Gelmini s'è fatta sentire, dalle elementari alle superiori leonardo pontalti Massima al «Filzi», minima al «Rosmini»: seppur con intensità altalenante, anche a Rovereto la «febbre» anti-Gelmini s'è fatta sentire, dalle elementari alle superiori. Mediamente - e si tratta solo di stime approssimative - nelle scuole e istituti della città della quercia e dei centri limitrofi, ad aderire allo sciopero di protesta nei confronti della contestata riforma del ministro Maria Stella Gelmini sono stati i due terzi dei vari docenti, tra professori e insegnanti. Uno sciopero, quello di ieri, che a Rovereto si è manifestato interamente tra le mura dei singoli istituti, senza alcuna manifestazione né da parte dei docenti che degli studenti. La maggior parte dei quali - salvo rari casi - a scuola non si è neppure presentata, rimanendo a casa. Alcuni gruppetti di studenti roveretani sono saliti poi a Trento, per partecipare alla manifestazione organizzata in mattinata in piazza Fiera, mentre altri si sono recati regolarmente a scuola, ma con il permesso d'uscita pronto già firmato dai genitori una volta constatato che i propri professori hanno aderito allo sciopero. Questo per quel che riguarda le superiori, mentre per le elementari, ieri mattina passeggiando per il centro sembrava - temperature a parte - di essere ritornati per qualche ora in estate, con gli scolaretti a spasso con mamme e nonne. Istituto per istituto, quello in cui l'adesione da parte dei docenti è stata più tiepida, sembra essere stato il liceo Rosmini, dove la dirigente Giovanna Sirotti ha spiegato come si sia regolarmente presentata al lavoro «la maggior parte dei professori all'incirca il 70%». Quasi una giornata come tutte le altre dunque, anche se «alcuni studenti, consapevoli che avrebbero avuto parecchie ore buche, sono rimasti a casa». Tutt'altra musica al socio-psico-pedagogico Fabio Filzi: «Una giornata molto tranquilla, oggi, guardando per i corridoi», sorride il dirigente scolastico Sergio Casetti: «Ha aderito allo sciopero quasi la totalità dei professori, e i ragazzi a scuola saranno una decina». Adesione alta anche all'Iti Marconi: «Saremmo a occhio e croce al 70% di docenti in sciopero. La maggior parte dei ragazzi era stata avvisata dai propri professori e dunque anche il grosso degli studenti è rimasta a casa, soprattutto per quel che riguarda quelli di loro che risiedono nelle valli», precisa Maurizio Baroncini. All'Itcg «Fontana», ha scioperato la metà dei docenti, «e a scuola si è presentato un terzo degli studenti. Quello che più ci ha colpiti - commenta la dirigente Flavia Andreatta - è stata la grande comprensione con cui anche i genitori hanno accolto la protesta e le sue motivazioni». Passando ad elementari e medie, l'adesione nell'istituto comprensivo Isera Rovereto («Damiano Chiesa» di Isera, «Fratelli Filzi» di via Unione e le medie «Degasperi») è stata all'incirca dei due terzi, «anche se non c'è stato alcun disagio, tutto era stato predisposto», specifica la dirigente Franca Lucchiari. Adesione allo sciopero ancor più massiccia nell'istituto Rovereto Est (Moscheri di Trambileno, Noriglio, Terragnolo, Raossi, le «Regina Elena» di via Dante e le «Damiano Chiesa» di corso Rosmini): «Nelle scuole di valle è stata pressoché totale, qui in città si aggirerà sull'80%», conferma Luciano Grisenti. Adesione che la dirigente Maria Pezzo definisce «alta» anche a Rovereto Sud (Lizzana, Marco e le «Dante Alighieri»), mentre per l'istituto comprensivo Rovereto Nord (Besenello, Calliano, Volano, le «Negrelli» e le «Orsi») l'adesione è stata «massiccia alle elementari, un po' meno alle medie, ma sempre attorno ai due terzi», ha confermato Sandra Sandri. 31/10/2008
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da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
LETTERE E OPINIONI pag. 15 )ARGENTA Indignati per la festa l?1 e 2 novembre Caro Carlino, Siamo un gruppetto di persone, soprattutto donne, e precisiamo credenti nella religione cristiana, che le chiede un piccolo spazio, certi di interpretare l?opinione di molte altre persone del paese. Vorremmo pubblicare sulla pagina ?La Parola ai Lettori? alcune considerazioni in merito alla parrocchia di San Biagio di Argenta. In questi giorni, una sedicente associazione di volontariato che collabora con essa, ha esposto davanti al cimitero un cartello che inviatava la gente, diretta in visita alle tombe, ad una festa a base di saba e sabadoni, castagne e vin brulè, organizzata davanti alla chiesa il 1 e 2 novembre: in occasione cioè della commemorazione dei defunti e dei santi. Abbiamo anche fatto scattare alcune fotografie. Dopo qualche minuto il cartello è sparito, segno evidente che qualcosa non andava. Ma il tabellone è stato spostato davanti alla chiesa. Dove, tra l?altro, è installata una bacheca che espone locandine con appuntamenti gastronomici, feste e quant?altro anziché gli orari delle messe o di ricevimento del prete leggibili solo alla porta della canonica. Il chè assomiglia all?ingresso di un agriturismo. Ma al di là di tutto questo ci chiediamo: cosa c?è da festeggiare il giorno dei morti in cui tutta la gente ricorda con dolore i loro cari estinti? Lettera firmata )CORTEO Cori vergognosi su Nassiriya Caro Carlino, desidero esternare pubblicamente l?indignazione mia e di altre persone circa un episodio avvenuto giovedì mattina 30 ottobre. Ero in corso Giovecca e mi sono imbattuto casualmente in un corteo di giovani, intenti a protestate contro la riforma Gelmini. Dal gruppo, ad un certo punto, si è levato un coro inneggiante all?attentato di Nassyria: i ragazzi si auguravano avvenissero «una - dieci - cento nuove Nassyria». Che relazione esiste tra Nassyria e la riforma della scuola? Perché offendere la memoria di coloro che altresì andrebbero sempre evocati come esempi? Questi ragazzi aprono bocca per darle aria o sanno esattamente ciò che dicono? Mi chiedo: i gnietori di questi ragazzi sanno che cosa urlano i propri figli durante le manifestazioni? Spero di errare ma temo che il sentimento di amor di patria sia smarrito nella maggior parte della gioventù. Mi auguro che siano state fatte delle riprese da polizia e carabinieri di scorta al corteo e che gli inneggiatori di quelle oscene frasi siano identificati. Spero che altre persone esprimano pubblicamente la massima solidarietà alle nostre forze dell?ordine ed ai nostri militari, ogni giorno impegnati per la sicurezza non solo di noi italiani, sia sul territorio nazionale che all?estero. Roberto Serra )MASSA FISCAGLIA Ho riserve solo sui cartelli Caro Carlino, leggo con grande sorpresa i riferimenti a me rivolti nella lettera del signor Bonora, relativa agli articoli sulla rivendita di legna e affitto di gonfiabili da lui gestita al santuario della Corba. Il signor Bonora imputa al sottoscritto di condividere l?interrogazione della minoranza al sindaco con la quale si tenderebbe a suo dire a favorire qualche ?latifondista? a scapito di qualche piccola azienda locale. Premesso che mai e a nessun livello il sottoscritto si è espresso o ha operato in tal senso, faccio presente al signor Bonora che egli è sicuramente male informato da qualcuno (che gradirei conoscere) che in malafede tende a screditare l?operato di chi come me da sempre è impegnato per il bene di questa nostra comunità e in particolare per favorire l?insediamento di attività produttive e artigianali nel nostro territorio soprattutto a beneficio dei nostri giovani costretti purtroppo a trasferirsi altrove. lungi da me quindi il pensiero di voler penalizzare o ostacolare l?attività del signor Bonora per il quale l?amministrazione comunale in diversi modi e grazie a un?apposita variante al piano regolatore ha reso possibile l?attività da lui gestita e al quale garantisco, nell?ambito delle mie competenze e nel rispetto delle norme vigenti tutto il supporto e l?impegno perchè essa possa ulteriormente migliorare. L?unica cosa sulla quale ho espresso riserve e che qui intendo ribadire, è l?evidente impatto visivo che creano i due grandi cartelli pubblicitari a breve distanza dal Santuario. E? da diverso tempo infatti che la nostra amministrazione comunale sta cercando di valorizzare la zona, con un apposito progetto la cui realizzazione si renderà possibile con l?approvazione del nuovo piano strutturale comunale in fase di elaborazione. Pertanto, la presenza di cartelli, il degrado della zona circostante e quant?altro deturpi un luogo come quello della Corba, troverà sempre la mia più complera disapprovazione. Lorenzo Franzon (vicesindaco Massa Fiscaglia)
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
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Domandare è lecito Mentre scriviamo nella Capitale diluvia, ma la grande manifestazione contro la legge Gelmini che le agenzie stampa dicono contare un milione di partecipanti si sta svolgendo pacificamente Domandare è lecito Mentre scriviamo nella Capitale diluvia, ma la grande manifestazione contro la legge Gelmini che le agenzie stampa dicono contare un milione di partecipanti si sta svolgendo pacificamente. Meno bene sono andate le cose lo scorso mercoledì a Piazza Navona. In un momento di tregua dalla pioggia alcuni studenti di destra e di sinistra si sono scontrati a suon di bastoni sedie e tavolini! L'argomento è stato oggetto di riflessione sia in prima serata nello speciale Tg La 7(3.65% di share) che in seconda serata a "Matrix" (18.45 di share). In entrambi i salotti la domanda più inquietante che speriamo trovi presto risposta è stata: cosa ci faceva un furgoncino bianco carico di mazze nella pedonale e invalicabile piazza romana? RSVP Kristiana Cufari 31/10/2008
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da "Riformista, Il"
del 31-10-2008)
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Cantet meglio della Gelmini di Stefano Munafò Chi in Tv sa raccontare in profondo e senza schemi politichesi i problemi della scuola italiana? Andate a vedere il formidabile film francese La Classe di Laurent Cantet. Serve anche a capire quanto socialmente possano essere utili i linguaggi potenti del cinema per rappresentare il nostro tempo. Più utili certamente di tanti discorsi dei politici. Più utili e veri anche rispetto ai tanti convegni, dibattiti e "speciali" televisivi, che spesso rappresentano solo una parte e mancano la visione sintetica del tutto. Insegnanti senza più amore per il mestiere, insegnanti che vogliono dialogare ma non sono compresi, presidi burocrati cui sfugge la delicatezza della funzione, giovani apatici o ingovernabili che non studiano perché lo studio è fatica, studenti che vorrebbero crescere ma non sono aiutati, strutture scolastiche inadeguate su cui si scarica l'inadeguatezza delle famiglie e della società, famiglie disperate ma impotenti, famiglie indifferenti e lontane. Bene, tutti questi temi e problemi, queste presenze e queste assenze, il regista Cantet li fa precipitare ne La Classe: un piccolo microcosmo che finisce per rappresentare il macrocosmo della società occidentale contemporanea, dove come presenza aliena irrompono i giovani che provengono dalle varie etnie del mondo. Noi non siamo preparati a convivere. Cantet ce lo dimostra con un film che prende lo spettatore, lo emoziona e lo costringe a pensare. Il linguaggio del cinema può, è la sua potenza. Ma a volte è accaduto anche con la disprezzata Tv. Se Cantet racconta gli adolescenti di oggi, La Meglio Gioventù della Rai, scritta da Rulli e Petraglia e diretta da Giordana, riuscì a raccontare, con la stessa intensità e successo internazionale, la generazione del sessantotto. E la miniserie su Don Milani e la scuola di Barbiana resta come un'altra pietra miliare. Così come il Diario di un Maestro di Vittorio De Seta. La Rai è stata protagonista, in tempi non troppo lontani, anche di una cultura popolare e aristocratica. 31/10/2008
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da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 31-10-2008)
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FAENZA pag. 16 Sciopero, chiuse molte scuole Altissima l?adesione dalle materne alle superiori. In pullman a Roma C?ERANO anche pullman partiti da Faenza, ieri, e giunti a Roma per la grande manifestazione sindacale di protesta contro la legge Gelmini di riforma della scuola e in difesa dei posti di lavoro messi a rischio dai tagli per 8 miliardi di euro in tre anni sul personale, docente e non docente. In provincia, nota la Cgil, l?adesione allo sciopero generale ha avuto un?adesione media dell?80 per cento, con picchi di chiusure totali di alcuni plessi. E questo è accaduto anche a Faenza, dalle scuole materne in su, fino alle superiori. Il personale delle materne ha aderito all?astensione del lavoro in media al 90 per cento; tra le scuole elementari, alla Gulli di Faenza si è registrato circa il 60 per cento di assenze per sciopero, al V circolo (Borgo San Rocco, Pirazzini e Granarolo) si è arrivati al 95 per cento. Chiusa del tutto la Don Milani in via Canal Grande, con oltre 40 docenti a casa a pensare alla Gelmini e al proprio futuro. Alla Tolosano, su 89 unità lavorative non se ne sono presentate 76. Panorama più o meno analogo alle scuole medie: all?Europa l?adesione è stata in media del 75, forse dell?80 per cento. Alla Cova-Lanzoni, istituto che comprende anche la Bendandi, adesione molto alta in via Martiri Ungheresi e totale in via Granarolo. Negli istituti superiori, da registrare l?80 per cento di sostenitori dello sciopero all?Alberghiero Artusi di Riolo Terme, mentre all?Itip Bucci ha scioperato poco più della metà del personale in servizio. All?Oriani si è arrivati al 70 per cento circa di assenze per sciopero; alta l?adesione all?astensione dal lavoro anche al Classico-scientifico, con intere classi a casa per assenza di professori. Difficile pensare che tutti quelli che hanno scioperato siano facinorosi di estrema sinistra.
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da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FAENZA pag. 16 L?Isia sempre più ?povera? scende in piazza a fare lezione Seduti sui secchielli della ?Civida?, con sedie senza gambe (?la riforma ce le taglia?, c?era scritto a mo? di spiegazione), ieri gli studenti dell?Isia di Faenza, uno dei quattro Istituti superiori per le Industrie artistiche in Italia, hanno seguito le lezioni all?aperto. Non in classe, ma nell?atrio della scuola, in piazza sotto il Comune e davanti al Duomo, dove il professor Gianluca Medri del corso di Ingegnerizzazione del progetto spiegava, malgrado il fortissimo vento che imperversava e ogni tanto faceva volar via sedie e bidoni. Tutto queste mentre i genitori del Comitato ?Insieme per la scuola? raccoglievano firme contro la legge Gelmini. «Abbiamo tutti fatto lezione fuori dall?Isia», spiega Alex Rivoli, portavoce della Consulta degli studenti dell?Isia e specializzando in product design. «Le nostre intenzioni ? aggiunge ? non erano di far guerra, ma solo costruire. Pur ?protestando?, non abbiamo perso un?ora di lezione. In piazza sono arrivati anche i precari di Cnr ed Enea, i cui posti di lavoro sono a rischio per i tagli governativi. Con loro abbiamo girato un video di 40 minuti che invieremo nel circuito degli Isia italiani. E il 14 novembre vorremmo essere a Roma, alla manifestazione generale». Ma perchè l?Isia protesta (e lo fa in maniera civile)? «I fondi dal ministero sono sempre diminuiti da dieci anni a questa parte ? spiega Rivoli ? ed ora ci aspetta una decurtazione ancora più drastica: un miliardo e mezzo in meno sull?università e, a cascata, anche sul comparto Afam (Altra formazione artistica e musicale) che è un gradino sotto l?università. In sostanza, i finanziamenti caleranno del 10 per cento e già sono state coinvolte un centinaio di università». Gli effetti dei tagli statali si percepiscono anche nell?inevitabile, progressiva scomparsa di opportunità professionalizzanti: ci riferiamo al progetto ?Placement?, ovvero alla possibilità per studenti Isia di svolgere in aziende estere un periodo di tirocinio di sei mesi. «Tre anni fa eravamo partiti da sei posti ?placement? ? annota Rivoli ? ora siamo a soli due. E non sappiamo cosa potrà accadere nel 2009». E dire che se gli studenti Isia sono ?oggetti? ricercati sul mercato è anche grazie a questi corsi di apprendimento concreto sul campo. E che siano ambiti dalle aziende lo dimostra la percentuale di coloro che appena laureati trovano un impiego consono al titolo di studio: tra il 98 e il 100 per cento.
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
IL COMUNE SENSO DEL RAZZISMO Per strada incontro una mamma con due bambini, uno domanda: «Mamma, quello con la pelle nera è uno zingaro?». La mamma non risponde e dice: «Andiamo, dài, cammina!». Mi passano a fianco, dietro di loro un ragazzo nero. Mi viene di fermarli e dire: «No, io sono zingara e lui è senegalese! Veniamo da due Paesi diversi, abbiamo storie diverse, ma ci trattate tutti e due nello stesso modo!». Ma non dico niente anche se la domanda del bambino mi ferisce più delle parole di Gentilini. Non so in quale scuola vadano questi bambini, certo non ancora in una con le classi differenziali che ci porterà la "riforma" Gelmini. Ma so che quella "riforma" per i rom è già stata applicata, e non solo per i rom. Ho fatto la mediatrice culturale in una scuola elementare nella quale c'era l'"aula rom" e il 75% degli alunni era straniero. Questo non corrispondeva alla popolazione del bacino di riferimento. E i genitori italiani portavano via i loro figli perché c'erano troppi bambini stranieri. Questo è il frutto della campagna della paura. Il bambino che fa una domanda razzista è diverso dai figli delle mamme di Ponticelli che hanno partecipato al rogo dei campi rom, dai quattordicenni che picchiano extracomunitari di tutti i colori? Tante volte mi è capitato di parlare di progetti per i Rom con rappresentanti di associazioni di sinistra e di sentirmi dire: «Sai non è così scontato, tanti dei nostri votano Lega, ce l'hanno con i Rom». Ora che il senso comune del razzismo diventa legge dello Stato, chi in questo Paese muove piccoli passi per la dignità e il rispetto di tutti i colori della nostra razza umana, ha bisogno che queste domande non rimangano senza risposta. Questo ci aiuterà perché i bambini, rom o gagi, bianchi o neri, poveri o ricchi, imparino a guardare l'un l'altro con fiducia e rispetto.
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il corteo più lungo: «Stop alla riforma» Studenti universitari, medi, prof e famiglie In cinquemila con striscioni e cartelli PAVIA. Un fiume in piena di cinquemila persone ha invaso ieri la città per lo sciopero generale della scuola organizzato contro la riforma Gelmini dai sindacati a livello nazionale, di fatto travolto dalla protesta «dal basso». L'«Onda» è arrivata ed è cresciuta mentre avanzava, trascinando con sé maestri, professori delle medie e delle superiori, mamme con la carrozzina e papà in ferie. Persino i manifestanti, tra uno slogan e una corsa, si guardavano intorno stupiti: una manifestazione del genere non si vedeva da anni a Pavia. Da decenni. Partito dal piazzale della stazione alle 9 e 25 dietro lo striscione del Comitato per la difesa della scuola pubblica, il corteo ha attraversato pacificamente corso Cavour e, superata piazza della Vittoria, è cresciuto con gli universitari, una marea. Una marea che non si è ritirata fino al pomeriggio, lasciando straschichi qua e là per tutta la giornata trascorsa tra assemblee e comizi. Una marea fatta di studenti, dottorandi, ricercatori in camice bianco dietro lo striscione arancione «La ricerca si fa, non si distrugge», fischietti, persino un tamburo. E la voce della folla si è fatta roboante, Strada Nuova è stata letteralmente invasa da una quantità di persone inimmaginabile per la tranquilla Pavia: alcune anziane si sono unite alla protesta dal marciapiede di fronte all'ingresso principale dell'Ateneo, qualcuno ha iniziato a scandire slogan dai balconi, fino a quel momento deserti. E il percorso inizialmente previsto dagli organizzatori si è spontaneamente allungato per permettere al serpentone di dispiegarsi in tutta la sua maestosità. Mille cartelloni, tantissimi quelli preparati dai ragazzi delle superiori, dai maestri che ogni tanto se li scambiavano. I docenti delle superiori hanno stoicamente portato lo striscione della Cgil per tutto il percorso, camminando dalle 9 e mezza fino a oltre l'una: un'impresa scandita dai cori, dagli applausi, dagli incoraggiamenti. Sciarpe colorate e tailleurs d'altri tempi, maestre in jeans e genitori con due ombrelli infilati nello zaino per proteggere i figli dalla pioggia - non si sa mai - oltre che dai tagli al loro futuro. Santo patrono della protesta Mafalda, che su un cartellone, disperata, gridava: «I tagli fanno male ai bambini». Insegnanti, studenti e anche il cosiddetto «personale non docente». Quello di Cura Carpignano sfoggiava un ironico striscione: «Maria Stella non tagliarci la bidella». Poco più avanti altri, meno poetici, mostravano un «Maria Stella riforma tua sorella». Il corteo è cresciuto quando, davanti al palazzo centrale dell'Ateneo, gli universitari hanno lasciato sfilare gli studenti delle scuole superiori. Insieme formano un lungo serpente. Dai gradini del collegio Ghislieri si fa una stima dei presenti: occupano tutta la piazza, corso Carlo Alberto e ancora Strada Nuova. «Siamo settemila», dicono gli organizzatori, uniti il fronte anti-Gelmini e quello anti-Tremonti. La stima forse è un po' esagerata. Realisticamente a sfilare ieri mattina erano in 5mila. Una folla enorme, per Pavia. Due ragazze si abbracciano e scattano fotografie per rendere immortale questo risultato. Dottorandi e ricercatori sfilano in camice bianco. Al posto del cartellino col nome una parola sola: disoccupato. I medi si lanciano spesso nel coro «una, cento, mille occupazioni». Gli universitari chiedono la partecipazione della gente: «Cittadino non stare a guardare, scendi in piazza a protestare». Appena qualcuno si affaccia a una finestra, scattano gli applausi. In via Mazzini, i cori sono tutti contro Tremonti, sotto la casa del ministro il corteo si ferma qualche minuto. Sono le 11.30. «Noi siamo qui dalle 8.30 - dice Elisa, studentessa del Foscolo - Ma la maggior parte dei nostri compagni è rimasta dentro». Lei e così molti altri liceali hanno appeso al collo il santino della Gelmini, alla «beata Ignoranza». Al megafono gli universitari si alternano. Ribadiscono la loro posizione contro la legge 133: «Hanno fatto fallire le aziende e ora vogliono farci pagare la crisi». Intanto sfilano i cartelli, alcuni particolarmente coloriti. «La Gelmini mangia i bambini» si alterna agli otto slogan preparati dalle maestre e dai genitori, più pacati nei toni ma duri nei contenuti: «Ci rubano il futuro, ci negano la parola e poi la chiamano riforma della scuola». Il percorso del corteo doveva essere più breve, ma l'«onda» percorre in discesa Strada Nuova. A mezzogiorno è in lungo Ticino. Salendo viale della Libertà arrivano le prime tensioni, perché il corteo non si mantiene al centro, ma invade anche una corsia laterale dove passano le auto. Arrivato alla Minerva il corteo si siede. Due ragazzi a gambe incrociate leggono pagine dalle «Mille e una notte». Gli studenti restano seduti per una decina di minuti, poi percorrono corso Cavour, fino a piazza della Vittoria. Parte la proposta di appendere lenzuoli bianchi con la scritta «no Gelmini» ad ogni balcone. In piazza Vittoria il gruppo si spacca. Una parte degli universitari si dirige verso piazza Castello. E' il secondo sit-in. Intralciano il traffico, seduti in mezzo a viale Matteotti. Sono le 13. In trecento si spostano in piazza Leonardo da Vinci. Terzo sit-in. Questa volta per decidere come organizzare la protesta dei prossimi giorni. E serpeggia la parola «occupazione». Marianna Bruschi e Anna Ghezzi
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Genitori e insegnanti «Pensiamo al futuro» PAVIA. Erano in coda ma c'erano. Maestre, mamme con bimbi al seguito, professori delle superiori composti e combattivi. Anche se più silenziosi degli studenti delle superiori armati di megafono. Francesca Sortino, insegnante di sostegno alla Carducci è in piazza per la prima volta: «Non l'avrei mai fatto se non fosse un momento così critico» racconta. Tiziana Fiorello si infervora: «Sono vicina alla pensione, ma penso al futuro dei nostri bambini che diventeranno ragazzi e andranno all'Università: mi opporrò alla riforma Gelmini ora, domani, sempre, fino a quando non si riaprirà la discussione». Insegna da 25 anni e ha fatto in tempo ad essere unica: «Non voglio ripetere l'esperienza». Non ci sono solo sovversivi di sinistra, rivendica Adolfo Bruno, maestro di matematica e laureando in Fisica che spiega: «Senza le quattro ore di compresenza del tempo pieno, per i bambini non ci saranno più uscite didattiche, che prevedono un maestro ogni 15 alunni, nè laboratori, nè la possibilità di recuperare i più deboli». Davide Castello ha due figli e ha preso un giorno di ferie: «Mi preoccupo del loro futuro, della qualità della scuola e dell'Università che spero frequenteranno», come lui Augusto Losio e Sebastiano Fracassi con la moglie Elisa Tacconi. Angelo Muscolino insegna alle medie: «E' stato un colpo di mano approvare il decreto prima dello sciopero». E Paola Romano, maestra di Sannazzaro, spiega: «Sono qui perché interessata all'istruzione: noi prepariamo i bambini perché un giorno arrivino anche all'università e vogliamo avere gli strumenti migliori per istruirli bene. Meritano il meglio, non basta la buona volontà». Anche i bidelli alzano la voce: «Dicono che siamo in esubero ma in due nella mia scuola dobbiamo lavare 10 aule, atri e bagni in un'ora e mezza, se ci tagliano non potremo più garantirlo né fare il pre scuola, il post scuola e tutto il resto». Soddisfatta Laura De Marco, psicologa: «Non mi aspettavo tanta gente», e come lei Maria Carla Cardoni. Maria Amadio, insegnante precaria di Spagnolo conclude: «Sono italoargentina, e non voglio che finisca come nel mio paese: con la scuola pubblica senza fondi e le scuole private per i figli dei ricchi». (a.gh.)
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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I CARTELLI DEL CORTEO Slogan e ironia: «Maria Stella, non tagliare la bidella» PAVIA. Slogan classici e innovativi, striscioni comici ("Enterogelmini, la tua riforma ci fa evacuare") e più seri ("La prostituzione dei cervelli è più grave di quella dei corpi"): tutte proteste urlate contro la riforma Gelmini-Tremonti, urlate contro il cielo sperando in una comunicazione diretta con Roma, perchè "Chi distrugge la scuola distrugge il futuro". Nelle retrovie si scandiva "Dalla materna all'Università, la Gelmini non passerà", e ancora "I nostri bambini sono importanti, non vogliamo che crescano ignoranti": i manifestanti "Dalla scuola per la scuola" con al collo il cartello "Nella mia scuola nessuno è straniero" per protestare contro le classi ghetto, sono arrivati alla fine del corteo senza voce. Un cartellone disegnato da piccole mani spiegava che "Tutte le maestre sono uniche". E i maestri? Anche. Perchè chi era in piazza, sussultava al grido "Non vogliamo meno scuola, ma tutta la nostra scuola". Ancora più agguerriti gli studenti degli istituti superiori di Pavia: tra un "Tagliano la scuola, ci tolgono il futuro, la chiamano riforma, ma è muro contro muro" e un coro di "Gelmini a casa", per non dire di peggio, compaiono anche cartelloni biancocelesti, firmati Csp con la scritta "Lottiamo oggi per il nostro domani". Gli studenti hanno azzardato anche un"Maria Stella Riforma tua sorella", ancora cori da stadio, gli universitari a gridare "Noi la crisi non la paghiamo", perché "il futuro siamo noi". Mentre i bidelli erano schierati dietro lo striscione "Maria Stella, non tagliare la bidella/ non c'è pulizia se la bidella va via". Senso pratico allo stato puro. Anna Ghezzi
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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«Non devono chiuderle» La valle Staffora difende le sue elementari IL CASO Comunità pronta ad intervenire VARZI. Torna sull'argomento-scuole il presidente della Comunità montana Oltrepo, Elio Berogno, ed afferma: «Tengo a precisare che il mio intervento in occasione dell'incontro svoltosi a Varzi in Comunità montana, dove si è parlato di Expo 2015 e di trasporti, si è riferito alla ventilata ipotesi di chiusura delle scuole dell'obbligo di montagna. Occorre tenere presente che la Comunità montana ha erogato 104 finanziamenti ad altrettante giovani coppie per complessivi 231mila 100 euro e questo in riferimento alla costruzione con contrazione di mutuo di una nuova casa di residenza in uno dei Comuni della comunità montana. Inoltre sono stati fatti 10 finanziamenti ad altrettante amministrazioni comunali per lavori di costruzione, adattamento e sistemazione di edifici scolastici». E Berogno prosegue: «Che senso ha quindi tutto questo impegno di lavoro se poi le scuole vengono chiuse? Per questo ho affermato che qualora l'ipotesi fosse legge noi lavoreremo in accordo con i sindaci per aprire altrettante scuole private. Di tutta la riforma Gelmini questo è l'unico aspetto che critico e giudico negativo. Si provi a pensare ad un bambino che risiede a Ponte Organasco di Brallo e che anzichè andare a scuola nel suo Comune sia obbligato a scendere fino a Varzi. Come minimo dovrebbe alzarsi alle 6 del mattino e rientrare a casa alle 3 del pomeriggio». Intanto c'è da dire che l'istituto comprensivo di Varzi diretto da Roberto Camerini, che estende la sua giurisdizione sul territorio di 11 comuni delle Alte Valli Staffora e Tidone, da Cecima al Brallo e da Valverde, Zavattarello per finire a Romagnese, ha iniziato l'anno scolastico 2008-2009 a ranghi completi. La scuola media comprende i seguenti plessi: Varzi 4 classi, 76 alunni, Brallo 1 pluriclasse, 7 alunni; Zavattarello, 3 classi, 32 alunni; Ponte Nizza, 3 classi, 38 alunni. La scuola elementare comprende 6 plessi: Varzi con 6 classi, 113 alunni, Brallo 1 pluriclasse, con 6 alunni; Zavattarello 1 pluriclasse, con 32 alunni; Romagnese 1 pluriclasse con 7 alunni; Ponte Nizza 3 classi più una pluriclasse con 60 alunni; Casanova Staffora, di nuova istituzione, 1 pluriclasse con 6 alunni. Gli insegnanti sono 25. Passando alla scuola materna comprende 3 sedi: Varzi con tre sezioni 83 alunni; Zavattarello 1 sezione 27 alunni; Bagnaria 1 sezione con 28 alunni. Gli insegnanti sono 10, mentre i docenti della scuola media sono 27.
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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«Oggi i prof saltano con noi» Sciopero della scuola, la protesta in piazza Duomo VOGHERA. «E' la prima volta che vedo gli insegnanti ballare e cantare con noi». Erano un centinaio, ieri mattina in piazza Duomo, e ci credevano davvero a quel «no» alla legge Gelmini. Pochi. Ma buoni? «Questa non è la città delle mobilitazioni, per noi è un piccolo record». Il movimento vogherese vuole rovesciare i termini della questione: che è quella di non tagliare i fonmdi scuola, ma come e perché investire di più. Ripiegati gli striscioni e intonati gli slogan contro la riforma, i giovani si sono detti: «Non perdiamoci di vista». Accanto a loro professori, mamme, qualche dirigente e anche i consiglieri comunali di Pd e Rifondazione. A seguire a distanza la mobilitazione, all'ombra della facciata di palazzo Gounela, l'assessore all'Istruzione, Elio Rosada, e il suo collega alle Politiche giovanili, Maurizio Schiavi. Hanno strabuzzato gli occhi quando Francesco Rubiconto, preside della media Plana, al microfono, dopo una lunga disamina della situazione, ha attaccato: «Il ministro Gelmini meriterebbe i domiciliari!». Parole grosse per un problema gravoso, che si potrebbe riassumere così: tagli a un sistema già al limite minimo per la sopravvivenza. Preoccupati i ragazzi, quelli che qualcuno descrive come fannulloni. Emanuele Romano del liceo tecnologico, sotto i portici del Duomo, ha spiegato perché: «Siamo tutti qui per manifestare contro una riforma che mina anche i programmi della nostra scuola. Andiamo incontro a riduzioni orarie, meno ore di laboratorio. Se passa il principio dei tagli alla scuola anche il liceo tecnologico sperimentale potrebbe presto scomparire». Timori condivisi da Fabio Tola: «Ci siamo stancati di sentir promettere più investimenti sulla formazione per poi veder tagliare sempre il giorno dopo. Basta! Se va avanti così studierà all'università solo chi può permetterselo». Ieri hanno parlato anche i docenti, quelli che a vedere i registri entrano alle 7, pranzano con un panino (visti gli stipendi), e tornano a scuola quasi tutti i pomeriggi per essere al fianco dei ragazzi. E' a loro che i genitori chiedono qualità d'insegnamento, lotta al bullismo, prevenzione del disagio. In piazza Duomo, tra canzoni e dibattito, Carla Angeleri ha raccontato la sua scuola: «Sono qui come insegnante e anche come madre. Di questo passo stiamo andando verso un ulteriore abbassamento degli standard di preparazione rispetto al sistema scuola del resto d'Europa. Può esistere una riforma che non dedica una riga alla formazione del personale?». Gelmini decisamente bocciata: «Questa non è una riforma è un taglio. Che non porterà a nessuna maggior efficienza». Sulla stessa frequenza anche la collega Maria Grazia Gallo: «Parlo da insegnante di materia tecnica, mi sento accerchiata perché la politica nazionale sembra avviata ad azzerare progressivamente gli istituti tecnici». Vittoria Giorgi, altra docente in piazza con i ragazzi, ha chiesto: «Ci dicano su cosa ricadranno i tagli. Il nostro liceo è scientifico e tecnologico proprio in virtù del suo avere i laboratori. Se saltano per mancanza di risorse e personale dove andremo a finire? E da mamma mi domando anche che fine faranno i laboratori linguistici. C'è qualcuno che ha detto che abbiamo fatto ricreazione fino a ieri. Beh, noi siamo sempre stati a scuola a lavorare, chi oggi parla non capisco francamente dove fosse». A completare il fronte dei dissidenti al decreto Gelmini sono tanti genitori. Una mamma, Roberta Migliavacca, ha riassunto le posizioni del movimento pro scuola pubblica in poche e chiare parole: «La Gelmini non è un aguzzino, è l'esecutore materiale di un disegno autoritario. E' pazzesca la decisione di operare questi tagli. Oggi tocca alla scuola ma se non ci ribelliamo domani chissà». In piazza ieri mattina c'era anche Graziella Zelaschi, dirigente dell'istituto comprensivo di Rivanazzano, con in tasca la dichiarazione del ministro Gelmini del 10 giugno alla Camera: «Pochi mesi fa vantava l'eccellenza delle elementari italiane, oggi la legge che porta il suo nome mette in forse il servizio e l'attività didattica». Emanuele Bottiroli
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
BRONI E STRADELLA Lezioni deserte, poi in corteo Le assemblee sulla riforma STRADELLA. Massiccia astensione dalle lezioni, per gli studenti dell'Istituto scolastico superiore «Faravelli» di Stradella che, ieri mattina si sono riuniti in corteo per protestare contro il nuovo decreto del ministro Maria Stella Gelmini. Una riforma contestata in tutte le piazze d'Italia. Un gruppo di studenti, con fischietti e striscioni, ha percorso le vie principali per concludersi in piazza Vittorio Veneto dove il gruppo si è disperso. La manifestazione ha interessato sia Stradella che Broni, sede del liceo, dove, l'avvio del corteo per le vie della città, è stato preceduto da un'assemblea voluta dagli stessi studenti per chiarire i vari aspetti di questa contestatissima riforma. Tanti i manifestanti ma anche tanti gli assenti, soprattutto per le scuole elementari e medie dei plessi scolastici di Broni, Stradella, Santa Maria della Versa e Bressana. Dopo l'avviso inviato a tutte le famiglie per informare dei problabili disagi derivanti dall'adesione allo sciopero del personale docente, molti genitori hanno scelto di tenere direttamente a casa i bambini da scuola. Pochi, infatti, anche alle scuole elementari di Stradella, quelli che hanno potuto seguire le lezioni regolarmente. Cancelli praticamente chiusi in tutti gli istituti. (p.r.)
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Alberto Piccioni Tra il milione di manifestanti a protestare contro il decreto Gelmini, ieri a Roma, c'erano 150 insegnanti del Trentino, dei sindacati confederati e della Gilda Alberto Piccioni Tra il milione di manifestanti a protestare contro il decreto Gelmini, ieri a Roma, c'erano 150 insegnanti del Trentino, dei sindacati confederati e della Gilda. Partiti la notte precedente e arrivati in piazza della Repubblica alle 10, nella coda del corteo. Mentre la testa era già arrivata a piazza del Popolo la coda alle 12 era ancora ferma. Troppa gente, percorsi stretti. Sembrava quasi che il tragitto fosse studiato per non dare troppo fastidio ai luoghi istituzionali. Soprattutto non era adatto a far passare un milione di persone. «Di solito, nelle manifestazioni a Roma, si passava da via Nazionale, di fronte a luoghi istituzionali: oggi ci hanno fatto fare un percorso da passeggiata, innocuo», notava una docente della Valsugana. Trinità dei Monti e poi il Pincio, in mezzo al verde, arrivando dall'alto su piazza del Popolo. Alla fine i trentini non hanno potuto sentire il discorso di Guglielmo Epifani e in piazza del Popolo ci sono arrivati alle 14, quando già si smontava il palco. Ma la soddisfazione tra i docenti di Trento e delle valli (molti quelli della Valsugana) nel vedere la massa di persone con il desiderio di protestare è stata forte: tanti i docenti delle scuole primarie, la maggioranza, tra più preoccupati per la questione del maestro unico. «Abbiamo già avuto dei tagli di organico - ci ha detto una maestra venuta dal Primiero - non vorremmo che le cose peggiorino». La preoccupazione di tutti: le prossime elezioni. «Il recente decreto sulla salute, prevede il ridimensionamento per la scuola dell'infanzia e per quelle di montagna, riduzione che potrebbe toccare il Trentino e il suo capitale umano e culturale in questo settore prezioso» - dice Ezio Ferretti un maestro elementare. Dipenderà da chi vincerà le elezioni se i trentini perderanno questo patrimonio o lo conserveranno. «Sappiamo bene cosa farà Divina se vincerà: abbraccerà in pieno il piano della Gelmini - sottolinea Gloria Bertoldi, responsabile della Cgil Flc - noi invece continuiamo a tenere desta la voglia di collaborare, possiamo anche fare autocritica. Ma non intendiamo svendere la scuola primaria, quella che funziona meglio». Non si vedevano da tempo tanti docenti in piazza. «Siamo così tanti perché insegnanti e studenti si sono sentiti insultati dalla decisione del governo». Accanto allo striscione della Cgil del Trentino c'era quello degli itp (insegnanti tecnici) delle superiori: «Questo decreto segna la fine della scuola tecnica con il taglio degli insegnanti tecnici in compresenza con quelli di teoria - secondo Roberto Del Bianco, docente Itp al Buonarroti - dicono di voler fare il liceo tecnologico, n realtà tolgono lo specifico delle scuole tecniche: le attività di laboratorio e pratiche». Cosa fare dopo il 30 ottobre? «Referendum: è l'unica strada per porre un freno alla svendita della scuola pubblica - per Lucia Coppola, insegnante delle primarie anche lei a Roma (una dei due candidati del centro sinistra alle elezioni visti nelle file del corteo, assieme a Dante Dossi, anche lui docente) - è vero che in Trentino con l'autonomia non dobbiamo temere, se le elezioni andranno nel verso giusto. Però non possiamo abbandonare il resto d'Italia: per questo siamo qui, oggi». Per Daniele Siviero, presidente Cidi, nel prossimo futuro «occorre puntare su una proposta di legge di iniziativa popolare per un progetto di scuola inclusivo, partendo dalle eccellenze che già esistono». 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Tutti gli slogan, citato anche il candidato Divina Gelmini Divina: non si tocca la scuola trentina! » Gli slogan dei trentini a Roma toccavano anche questioni locali. «Con Gelmini e Divina la scuola è solo la mattina». Ma sui cartelloni e striscioni dei docenti trentini non mancava la fantasia: «Stranieri e italiani, belli e brutti, la scuola pubblica è di tutti». «Otto miliardi di tagli non sulla scuola ma sulle armi». «Sono una maestra in pensione: lotto per una futura generazione». «Un decreto al giorno toglie la democrazia di torno». «Ponti di pace non classi ponte». «Tremonti e Gelmini: fregati grandi e piccini». «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». «Taglia e incolla, ma la scuola non molla». 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Record di adesione a elementari e materne Più del 50% del personale in sciopero Più della metà del personale scolastico del Trentino ha aderito allo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda. Un'adesione massiccia, al di là di ogni previsione e ben al di sopra dei dati relativi alle precedenti astensioni. In provincia l'astensione si è attestata ai medesimi livelli comunicati dal ministero (57%). Il Servizio per la gestione delle risorse umane della scuola e della formazione ha comunicato i dati provvisori e parziali riferiti a 62 istituti su 94. Numerose scuole devono infatti attendere i turni pomeridiani e serali prima di disporre di dati definitivi. Da anni non si registrava una partecipazione così elevata. Gli ultimi scioperi non avevano superato la soglia del 10-15%. Ieri si è invece raggiunta la percentuale complessiva del 54% con punte del 72% alle elementari (il settore più colpito dai provvedimenti governativi) e del 67% alle materne. Ma anche alle medie (50%) e alle superiori (54%) l'adesione è stata elevata. Fra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario l'astensione è stata solo del 25%. Da rilevare la partecipazione di quattro dirigenti scolastici. Le competenze autonomistiche non hanno dunque indebolito la protesta. Per i sindacati locali lo sciopero ha infatti avuto il significato di solidarizzare con il resto d'Italia e nel contempo di indicare alla futura giunta provinciale la netta opposizione al recepimento in Trentino della riforma Gelmini. Sono state numerose le scuole che hanno totalmente chiuso i battenti per l'assenza di tutti gli insegnanti in servizio. Evidente la soddisfazione dei sindacati che hanno valutato in termini altamente positivi la risposta che il personale della scuola ha fornito alla decisione di proclamare lo sciopero. Ricordiamo che centocinquanta docenti si sono recati a Roma per la manifestazione nazionale. Oggi saranno disponibili i dati finali. P. B. 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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Divisi su tutto, i principali candidati alla presidenza della Provincia - Dellai e Divina - evidenziano opinioni opposte anche sul decreto Gelmini Divisi su tutto, i principali candidati alla presidenza della Provincia - Dellai e Divina - evidenziano opinioni opposte anche sul decreto Gelmini. Se il primo ha già annunciato che in Trentino non sarà recepito alcun aspetto della legge nazionale, il secondo si è dichiarato favorevole alle modifiche volute dal ministro dell'istruzione. Con l'approvazione da parte del Senato, mercoledì Gelmini il decreto è stato definitivamente convertito in legge. Vediamone gli aspetti più importanti e controversi. Dal 2009 nelle prime classi delle elementari si tornerà al maestro unico e alle 24 ore settimanali di lezione che costituiranno l'orario «normale» (in alcuni casi si potrà giungere a 27 o a 30 ore). Cambierà il sistema di valutazione degli alunni di elementari e medie, non più affidato a un giudizio articolato, ma espresso in un voto numerico (come accadeva anni fa). Diventa fondamentale il voto di condotta che d'ora in poi farà media; l'insufficienza in condotta comporterà la bocciatura. È stata invece cancellata la parte che prevedeva l'unanimità dei voti per ottenere la promozione (sarebbe cioè bastata l'insufficienza in una sola materia per decretare la bocciatura di un alunno). Il decreto Gelmini costituisce peraltro soltanto una parte dei provvedimenti governativi sulla scuola. Elementi fondamentali erano già stati inseriti nella legge finanziaria: il taglio di 8,3 miliardi di euro nel bilancio dei prossimi tre anni del ministero dell'istruzione e la soppressione di 130.000 posti fra docenti e personale Ata: tecnicamente non si tratta di licenziamenti, ma di non sostituzione dei pensionati. La riduzione dell'organico colpirà dunque i precari che non saranno assunti. Per ora si tratta di decisioni che non riguardano il Trentino, «protetto» dalla legge Salvaterra e dalla clausola di salvaguardia del decreto Gelmini che tutela le competenze autonomistiche della Pat. Il risultato delle elezioni provinciali del 9 novembre stabilirà tuttavia se le scelte nazionali saranno recepite anche in Trentino. Una vittoria di Dellai porterà a proseguire in una direzione di marcia divergente rispetto a quella decisa a Roma. Al contrario, il successo di Divina significherà l'applicazione anche nella nostra Provincia del decreto Gelmini. P.B. 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
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PAOLO BARI La scuola contro la legge Gelmini PAOLO BARI La scuola contro la legge Gelmini. Centinaia di studenti hanno invaso piazza Fiera per un presidio di lotta «per il futuro dell'istruzione pubblica» mentre al mercato i sindacati hanno distribuito volantini informativi sullo sciopero. Organizzata attraverso incontri all'interno delle scuole e in contatto con gli universitari, ieri la mobilitazione degli studenti delle superiori ha raggiunto l'obiettivo di evidenziare la netta opposizione ai contenuti di un intervento legislativo ritenuto dannoso e controproducente. Il presidio è servito come ulteriore momento informativo e di coinvolgimento. Manifestazione serena e pacifica, senza slogan (la prima), priva di bandiere a indicare la trasversalità, la non appartenenza a schieramenti o a gruppi precostituiti. Soltanto un paio di striscioni, musica, dibattito, con la presenza anche di numerosi docenti. «La scuola protesta unita», hanno infatti sostenuto gli organizzatori. Nell'aprire la manifestazione, Luciano Fornese , studente del liceo «Prati», ha spiegato che «Prevenire è meglio che curare». Una evidente indicazione alla giunta che scaturirà dalle elezioni del 9 novembre alla quale i giovani chiedono chiarezza: la legge sarà recepita anche in Trentino oppure ci si potrà difendere grazie all'autonomia della Provincia? L'intervento di un universitario ha poi invitato gli studenti delle superiori a mantenere un forte collegamento per rafforzare la protesta. Grandi applausi alla professoressa Natascia Rosmarini , docente del «Tambosi», che ha tenuto una seguita e apprezzata lezione all'aperto sulla legge Gelmini, ha risposto a numerose domande formulate dal folto pubblico, ha contribuito ad avviare e a stimolare il dibattito. Il riferimento all'idea di «lezione» è emerso anche nella raccolta delle firme di presenza «per dimostrare che non abbiamo approfittato dello sciopero per rimanere a casa, ma siamo qui per desiderio di conoscere». Il presidio si è svolto senza alcun incidente. Tutt'altro: un vigile urbano si è dichiarato disponibile ad aiutare gli studenti nel caso avessero deciso di non sostare nella piazza e di promuovere un corteo cittadino. Il vicino bar Baccus ha gratuitamente fornito l'elettricità per l'impianto di amplificazione. Sono stati gli stessi organizzatori ad allontanare con fermezza un gruppetto di giovani che preferivano bere alla spina anziché partecipare all'incontro. L'iniziativa si è successivamente spostata in piazza Venezia presso la facoltà di sociologia. «Questo è un primo passo - ha sostenuto Fornese - perché in ogni scuola il dibattito proseguirà in vista di nuove mobilitazioni. La nomina dei rappresentanti di istituto faciliterà i contatti fra le scuole». Questo primo appuntamento ha soddisfatto i promotori: «La partecipazione è stata attiva e numerosa. La scelta di un presidio al posto del consueto corteo si è rivelata vincente perché ci ha consentito di mantenere alta l'attenzione e di rinsaldare l'alleanza fra studenti e insegnanti». 31/10/2008
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
C'è anche chi non è d'accordo con lo sciopero proclamato contro la riforma Gelmini C'è anche chi non è d'accordo con lo sciopero proclamato contro la riforma Gelmini. È il caso di alcuni insegnanti della scuola elementare Savio che ieri si sono ritrovate sole in classe perché agli alunni era stato comunicato che la scuola sarebbe rimasta chiusa. Secco il loro commento: «La libertà di scioperare è un diritto ampiamente proclamato, ma la libertà a non aderire ad uno sciopero ed esercitare la propria professione di insegnante pare proprio non sia un diritto». Protesta anche il candidato del Pdl Luca Moser il quale accusa i sindacati di dare informazioni volutamente false. «Vengo a saper da un'insegnante che ne è stata diretta testimone - scrive- che sindacalisti della Uil stanno contattando il personale delle scuole d'infanzia sostenendo che il decreto Gelmini porterà conseguenze anche in tali scuole, in particolare attraverso la previsione di sezioni da 30 bambini». «Si tratta di affermazioni false che rappresentano un caso esemplare di "disinformati" di sovietica memoria - attacca - perché il decreto non riguarda le scuole dell'infanzia e, se non bastasse, lo Statuto stabilisce che la Provincia ha competenza esclusiva in materia». 31/10/2008
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da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
IMOLA pag. 3 La furia del vento scoperchia il tetto di una scuola elementare A Osteria Grande. Alberi caduti in tutto il circondario di CRISTINA DEGLIESPOSTI SCOPERCHIATO il tetto della scuola elementare di Osteria Grande, decine di alberi abbattuti sul territorio e tre ore di black out dei semafori sulla via Emilia. Non ha risparmiato proprio nessuno, il forte vento che ha soffiato ieri, già a partire dalla notte precedente. I centralini delle polizie municipali e dei vigili del fuoco sono stati intasati per tutta la mattinata con decine di segnalazioni dei cittadini. Ma alla fine la conta dei danni si è fermata nel primo pomeriggio. Per puro caso, si è evitato il peggio. A OSTERIA GRANDE infatti l?altissima adesione allo sciopero indetto contro la legge Gelmini, ha evitato una vera e propria strage: quando il tetto è stato scoperchiato dal vento, la scuola era chiusa e i bambini erano a casa. Alle 8 circa, all?ennesima folata, dal tetto della Serotti si è staccata una serie di pannelli di coibentazione, scoperchiando un?ala dell?edificio di circa 100 metri quadrati. Diversi pezzi di lamiera e pannelli ?sandwich? sono volati in aria, andando a finire contro la recinzione della scuola ma anche nei giardini e nei cortili dei condomini di fronte, dall?altro lato della strada. Fortunatamente sia nell?edificio che attorno, in quel momento non c?era nessuno. Altrimenti poteva essere un massacro perché proprio a quell?ora, di solito, i genitori portano i piccoli a scuola e via Serotti brulica di macchine. SUL POSTO sono subito intervenuti gli agenti della polizia municipale, i vigili del fuoco e il personale dell?ufficio tecnico comunale per quantificare il danno (circa 15mila euro). Già da oggi dovrebbero riprendere regolarmente le lezioni e le due aule coinvolte nello scoperchiamento del tetto sono state messe subito in sicurezza con una guaina contro la pioggia. «Il tetto era stato rifatto circa 5 anni fa ? dice il sindaco Vincenzo Zacchiroli ?, perché la copertura precedente conteneva amianto e non risultano deficienze tecniche particolari della struttura. Nessuno poteva aspettarsi un evento di questo genere». SONO STATI poi numerosi gli interventi dei vigili del fuoco per sgomberare le strade dagli alberi abbattuti. A Imola tronchi in strada su viale Marconi, in via Gambellara vicino al canile, in via Correcchio e in via Montecatone per cui è stato necessario anche chiudere la strada poco prima dell?ospedale. E poi ancora a Dozza in via Raffaellona e a Castel San Pietro in via Montecalderaro, via Riniera e via Villalunga. Black out infine di oltre un paio d?ore al sistema semaforico di Castello, con code chilometriche lungo tutta la via Emilia.
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Notte bianca dell'Università La Sapienza tra dibatti e musica Stasera tutte le facoltà aperte contro la legge Gelmini e i tagli agli atenei. Incontri e cineforum fino a notte fonda
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da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 31-10-2008)
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IMOLA pag. 5 «Sulla scuola leggete il quaderno di Prodi» Il Pdl reagisce: «La sinistra eccita gli animi» IL CONTRATTACCO SOTTO l?Orologio spopolano gli slogan degli studenti anti-Gelmini. E a poche centinaia di metri, in via San Pier Grisologo, il Pdl ripete le ragioni del ministro di centrodestra. «Continuerò a sventolare il quaderno bianco di Prodi: la Gelmini sta cercando di continuare quello che è stato impostato; non c?è una riforma, ma l?inizio di un cantiere», si infervora Gianni Varani, il consigliere regionale Fi-Pdl che ha studiato da cima a fondo il documento del centrosinistra. «E? il quaderno bianco ? continua Varani ? ad affermare che per la scuola spendiamo troppo e male (il 24% in più per studente rispetto agli altri paesi europei), che abbiamo più insegnanti e più ore di lezione. Ed è il quaderno bianco a ipotizzare l?aggancio della retribuzione agli esiti della scuola (sarebbero contenti i sindacati?); così come è la sinistra ad aver detto che lo Stato deve garantire sempre meno la scuola, che deve godere di un?autonomia vera sulle risorse e sul personale». E? una furia, Varani, invitato dal gruppo consiliare del Pdl schierato in conferenza stampa nel giorno della contestazione. «Comprendo certe reazioni dei ragazzi, ma comprendo meno l?attivismo della politica che si infila per eccitare gli animi», interviene Alessandro Fiumi. E il capogruppo Adriano Gini se la prende con il sindaco Daniele Manca: «Depreco la sua partecipazione alle manifestazioni, è il sindaco di tutti; mentre fanno il loro mestiere di politici il segretario e il capogruppo consiliare del Pd». Il Pdl è nell?occhio del ciclone da giorni anche per la mancata firma sul documento con cui l?Unione di centrodestra e Per Imola avrebbero chiesto una seduta consiliare tematica sulla scuola (si farà per iniziativa della maggioranza). A spiegare il retroscena dello scontro con Riccardo Mondini (Ucd) è Adamo Longo: «Legittime tutte le opinioni, ma Mondini ha definito il Governo ?dilettanti allo sbaraglio, a quel punto non potevamo aderire alla sua iniziativa».
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da "Resto del Carlino, Il (Imola)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
IMOLA pag. 5 In 500 a urlare slogan in corteo Gli studenti dopo la ?due giorni?: «Non escludiamo forme di occupazione» SCUOLE DESERTE e tutti gli studenti in piazza. È questo il bilancio della protesta imolese di ieri mattina contro le legge Gelmini, che ha portato in piazza circa 500 persone tra studenti, genitori, professori e collaboratori scolastici. «Il ministro Gelmini svuota le nostre scuole tagliando i fondi e il personale docente ? afferma Giacomo Gambi, rappresentante d?istituto del polo liceale Rambaldi-Valeriani ?. Alla stessa maniera abbiamo deciso di svuotare quelle scuole che subiranno gli effetti dei suoi tagli». UN BIS per Imola, teatro di una ?due giorni? di manifestazioni contro i provvedimenti del ministero dell?Istruzione. «Siamo anche di più rispetto al dibattito di ieri (mercoledì sera) ? calcola Gambi fra gli slogan del corteo ?, si sono uniti a noi anche studenti delle scuole di Faenza. Con il primo incontro abbiamo voluto informare la città, e informare così tutte le persone che si sarebbero unite al corteo». Finora gli studenti imolesi hanno scelto la via della «protesta attiva e informata», senza occupare. Ma gli organizzatori non escludono di arrivare anche «a forme di occupazione e autogestione nel caso non arrivino segnali incoraggianti da Roma». IERI MATTINA i ragazzi si sono dati appuntamento alle 8.30, sotto la pioggia, alla rotonda di viale Dante, in attesa della partenza del corteo, alle 9. Sono passati davanti al liceo classico e all?Ipsia, sfilando poi sotto le sedi di Cisl e Cgil: «da dove sono arrivati soltanto applausi da tutti i dipendenti», tira le somme Giacomo Gambi. Percorrendo la via Emilia, tra urla, slogan e cori, la carica dei 500 è arrivata in piazza Caduti per la libertà, dove sono stati ancora una volta i ragazzi a tener banco nel dibattito. Poi avanti con la musica. «La piazza straborda, e mi risulta che quei pochi ragazzi che hanno deciso di andare a scuola siano usciti dopo un paio d?ore ? registra Alice Tonelli, rappresentante del Rambaldi-Valeriani ?. Ho partecipato anche alla protesta contro la riforma Moratti, ma l?adesione a Imola questa volta è stata maggiore». E alla manifestazione imolese mancavano almeno trecento tra insegnanti, genitori e alunni del circondario che ? con quattro pullman, auto e treno ? sono andati a Roma, oltre a quelli che hanno scelto Bologna come piazza per la protesta. Cristina Degliesposti
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da "Nazione, La (Livorno)"
del 31-10-2008)
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CRONACA LIVORNO pag. 5 QUESTA mattina riprendono i lavori del consiglio comunale sulla scuola interrotto mercoledì ser... QUESTA mattina riprendono i lavori del consiglio comunale sulla scuola interrotto mercoledì sera per i troppi interventi da smaltire. Quindi è stata aggiornata la maratona consiliare sulla scuola, disertata però mercoledì dagli alunni alle prese con le autogestioni e le assemblee nei vari istituti superiori cittadini. E mentre si tirano le fila del dibattito politico in Comune, non senza polemiche e toni accesi, il presidente del consigli provinciale Mario Giannullo ha scritto al presidente del consiglio comunale, Enrico Bianchi, per proporgli una seduta congiunta delle due assemblee elettive da tenersi probabilmente a Palazzo Granducale. «LA SCUOLA con il decreto Gelmini non sta attraversando un buon momento _ scrive Giannullo a Bianchi _ e le proteste di insegnanti, studenti e genitori sono il segnale di un forte stato di malessere e di contrarietà verso i provvedimenti del Governo. Pertanto ritengo che le istituzioni da noi rappresentate» Provincia e Comune «debbano discutere ed approfondire i contenuti del decreto Gelmini e comprenderne meglio le ricadute nell?organizzazione scolastica dove Comune e Provincia sono parti attive e determinanti». «A tale scopo ? conclude ? una seduta congiunta dei consigli provinciale e comunale. E SE QUESTA proposta sarà accolta, il 5 novembre informerò la conferenza dei capigruppo in Provincia, in attesa della data della seduta congiunta». Monica Dolciotti
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da "Nazione, La (Livorno)"
del 31-10-2008)
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CRONACA LIVORNO pag. 5 di MONICA DOLCIOTTI «CONTRO la disinformazione sul... di MONICA DOLCIOTTI «CONTRO la disinformazione sull?operato del governo in materia di istruzione e per ribattere alle manifestazioni di piazza animate solo da intenti ideologici e demagogici, abbiamo deciso di scendere in mezzo alla gente, alle famiglie e agli studenti, per spiegare come stanno le cose sul decreto Gelmini approvato in Senato, e presto al vaglio della Camera per la conversione in legge». Lo annunciano Maurizio Zingoni e Maurizio Lampredi rispettivamente coordinatore provinciale e comunale di Forza Italia-Pdl. A dare loro manforte ai primi di novembre arriverà dalla commissione scuola del consiglio regionale Stefania Fuscagni che, in un incontro pubblico, ma anche attraverso gli organi di informazione locali, spiegherà punto per punto le nuove norme che riordinano l?universo scolastico e gli interventi di razionalizzazione della spesa per l?istruzione che tante manifestazioni di protesta stanno suscitando nel Paese. «STIAMO lavorando per riformare la scuola con l?intendo di renderla più competitiva ? sottolinea Zingoni ? perché oggi non regge il passo con le scuole degli altri paesi». Roberta Naldini, vice coordinatore comunale, entra nel merito. «L?istituzione delle classi di inserimento per consentire agli alunni stranieri di apprendere l?italiano è stata demonizzata, invece permetterà la loro integrazione scolastica». E sullo stesso tema Zingoni: «Sul sito della Provincia è stato pubblicato un oltraggioso e vergognoso comunicato nel quale l?amministrazione riferendosi alle norme del decreto Gelmini che creano le classi di inserimento per gli alunni stranieri, le equipara alle ?leggi razziali di infausta memoria. E? vergognoso questo atteggiamento». Ancora la Naldini: «Nessuno di coloro che animano le proteste di piazza fa sapere che nelle nostre norme è previsto che i libri di testo della scuola primaria abbiano validità per 5 anni, mentre ora non è così con alti costi per le famiglie e vantaggi solo per le case editrici; e nessuno di coloro che protestano si sognano di ricordare che non sarà modificato nell?anno scolastico 2008-2009 l?attuale monte ore per il sostegno agli alunni disabili e che il tempo pieno sarà potenziato». E SULLA COMPRENSENZA alle primarie di due insegnanti nella stessa ora di lezione la Naldini aggiunge: «Non ha mai avuto una reale utilità». Guido Guastalla di Amare Livorno ha sottolineato la necessità che «si incentivi la meritocrazia tra gli alunni e gli insegnanti». E sull?ipotesi di seduta congiunta tra consiglio comunale e provinciale: «Ben venga. Sarà l?occasione per noi per fare chiarezza sulla riforma».
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da "Nazione, La (Livorno)"
del 31-10-2008)
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CRONACA LIVORNO pag. 5 «QUESTO consiglio comunale non serve a niente... «QUESTO consiglio comunale non serve a niente perché è ininfluente ai fini del voto in Parlamento sul decreto-scuola del ministro Gelmini. Siamo riuniti in quest?aula con costi che sostiene la collettività, ma non ce n?è motivo». Questa è l?opinione di Marcella Amadio, consigliere comunale e regionale di An, sul consiglio comunale dedicato alle tematiche della scuola e al vituperato decreto Gelmini. Consiglio convocato per mercoledì e aggiornato a stamani per il gran numero di interventi previsto. «E AGGIUNGO che questa sinistra che governa Livorno ? prosegue ? è ipocrita perché mentre in città ha negato il referendum consultivo popolare sul rigassificatore off shore, modificando appositamente il regolamento comunale sugli strumenti della partecipazione, pretende ora di dare lezioni di democrazia a noi sulla riforma della scuola». E per controribattere alla proposta di ordine del giorno della maggioranza di centro sinistra contro il decreto Gelmini, già passato al Senato, la Amadio ha presentato una sua mozione. Nella quale, dopo avere illustrato che il 96,98 % della spesa scolastica in Italia va a coprire il costo del personale, esorta la giunta del sindaco Cosimi «a non trasformare la scuola livornese in un campo di battaglia dove spostare lo scontro politico» tra centro sinistra e centro destra. M.D.
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da "Nazione, La (Livorno)"
del 31-10-2008)
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CRONACA LIVORNO pag. 5 DA LIVORNO e provincia è partita una delegazione di oltre mille p... DA LIVORNO e provincia è partita una delegazione di oltre mille partecipanti, tra aderenti allo Snals e ai sindacati confederali, per raggiungere Roma dove ieri era in programma la manifestazione nazionale anti-Gelmini. Molti gli elbani e molti i lavoratori precari. «Per gli elbani sono forti le preoccupazioni, specie tra gli insegnanti e il personale tecnico-amministrativo ? spiega Fulvio Corrieri dello Snals ? e i precari temono i tagli agli organici e alle risorse finanziarie previsti dall?art. 74 della legge 133 (alias decreto Gelimini) che contestiamo». «Le conseguenze peggiori saranno per i precari ? aggiunge Corrieri ? e per questo le parole d?ordine al corteo sono state assunzioni, salvaguardia della scuola pubblica e rinnovo del contratto per la scuola che è scaduto dal 2007». Secondo il sindacato Snals «grazie a questa manifestazione si aprirà inevitabilmente la stagione del negoziato tra Governo e mondo della scuola per superare la politica dei tagli». M.D.
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Iole Barettoni: credo nei giovani, la mia vita per il tempo pieno La passione delle maestre Sotto la pioggia sfilano in 250. La difesa della scuola dei Piccolini VIGEVANO. «Avrei voluto vedervi dodici anni fa. Quando eravate ancora bambini. Oggi non lo siete più: siete la nostra energia». La voce di Iole Barettoni, insegnante ed ex preside del Vidari, non si perde nel vento, che ha ribaltato i cartelloni con i manifesti alle spalle del palco. Ieri mattina non le pesavano gli ottant'anni e neanche il freddo e la pioggia. Ha voluto dare la sua testimonianza a studenti, genitori e insegnanti sotto il palco per lottare e protestare contro la riforma Gelmini e per parlare di scuola. Un'insegnante scoppia in lacrime quando Iole prende il microfono per spiegare come a Vigevano come nacque il tempo pieno, cancellato dalla legge passata mercoledì. «Con questa legge - continua Barettoni - si cancella il lavoro a cui ho dedicato tutta la mia vita». L'applauso della piazza non commuove e non scompone la donna, che per la prima volta invita gli studenti a lottare contro una legge. Loro si sono trovati alle 8 davanti all'istituto Casale per manifestare e per affermare che anche se la legge è passata si può ancora fare qualcosa. Nessuna ironia negli striscioni, solo tanta amarezza. «Colpirne cento per educarne zero», «Più tagli, più ragli» e «Il silenzio degli ignoranti e la voce degli studenti». Quasi nessuno è entrato a scuola ieri, in tutto i ragazzi erano 250. Al Castoldi più della metà dei docenti hanno aderito allo sciopero, e buona parte del personale scolastico, all'Itis c'è stata più della metà delle adesioni. Presente una rappresentanza anche di Roncalli e Cairoli. In corteo giravano a braccetto una professoressa e una bidella. «Svolgiamo un ruolo educativo anche noi - spiega l'esponente del personale Ata - sa quante volte ci troviamo in corridoio a consolare studenti con problemi in famiglia? E vogliono tagliarci». E la professoressa di rincalzo: «E' una generazione di ragazzi sensibili. A volte sono loro che richiedono autorità. Trascurati come sono in casa. Sforziamoci di capirli». All'arrivo in piazza Ducale la pioggia e il vento hanno messo a rischio la manifestazione, preparata dal movimento «Civiltà Vigevanese» e dal comitato «Difendiamo la scuola». Sul palco è salita per prima Fiorella Valvo coordinatrice del comitato: «Civilità Vigevanese è qui per essere vicina al mondo della scuola, ma anche alla città. Siamo un movimento basato sull'impegno civico, vogliamo coinvolgere i cittadini e le istituzioni in comitato a tutela delle scuole cittadine». Massimo Colognese, un genitore i cui figli vanno alla scuola dei Piccolini, una di quelle a rischio ha parlato proprio di scuole cittadine. «Se si affossa una scuola - dice - come quella dei Piccolini, si affossa anche la società». Sono seguiti interventi di studenti delle superiori che hanno invitato a continuare la lotta e ha concluso la giornata il concerto dei Cantosociale preceduto dall'intervento del sindacalista Cgil Roberto Zuarazzi. «Non permettete - ha detto - che facciano i tagli alla scuola e non recuperino fondi dall'evasione fiscale». Andrea Ballone
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da "Nazione, La (Empoli)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
VALDARNO / VALDELSA pag. 7 ? FUCECCHIO ? LA RIFORMA DELLA scuola elementare dopo ... ? FUCECCHIO ? LA RIFORMA DELLA scuola elementare dopo l?approvazione del decreto Gelmini n°137, le prospettive della ricerca e dell?Università , l?ordinamento scolastico nel suo insieme alla luce anche del piano di risanamento economico varato dal Governo saranno argomento dell? incontro organizzato dal Partito Democratico di Fucecchio lunedì 3 Novembre alle ore 17,30 presso la Fondazione I CARE, sede del Pd, via I°Settembre n. 43. Sarà presente l?onorevole Rosa De Pasquale, parlamentare del Pd e componente della Commissione istruzione della Camera dei Deputati. Sono invitati a partecipare insegnanti, studenti , genitori e tutti i cittadini che vogliono approfondire l?argomento. All?incontro parteciperanno i referenti per la scuola del Pd di Fucecchio , il sindaco Claudio Toni e i rappresentanti delle istituzioni locali. Sempre a Fucecchio, ma l?8 novembre, è atteso il segretario del Pd Walter Veltroni.
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da "Unita, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
«I responsabili degli scontri erano nei due licei occupati» «Quei ragazzi, quasi tutti militanti del movimento di estrema destra, non erano studenti della scuola» Hanno approfittato dell'assenza degli insegnati e degli studenti, che erano al corteo a manifestare per la giornata di sciopero generale della scuola, per occupare i licei scientifici Farnesina e Nomentano. In questo modo circa una quarantina di militanti del Blocco Studentesco hanno deciso ieri mattina di proseguire da soli la protesta contro la riforma Gelmini, all'indomani degli incidenti piazza Navona. Incidenti a cui alcuni di loro avrebbero partecipato, stando alle parole della preside del Farnesina Olga Olivieri: «Non erano miei studenti. Erano gli stessi che avevo visto immortalati nelle immagini al telegiornale dell'aggressione di mercoledì e piazza Navona». Nel pomeriggio di ieri è poi tornata la tranquillità al liceo Farnesina, e in serata anche al Nomentano, dove la preside Micaela Ricciardi stava già organizzando una lezione nel parcheggio della scuola, insieme agli insegnanti e agli altri studenti, per invitare in modo pacifico gli occupanti a lasciare il liceo. LA DENUNCIA In serata si è saputo che la lezione nel parcheggio del liceo Nomentano non era più necessaria, perché i militanti del Blocco Studentesco, avendo saputo della denuncia alla polizia della preside, preoccupata per la presenza solo di esterni nella scuola occupata, hanno preferito battere in ritirata. «Questa è solo la prima di una lunga serie di azioni dimostrative per ribadire la nostra contrarietà alla riforma della scuola - ha detto Guelfo del Blocco Studentesco, confermando di aver partecipato anche alla manifestazione a Piazza Navona - la prossima settimana ci sarà una nuova ondata di occupazioni delle scuole della città». Al liceo scientifico Farnesina, invece, l'occupazione del Blocco Studentesco è durata fino alle 16, dopo una lunga trattativa della preside Olga Olivieri: «Alla fine quei ragazzi, quasi tutti militanti del movimento di estrema destra, pochi erano studenti della scuola, si sono resi conto non era il caso di continuare e si sono arresi, consentendoci così di entrare». MICHELA BEVERE roma@unita.it
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da "Giorno, Il (Legnano)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 2 Insegnanti furiosi: «Ministro, ci lasci lavorare» In piazza San Magno a protestare c?erano professori, bidelle e studenti MANIFESTAZIONE IN CENTRO CENTINAIA ALL?INIZIATIVA DEI SINDACATI CONTRO LA RIFORMA GELMINI ? LEGNANO ? «VORREI DIRE al ministro Gelmini che lo sciopero non è il ?solito rito?, ma l?unico modo che abbiamo per protestare contro una legge che ci umilia, sbatte i precari in strada, non tiene nessun conto del nostro lavoro. La protesta non è di ?quattro poveri strumentalizzati?: coscientemente rinunciamo alla giornata lavorativa, circa 80 euro, che non sono pochi in stipendi già contenuti». Parla un?insegnante della scuola elementare Don Milani, al suo ultimo anno di attività, poi la pensione. Riprende: «Abbiamo dedicato energie al tempo pieno, la scuola elementare è cresciuta grazie ai nostri contributi e sacrifici raggiungendo il quinto posto negli studi internazionali». Accanto a lei una collega di 28 anni, inserita alla Don Milani in ?terza fascia?, ossia precaria. «Sono laureata da tre anni, sto facendo un master in Counselling e ora saprò con certezza che perderò il posto di lavoro. Grazie ministro per questo incentivo che ripaga la mia fatica!». PIAZZA SAN MAGNO, ieri mattina, giornata di sciopero contro la legge Gelmini. Tanti professori, genitori e bambini. Laura, docente di Lettere alle medie in provincia di Varese, l?ha raggiunta accompagnata dal figlio Giacomo, 18 anni. Ci sono i metalmeccanici di Fin-Cisl. I pensionati della Cisl. Un presidio in cui l?allenza fra genitori, formatori, maestre delle scuole d?infanzia e tecnici è compatta. Monica è una mamma legnanese di quattro bambini «iscritti alle elementari, medie e liceo statale - spiega -. Sono indignata per quello che il Governo sta facendo alla scuola. La nostra preoccupazione di genitori è fortissima. Lo dico per esperienza diretta: il tempo pieno a Legnano funziona molto bene. Non ho sentito un solo pedagogista esprimere un giudizio positivo sul maestro unico, che poteva andare bene negli anni Settanta, ma non più oggi: la società è cambiata». Incontriamo un papà, con due figli alla scuola media: «È stato stravolto il sistema-scuola in modo arrogante. Sono qui per manifestare in pieno il mio dissenso. I miei figli non frequenteranno mai la scuola privata, che il Governo vuole avvantaggiare». DUE BIDELLE sono inferocite: «Anche noi siamo soggetti a tagli: ma allora, chi garantirà l?apertura dei plessi nel pre e post scuola? Bisogna smettere di considerare i bidelli solo dei fannulloni da sfoltire. Si parla sempre molto di sicurezza sul lavoro, noi non siamo figure di serie B». In corso Magenta ecco Francesco, Stefania, Erica e Giulia, insieme a un rappresentante del loro istituto, il liceo Galilei, Marco Laganà. «Siamo molto delusi. Gli studenti, dove sono? Tanti nostri compagni hanno fatto discorsi di fuoco in assemblea, ma ora sono in classe o, peggio, a casa». I docenti delle superiori ci sono. Da Ipsia e Dell?Acqua giungono voci allarmate: «Insegno Matematica al serale: per noi è prevista la contrazione da cinque a tre anni». Un collega di Lettere: «Ci sono docenti precari da 15 anni che non diventeranno mai insegnanti di ruolo». Angela e Olivia insegnano Educazione Fisica e Tedesco in una scuola media: «Passando da 36 ore settimanali a 29, i laboratori verranno tagliati. La didattica ne uscirà ovviamente impoverita».
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da "Giorno, Il (Legnano)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 2 Non solo protesta: «Noi siamo rimasti in classe» «LA MAGGIOR PARTE dei docenti ha scioperato, ma vogliamo far sapere che c?è anche chi non ha aderito alla protesta». A spiegarlo è una delle 19 insegnanti dell?istituto comprensivo ?Carducci? di San Vittore Olona. «Noi vogliamo dire che ieri a scuola c?eravamo - continua la docente -. Il diritto allo sciopero è stato giustamente rispettato, ma è altrettanto corretto far sapere che non hanno manifestato tutti». Infatti, nonostante la chiusura di quattro plessi su cinque, una ventina di persone era presente per prestare regolare servizio, pronte a tenere le lezioni. «Chiaramente questo non è stato possibile - spiega -. La nostra non è una polemica. Era impensabile tenere aperta la scuola, visto lo sciopero di gran parte del personale Ata e amministrativo. La decisione del preside è stata corretta e ineccepibile. Volevamo solo far sapere che non tutti hanno scioperato ieri». Anche a Corbetta alcuni insegnanti si sono presentati regolarmente a scuola. All?istituto ?Aldo Moro? parecchi docenti hanno prestato servizio e una decina di classi ha svolto normalmente lezione. DAVANTI AL PLESSO di via Europa, il comitato ?Scuola viva? ha distribuito volantini per informare genitori e insegnanti che non hanno aderito allo sciopero. «Abbiamo proseguito l?attività di informazione inziata sabato al gazebo di piazza del Popolo - commenta il comitato -. Molti non conoscevano le ricadute sulla scuola pubblica dei tagli previsti dalla legge Gelmini. La giornata di ieri è stata un?occasione per allargare il gruppo di lavoro che abbiamo costituito a fine settembre». Il comitato - composto da docenti e genitori - ha girato le scuole del paese. Si è fermato davanti ad ogni istituto per illustrare i contenuti della riforma promosso dal ministro dell?Istruzione. Nei prossimi giorni i membri di ?Scuola viva? si ritroveranno per definire i prossimi appuntamenti. Un gruppo di psicopedagogisti dell?università Bicocca di Milano sta stilando un programma da presentare al comitato. Una sorte di controriforma per salvare la scuola pubblica. L. B.
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da "Giorno, Il (Legnano)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 3 Abbiategrasso presente Docenti e allievi a lezione ? ABBIATEGRASSO ? ORE 8, TUTTI (o quasi) in classe. Mentre nelle piazze italiane confluivano studenti e docenti per partecipare allo sciopero contro la riorganizzazione della scuola voluta dal ministro Gelmini, all?istituto commerciale Bachelet e al liceo Pascal buona parte delle lezioni si svolgeva secondo la programmazione consueta. L?ondata di proteste contro i tagli al sistema scolastico ha toccato solo in parte i due istituti di via Stignani. A mezzogiorno l?ufficio unico di presidenza ha diffuso i dati sull?adesione allo sciopero. Ed ecco i risultati: solo 44 docenti su 140 hanno aderito allo sciopero di ieri, gli altri si sono puntualmente presentati in classe. Dall?altra parte della cattedra hanno trovato molti studenti motivati e convinti che la soluzione dello sciopero non fosse la più adatta per chiedere al Governo una maggiore attenzione. Poco più della metà degli studenti, circa 600 secondo i dati in possesso della presidenza, ha deciso di andare a lezione. Sarebbero stati ancora di più, spiegano a scuola, se alcuni genitori non avessero tenuto a casa i propri figli perchè avevano saputo che alcuni professori avrebbero scioperato. Anche tra il personale non docente l?adesione allo sciopero è stata minima: si sono assentati solo 7 dei 27 operatori in organico. Molto diversa, invece, la situazione all?Alessandrini di via Einaudi. Tranne uno sparuto gruppo, la quasi totalità dei docenti, studenti e personale scolastico ha aderito allo sciopero. M. Az.
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da "Giorno, Il (Legnano)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PRIMO PIANO pag. 3 Il Governo taglia i fondi? E allora il Quasimodo riduce gite e laboratori LA CONTESTAZIONE A MAGENTA ? MAGENTA ? LA LEGGE TAGLIA i fondi alla scuola, il ?Quasimodo? elimina le uscite didattiche e si rifiuta di adottare i libri di testo. Accanto alle gite, il liceo ha bloccato gli stage all?estero ad eccezione del progetto ?Comenius?. Non subiranno varaiazioni, invece, le attività pomeridiane, i laboratori teatrali e musicali, i corsi informatici per l?Ecdl (la patente europea del computer) e le lezioni che preparano gli studenti alle certificazioni di lingua straniera. La singolare protesta deliberata dal collegio docenti è stata presentata nell?incontro con i genitori di martedì sera, a lato del Consiglio d?istituto. Gli insegnanti hanno scelto di protestare contro la legge Gelmini comunicando la non disponibilità ad accompagnare gli studenti nelle uscite didattiche. Una scelta che i docenti del liceo classico, linguistico e piscopedagogico di via Volta definiscono significativa e, allo stesso tempo, di buonsenso. Perché, pur essendo una presa di posizione forte, non incide sull?orario didattico e non penalizza gli studenti durante le ore di lezione. Gli insegnanti, infatti, avevano inzialmente pensato anche a una seria di scioperi. Un?ipotesi subito tramontata perché eccessivamente compromettente nei confronti dei ragazzi e, in particolare, degli studenti che a fine anno sosterranno l?esame di maturità. Tuttavia il collegio docenti ha scelto di modificare parte del piano dell?offerta formativa alla luce della limitazione dei contributi dal Governo. A preoccupare i professori è la mancanza di chiarezza e l?assenza di una circolare univoca che fornisca indicazioni da adottare sugli indirizzi. Un problema non irrilevante, in quanto, a novembre, dovrà essere presentata un?anticipazione del piano di offerta formativa nelle scuole medie senza la certezza di poter mantenere le attività attualmente in vigore. LE FAMIGLIE hanno ascolato le ragioni degli insegnati. Alcuni genitori hanno compreso lo spirito della protesta e apprezzato lo sforzo dei docenti di circoscriverla con responsabilità all?interno delle attività didattiche, senza, tuttavia, compromettere il regolare svolgimento delle lezioni. Altri, invece, hanno contestato vivacemente la linea del collegio docenti, rivendicando il diritto degli studenti a partecipare alle uscite didattiche e agli scambi culturali all?estero. Un gruppo di genitori ha accusato gli insegnanti di adottare un piano dell?offerta formativa diverso da quello presentato alle famiglie e ha chiesto il ripristino delle gite e di tutte le attività collaterali alle ore di lezioni curriculari. L. B.
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Strumentalizzati Strumentalizzati. Schiacciati fra un centrodestra che mostra i muscoli e che così rischia di rompere un «giocattolo delicato come l'istruzione», e un centrosinistra che cavalca la protesta, pur consapevole che da qualche parte la spesa pubblica, se si vuole evitare lo sfascio, deve essere ridotta. È questo, in estrema sintesi, il giudizio di Toni Capuozzo - giornalista del Tg5, volto e voce del noto programma «Terra!» - sui giovani del Comitato No Gelmini. Ieri sera ha trasmesso da piazza Venezia, sede della facoltà di Sociologia, occupata martedì notte dagli studenti, che si oppongono ai tagli e al blocco del turn-over nelle università. Capuozzo, figlio di un maresciallo di polizia, ha studiato a Trento. Si è laureato nel 1976, dopo avere fatto il servizio militare. Ha partecipato al movimento studentesco ed è entrato in Lotta Continua. «È difficile fare confronti fra gli studenti di allora e quelli di oggi. In quell'epoca c'era un movimento rivoluzionario, una forte coscienza politica. Oggi non è così. Oggi gli studenti protestano contro i tagli. Il rischio però è che destra e sinistra approfittino della confusione. Il governo vuole mostrarsi decisionista verso il suo elettorato, ma la scuola e l'università non possono essere trattati come l'immondizia di Napoli. Dall'altra parte, all'opposizione, ci sono invece calcoli meschini. La legge che prevede i tagli c'è da questa estate. Perché ci si muove solo adesso? Non si deve tagliare su scuola e atenei? Allora si taglierà su difesa e sanità. Ce lo dicano, perché la situazione è grave. Se ne sono accorti tutti e la coperta pare troppo corta». È d'accordo con il rettore Davide Bassi: «Fa bene a sostenere la strategia di Aquis (l'associazione dei 13 atenei più rigorosi, che chiedono di non venire colpiti dai tagli, a fronte di bilanci in regola e livelli di eccellenza, Ndr). Le università devono essere salvate e non è giusto che tutte subiscano lo stesso trattamento: ci sono atenei che hanno speso allegramente, pensando di venire coperte dai soldi pubblici. Le università sono come delle famiglie: se la tua famiglia, che ha voluto buttare i soldi, è piena di debiti; ma perché deve essere la mia famiglia a pagare? C'è poi il problema della proliferazione degli atenei. Si è andati avanti per decenni, creando università ovunque. Anche Trento è nata un po' così: è nata, si è sviluppata, ed è andata bene perché è stata voluta da un centrosinistra illuminato» E con il rettore dell'ateneo trentino concorda anche quando si parla del livello di informazione dei giovani manifestanti: «La normativa sull'università non esiste ancora. Loro dicono "No Gelmini", ma in realtà l'oggetto della protesta è la legge finanziaria che prevede il blocco del turn-over». Da osservatore si dice pessimista: «Io i miei figli li manderei alla scuola pubblica, se solo funzionasse. Ma la scuola è a pezzi». C'è chi fa notare che in cattedra ci sono gli ex sessantottini. «E infatti ci sono delle responsabilità. Il quadro è triste E questi studenti che manifestano non otterranno grandi risultati. Dove saranno questi giovani fra vent'anni? Al di là delle manifestazioni folcloristiche e delle lezioni all'aperto, non vedo una grande prospettiva. È molto triste: la parola che si sente più spesso è "futuro". Le assemblee e gli scioperi li abbiamo fatti tutti, ma non è con le occupazioni che si costruisce il futuro». Parla di un'Italia che rischia di fermarsi, di sedersi. E parla di scelte obbligate, a partire dalla scuola: «La Gelmini non ha torto quando dice che c'è bisogno di ridurre le spese. La scuola di oggi non è all'altezza: una volta, pur baronale, almeno funzionava». A.Tom. 31/10/2008
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da "Nazione, La (Lucca)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CRONACA LUCCA pag. 8 UN GRUPPO di genitori di alunni del liceo Classico «Machiavell... UN GRUPPO di genitori di alunni del liceo Classico «Machiavelli» ha scritto una lettera aperta al dirigente scolastico per «esprimere disagio per le vicende che hanno portato all?occupazione dell?Istituto». «A prescindere dalle diverse idee politiche, in un momento in cui il mondo della scuola è in agitazione ? affermano i genitori ? non possiamo ignorare l?esigenza dei nostri figli di capire che cosa sta accadendo, di conoscere i dettagli della ?Riforma Gelmini? e di discuterne insieme gli aspetti più rilevanti. Ci saremmo augurati che la dirigenza della scuola comprendesse come noi questa esigenza, tanto più che veniva espressa da studenti seri e responsabili, da sempre considerati il fiore all?occhiello delle scuole lucchesi. Purtroppo non è stato così. Malgrado le ripetute richieste dei ragazzi per ottenere un momento concordato di riflessione, la dirigenza ha assunto una rigida posizione di rifiuto, spingendo di fatto verso una forma di protesta molto radicale. E anche allora, lungi dal gestire il conflitto che purtroppo si era creato, il prof. Vittorio Barsotti ha scelto di assumere posizioni intolleranti e toni durissimi, chiamando la polizia, offrendosi di denunciare gli studenti più attivi e annunciando gravi sanzioni disciplinari per tutti i ragazzi in agitazione, vale a dire la stragrande maggioranza del corpo studentesco. Molti di noi hanno guardato con interesse alle esperienze di cogestione che negli stessi giorni venivano portate avanti in altri Istituti della provincia, esperienze di indubbio valore educativo realizzate con la totale collaborazione della dirigenza scolastica. E? questa la strada che vorremmo fosse proposta ai nostri figli».
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da "Nazione, La (Lucca)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CRONACA LUCCA pag. 8 NON SI FERMA la protesta studentesca anche dopo l?approvazione del decreto G... NON SI FERMA la protesta studentesca anche dopo l?approvazione del decreto Gelmini sulla riforma scolastica. Ieri mattina alcune centinaia di studenti hanno dato vita a un corte spontaneo per le vie del centro storico, sfidando anche le intemperie. Inizialmente era stata chiesta un?autorizzazione alla Questura per un semplice presidio in piazza San Frediano, ma ieri intorno alle 10 gli studenti di vari istituti superiori si sono ritrovati in piazzale Verdi e hanno poi improvvisato un corteo per le strade del centro. Hanno sfilato con striscioni e slogan per sottolineare la loro contrarietà alle scelte del Governo in tema di scuola. Ma hanno tenuto anche a ribadire che non vi è una precisa coloritura politica in queste iniziative: «Né rossi né neri, ma solo liberi pensieri», era uno degli striscioni portati in corteo, dove spiccavano anche vari esponenti del «Progetto Indastria». La manifestazione era promossa dal comitato studentesco formato da rappresentanti di varie scuole della piana di Lucca, Versilia, Garfagnana e Pescia. Il corteo si è svolto in corrispondenza dello sciopero generale del personale scolastico promosso da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda. E? stata presentata anche la petizione redatta dal liceo scientifico Majorana di Capannori e sottoscritta da tutte le scuole partecipanti. Nel documento si chiede tra l?altro al Governo che «consultazioni ministeriali sulle proposte didattiche e sulle esigenze che vengono intercettate dalle componenti che quotidianamente vivono la scuola. Si riconosca pubblicamente e si tuteli la legittimità della protesta che si inquadra nella difesa dell?articolo 33 della Costituzione. Si operi nel senso di una rivitalizzazione del ruolo culturale della scuola pubblica, non semplicemente azienda, ma luogo di educazione, indispensabile alla costituzione di un tessuto comunicativo, relazionale, capace di valorizzare le specificità territoriali e umane, nello spirito democratico della Costituzione italiana». INTANTO anche il «Blocco Studentesco» Scuola e Università, formazione giovanile di «CasaPound Italia», si unisce al coro delle critiche e si dichiara vicino agli studenti scesi in piazza contro la riforma Gelmini. «L?ondata di contestazioni verso questo decreto ? afferma il Blocco Studentesco ? non ha colore politico e, nonostante qualcuno abbia tentato di strumentalizzare politicamente l?intero movimento di protesta, nelle piazze sfilano insieme studenti di diverse appartenenze politiche; anche per questo ci sentiamo vicini alle motivazioni che stanno alla base della mobilitazione indetta stamane. Samo contro una riforma che, mascherata dietro l?apparenza del grembiule e del maestro unico, nella sostanza altro non fa che operare tagli e introdurre precarietà. Il Blocco Studentesco si oppone allo smantellamento dell?istruzione pubblica e a qualsiasi tentativo di penetrazione dei privati all?interno delle Università italiane attraverso la ?legge 133?».
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da "Nazione, La (Lucca)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CRONACA LUCCA pag. 8 IL COMITATO lucchese per la difesa della scuola pubblica ha deciso di promuovere un?assemblea d... IL COMITATO lucchese per la difesa della scuola pubblica ha deciso di promuovere un?assemblea di studenti, genitori, docenti e semplici cittadini. L?assemblea si terrà il 12 novembre alle ore 21 per informare sulla riforma «Gelmini» e mettere a confronto le posizioni e aggiornare sulle iniziative in corso nelle scuole. Il comitato si riunirà nuovamente martedì 5 novembre alla scuola elementare di San Concordio.
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da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 31-10-2008)
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FERRARA CRONACA pag. 9 Scuola, il giorno della protesta Centinaia di giovani in corteo tra fumogeni e slogan anti Gelmini «TE LA DIAMO noi la nuova economia: Tremonti in miniera, la Gelmini in fonderia!». La prima arma degli studenti, ieri in piazza per la manifestazione di protesta legata allo sciopero generale della scuola, è la fantasia: e quella utilizzata negli striscioni portati in corteo da alcune centinaia di ragazzi, ha contribuito anche a attenuare la sensazione di tensione che, spesso, si accompagna a cortei e mobilitazioni. Specie quando queste iniziative, com?è accaduto ieri attorno a mezzogiorno, vengono (doverosamente) affiancate da uno stretto cordone di forze dell?ordine, per evitare che si verifichino scontri e disordini. FERRARA, anche in questa circostanza, ha dimostrato il proprio carattere pacifico: il corteo, formato da alcune centinaia di giovanissimi, si è svolto nelle strade del centro senza il minimo problema. Tutti a volto scoperto, con i visi sorridenti (anche per il bel sole caldo che ha reso il clima, a tratti, quasi da festa), la voglia di manifestare ma senza eccessi, gli slogan lanciati al megafono oltre che esibiti sui classici ?lenzuoli?, e ad un certo punto anche i fumogeni azzurri accesi per rafforzare il senso della presenza dei giovani. Il tutto sotto gli occhi vigili dei... vigili ed il presidio, attento, di carabinieri, questura e agenti della Digos: uno spiegamento di forze dell?ordine massiccio, ma il timore che si potessero verificare gli episodi registrati in altre città italiane, ha imposto la doverosa cautela. GLI STUDENTI FERRARESI, in piazza contro il decreto Gelmini, hanno comunque manifestato pacificamente. Addirittura, ad un certo punto, sul sagrato del Duomo ? eletto come il punto culminante della manifestazione ? è apparso un pallone per una conclusione più sportiva che ?politica? del sit in. Di fronte al portale del tempio cittadino sono stati stesi gli striscioni, con altre rime ironiche nei confronti del ministro della Pubblica Istruzione («la Gelmini non vuole studenti ma solo burattini») ed il richiamo ad una ?rivolta? che però non ha assunto il carattere di richiamo più estremo. AL DI LÀ del corteo, comunque, lo sciopero di ieri ha fatto registrare un?adesione massiccia nelle scuole cittadine, con l?attività didattica pressochè paralizzata e le aule sostanzialmente deserte. «La battaglia degli studenti è anche la nostra»: così il sindacato della Funzione Pubblica Cgil con una nota ha affiancato la propria voce di solidarietà, richiamando anche gli altri lavoratori, ad iniziare da quelli del pubblico impiego, a iniziative «senza divisioni». Riferimento alla possibilità di una firma ad accordi separati da parte delle altre sigle sindacali: «Studenti e lavoratori non capiscono questa divisione ? si legge nel volantino diffuso ieri, che rappresenta anche una ?lettera aperta? a Cisl e Uil ?, mai come oggi stanno soffrendo». Stefano Lolli Image: 20081031/foto/4245.jpg
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da "Messaggero Veneto, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il 14 novembre la Gelmini finirà nel mirino della protesta organizzata dagli universitari Roma invasa: «Siamo un milione» Il ministro Maroni: al massimo 100 mila. Chi occupa sarà denunciato LA RIFORMA DELLA SCUOLA Aule deserte per lo sciopero: nella capitale la manifestazione nazionale Epifani (Cgil): c'è un intero paese che insorge. In Italia cortei ovunque ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perchè nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa (hanno parlato di un milione di persone), così combattiva e così festosa in una giornata di manifestazione del solo settore della scuola. E' stato nello stesso modo in tutte le piazze italiane con cortei spontanei che hanno invaso e paralizzato le maggiori città. Ci sono stati momenti di tensione solo a Bologna perchè il corteo voleva fare un itinerario non autorizzato. E a Roma, dove è confluita la stragrande maggioranza dei manifestanti, per tutta la mattina studenti, genitori, tecnici della scuola, bidelli, insegnanti hanno sfilato nelle varie parti delle città perchè a piazza del Popolo già dalle 11 di mattina non si riusciva più ad entrare. «E' stato il grande miracolo della Gelmini» ha detto una sindacalista dal palco in attesa che si riempisse la piazza, «cinque sigle sindacali sono qui riunite ed è la prima volta insieme». Ma proteste ci sono state in tutt'Italia: a Trieste, per esempio, alcuni professori di fisica hanno fatto lezione nell'atrio della stazione centrale. «State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola, ma per la democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza così» ha detto Epifani, sinceramente stupito che nessuno si sia lasciato intimidire dagli scontri del giorno prima a piazza Navona. Il segretario generale della Cgil si è poi lasciato andare ad una promessa rivolta ai giovani: «Non vi pentirete di stare con noi, non permetteremo che il vostro impegno sia messo in discussione da qualcuno che ha cattivi pensieri. La forza di questa piazza è la forza della democrazia ed è uno scudo per i nostri giovani. Qui c'è la maggioranza del paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà». E Raffaele Bonanni (Cisl) rilancia «una campagna di informazione contro il decreto del governo coinvolgendo gli enti locali». I sindacalisti hanno parlato a una generazione che si sente con le spalle al muro e sono fermamente decisi a non mollare. Alcune migliaia di giovani hanno diretto un corteo spontaneo verso il ministero della Pubblica istruzione, si sono seduti davanti all'edificio. Altri hanno improvvisato una manifestazione all'Anagnina dove si sono dovuti fermare molti pulmann, altri ancora non sono riusciti a entrare in città e si sono dovuti fermare sul raccordo anulare dove hanno tenuto un comizio. Roma a mezzogiorno è invasa da gente di tutti i tipi e di tutte le età. Gli slogan e i cartelli sono di vario tono e alcuni denotano una riflessione e una preparazione di qualche giorno. Un cartello dice: «I tagli li fanno i parruccheri». Un altro: «A ma'! Non era meglio se pagavi l'Ici?». E ancora, è molto diffuso un santino con l'effige della Gemini e il titolo «Beata ignoranza». Perchè è proprio questo è il punto: i professori quarantenni con una laurea in tasca domani rimarranno senza lavoro perchè sono ancora precari. E allora con uno scatto di orgoglio alcuni professori issano uno striscione in greco antico che sfida le conoscenze dei politici. Sara, di professione supplente, dice: «Io sono anni che sono precaria. E ora mi dicono: grazie tanto ma non abbiamo più bisogno di lei». Sara sta per commuoversi. Non si protesta solo per il taglio al futuro delle generazioni, alla ricerca specializzata, l'unica che consenta ai nostri giovani di trovare un posto magari in un altro paese. E' anche in dubbio il lavoro di tante persone. «La scuola non può subire un taglio di otto miliardi di euro» grida un sindacalista dal palco. Epifani ricorda che Obama, al quale la Gelmini ha detto di ispirarsi, ha promesso di investire 20 miliardi in scuola e ricerca. Circa il 70 o forse, secondo un altro censimento, il 90 per cento delle scuole sono rimaste chiuse. L'Università resta in fermento perchè i tagli non investono solo gli stipendi dei ricercatori, ma la possibilità di fare i due anni di specializzazione con gli strumenti adeguati. Secondo il ministro degli Interni Roberto Maroni, tutt'al più, saranno state in piazza centomila persone e non un milione, secondo i dati degli organizzatori, e ha aggiunto che per chi occupa abusivamente scuole e università scatterà la denuncia. Certo è stata come ha detto Epifani «una giornata memorabile». E gli studenti universitari hanno già fissato una nuova manifestazione per il 14 novembre. (a.f.)
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da "Messaggero Veneto, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Lo sciopero, anche se per poco, fa rinascere la maggioranza del governo precedente. Duri attacchi dal Pdl con La Russa e Cicchitto. Insorge la Lega E la piazza ricompone il puzzle dell'Unione Veltroni: il governo ascolti la protesta. Berlusconi: la sinistra ha una scandalosa capacità di mentire ROMA. Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centro-sinistra: il Partito democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione comunista, l'Italia dei valori, Sinistra democratica, Verdi e Pdci. Una mobilitazione contro cui ha lanciato il suo affondo Silvio Berlusconi, che ha accusato la sinistra di avere «una scandalosa capacità di mentire sulle cose di buon senso». Messe da parte le divisioni politiche per qualche ora, il centro-sinistra si è presentato compatto in piazza per mandare un messaggio chiaro al governo: no alla scuola "modello Gelmini". Uno slogan che, tradotto, rappresenta la premessa alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo annunciato dal Pd e su cui c'è l'impegno di tutta l'opposizione. Un invito al governo ad «ascoltare la protesta» arriva da Veltroni. «Per me è naturale essere qui», dice arrivando alla testa del corteo. Guai poi a parlare di riforma per un provvedimento che «contiene sono tagli al cuore del Paese». Il segretario del Pd non nasconde la sua «preoccupazione» per gli scontri di mercoledì a piazza Navona. Accanto a Veltroni scendono in piazza anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, l'ex ministro del Welfare Cesare Damiano, la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni: «L'insegnamento che deve trarre il governo - dice - è che le riforme si fanno con la scuola e non contro». Scalda i motori per raccogliere le firme contro il decreto Gelmini anche l'Idv di Antonio di Pietro. L'ex pm arriva alla manifestazione con un gruppo di deputati ingrossando le fila di chi chiede chiarimenti al governo sugli scontri di piazza Navona. Confusi tra i manifestanti ci sono poi tutti i rappresentanti della sinistra radicale. Rifondazione comunista è al gran completo. C'è il leader Paolo Ferrero, che ribadisce l'appoggio del partito per ogni protesta contro il governo con l'obiettivo di arrivare allo sciopero generale; e, in rappresentanza della minoranza del Prc, arrivano Franco Giordano e Nichi Vendola: «Con il movimento nato contro la riforma della scuola - osserva il governatore della Puglia - si è di fronte alla prima vistosa crepa dell'egemonia berlusconiana». A sorpresa e senza dare nell'occhio, in piazza del Popolo si fa vedere anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti: «Il governo non ha consenso sociale - dice guardando la folla che gremisce le strade intorno alla piazza - non basta aver domato l'opposizione parlamentare». La manifestazione, osserva invece Oliviero Diliberto, leader del Pdci, testimonia la «ripresa di un'opposizione seria contro il governo». Questa riforma è «un delitto», attacca l'ex ministro dell'Università Fabio Mussi, di Sinistra democratica. Contro la mobilitazione del centro-sinistra si schiera con una voce il Pdl. «Il Pd lasci in pace gli studenti», dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però non nasconde qualche dubbio sulla tempistica del provvedimento: «Il governo - osserva il reggente di An - non ha comunicato bene e forse le cose sono state fatte troppo di fretta». Fabrizio Cicchitto se la prende invece con «la deriva plebiscitaria» del Pd per aver deciso di «indire un referendum contro il decreto», mentre Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord, accusa la sinistra di «strumentalizzazione».
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da "Messaggero Veneto, Il"
del 31-10-2008)
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Secondo la Digos anche un mezzo dei centri sociali Una quindicina di indagati. Grillo: «C'erano infiltrati» Stamani il governo riferirà alla Camera sui disordini Incidenti nella capitale: al vaglio due camion LE INDAGINI ROMA. Non solo il camion-spranga usato come arsenale dai giovani di destra del Blocco studentesco. Ma anche un altro furgone, dei centri sociali, che stazionava nell'area di piazza Navona, mercoledì epicentro degli scontri a Roma scoppiati durante il corteo "anti Gelmini" in piazza Navona. Le botte e gli incidenti avvenuti nel "salotto" della capitale, a pochi passi dal Senato, sono ora oggetto di un'indagine della Procura della Repubblica. Almeno una quindicina gli indagati per gli scontri tra giovani di destra e di sinistra avvenuti in piazza Navona durante il corteo. Il fascicolo processuale è stato aperto ieri a piazzale Clodio e prende in esame i reati di porto di armi improprie e di resistenza a pubblico ufficiale, sulla base di una prima informazione trasmessa dalla Digos. A piazzale Clodio ieri si è celebrata la direttissima ai due giovani arrestati mercoledì: il militante di Rifondazione e il giovane del Blocco sono tornati subito liberi, dopo la convalida dell'arresto, in attesa del processo, il 17 novembre. La vicenda, oltre che giudiziaria, resta soprattutto oggetto di contesa politica e stamane alla Camera ci sarà un'informativa del governo sugli scontri. Sugli incidenti la commissione Ue ha chiesto chiarezza, sollecitata anche dal segretario del Prc Paolo Ferrero, che ha detto che il militante del Prc rilasciato si occupa di organizzare manifestazioni per il partito, che «non ha picchiato nessuno e quando stava andando via è stato fermato da agenti in borghese». Le parlamentari del Pd Albertina Soliani e Carmen Motta hanno detto che la violenza di mercoledì ricorda il G8 di Genova. «Un accostamento vergognoso», secondo Jole Santelli, responsabile Sicurezza di Fi e la parlamentare Beatrice Lorenzin. Le indagini di Digos e Procura dovranno chiarire soprattutto la presenza dei due camion nella piazza. Sarebbero stati due i mezzi entrati durante la manifestazione. Questo è uno dei primi elementi emersi dalle indagini. Entrambi i camion sarebbero entrati al seguito dei manifestanti: uno del Blocco studentesco, l'altro dei centri sociali. Questi elementi sarebbero emersi anche a seguito di un'esame delle fotografie in mano agli investigatori ed escluderebbero - sempre secondo queste indiscrezioni - che «uno o più mezzi possano essere stati parcheggiati in precedenza». Secondo Beppe Grillo nel camion dell'estrema destra c'erano anche «una ventina di provocatori» che «hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della polizia». Nel blog del comico genovese c'è un collegamento al sito Youtube in cui viene ripreso un giovane che prima, con una mazza in mano, si schiera con i giovani di destra e poi conversa con gli agenti in assetto antisommossa.
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da "Adige, L'"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Con la Gelmini la scuola viene uccisa Ecco perché ieri ho scioperato SILVIA DEFRANCESCO (segue dalla prima pagina) La scuola italiana è fra le peggiori: l'indagine Ocse-Pisa ci sbatte agli ultimi posti. la società deve sospettare di questo sistema poco qualificato e mal funzionante. Non mi soffermo sul nostro orario settimanale, perché sembra impossibile far credere che non è così, ci ho rinunciato da vari anni: continuo a correggere un migliaio di compiti scritti all'anno, continuo a partecipare alle sempre più numerose riunioni pomeridiane e continuo ad accumulare ore per recuperi, sportelli, colloqui con i genitori, anche fuori orario, senza preoccuparmi che la società se ne accorga. Come me, naturalmente, anche i miei colleghi. Non è questo oramai che mi offende. Mi offende, invece, il nuovo clima di disprezzo verso la scuola, questa istituzione che prepara migliaia di giovani che poi entrano alle università e si ritrovano preparati ad affrontarla, che vanno all'estero e scoprono di essere di gran lunga vincenti sui loro colleghi stranieri. Sarà la capacità italiana di improvvisare, ma qualche merito la scuola lo deve pur avere. Questo disprezzo, questa totale sfiducia verso la scuola vengono inoltre evidenziati dal governo quando assume delle decisioni senza un minimo di confronto con le parti interessate. Non voglio ricordare che il nostro Ministro non viene dal mondo della scuola: poco importerebbe, se solo le sue decisioni fossero il frutto di una approfondita discussione con chi il mondo della scuola lo vive quotidianamente. Ma così non è stato, almeno fino ad ora. Desidero inoltre citare, la spettacolare decisione riguardante il voto di condotta. Un capolavoro mediatico, assieme ai grembiulini dei nostri tempi. Ci sono fenomeni di bullismo? Bene, si boccia e questi spariscono. La famosa punizione esemplare. Il bullismo ha due matrici estreme: una, quella dei ragazzi di «buona famiglia» che scacciano la noia in questo squallido modo; l'altra, ha più a che fare con la criminalità. Nel primo caso, la famiglia protegge il ragazzo e, a fronte di una bocciatura, interviene iscrivendo il ragazzo ad uno di quegli ignobili istituti che garantiscono sia la promozione che il recupero degli anni persi. Non ci guadagna né la società, né il ragazzo stesso. Nel secondo caso, la bocciatura consegna inesorabilmente il ragazzo alla strada. Ancora una volta, cosa ci si guadagna con la bocciatura? Qualche caso di bullismo meno estremo c'è, come c'è sempre stato. E la scuola è sempre intervenuta, con ammonizioni di vario genere, sospensione compresa. In questi casi, la famiglia si preoccupa e prende provvedimenti: forse non si sa, ma sono ancora molti i genitori che, per fortuna, chiedono se il proprio figlio si comporta bene. Infine, due parole sui risultati Ocse-Pisa. Un'analisi più dettagliata dei risultati mostra che i risultati peggiori sono dei ragazzi del Sud. Spiegazione del Ministro: i docenti del Sud sono ignoranti e/o inetti all'insegnamento. Io penso invece che per insegnare in certe scuole del sud ci vogliono forze e capacità speciali, siano necessari interventi capaci di rompere meccanismi antichi e antiquati; e che gli insegnanti in grado di affrontare tutte le problematiche che si presentano dovrebbero essere ben selezionati e poter almeno godere di uno stipendio maggiore del nostro. Cose, queste, che non si realizzano con i tagli. Silvia Defrancesco È insegnante di matematica e fisica al Liceo Galilei di Trento 31/10/2008
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da "Resto del Carlino, Il (Cesena)"
del 31-10-2008)
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CESENA PRIMO PIANO pag. 3 Scuola, una protesta garbata Senza eccessi lo sciopero che ha registrato anche alte partecipazioni E? FREDDO, forse sta per piovere. Per terra ci sono gli striscioni, le bombolette spray e rotoli di nastro adesivo. Intorno ci sono gli studenti, senza zaino e senza libri. Dietro c?è la scuola, grande, con le porte aperte e poca gente che entra. Il giorno dello sciopero del mondo dell?istruzione a Cesena comincia con un ragazzo che grida dentro a un microfono intonando cori prima del suono della campanella. Sono per il ministro Gelmini, che dato che vuole ?tagliare? sarebbe meglio che si comprasse un paio di forbici, e sono per il Governo, che dovrebbe ascoltare la voce degli studenti. La loro voce. Nel piazzale davanti al liceo scientifico si radunano i ragazzi che provengono da tutte le scuole superiori del cesenate. Hanno portato gli striscioni e li agitano saltellando. «Anche l?operaio vuole il figlio dottore», «Difendiamo il nostro futuro», «Rivogliamo i nostri diritti». In mezzo spuntano un paio di vessilli rossi con la falce e il martello. Che però gli organizzatori non gradiscono: «Non è una manifestazione politica o partitica. Via quelle bandiere». Qualcuno accende i fumogeni, uno lancia una bomboletta. «Burdel, cosa fate? Niente danni, niente vandalismo. Però fischiate. Fischiate la Gelmini!». Ci sono anche i professori. Alcuni in mezzo ai ragazzi, altri in fondo. Poco dopo le nove il corteo parte per il centro storico, mentre nell?aula magna della facoltà di Psicologia comincia un?altra manifestazione. Quella degli universitari. Sull?ingresso è appeso il necrologio della scuola pubblica. Dentro, i rappresentanti degli studenti, l?assessore alla scuola Daniele Gualdi, i docenti e il personale tecnico e amministrativo espongono le loro ragioni per redigere un documento comune. «È vero, ci sono degli sprechi, ma non si può tagliare in maniera indiscriminata. L?università ha bisogno di finanziamenti. La ricerca, che è la nostra eccellenza, deve essere sostenuta. Le rette devono essere alla portata di tutti e la qualità dello studio garantita ad ogni ceto sociale». RIGUARDO ai numeri delle adesioni allo sciopero, alle elementari le maestre e il resto del personale hanno incrociato le braccia con percentuali variabili tra l?80 e il 90%, eccezion fatta per il 5°circolo, dove lo sciopero è stato totale nelle scuole dell?infanzia e del 98% alle primarie. Alle medie si è passati dal 58% dei docenti dell?istituto di viale della Resistenza alla totalità di quelli della scuola di via Pascoli, che è rimasta chiusa. Alle superiori infine la punta minima è stata il 16% di adesioni all?istituto agrario, al quale è seguito il liceo classico, dove hanno scioperato 26 docenti su 61. All?Iti niente lezioni per 44 professori su 70 e al Comandini sono stati a casa 3 insegnanti su 4. Dei 1400 studenti del liceo scientifico infine, solo il 26% era in classe, assistito da 52 docenti, meno della metà dei 107 in organico. Ben più alte le astensioni fra il cosiddetto personale Ata (sigla che sta per ?amministrativo tecnico ausiliario?) che hanno raggiunto l?88,8%. Luca Ravaglia Image: 20081031/foto/1456.jpg
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da "Messaggero Veneto, Il"
del 31-10-2008)
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Il Fvg salva le scuole sotto i 50 alunni La giunta ha approvato anche un fondo di 3 milioni per assegni di studio LA DEROGA AL DDL TREMONTI-GELMINI L'esecutivo sceglie la strada della valutazione caso per caso della chiusura dei plessi Ok alle nuove agevolazioni della Carta famiglia. Oggi il vertice sulla Finanziaria 2009 di PAOLO MOSANGHINI TRIESTE. La Regione salva le scuole con meno di 50 alunni. La giunta Tondo ieri ha approvato i primi indirizzi programmatici sul dimensionamento della rete scolastica. Il provvedimento, proposto dall'assessore Roberto Molinaro, recepisce la legge nazionale dell'agosto scorso e individua gli obiettivi e i criteri di applicazione. Gli indirizzi specificano che il numero degli alunni da considerare è quello degli iscritti nell'anno scolastico 2008/2009 e che nel primo ciclo d'istruzione è da privilegiare la costituzione di istituti comprensivi. Ma si chiarisce che la chiusura di plessi o sezioni staccate di istituti con meno di 50 alunni «non va considerata come un vincolo da rispettare in modo automatico ma va valutato di volta in volta alla luce delle specifiche circostanze locali». Vale a dire che, soprattutto nei piccoli centri o in montagna, si prenderà in esame il ruolo sociale che svolge la scuola prima di decretarne la soppressione. L'applicazione in Friuli Venezia Giulia dei tagli alle scuole è stato anche l'argomento dell'incontro tra l'assessore Molinaro e gli assessori alle Politiche educative della Provincia di Gorizia Maurizio Salomon, di Pordenone Lorenzo Cella, di Trieste Adele Pino e di Udine Elena Lizzi, con il direttore dell'Ufficio scolastico regionale Ugo Panetta. Molinaro ha ricordato che in regione è vigente il piano regionale di dimensionamento, approvato nel febbraio del 2000. «L'istruzione è uno dei settori di attività in cui la Regione avrà, nei prossimi anni, un peso diverso da quello attuale», ha affermato Molinaro. Scuole non statali. Ieri l'assessore Molinaro ha portato in giunta la ripartizione fra le quattro Province i finanziamenti per gli assegni di studio a favore di alunni delle scuole dell'obbligo e secondarie non statali, parificate o paritarie, per il 2007-2008. Questa la suddivisione dei 2,9 milioni di euro: a Gorizia 198 mila; a Pordenone 1,1 milioni; a Trieste 427 mila; a Udine 1,7 milioni. Potranno complessivamente beneficiare 2.662 alunni. Università. Gli atenei di Trieste e Udine istituiranno, in collaborazione fra di loro e con il sostegno della Regione, un corso di laurea specialistica in Scienze della riabilitazione come prevede un Protocollo d'intesa approvato ieri dalla Giunta regionale, che impegna una spesa di 70 mila euro per la Regione. Direttori. Ileana Ferfoglia è stata nominata ieri direttore del servizio Gestione interventi per il sistema informativo della direzione centrale Istruzione, Formazione e Cultura. Enrica Nigris è stata invece nominata direttore del servizio Affari della Presidenza e della Giunta del Segretariato generale. Entrambi gli incarichi avranno la durata di 2 anni. Sindaci. L'Associazione dei sindaci della ricostruzione del Friuli terremotato avrà a disposizione 180 mila euro per il completamento del Museo del terremoto a Venzone; lo ha stabilito ieri la giunta regionale. Politiche per la famiglia. Il Servizio regionale per le Politiche per la famiglia e il Centro servizi condivisi stipuleranno una convenzione per la gestione, da parte di quest'ultimo, delle operazioni tecniche e organizzative necessarie all'attivazione dei benefici previsti dalla Carta famiglia, attribuita dai Comuni di residenza al genitore o ai genitori con almeno un figlio a carico. Finanziaria. Oggi la giunta si riunirà a Udine per esaminare la manovra finanziaria regionale 2009 che ammonterà a circa 4,4-4,5 miliardi di euro e punterà alla riduzione della spesa di circa il 3,8-4 per cento.
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da "Nuova Sardegna, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina 15 - Gallura Ora le mamme si appellano a san Bertolaso I genitori inviano una lettera al sottosegretario perché blocchi i tagli della scuola LA MADDALENA. Un gruppo di genitori della Maddalena, preoccupati dei tagli che stanno interessando la scuola pubblica nei prossimi anni e i cui filgi frequentano la scuola dell'infanzia e la scuola primaria di primo grado, o meglio la scuola materna e la scuola elementare, hanno inviato una lettera al sottosegretario Guido Bertolaso, per informarlo della situazione. E per chiedere al sottosegretario che si faccia portatore delle loro istanze col governo perché il ministro della Pubblica istruziona Maria Stella Gelmini ritorni sui suoi passi e garantisca la continuità con l'attuale sistema formativo. Le notizie, nell'insieme molto preoccupanti, mettono in luce stravolgimenti che dovrebbero interessare la vita scolastica dei propri figli dal prossimo anno. Le mamme vorrebbero capire perché si eseguono dei tagli proprio su settori che hanno dimostrato di funzionare, quando sarebbe più sensato tagliare là dove i soldi pubblici vengono sprecati. Le risorse impegnate in questi anni nella scuola materna ed elementare, hanno reso un servizio importantissimo ai bambini e alle loro famiglie. Il sistema dei moduli con più insegnanti, la possibilità del tempo pieno, la presenza della scuola su tutto il territorio, la disponibilità degli insegnanti di sostegno, hanno fatto di questa istituzione un fiore all'occhiello del sistema formativo. (a.n.)
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da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 31-10-2008)
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CRONACA MASSA pag. 7 Piuss, i cittadini chiedono concretezza per non perdere i possibili finanziamenti COMUNE CRITICHE ALL?INCONTRO COL VICESINDACO NARDI di MANUELA D?ANGELO ? MASSA ? ?CHE DIO ti perdoni perchè io non ci riesco; io voglio studiare?. È questo uno degli slogan più riusciti della manifestazione studentesca di ieri mattina, partita da piazza Garibaldi e terminata sotto il Comune di Massa. Oltre 300 studenti, provenienti anche dalle scuole di Carrara, alunni che, non potendo recarsi a Roma, dove si è svolta la manifestazione nazionale in occasione dello sciopero generale della scuola, hanno voluto ugualmente esprimere il loro disaccordo alla riforma Gelmini, diventa legge, dopo che il decreto è stato approvato in via definitiva dal Senato con 162 voti a favore, 134 contrari e 3 astenuti. Classi vuote ieri e scuole deserte per lo sciopero degli insegnanti; piazze piene e strade rumorose in città, dove gli studenti hanno fatto sentire la loro voce con una manifestazione pacifica, che ha visto ?convivere? anche ragazzi di Lotta studentesca, movimento di Forza Nuova, i quali hanno effettuato dalle 8 di mattina un pacato volantinaggio a favore di alcuni punti della riforma, che secondo loro sono da apprezzare (investimenti sull?edilizia scolastica, lotta al caro libri, 7 in condotta), sottolineando che qualora toccasse realmente anche l?università, sarebbero contrari anche loro. I giovani studenti hanno dimostrato di avere le idee molto chiare: quello che li preoccupa è sopratutto il loro futuro da studenti, perchè se davvero le università verranno privatizzate, pochi di loro, ci dicono, riusciranno ad accedervi. «Sono preoccupata ? ci dice una ragazza del liceo Artistico di Marina di Carrara ? perchè i prossimi tagli ci ridurranno le ore di lezione ritenute non indispensabili per un istituto come il nostro; smetteremo probabilmente di fare teoria, ci costringeranno dopo le superiori a prendere un unico indirizzo, ci bloccheranno l?accesso all?Università». IN MEZZO al corteo ha fatto capolino anche il vicesindaco di Massa Martina Nardi; i ragazzi le hanno consegnato un megafono, lei ha sorriso ricordando forse passate manifestazioni studentesche a cui ha partecipato da alunna: «Erano parecchi anni che non vedevo ragazzi tanto consapevoli e coscienziosi; l?amministrazione è con voi nella lotta seria e pacifica». Dalla Piazza gli studenti hanno accolto con speranza anche le parole del leader del Pd Walter Veltroni che da Roma annunciava l?iniziativa referendaria, dopo che l?Italia dei Valori aveva già suscitato l?entusiasmo dei ragazzi di piazza Navona con la proposta di continuare la lotta anti-Gelmini col referendum. «Non ci faremo mettere i piedi in testa da una legge ? dicono i ragazzi ? abbiamo ancora la speranza di un referendum che pensiamo sia l?unica occasione per far capire al Governo davvero come la pensano i cittadini sulla legge Gelmini». Image: 20081031/foto/3851.jpg
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da "Nazione, La (Siena)"
del 31-10-2008)
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CRONACA SIENA pag. 7 NON DOVEVANO ingannare, ieri, la facciata del palazzo del Rettorato quasi complet... NON DOVEVANO ingannare, ieri, la facciata del palazzo del Rettorato quasi completamente ripulita da cartelli e striscioni, o il cortile semi deserto; l'assemblea permanente che dal 14 ottobre protesta contro la riforma Gelmini ed i tagli sui fondi di finanziamento alle università previsti dal ministro Tremonti non ha affatto "smobilitato" e, per il momento, sembra che non abbia alcuna intenzione di farlo. Semplicemente ieri centinaia di studenti erano a bordo di alcuni dei 22 pullman che, prima dell'alba, sono partiti dalla nostra città e provincia alla volta di Roma per partecipare alla grande manifestazione convocata dai sindacati nel giorno dello sciopero generale della scuola. MA PER I SENESI la partecipazione non è stata "semplice" come previsto. I pullman infatti sono rimasti imbottigliati sul Grande raccordo anulare a causa del traffico che ha paralizzato la capitale dove ? sono i dati ufficiali ? è confluito un milione di persone. MOLTI SONO riusciti, con non pochi problemi, a raggiungere Anagnina dove, come in altri parcheggi cittadini, sono stati improvvisati cortei spontanei, vista l'impossibilità di arrivare in Piazza del Popolo dove si conludeva il percorso ufficiale. Una scelta diversa, invece, è stata presa dagli studenti dell'assemblea permanente: imbottigliati nel traffico hanno semplicemente deciso di scendere dai pullman ed inscenare la loro protesta sul Raccordo Anulare, formando una coda lunga un chilometro. COSÌ, CAMMINANDO sul Gra, i ragazzi sono arrivati ad Anagnina e poi, con la metro, fino a Termini da dove si sono uniti al corteo degli studenti universitari partito da La Sapienza e diretto al ministero dell'istruzione, a Trastevere. Per una Siena "deserta" ? almeno per quanto riguarda le mobilitazioni dell'ultimo periodo ? quella di ieri è stata dunque una giornata di tregua. OGGI SI RICOMINCIA; mentre l'opposizione ? Veltroni in testa ? lancia la sfida del referendum e mentre i giovani di Azione Universitaria e della destra in genere, in molte piazze, contestano la contestazione, non resta che capire come proseguirà, anche nella nostra città, quest'autunno di rivolta. Giulia Maestrini
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 6 ? ROMA ? FEDERICA Musetta, 27 anni, studentessa di matematica a Pavia, portavoce dell... ? ROMA ? FEDERICA Musetta, 27 anni, studentessa di matematica a Pavia, portavoce dell?Unione degli universitari (Udu). E adesso che succede? «Succede che tiriamo dritto. Ora siamo più forti. Si è visto che la protesta non si esaurirà, come qualcuno aveva sperato. Anzi dilaga. Il 14 saremo di nuovo in piazza. E se è davvero saggia, il ministro Gelmini scenderà a patti. Noi siamo pronti a tornare al tavolo. Ma a patto che vengano abrogati gli articoli 16 e 6 della legge 133». Dopo gli scontri di piazza Navona di mercoledì, è ancora possibile un movimento studentesco plurale? «In teoria, sì. Noi non abbiamo intenzione di escludere nessuno dalla protesta contro la controriforma che mette sotto attacco l?intero sistema formativo. Non vogliamo escludere gli studenti di destra, se, come dicono, sono davvero contro la Gelmini. Ma al tempo stesso, condanniamo le azioni già fatte da chi cerca di portare la violenza nel movimento. Le squadracce fanno comodo a chi ci vuole divisi e deboli...». Il governo dice che la vostra è una protesta disinformata... «E? vero l?esatto contrario. Se c?è una cosa che caratterizza questo movimento è proprio la consapevolezza dei propri diritti e la conoscenza dei provvedimenti legislativi in materia. Siamo molto, molto informati. Abbiamo studiato le carte e su quelle abbiamo fondato la nostra consapevolezza che questa è una controriforma che distruggerà l?università pubblica». Questa università, pur se sottofinanziata, ha molti difetti. E accanto a molti professori che difendono l?università pubblica ci sono anche baroni che difendono solo il loro potere. «Siamo i primi a dire che questa univerisità va riformata, che ci sono corsi assurdi, sedi distaccate improbabili e molti altri problemi. Ma la riforma non può essere fatta a danno degli studenti o privatizzando. E poi le poche risorse non vanno tagliate, ma aumentate e spese meglio». Come ha scelto l?impegno nell?Unione degli Universitari? «Partendo dai problemi reali della mia facoltà. Sette anni di militanza dopo i quali sono stata democraticamente eletta. E non ho intenzione di smettere proprio ora...». a.f. Image: 20081031/foto/1202.jpg
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 8 Scende in campo Maroni «Chi occupa sarà denunciato» Berlusconi: sinistra scandalosa SCUOLA, LA RISPOSTA DEL GOVERNO ? ROMA ? ASSISTERE allo ?spettacolo? di studenti e professori a braccetto per strada con esponenti di tutto il centrosinistra (mai così compatto) deve aver avuto l?effetto della goccia che fa tracimare il vaso. Il Governo ha così imboccato la via della tolleranza zero. E stavolta ? a differenza del precedente annuncio dell?impiego delle forze dell?ordine per sedare le proteste ? non ci sono nemmeno stati dietrofront o distinguo. Anzi: con un netto uno-due, Silvio Berlusconi e Roberto Maroni hanno voluto colpire le forze politiche «della manipolazione», il primo, i manifestanti irriducibili, il secondo. RIENTRANDO a Palazzo Chigi dopo aver assistito alla momentanea ricomposizione dell?Unione per sostenere studenti e professori ? allo sciopero c?era tutto il centrosinistra: Pd, Prc, Pdci, Idv, Sd e Verdi ? il premier è stato tranchant: le manifestazioni? «Io vedo una sinistra scandalosa che ha la capacità di rovesciare il vero e dire il contrario della verità». Il premier, lo aveva già detto al momento dell?approvazione del decreto Gelmini, pensa infatti che i «ragazzi sono stati presi in giro dall?opposizione». Un paio d?ore più tardi, la presa di posizione del Viminale. Parlando a Caserta, al termine del Comitato provinciale per l?ordine e la sicurezza, il ministro Maroni ha preferito il bastone alla carota: «Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato». Significa tornare alla minaccia dell?intervento delle forze dell?ordine? «Finora il fenomeno delle occupazioni ? ha un po? stemperato la tensione il ministro dell?Interno ? rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso» e la «continuità didattica è stata finora garantita». MA LA RISPOSTA dei manifestanti non si è fatta attendere: «Il pugno duro della Lega ? ha tuonato Lotta studentesca, vicina a Forza Nuova ? si vede solamente con gli studenti. Ci denuncino tutti...». Hanno replicato al premier, invece, la Rete degli studenti medi («Il movimento non è strumentalizzato da nessuno») e Unione degli universitari («Dimostra di non avere cognizione delle regole della democrazia»). La tensione è al limite del livello di guardia. Il Governo, dicono i sondaggi, sta perdendo consensi: «Nell?ultimo mese ? parola di Roberto Weber di Swg ? la fiducia nel premier è calata di 5-6 punti percentuali». Oggi, alla Camera, è attesa l?informativa del Governo sugli scontri di piazza Navona. Il barometro segna: tempesta. Marcella Cocchi
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da "Nuova Ferrara, La"
del 31-10-2008)
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I commenti dei ragazzi: «Ci raccantano tante bugie e le cose andranno sempre peggio» «Siamo in quattrocento, fermiamo la Gelmini» Un lungo corteo di giovani ha percorso le vie del centro con slogan contro la riforma SILVIA SIANO «Contro la scuola azienda per una pedagogia libertaria», «Ve la diamo noi la nuova economia, Tremonti in miniera, Gelmini in fonderia»: sono gli slogan che ieri gli studenti ferraresi hanno intonato per protestare contro la nuova riforma della scuola. «La riforma - dice un gruppo di studentesse del liceo Carducci e dell'Istituto Marco Polo - non ci sta bene. Il Ministro vuole tagliare i fondi alla scuola, lasciare a casa molti insegnanti, mentre lo stesso Governo dice che la disoccupazione in Italia sta aumentano. Danno informazioni contraddittorie e non vogliono il nostro futuro». Due sono secondo Lara e Francesca, studentesse del liceo classico, le decisioni da salvare: la prima riguarda il voto in condotta, la seconda gli esami di riparazione. «Queste due novità - spiegano - ci soddisfano; è giusto che chi non ha voglia di studiare ripari a settembre e che chi si comporta male a scuola si assuma le sue responsabilità». La scuola somiglierà, dopo i tagli, sempre di più ad un'azienda: «Abbiamo deciso di manifestare - raccontano Marco, Federico e Lucrezia che ieri mattina sono arrivati da Bondeno - perchè nessuno degli schieramenti politici, fino ad ora ha fatto il bene della scuola, nessuno ne conosce i problemi. La riforma non è fatta per noi studenti, ma solo per trasformare la scuola in un'azienda. Noi siamo in terza: siamo partiti in 29 ora siamo in 24. Se la classe aumenenterà ancora, i docenti ci seguiranno con maggiore difficoltà e se avremo dubbi dovremo rivolgerci altrove. Poi se chiuderanno le scuole più piccole, avremo problemi di trasporto, saremo costretti a frequentare la scuola in città, con un aggravio dei costi in capo ai nostri genitori». Anche la proposta di istituire classi differenziali per gli studenti stranieri non trova d'accordo gli studenti. «Crediamo che separare gli extracomunitari dagli italiani - dicono Veronica ed Ilaria del Liceo classico e Valentina del Liceo Roiti - sia una forma di discriminazione e di ghettizzazione. In classe con noi abbiamo compagni che quando sono arrivati non parlavano l'italiano, ma che dopo aver frequentato la scuola con noi, lo sanno perfettamente. Mettere gli stranieri in classe insieme non significa aiutarli, ma lasciarli indietro nell'apprendimento della lingua, perchè tra loro non parlano certo in italiano». «Quest'anno - spiega Sara una altra studentessa del liceo classico - non potremo più fare gli stage estivi perchè mancano le risorse. Questa riforma sta penalizzando tutte quelle scuole, che come la nostra, offrono agli studenti opportunità di crescita». Tagliare gli stipendi dei parlamentari e ridurre il numero dei portaborse: ecco la soluzione, secondo Giovanni Barillari al quinto anno del liceo scientifico, per contenere la spesa pubblica. «Ci prendono in giro - urla al megafono - dicendo che la scuola migliorerà. Berlusconi ci accusa di non avere idee, di manifestare senza una motivazione logica. Ma noi le idee e labbiamo eccome: invece che tagliare le risorse alla scuola, potrebbero iniziare a ridurre gli stipendi dei parlamentari. L'Italia investe già troppo poco sulla scuola e sulla ricerca, senza garantire a noi giovani alcun futuro, tanto che i nostri cervelli fuggono all'estero. E' necessaria una riforma incentrata non sui tagli, ma che investa sulla funzionalità della scuola. Sono al quinto anno ed il prossimo anno vorrei frequentare l'università pubblica e non quella privata».
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da "Nuova Ferrara, La"
del 31-10-2008)
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Il corteo pacifico degli studenti ha creato qualche disagio al traffico automobilistico, che ha ... Il corteo pacifico degli studenti ha creato qualche disagio al traffico automobilistico, che ha dovuto cedere il passo ai manifestanti. A scioperare e a scendere in piazza contro il decreto Gelmini si sono dati appuntamento ieri in piazza Muncipale, circa quattrocento ragazzi ferraresi. La maggior parte sono studenti nei licei e negli istituti tecnici e professionali della città, qualcun'altro è arrivato dalla provincia, da Bondeno, da Vigarano Mainarda, dai comuni limitrofi. Accompagnati dallo scoppio di qualche petardo e intonando slogan non proprio attinenti alle ragioni della manifestazione, il gruppo di ragazzi si è diretto, passando per le vie del centro, verso le scuole. Prima tappa il liceo classico Ariosto, dove una parte dei manifestanti si sono fermati a salutare amici e amiche che avevano optato per entrare a scuola. Poi è stata la volta del liceo scientifico Roiti, dell'Istituto Monti e del Carducci. Poi il corteo ha fatto dietro front, più o meno compatto, ed è ritornato verso il centro, inneggiando slogan anche contro le forze di polizia che li scortavano. Il commento degli agenti: «Del resto sono ragazzi, l'importante è che non cadano in eccessi e si comportino bene, senza intemperanze». Ragazzi che hanno spiegato il perchè di una riforma, secondo loro ingiusta, senza entrare nei particolari, nè dire quale scuola desidererebbero in futuro, come potrebbe migliorare l'istruzione, quali problemi vivono come studenti. Per molti di loro, lo sciopero è stato un'occasione ulteriore per rimanere un giorno in più a casa da scuola. (Sil.Sia.)
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da "Nuova Ferrara, La"
del 31-10-2008)
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Documento del circolo didattico Alighieri di Ostellato «Si vuol rispondere a logiche di risparmio della spesa» Anche il consiglio del circolo didattico "D. Alighieri" di Ostellato "boccia" la riforma Gelmini. «Delude - scrivono i componenti del circolo in un documento approvato a larghissima maggioranza - che la classe politica abbia voluto adottare misure che sembrano rispondere più a logiche di risparmio di spesa piuttosto che a valutazioni critiche dei tanti punti di forza della scuola primaria italiana, a cominciare proprio dalla pluralità degli insegnanti e dalla diffusione del tempo scuola». I componenti del circolo sottolineano che «la pluralità dei docenti garantisce ed arricchisce la relazione educativa, favorendo un ambiente di apprendimento più equilibrato». «L'immagine insopportabile di 3 maestre contemporaneamente in una classe - e sarebbe invece corretto ricordare che, semmai, si tratta di figure che si alternano in due classi o più classi - è un modo improprio e superficiale di pensare la compresenza dei docenti piuttosto che considerarla come un'opportunità», scrive ancora il consiglio del circolo. Critiche infine anche all'orario settimanale ridotto a 24 ore. «Un orario di questo tipo - spiega il circolo didattico ostellatese - non tiene conto delle esigenze di apprendimento, dei bisogni degli allievi e delle loro famiglie. La scuola di base non è più da tempo solo quella del "leggere, scrivere e far di conto"».
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da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 31-10-2008)
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REGGIO pag. 11 «Tagli indiscriminati, il governo ci ripensi» SANTINI, LEADER CISL SCUOLA,IERI IN CITTÀ SIT IN Ieri mattina in piazza Del Monte studenti e professori si sono ritrovati all?iniziativa organizzata dagli studenti di sinistra e dai Cub E? STATA ALTISSIMA l?adesione alla manifestazione e allo sciopero contro la riforma Gelmini, approvata mercoledì scorso al Senato. Dall? Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato agli studi) i dati ufficiali. Per 39 scuole prese a campione su 68, hanno scioperato il 10,25% dei dirigenti scolastici, il 71,75% dei docenti, cioè 2.638 su 3.300 che avrebbero dovuto essere in servizio e il 67,46% del personale Ata (assistenti tecnici e amministrativi) che corrispondono a 539 degli 879 previsti come operativi. Non in tutte le scuole sono state raggiunte queste percentuali. In alcune come il Galvani o lo Scaruffi (i dati sono delle 13 di ieri mattina, manca il conteggio dei corsi pomeridiani e serali) si è raggiunto, rispettivamente il 66% e il 68% dei docenti scioperanti mentre al Bus gli insegnanti hanno scioperato al 79,80%; in altri istituti superiori la media, invece, si è attesta intorno al 50%. «Oggi è stata una manifestazione molto partecipata - spiega Monica Leonardi, segretaria provinciale della Cisl scuola mentre torna dalla manifestazione di Roma - Da Reggio sono partiti 11 pullman di cui tre di studenti e il rimamanente di docenti, personale Ata e genitori. Abbiamo manifestato contro questo attacco alla scuola statale, si tratta di un?operazione di tagli.Un altro grosso problema è il metodo: non c?è confronto pubblico e sociale, viene approvato tutto per decreto. Noi siamo disponibili a riformare il sistema, ma occorre la disponibilità a parlare. Lo sciopero e la manifestazione di oggi sono per noi un buon risultato per continuare questa protesta, per fermare i decreti attuativi. Speriamo che per questi si apra un tavolo di concertazione. Oggi abbiamo inviato un messaggio forte al ministro perchè ciò porti lo ad una riflessione, un ripensamento perché si apra il tavolo della discussione». Oltre alla manifestazione nazionale ce n?è stata una anche locale. Ecco la voce degli studenti di Sx studenti di sinistra i quali dicono:«Anche a Reggio gli studenti sono scesi in piazza per dare voce alle proprie idee e al dissenso nei confronti della legge Gelmini». Il corteo si è ritrovato in piazza Prampolini, insediando un presidio in piazza del Monte con genitori e insegnanti. Contro la riforma Gelmini, in città, hanno manifestato anche i Cub scuola, che si battono per la stabilizzazione di tutto il personale docente precario e non, promettendo lotta dura per i prossimi giorni per attivare una controriforma. Mg. Bo Image: 20081031/foto/8660.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)"
del 31-10-2008)
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REGGIO pag. 11 ??IL DECRETO Gelmini va riscritto perche? e? sbagliato e poco... ??IL DECRETO Gelmini va riscritto perche? e? sbagliato e poco legato alla realtà delle famiglie. Un provvedimento che il Governo ha voluto far approvare il giorno prima dello sciopero sbagliando cosi?, oltre che nel merito, anche nel metodo??. Lo ha detto il segretario nazionale della Cisl, Giorgio Santini (foto), intervenendo ieri, a Reggio, all?assemblea dei dirigenti locali del sindacato. Il Governo - ha aggiunto, secondo una nota diffusa dalla Cisl - «farebbe bene a tornare sui suoi passi perché ha fatto un errore applicando alla scuola non una riforma ma dei tagli sostanzialmente indiscriminati che hanno come effetto la riduzione dell?offerta formativa ai giovani». Per questo, secondo Santini, c?è bisogno «di riaprire subito dopo lo sciopero un tavolo di confronto con tutte le parti sociali della scuola»?. Sul referendum lanciato da Veltroni il segretario ha espresso perplessità. «Temiamo che non sia lo strumento più adeguato - ha detto - I tempi del referendum sono purtroppo incompatibili con l?obiettivo che si vorrebbe raggiungere. I provvedimenti sulla scuola andranno in vigore con l?anno scolastico 2009, in realtà ancor prima, quando cioé? si formeranno le classi a gennaio-febbraio. Per questa ragione abbiamo l?esigenza di cambiare il provvedimento del Governo molto prima rispetto ai tempi del referendum».
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da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-10-2008)
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Guerra di cifre sui cortei «Denunceremo chi occupa» Linea dura di Maroni: a Roma centomila. I sindacati: no, un milione Nessun incidente, aule vuote ovunque. Berlusconi: sinistra scandalosa ROMA «Forse abbiamo sbagliato piazza!» ha esclamato un entusiasta Guglielmo Epifani scorrendo con lo sguardo la moltitudine di persone sotto il palco di piazza del Popolo. Ma forse non ce ne sarebbe stata una abbastanza grande da contenere tutti gli insegnanti, i bidelli, i precari, i segretari, i genitori, gli studenti (di elementari, medie, licei, università) e i tanti altri lavoratori solidali che ieri sono scesi in piazza per contestare le politiche scolastiche del ministro Gelmini (e di Tremonti, Brunetta, Berlusconi....). partecipazione oltre il 60% Circa un milione soltanto a Roma, arrivati da tutta Italia - hanno stimato i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda) che hanno promosso la manifestazione. Ma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni toglie uno zero: «Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante». E aggiunge: «chi impedisce di studiare sarà denunciato». Allo sciopero generale la partecipazione è massiccia: se anche il ministero ammette l'adesione di circa il 60% dei lavoratori, non è lontano dalla verità quel 70-80% di scuole chiuse censito dagli organizzatori. Per non parlare di cortei e iniziative che si sono svolte ovunque, da Milano a Palermo passando per Ischia e Capri. Insomma, un successo che neanche la feroce ironia del centrodestra riesce stavolta a scalfire. Un corteo pacifico, motivato e colorato che ha sfilato da piazza della Repubblica a piazza del Popolo e dal quale, strada facendo, si è staccato lo spezzone studentesco: direzione viale Trastevere. Nessun incidente, per fortuna. Il massimo della violenza sono state un paio d'uova lanciate contro le forze dell'ordine schierate in assetto anti sommossa davanti al ministero. Creativi gli slogan («dal 30 ottobre al cinema Parlamento film novità, genere grottesco "la scuola è finita, andate a spasso"»; «taglia, taglia, taglia così la scuola raglia»; «se il futuro è l'ignoranza voi siete troppo avanti»), autarchica la colonna sonora affidata a bande musicali (di conservatori o messe su dagli insegnanti di strumento delle medie). Tanti i politici dell'opposizione in piazza, il Pd al gran completo. Ma chi manifesta non vuole che sull'evento vengano messi cappelli: si esprime il disagio di chi nella scuola insegna, studia, manda i figli. Ed è per questo che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha preferito rinunciare al comizio. Per la sua parte ha parlato il leader della categoria, Massimo Di Menna: «è la giornata dell'orgoglio di una professione, retribuita, ed è una vergogna, con stipendi medi di 1.300 euro al mese» dice dal palco. La protesta di una scuola - ha affermato prima di lui il coordinatore della Gilda Rino Di Meglio - che «meriterebbe un ministro di ben altra caratura culturale». E se Luigi Angeletti, leader Uil rinuncia, i leader di Cisl e Cgil, Bonanni ed Epifani, il comizio lo fanno. «Non siamo in un consiglio di amministrazione. Le riforme - urla con voce roca Bonanni - non si fanno per decreto, senza discutere con i diretti interessati, con gli studenti, le famiglie e gli insegnanti, come se fosse una cosa che non interessa la democrazia». Epifani rende merito ai manifestanti: «Voi state segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani». E lancia un appello all'unità sindacale: «non dividiamoci». no comment gelmini La manifestazione si chiude con l'Inno di Mameli, cantato a gran voce, e la promessa del leader della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo:«quello di oggi è solo l'inizio ed è bene che lo sappiano Berlusconi e il ministro Gelmini». Berlusconi, commentando la manifestazione, reitera se stesso puntando l'indice contro «la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso» (e incassa gli sberleffi, via comunicato, degli studenti). La Gelmini tace. Contro corrente la disponibilità di Valentina Aprea, attuale presidente della commissione Cultura ed ex sottosegretario all'Istruzione in epoca Moratti: «La piazza merita comunque rispetto e ascolto. Potremmo anche accogliere qualche suggerimento».
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da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-10-2008)
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Bergamo, sfilano anche gli universitari Migliaia di studenti dal centro fino in Città Alta I sindacati: l'80 per cento delle primarie chiuse Bergamo Dopo la conversione in legge del decreto 137 e le proteste degli studenti in molte città italiane, anche a Bergamo è arrivato il giorno dello sciopero nazionale anti-Gelmini indetto dai sindacati rappresentativi, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams, a cui ha aderito anche Fiom-Cgil. In cinquemila, la stima delle forze dell'ordine, almeno ottomila per gli organizzatori, sono scesi in piazza ieri, sfilando per le vie del centro, per chiedere l'abrogazione della legge Gelmini. In buona parte alunni delle scuole superiori, con il Movimento Studentesco, la Rete degli studenti Medi e tanti collettivi. Molti anche gli universitari, con gli Autoconvocati e Officina 33. Meno folto invece il presidio degli insegnanti in piazza Vittorio Veneto. Secondo la Flc-Cgil, però, i docenti della scuola primaria che hanno aderito all'agitazione sono stati il 93 per cento e la percentuale, fra tutti gli ordini di scuola, ha raggiunto il 72,2 per cento. Ad incrociare le braccia anche il 43,7 per cento del personale non docente, insieme al 39 per cento dei dirigenti scolatici. «Possiamo dichiarare che circa l'80 per cento delle scuole primarie ha chiuso ? ha dichiarato Tobia Sertori, segretario generale della Flc-Cgil di Bergamo ?. La mobilitazione continuerà fino alla sospensione dell'applicazione della legge». Posizione condivisa anche dalla responsabile scuola Pd di Bergamo, Maria Carla Marchesi: «Nessuno si salverà dalla scure di Tremonti, altrimenti chiamata riforma Gelmini, neppure le scuole bergamasche». L'Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche), in un comunicato, ha espresso invece la sua preoccupazione in merito ai tagli alle risorse destinate al sistema paritario: «Garantire a tutti la scelta della scuola deve essere un tema trasversale e condiviso». Dopo la concentrazione alle 10 nel piazzale della stazione, studenti e universitari hanno mosso il corteo lungo viale Papa Giovanni, raggiungendo il polo scolastico di via Foro Boario e Angelo Maj, per ricongiungersi con gli insegnanti in piazza Vittorio Veneto. Qui, ad attendere il corteo dei ragazzi, tra maestre, genitori, studenti avvolti nelle bandiere di Rifondazione con tanto di elmetto mimetico e parolacce, non sono mancati i bambini. Messi in testa al corteo all'altezza della chiesa di San Bartolomeo, ai più piccoli è toccato portare striscioni e urlare slogan di protesta contro il ministro dell'Istruzione: «Gelmini fai male ai bambini». Al presidio, in rappresentanza di Cgil, Cisl e Uil, è intervenuto Luigi Bresciani, segretario generale della Cgil di Bergamo: «Come a Roma, anche a Bergamo siamo in piazza contro quella che è ormai la legge Gelmini e contro i tagli alla scuola e alla ricerca. La nuova legge tocca la scuola che funziona, quella elementare, visto che un orario settimanale di 24 ore e il maestro unico non possono che significare la fine del tempo pieno. Per le università già si profilano tagli stimabili in un miliardo di euro in meno e nel blocco del turnover. E quando si dice che nelle scuole non si licenzia nessuno, il Governo tralascia di dire che 87 mila insegnanti che lavorano con incarichi annuali non vedranno rinnovati i loro contratti. Senza parlare del danno derivante dalla chiusura delle scuole sotto i 50 alunni». La manifestazione è poi proseguita, con un fuori programma, salendo in Città Alta fino a Sant'Agostino, per radunarsi in assemblea nel chiostro dell'università. Il corteo ha sfilato senza tensioni: il presidio degli studenti di Forza Nuova, allestito in porta San Giacomo, ha infatti smobilitato prima di mezzogiorno, senza incrociare gli altri manifestanti. Maddalena Vicini
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da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-10-2008)
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Cavalcare o reprimere? Il dilemma dei consensi Andrea Ferrari Che si ricordi, nessun governo italiano della Prima o Seconda Repubblica ha mai resistito all'offensiva di piazza contro un proprio provvedimento. Senza ricorrere ai tanti avanti-e-indietro di Prodi e del centrosinistra, lo stesso Berlusconi, ai tempi del suo primo governo, dovette rimangiarsi la riforma delle pensioni sotto l'urto di imponenti manifestazioni organizzate dalla Cgil e dal Pds. La stessa cosa accadde per l'abortita abolizione dell'articolo 18 due legislature fa impedita da Cofferati. Nella migliore delle ipotesi, coalizioni di ogni colore hanno quantomeno «rivisto» le norme più contestate dai manifestanti, con ciò spesso cedendo al diritto di veto delle corporazioni. Per la prima volta, invece, il governo in carica mette in campo un provvedimento, la riforma Gelmini, che, pur contestato per settimane da centinaia di migliaia di persone in piazza, viene confermato punto per punto e approvato in via definitiva: altro che ritiro, come chiedeva l'opposizione in nome dell'«ascolto» nei confronti del mondo della scuola Questa linea è fermissimamente tenuta da Berlusconi e non si ha notizia di ripensamenti interni alla coalizione: anche se sottovoce qualcuno si comincia a chiedere quanto costerà tutto ciò in termini di consenso. Siccome non ci sono precedenti, non si sa se gli Italiani nella loro generalità apprezzeranno un governo che non teme le manifestazioni e tiene il punto in nome del proprio mandato elettorale; o se invece lo puniranno proprio perché la fermezza può anche spaventare. Certo il segnale mandato ieri dal ministro dell'Interno Maroni va nella direzione di chi non solo tiene il punto ma fa di più: chi ostacolerà il diritto allo studio di chi non vuol partecipare alle occupazioni «sarà denunciato», ha annunciato il responsabile dell'ordine pubblico. Dunque, si va avanti nella convinzione che la maggioranza degli Italiani sta comunque con il governo che agisce in ossequio ad un programma approvato alle elezioni politiche di aprile. È facile prevedere che, se il governo supererà questa prova, potrà più agevolmente affrontare le altre che presto verranno: per esempio, la Gelmini ha annunciato al più presto un provvedimento ad hoc sull'università: chissà cosa potrà accadere se comincerà a limitare la possibilità di moltiplicare università e corsi di laurea. Il tornaconto dell'opposizione è più chiaro e definito. Con la Cgil a far da organizzatrice, ieri Veltroni e Di Pietro hanno potuto avere a disposizione gratis una manifestazione di studenti e professori da mettere idealmente in collegamento con quelle, loro, del Circo Massimo e di piazza Navona, dando così l'idea di un unico fronte antigovernativo che si può esprimere su vari argomenti ma che trova nell'opposizione un interlocutore privilegiato e una sintesi politica. E da questo punto di vista, organizzare un referendum abrogativo della riforma Gelmini è il modo migliore per catalizzare l'adesione, il sostegno, anche l'entusiasmo di tanti giovani lontani dei partiti o diffidenti verso tutte le «caste». Se Pd e Idv riescono a cavalcare la tigre, anzi «la pantera» per usare il nome dell'ultimo movimento di contestazione studentesca, avranno fatto un grosso affare, autoregalandosi un intero mondo della società civile. Certo l'operazione può avere anche degli svantaggi o dei rischi, o può non riuscire, però questo è un vantaggio che il governo di centrodestra con il suo piglio decisionista involontariamente sta concedendo all'avversario. Dunque, si vedrà: se guadagna di più Berlusconi a tener duro o Veltroni a capeggiare la rivolta studentesca. Alle prossime elezioni europee potrebbe arrivare una risposta (anche se molto dipenderà dal sistema elettorale).
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da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-10-2008)
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E Oriocenter fa il pieno Donatella Tiraboschi Anche noi che, in terza liceo, prossime alle maturità, vestivamo il grembiule nero con il colletto bianco facevamo sciopero (ma non ci saremmo mai sognate di imbastirne uno per questo motivo, ci eravamo già ingegnate a portare sotto le minigonne). La notizia «domani non c'è scuola» arrivava all'improvviso, non sfociava all'apice di un moto di protesta, si insinuava strisciante tra l'omertà di qualche professore (generalmente quelli che non aderivano mai e il giorno dopo si presentavano in classe) e le notizie dei tiggì. La parola sciopero aveva due risvolti precisi; per quelle impegnate, pronte a sostenere ogni tipo di causa, dalla tutela del panda gigante in Cina a quella delle formiche del Burundi, l'assenza da scuola era un momento di «necessaria riflessione» sui mali (faunistici) del mondo. Per tutte le altre, diciamo disimpegnate, era appunto un momento di disimpegno. Anche questo necessario. Necessariamente dunque, la fatidica giornata di «vacatio» si trasformava in «svaccatio»: chi aveva il fidanzatino ne approfittava per passare una romantica giornata a pomiciare sulle Mura, le altre, modaiole, si riversavano in via XX Settembre, consumando almeno dieci «vasche» e altrettanti bignè da Balzer. Oggettivamente: una gran bella mattinata. Esattamente come devono aver pensato alcune migliaia di studenti incontrati ieri a Oriocenter dove praticamente si sono riversati i plessi scolastici di mezza Bergamo e provincia. Più che uno sciopero è sembrata una festa, sottotitolata «No Gelmini? no party!». Interi sciami di studenti si sono incrociati nel centro commerciale per una mattinata di svago e relax. Sciopero? Macché! Scio?pping piuttosto. Ragazzotti con il cavallo dei jeans fino alle ginocchia e ragazzine giulive come in gita a Venezia, hanno letteralmente preso d'assalto Orio, sfruculiando nei negozi, a caccia dell'ultimo modello di telefonino, dell'i-pod, della play station, del piumino. Non solo, ma lo sciopero «anti Gelmini» è diventato anche una formidabile occasione per centinaia di mamme che ne hanno approfittato per fare la spesa con i pargoli, trascinati con nonchalance, nel reparto giocattoli (che il 13 dicembre è ormai alle porte). Disagi per la normale utenza extra-scolastica? Non troppi, se si eccettua la gran caciara e i due Gormiti che ci sono arrivati nel piatto, fiondati dal bambino del tavolino accanto, nel solito snack-bar dove anche i camerieri sembravano straniti per il movimento inaspettato. I motivi della protesta? Il decreto? Chi ne sa qualcosa è bravo. «Perché scioperate?» abbiamo chiesto - fingendo una beata ignoranza - ad un gruppo di ragazzette pronte a tuffarsi su una montagna di patatine fritte. La risposta più criptica è stata una risatina, la più chiara un sonoro «boh! non lo so» cui ha fatto seguito il lancio di un'occhiata, verso chi scrive, modello «ma questa c'è o ci fa?». È evidente che non ci siamo né ci facciamo. Chiedere perché siete a casa, o meglio perché siete a Orio, invece che a scuola, è una domanda che merita un gravemente insufficiente. Anzi, diciamo pure un bel quattro. Per non parlare del tono impertinente. Da sei in condotta.
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da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 31-10-2008)
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FORLI' PRIMO PIANO pag. 2 LA SCUOLA NELLA BUFERA di MARCO BILANCIONI «DICONO che Forlì è piccola, che non deve rompere. E tutti tacciono. Ma questa piazza oggi c?è!», gracchiano nel microfono i rappresentanti degli studenti. Erano oltre seicento, secondo la Questura, ieri mattina, nel lungo serpente che da piazzale della Vittoria ha portato i ragazzi fino a piazza Saffi. Quanto lungo? Tanto da occupare, a un certo punto, quasi tutta via delle Torri. Fischietti, stoviglie, violini, cartelli e striscioni, rumore alternato al silenzio: i ragazzi delle superiori e dell?università sono scesi in piazza per dire no alla riforma Gelmini, approvata mercoledì dal parlamento. UNA LOTTA che potrebbe anche continuare: ieri nel corteo ha fatto capolino la parola occupazione, che loro, i ragazzi, scriverebbero magari con la kappa. Solo un?ipotesi, per il momento. E ieri tutto è filato liscio: due ragazzi hanno addirittura rialzato una bici parcheggiata e fatta inavvertitamente cadere, e alla fine della mattinata hanno pure ringraziato la polizia. Solo qualche parolaccia all?indirizzo della Gelmini, nei cori che rimbombavano in corso della Repubblica. Ieri era il giorno del «no» alla riforma. «Se abbiamo letto il decreto? Certo, su internet», rispondono Andrea e Francesco dell?istituto ?Melozzo?. «Guardate siamo quasi mille, per una manifestazione organizzata in una settimana!», urlano al microfono. «Sappiamo di cosa stiamo parlando ? si difende un gruppetto del liceo classico ?, non è vero che siamo disinformati». «Allo scientifico c?è stata un?assemblea sul tema», spiega Luca Bertani della Rete degli Studenti. «Ne abbiamo parlato in classe, anche con prof che hanno deciso di non aderire allo sciopero. Ci siamo confrontati con idee diverse ? dicono i ragazzi della 5ª A Scienze sociali ?, e abbiamo deciso di essere qui stamattina». «E pensare che mio babbo diceva: non andare, tanto non ci sarà nessuno...», dice un giovane che non crede ai suoi occhi. Invece l?adesione allo sciopero è stata alta. Anche tra i docenti: il Centro servizi amministrativi di viale Salinatore ha stimato un 70%, anche se i dati più precisi arriveranno oggi. MA COSA vuole l?onda forlivese di un popolo che si vuol fare sentire in tutta Italia? «No ai tagli», dicono Alice, Irene e Caterina. «Potenzia gli atenei privati, sparisce la meritocrazia, va avanti solo chi ha i soldi», dice Sergio, universitario. «Non ci piace il maestro unico e i tagli al corpo docenti», dicono Manuel e Matteo, 14 e 15 anni. Michelangelo da Brindisi, studente di Economia del non profit, picchia sul bongo: «Ho scelto di manifestare in musica, per tirare su di morale questi ragazzi, frustrati dalla riforma. Quello che mi dà fastidio è l?indifferenza della gente». «Cervello sciolto», ha scritto su una bottiglia di detersivo: lui è Claudio da Verona, dottorando di Interpreti e traduttori. «Siamo qui in dieci, volevamo essere a Bologna, abbiamo scelto di restare per dare forza a questa piazza. La riforma non va bene perché blocca i concorsi, perché stabilisce che per ogni nuovo assunto cinque se ne andranno. Finirà che dovrò andare all?estero. Forlì deve rendersi conto che se questo decreto fa morire l?università, anche Forlì muore». CI SONO anche i conti con la politica da fare. Spunta qualche cartello del Partito marxista leninista, un volantino di Rifondazione comunista e il consigliere comunale Leo Matteucci. «Ma non siamo politicizzati, anzi sono i partiti che ci sono venuti dietro», dice convinta Alice. «Mischiati tra noi c?è anche qualche giovane di An», giura un ragazzo dei collettivi. «I tagli non sono né di destra né di sinistra! Oggi siamo tutti uniti», gridano dal palco improvvisato, il cassone di un camioncino. Il corteo è arrivato in piazza, e al primo colpo di clacson volano via tutti i picioni. Ma che succede oggi? «Non avremo i numeri di Bologna, ma ci siamo anche noi», urlano. «Non dimenticheremo questa giornata», sembra promettere la folla.
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da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 31-10-2008)
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FORLI' PRIMO PIANO pag. 2 Il corteo invade piazza Saffi: Universitari e studenti delle superiori uniti nello sciopero. Adesione dei IN SEICENTO PER MANIFESTARE CONTRO LA RIFORMA GELMINI CAMMINA fianco a fianco con i suoi ragazzi, fa sciopero e protesta per loro. «Per il loro futuro», loro che hanno il cartello «dottorando in fuga», spiega Silvia Bernardini, originaria di Viterbo, docente di Traduzione dall?inglese a Interpreti e traduttori (nella foto). E ha anche una storia da raccontare. Prof, perché si trova in piazza? «Perché penso alla mia storia e alla loro. E credo che per loro sarà molto più dura». Più dura rispetto a quando? «Mi sono laureata proprio qui a Forlì nel 1997, poi ho frequentato un master a Cambridge. Potevo restare lì, tentare la carriera accademica e invece ho scelto di tornare. Perché questa è la mia università, perché pensavo di poter dare tanto». Lei ha solo 30 anni e ha già una cattedra. Impensabile per i suoi ragazzi? «È proprio questo il problema. Ne ho alcuni che sono più bravi di me, lo dico sul serio, e sono preoccupata per loro. Potranno fare quel che ho fatto io, avere le mie stesse opportunità? Non so. Molti pensano di andare all?estero. Ma perché?». Ce lo dica lei. «Io credo che sia sacrosanto fare ricerca e insegnare vicino a casa. Perché dobbiamo disperdere i nostri talenti?». E per lei come docente, cosa cambierà con la riforma del ministro Gelmini? «Oggi la facoltà di Forlì è una delle migliori non solo d?Italia, anche a livello internazionale... Dopo?». Qualità a rischio? «Sì, perché oggi io faccio lezione con 35 alunni. Correggo tutti i loro compiti di inglese e questo consente di tenere una qualità altissima». Ma se arriveranno i tagli? «Le alternative sono due: o mi troverò classi da 150 ragazzi, oppure saremo costretti a diminuire le ore di lezioni. In ogni caso cala la qualità». m. b. Image: 20081031/foto/3967.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 31-10-2008)
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FORLI' PRIMO PIANO pag. 3 di MARCO BILANCIONI «DICONO che Forlì è piccola, che non deve r... di MARCO BILANCIONI «DICONO che Forlì è piccola, che non deve rompere. E tutti tacciono. Ma questa piazza oggi c?è!», gracchiano nel microfono i rappresentanti degli studenti. Erano oltre seicento, secondo la Questura, ieri mattina, nel lungo serpente che da piazzale della Vittoria ha portato i ragazzi fino a piazza Saffi. Quanto lungo? Tanto da occupare, a un certo punto, quasi tutta via delle Torri. Fischietti, stoviglie, violini, cartelli e striscioni, rumore alternato al silenzio: i ragazzi delle superiori e dell?università sono scesi in piazza per dire no alla riforma Gelmini, approvata mercoledì dal parlamento. UNA LOTTA che potrebbe anche continuare: ieri nel corteo ha fatto capolino la parola occupazione, che loro, i ragazzi, scriverebbero magari con la kappa. Solo un?ipotesi, per il momento. E ieri tutto è filato liscio: due ragazzi hanno addirittura rialzato una bici parcheggiata e fatta inavvertitamente cadere, e alla fine della mattinata hanno pure ringraziato la polizia. Solo qualche parolaccia all?indirizzo della Gelmini, nei cori che rimbombavano in corso della Repubblica. Ieri era il giorno del «no» alla riforma. «Se abbiamo letto il decreto? Certo, su internet», rispondono Andrea e Francesco dell?istituto ?Melozzo?. «Guardate siamo quasi mille, per una manifestazione organizzata in una settimana!», urlano al microfono. «Sappiamo di cosa stiamo parlando ? si difende un gruppetto del liceo classico ?, non è vero che siamo disinformati». «Allo scientifico c?è stata un?assemblea sul tema», spiega Luca Bertani della Rete degli Studenti. «Ne abbiamo parlato in classe, anche con prof che hanno deciso di non aderire allo sciopero. Ci siamo confrontati con idee diverse ? dicono i ragazzi della 5ª A Scienze sociali ?, e abbiamo deciso di essere qui stamattina». «E pensare che mio babbo diceva: non andare, tanto non ci sarà nessuno...», dice un giovane che non crede ai suoi occhi. Invece l?adesione allo sciopero è stata alta. Anche tra i docenti: il Centro servizi amministrativi di viale Salinatore ha stimato un 70%, anche se i dati più precisi arriveranno oggi. MA COSA vuole l?onda forlivese di un popolo che si vuol fare sentire in tutta Italia? «No ai tagli», dicono Alice, Irene e Caterina. «Potenzia gli atenei privati, sparisce la meritocrazia, va avanti solo chi ha i soldi», dice Sergio, universitario. «Non ci piace il maestro unico e i tagli al corpo docenti», dicono Manuel e Matteo, 14 e 15 anni. Michelangelo da Brindisi, studente di Economia del non profit, picchia sul bongo: «Ho scelto di manifestare in musica, per tirare su di morale questi ragazzi, frustrati dalla riforma. Quello che mi dà fastidio è l?indifferenza della gente». «Cervello sciolto», ha scritto su una bottiglia di detersivo: lui è Claudio da Verona, dottorando di Interpreti e traduttori. «Siamo qui in dieci, volevamo essere a Bologna, abbiamo scelto di restare per dare forza a questa piazza. La riforma non va bene perché blocca i concorsi, perché stabilisce che per ogni nuovo assunto cinque se ne andranno. Finirà che dovrò andare all?estero. Forlì deve rendersi conto che se questo decreto fa morire l?università, anche Forlì muore». CI SONO anche i conti con la politica da fare. Spunta qualche cartello del Partito marxista leninista, un volantino di Rifondazione comunista e il consigliere comunale Leo Matteucci. «Ma non siamo politicizzati, anzi sono i partiti che ci sono venuti dietro», dice convinta Alice. «Mischiati tra noi c?è anche qualche giovane di An», giura un ragazzo dei collettivi. «I tagli non sono né di destra né di sinistra! Oggi siamo tutti uniti», gridano dal palco improvvisato, il cassone di un camioncino. Il corteo è arrivato in piazza, e al primo colpo di clacson volano via tutti i picioni. Ma che succede oggi? «Non avremo i numeri di Bologna, ma ci siamo anche noi», urlano. «Non dimenticheremo questa giornata», sembra promettere la folla.
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da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 31-10-2008)
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FORLI' PRIMO PIANO pag. 3 Azione universitaria e giovani repubblicani: «Meno proteste, più proposte» LE REAZIONI QUELLI CHE NON CI STANNO «TUTELARE gli studenti che vogliono svolgere le lezioni nelle loro aule». È la richiesta di Azione Universitaria di Forlì, che ieri ha affidato a una nota le sue impressioni sulla giornata di ieri. «No alle occupazioni, a chi blocca la didattica, alle manifestazioni non autorizzate». Insomma, non tutti ieri hanno simpatizzato col corteo che protestava contro la Gelmini. «Dov?era il movimento studentesco quando Prodi dirottava 87 milioni di euro dall?università all?autotrasporto? È evidente che quello che accade in questi giorni è politicamente diretto». E Azione Universitaria ricorda gli sprechi: «Corsi di laurea con meno di 15 iscritti, troppi corsi, troppe materie, concorsi per docenti che non saranno mai assunti». Anche se la situazione del polo forlivese è diversa. «MENO PROTESTE e più proposte», dicono invece la Federazione giovanile repubblicana e il capogruppo consiliare dell?Edera a Forlì, Lauro Biondi. «Se la scuola italiana costa tanto, insegna poco e sforna milioni di asini, non possiamo che essere distanti dalle manifestazioni di questi giorni. Si vuole conservare lo status quo portandosi dietro ragazzini inconsapevoli». Ma attenzione: «Noi giovani repubblicani ? scrive il responsabile della consociazione di Forlì, Paolo Montesi ? siamo contro il taglio dei fondi alla scuola pubblica per destinare poi quei soldi alle private. E saremo i primi a protestare se scopriremo che dietro alla riforma non c?è un progetto educativo».
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da "Resto del Carlino, Il (Forlì)"
del 31-10-2008)
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FORLI' PRIMO PIANO pag. 3 CAMMINA fianco a fianco con i suoi ragazzi, fa sciopero e protesta per loro. ... L?AVANZATA Alle 9.40 il folto corteo si è mosso da piazzale della Vittoria, punto di concentrazione, ha imboccato corso della Repubblica sfociando poi in piazza Saffi. Secondo una stima dei vertici della Questura i partecipanti erano circa 600. Hanno sfilato anche parecchi insegnanti (fotoservizio Giorgio Sabatini) CAMMINA fianco a fianco con i suoi ragazzi, fa sciopero e protesta per loro. «Per il loro futuro», loro che hanno il cartello «dottorando in fuga», spiega Silvia Bernardini, originaria di Viterbo, docente di Traduzione dall?inglese a Interpreti e traduttori (nella foto). E ha anche una storia da raccontare. Prof, perché si trova in piazza? «Perché penso alla mia storia e alla loro. E credo che per loro sarà molto più dura». Più dura rispetto a quando? «Mi sono laureata proprio qui a Forlì nel 1997, poi ho frequentato un master a Cambridge. Potevo restare lì, tentare la carriera accademica e invece ho scelto di tornare. Perché questa è la mia università, perché pensavo di poter dare tanto». Lei ha solo 30 anni e ha già una cattedra. Impensabile per i suoi ragazzi? «È proprio questo il problema. Ne ho alcuni che sono più bravi di me, lo dico sul serio, e sono preoccupata per loro. Potranno fare quel che ho fatto io, avere le mie stesse opportunità? Non so. Molti pensano di andare all?estero. Ma perché?». Ce lo dica lei. «Io credo che sia sacrosanto fare ricerca e insegnare vicino a casa. Perché dobbiamo disperdere i nostri talenti?». E per lei come docente, cosa cambierà con la riforma del ministro Gelmini? «Oggi la facoltà di Forlì è una delle migliori non solo d?Italia, anche a livello internazionale... Dopo?». Qualità a rischio? «Sì, perché oggi io faccio lezione con 35 alunni. Correggo tutti i loro compiti di inglese e questo consente di tenere una qualità altissima». Ma se arriveranno i tagli? «Le alternative sono due: o mi troverò classi da 150 ragazzi, oppure saremo costretti a diminuire le ore di lezioni. In ogni caso cala la qualità». m. b. Image: 20081031/foto/3967.jpg
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da "Eco di Bergamo, L'"
del 31-10-2008)
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Italia dei Valori «Privilegio scolastico per il figlio di Bossi» «Chiamarsi Bossi di cognome sembra proprio possa fare la differenza», sostiene l'Italia dei Valori (Idv) a proposito del «"privilegio scolastico" tutto padano», riservato al figlio di Umberto Bossi, Renzo, bocciato per la seconda volta all'esame di maturità dove si presentava da privatista. Nulla da dire riguardo al ricorso al Tar. «Ma prima che il Tribunale Amministrativo della Lombardia si pronunciasse ? dice l'Idv ?, il ministro della Pubblica istruzione ha deciso di riconvocare d'ufficio gli insegnanti della Commissione esaminatrice per il riesame, in regime di autotutela, del giudizio già espresso. La decisione definitiva è rimandata a metà novembre». Il commento sulla procedura, «indubbiamente anomala», da parte del dirigente scolastico del collegio Bentivoglio di Tradate, don Gaetano Caracciolo, non lascia dubbi secondo l'Idv: «È un caso che, almeno da noi, non si era mai verificato». Anche gli onorevoli di Italia dei Valori, tra cui i bergamaschi Sergio Piffari, Gabriele Cimadoro, e Ivan Rota, non ci stanno. In questi giorni hanno presentato in Parlamento un'interpellanza al ministro Gelmini, chiedendole «le ragioni per cui sia stata scavalcata la magistratura, il cui pronunciamento andrebbe ascoltato per ragioni di merito e di rispetto di ruolo. Ma anche per ragioni di trasparenza e di imparzialità di tutta la pubblica Amministrazione».
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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LETTERE & COMMENTI pag. 15 Sbagliato contestare venendo meno all?avventura educativa INSEGNANTI SI STA diffondendo tra gli insegnanti una nuova prassi quella di combattere il decreto Gelmini con il blocco a tempo indeterminato di tutte le attività parascolastiche e dell?adozione dei libri di testo. Ossia gli studenti che frequentano scuole con una maggioranza di insegnanti che hanno deciso di adottare questa forma di lotta non andranno in gita scolastica, non andranno in visita a nessun museo, non faranno stages ?.. e via dicendo. Non mi soffermo sulla illegittimità di trasformare il collegio docenti in soviet che stabilisce che cosa si possa o non si possa fare durante il proprio lavoro, mi interessa solo far presente che mai e poi mai è ragionevole bloccare ciò che fa parte di un?esperienza di educazione. Che per degli insegnanti sia lo stesso prendere o non prendere una iniziativa verso i propri studenti, è questo che mi preoccupa, per me non è così. Non è una condizione di disagio né una problematica sindacale il criterio per cui io decida se portare o non portare una classe in gita scolastica, se andare o non andare con i miei studenti in visita ad un museo o ad una mostra, il criterio che metto in campo è un altro, è se sia utile o no alla crescita umana e culturale degli studenti. Per questo decisioni collegiali come queste rischiano di essere un ulteriore affossamento di quello per cui si va a scuola ogni mattina, che non è la lotta contro il ministro, ma l?avventura educativa! Gianni Mereghetti
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da "Nazione, La (Massa - Carrara)"
del 31-10-2008)
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LUNIGIANA pag. 16 E? INCANDESCENTE, in Lunigiana come altrove, il dibattito intorno alla rifor... E? INCANDESCENTE, in Lunigiana come altrove, il dibattito intorno alla riforma Gelmini. Dopo il «j?accuse» del collegio dei docenti dell?istituto compensivo «Tifoni» di Pontremoli e il botta e risposta a distanza sul futuro delle scuole di Zeri, questa volta a Pontremoli scende in campo il professor Giuseppe Benelli. Il docente universitario (e consigliere del ministro Bondi) smentisce che in Lunigiana le «scuole di montagna» siano a rischio. «Il decreto Gelmini lo dice chiaramente. Nessuna scuola di montagna sarà chiusa. E? diverso. Il decreto prevede che sarà unificato il settore amministrativo. In pratica ci saranno un solo preside ed un unico segretario per più scuole vicine. Lo prevedeva, del resto, già una legge del governo Prodi. E intendiamoci, questo riguarda non solo le scuole elementari ma anche le medie». Benelli risponde poi agli insegnanti dell?Istituto «Tifoni»: «Le loro paure sono del tutto pretestuose. Si preoccupino invece del livello di apprendimento degli studenti. Bisogna dirlo che la scuola italiana è malata, che i ragazzi si sentono estranei. Ed è falso dire che ci saranno licenziamenti tra gli insegnanti. Il numero sarà ridotto, ma non sarà licenziato nessuno. Chi andrà in pensione non sarà sostituito. Ma in Italia la scuola ha un milione e 350mila dipendenti tra insegnanti, bidelli e personale amministrativo. Una cifra spropositata. In Italia abbiamo un docente ogni 9 alunni, in Europa uno ogni 13. Ma gli insegnanti di sostegno non diminuiranno. Sono 93mila e resteranno tali». Tornando al Tifoni, Benelli ricorda che le questioni che dovrebbero interessare quei docenti sono altri: «Hanno una situazione non facile che però è transitoria. Gli va comunque trovata una soluzione perchè la coabitazione non è facile». Per Benelli le proteste contro il decreto Gelmini, compreso il corteo dei ragazzi che sono sfilati nei giorni scorsi ad Aulla, sono legate ad una lettura sbagliata dei provvedimenti adottati dal governo Berlusconi: «In questi cinque anni saranno create 5.750 classi a tempo pieno in più rispetto ad oggi. E questo permetterà di allagare il tempo pieno ad altri 83mila alunni. La sinistra paventa un futuro terribile per la scuola ma non è vero». A.Lup.
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da "Resto del Carlino, Il (Rimini)"
del 31-10-2008)
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CATTOLICA E VALCONCA pag. 14 Decreto Gelmini, sit-in delle mamme in piazza LE MAMME ieri sono scese in piazza come avevano promesso contro il decreto Gelmini. Nell?ultima settimana molti genitori avevano iniziato un vero e proprio tam-tam telefonico prima e poi su Internet. Giovedì sera si è tenuta un?assemblea pubblica in piazza Roosevelt, martedì una piccola dimostrazione con l?accesione di alcune candele sempre in piazza Roosevelt come gesto simbolico ed ieri un sit-in dalle 8.30 alle 12,40 in piazza Repubblica. Molte mamme hanno scelto di non accompagnare i loro figli in classe, ma li hanno tenuti mano nella mano per tutta la mattina in piazza per sensibilizzare l?opinione pubblica ad un tema piuttosto delicato, al futuro della «scuola della democrazia».
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da "Gazzetta di Parma Online, La"
del 31-10-2008)
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Proteste contro la Gelmini, gli studenti "invadono" il centro Inviateci foto e video Ieri mattina, migliaia di ragazzi hanno sfilato in corteo in occasione dello sciopero generale del mondo della scuola contro la "riforma Gelmini". Tantissimi studenti e non solo hanno manifestato per le vie del centro a Parma, mentre a Roma si è svolta la manifestazione nazionale. La cronaca della mattinata (di Andrea Violi) h 8,30-10: gli studenti si radunano in centro per il corteo contro le leggi su scuola e Università promosse dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. La protesta è in primis promossa e animata da studenti e professori delle scuole superiori. Ci sono anche tanti studenti universitari, che sostengono la protesta contro la «legge Gelmini» ma ribadiscono il loro «no» ai tagli di fondi decisi da un'altra discussa legge, la 133. h 10: «Dalle scuole all'Università la Gelmini non passerà»: è questo lo slogan del corteo partito da piazza Garibaldi alla volta dell'Oltretorrente. Studenti e professori faranno il giro di via Bixio e viale Maria Luigia, fermandosi davanti ai principali licei. h 10,15: è evidente che a Parma è sceso in piazza qualche migliaio di persone. Dal Ponte di Mezzo si vede la testa del corteo già all'edicola di via Bixio, ma via Mazzini è ancora piena di gente. Lungo tutto il percorso si vedono striscioni e slogan e, in fondo, qualche bandiera di Rifondazione comunista. h 10,30: Il corteo sta attraversando via Bixio e sta facendo il giro dei licei. Intervistati da Gazzettadiparma.it, professori e alunni di scuola superiore concordano: «I cambiamenti della legge Gelmini - spiegano - impediranno di fare gite e uscite didattiche e pregiudicheranno le nuove iniziative delle scuole». Con i tagli di fondi e personale, in sostanza, i professori e i ragazzi di Parma sottolineano che «non potremo fare i corsi di lingua aggiuntivi all'inglese (come corsi di tedesco e francese), né i laboratori di informatica e altre lezioni pomeridiane». h 11: I manifestanti sono fermi di fianco all'Ulivi, in via Gorizia. Da dietro alle finestre chiuse si vedono alcuni ragazzi che non si sono uniti alla protesta, scegliendo di andare regolarmente a scuola. Dalla strada molti manifestanti gridano colorite critiche agli studenti che non protestano e gridano loro «fuori, fuori». A giudizio dei manifestanti, chi non si unisce alla protesta non capisce «la gravità delle conseguenze» dei provvedimenti al centro della discussione. h 11,30: Il corteo ha passato il Ponte Caprazucca e attraversa via Farini. A margine del corteo si staccano gruppetti di ragazzi che «prendono d'assalto» le panetterie per uno spuntino. A tratti il corteo continua a fermarsi per scandire slogan contro il ministro, i tagli di fondi, il maestro unico e il rischio che la scuola diventi «privata». h 12-12,30: La manifestazione si conclude con un sit-in in piazza Garibaldi. Mentre la folla inizia a disperdersi, dalla finestra del Palazzo del Governatore una persona estranea alla manifestazione studentesca mostra un cartello inneggiante al Duce, che scatena cori di protesta da parte degli studenti. La scritta viene tolta quasi subito e tutto si risolve in pochi minuti. Il corteo si scioglie e dall'altoparlante gli organizzatori chiamano i ragazzi a partecipare a un'assemblea autoconvocata a Lettere, per le 16. Inviateci foto e video all'indirizzo sito@gazzettadiparma.net - LE VOSTRE FOTO IL MINISTRO MARONI E LE OCCUPAZIONI - Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Lo ha detto il ministro dell?Interno Roberto Maroni. Ed ha aggiunto: " «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso», ha aggiunto Maroni, parlando delle proteste studentesche. «La continuità didattica finora è garantita». «Davanti a questa ennesima prova muscolare del governo, che minaccia denunce nei confronti di chi sta legittimamente manifestando le proprie ragioni, a noi viene un interrogativo: perchè, invece di denunciare gli studenti, non denunciamo un reato ben più grave che è quello del 'furto di futurò dei giovani contenuto nella legge Gelmini e nei tagli della manovra estiva a danno della scuola e dell?università pubblica?». Se lo chiede la deputata del Pd, capogruppo nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni replicando alle dichiarazioni del ministro Maroni sulle manifestazioni studentesche. COSA DICE LA LEGGE GELMINI - (Quella per cui in linea di massima protestano le scuole) Ecco alcune delle novità introdotte: MAESTRO UNICO (art.4) - Nelle scuole primarie, le classi avranno un unico insegnante con un orario di 24 ore a settimana. La disciplina entrerà in vigore dall'anno scolastico 2009/2010 nelle prime classi del ciclo scolastico. TESTI SCOLASTICI (art.5)- I competenti organi scolastici adottano libri di testo che l'editore si è impegnato a mantenere invariati per cinque anni. Possono essere inserite delle appendici, che però devono essere disponibili separatamente. Il dirigente scolastico ha il compito di vigilare affinché le delibere del collegio dei docenti sull'adozione deui libri di testo siano assunte nel rispetto delle disposizioni. VOTO IN CONDOTTA (articolo 2, commi 1 e 2) - In sede di scrutinio intermedio e finale nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado viene valutato il comportamento di ogni studente con un voto espresso in decimi. Il voto fa media e se inferiore a sei comporta la non ammissione al successivo anno di corso o all'esame conclusivo del ciclo. GRADUATORIE A ESAURIMENTO (art.5-bis) - Gli specializzandi Ssis non saranno più inseriti nelle graduatorie in coda, ma nella posizione spettante in base a titoli posseduti. VALORE ABILITANTE DELLA LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA (art.6) -La disposizione attribuisce all'esame di laurea in scienze della formazione primaria, comprensivo della valutazione delle attività di tirocinio previste dal percorso, il valore di esame di Stato che abilita all'insegnamento nella scuola dell'infanzia o nella scuola primaria, a seconda dell'indirizzo prescelto. La disposizione si applica anche a chi ha sostenuto l'esame di laurea conclusivo dei corsi di Scienze della formazione primaria nel periodo compreso fra l'entrata in vigore della legge 244/2007 e la data di entrata in vigore del decreto legge 137/2008. Leggi il testo nella sua versione completa (l'intestazione riporta ancora la dicitura: "decreto legge") COSA DICE LA LEGGE 133 (quella per cui protesta il mondo universitario) Quando si parla di “legge 133” si fa riferimento a tutta una serie di nuove misure che, fra le altre, interessano anche l'università. La legge 133 del 6 agosto 2008 è infatti la conversione in legge di un decreto (n.112 del 25 giugno 2008) che reca “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” e che non è quindi incentrato solo sul mondo dell'istruzione. Ecco alcune delle novità introdotte: TAGLI- La legge prevede il taglio di 1.441,5 milioni di euro al fondo di finanziamento ordinario (FFO) nel quinquennio 2009/2013. BLOCCO DEL TURN-OVER - al di sotto del 20% fino al 2011: questo significa che ci sarà una nuova assunzione del personale universitario ogni dieci posti liberati. LE UNIVERSITA' POSSONO TRASFORMARSI IN FONDAZIONI PRIVATE – A decidere la trasformazione è il Senato accademico a maggioranza assoluta (50%+1): la decisione deve essere approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. L'università diventerà fondazione dal 1 gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera. Le fondazioni, si dice nel testo di legge, hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, ma non sono enti commerciali e non è ammessa in ogni caso la distribuzione di utili. In sostanza, nessuno si può arricchire: se ci sono dei soldi in più, vanno destinati alle attività universitarie. RAPPORTO ALUNNI DOCENTI – Il comma 1 dell'articolo 64 della legge prevede dall'anno scolastico 2009/2010 che siano adottati provvedimenti e misure volte ad incrementare di un punto il rapporto alunni/docente, da realizzare comunque entro l'anno scolastico 2011/2012. ORGANICI – Il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (Ata) dovrà subire una riduzione complessiva nel triennio 2009-2011 del 17% della consistenza numerica della dotazione organica determinata per l'anno scolastico 2007-2008. PROGRAMMI –Nelle scuole si prevede la stesura entro dodici mesi dall'entrata in vigore del decreto l'adozione di uno o più regolamenti basati sui criteri di razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell'impiego dei docenti, la ridefinizione dei curricoli vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi e altri. Per leggere il testo integrale della legge clicca qui LA MOZIONE DELL'UNIVERSITA' Continuano anche oggi le proteste del mondo universitario, con lezioni all'aperto e manifestazioni. Il Senato accademico e il cda dell'università si sono espressi contro la legge 133 con una mozione - Leggi il testo
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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VETRINA METROPOLI pag. 22 Tamburi e girotondi Sfilano le elementari a Persiceto, sciopero a Crevalcore di PIER LUIGI TROMBETTA ? PERSICETO ? RITMI e suoni tribali di bongo, ma anche di tamburelli partenopei, cortei e piccoli girotondi. Ieri mattina, in piazza del Popolo di Persiceto, è andata in scena la protesta contro la legge Gelmini, a cui hanno partecipato genitori con i figli alle elementari ?Quaquarelli?. Già l?altra sera era stata organizzata una fiaccolata poi annullata a causa della pioggia. Ieri, invece, c?era il sole e il cielo era azzurro, anche se la mattinata è stata caratterizzata da forti folate di vento. L?appuntamento era per le 9,30 e, lentamente, sono affluite nel cuore antico della cittadina settanta - ottanta persone sotto gli occhi dei vigili, dei carabinieri e da agenti della polizia di Stato. Il suono dei tamburi, ha però destato non poca curiosità negli anziani che puntualmente popola la piazza. Qui infatti, i nonnini sono soliti commentare animatamente fatti locali e nazionali. Gli organizzatori della manifestazione hanno sistemato dei tavolini ed è stato affisso qualche cartello; mentre qualcuno suonava il bongo, si sono creati dei capannelli. Poi il corteo è sfilato per le vie del centro. «Siamo stati in contatto ? dice soddisfatta una organizzatrice della contestazione ? con quelli che sono andati alle altre manifestazioni per essere informati sull?evolversi della situazione. Abbiamo poi raccolto delle firme e ascoltato diversi pareri e testimonianze. Abbiamo informato i cittadini sui tagli reali che questa riforma, già divenuta legge, metterà in atto. La scuola non è un?azienda, è un mondo più complesso e non si possono adottare misure manageriali». E SUL FRONTE delle superiori, negli istituti professionali Malpighi di Persiceto e di Crevalcore (circa cinquecento studenti) c?è stato uno sciopero generale e solo in pochi sono entrati a scuola. Ma alcuni docenti hanno già fatto sapere che il tempo sta passando, i programmi didattici incombono e che da martedì prossimo le lezioni si terranno normalmente. E inizieranno ? si voglia o no si voglia ? le interrogazioni. Image: 20081031/foto/1021.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 31-10-2008)
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CARPI pag. 15 di ALESSIA PEDRIELLI UN CORTEO di studenti per le vie di Carpi, come non si ve... di ALESSIA PEDRIELLI UN CORTEO di studenti per le vie di Carpi, come non si vedeva dai tempi delle contestazioni alla guerra in Iraq. Erano quasi un migliaio i manifestanti che hanno sfilato ieri mattina in corteo dal piazzale piscine fino a piazza Garibaldi e, insieme ai ragazzi, per dire no al decreto Gelmini (già approvato due giorni fa) in strada sono scesi insegnanti, bidelli, rappresentanti di partito, esponenti del movimento studentesco, il preside del Vallauri e persino l?assessore all?istruzione Maria Cleofe Filippi. «SIAMO soddisfatti del risultato ? ha dichiarato Camilla Mele, una delle responsabili dell?Ask, autonomia studentesca carpigiana ?: il nostro gruppo è nato da pochi giorni con l?intenzione di fare incontrare gli studenti e inevitabilmente ci siamo ritrovati a parlare del decreto Gelmini. Abbiamo voluto organizzare questa manifestazione per dare voce al nostro dissenso, che non ha un colore politico e non è contro il Governo ma contro le scelte che sono state fatte in materia di scuola». «ABBIAMO pensato che, al di là dello sciopero ai ragazzi servisse una prova tangibile che qualcuno crede in loro», hanno specificato alcune delle insegnanti presenti. E mentre Davide dalle Ave, segretario Pd di Carpi, presenziava, in disparte, alla manifestazione l?assessore Filippi ha preso il microfono per tenere una lezione sugli effetti che il decreto Gelmini potrebbe avere sulla città. CORTEO a parte, di studenti nelle scuole di Carpi, ieri, non ne è entrato nemmeno uno: suscitando le perplessità di genitori e docenti i presidi, del liceo Fanti e dell?istituto Meucci, come avevano già preannunciato ad inizio settimana, hanno optato per il ?chiuso per sciopero? nonostante la presenza, a scuola, di quegli insegnanti che non intendevano aderire all?iniziativa. Alle due scuole già preventivamente ?chiuse? si è aggiunto poi, per effettiva assenza di tutti i bidelli, anche il Vallauri. «E ORA che il decreto è passato e la manifestazione è stata fatta?», si chiedono in molti. Gli unici ad avere le idee chiare sembrano i ragazzi: «Vogliamo che questo sia un primo passo per far sentire la nostra voce alla città ? spiegano ? su questo e su altri argomenti, perchè siamo stanchi di vedere che Carpi non ha l?abitudine di fermarsi e riflettere».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Pisa Aggrediti tre studenti prima del corteo Manifestazione di protesta contro la legge Gelmini PISA. Corteo degli studenti delle superiori per le vie della città. La manifestazione è partita da piazza Garibaldi alle 10 attraversando i lungarni, ponte delle Vittoria, via Croce e corso Italia. Gli studenti hanno protestato contro il decreto Gelmini diventato legge. Momenti di tensione all'inizio in piazza Garibaldi dove uno studente del liceo classico è stato colpito dal lancio di una bottiglia e aggredito assieme ad altri due suoi amici. Una nota firmata dagli studenti e gli insegnanti del Liceo classico G. Galilei presenti alla manifestazione e alcuni studenti del Dini afferma che «l'aggressione è continuata con l'utilizzo di caschi da motocicletta, per mano di un gruppo in superiorità numerica (almeno 6) che si è espanso durante la lite. Lo studente del nostro liceo, che condivideva i motivi della protesta pur essendo di diverso orientamento politico è stato aggredito da un gruppo di sedicenti antagonisti che lo hanno colpito alla testa con una bottiglia di vetro. Noi studenti del liceo classico Galilei in autogestione presenti stamattina alla manifestazione in piazza Garibaldi - continua la nota - condanniamo nel modo più assoluto la violenza che è stata commessa. Per questo motivo ci siamo immediatamente dissociati dal corteo. Per la violenza non deve esserci nessuno spazio». In serata, su questo caso, in una nota del Blocco studentesco riportata dall'Ansa si afferma che «tre nostri militanti che avevano aderito alla manifestazione a titolo personale senza portare simboli politici, sono stati aggrediti da un gruppo di quindici antifascisti militanti». Al corteo hanno partecipato studenti delle scuole superiori. «Siamo contro la riforma che costruisce una scuola dove i giovani vengono divisi - hanno sostenuto gli studenti durante il corteo - dove ci saranno scuole per ricchi e per poveri, dove ci saranno le classi ponte, una scuola dove non esisterà la creazione del libero pensiero e della coscienza critica».
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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(Giorno, Il (Milano))
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PRIMO PIANO pag. 10 IL MINISTRO Gelmini s?accinge a scuotere la torre eburnea Università. C... IL MINISTRO Gelmini s?accinge a scuotere la torre eburnea Università. Con l?abolizione del valore legale del titolo verrebbe meno l?identità tra università pubblica ed università statale. Bloccando il cammino del concorso pubblico monstre, il ministro intende poi interrompere quella che finora è stata l?irresistibile marcia verso le cattedre a vita dei baroni feudatari e dei loro vassalli. Si profila così un sistema universitario in cui inedite fondazioni possono aprire innovativi percorsi didattici e di ricerca chiamando docenti e ricercatori attinti dal bacino mondiale dei talenti. I cambiamenti in cantiere sono realtà nei paesi in cima alla graduatoria mondiale della competitività. Tra questi la Svezia che da tempo ha creato fondazioni universitarie in cui vanno a braccetto gli investimenti dei privati ed i contributi aggiuntivi della mano pubblica per ogni studente iscritto la cui qualità è certificata da un ente terzo. La fondazione universitaria di Jonkoping non è costretta dentro il rigido corsetto della burocrazia statale. Il rettore svolge le funzioni di amministratore delegato. I docenti sono assunti per chiamata, non per concorso. Nei laboratori di business dell?università 70 studenti fondano annualmente imprese proiettate sui mercati della conoscenza, con un tasso di sopravvivenza superiore all?80%: la migliore prestazione nei paesi scandinavi. PER AVERE maggior respiro internazionale, le plurisecolari Università di Oxford e Cambridge hanno nominato (non eletto!) rettore due stranieri, entrambi già decani dell?Università di Yale negli Stati Uniti. L?università di Oxford ha lanciato, attraverso la rete dei suoi ex allievi, una campagna internazionale per raccogliere 2,5 miliardi di dollari da investire nella ricerca, nell?insegnamento e nelle retribuzioni di docenti e personale amministrativo. Professori e studenti dell?Università Nazionale dell?Irlanda vivono in simbiosi con la ricerca e l?innovazione nei laboratori ed istituti che l?Intel ha creato nel campus universitario. Negli Stati Uniti, il presidente dell?Arizona State University ha radicalmente innovato la struttura dell?ateneo. La nuova creatura, da lui definita ?nuova università americana?, non ha facoltà ma istituti transdisciplinari. Bene fa allora la Gemini a chiudere il teatro universitario i cui protagonisti sembrano uccelli che disputano attorno alla farfalla dei fondi pubblici.
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 10 di ELENA COMELLI ? MILANO ? DOPO la riforma della scuola, arriva ... di ELENA COMELLI ? MILANO ? DOPO la riforma della scuola, arriva la riforma dell?università. Il disegno di legge è ancora allo studio, ma il ministro Mariastella Gelmini ha intenzione di licenziarlo nel giro di una settimana. Tra le linee guida che ne faranno parte ci sono lo sfoltimento delle sedi distaccate (ben 320 per 94 università), le agevolazioni fiscali per gli atenei che sceglieranno di diventare fondazioni, l?imposizione di non spendere più del 90% dei fondi per il personale e nuovi criteri per premiare i migliori atenei e distribuire i fondi in proporzione. Ma per Roberto Perotti ? professore della Bocconi, autore del libro L?università truccata e collaboratore al sito Lavoce.info ? è quest?ultimo provvedimento l?unico determinante. «Da un intervento serio sulla ridistribuzione dei fondi, discendono automaticamente tutte le altre conseguenze che riqualificherebbero l?università italiana». Come dovrebbe cambiare la distribuzione dei fondi? «Basta ispirarsi al meccanismo che regola le università inglesi, considerate tra le migliori del mondo. Nel Regno Unito il 30% dei finanziamenti al sistema universitario viene attribuito in base al valore della ricerca e finisce tutto ai dipartimenti migliori, che sono pochi e quindi si spartiscono fondi molto consistenti. In questo modo si premiano le eccellenze e i dipartimenti che non producono nulla di rilevante ricevono solo il 70% della torta». Ma con che criterio vanno definiti i più meritevoli? «Per le materie scientifiche e tecniche basta valutare la quantità e la qualità delle pubblicazioni di un certo dipartimento rispetto a un altro per capire se è migliore o peggiore. Per le materie umanistiche è un po? più difficile, ma non impossibile. Nel Regno Unito c?è un?Authority indipendente che ogni 4 -5 anni nomina un?apposita commissione, composta anche da molti stranieri per non soccombere alle combriccole interne, e stila una graduatoria». I fondi vengono ridistribuiti in base a quella graduatoria? «Esattamente. E? chiaro che applicando in maniera rigorosa un sistema del genere i rettori hanno tutto l?interesse a spingere il più possibile sulla qualità della ricerca. Di conseguenza la questione delle sedi distaccate si risolverebbe da sé. In breve tempo verrebbero spazzate via». E che pensa della trasformazione delle università in fondazioni? «Non mi sembra un?idea intelligente: le fondazioni servirebbero ad attrarre le donazioni dei privati, ma nessun privato sano di mente fa delle donazioni a università così malridotte. Prima bisogna risanarle, poi magari ci si porrà il problema delle donazioni. Nel contempo, chi promuove questo sistema si espone alle accuse di voler ?privatizzare? l?università, anche se questa non è la sua intenzione. E quindi radicalizza il dibattito. Per di più si rischia di trasformare le università in mangiatoie clientelari per i politici locali, come si è visto con le fondazioni bancarie». E l?obbligo di non spendere per il personale più del 90% del budget? «Anche questa non mi sembra una buona idea: spendere tanto sui dipendenti può essere un segno di nepotismo ma anche un tentativo di attirare bravi ricercatori, a seconda delle diverse situazioni. Anche qui, si torna al discorso iniziale: se un dipartimento di letteratura italiana pubblica dei contributi fondamentali allo studio di questa materia, dovrebbe avere più soldi e poi essere libero di utilizzarli come meglio crede. Del resto cos?altro serve, in un dipartimento di letteratura italiana, oltre alle teste di chi ci lavora?»
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da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)"
del 31-10-2008)
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RAVENNA CRONACA pag. 7 di ROBERTO ROMIN «PER giovedì 20 novembre stiamo organizzando un gra... di ROBERTO ROMIN «PER giovedì 20 novembre stiamo organizzando un grande evento pubblico sul tema della scuola». L?annuncio è arrivato ieri mattina da Eugenio Costa, capogruppo di Fi in consiglio comunale, nonché da Alberto Ancarani, coordinatore comunale di Fi/Pdl e dal vice Mirko De Carli. «Sarà un incontro - ha spiegato Ancarani - nel quale avranno voce in capitolo tutti i rappresentanti dei sindacati e degli insegnanti, secondo il metodo del confronto democratico e del dialogo che noi abbiamo sposato proprio in questo frangente e che si è differenziato in maniera sostanziale da quello adottato da chi è sceso in piazza ed ha protestato, spesso senza sapere perché. Ed è un metodo che ha già riscosso un largo consenso, soprattutto presso gli studenti. Proprio per questo, il meeting che abbiamo in mente di organizzare, oltre ad essere aperto a tutte le voci, senza distinzione, avrà come obiettivo quello di spiegare meglio che cos?è il decreto Gelmini appena approvato, effettuando una opportuna e necessaria opera di rettifica della disinformazione messa in atto ad arte dalla minoranza di governo». Costa è tornato anche sul movimentato episodio che ha caratterizzato la mattinata di sabato di fronte all?ingresso del liceo Classico: «Eravamo tranquilli, col nostro banchetto e coi nostri volantini che potevano essere liberamente presi e consultati. Siamo stati provocati e aggrediti verbalmente da parte di agitatori di professione che nulla hanno a che fare con gli studenti. Ho 58 anni e faccio politica da quando ne avevo 13, ma una cosa del genere non mi era mai capitata. Ho dunque deciso di effettuare una denuncia querela nei confronti di due persone in particolare, un trentenne di origine spagnola e il figlio di un dipendente comunale». De Carli ha poi evidenziato un altro aspetto: «Ci sono dirigenti scolastici che, sfruttando le norme del contratto collettivo nazionale del comparto scuola, obbligano i docenti che non aderiscono allo sciopero, ad essere comunque presenti per coprire i colleghi assenti. Questo comportamento, evidentemente, induce allo sciopero anche chi non vuole scioperare».
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da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)"
del 31-10-2008)
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RAVENNA CRONACA pag. 7 FI: «Favorita l?astensione dal lavoro» DENUNCIA «PENALIZZATO CHI NON VUOL SCIOPERARE. GRANDE EVENTO PER IL 20» «IN provincia di Ravenna lo sciopero generale ha avuto un?adesione altissima, al punto che i pullman partiti da Roma sono passati da 12 a 13». A dichiararlo è Monica Ottaviani della Flc-Cgil della provincia di Ravenna. «Moltissimi plessi scolastici della provincia sono rimasti chiusi ? sottolinea l?Ottaviani ?. Dai dati in possesso dell?Ufficio scolastico provinciale risulta che su 5.097 lavoratori in servizio hanno scioperato in 4.105, pari all?80,5 per cento. I dati sono così ripartiti per ordine di scuole: alle materne hanno scioperato in 369 su 412 (circa il 90 per cento); alle elementari 1.312 su 1.485 (88 per cento); alle medie 699 su 831 (84 per cento); alle superiori 877 su 1.086 (71 per cento). Tra il personale Ata della scuola hanno aderito in 829 su 1.086 (76 per cento). Tra i dirigenti hanno scioperato in 19 su 47 (40 per cento)». «Le sigle ravennati sindacali ? prosegue Monica Ottaviani della Cgil ? hanno partecipato al corteo pacifico che ha sfilato per le strade di Roma (nella foto). All?iniziativa dei sindacati si sono uniti i sindaci di Massa Lombarda e di Alfonsine». Secondo la Cgil, con la riforma Gelmini nella provincia di Ravenna saranno 300 gli addetti, fra personale docente e Ata di ruolo e non, che dall?1 settembre 2009 non avranno più lavoro o saranno in soprannumero».
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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BAGNO A RIPOLI/FIESOLE/IMPRUNETA pag. 23 Il Consiglio comunale parlerà della «Gelmini» BAGNO A RIPOLI IL COMUNE di Bagno a Ripoli convoca per martedì 4 novembre alle 20,30 nel palazzo comunale, in seduta straordinaria aperta, il Consiglio Comunale per trattare come solo punto all?ordine del giorno la Riforma della scuola dopo l?approvazione del Decreto del ministro Gelmini. Interverranno l?on. Stefania Fuscagni del Popolo della Libertà, l?on. Rosa De Pasquale del Partito Democratico e il consigliere regionale Alessia Petraglia de La Sinistra.
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da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 31-10-2008)
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SASSUOLO, FORMIGINE, FIORANO E MARANELLO pag. 20 ? SASSUOLO ? ANCHE a Sassuolo scioperi e proteste contro il decreto ... ? SASSUOLO ? ANCHE a Sassuolo scioperi e proteste contro il decreto Gelmini, in particolare all?istituto tecnico Baggi, dove gli studenti si sono insediati mercoledì e sono rimasti fino al mezzogiorno di ieri, trascorrendo la notte nell?atrio della scuola accampandosi con sacchi a pelo e coperte. Non si tratta di una vera e propria occupazione, né di autogestione, perché gli studenti hanno detto di non volersi appropriare del plesso. Ma ieri mattina le lezioni non si sono comunque svolte. Tutto si è svolto pacificamente, tranne alcuni episodi di vandalismo da parte di alcune persone, non identificate, che nella tarda serata di mercoledì volevano introdursi all?interno dell?edificio scolastico, nel quale in quel momento si trovavano una trentina di persone, pronte a trascorrervi la notte: forse le telecamere che sorvegliano la zona potrebbero incastrare gli autori di questo spiacevole episodio, il cui risultato è la rottura di un vetro del portone d?ingresso, colpito dall?esterno, fatto che ha provocato l?arrivo di una volante di Polizia a riportare la tranquillità, solo lambita da un gesto da attribuire esclusivamente alla maleducazione di qualche buontempone che con queste forme di contestazione c?entra ben poco. I giovani del Baggi, un?ottantina che hanno manifestato il loro disappunto, hanno solo voluto dimostrare di esserci in un universo scolastico il cui futuro, a parere loro, è seriamente compromesso . Uno di loro spiega: «Abbiamo visto grandi cortei a Bologna e Modena, allora abbiamo pensato che anche da Sassuolo dovesse partire un segnale». Andrea Antonietti
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 2 E intanto ripartono le occupazioni delle medie superiori LA PROTESTA «CONTRO la scuola dei padroni, 10, 100, 1000 occupazioni!». Scandiscono gli slogan col braccio alzato gli studenti che ieri hanno partecipato al corteo fiorentino contro la legge Gelmini. I cori, vista la cadenza quasi quotidiana delle manifestazioni, si ripetono: «Noi la crisi non la paghiamo!», urlano i ragazzi, che da ieri sono tornati a occupare le scuole. Come il corteo del 10 ottobre si trascinò con sé la prima ondata di occupazioni, così quello di ieri ha nuovamente innescato la miccia. Già ?occupati? il liceo classico Galileo e la sede dello scientifico Castelnuovo, che si aggiungono alla lista degli ?irriducibili? del Da Vinci, del Rodolico, dell?Alberti e del Ginori-Conti. Ma stando alle previsioni dei ragazzi, già da stamani l?elenco tornerà ad allungarsi. «Non possiamo fermarci adesso», concordano gli studenti. E via con gli slogan: «Dalle elementari all?Università, contro la Gelmini blocchiamo la città», oppure «Se non cambierà, lotta dura sarà». Tanti i ricercatori, i professori e i genitori venuti a sfilare anche coi figli piccoli. Sotto la pioggia battente, in piazza d?Azeglio, un gruppo di bimbi delle elementari intona: «Chi non canta la Gelmini è!». Scene da una manifestazione che ha finito per radunare ?anime? diverse: dalle mamme coi piccoli nel passeggino («Sono qui per difendere il futuro di mio figlio», sorride una signora), agli studenti delle superiori («Mi piacerebbe essere a Roma», sospira una ragazza del liceo Capponi) per finire coi ragazzi dei centri sociali. «Un corteo variegato e spontaneo. È così che ci piace manifestare», ripetono gli organizzatori. Non a caso, come era successo il giorno prima, anche stavolta il percorso viene deciso cammin facendo. TRA I MANIFESTANTI c?è chi, come una professoressa della media Carducci, non è riuscito a trovare posto nei 68 pullman partiti per la capitale. «Una riforma della scuola va fatta, ma non possiamo parificarci agli standard delle private. E poi si parla di tutto fuorché di qualità dell?insegnamento», nota la docente. La fantasia regna nei cartelloni: «Gioco dell?oca: l?Europa va avanti, l?Italia torna indietro di 137 caselle». Alcuni studenti sfilano con le maschere: «Senza cultura, senza identità», recita il loro striscione. «Contro la scuola dell?obbedienza: resistenza!», è l?urlo che si propaga nelle strade attraversate dal corteo. Il ritmo degli slogan porta a saltellare anche persone di una certa età: «Scendere in piazza coi giovani mi fa anche sentire meno vecchia!», scherza una signora. «Insegno italiano agli stranieri nei centri d?alfabetizzazione. E dico no alle classi differenziate», ci tiene a far sapere una ragazza. Un signore mette in bella vista il suo cartello: «Anche l?operaio vuole il figlio dottore». Mentre altri si sono infilati la testa dentro una tv di cartone: «E? così che ci vogliono!», allargano le braccia questi buffi ?tele-dipendenti?. Elettra Gullè
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 2 Dai banchi ai binari. Scatta il blocco al Campo di Marte Nel corteo studenti, ricercatori e giovani dei centri sociali. Qualche fumogeno, ma nessun problema di ordine pubblico I BINARI della stazione di Campo Marte sono stati occupati ieri da un folto gruppo di studenti durante la manifestazione contro il decreto del ministro Gelmini. Circa centocinquanta persone ? con cartelli e uno striscione dei dottorandi di ricerca ? sono entrate nell?ambito ferroviario da un ingresso che non era presidiato dalla polizia. Molti sono rimasti sul marciapiedi. Ma una metà, circa, è scesa lungo i binari 3 e 4. La polizia, che scortava la manifestazione, non è intervenuta se non per dissuadere i giovani a lasciare i binari. Fra loro, sempre secondo le forze dell?ordine, c?erano alcuni appartenenti a centri sociali. Poi è arrivato anche il capostazione. «Vi parlo da padre di famiglia ? ha detto ? Vi invito caldamente a lasciare liberi i binari 3 e 4, altrimenti sarete accusati di interruzione di pubblico servizio e i costi saranno a carico dei vostri genitori». Erano quasi le 13. Sui binari erano seduti una quarantina di studenti. Anche una ricercatrice ha invitato gli studenti ad abbandonare i binari: «E? un movimento pacifico. Non dobbiamo ledere i diritti dei viaggiatori e del personale delle ferrovie». Qualcuno ha risposto: «Il governo Berlusconi lede i diritti di tutti noi». Da questo gruppo di studenti si sono dissociati in molti che hanno preferito abbandonare la stazione e il resto della manifestazione, dalla quale si erano staccati già altri partecipanti. Alla fine ha prevalso il buonsenso. Alle 13,15, pacificamente, anche tutti gli altri studenti hanno abbandonato i binari 3 e 4. L?occupazione è durata, secondo la polizia, circa trenta minuti. I treni ? un Eurostar proveniente da Roma e due Regionali partiti da Santa Maria Novella? sono stati fatti transitare, a passo d?uomo, lungo i binari uno e cinque . Per le ferrovie non ci sono stati ritardi. Il primo dissenso è avvenuto dopo la sosta davanti all?Ufficio regionale scolastico, in via Mannelli, presidiato dalle forze di polizia. In molti avevano pensato che qui, il corteo di un migliaio di persone, dovesse sciogliersi. Ma la protesta è continuata nel viale Mazzini. C?erano mamme con bambini, nonni con nipoti, tranquilli manifestanti che avevano acceso e tenuto in mano «fumoni» colorati da stadio, ma anche «stelline scintillanti» usate durante le feste di Capodanno. Molti anche i cori: «Contro la scuola dell?obbiendenza: resistenza»; «Contro la Gelmini blocchiamo la città». In realtà, secondo i vigili urbani, il traffico dei viali e delle strade attraversate dalla protesta, non ha avuto «particolare risentimenti». Solo qualche rallentamento temporaneo. TUTTO si è svolto unitariamente. Ma quando il corteo, che non aveva un itinerario preciso, è tornato verso Campo Marte, molti si sono staccati, portando via i bambini. Non hanno condiviso l?idea occupare la stazione come stava avvenendo contemporaneamente in altre città italiane. La stragrande maggioranza non è voluta entrare. Circa centocinquanta persone sono entrate dentro. Ma solo quaranta sono arrivati sui binari. Dopo la protesta, si è riformnato il corteo che si è sciolto alle 14 davanti al rettorato, in piazza San Marco. Nicola Coccia
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 4 Marcia anti-Gelmini, politica divisa Interrogazione di Totaro (An-Pdl) al Viminale. Pd e Verdi: «Corteo pacifico» L?OCCUPAZIONE di alcuni binari della stazione di Campo di Marte, da parte di un gruppo di studenti ed esponenti dei centri sociali, è stata definita «una vergogna» dal senatore Achille Totaro (An-Pdl). «L?occupazione - spiega Totaro - ha creato non solo disagio al traffico ferroviario, ma anche a tutti coloro che per lavoro o per necessità si trovavano a viaggiare in treno. Questi soggetti sono stati individuati? Si conoscono i nomi? Sono stati denunciati all?autorità giudiziaria? Ho presentato un?interrogazione al ministro degli Interni per sapere se ciò è avvenuto oppure no, come del resto accadde per alcuni tifosi che in passato fecero un gesto analogo». E? la presa di posizione politica più altisonante sulla manifestazione fiorentina di ieri. Una eco arriverà anche in consiglio comunale, con il capogruppo del Pd Alberto Formigli e il presidente della commissione cultura Dario Nardella annunciano interventi in aula. «Il varo della riforma sulla scuola e università - scrivono i due - che porta il nome del ministro Gelmini, è uno dei punti più bassi della recente storia italiana. Il provvedimento normativo è superficiale, incoerente e ingiustificato sotto il profilo della necessità e urgenza. L?accoppiata degli ex decreti legge 133 e 112 costituisce un colpo pesantissimo al sistema universitario. Non si avanzano proposte di riforma ma soltanto tagli che porteranno a ridurre di quasi 500 milioni di euro i fondi ordinari per l?anno prossimo e il blocco del turn over: solo a Firenze non verranno assunti 43 ricercatori e un associato». «Formigli e Nardella sono pregati di leggere il testo della legge prima di aprire bocca». è la secca replica del consigliere Jacopo Bianchi (FI-Pdl). «I due esponenti del partito democratico - ha aggiunto Bianchi - dovrebbero approfondire le loro conoscenze prima di intervenire su questioni che non conoscono, senza doverci necessariamente dimostrare la scarsa competenza sui temi dell?istruzione, a riprova dei danni che la classe politica di sinistra ha prodotto in passato sulla scuola». Sul futuro dell?università, il Pd chiama stasera, al Viva Hotel Alexander alle 21, a dibattere alcuni protagonisti sul futuro degli atenei. Sono previsti interventi dei segretari metropolitano e comunale Barducci e Billi, del prorettore Sandro Rogari, degli onorevoli Vittoria Franco (ministro ombra per le Pari opportunità), Vannino Chiti (vicepresidente del Senato) e Rosa De Pasquale, di Massimo Mattei, presidente del consiglio provinciale e di Alberto Di Cintio, membro del Cda dell?università e rappresentante dei ricercatori. A sostegno del corteo di studenti, genitori e insegnanti da Piazza San Marco, intervengono i Verdi, presenti in forze tra i manifestanti. «Nonostante la pioggia e benché la maggioranza delle persone fosse a Roma, il corteo è stato colorato, pacifico e partecipato l?ennesimo successo di una stagione politica da un lato terribile, per gli attacchi che il Governo sta portando a scuola e università ma anche gonfia di speranza, per le tante persone, in particolare ragazze e ragazzi, che si stanno impegnando per difendere il diritto ad un futuro». ANCHE A ROMA c?era una nutrita rappresentanza di politici fiorentini. A cominciare dall?assessore alla pubblica istruzione Daniela Lastri che ha partecipato alla manifestazione nazionale contro la legge Gelmini, che «ha come unico proposito - ha detto l?assessore Lastri - quello di togliere risorse alla scuola. La legge Gelmini mette in seria discussione la qualità della scuola, attraverso il ripristino del maestro unico e con il conseguente annullamento del tempo pieno» «Una manifestazione molto partecipata che ha unito nella protesta studenti, docenti, cittadini e istituzioni». E? quanto ha dichiarato il presidente del consiglio comunale Cruccolini di ritorno dalla manifestazione dove ha accompagnzato il gonfalone del comune di Firenze.
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO FIRENZE pag. 5 Riceviamo e pubblichiamo CARO DIRETTORE, si p... Riceviamo e pubblichiamo CARO DIRETTORE, si può essere, da sinistra, perplessi sulle proteste contro il decreto Gelmini? Io, da socialista, lo sono. In primis perché mi pare che il decreto sia stato oggetto di critiche per lo più estranee al merito della questione. Sull?università, ad esempio, il decreto non dice quasi niente ed è casomai la legge Finanziaria a prevedere tagli ai fondi, in media del 3% l?anno. Il famigerato decreto 137 prevede: la votazione espressa in decimi, l?insegnamento di quello che un tempo era la mai studiata Educazione Civica, la reintroduzione del voto in condotta e infine la previsione di un unico insegnante per le classi della scuola primaria. Che questo sia un decreto giustificato solo da ragioni di mera urgenza contabile è palese; che su questo si possano muovere obiezioni di merito è giusto. Ma è altrettanto giusto chiedersi cosa c?entrino con il decreto Gelmini le proteste dei ricercatori universitari e degli studenti delle superiori. La cosa che mi intristisce è constatare come la mobilitazione di tanti ragazzi avvenga per questioni che non riguardano i loro interessi reali. Potrei essere il fratello maggiore di molti dei ragazzi che stanno scendendo in piazza per ?salvare? una scuola che invece andrebbe ?cambiata?, con provvedimenti certo diversi da decreti d?urgenza. Misembra pazzesco sentire intonare cori contro la Digos o altre amenità del genere. Purtroppo vi sono altri problemi assai più gravi: un?università che spende troppo e male, che forma ragazzi che avranno difficoltà a competere con i loro omologhi europei e non, una flessibilità senza tutele, che scarica su di noi tutto il peso della precarietà e che ci relega al ruolo di outsider in un mondo del lavoro diviso per caste. A molti di quei ragazzi sarà impedito di potersi costruire un futuro e una famiglia. Più in generale credo che la situazione delle nuove generazioni sia talmente drammatica. Ancora più drammatico considerare che i primi a non far niente per evitare il tracollo siano proprio i diretti interessati, che si mobilitano per impulso esterno per protestare contro la Gelmini, invece di cercare la via per rivendicare i propri diritti e legittimi interessi. Tommaso Ciuffoletti Segretario provinciale Partito Socialista
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da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 31-10-2008)
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MODENA PRIMO PIANO pag. 5 di DAVIDE MISERENDINO C?È CHI HA DETTO che una manifestazione cos ... di DAVIDE MISERENDINO C?È CHI HA DETTO che una manifestazione così, a Modena, non si vedeva da decenni. Erano sicuramente qualche migliaio, diecimila per gli organizzatori, gli scioperanti (tra il 70 e l?80 % della popolazione scolastica secondo l?ex provveditorato) che ieri si sono uniti in un corteo lungo le vie del centro. Studenti delle superiori, universitari, bambini con i genitori, insegnanti e operai: tutti insieme per ribadire il loro ?no? alla riforma Gelmini. «E? una legge ? hanno gridato ? che uccide la scuola». ED ECCO spiegato il significato della bara che è stata issata alla testa del serpentone, il più vivace corteo ?funebre? che si ricordi. C?erano gli studenti, soprattutto delle superiori. Le facce erano le stesse delle proteste che hanno riempito la settimana, segno che ormai si può parlare di un movimento vero e proprio. Subito dietro c?erano i gruppi degli universitari, da Ingegneria a Fisica e i ragazzi del collettivo ?LettereInMovimento?. Quindi, in fondo, i sindacati (la Fiom, con rappresentanze di operai della Ferrari e dell?Inalca) e i partiti politici. Che, a dirla tutta, si sono difesi anche davanti, perché l?ombra lunga dei loro simboli, sebbene non siano mai stati esposti, non si è certo fermata alle retrovie. IL CORTEO, partito da largo Sant?Agostino, si è mosso lungo la via Emilia e ha raggiunto Piazza Grande dopo due ore di marcia. Nei pressi della ?preda ringadora?, gli studenti hanno urlato le loro ragioni da un palchetto, rispolverando tutti i cavalli di battaglia dell?anti - gelminismo. «Noi la crisi non la paghiamo, ci vogliono far diventare una massa di ignoranti». E hanno proposto una serie di iniziative per non far spegnere la protesta «fino a quando la legge non sarà ritirata». Le più interessanti: studenti in Piazza Grande al pomeriggio, tutti per terra a studiare dopo la scuola, e fascette nere in segno di lutto al braccio nelle aule. Sembra dunque che le lezioni, la prossima settimana, siano destinate a ricominciare. Ieri, però, sei scuole della provincia (Sassuolo, Castelvetro, Mirandola e Carpi) sono rimaste chiuse: mancavano i numeri minimi per accogliere gli studenti. Anche se di questi tempi sembra che molti trovino più accogliente la piazza.
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da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 31-10-2008)
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MODENA PRIMO PIANO pag. 5 Pighi e Querzé con il Movimento «Proteste civili e legittime» APPOGGIO «IL MOVIMENTO deve essere ascoltato. Ha dimostrato di essere vivace, pacifico, e al tempo stesso molto determinato». Il sindaco Giorgio Pighi e l?assessore comunale all?istruzione Adriana Querzé hanno dato il loro sostegno alla manifestazione contro la Gelmini. «Davanti a problemi complessi ? hanno detto ? si è scelto di tagliare, senza preoccuparsi di ampliare saperi e conoscenze».
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da "Resto del Carlino, Il (Modena)"
del 31-10-2008)
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MODENA PRIMO PIANO pag. 5 LE MENZOGNE della sinistra sulla legge Gelmini agitano le piazze. E? un atte... LE MENZOGNE della sinistra sulla legge Gelmini agitano le piazze. E? un atteggiamento irresponsabile che può portare gravi conseguenze. Così il centrodestra modenese condanna il comportamento di sinistra e sindacati durante la protesta degli studenti. Hanno spiegato le loro ragioni Isabella Bertolini (nella foto), Dante Mazzi e Andrea Leoni (Forza Italia), Enrico Aimi, Michele Baracaiuolo e Luca Caselli (Alleanza Nazionale). «Sono tante le bugie che abbiamo sentito in questi giorni sulla riforma Gelmini ? ha detto Isabella Bertolini ? I tagli alla scuola non sono di 8 miliardi ma di 0,5, una cifra equivalente alll?1% del budget sulla scuola. La lotta della nuova legge è agli sprechi. Un numero per tutti: si spendono 60 milioni di euro l?anno in telefonate e telegrammi per avvisare supplenti che non rispondono nemmeno alla chiamata alla cattedra perché abitano troppo lontano. Non saranno licenziati 87mila insegnanti, semplicemente chi andrà inpensione non sarà sostiuito. Il tempo pieno non verrà toccato. gli insegnanti di sostegno ai disabili resteranno al loro posto». Sulle manifestazioni di questi giorni, il consigliere Andrea Leoni ha denunciato una situazione anomala: «Alle scuole medie Foscolo di Pavullo, Guidotti di Modena e Levi di Sassuolo, diversi insegnanti erano disponibili oggi a fare lezione. Ma i presidi avevano già provveduto ad avvisare le famiglie che la scuola era chiusa. Perché? Occorre difendere il diritto di chi vuole fare lezione. Il provveditorato faccia un?indagine sull?accaduto». Roberto Grimaldi
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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LETTERE E COMMENTI pag. 52 di ALBERTO VECCHI* IN QUESTI giorni si assiste al culmine delle proteste de... di ALBERTO VECCHI* IN QUESTI giorni si assiste al culmine delle proteste del mondo della scuola. Per avere un?idea esatta della vicenda è in primo luogo importante capire perché la sinistra, gli insegnanti e gli studenti che oggi protestano sono stati assolutamente zitti nel settembre 2007 quando è stato presentato il ?Quaderno bianco? sulla scuola firmato dal ministro Fioroni (governo Prodi), che denunciava le gravi carenze della scuola italiana e proponeva i rimedi, indicando tagli per la ragguardevole cifra di 70.000 insegnanti. Non è serio contestare oggi le nostre proposte solo per puro calcolo elettorale. Sia il Presidente Napolitano sia l?ex ministro Bassanini correttamente ritengono che sia fondamentale ?una profonda riforma dell?insegnamento per arrivare ad una scuola di qualità dove siano importanti il merito e la competitività?. La legge Gelmini vuole ridare dignità all?istruzione, modernizzando la scuola e rendendo più efficace la formazione. Tutti sono consapevoli che dobbiamo razionalizzare le spese perché il sistema è sovradimensionato. Ma perché partire dall?idea che le risorse risparmiate saranno tolte alla scuola? Perché non pensare a come reinvestire queste risorse, magari nei laboratori, nelle palestre per le elementari e medie oppure nell?aggiornamento dei docenti? Perché nessuno dice che bloccheremo per cinque anni il caro-libri, aiutando le famiglie italiane a contenere le spese? Perché si continua a mentire sulla chiusura degli istituti scolastici, quando è chiaro che chi si sposta da una scuola all?altra sono i presidi e non gli studenti? Lo stesso Assessore regionale Manzini ha dichiarato che in Emilia Romagna non sarà chiusa nessuna scuola. Perché non si dice che in tutta Europa c?è il maestro unico, oppure il maestro prevalente, e nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti? Perché accusarci di essere razzisti per avere proposto le classi ponte, quando in realtà chiediamo che ci sia una verifica della conoscenza della lingua italiana e proponiamo di organizzare dei corsi di italiano per gli immigrati che non parlano la nostra lingua? Inoltre vogliamo ridare autorevolezza agli insegnanti, per questo introduciamo la valutazione del comportamento, lo studio dell?educazione civica. Mentre il centrodestra fa proposte concrete, la sinistra continua nella politica del no, senza fare nessuna proposta alternativa. * Consigliere regionale di An-Pdl in Emilia-Romagna
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 11 - Pisa «A San Giuliano tutti hanno potuto parlare» SAN GIULIANO. Ovidio Della Croce, consigliere comunale di Rc, interviene sul dibattito aperto sulla scuola. «Il titolo attribuito - dice - alla mia testimonianza pubblicata ieri, non ne rispecchia il senso. è Tizzanini che sostiene che "non c'è confronto democratico", non il sottoscritto. Tutti hanno potuto parlare e il centrodestra, di fronte agli interventi appassionati, puntuali e documentati contro l'operazione contabile di Gelmini-Tremonti, si inventa un'inesistente "emergenza democratica" come se si fosse ai tempi del G8 di Genova. Se mai è il voto con cui il Senato ha detto sì al decreto Gelmini che rappresenta uno scollamento del paese reale dalla maggioranza di governo».
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina IV - Firenze Pisa Un giovane del "Blocco studentesco" ferito a bottigliate alla testa Momenti di tensione ieri mattina a Pisa, durante una manifestazione spontanea di studenti e insegnanti contro la legge 133 e il decreto Gelmini. Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, mentre il corteo si trovava in piazza Garibaldi un ragazzo appartenente al Blocco studentesco, organizzazione della destra sociale, è stato aggredito da alcuni sedicenti «antagonisti» che lo hanno colpito con una bottiglia di vetro ferendolo alla testa. Nella rissa sono stati coinvolti anche altri due esponenti del Blocco. La vittima, uno studente minorenne del liceo classico Galilei, che stava partecipando alla manifestazione a titolo personale e senza simboli politici, avrebbe poi scelto di non sporgere denuncia. In seguito all´episodio, un gruppo di studenti e insegnanti di scuole superiori pisane ha deciso di dissociarsi dal corteo e riunirsi nel cortile del Galilei (attualmente in autogestione) per stilare un documento di condanna. «Riteniamo che oggi antifascismo voglia dire prima di tutto che le idee si combattano con altre idee, le posizioni con altre posizioni, i libri con altri libri. Per la violenza non deve esserci nessuno spazio. Picchiare un ragazzo con una bottiglia di vetro è un comportamento fascista ancora più ignobile se proviene da persone che si dichiarano antifascisti militanti», si legge nell´appello. Il fatto è stato denunciato anche dai membri del Blocco studentesco. (g.r.)
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da "Trentino"
del 31-10-2008)
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Avviso agli occupanti: sarete denunciati Il ministro Maroni annuncia la linea dura, per il Pd siamo all'intimidazione Nel mirino «chi occupa impedendo agli altri di studiare». Il premier aveva detto: finora siamo stati di manica larga... GABRIELE RIZZARDI ROMA. Ultimo avviso del governo ai manifestanti: «Chi occupa abusivamente, impedendo ad altri di studiare, sarà denunciato». Nel giorno della grande manifestazione di Roma Roberto Maroni mostra i muscoli e minaccia di ricorrere all'autorità giudiziaria. L'obiettivo è quello di scoraggiare la protesta e il ministro dell'Interno fa capire che in futuro il governo non tollererà nessuna occupazione di scuole e università. «Finora il fenomeno si è limitato a manifestazioni fisiologiche di dissenso e la continuità didattica è garantita» ammette Maroni. La volontà del governo di usare il pugno duro per sedare la proteste (linea decisa il 23 ottobre al Viminale) finisce per esasperare il clima e non piace nè agli studenti, di destra e di sinistra, e all'opposizione. I primi a reagire sono gli studenti della Rete, che danno sfogo a tutta la loro indignazione: «Un ministro della Repubblica dà la precedenza a denunciare le proteste pacifiche, piuttosto che preoccuparsi degli agitatori che si infiltrano nei cortei con spranghe, coltelli da 15 centimetri e catene». L'annuncio del Viminale finisce per scatenare la reazione anche di Lotta Studentesca, la formazione giovanile di Forza Nuova, che accetta la sfida e rilancia: «Il pugno duro della Lega si vede e si è visto solamente nei confronti degli studenti, ci denunci tutti se crede di poterci fermare con la repressione, siamo in migliaia ad occupare». Al coro si uniscono anche gli universitari dell'Udu che invitano Maroni ad «occuparsi di garantire la sicurezza all'interno delle piazze». Anche il mondo politico è in subbuglio. Walter Veltroni, che in mattinata partecipa alla manifestazione organizzata a Roma dai sindacati, spiega che per lui «è naturale» stare tra gli studenti e i professori che protestano contro i tagli alla scuola ed esclude perplessità nel Pd sul ricorso al referendum per cancellare il decreto Gelmini. «Spero che le tante persone che si raccoglieranno per firmare il referedum spingeranno il governo a ritirare queste misure. Me lo auguro perché un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società - sottolinea il segretario del Pd - che si trova ad amministrare pro tempore». La risposta del presidente del consiglio alla dichiarazione di Veltroni non tarda ad arrivare ed è accompagnata da un nuovo, pesante, atto di accusa. «La sinistra - affonda il Cavaliere al termine di un pranzo con il presidente della Camera, Gianfranco Fini - ha una capacità assoluta di mentire. Dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma, ma sono provvedimenti assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C'è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero». Resta il fatto che nella maggioranza c'è anche chi, come Ignazio La Russa, ammette che il governo ha «sbagliato» perché «non ha comunicato bene e forse il decreto è stato approvato troppo in fretta». Resta il fatto che l'annuncio di Maroni potrebbe avere un effetto incendiario e il ministro ombra delle Politiche Giovanili del Pd, Pina Picierno, invita il governo ad una maggiore prudenza: «Sarebbe veramente inaccettabile se le parole del ministro dell'Interno Maroni avessero un intento intimidatorio allo scopo di scoraggiare la grande e pacifica protesta in corso». A chiedere al governo di fare marcia indietro è anche il capogruppo dell'Idv alla Camera, Masssimo Donadi: «Non è con il manganello o con le denunce che il governo può affrontare la contestazione. La riforma Gelmini va cancellata perché distrugge la scuola italiana».
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina IV - Firenze Gli studenti invadono i binari ricominciano le occupazioni In mille al corteo fiorentino: "Noi la crisi non la paghiamo" GAIA RAU Hanno sfilato sotto la pioggia, dietro a uno striscione rosso con su scritto, a grandi caratteri bianchi, «Firenze lotta». Un migliaio secondo le forze dell´ordine, almeno quattromila per gli organizzatori le persone che ieri mattina hanno partecipato a una manifestazione parallela a quella romana che, partendo da San Marco, ha attraversato piazza Santissima Annunziata, piazza D´Azeglio, viale Mazzini e le strade di Campo di Marte, passando sotto la sede dell´Ufficio scolastico regionale in via Mannelli. In corteo soprattutto studenti medi ma anche universitari, alcuni dottorandi, insegnanti, famiglie e alcuni esponenti dei centri sociali. Tanti anche i bambini delle materne e delle elementari, con ombrelli e k-way colorati e piccoli cartelli disegnati a mano, che hanno intonato con i loro genitori cori anti Gelmini. A sfilare anche alcuni ragazzi con indosso delle maschere bianche e il cartello «Senza cultura, senza identità». Tra gli striscioni «Non è guerra, è solo voglia di futuro», «Cogito ergo protesto» e «Dottorandi di quale ricerca, la storia chiede futuro», mentre tra i cori sono stati ripetuti più volte «Contro la scuola dell´obbedienza unica condotta resistenza», «Non ci avrete mai come volete voi» e «Senza partiti né sindacati ora e sempre autorganizzati». A far discutere, l´uso di alcuni fumogeni, lanciati alla testa del corteo, che non sono stati accolti con favore da una parte dei partecipanti, causando qualche polemica. Alla fine della mattinata circa cento manifestanti, tra studenti e giovani dei centri sociali, hanno cambiato percorso dirigendosi alla stazione di Campo di Marte, dove hanno occupato i binari 3 e 4. Gridando gli slogan «Noi la crisi non la paghiamo» e «Contro la Gelmini blocchiamo la città», le mani alzate, hanno fermato per mezz´ora, dalle 12.45 alle 13.15, il traffico ferroviario per poi tornare verso il centro, dove anche l´ultimo spezzone del corteo si è sciolto. Tutto si è svolto senza incidenti, sotto la vigilanza delle forze dell´ordine. Una nuova ondata di occupazioni si sta intanto facendo largo tra le scuole superiori fiorentine. Al liceo scientifico Castelnuovo la decisione, che riguarda per il momento soltanto la sede centrale, è stata presa ieri pomeriggio al termine della manifestazione, mentre i rappresentanti di istituto e molti altri studenti erano a Roma, e sarà probabilmente discussa oggi nel corso di un´assemblea. Di nuovo occupato, da mercoledì sera, anche il liceo classico Galileo, i cui studenti ieri marciavano con lo striscione «La protesta non si arresta»; in agitazione inoltre gli scientifici Leonardo Da Vinci, Rodolico e Gobetti (quest´ultimo a Bagno a Ripoli), e l´istituto tecnico Ginori-Conti.
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da "Trentino"
del 31-10-2008)
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La sorella della Gelmini (Cgil) assente per "motivi familiari" BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione (foto). Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare clamore. Nella giornata della mobilitazione nazionale contro la scuola, l'attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel Bresciano: la "Canossi", dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli di immigrati in classe sono anche il 40 per cento. Ieri è rimasta aperta solo dalle 8,10 alle 12,10. «La signora Gelmini - ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale di Brescia della Cgil scuola di ritorno dalla manifestazione di Roma - aveva già deciso di assentarsi da scuola per ragioni familiari. Ha chiesto l'aspettativa non retribuita per far sì che su quest'assenza non si speculasse». Ma la mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero, ha provocato alcune reazioni. «Chi, iscritto ad un sindacato della scuola, non sciopera in un'occasione come questa o non ha capito nulla - scrive in una lettera aperta un iscritto alla Cgil - oppure non ha senso che stia ancora in un sindacato». Ma Gaffurini replica: «Le decisioni vengono rispettate. Mi sembra patetico che si parli in questo modo dopo una manifestazione come quella di Roma con un milione di persone, forse la vicenda mediatica ha travolto il buonsenso - aggiunge -. La signora Gelmini si sottoporrà, come Rsu, al giudizio dei suoi elettori, nella sua scuola. I suoi elettori, peraltro, hanno già riconosciuto la bontà del suo operato con riferimento al contratto».
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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LA PAGINA DEI LETTORI pag. 41 QUELLO che più mi rattrista di queste proteste che imperversano contro la riforma Gelmi... QUELLO che più mi rattrista di queste proteste che imperversano contro la riforma Gelmini, è che pochissimi dei manifestanti sanno veramente contro cosa stanno urlando. Sono tutti tornati adolescenti, quando si occupava tanto per fare casino. Perciò sì, capisco i ventenni che scendono in piazza, che manifestano senza una vera ragione ma solo per principio, mentre invece non riesco a capire gli altri, che, da adulti, dovrebbero dare un senso alle loro azioni. E invece sono per le strade, col megafono in mano, senza neanche sapere perché. Lettera firmata
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina V - Firenze Il caso Convegno ai Salesiani, la testimonianza di Giovanni: insultato per tutte le medie "Io vittima dei baby bulli" ERNESTO FERRARA «Sì, lo confesso: sono stato vittima dei bulli, ho subìto per tutte le medie. Ero in una classe di "pottini". Tutti vestiti con le firme e le marche e tutto il resto. Mi chiamavano poveraccio perché io porto sempre la tuta, quella bella larga. C´era un ragazzo che mi picchiava, mi torceva il braccio, mi torturava. Ho ancora un sacco di cicatrici: le volete vedere? Ma più di tutto mi davano noia perché mi facevano sentire uno sfigato. Uno sfigato cronico». Aula magna dell´Istituto dei Salesiani di via del Ghirlandaio, 11 di ieri mattina. Mentre le scuole di mezza Italia sono in piazza a protestare contro la Gelmini, qui c´è un convegno sul bullismo. Giovanni prende in mano il microfono e in cinque minuti diventa la star del giorno. Sputa fuori davanti a 150 compagni di scuola tutto quel magone che si portava dentro. Decide che è ora di farla finita con il silenzio e il rimorso, la vergogna e tutto il resto. Prende il microfono e sputa fuori: «Mi davano del povero perché usavo la tuta e non i vestiti firmati come loro. Mi facevano sentire una nullità. Uno sfigato. Ho provato a dirlo ai prof, ma loro se ne fregavano. Anzi, alla fine magari mi mettevano pure in punizione. Ecco, l´ho detto». Quando finisce Giovanni, partono gli applausi. Tre minuti di applausi e urla di incoraggiamento e "bravo" e "forza Giova". E´ la storia del giorno in questa scuola del centro di Firenze gestita dai Salesiani e frequentata da circa 500 ragazzini tra scuole medie inferiori, liceo classico e scientifico. Ieri c´era il convegno sul bullismo organizzato da Don Franco, Don Mirco e Eleonora Frescobaldi - madre di tre figli e promotrice della campagna Stop al Bullo - in collaborazione con la questura di Firenze, la Fiorentina calcio e il QN. E la star non doveva essere certo Giovanni. Tutti aspettavano Martin Jorgensen. Il danese dagli occhi di ghiaccio che giocava attaccante ma a trentatré anni nella Fiorentina ha imparato a fare il difensore. Quello "serio", quello che Prandelli cita sempre come esempio di impegno e dedizione e che era stato invitato a portare la sua esperienza. Ma Jorgensen arriva in enorme ritardo, a mezzogiorno passato. Quando Giovanni ha già dato il suo meglio. Il vicequestore aggiunto Luca Gorrone prova a spiegare cosa può fare uno "sbirro" per combattere il bullismo, il questore Francesco Tagliente aggiunge che «non sono solo la famiglia e la scuola a poter aiutare le vittime». Jorgensen, quando arriva, paragona la vita di "classe" con quella dello spogliatoio: «Chi è in difficoltà va aiutato, non certo emarginato o preso di mira. Se qualcuno attacca uno dei miei compagni, tutta la squadra gli fa quadrato intorno. Solo con il gruppo si vince», ricorda. Niente in confronto a Giovanni, che ha un lieve difetto fisico e forse anche per questo era preso di mira. Ora fa la prima B dello scientifico. Ha un ciuffo che sembra Liam degli Oasis, le sopracciglia folte e nere e la voce grossa e ruvida di un quindicenne. Porta ancora il tutone bello largo. Ma da ieri ha confessato: e ora si sente un po´ meno sfigato.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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[FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO «Questo è solo l'inizio». «La protesta non finisce certo oggi». «Berlusconi ha le televisioni con gli spot in cui la riforma della scuola appare splendida, ma noi abbiamo internet per collegarci e informarci». Sono esempi dell'umore che ieri dominava tra insegnanti, genitori e studenti in piazza. L'immenso corteo degli ottantamila nel centro di Torino (per Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda centomila) è stato vissuto non come l'ultima fiammata di un mese e mezzo di mobilitazione, ma come risposta tangibile alla legge Gelmini e ai tagli che incombono su scuole e atenei. In piazza Arbarello, dove non si sono concentrati solo gli studenti, ma anche numerosi gruppi di mamme, maestre e bambini in un inedito mix di età diverse, Cristina Ferrando, insegnante dell'elementare Cena diceva ciò che poi moltissimi hanno ripetuto: «Guardiamo al referendum, alla verifica della costituzionalità delle norme, e a questo straordinario movimento nato alle elementari e che poi si è esteso alle superiori». E la collega Nadia Fusco: «Da noi continuano i contatti con i genitori tanto che nella circoscrizione 6 sta nascendo un coordinamento tra scuole». Da mamma di adolescenti, poi: «La cosa più importante è che si stanno risvegliando le coscienze dei ragazzi». La testa del corteo, dove gli studenti più impegnati nell'organizzazione hanno sistemato alcune scolaresche di bambini per proteggerle dalla calca, è già in via Pietro Micca, quando Stefania, insegnante della media Lessona di Venaria è ancora ferma con i colleghi sotto gli alberi con un enorme striscione che ricorda Don Milani: «Fare parti eguali tra diseguali è la cosa più ingiusta del mondo». Da rsu dice: «Il sindacato sta predisponendo un piano dettagliato di interventi. La partecipazione e l'interesse delle famiglie sono andate crescendo e la mobilitazione va avanti. Bisognerà studiare i regolamenti applicativi...». I liceali del Des Ambrois di Olux sono scesi a Torino in massa. «Per molti è la prima volta che veniamo a Torino a manifestare. Da noi si comincia a occupare la prossima settimana», spiegano Federica, Alessia e Martina accanto al cartello «Noi continuiamo a lottare». Anna Conti, docente dell'Itis Avogadro è in piazza con un gran numero di colleghi e studenti. «Abbiamo costituito un Comitato in difesa della scuola pubblica», annuncia. Gli studenti Daniele Bertin e Marco Tresso: «Oggi la scuola è praticamente vuota, siamo venuti qui in massa. Ieri abbiamo fatto un'assemblea d'istituto con tutti i ragazzi: erano anni che non capitava. Andremo avanti in modo pacifico». Simone dello scientifico Curie di Pinerolo dice che il blog occupazionemariecurie.blogspot.com «racconta e racconterà la protesta». Franco Orsini, docente dello Steiner, parla di «un'assemblea con 150 genitori, una cosa mai vista in una scuola di Porta Palazzo». E anche al Grassi, l'istituto dei tecnici aeronautici che ieri inalberava «Gelmini non tagliarci le ali», le famiglie sono molto coinvolte. In via Roma, Patrizia Bertolino maestra della scuola materna di Trofarello (a rischio perché sottodimensionata) conferma: «Per la prima volta tutte le componenti della scuola sono insieme in una protesta che non finirà: internet ci aiuta a informarci e a collegarci». In piazza Castello, Rachela Baroni, maestra (e mamma di tre bimbi) è con un bel gruppo di colleghi, genitori e bambini dell'elementare D'Azeglio, chiusa come la stragrande maggioranza delle scuole. «Siamo preoccupati - dice - perché non passa il dato che il tempo pieno non sarà potenziato, ma diventerà a pagamento. Con l'approvazione della legge non è cambiato niente: andremo avanti nella protesta con costanza e uniti». Passano il Botta e il Gramsci di Ivrea con «Noi pensiamo quindi votiamo». «È una grande dimostrazione di civiltà e democrazia», dice risalendo via Po il consigliere regionale Udc Deodato Scanderebech. L'assessore alla Cultura Gianni Oliva, preside per una vita, è al corteo con i figli. «Ho incontrato moltissimi miei ex docenti che non si erano mai schierati... Questa manifestazione deve tradursi in azioni politiche. No, la mobilitazione non finisce oggi». ALTRE FOTO E VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE SU www.lastampa.it/torino
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da "Trentino"
del 31-10-2008)
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Ancora soldi ai politici: Ancora soldi ai politici: una vergogna senza fine Leggo sul Trentino il 25 ottobre: "Grazie allo spostamento del voto, causato dalla presentazione di una lista, priva di firme i consiglieri e assessori uscenti provinciali prenderanno l'indennità per altri 15 giorni, 3350 euro netti per un consigliere semplice": non voglio commentare se non con una semplice parola, vergogna! Questo è uno schiaffo a lavoratori e pensionati. Si capisce tutta questa corsa per accaparrarsi uno scranno in provincia e lo spreco di santini che riempiono le nostre bussole delle lettere, dandoci un lavoro in più per la differenziata. E sono santini di politici che magari hanno fatto due o più legislature. Ma cosa volete ancora non vi viene il rossore in viso per questo disprezzo che avete per la gente! Ai nuovi eletti, che speriamo giovani e pieni d'entusiasmo viene solo da dire: datevi da fare, togliete questi privilegi medioevali, impegnatevi per il bene del nostro Trentino. Non sommate stipendi di professionisti a quelli vergognosi di politici. Scegliete fra l'una o l'altro. Ormai il vaso è pieno e potrebbe traboccare, rendendo il tutto incontrollabile. Abbiate comunque sempre avanti agli occhi lo stipendio di un lavoratore e la pensione di un vecchio che ha lavorato una vita. Tullio Dell'Eva ROVERETO Credetemi: una faticaccia fare il candidato Esser candidati no l'è bel migia e credeme putei, l'è ancia fadigia! L'è na gran corsa a zerciar voti, a zirar per cianeve e salotti. Bisogna nar al comizi 'n piazza, a far promesse de ogni razza. Fermarse con tuti a parlar volintera e strenzer man dala matina ala sera. E savesso che difizil, beata corona: arivar davanti e zapar na poltrona! Chi nessun gia la strada splanada, deventar consiglieri l'è'na sudada! Ge sta un che a dar for "santini" gè vegnù l'artrite e i diavolini. Naoter enveze 'l zirava'n tei bar e pozà al banco'l seitava a pagiar... L'è arivà ultim dela so lista, l'è deventà mezz alcolista! E pezi ancora che "magna mosa" che gia zontà i voti e ancia la sposa. Adess tocia a mi no mandame'n rovina: demel sto voto, na volta en gabina! Appena eletto me don subito da far gè'n muzo de robe che voi comodar: i amizi, i parenti, e ancia i so fioi, e dopo ste attemti, che "sistemi" ancia voi! Ernesto Paternoster TRENTO Mia nipote tornata dal Brasile per (non) votare Leggo oggi a pag.17 la lagnanza di Lucio La Verde l rinvio delle elezioni; ma c'è di peggio! Mia nipote, Valentina Zanolli, che per lavoro risiede in Brasile, usufruendo delle agevolazioni per gli emigranti, è rientrata per poter votare domenica scorsa. Solo quando era già quì le è stato detto che le elezioni erano state rinviate di 15 giorni. Non potendo rimanere ulteriormente a Riva del Garda ieri se ne è rientrata in Brasile (non dopo aver ricevuto in ccontanti dall'apposito ufficio comunale il corrispettivo della metà del costo del viaggio) e non può certo trovare altro spazio per tornare un'altra volta per la data fissata. Mi chiedo, visto che c'era in ballo una causa con previsti ricorsi, non si poteva attendere prima di invitare gli emigranti a tornare per il voto e sperperare inutilmente denaro pubblico? O, meglioancora, perchè non invitarli a votare presso un nostro Consolato all'estero, come fanno gli stranieri? Ciao e saluti a tutti i colleghi Giancarlo Angelini RIVA DEL GARDA La scuola della Gelmini è la scuola senza futuro Questa scuola voluta dalla Gelmini e da Berlusconi è una scuola senza futuro. Ma soprattutto è un futuro senza risorse, perché è la scuola che costruisce le risorse del futuro. Certo, i grembiulini possono servire a ridare un po' di disciplina, assieme al voto in condotta. Certo, il voto in numeri può dare più chiarezza, anche se è nuda sentenza. Ma il facile taglio di insegnanti giocato sulla figura del maestro unico, nella scuola che meglio stava rispetto agli standard europei (cioè quella elementare), beh, quella è una fesseria. Marco Ambrosi *** Tutte le lettere, anche quelle spedite attraverso la posta elettronica, devono contenere le generalità esatte di chi scrive. In caso contrario saranno cestinate. Si invitano i lettori a inviare interventi brevi, non superiori alle 30 righe, altrimenti la redazione si riserva il diritto di intervenire.
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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PROVINCIA pag. 23 «Sotto il grembiule niente» Molinella, alunni e insegnanti in corteo di MATTEO RADOGNA ? MOLINELLA ? «SOTTO IL GREMBIULE niente». E? uno degli slogan di genitori, alunni e insegnanti dell?istituto comprensivo di Molinella che ieri hanno sfilato davanti al polo scolastico contro la legge Gelmini. Il corteo successivamente si è diretto in via Mazzini dove si stava svolgendo il mercato infrasettimanale. Qui insegnanti e genitori hanno distribuito dei volantini informativi. La protesta, poi, si è conclusa davanti al municipio, in piazza Anselmo Martoni. Ieri a Molinella due plessi erano completamente chiusi, quelli di San Pietro Capofiume e Marmorta, e negli altri c?erano appena quattro insegnanti e non più di dieci alunni. Davanti ai cancelli del polo scolastico campeggiavano decine di striscioni e cartelli: «Contro la scuola dell?indecenza ora e sempre resistenza», «Riforma? Sì, ma a favore dei nostri bimbi», «Gelmini sarta subito» e ancora «Stanno assassinando la scuola primaria, difendiamola». UN INSEGNANTE ha sottolineato che «con il ritorno al maestro unico, dopo 35 anni di servizio e a due anni dalla pensione, sono costretta a frequentare un corso di inglese di 150 ore. Non solo, adesso che sono specializzata in italiano, dovrò anche rispolverare la matematica che non insegno più dal 1985. E? serietà questa?». Le fa eco un genitore: «Il maestro unico dovrà insegnare a 30 bambini della scuola d?infanzia visto che le scuole con meno di 50 alunni verranno chiuse. Una sorte che probabilmente toccherà anche al plesso di Selva Malvezzi. Senza contare che dopo l?orario scolastico, dalle 8,30 alle 13, non sappiamo che fine faranno i nostri figli. La Gelmini ha detto che il tempo pieno verrà assicurato, ma non l?ha scritto sulla riforma. E i laboratori? Che fine faranno?». MERCOLEDÌ 5 novembre si svolgerà un?assemblea nell?aula magna del polo scolastico per riflettere sulla riforma. Sono stati inviatati gli esperti e il Comune. Marisa Succi, insegnante, rincara la dose: «A Molinella esiste da sempre il tempo pieno. Quest?anno c?è la richiesta addirittura per una doppia sezione. Quindi, è un servizio assolutamente necessario per i genitori. Per una scuola di qualità il tempo pieno è una priorità. Come faranno gli enti locali ad assicurarlo. Non è un caso che l?associazione dei Comuni, l?Anci, sta protestando contro la riforma. A Molinella, inoltre, rischia la soppressione anche uno degli istituti superiori». Image: 20081031/foto/1034.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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PROVINCIA pag. 23 «Le nostre maestre sono uniche» E Castenaso va in piazza ? CASTENASO ? ?LE NOSTRE maestre sono già uniche?. Anche Castenaso si mobilita contro la riforma della scuola. Insegnanti, genitori e bambini delle otto scuole dell?istituto comprensivo hanno gremito piazza Zappelloni, dal tardo pomeriggio di ieri, illuminandola con fiaccole e candele. Diversi gli striscioni esposti: ?No ai tagli all?istruzione?, ?Fermatevi, la scuola italiana deve vivere?. «La scuola non si tocca ? il coro all?unisono dei partecipanti ?. Come si pensa di avere la stessa qualità di istruzione applicando tagli indiscriminati? Quale realtà scolastica conosce questo Stato e perché non offrire le stesse opportunità di istruzione a tutti?». Il movimento nato a Castenaso, composto da genitori e insegnanti «è assolutamente apartitico», hanno precisato i promotori. Anche il sindaco, Mariagrazia Baruffladi, ha assistito alla manifestazione, proseguita durata la serata con un presidio. «Già a settembre, ben lontani dalla riforma andata in porto adesso ? assicura il sindaco ? il consiglio comunale aveva approvato un ordine del giorno in cui esprimeva preoccupazione per i tagli». Intanto è stato rimosso il cartello anonimo anti-Gelmini, comparso nei giorni scorsi davanti alla scuola Nasicae, per il quale il consigliere di An, Andrea Castelli, ha annunciato una denuncia contro ignoti. l. p.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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«Sono le iscrizioni di gennaio e prima ancora gli incontri che a partire dalle prossime settimane dovremo organizzare per i genitori che devono iscrivere i bambini in prima elementare a preoccuparmi. Questo è davvero il primo problema della riforma Gelmini». Renata Campini, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo di San Maurizio Canavese, non ha plessi con pochi alunni, non teme chiusure. «La mia è una scuola affollata. Ma questo non mi mette meno in crisi». La direttrice Campini era in sciopero ieri perché era il giorno di mobilitazione della sua categoria per il contratto. Ma era in piazza, come il preside dell'Itis Grassi Pietro Bovaro o Maria Luisa Mattiuzzo del comprensivo Padre Gemelli e molti altri suoi colleghi dell'obbligo e delle superiori, «perché questo governo mette in difficoltà la scuola». La dirigente attacca: «Qualsiasi modello di istruzione si voglia adottare, è necessario che esca da un confronto, che sia condiviso. E su questo modello la prima preoccupazione dovrebbe essere formare gli insegnanti». Ma il dirigente deve comunque guidare la sua scuola secondo le norme in vigore. E oggi è il vuoto a preoccupare. «Non è detto che i decreti attuativi della legge - dice Renata Campini - abbiano tempi brevi. Alle mamme di San Maurizio che domani verranno in cerca di informazioni, cosa dirò? Come si riorganizzerà la scuola con il maestro unico?». \
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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[FIRMA]LUCIANO BORGHESAN Mentre il corteo sfilava, Anna Maria Poggi teneva lezione a trecento studenti di Scienze della Formazione. «Sono contro i provvedimenti del governo - dice la preside della facoltà -, ma non sono d'accordo con la messa a ferro e fuoco dell'università. Meglio una settimana di protesta vera che dar luogo a dimostrazioni ad oltranza. Non si sa dove portano». La docente ha insegnato dalle 8,30 alle 10. Tutto bene finché «un gruppo di ragazzi - racconta - ha occupato un'aula e ha spaccato gli estintori, non si può tacere di fronte ad atti vandalici che distruggono il bene di tutti. A che cosa servono poi?». Comportamenti come questi, aggiunge, vanno subito condannati dalla larghissima parte che manifesta correttamente nei contenuti che esprime e nel metodo. Poggi condanna anche gli insulti che una marginalissima parte del corteo (verso il fondo, composta da alcune decine di ragazzi/e di istituti professionali) ha rivolto al ministro Gelmini. Quali insulti? Quelli che si possono immaginare nei confronti di una donna e che non sempre, in questo caso, fanno rima con il cognome. «Gravissimo! - commenta la preside -. Una contraddizione perché il corteo chiede al governo di garantire qualità alla scuola: chi si batte per una migliore educazione non può farlo da maleducato. E' un danno anche nei confronti di chi partecipa in modo costruttivo alla protesta, e nel corteo c'erano mamme e bambini, cittadini che assistevano». Infine, Poggi condanna gli insulti alla donna Gelmini, oltreché ministro: «Se fosse stato un uomo, ci sarebbero state quelle ingiurie?». Gian Luigi Beccaria, invece, ha partecipato al corteo. Il docente di Storia della lingua italiana e già autore della popolare trasmissione Rai «Parola mia», descrive una manifestazione «serena, allegra, partecipata». Degli insulti non si preoccupa: «Il fatto è di per sé condannabile, ma è irrilevante. C'erano presidi, professori, maestri, tanti ragazzi, anche bambini, c'erano anche pochi maleducati... nel mondo è così, e succede di peggio». Bisogna far finta di niente? «Io ignorerei la macchiolina - risponde Beccaria -, in una massa tanto grande c'è sempre qualcuno che stona».
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 10 Il prof «mosca bianca»: sì, sono proteste eccessive CATTEDRATICO A 32 ANNI, NON SCIOPERA ? BOLOGNA ? HA INTRAPRESO un percorso atipico rispetto alla maggior parte dei suoi colleghi universitari: carriera post laurea all?estero, poi rientro in Italia. E, a 32 anni, è diventato professore associato: Simone Ferriani insegna Economia e gestione d?impresa all?università di Bologna (dove ha conseguito la laurea) e si può definire «una mosca bianca» nel panorama universitario italiano dove gli under 40 (ricercatori e docenti) sono una rarità. Infatti, l?età media di un ricercatore ? secondo dati del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario relativi a dicembre 2006 ? è di 44.9 anni, di 52.1 per un professore associato e di 58.7 per un ordinario. Ferriani, classe ?74 bolognese (diplomato al liceo scientifico Righi), pur riconoscendo la necessità di cambiare molti aspetti dell?università italiana, definisce «eccessive» le proteste di piazza di studenti, ricercatori, docenti e denuncia il clima di «confusione» che accomuna scuola (il decreto 137) ad istruzione universitaria. «LE RISPOSTE ? ha spiegato ? non si trovano con picchetti e mobilitazioni soprattutto quando la riforma dell?università non è stata ancora definita dal ministro Gelmini». Secondo il giovane professore si può parlare di un errore di comunicazione del governo che ha portato a dare rilievo prima ai tagli (peraltro «condivisibili» in un?ottica di razionalizzazione delle risorse per premiare il merito e gli atenei più virtuosi) rispetto alla riforma. Ferriani approva le linee guida del ministro Gelmini sull?università: «valorizzare i risultati della ricerca, meritocrazia, controllo, vincolo dei finanziamenti statali ai risultati e alla didattica dei vari atenei». Insomma «chi non condivide questi principi ? ha sottolineato il docente ? rischia di conservare lo status quo e continuare nella logica di sprechi di risorse e di baronato». Secondo il professore di economia «sarebbe importante più che lamentarsi» per la carenza di fondi pubblici utilizzare il mercato internazionale per trovare finanziamenti aggiuntivi seguendo una linea di imprenditorialità. «Valorizzare i migliori, i più adattabili come disse Darwin»: ecco il motto di Ferriani che, dopo il dottorato presso la facoltà di Economia di Bologna, ha vinto una prestigiosa borsa di studio dell?Unione europea per l?università di Cambridge e per la City University di Londra. «Un cervello», dunque, con una solida esperienza internazionale (ha studiato anche all?università della Pennsylvania) tornato nella sua Bologna, dopo aver vinto il concorso da ricercatore all?inizio del 2006 e da professore associato nell?ottobre dello stesso anno. Qual è il segreto per riuscire a rientrare nel proprio paese? «Intanto mantenere i rapporti con il gruppo in Italia ? conclude Ferriani ? poi essere disposti ad accettare retribuzioni minori rispetto alle università estere.
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 11 CORTEO Sindacato in piazza La sorella del ministro prende l?aspettativa ? BRESCIA ? HANNO scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell?istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare il clamore che si è scatenato attorno al caso delle due sorelle. Nella giornata della mobilitazione nazionale contro la scuola, l?attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel bresciano: la ?Canossi?, dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli di immigrati in classe sono anche il 40 per cento. Ieri è rimasta aperta solo dalle 8,10 alle 12,10. «La signora Gelmini ? ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale di Brescia della Cgil scuola di ritorno dalla manifestazione di Roma ? aveva già deciso di assentarsi da scuola per ragioni familiari. Ha chiesto l?aspettativa non retribuita per far sì che su quest?assenza non si speculasse». Ma la mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero ha provocato alcune reazioni critiche da parte di iscritti alla Cgil.
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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MILANO ATTUALITA' pag. 2 Rabbia e sfottò, sfila la protesta In decine di migliaia contro la Gelmini. Tensione fra centri sociali e giovani neo-fascisti di ENRICO FOVANNA ? MILANO ? OLTRE CENTOMILA per gli organizzatori, ventimila secondo la Questura. Una folla di studenti di ogni età, insegnanti e genitori ha partecipato ieri al corteo, partito alle 10 da Largo Cairoli e collegato allo sciopero generale della scuola, indetto dai sindacati di settore contro il decreto Gelmini, che ha introdotto la riforma sulla scuola. Un lungo serpente di musica diffusa con gli altoparlanti, striscioni e colori, con qualche isolato momento di tensione. Ma per la quasi totalità dei presenti si è trattato di una manifestazione di dissenso pacifica e ordinata, ben lontana dai toni dagli anni ?70. Alla partenza da largo Cairoli il corteo ha riempito l?intera carreggiata ed è risultato difficile anche imboccare le vie circostanti, tanto che la testa del serpentone, tenuta da Rete Scuole, si è dovuta spostare fino all?incrocio tra via Cusani e via Broletto per far spazio. Nel gruppo, tutti i diversi soggetti interessati dalla riforma: genitori, insegnanti e alunni Rete Scuole, studenti di superiori e università e sindacati per diverse migliaia di presenti. Lo striscione scelto per aprire il corteo era di Rete Scuole e recitava: «Scuola pubblica a rischio di estinzione. Proteggiamola». Tra gli sfottò, anche uno sfoggiato dagli studenti superiori con il disegno di una bottiglia con la foto del ministro dell?istruzione, Maria Stella Gelmini, sull?etichetta con a fianco la scritta: «Rimedio enterogelmini, attenzione: non somministrare in età scolastica». Gli studenti e i docenti del liceo artistico di Brera hanno scelto invece di sfilare travestiti da clown e giocolieri, con la punta del naso dipinta di rosso e qualche traccia di trucco sul viso, mentre alcuni genitori e insegnanti indossavano il cappello da asino. Tra gli altri striscioni, un?infinità di slogan, dai più creativi ai più arrabbiati. Dal «No alle classi ghetto», riferito in realtà alla proposta della Lega per le classi separate di immigrati, a «L?onda è anomala, imprevedibile, antirazzista. Blocca tutto, occupa subito finché il decreto sarà ritirato. Ma anche: «Gelmini informati», sempre degli studenti superiori, e «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini», «Fra la scuola e la Gelmini non c?è chimica» e «Madre di insegnante precario prossimamente a carico». DAVANTI agli studenti delle superiori, alcuni giovani del centro sociale Cantiere, che avevano dedicato la manifestazione ad Abba, il giovane di colore ucciso da due baristi qualche settimana fa. Non sono poi mancati i toni di protesta e gli slogan anche contro «i neonazisti», con riferimento agli scontri della vigilia a Roma tra studenti del Blocco studentesco (estrema destra) e centri sociali,dove sono spuntate spranghe tricolori. Quando, attorno alle 12, piazza Duomo appariva ormai gremita, la coda del corteo stava ancora percorrendo il tratto compreso tra via Verdi, piazza Scala e via Larga. Una volta giunto in piazza Duomo, dal corteo si sono sganciati gli studenti di superiori e università che, senza incidenti, si sono diretti verso piazza Affari, dove hanno organizzato un sit-in di protesta con un?assemblea aperta davanti al palazzo della Borsa. Qui il primo «incidente». Un gruppo di autonomi si è staccato dall?assemblea e ha bloccato via Torino con un cavo d?acciaio, tirato da parte a parte, bloccando due tram e il traffico per qualche minuto. Un gesto dal quale gli organizzatori della protesta contro il decreto 133 hanno preso subito le distanze, dichiarandolo estraneo alla manifestazione. Un altro episodio di tensione è avvenuto in piazza Duomo, quando due 17enni con simboli fascisti su giubbotti e cappellini sono arrivati alle mani all?arrivo del corteo degli studenti con 4-5 ragazzi del centro sociale ?Cantiere?. Nella collutazione è spuntato anche un coltello e il proprietario, uno dei due 17enni di destra, è stato indagato per possesso di arma da taglio e condotto insieme all?altro al commissariato Centro. In piazzale Cadorna, infine, sempre al di fuori del corteo alcuni studenti hanno cercato senza successo di forzare il blocco degli agenti, che presidiavano l?ingresso della stazione. Secondo l?Ufficio Scolastico provinciale, ha scioperato ieri il 70,6% dei docenti, il 54,2% dei non docenti, il 48% dei dirigenti e in media il 66% del personale.
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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MILANO ATTUALITA' pag. 2 Ragazzi e prof in moto perpetuo da una riforma all?altra E il balletto potrebbe continuare Tutti in piazza contro la Gelmini. E? un destino dei titolari della Pubblica istruzione raccogliere proteste e contestazioni. Succedeva più di vent?anni fa con la Falcucci, è successo via via con gli altri ministri, succede con la Gelmini. E ieri per la prima volta a Milano si è vista una vera mobilitazione di massa, con un corteo di migliaia di persone fra insegnanti, genitori e ragazzi. Per la prima volta dopo giornate in cui - al di là del ?rumore? provocato da blocchi stradali e piccole scaramucce - cortei e manifestazioni avevano coinvolto soltanto qualche centinaio di studenti. Dunque la protesta c?è, ma, come sempre in questi casi, dà un po? l?impressione delle inutili lamentele di certi calciatori dopo che l?arbitro ha fischiato un rigore. Si agitano, si strappano i capelli, invocano l?intervento del guardalinee, ma sanno già che la loro esibizione è senza speranza: il rigore ormai è decretato e non saranno certo loro a far cambiare idea all?arbitro. E così è per il decreto: ormai è legge e non saranno le manifestazioni a farla revocare. Resta - l?ha detto Veltroni - la strada del referendum: l?ultima possibilità di appello. Poi, se anche questa non andrà a buon fine, il Centrosinistra potrà sempre contare sulla via delle urne. Se il Pd e i suoi futuri alleati vinceranno le prossime elezioni, potranno riportare tutto al punto di partenza: tre maestri, giudizi invece dei voti, niente voto di condotta e via ripristinando. E il mondo della scuola (insegnanti e alunni in prima fila) continuerà nel suo moto perpetuo: da un formula all?altra, da un sistema all?altro, modificando ritmi, abitudini e norme al cambiare dei governi. Perché l?idea di una riorganizzazione complessiva, condivisa (o almeno sopportata) da entrambi gli schieramenti, non è passata per la testa di nessuno: né oggi, né ieri. Eppure sarebbe servita a dare stabilità a quello che tutti i governi, di ogni colore, insistono a definire «struttura fondamentale della vita del Paese». Salvo poi dare il via (e non certo da oggi) ai tagli.
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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MILANO ATTUALITA' pag. 2 E alla Statale va in scena la «controprotesta» Studenti del PdL presentano le loro proposte ? MILANO ? NEL GIORNO della manifestazione fiume contro la riforma Gelmini, è stata l?Università Statale il territorio della controprotesta, quella degli studenti di centrodestra che sostenevano il ministro, contestando di fatto i contestatori. Un gazebo del PdL, con le bandiere «Berlusconi presidente», è stato installato fin dalla prima mattinata fuori dall?ingresso dell?ateneo, nell?angolo di fronte alla libreria Scientifica, guardato a vista dagli agenti del reparto celere e dai carabinieri in tenuta antisommossa. Il rischio di incidenti era infatti molto alto, ma è stato scongiurato, anche al passaggio del corteo davanti all?Università, dal senso di responsabilità degli organizzatori e dall?azione delle forze dell?ordine, che ha scoraggiato eventuali facinorosi. Un secondo momento di contro-manifestazione è stato organizzato dagli studenti di «Azione universitaria - Movimento della libertà», che fanno sempre capo al PdL. Una trentina di ragazzi che, muniti di bandiere tricolore, sono entrati sotto i portici dell?ateneo, scandendo lo slogan «Valori, merito, libertà». «DAPPRIMA - spiega il presidente di Azione Universitaria, Carlo Armeni, 23 anni, membro anche del Senato accademico - abbiamo cercato di raggiungere l?ufficio del Rettore. Il nostro scopo era di farci ricevere e di consegnare un testo con le nostre richieste. Ma lui non c?era e siamo stati ricevuti dal direttore amministrativo». Le richieste degli studenti di centrodestra erano state formulate dopo un?assemblea, tenutasi alla Statale il 27 ottobre e si riassumono in una serie di punti: riduzione e razionalizzazione dei corsi di laurea, riforma del 3+2, graduatorie tra atenei per punire gli spreconi e premiare i virtuosi, disponibilità delle risorse economiche liberate per gli alloggi degli studenti, regole certe per monitorare l?attività didattica, controllo delle assenze per i docenti, un miglior rapporto degli atenei con le imprese, per favorire l?accesso al lavoro dei neolaureati e abolizione legale del titolo di studio per favorire una selezione in base alle reali competenze acquisite. E.F
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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MILANO ATTUALITA' pag. 2 Prima delle 10 i sindacati riuniscono i manifestanti e il «serpentone» inizia a sfilare tr... Prima delle 10 i sindacati riuniscono i manifestanti e il «serpentone» inizia a sfilare tra musiche, slogan e cartelli di contestazione al decreto Gelmini
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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[FIRMA]ALESSANDRO PERISSINOTTO Centomila secondo gli organizzatori, sessantamila secondo la questura: diciamo che in piazza siamo ottantamila. Un fiume in piena, altro che onda anomala! Ottantamila. Nel 1980 a sfilare furono la metà e cambiarono le sorti di Torino; chissà se i manifestanti di oggi riusciranno almeno a creare qualche apertura al dialogo. Certo, i colletti bianchi di allora hanno poco a che spartire con la moltitudine di oggi, ma un punto in comune c'è: fino al giorno prima erano maggioranza silenziosa. È su questo punto che occorre essere chiari. Mi guardo intorno e, a parte qualche decina di persone intorno ai furgoni che mandano musica, non scorgo nessuno dei «professionisti» delle manifestazioni, nessun contestatore di provata esperienza: c'è gente normale, studenti, maestre, mamme, anziani, gente che ha deciso di interrompere il silenzio, perché tacere in certe circostanze è troppo pericoloso. Uno dei primi slogan che vengono scanditi: «Se il Poli scende in piazza l'avete fatta grossa». È una frase ingenerosa, che non tiene conto del grande dibattito che si è sviluppato in questi anni al Politecnico di Torino; e tuttavia ci dice quanto sia ampio il fronte della protesta: non solo gli umanisti, tradizionalmente più «politicizzati», ma anche gli ingegneri e gli architetti. E poi gli studenti di economia, di medicina, di giurisprudenza, di facoltà che, nell'ambigua geopolitica universitaria, non hanno una storia «rossa». Ma oggi, nell'opposizione di piazza al governo di destra, c'è poco di «rosso»: una studentessa brandisce un vecchio megafono che sulla tromba porta ancora, mezzo strappato, un adesivo con la falce e martello: «Vota PCI». Le chiedo da dove venga: «Era di mio padre, è andato a cercarlo ieri in cantina». Poi riprende a gridare incitando i compagni ad affrancarsi dai partiti e ad esprimersi in prima persona. Chissà se il papà è d'accordo? Forse sì: non è antipolitica, è partecipazione. La retorica vorrebbe che definissi la manifestazione di insegnanti e studenti come una grande festa, allegra e colorata, ma non è così. Nessuno ha voglia di festeggiare o di ridere. Sì, ogni tanto parte il solito refrain, «Chi non salta è la Gelmini», e allora tutti procediamo a balzelloni, oppure dalle finestre si affaccia qualcuno che saluta in segno di solidarietà, e tutti si applaude. Ma sono istanti di ilarità smorzata, di allegria da clown con la lacrima dipinta sul cerone. La stessa allegria spenta che ti trasmettono gli slogan, anche i più divertenti. «Berlusconi, i capelli li devi alla ricerca». È scritto col pennarello su un pezzo di cartone e dopo un attimo diventa un coro. Fa ridere, ma sono risate amare; fa ridere il fatto che uno dei premier più ostili alla ricerca scientifica ne goda i frutti in modo così esibito, fa piangere il fatto che quello sia l'unico sistema per mettergli in testa la ricerca. E sempre in tema di ricerca, un ragazzo, probabilmente un dottorando, si è attaccato sullo zainetto un foglio che recita: «In questo paese ci sono più opportunità per un ricercato che per un ricercatore». Il gioco di parole è simpatico, ma subito penso alle periferie napoletane nelle descrizioni di Saviano, penso ai ragazzini che eleggono a modello i camorristi, che innalzano altari a baby-rapinatori. Non so se un ricercato ha più opportunità, ma sicuramente, in certe parti d'Italia, ha più appeal di uno che studia; così come ha più appeal un «tronista» o un bamboccio del Grande Fratello. La forza di un modello è legata al suo prestigio sociale: se un ricercatore può essere irriso con un lavoro precario e sottopagato, se un docente o un magistrato può essere sbeffeggiato dai giornali e dai politici, ha sicuramente più prestigio un camorrista o una velina. Lo studio non paga: se sei una pin-up, senza studiare puoi diventare un serio ministro, se invece sei una seria professoressa, puoi studiare quanto vuoi, ma non diventi una pin-up. «Chi non salta è la Gelmini, Chi non salta è la Gelmini. ». Ma guarda se a quarantaquattro anni, con una laurea, una scuola di specializzazione in Francia, un dottorato di ricerca e una sessantina di pubblicazioni devo stare qui, in via Cernaia, nella prima mattina un po' fresca dell'autunno, a saltare come un ragazzino per poter continuare a insegnare in un'università pubblica! Piazza Arbarello, via Cernaia, via Pietro Micca, piazza Castello, via Po, piazza Vittorio: il fiume di gente le ha allagate tutte; mi verrebbe voglia di salire, citofonare a qualcuno che abita lì e chiedere: «Scusi, mi fa salire? Vorrei guardare dall'alto questa meraviglia». Non mi piacciono le manifestazioni, ma questa è una meraviglia. Nel gruppo degli studenti del Politecnico, sento un ragazzo dall'accento meridionale chiedere a un compagno: «Ma da voi, a Torino, è sempre così?». No, non è sempre così, sono anni che non si vedeva un corteo tanto lungo. E intanto sfilano nuove immagini di trista allegria: su alcune decine di fogli A4, le stampanti a colori hanno impresso, come in un santino, il volto della Gelmini, orante e illuminato da un'aureola; sotto, la scritta è impietosa: «Beata Ignoranza». Altra risata amara: beata ignoranza di un ministro dell'Istruzione che non sa come si pronunci la parola «egida» e che non ha il coraggio di imporre a chi le scrive i discorsi di non usare parole difficili; ma anche la beata ignoranza in cui cresceranno le generazioni della riforma Gelmini. «L'istruzione costa, l'ignoranza costa di più», campeggia sullo striscione degli studenti di Scienze sociali, mentre quelli di Economia scandiscono: «Siamo studenti, non siamo costi, siamo investimenti». Disinvestire sulla formazione significa perdere di competitività, significa risparmiare dieci e perdere mille in un futuro molto prossimo. E mi sorprende che a preoccuparsi del futuro, più che i giovani ministri del governo Berlusconi, sia un anziano signore, un nonno che regge un cartello in difesa del tempo pieno: ma il futuro è di tutti, anche di chi non lo vedrà. Dai pochi megafoni si annuncia la notizia: «Nelle piazze d'Italia ci sono un milione di manifestanti». Un boato, poi tutti, o quasi, tornano a casa. Oggi ci siamo fatti sentire, domani riusciremo a farci ascoltare?
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da "Giorno, Il (Milano)"
del 31-10-2008)
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MILANO ATTUALITA' pag. 3 Bovisa, lunedì «assedio culturale» alla Gelmini I COLLETTIVI ASSICURANO: NESSUNA SMOBILITAZIONE ? MILANO ? ORA L?APPUNTAMENTO, per universitari e studenti delle superiori, è lo stesso: lunedì alla Bovisa, per l?inaugurazione dell?anno accademico del Politecnico. Lì pensano di poter trovare e contestare in un colpo solo il ministro Gelmini, il presidente del Senato Schifani, Formigoni e la Moratti. Anzi, la parola d?ordine è «assedio culturale». Un appuntamento che però potrebbe saltare per l?assenza di qualcuno dei personaggi tanto attesi, a cominciare da Mariastella Gelmini. «E in questo caso - replicano gli studenti - invece che protestare festeggeremo, perché sarà la quarta volta che il ministro riununcia a un impegno per non incrociarci». Dunque la protesta non smobilita. Gli studenti assicurano che le iniziative continueranno, già da oggi, anche se molte scuole saranno chiuse per l?inizio del ?ponte? del 2 Novembre. Ieri pomeriggio - riferisce il Coordinamento dei collettivi - è partita l?occupazione del liceo Volta: «Oggi toccherà al Bottoni e le agitazioni proseguiranno la prossima settimana in molte scuole, anche in istituti che non sono ?storicamente? legati ad agitazioni e iniziative di protesta». L?idea dunque è che al Manzoni, Boccioni, Agnesi, Parini, Kandinsky, Besta, Omero, si aggiungano licei e istituti che fino ad oggi non hanno partecipato alla mobilitazione. Gli universitari invece continueranno a muoversi sul fronte delle lezioni all?aperto. Oggi pomeriggio gli studenti di Brera si ritroveranno in via Farini, davanti al Call Center della Telecom, per seguire una lezione sulla ?flessibilità?. Già dalle 9 del mattino saranno in piazza del Duomo studenti e docenti di Scienze politiche e di altre Facoltà di via Festa del Perdono per una decina di lezioni di diversi corsi di laurea. E lo stesso accadrà, sempre in mattinata, in piazza Leonardo da Vinci con gli studenti del Politecnico. Poi, lunedì, l?«assedio culturale» alla Bovisa e il 14 a Roma per la manifestazione nazionale degli universitari. Gi.Gu.
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 6 Uno, nessuno, un milione. E? la solita Manifestazione di prof, studenti e famiglie a Roma contro la Gelmini. Il Viminale: TUTTI INSIEME Tafferugli, slogan e cortei in molte città italiane. E per il 14 novembre si annunciano altre manifestazioni (Lapresse e Ansa) di ELENA G. POLIDORI ? ROMA ? ROMA ha ospitato la grande manifestazione partita da piazza della Repubblica con studenti, insegnanti, famiglie. Che intrecciandosi con gli altri cortei sparsi per Roma, alla fine ha trasformato la capitale in un unico serpentone di persone. Secondo gli organizzatori i manifestanti erano un milione, ma a sera il ministro dell?Interno, Roberto Maroni, ha smorzato gli entusiasmi dei sindacati:«Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone, purtroppo c?è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100mila persone sono comunque tante». Cifra più, cifra meno, il corteo romano contro la legge Gelmini ha avuto un epilogo movimentato, quando alcune migliaia di universitari della Statale, invece di riunirsi al serpentone principale, si sono diretti verso la sede del ministero dell?Istruzione, in viale Trastevere. Lì è stato organizzato un presidio, cui si sono uniti studenti delle scuole superiori e di altri atenei, e c?è stato un lancio di uova e fumogeni contro i poliziotti schierati. La questura ha fatto sapere che tra i manifestanti si erano infiltrati degli anarchici e sarebbero loro gli autori dell?attacco agli agenti. QUESTI non hanno reagito e, subito dopo, altri studenti hanno creato un cordone di sicurezza per evitare ulteriori tensioni. «Gelmini arrenditi, sei circondata», gridavano i manifestanti. Slogan anche contro Berlusconi e il governo. «Siamo l?onda che vi travolge», si leggeva nello striscione universitario mentre veniva scandito lo slogan «siamo tutti antifascisti».Tanti e diversi i modi di manifestare dissenso: «Giro giro tondo ? altro slogan ? casca il mondo casca la Gelmini e salviamo i bambini»; oppure «il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» e ancora «se l?istruzione vi sembra un costo provare l?ignoranza». Per l?occasione sono stati sfoggiati i noti «santini» adesivi con una nuova santa, «Beata ignoranza», con il volto del ministro Gelmini. E, come al solito, non è mancata l?ironia. «GELMINI e Carfagna, sarte subito». Alla partenza, invece, era stata tutta un?altra musica. In testa al corteo Walter Veltroni e Guglielmo Epifani. Sotto di loro lo striscione «Uniti per la scuola di tutti». E poi tante bandiere e palloncini colorati. Tanti anche gli scolari di elementari e medie. Gli organizzatori hanno spiegato che il corteo si è stato diviso in tre parti «per ragioni di spazio», a causa dell?enorme afflusso di persone: il primo, quello dei sindacati, arrivato primo in piazza del Popolo, il secondo degli universitari che ha raggiunto la sede del ministero dell?Istruzione e un terzo alla Magliana, dato che non ha potuto arrivare in centro. Alta l?adesione allo sciopero secondo i sindacati, con il 90% delle scuole pubbliche italiane chiuse. SECONDO il ministero dell?Istruzione (dati parziali rilevati alle 14.30) la partecipazione è stata del 57,1%: su 452.105 dipendenti 258.152 hanno incrociato le braccia. La manifestazione si è conclusa in piazza del Popolo con i comizi finali e le note dell?inno di Mameli: i manifestanti hanno cantato «Fratelli d?Italia» sollevando le bandiere che hanno completamente ricoperto la piazza. Intanto sono tornati liberi i due giovani fermati mercoledì per gli scontri in piazza Navona. Yassir Goretz, 33 anni, di Rifondazione, e Michele Bauml, 19 anni, di Blocco Studentesco, sono stati giudicati per direttissima. Image: 20081031/foto/632.jpg
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PRIMO PIANO pag. 8 Walter e Tonino, feeling in piazza dopo la frattura STRETTA DI MANO AL CORTEO DI ROMA L?UNIONE PROVA A RICOMPATTARSI. MALUMORI DALL?AREA CATTOLICA DEL PD ? ROMA ? «WALTEEER!». Dal corteo esce prima l?urlo e poi la faccia di Tonino che si fa strada per raggiungere Veltroni. Quando arriva, il leader del Pd circondato dai fotografi gli stringe la mano. Eccoli imortalati: Di Pietro e Veltroni. In un?altra foto: Veltroni e il segretario di Prc, Paolo Ferrero. E se le immagini ormai ?sono? la politica, ecco suggellata la svolta del Pd movimentista. Difficile scommettere sulla tenuta, viste le incertezze del suo leader nei mesi scorsi, e le perplessità manifestate da alcuni big non appena è stata lanciata l?idea del referendum sulla scuola. Massimo D?Alema l?ha accettata solo come una tattica per tenere viva la mobilitazione. Contrario è Marco Follini, come spiega nell?intervista che compare in un?altra pagina del Qn. E perplesso si è mostrato Franco Marini. Ma più per il metodo ( Veltroni lo ha deciso insieme a pochi ?eletti?) che per il merito. L?AREA cattolica del Pd, infatti, è sensibile ai richiami della Cei (e il giornale dei vescovi, l?Avvenire, non ha mostrato di apprezzare il decreto Gelmini) e alle necessità delle famiglie. E queste, come dice Pierluigi Castagnetti, «soffrono per il maestro unico e il taglio del tempo pieno». Perciò sì al referendum su questi aspetti del decreto. «La gente ci andrà con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca, non appena toccherà con mano gli effetti dei tagli». scommette l?ex ministro dell?Istruzione, Beppe Fioroni. Lui, radice «popolare» non movimentista ieri era con Veltroni alla testa del corteo antiGelmini. E c?era anche la Bindi soddisfatta, invece, del nuovo corso dato al Partito democratico dal segretario. Così come parevano apprezzare anche gli ulivisti: «Speriamo che ora il Pd raccolga le firme anche per il ?lodo Alfano?», ha commentato Arturo Parisi. E Franco Monaco ha rincarato:«Apprezziamo pure che s?investa sull?unità delle forze di opposizione, anziché rassegnarsi o addirittura applicarsi alla loro divisione». E in effetti il referendum sulla scuola sembra saldare di nuovo tutti i partiti dell?Unione. Da Rifondazione (le due, quella di Ferrero e quella di Giordano) al Pdci, ai Verdi, ai socialisti, alla Sinistra democratica. A Di Pietro. Se la saldatura tiene significherà una smentita totale della linea presa dal segretario in campagna elettorale ( soli, o «quasi»). E questo non sarà senza conseguenze. MA VELTRONI intanto guarda all?oggi.«La luna di miele del governo con il Paese è finita», dice. «L?errore più grave di Berlusconi ? aggiunge ? è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto, mentre ha chiamato in causa milioni di famiglie». E? a questa società civile che il segretario del Partito democratico guarda. Un serbatoio di possibili consensi, ammesso che riesca a tener testa alla competizione che si riscatenerà con il riaffacciarsi dell?Unione. (i.d.)
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il caso Una delibera per salvare l'istituto "Caro Ministro quella materna non si chiude" GIUSEPPE LEGATO Maurizio Tomeo sindaco di Forza Italia non ne ha fatto un problema politico «ma di qualità del servizio scolastico». E ha attaccato il ministro Maristella Gelmini, del suo stesso colore e schieramento. E già: la delibera del primo cittadino di Trofarello - che nella vita è anche un preside scolastico - ha il sapore della sfida al ministro dell'istruzione e al suo decreto di accorpamento di alcuni istituti. Quando Tomeo ha scoperto che tra le pieghe del provvedimento sulla razionalizzazione dell'impiego pubblico-scolastico sarebbe finita la sezione distaccata della «scuola materna Neirone», ha preso carta e penna e si è ribellato. «Quel distaccamento non chiuderà. Almeno non lo farò io» dice il sindaco «se il governo vuole mi mandi pure un commissario ad acta, ma quella scuola, fino a quel giorno, rimarrà aperta lì dov'è oggi». Il decreto varato dall'esecutivo Berlusconi lo scorso 7 ottobre prevede infatti l'accorpamento per tutte le sezioni distaccati di scuole autonome che contano meno di 50 studenti. Una mannaia per la borgata collinare valle Sauglio, qualche centinaio di abitanti a pochi chilometri dal centro di Trofarello che si ritroverebbe da un giorno all'altro a fare i conti con una scuola in meno e quaranta bambini da trasportare nella sede centrale. È cosi che Tomeo ha convocato la sua giunta e firmato all'unanimità la delibera con cui si rifiuta di procedere all'accorpamento. Motivo? «Chiudere quella materna significherebbe abbassare il livello complessivo dell'offerta scolastica cittadina». E ancora: «Di non trascurabile importanza sono le conseguenze comporterebbe per la cittadinanza della borgata che da un giorno all'altro dovrebbe riorganizzare uno dei punti chiave della vita delle famiglie: l'istruzione dei propri figli». Di qui il gran rifiuto. «Che in realtà - spiega Tomeo - è un documento preventivo dal momento che - entro 12 mesi - il governo darà il via libera al piano attuativo del decreto legge». Antonio Palmas, dirigente dell'istituto Neirone, plaude all'iniziativa del sindaco «che sta tutelando l'offerta scolastica». E aggiunge una motivazione di fondo che legittimerebbe la scelta di mantenere aperto quel plesso: «Se lo spirito del decreto legge è quello di contenere i costi, allora non ci siamo proprio. Basta immaginare quanti soldi dovrebbe spendere il Comune semplicemente per istituire e finanziare il trasporto pubblico di 40 bambini». E ancora: «In questa decisione del sindaco è rilevante anche la tutela delle famiglie del borgo che si troverebbero penalizzate da una chiusura. La prima struttura utile è molto lontana e fino a quando non verranno terminati i lavori alla materna "La Pace", un trasferimento dei piccoli sarebbe molto problematico».
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NOVI Mascherato da Halloween assalta la Carige Il rapinatore indossava una parrucca color zucca, cappellaccio e occhiali da sole Rapinata in stile Halloween, la filiale della banca Carige di viale Saffi a Novi per un bottino da 17 mila euro. Ieri mattina alle 11,15 un individuo mascherato da donna, indossando una parrucca rossastra (o meglio di color «zucca»), un cappello e occhiali da sole, è entrato in banca dirigendosi a uno sportello. Ha intimato al cassiere di riempire di denaro contante una busta di plastica, tenendo costantemente una mano in tasca, lasciando così intendere di avere un'arma. Il rapinatore è entrato in azione approfittando della circostanza che a poche decine di metri dall'istituto di credito, nella vicina via Girardengo, era in corso la manifestazione dei docenti contro il decreto Gelmini e nella banca c'era un solo cliente, oltre al direttore e a due impiegati. Il cassiere, temendo che il rapinatore fosse armato di pistola, senza opporre resistenza ha messo nella borsa numerose banconote di vario taglio, dopodichè il malvivente ha ringraziato ed è fuggito a piedi verso via Mazzini, dove presumibilmente c'era un'auto ad attenderlo. Poco dopo sono scattati i posti di blocco dei carabinieri, ma del rapinatore nessuna traccia.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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ANTI GELMINI. MAXI CORTEO Università, occupata anche Scienze politiche Oggi si decide allo scientifico Galilei e all'istituto Fermi [FIRMA]FRANCA NEBBIA ALESSANDRIA Anche la facoltà di Scienze politiche è stata occupata. E' accaduto alla fine del corteo anti Gelmini che ieri ha visto sfilare in città una massa considerevole di studenti degli istituti superiori (qualcuno giunto anche da Casale e Acqui) e dell'Università, inoltre docenti e ricercatori, persino qualche mamma. Gli organizzatori parlano di circa 2500 persone, le forze dell'ordine di un migliaio. Comunque, «da tempo non si vedeva in città, e per nessun altro motivo, una manifestazione così numerosa». «Noi la crisi non la paghiamo», lo slogan più ricorrente. E sull'onda della convinzione dei più che «il sapere non è in vendita» e sull'incitamento «occupiamo tutto», anche Scienze politiche ha avuto il suo striscione rosso appeso a una finestra. Dentro studenti della Facoltà e anche di Scienze Mfn, con indosso ancora il camice bianco della ricerca con cui hanno sfilato. Accanto a loro anche studenti delle superiori. Nell'aula 210 è stato dato vita a un'assemblea, mentre nell'aula accanto un docente faceva lezione. «C'è chi fa lezione, ma il nostro ateneo potrebbe chiudere!» dice il ricercatore Giorgio Barberis. «Chiediamogli il permesso di confrontarci con gli studenti» propone Davide Ferrari, da poco laureato. C'è però anche chi è contrario all'occupazione, come Romina Remondino e Yasmine, preoccupate della «piega» politica dei cortei e degli scontri tra destra e sinistra. Ed è Flavio Ceravolo, il ricercatore che l'altra sera ha tenuto una lezione in piazzetta della Lega, a lanciare un allarme. Riguarda le parole di Cossiga su possibili infiltrazioni di facinorosi nei cortei e nelle occupazioni, per far fallire gli obiettivi degli studenti. La «cogestione», cioè un'occupazione ma con l'attività didattica che prosegue regolarmente, intanto continua negli istituti superiori: all'Itis Volta, all'istituto Saluzzo e al classico Plana. Il Nervi, dopo un pomeriggio di assemblea, non avendo volontari per la notte ha «disoccupato». Ma oggi l'attenzione è puntata anche su altri due istituti, il professionale Fermi, dove si dovrebbe decidere il da farsi, e il liceo scientifico Galilei. E' stata chiesta per stamane alle 9 la disponibilità del cinema Alessandrino per svolgervi l'assemblea dei liceali (sono più di 900) e decidere se «cogestire» o no. Nei giorni scorsi, con discussioni a non finire, la proposta non era passata.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina III - Bologna Un serpentone di almeno ventimila persone per le strade del centro. Traffico in tilt. Tensione alla stazione Gli studenti invadono la città Scontri e 6 contusi davanti a S. Lucia. Beppe Grillo "cacciato" dal corteo Dieci ore di corteo. Ventimila tra studenti, docenti, genitori, bambini, universitari che hanno invaso le vie del centro. La giornata di mobilitazione contro i tagli all´istruzione e la riforma Gelmini è cominciata alle nove di ieri mattina in piazza, con moltissimi studenti sotto il Nettuno, ed è terminata con il corteo degli universitari che blocca i viali e i collettivi che stringono d´assedio la stazione. Cacciato dalla testa del corteo Beppe Grillo, in città per una iniziativa con i "grillini". «Non vogliamo il tuo protagonismo» gli gridano i ragazzi. Tensione con la polizia, che ha caricato gli studenti in via Castiglione, all´altezza di Santa Lucia. Sei i feriti, tra loro anche una giornalista del Corriere di Bologna. E oggi il deputato Pdl Fabio Garagnani organizza banchetti pro-Gelmini davanti ai licei. SERVIZI ALLE PAGINE II E III E IN NAZIONALE
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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DOCENTI IN PRIMA LINEA In corteo a Novi i docenti dei tre Circoli didattici nel centro storico con raccolta firme (423) anti-Gelmini. Oltre 300 le presenze con la partecipazione di insegnanti provenienti da Arquata, Serravalle, Gavi, Vignole, Basaluzzo, Fresonara, Pasturana e Pozzolo.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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La rabbia unisce prof. e ragazzi [FIRMA]FRANCA NEBBIA ALESSANDRIA Giovanna Gualco ha gli occhi lucidi, vedendo passare un corteo così numeroso, e lei che ha fatto il '68 si dice «commossa nel vedere la determinazione degli studenti». Secondo Alessandro Adinolfi, «queste dimostrazioni dovrebbero farle un giorno sì e uno no». Intanto il corteo partito da corso Crimea sfila, si occupano marciapiedi e viali, si balla, si fa festa, con la volontà, come dice lo striscione iniziale, di «non volere pagare la crisi». L'«andate a lavorare» è invece l'invito che arriva da un pensionato che non ha i soldi per arrivare a fine mese. Sulla scuola, però, confessa di non sapere nulla. Qualche mamma scuote la testa, ma ce ne sono anche al corteo, «in veste di madre e di insegnante», soprattutto dal Plana e dal Saluzzo. Ma c'è anche l'assessore provinciale alla Cultura, Rita Rossa, che a fianco di Massimo Barbadoro, alla Pubblica istruzione, parla «dell'imposizione di un decreto che metterà in seria crisi gli enti locali, già privati di troppe risorse». Il corteo arriva davanti alla Cgil. «Vergogna!» grida qualcuno, ma la segretaria, Silvana Tiberti, con altri «confederali», è al corteo, verso il fondo, come gli insegnanti, per evitare che si pensi a strumentalizzazioni. Qualche momento di tensione davanti al Saluzzo, dove il preside, Domenico Picchio aveva concordato una sola notte di cogestione. «Se fossi ancora a scuola, la occuperei con i miei studenti» dice Rita Rossa e, dopo l'autorizzazione del preside per altre due sere di «occupazione», ieri notte è andata al Saluzzo con gli «occupanti». Da Scienze Mfn studenti e ricercatori in camice bianco. A Casale intanto una cinquantina di genitori e docenti, in piazza Mazzini, ha raccolto firme anti-Gelmini: 180. Oggi altra lezione all'aperto: in corso Roma, angolo piazza Garibaldi, anticipata alle 14,30: sarà Scienze Mfn a organizzare l'incontro. Tra tante voci «contro», una, convinta, «pro» Gelmini: quella del provveditore Paola d'Alessandro: «Positive varie misure, dalla conoscenza della Costituzione, al voto in condotta "anti-bullismo", dal maestro unico agli investimenti in edilizia scolastica, ai libri validi per 5 anni».
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da "Nazione, La (Firenze)"
del 31-10-2008)
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CRONACHE pag. 20 Don Gelmini, è scontro Accusatori presto in aula Incidente probatorio per i dieci giovani ex ospiti ? TERNI ? SI ACCENDE la polemica in seno all?udienza preliminare per le presunte molestie sessuali di don Pierino Gelmini su dieci ospiti della Comunità Incontro di Amelia. Lo scontro, stavolta, è tra la difesa e il giudice che deve decidere anche su altri tre indagati (due collaboratori dell?ex sacerdote e la madre di uno dei denuncianti accusati di favoreggiamento). Accogliendo la richiesta del pm Barbara Mazzullo, il gup Pierluigi Panariello ha disposto che saranno ascoltati con la formula dell?incidente probatorio i dieci giovani che sostengono di avere subìto le molestie mentre erano ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia, casa-madre della Comunità. Don Gelmini, difeso dagli avvocati Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza, ha sempre respinto ogni accusa, cosi come i coindagati. Se il pm aveva motivato l?istanza con il rischio che le presunte parti offese potessero subire «pressioni» finalizzate a rivedere le dichiarazioni, il gup nel provvedimento avrebbe fatto riferimento a due degli ex ospiti della struttura che prima hanno accusato don Gelmini e poi ritrattato le loro affermazioni. Confermato in sostanza dal giudice, quindi, il rischio di «ripensamenti» anche per altri denuncianti. Di qui la decisione dell?incidente probatorio che cristallizzando le testimonianze d?accusa darà loro valore di prova in un eventuale dibattimento. IL GUP ha anche congelato le richieste di accedere al rito abbreviato che erano state presentate dai due collaboratori del fondatore della Comunità, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, decidendo di valutarle, in termini di eventuale ammissione, dopo l?incidente probatorio che comincerà il 4 dicembre. Scelte ? quest?ultima in particolare ? che fanno infuriare l?avvocato Manlio Morcella, difensore di Nicolasi e portavoce della Comunità. «Un provvedimento non condivisibile dalla prima all?ultima parola ? dichiara il legale ?. Il giudice si è appiattito sulla posizione del pm, ennesima dimostrazione per cui appare sempre più impellente la necessità di separare le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti». Secondo Morcella, il congelamento delle richieste di rito abbreviato rappresenta «un atto incredibile ed abnorme, per il quale stiamo valutando se presentare ricorso in Cassazione». Il 4 dicembre intanto sono stati fissati sia la deposizione di Michele Iacobbe, il primo degli accusatori di don Gelmini, sia il confronto dello stesso Iacobbe con Riccardo Bonetta, al quale avrebbe raccontato in cella di aver inventato le accuse nei confronti di don Pierino per estorcere denaro alla Comunità. Stefano Cinaglia
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina III - Bologna CAMBIARE CONNOTATI L´onorevole berlusconiana modenese Isabella Bertolini (il cui ritorno al comunicato stampa quotidiano dopo una lunga e incomprensibile assenza il Bolognino saluta commosso e festoso) sostiene che «lo sciopero di oggi ha connotati esclusivamente politici, che nulla hanno a che fare con gli interessi della scuola pubblica». Sante parole. Non è chi non veda che il decreto Gelmini, effettivamente, non ha proprio alcun «connotato politico». Appartiene infatti a tutt´altra disciplina: alla sartoria. Alla voce: tagli.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina IV - Bologna Il Questore L´onda degli studenti sommerge la città Ventimila in corteo. E questa volta il "vaffa" se lo prende Beppe Grillo Il comico ha incrociato i manifestanti in piazza Verdi ed è stato respinto Gli universitari sono partiti alle 10,30 da piazza Maggiore. Alle 17 è finito tutto ILARIA VENTURI L´ONDA bolognese della scuola e dell´università invade la città, trascina e tiene dentro tutti: chi sta seduto sui banchi e chi in cattedra, le famiglie con bambini e gli universitari, collettivi e gruppi di Facoltà. Ventimila ieri in corteo per le vie del centro. Una giornata di mobilitazione contro i tagli all´istruzione cominciata alle nove del mattino in piazza, con moltissimi studenti sotto il Nettuno, interrotta ormai alla fine dalla carica della polizia in via Castiglione, poi il corteo degli universitari che blocca i viali e l´assedio, dei collettivi, davanti alla stazione. Che sarebbero stati in tanti era già chiaro quando il corteo si è mosso lungo via dell´Indipendenza. Sono le dieci e mezza, lo striscione che apre è lo slogan del movimento: «Noi la crisi non la paghiamo». Prima sfilano gli universitari, di tutte le Facoltà, poi gli studenti delle superiori, «ci siamo tutti». Festosi, scatenati. Mamme con figli piccoli attraversano il corteo, lo seguono i maestri delle elementari. In coda il sindacato di base, quasi invisibili agli occhi dei manifestanti i politici: ci sono De Maria, Monteventi, Sconciaforni, Loreti. Un gruppo di docenti del Righi è con il vicepreside del liceo Claudio Massa: «E´ da tanto che non venivamo in piazza. Ci siamo perché il decreto è passato senza discussione, perché non è una riforma, sono solo tagli». Arrabbiati, anche i «prof» lo sono. Preoccupati i giovani universitari. Marco, 20 anni, iscritto a Scienze naturali: «Sogno di diventare zoologo, ma non so se ce la farò, stanno tagliando le gambe al nostro futuro». Angelo Daldi è il maestro con il turbante delle Longhena: «Già in due fai fatica a tenere dietro alla complessità dei bambini, figuriamoci con un maestro unico, è lo sfacelo della scuola». Uno studente delle superiori alza il cartello: «Vendesi scuola pubblica, rivolgersi alla signora Gelmini». Cristiana Boi, ricercatrice di ingegneria chimica, cammina reggendosi alle stampelle, «non potevo non esserci», e un cartello al collo: «Razza in via di estinzione». Barbara, prossima a finire il dottorato, si definisce cervello in fuga: «Costretta ad andarmene, continuerò a fare ricerca in Germania». Quando la testa del corteo è già in via Irnerio e dal megafono gli universitari gridano «Siamo in quarantamila» la coda ha appena lasciato il Nettuno. Poi l´entrata in via Zamboni. Arriva Beppe Grillo, in città per il suo spettacolo e per incontrare i «grillini». E´ cacciato dalla testa del corteo, «non vogliamo il tuo protagonismo». Nessuna cappello in testa al movimento, nemmeno se si chiama Grillo, è l´anima dell´Onda. Il comico se ne va contestato, «hanno ragione, non sono qui per tenere comizi», ma poi rientra applaudito tra i chimici che gli fanno indossare il camice. C´è chi denuncia perquisizioni di agenti in borghese a studenti di prima liceo. A mezzogiorno e mezza il corteo è sotto le Due Torri, si infila in via Castiglione, l´obiettivo è la sede di Confindustria, ma il cordone della polizia blocca il passaggio all´altezza di Santa Lucia. E´ un imbuto, senza vie di uscita. Partono manganellate e bottiglie. Poi gli agenti arretrano e il corteo esce per via Cartoleria, ancora a centinaia, per lo più universitari, sfilano per Santo Stefano, bloccano il traffico, camminano tra le auto che suonano lungo i viali per più di un´ora (una studentessa sviene in viale Carducci). Sino alla stazione dove arrivano in cinquecento, ma questa volta c´è la polizia a sbarrare il passo. «Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città», gridano. SEGUE A PAGINA V
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina VII - Bologna Nasi da pinocchio e orecchie da asino ogni facoltà ha il suo look anti-Gelmini ILARIA VENTURI GLI studenti di Veterinaria arrivano in treno da Ozzano e si uniscono al corteo in via dell´Indipendenza tutti in camice bianco e con cappelli di carta e lunghe orecchie in testa: «Non ci piacciono gli asini». Quelli di arte, musica e spettacolo recitano dietro lo striscione «Il Dams di Bologna non finirà nella vostra gogna»: sono quasi tutti vestiti di nero, con la faccia bianca e il cartello «Tagliato» e solo in quattro vestiti di bianco, una corona di alloro in testa e la scritta «Miracolato». «Se continua così solo pochissimi riusciranno ad avere una istruzione, tutti gli altri saranno tagliati fuori», spiega Viola. «Siamo nati adesso come gruppo e siamo studenti molto arrabbiati». Slogan, performance, striscioni, cartelli. Dissenso creativo. Ogni Facoltà dell´Alma Mater fa uscire dalle aule la protesta e la rende riconoscibile in corteo. Gli studenti e i ricercatori di Chimica portano sul camice la scritta: «I chimici reagiscono». I matematici reggono lo striscione: «Tagli irrazionali, protesta naturale». Gli studenti di Scienze della Formazione scrivono «Oggi studenti, domani insegnanti ed educatori, dalla padella alla brace», e urlano: «Gelmini, Tremonti, Brunetta e Carfagna, vi mettiamo tutti dietro la lavagna». I ricercatori precari si sentono ormai «naufraghi del sapere» e per questo hanno le maschere da sub in testa. I loro slogan: «Contro la storia dei baroni, dieci, cento mille narrazioni», «Noi cultori della materia, mandiamo la Gelmini in Siberia», «Contro la Gelmini e la sua demenza ora e sempre l´immanenza», «Crollo finanziario, orgoglio precario». Il collettivo di Ingegneria solitaria porta lo striscione: «Libera università, per un paese più libero», altri studenti di Ingegneria protestano: «Lasciateci la facoltà di inventare». «Toglieteci tutto, ma non il mio brain» gli fa eco uno striscione di Scienze Politiche. Poi ci sono gli studenti di Agraria che personalizzano il dissenso: «La scuola non è una biomassa da bruciare». Scienze avanza: «Studieremo finché potremo», si stupiscono quelli di Medicina di essere in tanti: «Medicina c´è, no alla legge 133», il loro striscione. A metà corteo, ecco le scuole superiori con tre striscioni di apertura: «Siamo giovani non stupidi», «Gelmini: solo tagli e grembiulini», «Se il passato ci calpesta il futuro manifesta». I licei e gli istituti bolognesi ci sono tutti: «Cani sciolti e gatti indipendenti», è lo striscione del Righi; cinque studentesse delle Aldrovandi Rubbiani portano un lenzuolo coloratissimo «Gelmini fai tanti casini»; il Luxemburg si vede dietro alla scritta: «Gelmini ministro alla d-istruzione». Gli studenti dell´Archimede di San Giovanni in Persiceto e del Bassi-Burgatti di Cento evocano noti fermenti lattici: «Entero-Gelmini contro la fauna scolastica», e poi: «Guarda in quanti siamo, alla faccia dei facinorosi».
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 2 In Castiglione Quando i 20mila sono davanti a Santa di FEDERICA GIERI A RIDOSSO delle 13, i 20mila da via Farini imboccano il budello di via Castiglione. E il timore di scontrarsi con i manganelli dei poliziotti, che aveva molto agitato il coordinamento No Gelmini nell?ultimo chilometro di corteo, all?altezza dell?Aula Magna Santa Lucia diventa una realtà. Dura, che lascia cinque studenti feriti alla testa e alle gambe. Immediata la reazione contro gli agenti in tenuta antisommossa: lancio di un paio di ?bombe? di vernice e di svariate bottiglie di birra. Due delle quali colpiscono alla testa le croniste di Carlino e Corriere. «Confindustria stiamo arrivando», scandisce minaccioso sotto le Due Torri il serpentone, lanciando l?obiettivo: protestare sotto l?associazione degli industriali in via San Domenico. «Noi la crisi non la paghiamo», rimbomba piazza Maggiore alla partenza. Poi via Indipendenza, Irnerio e Zamboni. Traffico bloccato. Nel mirino del coordinamento ? volti di collettivi universitari, centri sociali Crash, Tpo e Vag 61 e i Cobas (in coda) ? c?è infatti Confindustria, la ?grande burattinaia? dei tagli alla scuola e all?università del duo Tremonti-Gelmini. PER MOTIVI di sicurezza la Questura nega via San Domenico, raggiungibile solo attraverso vicolo Santa Lucia, viuzza troppo stretta di fronte al liceo Galvani. Mentre si cammina, voce di un accordo con le autorità. Non accade. E quando i ragazzi se ne accorgono, è troppo tardi. Si ritrovano in un cul de sac. Di fronte a loro, in mezzo a via Castiglione, una ventina di poliziotti, con scudi e visiere abbassate. Dietro tre blindati: uno di taglio chiude il portico del Galvani e occupa quasi metà della strada e due in parallelo. Nessuna via di fuga a destra o a sinistra. Impossibile far indietreggiare 20mila persone. Si tratta con il capo della Digos, Vincenzo Ciarambino, nel corteo fin dall?inizio. I 20mila, dietro lo striscione, premono. Fanno un passo avanti. Volti scoperti. Un paio di metri appena li separano dagli agenti. «Via via la polizia», urlano. La tensione sale. L?intesa non arriva. Un altro passo avanti. Lo spazio si restringe. A una spanna dal cordone, una ragazza sguscia da sotto lo striscione: «Ci faccia passare ? dice rivolta a Ciarambino ? dietro non li teniamo più». «Sta calma», replica lui. Di colpo, il lastricato di via Castiglione scompare. Il contatto è rapido. Da sotto lo striscione volano calci. «Fermi, state calmi», urla un funzionario ai poliziotti. Troppo tardi. Il primo manganello fende l?aria. Fuggi fuggi generale. Dalle retrovie, i collettivi scagliano bottiglie di vetro. Qualcuno cade. Una ragazza scivola a terra e sbatte la spalla contro lo spigolo del marciapiede. Una fotografa la soccorre. Cerca di trascinarla via. Vengono calpestate. Accorrono carabinieri, disposti su vicolo Santa Lucia. Non picchiano. I tafferugli durano dieci minuti. Le controparti si separano. Loreti, segretario di Rifondazione interviene. Ciarambino placa gli uomini. Ci si riparla. E il muro di caschi comincia a sciogliersi. Prima se ne vanno i blindati, poi gli uomini. I carabinieri tornano sul vicolo. Il fiume irrompe su via Castiglione. Scompaiono le forze dell?ordine: via Castiglione, Santo Stefano poi il corteo lungo i viali per i ragazzi ridotti a 5mila. ALLE 15,15 arrivano alla stazione per bloccare i binari. Nel piazzale sono in tremila: si trovano di fronte un nutrito cordone di polizia. Mezz?ora di ?trattative? e di cori, poi i leader dei collettivi rinunciano a entrare. Si riparte per pizza Maggiore, ma arrivati all?angolo fra viale Masini, via Indipendenza e il ponte di Galliera, si improvvisa un sit-in in mezzo all?incrocio. Il traffico va in tilt, tutto bloccato. Un?ora di stop, poi ragazzi muovono verso piazza Maggiore: arrivati alla T (angolo Ugo Bassi, Rizzoli, Indipendenza), ripetono il blocco stradale. Alle 18,20 gli ultimi 80 irriducili entrano in Sala Borsa per l?assemblea.
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 3 di FEDERICA GIERI A RIDOSSO delle 13, i 20mila da via Farini imboccano il bude... di FEDERICA GIERI A RIDOSSO delle 13, i 20mila da via Farini imboccano il budello di via Castiglione. E il timore di scontrarsi con i manganelli dei poliziotti, che aveva molto agitato il coordinamento No Gelmini nell?ultimo chilometro di corteo, all?altezza dell?Aula Magna Santa Lucia diventa una realtà. Dura, che lascia cinque studenti feriti alla testa e alle gambe. Immediata la reazione contro gli agenti in tenuta antisommossa: lancio di un paio di ?bombe? di vernice e di svariate bottiglie di birra. Due delle quali colpiscono alla testa le croniste di Carlino e Corriere. «Confindustria stiamo arrivando», scandisce minaccioso sotto le Due Torri il serpentone, lanciando l?obiettivo: protestare sotto l?associazione degli industriali in via San Domenico. «Noi la crisi non la paghiamo», rimbomba piazza Maggiore alla partenza. Poi via Indipendenza, Irnerio e Zamboni. Traffico bloccato. Nel mirino del coordinamento ? volti di collettivi universitari, centri sociali Crash, Tpo e Vag 61 e i Cobas (in coda) ? c?è infatti Confindustria, la ?grande burattinaia? dei tagli alla scuola e all?università del duo Tremonti-Gelmini. PER MOTIVI di sicurezza la Questura nega via San Domenico, raggiungibile solo attraverso vicolo Santa Lucia, viuzza troppo stretta di fronte al liceo Galvani. Mentre si cammina, voce di un accordo con le autorità. Non accade. E quando i ragazzi se ne accorgono, è troppo tardi. Si ritrovano in un cul de sac. Di fronte a loro, in mezzo a via Castiglione, una ventina di poliziotti, con scudi e visiere abbassate. Dietro tre blindati: uno di taglio chiude il portico del Galvani e occupa quasi metà della strada e due in parallelo. Nessuna via di fuga a destra o a sinistra. Impossibile far indietreggiare 20mila persone. Si tratta con il capo della Digos, Vincenzo Ciarambino, nel corteo fin dall?inizio. I 20mila, dietro lo striscione, premono. Fanno un passo avanti. Volti scoperti. Un paio di metri appena li separano dagli agenti. «Via via la polizia», urlano. La tensione sale. L?intesa non arriva. Un altro passo avanti. Lo spazio si restringe. A una spanna dal cordone, una ragazza sguscia da sotto lo striscione: «Ci faccia passare ? dice rivolta a Ciarambino ? dietro non li teniamo più». «Sta calma», replica lui. Di colpo, il lastricato di via Castiglione scompare. Il contatto è rapido. Da sotto lo striscione volano calci. «Fermi, state calmi», urla un funzionario ai poliziotti. Troppo tardi. Il primo manganello fende l?aria. Fuggi fuggi generale. Dalle retrovie, i collettivi scagliano bottiglie di vetro. Qualcuno cade. Una ragazza scivola a terra e sbatte la spalla contro lo spigolo del marciapiede. Una fotografa la soccorre. Cerca di trascinarla via. Vengono calpestate. Accorrono carabinieri, disposti su vicolo Santa Lucia. Non picchiano. I tafferugli durano dieci minuti. Le controparti si separano. Loreti, segretario di Rifondazione interviene. Ciarambino placa gli uomini. Ci si riparla. E il muro di caschi comincia a sciogliersi. Prima se ne vanno i blindati, poi gli uomini. I carabinieri tornano sul vicolo. Il fiume irrompe su via Castiglione. Scompaiono le forze dell?ordine: via Castiglione, Santo Stefano poi il corteo lungo i viali per i ragazzi ridotti a 5mila. ALLE 15,15 arrivano alla stazione per bloccare i binari. Nel piazzale sono in tremila: si trovano di fronte un nutrito cordone di polizia. Mezz?ora di ?trattative? e di cori, poi i leader dei collettivi rinunciano a entrare. Si riparte per pizza Maggiore, ma arrivati all?angolo fra viale Masini, via Indipendenza e il ponte di Galliera, si improvvisa un sit-in in mezzo all?incrocio. Il traffico va in tilt, tutto bloccato. Un?ora di stop, poi ragazzi muovono verso piazza Maggiore: arrivati alla T (angolo Ugo Bassi, Rizzoli, Indipendenza), ripetono il blocco stradale. Alle 18,20 gli ultimi 80 irriducili entrano in Sala Borsa per l?assemblea.
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 3 Grillo: «Vengo anch?io» I ragazzi: «No, tu no» IL CASO CIRCONDATO da un nugolo di telecamere, fotografi e giornalisti, giubbotto di pelle nera e occhiali da sole, Beppe Grillo si appalesa, davanti alle migliaia del coordinamento No Gelmini, in via Zamboni. Poco prima di piazza Puntoni. Vuole entrare nel corteo, ma i No Gelmini glielo impediscono. «Via le prime donne! ? gridano ?. Cerca di essere protagonista sulla piazza, soffocando la voce dei 40 mila (tanti ne dichiarano gli organizzatori, ndr) che hanno risposto ad un appello». Grillo non demorde. «Buffone, buffone ? si spolmonano gli studenti ?. Tornatene a Roma». Qualcuno azzarda: «Non vogliamo un protagonista in una piazza che si è costruita da sola, con un mese di mobilitazioni e su una piattaforma elaborata da un?assemblea». «Beppe Grillo non lo vogliamo», scandiscono. Batte in ritirata, il comico genovese. Si rifugia alle Scuderie in piazza Verdi. «Sono cinque o sei (a contestare, ndr), ma hanno perfettamente ragione ? commenta Grillo, in città a sorpresa ?. E? la loro manifestazione e la gestiscono loro». Certo, aggiunge, «sbagliano la comunicazione». Passata la testa del serpentone, ci riprova. E viene accolto trionfalmente tra i Chimici che gli fanno indossare un camice. «Beppe Grillo uno di noi», gli dicono. Sull?università, aveva detto poco prima Grillo, il problema «non è Gelmini o non Gelmini, questi sono dettagli. L?università deve fare un balzo di immaginazione e cambiare molto». Uscito dal corteo, il comico, percorrendo strade secondarie, raggiunge piazza Maggiore. In diversi lo avvicinano per un saluto o una domanda. Un referendum contro la riforma Gelmini, come annunciato da Veltroni? «I referendum non servono, non credo più in quelle cose lì». Infine una stilettata a Cofferati: «Genova è la città adatta per archiviarsi...».
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 4 Bloccate le strade Fallito l?accesso ai binari, improvvisato sit-in di GILBERTO DONDI «SE NON cambierà, bloccheremo la città». Lo slogan cantato dai ragazzi viene messo in pratica alle 16 esatte, quando in ottocento si siedono in mezzo alla strada e mandano in tilt il traffico sui viali. La seconda parte della manifestazione anti-Gelmini, quella dei blocchi stradali, comincia quando gli studenti decidono di uscire dalla stazione, dopo che la polizia, in tenuta antisommossa, ha fatto decidere ai capi dei collettivi che è meglio non tentare di forzare il blocco per arrivare sui binari. ORE 16: la città si blocca. Gli studenti muovono da piazzale Medaglie d?oro in direzione via Indipendenza. Arrivati all?incrocio tra il ponte di Galliera, viale Masini e via Indipendenza si fermano e si siedono in un improvvisato sit-in. Altri formano un grande cerchio, che abbraccia l?intero incrocio, tenendosi per mano. «Dobbiamo creare il massimo scompliglio», dicono invitando anche i passanti a unirsi a loro. L?intento riesce: in pochi minuti si crea una fila di auto enorme. La polizia municipale fa quel che può. Dopo un quarto d?ora, alle vetture viene ordinato di fare inversione a U. Poi il traffico viene deviato prima di arrivare all?incrocio. I riflessi sono pesanti e si estendono lungo tutti i viali. Sul ponte di Galliera ci sono dieci autobus fermi. GLI AUTOMOBILISTI sono inferociti. Una parte comprende la protesta, ma non il metodo. Solo un minoranza esigua è d?accordo. La massa invece è furente: «Queste forme di protesta sono assolutamente superate ? dice Silvia Guerzoni, bloccata in auto in viale Masini, madre di una studentessa universitaria e di una delle superiori ?. Avevo un appuntamento alle 16,30, non riuscirò ad arrivare in tempo. Le mie figlie protestano in modo diverso, non vanno in piazza». «Fosse per me li manderei tutti a lavorare come sto facendo io ? sbotta Claudio S., 45 anni, dipendente di una ditta che installa impianti elettrici ?; dovevo andare in via Carracci, perderò un sacco di tempo. In Italia vogliono le riforme, ma quando le fanno protestano. E lo dico in modo apartitico, io non sono né di destra né di sinistra». «Noi che lavoriamo siamo gli unici danneggiati», rincara Musaj Nail, albanese, dipendente di una ditta di pulizie. «Per me fanno male», dice Giovanni Sasdelli, 21 anni, ma il fratello Alessandro, 23, seduto sul sedile a fianco, non è d?accordo: «Io sono con loro». «Queste proteste sono giuste ? assicura Giuseppe Melis ? forse oggi è l?unico modo di protestare». IL BLOCCO dura un?ora. Restano fino alle 17 in 200, il grosso se n?è già andato in piazza Maggiore (altro elemento di attrito fra gli studenti). Partono e alle 17,20 arrivano alla T, all?angolo fra via Indipendenza, Ugo Bassi e Rizzoli. Il copione si ripete. Tutti a terra seduti. E? ormai buio e fa freddo. Gli autobus si bloccano, i passeggeri scendono: «Io darei a tutti un calcio nel sedere ? si arrabbia Mariuccia T., 75 anni, pensionata ?, dovevo andare a San Ruffillo, è il quarto bus che prendo. Ora non so che fare». Poco prima delle 18 appare il questore Luigi Merolla e i suoi fanno subito rapporto sulla situazione. Alle 18,20, gli ultimi irriducibili si alzano e liberano la strada, per trasferirsi in Sala Borsa. La polizia sta valutando se denunciare gli organizzatori per i blocchi stradali.
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 4 LASCIAMO AI BAMBINI IL PIACERE DELLA MERAVIGLIA IL COMMENTO DOVE sono i bambini c?è un?età dell?oro (Novalis) Ho seguito con attenzione la mobilitazione del mondo della scuola in quest?ultimo mese, ho apprezzato i toni, la consapevolezza e la nuova maturità non-violenta che almeno inizialmente si era posta con ammirevole evidenza. Mi è parsa subito una mobilitazione esistenziale frutto di sommerse inquietudini e solitudini di scolari, studenti, maestri, docenti e genitori; una mobilitazione polifonica nuova sebbene in ritardo rispetto ai tempi di sofferenza che la scuola da decenni sta vivendo e quando mi è stato possibile ho fatto pervenire a tutti la mia simpatia spirituale. Ma negli ultimi giorni con l?accentuarsi degli atteggiamenti presuntuosi ed imperativi del Governo e quelli disperati e impotenti del mondo della scuola ho vissuto con dolore sia la sconfitta del dialogo sia la presenza alle manifestazioni di bambini organizzati. Ed è questo aspetto che voglio stigmatizzare senza scalfire le ragioni di chi ha manifestato. Furono i Romani per primi a rilevare che senza un?idea bene sviluppata del pudore, l?infanzia non può esistere, e da loro nasce anche la prima legge che si conosca a protezione dei bambini: i bambini hanno bisogno di essere protetti, allevati, educati, tenuti lontano dai segreti degli adulti. E? l?infanzia il punto più alto, più potente e divino che ci è dato, ma è anche il più fragile, il più vulnerabile, perché i bambini vivono nella meraviglia di tutto quello che vedono accadere e sperimentano per la prima volta. Ma questo, purtroppo, è un tempo non sempre garantito ai bambini, è un tempo sempre più breve, questa preziosa età della vita non è più considerata come tempo da proteggere adeguatamente, basti pensare agli effetti Tv. Non è, quindi, facendo gridare in forma organizzata ai bambini Gelmini, Gelmini, giù le mani dai bambini! che si vincono battaglie di civiltà o si rafforzano le ragioni della protesta; anzi facendo così non facciamo altro che ribadire che quando diciamo come vorremmo che divenisse il bambino, diciamo in effetti ciò che siamo noi. L?educazione deve essere conservatrice proprio per amore di quanto c?è di nuovo e di rivoluzionario in ogni bambino:deve custodire la novità e introdurla come cosa nuova in un mondo vecchio, scriveva Hannah Arendt, e una partecipazione organizzata dei bambini non appartiene al segreto degli adulti ma al narcisismo politico di qualcuno, tale da far diminuire l?autorevolezza del ruolo della scuola e dei genitori nella formazione dei bambini stessi, e a violare un pudore che già boccheggia per altre cause. È vero che non facendo più esperienze dirette siamo sempre più costretti a ?credere?, ma questo dover credere è sempre stata la condizione dei bambini perchè paure, angosce e scenari spaventosi appartengono al loro immaginario e sono stati sempre neutralizzati dalle fiabe, dalle ninne-nanne, dai racconti popolari. Nelle manifestazioni con bambini organizzati chi si farà garante del superamento delle loro domande e delle loro inquietudini: le Tv? Quei genitori che li parcheggiano a scuola? Il tempo pieno tagliato? Gli slogan della piazza? Il catechismo delle parrocchie? Imporre loro prematuramente un certo alfabetismo politico può dissolvere la incantata identificazione di parole e cose, e di conseguenza promuovere un isolamento crudele che, per ragioni di comodo, amiamo definire partecipazione o responsabilità. Ben altra forza pedagogica sottendeva Giuseppe Pelizza da Volpedo nel celebre Quarto Stato (che riprende anche una donna con il bimbo in braccio), ma quelli erano altri tempi, altre infanzie, altre lotte, altri adulti? Eremo di Ronzano, 30 ottobre 2008
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da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 31-10-2008)
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BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 5 di GILBERTO DONDI «SE NON cambierà, bloccheremo la città».... di GILBERTO DONDI «SE NON cambierà, bloccheremo la città». Lo slogan cantato dai ragazzi viene messo in pratica alle 16 esatte, quando in ottocento si siedono in mezzo alla strada e mandano in tilt il traffico sui viali. La seconda parte della manifestazione anti-Gelmini, quella dei blocchi stradali, comincia quando gli studenti decidono di uscire dalla stazione, dopo che la polizia, in tenuta antisommossa, ha fatto decidere ai capi dei collettivi che è meglio non tentare di forzare il blocco per arrivare sui binari. ORE 16: la città si blocca. Gli studenti muovono da piazzale Medaglie d?oro in direzione via Indipendenza. Arrivati all?incrocio tra il ponte di Galliera, viale Masini e via Indipendenza si fermano e si siedono in un improvvisato sit-in. Altri formano un grande cerchio, che abbraccia l?intero incrocio, tenendosi per mano. «Dobbiamo creare il massimo scompliglio», dicono invitando anche i passanti a unirsi a loro. L?intento riesce: in pochi minuti si crea una fila di auto enorme. La polizia municipale fa quel che può. Dopo un quarto d?ora, alle vetture viene ordinato di fare inversione a U. Poi il traffico viene deviato prima di arrivare all?incrocio. I riflessi sono pesanti e si estendono lungo tutti i viali. Sul ponte di Galliera ci sono dieci autobus fermi. GLI AUTOMOBILISTI sono inferociti. Una parte comprende la protesta, ma non il metodo. Solo un minoranza esigua è d?accordo. La massa invece è furente: «Queste forme di protesta sono assolutamente superate ? dice Silvia Guerzoni, bloccata in auto in viale Masini, madre di una studentessa universitaria e di una delle superiori ?. Avevo un appuntamento alle 16,30, non riuscirò ad arrivare in tempo. Le mie figlie protestano in modo diverso, non vanno in piazza». «Fosse per me li manderei tutti a lavorare come sto facendo io ? sbotta Claudio S., 45 anni, dipendente di una ditta che installa impianti elettrici ?; dovevo andare in via Carracci, perderò un sacco di tempo. In Italia vogliono le riforme, ma quando le fanno protestano. E lo dico in modo apartitico, io non sono né di destra né di sinistra». «Noi che lavoriamo siamo gli unici danneggiati», rincara Musaj Nail, albanese, dipendente di una ditta di pulizie. «Per me fanno male», dice Giovanni Sasdelli, 21 anni, ma il fratello Alessandro, 23, seduto sul sedile a fianco, non è d?accordo: «Io sono con loro». «Queste proteste sono giuste ? assicura Giuseppe Melis ? forse oggi è l?unico modo di protestare». IL BLOCCO dura un?ora. Restano fino alle 17 in 200, il grosso se n?è già andato in piazza Maggiore (altro elemento di attrito fra gli studenti). Partono e alle 17,20 arrivano alla T, all?angolo fra via Indipendenza, Ugo Bassi e Rizzoli. Il copione si ripete. Tutti a terra seduti. E? ormai buio e fa freddo. Gli autobus si bloccano, i passeggeri scendono: «Io darei a tutti un calcio nel sedere ? si arrabbia Mariuccia T., 75 anni, pensionata ?, dovevo andare a San Ruffillo, è il quarto bus che prendo. Ora non so che fare». Poco prima delle 18 appare il questore Luigi Merolla e i suoi fanno subito rapporto sulla situazione. Alle 18,20, gli ultimi irriducibili si alzano e liberano la strada, per trasferirsi in Sala Borsa. La polizia sta valutando se denunciare gli organizzatori per i blocchi stradali.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Pontedera Aumentano le tasse? Per me niente università Paure (e speranze) dei ragazzi che si battono contro la riforma Gelmini FRANCESCA LOMBARDI PONTEDERA. In trecento hanno detto no ieri mattina alle leggi 133 e 137 sulla riforma della scuola e dell'università. Il corteo ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori della città che, in concomitanza con la manifestazione nazionale di Roma, hanno sfilato partendo dal villaggio scolastico e arrivando fino a Piazza Cavour di fronte a Palazzo Stefanelli. In pochi sono entrati a scuola per fare lezione ostentando un flebile "Sono a favore della riforma" che si è perso di fronte agli slogan contro la legge. «I tagli all'università previsti dalla legge 133 - afferma Nathan Petrone, rappresentante d'istituto del "Fermi" e organizzatore dell'iniziativa - vanno a colpire il diritto allo studio dei molti ragazzi che intendono andare all'università, inoltre i blocchi del turn over porteranno risparmio ma incrementeranno inevitabilmente la disoccupazione; quello che vogliamo promuovere è un pensiero che va contro un singolo provvedimento ed è per questo che oggi hanno partecipato ragazzi di diverse forze politiche». Urla ed incita con il megafono in mano un altro studente dell'istituto tecnico commerciale e per geometri "Fermi". Si chiama Luca Capriotti ed è anche lui rappresentante d'istituto. «Sarei voluto andare a Roma - dice - ma sono minorenne e ci sono stati problemi di responsabilità per salire sull'autobus che ha condotto molti ragazzi nella capitale, mia sorella è andata, io ho deciso di far sentire la mia voce a Pontedera». Luca ha le idee chiare sul suo futuro, che sente minacciato dalla legge 133. «Mi piacerebbe studiare discipline letterarie all'università - sottolinea Luca - ma la nascita delle fondazioni previste dalla 133 andrà a minare in particolar modo le facoltà umanistiche, in questo modo ci vogliono imporre cosa studiare senza lasciarci liberi di scegliere». Tanti gli striscioni portati dai ragazzi, il più grande che apre la parata recita: «L'Italia è in crisi? No al taglio culturale, abbassate lo stipendio parlamentare». Dietro a questo altri più piccoli accompagnati da alcuni slogan gridati a gran voce e che addirittura spingono passanti e curiosi affacciati alle finestre a scendere giù in piazza per unirsi al corteo. Tra i ragazzi in cima alla fila c'è anche Biagio Gangarossa dell'Istituto tecnico industriale "Marconi": cammina di fronte al gruppo con il cappuccio della felpa tirato su e l'aria di chi proprio non ci sta. «Vogliamo far sentire la nostra voce - dice Biagio - vogliamo avere una scuola pubblica e lottare contro la privatizzazione». Più composta a metà corteo Giulia Bianchi del liceo scientifico "XXV Aprile". «Appena finita la scuola - spiega Giulia - mi piacerebbe iscrivermi a medicina ma gli anni di studio sono molti e se le tasse aumenteranno non so davvero se potrò permettermi di realizzare il mio sogno e diventare medico». Nemmeno il maltempo ha fermato la protesta che comunque, sottolineano le forze dell'ordine, si è svolta senza problemi, in modo pacifico e tranquillo anche perché tutto era stato preventivamente organizzato. Una rappresentanza dei ragazzi è stata ricevuta nel palazzo comunale dal sindaco Paolo Marconcini che si è mostrato disposto ad appoggiare la lotta e ad accogliere in uno dei prossimi consigli comunali del mese di novembre alcuni ragazzi per discutere, alla presenza anche delle forze politiche dell'opposizione, della situazione del mondo scolastico e universitario. «Spero che il consiglio comunale si svolga nel pomeriggio - afferma nella sala consiliare Niccolò Lupo, studente del liceo scientifico "XXV Aprile" - in questo modo non perderemo un giorno di scuola».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Pontedera A ROMA PONTEDERA. Quasi duecento persone sono partite praticamente all'alba da Pontedera. Più di cento dalle roccaforti della Valdicecina Pomarance e Volterra. A Roma la provincia di Pisa c'era. Insegnanti, genitori, ragazzini delle medie, studenti delle superiori: tutti in fila con striscioni e slogan manifestano contro quel decreto Gelmini sulla scuola, diventato legge, che a parer loro gambizzerà la scuola pubblica. Protestano nel cuore di Roma, insieme a più di un milione di persone piovute da tutta Italia per lo sciopero generale indetto dalle sigle sindacali contro queste rivoluzioni dell'istruzione. «E' stata una grande manifestazione, prima di tutto corretta, di persone scese in piazza in difesa della scuola, senza strumentalizzazioni politiche». Cosimo Fillini è uno degli studenti dell'Iti Santucci di Pomarance. Parla e commenta i cortei da piazza Navona. Poco più in là sfila anche il Comitato di genitori e prof in difesa della scuola pubblica. Monica Rizza è una delle mamme pontederesi in trasferta. Così la stessa assessore alla pubblica istruzione di Pontedera Daniela Pampaloni, nonché dirigente scolastico dell'istituto Mariti. «Siamo fieri di essere andati - dice - non si era mai vita una manifestazione così partecipata anche da parte dei genitori». Adesso l'amministratore è sul bus per il viaggio di ritorno. Con il sorriso sulle labbra. La stessa soddisfazione che prova Loriano Fidanzi, del consiglio di istituto del Tabarrini di Pomarance: «La vittoria è quella di aver dimostrato che in questa protesta la politica non c'entra». Qui San Donato. La scuola elementare "Italo Calvino" di San Donato (frazione di Santa Maria a Monte) ieri non ha scioperato con questa motivazione: «Oggi lavoro ma non smetto di protestare». Anche la scuola media di Santa Maria a Monte ha deciso l'apertura come pure quella di Cerretti.
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina I - Bari Imponente manifestazione dei ragazzi ieri mattina in centro. Gli slogan: "Vogliamo una scuola di tutti i colori" Studenti in piazza: diecimila no alla Gelmini Più di diecimila studenti hanno partecipato ieri alla manifestazione, organizzata per dire no alla riforma Gelmini. Il corteo ha attraversato le principali vie della città. Tra i giovani anche docenti e precari: «Dopo la fuga dei cervelli ci sarà quella dei bambini dalla scuola pubblica». E anche il mondo dell´università è in fermento. A PAGINA V
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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PROTESTA. GLI STUDENTI CON GLI INSEGNANTI Scuola, parla la piazza "Non ci fermeranno" Dopo il corteo, lezione pubblica di un prof. universitario [FIRMA]ALESSANDRO NASI VERCELLI Non è stato un «nuovo '68» e nemmeno una «onda anomala» di protesta come era, forse, nelle intenzioni. La manifestazione studentesca che si è svolta ieri mattina per le strade della città ha rappresentato però un momento importante per i giovani vercellesi, vogliosi di far sentire la propria voce in un periodo difficile dell'istruzione pubblica italiana. La protesta, organizzata dal «Comitato vercellese per la difesa della scuola pubblica», dal collettivo «Student-action» e dal movimento autonomo «Salviamo la scuola!», ha preso il via dal liceo Scientifico alle 8,30 con un corteo organizzato. Musica, cori e slogan contro il governo hanno scandito il ritmo della manifestazione per le vie della città: «Berlusconi, Gelmini, Brunetta, non sapete l'autunno che vi aspetta», «Indietro non si torna, blocchiamo la Gelmini» e il più gettonato «Noi la crisi non la paghiamo». Il corteo, dopo un piccolo tentativo di incursione nell'istituto Rosa Stampa, ha terminato il suo percorso in piazza Cavour dove, intorno alle 10, è iniziata la manifestazione vera e propria alla quale hanno preso parte poco più di 350 ragazzi, equamente divisi tra studenti «medi» ed universitari, affiancati da una quarantina di professori esponenti di tutti i livelli dell'istruzione, dalla scuola dell'infanzia all'ateneo. «Questa è solo una prima tappa della nostra protesta - sottolinea Claudio Canato, maestro elementare -. Il "Comitato per la difesa della scuola" è nato senza padri né padrini, completamente autonomo e lontano da idee politiche: l'unico nostro interesse è quello di evitare che la scuola venga rovinata dalla riforma Gelmini. I tagli previsti sono inammissibili, bisogna investire nella scuola, aiutare gli studenti e il personale didattico. Nei prossimi giorni continueremo a protestare, organizzeremo altre lezioni pubbliche, castagnate e presidi davanti alle scuole: non ci fermeremo». Sulla scia dell'ipotesi-referendum, proposta dall' opposizione, il portavoce di «Salviamo la scuola!» Marcello Scariati assicura che «ci impegneremo tutti per collaborare alla raccolta di firme, non devono esistere scuole di seria A e di serie B». Studenti e professori hanno poi preso parte alla «lezione aperta» sul tema della didattica, tenuta dal professor Umberto Capra. Altri servizi A PAGINA 65
(
da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina V - Bari Su Internet il passaparola degli slogan e l´organizzazione del servizio d´ordine Quell´onda cresciuta sul web (segue dalla prima di cronaca) Il primo comunicato del coordinamento stop 133 ha preso forma attraverso un laboratorio virtuale. L´onda del movimento barese corre sul web, e dalla rete si estende al resto d´Italia. Attraverso internet si organizzano le lezioni all´aperto e il volantinaggio a Bari vecchia. Dalla rete era partito il tam tam per l´assemblea che martedì scorso si è trasformata in un corteo perché l´atrio di Giurisprudenza non bastava a contenere tutti gli universitari: su Facebook avevano promesso di partecipare all´evento oltre 600 persone. A promuovere l´assemblea in rete è stato il gruppo "Studenti baresi - Stop Gelmini e Tremonti". Dieci giorni fa gli iscritti erano trecento, ieri erano più di 1200. Per scrivere il primo documento collettivo il coordinamento barese ha scelto di aprire un gruppo su Google (http://groups. google. it/group/coordinamentodip): più di duecento iscrittti si sono messi in rete per scambiarsi, negli ultimi giorni, 118 messaggi. Per riunire i ragazzi del coordinamento ci sono anche un forum, che all´indirizzo www. stop133. altervista. org raccoglie il materiale d´archivio, il laboratorio virtuale, i verbali delle assemblee e gli appuntamenti, e il blog del "coordinamento quotidiano" su www. stop133. wordpress. com. In rete si incontrano anche i docenti precari, che all´indirizzo www. docentimobilitatibari. blogspot. com raccolgono esperienze e informazioni sulla protesta. "Vogliamo una scuola a colori" è il nome di un gruppo che su Facebook unisce 507 persone contro la mozione "Cota", che prevede l´istituzione delle classi «ponte» per i bambini figli di immigrati: a crearlo è stato il parlamentare barese pd Dario Ginefra. Riunisce invece studenti ed ex studenti di Bari, Corato e Bisceglie il gruppo "Quelli che hanno occupato davvero", legati dalla nostalgia per gli anni della scuola. Da Bari la rete lega il movimento al resto d´Italia: sul sito www. ateneinrivolta. org si raccolgono le testimonianze del movimento. Da Bologna parte l´invito a partecipare alla manifestazione in rete "La ricerca calpestata" (www. laricercacalpestata. org). (fra. sav.)
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina V - Bari Piccoli e grandi mano nella mano Diecimila in corteo: "No alla Gelmini" Gli studenti invadono il centro: "Vogliamo una scuola di tutti i colori" "Dopo i cervelli in fuga, avremo i bambini in fuga" Precari e docenti tra i giovani: tutti a difesa dell´istruzione pubblica FRANCESCA SAVINO Migliaia di voci per dire no ai provvedimenti Gelmini e Tremonti su scuola e università. Le strade di Bari, a due giorni dall´ultimo corteo e nelle stesse ore in cui a Roma sfilava la manifestazione nazionale convocata dai sindacati, ieri mattina sono tornate ad aprirsi a tutti i suoni della protesta. Allegra, nei fischietti e nelle maracas dei bambini di una scuola elementare di Santo Spirito, in prima fila nel corteo. Indignata, nel ritmo dei bonghi degli studenti immigrati: «Vogliamo una scuola di tutti i colori». Arrabbiata, nelle voci dei precari: «Precari ancora per poco, con i tagli spariremo del tutto». Preoccupata, negli appelli delle maestre: «Dopo i cervelli in fuga, avremo i bambini in fuga». Decisa, negli slogan scanditi dagli universitari contro la legge 133 approvata ad agosto e nei cori degli studenti, come in quelli di insegnanti e genitori uniti contro il decreto Gelmini appena passato in Senato. Pacata, nelle parole risuonate in piazza Prefettura durante le lezioni aperte sul tema della conoscenza, fra la ricerca del Cern di Ginevra e il "folle volo" dell´Ulisse dantesco. Nervosa, nell´unico momento di tensione quando si è parlato di una distinzione fra le voci di destra e di sinistra: «Ma non facciamo l´errore di dividerci». L´onda del movimento che ieri ha attraversato Bari è prima di tutto un´onda sonora. «Non dobbiamo stancarci di parlare, scambiare idee, informare» è l´imperativo che si leva dagli universitari del coordinamento stop 133 che in città riunisce i colori della protesta. Martedì scorso, in un corteo improvvisato, avevano fermato il traffico tenendosi per mano. Ieri a proteggere il percorso dei manifestanti (15mila per gli organizzatori, 3mila e 500 persone secondo la Questura) da piazza Umberto alla Prefettura c´erano otto pattuglie dei vigili urbani e poche divise di carabinieri e polizia. Una scelta precisa della Questura, che ha preferito mandare agenti in borghese e mantenere un profilo basso dopo i fatti di piazza Navona la cui eco è risuonata anche a Bari. Il servizio d´ordine dei manifestanti si era dato appuntamento in piazza alle otto, due ore prima della partenza del corteo. Gli studenti sono arrivati a gruppi: i primi sono stati i cinquecento ragazzi che avevano preso il treno da Molfetta, poi gli alunni delle scuole rimaste chiuse ad Acquaviva e a Triggiano, mescolati agli studenti dei licei e degli istituti superiori baresi. «A Bari è rimasta aperta una scuola su dieci, e nelle poche che non hanno chiuso comunque non è stato possibile fare lezione» annuncia Lena Gissi, della segreteria generale della Cisl scuola: secondo i sindacati, che ieri hanno sfilato a Roma con oltre 6mila pugliesi, il tasso di adesione allo sciopero è stato del 90 per cento. A Bari gli anfibi hanno sfilato insieme con le ballerine, le scarpe da ginnastica accanto ai tacchi, fino a quando il corteo non ha raggiunto piazza Prefettura e da un palco improvvisato si sono alternate le voci della protesta. Nel pomeriggio il coordinamento si è riunito per definire i prossimi appuntamenti: oggi alle 9,30 nell´atrio della facoltà di Lingue si incontreranno i precari e le precarie dell´Università barese e proseguiranno le lezioni all´aperto, mentre nel fine settimana gli universitari alterneranno il volantinaggio nei parchi e nelle piazze di Bari vecchia.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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E in piazza Galimberti la classe era di 33 sindaci C'erano i «primi della classe», con il loro banchetto in prima fila. Il solito ritardatario. Il ripetente. Persino la «classe ponte», con alcuni stranieri. Sindaci, assessori e consiglieri comunali che, con la fascia tricolore, ieri pomeriggio hanno accolto l'invito dei colleghi di Cuneo, Saluzzo, Fossano, Savigliano e Borgo San Dalmazzo (centrosinistra) e hanno allestito, in piazza Galimberti, un'aula scolastica: 33 alunni, il numero previsto dalla riforma Gelmini per ogni classe, con il maestro unico (Gigi Garelli, professore dello Scientifico, con la maglia «Prototipo di maestro unico). C'erano i sindaci di Cuneo, Fossano, Saluzzo, Boves e amministratori di tanti paesi: Verzuolo, Frabosa Sottana e Sottana, Dronero, Montanera, Caraglio, Demonte, Roccasparvera, Brossasco, Pradleves, Trinità, Villanova Mondovì, Manta, Rifreddo, Paesana, Savigliano, Bagnolo, Cervasca, Venasca, Borgo San Dalmazzo, Pagno, Valdieri. E il «bidello», l'assessore Ambrosino di Cuneo. Tre esperti hanno simulato una lezione «nel 2058, nelle scuole della libertà nel suolo padano», spiegando «cos'è accaduto il 30 ottobre 2008», cioè «i danni della riforma»: trasporti, tessuto sociale, presidio del territorio, disponibilità dei locali, qualità dell'insegnamento. Fra la curiosità dei passanti.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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PROTESTA. PRESIDI E SIT IN A SALUZZO E BRA "Salvate la scuola: no ai tagli" Cortei a Cuneo, Alba, Savigliano. Lezioni in strada a Fossano e Mondovì «E' solo l'inizio». I sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda), gli insegnanti, le famiglie e gli studenti ne sono convinti: le proteste di ieri in tutta la provincia rappresentano il primo passo per opporsi all'applicazione della legge Gelmini. A Cuneo (2 mila partecipanti secondo le forze dell'ordine, almeno 4 mila per gli organizzatori) i due cortei separati formati da studenti e insegnanti si sono poi uniti di fronte alla Prefettura. Una sfilata colorata, rumorosa ma assolutamente pacifica, all'insegna del «più si taglia, più si raglia». «Nessuna scuola cuneese chiuderà nel 2009/2010 - assicura però Vito Valsania, assessore provinciale all'Istruzione - la Provincia non modificherà la rete scolastica attuale». Un migliaio di papà, mamme, studenti e «prof» sono scesi in strada ad Alba, sfilando da piazza Savona a piazza Duomo. Una delegazione è stata ricevuta dal sindaco. Hanno chiesto un Consiglio comunale aperto: Giuseppe Rossetto ha dato la disponibilità a convocare una riunione in cui analizzare i vari punti della riforma e le ripercussioni sul territorio. Nessun corteo a Bra, dove gli insegnanti hanno allestito un punto informativo in via Cavour. I liceali di Fossano, invece, hanno fatto lezione d'inglese all'aperto vicino al Bastione del Salice e di storia dell'arte di fronte alla chiesa dei Battuti Rossi. Insieme a famiglie e insegnanti hanno poi sfilato in via Roma. Simili iniziative a Mondovì, dove le aule sono state allestite nel centro di Breo da docenti e studenti delle scuole superiori e del Politecnico. Buona parte dei professori del Senato accademico si sono riuniti sotto una delle tettoie di piazza Ellero, solidarizzando con i ragazzi, che in corso Statuto hanno poi distribuito volantini. A Saluzzo un centinaio di ragazzi hanno presidiato l'ingresso della scuola elementare «Francesco Costa» e del liceo «Bodoni», dove si stava facendo lezione. Gli studenti di Savigliano hanno sfilato dalle Superiori alle Medie, con un sit-in finale in piazza Santa Rosa. Servizi ALLE PAGINE 64 E 65
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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"L'ignoranza costa più dell'istruzione" ALBERTO PRIERI LORENZO BORATTO CUNEO «L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza». Professori, genitori, sindacalisti e almeno 1500 fra studenti di Superiori e Università, tutti d'accordo: «Più si taglia più si raglia». Lo hanno scritto sugli striscioni, lo hanno gridato, hanno fischiato e hanno fatto sentire la loro protesta. Ieri, insieme, in corso Nizza e via Roma a Cuneo. Senza vandalismi (a parte qualche adesivo appiccicato sui cassonetti dell'immondizia) e senza scontri. «C'è stata una campagna di disinformazione basata sull'ideologia, non sui contenuti del decreto» dice Michela Montevecchi, insegnante del Virginio. «Siamo solo all'inizio - assicurano tutti i sindacalisti -. Il Governo dovrà ascoltarci nel preparare i regolamenti attuativi che materialmente definiranno dove e come si taglierà». I primi a rischiare sono i precari. Mauro Fossati, genitore di Borgo: «Mia moglie è supplente: quest'anno ha lavorato, il prossimo chissà». C'è anche il «prof» Alberto Valmaggia che, come sindaco, teme «le ripercussioni sugli enti locali, chiamati a tappare i buchi della riforma». Alle 9,30 parte da piazza Europa il corteo degli studenti. Carla D'Angelo, 18 anni, del Belisario di Mondovì: «Riforma ingiusta, ho paura di non potermi permettere l'università». Perché, secondo Gianluca Serale di Cuneo, studente di Ingegneria, «trasformare le università in fondazioni farà lievitare le tasse d'iscrizione a 4 mila euro l'anno». Università a parte, molti temono per il futuro di Materne ed Elementari. «Il Governo vuole creare una scuola privata in stile americano - protesta Paola Ilardo, mamma di due figli - mentre quella pubblica assicura a tutti una grande preparazione». Insieme alle mamme ci sono tanti bambini con cartelli e palloncini. Luisa Montà, agente immobiliare di Cuneo, osserva e storce il naso: «Che cosa ci fanno loro in corteo? Non sanno neanche chi sia la Gelmini e vengono strumentalizzati proprio da chi protesta senza sapere bene perché». La sua voce fuori dal coro è sovrastata da quella degli studenti. Usano un furgone come «discoteca mobile», ballano per difendersi dal freddo. E portano la bara in cui, secondo loro, la Gelmini vuole seppellire l'istruzione pubblica. «Con trentatrè alunni per classe e un solo insegnante potremo fare esclusivamente assistenza, non didattica» lamenta Franca Cavallo, maestra elementare. Verso le 12 il corteo si ferma davanti alla Prefettura. Vigili, polizia, finanza, carabinieri non hanno avuto problemi di ordine pubblico. A un minorenne che chiedeva una birra, la barista di un locale di piazza Galimberti ha risposto dura: «Niente bottiglie di vetro fuori dal bar. Se vuoi bevi qui». Poi ai cronisti: «Abbiamo ricevuto istruzioni? No, è solo questione di buon senso».
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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«La riforma Gelmini parla di lotta ai privilegi degli insegnanti. Perfetto, allora partiamo dai privilegi. Io avevo un privilegio quando ero insegnante unico: quello di fare ciò che volevo senza confrontarmi con nessuno, senza mettermi in discussione o essere smentito. E sono contento di averlo perso». Sono le parole di Ernesto Zucco, insegnante della scuola elementare di Cervere, uno dei tanti intervenuti ieri alla manifestazione a Fossano. In città si sono tenute lezioni all'aperto, sul bastione del Salice si studiava inglese, di fronte alla chiesa dei Battuti rossi invece storia dell'arte. Poi il corteo, partito da piazza Vittorio Veneto, di fronte all'asilo Celebrini, si è diretto in piazzetta Manfredi dove hanno preso la parola insegnanti, genitori e studenti. Ad aprire il corteo, seguito da numerosi altri (nella foto Costanza Bono) uno striscione con scritto: «I nostri maestri sono già unici».\
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Le insegnanti delle scuole primarie braidesi hanno trascorso la mattinata di ieri in via Cavour. Al banchetto informativo (nella foto Silvia Muratore) hanno spiegato ai passanti le norme del decreto Gelmini e i suoi effetti. «La scuola pubblica - dice Santina Gressia, insegnante Elementare - è il primo degli investimenti per una società che non vuole scomparire. E' dovere di tutti i cittadini difenderla». Le fa eco un'altra insegnante, Daniela Dogliani, genitore: «Sono molto preoccupata per il calo di qualità della scuola che si avrà con i tagli voluti dalla Gelmini». Presente anche un'insegnante delle Medie, Elena Bartone, che dice «no» ai tagli voluti dal decreto, soprattutto per quanto riguarda le ore di Lettere alle Medie: «I ragazzi devono tornare a parlare l'italiano del Manzoni, di Pavese, di Petrarca, non quello di televisione e cellulari». Ieri Elementari statali braidesi sono rimaste chiuse. Poche Medie e Superiori non hanno aderito. Gli studenti hanno partecipato al corteo a Cuneo.\
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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A Saluzzo volantinaggio e lavagne nelle piazze [FIRMA]ANDREA GARASSINO SALUZZO Lavagne, banchi e gazebo ieri mattina in corso Italia e in piazza XX settembre per i presidi saluzzesi contro la riforma Gelmini (nella foto Bertorello) in occasione dello sciopero della scuola indetto dai sindacati confederali. Intorno alle nove un centinaio di studenti delle Superiori, in particolare del «Soleri», si sono ritrovati in corso Italia. Poco dopo, minicorteo fino al «Bodoni» in via Donaudi per chiamare a raccolta altri giovani al grido di «Venite fuori». Più tardi, gli alunni hanno aiutato i docenti nel volantinaggio per sensibilizzare i cittadini. Dalle 10,30, d fronte alle Elementari «Costa», maestre dell'Elementare e della Materna, insegnanti delle medie e delle Superiori, docenti universitari e personale ausiliario hanno illustrato come cambierà il lavoro con l'entrata in vigore della nuova legge sulla scuola. «L'80 per cento dei docenti è in piazza per difendere la scuola pubblica» ha detto il dirigente Piero Bottiroli. «Non ci stiamo a diventare baby- sitter con 32 bimbi per classe - ha detto una maestra della Materna - perché ci sarebbero problemi di sicurezza». Un'insegnante delle Medie: «Diventerà una scuolastra». Il personale della scuola continuerà con la mobilitazione. «Sono previste assemblee a Sanfront e Verzuolo, raccoglieremo firme per il referendum e si sta pensando ad una fiaccolata o a una notte bianca insieme alle superiori» ha concluso una maestra.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 3 - Prato Cattedre vuote, massiccia l'adesione allo sciopero PRATO. Classi decimate e lezioni saltate. Ieri mattina, mentre tanti studenti pratesi sfilavano nelle manifestazioni di Roma e Firenze, nelle scuole superiori la protesta contro il decreto Gelmini si è fatta sentire in un altro modo. Con pochissimi studenti dietro i banchi, e in alcuni casi, con i presidi costretti a mandare via i pochi che si erano affacciati sulla porta d'ingresso. Perché a scioperare ieri, è stato anche il personale Ata, e in alcune scuole i presidi e i pochi insegnanti che erano presenti non hanno potuto garantire il servizio. E' il caso del liceo scientifico Copernico e dell'istituto Datini, dove i presidi hanno dovuto rimandare indietro gli studenti (qualche decina al professionale di via Reggiana, qualche centinaio allo scientifico di viale Borgovalsugana), perché mancava il personale e perchè i professori avevano in larga parte aderito allo sciopero. Al Copernico, i genitori che hanno visto tornare a casa i propri figli poche decine di minuti dopo il suono della campanella, un po' di polemica l'hanno sollevata. Perché se da una parte l'occupazione degli studenti è stata giudicata da tutti come una lezione agli adulti, per il senso di responsabilità con la quale è stata condotta, dall'altra lo sciopero in massa del personale Ata che non ha permesso il regolare svolgersi delle lezioni, ha fatto storcere il naso a qualche genitore. Lezioni a singhiozzo anche al Buzzi, dove gli studenti sono entrati alla seconda ora: chi aveva il prof è stato in classe, gli altri invece si sono ritrovati in aula magna. Uscita anticipata al Gramsci-Keynes e al Dagomari, dove gli studenti che ieri mattina sono entrati a scuola, hanno dovuto fare i conti con i professori che avevano aderito allo sciopero. Professori che mancavano per la maggior parte anche al classico Cicognini. Anche qui un bel gruppo di studenti ha partecipato alle manifestazione, ma tantissimi ieri mattina erano a scuola. Ad essere vuote, al classico, sono state le cattedre. Fra.Go.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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STUDENTI, LA PROTESTA DI NOVARA NOVARA.DISABILE CONDANNATA Corteo e slogan nelle vie del centro Importava droga sulla carrozzina Oltre 1500 studenti (scuole superiori e Unviesità) ieri in corteo a Novara per protestare contro la riforma della scuola. «Chi non salta pro Gelmini è» scandivano gli slogan. Al termine anche un incontro con lo scrittore Federico Moccia.Giordani A PAGINA 65I carabinieri avevano parlato di «un'azienda familiare illegale», la cui attività era lo spaccio di droga. Un'azienda al femminile che per portare la cocaina dalla Repubblica Dominicana non aveva esitato a nascondere ovuli nelle parti intime delle donne approfittando anche che la capo famiglia, una disabile fisica costretta sulla sedia a rotelle, aveva corsie preferenziali negli aeroporti. Ieri è arrivato il conto della giustizia. Al termine del processo celebratosi con rito abbreviato, il giudice Gianfranco Pezone ha condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere la disabile Ana Lidia Mendez Perdomo, e a 3 anni ciascuno il figlio poco più che diciottenne Jean Carlos e la colombiana Raquel Murillo Salcedo, che viveva nello stesso appartamento. Assolta la sorella della donna sulla sedia a rotelle, Carmen Altagracia. La prima imputata era difesa dall'avvocato Antonio Foti di Torino; gli altri tre dall'avvocato Gioacchino Matinella.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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E Moccia disse: "Siete vivi" Anche Federico Moccia, l'autore di «Tre metri sopra il cielo» ha parlato delle manifestazioni studentesche di queste ore. Ieri mattina all'aula magna di Economia, c'era il pienone di studenti ad ascoltarlo nell'ambito delle conferenze con gli scrittori organizzate da Provincia e Interlinea. «Quando gli studenti manifestano significano che sono vivi, che hanno qualcosa da dire. Bisogna che alla fine si trovi però un punto di incontro, una soluzione positiva. Non entro nel merito dei provvedimenti del ministro Gelmini - ha detto Moccia - però mi pare che la scuola abbia effettivamente bisogno di ritrovare punti di riferimento, ed allora provvedimenti che recuperino la serietà mi sembrano necessari». Moccia ha ricordato anche i suoi insegnanti, «come quello di chimica che mi rifilava degli scappellotti, ma lo ricordo perchè mi ha fatto capire quello che dovevo fare». Poi lo scrittore torna alle manifestazioni di oggi: «Sono un misto di ideali, di istintività, di persone che vorrebbero davvero cambiare tutto e di altre che non hanno neppure idea di che cosa si stia discutendo, ma tutto questo fa parte dell' età giovanile. Quello che auguro ai giovani è di trovare degli insegnanti che lascino loro qualche cosa di importante, che gli segni la vita, perchè di questo avranno bisogno. La scuola insegna tante cose, fa l'analisi di tutto il passato possibile, ma le manca un pò il presente: perchè ad esempio non si insegna l'educazione sentimentale? E' una cosa davvero importante, perchè significa saper affrontare le emozioni, quelle che ti segnano quando un'amicizia ti tradisce, un amore ti lascia, hai una perdita importante. Anche di questo la scuola dovrebbe essere educatrice». Scoppiano gli applausi e c'è la caccia all'autografo, con un paio di studentesse che si presentano con i minilucchetti dell'amore: oggi il Broletto è come Ponte Milvio.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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LA PROTESTA In piazza, tutti uniti nel "no" «Chi non salta pro Gelmini è»: slogan e striscioni hanno invaso la città CONTRO LA RIFORMA Classi di ingresso. Extracomunitari nel corteo: «E' una discriminazione che rallenterà il nostro inserimento» [FIRMA]MARCELLO GIORDANI NOVARA «Chi non salta pro Gelmini è» scandiscono gli studenti che ieri mattina hanno inscenato una manifestazione di protesta in tutta la città contro i provvedimenti del Governo sulla scuola. Hanno preso parte circa 1500 studenti, sia universitari che delle superiori, mentre ieri la percentuale di docenti che hanno aderito allo sciopero indetto da Cgil, Cisl, Snals e Gilda, a Novara ha toccato il 60 per cento; oltre il 75 per cento gli studenti che hanno disertato le lezioni. «Siamo qua - dice Michele Cesti, del liceo classico Carlo Alberto - perchè non ci sta bene che le superiori vengano ridotte a quattro anni, alle elementari arrivi l'insegnante unico e molti docenti perdano il posto, e che l'Università vada verso la privatizzazione». Proprio gli universitari ieri mattina erano particolarmente numerosi, a cominciare dagli studenti della facoltà di Medicina: «Protestiamo contro la legge Tremonti che trasofmerà le Università in Fondazioni private - dice Sara Bortoluzzi, secondo anno di Medicina - una decisione che stravolgerà l'assetto universitario». A dimostrare sono anche gli studenti extracomunitari, a cui non piace la scelta di introdurre le classi di ingresso per chi non conosce la lingua italiana: «E' una discriminazione - osservano Azzedine, Abdul, Aziz, Chdic e Raul, di origine marocchina, studenti dell'istituto professionale Ial - perchè rallenterà ancora di più l'inserimento degli stranieri all'interno della società italiana». Gli studenti che partecipano alla manifestazione non sono contrari a tutto il «pacchetto Gelmini»: «Su alcune cose concordo - dice Chiara Miglio, di terza magistrale - come il voto in condotta, ma sul resto della riforma non ci siamo proprio, finirà per penalizzare anche gli insegnanti, visto che alcuni perderanno il posto». Konstantin Gukov, universitario di geologia, partecipa alla manifestazione ma sottolinea che «la protesta andava fatta il giorno in cui il Governo ha approvato questi provvedimenti, sarebbe stata più tempestiva: personalmente sono d'accordo con la manifestazione perchè non condivido le linee di questo decreto che va ad incidere sulla qualità dell'offerta scolastica».
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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SCUOLA. IL CORTEO DI AOSTA Un coro di 500 "No" alla riforma Gelmini Circa 500 valdostani hanno manifestato ieri mattina ad Aosta contro la legge di riforma della scuola promossa dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini. Aperto dallo striscione «Il nostro futuro non si taglia», il corteo ha attraversato il centro storico tra cori e slogan di protesta, senza far registrare disordini. Dai giardini pubblici di fronte alla stazione ferroviaria, il serpentone umano si è diretto verso piazza della Repubblica, per concludersi con un sit-in in piazza Chanoux. Alla protesta hanno aderito studenti, genitori e insegnanti di tutte le sigle sindacali. In base ai dati ufficiosi ha incrociato le braccia l'85 per cento dei docenti. «Sono stati doppiati i valori delle precedenti manifestazioni - ha commentato Mauro De Luca di Flc-Cgil - lo sciopero ha avuto risultati straordinari». I rappresentanti del Movimento studentesco valdostano hanno deciso di organizzare dei collettivi in ogni scuola per proseguire - non prima della fine della prossima settimana - l'azione di protesta. Servizi ALLE PAGINE 64-65
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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La politica è divisa ma invita a riflettere «I soldi sottratti alla scuola pubblica serviranno per aumentare i finanziamenti pubblici alle scuole private, per creare classi separate per i migranti, pagare i debiti degli imprenditori, finanziare le forze armate impegnate nelle "missioni di pace"». A dirlo è Sandro Bortot, ex consigliere regionale dell'Arcobaleno che ieri distribuiva volantini di Rifondazione e Sinistra ecologista agli studenti. Enrico Tibaldi, consigliere regionale Pdl: «Una manifestazione inutile. La Valle ha una sua autonomia e viene toccata marginalmente dalla "Gelmini". E' deplorevole che la sinistra strumentalizzi gli studenti per interessi di parte». Netto il parere di Raimondo Donzel, insegnante, segretario Pd: «Questa legge fa schifo. Giusto combatterla e cercare di cancellarla anche proponendo il referendum. Nonostante le competenze della scuola valdostana danneggia anche il nostro modello di istruzione». Per Albert Chatrian, Vdavive/Renouveau, «la Valle d'Aosta non può chiamarsi fuori. Nonostante il debole impatto della "Gelmini" la scuola valdostana non è immune da difetti. Investiamo risorse ingenti, ma abbiamo alti tassi di abbandono e i laureati che esprimiano sono pochi. La politica rifletta». La Jeunesse valdôtaine (movimento giovanile dell'Uv) sottolinea «le scelte dell'amministrazione regionale di non applicare le parti negative della riforma» e giudica «essenziale che il modello scolastico regionale sia sempre più consolidato dalle competenze statutarie». Aderisce alla protesta della scuola Legambiente. Perplessità le esprime Fédération autonomiste: «Protesta inutile e superflua, la legge Gelmini non troverà applicazione in Valle».\
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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A Imperia ragazzi e prof fianco a fianco Il corteo dei dimostranti ha "paralizzato" il traffico da piazza Bianchi alla prefettura [FIRMA]DIEGO MARRESE IMPERIA Oltre un migliaio, gli studenti scesi in piazza ieri a Imperia per manifestare contro la legge Gelmini. Accanto a loro anche genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo della scuola, oltre ai rappresentanti di Cisl, Cgil, Pd e Prc. Il lungo serpentone è partito attorno alle 9,30 da piazza Bianchi, per attraversare tutta Oneglia e raggiungere la Prefettura. Una delegazione di ragazzi, familiari e docenti è stata ricevuta dal prefetto Maurizio Maccari, che ha ascoltato le motivazioni della protesta, impegnandosi a inviare una relazione al Ministero. Il forte vento che spirava su Imperia non ha fermato la protesta. Il serpentone si è snodato nel centro di Oneglia, fino a raggiungere il palazzo della Prefettura, con una breve sosta davanti al Comune. Tanti striscioni e slogan contro il ministro Maria Stella Gelmini e contro la nuova legge, approvata l'altro ieri dal Senato. Ad aprire il corteo un gruppo di bambini con delle vistose «orecchie da asino». E poi genitori, insegnanti, personale del mondo della scuola e tanti, tanti studenti. Dice Ornella Panelli: «Dò il mio sostegno a studenti e insegnanti. Anche se non partecipo più attivamentealla vita scolastica perché le mie figlie sono ormai grandi, ho voluto comunque essere presente». In piazza anche tanti insegnanti, come Assunta Incoronato, docente alle magistrali. É a pochi anni dalla pensione, ma non ha rinunciato alla protesta: «Sulla scuola serve una revisione ma va fatta insieme», ammonisce. Della riforma Gelmini salverebbe il voto in condotta «ma non come strumento per allontanare i bulli: dove vanno a finire, a casa del ministro?». E lancia una provocazione: «Valgono più i piloti di Alitalia o la scuola pubblica?». Aggiunge la collega Alda Ramondo: «In classe insegniamo a dare il buon esempio, invece i politici "tagliano" risorse, partendo dalla scuola e non dai loro privilegi». Poco prima che il corteo parta da piazza Bianchi fervono i preparativi per gli striscioni. Dario Belmonte, rappresentante d'istituto al Classico, è intento ad annodare con lo scotch uno dei cartelloni. Cambierà qualcosa con le proteste di oggi? «Dubito fortemente. La politica è ormai un bunker. Pur ammettendo che la riforma sia stata travisata, mal interpretata o mezza Italia non l'ha capita perché è scritta male o chi protesta ha ragione. Noi ragazzi andiamo oltre ogni schieramento politico, difendiamo la scuola». Anche i ragazzi dell'Itis sono pronti alla lunga passeggiata per Imperia. «I tagli al personale possono essere anche giusti, ma vorremmo più attività per noi, magari laboratori aggiuntivi», dice Andrea Gallo. Luca Boni invece pensa già al futuro: «Manifestiamo anche per l'università perché un domani non sia una fondazione privata a beneficio di pochi». Inevitabili le ripercussioni sul traffico, deviato, di volta in volta, dagli agenti della Polizia Municipale che hanno accompagnato il corteo assieme alla Polizia e ai Carabinieri.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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POLEMICA PLINIO (AN) CRITICA BURLANDO PER LA PRESENZA ALLA MANIFESTAZIONE A Genova bloccata la stazione GENOVA «Noi la crisi non la paghiamo», «No all'estinzione dell'istruzione», «W la fisica»: tra slogan e striscioni anche Genova è scesa in piazza in massa per dire no alla riforma Gelmini. Ventimila (cifra accreditata dalla questura) quelli che hanno preso parte al corteo: studenti medi, universitari, centri sociali, ma anche insegnanti, genitori e qualche bambino, per ripetere alla Gelmini che «la nostra maestra è già unica». Partiti in due tronconi, si sono riuniti in un solo serpentone in piazza De Ferrari. La protesta di ieri ha sicuramente alzato il livello delle manifestazioni anti governative fin qui svolte. Tra le note di «Bella Ciao» (nella versione dei Modena City Rambles) si è alzato in più occasioni l'invito al megafono «ai fascisti di abbandonare la piazza», soprattutto dopo che qualche intemperanza partita da un gruppetto aveva suscitato qualche preoccupazione. «Questa è la terza manifestazione in due settimane. Occuperemo università, scuole e piazze». Ieri mattina, intanto, è stata bloccata per circa un'ora la circolazione dei treni alla stazione Principe, dopo aver esposto uno striscione tra il binario 15 e il 16. Tra i manifestanti anche il capogruppo di Rifondazione in Regione, Marco Nesci: «L'auspicio - ha detto - è che il sindacato colga al volo il potenziale di questa manifestazione e convochi uno sciopero generale». Ma è stata la presenza, in corteo, del presidente della Regione Claudio Burlando a suscitare qualche polemica (tra tutti Gianni Plinio, di An, che ricordando il ruolo istituzionale di Burlando ha definito «scandalosa» la sua protesta contro una legge dello Stato).Burlando si è augurato «che sia possibile aprire finalmente un confronto anche dopo il voto in Parlamento», altrimenti la Regione è intenzionata a ricorrere alla Corte costituzionale. «Spero che, in base ai principi di un buon federalismo, il governo ci ripensi perché, studenti, insegnanti, professori e una larghissima parte dell'opinione pubblica del Paese dimostrano di aver capito una cosa: non siamo di fronte a una vera riforma, ma a un mero taglio di costi».
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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SANREMO E VENTIMIGLIA LA PACIFICA E COLORATA PROTESTA SI E' FATTA SENTIRE ANCHE NELL'ESTREMO PONENTE In mille nelle vie del centro DANIELA BORGHI LORENZA RAPINI A Sanremo il serpentone pacifico e colorato è partito dal liceo Cassini, dove si sono incontrati un migliaio di studenti dei vari istituti cittadini. Sono stati soprattutto i ragazzi del liceo a curare la marcia di protesta, preparando striscioni e cartelli, finanziati con le loro collette. E, ieri mattina, sono partiti verso il centro intonando l'inno di Mameli. A Ventimiglia sono scesi in piazza e nelle strade circa cinquecento ragazzi. Sanremo Nessun problema e nessun cartello troppo provocatorio. Primo sit-in in corso Garibaldi, con slogan anti-Gelmini. E striscioni perfino in latino: «Quo us que tandem abutere Gelmini, patentia nostra?», e in inglese: «We care about the future». E quelli per evidenziare l'assenza di strumentalizzazione politica: «Nè di destra nè di sinistra, la nostra contestazione alla mancata Italia». Poi tamburi e trombe da stadio per dar voce ai ragazzi dell'Ipsia, dell'istituto socio-pedagogico, dell'Agraria, dell'Alberghiero di Arma. «Manca solo la Mater, che è privata, e il Colombo, perchè non ci siamo incontrati», dice uno studente. Il corteo si è fermato poi in piazza Colombo. Curioso il siparietto creato da un cartello esposto dal terrazzo di un ufficio, sul quale era scritto «Siamo con Voi, W la scuola». Alla vista dello slogan la piazza è esplosa in un applauso rivolgo agli inaspettati e graditi «alleati». Gli studenti, guidati da una Yaris nera con impianto stereo da 4 mila watt di Gatto dj, studente del Cassini, hanno quindi imboccato via Matteotti, percorsa per intero. Un automobilista alla guida di un Suv ha prima cercato di forzare il cordone di studenti e poi è stato invitato dai vigili a desistere. «E' stata l'unica protesta contro la nostra manifestazione, dato che abbiamo avuto incoraggiamenti e approvazione dalla maggior parte di automobilisti e negozianti, nonchè le congratulazioni da parte delle forze dell'ordine per la nostra educazione e civiltà dimostrata», dice un portavoce degli studenti. Il traffico all'ingresso della città è stato fortemente rallentato. Il folto gruppo è quindi passato da via Roma, per raggiungere piazza Colombo intorno a mezzogiorno. Ventimiglia Tra i circa 500 manifestanti c'erano anche il sindaco di Soldano, Antonio Fimmanò, preoccupato per la sorte delle elementari e medie del paese, e il vicesindaco di Camporosso, Tiziana Civardi, che ha ricordato i già numerosi tagli subiti in passato. «In caso di chiusura di tante scuole dell'entroterra, i plessi centrali, già pieni, non saranno in grado di accogliere i bambini», ha detto la maestra Rosanna Porcheddu. «Questa riforma non contiene un progetto educativo e didattico», ha spiegato Biagia Vermi, insegnante di sostegno alle medie Biancheri. «A noi dell'Alberghiero vorrebbero togliere tre ore di pratica e aggiungere tre ore di latino e greco. A cosa ci servono?», ha chiesto provocatoriamente Christofer Nattoli, uno studente. «Oggi in 40 ore settimanali - ha proseguito Carlo Lorenzi, un genitore - si insegnano molte materie ai nostri figli. In 24 ore soltanto, invece, si insegnerà molto meno». Al coro di proteste si sono aggiunte le voci degli studenti delle superiori. Una delegazione dei manifestanti è stata poi ricevuta dal sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino. E ora il Pd annuncia che il 5 novembre terrà un incontro pubblico sul tema scuola con l'assessore regionale Massimiliano Costa.
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del 31-10-2008)
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Oltre duemila hanno urlato no alla Gelmini Ieri mattina lungo corteo per le strade di Savona La protesta ha unito ragazzi, docenti e genitori [FIRMA]CRISTINA BENENATI SAVONA Più di duemila persone tra studenti, insegnanti, genitori, amministratori pubblici e sindacalisti hanno sfilato in corteo ieri per le vie del centro di Savona al grido di «No Gelmini». Un'adesione massiccia allo sciopero nazionale, che ha unito tutte le categorie del mondo scolastico e più generazioni, dai bambini delle elementari agli insegnanti in pensione, tutti contro la riforma approvata mercoledì al Senato. «Cogito ergo manifesto», «Anche l'operaio vuole un figlio dottore», «Educazione a pagamento, ignoranza gratis», «Meno soldi e meno maestri uguale più asini»: ecco solo alcuni degli slogan che campeggiavano su striscioni e bandiere. Il corteo ha preso forma in piazza Sisto IV intorno alle nove, poi si è snodato lungo corso Italia, piazza Marconi, piazza Saffi, allungandosi con una rappresentanza fino a Villapiana per poi riunirsi lungo via Boselli e confluire di nuovo nella piazza del Comune, poco prima delle undici. Hanno poi preso la parola Matteo Delucis , responsabile della «Rete provinciale degli studenti» e Luisa Armenia in rappresentanza del Campus universitario di Legino. Interventi brevi, intervallati da cori e slogan, per ribadire il dissenso e la determinazione a non arrendersi. «Io mi sento politicamente di destra - afferma Roberto Sirello di Ingegneria Gestionale - ma sono qui perchè questa riforma tocca la cultura e il nostro futuro, non è una lotta di parte». E rilancia: «Mi chiedo come mai i tagli agli atenei furono decisi tra giugno e agosto, forse per passare inosservati?». Una domanda a cui non sa rispondere neanche l'autore televisivo Felice Rossello, docente di Scienza della comunicazione: «Un cosiddetto "contrattista" come me guadagna 1.500 euro l'anno, immaginate voi con questi tagli quale futuro si prospetta. Di questa riforma non condivido soprattutto il metodo». Si attendono tempi difficili anche gli insegnanti delle scuole primarie che, dietro a uno striscione che recita a caratteri cubitali «Le mie maestre sono già uniche», non nascondono la loro rabbia. Renata Toniazzo della materna di Villapiana e Doris Zanatta della scuola primaria di Spotorno dicono: «La scuola pubblica è distrutta, 87 mila posti in meno in Liguria e un carico economico insostenibile per le famiglie». Chiara Mauro, del liceo Chiabrera, è vicina alla causa dei professori: «Riducendo gli insegnanti diminuisce la qualità della scuola. Come si può pensare di tornare al maestro unico per la primaria?». Emerge una paura diffusa tra gli studenti: essere i precari di domani. «Tra qualche anno ci iscriveremo all'Università ma con quali prospettive occupazionali?», si chiedono Andrea Di Tullio del liceo Scientifico «Grassi» di Savona e Debora Gallizia della Ragioneria «Falcone» di Loano. In attesa di altre risposte, «urliamo perchè non approviamo».
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del 31-10-2008)
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VAL BORMIDA Adesione record dalle superiori alle elementari Grande adesione allo sciopero anche in Val Bormida. All'Istituto superiore di Cairo, su 28 docenti di ruolo si sono presentati al lavoro in 6, mentre dei 5 supplenti solo uno è entrato a scuola. Al liceo di Carcare l'adesione dei docenti si attesta intorno all'85%, mentre, per quanto riguarda gli studenti, solo una sessantina ha varcato il portone. Massiccia l'adesione anche per medie ed elementari del comprensorio. A Millesimo l'adesione ha riguardato oltre l'80% degli insegnanti, a Cairo solo 3 su 46 erano al lavoro, mentre a Carcare l'adesione è stata del 90 per cento. Intnato il sindaco di Cairo, Fulvio Briano, replica al presidente del Circolo delle libertà di Millesimo sul caso dei tagli: «Proprio per salvaguardare le scuole, tre solo a Cairo, la giunta regionale ha già dichiarato il rifiuto ad applicare il piano di ridimensionamento, in contrasto con quanto richiesto dal decreto Gelmini».
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina XXI - Roma RICORSO ALLA CORTE RENATA MAMBELLI «Chiamatela pure disubbidienza civile o disubbidienza istituzionale», ha detto ieri Zingaretti, «ma io a costo di finire commissariato non tocco le scuole della mia provincia. Da questo sommovimento sarebbero colpite 26 scuole, quasi ventimila studenti in una fase economica, poi, che al contrario richiederebbe investimenti sulle infrastrutture pubbliche e sulla formazione». «La Legge Gelmini non è la risposta ai problemi della scuola», spiega Marrazzo, «ed è per questo che, al fianco dei cittadini, come altre regioni, abbiamo già fatto ricorso alla Corte Costituzionale». Critiche alle scelte dei due Presidenti di Enti Locali sono arrivate dal Pdl: «Quanto affermato da Zingaretti è la dichiarazione di un intento contra lege», dice il vicepresidente della commissione scuola del Comune di Roma, il Pdl Ludovico Todini, «e qualora si dovesse trasformare in azione, dovrà essere perseguito». D´accordo con Zingaretti, invece, il presidente del X Municipio Sandro Medici: «realizzerò anch´io questa forma di disubbidienza civile».
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del 31-10-2008)
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Pagina XXI - Roma I giovani leader: "Non abbiamo paura" LAURA MARI «Eravamo coscienti della forza dell´Onda, ma non fino a questo punto» confessa Francesco Brancaccio, leader della protesta e studente di Scienze Politiche della Sapienza. E in effetti, dopo gli scontri di piazza Navona, erano in molti a pensare che la paura della violenza avesse la meglio sulle ragioni della protesta. «Ma evidentemente sbagliavamo- commenta Giulia Heredia, 23enne portavoce del collettivo di Giurisprudenza del primo ateneo capitolino- la forza della cultura e la voglia di vincere contro una riforma che distrugge il sistema di istruzione è più forte di qualsiasi aggressione». Più forte di chi li ha chiamati "facinorosi", di chi ha minacciato gli sgomberi delle facoltà occupate, di chi ha cercato di intimorire la piazza con mazze e bastoni. «La cosa sorprendente di questa protesta- ammette Tania Rispoli, leader degli studenti della facoltà di Filosofia- è che giorno dopo giorno ci accorgiamo di quanto i giovani tengano al loro futuro, di quanto per la prima volta gli under30 siano coscienti della posta in ballo. In piazza siamo sempre di più e sempre più convinti di poter vincere». Se così non fosse, infatti, i leader della protesta avrebbero già da tempo abbandonato il movimento. «La mattina siamo in piazza a manifestare- sottolinea Giorgio Sestili, di Fisica- di pomeriggio ci riuniamo in assemblea e di notte, stremati, senza voce e raffreddati per la tanta acqua presa in questi giorni di mobilitazione, dormiamo nelle facoltà occupate». A dare forza, la convinzione di potercela di fare, di riuscire a far ritirare i decreti Gelmini e Tremonti. «Hanno provato in tutti i modi a scoraggiarci- ribadisce Francesco Raparelli, leader dei dottorandi dell´Onda- hanno provato ad aggredirci e a delegittimarci agli occhi dell´opinione pubblica e dei politici. Ma noi, lo ribadiamo, non abbiamo paura. Noi siamo l´Onda, siamo i giovani, siamo il futuro di un´Italia che merita di più». Un ritornello che risuona, dall´alba al tramonto, di facoltà in facoltà, anzi, di università in università. «Non ci arrenderemo e lo dimostra il fatto che stiamo già organizzando le mobilitazioni della prossima settimana» annuncia Luciano, leader degli studenti di Roma Tre. Il 7 novembre, infatti, è prevista la giornata di mobilitazione degli universitari romani, mentre il 14 novembre a Roma manifesteranno gli studenti di tutti gli atenei italiani.
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del 31-10-2008)
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FINALE LIGURE MICELI E VASCONI: «CHI SCEGLIE QUESTO TIPO DI STUDI NON DOVRÀ PIÙ ANDARE A SAVONA» Il liceo Issel non verrà accorpato [FIRMA]AUGUSTO REMBADO FINALE LIGURE Ancora di salvataggio per l'autonomia del liceo scientifico Issel di Finale. Arriva direttamente dalla Regione Liguria che recependo l'attivazione di due nuovi indirizzi di studio dal prossimo anno scolastico, ha messo in moto un programma che consentirà a l'istituito di non essere accorpato Al liceo Bruno di Albenga. Il problema dell'Issel è quello di avere meno di 500 iscritti, soglia minima per l'autonomia. Intanto non c'è tregua alle polemiche. Spiegano i consiglieri regionali di maggioranza Nino Miceli e Carlo Vasconi: «La commissione regionale ha proseguito l'esame del provvedimento relativo al dimensionamento scolastico che affronta, tra l'altro, il futuro dell'Issel. La proposta che la giunta regionale e la maggioranza di centrosinistra hanno avanzato prevede l'attivazione all'Issel di due nuovi indirizzi di studio, psico-pedagogico e linguistico, oggi non presenti nel Finalese e nell'Albenganese. Ciò consentirà di raggiungere due importanti obiettivi: non essere costretti a recarsi fino a Savona per frequentare quelle scuole e, nello stesso tempo, mantenere l'autonomia scolastica del liceo di Finale». Aggiungono: «Questa scelta porterà ad un rafforzamento di quella tendenza all'aumento del numero delle iscrizioni all'Issel, già avviata nel corso degli ultimi quattro anni, anche in virtù della definitiva sistemazione in un unico rinnovato plesso scolastico a Finalborgo. Infatti, dal 2005-6 ad oggi gli iscritti in prima sono aumentati del 55% passando da 51 a 79». Terminano Miceli e Vasconi: «Spiace dover constatare come ancora una volta il consigliere regionale Marcenaro abbia innescato una polemica sbagliata ed immotivata che, nel goffo tentativo di distogliere l'attenzione degli studenti e delle famiglie dalla critica al ministro Gelmini, ha tentato di attribuire alla Regione intenzioni che la stessa non ha mai avuto, come confermato con tutta evidenza dal testo della delibera regionale. A questo punto, se l'Issel perderà la propria autonomia, eventualità che speriamo non accada più, la responsabilità sarà soltanto del governo Berlusconi e della scellerata politica di tagli alla scuola pubblica dei ministri Tremonti e Gelmini». Intanto gli assessori di Finale, Giovanni Ferrari e Nicola Viassolo, replicano all'intervento presidente del Distretto scolastico, Gabriello Castellazzi: «Una sessantina di giorni ed il sedicente presidente dell'ex Distretto non avrà più titolo per continuare a strumentalizzare esclusivamente a propri fini partitici le problematiche amministrative e scolastiche del Finalese. L'ultima occasione colta da Castellazzi per fare polemica inutile è stata mischiare le trasformazioni urbanistiche in atto sul nostro territorio con la ventilata perdita d'autonomia del liceo. In passato però sulla questione scolastica nessuna previsione e proposta sono arrivate dal Distretto, nonostante fosse un suo specifico compito previsto dalla legge». A difendere il liceo è, infine, anche l'ex preside Luigi Vassallo, in carica fino al 31 agosto scorso, che ha scritto una lunga relazione al direttore scolastico regionale.
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Alberto Bisin EGREGI PROFESSORI, MAGNIFICI RETTORI CONTINUA A PAGINA 43La scuola italiana è una tragedia. Se le elementari appaiono lacunose soprattutto in matematica e scienze (indagine Timms, 2003), le medie superiori sono ancora peggio, specie al Sud (indagine Pisa, 2006). L'università, infine, è fallimentare sia in termini di didattica che in termini di ricerca, come ampiamente documentato ad esempio da Roberto Perotti, L'Università truccata (Einaudi, 2008). A fronte della tragedia della scuola, le discussioni di questi giorni sono invece una commedia, surreale e cacofonica. Parlano tutti assieme, confusamente, incoerentemente, a voce alta, come i concertisti di Prova d'orchestra di Fellini. Gli studenti in piazza lamentano correttamente che l'educazione che ricevono garantirà loro un futuro senza opportunità. E così anche quei genitori e quegli anziani professori che dalla piazza sperano di aggrapparsi al traino della gioventù di figli e studenti. Ma né studenti, né genitori, né professori chiedono direttamente un sistema educativo di qualità. Chiedono piuttosto solo maggiori finanziamenti per l'educazione. Ma non è affatto di fondi che il sistema necessita. L'Italia spende per la scuola, dalla materna alle superiori, una percentuale del Pil essenzialmente pari alla media Ocse (dati riferiti al 2005, da Ocse, Education at a Glance, settembre 2008). Per l'università la spesa annuale per studente, depurata dal numero eccezionale di fuori-corso, è addirittura inferiore solo a quella di Stati Uniti, Svizzera e Svezia. Il ministro Gelmini, da parte sua, invoca una «scuola della serietà, del merito». Parole sante. Ma poi finisce per tagliare i fondi indiscriminatamente. Per le scuole che funzionano così come per quelle che non funzionano. Per il Nord, dove le superiori sono in media a livelli europei, così come per il Sud, dove sono peggio di molti Paesi in via di sviluppo (Pisa, 2006). Il ministro propone inoltre di trasformare le università in fondazioni. Ottimo. Ma poi prevede di garantire fondi pubblici di perequazione per le università peggiori, quelle che non riescano ad attrarre fondi privati attraverso le fondazioni stesse. I rettori universitari minacciano le dimissioni di gruppo per protesta. Lo fanno ogni volta che sentono parlare di tagli. Nel novembre 2006 lamentavano un'insufficiente crescita del fondo di finanziamento, che avrebbe portato al «blocco degli atenei, dei servizi, la cancellazione del futuro per i nostri giovani». Oggi si legge nella mozione della Conferenza dei Rettori, approvata all'unanimità nel luglio scorso: «L'università non reggerà l'impatto. Una situazione che (...) porterà inevitabilmente l'intero sistema universitario pubblico al dissesto». Davvero le amministrazioni universitarie non hanno alcuna colpa della lievitazione dei costi del sistema? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che le nuove regole per i concorsi inducano a promozioni in massa (dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto del 54 per cento)? E sul fatto che nuovi atenei sorgono come funghi nelle sedi più improbabili? E sulla proliferazione di inutili corsi di laurea? Qualcuno ha sentito i rettori minacciare le dimissioni per richiedere finanziamenti basati sulla qualità dei loro atenei? Nel 2007 la quota percentuale dei finanziamenti assegnata sulla base dei «risultati» era del 2,2 per cento; il 97,8 per cento distribuito invece sulla base della spesa storica, cioè favorendo chi ha speso di più, e non meglio, in passato. Gli insegnanti di elementari, medie e superiori si preoccupano di difendere le proprie prerogative sindacali senza considerazione alcuna per la qualità del servizio educativo che sono pagati per offrire. Rifiutano ogni meccanismo di valutazione del proprio operato e quindi ogni meccanismo di premio per la qualità dell'insegnamento. Nel 2007, ad esempio, hanno osteggiato con successo i test dell'Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione (Invalsi), voluti dall'allora ministro Moratti. Infine l'opposizione ha da tempo affrontato i problemi della scuola in modo ideologico, proteggendo le rivendicazioni egualitarie degli insegnanti, in effetti favorendo la mediocrità del sistema educativo. Il precedente ministro Mussi, ad esempio, ha lasciato inutilizzato il sistema di valutazione dell'università Civr, nonostante questo avesse funzionato con successo (o forse proprio per questo). La scuola e l'università pubblica in Italia non hanno bisogno di più fondi. Hanno bisogno di fondi distribuiti in funzione della qualità. Per questo è necessario un sistema di valutazione di scuole e insegnanti, e meccanismi efficienti di incentivo basati su queste valutazioni. Purtroppo nessuno degli attori principali della commedia che si sta svolgendo oggi in Italia sembra comprenderlo. alberto.bisin@nyu.edu
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Centinaia di migliaia sfilano contro la Gelmini in tutta Italia. Anche Veltroni in piazza: Berlusconi ascolti la protesta Scuola, sfida al governo Studenti e prof invadono Roma. I muscoli di Maroni: denunciato chi occupa
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 8 - Viareggio Centinaia di genitori per la notte bianca LIDO. Notte Bianca mercoledì sera per 300 fra insegnanti, genitori e piccoli allievi dell'istituto comprensivo Camaiore due, nella scuola di via Trieste: un momento di partecipazione talmente sentito, all'indomani dell'approvazione della legge Gelmini, da non essere scoraggiato neppure dall'eccezionale temporale. Un lungo striscione a lutto sui cancelli «Oggi è scomparsa la scuola pubblica», ha partecipato la preoccupazione delle famiglie. Un documento in tre punti, affidato all'unanimità dall'assemblea al consiglio d'istituto, promette che questa non sarà che «la prima di una serie di iniziative» dell'istituto comprensivo camaiore 2 che si impegna a «mantenere viva l'attenzione sulla scuola pubblica attraverso una continua opera di informazione» rivolta a genitori e cittadini. Non permetteremo, dice il documento, che sia disperso il patrimonio educativo e formativo che appartiene ai nostri figli. I bambini, coinvolti nelle preoccupazioni dei loro genitori ed insegnanti, hanno partecipato dipingendo cartelloni che aumenteranno di iniziativa in iniziativa, segno della vivacità della mobilitazione delle famiglie.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 13 - Viareggio Incontro sulla riforma della scuola FORTE. I dirigenti degli istituti comprensivi di Forte dei Marmi e Massarosa Due, rispettivamente Silvia Barbara Gori e Luca Ceccotti, incontreranno i genitori degli alunni della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado per fornire tutte le informazioni necessarie sulla neonata riforma Gelmini e le sue conseguenze. L'appuntamento è stato fissato per venerdì 7 novembre, alle 17,30 presso l'auditorium della scuola media Guidi a Vittoria Apuana.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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SCUOLA Silicani e Verona a Roma contro la Gelmini STAZZEMA. Anche Stazzema era rappresentata alla grande manifestazione di ieri a Roma contro il decreto (ormai legge) Gelmini sulla riforma della scuola. Sul palco, infatti, insieme al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani sono saliti anche il sindaco Mihcele Silicani, il vicesindaco e presidente dell'unione dei comuni Maurizio Verona e l'assessore Paolo Conti. Con loro anche la scuola "Martiri di Sant'Anna". «Non smetteremo mai di combattere per difendere la nostra scuola - dice il sindaco Silicani, che ha Roma era in compagnia di tanti suoi colleghi primi cittadini -: ritirate la legge, perché noi ricorreremo al presidente della Repubblica».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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ASCANIO CELESTINI «E' un movimento pacifico l'hanno lasciato aggredire dai fascisti» «La protesta? Spariti partiti e ideologie, ma i bisogni sociali no» LIVORNO. «Macché né rossi né neri, solo liberi pensieri. Quelli che hanno aggredito gli studenti in piazza Navona sono i fascisti del Blocco studentesco: lo dicono loro stessi di essere fascisti. Ma quel che mi preoccupa di più sono soprattutto due aspetti che possono diventare un esempio, una "traccia" per svolgere il tema: l'atteggiamento della polizia e le dichiarazioni dell'ex presidente Cossiga». Ascanio Celestini (nella foto in alto), classe 1972, professione drammaturgo, anzi raccontatore di storie, è alla Goldonetta per qualcosa di più d'un incontro con l'attore: con una scelta controcorrente, a lui - che di fronte ai ragazzi del 2008 è paragonabile a quel che Dario Fo era nel '68 - è stata affidata l'apertura della stagione teatrale "ufficiale" della città al Goldoni. Il "cerchio" è una sorta di a tu per tu sul senso delle cose e sulla memoria: non è un caso dunque se, al fianco di chi zigzagando fra favola e realtà riannoda i fili della Roma liberata dall'incubo della guerra e dei nazifascisti, c'è anche il mondo dei partigiani (i coniugi Benifei e il presidente Anpi Cioni). «Cos'è accaduto in piazza Navona? I fascisti - riattacca Celestini - sono arrivati con un camion in una zona in cui in una situazione del genere non lasciano entrare nemmeno un motorino. Sono scesi e si sono messi lì con le mazze in mezzo a un corteo non solo del tutto pacifico ma forse perfino ingenuo. Possibile che le forze dell'ordine abbiano permesso qualcosa di simile? Sì, è accaduto. Ed è accaduto a pochi giorni dalle dichiarazioni di Cossiga che invita Berlusconi a seguire quanto fece lui da ministro degli interni: evitare lo scontro diretto con i manifestanti, meglio infiltrare agenti provocatori nel movimento così da dar fuoco alla polveriera e scatenare la piazza. A quel punto - e qui Celestini scandisce a memoria - il suono delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Poi la mattanza, ma con il placet dell'opinione pubblica. Picchiare duro anche i prof: quelli anziani no, soprattutto le maestrine. Questa è la ricetta di un ex presidente della Repubblica per rispondere alle richieste pacifiche degli studenti». Non è però per vezzo da attore-autore impegnato che Celestini si butta a capofitto in mezzo alla contestazione sul fronte caldo della scuola: il suo è un teatro dalla forte tensione politico-civile. «Se il cuoco s'è addormentato o se l'è svignata, non per questo ti passa la fame: gli spaghetti, c'è da arrangiarsi a cucinarseli da soli, anche dovessero venire un po' scotti». La parabola la spiega lui stesso: «Sono scomparsi i partiti e l'attivismo ideologico o quel che può esserne rimasto: ma questo - afferma - ha lasciato venire a galla i bisogni in modo dirompente, senza canali di mediazione né interpretazioni». E decreto Gelmini? «Il problema - avverte - non ha una ideologia né di destra né di sinistra, riguarda la classe sociale, la quotidianità: il premier può cercare di girare la frittata come vuole, sta di fatto che il tempo pieno sarà tagliato di almeno dieci ore alla settimana. Risultato: bisogna far appello ai nonni». Tradotto: il nostro è uno stato sociale fondato non sui servizi pubblici ma sui nonni (che, con una fetta di pensione, magari pagano anche le bollette e una rata del mutuo della famiglia del figlio). Sul maestro unico Celestini respinge al mittente l'uso retorico-propagandistico del bel tempo che fu. Fra i provvedimenti del governo sulla scuola «non ce n'è uno che non guardi all'indietro», dice l'att-autore di "Scemo di guerra": «E allora riscopriamo pure il fascino antico di una sana punizione come mettere i ragazzini in ginocchio sui ceci». Senza contare che nell'intero percorso scolastico contraddistinto dalla pluralità di insegnanti al nido e alla materna così come alle medie, alle superiori e all'università, l'anomalia vera è proprio questa «stucchevole melassa su maestrine da libro Cuore». Eppure la mannaia del governo casca «sulle elementari, l'unica cosa che funziona nel nostro sistema di istruzione».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Livorno Mare amaranto al corteo anti-Gelmini Esplode la voglia di manifestare, caccia ai pullman nella notte Record. A Roma sono andati ben più dei 2mila livornesi previsti GIANLUCA DELLA MAGGIORE LIVORNO. Il momento più livornese del ciclopico e pacifico corteo anti-Gelmini che ieri ha invaso Roma? Ora di pranzo. Viale Trastevere 76/A. Sulla cancellata del ministero dell'istruzione campeggia uno striscione a firma Coordinamento studentesco livornese: "0 prospettive per il futuro. 5 in condotta. 8 miliardi di tagli. 6 favorevole? Livorno no!". Col gigantesco "0586" che svetta e imbottisce gli occhi dei migliaia di studenti che assediano da ore i palazzi della ministra sulla graticola. è il marchio di fabbrica più evidente del fiume amaranto che ieri ha straripato sulla capitale ben oltre le attese della vigilia per il maxi-evento organizzato da Cgil Cisl Uil Gilda e Snals. Prima dell'alba? Già caos. Se c'è qualche nottambulo che è capitato in zona stadio verso le 4.30 di ieri notte avrà notato di certo un insolito caos. Partivano di lì i cinque pullman del Coordinamento Studentesco, e alcuni tra i 12 della Cgil. Solo che la non preventivata esplosione di partecipazione dell'ultimo minuto ha complicato le cose: tanti studenti sono arrivati (senza biglietto) decisi a partire. Strippa strippa è stato comunque necessario organizzare altri pullman alla volée. Risultato? Partenze ritardate e torpedoni partiti alla spicciolata. Difficile quantificare l'esatto numero dei livornesi a Roma: tra pullman e treni organizzati (da Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Gilda e Unicobas), bus autogestiti, carrozze di treno riempite all'ultimo istante e colonne d'auto sembrano ben più dei 2mila preventivati alla vigilia. «Eroico» poi - la definizione è dei sindacati - l'esercito dei precari dell'Elba (un centinaio) che ha sfidato il mare in burrasca pur di sfilare nella capitale. Torcida anti-Gelmini. A beccarli nel bel mezzo della torcida anti-governo i livornesi tracimano di parole. Per l'euforia il cellulare zampilla di mano in mano come fosse in un flipper ammattito. C'è un maestro in piena adrenalina da corteo: «Berlusconi dice che non siamo veri? Allora che senta qua...». Telefonino verso la folla: si sente un coraccio anti-governo spaccatimpani irriferibile (ma immaginabile). La verve labronica è però tutta nella battuta di Luca Papini della Flc Cgil, maestro alle Lambruschini: «Oggi eravamo un milione. I lavoratori della scuola sono un milione e cento. I centomila che mancavano? Sono i fannulloni di Brunetta». Anche la maestra Simonetta Lami la butta sull'ironia (o quasi): «Con i soldi persi dai lavoratori con lo sciopero di oggi ci potrebbero pagare un'intera finanziaria», dice mentre intorno a lei è tutto un vociare assordante: «Che vengano allo scoperto i mestieranti del governo che fanno leggi da perfetti incompetenti senza degnarsi di ascoltare chi nella scuola lavora 24 ore su 24». Macché sinistra?! E in effetti ci sono alcuni dati che rimbalzano costanti di voce in voce: «Siamo tantissimi. Festosi. Pacifici. Coloratissimi. Sono questi i facinorosi?». Ma gira che ti rigira prof, maestre e studenti arrivano tutti lì: «Qui c'è rappresentato al completo il mondo delle persone che mandano avanti la scuola ogni santo giorno. Non c'è bandiera che tenga, Berlusconi se ne faccia una ragione e smetta di tapparsi le orecchie mettendo etichette scarica-barile». Proprio non è andata giù ai livornesi la dichiarazione del premier che in merito alla manifestazione, ieri parlava di «sinistra scandalosa» capace di «rovesciare il vero». Michele Valente, che ha guidato il gruppo dell'Enriques, sul pullman del ritorno tira freccette: «In piazza un milione di burattini indottrinati dalla sinistra? Ma via. Qui c'è gente che si è alzata alle 3,30 del mattino, sfidando pioggia e paura del manganello e che nemmeno sa cos'è un tesserino di partito». Ditelo a mamma Patrizia Nardini («perché son qui? Dovere di mamma preoccupata per il futuro dei figli») che a Roma c'è arrivata coi figli di 17 e 21 anni: prima pennella il cartellone più bello («Quale? L'icona della Gelmini con scritto "Beata Ignoranza"») poi fa lo spelling dei gruppi sparati sulla casse della piazza degli under20: «Rino Gaetano? No. Ho sentito i Chemical Brothers e gli Asian Dub Foundation». Di ogni colore (e razza). A animare il carrozzone livornese ci hanno pensato anche i djembè dei senegalesi di Livorno: risposta in salsa afro-labronica alla proposta delle classi-ponte della Lega. Al ritmo delle danze tribali hanno sfilato insieme al gruppone di maestre e maestri issando il cartellone: «No al razzismo! Sì all'inclusione!». A colpire i livornesi anche la grande risposta di Roma. Silvia, studentessa al Cecioni dice: «Ogni due per tre trovavamo persone alle finestre con cartelli "Siamo con voi". Roba mai vista». Di Marco Lenzi, maestro del circolo didattico "La Rosa", lo spezzone che buca il video: «In mezzo al bailamme festoso del corteo - racconta - mi si è affiancata una vecchietta: ha voluto foglio e pennarello e ha scritto: "Perdonatemi, non lo voto più", poi se lo è issato sopra la testa e si è messa a sfilare con noi».
(
da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pagina 5 - Livorno «Ma noi difendiamo il governo» Zingoni e Lampredi: la sinistra dice un sacco di bugie LIVORNO. I vertici comunali e provinciali di Forza Italia fanno quadrato a difesa del decreto Gelmini: proprio in coincidenza della giornata scelta dal "fronte del no" per urlare le proprie ragioni nella manifestazione di piazza a Roma. E mentre da una parte si dichiara la massima disponibilità al dialogo democratico, dall'altra però si annunciano «iniziative imminenti per fermare il tentativo di mistificazione e strumentalizzazione» messo in opera dagli avversari politici. Il coordinatore Maurizio Lampredi spiega che «contatteremo gli istituti scolastici più importanti» per «cercare di creare momenti d'incontro con docenti, alunni e famiglie»: «Vogliamo far sentire anche le nostre ragioni, forti di dati e statistiche che smentiscono punto per punto le accuse infondate mosse dalla sinistra». E annuncia: «Abbiamo il diritto e il dovere di muoverci sul campo, anche in situazioni per noi spesso poco cordiali o felici. Ci sono molti cittadini poco o addirittura del tutto disinformati sul tema, mi fermano per strada per chiedermi spiegazioni. è l'ora di mettere alle corde le tante bugie messe in giro con le nostre verità alla mano». In attesa anche che siano anche le stesse scuole a convocare i vertici di Forza Italia livornese per allestire dibattiti e confronti, il coordinatore provinciale Maurizio Zingoni sottolinea però che «non si tratterà di un semplice porta a porta ma verrà attuata una campagna di sensibilizzazione attraverso i media». Il primo passo? L'iniziativa (probabilmente il 7 novembre) con la consigliera regionale forzista Stefania Fuscagni. «La sinistra - tengono a precisare anche Roberta Naldini e Massimo Ciacchini - ha fomentato la piazza con effetti collaterali pericolosi, che possono sfociare in estremismi come nell'episodio avvenuto l'altro giorno nella capitale. Strumentalizzando non soltanto i più grandi, ma si è abbassata a tal punto da coinvolgere i piccoli. Quando in realtà, nel decreto, degli asili nido non viene neanche fatta menzione». Forza Italia se la prende soprattutto con il documento a firma della giunta provinciale: in particolare riguardo alle classi per studenti stranieri. «Quel testo, pubblicato anche sul sito web della Provincia, fa emergere tutta l'ignoranza, la malafede e la scarsa conoscenza storica dei promotori» sottolinea Zingoni. Il coordinatore provinciale contesta il passaggio in cui la Provincia dà l'altolà, «a 70 anni dalle leggi razziali», a ogni tentativo di «reintrodurre nel nostro Paese, nelle nostre scuole, tra i nostri figli, qualsiasi forma anche larvata, di discriminazione». E va all'attacco: «Già in altri Paesi europei come ad esempio la Danimarca, - ribadisce Zingoni - si attuano questi tipi di corsi preparatori. Non certo con intenti razzisti, bensì proprio per evitare ai ragazzi quella sensazione di ghettizzazione che deriva dall'ignorare la lingua, la cultura e gli usi e costumi di chi ci sta intorno. Meraviglia quindi che un documento del genere sia stato partorito da un'istituzione che in teoria dovrebbe rappresentare il pensiero dell'intera cittadinanza e non soltanto la voce di un organo politico». A.P.
(
da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
A ALMESE E' aperto tutti i pomeriggi dalle 15, e la domenica dalle 11, l'impianto di skateboard di via Granaglie 30, gestito dall'associazione sportiva dilettantistica Skateboarding. Obbligatorio l'uso dei dispositivi di protezione. Per accedere bisogna acquistare la tessera associativa annuale. Info 349/51.69.628. Nuovo progetto di prestito libri a domicilio rivolto in particolare alle persone anziane: il servizio è completamente gratuito e basta iscriversi rivolgendosi allo sportello Nonno Salvo, lunedì dalle 9,30 alle 12,45 e dalle 16,45 alle 17,45, martedì, giovedì e venerdì dalle 9,30 alle 13,30 e mercoledì dalle 9,30 alle 12,45 e dalle 15 alle 16, oppure chiamando il 340/82.68.659. ALPIGNANO Celebrazioni per il 90° anniversario della prima guerra mondiale lunedì 3 con fiaccolata: partenza alle 18,30 dal parco della rimembranza. Martedì 4 alle 10 cerimonia commemorativa in piazza Caduti con il contributo delle scuole. L'Ecomuseo della lampadina Cruto, nell'ex opificio di via Matteotti 2, può essere visitato gratuitamente tutti i giovedì dalle 15 alle 19. In esposizione pezzi unici che ripercorrono la storia dell'illuminazione e un secolo di invenzioni. Maggiori informazioni: ecomuseo.comune.alpignano.to.it ANDRATE Domenica 2 la Scuola di Nordic Walking propone lezioni tecnica 1 e tecnica 2 alle 10 e lezione base per principianti alle 14,30. Ritrovo per i corsi al salone pluriuso di regione Salamia. Inoltre escursione al Lago Nero e al Lago Pistono (anello dei 5 laghi di Ivrea), con ritrovo alle 9,45 a Chiaverano (piazza Ombre, davanti al padiglione). Prenotazioni: 334/66.04.498, scuolanordicwalking@viviandrate.it. AVIGLIANA Giovedì 6 nella chiesa di santa Croce serata pavesiana, per il centenario della nascita dello scrittore. Alle 20,30 letture su Cesare Pavese di Piero Leonardi, alle 21,30 musica tra passato e presente con Luigi Tessarollo, chitarra classica, e Fulvio Chiara, tromba. Fino al 9 novembre gli edifici storici del centro ospitano la mostra La terra del fuoco: esposizione di opere realizzate dei migliori ceramisti italiani ed europei sulla fiaba e la poesia evocativa. Possibilità di visite guidate. Info: 334/60.34.334. Il centro visite del parco naturale dei laghi ospita, oltre a una ricca biblioteca naturalistica, una mostra permanente dove sono conservati numerosi esemplari di animali imbalsamati. Ingresso libero da lunedì a giovedì dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 16,30 e venerdì dalle 8,30 alle 12 e dalle 14,30 alle 15,30. Info 011/93.13.000. B BAIRO Domenica 2 la Pro loco organizza la decima edizione del mercatino d'autunno con esposizione di manufatti artigianali, antiquariato e prodotti gastronomici, degustazioni, distribuzione di castagne, dolci e vin brûlé, vendita di torte per beneficenza. Inoltre dimostrazioni di mascalcia con forgia dei ferri e ferratura dei cavalli. Nel pomeriggio sfilata di cani meticci (iscrizioni dalle 11). Durante la giornata al teatro santa Marta e nella torre Rossa mostra di Franco Grisolano e Dario Faccaro dal titolo Angoli canavesani su tela e pitture su foglie. BALDISSERO Lunedì 3 ore 20 al centro incontri Paluc in strada Pino Torinese 1 viene inaugurata la mostra Il tricolore nelle bandiere di leva dei coscritti, organizzata con la collaborazione di 22 Comuni del Chierese in occasione del 90° anniversario della fine della prima guerra mondiale. Dopo la cerimonia d'inaugurazione, concerto del Corpo Filarmonico Rivarolese. La mostra può essere visitata da martedì 4 a sabato 8 con orario 9,30-12 e domenica 9 per l'intera giornata. Su appuntamento la mostra è inoltre a disposizione delle scuole. Fra le molte curiosità storiche esposte, la bandiera di leva dei coscritti del 1885 di Moncucco e quella di Baldissero del 1890. BARDONECCHIA E' iniziato il periodo promozionale, che durerà fino al 16 novembre, durante il quale è possibile acquistare lo skipass stagionale a prezzo vantaggioso. Singolo a 550 euro (invece di 650), famiglia tre persone 485 (invece di 585), famiglia quattro persone 430 (530). Info: 0122/99.137, www.bardonecchiaski.com. Fino al 30 novembre alla chiesa di Sant'Andrea di Millaures mostra Ricordando gli attrezzi e i lavori della vita contadina. Sono 35 i posti disponibili per il corso gratuito di danze tradizionali organizzato dall'associazione Musikka e Dansa d'Oc: in programma 10 lezioni a partire dal 7 nel palazzo delle feste con l'insegnante Maria Baffert. Iscrizioni: 0122/90.26.12. L'associazione Sholucas Arti Marziali organizza corsi di kung fu, wushu, tai ji quan e qi gong nel centro sociale di viale Bramafam 17. Informazioni e prova gratuita il lunedì e i giovedì dalle 19,30 alle 21,30. Frazione Melezet ospita la mostra mercato permanente dei nativi americani e sul vecchio West. In esposizione cimeli storici indiani nonché vendita di oggettistica etnica e riproduzioni. La mostra è visitabile in orari d'ufficio. Info 338/44.44.760. BORGOFRANCO Venerdì 31 l'associazione La Rondanza propone la consueta serata di balli occitani e francoprovenzali al salone Choc di via Guido Rossa: appuntamento alle 21 con J'Amis del Peilo. Ogni martedì dalle 15 alle 18 il Gruppo socio ricreativo anziani organizza al salone Choc pomeriggi dedicati al ballo. BORGONE E' visitabile gratuitamente tutti i giorni, solo il orario diurno, il nuovo percorso che porta al Maometto, piccolo tempio in pietra in onore ad un dio pagano, nascosto nel bosco, testimonianza preistorica locale. Info 011/96.46.562. BUSSOLENO Il parco Orsiera Rocciavrè organizza trekking per tutti i gusti e abilità sui percorsi naturali che si estendono in un'area di 11mila ettari fra le valli di Susa, Sangone e Chisone. Iscrizioni nella sede di Foresto, via san Rocco 2. Info: 0122/47.064. BRICHERASIO Domenica 2, in piazza santa Maria a partire dalle 10,30, celebrazioni per il 90° anniversario della prima guerra mondiale: in programma messa, corteo e intitolazione della nuova via fra strada Caffaro e strada Torre Pellice ai donatori di sangue. BRUZOLO E' visitabile su appuntamento lo storico castello del borgo-teatro. Datato anno 1000, è composto da quattro angolari, torre centrale e mura merlate ampliate nel 1200 per far spazio anche a scuderie, magazzini e rifugi per coloni e pellegrini. Info: 011/96.37.220. C CALUSO Venerdì 31 alle 21 nella sala del chiostro in piazza Mazzini prima lezione del corso di orticoltura biologica del ciclo Umus, fonte di vita, di fertilità, di salute, organizzato dall'associazione Umus con il patrocinio del Comune e dell'associazione Aiab. Relaziona Ugo Meneghel. Info 389/78.31.372. CARMAGNOLA Venerdì 31 alle 21 in biblioteca, piazza Sant'Agostino, presentazione del libro «Alpini. 140 anni di storia e di eroismi», di Gianni Oliva, edito da Mondadori. Domenica 2 alle 10 intitolazione ai caduti di Nassiriya di una via a sinistra di via Vado della Valle, alle 10,30 intitolazione ai caduti senza croce dei giardini accanto a piazza IV martiri, alle 11,30 intitolazione al sottotenente alpino Giovanni Bartolomeo Osella dell'area di libera circolazione tra via Einaudi e via Sella. Lunedì 3 in piazza Sant'Agostino alle 19,15 Per non dimenticare, momento di ricordo dei 90 anni dall'armistizio che sancisce la fine della prima guerra mondiale. CASTELLAMONTE Da giovedì 6 novembre tutti i giovedì dalle 10 alle 12 nella saletta adiacente l'ufficio servizi sociali-cultura, al piano terra del municipio, entra in funzione lo Sportello Amico, un servizio gratuito e anonimo per poter parlare con uno psicologo. CASTELROSSO Sabato 1, alle 15, nell'oratorio parrocchiale appuntamento con il Sabato del villaggio, rivolto a tutti i ragazzi che seguiti dagli animatori si possono scatenare in giochi e divertimenti vari. La Società Filarmonica Castelrossese organizza dei corsi musicali a orientamento bandistico completamente gratuiti. Al termine del corso gli allievi verranno inseriti gradualmente nella banda musicale. Informazioni presso l'oratorio parrocchiale. CASTIGLIONE TORINESE Domenica 2 il complesso industriale della Smat Sergio Garberoglio ospita l'ottava edizione della manifestazione sportiva Po Pulito Country Bike, valida come ultima prova del campionato provinciale. Smat mette a disposizione degli atleti e sostenitori l'acqua potabile in boccioni e, a fine gara, ospita i partecipanti alla manifestazione nella sala congressi dell'impianto per le premiazioni. Il ritrovo è alle 11,30 presso il viale d'ingresso all'impianto. L'Associazione musicale di promozione sociale «Federico Caudana» organizza dei corsi strumentali per la stagione 2008 -2009. Per avere informazioni: 333/828.18.48. CHIANOCCO Via Roccaforte 1 è sede del prestito libri, piccola biblioteca aperta il martedì e il giovedì dalle 16 alle 18 e il sabato dalle 10 alle 12, composta da sezioni speciali dedicate a parchi naturali, tradizione, storia e cultura della Valle di Susa. Informazioni, in orario di apertura, allo 0122/49.734. Per visitare la riserva naturale dell'Orrido di Chianocco, situata nella parte terminale del torrente Prebec, si può contattare il parco Orsiera allo 0122/48.283. CHIERI Da giovedì 6 a lunedì 17 novembre in biblioteca è allestita la mostra Il territorio si racconta. Immagini e memorie da scoprire. Peschiere e tinche. Orario: lunedì e venerdì 9-12,30 e 14,30-19, martedì, mercoledì e giovedì 9-12,30 e 14,30-18, sabato 9-12,30. Fino a domenica 9 esposizione e laboratorio di pittura su seta alla galleria civica Palazzo Opesso, via San Giorgio 3. Orario: feriali 16-19, festivi 10,30-12,30 e 16-19. E' rivolto ai giovani dai 13 ai 26 anni il concorso Chieri Fantastica, a cura di Libreria Bookomics e Vittorio Pavesio. Categorie previste: racconti brevi, illustrazioni, storie e fumetti. Tema: le invasioni. Per info: 011/33.49.40. CHIVASSO Venerdì 31 alle 21 nella sala consiliare di piazza del municipio Andrea Giorgis, capogruppo in consiglio comunale a Torino, parla di Torino città metropolitana: un nuovo carrozzone o un modo migliore per servire i cittadini? Lunedì 3 alle 19,30 gli Alpini commemorano il 90° anniversario della fine della Grande Guerra. Ritrovo, con gli altri gruppi e associazioni, al monumento ai Caduti, in piazza d'Armi, con accensione del cero. Scade il 3 novembre la quinta edizione del premio nazionale di poesia e narrativa Carla Boero, aperto a giovani e adulti, indetto dall'associazione Letteraria Carla Boero. Info 348/642. 36.20. Fino al 7 dicembre a Palazzo Einaudi, piazza d'Armi 6, si può visitare la mostra Stop! Rassegna internazionale di campagne di comunicazione per pensare al sociale. Orario: mercoledì 9-,30-12,30, giovedì e venerdì 16-19, sabato e domenica 10-12 e 16-19. COAZZE Domenica 2 gran castagnata in compagnia: merenda sinoira a buffet, castagne e vin brulé alla Casa Alpina di Forno di Coazze, ore 16. Per informazioni e prenotazioni (gradite): 339/439. 01.73. Domenica 2 alle 16 presso la sala conferenze dell'ecomuseo dell'Alta Val Sangone, viale Italia 1, conferenza del delegato locale di Medici Senza Frontiere, Federico Silvio Martoglio, sulla missione appena conclusa ad Haiti. Con proiezione di immagini realizzate durante la missione e un'illustrazione dell'opera svolta dall'associazione. L'ingresso è libero. Eventuali fondi raccolti verranno devoluti a Medici Senza Frontiere. L'Ecomuseo dell'Alta Val Sangone ospita diversi percorsi storico culturali dedicati alle tradizioni del pane, alla religiosità montana e alle attività minerarie. Possibilità di visite guidate. Prenotazioni e costi 011/93. 49.681. COLLEGNO Martedì 4 alle 10,30 ritrovo alla chiesa parrocchiale di san Lorenzo per la festa delle forze armate. Orazioni ufficiali e alle 11,15 messa. Mercoledì 5 da Viridea, via Spagna s/n, alle 15 dimostrazione di decoupage sottovetro con foglia oro. Cidiu e Arforma con la collaborazione dell'associazione Vado al minimo lancia la seconda edizione del concorso fotografico Ecofocus, dal titolo Scatta la nuova energia. Tutte le informazioni relative al concorso, insieme al regolamento e alla scheda di iscrizione, su http://www.vadoalminimo.org/ecofocus2_0.htm. CONDOVE Il museo etnografico di frazione Mocchie ospita una ricca esposizione di oggetti antichi di uso comune, passando dagli strumenti musicali ai desueti attrezzi da lavoro. Ingresso gratuito solo su prenotazione allo 011/96.44.197. Su uno sperone di roccia a lato della statale 24, proprio di fronte al monte Pirchiriano, è possibile visitare i resti del Castrum Capriarum: imponente complesso fortificato, casa del Conte Verde. Aperto tutto l'anno, le rovine del castello sono visitabili gratuitamente. CUMIANA Venerdì 31 alle 20 l'agriturismo Cascina dei Frutasè propone la serata Il sapore della mia terra, un viaggio gastronomico e culturale alla scoperta della Romania. Cena tipica romena a cura di Cristina Govor, a cui segue la presentazione del libro (che dà il titolo alla serata) di Valeria Mocanasu. Costo di partecipazione: 20 euro. Info: 011/905.8642. CUORGNE' Venerdì 31 alle 21 nella sede dell'associazione Sentieri di Stelle in via Arduino 8 per il ciclo di conferenze autunnali l'omeopata Andrea Penna parla di correlazione tra malattie degenerative e vita di coppia. Sono aperte le iscrizioni ai corsi del centro danza La Fenice di via Bosdonio 8: classica, jazz-funky, jazz, hip-hop, contemporanea, afro, orientale, aerobica, ginnastica artistica e ritmica. Info 338/59.82.950. CUMIANA Sopra il borgo antico sorge il castello della Costa, villa residenziale del XVI secolo che ospita gli affreschi dei fratelli Pozzo. Aperto il sabato e la domenica dalle 10 alle 18,30, gli altri giorni su prenotazione, anche con visite guidate. Ingresso 6 euro, 4 euro ridotto, gratis fino a 8 anni. Info 347/42. 60.545. E EXILLES Il Forte - con le sue due aree espositive dedicate alle scuderie e ai paesaggi - rimane aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 14, anche con possibilità di percorsi guidati. Ingresso 6 euro, ridotto 4 euro. Info 0122/58.270. F FENESTRELLE Nei locali ristrutturati dell'ex scuderie fino al 30 novembre è visitabile la mostra della tortura, con strumenti di tortura medievale. Si compone di oltre 60 pezzi: congegni, strumenti di tortura, di esecuzione capitale e di umiliazione pubblica nonché incisioni, stampe e dipinti d'epoca. FROSSASCO Domenica 2 omaggio ai caduti della Grande Guerra. Alle 9,30 il ritrovo in via Sergio de Vitis, vicino al municipio, alla presenza della Filarmonica Pinerolese Frossasco. Alle 9,45 deposizione di una corona alla lapide dei caduti. Alle 10 la deposizione della corona al monumento all'alpino, alle 10,30 la messa a ricordo dei caduti e le orazioni ufficiali. G GASSINO Il corpo musicale gassinese Ottorino Respighi organizza dei corsi di musica gratuiti che inizieranno a fine ottobre. Informazioni: 339/ 562.91.87. GIAGLIONE All'imbocco della Val Clarea, sul canale di Maria Bona, è situata la palestra di arrampicata della Gran Rotza. A disposizione 45 diversi percorsi attrezzati con diverse difficoltà e ponte tibetano. Maggiori info su www.altox.it. Nei locali adiacenti alla parrocchia di San Vincenzo è allestito il museo di arte sacra che raccoglie le testimonianze artistiche di maggior pregio locali, come la collezione di statuaria lignea alpina datata dal XV al XX secolo, opera delle scuole di intaglio della Maurienne. Le visite sono solo su prenotazione. Telefonate al numero 0122/62.26.40. GIAVENO Corso gratuito di ago e filo tenuto da nonna Elena, sarta professionista. In programma nozioni di cucito casalingo: da orli, toppe e cerniere fino a maglieria, ricamo e uncinetto. Partecipazione gratuita, senza alcuna iscrizione, tutti i giovedì dalle 14,30 alle 18 nell'asilo Beata Vergine Consolata. GIVOLETTO Martedì 4 alle 20,30 in sala consigliare Le ragioni della riforma e le ragioni sulla protesta, incontro sul decreto Gelmini con l'educatore Alberto Arato. GRAVERE E' partito il nuovo progetto di media sharing: libero scambio di libri, cd musicali, dvd e videocassette aperto a tutti. Ogni martedì dalle 14 alle 16 e venerdì dalle 8,30 alle 11 in sala consigliare è possibile portare e prendere materiale. Info 0122/622.912. GRUGLIASCO Domenica 2 festa dell'unità d'Italia: alle 10 nella chiesa di san Cassiano messa, alle 11 in piazza Matteotti corteo verso il cimitero. A seguire omaggio ai monumenti del parco Porporati e di piazza 66 martiri. Lunedì 3 allo Shopville Le Gru premiazione del concorso Retailer of the Year in Italy. Alle 16 discorsi di benvenuto, alle 16,30 presentazione dei risultati dell'indagine svolta tra i consumatori e premi per i vincitori di ogni categoria merceologica. Fino al 9 novembre quattro postazioni wi-fi sono a disposizione dei visitatori dello Shopville Le Gru per esprimere le loro emozioni, fotografarle e condividerle grazie al progetto E-postcard, iniziativa della Fondazione Merz. Info: www.e-postcard.it. C'è tempo fino al 31 dicembre per fare le proprie segnalazioni per la Gru d'oro, premio annuale per il 2008 a singoli cittadini, associazioni, imprese che con il loro lavoro, le idee e l'arte contribuiscono a dare lustro a Grugliasco. Presentare i nominativi, con tanto di motivazione, alla segreteria del sindaco, in piazza Matteotti 50. Informazioni: 011/780.10.47. I IVREA Venerdì 31 alle 20,30, alla Tisaneria Linneana di via Quattro Martiri 33, cena speciale La cucina dei Santi. Gustose ricette dedicate a patroni, martiri e beati. Il costo è di 25 euro. Per prenotazioni 0125/63.50.49. Fino al 2 novembre, al liceo Carlo Botta, si può visitare la mostra Spagna perché? Dal 1931 a oggi: un paradigma del Novecento europeo. Orario: mercoledì 9,40 - 11,30 per le scuole, martedì e giovedì 15-17,30 per il pubblico. La mostra si compone di venti pannelli, una cartina della Spagna e una bibliografia ragionata del curatore, il professor Novarino dell'Università di Torino. Prenotazioni: 0125/64.11.68. Iscrizioni aperte, al centro danza Arabesque di piazza del Teatro, al corso di riflessologia plantare che si tiene nelle serate del 7, 14, 21 e 28 novembre (inizio alle 20,30), condotto da Laura Quindicini. Il costo del corso è 50 euro. Info: 333/36.83.275. Per mercoledì 12 novembre Fnp-Cisl ed Etsi-Cisl del Canavese organizzano una gita al santuario di Crea e alla terra del Ruchè, con pranzo dei bolliti misti. Partenza da Rivarolo alle 7,10, da Cuorgnè alle 7,25, da Castellamonte alle 7,40 e da Ivrea alle 8, quota 40 euro per gli iscritti alla Cisl, 44 euro per i non iscritti. Info e adesioni: 0124/26.745, 0125/64.13.04. Fino al 9 novembre si può visitare la mostra Olivetti 1908-2008, il progetto industriale, allestita all'Officina H, via Montenavale. Orario: martedì-venerdì 15-19, sabato e domenica 10-19. Fino al 14 dicembre è allestita al laboratorio museo Tecnologic@mente di piazza San Francesco d'Assisi 4 la mostra documentaria La programma 101 e il Cembalo Scrivano, due primati italiani. Apertura il sabato e la domenica dalle 15 alle 19. Da lunedì a venerdì su prenotazione, per gruppi o classi. Info e prenotazioni 0125/96.00.10. L LA LOGGIA L'Associazione Nostos organizza corsi di cultura musicale: pianoforte, sassofono, chitarra, altri strumenti e musica d'insieme. Info: 346/52.23.631. LUSERNA SAN GIOVANNI Fino al 2 novembre il corridoio dell'arte del palazzo comunale ospita Il legno: grande risorsa, mostra di antichi attrezzi e di giocattoli del passato. Aperto venerdì dalle 9,30 alle 12 e dalle 15,30 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30. Ingresso libero. M MAZZE' L'Oasi del bosco Parco di Mazzè è aperta solo la domenica dalle 14 alle 16 (ultimo ingresso). Ideale per passeggiate nel mese di novembre, con le mille sfumature dell'autunno. Ingresso unico: 5 euro (gratis sotto i cinque anni) che consente anche la visita al parco museo militare nella sua ultima apparizione prima di essere rifatto completamente quest'inverno. Info: 011/98.35.250. MONCALIERI Mercoledì 5 ore 19 l'ufficio pace e stranieri di via Real Collegio 44 promuove un aperitivo informativo per presentare il progetto Inviati Extra, che consiste nell'organizzazione di un laboratorio di giornalismo e di un laboratorio video, entrambe aperti ai giovani dai 15 ai 29 anni con l'obiettivo di sostenere l'integrazione tra cittadini nativi e migranti. Ingresso libero. Info: 011/64.01.446. Mercoledì 5 in biblioteca alle 18,30 osservazione di Giove e della Luna ai telescopi, alle 21,15 conferenza Dall'occhio umano alle sonde spaziali: le tecnologie osservative. Relatore Luciano Lanteri. Proseguono i tornei di burraco organizzati tutti i giovedì dalle 20,45 nella sede della Famija Moncalereisa. Tornei aperti anche ai principianti. Info: 011/64.16.01. Fino a venerdì 31 è attivo La Bussola, sportello di orientamento scolastico e professionale curato dall'Informagiovani di via Real Collegio 44. Un operatore è a disposizione per dare informazioni e suggerimenti a giovani e adulti che sono intenzionati a seguire un corso di formazione o di aggiornamento professionale. Orario: dalle 9 alle 12. Info: 011/64.22.38. Prosegue fino al 15 novembre la mostra La memoria del luogo: La Saffa, organizzata dalla biblioteca di via Cavour 31. Si tratta di un'esposizione di materiali, libri della prima metà del secolo scorso, documenti d'archivio, progetti di destinazione e recupero industriale che raccontano per immagini l'evoluzione dell'edificio dell'ex fabbrica Saffa, da industria di fiammiferi a biblioteca civica. La mostra è visitabile negli orari di apertura della biblioteca. Info: www.comune.moncalieri.to.it. MONCENISIO Ogni martedì è possibile usufruire della navetta gratuita che unisce il paese a Susa. Attiva tutto l'anno, la navetta permette anche a chi non ha mezzi propri di raggiungere centri commerciali e strutture sanitarie. Partenza da Ferrera alle 8,30 e ritorno da Susa alle 12,30. Info 0122/65.32.22. MONPANTERO Il museo storico della Resistenza, piazza Giulio Bolaffi 1, racchiude in pochi metri quadri significative testimonianze della resistenza locale, da oggetti comuni usati nel quotidiano dai partigiani alle originali casacche di internamento. Aperto il primo sabato del mese dalle 14 alle 17 con possibilità visite guidate. Altri giorni solo su prenotazione: 0122/62.23.23. MONTALTO DORA L'associazione Amici della Biblioteca e il Comune hanno indetto la prima edizione del concorso nazionale di poesia e narrativa Montalto Dora. L'iscrizione al concorso è gratuita. Le opere dovranno pervenire (con le modalità indicate nel bando, reperibile su www.piazzaprat.it) entro venerdì 31 ottobre all'indirizzo: concorso nazionale di poesia e narrativa Montalto Dora, fermo posta, 10016 Montalto Dora. MONTANARO Fino al 6 gennaio 2009, nella chiesa di Santa Marta, è visitabile la mostra delle fotografie (avifauna, altri animali, flora) scattate da Mauro Frola, ambientalista locale, tragicamente scomparso, e catalogate dalla Lipu. Apertura la domenica dalle 16 alle 18. N NICHELINO Giovedì 6 alle 16 nella biblioteca Arpino, via Turati 4/8, incontro informativo Sangone: conosciamolo meglio. Si parla dello stato di salute del torrente e sui progetti che sono in programma. NOVALESA E' aperto solo su richiesta il museo di arte sacra, nato con lo scopo di conservare e valorizzare le numerose e importanti testimonianze artistiche ospitate dalla cappella della Confraternita del Sacramento di via Maestra 19. Prenotazioni 0122/622.640. L'Abbazia di frazione San Pietro, composta da chiesa, chiostro e cappella di San Edoardo, è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 12. Il sabato e la domenica sono in programma anche visite guidate dalle 10,30 alle 16,30. Nell'edificio storico di via Maestra 46 è allestito il museo della vita montana: due piani di oggetti recanti ognuno, oltre al nome italiano, anche la denominazione dialettale e patois francoprovenzale, nonché una vasta sala in cui è stata ricostruita un'aula scolastica e in cui trovano posto anche alcuni reperti militari. Ingresso 2 euro. Info: 0122/65.32.98. O OULX In via Roma 17 è possibile noleggiare quad, con e senza accompagnatore, per escursioni in valle che posso durare dalla mezza giornata alla giornata intera, nonché mini quad per tutti i bambini che vogliono provare la nuova pista comunale. Info e costi: 393/96.83.343. P PARCO ORSIERA Per il 31 ottobre il Parco Orsiera Rocciavrè organizza un'escursione di tre giorni sul sentiero del Plaisentif. Info e iscrizioni: 0122/ 47.064 PECETTO TORINESE Domenica 2 alle 10,30 in piazzale Roma e chiesa parrocchiale ricordo dei Caduti di tutte le guerre. Secondo momento di commemorazione, sempre domenica, ma alle 17 al Colle della Maddalena. Martedì 4 in biblioteca alle 21 Massimo Perotti presenta «Gli occhiali di Franz», storia di un soldato che ha combattuto nella Grande Guerra. PEROSA ARGENTINA Martedì 4 nella sede della Comunità Montana, via Roma 22, alle 20,30 inaugurazione della mostra 90 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale e presentazione del libro «1915-1918 - Le Valli in guerra». PERRERO Il Comune e l'associazione Cassandra organizzano un corso di danze occitane nella palestra dell'elementare, via Borgo 10. Le lezioni si terranno il mercoledì dalle 20,45 alle 22,30 fino a dicembre. Il costo è di 5 euro, info: 0121/514.111. PIANEZZA Sabato 1 commemorazione della ricorrenza del 4 novembre al cimitero: alle 15 messa, alle 16 deposizione dei fiori. Martedì 4 serata di video-proiezioni alle 21,15 nella casa delle associazioni, piazzetta donatori di sangue 1. In programma La magia del deserto di Claudia Vassello che ha immortalato paesaggi mozzafiato in Akakus, Tunisia e Libia. Ingresso libero. Mercoledì 5 alle 18 nella media di via Manzoni 5 inizio del corso di inglese a cura dell'Università dell'educazione continua. PINEROLO Lunedì 3 ministage di mazurka francese nella ex cappella del centro sociale san Lazzaro di via dei Rochis 3. L'appuntamento è dalle 21 alle 22,45. Ingresso 5 euro, a cura dell'associazione Cassandra. Info: 333/105 6137. Prenotazioni aperte nella sede del Wwf del Pinerolese per l'uscita del prossimo 16 novembre, in pieno periodo migratorio, al Centro Cicogne di Racconigi. Info: 011/907.08.62, pinerolese@wwf.it. Al Centro sociale san Lazzarro (in via dei Rochis), è in programma il corso di formazione teatrale La fabbrica del teatro, le cui iscrizioni si chiudono venerdì 31. Il corso prevede una lezione di prova gratuita, libera a tutti. In seguito, le lezioni saranno concentrate una sera a settimana (3 ore) con docenti-attori professionisti. Per prenotazioni e info: 329/8558483. www.officinaperlascena.it. Il Palazzetto olimpico del ghiaccio osserva il seguente orario: venerdì 21,30-23,30, sabato 15-17,30 e 21-23,30, domenica 10-12 e 15-17,30. Ingresso 10 euro adulti con affitto pattini. Sei euro senza pattini. Ridotto: 8 euro (senza pattini 4 euro). PIOSSASCO Mercoledì 5, dalle 15,30 alle 17,30, nella chiesa del Carmine, conferenza su Comunicazioni per mantenere attivo il cervello, con Luigi Resegotti. La biblioteca organizza un corso di scrittura creativa per adulti di cinque incontri. Inizio lunedì 3 novembre, conclusione 12 gennaio. Orario: 18-20. Informazioni: 011/ 902.72.66. POIRINO Mercoledì 5 dalle 16 alle 18 nella sala incontri della scuola elementare Gaidano di via Roma 17 presentazione del libro «Economia in pillole» a cura del professor Franco Becchis. Ingresso libero. Info: 011/94.50.114 int. 225. Il Comune ha indetto il 12° concorso di poesia Città di Poirino. Il concorso è articolato in due sezioni: poesia in lingua italiana e poesia in lingua piemontese. Gli elaborati, per un massimo di due componimenti da 40 righe ciascuno, vanno consegnati entro giovedì 3 in biblioteca, via Cesare Rossi 12. Info: 011/94.50.114. int 225. R RIVALTA Martedì 4 alle 20,45 nella sala incontri ex Mulino, via Balegno 8, incontro dal titolo Rom a Rivalta. Parliamone. Quali soluzioni, quali alternative?. Con Don Fredo Olivero dell'Ufficio migranti della Diocesi di Torino e Michele Curto di Terra del Fuoco. RIVAROLO Domenica 2 per la festa delle forze armate ritrovo alle 10,45 in piazza Litisetto, alle 11 messa in parrocchia, alle 12 corteo e deposizione corone, orazioni ufficiali. Lunedì 3 alle 19,30 momento di commemorazione alla lapide ai caduti, via Ivrea, a cura dell'Associazione Nazionale Alpini e recita della preghiera combattenti e reduci. Martedì 4 novembre alle 18,30, nelle sale espositive di piazza Litisetto, s'inaugura la mostra fotografico-documentaria «Cari genitori vi scrivo.», dedicata ai caduti e ai decorati di Rivarolo sui fronti della Prima Guerra Mondiale (La Grande Guerra). Organizza la manifestazione il Gruppo Alpini locale in collaborazione con la biblioteca comunale. Giovedì 6 novembre, alle 21 nella sala conferenze di via Montenero 12, il ciclo di incontri «L'officina delle idee» incontro con Augusto Grandi, giornalista de «Il Sole-24 Ore» e autore del libro «Lassù i primi. La montagna che vince». Modera Claudio Agnese. Ogni domenica dalle 15, al centro d'incontro Villa San Giuseppe di vicolo Castello, pomeriggi danzanti con la musica selezionata dal dj Ezio. Parnassius Apollo Club Trekking organizza due viaggi in Nepal: il primo è un trekking impegnativo, il secondo è di tipo turistico. Il programma dettagliato va richiesto al 340/00.21.540. RUBIANA Sul sito internet www.comune.rubiana.it è possibile scaricare gratuitamente la mappa degli itinerari che si possono percorrere all'interno dell'anfiteatro naturale di Rubiana, attraverso boschi, prati e borgate, a diretto contatto con la natura. S SAMONE La Pro loco organizza lunedì 3 novembre una visita alla Reggia di Venaria e alla Mandria. Partenza da Rueglio alle 7,45, da Samone alle 8. Pranzo al sacco. Il costo è 30 euro (viaggio in pullman, ingressi, guide). Info 0125/53.980. SAN BENIGNO CANAVESE L'abbazia di Fruttuaria è aperta la domenica dalle 15 alle 17,30, con visita guidata a cura dell'Associazione Amici di Fruttuaria. Visite infrasettimanali per gruppi e scolaresche, su appuntamento: 011/988.04.87, 338/41.28.795, giuseppateresa.scalva@beniculturali.it. SAN MAURO Venerdì 31 alle 21 al centro studi Clorophylla, via Settimo 1, meditazione. Iscrizioni aperte al corso di canto corale per bambini, ragazzi e adulti organizzato dal Gruppo Benny e dal Coro degli Angeli. Info 328/456.27.16. Sono aperte le iscrizioni alla scuola di musica del Circolo musicale Antonio Vivaldi, per tutte le età, presso la scuola Silvio Pellico tutti i lunedì dalle 16 alle 19. Info 333/386.98.61. Da mercoledì 5 novembre fino al 28 novembre presso l'ufficio affari sociali del Comune in via Martiri della Libertà 150 sono aperte le iscrizioni ai corsi di ginnastica dolce per la terza età che partiranno a gennaio. E' necessario essere residenti e ultrasessantenni. SAN PIETRO VAL LEMINA Venerdì 31 nell'ambito delle feste d'autunno alla Locanda dei boscaioli, in località Crò (San Pietro), serata Macchè Halloween, contro-festa a base di bagna caoda,. Costo di partecipazione: 22 euro. Info e prenotazioni: 0121/543.050 oppure 340/360.9236. SAN SEBASTIANO PO Venerdì 31 alle 21 nel Castello della frazione Villa, nell'ambito dell'iniziativa Ottobre piovono libri,incontro con lo scrittore Niro Dentico. S. SECONDO DI PINEROLO In occasione della mostra Delleani e il cenacolo di Sofia di Bricherasio, allestita al Castello di Miradolo sino all'11 gennaio, il sabato e la domenica alle 11 da Torino partono bus-navetta gratuiti che la Provincia mette a disposizione su prenotazione: 0121/37.65.45. I visitatori che usufruiscono del servizio sono seguiti da una guida e nel pomeriggio visitano il centro storico di Pinerolo. SESTRIERE Al Centro Meteo Arpa di via Pinerolo è stata inaugurata la nuova biblioteca comunale. Apertura lunedì 14-17 e venerdì 9-12. SETTIMO TORINESE Dal 31 ottobre all'8 novembre, alla pasticceria Montini di piazza San Pietro in Vincoli 2, mostra di burattini ad ingresso gratuito. Orari: tutti i giorni (tranne il 3 novembre), dalle 9 alle 12,30 e dalle 15 alle 19. Venerdì 31, alle 21, al teatro Garybaldi di via Garibaldi 4, per Ri...tratti d'autore: Paolo Giordano presenta il suo libro «La solitudine dei numeri primi», con letture di Mariella Fabbris e accompagnamento musicale del Variabile Ensemble. Ingresso libero. Domenica 2, alle 13, dal depuratore Smat, partenza gara di mountain bike Per un Po pulito, aperta a tutti. Info: 347/71.57.645. Mercoledì 5 da Viridea, via san Mauro 100, alle 10 dimostrazione di decoupage sottovetro con foglia oro. Replica alle 17,30 con ingresso a 5 euro. Fino al 7 novembre, presso La Giardiniera di via Italia 90 bis, mostra Gli altri siamo noi: giochi, strumenti, idee per una società interculturale. Aperta alle scuole dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 16,30. Info: 011/80.28.349. Fino al 16 novembre al Mulino Nuovo dell'Ecomuseo del Freidano (via Ariosto 36 bis), I Capitelli del cielo, mostra fotografica e tecnica di ciminiere. Aperta al pubblico il sabato e la domenica dalle 15 alle 18, per le scuole su prenotazione dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12. Info: 011/80.28.532. SUSA L'archivio storico del Centro culturale diocesano è aperto il mercoledì e il venerdì dalle 10,30 alle 15,30. A disposizione dei visitatori 130 metri lineari di documentazione ecclesiastica. Per accedere, gratuitamente, basta telefonare al numero 0122/62.26.40. T TORRE PELLICE Venerdì 31 alle 21 nella sede di piazza Gianavello 30 Vivere nel vulcano a Fogo - Capo Verde, serata di diapositive proposta dal Cai Uget Val Pellice. Illustra le immagini Giancarlo Bounous. Ingresso libero. Il Palazzetto olimpico del ghiaccio osserva il seguente orario: venerdì 21,30-23,30, sabato 14,30-16,30 e 21-23,30, domenica 10-12 e 15-17,30. Ingresso: 10 euro adulti con affitto pattini. Sei euro senza pattini. Ridotto: 8 euro (senza pattini 4 euro). TROFARELLO Iscrizioni aperte per la gita organizzata dal Cai Trofarello per il 9 novembre. Destinazione Monte Freidour, altezza 1445 metri, in Val Lemina. Classica escursione in un ambiente di incomparabile bellezza, caratterizzato da splendidi boschi misti a formazione rocciosa. Due ore di percorrenza. Info: 335/68.61.229. All'Informagiovani, via Cesare Battisti 25, sono in distribuzione gratuita nuove schede orientative per i ragazzi: spaziano dalla contraccezione al lavoro. U USSEGLIO Fino al 15 febbraio al museo civico alpino Ernesto Tazzetti di piazza Cibrario mostra dal titolo Pietro, legna e coloro: scultura e intaglio a Usseglio. Con opere dalla fine dell'Ottocento all'inizio del Novecento. Visite su prenotazione al 338/618.44.08. V VAIE Il museo di archeologia sperimentale di via Martiri della libertà 9, organizza diversi laboratori, dedicate a scuole e a gruppi, a completamento del percorso che porta i visitatori sulle tracce di un insediamento del tardo neolitico al Riparo Rumiano. Aperto tutte le domeniche dalle 15. Ingrasso libero, info 340/29.49.547. VALLE ORCO Iscrizioni aperte al workshop di fotografia digitale Inverno al Gran Paradiso, tenuto dal fotografo professionista Guido Bissattini, campione italiano di fotografia naturalistica 2006. In programma dal 5 all'8 dicembre in valle Orco, nel versante piemontese del Parco nazionale Gran Paradiso. Info: 347/25.14.256. VINOVO Prosegue fino venerdì 10 la mostra Libri oggetto, organizzata nelle sale della biblioteca civica di via san Bartolomeo 40. L'esposizione esplora il libro in tutte le sue variazioni: libri di carta, di legno, di stoffa, oggetti libro, libro-sculture, libri-contenitore, libri con e assenza di pagine o soltanto con pagine da immaginare. Orario: lunedì, martedì e mercoledì dalle 14,30 alle 18, martedì, giovedì e venerdì dalle 10 alle 12. Info: 011/99.31.006. VISCHE Domenica 2 l'associazione Natura e Paese organizza la castagnata. Dalle 15, al parco giochi del Peso di via Amione, distribuzione gratuita di castagne, tè e vin brulé. Abbinata alla castagnata è la mostra fotografica con partecipazione libera e premi alle tre foto più votate. Info su www.naturaepaese.it. VENARIA Domenica 2 festa dell'Unità d'Italia. Alle 9,30 in piazza Martiri alzabandiera, alle 10 messa nella parrocchia di Santa Maria, a seguire corteo e discorsi celebrati in sala consiglio. VOLPIANO Venerdì 31 alle 21, nella sala polivalente di via Trieste 1 spettacolo della media Dante Alighieri. Domenica 2, per il 90° anniversario della ricorrenza del 4 novembre, alle 10,45 ritrovo in municipio, alle 11 messa in suffragio dei caduti di tutte le guerre.
(
da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina XXI - Palermo CORI DA STADIO CONTRO LA GELMINI MATTEO DI GESU´ Nella sua fase aurorale, all´incirca a metà degli anni Settanta, il movimento ultras italiano ha mutuato molti slogan dai cortei politici: con spirito bipartisan all´inizio, successivamente con consapevole scelta di parte quando le tifoserie hanno cominciato a collocarsi intenzionalmente a destra o a sinistra. Perfino alcune canzoncine da curva sono state modulate (e in alcuni casi lo sono ancora) su vecchi motivi politici, ai quali sono state ovviamente cambiate le parole. Oggi pare stia avvenendo il fenomeno inverso: post-politici e deboli di memoria storica, gli studenti in lotta contro il decreto Gelmini intonano in piazza coretti che riprendono pari pari cadenza e melodia di quelli udibili allo stadio. Segno dei tempi e della loro decadenza? Può darsi: lasciamo volentieri ai sociologi l´onere di elaborare l´ardua sentenza.
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE La notte prima della protesta IL CLASSICO MANZONI Dibattiti e fiumi di birra nel liceo occupato Una festa. «Ma non solo per divertirsi». La sera prima dello sciopero, il liceo Manzoni, occupato da due giorni, apre le sue porte agli studenti. Discussioni e gruppi di lavoro sul decreto Gelmini. Insieme hanno preparato striscioni e strategie. Tra una birra e una salamella alla brace. «Dobbiamo cercare di stare calmi. E non cedere alle provocazioni», si raccomandano. Gli slogan Politica e ironia: «Adotta un archeologo» e «fisica contro la gravità della legge» A PAGINA 3 Argentieri
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Più di centomila in corteo. Tensione con i centri sociali. Statale, gli universitari di An «occupano» il rettorato: basta baroni La scuola in piazza. «Fermeremo la riforma» Insegnanti, mamme e studenti contro la Gelmini. Oggi Napolitano in Bocconi Mamme e maestri aprono il corteo. Largo Cairoli alle 9.30 è pieno di striscioni e manifesti. Dietro gli studenti delle superiori e gli universitari. Una macchia colorata che dice no ai tagli alla scuola. Centomila persone in piazza contro la legge Gelmini. La mattinata comincia con la pioggia e finisce con il sole. L'onda si muove pacifica e intanto i giovani di An occupano il rettorato in Statale. Poi un sit-in davanti alla Borsa. Il clima cambia, anche se il sole splende. Nel corteo, partito da piazza Affari, c'è un po' di tensione con i centri sociali. Si sfiora lo scontro con la polizia. Il ritorno in università fila poi liscio. Senza incidenti. Anche perché secondo gli studenti «nessuno può rovinare questa giornata». ALLE PAGINE 2 E 3 Gramigna e Sacchi
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Scuola, sit-in e centro bloccato Tensione con gli antagonisti Centomila in corteo contro la Gelmini. «Non ci arrendiamo alla riforma» Lite in piazza Duomo tra disobbedienti e ragazzi di destra. Bloccato il traffico in via Torino con un cavo metallico Il corteo parte alle 9.30, le mamme e i maestri davanti, largo Cairoli che si riempie di striscioni e manifesti. Dietro, gli studenti delle superiori, altra macchia colorata che dice no ai tagli alla scuola. In fondo — non potevano mancare — universitari, dottorandi, ricercatori. L'onda si muove allegra, pacifica. E alla fine sono oltre centomila le persone in piazza contro la legge Gelmini. Per una mattinata di mobilitazione che inizia con la pioggia e finisce con uno splendido sole. E che prosegue con l'occupazione del rettorato da parte dei giovani di An, con un sit-in dei collettivi alla Borsa, un po' di tensione con i centri sociali e il ritorno — senza incidenti — degli studenti in università: «Nessuno può rovinare questa giornata». Slogan e fischietti, chi si trucca da clown, chi da panda («in via di estinzione»), chi ha dipinta sulla maglietta la data di scadenza. I motti: «adotta un archeologo »; «i chimici reagiscono»; «agraria inalberata»; «fisica contro la gravità della legge». Mamme e bambini: «La mia maestra è unica»; «Non metteteci a dieta». E poi Retescuole, i sindacati che hanno indetto la manifestazione, bidelli e segretari venuti dagli istituti del centro e dell'hinterland, docenti (il 70 per cento in sciopero) con le orecchie d'asino, passanti che si uniscono alla folla, gli iscritti al Politecnico e quelli della Cattolica (contestati dai ragazzi di «Ateneo studenti » in largo Gemelli, poco prima di partire per il corteo). Tutti verso piazza Duomo. E nel frattempo, mentre la Statale è semivuota, una dozzina di ragazzi di Azione universitaria (An) sale in rettorato per occuparlo e consegnare al direttore ammini-strativo, Andrea Aiello, un documento di adesione alla legge Gelmini «contro il baronato di sinistra» e «gli sprechi che penalizzano il merito». Davanti all'ateneo, il gazebo di Max Bruschi (FI) si scioglie («abbiamo voluto evitare lo scontro con un gruppo di facinorosi»). Ma Festa del Perdono è lontana, i centomila (200 mila secondo gli organizzatori) sono in piazza Duomo «per non arrendersi alla riforma», la riempiono, «occupano » la statua di Vittorio Emanuele. Poco lontano scoppia una lite che finisce con due minorenni in commissariato, di cui uno denunciato per avere con sé un piccolo coltello. Versione dei due: «Attaccati dai collettivi perché avevamo sul giubbotto una croce celtica». Replica dei «rivali»: «Hanno insultato un ragazzo di colore». Tutti in Piazza Duomo. Ma la manifestazione non si ferma. I giovani delle superiori proseguono lungo via Manzoni, gli universitari procedono in piazza Affari. Obiettivo: la Borsa. Sit-in davanti al tempio della finanza, protetto da decine di agenti di polizia. Microfono e interventi, si discute di riforma. Parla anche un metalmeccanico, settecento studenti lo ascoltano attenti. Assemblea pacifica, ma tra i ragazzi si sono mischiati anche i giovani dei centri sociali. Già durante la mattinata hanno disseminato via Manzoni di «fiocchi» di filo spinato, e ora incitano alla disobbedienza, alzano il livello di tensione. Sembrano riuscirci: quando i manifestanti si dirigono verso via Torino (bloccata da un filo metallico agganciato a due pali) raggiungono la testa del corteo, cercano lo scontro, si coprono il viso. Urla, la polizia che prepara scudi e manganelli, anche il cielo si fa cupo in via San Maurilio. Gli antagonisti, però, non riescono ad avere la meglio, un gruppo di studenti riesce a riportare la calma, «non accettiamo provocazioni», si torna in Statale. Si torna in facoltà, tesissimi, scortati dagli agenti. Sul muro di via Festa del Perdono spuntano scritte «nuove»: «Statale antifascista. No Gelmini», «morte al fascio», e una stella a cinque punte. Ma ormai sono le quattro, gli universitari entrano nei chiostri e discutono le nuove forme di protesta. «Non vogliamo rovinare questa giornata per colpa di pochi», dicono. Si siedono e riposano. E chi non è ancora stanco, si dirige verso Brera, verso la notte bianca dell'Accademia. Annachiara Sacchi (ha collaborato Davide Gueri)
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La vigilia Confronto tra i ragazzi sul decreto Gelmini prima del corteo. Mentre nei corridoi si mangia, si balla e si beve nel bar improvvisato Liceo Manzoni, dibattiti e fiumi di birra nella notte dell'occupazione Baci rubati nel cortile. Al buio. Musica che arriva fino in strada. Fumo, tanto fumo. E gruppi di discussione sul decreto Gelmini nelle aule. Anche a scuola. Anche di notte. Perché la sera prima «della grande manifestazione bisogna prepararsi ». E visto che «la giornata è importante, stasera a letto presto. Anche se siamo in occupazione». Certo, gli irriducibili rimangono in piedi fino alle quattro. Ma «abbiamo coniato nuovi slogan per il corteo». Mercoledì sera il liceo Manzoni si accende. L'occupazione è al secondo giorno. E in ogni mobilitazione che si rispetti «ci deve essere la festa». Che è iniziata lo si capisce già in strada intorno alle nove da via Lanzone. Perché i bassi arrivano proprio dal liceo classico di via Orazio. Per una volta ancora illuminato a tarda ora. All'ingresso i ragazzi hanno un servizio d'ordine. «Per non far entrare estranei che potrebbero creare problemi». Agli amici, esterni all'istituto, viene chiesto un euro «per l'organizzazione». E data una disposizione: la scuola deve essere lasciata pulita. Una volta scavalcata la barriera fatta di banchi e ragazzi, una nube avvolge l'entrata. Fumo. «Spinelli? Ma no... Non credo, forse...». Sarà così. Di certo odori «strani» si mescolano al profumo della carne alla brace. Gli striscioni sono appesi dappertutto. «Preoccupati del tuo futuro. Occupati della scuola». E loro se ne occupano. Nel corridoio di sinistra c'è un bar. Improvvisato per l'occasione. Una birra, due euro. La metà per un bicchiere di vino. E quattro per un cocktail. Rum e vodka in quantità. «Stimola la discussione», dice Lucia alzando un bicchiere di rosso. E in effetti le aule vuote ospitano gruppi di ragazzi seduti in cerchio. Si discute sul da farsi. «Dobbiamo cercare di stare calmi. E non cedere alle provocazioni», sostiene Marco. Svuotano i bicchieri. Teorizzano sul futuro e sulla scuola che vorrebbero. E per chi vuole «staccare un po'», all'uscita della classe una pista da ballo, affollata di studenti. Amplificatori e microfono. Musica techno ed elettronica. Tanto per rimanere su di giri. Nel caso qualcuno non avesse cenato, «non c'è problema». Nell'unico angolo illuminato del cortile un barbecue, «portato da casa». Salsicce alla brace e panini. «Sono qui da tre ore. Non mi pesa girare la carne, anche se tra un po' mollo per andare a ballare», spiega Luca mentre cerca di capire se la salamella è pronta. A guardare bene intorno, ci sono diversi ragazzi che si baciano. Si scambiano carezze, ma nessuno se ne cura. Troppo presi dalle discussioni. C'è chi alza la voce: «Non possiamo piegarci. La scuola è anche nostra». Qualcuno risponde. Altri alzano le spalle. «Dai è l'una andiamo a letto che domani (ieri ndr) è una giornata importante». In palestra I ragazzi in assemblea Benedetta Argentieri
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La protesta in Lombardia Brescia, occupati i binari Tafferugli a Bergamo Anche le altre città lombarde sono state segnate dalle proteste contro la riforma Gelmini. Tutte legate dalla trasversalità dei partecipanti e dalla forte presenza di bambini. A Brescia, un corteo composto da almeno 2 mila persone ha occupato i binari della stazione. A Mantova, studenti e docenti si sono riuniti in una manifestazione ordinata lunghe le strade della città. Anche a Pavia e Varese sono state organizzate sfilate pacifiche. A Bergamo, invece, si sono registrati momenti di tensione con le forze dell'ordine.
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La giornata Continua la protesta di studenti e insegnanti. «Ora aspettiamo la Gelmini al Politecnico» Napolitano alla «nuova» Bocconi E oggi ancora lezioni in piazza Il capo dello Stato inaugura l'edificio universitario di via Roentgen Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso. Le istituzioni in Bocconi. Oggi, il giorno dopo la protesta. Appuntamento alle 11 per l'inaugurazione ufficiale del nuovo edificio universitario di via Roentgen (all'angolo con viale Bligny), premiato a Barcellona come migliore costruzione dell'anno. Appuntamento a inviti, servizio d'ordine delle grandi occasioni, e un'eco di contestazione: una lettera degli studenti consegnata ieri al presidente dell'università, Mario Monti. Luca De Vecchi, rappresentante degli studenti in consiglio accademico ed esponente del gruppo Alternativa democratica, racconta: «Il presidente Monti ci ha fatto i complimenti per la mediazione raggiunta ». Perché per stendere il testo c'è voluto l'accordo di tutte le anime della Bocconi, dalla destra all'estrema sinistra passando per Cl. «Alla fine — racconta Luca — ci siamo riusciti. E la lettera sarà citata anche nel discorso del rettore, Angelo Provasoli». Il testo: no al clima di contrapposizione e condanna ai tagli della legge 133. «Siamo contrari a una dieta forzata ». L'Onda in Bocconi. Mentre l'ateneo festeggia la sua «succursale ». Già ieri sono partite le celebrazioni: nel pomeriggio si è tenuto il convegno «Gli spazi del talento» con Gabriella Belli, direttore del Mart di Rovereto, l'architetto Mario Cucinella, Stefano Casciani, vicedirettore di Domus, e il professor Severino Salvemini. E oggi il bis, con Giorgio Napolitano. Venerdì istituzionale. Ma anche di protesta. Perché oggi (dalle 10 alle 16) continuano le lezioni in piazza organizzate da docenti e ricercatori di Statale, Bicocca, Politecnico. Aule a cielo aperto in Galleria, sotto le guglie del Duomo, alla stazione del metrò di Sesto San Giovanni. E ancora mobilitazioni nelle scuole superiori, nuovi blitz annunciati (ma non confermati). Poi pausa per il ponte di Ognissanti e nuova protesta lunedì, per l'inaugurazione del nuovo anno accademico al Politecnico, ospite (almeno così cita l'invito) il ministro Mariastella Gelmini. «Se arriverà le daremo il benvenuto», dicono i contestatori. Altra notizia dal Poli: dopo la performance in Statale, Dario Fo avrebbe accettato di incontrare i ragazzi anche in piazza Leonardo da Vinci. La visita Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, alla Bocconi A. Sac.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE ROMA - Il decreto 137 del primo settembre 2008, noto come "decreto Gelmini", è stato convertito definitivamente in legge mercoledì scorso con il via libera del Senato (la Camera lo aveva approvato il 9 ottobre scorso). La legge (che dopo il sì del Senato ora ha il numero 1108) è stata presentata dal premier Berlusconi e dai ministri Gelmini (Istruzione), Tremonti (Economia) e Brunetta (Pubblica amministrazione). Gli obiettivi della legge, che si ricavano dalle dichiarazioni politiche che hanno accompagnato il testo, si sintetizzano così: riqualificazione della spesa, razionale utilizzo delle strutture e del personale, qualità dell'istruzione e lotta al bullismo. Vediamo punto per punto. LA LEGGE Alcune norme sono in vigore da subito, altre dal 2009. Il ritorno dei voti in decimi e il voto in condotta, che può essere determinante per la bocciatura, nel caso che sia un cinque, sono attuativi dall'anno scolastico in corso. Significa che le prossime pagelle avranno i numeri, da uno a dieci, con una eccezione: alle elementari i voti in numeri saranno accompagnati dai giudizi. Vale da subito anche l'adozione dei libri di testo per il quinquennio, Gli insegnanti, dunque, ad aprile dovranno indicare libri che non dovranno modificare per l'intero ciclo, le eccezioni dovranno essere documentate. Immediata attuazione anche per "Cittadinanza e Costituzione", al fine di promuovere lo studio della Carta costituzionale e dell'educazione civica. IL MAESTRO UNICO Le norme sono contenute nell'articolo 4 della suddetta legge e saranno in vigore dall'anno scolastico 2009-2010. Spariscono le "compresenze" e il team di maestri. Le classi elementari saranno affidate a un «insegnante unico» anche per ragioni pedagogiche, per ridare unicità all'insegnamento, con orario settimanale di 24 ore (quindi con uscita alle 12,30, ndr) rinviando ai regolamenti attuativi la possibilità di articolare in modo più ampio il tempo scuola. Ma, dice il governo, non sarà unico (anche se nella legge il termine usato è questo, ndr) sarà prevalente, affiancato da quello di inglese, informatica, religione ed eventuale sostegno. L'orario, in realtà, lo spiega il Piano programmatico del ministero dell'Istruzione che il Messaggero anticipa nei prossimi paragrafi, potrà essere a tempo pieno, a scelta delle famiglie, anche di 27 o 30 ore settimanali, con una possibilità totale di estensione dell'orario pari a 10 ore, compreso la mensa. Ma queste sono ipotesi, che dovranno essere verificate dopo i tagli al personale. I TAGLI Nel Piano programmatico del ministero dell'Istruzione se ne parla in vario modo. Con la riorganizzazione della rete scolastica (con sedi da sopprimere o accorpare, un 15% ha meno di 50 alunni), l'aumento progressivo degli alunni per classe e il calo delle ore di insegnamento si arriva alla riduzione del personale scolastico e del personale tecnico amministrativo, le tabelle in pagina mostrano i tagli relativi al triennio, a partire dal 2009-2010, per un totale di 87.341 insegnanti e 44.500 ata. Nessuno sarà licenziato, assicurano Berlusconi e Gelmini. Ma le cattedre diminuiranno e migliaia di precari resteranno fuori. ALUNNI PER CLASSE Rispetto alla media Ocse abbiamo il rapporto più alto (9,2 insegnanti ogni 100 studenti, 11,5 se si tiene conto del sostegno). Il Piano programmatico prevede che dal prossimo anno scolastico ci sarà un aumento di alunni per classe dello 0,20, nei diversi gradi dell'istruzione, con un calo di 6mila classi. Nel 2010-11 e nel 2011-12 ci sarà rispettivamente un ulteriore 0,10 di aumento di alunni per classe, con un totale di 6.800 classi in meno. MENO ORE DI LEZIONE Nei licei non si dovranno superare le 30 ore settimanali, se avranno indirizzo artistico le ore saranno 32. Ridimensionamento degli orari anche per gli istituti tecnici e professionali, che passeranno dalle attuali 40 ore a non più di 32. Verranno ridotti anche gli insegnamenti. Attualmente abbiamo un numero abnorme di specializzazioni alle superiori, che dovranno drasticamente scendere.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di FABRIZIO RIZZI ROMA - Le bandiere, gli slogans, il corteo, l'invasione delle strade e di piazza del Popolo. Veltroni guardando questa mobilitazione, lancia un monito a Palazzo Chigi. Il governo, dice, deve «ascoltare la protesta». Ma Silvio Berlusconi difende la nuova legge Gelmini, approvata in Senato, e controbatte alle accuse. «C'è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di buonsenso e di una logicità assoluta». Quando gli chiedono che cosa pensa del fatto che molti genitori sono scesi in piazza, accanto ai loro figli, il premier reagisce: «La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma. Dicono delle cose...ma scherziamo? I nostri sono provvedimenti di buonsenso, assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C'è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero». Ma in piazza, con bandiere, slogans, rinasce, almeno per mezza giornata, la sinistra dell'Unione che dà il suo sostegno ai ragazzi e ai professori. Vecchie facce, in auge all'epoca del governo Prodi, si riuniscono in una mobilitazione contro l'esecutivo. E' il segretario del Pd a guidare la nutrita delegazione, formata da Rifondazione, l'Italia dei valori, Sinistra democratica, Verdi e Pdci. Veltroni conferma di voler procedere verso il referendum per abolire la legge Gelmini. Che dovrebbe servire, spiega la capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro, «come strumento per discutere il profilo delle riforme necessarie alla scuola». Veltroni aggiunge: «Questa non è una riforma, sono solo tagli al cuore del Paese. Il governo non può restare sordo alla voce di chi nella scuola vive ogni giorno». Di Pietro arriva, in piazza del Popolo, con un gruppetto di deputati. Già scalda i motori per poter raccogliere le firme: «Il decreto è un altro tassello verso un viaggio che porta, prima o poi, alla dittatura». Sfilano i leader del centrosinistra, gli ex ministri Rosy Bindi, Damiano, Fioroni: «Le riforme si fanno con la scuola, non contro». Tra i manifestanti si confondono altri leader della sinistra radicale. Con Paolo Ferrero, che è il segretario di Rifondazione, (vuole arrivare allo sciopero generale contro il governo), ci sono Franco Giordano e Nichi Vendola, «governatore» di Puglia. Quest'ultimo annota: «Questa è la prima vistosa crepa dell'egemonia berlusconiana». C'è perfino, Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera, il quale ammira la gran folla: «Il governo non ha consenso sociale, non basta aver domato l'opposizione parlamentare». Oliviero Diliberto, Pdci, vede nella manifestazione un segno di ripresa «di un'opposizione seria contro il governo». E l'ex ministro dell'Università, Fabio Mussi, Sinistra democratica, liquida la riforma così: è «un delitto». Ma l'intero Pdl è schierato contro studenti e opposizione. Nelle varie dichiarazioni, seguite a quelle di Berlusconi, si pone l'accento sulla saldatura tra Pd e movimento degli studenti. Ignazio La Russa, reggente di An, ministro della Difesa, boccia l'opposizione («Il Pd lasci in pace gli studenti»), ma nello stesso tempo fa autocritica: «Il governo non ha comunicato bene, forse le cose sono state fatte troppo di fretta». Gasparri come sempre all'attacco: «La campagna di menzogne della sinistra non ha fermato l'approvazione del decreto Gelmini e non bloccherà una riforma giusta». Nuove accuse al Pd anche da Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl: accusa la «deriva plebiscitaria» del Partito democratica per aver deciso «di indire un referendum». Il leghista Cota soltanto che la sinistra sta facendo «strumentalizzazioni».
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Sciopero e manifestazioni: siamo un milione. Epifani: il Paese insorge. E sugli statali la Cgil non firma Scuola in piazza. Maroni: non occupate Cortei nelle città. Il ministro: chi impedisce di studiare sarà denunciato ROMA — Cortei ieri in molte città italiane dopo l'approvazione della riforma Gelmini. Lo sciopero generale, indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, registra numeri record: un milione, secondo gli organizzatori. Il corteo romano si conclude in piazza del Popolo e il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani dal palco: «La maggioranza del Paese non si rassegna. Un intero Paese insorge». Veltroni sfilando dice: «Un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società». Il premier, Berlusconi, replica: «Sinistra scandalosa». E il ministro Maroni: chi occupa sarà denunciato. DA PAGINA 2 A PAGINA 6
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Maestra cgil Aspettativa per la sorella del ministro MILANO — Tutti guardavano a Milzano, millecinquecento anime nel bresciano: perché nell'elementare «Canossi» insegna Cinzia Gelmini, sorella del ministro nonché iscritta alla Cgil e delegata Rsu. Sciopera, non sciopera? Alla fine, della scuola, hanno scioperato nove insegnanti su dodici. E tra le assenti c'era lei. Anche se la scelta, in realtà, è stata obbligata, come ha spiegato il segretario provinciale della Cgil, Santo Gaffurini: «Aveva già deciso di assentarsi per ragioni familiari. E ha chiesto l'aspettativa non retribuita per far sì che non si speculasse sull'assenza».
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Cortei in tutta Italia La sfida di Maroni Veltroni in piazza. Il Viminale: denunceremo chi occupa Il ministro: chi impedisce agli altri di studiare sarà segnalato alle Procure Berlusconi: sinistra scandalosa. Guerra di cifre ROMA — La banda esegue l'Inno di Mameli. Il fronte è compatto: i bimbi delle elementari («Ambarabàiciccìcoccò, la Gelmini no-no-no...») in piazza coi pennarelli insieme ai liceali («Con 80 mila prof per strada, dove metterete le prostitute? »), maestre e professori («Noi non siamo fannulloni»), genitori e bidelli («Mariastella 4 in pagella»), operai e precari («Abbiamo messo le tute, ma voi ci preferite in mutande»). Piazza del Popolo, ieri mattina. La protesta non si ferma, anche se la riforma Gelmini ormai è legge. Lo sciopero generale, indetto da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, registra numeri record: secondo i sindacati, ieri sono rimaste chiuse il 90 per cento delle scuole italiane (secondo il ministero, però, meno del 60 per cento). è guerra di cifre, ma l'adesione non si discute. Il corteo romano, che parte sotto la pioggia da piazza della Repubblica, vede in testa il segretario del Pd Walter Veltroni e quello della Cgil Guglielmo Epifani. Ma ci sono anche Angeletti (Uil), Bonanni (Cisl), Bertinotti, Fioroni, Mussi, Bindi, Di Pietro e Ferrero. Veltroni, sfilando, dice: «Per me è naturale stare qui. Spero che le tante persone che si raccoglieranno per firmare il referendum spingeranno il governo a ritirare queste misure. Me lo auguro, perché un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società che si trova ad amministrare pro tempore». La reazione del premier, Silvio Berlusconi, è immediata: «C'è una scandalosa sinistra che ha questa capacità straordinaria di mentire su cose che sono di un buonsenso e di una logicità assoluta. La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. I nostri sono provvedimenti assunti con il buonsenso del padre di famiglia ». Un milione e 700 mila persone in piazza in tutta Italia: un milione solo a Roma, dicono i sindacati. Ma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è inflessibile: «Purtroppo c'è il vizio di moltiplicare per 10 le cifre reali. Anche 100 mila mi sembrano tante...». E avverte gli studenti: «Chi occupa abusivamente le scuole, impedendo ad altri di studiare, sarà denunciato». Stavolta, però, non è piazza Navona: niente incidenti. Il gonfio corteo degli universitari romani non si unisce a quello dei sindacati e punta invece verso il ministero di viale Trastevere. Quattro anarchici lanciano uova marce contro il portone d'ingresso, vengono allontanati dagli studenti. E non si contano le proteste anche nel resto del Paese. A Venezia si manifesta sul Ponte della Libertà; lezioni in stazione a Trieste; a Milano corteo gigantesco; a Genova occupata la stazione Principe; si sciopera in Sicilia; in migliaia per ore sfilano a Cagliari, L'Aquila, Reggio Calabria, Cosenza, Vibo Valentia. Fabrizio Caccia PER SAPERNE DI PIù immagini e video su www.corriere.it
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: BREVI Gli slogan e i cori del corteo Special One Abbasso la maestra unica, viva lo Special one: «No alla Gelmini, sì a Mourinho», si legge. Mentre i bimbi delle elementari cantano: «Ambarabàiciccìcoccò, la Gelmini no-no-no...»
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da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Saranno sentiti con la formula dell'incidente probatorio davanti al giudice per le udienze preliminari Pierluigi Panariello i dieci giovani che sostengono di avere subito molestie sessuali da don Pierino Gelmini mentre erano ospiti della Comunità Incontro
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Alleati critici Bernardini: una sciocchezza, anche tecnicamente. Beltrandi: qual è il progetto alternativo? Nessuno E il referendum pd è subito bocciato dai radicali DAL NOSTRO INVIATO CHIANCIANO (Siena) — Referendum sulla scuola? Contro il decreto Gelmini? I radicali, che sui referendum hanno costruito i migliori successi politici, che con i referendum hanno lanciato grandi lotte di minoranza, accolgono con gelo l'iniziativa di Veltroni, subito avallata da Di Pietro. Per motivi tecnici e di contenuto. D'altronde, i radicali, da ieri riuniti a congresso a Chianciano, convivono negli stessi gruppi parlamentari del Pd, ma si tengono stretta la loro identità. Vediamo la questione tecnica. «Mi pare un errore, una sciocchezza — dice Rita Bernardini, ex segretario del partito, oggi deputato —. Non si possono fare referendum su materie finanziarie e di bilancio. E il decreto Gelmini è fatto soprattutto di questo». Resterebbe dunque poco da sottoporre al giudizio degli italiani, maestro unico, grembiule, voto in condotta. Ma la freddezza radicale è anche dovuta a un giudizio non negativo sul «pacchetto Gelmini». Un precedente illumina: nel '95, fra venti referendum sui quali i radicali raccolsero le firme, uno voleva cancellare l'abolizione del maestro unico nella scuola elementare. «Il «modulo» che aveva introdotto più maestri — racconta Marco Beltrandi, deputato radicale, protagonista delle battaglie in commissione di vigilanza Rai — ci sembrava più che altro un escamotage sindacale per aumentare l'occupazione». E continua: «Io sono un fan della Gelmini. Gliel'ho anche detto... Mi sembra che non si possa combattere per conservare la scuola così com'è. E poi: qual è il progetto alternativo del governo ombra del Pd? Non mi pare che finora sia emerso con chiarezza». Beltrandi specifica che nel partito radicale c'è comunque dibattito sul decreto Gelmini, radicali storici come Angiolo Bandinelli sono schierati contro. E Marco Pannella? Sta rintanato in albergo, si occupa di regolamenti e procedure congressuali e tuona: «I giornali devono occuparsi del congresso e non del referendum!». Il congresso, dunque. è stato aperto dalla relazione della segretaria Antonella Casu, che con il tesoriere De Lucia e il presidente Bruno Mellano forma l'attuale gruppo dirigente. Fra i radicali vige l'incompatibilità tra incarichi parlamentari e di partito e quasi certamente i tre saranno riconfermati. Andrea Garibaldi
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da "Repubblica.it"
del 31-10-2008)
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ROMA - "La protesta di massa sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese. Ormai è evidente: l'idillio tra Berlusconi e l'Italia si sta incrinando e la vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è solo il risultato della fermezza dell'opposizione ma anche di difficoltà interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un'alternativa vera e credibile per il futuro governo del Paese". Ammainate le bandiere della grande manifestazione del 25 ottobre, Massimo D'Alema scende in campo e suona la carica al Partito democratico e a Veltroni. "Adesso - dice l'ex premier ed ex ministro degli Esteri - bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo riformista, di dialogare con tutte le opposizioni, di parlare ai ceti moderati che hanno votato Berlusconi, e che ora capiscono la sua palese inadeguatezza". Onorevole D'Alema, non è che state scommettendo un po' troppo su questa "fine della luna di miele" tra il Cavaliere e gli italiani? "Nessuna illusione. Ma non possiamo non vedere quello che sta succedendo. L'Italia attraversa una crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l'idea che Berlusconi vivesse una sorta di 'luna di miele permanentè con il Paese. Stanno esplodendo i primi, seri problemi nel rapporto tra il governo e i cittadini. Sta crollando come un castello di carta la straordinaria 'fiction'costruita dal governo in questi mesi. Ci sono problemi enormi, il governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza per affrontarli con la necessaria radicalità". In realtà, l'unico serio "problema nel rapporto tra il governo e i cittadini", come lo chiama lei, riguarda la scuola. "E le pare una cosa da poco? Quello che sta accadendo sulla scuola merita una grandissima attenzione. Un insegnate mi faceva notare una cosa molto giusta: mentre nel �77 in prima fila c'era la parte meno qualificata del corpo studentesco, oggi in testa ai cortei ci sono i primi della classe, che non vedono più una prospettiva per il futuro. Perché questo succede: se tagli gli investimenti nelle università, blocchi il turn over e cacci i ricercatori, rubi il futuro agli studenti più bravi e più capaci. Ora, io penso che l'opposizione debba rispettare e non strumentalizzare i fatti. Ma gli scontri dell'altro ieri a Roma mi hanno enormemente allarmato. Ci sono aspetti che devono essere chiariti e che riguardano anche la condotta della polizia: il centro era tutto bloccato alla circolazione, per chiunque, eppure un furgoncino carico di mazze è potuto arrivare fino a Piazza Navona, dove ha scaricato la sua 'merce', e dove un gruppo di squadristi ha atteso il corteo degli studenti. Com'è possibile?". Comunque sulla scuola chi è senza peccato scagli la prima pietra. "E' evidente, ma da questa crisi non si esce con le scelte primitive della destra. Giusto colpire gli sprechi e i privilegi, ma per farlo non si possono prosciugare le risorse di tutta la scuola. Giusto colpire gli abusi al diritto di assistenza dei disabili, ma per farlo non si può eliminare il diritto. Giusto colpire i casi di 'baronatò e i corsi universitari con un solo studente, ma per farlo non si può tagliare 1 miliardo di euro a tutta l'università. L'autonomia non è arbitrio. E il fatto che non ci siano i soldi è una scusa. Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell'Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c'erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese. Quindi il governo non è stato costretto a tagliare: ha fatto una scelta, ben precisa. Ed è una scelta di destra che il Paese mostra di non gradire". Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perché? "Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all'incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti. Quindi io dico: raccogliamo pure le firme, ma impegniamoci davvero, qui ed ora, per costringere il governo a un cambiamento di rotta". Quali altri segnali vede, di questa incrinatura tra il governo e il Paese? "C'è il profondo malessere che sta crescendo dentro la stessa maggioranza sulla riforma delle legge elettorale per le europee. Su questo abbiamo fatto una riunione con tutti i gruppi parlamentari. Ebbene, oltre a una convergenza sul tema specifico, è emersa la preoccupazione condivisa sulla visione della democrazia di questa maggioranza: questa idea oligarchica, presidenzialista e plebiscitaria del potere, indebolisce la democrazia e produce solo una parvenza di decisionismo". Ma la denuncia di questa situazione, e tutti i no che ne derivano, basta a voi dell'opposizione per mettervi l'anima in pace? "No, non basta. E qui veniamo al cuore del problema. Questa crisi, drammatica, non è solo della maggioranza, è del Paese. E questo da un lato getta le basi per una prospettiva politica nuova, dall'altro lato carica l'opposizione di una grande responsabilità. Dobbiamo alzare nettamente il nostro profilo riformista. Dobbiamo ridefinire il progetto politico dell'opposizione, e aprire una fase nuova che ci consenta di creare un campo di forze per l'alternativa. E non sto parlando di nomenklatura, ma di pezzi della società italiana, di ceti moderati, di classi dirigenti, che devono tornare a guardare a noi come a un nuovo centrosinistra di progetto e di governo, che non riproduca i limiti e gli errori del passato. La costruzione di questa coalizione va di pari passo con la nostra capacità di parlare al Paese, che non è solo quello che scende in piazza". La vostra piazza del 25 ottobre non doveva servire proprio a questo? "E' stata una piazza molto bella, soprattutto perché è stata festosa. Tuttavia, dopo il grande sforzo comune di quella manifestazione, mi piacerebbe adesso che l'insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva. Capisco l'appello di Veltroni all'unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l'iniziativa per favorirla e renderla efficace. Siamo in uno scenario che sta cambiando profondamente. Siamo passati dall'illusione di una partnership con Berlusconi per fare le riforme (quello che Ferrara sul Foglio sintetizzava con l'espressione 'Caw'), ad una aspra conflittualità, di cui innanzitutto il premier porta la responsabilità. Ora, però, è molto importante dare anche forza propositiva alla nostra iniziativa e rilanciare la capacità di dialogare con l'intera società italiana". Partiamo dall'opposizione. Il suo ragionamento implica che, a partire da Di Pietro, vadano ridiscusse le alleanze. E' così? " Prima ancora di questo occorre mettere a fuoco un nuovo progetto riformista e riformatore per l'Italia, sul quale cercare il massimo dei consensi possibili, e non solo nell'opposizione. I temi non mancano: dai meccanismi per il voto europeo al federalismo, dal referendum sulla legge elettorale al Mezzogiorno. Insomma, anziché una inutile discussione tra di noi se si debba guardare a destra o a sinistra, ciò che dobbiamo fare è accrescere la nostra capacità di attrazione, a partire dal nostro progetto riformista e dall'iniziativa politica che mettiamo in campo. L'obiettivo, certamente, è quello di allargare il campo delle alleanze". E cosa intende quando parla di riflessione sul Pd e sulla sua organizzazione interna? Siamo di nuovo alla diarchia conflittuale D'Alema-Veltroni? "No, nessuna diarchia e nessun conflitto. Ma per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista. Questo richiederebbe il contributo di tutti, perché in caso contrario è inevitabile che le forze si disperdano. Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni, e iniziative di vario segno".. La sua Red come la vogliamo giudicare? "Io mi occupo della Fondazione Italianieuropei. Red è un'associazione che ci aiuta a sviluppare i nostri progetti, e sta coinvolgendo molte persone anche fuori dal Pd. Non c'è nulla di anormale in questo. E' sbagliata l'immagine di un partito che si identifica in un principe buono, minacciato da un gruppo di pericolosi oligarchi cattivi". E questa idea chi la mette in giro, se non tutti voi messi insieme? "Io non mi riconosco tra i diffusori di questa immagine. Veltroni è il leader del Pd. Come sa io non ho incarichi e non ne cerco. Sono uno dei pochi che ha lasciato incarichi per favorire il rinnovamento. Ma in questo partito c'è un gruppo dirigente formato da molte personalità, e non da oligarchi cattivi. Questo gruppo dirigente è anche una garanzia del rapporto tra il Pd e il Paese. Mettere al lavoro queste persone, vecchie e giovani, non indebolisce Veltroni, ma al contrario lo rafforza". E il congresso straordinario che fine ha fatto? Ormai si farà dopo le europee. "Non ho mai chiesto che si tenesse un congresso straordinario. Il congresso com'è previsto dallo statuto, si terrà dopo le europee". Comunque di tempo ne avete. Il Cavaliere vi consiglia un riposo di 5 anni. "Berlusconi non ha molto da ironizzare. I sondaggi dicono che le difficoltà della maggioranza sono serie, il governo ha perso 18 punti. Ma la fine dell'idillio non si traduce in un travaso di consensi dalla maggioranza all'opposizione. Quando un Paese non ha fiducia né nel governo, né nell'opposizione significa che c'è il rischio di una democrazia più debole. Anche per questo è urgente rilanciare non solo la nostra battaglia di opposizione, ma il nostro progetto politico. Il partito del centrosinistra riformista è nato per questo". m.giannini (31 ottobre 2008
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Ieri, in tutta la regione, manifestazioni di protesta contro la riforma Gelmini. Più di 2000 studenti in Riviera hanno sfilato contro i "tagli" alla scuola. Ad Ascoli, massiccia adesione allo sciopero, mentre all'università di Camerino lezione di matematica all'aperto. A Macerata, 150 ragazzi si sono riuniti in assemblea nell'atrio di Scienze della Formazione. Capocasa, A. Ferretti e Paciarelli alle pagine 37, 41 e 42
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: BREVI 6 I feriti nello scontro, a Bologna, tra polizia e manifestanti contro la riforma Gelmini ( foto)
(
da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il caso Cori e insulti contro il comico. Ma poi viene accolto da altri studenti Scontri e feriti a Bologna Grillo contestato lascia il sit-in La polizia carica i manifestanti, in ospedale anche una cronista Tensione con gli agenti quando studenti, centri sociali e anarchici hanno cercato di raggiungere la sede di Confindustria DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Dal «vaffa- day» al «vaffa-Grillo». Cori. Insulti. Qualche spintone. E un ruvido invito «a non fare la primadonna». Beppe Grillo e i suoi «grillini» tornano a Bologna nel giorno in cui la protesta infiamma il centro storico e una serie di scontri tra manifestanti e forze dell'ordine provoca sei feriti. Il comico-censore arriva con le migliori intenzioni, deciso a unirsi ai contestatori della Gelmini: «Che ci stavo a fare nella mia villa, mentre i ragazzi prendono bastonate? ». Ma l'Onda studentesca (30 mila persone, 10 mila per la questura) non si fa cavalcare. Altri tempi da quando, ed è passato solo un anno, Grillo veniva santificato in piazza Maggiore nel segno dell'antipolitica da 50 mila persone adoranti. Oggi, invece, è tutto diverso. I protagonisti sono altri: studenti, insegnanti, genitori. Non lui. «Non in prima fila, vai in fondo, via, via...» urlano decine di ragazzi quando il tribuno genovese si materializza in piazza Verdi, dove è appena arrivata la testa del corteo anti Gelmini. «Non vogliamo primedonne, buffone» insistono. Vola anche uno spintone contro uno dei «grillini». Lui annusa l'aria: «Sono in pochi a protestare, ma hanno ragione: la manifestazione è la loro». Invita i suoi «a non dare nell'occhio » e si rifugia sotto i portici. Per ricomparire però qualche minuto dopo. Stavolta in fondo al corteo. Dove si rifà con gli interessi dei fischi di prima: gli studenti della facoltà di Chimica e delle scuole medie lo accolgono infatti al grido: «Grillo è uno di noi!». E lui, rinfrancato, può dare finalmente fondo al suo repertorio. Mette in guardia gli studenti dal rischio che ci siano «poliziotti infiltrati». Invita gli agenti «a smetterla con i manganelli ». Boccia l'idea di affidarsi al referendum per cancellare la riforma Gelmini. E ironizza sulla decisione di Cofferati di tornarsene a Genova: «è la città adatta per archiviarsi». Intanto l'Onda della protesta monta. E rischia di straripare. Succede quando i manifestanti tentano di raggiungere la sede di Confindustria, forzando il blocco composto da tre camionette di agenti in assetto antisommossa. In prima fila, ci sono ragazzi dei centri sociali e alcuni anarchici. Avanzano dietro a uno striscione, con le mani alzate. All'improvviso, il parapiglia. La polizia carica, mentre dal corteo vengono lanciate bottiglie e sacchetti di vernice. Sei feriti: cinque ragazzi colpiti da manganellate e la giornalista del Corriere di Bologna, Benedetta Boldrin, finita all'ospedale con una ferita alla testa provocata dal lancio di una bottiglia. Una parte dei manifestanti tenta poi di invadere la stazione, bloccando la ferrovia. Respinta, ripiega sui viali di circonvallazione, mandando in tilt il traffico. Quando a Bologna torna la calma, ormai è buio. E dei canti, i colori e i fiocchi alle finestre che avevano salutato in mattinata la partenza del corteo, nessuno si ricorda più. Gli infiltrati L'ideatore del «Vaffa Day» avverte: attenti agli agenti infiltrati Francesco Alberti
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Messaggio di fiducia per contrastare la paura delle riforme \\ La riforma scolastica sta diventando la metafora di un malessere generale. Non si vede all'orizzonte il «Paese che insorge» evocato enfaticamente dal segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Anzi, la sensazione è che la protesta sia appannaggio di una minoranza. Ma le piazze amplificano un'insicurezza psicologica che travalica i confini di governo e opposizione. E mostrano un'Italia incerta fra voglia di conservazione, in una logica di sopravvivenza; e scommessa su un cambiamento che, per quanto inevitabile, incrocia la crisi economica e dunque fa paura. Il governo capta questi malumori diffusi e trasversali. Silvio Berlusconi punta il dito contro una sinistra che avrebbe la «scandalosa capacità di difendere cose non vere ». Ma avverte lo scricchiolio lo stesso presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. è come se il Quirinale intravedesse nelle proteste di questi giorni l'annuncio di una frattura di dimensioni maggiori: una visione alimentata dal pericolo di recessione della quale lo stesso Berlusconi mostra di preoccuparsi; e drammatizzata da uno scontro politico che riflette e insieme allarga le crepe sociali. Il Pd sembra convinto che inseguire la protesta significhi salvarla da un estremismo incontrollabile. Così, asseconda la spinta referendaria di Antonio Di Pietro, nonostante i dubbi di costituzionalità sulla richiesta di abrogare la riforma Gelmini. E programma un crescendo antigovernativo. Berlusconi si difende proponendo contributi come il cosiddetto «bonus bebè»; affidando alle imprese un messaggio di fiducia; e dando tenui segnali di ripensamento sulla legge elettorale europea. Eppure il muro contro muro si alimenta quotidianamente. Continuano le critiche del Pd al Viminale dopo che una ventina di estremisti di destra hanno portato a piazza Navona mazze avvolte nel tricolore prima degli scontri di mercoledì. E il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia che «chi occupa abusivamente sarà denunciato ». Sono le premesse di tensioni crescenti, sulle quali l'opposizione cerca di riconquistare l'iniziativa, se non l'unità; e il governo di non interrompere la luna di miele col Paese. Su tutto, incombe la paura che i tagli al bilancio finiscano per essere percepiti come ingiusti. Si tratta di «scelte difficili», ammette Napolitano. E la rissa fra Berlusconi e gli avversari le complica. Il capo dello Stato ieri ha dovuto archiviare il termine «dialogo ». Si tratta di «una parola troppo logora e vaga», registra, confidando esclusivamente nella «forza delle cose». Potrà indurre all'impegno comune e al rispetto reciproco solo la coscienza di trovarsi nelle sabbie mobili. Il dubbio è se in quel momento sarà ancora possibile uscirne. Il premier vede nella protesta delle piazze una spia della crisi economica
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-10-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Epifani: il Paese insorge, ora serve il dialogo Il leader Cgil non firma l'intesa sugli statali: Cisl e Uil sbagliano, conseguenze sui nostri rapporti Statali e tute blu già pronti allo sciopero generale a dicembre Nerozzi (Pd): il decreto Gelmini come l'articolo 18 ROMA — «è un intero Paese che insorge». Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, di solito misurato, questa volta si fa prendere la mano. Ma del resto piazza del Popolo è piena, la manifestazione contro la riforma della scuola è riuscita. E a Epifani è capitato perfino di essere applaudito dagli studenti che, lungo il corteo, gli hanno chiesto anche autografi e di farsi fotografare. Non è poco, se si pensa che fino a qualche settimana fa il sindacato, «l'altra casta», viveva un momento di forte impopolarità. Adesso la riscossa sembra ripartire dalla scuola, dagli studenti. Ne è convinto anche Paolo Nerozzi, fino alle ultime elezioni nella segreteria Cgil con la responsabilità del pubblico impiego, e ora parlamentare del Pd: «Il decreto sulla scuola finirà come quello sulle modifiche dell'art.18 (tutela contro i licenziamenti, ndr.), che non venne mai applicato». Parole che anticipano di qualche ora la rottura tra la Cgil da una parte e la Cisl e la Uil, come nel 2002. Allora fu sull'articolo 18, ieri sul pubblico impiego. Epifani, infatti, non ha firmato a Palazzo Chigi l'accordo sul rinnovo dei contratti per 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici. I segretari di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Ange-letti, invece sì. I tre leader avevano partecipato alla manifestazione sulla scuola, proclamata unitariamente settimane fa, ma già sapevano che di li a poco si sarebbero divisi. Per la Cgil i 70 euro lordi di aumento medio per il biennio 2008-2009 offerti dal governo sono inaccettabili. Spiega Carlo Podda, leader della Funzione pubblica della Cgil: «Nei due bienni precedenti abbiamo preso 101 e 105 euro e l'inflazione era la metà di quella attuale». Bonanni replica ammettendo che 70 euro lordi non sono molti, ma aggiunge che bisogna tener conto della crisi e sottolinea quello che forse è il risultato più importante, cioè il ripristino delle voci accessorie di stipendio che altrimenti sarebbero state tagliate dal prossimo anno, con decurtazioni che potevano arrivare, secondo i casi, ad alcune centinaia di euro al mese. Quanto alla rottura con la Cgil si limita a esprimere «rammarico». Più duro, invece, Angeletti, che accusa la Cgil di fare politica. La rottura di ieri, la prima nel pubblico impiego, «non sarà senza conseguenze», sentenzia Epifani, che accusa Cisl e Uil di aver fatto un «grave errore». Oggi il leader della Cgil, che ieri ha chiesto al governo di prendere atto della protesta e riaprire il dialogo, chiuderà l'assemblea dei delegati Fiom, che proclamerà lo sciopero generale dei metalmeccanici con manifestazione a Roma per venerdì 5 dicembre. Dovrebbe essere lo stesso Epifani a tenere il comizio a piazza San Giovanni. E ieri Podda ha ipotizzato uno sciopero generale dei dipendenti pubblici per i primi di settembre. Ovviamente si parla sempre di iniziative della sola Cgil. Che a questo punto è tentata dal lanciare lo sciopero generale di tutti i lavoratori. Senza la Cisl e senza la Uil. La proposta Podda: «Abbiamo preso 101 e 105 euro nei bienni precedenti e l'inflazione era la metà attuale» Enrico Marro
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-10-31 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Federalismo Errani: subito l'applicazione dell'intesa Regioni-premier MILANO — Il federalismo scricchiola ancora prima di cominciare e le Regioni cominciano a far sentire la loro voce. «Nel rapporto tra governo e Regioni si deve cambiare strada», perché «nonostante le Regioni abbiano dimostrato di volere una leale collaborazione questo quasimai è avvenuto e abbiamo preso non pochi schiaffi: è ora di dare attuazione all'intesa con il premier e attuazione alla leale collaborazione». L'allarme arriva dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (nella foto), al termine di un incontro tra una delegazione di governatori e il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, con il quale hanno discusso di scuola e di altre questioni ancora in sospeso come la crisi economica, il blocco delle attività della Conferenza unificata, la sanità e il piano casa. Il presidente Errani si è fatto carico di rappresentare le criticità delle Regioni su alcuni atti del governo. Ha ribadito, in particolare, come «non ci siano le condizioni per applicare il piano di ridimensionamento» degli istituti scolastici. «Bisogna mettersi intorno a un tavolo — ha concluso — e trovare intese per poi attuare il piano». Per Fitto il commissariamento delle Regioni che non attueranno il piano Gelmini entro il 30 novembre «non è un obbligo imprescindibile nella misura in cui si riesce ad attuare il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici».
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Insegnanti e studenti, ma pure bidelli, presidi e direttori didattici ieri hanno scioperato anche ad Ascoli aderendo alla manifestazione nazionale di Roma. Diversi pullman hanno raggiunto la capitale per contestare la Riforma Gelmini, presenti anche alcuni gonfaloni di piccoli Comuni. In città, invece, ieri mattina i protagonisti sono stati gli studenti degli istituti superiori. Diverse centinaia si sono dati appuntamento alle ore 9 in piazza Arringo, la maggior parte provenienti dal Liceo Scientifico dove il giorno prima si era svolta un'assemblea in cui i ragazzi hanno deciso di organizzarsi per raggiungere piazza Arringo e piazza del Popolo. Davanti a palazzo Arengo sono stati però frenati da esponenti delle forze dell'ordine visto che il corteo non era autorizzato. Sono stati invitati a restare lì, a non affiggere striscioni sui muri del palazzo comunale e a non procedere oltre. Per molti ragazzi è stata l'occasione per trasformare la mattinata senza scuola in una passeggiata fuori ordinanza in centro per la gioia di... bar e pizzerie. «Non è una riforma scolastica! Non si può tagliare all'istruzione» una delle scritte sui volantini distribuiti dai ragazzi che si sono rivolti al Governo ma anche a insegnanti e studenti: «Tolgono ai professori il diritto al lavoro e a te il diritto all'istruzione: bisogna svegliare questa città morta, uniamoci agli studenti d'Italia che protestano, facciamo sentire che ci siamo anche noi». A. Fer.
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Il gigantesco corteo sudentesco che si è concluso con la manifestazione alla Rotonda, ieri mattina in Riviera per protestare contro la legge Gelmini. Oltre duemila ragazzi in piazza hanno manifestato composti senza alcun problema di ordine pubblico (foto CELLINI)
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Duemila studenti contro la legge Gelmini Adesione record alla manifestazione in Riviera, compresi professori e personale non docente
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di TIZIANA CAPOCASA Anche la Riviera si mobilita dopo la conversione in legge del decreto Gelmini. Erano più di 2000 gli studenti che hanno sfilato al corteo contro la riforma della scuola. Alla manifestazione hanno preso parte alunni delle diverse scuole superiori: dall'Alberghiero, dove gli scioperanti hanno superato il 70 per cento degli iscritti, ai Licei classico e scientifico con punte ancora più alte, in quest'ultimo solo 180 studenti su 1075 sono rimasti sui banchi. Adesione massiccia anche alla Ragioneria, Liceo Linguistico, Ipsia, nonché l'Istituto per Geometri e Turistico di Grottammare, con circa il 70 per cento degli studenti. I manifestanti si sono ritrovati, attorno alle ore 9 in viale de Gasperi, di fronte al Liceo Scientifico, ed hanno iniziato la loro marcia pacifica verso la Rotonda Giorgini, dove hanno dato vita ad un sit- in di protesta con tanto di slogan contro il Governo ed il ministro Gelmini, amplificati dal megafono. " Contro la scuola dei padroni, dieci, cento, mille manifestazioni", " Non tagliate il nostro futuro". Molti anche gli striscioni: " La scuola non è una merce", " Lo facciamo per il nostro futuro". Ed ancora "ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la città". Tanto è vero che il traffico è rimasto paralizzato per un'oretta. Sono intervenute anche le Forze dell'Ordine. Oltre agli studenti in sciopero, seppure in percentuale minore, anche i docenti ed il personale Ata (ausiliario, tecnico ed amministrativo) delle scuole. Circa il 50% all'Alberghiero, il 40% allo Scientifico. "Così si riporta la scuola di 30 anni indietro" hanno ribadito. " Non è una riforma, sono solo tagli!". Solo a tarda mattinata il corteo si è sciolto."Questo è solo l'inizio, il nuovo non si fermerà" hanno tenuto a ribadire i giovani manifestanti che pensano di continuare la loro protesta anche nei prossimi giorni. Con tutta probabilità anche gli studenti sambenedettesi aderiranno alla manifestazione nazionale del 17 novembre.
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2008-10-31 - pag: 1 autore: Proteste e cortei contro la riforma Gelmini La scuola in piazza Maroni: chi occupa sarà denunciato Cortei in tutta Italia per lo sciopero generale sulla scuola proclamato da Cgil, Cisl e Uil. A Roma la partecipazione più nutrita con un milione di partecipanti per i sindacati e 100mila per il ministro dell'Interno Roberto Maroni che annuncia: chi occupa le scuole sarà denunciato.Dalle Regioni l'allarme: impossibile applicare la riforma Gelmini dal 2009. Servizi u pagine 12 e 13 l'articolo prosegue alle pagine 12 13
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi FRANCAVILLA - Un lungo corteo di studenti che frequentano il liceo scientifico "Alessandro Volta" ha invaso le strade di Francavilla per protestare contro la riforma del Ministro Gelmini e lo spostamento della presidenza del liceo a Ortona. "Non approviamo questa riforma perché ipoteca il nostro futuro e - spiega Cristina Rapino studentessa del V "C" e rappresentante di istituto con Fabio D'Andrea del V "B" - temiamo che questa storica sede del liceo scientifico, oltretutto unica scuola superiore di Francavilla, diventi la succursale della sede distaccata di Ortona, nata 4 anni fa. Non possiamo accettare che la nostra città venga "scippata". Grande motivo di preoccupazione, non solo per gli studenti e le loro famiglie, è proprio l'ipotesi avvallata dalla Provincia di Chieti dello spostamento della presidenza del liceo, dalla sede centrale di Francavilla a quella più recente di Ortona. I ragazzi portano avanti la loro protesta e da lunedì procederanno con l'autogestione della scuola, permettendo solo le prime due ore di lezione. "Abbiamo incontrato il sindaco Nicolino Di Quinzio che è dalla nostra parte - continua Cristina Rapino - e ci ha consegnato una lettera indirizzata alla Provincia di Chieti e ai vertici dell'ufficio scolastico regionale, in cui l'amministrazione di Francavilla si oppone fermamente allo spostamento della presidenza del liceo". M.D.P.
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da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Anna Arseni, a nome dei genitori, consegnaal sindaco la lista delle ottecento firme contro ildecreto della Gelmini
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ALESSIA MARANI Ottocentomila in piazza ieri secondo gli organizzatori, centomila secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni, l'onda anomala della scuola italiana «travolge tutto», come scandiscono gli slogan degli universitari. E dopo avere invaso il centro e paralizzato la città, ora promette di non ritirarsi almeno fino al 14 novembre, giornata dello sciopero generale dell'Università e della Ricerca. La protesta continua. Già da questa mattina torneranno a riunirsi le assemblee degli studenti medi. «Alle undici saremo di nuovo qui a scuola - dice Agostino, rappresentante del liceo Virgilio di via Giulia - l'occupazione è terminata ma troveremo una maniera per continuare con la protesta, il percorso fatto fin qui non andrà perso. Anzi sarà la base per crescere ancora». Resta occupato il Pasteur («le recenti minacce del presidente del Consiglio all'intero movimento studentesco, nonché gli insulti e le falsità sugli studenti in lotta che i media propinano continuamente - scrivono in un comunicato - ci hanno convinto che, per riaffermare i nostri spazi e la nostra libertà, è necessario ricorrere a questa estrema forma di protesta. Inoltre, vogliamo sensibilizzare le altre scuole di Roma nord»), mentre è durata poco l'occupazione del liceo Scientifico Farnesina. Occupazione di destra. In questo caso ad agire erano stati dei ragazzi di destra, del Blocco Studentesco che, dopo gli scontri di mercoledì a piazza Navona, non hanno voluto partecipare alla manifestazione. Nel pomeriggio davanti all'istituto sono arrivati una ventina di poliziotti e «per non creare inutili tensioni - dice Francesco, un portavoce - abbiamo deciso di lasciare la scuola». Nella circostanza la polizia ha denunciato anche un consigliere del XX Municipio de La Destra per "inosservanza a un ordine dell'autorità". Il calendario. Sempre ieri gli universitari arrivati sotto al Ministero della Pubblica Istruzione, a Trastevere, hanno ribadito che la protesta andrà avanti. «Questo è solo l'inizio - grida Giorgio, uno dei portavoce degli universitari approdati come un fiume in piena in viale Trastevere - oggi è solo un punto di partenza non l'arrivo». Gli studenti promettono: «Le occupazioni continueranno, faremo ancora assemblee, manterremo in piedi i gruppi di lavoro e i laboratori extradidattici. Già domani sera (oggi, ndr) ci sarà un grande happening a La Sapienza a cui tutti sono invitati». L'onda di ieri. Resta il bilancio di una giornata che ha riempito le strade delle Capitale. «Giù le mani dalla scuola pubblica», «Chi non salta Gelmini è», «Tut-ti in-sieme famo paura»: dopo tre ore quando dal palco di piazza del Popolo la manifestazione si avvia verso la chiusura, al punto di partenza in piazza della Repubblica la folla era ancora accalcata. Dalla stazione Termini hanno continuato ad affluire i gruppi che erano rimasti bloccati in periferia. C'è stato un cambio di programma: gli universitari in arrivo da piazza Aldo Moro hanno proseguito per via Cavour diretti ai Fori Imperiali e piazza Venezia, intenzionati a passare il Tevere per raggiungere Trastevere. Si sono aggiunti i liceali, gli Unicobas e parte di Cgil e Gilda che non sono riusciti a incanalarsi nel corteo principale, ma questi poi si sono fermati a piazza Venezia. Un terzo cordone da via Nazionale è arrivato a protestare sotto Palazzo Valentini, sede della Provincia. Gli altri stop. «Nelle scuole da lunedì - parla chiaro Stefano D'Errico, dell'Unicobas - il diktat è niente attività fuori dall'orario ristretto delle lezioni. Insegnanti e personale Ata, ausiliario e amministrativo, non saranno più disponibili agli straordinari. Da anni questo personale si sta sobbarcando gli oneri della mancanza di nuovi assunti e ora li si vuole tagliare dicendo che sono troppi. Bisogna fare vedere che scuola funziona senza il loro apporto straordinario. Non sosterremo più gite, progetti, attività aggiuntive. Bloccheremo la scuola».
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi CASO LUISS, CIALENTE FA LA "FINE" DELLA GELMINI
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da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi A sostenere le motivazioni della protesta studentesca sono scesi in campo, ieri mattina, anche i lavoratori della Rapanelli, da alcuni giorni in lotta per la difesa dei livelli occupazionali. Con loro c'era il segretario provinciale della Cgil Filippo Ciavaglia e le rappresentanze sindacali del settore meccanico Fim, Fiom e Uilm. Per l'amministrazione comunale sono intervenuti il sindaco Manlio Marini, e l'assessore Joseph Flagiello. Nel suo breve intervento di saluto, il sindaco Marini ha detto di condividere le motivazione della protesta «poiché il decreto Gelmini, proprio ieri l'altro approvato in Senato -ha detto- più che una riforma della scuola, si presenta per quello che è: cioè un pesante intervento di tagli finanziari, così come voleva il ministro Tremonti». E così come sostengono i ragazzi dei vari istituti scolastici e delle Università.
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di CLAUDIO FAZZI Sta diventando il suo incubo peggiore. L'ha perseguitato (e inseguito) anche durante il corteo contro la legge Gelmini. Anzi, in alcuni momenti, una parte del corteo «ha contestato più me che il Ministro». Il casus belli, pretesto della contestazione, probabilmente premeditata e, comunque, non inaspettata, è l'affidamento alla Luiss dei corsi per la formazione di dirigenti e funzionari comunali. Il sindaco Massimo Cialente non l'ha presa benissimo, ma aveva previsto che, in particolare dall'Udu, arrivassero fischi e slogan, per cui il cruccio, più che altro, nasce dal fatto che gli è stato impedito di prendere la parola e rispondere alle accuse. «Sono con i ragazzi e ho voluto prendere parte alla manifestazione, pur prevedendo la contestazione dell'Udu - spiegherà qualche ora dopo -. È naturale che ci sia rimasto male quando, chiedendo di parlare con gli studenti, mi è stato risposto che non era possibile per motivi di sicurezza. A piazza Palazzo una studentessa me ne ha dette di cotte e di crude, accusandomi di "prendere i privati". C'è stato un confronto acceso». Altroché se c'è stato! La foto concessa da Il Capoluogo è eloquente. Eppure qualche applauso il sindaco l'ha ricevuto, ma «la testa del corteo...». Eh già, l'Udu: ma perché? Il sindaco sorride e tace. Che il "contrasto" nasconda un tortuoso collegamento con un vecchio conto politico in sospeso con Sinistra democratica? Mah! «Comunque è stato un corteo meraviglioso, costituito da giovani motivati e non manovrabili, che mi hanno accolto con affetto e civiltà - afferma -. Questo Governo, in pochi mesi, sta cancellando sessant'anni di conquiste nella sfera dei diritti. La legge Gelmini riporta a una scuola di classe. Mi auguro, pertanto, che la lotta non si fermi qui, ma diventi un momento di riflessione più generale per tutta la Sinistra italiana... Ripartendo dalla battaglia avviata da Mussi che denunciò il proliferare di inutili corsi di laurea... La parola d'ordine vorrei che fosse: "La scuola e l'Università al servizio dei giovani e quindi del futuro stesso di questo Paese"». E, forse, l'incubo peggiore si trasformerà in sogno!
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Neanche una fitta pioggia li ha fermati. In 3.500 (stima della Questura, ma per l'Udu si è arrivati a cinquemila) hanno sfilato in città contro la riforma della scuola del ministro Gelmini in contemporanea con la manifestazione che si è svolta a Roma. Quello organizzato da Udu e Uds è stato un corteo pacifico, rumoroso, colorato, "coperto" dagli ombrelli, dai cappucci e dalle incerate, arricchito dagli striscioni (polemici, ma anche ironici e qualcuno perfino sgrammaticato) e dalle bandiere. Un corteo bipartisan, come hanno rimarcato gli studenti («Nè rossi nè neri, solo liberi pensieri») che ha mandato il traffico in tilt in alcune zone della città. Perfino l'arrivo della Coppa del Mondo in Provincia è stato fatto ritardare. Alla fine, però, non si registreranno incidenti. «A essere contestati - hanno detto il rappresentante dell'Unione degli universitari (Udu), Michele Di Biase e quello dell'Uds (Unione degli studenti) Marta Papola - sono gli enormi tagli a scuola pubblica e ricerca e la trasformazione in fondazioni private degli atenei statali». Gli studenti hanno sfilato per tre ore dalla Fontana Luminosa fino a piazza della Prefettura dove una delegazione ha incontrato il rappresentante del Governo. Il corteo è passato anche davanti alla sede del Senato accademico, dove una delegazione di studenti universitari ha incontrato il Rettore, Ferdinando Di Orio, chiedendogli di sciogliere la seduta e unirsi alla protesta degli studenti. Il Senato ha accolto la richiesta e si è subito unito alla manifestazione in corso. Anche il sindaco Cialente ha "appoggiato" la manifestazione. «La mobilitazione continua - conclude Di Biase - Scenderemo tutti in piazza il 14 novembre a Roma in occasione dello sciopero dell'Università». Pienamente soddisfatti dell'esito della manifestazione anche i rappresentanti di Unicobas, Spazio 51 e Sinistra Critica. S.Das.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Ieri si è visto di tutto e di più. I pullman dei manifestanti bloccati sul raccordo intasato, a centinaia scendono e marciano a piedi verso la stazione dell'Anagnina. Il grande corteo che parte da piazza della Repubblica fin dalle 9 del mattino fa impazzire il traffico, causa la chiusura della stazione metro, rende impraticabile il centro storico. Non solo: a metà mattinata il percorso previsto salta, c'è talmente tanta gente che la Questura deve autorizzare altri tracciati. Così, la città non va in tilt solo per il serpentone che marcia fino a piazza Barberini e poi a piazza del Popolo. Ma anche per quello che si raccoglie su via Nazionale. Tutto bloccato sul Lungotevere, sul Muro Torto, in Prati, a San Lorenzo, ai Fori Imperiali, sul Raccordo. Il problema è che ci sono schegge di cortei ovunque. A partire da quello degli universitari che dalla Sapienza si spostano verso Trastevere, circondano il Ministero della Pubblica Istruzione, poi tornano verso l'Università. A ciò va aggiunto un altro grande protagonista di questo autunno caldo romano: il maltempo, che a suo modo sembra scandire i tempi della protesta. In mattinata una prima raffica di pioggia aveva salutato il formarsi del serpentone di 800 mila - un milione di manifestanti contro al riforma Gelmini. Ma quando ormai le proteste erano terminate - studenti, ricercatori, precari, professori, genitori, anche ragazzini delle elementari si erano frammentati fra bar, fast food, passeggiata in via del Corso, shopping - nel pomeriggio è tornata la pioggia battente che ha dato il colpo letale alla mobilità di Roma. Il bollettino delle strade chiuse è lungo quasi come le Pagine gialle, quello con i numeri delle linee dei bus deviati è talmente complesso da sembrare uno di quei maxisistemi per tentare la fortuna al Superenalotto. Il problema, che spaventa ancora di più i romani, è che davvero la corposa manifestazione di ieri - che continua un ciclo cominciato con la vertenza Alitalia - non appare un epilogo, ma la premessa per nuovi giorni di disagi. Le mobilitazioni degli studenti infatti non si fermano. Sintetizza il comandante della Polizia municipale di Roma, Angelo Giuliani: «Il guaio è che appare difficile programmare. Perché anche ieri ci siamo trovati a fronteggiare non un'unica manifestazione, ma una serie di cortei spontanei che, come ormai ogni giorno, hanno attraversato centro e periferia. Cerchiamo di arrivare ovunque, ma non è semplice». Ieri il Campidoglio ha schierato in forze i vigili urbani: quasi 1.200 uomini a domare un traffico indomabile. Sorvegliato speciale, ma ben presto intasato, il Lungotevere, su cui si è scaricato tutto il traffico che non pioteva trovare sfogo nelle direttrici che passano da piazza Barberini, piazza Venezia, Fori Imperiali, piazza del Popolo. La cronaca di una giornata sotto il segno dell'ingorgo comincia alle 9.30, quando piazza della Repubblica è stracolma e si muove la prima parte del corteo dei sindacati confederali della scuola. L'operazione di partenza, e quindi di stop al traffico, dato il numero elevato di partecipanti, sarà lentissima, un'ora dopo la piazza sarà ancora piena. Quasi contemporaneamente si sviluppano altri due cortei con relativi contraccolpi sulla mobilità: in Prati, in viale Giulio Cesare, ci sono gli studenti medi anche loro diretti verso il centro; gli universitari si muovono invece dalla Sapienza e così la paralisi del traffico si spalma anche su San Lorenzo. Solo verso le 11 smette di piovere, mentre sul Grande raccordo va in scena la marcia a piedi per raggiungere la stazione metro Anagnina di un centinaio di persone che volevano partecipare al corteo ma i cui pullman sono rimasti imprigionati nel traffico. Trascorre un'altra mezz'ora e il corteo degli universitari va a bloccare anche via Cavour e Trastevere per raggiungere la sede del Ministero della Pubblica istruzione, sganciandosi dal grande corteo che invece terminerà in piazza del Popolo. In pratica, la questura deve rilasciare altre autorizzazioni "last second" per nuovi percorsi. Solo verso le 15 il caos diminuisce. Ma a quel punto ricomincia a diluviare.
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da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Le hanno raccolte in un batter d'occhio. Perchè nessuno, o quasi, ha dissentito dalla valutazione su quel decreto che rispolvera il grembiulino per tutti gli scolari, riedita il voto in condotta e ridà vita a quel "meno meno" che se è preceduto da un cinque vuol dire quattro ma non si dice. Ma quello che, del decreto Gelmini, ai genitori degli scolari del secondo Circolo didattico non va giù è il ritorno al maestro unico. Perchè -hanno detto- dequalifica l'insegnamento e mette in pericolo il tempo pieno. E allora hanno firmato in ottocento. E ieri le ottocento firme contro il decreto Gelmini, appena approvato in Senato, sono state l'immagine del no dei genitori di alcune scuole primarie e secondarie: firme che sono state consegnate ieri pomeriggio al sindaco Manlio Marini. Lo stesso Marini e l'assessore all'istruzione Salvatore Stella, hanno firmato la petizione. Anna Arseni, a nome dei genitori, ha letto un documento in cui si sottolinea, tra l'altro, «la preoccupazione destata dai provvedimenti d'urgenza decisi dal Governo sulla scuola, senza alcun confronto con le parti, e dalla politica di tagli economici indiscriminati che smantellano la scuola pubblica, il diritto allo studio, la qualità dell'offerta formativa». I genitori si sono riuniti in un comitato, con l'intenzione di coinvolgere i genitori di altri istituti, per «sensibilizzare le istituzioni pubbliche sulla preoccupazione e il disagio che la recentissima legge sulla scuola suscita nei cittadini». Il sindaco ha sottolineato che «non è una riforma della scuola ma solo un'operazione di contenimento della spesa pubblica» mentre Stella ha parlato di «tagli indiscriminati che metteranno in discussione l'attività dell'intero mondo scolastico, dalle scuole primarie fino alle università». Intanto ieri è stata anche la giornatya di protesta dei ragazzi: in piazza della Repubblica erano circa trecento tra studenti e lavoratori della Rapanelli: oltre a striscioni e slogan, c'erano il sindaco, i sindacalisti Filippo Ciavaglia, Francesco Giannini, Umbro Conti e Adolfo Pierotti e con loro anche alcuni docenti e la preside dell'Istituto Superiore Orfini Paola Lungarotti. A spiegare i motivi della protesta è stato il leader del movimento studentesco cittadino Gioacchini Properzi. «Forse una speranza ancora c'è -ha detto- non oseremo arrenderci ad un regime di annichilimento sociale che colpisce indiscriminatamente le nostre speranze, dando un taglio netto non solamente ai costi ma anche, e direi soprattutto, ai sogni di quelli che sono i ragazzi di una comunità periferica quale Foligno. Una parte sostanziosa di noi è andata a Roma, un'altra si è presa seriamente e caparbiamente la responsabilità di dare una svegliata alle finestre di una città addormentata». In piazza c'erano studenti di ogni ordine e grado compresi quelli dei corsi universitari che si svolgono in città. I docenti, intanto, hanno ufficializzato la costituzione di un Comitato che si riunisce tutti i martedì nella sala della Corte di Palazzo Comunale. Gio.Ca.
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da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Decisi a non fermare la battaglia, torneranno in corteo giovedì prossimo, quando grideranno ancora il loro deciso no alla riforma Gelmini. Erano tanti gli studenti spoletini che ieri mattina hanno partecipato all'assemblea pubblica di Villa Redenta, promossa dal Comitato studenti e precari in lotta. Un confronto serrato, cui hanno partecipato diverse componenti della scuola e non soltanto gli alunni. «Gli oltre cinquecento studenti che hanno raggiunto Villa Redenta _spiegano gli organizzatori_ sono il segno di quanto profondo sia il rifiuto dei provvedimenti del governo in materia di scuola». A fare il punto della situazione, in primis, sono stati i rappresentanti di istituto, cui è seguito il coro dei rappresentanti degli studenti universitari. Il Comitato ha anche annunciato che all'autogestione del Liceo Scientifico si uniranno da oggi anche gli altri istituti superiori, anche se nel merito non ci sono riscontri certi sulle modalità e i tempi di protesta di ciascuna scuola. Ila.Bo.
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da "Messaggero, Il (Latina)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di CORRADO GIUSTINIANI SONO le nove del mattino quando il maestro Mauro ripone l'ombrello e impugna il megafono: «La Gelmini aveva scatenato Giove Pluvio, ma il nostro dio è più forte!...». Parte l'applauso e Generoso Galante, ex bidello e trombettista per diletto di Sturno, in provincia di Avellino, si scioglie le dita, orienta l'ottone verso il cielo e intona "O sole mio". Piazza della Repubblica è stracolma mentre decine di pullman sono ancora bloccati sul Raccordo anulare.
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da "Messaggero, Il (Latina)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Sciopero contro la legge Gelmini, cortei in tutta Italia. I sindacati: un milione a Roma. Il Viminale: centomila La scuola va in piazza, sfida alla riforma Maroni avverte: saranno denunciati gli studenti che occupano abusivamente
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi In 2000 in piazza contro la Gelmini Corteo "colorato", slogan e fumogeni. Sul corso anche prof e alunni delle elementari
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ANGELA MALANDRA Ore 10, la protesta della scuola prende forma. Appuntamento alla Villa Comunale: sono centinaia, poi diventano quasi tre mila, secondo gli organizzatori, oltre 1500 ammette la polizia. Sono alunni delle scuole superiori di Chieti, sono docenti, sono genitori, sono bambini. Non ci sono sigle né partiti, tutti uniti «contro una riforma che mette in discussione il diritto di avere una scuola di qualità». Per far sentire la propria voce usano megafoni, fischietti, musica. Gli slogan sono forti e tutti contro il ministro rinominato della "pubblica distruzione". Molti gli striscioni dove si legge "Gelmini nuoce alla cultura", "Hominibus opus est eruditis", "Non ci arrendiamo, se non cambierà bloccheremo la città", "Chi taglia la scuola, taglia il futuro del paese". Gli studenti dell'ITC Galiani, il giorno prima, sono rimasti a scuola fino alle venti per scrivere gli striscioni. Ad aprire il corteo una nutrita rappresentanza di professori del Classico, che mostra uno striscione scritto in greco antico, che sottolinea come la Gelmini sia la causa dei mali degli studenti. «La nostra è una protesta di insegnanti indignati. Vogliamo opporci ad una riforma che vuole uccidere la scuola» grida una prof del Vico. Si distribuiscono volantini per spiegare i motivi del corteo: per protestare contro l'offesa alla dignità dello studente e del docente, contro una controriforma economica camuffata da riforma pedagogica, contro il pregiudizio di chi pensa che la scuola pubblica sia un'inutile fonte di spesa. Un professore di matematica del Classico ci mostra i dati secondo cui i tagli delle spese annuali per studente condannano la scuola agli ultimi posti. Nella folla anche un piccolo gruppo di bambini delle elementari stringe il suo striscione "Il grembiule mettetevelo voi...intorno al collo e stringete forte". Le mamme dell'Associazione genitori della elementare Via Bosio sono agguerrite e al grido "chi non salta la Gelmini è" procedono saltando con vigore. Per Chieti una partecipazione così sentita è una bella novità, tanto che gli stessi negozianti del corso sono usciti dai loro esercizi, per vedere lo spettacolo. Il corteo ha "colorato" le vie del centro con fumogeni rossi, così anche i più restii non hanno potuto fare a meno di notare la forza della protesta. Anche il sindaco si è spinto fuori dalle mura del Comune: «E' un momento importante, spero che i ragazzi si rendano conto che si sta decidendo del loro futuro, per far cadere una legge che anche io non condivido». Tra i manifestanti anche il consigliere comunale Maria Giancaterino ha detto la sua: «Ho sostenuto moltissime battaglie per il tempo pieno, che è una scuola di grande qualità. Con la riforma non c'è più un progetto formativo, ma una sorta di sorveglianza». Il corteo ha attraversato il centro di Chieti terminando sulle scale della cattedrale, dove gli ultimi applausi sono andati ad una protesta che è solo agli inizi. E che si sta spargendo a macchia d'olio: ieri gli amministratori del comprensorio di Lama dei Peligni hanno costituito assieme a genitori e insegnanti un "comitato permanente di difesa delle scuole e della didattica dei comuni della montagna".
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di LAURA GIROLAMI Tra applausi e vento forte è continuata la protesta contro la legge Gelmini. Ieri mattina in piazza Cesare Battisti professori, studenti e passanti hanno assistito e partecipato alla lettura di "Gomorra" di Roberto Saviano. «L'attualità è il punto in comune che unisce il romanzo e il motivo per cui noi siamo scesi in piazza. Inoltre sull'esempio di Saviano che per le sue idee sta rischiando la vita anche noi vogliamo farci sentire, e non arrenderci», dice Marica Violini, rappresentante della Consulta studentesca. L'Accademia di Belle Arti di Macerata ha aderito allo sciopero della scuola e dell'università con una lezione all'aperto dei Corsi di comunicazione visiva multimediale e di pittura. A dare il loro contributo sono arrivati anche i ragazzi dell'Istituto d'arte. Con le mani legate come atto simbolico hanno iniziato a disegnare. «Non è giusto tagliare i fondi per i laboratori che per un istituto come il mio sono fondamentali per la parte pratica del piano di studi» dice Elena Migliorelli rappresentante Istituto d'Arte Macerata. La manifestazione ha aderito al programma di RadioRai 3 «Fahreneit». A inizio lezione, il professor Massimo Puliani ha letto il documento firmato da cinque premi Nobel in favore dello scrittore napoletano.
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da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di MARINA RECINELLI VASTO - Doveva essere una seduta di Consiglio "tranquilla" quella di mercoledì scorso in cui l'Assise civica era stata chiamata a confrontarsi su appena quattro punti. Ma, ad arroventare il clima ci ha pensato l'opposizione che ha focalizzato l'attenzione sulla decisione della maggioranza di non portare in discussione le osservazioni alle nuove norme tecniche di attuazione del Prg. «Nel giugno scorso - ha spiegato Guido Giangiacomo, di Forza Italia - la maggioranza aveva assunto l'impegno di discutere le osservazioni alle nuove Nta entro il 30 ottobre. Questo non è accaduto e il Sindaco ha giustificato la scelta sostenendo che, alla vigilia delle regionali, è apparso politicamente inopportuno discutere l'argomento. E' la legge a stabilire quello che non si può fare in campagna elettorale e, di certo, non cita la discussione sulle osservazioni alle Nta. In primavera si voterà per le provinciali questo significa che l'argomento sarà ulteriormente rinviato?». «Gravissimo - ha dichiarato il capogruppo di An Etel Sigismondi - che i cittadini, a quasi un anno dall'entrata in vigore delle nuove Nta, non abbiano ancora ottenuto legittime risposte alle osservazioni presentate». «Nella riunione dei Capigruppo - ha proseguito Sigismondi - l'Amministrazione si è impegnata a convocare una riunione per lunedì prossimo al fine di trovare una soluzione a quanto accaduto». L'Assise ha poi approvato, con i soli voti della maggioranza, lo schema tipo di convenzione e statuto per l'istituzione dell'autorità d'ambito per la gestione integrata dei rifiuti; passata all'unanimità la lottizzazione di nuove aree per la realizzazione di loculi cimiteriali. Il Consiglio ha, infine, approvato due ordini del giorno presentati dalla maggioranza contro il Decreto Gelmini.
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da "Messaggero, Il (Marche)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di NICOLA PACIARELLI Notte di protesta nella facoltà di scienze della comunicazione, dove si è svolta la prima "notte bianca anti Gelmini". Nell'aula dove si stava svolgendo l'assemblea "no 133", più di trecento ragazzi si sono dati appuntamento per dar forza al malcontento contro i tagli all'istruzione, fino alle otto di ieri mattina. «Abbiamo voluto dare si legge in una nota degli studenti una risposta determinata alla grave posizione assunta dal rettore con le sue minacce di sgombero, unico caso in tutto il panorama della protesta nazionale». Di tutt'altro tenore le motivazioni espresse da Michele De Simone, coordinatore regionale di Azione giovani, che spiega: «Dispiace notare che coloro che si autoproclamano unici rappresentanti degli studenti, occupando aule, fanno notizia, mentre la maggioranza degli studenti che continua a studiare non venga preso in considerazione». Intanto, come dice uno slogan impresso sugli striscioni, "l'onda non si arresta". Anche l'università di Camerino sta dando il suo contributo. Mercoledì si sono radunati in trecento nel quadriportico del palazzo Ducale, ottenendo in autogestione l'aula Carlo Esposito, mentre ieri si è svolta una lezione di matematica all'aperto. A Macerata, ieri pomeriggio, centocinquanta ragazzi si sono riuniti in assemblea nell'atrio di Scienze della Formazione. E oggi la protesta si sposta a Civitanova, dove alle 13 in piazza XX settembre, si svolgerà una lezione di inglese. L'esperimento delle lezioni in piazza riscuote consensi, tanto che diversi docenti dell'ateneo maceratese hanno dato la loro disponibilità. La fine della settimana, invece, si prospetta senza iniziative di rilievo. Si riprenderanno le attività lunedì, con riunioni in ogni facoltà dell'università di Macerata. Martedì prossimo, alle 14,30, ci sarà l'assemblea generale, a Scienze della Comunicazione, durante la quale gli studenti dovranno organizzarsi per i prossimi giorni e prepararsi alla manifestazione del 7, che vedrà in piazza studenti dei licei e delle università. Corteo, quest'ultimo, che lancerà il raduno nazionale di Roma del 14 novembre: gli studenti maceratesi chiederanno ai Consigli di facoltà di approvare la richiesta di predisporre pullman gratuiti per consentire la più ampia partecipazione.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Mercoledì mentre si votava al Senato la riforma Gelmini sono scoppiati gli incidenti (nel tondo) a piazza Navova. Il ministro Maroni: la polizia ha agito correttamente
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Gelmini, auto blindata e scorta dopo gli insulti e le scritte In pochi giorni il ministro sale al livello di tutela 4. Su Internet compaiono gruppi dai nomi minacciosi
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di DAVIDE DESARIO ROMA - Il Viminale mette sotto scorta la Gelmini. Nel giro di tre giorni le misure di sicurezza del Ministro della Pubblica istruzione sono state doppiamente rafforzate. Adesso a proteggerla ci sono due carabinieri e anche un'auto blindata. Le manifestazioni del mondo della scuola contro Mariastella Gelmini preoccupano. Se non lei, che mantiene un imperturbabile sguardo serafico, il Viminale e soprattutto i responsabili del Ufficio Centrale Scorte (Ucis) che dopo le ingiurie scritte sui muri e gli slogan urlati in piazza hanno deciso di potenziare le misure di tutela del ministro. In Italia i servizi di sicurezza sono di quattro livelli diversi: quello eccezionale, la scorta (un'auto con due o tre uomini che segue quella della personalità), la tutela (un uomo armato a bordo della stessa auto della personalità) e solo l'autista (sempre un uomo delle forze dell'ordine). Fino a due settimane fa la Gelmini non aveva alcuna misura di sicurezza ma soltanto una autoblu del Governo condotta da un normale autista. Ma poi la situazione è cambiata. Basta leggere le scritte sui muri delle città opppure navigare su internet per imbattersi in numerosi e sempre più esagitati nemici del responsabile del dicastero dell'Istruzione. Sul socialnetwork Facebook, per esempio, sono stati creati due gruppi dal nome "A morte la Gelmini" e un terzo "Io odio la Gelmini" con tanto di fotografia del ministro con un bersaglio sul volto. Mercoledì 22, quindi, l'Ucis ha deciso di assegnare al Ministro della Pubblica Istruzione un livello di tutela 4: ovvero alla guida della macchina non un normale autista ma un uomo delle forze dell'ordine. Inoltre le è stato assegnata anche la "tutela" cioè un secondo carabiniere a bordo della macchina. Ma gli ultimi rapporti dell'Intelligence non devo essere stati troppo rassicuranti. Così, dopo neanche due giorni, l'Ucis ha deciso di rafforzare ulteriormente le misure: da sabato 25 la Gelmini viaggia a bordo di una macchina blindata: una misura davvero eccezionale, in questi ultimi anni, per un ministro della Pubblica Istruzione.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi ROMA - La riforma della Gelmini è legge, ma è esplosa la contestazione. A Roma ci sono stati scontri tra destra e sinistra, feriti nei cortei e da giorni scuola e università sono in ebollizione. Che cosa ne pensa? «Il rischio che vedo è che si perpetui una consuetudine negativa nel Paese con il blocco di qualsiasi forma di innovazione. Questa, purtroppo, è una costante del nostro sistema. Nel momento in cui si tentano dei cambiamenti si scatena la reazione, non si arriva neppure a fare una verifica, un monitoraggio. Lo abbiamo vissuto tante volte». All'intervista risponde Giorgio Rembado, il leader dei presidi. A quali momenti si riferisce? «Berlinguer tentò di introdurre una forma di valutazione del personale docente, tentò di affermare principi di meritocrazia, ma anche allora ci fu un fuoco incrociato di accuse e violente contestazioni di piazza. Si saldarono gli interessi della sinistra e di una certa destra. Di valutazione non si parlò più e Berlinguer perse la poltrona». Come definirebbe la scuola di oggi? «La sede della conservazione, dell'esistente, invece di essere l'avanguardia. Questo stato di case è in contraddizione con l'idea stessa di scuola, che dovrebbe essere aperta al cambiamento e al nuovo». Che cosa pensa della riforma? «Potrebbe portare dei miglioramenti. Potrebbe restituire autorevolezza e rigore. Inoltre, con le misure previste anche da altri provvedimenti, per esempio il decreto Tremonti, è possibile avviare il risanamento, combattendo gli sprechi e riqualificando la spesa. Ribadisco il mio consenso alla riforma, bisogna avere il coraggio di attuarla per portare un nuovo clima nella scuola». Vede qualche elemento negativo? Sì, quando il governo parla di reinvestimento, non sono d'accordo sul fatto che si pensi di rimpiegare nella scuola solo il 30% delle risorse recuperate con la lotta agli sprechi. Sono convinto che la scuola meriti di riavere tutto. Anche perché, diversamente, la riforma rischia di assumere una connotazione tutta volta al risanamento della spesa e non all'innalzamento della qualità». E del maestro unico, che cosa pensa? «La contestazione è una bandiera ideologica, anche perché non è unico ma prevalente. E' stato un errore del legislatore quello di mettere nell'articolo 4 il termine "insegnante unico", errore dovuto al fatto che si voleva sottolineare l'unicità del rapporto tra alunni e docente. Perché sia chiaro, il maestro prevalente, perché così dobbiamo imparare a chiamarlo, non sarà solo, ma affiancato dall'esperto di inglese, di informatica, e se necessario del sostegno». A. Ser.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ANTONIO DE FLORIO ROMA - Il giorno del gran corteo contro la Gelmini e i tagli del governo, Maroni è a Caserta per un vertice anti-camorra, ma sull'occupazione delle scuole è pronto a dire la sua: «Chi occupa abusivamente, impedendo ad altri di studiare sarà denunciato alla magistratura». Dopo una settimana di proteste e di occupazioni di aule il responsabile del Viminale sembra sposare la linea dura, attirandosi gli strali dell'opposizione e degli studenti, ai quali riconosce, però, un comportamento corretto. «Finora - ammette - il fenomeno si è limitato a manifestazioni fisiologiche di dissenso. La continuità didattica è stata garantita...». Ma le mazze e i bastoni, spuntati fuori mercoledì a Piazza Navona da un camion di "Blocco studentesco", formazione di estrema destra, e degli incidenti che ne sono seguiti con due fermati (uno di "Blocco studentesco" e l'altro di Rifondazione comunista), quattro feriti (tre studenti e un poliziotto) e una ventina di denunciati restano al centro delle polemiche. Oggi alle 9 il governo risponderà alla Camera sugli scontri attraverso il sottosegretario all'Interno Nitto Palma. I due giovani fermati ieri sono tornati in libertà, dopo la convalida degli arresti, e saranno processati per direttissima il 17 novembre: dovranno rispondere di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. La procura di Roma ha aperto un'inchiesta sugli incidenti. Ci sarebbe non solo il camion-spranga, usato come arsenale dai giovani di estrema destra del Blocco studentesco. Ma anche un altro furgone, dei centri sociali (estrema sinistra), che stazionava nell'area di piazza Navona. Sono almeno una quindicina i giovani indagati. Il fascicolo processuale prende in esame i reati di porto di armi improprie e di resistenza a pubblico ufficiale. Gli accertamenti sono affidati al pm Patrizia Ciccarese. Il fascicolo è stato aperto sulla base di una prima informazione trasmessa agli inquirenti dalla Digos. Oggi dovrebbe arrivare in Procura una ricostruzione definitiva dei fatti. Sugli incidenti la commissione Ue ha chiesto chiarezza, chiarezza sollecitata anche dal segretario del Prc Paolo Ferrero, che ha detto che il militante del Prc rilasciato si occupa di organizzare manifestazioni per il partito, che «non ha picchiato nessuno e quando stava andando via è stato fermato da agenti in borghese». E sempre su piazza Navona in un filmato finito su YouTube si vede un giovane che dapprima impugna un bastone negli scontri e poi chiacchiera tranquillamente con un poliziotto. Alberto Palladino, 21 anni, si autodenuncia, in un'intervista via internet. «Sono un militante del Blocco Studentesco - dice - e non una guardia infiltrata. Mi dispiace dovere smentire eminenze come Beppe Grillo. L'esponente delle forze dell'ordine si è rivolto a me in maniera "simpatica" dicendo "oggi vi ammazziamo tutti quanti" al che mi sono limitato a spostarmi». Poi aggiunge: «Non sono stato l'ultima persona a salire sul blindato dietro di me c'erano ben due guardie che poi ci hanno tradotto in questura». Maroni da Caserta ripete: «Abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni». La linea del Viminale su come gestire le proteste studentesche era stata messa a punto in una riunione il 23 ottobre: niente sgomberi in scuole o università, a meno che non siano richiesti da presidi e rettori e fermezza contro chi intende far degenerare la protesta. Nel frattempo, però, le occupazioni e le manifestazioni sono dilagate ed il premier Berlusconi mercoledì si è lamentato: «Siamo stati di manica larga». E ieri il ministro dell'Interno ha annunciato una linea più dura. Immediata la reazione degli studenti - di destra e di sinistra - e dell'opposizione. Per Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche giovanili, «sarebbe veramente inaccettabile se le parole del ministro Maroni avessero un intento intimidatorio allo scopo di scoraggiare la grande e pacifica protesta in corso». Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, attacca: «I feriti di Piazza Navona nascondono, per la breve ricostruzione dei fatti fornita dai presenti, delle assurdità, come se qualche suggerimento di politici irresponsabili dei giorni scorsi, abbia trovato sponda tra i ragazzi violenti con la complicità di una parte di coloro che erano lì per garantire la sicurezza». La Rete degli studenti si dice «indignata»: un ministro della Repubblica, osserva, «dà la precedenza a denunciare le proteste pacifiche, piuttosto che preoccuparsi degli agitatori che si infiltrano nei cortei con spranghe, coltelli da 15 centimetri e catene, come è successo ieri a Roma, come è avvenuto questo pomeriggio a Milano». Lotta Studentesca (destra) sfida: «Maroni ci denunci tutti, se crede di poterci fermare con la repressione: siamo in migliaia a occupare».
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 12 autore: Ora concorsi bloccati e «pagelle» agli atenei Il piano rivedrà a fondo il reclutamento dei docenti Alessia Tripodi ROMA. Valutazione e riforma del reclutamento prima di qualsiasi concorso. A questo principio sembra essere ispirato il piano per l'università del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che - subito dopo l'approvazione del decreto sulla scuola- è gia al lavoro per mettere a punto un modello da presentare nei prossimi giorni. Un progetto che potrebbe bloccare i concorsi per 40mila tra ricercatori e associati e rilanciare la proposta di un organismo di valutazione molto più snello rispetto al modello Anvur (Agenzia nazionale di valutazione dell'università e della ricerca) elaborato dal precedente Governo, alla quale potrebbero essere sottratti i poteri di indirizzo e di distribuzione delle risorse. Accanto a interventi per il diritto allo studio, poi, sarebbero previsti anche strumenti di governance per rendere più stretto il rapporto tra le università e i "portatori d'interesse" del territorio. Il congelamento dei concorsi rappresenta senza dubbio un'ipotesi che scatenerebbe le proteste del mondo accademico, ma anche della maggioranza, secondo la quale una mossa del genere- anche alla luce delle mobilitazioni del mondo universitario contro i tagli previsti dalla legge 133/08 - potrebbe «gettare benzina sul fuoco». Nelle intenzioni del ministro sembra esserci «il rinvio delle elezioni delle commissioni per i concorsi già banditi» spiega Andrea Lenzi, presidente del Cun, il Consiglio universitario nazionale, secondo il quale «ciò significherebbe rinviare le comparazioni valutative per le progressioni di carriera di circa 20mila ricercatori e altrettanti associati». Le elezioni per i membri delle commissioni per i concorsi banditi fino al 30 giugno «dovrebbero svolgersi nei primi giorni di novembre» aggiunge Lenzi, che giudica il possibile rinvio «un grande autogol», anche alla luce del fatto che questi concorsi arrivano «dopo un blocco durato più di due anni». Il provvedimento sarebbe la conseguenza della volontà di Gelmini di riformare il sistema di reclutamento dei docenti e, quindi, anche le procedure per la formazione delle commissioni. Ma l'elaborazionedelle nuove regole potrebbe, verosimilmente, ritardare di un altro anno lo svolgimento dei concorsi. «Se l'intervento si limita al blocco delle comparazioni valutative per i ricercatori – avverte Lenzi – va bene, ma se dovesse estendersi anche agli associati sarebbe un ulteriore colpo inferto al rapporto tra università e politica». Al centro del piano del ministro Gelmini – che è già impegnata in tavoli di concertazione per stabilire le linee guida degli interventi – ci sarà, dunque, la revisione del sistema di reclutamento dei docenti e dei ricercatori. Un sistema che, attualmente, funziona in base a una vecchia normativa, ripristinata in seguito alla mancata applicazione della legge Moratti (n. 230/2005) e alla bocciatura da parte della Corte dei Conti del disegno di riforma messo a punto successivamente dall'ex ministro Fabio Mussi. Proprio sulla questione del reclutamento è arrivata nei mesi scorsi una proposta della Crui, la Conferenza dei rettori, che ipotizza un sistema in due tempi: una prima fase di abilitazione a livello nazionale e una seconda affidata alla responsabilità dell'ateneo che bandisce il concorso. Altro nodo cruciale da sciogliere sarà quello della valutazione. «L'idea – spiega ancora il presidente del Cun – è quella di rielaborare il progetto dell'Anvur, rendendolo più snello e ponendo maggiore attenzione a quello che l'agenzia deve fare». Il nuovo organismo che giudicherà università e ricerca «si occuperà prinicipalmente di valutazione – sottolinea Lenzi – mentre le funzioni di indirizzo e allocazione delle risorse saranno di competenza della politica». RISORSE E MERITO Una parte degli stanziamenti attribuita in base ai risultati Lenzi (Consiglio universitario): grave se l'alt si dovesse allargare agli associati
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 12 autore: CHE COSA CAMBIA Nuovo piano Il ministro Mariastella Gelmini ( nella foto) ha già iniziato gli incontri di confronto per elaborare le linee guida del progetto per l'università che presenterà nei prossimi giorni Stop ai concorsi Viale Trastevere potrebbe bloccare i concorsi per docenti già banditi in vista di una riforma del sistema di reclutamento. Il provvedimento dovrebbe riguardare 40mila tra ricercatori e associati in lizza per la progressione di carriera Valutazione La misurazione delle performance delle università dovrebbe essere affidataa un'agenzia che si occupi soprattutto della valutazionee non abbia compiti di indirizzoe distribuzione delle risorse, che resterebbero al ministero. Governance Il progetto per riformare la governance degli atenei conterrà anche strumenti per coinvolgere i “portatori d'interesse”locali e avvicinare, così, le università al territorio
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 13 autore: Il Pd e la piazza. Il segretario alla testa del corteo E Veltroni teme un «nuovo G-8» Lina Palmerini ROMA Ancora una volta in piazza. Walter Veltroni torna a sfilare in corteo allo sciopero generale sulla scuola, il giorno dopo aver lanciato il referendum per abrogare la legge Gelmini. Raggiunge Guglielmo Epifani alla testa della manifestazione insieme a Beppe Fioroni, stringe la mano ad Antonio Di Pietro – con cui ritrova una sintonia sia sulla scommessa referendaria che sulle elezioni in Abruzzo – saluta Paolo Ferrero. «Sono qui perché la scuola è il cuore delle scelte fondamentali di un Paese mentre il Governo fa solo tagli. Dunque, per me esserci è naturale». La battaglia sulla scuola è un fronte che il segretario non vuole mollare e questo spiega la ragione del rilancio sul referendum abrogativo. Un segnale più politico che reale per due ragioni: la prima è che le materie finanziarie non possono essere oggetto di quesito referendario e, quindi, i tagli contro cui punta l'indice il Pd rimarranno comunque; la seconda è che il referendum si svolgerebbe nel 2010, un tempo biblico per le battaglie politiche. L'offensiva veltroniana va dunque letta più come una sponda politica offerta al movimento di protesta e al mondo della scuola che non un'arma effettiva per disfare la legge Gelmini. E sono proprio le debolezze dello strumento referendario – in particolare,l'impossibilità di sottoporre a quesito i tagli finanziari – le ragioni delle perplessità di Massimo D'Alema che comunque fa sapere di essere a fianco di Veltroni. La confezione giuridica del referendum è stata affidata a Salvatore Vassallo che sta studiando come colpire i due simboli più contestati della riforma: creazione di fondazioni e maestro unico. Ed è lui che racconta: «Nel quesito si devono selezionare gli elementi che non abbiano implicazioni finanziarie ma che identifichino i punti di maggiore contrarietà all'approccio che la Pdl ha avuto sulla riforma. I punti più indiziati, al momento, riguardano fondazioni e maestro unico». C'è però un'altra preoccupazione del Pd e, cioè, la piega che le proteste stanno assumendo sotto il profilo dell'ordine pubblico. La convinzione che ci siano infiltrati nel movimento e che gli scontri a Piazza Navona siano stati pilotati mette in allarme il partito. Pd e Idv hanno presentato un'interrogazione sui fatti di mercoledì e Marco Min-niti assicura: «Vigileremo».C'è la preoccupazione che il Governo trasformi la protesta in una sorta di G-8, allarme che è cresciuto dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi e poi del ministro Roberto Maroni. «L'idea di trasformare tutto questo in qualcosa che può essere identificato politicamente è un grande errore di valutazione del Governo », ha risposto ieri ai cronisti il segretario del Pd. Ma Veltroni si schiera dalla parte di polizia e carabinieri: «Da parte mia sentirete sempre parole di sostegno alle forze dell'ordine. Può darsi – ammette – che in quella giornata qualcosa non abbia funzionato ma, in generale, gli agenti, fanno un lavoro per poche centinaia di euro e meritano il nostro rispetto ». Attacca invece i protagonisti dello scontro: «Preoccupa che ci sia stata un'aggressione così violenta, da parte di persone ben identificate e, diciamo così, non nuove». DUBBI SUL REFERENDUM I Democratici studiano il quesito: i tagli non si possono toccare, si punta ad abolire il maestro unico e le fondazioni
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 13 autore: Scuola ferma: il Governo ci ascolti Maxicorteo a Roma, tensione sotto il ministero - Maroni: denuncia per chi occupa Eugenio Bruno ROMA Cambiano gli organizzatori ma non il risultato: per la seconda volta in sei giorni il centro di Roma è stato invaso dai manifestanti. Per dare vita, sulla scuola, a una «una giornata memorabile » come l'ha definita il leader della Cgil Guglielmo Epifani. E che al premier Silvio Berlusconi è invece sembrata la conferma che «la sinistra è scandalosa». Mentre il responsabile del Viminale Roberto Maroni ha annunciato che verrà denunciato chi, occupando, impedirà lo svolgimento delle lezioni. Sabato era stato il Pd a riempire il Circo Massimo per contestare il Governo, ieri è toccato a Cgil, Cisl e Uil difendere «uniti la scuola di tutti», come recitava lo striscione in testa al corteo colorato e festante di studenti, genitori e insegnanti (un milione secondo i promotori, 100mila secondo Maroni) che da Piazza della Repubblica è arrivato a Piazza del Popolo. E che ha rappresentato solo l'epicentro della protesta. Circa a metà percorso, infatti, un plotone in gran parte di universitari si è diretto a Viale Trastevere sotto il ministero dell'Istruzione. Dove, a parte qualche attimo di tensione dovuto al lancio di uova e fumogeni contro il cordone di poliziotti e carabinieri, non ci sono stati particolari problemi per l'ordine pubblico. A completare la mappa dei cortei capitolini decine di serpentoni umani non solo in centro ma anche nei quartieri a sud della capitale (Eur, Anagnina e Tuscolana) e addirittura sul grande raccordo anulare. Entusiasti i sindacati secondo cui l'adesione del personale della scuola ha superato il 70% (il 57,1% secondo il ministero). Oltre a parlare di «giornata memorabile» e di «un intero paese che insorge» Epifani ha lanciato un appello all'unità.Un tasto su cui ha battuto anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni che ha bollato come un modo «per mascherare la controriforma in atto» i tagli da 8 miliardi. Mentre Luigi Angelettiha invitato a considerare la protesta di ieri «essenzialmente uno sciopero per il contratto». Di parere opposto l'Esecutivo (che oggi riferirà alla Camera sugli scontri di mercoledì a Piazza Navona, ndr). Con in testa il presidente del Consiglio: «Ancora oggi – ha evidenziato Berlusconi – è emersa la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso.Torna –ha aggiunto – la loro scandalosa capacità di difendere cose che non sono vere ». Laddove il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha annunciato che «chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato». Sulla riforma Gelmini è tornato invece il titolare della Difesa Ignazio La Russa per definire «forse troppo breve» il tempo intercorso «tra la decisione e il decreto ». E sempre sulla riforma si delinea un fronte-governatori. Il presidente dell'Emilia Romagna Vasco Errani ha sottolineato come «visto che le iscrizioni scolastiche si apriranno a gennaio» non ci siano«le condizioni per realizzare quel piano nell'anno scolastico 2009-2010»; il suo collega del Lazio Piero Marrazzo, invece, ha preannunciato «ricorso alla Corte costituzionale». Ma cortei e sit-in si sono svolti lungo tutto lo Stivale. In maniera tranquilla quasi ovunque, tranne che a Bologna dove ci sono stati scontri (e sei feriti, tra cui una cronista del "Corriere di Bologna") tra le forze dell'ordine e i manifestanti. REGIONI IN TRINCEA Errani: non ci sono condizioni per partire nel 2009-2010 Marrazzo: ricorso a Consulta Il premier: «La sinistra è scandalosa, solo bugie» REUTERS AFP ANSA Cortei in tutta Italia. Nella foto grande la protesta a Roma. Nelle foto piccole altri momenti della giornata dello sciopero generale: il leader della Cgil Guglielmo Epifani a Piazza del Popolo a Roma, dove i sindacati hanno tenuto il comizio finale ( in alto); il corteo a Bologna ( in basso)
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 13 autore: INTERVENTO Tagli e merito, per il Pd occasione mancata di Andrea Ichino F inalmente il Pd ha reso noto che cosa avrebbe fatto per l'università italiana al posto del ministro Gelmini. è un bene che queste proposte siano arrivate mentre le piazze si riempivano ieri della protesta popolare, per dimostrare che questa protesta non è fatta solo di slogan "contro". Però, purtroppo, la montagna ha partorito poco più che un topolino. Non ci sono, infatti, rivoluzioni copernicane nelle affermazioni generali di principio e nelle proposte specifiche del Governo ombra (www.partitodemocratico.it), soprattutto in quelle che parlano retoricamente di valutazione del merito senza dirci concretamente come farla. Il Pd si dichiara contro i tagli ai bilanci degli atenei, ma non spiega dove reperire i fondi necessari per coprire la spesa attuale e, tanto meno, come aumentarla. Avrebbe potuto affermare la necessità di tagliare risorse almeno a chi nel passato ha sperperato denaro pubblico, ad esempio assumendo troppo e male, soprattutto visti i numerosi richiami a premiare il merito. Nulla invece viene detto riguardo al fatto chei problemi di bilancio degli atenei derivano in gran parte dalle esorbitanti spese per le retribuzioni, che crescono solo in base all'anzianità senza alcuna differenziazione legata ai risultati. Cosicché i giovani fanno la fame, mentre gli anziani sono pagati tanto e, spesso, immeritatamente. Il Pd su questo non prende posizione, mentre è improrogabile la necessità di ridurre il monte salari degli atenei, aumentando al tempo stesso le retribuzioni di chi merita stipendi maggiori. Ma ancor più sorprende, il fatto che il Pd non consideri, tra le opzioni percorribili per il finanziamento dell'istruzione terziaria, un aumento delle tasse universitarie a coloro che possono permettersi di pagarle. Trattandosi di un partito di sinistra ci deve spiegare il perché di questa posizione, dato che sono in molti a ripetere fino alla nausea che un'università gratuita per tutti implica che i poveri paghino l'università ai ricchi. Chi si oppone ai tagli ha almeno l'onere di indicare in modo concreto e preciso come spendere meglio le poche risorse disponibili, ma la concretezza, almeno in questo documento, non è una virtù del governo ombra. Il ministro Gelmini ha, ad esempio, proposto di utilizzare il 30% dei risparmi sui costi per premiare gli insegnanti meritevoli. Non è chiaro se nelle sue intenzioni questo debba valere solo per le scuole o anche per le università e con quali criteri ella intenda distribuire i premi. Ma il Governo ombra avrebbe potuto rilanciare su questa proposta del Governo ufficiale dando indicazioni concrete su come passare da un sistema di distribuzione a pioggia delle risorse (e dei tagli) a un sistema che premi i comportamenti virtuosi e punisca gli sprechi. Si limita invecea proporre genericamente di "incentivare i migliori" e di attivare rapidamente l'Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (Anvur). Ma proprio riguardo a questa agenzia ci voleva poco per dare un messaggio meno generico. Bastava ad esempio indicare come modello il sistema di valutazione del pre-esistente Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (Civr), che ha operato benissimo senza che al suo lavoro, fondato sulla per review di esperti anonimi internazionali, sia stato dato alcun seguito reale in termini di distribuzione delle risorse. Perché il ministro ombra Garavaglia non dichiara esplicitamente che l'exministro Mussi ha sbagliato nel non proseguire l'esperienza del Civr? è positivo, nel programma del Pd, il richiamo alla necessità di dare maggiore autonomia a scuole e università nella gestione delle risorse e nella predisposizione dei programmi formativi. La liberalizzazione dei concorsi locali per il reclutamento dei professori è una buona cosa purché sia introdotta insieme alla minaccia credibile di tagli drastici dei fondi pubblici in caso di assunzioni di scarso valore o peggio nepotistiche. Ma oltre a questo punto, l'invito a dare autonomia agli atenei resta generico e il documento del Pd è invece pieno di altre prescrizioni ispirate al principio che sia necessario governare dal centro i comportamenti delle istituzioni scolastiche, ad esempio in tema di promozioni dei professori (chissà perché il Pd vuole lasciare libertà locale di reclutamento, ma vincola centralmente gli scatti di carriera) e di governance. Preoccupa inoltre moltissimo la richiesta di confermare il reclutamento straordinario previsto dal Governo Prodi, che aveva tutti i caratteri dell'ennesima disastrosa promozione "ope legis" di chiunque sia precario solo per il fatto di esserlo. Il documento del governo ombra lamenta poi che la privatizzazione delle università comporta «pericoli sociali e culturali senza garanzie di vero miglioramento », ma non spiega cosa siano questi pericoli. Qui emerge l'atavica paura della sinistra per l'impresa, il privato e il mercato. Come se l'alternativa fosse soltanto tra la situazione attuale e un mercato selvaggio e hobbesiano. Forse, aprendosi ai privati, si percorre una strada in fondo alla quale c'è un precipizio potenzialmente pericoloso. Ma non si vede perché imboccare quella strada debba necessariamente implicare la caduta nel precipizio. Ci si può facilmente fermare prima con enormi benefici e gli esempi per farlo nel panorama internazionale sono infiniti anche senza scomodare il sistema americano tanto temuto dalla sinistra (ma una volta a Veltroni non piaceva l'America?). Un'altrettanto atavica paura tradizionale della sinistra è quella della differenziazione tra atenei di serie A e di serie B. Questa paura emerge nella proposta del Pd che richiede «più finanziamenti pubblici al sistema universitario e par condicio tra le università ». Cosa si intende per par condicio, se dobbiamo valutare gli atenei e premiare quelli migliori? La pretesa demagogica di garantire a tutti un'istruzione universitaria identica impedisce alla scuola di annullare le differenze di origine familiare e non aiuta i meno abbienti. Né li aiuta un'astratta e burocratica certificazione del valore legale del titolo di studio, su cui il Governo ombra non si pronuncia (incomprensibili in proposito sono i timori di Marina Boscaino sull'Unità del 30 ottobre).L'" outsider nero" Obama è diplomato alla Harvard Law School,il cui valore non deriva certo da una certificazione legale: perché Veltroni non lo chiama per chiedergli cosa pensa delle differenze di qualità tra le università americane? Nei sistemi universitari che funzionano bene, gli atenei migliori attirano gli studenti migliori, selezionandoli attraverso test standardizzati per misurare la loro performance nella scuola superiore. E questo va soprattuttoa vantaggio dei poveri che in questo modo possono competere con chi invece è protetto dai con-tatti familiari. Il Governo ombra propone borse di studio distribuite in base al merito e al reddito familiare, ma non indica in concreto come finanziarle (perché ad esempio non farlo con le tasse universitarie pagate dai ricchi?) e quali criteri usare per distribuirle. Soprattutto non si trova nel programma del PD nessuna critica della posizione ipocrita di chi crede che per realizzare il diritto allo studio si debba concedere a chiunque l'ammissione all'università e la possibilità di andare fuori corso, con il risultato di dare a tutti un'istruzione di pessima qualità invece che concentrare le risorse su chi veramente ha voglia di studiare e i meriti per farlo: stiamo parlando di università, non della Scuola di Barbiana! andrea.ichino@unibo.it CONTROPROPOSTA DEBOLE Perché non retribuire meglio i più bravi (e non i più anziani)? Perché non far pagare più tasse universitarie ai ricchi?
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da "Sole 24 Ore, Il"
del 31-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-31 - pag: 13 autore: Orario «prevalente» di 24 ore. Le classi pomeridiane si formeranno in base agli organici Tempo pieno, la verità a febbraio Luigi Illiano ROMA Soltanto nel febbraio del prossimo anno si conoscerà la verità – nei fatti – sul tempo pieno. Sulla questione maggioranza e opposizione incrociano le lame da settimane. Governo e Istruzione assicurano che il tempo pieno sarà aumentato,per le opposizioni – al contrario –subirà una riduzione. Va sottolineato che si tratta di un modello attivato soltanto in quattro-cinque regioni del Centro-Nord. E, comunque, non è stato cancellato da nessuna norma. Le questioni aperte riguardano la reale estensione del modello nelle scuole e quale assetto avrà. Si potrà saperlo, in concreto, quando saranno determinati gli organici degli insegnanti, ossia a febbraio del 2009. Al di là delle dichiarazioni, sono due i documenti che descrivono l'orario di scuola elementare: il Dl Gelmini approvato il 29 ottobre e il Piano programmatico degli interventi in attuazione della "manovra d'estate" consegnato alle Camere e alle Regioni per i pareri. Il Dl Gelmini interviene indirettamente sulla questione, stabilendo il ritorno del maestro unico dal 2009/2010: le scuole dovranno istituire classi affidate a un unico insegnante e funzionanti con orario di 24 ore settimanali. La definizione analitica arriverà con l'emanazione dei regolamenti che dovranno tenere «conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del temposcuola ». Il Dl si ferma qui. Qualche indicazione più dettagliata si trova nel Piano di attuazione della manovra. Prima di tutto «va privilegiata l'attivazione di classi affidate a un unico docente funzionanti per un orario di 24 ore settimanali». Il Piano, poi, aggiunge: «Resta comunque aperta la possibilità di una più ampia articolazione del tempo scuola, tenuto conto della domanda delle famiglie e della dotazione organica assegnata alle scuole». Vuol dire che il numero di classi a tempo pieno sarà determinato dalla quota di insegnanti che il ministero assegnerà alle scuole. Il testo descrive le possibili opzioni organizzative: 27 ore, corrispondenti all'orario di insegnamento, con esclusione delle attività opzionali facoltative; 30 ore, comprensive dell'orario opzionale facoltativo e con l'introduzione del maestro «prevalente», nei limiti dell'organico assegnato, «integrabile con le risorse disponibili presso le scuole». Inoltre, potrà essere prevista un'estensione fino a 10 ore di lezione, comprensive della mensa.
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da "Messaggero, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di PAOLA POLIDORO Proprio nel giorno in cui fuori, a Roma, migliaia di studenti hanno manifestato contro i provvedimenti del ministro Gelmini, dentro, all'Ambra Jovinelli, è stato presentato un progetto per ricordare il periodo delle contestazioni per antonomasia, il Sessantotto, e per confrontare quelle spinte e quel clima con gli attuali attraverso proiezioni, spettacoli, concerti e videoinstallazioni. «Con il '68 ci sono differenze ma anche similitudini: manca la simultaneità planetaria di allora - ha spiegato Mario Capanna, leader del Movimento studentesco nella Milano di quarant'anni fa - ma di questo non si può fare una colpa agli studenti. Ci sono però similarità incredibili. Non sappiamo che evoluzione avrà, quanto durerà questo movimento ma è certo che ha riportato la discussione civile a un confronto serrato». Il titolo del progetto, nato in collaborazione con la Regione Lazio, è I sogni dei padri ricadono sui figli ovvero "A quarant'anni dal '68". Parafrasando il concetto della nemesi storica, propone una nove giorni che parte stasera con l'intervista di Andrea Purgatori a Capanna e Michele Placido e con la proiezione di Hair di Milos Forman, e prosegue fino all'8 novembre. Tra le pellicole in programma, anche I protagonisti di Agosti, Teorema di Pasolini, Generazioni a confronto di Giovanna Taviani, I pugni in tasca di Bellocchio, Fragole e sangue di Hagman, Amore e rabbia di Bertolucci-Pasolini-Lizzani-Godard-Bellocchio. Teatro e musica: domenica lo spettacolo che Shel Shapiro sta portando in tournée: per ...Sarà una bella società (un verso della canzone del '65 Che colpa abbiamo noi?) il cantante dei Rokes è voce e chitarra, su testi di Edmondo Berselli e musiche della Shel Shapiro's band, per la regia di Ruggero Cara. Il 6, appuntamento di teatro-canzone con Giulio Casale. Il titolo è quello del libro di Capanna, Formidabili quegli anni, le musiche di Carlo Cialdo Capelli, con echi di melodie da Brel a De Andrè, da Tenco a Guccini, da Gaber a De Gregori. Si arriva alle canzoni di protesta Tra Azzurro e Contessa (il 7), viaggio musicale con Sandro Portelli, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, Pietro Brega, Ivan Della Mea e Oretta Orengo. La giornata conclusiva, presentata da Serena Dandini e Renato Nicolini, ha come protagonista La versione dei nati dopo, cioè un altro Sessantotto: quello visto da un bambino nel racconto di Carola Susani (Quando ho fondato l'O.B.C. - Organizzazione Bambinista Comunista - i miei genitori erano già tristi...), da una giovane donna ne La rivoluzione non è un pranzo di gala di Elena Stancanelli e dalla prospettiva degli Anni Ottanta (1984: la vera faccia del sessantotto) scelta da Nicola Lagioia.
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da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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VETRINA PESARO pag. 1 Slogan in piazza durante la manifestazione per la scuola: «Gelmini,Gelmini vaffa.... Slogan in piazza durante la manifestazione per la scuola: «Gelmini,Gelmini vaffa...». Prima lezione di Educazione Civica dopo la riforma.
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da "Resto del Carlino, Il (Fermo)"
del 31-10-2008)
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FERMO pag. 5 Istituti vuoti Docenti e alunni con la Cgil nella capitale SCUOLA AULE SCOLASTICHE quasi deserte ieri a Fermo: in tanti hanno aderito allo sciopero contro la riforma Gelmini (approvata mercoledì mattina) e molti si sono recati a Roma per prendere parte alla manifestazione nazionale di protesta. In quasi tutti gli istituti superiori più del 50 % degli insegnati ha scioperato, in alcuni casi quasi l?80%. In tante scuole mancavano anche gli addetti agli uffici e i bidelli. Un?adesione massiccia alla protesta, come non si registrava da parecchi anni. Moltissimi, poi, gli studenti assenti, anche se parecchi non si sono presentati perché sapevano che sarebbero mancati i professori e le lezioni non sarebbero state regolari. Gli scioperanti però non sono rimasti a casa: parecchi, per dimostrare con più forza il loro dissenso, si sono recati a Roma e hanno preso parte al corteo di protesta. La Cgil, per l?occasione, aveva organizzato i pullman per la capitale e dal Fermano ne sono partiti ben quattro pulmann con a bordo quasi duecento persone. Tra di loro ovviamente tanti insegnanti e moltissimi studenti. Nel complesso tra Ascoli, Fermo e San Benedetto gli autobus diretti alla manifestazione romana erano dieci. Tra i giovani, qualcuno, poi ha scelto le altre manifestazioni che si svolgevano nelle Marche: qualcuno è andato a Porto Sant?Elpidio e in diversi a Jesi, dove si sono riuniti le delegazioni di vari collettivi studenteschi per organizzare la protesta per i prossimi giorni. Camilla Corradini
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da "Resto del Carlino, Il (Fermo)"
del 31-10-2008)
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FERMO pag. 5 In rivolta anche l?Università Assemblea a Beni culturali contro la riforma Gelmini ARRIVA anche a Fermo l?onda della protesta universitaria, scende in campo pure la facoltà di Beni culturali contro l?ormai arcinota riforma Gelmini. Dopo le assemblee convocate dall?università nella sede centrale, Beni culturali diffonde a Fermo le ragioni della rivolta, sospendendo le lezioni e chiamando gli studenti in Aula magna. E se già a Macerata le lezioni sono all?aperto, per provocare e far riflettere, si progetta anche qui un?iniziativa analoga, portando gli studenti a seguire le parole dei docenti da qualche parte in città, rigorosamente all?aperto. Il primo a prendere la parola, di fronte ad un?aula piena di ragazzi e di insegnanti, è stato il preside Enzo Catani che ha manifestato una forte preoccupazione: «Stiamo parlando di un ridimensionamento indiscriminato del sistema universitario, di tagli pesantissimi che mineranno fortemente la qualità del nostro lavoro. Di più, rischiamo di trasformare le università in fondazioni private, col risultato che chi può avrà più possibilità potrà avere di costruirsi un futuro di eccellenza». Sono state poi le insegnati Mara Cerquetti e Francesca Coltrinari a precisare i motivi della preoccupazione degli atenei, parlando della riduzione del turn over del personale: «Nella legge si parla di un ricercatore da assumere ogni cinque persone che vanno in pensione. Significa che in pochi anni avremo dimezzato non solo il personale docente ma anche quello amministrativo. Diventa difficile in questa maniera progettare un?attività di un certo livello. Abbiamo voluto allargare questa nostra protesta anche agli studenti di ingegneria e a quelli di scienze infermieristiche, con la speranza che Fermo diventi davvero città universitaria, in questa occasione importante. Dobbiamo essere unito per sperare in qualcosa di diverso, di migliore». L?appello più accorato è quello del professor Massimo Montella che ha spiegato: «Non siamo preoccupati per noi, a Fermo abbiamo una sede e un personale giovane che per ora non rischia il posto. Siamo preoccupati per i nostri studenti che non avranno nessuna possibilità di crescere, siamo preoccupati per i ricercatori che non entreranno più da nessuna parte. Noi prepariamo uomini e vogliamo che tutti abbiamo la stessa identica possibilità. Vogliamo qualità e meno sprechi, vogliamo che i problemi delle università, e sono tanti, siano affrontati davvero». Angelica Malvatani Image: 20081031/foto/4663.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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FANO pag. 19 SCIOPERO contro la riforma Gelmini: aderisce la maggioranza dei pro... SCIOPERO contro la riforma Gelmini: aderisce la maggioranza dei professori delle scuole superiori, più alte le percentuali di studenti che non si sono presentati a scuola. Scendendo di grado i dati restano simili: in qualche caso le scuole medie inferiori o primarie erano vuote. Al «Torelli» hanno scioperato 48 insegnanti su 63 (compreso l?istituto di Pergola, al «Nolfi» 27 su 60 e al pedagogico 19 su 42. L? «Olivetti» contava 17 professori presenti su 47, il «Battisti» ha visto scioperare 34 insegnanti su 78 e l?istituto tecnico «Volta» aveva 15 professori in servizio a fronte dei 35 effettivi. Ad abbassare un po? la media è stata la scuola d?arte «Apolloni» dove soltanto 7 su 38 sono stati i professori che hanno scioperato. Gli studenti a scuola, poi, si contavano su una mano: al polo classico-linguistico ce n?erano 244 su 683 e al polo pedagogico appena 154 su 404. Lo scientifico, poi, contava 448 presenti su 700 e all?«Olivetti» erano soltanto in 100 su 394. Alle commerciali erano in classe 125 alunni su 670 e ad «Apolloni» e «Volta» le presenze erano, rispettivamente, 42 su 210 e 55 su 320. Minore, invece, il coinvolgimento del personale non docente nello sciopero indetto per protestare contro la legge Gelmini. ALLO scientifico hanno scioperato in 8 su 22, all? «Olivetti» 7 su 17, alle commerciali 9 su 26 e al polo «Volta-Apolloni» 6 su 28. Per quel che riguarda i circoli didattici, a San Lazzaro lo sciopero è stato totale, con la presenza solo di un insegnante e del dirigente Fausto Antonioni. «Sono solidale con gli insegnanti ? ha spiegato ? e con le motivazioni dello sciopero, ma ho dei doveri». Anche all?Istituto comprensivo «Gandiglio» adesione allo sciopero c?è stata da tutti i docenti della scuola dell?infanzia e della scuola primaria con la conseguente sospensione delle lezioni, mentre nella scuola secondaria solo il 25% delle classi ha svolto le lezioni regolarmente. Situazione quasi identica all?istituto comprensivo «Nuti», dove la scuola dell?infanzia è rimasta chiusa, il plesso di Pastrengo aperto, ma solo una classe ha fatto lezione, così come quello di Caprara, con entrata posticipata alle 11 per il plesso di Centinarola. La scuola secondaria, invece, è rimasta aperta, ma con pochi alunni e pochi insegnanti. All?istituto comprensivo «Padalino» si è avuta la sospensione delle lezioni per la scuola primaria, dove alla protesta hanno aderito tutti gli insegnanti insieme al 90% dei docenti della scuola secondaria. «Qualche gruppo di studenti è entrato ? spiega il dirigente Daniele Sordoni ? i ragazzi sono stati raggruppati in ?classi miste? vista l?impossibilità di svolgere regolarmente le lezioni per la mancanza della maggioranza degli insegnanti». Nel circolo didattico di Sant?Orso sono rimaste chiuse le scuole dell?infanzia di Sant?Orso, Cuccurano e Falcineto. Della primaria sono rimaste chiuse 6 classi su 17 a Sant?Orso, 5 su 10 a Bellocchi, tutte a Cuccurano e 1 su 4 a Carrara. Mentre nell?istituto comprensivo Faa di Bruno, nelle scuole dell?infanzia si è avuta una situazione quasi regolare con solo la sezione di Metaurilia chiusa. Funzionamento ?a singhiozzo?, invece, per la scuola secondaria e adesione massiccia allo sciopero per la scuola primaria di Marotta dove c?era un solo docente e pochissimi bambini. Infine, chiusura dell?edificio scolastico di Torrette nel quale nessun bambino è andato a scuola. La preside Donatella Giuliani, regolarmente al lavoro, ha dichiarato: «Non aderisco perché sono un funzionario dello Stato e ho dei doveri. Rispetto la scelta degli insegnanti ma non ostacolo la riforma a livello ministeriale». In tutta la città, soltanto i due istituti comprensivi religiosi «Maestre Pie Venerine» e «Palazzi Zavarise» non hanno aderito allo sciopero e le lezioni si sono svolte regolarmente. Francesca Fortuni e Silvia Bonci
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da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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URBINO pag. 23 ISPETTORI all?Università degli Studi di Urbino? L?onorevole Massimo Vannucci vuole ve... ISPETTORI all?Università degli Studi di Urbino? L?onorevole Massimo Vannucci vuole vederci chiaro. Il Rettore Bogliolo ha ribadito che nessun ispettore del Ministero controllerà ?inesistenti buchi di bilancio?, ma il deputato del Pd ha presentato un?interrogazione a risposta in commissione al ministro Gelmini, per sapere con esattezza se ci saranno controlli e soprattutto se proseguirà il percorso di risanamento iniziato con la statalizzazione. Nell?interrogazione, Vannucci ricorda che il ministro avrebbe «citato negativamente il caso di cinque Atenei italiani fra i quali Urbino che avrebbero conti in disordine e poca chiarezza nei bilanci. L?Università degli Studi di Urbino ?Carlo Bo? è entrata nel novero delle Università Statali il 22 giugno 2007; la statalizzazione era subordinata alla sottoscrizione di un?intesa programmatica (sottoscritta il 16 aprile 2007) e all?approvazione del piano programmatico per il risanamento economico-finanziario (avvenuta con Decreto interministeriale 1 marzo 2007); tale piano esponeva il disavanzo di amministrazione accumulato negli anni precedenti e disegnava un percorso per il riequilibrio di bilancio ? continua Vannucci ?. Il percorso viene puntualmente seguito ed i risultati ottenuti sono migliori delle previsioni: il bilancio consuntivo 2007, si è chiuso con un utile d?esercizio finanziario di 5,7 milioni di euro, riducendo il disavanzo di amministrazione di oltre 8 milioni di euro in un solo anno e portando a 13 milioni contro i previsti 18,7; si è svolta una politica di rigoroso contenimento della spesa che ha portato in più esercizi a una riduzione di 59 unità di personale docente e di 62 unità di personale tecnico-amministrativo». Vannucci interroga la Gelmini per sapere se «su quali elementi si sia basato il giudizio del Ministro e se si intenda confermare e sostenere il percorso di risanamento in corso per l?Università di Urbino a seguito del Decreto di statalizzazione».
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da "Nazione, La (Pisa)"
del 31-10-2008)
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PONTEDERA / VALDERA pag. 15 UN ALTRO giorno di passione per le scuole alla prese con la protest... UN ALTRO giorno di passione per le scuole alla prese con la protesta contro la riforma Gelmini. Ieri mattina i rappresentanti d'istituto Fermi di Pontedera hanno organizzato una manifestazione in centro che ha terminato il suo cammino in piazza Cavour. Slogan, manifesti e cori hanno fatto da cornice alla manifestazione a cui si sono aggiunti tanti studenti dei diversi istituti. Ma al coro di piazza Cavour, si levano altri di senso opposto. «Una scuola con i lucchetti, che vergogna!». Dice un genitore che ieri mattina ha chiamato dopo aver visto «la catena al cancello della scuola media Curtatone. E se uno vuole andare ugualmente a scuola?». Intanto nella Sala Valli di Ponsacco si è parlato di scuola in un incontro organizzato dall?assemblea Comunale del Pd a cui hanno preso parte il prof Enzo Catarsi, Massimo Baldacci, responsabile provinciale scuola del Pd, e Fabrizio Lupi assessore di Ponsacco. Al termine della serata in cui si sono analizzate le conseguenze della legge Gelmini sono state consegnate delle piccole resistenze elettriche da appendere nelle giacchette.
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da "Resto del Carlino, Il (Fermo)"
del 31-10-2008)
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P.S. ELPIDIO - S. ELPIDIO A MARE pag. 13 La protesta degli studenti contro il «decreto Gelmini» PORTO SANT?ELPIDIO ALLA MANIFESTAZIOINE ANCHE IL SINDACO ANDRENACCI ? P.S.ELPIDIO ? GLI STUDENTI sono partiti a piedi dalla sede del polo scolastico cittadino e, passando attraverso la Statale 16, sono arrivati in Piazza Garibaldi armati di striscioni, cartelli e slogan contro la riforma del decreto Gelmini: è riuscita la manifestazione organizzata dai ragazzi della scuola superiore che ha visto anche la partecipazione di colleghi studenti provenienti da altre scuole del fermano. Per il corteo, autorizzato, c?è stato uno spiegamento di forze non indifferente, con una quantità di vigili, carabinieri e poliziotti che, a colpo d?occhio, sembravano quasi più numerosi degli studenti stessi. Nel corso dell?acceso dibattito i cui toni hanno fedelmente ricalcato i tanti sentiti in questi giorni, hanno preso la parola studenti e professori. Nel mirino di ogni intervento, forti critiche alle decisioni del contestatissimo decreto. Sul posto, è arrivato anche il sindaco Mario Andrenacci (insegna al liceo scientifico cittadino) che si è cameratescamente seduto a terra insieme agli alunni, scambiando alcune opinioni. «E? avvilente constatare come il governo affronti le questioni strategiche della scuola esclusivamente in termini di tagli e decurtazioni. Insegnanti e studenti non sono una merce. Un Paese può considerarsi civile solo quando crede nella centralità della scuola e investe risorse e energie nel sapere, sulla formazione, la ricerca, sul futuro dei nostri ragazzi». Applausi. Image: 20081031/foto/2744.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 2 Cattedre vuote per metà negli istituti superiori Tanti ragazzi «neutrali» Alcuni studenti: «Perché siamo venuti in classe» IL CORPO DOCENTE pesarese si è spaccato in due sul decreto Gelmini, approvato mercoledì al Senato. Su 576 professori delle scuole superiori previsti in servizio, 282 hanno scioperato e 294 hanno tenuto regolarmente lezione. Quindi, l?adesione alla protesta è stata del 49%. Questi i dati scuola per scuola: al «Bramante» hanno scioperato 28 docenti su 56, al «Mengaroni» 35 su 64, al liceo scientifico «Marconi» 50 su 94, all?istituto agrario «Cecchi» 31 su 58, al «Benelli» 34 su 116, al «Genga» 16 su 56 e al liceo classico «Mamiani» (con annessi i licei linguistico e socio-psico-pedagogico) 88 su 132. I dati del «Santa Marta» e del «Branca» non sono stati comunicati. SUGLI STUDENTI, i dirigenti degli istituti hanno fornito dati approssimativi sul numero degli assenti. Circa 250 al liceo scientifico su 1270, 60 su 800 al «Benelli», 80 su 500 all?istituto agrario, 100 su 718 al «Genga», 228 su 611 al «Bramante», 100 su 546 al «Mengaroni». Facendo un calcolo approssimativo, quindi, potremmo indicare in un 80% la percentuale degli alunni che non si sono presentati a scuola. C?è comunque da considerare che la maggior parte di questi non ha preso posizione sul decreto Gelmini, ma ha optato per la «neutralità» del letto. Tra gli studenti seduti al banco, c?era chi non è sceso in piazza perché favorevole al provvedimento sulla scuola e chi perché contrariato «dall?informazione di parte» ricevuta. «Noi siamo venuti a scuola ? spiegano Eleonora Gregori Ferri e Alberto Cappellini della 4ªB del liceo Linguistico ? perché riteniamo che il decreto contenga dei provvedimenti di buon senso. Alcuni nostri compagni di classe, pur non essendo venuti a scuola, non hanno aderito alla manifestazione perché sono rimasti contrariati dalla strumentalizzazione fatta dai rappresentanti di istituto. Sono stati distribuiti volantini e appesi manifesti di parte, che non spiegano il decreto ma forniscono informazioni fuorvianti. La maggior parte degli studenti ha scioperato perché si è affidata al sentire popolare, anziché utilizzare la propria coscienza critica». Sulla stessa linea i ragazzi della 1ª liceo sezione A del Classico, presenti in classe in 14 su 24: «Prima di scioperare bisogna informarsi ? commenta una di loro ?, altrimenti non ha senso. Per me, il provvedimento contiene dei punti condivisibili, ma c?è chi lo ha filtrato in modo da evidenziarne solo alcune parti». Image: 20081031/foto/7713.jpg
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da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
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OSIMO pag. 12 La protesta: 300 studenti in corteo Sit-in conclusivo in piazza Nuova ? OSIMO ? IERI mattina hanno sfilato in circa trecento da Piazzale San Carlo, risalendo per via Ungheria e via Cialdini fino a raggiungere Piazza Nuova, gli studenti del Corridoni-Campana e dell?Istituto professionale «Maria Laeng-Meucci» per protestare contro la riforma della scuola del ministro Gelmini, approvata l?altro ieri. Il corteo, scortato da polizia e carabinieri, si è snodato tranquillamente fino a raggiungere Piazza Nuova, dove si è svolto un sit in, nel corso del quale alcuni studenti hanno esposto le ragioni della protesta, le stesse che sono state ripetute in questi giorni in tante città italiane. Tra gli studenti anche due professori e alcune mamme di bimbi che frequentano la scuola elementare, che hanno condiviso la protesta per il taglio delle ore di sostegno per bimbi disabili. Una protesta civile, comunque, che non ha disturbato il mercato settimanale, ma che ha raccolto l?attenzione di tante persone anche per gli striscioni di condanna a questa riforma e soprattutto nei confronti della ministra Gelmini, accusata di volere una scuola di ignoranti.
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da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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PRIMO PIANO pag. 3 Insegnanti più arrabbiati degli studenti in piazza: «Tagli, altroché riforma» E il «Mamiani» issa la bandiera della protesta PER i contrari, piazza del Popolo era semivuota. Per i favorevoli, decisamente piena. Diciamo che gli studenti che sono andati in centro ieri mattina a protestare contro il decreto Gelmini garantivano appena il «minimo sindacale» per manifestazioni di questo tipo. Cartelli e slogan, compreso un ritmato «Gelmini vaffa...», non hanno impensierito le forze dell?ordine, poche in divisa e rimaste a distanza perché non c?era alcun bisogno di far vedere i muscoli. Ma in piazza ad issare i cartelli della protesta c?erano anche molti docenti, soprattutto le insegnanti del liceo Classico «Mamiani». La vice preside Simonetta Drago, che guidava il gruppo, ha detto: «Siamo qui per dire no ad un taglio indiscriminato di risorse spacciato per riforma della scuola. E? stata mortificata l?istituzione scolastica, peggiorata l?offerta, mandati a casa molti precari. Nei giorni scorsi, 13 insegnanti del Classico che non si sono nemmeno firmate hanno detto che il «Mamiani» era d?accordo col decreto Gelmini. Niente affatto, tenuto conto che 88 docenti hanno firmato il manifesto di protesta e oggi non si sono presentate alle lezioni. Noi siamo qui a dire no e a difendere un patrimonio comune che è il diritto allo studio nelle forme e nelle condizioni migliori». Ma per le agguerrite insegnanti del «Mamiani» c?è anche un altro modo per protestare: «Abbiamo chiesto di esonerarci dalle prossime gite scolastiche. Non siamo più disponibili ad accompagnare i ragazzi. E? una nostra ulteriore forma di protesta». Per gli studenti che invece ieri sono entrati a scuola (un 10 per cento), la professoressa Drago dice: «Non c?è assolutamente nulla da obiettare, come sappiamo che in tanti hanno preferito partire con le corriere per la manifestazione nazionale a Roma. Se la piazza non è stracolma lo si deve anche a quello». Ma a proposito di chi è andato a scuola al «Mamiani», dodici studenti hanno denunciato di essersi sentiti offesi «perché chi scioperava ci ha rivolto pesanti insulti non rispettando la nostra scelta mentre noi abbiamo rispettato la loro. Difendere le proprie idee è senz?altro cosa lecita e ammirevole purché non avvenga a discapito delle decisioni altrui». ro.da
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PRIMO PIANO pag. 3 «Trappola» per i genitori IL VOTO SUL DECRETO UN NORMALE documento di convocazione dei genitori per l?assemblea di classe. La scuola è la primaria ?G. Rodari? dell?istituto comprensivo statale ?L. Pirandello? di Pesaro. E l?ordine del giorno dell?assemblea prevede che si discuta di programmazione annuale, organizzazione delle attività didattiche, elezione dei rappresentanti dei genitori e funzionamento dei consigli di classe, interclasse e intersezione. Normale anche l?assemblea, insomma. Quello che accade, però, è che i genitori ? più o meno influenzati dal voto dichiarato (per alzata di mano) e con la premura di non danneggiare i propri figli osteggiando l?intero corpo insegnante ? si trovano a votare a favore di un documento, «fatto passare come verbale dell?assemblea ? spiega una lettera firmata ? ma preventivamente redatto dagli insegnanti, che chiede il ritiro del decreto Gelmini (ormai legge) da parte del Governo». Dei genitori presenti, uno ha abbandonato l?assemblea protestanto apertamente, mentre altri tre hanno scelto l?astensione. A testimoniare il dissenso dei genitori nei confronti del quantomeno scorretto gesto delle insegnanti, però, c?è la lettera che racconta l?accaduto. A prescindere dalle motivazioni che hanno mosso le insegnanti «i genitori ? continua la lettera ? non sono stati informati in modo chiaro sui contenuti del decreto con le ragioni di chi lo sostiene e di chi lo avversa, ma hanno potuto solo ascoltare le valutazioni radicalmente avverse a esse del corpo docente. L?iniziativa ha violato gravemente il diritto dei genitori a una seria e corretta informazione, oltre ai principi della legalità e le elementari regole della democrazia».
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da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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JESI pag. 15 ? JESI ? LA SCUOLA incrocia le braccia. Aule deserte, ieri mattina, ... ? JESI ? LA SCUOLA incrocia le braccia. Aule deserte, ieri mattina, e corteo con blocco del traffico per un?assemblea in strada contro la riforma del ministro Gelmini. Nella prima mattinata sono partiti da Jesi tre pullman diretti a Roma, dove si teneva la manifestazione nazionale. E in città all?insegna dello slogan «Non tagliate il nostro futuro», più di 600 persone hanno sfilato per le vie del centro storico per tutta la mattina. Ma la vera cartina tornasole erano i plessi delle elementari pressoché deserti dei vari istituti comprensivi. Un?adesione così massiccia da parte della classe insegnante non era mai avvenuta in passato. Nei quattro circoli didattici più dell?80 per cento del personale ha aderito allo sciopero indetto dai confederali e circa 160 persone (tra insegnanti e personale Ata) hanno prenotato un posto nei bus messi a disposizione dai sindacati. A Jesi il corteo, indetto dal Collettivo studentesco «Corto Circuito», ha visto la partecipazione, oltre che degli studenti medi, anche di insegnanti, personale della scuola e genitori, cui si sono aggiunti i collettivi di altre città della provincia come Senigallia, Ancona e Fabriano. «GLI STUDENTI hanno oggi deciso di manifestare autonomamente ? ribadisce il Collettivo ?, restando sul territorio, riprendendosi la città e trasformando le strade in spazi assembleari dove tutti hanno preso parola. Per più di un?ora il traffico è stato bloccato in una delle maggiori arterie cittadine. Mentre gli i studenti e tutti i manifestanti erano seduti per terra in mezzo alla strada si sono succeduti numerosi interventi tra cui anche quelli di insegnanti e presidi». Striscioni contro la riforma sono stati appesi durante il percorso sui muri delle scuole. La manifestazione è proseguita nel pomeriggio con un?assemblea provinciale studentesca al centro sociale di via Politi per organizzare le prossime mobilitazioni e la partecipazione alla manifestazione nazionale a Roma del 14 novembre.
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da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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FABRIANO pag. 17 ? FABRIANO ? IN CORTEO in trecento per protestare contro la riforma... ? FABRIANO ? IN CORTEO in trecento per protestare contro la riforma Gelmini sulla scuola. Anche Fabriano si è mobilitata e ieri mattina alle 9,30 il plotone degli alunni si è ritrovato a piazzale Matteotti tra striscioni e cori. Prima tappa della marcia la sede dell?Unifabriano e del vicino Itis, poi il corteo è ripreso fino al capolinea del centro storico, dove si è dato vita al dibattito a cui hanno partecipato anche alcuni docenti aderenti allo sciopero. Nessun segnale di intemperanza durante la manifestazione seguita da una robusta presenza delle forze dell?ordine.
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da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 31-10-2008)
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SAN BENEDETTO pag. 9 di SABRINA VINCIGUERRA HANNO disertato in mas... di SABRINA VINCIGUERRA HANNO disertato in massa i banchi di scuola anche gli studenti degli istituti superiori di San Benedetto. Non sono mancati all?appello ed hanno aderito allo sciopero nazionale indetto dai sindacati per la giornata di ieri. Un coro unanime contro il decreto Gelmini. «Ti sei reso conto di cosa ti stanno facendo? Se anche tu vuoi fermarne l?oscenità manifesta con noi. Uniti per una scuola migliore». Così recitava il volantino che è circolato nei giorni scorsi nelle scuole. E all?appuntamento gli studenti non sono mancati. Alle ore 8,30, il corteo di circa 600 ragazzi al seguito è partito dal liceo scientifico, ha percorso tutto viale De Gasperi marciando per le vie del centro fino a Piazza Giorgini. Cori da stadio contro il ministro. «?Non vogliamo questa riforma?, ?Decreto vergogna?, ?Contro la scuola dei padroni, 10,100,1000 manifestazioni?, ?Per avere una laurea non ci serve il bancomat?, ?I nostri decreti sono i liberi pensieri?, ?Il futuro della scuola siamo noi?», hanno urlato fino a perdere la voce. In capo al corteo gli striscioni con su scritto: ?L?istruzione non è una merce e la scuola non è un?azienda, ?Ci bloccano il futuro, noi blocchiamo la citta?. E almeno per qualche ora, seppur ordinati e corretti le hanno bloccate davvero le strade del centro. Soprattutto quando si sono fermati all?incrocio davanti alla scuola ?Moretti?. Tutti seduti sull?asfalto hanno urlato indicando l?istituto ?Lo facciamo per voi, lo facciamo per voi?. Altra tappa davanti allo ?Sberleffo?, il monumento di Ugo Nespolo dove una famiglia con un bimbo di appena due anni ha mostrato la propria approvazione. Gli studenti hanno così preso in braccio il piccolo e lo hanno sollevato al cielo continuando a cantare per un futuro migliore. «Questa non è una riforma. E? soltanto un taglio di spese. Il Governo spende tanti soldi inutilmente, perchè non opera lì i tagli? Invece l?unico settore che ne paga le conseguenze è l?istruzione, la nostra cultura. Non ci interessa parlare di politica, qui non c?è nè destra, nè sinistra, Vogliamo semplicemente far sentire la nostra voce. Il maestro unico? La privatizzazione delle Università? E? un?assurdità: stiamo regredendo». Sono Giulia Callarelli, Luisa Urbani e Benedetta Bludzin a parlare. Tre studentesse all?ultimo anno del Liceo Scientifico. C?erano loro a dirigere il corteo insieme agli altri ragazzi, come Martino Sciarra del Linguistico e Lorenzo Fucci dell?Alberghiero. «E questa protesta ? proseguono ? non rimarrà isolata». Gli studenti infatti stanno già pensando ad organizzare la prossima manifestazione per lo sciopero nazionale del prossimo 17 novembre.
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da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 31-10-2008)
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SAN BENEDETTO pag. 9 PER LE STRADE ce ne erano soltanto 600 ma a disertare la scuola in segno di protesta contro il decre... PER LE STRADE ce ne erano soltanto 600 ma a disertare la scuola in segno di protesta contro il decreto Gelmini ne sono stati molti di più. Al liceo scientifico sono rimasti sui banchi di scuola soltanto 182 studenti, al classico circa 100. Degli 817 iscritti all?Istituto Tecnico Commerciale ?A. Capriotti? a lezione ne erano assenti 640. All? Istituto Professionale di Stato per l?Industria e l?Artigianato (Ipsia) 700 studenti su 900 non hanno risposto all?appello della prima ora. In 100 sono rimasti in classe all?Alberghiero mentre i geometri del ?Fazzini? di Grottammare hanno contato circa 500 assenti. Insomma sciopero in massa come nel resto d?Italia. Certo non ai livelli della Capitale. E per fortuna la manifestazione è scorsa senza incidenti e comunque motivo di preoccupazione. Il crteo è stato energico e compatto ed anche ben organizzato. E? vero che da che mondo e mondo ogni scusa è buona per disertare la scuola, come ha vociferato qualche signore in centro mentre sotto i suoi occhi sfilava il corteo, ma questa volta la scusa è più seria e i passi del decreto i ragazzi se li sono anche studiati bene. Con loro si è sollevata anche la voce dei professori. «Non hanno aderito al corteo ? ha spiegato Giulia Callarelli ? ma sono d?accordo con noi». E ha ragione poichè in tutti i 6 istituti, ieri, almeno il 40% degli insegnanti ha aderito allo sciopero. Circa 30 i professori del liceo scientifico, poco più della metà al classico ?Leopardi? così come all?Ipsia. All?alberghiero la segreteria ha contato l?assenza di circa 50 professori e 30 non hanno fatto lezione ai geometri di Grottammare. Sabrina Vinciguerra
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da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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SENIGALLIA pag. 19 Tutti in corteo contro la Gelmini ? SENIGALLIA ? Insegnanti e personale scolastico in sciopero anche in città, con il sostegno del Collettivo studentesco per manifestare contro l?approvazione del decreto legge Gelmini. La protesta ha coinvolto i vari istituti di ogni ordine e grado I manifestanti hanno ribadito le pesanti critiche contro la riforma varata dal governo. A sostenere l?azione dei docenti, anche numerosi genitori, compreso il comitato che si è costituito alla Cesanella.
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da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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ANCONA PRIMO PIANO pag. 3 di ILARIA TRADITI ? ANCONA ? I CORI, gli striscioni, gli slogan u... di ILARIA TRADITI ? ANCONA ? I CORI, gli striscioni, gli slogan urlati a squarciagola dagli studenti delle superiori nel corso della manifestazione di ieri non lasciavano adito a dubbi: loro questa riforma della scuola del ministro Gelmini (il decreto da ieri è diventato legge con l?approvazione della maggioranza in Senato), non la vogliono proprio. Si sono dati appuntamento alle nove del mattino in piazza Cavour e hanno iniziato a sfilare passando davanti Piazza Pertini e attraverso Corso Stamira, sotto gli occhi vigili della polizia, mentre da una macchina in testa alla fila diffondevano con il megafono frasi di incitamento. Ad attenderli all?altezza del teatro delle Muse altri compagni arrivati con i pullman da Porto Recanati, per un totale ci circa ottocento partecipanti. Una protesta più colorita rispetto a quelle degli universitari, condita da battiti di tamburi, coreografie, cori alternati tra maschi e femmine. Tutto sembrava studiato alla perfezione mentre sui cartelli campeggiavano frasi come ?Offertissima?sconto scuola? o ?Manifestare non è un disagio sociale ma un impegno morale?. Ogni tanto spuntava qualche fumogeno e una bottiglia di vino che i teenager si passavano di mano in mano, tra le boccate di sigaretta. A sorpresa presenti tanti professori, rimasti a margine del corteo nonostante più volte fossero stati chiamati dal coordinatore del collettivo Metropolis Giacomo ?Biro? Guidarelli per un intervento. «Preferisco osservare e lasciare spazio ai ragazzi ? ha detto Anna Paola Mancinelli insegnante di inglese in un istituto professionale ? ammiro il loro coraggio e la voglia di impegnarsi». ACCOLTA al grido di ?grande prof!? anche Donatella Linguiti insegnante di economia aziendale: «La riforma Gelmini affosserà la scuola e gli Istituti professionali subiranno tagli a molti indirizzi e alle ore di laboratorio». Preoccupata una giovane maestra di sostegno, Martina Marcucci che ha denunciato un ingente taglio di ore ai danni dei ragazzi disagiati. «Trovo vergognoso l?emendamento sulle classi separate» ha lamentato Roman Stetsyk, studente ucraino all?Itc Benincasa, mentre Gabriele Ferretti ha riferito di minacce ricevute da alcuni professori: «Ci faranno rapporto? ? ha detto ? noi non ci faremo intimorire».
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da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 Avezzù: «Sciopero per la conservazione» L?INTERVENTO IL POLITICO DI FORZA ITALIA PUNGOLA I MANIFESTANTI E LA SINISTRA TUTTI CONTRO il decreto Gelmini, ormai approvato in Parlamento, anche in Polesine. Moltissime scuole elementari chiuse ieri in tutta la provincia, adesioni tra i docenti della primaria oltre l?80%, più articolata, ma mediamente sopra il 50%, alle medie e anche alle superiori dove hanno aderito in massa, invece, gli studenti: è una sintesi realistica del grande successo, pure in Polesine, dello sciopero della scuola. Istituti secondari con le aule pressoché vuote quasi ovunque, decine di plessi elementari chiusi, da Ceneselli, Bergantino, Salara, passando per Rovigo e per Adria, arrivando al Delta dove si registrano adesioni meno massicce, ma sempre molto elevate. Più ?distante? dalla battaglia sulla scuola è apparso il personale Ata (amministrativi, bidelli), che hanno aderito allo sciopero di ieri in modo variegato e non uniforme. Quali che siano i dati ufficiali che l?Ufficio Scolastico Regionale renderà noti nei prossimi giorni, lo sciopero della scuola di ieri, anche nella nostra provincia, verrà ricordato come la più importante protesta degli ultimi 10 anni. Era dal tempo della battaglia contro il ?concorsone? proposto dal ministro Berlinguer che non si vedevano adesioni così larghe e convinte. «Enorme è la soddisfazione - ha detto Valeria Cittadin, segretaria provinciale della Cisl-scuola - soprattutto per la forte risposta della scuola primaria contro il tentativo di distruggerne l?impostazione. Forse, invece, alle superiori, dove comunque ci troviamo di fronte a segnali di adesioni davvero importanti, ancora non si è capito che i vari provvedimenti del Governo porteranno un profondo ridimensionamento di corsi e indirizzi». In ogni caso, anche alle Superiori, ci sono stati Istituti, come il ?Maddalena? di Adria o il ?Paleocapa? di Rovigo, che hanno visto aderire allo protesta indetta da quasi tutte le sigle sindacali due docenti su tre. A Roma, alla manifestazione nazionale, sono arrivati anche due pullman dal Polesine e molti docenti con mezzi propri. A Roma c?era ieri pure Bertilla Gregnanin, segretaria provinciale della Uil-scuola: «E? stata un?esperienza meravigliosa - ci ha detto - da oltre dieci anni non vedevamo tanta gente manifestare con tanto calore per difendere la scuola. Una grandissima emozione». Dunque il Polesine ha dato la sua ferma risposta di contrarietà ai tagli decisi attraverso il decreto-Gelmini, approvato il 29 ottobre dal Senato in via definitiva. Una contrarietà che fa i conti con i rischi di chiusura di decine di plessi delle medie e delle elementari che le nuove norme pongono da subito ?sotto osservazione? se non arrivano ai 50 alunni. Se queste norme saranno applicate ?tout court?, moltissime frazioni e perfino tanti Comuni, nel nostro territorio, perderanno la ?loro? scuola. Osvaldo Pasello
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da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 Forza Nuova: «Serve un dibattito nel centrodestra» LA LETTERA ANCHE i giovani di Forza nuova intervengono sulla manifestazione ani-Gelmini: «La sinistra piazzaiola e sessantottina continua a strumentalizzare gli studenti usandoli come cassa di risonanza di una non digerita disfatta elettorale». Così Giorgia Furlanetto, neoeletta presidente provinciale del movimento giovanile di Forza Nuova ?Lotta Studentesca?, ha commentato le proteste che hanno seguito la conversione in legge del decreto Gelmini. « Per anni ci siamo battuti contro il caro libri: finalmente il decreto ha posto fine al lucroso mercato degli aggiornamenti da parte delle case editrici. Ciò che ci preoccupa è piuttosto la reintroduzione del voto in condotta: risposta necessaria ai frequenti fenomeni di bullismo, ma che rischia tuttavia di diventare un? arma in mano a professori faziosi contro gli studenti non allineati». I giovani di Forza nuova invitano ad dibattito allargato e costruttivo tutte organizzazioni studentesche provinciali del centrodestra.
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da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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ROVIGO PRIMO PIANO pag. 2 PAOLO Avezzù (nella foto), consigliere comunale di Forza Italia, interviene con una nota sullo ... PAOLO Avezzù (nella foto), consigliere comunale di Forza Italia, interviene con una nota sullo sciopero contro il ministro Gelmini. «Durante la relazione introduttiva della recente Assemblea Anci di Trieste, - scrive Avezzù- il sindaco di Firenze Leonardo Domenici del Pd, ha onestamente ammesso, anche se un po? a denti stretti, che i piani di dimensionamento scolastico, che ora sta attuando il ministro Gelmini e che sono oggetto di tante contestazioni da parte della sinistra, sono datati 1998, e cioè durante il governo Prodi, sui quali pertanto il Parlamento è in ritardo di ben 10 anni. Come pure altre misure prese dall?attuale Governo, non si scostano, nei principi ed in molte proposte, da quelle suggerite dal ?Quaderno Bianco? dei ministri Padoa-Schioppa e Fioroni (sempre del Governo Prodi!), nella prospettiva del vincolo di pareggio entro il 2011 richiesto all?Italia dall?Unione Europea». «Ecco perché la razionalizzazione di spesa all?interno di un sistema tanto elefantiaco quanto improduttivo è urgente - annota il consigliere di Fi - ed indispensabile. I provvedimenti approvati dalla Gelmini a favore di interventi per l?edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti ne costituiscono un primo significativo segnale». Lo sciopero è stato, secondo Avezzù «il tentativo di una sinistra, divisa e sempre più lontana dal Paese reale, di far vedere che ancora esiste. Ma non si possono accettare le posizioni corporative di un certo sindacalismo che, guidato dalla Cgil, continua ad opporsi, per ragioni di mero potere, a qualsiasi serio tentativo di cambiamento del sistema di istruzione nazionale. Non sono i provvedimenti del ministro Gelmini ad uccidere la scuola: la uccide chi vuole lasciare tutto com?è, chi vuol continuare a coltivare le proprie rendite di posizione, messo a rischio da un vero cambiamento dello status quo.
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da "Messaggero, Il (Rieti)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi E' sempre la scuola il tema caldo dei dibattiti che si susseguono in questi giorni. Oggi a Contigliano, alle 17.30, al cinema Kursaal incontro pubblico con la consigliera regionale Anna Maria Massimi per parlare delle novità introdotte dal ministro Gelmini. A Passo Corese, alle 17, presso la sala polivalente comunale 3M di via Giulio Cesare a Passo Corese, il Prc di Fara Sabina, guidato da Amedeo Petrocchi, organizza un'assemblea pubblica per esprimere il proprio dissenso verso la politica scolastica del governo. Interverranno i responsabili regionali scuola di Prc e Pdci.
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da "Messaggero, Il (Rieti)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Altissima adesione alla giornata di manfestazione indetta dai sindacati di categoria contro la riforma Gelmini Scuola, cancelli chiusi per lo sciopero Molti istituti reatini non hanno aperto nel giorno della protesta nazionale
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da "Messaggero, Il (Frosinone)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Un momento della manifestazione contro il decreto Gelmini che si è svolta ieri mattina per le vie del centro ad Anagni
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Deborah Di Vincenzo Gli studenti rimasti in Molise ieri ... Deborah Di Vincenzo Gli studenti rimasti in Molise ieri mattina hanno fatto sentire la loro voce per dire «no» alla riforma Gelmini. A Campobasso, così come ad Isernia e Termoli, le scolaresche sono scese in piazza. Nel capoluogo di regione, il corteo ha attraversato le vie cittadine, mentre un sit in si è tenuto davanti la sede del rettorato. «Non siamo disposti a pagare la vostra crisi» il messaggio che gli studenti molisani hanno ribadito nel corso della manifestazione. «Sotto accusa» l'introduzione della figura del maestro unico, ma anche il voto in condotta e la trasformazione delle università in fondazioni. Una protesta pacifica e i ragazzi molisani hanno preso le distanze da quanto accaduto l'altro giorno in piazza Navona a Roma. «Manifestare è un diritto — hanno affermato a Campobasso, così come ad Isernia e a Termoli — e non deve essere un' occasione per dare sfogo a divergenze politiche. La scuola è di tutti». Da Campobasso ad Isernia, dove la pioggia battente di ieri mattina non ha certo impedito agli studenti di scendere per le strade. I manifestanti, urlando slogan del tipo: «Con questa riforma a scuola non si torna» hanno attraversato le strade principali della città per giungere infine davanti il palazzo della Provincia, sede del Provveditorato agli studi. I ragazzi non ci stanno ad accettare l'idea del voto in condotta, ma anche l'abbassamento dell'obbligo scolastico «perchè — hanno detto — così si torna indietro di anni. E poi, non ha senso abbassare l'obblogo scolastico, perchè a quattordici anni un ragazzo non è pronto ad entrare nel mondo del lavoro». Gli universitari isernini hanno invece preferito riunirsi in assemblea presso la sede di Palazzo Orlando. Anche a Termoli, infine, i ragazzi si sono riuniti in piazza «Donatore di sangue» per manifestare.
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da "Messaggero, Il (Frosinone)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di PAOLO CARNEVALE Più di cento ragazzi, sorvegliati a qualche metro di distanza da carabinieri e vigili urbani, che hanno percorso a piedi e sotto la pioggia l'intero centro storico cittadino, tra slogans e bandiere, fino al portico comunale. Dove si è poi tenuto un comizio per spiegare e ribadire a tutti le ragioni della protesta. È quello che è successo ieri ad Anagni, dove nella mattinata si è tenuta la manifestazione di protesta contro il decreto Gelmini, da due giorni ormai legge dello Stato, organizzata dai rappresentanti di tutte le scuole della città dei papi. Molti degli studenti e dei docenti della cittadina erano ieri a Roma per la manifestazione nazionale, organizzata dai sindacati. Ma comunque, come detto, erano almeno un centinaio i partecipanti al corteo anagnino. Raduno alle 9.15 di fronte al convitto Regina Margherita, all'inizio un po' esitanti per il cattivo tempo che lasciava poche speranza. Poi il cielo, sia pure ancora con qualche scroscio di pioggia, si è aperto. Ed il corteo, poco dopo le 10, è partito. Risalendo viale Regina Margherita e corso Vittorio Emanuele. Arrivati di fronte al palazzo comunale il corteo si è fermato (non era stato concesso l'uso della Piazza Cavour), ed è iniziata la successione degli interventi. Si sono fatti sentire, tra gli altri, gli studenti del liceo Dante Alighieri, quelli del Tecnico, e quelli del Magistrale. Scuola quest'ultima che, negli ultimi giorni, ha anche duramente protestato contro il progetto di accorpamento che dal 2009-2010 dovrebbe vederla unita con il Recnico. C'erano anche studenti provenienti dalle scuole di Fiuggi, ed alcuni studenti anagnini appena usciti dalle scuole superiori, ed iscritti all'università. Presenti anche diversi insegnanti. «Il decreto Gelmini- ha detto il professor Attilio Quattrocchi, docente di storia e filosofia del Liceo Classico - si rivolge alle scuole elementari. Ma questo non è che il primo passo verso lo smantellamento di tutta la scuola pubblica a favore delle scuole private».
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da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 31-10-2008)
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ASCOLI pag. 4 Assemblea ad Architettura di docenti e studenti RIFORMA GELMINI IL PRIMO colpo lo battono gli studenti della facoltà di architettura: dopo l?immobilismo dei giorni precedenti all?approvazione del decreto Gelmini, ecco il primo segnale di dissenso degli universitari ascolani. Ieri mattina, circa 200 studenti si sono dati appuntamento in facoltà per un?assemblea, alla quale hanno preso parte anche alcuni docenti. Proprio questi ultimi sono stati i protagonisti della prima parte dell?incontro, esponendo e spiegando i punti salienti della riforma, prima di lasciare spazio alle domande dei ragazzi ed al dibattito. Capire per poter poi farsi valere: è questa la strada dei futuri architetti ascolani, che hanno ascoltato con attenzione le spiegazioni dei docenti sul decreto che ha smosso un po? tutto il mondo scolastico nazionale. Un discorso che ha preso le mosse da molto lontano, dalla riforma del 2000, passando per quella del 2004 del ministro Moratti, fino ad arrivare a Mussi ed alla Gelmini. Dati alla mano, si è parlato degli articoli 16, 66 e 69, quelli che più da vicino coinvolgono l?università, ma anche del riflesso che la nuova legge andrà ad avere sulle scuole primarie e secondarie. I docenti hanno spiegato i numeri e le problematiche del sistema scolastico. Senza entrare troppo nel merito della querelle politica e senza dare alcun tipo di ?colore? all?assemblea, i docenti hanno cercato di spiegare come si è potuti arrivare a questo punto e come si potrebbe venirne fuori. Più di un?ora di spiegazione, ma la differenza con le normali lezioni è stata palpabile: pochi i ragazzi che si sono alzati per andarsene, ancor meno quelli che chiacchieravano tra di loro; anzi, molti sostavano sulla porta e sedevano per terra fino alla chiusura dell?inedita lezione, con i professori a benedire ?il movimento degli universitari che forse hanno capito che nel futuro non si investe abbastanza?. Daniele Luzi Image: 20081031/foto/389.jpg
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da "Messaggero, Il (Ostia)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi ROMA Un milione di persone in piazza per dire «no» alla riforma Gelmini. Tre cortei hanno bloccato la Capitale. Il ministero dell'Interno ha detto che i manifestanti non erano più di centomila. Veltroni, alla testa del corteo, ha lanciato un monito a Palazzo Chigi: «Il governo deve ascoltare la protesta». Ma Berlusconi controbatte: «C'è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero». E il ministro Maroni ha annunciato: «Chi occupa abusivamente, impedendo agli altri di studiare, sarà denunciato alla magistratura».
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da "Messaggero, Il (Viterbo)"
del 31-10-2008)
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(Messaggero, Il (Civitavecchia))
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Aule vuote per lo sciopero contro la riforma Gelmini Adesione tra il 50 e l'80 per cento negli istituti cittadini. Molti studenti alla manifestazione di Roma
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da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 31-10-2008)
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ASCOLI PROVINCIA pag. 7 In tanti per dire «no» alla riforma Gelmini Genitori, politici e insegnanti discutono il decreto ? SPINETOLI ? _ IL DECRETO GELMINI è diventato legge. La contestata riforma è destinata a far parlare a lungo di sé, si respira nell?aria tanto malcontento. Genitori e insegnanti, ma anche rappresentanti politici dei paesi della vallata ieri sera si sono dati appuntamento nella sala «B. Gigli» a Pagliare per parlare del tema: «Dopo il decreto Gelmini, quale scuola per i nostri figli?». I volantini che invitavano all?incontro promosso dai consiglieri di maggioranza è stato messo sottoaccusa dal consigliere regionale Guido Castelli che minaccia di fare un esposto alla Procura. Contestata la modalità, in quanto sembra che siano stati consegnati ai bambini. Contestato anche il luogo, visto che l?assemblea si doveva tenere nell?aula magna della scuola media «Giovanni XIII», invece alla fine la riunione si è tenuta nella sala del cinema di Pagliare. Più di centocinquanta gli intervenuti che nel corso della serata hanno espresso le loro preoccupazioni in merito alla nuova legge, una legge che secondo alcuni, non tiene conto del futuro dei giovani. «Tagliare a pioggia, senza un confronto onesto tra le parti ci preoccupa, era necessario creare un confronto dal quale far partire una riforma in grado di contenere i costi, ma capace di garantire una buona istruzione per tutti. Non stiamo facendo politica, ci preoccupiamo del futuro dei giovani e del nostro paese». E? la frase che si sente in tutte le manifestazioni che si sono tenute, ma la preoccupazione resta alta anche tra gli insegnanti, il vicepresidente della Provincia Emidio Mandozzi annuncia: «Chiedo solidarietà e sostegno a tutti quegli insegnanti che hanno sostenuto questa protesta, la mia preoccupazione è che qualcuno possa fare intorno terra bruciata, l?aver negato l?utilizzo dell?aula magna sicuramente non è un segnale di democrazia. Andare avanti, contrariamente alla volontà della gente, perché in piazza i cittadini sono scesi insieme indipendentemente dall? ideologie, non mi sembra il giusto riconoscimento dei diritti acquisiti».« L?augurio ? hanno ribadito anche alcuni genitori ? è che non si creino delle liste di proscrizione per quegli insegnanti che in questi giorni si sono dati un gran da fare, dimostrando che non hanno a cuore il loro lavoro solo per motivi economici, ma credono in quello che fanno e si augurano possano continuare a insegnare con lo stesso entusiasmo e garantendo la stessa libertà che questo Stato ha assicurato per molti anni». Maria Grazia Lappa
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da "Messaggero, Il (Viterbo)"
del 31-10-2008)
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(Messaggero, Il (Civitavecchia))
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di LUIGINA BIANCHI Anche Civitavecchia dice no alla riforma Gelmini. Ieri mattina le scuole erano vuote. In alcune si è registrato il 90% di assenze dei docenti, studenti e personale Ata. Molti quelli che si sono recati a Roma per partecipare ai cortei in ogni zona della capitale. Il movimento studentesco di Civitavecchia ha sfilato in piazza della Repubblica. Dai Circoli didattici alle medie, alle elementari e agli istituti superiori, ognuno ha fatto sentire la sua voce. Che si sarebbe arrivati a questo si sapeva da tempo: da quando il ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini ha annunciato le modifiche al pianeta scuola. Erano in troppi a non essere d'accordo e a chiedere d' essere ascoltati: in questo momento Civitavecchia non poteva non essere la fotografia di tante altre città italiane. Le insegnanti del Primo circolo avevano avvisato che non ci sarebbero state lezioni, al 5^ Circolo erano presenti solo 4 persone negli uffici amministrativi, al 2^ molti i plessi chiusi, al 4^ adesione alle sciopero quasi in massa. Alla media Manzi circa la metà assenti tra studenti, personale docenti e Ata. Alla Flavioni è entrata solo una classe e quattro professori che, nelle diverse ore (avevano il tempo prolungato fino alle 15) si sono dati il cambio. All'Ipsia l'80% degli insegnanti ha scioperato, circa il 50% del personale Ata e 50 ragazzi. Al Guglielmotti mancava l'80% degli insegnanti ed erano a scuola 30 ragazzi su 600 come al Galilei dove il personale Ata era ridotto alla metà. All'Istituto d'Istruzione Superiore (Arte Croce e Alberghiero) di è arrivati ad un'assenza del 50% per i docenti e del 90% per gli studenti. Al Marconi il 75%. Nei sedi centrale degli istituti presenti i presidi che sono stati impegnati con i conteggi per registrare le assenze fino a tarda mattinata.
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da "Messaggero, Il (Metropolitana)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di DAVIDE DESARIO Ha resistito un anno e due mesi. Nessun tifoso della Roma o della Lazio, nessun innamorato, nessun corteo politico e nessun idiota razzista aveva imbrattato il nuovo Traforo Umberto I. Perché quel tunnel che collega via Nazionale con via del Tritone è, anzi era, un esempio di ristrutturazione ecologica: i suoi 348 metri, dopo 38 giorni di lavori ininterrotti, erano stati completamente ricoperti di una pittura fotocatalitica bianca che grazie ad uno speciale procedimento chimico riduce enormemente lo smog. Poi ieri ci hanno pensato gli studenti. Già proprio loro, quelli che parlano di futuro e cultura, hanno ritenuto intelligente e utile esprimere il loro dissenso al decreto Gelmini massacrando le mura del Traforo e anche quelli di mezza città. E per dire cosa? Per insultare il Ministro Gelmini con le parolacce più banali, per invitarla ad andare a casa e addirittura per dire «30 ottobre, io c'ero». E pensare che l'8 settembre 2007 quando il nuovo Traforo venne inaugurato, davanti ad un sindaco Walter Veltroni soddisfatto, l'assessore ai Lavori Pubblici Giacarlo D'Alessandro disse: «Se danneggiano il Traforo ai writer je famo ripulì tutte le scuole di Roma». E, invece, a sporcare il tunnel sono stati proprio gli studenti. E non se la sono presa solo con la galleria. Hanno imbrattato mezza Roma. Ieri, in particolar modo, a farne le spese è stato il quartiere Trastevere che ospita il Ministero dell'Istruzione. Le scritte con bombolette spray sono apparse su ogni angolo del quartiere. Anche sul travertono pregiato di alcuni palazzi. Le scritte sempre le stesse: «Noi la crisi non la paghiamo» con la variante "fantasiosa" «Non paghiamo noi la vostra crisi», «Gelmini vattene» oppure il nome del ministro affiancato da parolacce varie e assortite. Altra zona massacrata dagli studenti-writers è stata via Cavour con numerose scritte piazza dei Cinquecento fino a via dei Fori Imperiali: «No Gelmini», «Zero cose giuste 133 sbagliate», «Onda antifa'». D'altronde qualche giorno fa un uomo che ha tentato di convincere alcuni writers a non imbrattare i muri del liceo Lucio Manara di Roma è stato malmenato. Da oggi le squadre del Decoro Urbano del Comune di Roma entreranno in azione per cercare di ripulire, dove possibile, le scritte sui muri. «Per il Traforo il problema è più serio - fanno sapere dal Campidoglio - Se venissero usati i normali procedimenti si rovinerebbe l'efeftto ecologico del tunnel. Bisognerà contattare la società che ha effettuato il restauro e chiederle il materiale speciale». Un'operazione non da poco che ogni anno al Campidoglio costa circa 2 milioni di euro. Tutti soldi che potrebbero essere spesi molto meglio.
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da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi La rivolta delle mamme-ribelli: finiti ieri i due giorni senza scuola per i figli. In 140, tra studenti e genitori, hanno protestato alle Grazie-Tavernelle contro maestro unico e classi-ghetto previste dalla legge Gelmini. Il 5 novembre mamme e bambini scenderanno in piazza a fianco degli studenti universitari, nel frattempo si raccolgono firme e si spera in un referendum abrogativo. Circa settanta bambini dell'istituto comprensivo Grazie-Tavernelle non sono stati mandati a scuola dai genitori mercoledì e ieri. In compenso, le mamme hanno accompagnato i bambini alla parrocchia del Pozzetto, dove è stata organizzata una sorta di autogestione. Questo per protestare contro la legge Gelmini ed appoggiare simbolicamente lo sciopero generale di ieri. Il tutto, approfittando della situazione per stare più vicini ai bambini tra giochi ricreativi e animazione in parrocchia». «Prendiamoci due giorni per stare con i nostri figli e lanciare il segnale delle nostre preoccupazioni» avevano detto le mamme ispiratrici di questa singolare forma di protesta. Ed è stato un successone che ha visto la partecipazione anche di molte famiglie non-italiane, anch'esse preoccupate la riforma dell'istruzione. Infatti nell'arco dei due giorni la protesta all'interno della parrocchia del Pozzetto ha registrato un crescendo di presenze, passate dalle quaranta di mercoledì alle 100 di ieri mattina. «E' stata un'iniziativa ben riuscita - ha commentato Stefania Scarpini, tra le mamme promotrici - soprattutto dal punto di vista dell'integrazione. Sono state tante le famiglie straniere che hanno aderito a questo momento di gioco ma anche di riflessione. Ci battiamo perché vogliamo che anche i nostri figli, come noi, possano vedersi garantita una scuola di qualità, come era stato per noi genitori e ci dispiace che alcuni genitori vedano la nostra mobilitazione in maniera politicizzata e polemicamente non si sono uniti a noi». Non sono certamente bastati questi due giorni di protesta per placare la rabbia delle mamme delle Grazie-Tavernelle, determinate a garantire il futuro più roseo per i propri figli. «Continueremo con altre iniiziative - prosegue Stefania Scarpini - stiamo consultando esperti di diritto per lanciare una raccolta firme contro la legge Gelmini e il 5 novembre scenderemo in piazza a fianco degli studenti universitari. Attendiamo con ansia il lancio di un referendum abrogativo al quale contribuiremo con le nostre adesioni». Z.Leon.
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Al liceo Scientifico ne mancavano più di mille, al Benelli oltre 700, al Genga circa 600. Certo non erano tutti ad urlare slogan contro il ministro Gelmini, ma ieri mattina in piazza del Popolo c'erano centinaia e centinaia di studenti, trecento secondo le valutazioni più ufficiali. Insieme a loro anche diversi docenti e curiosi cittadini, che nel frattempo hanno sposato la causa. Le cifre parlano di uno sciopero a cui hanno aderito oltre l'80% degli studenti ed il 50% dei docenti. Boiani e Fabbri a pag.37
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Mai lasciarsi ... Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Mai lasciarsi trasportare dall'entusiasmo. Soprattutto in politica. Lo sa bene Walter Veltroni che mercoledì si è subito schierato, probabilmente senza pensarci troppo, tra coloro che a gran voce chiedono un referendum contro il decreto Gelmini. Una mossa popolare, soprattutto alla vigilia di uno sciopero generale. Un modo come un altro per cercare di cavalcare l'onda antigovernativa nella speranza, magari, di raccogliere un po' di consensi. Il giorno dopo, però, ecco affiorare i primi problemi. E non sono solo i mugugni interni al Partito Democratico dove, in molti, mal digeriscono l'inseguimento ad Antonio Di Pietro sul terreno antigovernativo e antiberlusconiano. A raffreddare l'entusiasmo dei Veltroni boys, oltre alla data della consultazione (che non si terrà prima del 2010 e cioè quando la legge Gelmini sarà entrata definitivamente in vigore), è soprattutto la difficoltà di trovare un quesito referendario che eviti al Pd di scadere nel ridicolo. Non è un segreto, infatti, che i tagli alla scuola, essendo inseriti in Finanziaria, non sono sottoponibili a consultazione popolare. Che fare quindi? Proporre un referendum sul grembiulino? Sul voto in condotta? Sul maestro unico? Che percezione ne avrebbe la gente? è questo il dubbio a cui sta cercando di dare risposta Salvatore Vassallo il costituzionalista, deputato del Pd, a cui Veltroni ha affidato il compito di trovare un quesito presentabile. Anche perché fare un referendum costa e in tempi di crisi economica non si possono certo dissipare risorse statali. Sarà forse per questo che ieri mattina, mentre sorrideva e stringeva mani a beneficio di fotografi e giornalisti che lo inseguivano durante il corteo, Veltroni ha prima rilanciato la raccolta di firme che «cancelli il decreto» e abbia per «protagonisti i cittadini, i professori, gli studenti». Poi, ha subito specificato, «cercheremo di fare un intervento più esteso possibile, con l'obiettivo di ridurre le ricadute dei tagli che sono rilevanti. Ci stanno lavorando i costituzionalisti per trovare una formulazione valida». Insomma qualche problema c'è, inutile nasconderselo. Sarà forse per questo che, lentamente, nel Pd si sta facendo strada una terza via che cerca di ridimensionare la portata della consultazione. Certo, l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, resta convinto che «la gente arriverà al referendum sulla scuola con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca». Anzi, a chi gli fa notare che la gente non potrà recarsi alle urne prima del 2010, replica: «Proprio questo rafforzerà il referendum. Fino ad oggi può esserci ancora un margine di dubbio che le conseguenze dei tagli che noi denunciamo possano essere evitate. Ma quando nella primavera del 2010 si voterà il referendum le famiglie avrenno toccato con mano dall'inizio dell'anno scolastico le devastazioni volute da Tremonti e Gelmini». Più soft la posizione del veltroniano Ermete Realacci: «Il referendum non è la soluzione ai problemi della scuola, però è lo strumento che consentirà di mantenere aperto il dibattito pubblico sulla scuola e sulle riforme che sono necessarie». Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro che, intervistata dalla Youdem Tv, spiega come «l'idea che noi abbiamo è che questo referendum sia uno strumento, uno degli strumenti per discutere di scuola. Intorno alla raccolta delle firme si può raccogliere una riflessione e una discussione sul come si può mettere mano alla riforma della scuola». E anche il leader della Cgil Guglielmo Epifani mette le mani avanti: «Per il sindacato il referendum è sempre uno strumento che si aggiunge ad altri. Non può essere l'unico strumento». Insomma, l'impressione è che, alla fine, i sostenitori della consultazione potrebbero optare per una retromarcia tattica. Anche per non rimanere per sempre schiavi del «referendum del grembiulino».
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da "Nazione, La (Viareggio)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FORTE DEI MARMI/SERAVEZZA/STAZZEMA pag. 14 I DIRIGENTI degli istituti comprensivi di Forte dei Marmi e Massarosa Due , rispettivamente Silvia B... I DIRIGENTI degli istituti comprensivi di Forte dei Marmi e Massarosa Due , rispettivamente Silvia Barbara Gori e Luca Ceccotti, incontreranno i genitori degli alunni della scuola dell?infanzia, primaria e secondaria di primo grado per fornire tutte le informazioni necessarie sulla nuova riforma Gelmini passata con votazione al Senato mercoledì mattina. L?appuntamento è stato fissato per venerdì, 7 novembre, alle 17,30 nell?auditorium della scuola media Guidi a Vittoria Apuana. Intanto ieri a Roma la giunta al completo di Stazzema ha partecipato all?imponente manifestazione organizzata dai sindacati contro la riforma Gelmini e per dare vita al referendum abrogativo.
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da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FERMANO pag. 18 Anche il liceo ?Medi? è contro la riforma MONTEGIORGIO PER OGGI GLI STUDENTI MINACCIANO L?AUTOGESTIONE ? MONTEGIORGIO ? «VOGLIAMO veder garantito il nostro diritto allo studio». Gli studenti del Liceo ?Medi? di Montegiorgio, ieri mattina, hanno organizzato una protesta contro la riforma Gelmini. Di fronte all?istituto i ragazzi hanno gridato slogan, espressioni dialettali ma anche farsi celebri tratta da Aristotele, come «Tutti coloro che hanno meditato sull?arte di governare, si sono convinti che i destini del mondo dipendono dall?educazione della gioventù». Alla manifestazione ha aderito la maggioranza dei ragazzi: solo in 20 sono entrati in classe sui 370 alunni del Liceo. I rappresentanti degli studenti, Carlo De Toni, Tiziano Petritoli e Annalisa Santucci, hanno spiegato le motivazioni della manifestazione: «Una risposta contro l?accorpamento delle classi, il taglio delle ore, la riduzione del personale, la trasformazione delle università in enti privatizzati che danneggeranno la pluralità culturale per assecondare logiche di produzione industriale. Molti di noi andranno all?università, ma quali aspettative abbiamo? Lo Stato dovrebbe essere garante del diritto allo studio». Sempre per protesta, gli studenti hanno deciso per oggi un giorno di autogestione. Alessio Carassai Image: 20081031/foto/573.jpg
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da "Messaggero, Il (Rieti)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ANNA MARIA SERSALE OLTRE al decreto Gelmini, c'è un "Piano programmatico" di più ampio respiro. L'obiettivo è una migliore qualità della scuola, ma la cura è dolorosa. La scommessa è risanare, innalzando contemporaneamente i livelli, attraverso il reinvestimento dei risparmi per premiare il merito e la qualità. Ecco, punto per punto cosa prevede il piano del ministero: dall'arrivo del maestro unico al tempo pieno facoltativo, deciso tra le famiglie e le singole scuole, fino alla razionalizzazione degli indirizzi nella scuola superiore di secondo grado, attualmente troppi.
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Tanti in sciopero, centinaia in piazza Robusta adesione di studenti e docenti alla protesta contro la riforma Gelmini
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Sciopero Sindacati in piazza contro il decreto Gelmini: «Siamo un milione». Ma il ministro dell'Interno: «Al massimo saranno 100mila» La scuola si ferma Giuseppe Grifeo «Ambarabà cici coco, la Gelmini proprio no». Si è letto di tutto sugli striscioni che campeggiavano nel corteo degli scioperanti della scuola. In migliaia ieri da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, in marcia per manifestare contro l'appena approvato Decreto Gelmini. Insegnanti delle scuole di moltissime città d'Italia. Raggruppate sigle sindacali che non viaggiano spesso insieme, Gilda Unams, Uil, Flc Cgil, Snals Confals, Cisl Scuola. E poi, bambini «sandwich» con tanto di cartelli, portati per mano da genitori e insegnanti. Anche gruppi di ragazzi tanto presi dall'evento che all'arrivo nella centrale piazza romana si sono stesi a terra a «fumare», fare parole crociate e sudoku, senza dimenticare di applaudire non appena udivano la folla fare altrettanto. Tanta la partecipazione, con le linee della metropolitana intasate sin dal mattino presto e la preoccupazione del personale Metro che qualcuno potesse cadere sui binari per l'affollamento delle banchine. Grande colpo d'occhio dalle 11 a piazza del Popolo. In molti sono rimasti ancora al punto di partenza anche due ore dopo l'avvio del corteo mentre un corteo in gran parte composto da studenti universitati ha assediato il ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. Cosa strana è che per il numero di presenze registrate, piazza del Popolo non si è mai riempita completamente. «Saremo circa un milione - si diceva agli altoparlanti -. Tanti pullman sono ancora bloccati sul Raccordo e sull'Anagnina». Da Caserta il ministro dell'Interno, Roberto Maroni ridimensionava il numero di presenze: «Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100mila persone sono comunque tante». Poi il ministro ha alzato il tiro sul fenomeno delle occupazioni di questi giorni sottolineando che chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato: «Finora il fenomeno rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso. La continuità didattica finora è garantita». Alla manifestazione, cartelli e striscioni avevano le scritte più varie, anche una del Liceo Montale con tanto di frase in greco tradotta poi in italiano: «Ognuno faccia il mestiere che fa». Una ragazza con un cartello «Vendesi precari e simili. Rivolgersi: Governo». Sui lenzuoli si è scritto anche di prostituzione: «80.000 prof per strada e le prostitute dove le mettete?». La figura più rappresentata è stata proprio il ministro Gelmini, spesso con un ghigno e un paio di forbici in mano. La titolare del dicastero dell'Istruzione è stata ritratta anche come una santa, o meglio, «Beata Ignoranza». Fra gli arringatori a piazza de Popolo, Marco Paolo Nigi dello Snals, Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, Guglielmo Epifani leader della Cgil, Francesco Scrima, Segretario Generale della Cisl Scuola, Mimmo Pantaleo segretario generale della Flc-Cgil. Univoco il messaggio: la giornata non è di lotta politica, ma in difesa della scuola; otto miliardi di tagli alla scuola sono incompatibili con la qualità del servizio; gli insegnanti di ruolo perderanno il posto e dovranno sottostare alla mobilità coatta; via i precari; 132 mila posti in meno.
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di CHIARA BOIAN I e LUCA FABBRI Al liceo scientifico Marconi ne mancavano più di mille, al Benelli oltre 700, al Genga circa 600. Certo non erano tutti ad urlare slogan contro il ministro Gelmini, ma ieri mattina in piazza del Popolo c'erano centinaia e centinaia di studenti, trecento secondo le valutazioni più ufficiali, molti di più per i manifestanti. Insieme a loro anche diversi docenti e curiosi cittadini, che nel frattempo hanno sposato la causa. Tutti uniti contro la legge Gelmini. Le cifre parlano di uno sciopero a cui hanno aderito oltre l'80% degli studenti ed il 50% dei docenti, con picchi allo Scientifico, dove hanno incrociato le braccia 71 insegnanti su 111, all'istituto d'arte Mengaroni che contava appena 28 presenti su 58 docenti e al classico Mamiani, 88 professori in sciopero su 132. Numeri proporzionalmente simili tra il personale Ata. Senza contare che alcune scuole, materne, elementari e medie hanno tenuto chiuse le aule. A Pesaro ma anche in tutto il resto della provincia, vedi Fano dove all'ingresso della scuola elementare Mascarucci non si è presentato nessuno. In altri plessi invece le lezioni si sono svolte regolarmente. «Noi non siamo contrari al taglio degli sprechi - spiega la vicepreside del Mamiani, Simonetta Drago - ma non possono avvenire in questo modo. Con questa legge si è tagliato e basta». Ma aldilà delle adesioni allo sciopero è stata l'onda di giovani che ha invaso il centro con in mano cartelli anti-Gelmini, a decretare il successo della manifestazione. Partito da piazzale Matteotti intorno alle 9 il "serpentone" umano si è spostato in piazza Lazzarini e poi ha attraversato via Branca, prima di arrivare in piazza del Popolo. Ad attendere il corteo studentesco anche il presidente della Provincia, Palmiro Ucchielli che proprio nei giorni scorsi aveva riunito i sindaci del territorio per protestare contro la legge Gelmini e il candidato alla sua successione Matteo Ricci. Entrambi però rimasti fuori dalla "mischia" «perchè - hanno sottolineato i ragazzi - la nostra è una manifestazione apartitica». E'stata una protesta civile e pacifica e anche gli uomini delle forze dell'ordine, allertati per l'occasione, hanno seguito gli spostamenti del corteo senza dover mai intervenire. «E' stata una manifestazione molto bella e soprattutto tranquilla, senza alcun eccesso - spiega Chiara De Notaris, rappresentante della Consulta provinciale - insieme a noi, oltre ad alcuni cittadini che si sono uniti al corteo, anche tanti professori, rappresentanti sindacali e alcuni esponenti politici. Abbiamo però preferito che rimanessero defilati perchè non vogliamo che qualcuno strumentalizzi la nostra protesta assegnandoci connotati politici. In realtà eravamo lì per manifestare contro provvedimenti che riteniamo sbagliati». E per permettere agli studenti di spiegare le proprie ragioni alla piazza, davanti al Comune era stato installato un microfono. E chi voleva poteva prendere la parola. «Devo ammettere - continua De Notaris che gli interventi sono stati tutti molto calibrati e centrati. Io ho letto un paio di articoli della Costituzione e ho detto come la legge Gelmini e la legge 133 li violino: l'articolo 33, dice che "l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento", ma se le fondazioni private interverranno nei piani di investimento per la ricerca credo che quell'articolo verrà violato». Ma dal coro della protesta, si alzano dodici voci di contro-protesta. Sono quelle di alunni del liceo Mamiani. «Ci siamo sentiti offesi dai manifestanti - spiegano - che ci hanno rivolto pesanti insulti non rispettando la posizione da noi presa, solo perchè abbiamo preferito andare a scuola. Nonostante la manifestazione si fosse dichiarata super partes sono state riprodotte ad alto volume canzoni e cori tradizionali di stampo tutt'altro che neutro ed imparziale».
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi URBINO - L'on. Massimo Vannucci (Pd) interroga il ministro Gelmini sui presunti buchi in bilancio dell'Università di Urbino, chiedendo di sapere «se queste dichiarazioni corrispondono a verità, su quali elementi si è basato il giudizio e se il ministro intende confermare e sostenere il percorso di risanamento che sta seguendo l'ateneo urbinate in seguito al decreto di statalizzazione». L'Ateneo, ricorda Vannucci, è entrato nel novero delle università statali nel 2007. La statalizzazione «era subordinata alla sottoscrizione di un'intesa programmatica e all'approvazione del piano programmatico per il risanamento economico-finanziario». Il piano «esponeva il disavanzo di amministrazione accumulato negli anni precedenti e disegnava un percorso per il riequilibrio di bilancio». «Il percorso - evidenzia Vannucci - viene puntualmente seguito e i risultati ottenuti sono migliori delle previsioni. Il bilancio consuntivo 2007 si è chiuso con un utile di esercizio finanziario di 5,7 milioni di euro, riducendo il disavanzo di amministrazione di oltre 8 milioni di euro in un solo anno e portandolo a 13 milioni di euro. C'è stata inoltre una politica di rigoroso contenimento della spesa che ha portato in più esercizi a una riduzione di 59 unità di personale docente e di 62 unità di personale tecnico-amministrativo».
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da "Messaggero, Il (Metropolitana)"
del 31-10-2008)
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(Messaggero, Il (Ostia))
(Messaggero, Il)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Cortei, sit-in, occupazioni: le manifestazioni anti Gelmini non si contano più. Ma spesso c'è chi svilisce il significato della protesta legittima con azioni illecite e offensive. Per esempio sporcando i muri dei palazzi o, quelli del Traforo, come è accaduto ieri con scritte volgari contro il ministro.Desario all'interno
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Piazza Navona Sono quindici gli indagati per gli scontri di mercoledì Sono almeno una quindicina gli indagati della Procura di Roma per gli scontri tra giovani di destra e di sinistra avvenuti mercoledì in piazza Navona durante il corteo anti-Gelmini. Il fascicolo processuale è stato aperto ieri a piazzale Clodio e prende in esame i reati di porto di armi improprie e di resistenza a pubblico ufficiale. Per ora a piazzale Clodio si è celebrata la direttissima ai due giovani arrestati mercoledì: il militante di Rifondazione e il giovane del Blocco sono tornati subito liberi, dopo la convalida dell'arresto e in attesa del processo che si celebrerà il 17 novembre. Intanto stamattina alla Camera ci sarà un'informativa del governo sugli scontri e con tutta probabilità a riferire sarà il sottosegretario Francesco Nitto Palma.
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da "Nazione, La (Viareggio)"
del 31-10-2008)
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CAMAIORE pag. 10 «N ON C?E? ALCUN pericolo di chiusura o ridimensionamento per le p... «N ON C?E? ALCUN pericolo di chiusura o ridimensionamento per le piccole scuole presenti sul territorio del comune di Camaiore». Le parole sono dell?assessore alla pubblica istruzione, Alessya Dini proprio il giorno dopo in cui il decreto-Gelmini è diventato legge, con le proteste in tutta Italia e la fiaccolata cittadina. Parole che arrivano per fare chiarezza dopo un accavallarsi di voci, sussurri e indiscrezioni, che al momento rimangono tali. «Sono tranquilla, ho letto in maniera dettagliata e approfondita la riforma prevista dal ministro ? ha spiegato ancora Alessya Dini ?: noi possiamo dormire sonni tranquilli, così come i genitori dei piccoli che frequentano la scuola materna di Orbicciano e la elementare di Valpromaro. E? chiaro che dovremo prendere in esame i regolamenti attuativi della legge, ma non va dimenticata che esiste e rimarrà un?autonomia scolastica di non poco conto». Insomma, a Camaiore ? almeno per il numero delle scuole ? non sono previsti tagli. «Un fatto importante ? spiega ancora l?assessore Alessya Dini ? che merita di essere sottolineato è che Camaiore ha da tempo in cantiere alcuni interventi che consentiranno di avere un patrimonio immobiliare scolastico di grande rilievo. Intanto, in tutti gli immobili sono stati effettuati interventi per la messa in sicurezza, senza dimenticare che sia a Capezzano che a Lido di Camaiore, sono in avanzata fase di realizzazione importanti lavori che, una volta completati, contribuiranno ad arricchire, non poco, l?offerta scolastica». PROPRIO ieri a Lido di Camaiore è stato inaugurato l?asilo nido dopo essere stato sottoposto ad un primo restlyng; a Capezzano, per la scuola materna di via Giacosa, proprio in una delle ultime riunioni di giunta, sono stati appaltati i lavori per l?acquisto degli arredi, a Lido di Camaiore il nuovo polo scolastico sarà pronto fra poco più di un anno. Voglio anche ricordare che il Comune ha sempre avuto anche una particolare attenzione per la tutela dell?handicap nella scuola: non ci saranno tagli agli insegnanti di sostegno, non avremo penalizzazioni verso i giovani più svantaggiati».
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi FANO - Pincio quasi deserto, ieri mattina, e quasi vuoti anche gli autobus che di solito portano a Fano gli studenti dai centri dell'entroterra. Il primo segnale che lo sciopero contro la riforma Gelmini aveva spopolato le classi. La Rete degli studenti medi ha distribuito volantini per dire 'No alla violenza' e quindi censurare gli scontri avvenuti l'altro ieri a Roma. «L'estrema destra - afferma Iacopo Cesari, portavoce della Rete fanese - tenta di infiltrarsi nei cortei e creare disordini per delegittimarci agli occhi dell'opinione pubblica. Del tutto evidente che, in previsione dello sciopero indetto a Fano il 15 novembre, riteniamo la partecipazione dell'estrema destra incompatibile con l'iniziativa». Domani mattina, al 'Nolfi', la prima delle assemblee che negli istituti superiori della nostra città si susseguiranno fino allo sciopero del 15 novembre. La protesta sarà preceduta di qualche giorno, mercoledì 5 novembre, da un'assemblea pubblica organizzata da Sinistra Unita. Al lavoro anche il comitato fanese genitori-insegnanti, per programmare un convegno con personalità universitarie tra i relatori. Sulla contestata riforma Gelmini interviene anche il circolo fanese del Movimento radical-socialista: "Taglio degli sprechi? Sì, come no. In pratica buttano via il bambino, la scuola, insieme con l'acqua sporca. 'Nessun insegnante verrà licenziato', gridano, e per loro i precari non esistono, tanto erano fantasmi già prima. Distruggono la scuola elementare, l'unica che funzionava al meglio. Riducono l'orario. Riducono gli insegnanti. Riducono le scuole. E hanno il coraggio di chiamarla riforma". O.S.
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da "Messaggero, Il (Metropolitana)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di PAOLO POMBENI QUANDO una protesta assume una dimensione di massa bisogna per forza di cose misurarsi con essa. Non è né impossibile, né infrequente che proposte di cambiamento in sé ragionevoli abbiano trovato rigetto per paura verso un futuro, ma non si può per questo dare per scontato che ogni volta la spiegazione stia solo lì. La scuola italiana ha bisogno di cambiare e di razionalizzare il suo lavoro: certe difese dello status quo che si sentono in questi giorni sono più che sospette. Tuttavia anche certe proposte che vengono dal governo e dalla sua maggioranza sanno di partito preso e talora di ideologismo. Bisogna ritrovare la serenità di un confronto che non ci faccia nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai nostri ritardi e al tempo stesso non pensi che tutto si risolverà con lo scrivere nelle leggi qualche parole d'ordine altisonante. Il ministro Gelmini ha poi fatto sapere che affronterà ora di petto il problema dell'università: ottima notizia, se confermata. Pare che stavolta si procederà con un disegno di legge e su questo punto non sappiamo che dire. In astratto è la via giusta per un confronto parlamentare (e di opinioni) a 360 gradi, in concreto c'è il rischio che si apra l'ennesimo tormentone inconcludente che se va bene finisce per insabbiarsi nella palude, se va male produce un "compromesso" monstre in cui tutti infilano qualcosa per difendere i propri piccoli privilegi corporativi e ne esce una contraddizione ingovernabile. Ma di cosa ha veramente bisogno l'università italiana? La ministro ha detto che più che di una riforma sarà meglio parlare di una razionalizzazione e di un superamento delle storture. Ottimo anche questo (l'inflazione di riformette degli ultimi quindici anni ha portato solo a crisi di nervi per i docenti che hanno provato seriamente ad applicarle). Tuttavia bisogna dire che sarà importante sapere di cosa si parla ed evitare di buttarsi sulle parole d'ordine alla moda. Prendiamo la prima a caso: mettere ordine nella marea di corsi di laurea, molti incredibili, che sono proliferati col 3+2. Bisognerebbe sapere due cose: a) questi corsi non hanno comportato alcuna spesa, perché per essi non sono stati assunti nuovi docenti, né costruite nuove aule, ecc. Sono stati creati o per compiacere la vanagloria di docenti che già c'erano o per parcheggiare docenti che non si sapeva come inserire nella riforma dei corsi tradizionali divenuti obsoleti; b) tutta questa roba è stata regolarmente approvata dal CUN, cioè dalla rappresentanza dei professori, che ha lavorato solo per allargare i posti di ogni disciplina nel maggior numero possibile di corsi di laurea, disinteressandosi allegramente della logica scientifica e della plausibilità per gli studenti. Altro tema che sembra verrà affrontato: il blocco dei concorsi. Anche questa è una vecchia ricetta che non ha portato a nessun risultato. Il tema vero, cioè uscire da un sistema concorsuale che non può per sua natura che provocare un piagnisteo generale, non è affrontabile. Il reclutamento dei professori, come quello degli artisti in un teatro o dei redattori in un giornale, non è organizzabile come una misurazione "oggettiva" delle differenze di merito, come una specie di "giudizio universale". Si può certo fare in modo che i brocchi non vengano fatti passare per purosangue, ma poi quando si sceglie fra questi ultimi ci sarà sempre un margine di discrezionalità, simpatia, fiuto e quant'altro. La sostanza del ragionamento è che la riforma o la razionalizzazione dell'università italiana nel suo complesso è semplicemente impossibile. Vi figurate un parlamento che elimina le molte nuove sedi clientelari, lasciando a casa studenti e professori, amministrativi e bidelli? Che toglie il buon guadagno agli affittacamere ed ai baristi dei luoghi interessati? La sostanza dunque è che se si vuole davvero rilanciare la riforma e l'istruzione superiore bisogna prendere la vecchia ricetta francese del post 1968. Accontentarsi che le università continuino a funzionare più o meno così (certo raddrizzando le storture scandalose e intollerabili), ma creare ex novo sedi dedicate alla ricerca dove, con estremo rigore ed affidandosi a persone all'altezza del compito (non agli amichetti autopromossi di questo o quel politico), si parta da zero per creare standard di eccellenza a livello internazionale. In quei luoghi si potrà fare quello che serve, cioè la rivoluzione: fregarsene di quel che pensa la propria corporazione disciplinare, reclutare in vista degli alti obiettivi che ci si pone e non degli equilibri negoziati coi colleghi di una vita, selezionare duramente i migliori studenti. Poiché questi luoghi saranno pochi ed i numeri dei docenti piccoli, su questi si può fare un rigorosissimo monitoraggio internazionale. Sul complesso di tutti i professori e ricercatori italiani è semplicemente impossibile, perché se lo si facesse seriamente, cioè entrando nel merito della produzione di ciascuno e non giudicando i prodotti a chilo e a spanna, il tempo necessario sarebbe tale che la valutazione rischierebbe di arrivare quando l'esaminato va in pensione. Dunque senza possibilità di dargli in tempo un premio se è bravo, o di impedirgli di continuare a far danni se non è all'altezza. C'è in questo paese voglia e coraggio per fare questa rivoluzione? L'ardua sentenza la lasciamo per forza ai posteri. Ai contemporanei ci accontentiamo di dire che è urgente che si faccia qualcosa per evitare che, complici i populismi di destra e di sinistra, passi l'immagine di un sistema di ricerca e di alta istruzione tutto frutto di corruzione familistica e di bassa qualità. Non solo non è così, ma questa immagine ci danneggia oltre misura: danneggia i nostri ragazzi che vanno in giro per il mondo e si portano questa cattiva immagine sulle spalle, danneggia la nostra ricerca di fondi per la ricerca a livello europeo e internazionale, perché nessuno vuol buttare soldi in un sistema che si autodefinisce corrotto e ignorante.
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da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Un momento della manifestazione degli studenti a Fabriano contro la riforma Gelmini Nella città della carta sono a rischio accorpamento cinque istituti superiori e anche la scuola media della frazione di Albacina
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da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi JESI «Non pagheremo noi la vostra crisi». E poi: «Non tagliate il nostro futuro». A ribadirlo in due grandi striscioni i circa 600 studenti che ieri mattina hanno sfilato per le vie della città, con partenza da piazza della Repubblica e arrivo in viale della Vittoria, dove per più di un'ora è stato bloccato il transito alle auto. Un corteo interminabile, indetto dal Collettivo studentesco Corto Circuito, al quale hanno preso parte anche genitori, insegnanti ed operatori scolastici contrari alla riforma Gelmini. «Siamo convinti - ribadiscono gli organizzatori, chiaramente soddisfatti per la grande affluenza alla manifestazione - che non si possono risolvere i problemi della scuola pubblica tagliando i fondi ad essa destinati, né dividendo le classi e neppure ritornando al maestro unico. Attraverso questo piano politico l'istruzione non sarà legata al merito, ma al reddito, al paese d'origine e all'appartenenza politica. Siamo noi il futuro e pretendiamo una scuola libera, garantita e accessibile a tutti». Durante il percorso, arricchito dall'immancabile sound system, sono stati appesi striscioni negli vari istituti, ad eccezione del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di corso Matteotti dove non è stato consentito, e addirittura sull'Arco Clementino. Il corteo si è quindi fermato in viale della Vittoria: tutti seduti a terra ad ascoltare i numerosi interventi che si sono succeduti, con buona pace dei tanti automobilisti che percorrono quotidianamente l'arteria stradale, fra le più intasate di Jesi. Ma nessun problema di ordine pubblico. La manifestazione, che si è conclusa attorno all'una, è stata organizzata per protestare, si legge nel volantino distribuito ai partecipanti, contro «il taglio dei fondi pubblici a fronte del mantenimento di mezzo miliardo di euro per le scuole private, la ripresa del cinque in condotta che andrà ad influire sulla media scolastica, il maestro unico, l'eliminazione degli organi studenteschi e i pesanti tagli al personale». Probabili altre mobilitazioni. M.Tar.
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da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di CLAUDIO CURTI FABRIANO Studenti fabrianesi in piazza per protestare contro il decreto Gelmini. Circa trecento ragazzi degli istituti superiori della città che si sono radunati nello spiazzo antistante l'Itis "A. Merloni" in via don Riganelli. I cortei sono partiti da ogni singola scuola. Una volta giunti davanti all'Itis, sono stati ribaditi i "no" al decreto Gelmini. «Una manifestazione per la scuola e non contro la scuola - spiegano gli studenti - Per la prima volta a Fabriano tutte le scuole si sono trovate unite per far sentire la propria voce». Lo slogan più gettonato: "Noi la crisi non la paghiamo" e in molti avevano un "santino" raffigurante il ministro Gelmini con su scritto "Beata ignoranza". Non tutti, però, hanno protestato. Azione studentesca, ad esempio, ha distribuito nelle varie scuole alcuni volantini di appoggio alla riforma. «Siamo assolutamente convinti che la riforma va nella direzione giusta», dicono. Molto sentito fra i manifestanti il problema relativo ai possibili accorpamenti degli istituti con meno di 500 studenti. A rischiare a Fabriano sono il Liceo classico, l'Ipsia, l'Agraria, Ragioneria-Geometri-Turistico e la sede distaccata dell'istituto d'Arte. «In un momento simile per la città - hanno ribadito gli studenti in piazza - non è pensabile venir meno agli investimenti sulla formazione«. La situazione per quel che riguarda gli accorpamenti, effettivamente, non è rosea, fermo restando le possibili deroghe previste per le zone montane. Come detto a rischiare maggiormente sono, in questo momento, l'Itc "Morea" - che raggruppa Geometra, Ragioneria e Turismo - che si ferma attualmente a quota 494 studenti. Segue il liceo Classico "Stelluti" che arriva a 484 studenti. Si ferma a 460 studenti il "Miliani-Vivarelli", vale a dire il Professionale e l'Agraria. La sede distaccata dell'istituto d'Arte "Mannucci" attende le decisione della "casa madre" di Ancona. «Fabriano ha già in animo di rivedere, perfezionandolo, il piano dell'offerta formativa. Ma è chiaro - ha dichiarato nei giorni scorsi l'assessore alla Pubblica istruzione della città della carta, Sonia Ruggeri - che faremo lavoro di squadra per mantenere ciò che abbiamo. Soprattutto in questo momento difficile per l'economica comprensoriale, occorre puntare sulla formazione che è, attualmente, assolutamente rispondente alla richiesta che ci proviene dal mondo del lavoro». Non solo alcuni istituti superiori fabrianesi rischiano gli accorpamenti: anche la scuola media della popolosa frazione di Albacina potrebbe subire conseguenze dal decreto Gelmini. Questa scuola, infatti, ha attualmente iscritti meno di 50 studenti. La Provincia di Ancona, attraverso l'assessore Maurizio Querceti si sta già muovendo per monitorare la situazione. Non è da escludere che, a breve, possa essere convocati incontri con i vari amministratori per stabilire l'iter da seguire.
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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(Messaggero, Il (Ancona))
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi Massiccia partecipazione della Marche alla manifestazione di Roma contro la legge Gelmini: oltre 38 pullman i pullman venuti dalla regione, con circa 2.000 persone a bordo che si sono unite - informa la Cisl marchigiana - "al coro di no organizzato da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Confsal e Gilda contro i provvedimenti appena approvati in Senato". Si tratta - secondo Francesca Conti, segretario regionale Cisl Scuola e Stefano Mastrovincenzo, segretario Cisl Marche - di "una rivoluzione che ci farà compiere grandi passi verso il passato. Il Governo, rispetto a temi fondamentali come la scuola, non può decidere con azioni improntate al puro dirigismo". Invece "un ampio dialogo è ancora possibile" perchè, "pur passati in Senato, per la trasformazione in legge i provvedimenti del Ministro necessitano ancora della discussione e approvazione dei relativi decreti attuativi.
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da "Messaggero, Il (Pesaro)"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Chiudi di ZENO LEONI Studenti delle medie, delle superiori, universitari. In mille, fianco a fianco, nel giorno dello sciopero generale della scuola hanno marciato ieri nel cuore della città contro la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti. La rabbia dei studenti ha sfilato da piazza Cavour alle Muse, al ritmo degli slogan urlati dagli altoparlanti. A guidare il corteo, dietro un gigantesco striscione, il collettivo studentesco Metropolis e gli universitari dell'assemblea "No 133" (ovvero i ragazzi che occupano da tre giorni Ingegneria). Nel serpentone, a dar man forte, anche duecento studenti arrivati da Recanati. Ed è solo l'inizio: il 5 novembre si torna in piazza con la mobilitazione degli universitari da corso Carlo Alberto a piazza Roma. La grande manifestazione di ieri è iniziata alle 9,25 con il raduno sotto la statua del Conte. Il corteo ha iniziato a marciare al suono dei tamburi, mentre ragazzi con i megafoni cercavano di spiegare i motivi della protesta a quanti stavano a guardare. «Non siamo oggi qui per saltare una lezione, perché la manifestazione è un rito o perché vogliamo bloccare lo sviluppo di un paese - gridava al megafono sul tetto di una Ford Fiesta bordò che precedeva il corteo Kevin Carboni, studente dell'Itis Volterra e rappresentante del collettivo studentesco Metropolis -. Le riforme Tremonti e Gelmini ci riportano in dietro di 150 anni quando l'istruzione era d'elite. Scenderemo in strada anche il 5 novembre». «Non ci lasciamo strumentalizzare da nessuno - spiegava nel corteo Enrico Bonventi del liceo Galilei - e non descriveteci come facinorosi». Sara Miccobelli ha 17 anni ed è arrivata da Macerata. «Studio ragioneria - racconta preoccupata -. La legge Gelmini abolisce le ore di laboratorio, come potrò imparare economia aziendale? Senza i laboratori le scuole più specialistiche sono inutili». Gli studenti delle superiori alla loro prima uscita cantano a squarciagola e urlano alla gente affacciata dalle finestre di unirsi a loro. Cosa che hanno fatto una cinquantina di insegnanti, rimasti defilati in coda ai manifestanti. «Appoggio gli studenti e sono assolutamente contrario a questa riforma - spiega Angelo Marcelli, insegnante alle superiori e rappresentante dei Cobas che a titolo personale seguiva la protesta -. Insegno matematica e fisica ma con l'accorpamento delle "classi di concorso" potrei ritrovarmi a tenere lezioni di scienze, quando questa materia non c'entra niente con la mia specializzazione. Inoltre saranno chiuse le scuole nei centri montani con meno di 50 iscritti, dove andranno quei ragazzi?» Arrivati di fronte alle Muse, i ragazzi si sono seduti per dar vita a un dibattito "urlato". «Noi la crisi non la paghiamo» e «tutti uniti contro il decreto» i cori più gettonati. Poi di nuovo tutti a piazza Cavour per le conclusioni. All'altezza di piazza Stamira un'insegnante prende il megafono: «Siete bravi e coraggiosi - grida Elisabetta Bartolucci, giunta al trentesimo anno di servizio - lo sciopero con voi e i precari che sono qui vale doppio». Poi a mezzogiorno tutti a casa. Non finisce qui. Nel pomeriggio del 5 novembre l'assemblea "No 133", attualmente impegnata in un'occupazione permanente del salone polifunzionale di Ingegneria, lancia una nuova mobilitazione. Universitari e non, manifesteranno da corso Carlo Alberto a piazza Roma mentre lunedì potrebbero tenersi nei pressi delle varie facoltà le prime lezioni all'aperto. Invece ieri mattina in contemporanea con la grande marcia hanno protestato contro la legge Tremonti i militanti di "Lotta studentesca", politicamente vicini a "Forza nuova" organizzando un picchetto con volantinaggio di fronte agli uffici del provveditorato in via XXV aprile.
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da "Nazione, La (Umbria)"
del 31-10-2008)
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PERUGIA / TRASIMENO pag. 9 Studenti e professori sfilano a Roma Ma alcuni bus rimangono bloccati LA PROTESTA MANIFESTANTI Quaranta i pullman partiti dalla regione ? PERUGIA ? LA CAPITALE ieri è stata invasa da una valanga di studenti, insegnanti, sindacalisti e intere famiglie, mobilitati contro la riforma Gelmini. Sono arrivati da tutta Italia. Rumorosi e festanti, con slogan, striscioni, cappellini e fischietti, sembravano in gita più che in corteo. L?Umbria con una quarantina di pullman è stata tra le regioni più «presenzialiste». Peccato però che gran parte dei pullman della nostra flotta, capitanata dalla Cgil scuola, sia rimasta temporaneamente bloccata in mattinata alle porte dell?Urbe, insieme a un altro centinaio di bus pieni di manifestanti. «E? stata una mobilitazione immensa ? ammette Giuliana Renelli (Cgil) ?. Una protesta trasversale che ha coinvolto migliaia di persone e perfino tanti bambini delle elementari». Ha manifestato anche l?assessore regionale alla formazione Maria Prodi. «La mia partecipazione ? commenta ? e quella di rappresentanti delle Regioni governate dalla Destra, vuole testimoniare la richiesta al Governo di invertire la rotta e riaprire un dialogo con il paese reale, con la scuola e con le stesse Regioni». Intanto, a Perugia e Terni, davanti ai portoni delle scuole, le associazioni di studenti di centrodestra (Idee in movimento e Azione studentesca) hanno iniziato ieri a distribuire volantini informativi sulla legge Gelmini, «perché ? dicono ? non dobbiamo permettere che i professori e i sindacati ci telecomandino». Non si ferma con il corteo romano neanche la protesta di studenti e docenti universitari di Perugia, contro i tagli governativi. Ritornano da oggi le lezioni in piazza. Dalle 12 alle 14 la professoressa Cristina Papa discuterà di antropologia davanti la sede Rai. Mentre per lunedì si sono già prenotati il preside di Lettere Giorgio Bonamente (12-14) e il professor Paolo Bartoli (15-16) per una «cattedra» in piazza IV Novembre. Il movimento promette sorprese anche per domani, in piena «Fiera dei morti». E dai banchi della politica arrivano prese di posizione contro il decreto. Ieri è stata presentata una mozione dei gruppi di Pd, Prc, Pdci e Verdi del Consiglio regionale, «per sollecitare la giunta affinchè il Governo riveda la propria posizione sui tagli programmati, apra un tavolo di confronto e ascolto con le istituzioni locali, i sindacati, gli studenti e gli operatori». Il centrosinistra di palazzo Cesaroni, critico sul complesso dei provvedimenti del Governo per scuola e università, sollecita i parlamentari umbri a impegnarsi per scongiurarne l?attuazione, in quanto danneggiano l?intero sistema regionale e nazionale». Per i gruppi del centrosinistra con la legge 133/2008 l?Umbria, rischia di perdere 1.600 posti di lavoro (900 insegnanti e 696 dipendenti Ata) e una sessantina di plessi. Silvia Angelici Marta Gara Image: 20081031/foto/7462.jpg
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da "Nazione, La (Umbria)"
del 31-10-2008)
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CITTA' DI CASTELLO pag. 12 «Studi Altotiberini» gemellato agli «Amici della Storia» ? CITTA? DI CASTELLO ? STUDENTI E INSEGNANTI in sciopero anche a Città di Castello con una delegazione di manifestanti che è stata ricevuta dal sindaco. Intanto lunedì arriva il ministro ombra all?istruzione Mariapia Garavaglia (nella foto). Numerosi alunni tifernati hanno scioperato ieri mattina col corteo della manifestazione che è sfilato nel centro della città per poi fare sosta davanti alla residenza municipale. Nell?atrio del palazzo del Comune, il sindaco Fernanda Cecchini ha accolto i partecipanti e, sollecitata ad intervenire, ha sottolineato come «gli enti locali non siano controparte nella vertenza che vede il mondo della scuola e le famiglie mobilitate contro i tagli della legge Gelmini. Abbattere i finanziamenti significa chiudere i servizi o ridurne la qualità». Il primo cittadino ha quindi chiesto che «non si interrompa la collaborazione tra i vari livelli istituzionali. La presenza di insegnanti, studenti e genitori testimonia come siano molti i soggetti che si sentono penalizzati dalle misure della riforma: auspichiamo che il governo rifletta». Ed è inserito nel fronte caldissimo della scuola il prossimo appuntamento del Pd: un incontro con la Garavaglia. L?iniziativa si svolgerà lunedì alle 18 nella sala del Consiglio comunale. La senatrice illustrerà ai dirigenti scolastici, insegnanti, studenti e genitori le proposte del Pd alternative alla riforma imposta dalla maggioranza. Sarà presente anche Maria Pia Bruscolotti.
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da "Nazione, La (Umbria)"
del 31-10-2008)
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FOLIGNO pag. 15 Nuova ala del cimitero: taglio del nastro con il vescovo di PATRIZIA PEPPOLONI ? FOLIGNO ? LAVORATORI e studenti insieme. Ieri mattina la protesta è scesa per le vie della città, ed hanno camminato fianco a fianco le preoccupazioni dei lavaratori della Rapanelli, afflitti dal timore di tagli occupazionali e in attesa di conoscere il dettagli del piano industriale, e la rabbia degli studenti in lotta contro la riforma Gelmini, approvata ieri l?altro al Senato. Quasi duecento i ragazzi partecipanti, oltre settanta i lavoratori. L?appuntamento, per tutti, è stato poi in piazza della Repubblica, luogo di approdo del corteo, dove si sono ritrovati anche i sindacati, in prima linea le rappresentanze del settore meccanico, Fim, Fiom e Uilm. Il segretario provinciale della Cgil, Filippo Ciavaglia, ha definito l?iniziativa «pienamente riuscita» dal punto di vista dell?adesione. «Rispetto alla Rapanelli ? ha detto Ciavaglia ? il clima è ora essenzialmente di attesa, aspettiamo l?esito dell?incontro di lunedì all?Assoindustria di Perugia. In quella sede ci auguriamo di poter conoscere la strategia aziendale per arginare la crisi. Ovviamente la nostra richiesta sarà nel senso di un mantenimento dei livelli occupazionali, fermo restando che ascolteremo analisi e proposte, con l?ovvia disponibilità a trattare, sempre puntando alle condizioni più favorevoli per i lavoratori, anche dal punto di vista salariale. Così come chiederemo di mantenere quello folignate come sito di produzione e non solo di marketing». Com?è noto la tensione in questi giorni era cresciuta non poco in azienda, per il timore di tagli, abbinati ad un trasferimento a Bevagna. Tensione acuita dall?incidente che si era verificato fuori dai cancelli dell?azienda durante l?assemblea permanente: un dirigente, che tentava di entrare in fabbrica nonostante il blocco, aveva urtato col fuoristrada due manifestanti, che erano dovuti ricorrere poi alle cure del pronto soccorso. Per questo episodio i vertici aziendali hanno poi «sospeso» il dirigente in questione. «In ogni caso ? ha concluso Ciavaglia ? i lavoratori continuano a dimostrare grande senso di responsabilità ed hanno ripreso il lavoro per garantire le commesse. Ora aspettiamo di vedere cosa succederà lunedì». SUL FRONTE anti-Gelmini, come si diceva, anche gli studenti folignati si sono fatti sentire. Per l?amministrazione comunale sono intervenuti in piazza il sindaco Marini e l?assessore Flagiello. Nel suo breve intervento di saluto, Marini ha detto di condividere le motivazione della protesta, «poiché il decreto Gelmini ? ha detto ? più che una riforma per la scuola, si presenta per quello che è, e cioè, un pesante insieme di tagli finanziari». Contro il decreto Gelmini si sono schierati anche i genitori di alcune scuole di Foligno (primarie e secondarie), che hanno consegnato al sindaco Manlio Marini le 800 firme raccolte per protestare contro il provvedimento. «Lo stesso Marini ? riferisce una nota del Comune ? e l?assessore all?istruzione, Salvatore Stella, hanno firmato la petizione». Image: 20081031/foto/7535.jpg
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 20 - Grosseto «Lo sport rischia la paralisi» Petrucci: la Finanziaria toglierà al Coni 113 milioni «Se il disegno di legge verrà approvato alcune federazioni come il canottaggio chiuderanno» ROMA. I tagli previsti dalla legge finanziaria e i rapporti tra sport e scuola. Questi i principali temi trattai dalla Giunta nazionale del Comitato Olimpico italiano, riunitasi al Foro Italico. Il presidente Gianni Petrucci, durante la conferenza stampa finale, ha fatto il punto della situazione: «Il disegno di legge della finanziaria 2009 prevede al momento un taglio per il Coni del 25 per cento, ovvero 113 milioni di euro sui 450 stanziati (ne resterebbero quindi 337, ndr)». «E' chiaro che, pur comprendendo da cittadino il difficile momento che attraversa il Paese che ha altre priorità, non posso non fare presente le necessità dello sport italiano». «Non c'è alcuno spirito polemico - ha spiegato Petrucci - però è chiaro che, se questi tagli saranno confermati, delle federazioni (ad esempio la Federcanottaggio, ndr) sarebbero paralizzate, visto che vivono al 90 per cento di contributi Coni e non hanno entrate dalle sponsorizzazioni. E anche la Federcalcio, ad esempio, si ritroverebbe ad avere circa 28 milioni di euro in meno». E, visto il difficile momento, «il segretario generale Pagnozzi farà partire nei prossimi giorni una circolare amministrativa alle Federazioni al fine di contenere al massimo le spese, sempre tenendo conto che per Coni sono tre i punti non riducibili: spese fisse, spese per il personale e ammortamenti». Queste uscite insopprimibili ammontano a circa 190 milioni di euro che, se sottratti ai 337 provenienti dalla Finanziaria, lascerebbero solo 157 milioni al Coni per i contributi alle federazioni. «Adesso non so su cosa potremo risparmiare ma non voglio creare allarmismi. Mancano ancora due mesi e comunque voglio ringraziare quei parlamentari che stanno tentando con un emendamento alla Commissione Cultura di modificare la situazione». «Il sottosegretario Crimi - ha proseguito il numero uno del Coni - conosce già bene la situazione e so che cercherà di fare tutto il possibile per aiutarci, ma non può certo avere la bacchetta magica. Per questo non posso essere ottimista, perchè noto che la situazione è questa. Dobbiamo essere realisti, senza illudere nessuno». Per quanto riguarda i rapporti con la scuola, Petrucci ha annunciato che nei prossimi giorni ci sarà un incontro col sottosegretario allo sport, Rocco Crimi, per definire le strategie da portare all'attenzione del ministro Maria Stella Gelmini: «Metteremo a disposizione tutto il nostro 'know how' ben sapendo che in questi giorni è inopportuno parlare di queste cose visti i problemi che l'istituzione scolastica sta affrontando». Il presidente del Coni ha poi confermato che oggi la Fiba (Federazione Internazionale di Basket) sarà ricevuta a Palazzo Chigi «a dimostrazione del supporto che il Governo, insieme al Coni, sta fornendo alla candidatura dell'Italia per ospitare i Mondiali di Basket del 2014. Io sono ottimista ma so bene che ci dovremo misurare con colossi come Spagna, Francia e Cina». In conclusione, dopo aver fatto i complimenti al membro del Cio, Manuela Di Centa - per l'intervento fatto a Montecitorio in occasione del 90/o anniversario dalla fine della Grande Guerra sul coraggio e sul valore delle Portatrici Carniche - Petrucci ha anche comunicato che il prossimo 11 novembre, al Salone d'Onore del Coni, verrà presentato il primo 'Rapporto sport e società', realizzato in collaborazione col Censis. Sull'ipotesi dell'eventuale taglio di fondi al Coni è intervenuto subito il Comitato di presidenza della Figc, riunitosi ieri. «L'eventuale riduzione dei fondi - si legge in una nota della Figc - non potrebbe che determinare consistenti tagli delle erogazioni in favore di tutte le componenti del mondo del calcio, atteso peraltro che le contribuzioni provenenti dal Coni vengono attualmente finalizzate, in particolare, per l'organico svolgimento dell'attività dilettantistica e di base, per il ristorno a carico della Figc delle spese arbitrali, per l'attività delle Nazionali giovanili e per il funzionamento dei Settori di servizio, Settore giovanile e scolastico e Settore tecnico».
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da "Nazione, La (Umbria)"
del 31-10-2008)
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CRONACHE pag. 19 di STEFANO CINAGLIA ? TERNI ? S I ACCENDE l... di STEFANO CINAGLIA ? TERNI ? S I ACCENDE la polemica in seno all?udienza preliminare per le presunte molestie sessuali di don Pierino Gelmini su dieci ospiti della Comunità Incontro di Amelia. Lo scontro, stavolta, è tra la difesa e il giudice che deve decidere anche su altri tre indagati (due collaboratori dell?ex sacerdote e la madre di uno dei denuncianti accusati di favoreggiamento). Accogliendo la richiesta del pm Barbara Mazzullo, il gup Pierluigi Panariello ha disposto che saranno ascoltati con la formula dell?incidente probatorio i dieci giovani che sostengono di avere subìto le molestie mentre erano ospiti della struttura di Molino Silla di Amelia, casa-madre della Comunità. Don Gelmini, difeso dagli avvocati Filippo Dinacci e Lanfranco Frezza, ha sempre respinto ogni accusa, cosi come i coindagati. SE IL PM aveva motivato l?istanza con il rischio che le presunte parti offese potessero subire «pressioni» finalizzate a rivedere le dichiarazioni, il gup Panariello nel provvedimento avrebbe fatto riferimento a due degli ex ospiti della struttura che prima hanno accusato don Gelmini e poi ritrattato le loro affermazioni. Confermato in sostanza dal giudice, quindi, il rischio di «ripensamenti» anche per altri denuncianti. Di qui la decisione dell?incidente probatorio che cristallizzando le testimonianze d?accusa darà loro valore di prova in un eventuale dibattimento. Il giudice ha anche congelato le richieste di accedere al rito abbreviato che erano state presentate dai due collaboratori del fondatore della Comunità, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, decidendo di valutarle, in termini di eventuale ammissione, dopo l?incidente probatorio che comincerà il 4 dicembre. Scelte ? quest?ultima in particolare ? che fanno infuriare l?avvocato Manlio Morcella, difensore di Nicolasi e portavoce della Comunità. «Un provvedimento non condivisibile dalla prima all?ultima parola ? dichiara il legale ?. Il giudice si è appiattito sulla posizione del pm, ennesima dimostrazione per cui appare sempre più impellente la necessità di separare le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti». Secondo Morcella, il congelamento delle richieste di rito abbreviato rappresenta «un atto incredibile ed abnorme, per il quale stiamo valutando se presentare ricorso in Cassazione». PER LA DIFESA, inoltre, «non esistevano le condizioni per poter ammettere in maniera tanto diffusa l'incidente probatorio in questa fase, anche perché i suoi effetti potrebbero interferire indebitamente sulle posizioni che si sarebbero dovute decidere con il rito abbreviato. Non esisteva nessuna esigenza sopravvenuta alla richiesta di rinvio a giudizio. In questo modo viene snaturata la stessa funzione dell'udienza preliminare, trasformata in udienza dibattimentale». IL 4 DICEMBRE intanto sono stati fissati sia la deposizione di Michele Iacobbe, il primo degli accusatori di don Gelmini, sia il confronto dello stesso Iacobbe con Riccardo Bonetta, al quale avrebbe raccontato in cella di aver inventato le accuse nei confronti di don Pierino per estorcere denaro alla Comunità.
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da "Nazione, La (Umbria)"
del 31-10-2008)
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SPOLETO pag. 16 ? NORCIA ? LE RASSICURAZIONI del ministro Gelmini e quelle del Pdl n... ? NORCIA ? LE RASSICURAZIONI del ministro Gelmini e quelle del Pdl nursino a proposito della salvaguardia delle scuole di montagna contenuta nella riforma dell?istruzione, approvata in Parlamento, non convincono il circolo territoriale di Norcia del Partito democratico. Che in una nota ribadisce: «La realtà è che molte scuole medie ed elementari dei paesi della Valnerina che sono sotto i 50 alunni sono a rischio elevato di chiusura, mentre alcuni istituti comprensivi, come quelli di Norcia e Cascia, sono a rischio elevato di accorpamento». «L?applicazione letterale di questi provvedimenti ? continuano dal Pd ? comporterebbe una penalizzazione inaccettabile per i nostri centri montani, che perderebbero un centro vitale qual è la scuola. Le scuole di montagna non dovrebbero essere penalizzate, ma al contrario, valorizzate e tutelate». Prima che il decreto Gelmini fosse trasformato in legge, il Pdl di Norcia aveva dato notizia dell?accoglimento, da parte del Governo, di un ordine del giorno proposto dal senatore Benedetti Valentini (nella foto) per «conservare le presenze scolastiche primarie e medie nei centri minori, particolarmente montani o comunque periferici». «Purtroppo gli ordini del giorno non sono vincolanti per il Governo ? ribatte il Pd ? e spesso rimangono lettera morta».
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Ieri 350 alunni e professori reatini a Roma Scuola, sono già 56 i posti di lavoro persi con la Gelmini Ieri sciopero negli Istituti superiori di Rieti di molti studenti, diversi professori e personale Ata. Allo scientifico «Jucci» sarebbero entrati circa 50 studenti su 800. Sciopero anche al polo didattico di Poggio Mirteto. Non dimentichiamo però che molti studenti hanno disertato le lezioni in previsione della possibile adesione allo sciopero dei professori. Da Rieti sono partiti otto pullman carichi di circa 350 persone diretti verso Roma per la manifestazione contro la riforma scolastica del ministro Gelmini. Le ragioni della manifestazione sono state molteplici. Si lamenta ad esempio la soppressione del tempo pieno e il fatto che i precari resteranno senza posto. «Rieti perde 322 posti di lavoro nell'anno scolastico 2008/2009 tra tagli, classi accorpate e incarichi annuali che non vengono più dati», afferma il segretario Snals. E finalmente l'Ufficio scolastico provinciale svela ai sindacati il numero preciso dei tagli che hanno già interessato Rieti e provincia: si tratta di 56 posti di lavoro.Eli. Sar.
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Per l'esponente forzista il decreto Gelmini è solo una riorganizzazione della scuola primaria «Alcuni ragazzi sono stati strumentalizzati dai politici» Sulla recente riforma del sistema scolastico abbiamo ascoltato il coordinatore regionale di Forza Italia Alfredo Pallone. «Il decreto Gelmini è diventato legge. La storia testimonia che ogni volta che qualsiasi ministro dell'istruzione abbia provato a mettere mano al sistema scolastico italiano, gli studenti sono scesi in piazza. è questo il punto. I ragazzi sono stati strumentalizzati da Veltroni, Di Pietro e tutti i suoi accoliti. Il decreto Gelmini non ha preteso di essere una riforma scolastica, ma una riorganizzazione della scuola primaria. Tanto è vero che se volessimo fare una critica, dovrebbe semmai riguardare il fatto che attualmente non si è presa in considerazione la scuola secondaria e l'università. Ora mi stupisce ancor più che molta carta stampata abbia dedicato tante pagine alle contestazioni, senza dedicare un minimo di attenzione a tutti quei genitori e quegli studenti che, sebbene maggioranza, si sono visti privare della libertà e del diritto a usufruire di un servizio pubblico che non può essere interrotto e che deve garantire a chi lo desidera la facoltà di recarsi presso gli istituti scolastici e frequentare regolarmente le lezioni. Riconosco a queste manifestazioni un valore importante, ma dico anche che quando la sinistra decide di cavalcare con la propaganda questi giovani, commette un sacrificio umano gravissimo che si ripercuoterà sulla loro stessa pelle. Non crede che sia abbastanza naturale che l'opposizione al Governo si comporti in questo modo? L'ho già detto. Mi dovrebbero dire se il Governo ha un'opposizione che si chiama Pd o Pg. è partito Democratico o Gramsciano Comunista? Di democratico c'è ben poco se non il nome: la scuola che la sinistra vuole dipingere è più vicina alle contestazione del '68 che non all'istruzione del ventunesimo secolo. E tutti conosciamo troppo bene quali danni abbia prodotto quella scuola e quanto tempo ci sia voluto per rimediare, anche se solo in piccola parte, allo svilimento di un sistema che con la meritocrazia , con la competizione e con l'innovazione non aveva niente a che fare. Anche molti ragazzi che frequentano le scuole di Frosinone e provincia sono scesi in piazza. Conosco molto bene il territorio della provincia di Frosinone, se non altro perché è qui che sono nato e che ho cominciato la mia attività politica e posso dire che sono giorni che ricevo segnalazioni di genitori indignati perché colpevoli del fatto di avere figli che non sono interessati dalle contestazioni, ma che desiderano solo recarsi nelle aule per imparare quanto sarà necessario per poter costruire il proprio futuro di adulti e di lavoratori consapevoli, senza essere sbeffeggiati da compagni pseudo rivoluzionari, ma soprattutto dagli quegli stessi insegnanti che dovrebbero sentire il peso del proprio ruolo e, con professionalità ed orgoglio, educare ed istruire i nostri giovani. Se non altro per esperienza, ricordo che in tempi non lontanissimi le manifestazioni di piazza venivano organizzate il sabato e nel pomeriggio. Tutti saremmo curiosi di vedere quanti di quegli studenti che oggi scendono in piazza insieme con i professori, per contestare un ministro di cui spesso non conoscono neanche il nome, sarebbero disposti a fare altrettanto. Ed è quanto meno stravagante che questi politici di sinistra che inneggiano allo sciopero, iscrivano poi i propri figli nelle scuole private tanto demonizzate.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 24 - Spettacolo Partecipazione on line Negli Usa internet è il primo luogo della protesta Si avvicinano le elezioni americane e può essere interessante notare che, su Internet, le opinioni dei due candidati Barack Obama e John McCain sono praticamente le stesse (un puntuale confronto su http://www.key4biz.it/News/2008/10/28/e-Society/obama-mcain-net-neutrality-privacy-consumatori.html). Entrambi vogliono evitare forme di regolazione troppo rigida, manifestano l'intenzione di proteggere i bambini dagli abusi e, seppur con accenti diversi, garantiscono che eviteranno ogni forma di tassa su Internet. Già, forse non ci pensiamo spesso, ma Internet è sicuramente una delle poche cose importanti su cui non c'è alcuna tassa...... sarà un caso che si sia sviluppata così tanto? Entrambi i candidati insistono sul fatto che Internet è uno spazio di neutralità che va preservata: belle parole, vedremo se sapranno mantenerle. Mi domando se Internet ha assunto nella vita italiana il peso e il rilievo che ha in quella americana: la risposta è facile, no. In questi giorni sono in atto in tutta Italia proteste vibrate contro i decreti governativi su scuola e università, le strade sono invase da cortei di studenti professori e genitori, e proviamo allora a cercare su Google "Gelmini studenti". I risultati non mancano: 827.000 ricorrenze. Tuttavia, se guardiamo bene ci accorgiamo che quasi tutti i testi sono in forma di notizie: sono quotidiani, giornali on line, agenzie, blog che riportano una serie di notizie sui movimenti studenteschi e sui ben noti decreti in questione. Assai meno sono strumento di mobilitazione e di spiegazione di cosa c'è in questi decreti, anzi ormai leggi, come per esempio troviamo in un blog, http://bambinicoraggiosidue.blogspot.com/ che ha un bel titolo e ma che è collegato, lo scopriamo consultandolo, a Italia dei valori. Negli Stati Uniti Internet sarebbe stato il primo luogo della protesta. Direte voi: dovendo contrapporsi ad istituzioni così lontane dai cittadini da essere virtuali, le manifestazioni hanno percorso (anzi riscoperto) il percorso dell'essere qui e ora, tangibilmente, nelle piazze. Ma è anche vero che da noi Internet è ormai la più grande agenzia informativa (a cominciare dalle versioni on line dei quotidiani), non ancora un elemento forte della cittadinanza, dell'essere cittadini. Come esserci davvero, in carne ed ossa, ma contemporaneamente aiutandoci con la dimensione virtuale e con la condivisione della conoscenza che Internet permette: forse varrà la pena di pensarci su. menduni@uniroma3.it www.mediastudies.it
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa Dislessia La riforma Gelmini identifica le difficoltà specifiche di apprendimento Cinque proposte di legge (bipartisan) aspettano d'essere discusse in Parlamento Mio figlio non legge Giancarlo Calzolari Fino a poco tempo fa in Italia il problema della dislessia, un disturbo specifico dell'apprendimento, spesso di origine genetica che riguarda la difficoltà di lettura di calcolo o anche di scrittura, non era abbastanza conosciuto. Adesso per fortuna siamo a conoscenza del fatto che il bambino dislessico non è pigro o, peggio ancora, un piccolo furbacchione. E non è meno intelligente degli altri. Per lui, più semplicemente, scrivere o fare i calcoli non è facile e automatico come è per i compagni «normolettori». Per i ragazzi di oggi che affrontano questo disturbo la vera grande medicina, non è una pillola, ma una maggiore attenzione nei loro confronti, come dice la professoressa Roberta Penge presidente dell'Aid, l'associazione che ha tenuto un incontro al Senato per illustrare la necessità di una nuova normativa legale. «Una nuova legge - esordisce la professoressa - per permettere di avvalersi, mentre sta a scuola di strumenti tecnologici, (ad esempio il computer con il correttore automatico, la calcolatrice, l'audiolibro, il libro digitale con il sintetizzatore vocale) ma anche di essere esonerato dallo studio della lingua straniera in forma scritta, di fare i compiti scritti con tempi più lunghi o di sostenere colloqui orali. La difficoltà a leggere, scrivere e far di conto sono disturbi che interessano un solo aspetto delle capacità cognitive. Cionostante il disturbo si ripercuote su molte aree del funzionamento dell'individuo e può avere conseguenze importanti sul successo scolastico, lavorativo e sociale e sul suo benessere psichico». La dislessia è una malattia facilmente diagnosticabile? «Sì, ma c'è ancora chi la confonde con le situazioni di svantaggio sociale, con le conseguenze di una didattica inadeguata, con un atteggiamento di scarso investimento sulla scuola con cause educative o psicologiche. Queste convinzioni ledono i diritti dei bambini dislessici riducendo il loro riconoscimento e la loro segnalazione ai servizi specialistici: per ogni bambino dislessico riconosciuto ce ne sono almeno altri tre, con le stesse difficoltà, che devono affrontare la scuola senza nessun aiuto mirato». Tra i disturbi della conoscenza e dell'apprendimento, quale posto occupa la dislessia? «Indubbiamente costituisce un elemento di minore gravità rispetto agli altri problemi: le risorse sanitarie specialistiche, complessivamente sottodimensionate, vengono prima di tutto dedicate ad altre emergenze. La ricerca ci dice chiaramente che la precocità della diagnosi e la tempestività dell'intervento sono elementi cruciali nel determinare l'evoluzione del disturbo ed il suo impatto sociale complessivo." Nell'ambito scolastico quali sono le difficoltà? «Sono necessari l'attivazione di una didattica rispettosa di ritmi e modalità di apprendimento e un sistema di valutazione che tenga conto delle sottocomponenti di ogni prestazione fornita dall'alunno. Oggi i ragazzi con dislessia vengono penalizzati perché faticano a seguire il ritmo, perché i contenuti appresi vengono offuscati dagli errori compiuti, perché il loro sforzo e il loro impegno sono sistematicamente sottovalutati». Quando è nata la vostra associazione?" Circa undici anni fa. Abbiamo anche scritto un Libro Bianco che è contemporaneamente una denuncia e un'indicazione dei punti nevralgici sui cui le istituzioni devono impegnarsi. In conclusione chiediamo una legge perché crediamo che in un paese civile come il nostro, i diritti di questi bambini non debbano essere auspicati, ma garantiti».
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da "Elmundo.es"
del 31-10-2008)
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EL LÍDER DE LA OPOSICIÓN ITALIANA PRESENTA SU NOVELA Walter Veltroni: 'En nuestra sociedad se está haciendo imposible vivir' El ex alcalde de Roma visita Madrid para presentar la traducción de su novela Arremete contra la cultura de 'la isla de los famosos', de estar siempre ante los focos Quiere vencer las próximas elecciones 'para cambiar Italia tan radicalmente como nunca' Actualizado viernes 31/10/2008 07:50 (CET) AMANDA FIGUERAS | Vídeo: GIULIO PIANTADIOSI MADRID.- El multifacético líder de la oposición italiana de centro-izquierda, Walter Veltroni, periodista, político, escritor, y cineasta frustrado, ha presentado en Madrid la traducción de su primera novela, 'Cuando Amanece' (MR Ediciones. Planeta). El acto tuvo lugar el miércoles a última hora de la tarde en la sede del Instituto Italiano de Cultura. Llegaba desde Roma donde por la mañana había participado en la marcha de protesta contra la nueva ley de educación, que incluso tuvo una réplica en Madrid, pero dijo que no quería hablar de política. "Me quedaré en mi papel de escritor para no crear ningún tipo de problema", dijo quizás tranquilizando a algunos y decepcionando a otros. Ante el ex alcalde de Roma se sentaban, entre otros, el embajador de Italia, Pasquale Quito Terracciano, que fue portavoz del Ministerio de Exteriores con Berlusconi. El director del organismo, Giuseppe Di Lella, que fue director general del Instituto de la Enciclopedia italiana, responsable de alguna agencia estatal, consultor de diversas empresas privadas y públicas y asesor bancario, encargado de recibirle junto al agregado cultural, Ugo Rufino, también le escuchaba atento. Entre el público había algunos de los estudiantes italianos en Madrid que se habían plantado ante la embajada de su país en la calle de Juan Bravo y que esperaban algo más de contundencia por parte de Veltroni. Al terminar la presentación, en la que participaron el escritor Fernando Savater y la Directora de Filología italiana de la Universidad Complutense, Aurora Conde, uno de ellos se preguntaba "si no se atreve a hablar de política en una institución italiana, por mucho que dependa, como todo, del gobierno de Berlusconi, qué clase de credibilidad me puede ofrecer". En el auditorio, según fuentes de Instituto, estaban los habituales a este tipo de actos, pero pocos representantes de la prensa española. Quizás porque el político sólo pudo confirmar su presencia la víspera, poco tiempo para hacer una gran convocatoria para los medios. Críticas breves, pero contundentes No obstante, relacionó la personalidad de uno de los personajes de su libro, un joven llamado Lorenzo, con la de muchos de sus compatriotas, precisamente aquellos a los que Berlusconi le acusa de estar manipulando. "Es un chico con aspiraciones, con ambición. En Italia hay muchos Lorenzos aunque parece que lo único que les gusta son los 'realities'". En respuesta a preguntas de los asistentes al acto, lanzó alguna crítica breve pero contundente. Arremetió contra la cultura de 'la isla de los famosos', de estar siempre ante los focos, afirmó que la idea de que la seguridad está en la separación y en el conflicto con los otros es errónea y sentenció que "cuando una sociedad se vuelve injusta, la calidad de la vida de vuelve insoportable para todos". A pesar de la victoria de Berlusconi para un tercer mandato el pasado mes de abril y la salida de la izquierda del Parlamento, Veltroni, que fue dirigente del partido comunista, siempre se ha mostrado optimista por el resultado obtenido por el Partido Demócrata, que resultó más creíble que la heterogénea coalición que Romano Prodi había aglutinado para ganar las elecciones de 2006. Pero en los últimos meses, mientras se esfuerza por capitanear el movimiento reformista e incluso pretende impulsar un referéndum sobre la nueva 'ley Gelmini' de educación, le empiezan a crecer los enanos. Sus críticos le acusan de inmovilista, de decir siempre 'no', pero sin proponer alternativas solventes, de presentar un partido demasiado disonante y con pocos argumentos más que el de acusar a su rival de ladrón. Él, insiste: "Nuestra sociedad se está convirtiendo en invivible" [sic]. En la entrevista con elmundo.es, y bajo la advertencia de los responsables de la editorial Planeta, que acompañaron al político poco antes a los estudios de una cadena de televisión, de que se le preguntara sólo acerca de su libro, dijo que el Partido Demócrata tiene que "vencer las próximas elecciones para cambiar Italia tan radicalmente como nunca ha pasado".
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Cronaca Maroni: denunceremo gli studenti che occupano Berlusconi: "Dalla sinistra solo falsità". Bagno di folla per i leader dell´opposizione Le reazioni GIOVANNA CASADIO ROMA - In corteo i leader del centrosinistra. Alla spicciolata, confusi tra la folla. E tutti chiedono al governo una retromarcia, di «ascoltare la protesta della società». Ma la reazione del governo va nella direzione opposta. Il ministro dell´Interno, Roberto Maroni anzi, avvisa gli studenti che occupano: «Chi occupa le scuole abusivamente impedendo agli altri studenti di partecipare alle lezioni sarà denunciato alla magistratura». Pugno di ferro, dunque. Pur precisando che «finora il fenomeno delle occupazioni è stato contenuto in una fisiologica dimensione, la continuità didattica è stata garantita». Dopo giorni di cortei, scontri e dopo lo sciopero nazionale di ieri, dal Viminale arriva l´annuncio della linea dura. Sminuita inoltre la manifestazione: «Sento parlare di un milione di persone in piazza. C´è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se centomila persone non sono poche», sono i conti di Maroni. Berlusconi poi, è lontanissimo dalla linea del dialogo. Contrattacca: «La manifestazione? Ancora una volta è emersa la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso, di dire il contrario della verità». Il muro contro muro continua. E se la riforma Gelmini è blindata, la via per Walter Veltroni, per Di Pietro e per la sinistra antagonista (Sd, Prc, Pdci, Verdi) è quella del referendum abrogativo. La legge insomma, è da smantellare. Il segretario del Pd, tra i primi ad arrivare al corteo, saluta i leader sindacali, i manifestanti che gli si fanno attorno e lo applaudono: «Il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la protesta che viene da una parte importante della società e dal mondo della scuola. Non trasformi questo momento in un fatto politico. La riforma contiene solo tagli al cuore del paese». Sulle firme per il referendum, annuncia: i Democratici sono «pronti» a raccoglierle. Come del resto, Antonio Di Pietro. I due, Walter e Tonino, si incontrano in piazza e si stringono la mano tra i flash dei fotografi e gli inviti della gente: «Uniti». Di Pietro alza i toni e parla di «regime»: «Questo sulla scuola è un altro tassello verso un viaggio che porta prima o poi alla dittatura». In piazza c´è Rosy Bindi: per lei un bagno di folla. «Signora Bindi, è sempre con noi», la salutano un gruppo di insegnanti e la leader piddì scandisce con i manifestanti: «Referendum, referendum». Poco più avanti, sfila Paolo Ferrero il segretario di Rifondazione, distante dai compagni Nichi Vendola, Franco Giordano e Fausto Bertinotti. Bertinotti parla di «risveglio», della possibilità di una «formidabile opposizione sociale». Come Diliberto (Pdci). E Fabio Mussi (Sd), l´ex ministro dell´Università usa un paragone efficace: «Riforma della scuola? è come se per fare la riforma della tv, Berlusconi cominciasse a trasmettere in bianco e nero». Beppe Fioroni, che è stato il predecessore della Gelmini all´Istruzione, è durissimo: «Gelmini e Tremonti escano dal bunker dei "no". La gente arriverà al referendum con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca».
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 7 lunedì di Redazione Il movimento dei collettivi studenteschi non si ferma e sta già organizzando una mobilitazione di protesta per l'arrivo del ministro Gelmini al Politecnico, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico: «Siamo l'onda che travolge» annunciano © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 7 I centri sociali si infiltrano di Daniela Uva Corteo ad alta tensione Isolate le frange più violente, ma è ancora caos in città Teppisti bloccano via Torino con un cavo d'acciaio Un cavo d'acciaio legato a due semafori nel bel mezzo di via Torino. Per bloccare traffico ed eventuali cariche della polizia. Un'immagine che riassume lo spirito di una protesta partita per essere pacifica e non violenta ma diventata, lungo il tragitto, aggressiva e carica di tensione. Il corteo non autorizzato degli studenti universitari ha rischiato di degenerare in guerriglia urbana, ancora una volta per colpa di un centinaio di autonomi dei centri sociali, infiltrati fra i collettivi. Tutto è cominciato intorno alle 13 di ieri quando circa duemila studenti, arrivati in piazza Duomo al seguito del corteo organizzato dai sindacati in occasione dello sciopero generale (circa 200mila i partecipanti secondo i responsabili), hanno deciso di non fermarsi. Al grido «passa il decreto, blocchiamo la città» si sono staccati da mamme, bambini, maestre e ricercatori per riunirsi in assemblea davanti al palazzo della Borsa. «Siamo qui perché questo posto simboleggia la crisi - spiega uno di loro -. E noi questa crisi non la vogliamo pagare». Un'ora e mezza di assemblea in piazza Affari davanti a un piccolo esercito di poliziotti in tenuta anti sommossa, pronto a proteggere palazzo Mezzanotte. Fra i giovani c'è anche qualche professore. «In politica, nella sanità e in molti altri settori della società non ci sono meriti - denuncia un docente del Politecnico -. Ma a questi ragazzi si chiedono meriti per poter continuare a studiare». La calma dura poco più di un'ora. Intorno alle 14 i giovani rivoluzionari sollevano lo striscione bianco fino a quel momento adagiato sull'asfalto e si lanciano verso l'ennesimo corteo non autorizzato. Percorrono poche centinaia di metri e si infilano nelle traverse più strette di via Torino sperando di aggirare le forse dell'ordine. Parte qualche petardo, ci sono i fumogeni. La tensione sale quando alcuni giovani a volto coperto bloccano la strada con un cavo d'acciaio. «Non sono neanche iscritti all'università - precisano i gruppi studenteschi -. Sono dei centri sociali». Il corteo avanza verso piazza Duomo e qui si spacca. Da una parte gli universitari che al megafono invitano tutti a tornare in Statale. Dall'altra un centinaio di autonomi. Intorno i poliziotti intenzionati a non far passare nessuno. Vince la linea moderata, e i ragazzi concludono la sfilata fino alle rispettive facoltà senza altri incidenti, a parte qualche scritta anti Gelmini comparsa sui muri della Scala. «Siamo riusciti a evitare gli scontri perché abbiamo isolato le frange più violente - spiega Armando, studente di Scienze politiche -. Nei prossimi giorni dovremo discutere su come organizzare meglio la protesta». Più tranquilla la manifestazione ufficiale, cominciata alle 9.30 con il ritrovo in largo Cairoli. Circa 200mila persone hanno sfilato lungo Foro Bonaparte, via dell'Orso, via Larga e piazza Missori per arrivare in piazza Duomo intorno alle 13. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
(
da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Attualità Avviso agli occupanti: sarete denunciati Il ministro Maroni annuncia la linea dura, per il Pd siamo all'intimidazione Nel mirino «chi occupa impedendo agli altri di studiare». Il premier aveva detto: finora siamo stati di manica larga... GABRIELE RIZZARDI ROMA. Ultimo avviso del governo ai manifestanti: «Chi occupa abusivamente, impedendo ad altri di studiare, sarà denunciato». Nel giorno della grande manifestazione di Roma Roberto Maroni mostra i muscoli e minaccia di ricorrere all'autorità giudiziaria. L'obiettivo è quello di scoraggiare la protesta e il ministro dell'Interno fa capire che in futuro il governo non tollererà nessuna occupazione di scuole e università. «Finora il fenomeno si è limitato a manifestazioni fisiologiche di dissenso e la continuità didattica è garantita» ammette Maroni. La volontà del governo di usare il pugno duro per sedare la proteste (linea decisa il 23 ottobre al Viminale) finisce per esasperare il clima e non piace nè agli studenti, di destra e di sinistra, e all'opposizione. I primi a reagire sono gli studenti della Rete, che danno sfogo a tutta la loro indignazione: «Un ministro della Repubblica dà la precedenza a denunciare le proteste pacifiche, piuttosto che preoccuparsi degli agitatori che si infiltrano nei cortei con spranghe, coltelli da 15 centimetri e catene». L'annuncio del Viminale finisce per scatenare la reazione anche di Lotta Studentesca, la formazione giovanile di Forza Nuova, che accetta la sfida e rilancia: «Il pugno duro della Lega si vede e si è visto solamente nei confronti degli studenti, ci denunci tutti se crede di poterci fermare con la repressione, siamo in migliaia ad occupare». Al coro si uniscono anche gli universitari dell'Udu che invitano Maroni ad «occuparsi di garantire la sicurezza all'interno delle piazze». Anche il mondo politico è in subbuglio. Walter Veltroni, che in mattinata partecipa alla manifestazione organizzata a Roma dai sindacati, spiega che per lui «è naturale» stare tra gli studenti e i professori che protestano contro i tagli alla scuola ed esclude perplessità nel Pd sul ricorso al referendum per cancellare il decreto Gelmini. «Spero che le tante persone che si raccoglieranno per firmare il referedum spingeranno il governo a ritirare queste misure. Me lo auguro perché un governo sbaglia quando non ascolta la voce della società - sottolinea il segretario del Pd - che si trova ad amministrare pro tempore». La risposta del presidente del consiglio alla dichiarazione di Veltroni non tarda ad arrivare ed è accompagnata da un nuovo, pesante, atto di accusa. «La sinistra - affonda il Cavaliere al termine di un pranzo con il presidente della Camera, Gianfranco Fini - ha una capacità assoluta di mentire. Dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma, ma sono provvedimenti assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C'è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero». Resta il fatto che nella maggioranza c'è anche chi, come Ignazio La Russa, ammette che il governo ha «sbagliato» perché «non ha comunicato bene e forse il decreto è stato approvato troppo in fretta». Resta il fatto che l'annuncio di Maroni potrebbe avere un effetto incendiario e il ministro ombra delle Politiche Giovanili del Pd, Pina Picierno, invita il governo ad una maggiore prudenza: «Sarebbe veramente inaccettabile se le parole del ministro dell'Interno Maroni avessero un intento intimidatorio allo scopo di scoraggiare la grande e pacifica protesta in corso». A chiedere al governo di fare marcia indietro è anche il capogruppo dell'Idv alla Camera, Masssimo Donadi: «Non è con il manganello o con le denunce che il governo può affrontare la contestazione. La riforma Gelmini va cancellata perché distrugge la scuola italiana».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 4 - Attualità Sabina Guzzanti torna in tv e fa Berlusconi-Giulio Cesare ROMA. Sabina Guzzanti, dopo cinque anni torna in tv, ad Annozero (foto), nei panni del premier Silvio Berlusconi. Dopo circa quindici minuti dall'inizio della puntata la Guzzanti ha fatto irruzione nel primo dei tre interventi registrati, con in testa una corona di alloro e indossando sopra un completo total black un peplo dorato, a mo' di Giulio Cesare. «Non voglio far sembrare gli studenti violenti, ci tengo a sembrare io quello violento. Questo credo sia il massimo della gratificazione di un premier. Sono io che mando la polizia, quando dico una cosa è quella». E poi: «Visto che sono la modestia fatta persona, quando ho detto Milan l'ho fatto, quando ho detto governo sono stato, quando ho fatto un giornale l'hanno chiamato Il Giornale...». La Guzzanti-Berlusconi ha proseguito dicendo di odiare i politici: «Io personalmente li odio - ha detto - e non vada a dire in giro che li odio - ha affermato rivolgendosi a Santoro - perchè non ho mai detto che li odio. Si vergogni di fare un uso criminoso del servizio pubblico attribuendomi cose che non ho mai detto». E, riferendosi allo sciopero generale contro il decreto Gelmini, ha detto: «Abbiamo una opposizione che, sia pur pro forma, scende in piazza e si prende il merito di una piazza che ho riempito anch'io: se non avessi detto quella cosa della polizia che non ho detto, la piazza neanche si sarebbe riempita». Era il novembre del 2003 quando del suo programma, delle cinque puntate previste, ne andò in onda soltanto la prima per la protesta politica che ne scaturì. Da allora l'autrice ed attrice ha lavorato in teatro ed ha realizzato il film di satira, ma anche di denuncia politica, "Viva Zapatero" (2005).
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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La sorella del ministro Cinzia Gelmini (Cgil) si mette in aspettativa BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita. Ieri l'attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel Bresciano: la "Canossi", dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. La mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero, ha provocato reazioni. «Chi, iscritto ad un sindacato della scuola, non sciopera in un'occasione come questa o non ha capito nulla - scrive in una lettera aperta un iscritto alla Cgil - o non ha senso che stia ancora in un sindacato».
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Attualità ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo ... Dalla Toscana sono arrivati in 25mila Auto private, 263 pullman e un treno speciale da Pisa ANTONELLA FANTò ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa, così combattiva e così festosa in una giornata di manifestazione del solo settore della scuola. I sindacati parlano di un milione di partecipanti, secondo il ministro degli Interni, Roberto Maroni, tutt'al più, saranno state in piazza centomila persone. In tutte le piazze italiane cortei spontanei hanno invaso e paralizzato le maggiori città. E a Roma, dove è confluita la stragrande maggioranza dei manifestanti, per tutta la mattina studenti, genitori, tecnici della scuola, bidelli, insegnanti hanno sfilato nelle varie parti delle città perché a Piazza del Popolo già dalle 11 di mattina non si riusciva più ad entrare. «è stato il grande miracolo della Gelmini» ha detto una sindacalista dal palco in attesa che si riempisse la piazza, «cinque sigle sindacali sono qui riunite ed è la prima volta insieme». «State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola, ma per la democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza così» ha detto Epifani, sinceramente stupito che nessuno si sia lasciato intimidire dagli scontri del giorno prima a Piazza Navona. Il segretario generale della Cgil si è poi lasciato andare a una promessa rivolta ai giovani: «Non vi pentirete di stare con noi, non permetteremo che il vostro impegno sia messo in discussione da qualcuno che ha cattivi pensieri. La forza di questa piazza è la forza della democrazia ed è uno scudo per i nostri giovani. Qui c'è la maggioranza del paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà». E Raffaele Bonanni (Cisl) rilancia «una campagna di informazione contro il decreto del governo coinvolgendo gli enti locali». I sindacalisti hanno parlato a una generazione che si sente con le spalle al muro e sono fermamente decisi a non mollare. Alcune migliaia di giovani hanno diretto un corteo spontaneo verso il ministero della Pubblica Istruzione, si sono seduti davanti all'edificio. Altri hanno improvvisato una manifestazione all'Anagnina dove si sono dovuti fermare molti pullman, altri ancora non sono riusciti ad entrare in città e si sono dovuti fermare sul raccordo anulare dove hanno tenuto un comizio. Roma a mezzogiorno è invasa da gente di tutti i tipi e di tutte le età. Gli slogan e i cartelli sono di vario tono e alcuni denotano una riflessione e una preparazione di qualche giorno. Un cartello dice: «I tagli li fanno i parruccheri». Un altro: «A ma'! Non era meglio se pagavi l'Ici?». E ancora, è molto diffuso un santino con l'effigie della Gemini e il titolo «Beata ignoranza». Perché è proprio questo è il punto: i professori quarantenni con una laurea in tasca domani rimarranno senza lavoro perché sono ancora precari. E allora con uno scatto di orgoglio alcuni professori issano uno striscione in greco antico che sfida le conoscenze dei politici. Sara, di professione supplente, dice: «Io sono anni che sono precaria. E ora mi dicono: grazie tanto, ma non abbiamo più bisogno di lei». Circa il 70 o forse, secondo un altro censimento, il 90% delle scuole sono rimaste chiuse, secondo i dati del ministero sono state il 60%. L'Università resta in fermento perché i tagli non investono solo gli stipendi dei ricercatori, ma la possibilità di fare i due anni di specializzazione con gli strumenti adeguati. Gli universitari hanno fissato una nuova manifestazione per il 14 novembre. Toscana. «I sindacati toscani della scuola avevano annunciato che in 15mila sarebbero arrivati a Roma, ma avevano sbagliato: nella capitale sono arrivati in 25mila, con 263 pullman, un treno da Pisa, in auto e sui treni normali». Lo afferma una nota di Cgil Toscana. Nella capitale sono arrivati da tutta la Toscana lavoratori della scuola, dell'università e della ricerca, giovani studenti, madri e padri che ben volentieri hanno accompagnato i figli minorenni le cui prenotazioni non venivano accettate. I pullman dei toscani sono confluiti alla stazione dell'Anagnina. La folla era talmente numerosa che molti toscani non hanno potuto raggiungere piazza del Popolo, sede del comizio finale. Comizi volanti sono stati improvvisati per loro.
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 3 Nel corteo studentesco anche istituzioni in cerca di visibilità di Federico Casabella A Savona il vicesindaco sfila con la fascia tricolore Un docente agli studenti: «Occupiamo la prefettura» (...) «No all'estinzione, sì all'istruzione», ma anche politici di ogni ordine e grado venuti per la loro passerella. Vada per Vincenzo Nesci, consigliere regionale di Rifondazione Comunista, ma chi sembra stonare un po' sono le istituzioni. Dagli assessori provinciali Renata Briano e Manuela Cappello, al vicesindaco di Savona Paolo Caviglia che nella sua città ha aperto il corteo degli studenti indossando anche la fascia tricolore, al presidente della Regione Claudio Burlando sempre alla ricerca di visibilità visto che c'è da recuperare terreno per il 2010: «Si tratta di un fatto enorme, la presenza di tutti questi giovani preoccupati delle condizioni della scuola e del loro futuro» dichiara il Governatore che affonda il taglio «non siamo di fronte ad una vera riforma ma ad un mero taglio dei costi: questo non è federalismo». Non manca la replica del capogruppo di An in Regione Gianni Plinio che ha contestato la presenza di Burlando perché «ha solidarizzato con una protesta che ha portato anche a fatti gravi come l'occupazione dei binari della stazione di Principe». Ecco qui il nodo cruciale della protesta mattutina: non solo il blocco parziale del centro cittadino (stamattina la replica con la chiusura di via Balbi e percorsi modificati per i bus che transiteranno nella zona), ma quello dei binari a Principe. La testa del corteo ha cominciato ad insultare i poliziotti che seguivano a distanza la manifestazione al grido di «Via, via la polizia» quindi il sit in sui binari per circa un'ora prima di far ripartire il corteo per Caricamento e piazza De Ferrari. I cori a questo punto sono tutti dedicati a Silvio Berlusconi e Maria Stella Gelmini. Nel frattempo anche un parapiglia tra gli organizzatori dello sciopero con studenti che vorrebbero bloccare anche la sopraelevata ed altri che fanno desistere i primi. In manifestazione anche alcuni professori, docenti universitari e precari della scuola. L'adesione allo sciopero secondo i sindacati Cgil, Cisl, Uil Scuola e Snals avrebbe avuto nella provincia di Genova punte di adesione del 90 per cento nelle direzioni didattiche con molti istituti superiori rimasti chiusi. C'è stato spazio anche per un incontro tra rappresentanti degli studenti, dei ricercatori, delle famiglie e degli insegnanti con i consiglieri comunali del centro sinistra nel Comune di Genova. L'accordo è stato quello di sottoscrivere un documento contro la riforma Gelmini, mentre oggi il sindaco riceverà una delegazione di ricercatori. Intanto, dal corso di laurea di Scienze della Comunicazione a Savona arriva la denuncia di alcuni studenti che si sono visti recapitare dalla mail di un professore di sociologia, Salvatore Palidda, un documento auto prodotto che invita gli studenti e i docenti a spingersi ad occupare le Prefetture per svolgere le lezioni universitarie. La fantasia non ha mai fine. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 3 Lo sciopero di Redazione Il gruppo di studenti universitari che ieri mattina ha preso parte alla manifestazione di protesta contro la riforma dell'istruzione. Tanti gli slogan contro il Governo ed il ministro Maria Stella Gelmini. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Attualità Epifani: è un intero Paese che insorge Roma invasa da un fiume di studenti e prof per dire no alla Gelmini I sindacati parlano di un milione di partecipanti, Maroni ridimensiona a centomila
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Attualità Milano, assedio alla Borsa A Bologna contestato Grillo: non vogliamo prime donne Studenti fiorentini sui binari, bare nel corteo di Verona Sei feriti nel capoluogo emiliano nel corso di tafferugli tra giovani e forze dell'ordine ROMA. Non solo Roma. Studenti e insegnanti sono scesi in piazza in tutta Italia. Sfottò e proteste creative, anche qualche momento di tensione, con l'occupazione dei binari ferroviari in diverse città. Milano. La protesta degli studenti milanesi colpisce il cuore della finanza italiana. Migliaia di universitari partecipanti al corteo anti-Gelmini hanno sostato per un paio d'ore in piazza Affari, davanti alla Borsa, urlando all'indirizzo dei manager incravattati che entravano e uscivano da Palazzo Mezzanotte lo slogan «noi la vostra crisi non la paghiamo». Erano almeno centomila, il doppio per gli organizzatori, i ragazzi delle superiori e degli atenei che hanno sfilato per le strade della città. Torino. Centomila persone in piazza secondo gli organizzatori. Tra gli slogan, «Mariastellina la tua riforma è una rovina» e «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Brescia. Nella città del ministro Gelmini gli studenti hanno occupato i binari della stazione per circa un'ora. Venezia. Migliaia di studenti hanno sfilato sul Ponte della Libertà che collega la città alla terraferma. Molti tra i macchinisti dei treni che transitano sul ponte hanno salutato i manifestanti. Verona. Protesta creativa: un migliaio di ragazzi ha attraversato il centro storico portando bare in miniatura e epigrafi «per la morte della scuola pubblica». Genova. Durante una manifestazione a cui, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 30mila persone, è stata occupata la stazione di Piazza Principe. Gli studenti dell'accademia linguistica hanno sfilato dietro a un grande cartello nero e giallo con scritto «Vendesi». Bologna. Al corteo sfociato in Piazza Maggiore, era presente anche Beppe Grillo che è stato duramente contestato. All'indirizzo del comico «Buffone» e «Prime donne non ne vogliamo». Davanti all'aula magna di Santa Lucia è scoppiato un tafferuglio tra la testa del corteo e alcuni agenti, intervenuti con manganelli: sei i feriti, tra cui una giornalista del Corriere. Anche qui, tentativo di occupazione della stazione. Firenze. Con lo slogan «Firenze lotta» oltre un migliaio di persone secondo le forze dell'ordine (4.000 secondo gli organizzatori) hanno manifestato a Firenze contro il decreto Gelmini. A sfilare studenti, soprattutto medi ma anche universitari, docenti, dottorandi e anche famiglie con bambini, oltre ad esponenti dei centri sociali. Gruppi di studenti hanno occupato per circa mezz'ora i binari della stazione di Campo di Marte. Napoli. Vari cortei in tutta la città: sono scesi in strada studenti medi, universitari e ricercatori. Duecento ragazzi hanno manifestato anche sulle isole di Capri e Ischia. Catanzaro. Trecento studenti hanno bloccato il viadotto di accesso al centro storico. Cortei anche a Cosenza, Reggio Calabria, Lamezia Terme e Vibo Valentia, mentre a Crotone il fulcro della protesta è stato un sit-in al liceo classico Pitagora. Potenza. è stato il rettore dell'università lucana, Antonio Mario Tamburro, a esortare gli studenti riuniti in piazza a «non perdere la lotta come invece hanno fatto gli studenti del '68. Bari. Almeno tremila studenti in corteo. Tra gli striscioni, «Problema: se la maestra guadagna 1200 euro e la ministra 14 mila, qual è il costo da tagliare?». Palermo. Sono scesi in piazza in 100mila, secondo i sindacati. In piazza Castelnuovo sono confluiti il corteo degli insegnanti e studenti medi e quello degli universitari. Cagliari. Corteo di oltre ventimila persone arrivate da tutta l'isola.
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 5 - Attualità Le ragioni di chi protesta e una riforma che non c'è MINO FUCCILLO Governo e centro destra amano l'idea che la maggioranza ha sempre ragione. E' la legge di gravità della loro politica e Berlusconi è il Newton che la scopre e insegna. Corollario della legge: ridicola l'opposizione, cioè la minoranza, quando accusa gli elettori di essere stati ingannati dalla propaganda, ridicola e offensiva verso gli elettori che implicitamente qualifica come stupidi. Bene, ora che la gran maggioranza degli insegnanti, dati ufficiali del Ministero della Gelmini, ha scioperato contro la loro legge, ora che la maggioranza degli studenti con corollario di famiglie è in piazza contro il loro decreto, questa maggioranza come fa ad avere tutto il torto e niente altro che torto? Sono tutti «ingannati» e quindi stupidi? Perchè questa maggioranza non ha ragione e niente altro che ragione? Troppo semplice per essere vera la lex berlusconiana, sia quando va a suo vantaggio che a suo danno. La maggioranza che protesta e sciopera una ragione ce l'ha, forte e corposa. Ha capito e denuncia che il governo non offre nè impone nessuna riforma della scuola e dell'università. Solo tagli di fondi e di personale, conditi con una diffusa e indistinta voglia di «ordine in classe». Perfino il premier ammette a mezza bocca che la riforma verrà «dopo». Ma il movimento di massa contro il decreto Gelmini ha tutta la ragione? Bisognerebbe per saperlo sottoporre alla maggioranza che protesta una domanda civile e politica sotto forma, appunto, di riforma: volete voi leggi che instaurino, incentivino e valutino il merito, che riorganizzino la didattica, che garantiscano il diritto allo studio e non al pezzo di carta? Non è detto che la risposta popolare sarebbe immediatamente positiva poichè la scuola si regge oggi sul patto insegnanti-genitori per cui la scuola sempre promuove e l'università sul patto docenti-studenti per cui la laurea è facile. Doppio patto che ha consenso di maggioranza e di cui la politica è da decenni compiacente notaio. Questa domanda al paese il governo non l'ha posta. Per carenza politica, forse anche per carenza culturale. Uno strambo ma diffuso argomento è quello per cui la vera riforma dovrebbe proporla l'opposizione. No, le riforme si fanno stando al governo. Per questo serve il consenso raccolto alle elezioni, altrimenti non è governo per cambiare e migliorare, è potere per restare al potere. Una riforma dell'istruzione vera Veltroni non ce l'ha o non ce la fa ad averla? Può darsi, ma deve essere insieme impopolare nel riformismo e impotente senza governo? Promuove il referendum più strambo del mondo: abrogare una riforma che non c'è mentre quel che c'è, i tagli alla scuola, sono nella legge finanziaria che non si può sottoporre a referendum. Ma, bene o male, l'opposizione fa il suo mestiere, è il governo che si sottrae al diritto-dovere di una riforma. Berlusconi paga un prezzo politico inatteso, moltiplicato dal suo stizzoso tireremo dritto. Ma non sarà qui il punto di rottura del consenso generale di cui gode. Veltroni torna a parlare alla gente, ma è il primo gradino di una lunga ed erta scala. E la scuola? Continua come prima: male. E peggio: con meno soldi.
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 7 14 novembre di Redazione I disobbedienti annunciano nei loro comunicati di essere «irrefrenabili». Anche per la metà di novembre è prevista una manifestazione di protesta anti Gelmini. Due le parole d'ordine: antirazzismo, con iniziative in ricordo di Abba, e imprevedibilità © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Mattino di Padova, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 30 - Provincia Centrodestra indignato, il centrosinistra tace Tutti d'accordo: «L'insegnamento deve passare anche attraverso queste celebrazioni» VILLAFRANCA. Tanti i messaggi di solidarietà al sindaco Piovan e all'amministrazione. Dopo l'interrogazione al ministro Gelmini avanzata dall'onorevole Filippo Ascierto (An), si chiede anche alla Regione di far luce sulla vicenda. A farlo è il consigliere Raffaele Zanon (An): «E' dovere della scuola formare e istruire i nostri giovani anche attraverso lo studio del nostro passato - dice - Il 4 Novembre è la festa delle Forze Armate e dell'unità nazionale, la celebrazione della fine della Prima guerra mondiale. Siamo in un regime dettato dalla strumentalizzazione politica e dall'ignoranza profonda di alcuni insegnanti». Strumentalizzazione che anche il vicesindaco Giuseppe Conte (Lega nord) adombra, sottolineando come «ieri mattina le recinzioni delle scuole erano tappezzate da striscioni contro la Gelmini che noi non abbiamo tolto, mentre il tricolore, appeso dai giovani di An, è stato fatto sparire dalla scuola. Si tratta di edifici pubblici e nessuno potrà più permettersi tale atto». Un'interrogazione parlamentare «affinché si ripristini il 4 Novembre nelle scuole» è stata avanzata anche dall'onorevole Antonio De Poli (Udc) che annuncia la sua presenza alla cerimonia di Villafranca con il figlio e i suoi amici «perché è fondamentale che i ragazzi capiscano l'importanza e il significato di questa celebrazione». Anche l'assessore provinciale Luciano Salvò (Forza Italia), che sui banchi dell'attuale comprensivo ha studiato, parla di «indecenza incomprensibile e ingiustificabile. Dov'è l'integrazione con cui ci si riempie la bocca? Dov'è la conoscenza dei valori sui quali si fonda lo Stato? Si tratta della festa dell'Unità nazionale, di una commemorazione condivisa con i valori della libertà e della democrazia che tutti devono avere, italiani e non». L'assessore provinciale Mario Verza (An), esprime la sua indignazione e aggiunge: «Sarebbe auspicabile che l'Ufficio scolastico provinciale e regionale svolgessero un'attenta indagine per conoscere qual è la disponibilità degli istituti a questo proposito. Ci risulta che altri dirigenti scolastici si siano rifiutati di far partecipare i giovani alle manifestazioni per l'Unità d'Italia, senza nemmeno consultare gli organi collegiali degli istituti». L'onorevole Paola Goisis (Lega nord), afferma che «abdicare alle proprie tradizioni religiose e culturali, con il pretesto che la mancata partecipazione è da ricondurre agli aspetti religiosi collegati, è sintomatico di un approccio all'insegnamento del tutto sbagliato». Il segretario provinciale del Carroccio Maurizio Conte dichiara: «Aldilà di questo fatto specifico, risulta sempre più evidente come una buona parte dei nostri insegnanti, chiaramente di ben definite radici politiche di sinistra, voglia cancellare tutto quello che si lega alla nostra storia e alle nostre tradizioni». Gli fa eco il segretario locale Alessandro Paiusco che aggiunge: «Avrebbero almeno potuto lasciare libera scelta ai ragazzi nel presenziare alla cerimonia religiosa». L'Udc esprime solidarietà al sindaco anche con le parole dell'assessore provinciale Stefano Peraro: «Sono convinto che chi non ha coraggio di riconoscere la propria identità non può costruire un futuro fatto di integrazione culturale e religiosa. Ben ha fatto il sindaco ad appellarsi ai genitori perché mandino i figli alla cerimonia». Nessuna presa di posizione è giunta da esponenti di centrosinistra. (l.m.) L'OPINIONE DEI LETTORI SUL SITO WWW.MATTINOPADOVA.IT
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da "Tirreno, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 11 - Attualità STUDENTI STUDENTI Questo movimento va sostenuto Le notizie che provengono da Roma, dalla Toscana e da tutta Italia danno conto di un'eccezionale riuscita dello sciopero generale della scuola, di una mobilitazione senza precedenti. Tutto ciò si realizza nonostante le numerose provocazioni messe in atto, culminate con le aggressioni squadriste e dopo le minacce di Berlusconi di far intervenire le forze di polizia contro gli studenti, le famiglie e i docenti che manifestano a difesa della scuola pubblica. Il movimento continua a crescere in quantità e in qualità: studenti, insegnanti, ricercatori, docenti, tecnici, famiglie, mondo della cultura e del lavoro sono sempre più uniti e determinati e lottano per impedire un "furto di futuro" per le giovani generazioni e nel contempo un grave impoverimento culturale del Paese. Si sta rafforzando un movimento di vasta portata e di grande qualità a difesa dell'istruzione pubblica e contro gli assurdi, pesanti tagli e controriforme decisi dal Governo: non sarà un movimento di breve periodo. Altro che posizioni pregiudiziali e ideologiche: siamo in presenza di una forte e motivata "critica di massa" a provvedimenti che stanno colpendo la scuola pubblica, che rappresenta un bene fondamentale di una società democratica e pluralista. Di fronte a questo grande movimento il Governo Berlusconi, dopo avere minacciato l'uso della forza e la repressione, ritiene di avere chiusa la partita con l'approvazione, a tappe forzate, del decreto Gelmini. Si tratta di una politica miope e pericolosa, che non vuole vedere la realtà di un movimento in forte crescita, che non si fermerà e proseguirà la propria forte iniziativa con le decisioni che autonomamente prenderà. Compito della sinistra e di tutte le forze democratiche è quello di sostenere il grande e qualificato movimento a difesa della scuola pubblica, interloquendo positivamente con esso: lo stesso referendum abrogativo delle sciagurate leggi Tremonti-Gelmini è uno strumento utile, assieme ad altri, da portare avanti con la più ampia unità possibile. Marco Montemagni Consigliere regionale BANCHE La mia odisssea per il mutuo Anch'io faccio parte del quel 50% circa di persone che si trovano in gravi difficoltà per pagare il mutuo, quindi mi attivai alla ricerca di una banca disposta a fare la surroga del mio mutuo. La banca l'avrei trovata ma mi richiedono dei documenti che non sono in mio possesso: iscrizione ipotecaria, assicurazione incendio, conteggio del debito residuo. Ho girato tali richieste alla banca titolare del mutuo (Fineco) sia per telefono che per raccomandata A.R. (spedita 29/09/08) ma fino ad oggi non sono stato contattato né per telefono né per fax. Cosa devo fare? Più tempo passa maggiori sono le difficoltà da affrontare. Piero Rossi OPPOSIZIONE Ma Di Pietro è fuori posto Non più tardi di una settimana fa Veltroni a chiare note in tV scaricava Di Pietro perché insolvente degli accordi elettorali. Oggi si legge su alcuni quotidiani che pare vi sia stato un ripensamento e tutto torna come prima. In Abruzzo poi si va con la candidatura di un esponente dell'IdV così come chiedeva Di Pietro. Per la Rai ancora viva la candidatura dell'IdV. Insomma questa unione con Di Pietro sembra regga e tutto lascia cerdere che vada avanti. Come vecchio socialista, oggi iscritto al Pd, mi chiedo cosa c'entri L'on Di Pietro col riformismo del nostro paese, che ha una lunghissima storia e tante belle vicende che in tanti anni si sono succedute: dalle conquiste sindacali alle cooperative, dalla affermazione della socialdemocrazia alla sconfitta del comunismo. Francamente trovarmi oggi obbligatoriamente alleato con questo signore e il proprio movimento politico mi mette non poco a disagio e mi fa crescere forti dubbi su una reale ed effettiva crescita elettorale del P. E' una mia idea, che ritengo condivisa da tantissimi cittadini italiani: L'on Di pietro non soltanto non c'entra niente col riformismo italiano, ma semmai è stato uno dei protagonisti perché tutti i partiti riformisti storici italiani sparissero dal nostro panorama politico. Oggi si presenta lui come salvatore della patria. Gli italiani hanno davvero bisogno d'altro. Raimondo Pistoia GOVERNO Berlusconi sordo a ogni dissenso Non mi stupisce che questo governo insista nel dire che ha ricevuto il mandato dagli italiani per governare, perché il voto ha confermato questo e sul suo risultato nessuno ha nulla da eccepire. Ma quello che mi preoccupa non è tanto che ci governi un industriale con tutti i suoi dipendenti, ma il modo e l'arroganza con cui tutti questi signori si sentono autorizzati a scavalcare i principi fondamentali di una democrazia compiuta e non governare, ma imporre la propria volontà senza confronto e dialogo con quella parte (che non è poca) che non li hanno votati. Hanno vinto, va bene, lo abbiamo capito, ma facciano la distinzione fra comandare e governare. Non possono dire che la piazza non conta, non possono far conto che i problemi della scuola, l'occupazione degli atenei o qualsiasi manifestazione contro, sia colpa di facinorosi. Dicono che questo movimento non è come quello del 1968, mi sa tanto che forse qualche ministro o deputato dell'attuale governo in quell'anno non era ancora nato o forse troppo piccolo per capire cosa stava avvenendo e poco si è aggiornato per come nacque quel movimento. Forse il governo attuale si sente forte per la crisi internazionale, sperando di infliggere un duro colpo al mondo del lavoro, ma anche coloro che li hanno votati saranno costretti prima o poi a stancarsi delle loro promesse. Quando anche a loro mancherà quella materia prima per poter collegare la colazione con la cena, o non poter più tenere fede agli impegni che il consumismo e il tenore di vita impongono e illudendosi che ciò ce lo potevamo permettere, allora alle prime rinunce vedremo se quel popolo sarà ancora con loro! Dove arriveremo se il buon senso non prevale da parte di chi governa e continua a fare il sordo verso chi dissente e non dialogare? Attenzione a giocare con il fuoco. Roberto Granucci
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Circondato il ministero dell'Istruzione. I sindacati: un milione in piazza. Lungo corteo anche all'Aquila Gelmini assediata da prof e studenti Linea dura di Maroni: sarà denunciato chi occupa le scuole ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa, così combattiva e così festosa in una giornata di manifestazione del solo settore della scuola. I sindacati parlano di un milione di partecipanti, secondo il ministro degli Interni, Roberto Maroni, in piazza c'erano centomila persone. Alla manifestazione di Roma hanno partecipato anche studenti e professori dell'Abruzzo, giunti con 77 pullman. Corteo anche all'Aquila. (Alle pagine 4, 5, 6, 7)
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 2 Scuola, la sinistra scende in piazza Maroni: "Chi occupa sarà denunciato" di Gianni Pennacchi Cgil e Democratici rubano la scena agli studenti. Il segretario Pd: "Grande manifestazione, l?esecutivo sbaglia a strumentalizzarla". Berlusconi: "Una scandalosa capacità di mentire" Roma - Qualcuno può dire al Veltroni versione Wall-e (il robot spazzino dell?ultimo film Disney, ndr) che elettori con l?anello al naso se li sogna ormai soltanto lui, mentre impacchetta rifiuti, e che anche i suoi più sfegatati sostenitori provano imbarazzo e arrossiscono, sentendogli fare dichiarazioni così spericolate? Era lì ieri mattina, il segretario del Pd, che aveva appena conquistato con Epifani la testa del corteo contro la scuola, e con candore stratosferico ha spiegato ai cronisti che il governo «dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la società» - quella ovviamente che protesta contro il decreto Gelmini - invece di etichettare politicamente cortei, okkupazioni e dibattiti a sprangate tra giovani, perché «l?idea di trasformare tutto questo in qualcosa che può essere identificato politicamente è, secondo me, un grave errore di valutazione». Da lasciar stupefatti anche i giornalisti più disincantati, che dopo settimane di scontri sulla scuola in Parlamento, nelle aule scolastiche e nelle piazze, hanno improvvisamente scoperto che a strumentalizzare la protesta, a mettergli il proprio cappello in testa, a usarla come grimaldello politico contro l?avversario non è Walter Veltroni ma invece Silvio Berlusconi. Parola dello stesso Veltroni ovviamente, sul cui buonismo e limpida sincerità nessuno può dubitare. Non credete che Wall-e possa essere giunto a tanto, senza freni e con totale sprezzo del pericolo e del ridicolo? Eccovi il testuale, certificato dalle agenzie di stampa, mentre il nostro si mostrava pure imbarazzato e un po? commosso «da certi slanci di entusiasmo degli studenti» alle finestre di una scuola sotto cui andava sfilando il corteo. Chissà, forse temeva che nella foga di volerlo sfiorare qualcuno precipitasse, dando al Cavaliere Nero un?altra occasione per «identificare politicamente». Ma torniamo alle parole di Veltroni, affinché nessuno possa sospettare che siamo noi ad esagerare: «Questa manifestazione è molto grande e mi colpisce la gente alle finestre. Una cosa inusuale, e quelli che applaudono e salutano sono cittadini che sentono che tagliando scuola e università si taglia il futuro dell?Italia. Di fronte a sindacati e sigle autonome, e anche a cittadini che dalle finestre accolgono questo corteo con grande serenità, il governo dovrebbe avere il desiderio di ascoltare la società italiana, di cui oggi questa è una parte importante. L?idea di trasformare tutto questo in qualcosa che possa essere identificato politicamente è un grande errore di valutazione». Capito? A benedire le scriteriate mamme che facevano sfilare i figlioletti come balilla erano Berlusconi e la Gelmini, mica Veltroni. E ora infatti, che può fare a meno delle elementari perché ha i ragazzoni dell?università, è lui che ad occhioni sgranati sospira: «Vorrei che i bambini fossero tenuti al riparo da tutto questo». Capito? A cavalcare la tigre dei cortei, cambiando al volo i manifesti e il tema della manifestazione del 25 ottobre è stato ancora Berlusconi che aveva bisogno di un avversario, mica Veltroni che ha steso tappeti rossi per inglobare gli studenti al Circo Massimo. E ora infatti, che dopo aver messo le briglie a grandi e piccini, baroni e maestrine, sfila accanto a Epifani e quasi snobba Di Pietro e Ferrero, per prevenire qualunque domanda sul perché sia lì a far da mosca cocchiera ai sindacati, confessa soave: «Naturale per me, essere qui». Già, il Pd non sarà più il Pci, ma la Cgil ha da restare sempre e nei secoli la «cinghia di trasmissione». Capito? Ad alzare la bandiera referendaria contro il decreto convertito l?altro ieri al Senato è stato Berlusconi che temeva di essere scavalcato a destra da Fini, non Veltroni che qualunque palla sollevi Di Pietro è costretto all?affanno di inseguirla. E ora infatti, che persino D?Alema scorge lo spettro del referendum sulla Scala Mobile, avverte trattarsi di «uno strumento monco», lui s?arrampica sugli specchi e cerca di rassicurare: «Comunque cercheremo di fare un intervento il più esteso possibile: ci stanno lavorando i costituzionalisti». Capito? Poiché quando legittimi tutto e metti la tua etichetta su ogni richiesta, cadono anche i freni inibitori, è stato ovviamente Berlusconi a provocare le mazzate tra studenti a Piazza Navona, ma sì è il premier autoritario che ha ridato vita al Golem degli «opposti estremismi», mica Veltroni. Il quale ora, con la coscienza serena e tranquilla, arriva alla vetta più alta e incredibile di sentenziare: «Il tentativo, non nuovo, di radicalizzare un movimento pacifico, civile e senza connotazioni politiche, va respinto». A sottrarre il vero Wall-e dall?ammucchiar rottami inutilmente, giunse un?astronave. Chi riuscirà a fermare il nostro Wall-e? © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Nuova Venezia, La"
del 31-10-2008)
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L'Italia assediata dai cortei contro la riforma della scuola. A Venezia sfilata pacifica da piazzale Roma a San Giuliano In laguna l'«onda» anti-Gelmini Migliaia di ragazzi sul ponte della Libertà. «La protesta continua» VENEZIA. La protesta contro la riforma della scuola voluta dal governo tocca l'apice: ieri sciopero generale del settore, in tutta Italia cortei e manifestazioni. A Venezia migliaia di giovanissimi hanno sfilato sul ponte della Libertà (nella foto) da piazzale Roma al parco di San Giuliano. Slogan anti-Gelmini, striscioni, musica e tanta allegria le cifre della sfilata veneziana. Nessun disordine né sigle partitica, massimo rispetto per le forze dell'ordine. Alla fine grande soddisfazione generale. «Ma la protesta non si ferma». ALLE PAGINE 6, 7, 18 E 19
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da "Repubblica, La"
del 31-10-2008)
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Pagina 11 - Interni I moderati L´unità "Tra Berlusconi e il paese idillio finito nel Pd si deve aprire una nuova fase" D´Alema: Veltroni coinvolga tutti, il profilo riformista va alzato L´intervista Lavoriamo ad una vasta coalizione per tornare a dialogare con i ceti moderati che hanno votato Berlusconi Capisco l´appello di Walter all´unità ma è lui che deve prendere l´iniziativa altrimenti non ci si lamenti se nascono le fondazioni MASSIMO GIANNINI ROMA - «La protesta di massa sulla scuola, la drammatica crisi economica che attanaglia famiglie e imprese. Ormai è evidente: l´idillio tra Berlusconi e l´Italia si sta incrinando e la vicenda della legge elettorale europea, di cui apprezziamo il ritiro, non è solo il risultato della fermezza dell´opposizione ma anche di difficoltà interne alla maggiranza. Di qui dobbiamo partire per rifondare un nuovo centrosinistra, che rappresenti agli occhi dei cittadini un´alternativa vera e credibile per il futuro governo del Paese». Ammainate le bandiere della grande manifestazione del 25 ottobre, Massimo D´Alema scende in campo e suona la carica al Partito democratico e a Veltroni. «Adesso - dice l´ex premier ed ex ministro degli Esteri - bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo riformista, di dialogare con tutte le opposizioni, di parlare ai ceti moderati che hanno votato Berlusconi, e che ora capiscono la sua palese inadeguatezza». Onorevole D´Alema, non è che state scommettendo un po´ troppo su questa «fine della luna di miele» tra il Cavaliere e gli italiani? «Nessuna illusione. Ma non possiamo non vedere quello che sta succedendo. L´Italia attraversa una crisi senza precedenti, che sarà di lungo periodo. Si è ormai dissolta l´idea che Berlusconi vivesse una sorta di `luna di miele permanente´ con il Paese. Stanno esplodendo i primi, seri problemi nel rapporto tra il governo e i cittadini. Sta crollando come un castello di carta la straordinaria `fiction´costruita dal governo in questi mesi. Ci sono problemi enormi, il governo li ha gravemente sottovalutati e oggi dimostra di non avere la forza per affrontarli con la necessaria radicalità». In realtà, l´unico serio «problema nel rapporto tra il governo e i cittadini», come lo chiama lei, riguarda la scuola. «E le pare una cosa da poco? Quello che sta accadendo sulla scuola merita una grandissima attenzione. Un insegnate mi faceva notare una cosa molto giusta: mentre nel ?77 in prima fila c´era la parte meno qualificata del corpo studentesco, oggi in testa ai cortei ci sono i primi della classe, che non vedono più una prospettiva per il futuro. Perché questo succede: se tagli gli investimenti nelle università, blocchi il turn over e cacci i ricercatori, rubi il futuro agli studenti più bravi e più capaci. Ora, io penso che l´opposizione debba rispettare e non strumentalizzare i fatti. Ma gli scontri dell´altro ieri a Roma mi hanno enormemente allarmato. Ci sono aspetti che devono essere chiariti e che riguardano anche la condotta della polizia: il centro era tutto bloccato alla circolazione, per chiunque, eppure un furgoncino carico di mazze è potuto arrivare fino a Piazza Navona, dove ha scaricato la sua `merce´, e dove un gruppo di squadristi ha atteso il corteo degli studenti. Com´è possibile?». Comunque sulla scuola chi è senza peccato scagli la prima pietra. «E´ evidente, ma da questa crisi non si esce con le scelte primitive della destra. Giusto colpire gli sprechi e i privilegi, ma per farlo non si possono prosciugare le risorse di tutta la scuola. Giusto colpire gli abusi al diritto di assistenza dei disabili, ma per farlo non si può eliminare il diritto. Giusto colpire i casi di `baronato´ e i corsi universitari con un solo studente, ma per farlo non si può tagliare 1 miliardo di euro a tutta l´università. L´autonomia non è arbitrio. E il fatto che non ci siano i soldi è una scusa. Le scelte compiute dal governo su Alitalia alla fine costeranno 2 miliardi ai contribuenti. La soppressione dell´Ici per i più abbienti è costata 3,5 miliardi. Quei soldi c´erano. Il problema è che sono stati usati per effettuare una politica redistributiva a favore della parte più ricca del Paese. Quindi il governo non è stato costretto a tagliare: ha fatto una scelta, ben precisa. Ed è una scelta di destra che il Paese mostra di non gradire». Lei ha qualche dubbio sul referendum contro la legge Gelmini. Perchè? «Non è questione di dubbi. Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all´incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti. Quindi io dico: raccogliamo pure le firme, ma impegniamoci davvero, qui ed ora, per costringere il governo a un cambiamento di rotta». Quali altri segnali vede, di questa incrinatura tra il governo e il Paese? «C´è il profondo malessere che sta crescendo dentro la stessa maggioranza sulla riforma delle legge elettorale per le europee. Su questo abbiamo fatto una riunione con tutti i gruppi parlamentari. Ebbene, oltre a una convergenza sul tema specifico, è emersa la preoccupazione condivisa sulla visione della democrazia di questa maggioranza: questa idea oligarchica, presidenzialista e plebiscitaria del potere, indebolisce la democrazia e produce solo una parvenza di decisionismo». Ma la denuncia di questa situazione, e tutti i no che ne derivano, basta a voi dell´opposizione per mettervi l´anima in pace? «No, non basta. E qui veniamo al cuore del problema. Questa crisi, drammatica, non è solo della maggioranza, è del Paese. E questo da un lato getta le basi per una prospettiva politica nuova, dall´altro lato carica l´opposizione di una grande responsabilità. Dobbiamo alzare nettamente il nostro profilo riformista. Dobbiamo ridefinire il progetto politico dell´opposizione, e aprire una fase nuova che ci consenta di creare un campo di forze per l´alternativa. E non sto parlando di nomenklatura, ma di pezzi della società italiana, di ceti moderati, di classi dirigenti, che devono tornare a guardare a noi come a un nuovo centrosinistra di progetto e di governo, che non riproduca i limiti e gli errori del passato. La costruzione di questa coalizione va di pari passo con la nostra capacità di parlare al Paese, che non è solo quello che scende in piazza». La vostra piazza del 25 ottobre non doveva servire proprio a questo? «E´ stata una piazza molto bella, soprattutto perché è stata festosa. Tuttavia, dopo il grande sforzo comune di quella manifestazione, mi piacerebbe adesso che l´insieme del gruppo dirigente fosse coinvolto in una riflessione per il rilancio della nostra prospettiva. Capisco l´appello di Veltroni all´unità, ma è innanzitutto da lui che deve venire l´iniziativa per favorirla e renderla efficace. Siamo in uno scenario che sta cambiando profondamente. Siamo passati dall´illusione di una partnership con Berlusconi per fare le riforme (quello che Ferrara sul Foglio sintetizzava con l´espressione `Caw´), ad una aspra conflittualità, di cui innanzitutto il premier porta la responsabilità. Ora, però, è molto importante dare anche forza propositiva alla nostra iniziativa e rilanciare la capacità di dialogare con l´intera società italiana». Partiamo dall´opposizione. Il suo ragionamento implica che, a partire da Di Pietro, vadano ridiscusse le alleanze. E´ così? « Prima ancora di questo occorre mettere a fuoco un nuovo progetto riformista e riformatore per l´Italia, sul quale cercare il massimo dei consensi possibili, e non solo nell´opposizione. I temi non mancano: dai meccanismi per il voto europeo al federalismo, dal referendum sulla legge elettorale al Mezzogiorno. Insomma, anziché una inutile discussione tra di noi se si debba guardare a destra o a sinistra, ciò che dobbiamo fare è accrescere la nostra capacità di attrazione, a partire dal nostro progetto riformista e dall´iniziativa politica che mettiamo in campo. L´obiettivo, certamente, è quello di allargare il campo delle alleanze». E cosa intende quando parla di riflessione sul Pd e sulla sua organizzazione interna? Siamo di nuovo alla diarchia conflittuale D´Alema-Veltroni? «No, nessuna diarchia e nessun conflitto. Ma per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista. Questo richiederebbe il contributo di tutti, perché in caso contrario è inevitabile che le forze si disperdano. Se non è il partito a chiamare ed impegnare tutti, non ci si può lamentare se nascono fondazioni, associazioni, e iniziative di vario segno».. La sua Red come la vogliamo giudicare? «Io mi occupo della Fondazione Italianieuropei. Red è un´associazione che ci aiuta a sviluppare i nostri progetti, e sta coinvolgendo molte persone anche fuori dal Pd. Non c´è nulla di anormale in questo. E´ sbagliata l´immagine di un partito che si identifica in un principe buono, minacciato da un gruppo di pericolosi oligarchi cattivi». E questa idea chi la mette in giro, se non tutti voi messi insieme? «Io non mi riconosco tra i diffusori di questa immagine. Veltroni è il leader del Pd. Come sa io non ho incarichi e non ne cerco. Sono uno dei pochi che ha lasciato incarichi per favorire il rinnovamento. Ma in questo partito c´è un gruppo dirigente formato da molte personalità, e non da oligarchi cattivi. Questo gruppo dirigente è anche una garanzia del rapporto tra il Pd e il Paese. Mettere al lavoro queste persone, vecchie e giovani, non indebolisce Veltroni, ma al contrario lo rafforza». E il congresso straordinario che fine ha fatto? Ormai si farà dopo le europee. «Non ho mai chiesto che si tenesse un congresso straordinario. Il congresso com´è previsto dallo statuto, si terrà dopo le europee». Comunque di tempo ne avete. Il Cavaliere vi consiglia un riposo di 5 anni. «Berlusconi non ha molto da ironizzare. I sondaggi dicono che le difficoltà della maggioranza sono serie, il governo ha perso 18 punti. Ma la fine dell´idillio non si traduce in un travaso di consensi dalla maggioranza all´opposizione. Quando un Paese non ha fiducia né nel governo, né nell´opposizione significa che c´è il rischio di una democrazia più debole. Anche per questo è urgente rilanciare non solo la nostra battaglia di opposizione, ma il nostro progetto politico. Il partito del centrosinistra riformista è nato per questo». m. gianninirepubblica. it
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da "Giornale.it, Il"
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 4 Il prof in classe: «Che scandalo i miei colleghi» di Manila Alfano Al dipartimento di linguistica Filippo Motta è un docente fuori dal coro. Insegna glottologia alla facoltà di lingue di Pisa, ultimamente sempre con più difficoltà. Professor Motta, lei si considera un professore anticonformista? «Beh, anticonformista non so, ma di sicuro non voglio farmi manovrare dalle autorità». In che senso? «È semplice, qui all'Università di Pisa è il Preside di facoltà a indire la sospensione dall'attività didattica». Una formula furba per proclamare lo sciopero. «Sì furba e scandalosa. Il meccanismo è semplice: il preside, a causa di presunte pressioni da parte di gruppi di studenti non meglio identificati, indice il blocco di tutta l'Università. Ora, prima di tutto nessuno è mai riuscito a capire di quale gruppo si tratti, ma soprattutto attraverso con questa formula lo sciopero è a costo zero per tutti». Per tutti? «È ovvio, in questo modo i docenti non perdono un solo euro. Con la scusa del blocco delle attività, le aule vengono chiuse e i professori si tolgono dall'impasse ideologica della posizione ufficiale. Restano a casa retribuiti regolarmente. E per gli studenti che scioperano non c'è nessuna perdita perché le lezioni vengono recuperate, rallentando il programma». E oltretutto sembra uno sciopero generale? «Certo, i giornali poi il giorno dopo raccontano di università che hanno aderito unanimi allo sciopero quando invece molti studenti erano contrari ma non hanno avuto scelta». E lei cosa fa? «Io voglio interrompere questo abuso di potere e faccio lezione. Mi faccio aprire l'aula e vado avanti». E i suoi studenti? «Non ci crederà, ma la prima volta non si sono presentati, le ultime volte invece sono venuti. Gruppi di collettivi entravano a disturbare la lezione. Ai ragazzi ho spiegato che lo sciopero è una scelta di coscienza individuale e non può essere pianificata o indotta dall'alto. Ognuno scelga con la propria testa, altrimenti è solo ideologia». Che clima si respira in università in questi giorni? «C'è una disinformazione generale. Sono studenti ideologizzati, non hanno letto il testo di legge del ministro Gelmini, protestano ma non vanno a fondo del problema». E cosa succede quando i professori scioperano? «Anche qui apriamo un altro tema inquietante. Assurdo per chi non vive la quotidianità dell'università». In che senso? «Fino ad un paio d'anni fa, il giorno dopo uno sciopero arrivava una mail ai professori. Ognuno di noi doveva dichiarare se aveva aderito o meno allo sciopero». Un'autocertificazione? «Certo, anche perché da noi non c'è controllo. Non ci sono cartellini da timbrare o fogli presenza da firmare. Quindi l'autocertificazione era l'unico sistema. Ma cosa succedeva: molti scioperavano ma pochissimi certificavano». E oggi? «Oggi, per togliere anche quel minimo di imbarazzo ideologico non esiste nemmeno più quella mail. Si va direttamente al blocco». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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del 31-10-2008)
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Pagina 6 - Regione A Roma 77 pullman di studenti e prof Chieti, centro storico invaso. «Vendesi cultura, info: Gelmini» CHIETI. Alla pacifica invasione di Roma, per esigere una scuola pubblica adeguata ai tempi e non subordinata alle iniziative private, ha contribuito anche l'Abruzzo con ben 77 pullman strapieni e varie auto private. Il record a Chieti e provincia, con 27 mezzi. Dall'Aquila sono arrivati 20 torpedoni, 16 da Pescara e 14 dal Teramano. Centinaia e centinaia di giovani, professori, genitori. Dati diffusi dal segretario della Cisl scuola della provincia di Chieti, Davide Desiati, che illustrando le singole realtà ha riferito che da Chieti città sono partiti i 5 pullman previsti, 2 dal piazzale dell'università, 2 da San Salvo, 3 da Vasto, 9 da Lanciano, 2 da Villa Santa Maria, 1 da Gessopalena, 1 da Casoli, 2 da Guardiagrele, 1 da Ortona, 1 da Francavilla e 1 da Villamagna. Innumerevoli le manifestazioni in varie città abruzzesi. A Chieti ieri mattina grande corteo all'insegna di numerosi slogan. "Vendesi cultura, per info: Gelmini", uno dei più sintetici ed efficaci. Un corteo complessivamente di 2500 studenti, docenti e personale della scuola primaria, secondaria di primo livello e delle superiori, con alcuni genitori. In piazza delegazioni dello scientifico Masci, l'Itis, l'Isa, il Galiani, Gonzaga, De Sterlich, Vico e Pomilio. Le aule vuote, gli studenti in strada. «Facciamoci sentire», dice qualcuno dal megafono. La risposta un boato che risuona per il centro storico, ovviamente chiuso al traffico dalla marea umana. Da piazza Mazzini a Vittorio Emanuele II, passando per piazza Trento e Trieste, corso Marruccino e via Arniense. Il classico Vico è in occupazione: in corteo 35 su 37 docenti, 15 su 18 del personale Ata e il dirigente scolastico Andra Alongi, anche lui fra gli studenti. Di genitori ce ne sono diversi. Ecco Sandra Mammarella, genitore e insegnante dell'infanzia: «La scuola primaria non si deve toccare, salviamo la scuola dei nostri figli». "Associazione genitori scuola elementare via Bosio" segnala un cartello. 50 in tutto. «Siamo in pochi perché c'è stata un'informazione sbagliata. Pochi hanno aperto gli occhi spulciando nei punti salienti della riforma del ministro Gelmini. Se ci fosse stata più comunicazione oggi saremmo molti di più», si dice da dietro lo striscione. Presenti mamme e piccoli scolari anche dalla scuola di via Lanciano. «Non vogliamo questa riforma», il corteo non tace, dietro tra le mamme un papà. «Molti vorrebbero essere qui ma per tanti motivi non sfilano», dice Alessandro Blasioli. E poi i ragazzi che si fanno sentire: «Contro la scuola dei padroni, 10-100 manifestazioni». Debora Zappacosta
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 6 «A 12 anni ero al partito La Gelmini? Inadeguata» di Redazione Adesso è 17enne, ha la tessera del Pd e guida i cortei Nel suo Pantheon Togliatti, ma anche De Gasperi RomaLorenzo Di Cicco, quanti anni hai? «Diciassette». Sei uno dei leader degli studenti di sinistra? «Sono uno dei tanti ragazzi impegnati nel Pd, sono stato il più giovane candidato alle primarie». Hai partecipato agli scontri? «Per fortuna no. E ieri, per tutto il corteo non ci sono stati nuovi problemi». Cosa è successo a Piazza Navona? «Qualche teppista fascista, per ignoranza e per imbecillità ha dato prova delle sue doti gladiatorie». La tua famiglia è politicizzata? «Mio padre era di Democrazia proletaria, mia madre del Pci». Come sei entrato in politica? «Da ragazzino, a 12 anni, frequentando la sezione dell'Ulivo di via Monte Zebio, nel quartiere Mazzini. Però anche per un'altra via». In che senso? «Il mio fratello gemello è morto per un male incurabile: così ho iniziato un lavoro di volontariato negli ospedali». Quanto ti impegni? «Non meno di un giorno a settimana». Hai mai impugnato un bastone? «No, mai, sei pazzo?» Gli autonomi però li hanno usati. «Ci sono imbecilli in abbondanza, anche a sinistra». Mussolini chi è per te? «Un dittatore fascista. Uno che ha sottratto libertà all'Italia». E Togliatti? «Un grande statista italiano». E Almirante, invece? «Un leader politico che ha agito nella democrazia, ha ottenuto consensi, e ha portato avanti le battaglie politiche dei postfascisti». E che pensi invece di Berlinguer? «Insieme a De Gasperi, è a pieno titolo uno dei padri fondatori del Pd». Sei ricco, benestante o povero? «Una famiglia di classe media, mio padre ingegnere, mia madre lavora in una Onlus, I bambini per i bambini». Cosa rimproveri alla Gelmini? «Non mi pare per nulla competente. Basta dire che ha fatto l'esame di avvocato a Reggio Calabria, e non a Brescia, perché lì era più facile». Ma della sua politica, invece? «I tagli indiscriminati distruggono la scuola. Potrei farle una domanda ricordando i professori della scuola dell'ospedale dove faccio volontariato. Sono spaventati perché in teoria dovrebbero essere tagliati, e nessuno ancora gli ha detto il contrario. Sarebbe bello se leggendo questa intervista la Gelmini facesse qualcosa». Uno scrittore che ami? «Il D'Annunzio di Alcyone. Sottovalutato, un classico». Un personaggio della storia? «Direi Gobetti. Per il coraggio con cui si è opposto al fascismo. Perché era disposto a pagare con la vita il suo dissenso e lo ha fatto. Però...». Cosa? «Posso aggiungere Biagi? Un maestro: ha detto una frase bellissima: "Essere di sinistra vuol dire mettere al centro chi è rimasto indietro"» Il tuo film preferito? «Tutti a casa di Comencini. È un grande film sulla tragedia italiana». Cosa pensi di Berlusconi? «È un importante imprenditore del nostro Paese, che però non ha ancora chiarito se alcuni aspetti della sua carriera siano stati legali o illegali. Per via dell'immunità non lo farà presto». Di Veltroni, invece? «Condivido il suo percorso politico. E ho avuto modo di verificare che sta vicino alle persone che hanno bisogno di aiuto anche quando le telecamere sono spente». E di Fini? «Lo stimavo di più prima dell'ingresso nel Pdl. Ma non posso non apprezzare il coraggio della sua svolta antifascista». Lo slogan della vostra manifestazione? «Siamo tutti antifascisti». Potresti sfilare con uno di destra? «L'ho già fatto. Ovviamente sì». Preferisci il pubblico o il privato? «Entrambi. A seconda dei casi». Sei violento o non violento? «Non violento, ovviamente». Pensi che la tua scuola ti possa far diventare più ricco? «Mi auguro che possa aiutare tutti ad avere una lavoro più dignitoso. E che aiuti anche i più meritevoli ad arrivare ai massimi livelli. Ma io non ho ambizioni economiche particolari». Sei riformista o rivoluzionario? «Riformista, ovviamente. Le riforme sono la via moderata e realista per arrivare a un obiettivo». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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Pagina 6 - Regione Teramo, si avvicina l'ora delle occupazioni Sciopero nelle superiori, all'università lezioni all'aperto TERAMO. La protesta contro la legge Gelmini a Teramo potrebbe sfociare, da lunedì, nell'occupazione di alcune scuole superiori. Ieri i ragazzi degli istituti superiori hanno scioperato in massa mentre 150 di loro (dei licei classico, scientifico e artistico e dell'istituto magistrale) partecipavano alla manifestazione di Roma. Fuori dall'istituto tecnico commerciale Comi sono comparsi alcuni striscioni, uno dei quali recitava: «Una, cento, mille occupazioni». Sul fronte universitario, invece, sono in arrivo altre manifestazioni. Gli studenti di Scienze politiche hanno annunciato che dalla prossima settimana organizzeranno lezioni all'aperto, quelli di Agraria promuoveranno a breve un nuovo incontro sulle conseguenze della legge 133 e il 6 novembre, nella facoltà di Veterinaria, l'associazione Officine Indipendenti organizzerà un convegno che vedrà la partecipazione di Luciano Modica, ex sottosegretario all'Università e Ricerca, Donato Montibello, presidente della Rete Universitaria Nazionale, e Fausto Raciti, candidato alla segreteria nazionale dei giovani del Pd. Intanto gli studenti teramani di destra, aderenti ad Azione universitaria, esprimono la propria posizione: «Quello che vediamo in questi giorni è un movimento studentesco senza autonomia, guidato da rettori con il megafono e da presidi con striscioni che animano i cortei. Da anni contestiamo questo sistema accademico, contro cui ogni manifestazione è sacrosanta. Siamo disgustati però dalle proteste degli ultimi giorni, inquinate dal potere accademico che per anni ha sguazzato nei privilegi e negli sprechi. Noi non ci schieriamo in una difesa aprioristica del ministro Gelmini, ma è comunque nostro dovere svelare la strumentalizzazione di queste proteste e le falsità che girano sulla legge». (e.m.)
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del 31-10-2008)
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Pagina 13 - Interni Il caso Carfagna: no alle quote rosa ma sogno un premier donna FRANCESCO BEI ROMA - «Affascinata dalla figura di Margaret Thatcher», il suo sogno la Carfagna lo confessa solo alla fine: «Sto lavorando perché ci sia una donna premier, le donne se lo meritano». Dato per scontato che il ministro non voglia fare le scarpe al Cavaliere, dovrà aspettare per candidarsi almeno fino al 2013, quando di anni ne avrà 38. Nell´attesa si farà le ossa come portavoce del governo, come ha confermato lei stessa al termine della presentazione del suo libro "Stelle a destra". «C´è del vero in quello che si dice. Non sono stati definiti tempi e modalità, c´è solo - ha ammesso - l´intenzione di farmi occupare della comunicazione del governo». «Il fatto straordinario - ha proseguito - è che Berlusconi, ancora una volta, favorisca i giovani affidandogli degli incarichi di primo piano e consentendo così un ricambio, ma senza scontri generazionali». Il ministro delle Pari Opportunità, che nel giro di tre anni è passata (grazie a Berlusconi) dalla tv a palazzo Chigi, è fermamente convinta che a destra le donne abbiamo più facilità ad arrivare al vertice della politica. «Guardate me, la destra - sostiene il ministro - ha avuto più coraggio ad affidare a giovani e donne dei ruoli importanti. Berlusconi ha dato una grandissima fiducia a giovani come Alfano e Gelmini». Inutilmente Gianni Alemanno - chiamato insieme a Cossiga a presentare il libro - si dichiara contrario «all´idea del leader illuminato che porta in Parlamento chi vuole lui». La cooptazione per Carfagna è un problema in via di soluzione: «Dite che le donne in politica vengono chiamate dagli uomini? Non è più tanto vero. Certo, uno dei colli di bottiglia sono i partiti, ed è proprio lì che le donne devono dar battaglia. Io, che sono riuscita a sfondare il soffitto di cristallo, questa battaglia la farò nel Pdl, perché non sta scritto da nessuna parte che le donne debbano essere solo le coordinatrici dei movimenti femminili». In prima fila annuiscono Irene Pivetti e Isabella Rauti, capo dipartimento della Carfagna e moglie del sindaco di Roma (e la battuta privata sussurrata da Alemanno all´orecchio della moglie merita di essere riferita: «Ciao, finalmente un´occasione per vederci!»). Proprio pensando alla figlia di Rauti, Alemanno contesta l´assunto di Cossiga che le donne siano meno faziose degli uomini: «Sarò stato sfortunato io - scherza il sindaco - ma mi permetto di dissentire». Altro elemento di dissenso fra i due sono le quote rosa. Per Cossiga si tratta di una «discriminazione» contro le donne, che «equivale a dire: voi non ce la fate a emergere da sole». Alemanno invece le ritiene necessarie «per rimuovere un ostacolo oggettivo». E la Carfagna? Al tavolo del dibattito sembra contraria «perché se una donna entra in Parlamento così, sarà sempre bollata come una "quota" e non si dirà perché è brava e competente». Poi, con i giornalisti, si corregge: «Le quote rosa potrebbero essere necessarie in una fase di transizione, per riequilibrare una situazione di evidente squilibrio fra rappresentanza femminile e maschile».
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 6 - Regione Prima a lezione, poi in corteo E a Ortona assemblea nella piazza del teatro Tosti CHIETI. Negli striscioni anche Cicerone sull'erudizione degli uomini che il decreto ministeriale limita. Stefania Buzzelli, Valentina Marchionno, Karen Di Primio, Alessandra Mantini, Ilaria Caravella, Ilaria Scurci, Melania Febbo, Francesca Pizzi Scotena, Grazia Porreca e Antonella Verdolina del Masci avanzano con il mega striscione. «Il corteo non è una scusa per fare baldoria e siamo entrati alla prima ora per dimostrarlo», dice il rappresentante dello scientifico Stefano Bianchi. «Oggi finisce l'occupazione e da domani dovrebbe riprendere la didattica regolare», dice Edoardo Raimondi, del classico. «Oggi dimostriamo di non essere una minoranza e devono darci ascolto», dice rivolto alla folla di giovani (nella foto in basso) a fine corteo, culmine di una manifestazione che ha registrato fino a 2500 presenze. Tanti slogan. "Non rimediate ai vostri sbagli con i tagli" oppure "Gelmini nuoce alla cultura" o ancora "No Gelmini no problem" si legge lungo il corteo che avanza pacifico. Il consigliere delegato del comune di Chieti alle politiche giovanili, Riccardo Di Gregorio, è soddisfatto come Chiara Zappalorto, segretaria cittadina del Pd, che assiste al movimento studentesco come il sindaco Francesco Ricci. Pochi gli esponenti dall'università, molti sono a Roma. Commenta Piero Chiappini, medicina: «L'università è lo strumento della formazione e vogliono ottenebrarci le menti con tutti i reality o le tv non ansiogene, ma noi vogliamo la verità», A Ortona oltre cento studenti (nella foto) nella piazzetta del teatro Tosti per protestare contro il decreto. Massimo silenzio e massima attenzione quando alcuni rappresentanti del comitato studentesco del liceo classico leggono i punti salienti della riforma scolastica. «Il nostro pensiero va allo sciopero generale che si sta svolgendo in queste ore a Roma, ma anche noi dobbiamo dare il nostro contributo alla causa e rispondere a chi con arroganza vuole distruggere la pubblica istruzione e diffondere una cultura esclusivamente aziendalistica che non ci appartiene», spiega la giovanissima Anita. «La riforma eliminerà i corsi sperimentali e a noi la cosa tocca molto da vicino visto che tra le nostre materie di studio ci sono anche informatica e inglese. Infine, dobbiamo difendere le università alle quali verranno tagli i fondi perché per molti di noi sarà una tappa quasi obbligata il proseguimento degli studi». Intervengono gli studenti di nautico, itc e scientifico che hanno raccontato e condiviso le esperienze di autogestione in questi giorni e di scioperi ad oltranza. Alcuni passanti si fermano incuriositi da striscioni, slogan e volantini distribuiti dagli studenti con una caricatura austera del ministro Gelmini. Lorenzo Seccia
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da "Giornale.it, Il"
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 6 I ribelli del 2008 di Redazione Abbiamo scelto loro due, perché sono due delle anime più rappresentative del movimento che si oppone alla Gelmini. Davide vive a Casapound, ed è uno dei leader della destra che combatte contro il progetto del ministro. Lorenzo, pur giovanissimo, ha già una lunga gavetta, ed è uno dei giovani più attivi e in vista nel Pd. Se li vedeste vicini, in un bar, non notereste grandi differenze di look: jeans e felpa, capelli corti, nessun simbolo. Quando poi li senti parlare, qualche sorpresa c'è: Davide è molto più radicale di Lorenzo, ma ci sono momenti in cui i due sembrano scambiarsi i ruoli: Davide in fondo dice cose più rispettose su Berlinguer che su Almirante (!). Lorenzo apprezza più Fini della Gelmini (!!). Quando parlano del ministro e della riforma (malissimo) ogni differenza sembra annullarsi. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 8 Grillo prova a infilarsi nel corteo: lo buttano fuori a suon di «vaffa» di Claudia B. Solimei Il comico genovese insultato dagli studenti: «Buffone, hai manie di protagonismo, non vogliamo prime donne qui...» BolognaQuesta volta il «vaffa» se l'è preso lui: il comico genovese Beppe Grillo, in tour in Emilia Romagna per il suo spettacolo teatrale, si è presentato ieri mattina nel cuore della cittadella universitaria di Bologna, in piazza Verdi, per sostenere la mobilitazione degli studenti contro il decreto Gelmini. Ma quando è andato incontro al corteo di circa 15mila giovani (30mila per gli organizzatori) che stava imboccando via Zamboni, la via dell'università, l'accoglienza è stata a dir poco pessima: «Beppe Grillo pezzo di m...» ha intonato un gruppo alla testa del corteo. E ancora: «Buffone, buffone». Il comico, attorniato dai suoi ragazzi del Meetup e inseguito da uno stuolo di fotografi e giornalisti, si è rifugiato prima dietro a un'auto parcheggiata, poi sotto il portico lungo la strada, quindi si è allontanato in tutta fretta. «Grillo ha manie di protagonismo, se voleva poteva sfilare con noi dall'inizio, non vogliamo prime donne qui - spiega Viola, giovane studentessa di Lingue impegnata a guidare lo striscione di apertura del corteo -. Questo è il nostro movimento spontaneo, è la causa che deve parlare». «Hanno ragione - ha ammesso Grillo diplomaticamente dopo la contestazione - io non sono qui per fare un comizio, ma per dare la mia testimonianza di sostegno». Per lui, la contestazione è arrivata solo da un gruppetto dei centri sociali «che pensa sia stato io l'artefice della disfatta della sinistra. Ma hanno bisogno di capire bene chi sono i nemici». Poi, rivolto ai cronisti: «I titoli li farete sul buffone?». Una volta sfilato il grosso della manifestazione, con il comico genovese al sicuro dentro un locale di piazza Verdi, Grillo è tornato alla carica, unendosi al gruppo degli studenti di chimica che lo hanno infine accolto con applausi. Gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari, che ha indossato. Quando il corteo si è dovuto aprire per il passaggio di un'ambulanza, Grillo ha sussurrato «Cossiga...», riferendosi alle parole dell'ex presidente della Repubblica che aveva evocato una sorta di strategia della tensione nelle piazze. Prima, aveva invitato a smascherare «i poliziotti finti, infiltrati nella manifestazione» e a «smetterla» con i manganelli. E dal presunto infiltrato durante gli scontri di piazza Navona a Roma, Grillo s'è beccato un altro «vaffa». Il ragazzo, Alberto Palladino, 21 anni, ha mandato in rete un video: «Sono militante del Blocco studentesco, e non una guardia infiltrata. Mi spiace dover smentire eminenze come Beppe Grillo...». Ma tra i contestatori di Bologna c'è pure chi si smarca: «Non sono d'accordo con chi lo ha criticato - ci tiene a far sapere Caterina, studentessa del Dams -. Lui rappresenta la società civile e noi abbiamo bisogno di allargare il nostro movimento». Prima dei fischi, il comico genovese aveva descritto l'iniziativa degli studenti contro la Gelmini come «una cosa fantastica» perché «permette di rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti». C'è stato tempo anche per una battuta sul sindaco Sergio Cofferati, presto nuovo cittadino di Genova per motivi di famiglia: «Cofferati? Non so proprio cosa gli faremo fare. Ma Genova è la città perfetta per scomparire». Concluso lo show di Grillo, è continuata la protesta studentesca: in via Castiglione dalla testa del corteo sono scomparsi i volti acqua e sapone dei ragazzi, sostituiti da quelli di centri sociali e frange più radicali delle contestazione. Secondo la polizia non si trattava più solo di studenti. A quel punto l'obiettivo è diventato forzare la «zona rossa» e raggiungere la sede della Confindustria locale, ma la polizia si è schierata in tenuta antisommossa. Il muro contro muro è sfociato in una carica e sono volate manganellate da una parte e bottiglie e lattine piene dall'altra. Il bilancio: sei manifestanti feriti, tra cui una giovane giornalista colpita alla testa da una bottiglia. I manifestanti, ridotti a circa un migliaio, hanno infine bloccato il ponte sulla stazione, mandando in tilt il traffico cittadino. Poi, dopo nove ore di mobilitazione, la protesta si è fermata. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 6 - Regione Bambini, maestri e genitori in fila sulla statale Lanciano-Fossacesia LA RIFORMA CONTESTATA LANCIANO. Per protestare contro il decreto Gelmini genitori e insegnanti delle elementari di Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro non potevano scegliere luogo più evidente, esposto e d'impatto della statale 524. Il decreto è diventato legge ma la quasi totalità degli insegnanti e del personale Ata delle scuole lancianesi continua protestare. Un lungo corteo di un centinaio tra bambini, maestri e genitori ha messo in scena ieri mattina l'ennesima iniziativa per denunciarne gli effetti negativi. Quello che si sono trovati davanti gli autisti increduli della trafficata strada che da Lanciano porta a Fossacesia passando per una copiosa serie di imprese, negozi e industrie, è stato un lungo corteo di mamme, papà, bambini e maestri che tra auto e camion portava in spalla una protesta fatta di cartelloni, fischietti, slogan e ritornelli. A vegliare sull'incolumità di tutti c'erano tuttavia una pattuglia di carabineri e gli agenti della polizia municipale. «Rappresentiamo una di quelle scuole a rischio chiusura - spiega un maestro, Davide Spera - quelle oasi di creatività, impegno e passione che però, contando meno di 80 alunni, potrebbero chiudere». Eppure, come ammesso tempo fa dallo stesso sindaco di Mozzagrogna, Giuseppe Bussolo, la scuola media congiunta di Mozzagrogna e Santa Maria Imbaro ha registrato quest'anno il boom degli iscritti, segno che se si lavora bene, i risultati arrivano. «Cosa vogliono tagliarci ancora? - chiede esasperata una mamma - già paghiamo per la carta igienica, il sapone, le fotocopie, i materiali per i lavori manuali e i disegni, perchè i politici non tagliano invece il proprio stipendio?». Intanto a Roma andava in scena l'altra protesta, quella generale indetta dai sindacati. E proprio mentre si recavano nella capitale un gruppo di insegnanti e studenti ha vissuto alcuni minuti di paura. Poco dopo aver superato Avezzano, sull'autostrada A25, l'autobus proveniente da Lanciano ha preso fuoco. Fumo e fiamme che fuoriuscivano dal motore hanno intasato l'abitacolo, ma non ci sono stati feriti e i passeggeri hanno proseguito il viaggio verso la capitale dopo essere stati trasferiti su un altro mezzo. In città gli istituti di ogni ordine e grado hanno aderito allo sciopero. Nonostante il decreto Gelmini sia ora legge la protesta continuerà ancora a lungo. «Troveremo altri mezzi - annuncia una maestra del III circolo didattico di Lanciano - ma porteremo avanti la nostra battaglia». Daria De Laurentiis
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 8 Prete no global Don Vitaliano scrive al Colle ed esalta Gramsci di Redazione No, non poteva mancare il sacerdote tutto crocefisso, falce e martello. Don Vitaliano della Sala, movimentatissimo prete no global, fa la predica anche sulla riforma della scuola. Sul suo sito internet pubblica persino una lettera al capo dello Stato in cui chiede di «non commemorare la morte della nostra Costituzione», firmando il decreto Gelmini. La missiva è un concentrato di insulti ai provvedimenti del governo Berlusconi. Alla fine si evoca il solito pericolo «fascista» e si cita... Un apostolo? Don Sturzo? Macché Gramsci: «Credo che vivere voglia dire essere partigiani...». Amen. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 7 - Regione In cinquemila a sfidare la pioggia e la riforma All'Aquila studenti e docenti universitari in corteo. Anche il rettore tra i ragazzi Momenti di tensione con il sindaco Cialente che poi chiarisce L'AQUILA. Una bara nera con su scritto «Qui giace l'istruzione italiana», portata a spalla da quattro ragazzi, ha aperto ieri a ritmo di musica il lunghissimo corteo che si è snodato per le vie del centro storico dell'Aquila. Studenti, insegnanti, genitori, rappresentanti dei sindacati e della politica fianco a fianco per dire «no» alla riforma Gelmini, non senza però qualche diverbio. Da tempo la città non vedeva una manifestazione tanto partecipata come quella organizzata ieri dai sindacati studenteschi Udu (Unione degli universitari) e Uds (Unione degli studenti): migliaia di dimostranti (cinquemila per gli organizzatori) si sono dati appuntamento alle 9.30 alla fontana Luminosa. Nonostante la pioggia incessante, giovani e meno giovani, sotto cappucci e ombrelli, hanno attraversato viale Duca degli Abruzzi, bloccando il traffico. Un corteo trasversale, senza colori politici (nonostante le numerose bandiere rosse dell'Udu), come tenevano a precisare gli striscioni dei ragazzi: «Né rossi né neri solo liberi pensieri» e ancora «Il sapere non si compra, il lavoro non è merce». Poi il corteo ha imboccato via Roma per raggiungere palazzo Carli, la sede del Rettorato, dove si stava svolgendo il Senato accademico. Una delegazione di studenti è salita nelle stanze del rettore, Ferdinando di Orio, invitandolo a scendere in piazza: «Noi la crisi non la paghiamo». Il Senato Accademico ha accolto la richiesta e si è subito unito alla manifestazione. Il rettore è sceso in strada con alcuni docenti. Intanto, mentre la coda del corteo era ancora davanti a palazzo Carli, la testa era già arrivata a piazza Palazzo, dove non è mancato qualche momento di tensione col sindaco, Massimo Cialente, «colpevole» secondo gli studenti di aver affidato i corsi di formazione dei dipendenti comunali alla Luiss, Università privata di Roma. «Siamo qui per difendere la scuola pubblica» ha gridato un'organizzatrice del corteo, rappresentante dell'Udu, al primo cittadino sceso per partecipare alla manifestazione, «il vostro atteggiamento non è conforme alle nostre idee». «Avete organizzato tutto questo contro di me» è stata la risposta del sindaco, che tuttavia nel pomeriggio era già pronto a moderare i toni: «Sono dalla parte dei ragazzi che stanno manifestando oggi contro il decreto Gelmini, riconoscendo in questo movimento una speranza per il futuro del Paese» ha scritto in una nota. «Questo governo, in pochi mesi, sta cancellando infatti sessant'anni di conquiste nella sfera dei diritti civili, dello studio, del lavoro, della sanità. Per questa ragione oggi ho voluto prendere parte alla manifestazione che si è svolta all'Aquila, come in altre città, in parallelo con la grande manifestazione in corso a Roma, pur prevedendo la contestazione da parte dell'Udu, ossia solo di una parte di un corteo meraviglioso, costituito da giovani motivati e non manovrabili, che hanno manifestato il loro dissenso verso la riforma con forza e civiltà e che mi hanno accolto con affetto». Ultima tappa del corteo: la prefettura, prima di sciogliersi definitivamente intorno alle 12. Grande soddisfazione per la riuscita della manifestazione è stata espressa da Sinistra Critica, da Spaziolibero51, dall'Udu e dall'Uds che hanno sottolineato: «La mobilitazione continua, scenderemo tutti in piazza il 14 novembre a Roma in occasione dello sciopero dell'Università e l'Udu si metterà a disposizione degli studenti per l'organizzazione degli autobus». Intanto, i rappresentanti dell'Unicobas affermano: «E' solo l'inizio». CORTEO A SULMONA. Anche insegnanti e studenti della Valle Peligna hanno "incrociato le braccia" in segno di protesta. L'adesione allo sciopero ha sfiorato il 90%. Una delegazione dell'Unione degli studenti sulmonesi è partita per Roma per prendere parte alla manifestazione nazionale. Ieri, intorno alle 9, un gruppo di studenti delle scuole superiori cittadine ha dato vita a un corteo di protesta. Michela Corridore
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 7 - Regione Il «Volta» teme per l'autonomia Francavilla, la rabbia dei ragazzi dello scientifico FRANCAVILLA. «Il Volta lotta». Anche il liceo di Francavilla è sceso in piazza a manifestare contro la riforma. Così ieri mattina circa 200 dei 476 studenti dello scientifico sono partiti in corteo dall'ingresso della scuola diretti verso il municipio «uniti e vicini contro la Gelmini», come recitava lo striscione in capo al corteo. «La nostra scuola rischia di perdere la propria autonomia a Francavilla, e di essere spostata a Ortona», spiega la rappresentante d'istituto Cristina Rapino, «e questo noi non lo possiamo accettare. E' l'unica scuola superiore di Francavilla ed è il nostro orgoglio». «Lo spostamento di presidenza potrebbe esserci perché siamo relativamente pochi rispetto al numero minimo necessario per conservare l'autonomia, che è di 500 alunni. Ma come facciamo ad essere di più se la struttura rimane così, piccola com'è?» continua l'altro rappresentante Fabio D'Andrea. Le richieste dei giovani sono state in mattinata esposte al sindaco Nicolino Di Quinzio, che sotto la casa comunale ha risposto agli studenti: «Sono d'accordo con la vostra protesta, sto già provvedendo affinché la scuola non perda l'autonomia. Voi siete il ramo vivo del Paese, e su di voi bisogna investire il più possibile». L'altro timore che coinvolge gli studenti dell'Alessandro Volta riguarda i tagli alla ricerca previsti dalla riforma Gelmini: «I ragazzi del quinto l'anno prossimo andranno all'università provenendo da una scuola ad indirizzo scientifico», conclude la Rapino, «e sapere che sarà molto difficile un futuro in ricerca scoraggia molti di noi. Ogni studente ha il diritto di avere la migliore delle istruzioni». Paola M.S. Toro
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da "Centro, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 7 - Regione Aule e cattedre deserte nelle scuole Circa 700 i manifestanti che hanno raggiunto Roma in pullman PESCARA. Pochissimi studenti nelle aule, cattedre deserte: con la testa alle assemblee d'istituto e il cuore a Roma. Mentre ieri mattina il mondo della scuola si ritrovava compatto per la grande manifestazione nazionale contro la riforma Gelmini, a Pescara e provincia la protesta viveva un'altra giornata dedicata più alla «riflessione» che alla piazza, coinvolgendo tutti: dalle scuole dell'infanzia all'Università. Una dozzina i pullman partiti per la Capitale da Pescara città con a bordo almeno 700 manifestanti tra studenti, docenti e comitati dei genitori: «Siamo partiti alle 6», raccontava nella tarda mattinata di ieri Barbara Magliani, del coordinamento dei genitori. «Ci hanno fatto scendere sul raccordo anulare perché i pullman non potevano entrare nel centro storico a causa dell'intasamento del traffico. Ci siamo incamminati a piedi verso la metropolitana e anche qui abbiamo trovato tutto bloccato. Ora stiamo per raggiungere piazza del Popolo dove cercheremo di unirci alla delegazione abruzzese». Ma sono quasi le 13,30 e la manifestazione con i sindacati e i leader politici sta per concludersi. Poco male, Pescara c'era con il suo contributo di slogan e striscioni. In città l'astensione dalle lezioni ha raggiunto anche punte del 100%, soprattutto per lo sciopero degli insegnanti. E' il caso della scuola materna di via Regina Elena, dove già da alcuni giorni la direttrice didattica si era premurata di avvisare i genitori che la scuola sarebbe rimasta chiusa nella giornata di ieri dopo aver raccolto l'adesione pressocché totale dei 48 insegnanti e del personale Ata. I ragazzi del liceo classico D'Annunzio si sono riuniti in assemblea nell'Aula Magna: piace l'idea del referendum abrogativo contro la legge di riforma approvata mercoledì dal Senato. Studenti e docenti dell'università D'Annunzio di Pescara si sono rivolti al Comune per chiedere l'autorizzazione a svolgere le lezioni all'aperto. Sciopero anche all'istituto d'Arte, all'Itis Manthoné, nelle scuole professionali. Circa l'80% degli insegnanti ha incrociato le braccia o si è unito al grande corteo di Roma. Elevatissima l'adesione allo sciopero anche al liceo scientifico Galilei e nelle scuole medie. A Montesilvano la protesta degli studenti del liceo D'Ascanio è sfociata nell'avvio dell'autogestione. E' questa la decisione presa ieri dall'assemblea di istituto, una decisione che sarà ratificata oggi nella riunione del comitato studentesco. (s.o.)
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da "Mattino di Padova, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 33 - Provincia In 500 in piazza Pierobon per dire no alla Gelmini CITTADELLA. Studenti, insegnanti, genitori. Tutta Italia scende in piazza contro il decreto Gelmini, e Cittadella, ieri mattina, non è mancata all'appello. Almeno 500 persone sono andate ad occupare piazza Pierobon. Il 70 per cento dei professori delle scuole superiori ha aderito allo sciopero; l'80 per cento del corpo insegnanti della scuola elementare Cornaro ha manifestato il proprio dissenso nei confronti della riforma. E intanto, a Grantorto, tutti i docenti del consiglio d'istituto si sono dimessi. Gli studenti, dal canto loro, chi in maniera attiva - alla testa dei cortei - chi in maniera meno evidente, hanno boicottato le lezioni: al liceo Tito Lucrezio Caro sono state solo 8 (su 45) le classi che hanno fatto lezione; all'Itc Girardi, non hanno manifestato 20 classi su 48; all'Istituto d'Arte Fanoli, 6 su 24; all'Itis Meucci, attive due classi su 36. «Facciamo presente - sottolineano i manifestanti - che le classi che sono entrate erano meno che dimezzate, pochissimi gli studenti». L'«onda» ha toccato pure le elementari: solo 4 classi hanno fatto lezione, su 19. In piazza una buona parte dei ragazzi dell'Enaip: una scuola «privata», nella quale tutte le classi hanno fatto lezione, «ma con assenze decisamente significative». Al di là delle cifre, ci sono i ragazzi: la loro determinazione, la loro rabbia, la loro fantasia. Si sono ritrovati davanti allo stadio Tombolato, per marciare verso il centro, fino a piazza Pierobon. Il corteo è stato accompagnato da un paio di striscioni, «Prigionieri della nostra scuola? Cittadella non ci sta», ed un inequivocabile «Uniti contro la Gelmini»: come dire, la manifestazione è tutta studentesca, oltre la destra e oltre la sinistra. La rabbia di una generazione contro la «casta»: «Noi la crisi non la paghiamo; non tagliate i professori». Qualche chilometro più in là, a Grantorto, protagonisti sono stati i genitori. (Silvia Bergamin)
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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Sabina Guzzanti torna in tv e fa Berlusconi-Giulio Cesare ROMA. Sabina Guzzanti, dopo cinque anni torna in tv, ad Annozero (foto), nei panni del premier Silvio Berlusconi. Dopo circa quindici minuti dall'inizio della puntata la Guzzanti ha fatto irruzione nel primo dei tre interventi registrati, con in testa una corona di alloro e indossando sopra un completo total black un peplo dorato, a mo' di Giulio Cesare. «Non voglio far sembrare gli studenti violenti, ci tengo a sembrare io quello violento. Questo credo sia il massimo della gratificazione di un premier. Sono io che mando la polizia, quando dico una cosa è quella». E poi: «Visto che sono la modestia fatta persona, quando ho detto Milan l'ho fatto, quando ho detto governo sono stato, quando ho fatto un giornale l'hanno chiamato Il Giornale...». La Guzzanti-Berlusconi ha proseguito dicendo di odiare i politici: «Io personalmente li odio - ha detto - e non vada a dire in giro che li odio - ha affermato rivolgendosi a Santoro - perchè non ho mai detto che li odio. Si vergogni di fare un uso criminoso del servizio pubblico attribuendomi cose che non ho mai detto». E, riferendosi allo sciopero generale contro il decreto Gelmini, ha detto: «Abbiamo una opposizione che, sia pur pro forma, scende in piazza e si prende il merito di una piazza che ho riempito anch'io: se non avessi detto quella cosa della polizia che non ho detto, la piazza neanche si sarebbe riempita». Era il novembre del 2003 quando del suo programma, delle cinque puntate previste, ne andò in onda soltanto la prima per la protesta politica che ne scaturì. Da allora l'autrice ed attrice ha lavorato in teatro ed ha realizzato il film di satira, ma anche di denuncia politica, "Viva Zapatero" (2005).
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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La sorella del ministro Cinzia Gelmini (Cgil) si mette in aspettativa BRESCIA. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita. Ieri l'attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel Bresciano: la "Canossi", dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. La mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero, ha provocato reazioni. «Chi, iscritto ad un sindacato della scuola, non sciopera in un'occasione come questa o non ha capito nulla - scrive in una lettera aperta un iscritto alla Cgil - o non ha senso che stia ancora in un sindacato».
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da "Provincia Pavese, La"
del 31-10-2008)
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UNIVERSITA', IL DIBATTITO Lezione in piazza, non comizio Gentile direttore, rubo un po' di attenzione e di spazio, per alcune note che l'articolo di Torti sulla mia lezione in piazza di martedì può aver suscitato nella parte dei lettori non interessata e/o coinvolta nelle tematiche del dibattito politico/amministrativo sull'università, temi che come docente e come cittadino politicamente impegnato mi preme chiarire. La lezione in piazza mi è stata chiesta dal movimento degli studenti, e dai miei studenti in particolare, studenti che erano tutti lì per libera scelta, avendo io loro dichiarato che se anche uno solo fosse stato dissenziente, avrei fatto lezione nell'aula e nell'ora stabilita, salvo ripeterla o farne altra in qualsiasi momento e luogo accolto su istanza degli studenti. Di vera lezione si è trattato, e non di un comizio per attirarsi simpatie e sollecitare applausi, come taluni passaggi del resoconto dell'articolo potrebbero far pensare: «Pirla» e «scopare» si riferivano al linguaggio di Aristofane lì discusso e citato per spiegare come la polis ateniese accettava e promuoveva, anche attraverso il teatro comico, un dibattito spesso aspro ed irridente sulle scelte vitali della città - la guerra, nella fattispecie -: quando serve, comunque, anche in aula l'uso del linguaggio comune ed il confronto con tipi e situazioni quotidiane serve a spiegare e spiegarsi meglio; questo è anche il mio modo d'insegnare. Per quanto mi riguarda, poi, non sono «professore» in senso strettamente accademico: la mia qualifica di «ricercatore» mi vieterebbe di insegnare, per dedicarmi esclusivamente alla ricerca (infatti, per tenere corsi, devo chiederne apposita autorizzazione al CdF) e i tre corsi che tengo li tengo senza neppure un euro di incremento del mio stipendio di ricercatore: il che, in soldoni, significa che laddove i corsi che mi sono affidati (questo è il termine legale) fossero affidati a nuove assunzioni, costerebbero all'università, e quindi allo stato, qualche migliaia di euro per lo stipendio di tre diversi docenti, al posto dello scrivente «coglione» (questa definizione la faccio autoironicamente mia), dal che consegue che «rubasoldi a ufo» non son certo io. Chi altri, veda un po' ciascuno. Quanto a me, io mi regalo la possibilità di scegliere legittimamente, all'interno degli spazi che il mio mestiere mi offre, la possibilità di trasmettere a studenti il piacere e la bellezza, dunque il fascino, di cose quali «Cultura, Storia, Arte, Poesia, Libertà, Consapevolezza, Civiltà, Democrazia come crescita e formazione del cittadino consapevole e responsabile». Sono le mie ragioni di una scelta di vita che mi fa sentire professionalmente e umanamente appagato ogni volta che metto piede in un'aula quale che essa sia e dovunque essa sia. E, mentre insegno agli studenti, mi arricchisco umanamente e culturalmente della loro voglia di capire, imparare, sapere, e della loro varia umanità. Così, insegnando, continuo io ad imparare e crescere: che non è questione di età, ma di cervello, voglia, cuore, anima. Tutto questo dovevo ai suoi lettori, caro direttore, perché fosse chiaro che quel che è successo non è folklore barricadero, ma una consapevole scelta di partecipazione ad un confronto di fatti e di idee che si chiama (come ieri ho etimologicamente spiegato) politica come «impegno quotidiano di ogni responsabile polites», cioè del cittadino che continua ad avere e coltivare il piacere e l'impegno di liberamente esserlo. Guglielmo Cajani Pavia Scuola, adesso basta strumentalizzazioni In questi giorni si è letto e si è ascoltato un po' di tutto sul decreto Gelmini, sulla situazione della scuola italiana. Viene da chiedersi per quanto tempo ancora la scuola riuscirà a far parlare di sé e catalizzare l'attenzione. Quanto durerà la protesta e la rabbia di chi, responsabile dei fallimenti e delle gravi e macroscopiche incongruenze della scuola di oggi, è pronto a scendere in piazza utilizzando tutti i mezzi, tranne una corretta e completa informazione dei fatti? Sul tavolo della sala professori della mia scuola, tutto sommato tranquilla, sono comparsi tanti volantini firmati dai vari sindacati e da colleghi che si definiscono «di sinistra», in cui si voleva spiegare la realtà. Non entro nel merito dei contenuti, voglio solo rilevare un dato comune a tutti: l'incompletezza delle informazioni fornite. Come se, in fondo, si avesse paura a guardare in faccia la realtà nella sua totalità, e come se, se si ammettesse anche il dato trascurato, il problema potesse essere risolto più facilmente, in modo non ideologico e più proficuo. Come se non si volesse cambiare nulla. La scuola deve essere di Stato, controllata da un potere centrale, non dei docenti e degli studenti, tanto meno delle famiglie. Non solo. Il grande dimenticato è il diritto allo studio e alla libertà di insegnamento. La scuola non si regge sul diritto allo sciopero, ma sulla passione per l'educazione e la trasmissione di un sapere. Nessuna delle voci che oggi alzano la protesta mi ha dato l'impressione di prendere in seria considerazione questi temi. Ho visto strumentalizzazioni, che fanno leva sul timore di tanti di perdere il posto, di altri di vedere compromesso uno status quo che fa così comodo... Nessuno che ammetta, tra l'altro, che qualche sacrificio occorrerà farlo e il problema è, caso mai, dove e come farlo. Un alunno, in classe, mi ha detto, con una certa enfasi nella voce, che lo sciopero è un diritto degli studenti! Forse gli agitatori della piazza devono farsi un esame di coscienza. I giovani non vanno mai strumentalizzati. A loro va spiegato che il loro diritto è allo studio. Invece di diritto allo studio si parla solo in certe occasioni e per porsi contro il governo, non per contribuire a costruire una società in cui ai giovani sia garantito di usare bene il tempo scuola, coltivare la loro formazione umana e culturale. E anche ieri, giorno di sciopero, l'ho spiegato a questo ragazzo, sono stata a scuola per garantirgli il diritto che gli spetta. Elena Pagetti via e-mail Pavia, sicurezza a scuola Il sindaco dia garanzie In tempi difficili, di ristrettezze economiche e di grandi difficoltà, qualunque padre di famiglia assennato cercherebbe di ridurre le spese superflue e di concentrare le risorse su quelle spese ritenute indispensabili. Anche un'avveduta Amministrazione pubblica dovrebbe comportarsi così: ridurre o eliminare le spese superflue e privilegiare le spese e gli investimenti che garantiscano i servizi e la sicurezza dei cittadini. La nostra ineffabile giunta non ritiene di comportarsi così. Basti pensare alla sicurezza degli edifici scolastici. In palestra forse si può fare a meno di mandare i nostri figli, a scuola no. E allora occorre fare chiarezza: denunciare che il Comune di Pavia tiene aperte scuole elementari, materne e medie senza il certificato di agibilità prescritto dalle norme e che centinaia di bimbi ogni mattina le frequentano senza i requisiti e le garanzie di legge. Vogliamo la certezza che i ragazzi siano ospitati in edifici a posto, adeguatamente certificati. Attendono dal sindaco una risposta formale i genitori delle scuole De Amicis, Canna, Massacra, Vallone, Negri, Mirabello, Cabral, scuole medie Leonardo da Vinci, Castrati, Franchi Maggi, eccetera. Sandro Assanelli consigliere comunale di Forza Italia, Pavia Scuola, mandano i bimbi contro la Gelmini In questa pagina, negli ultimi giorni, sono state pubblicate alcune considerazioni in merito al dibattito sul decreto legge del ministro Gelmini. Al di là di ogni considerazione di carattere politico, vorrei solo uno spazio per una piccola riflessione: non condivisibili ma legittime le manifestazioni di piazza e gli scioperi, inutili le strumentalizzazioni, forte il dibattito su di un tema importante, ma vorrei porre una domanda ai lettori: perchè nessuna reazione alle immagini proposte da un noto programma televisivo di approfondimento politico in onda sulla rete nazionale che raffiguravano bambini che cantavano inni contro il ministro Gelmini usando tra l'altro termini a dir poco offensivi? vviamente nessuna colpa ai bambini stessi ma un profondo, sincero sgomento per questo episodio che veramente ha dell'incredibile. Marco Bellaviti coordinatore provinciale Forza Italia, Pavia Scuola, ci voleva il dialogo Ma tutti hanno colpe L'istruzione e la ricerca sono temi sui quali dipende il futuro del nostro Paese ed è per proprio per questo motivo che ci sarebbe d attendersi da parte della classe politica un approccio serio, pragmatico e bipartisan. Invece stiamo vedendo un film già visto molte volte con la maggioranza pro-tempore che impone piuttosto che condividere certe riforme, non solo quella della scuola ma anche quella elettorale europea, e la minoranza o meglio l'opposizione che utilizza strumentalmente le proteste di piazza pensando di accrescere i propri consensi. Questo è l'esempio di come la nostra democrazia sia malata non solo a causa delle istituzioni che non funzionano per le mancate riforme, ma anche perché i rapporti tra le forze politiche continuano ad essere avvelenate così da non consentire un confronto costruttivo sulle questioni che riguardano il futuro dell'Italia. La riforma sulla scuola proposta dal governo, al di là dei contenuti, alcuni dei quali molto opinabili soprattutto nei fondamenti pedagogici, meritava per la delicatezza e l'importanza della materia un dialogo più approfondito con le varie componenti della scuola e una diversa apertura nel merito delle osservazioni. Una cosa è certa: le ristrettezze economiche dei bilanci statali e degli enti locali sono un problema che non può essere accantonato bensì governato con coraggio e lungimiranza. Non c'è quindi da scandalizzarsi se anche la scuola e le università (in Italia sono troppe e spesso non competitive) possano rientrare in un processo di razionalizzazione e di riqualificazione della spesa pubblica ma facendo salvi i principi dell'autonomia, del pluralismo e dell'efficienza. Le risorse finanziarie sono sempre di meno e vanno distribuite sulla base del merito e della competitività ricordandosi che gli errori del passato (su tutti gli organici sovradimensionati e l'assenza di validi sistemi di valutazione dei docenti) sono targati sia centrosinistra sia centrodestra e quindi oggi non c'è nessuna parte che può sentirsi deresponsabilizzata rispetto a questi tema che invece viene vissuto ancora una volta come strumento di lotta politica. Francesco Adenti presidente di «Pavia città per l'Uomo»
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da "Mattino di Padova, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
IL CORTEO. La manifestazione ha bloccato tutte le scuole padovane, un'adesione altissima Gelmini, è un coro di 10 mila no I genitori con le maestre e i bimbi in girotondo a difesa della scuola UNA MAMMA Caterina Boaretto: le mie bambine saranno penalizzate dai tagli voluti dal governo MORENA TROLESE Prato della Valle, 9.30 di ieri: per quattro ore Padova straripa. Un fiume di oltre diecimila persone fra bambini, genitori, studenti e insegnanti si è riversato sulla città da via Umberto I fino a Piazza Insurrezione, attraversando le piazze delle Erbe e dei Signori, via Dante e Corso Milano e poi oltre, fino a lambire viale Codalunga. «La scuola è nostra»: lo striscione che apre il corteo dice già tutto. La scuola è di tutti, di studenti universitari e medi, ma soprattutto di quei bambini a cui i manifestanti - in primis il Comitato padovano Insegnanti-Genitori No-Gelmini - hanno deciso di comune accordo di far aprire la marcia aggrappati allo slogan fra i palloncini. Voleva essere una manifestazione di protesta civile e vitale; lo è stata. Battendo le mani, agitando tamburelli, intonando cori e canzoni. E scattando fotografie, centinaia di migliaia di click. Il 30 ottobre 2008 è entrato nella storia della Città del Santo. Tafferugli non ce ne sono stati. Quando, alle 11, centinaia di universitari, per lo più del Collettivo di Scienze politiche e dei centri sociali, si sono staccati da piazza Insurrezione - dove maestri, alunni, mamme e papà finalmente sostavano - puntando in direzione Stazione con lo scopo di «bloccare la città», i caschi blu schierati dalle forze dell'ordine sono stati a guardare. Fino al loro pacifico ritorno al punto da cui erano partiti. FAMIGLIE. Caterina Boaretto è una mamma di Maserà e ha due figlie: una iscritta alle elementari, una alle medie. Tutte e tre per mano, ieri, si guardavano consapevolmente attorno. «Sono le mie bambine a rimetterci di questi tagli». MAESTRI. Thi My Le Truong, di origine vietnamita, è insegnante di sostegno al Valle. «Sono preoccupata per la ghettizzazione degli immigrati e dei disabili: non sono un problema. Propongo un corso di italiano obbligatorio». STUDENTI MEDI. Federico Fassina è un ex studente del Modigliani. Ora lavora sperando di iscriversi l'anno prossimo a medicina, ha mollato la scuola perché non poteva pagarsi gli studi. Gli studenti medi sono migliaia. Del Modigliani, Marchesi, Cornaro, Scalcerle, Curiel, Valle, Fucinato, Fermi. A far loro da spalla centinaia di prof. E migliaia di universitari e docenti che non hanno fatto lezione. ISTITUZIONI. A manifestare, anche i politici. Ma stavolta senza partiti. Il sindaco, sceso da Palazzo, ha salutato la folla una volta confluita sul listòn e diretta verso piazza delle Erbe. Il consigliere regionale Carlo Covi e gli assessori comunali Claudio Piron e Monica Balbinot si sono invece uniti alla fiumana sin dal suo nascere, in via Umberto I. «Io - precisa Covi - partecipo criticamente: esiste un effettivo problema di bilancio, e tagliare è necessario. Bisogna però discutere il dove e il come». «L'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), di cui faccio parte - sbotta Piron - a suo tempo presentò un appello a Maroni e Gelmini per spostare i termini dell'approvazione della legge: assolutamente snobbata». Voce ancor più accorata perché tre volte mamma, e mamma di una bambina che dall'anno prossimo andrà a scuola con coetanei figli di genitori meno noti, Balbinot, è indignata: «Ignobile - dice - prendersela coi più piccoli». GENTE. Di caos un po' ce n'è stato, ma il traffico lo ha assecondato senza fiatare. Mentre il tram ha funzionato regolarmente, le linee 9, 10 e 15 degli autobus sono state costrette a deviare le loro corse a ruota, seguendo lo spostamento della moltitudine in marcia. I passeggeri, però, hanno capito. Come, del resto, ha capito la gran parte dei non-manifestanti o manifestanti passivi che se n'è rimasta in disparte a guardare: dai negozianti con il naso spiccicato sulle vetrine ai taxisti (esemplare uno in viale Codalunga che ha posteggiato l'auto in coda approfittando della pausa sit-in per fumarsi una sigaretta) con il tassametro bloccato per un paio d'ore. Increduli, pure la coppia di novelli sposi africani, tutti colori e stoffe pregiate, che ha «sfidato» controcorrente il corteo all'altezza di via Dante col bianchissimo sorriso stampato in volto. A ROMA. Nereo Marcon, della Cisl Veneto, fa sapere che ieri, allo sciopero generale della scuola indetto dai sindacati nella capitale, hanno preso parte 7 mila veneti e mille padovani: «Una buonissima, quasi insperata, partecipazione». Pare invece che Padova quest'invasione non barbarica se l'aspettasse, e da decenni.
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da "Mattino di Padova, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 7 - Primo Piano Quando il «barone fannullone» sale in cattedra all'aria aperta Il 24 novembre Senato e CdA in seduta congiunta dovranno ragionare sul bilancio 2009 imposto dall'alto ALBINO SALMASO PADOVA. Una lezione sull'agenda setting in Galleria Tito Livio, con sulla schiena un cartello («Barone fannullone») a beneficio del collega-ministro Brunetta. Di sera, la "veglia funebre" sotto la pioggia battente insieme a migliaia di studenti. Ieri Luciano Arcuri, ordinario di Psicologia e destinato a sedersi presto nel CdA del Bo, era ancora nello studio del Dipartimento di via Venezia diviso fra l'attività "istituzionale" e le preoccupazioni per l'effetto Gelmini. «Ho preso volentieri l'acqua giovedì, come sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla partecipazione al corteo che è sfilato da Prato della Valle fino in centro. La lezione all'aperto, per me, cadeva a fagiuolo: mi occupo di comunicazione e persuasione. In parole povere dell'influenza che hanno i mezzi di comunicazione sulla "gerarchia dell'importanza". Una sorta di allusione a chi si dovrebbe preoccupare della scuola e dell'università che invece rischiano davvero il funerale. Come abbiamo testimoniato, nonostante gli intoppi dell'amplificazione. Forse, noi nel '68 eravamo più bravi». Professore, ora cosa succede al Bo? So che è stata convocata lunedì 24 novembre una seduta congiunta del consiglio di amministrazione e del senato accademico. Servirà a ragionare sul bilancio 2009 alla luce della nuova situazione. E' plausibile che emerga qualcosa. Ho come il sospetto che il ministro Gelmini, costretta a lavorare con l'accetta, si cimenti con una messa a punto dei criteri di valutazione sui singoli Atenei. Altrimenti è vero che il Bo, così com'è strutturato adesso, dovrà piegarsi? E' fuor di dubbio che se tutto resta così com'è, si dovrebbe ripesare alle fonti d'introito. Spettano all'Esu i servizi agli studenti: mense e alloggi. Ma è l'Università che deve preoccuparsi della didattica. Professor Arcuri, aumenteranno le tasse? Mediamente, in Italia, uno studente universitario costa circa 8 mila euro all'anno. Somma che cade sulle spalle di tutti, prevalentemente sulle famiglie che non mandano i loro figli all'Università. Magari, si possono far pagare più tasse a chi studia purché gli studenti abbiano borse di studio e siano finanziati tutti i dottorati di ricerca. Scusi, può argomentare? Penso a qualche Ateneo che ha deciso di attirare studenti, meglio se su misura, soltanto per laurearli. Poliziotti e carabinieri che a Chieti hanno ottenuto crediti. Una sorta di finti studenti per un anno e mezzo. Ecco, a Padova, abbiamo studenti veri. E baroni accademici? Luogo comune lo stereotipo dei fannulloni. La vita universitaria seria significa didattica, ricerca, organizzazione. Due o tre corsi da tenere, 20-25 tesi all'anno, lezioni ai corsi di specializzazione, tutorato. E fare ricerca come Dio comanda per meritarsi i soldi che non arrivano mai vuol dire produrre 4-5 lavori scientifici all'anno e propronendo materiale agli studenti. Infine, ci sono gli organismi di facoltà e dipartimento con le riunioni. Posso chiederle perché un giovane dovrebbe scegliere di iscriversi a Psicologia? Padova è fra le migliori Facoltà d'Italia. Abbiamo docenti veri, non professori a contratto. Una tradizione consolidata nel tempo, il fior fiore nelle Neuroscienze o nelle scienze cognitive, come nella psicologia sociale. Una ricerca che si può facilmente valutare. Tant'è che in Europa, e non solo, le Università hanno rapporti consolidati con Padova. In sintesi, cosa offrite? Cinque corsi di laurea triennale (con circa 200 matricole ciascuno). Un corso si laurea a distanza, che dirigo, a beneficio degli studenti lavoratori con un centinaio di iscritti. La laurea magistrale cattura molti studenti dal resto d'Italia: sono sette corsi di specialistica. Complessivamente, Psicologia conta circa 5 mila studenti iscritti. Veniamo prima di Medicina e dopo Ingegneria che vanta storicamente un'offerta corposa. L'OPINIONE DEI LETTORI SUL SITO WWW.MATTINOPADOVA.IT
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da "Mattino di Padova, Il"
del 31-10-2008)
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Pagina 7 - Primo Piano «Tagli indiscriminati a tutti gli atenei Questa manovra uccide la ricerca» PADOVA. I tagli all'Università? Il professor Armando Gennaro, direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche e componente del Senato Accademico, non nasconde la sua indignazione. «Chiariamo subito - spiega Gennaro, che è anche vicepresidente del Consiglio pastorale diocesano - che in questo dibattito non c'entra il decreto Gelmini sulla scuola, convertito in legge mercoledì dal voto del Senato. Noi stiamo protestando contro la manovra Tremonti del giugno scorso, ovvero il decreto legge 112 poi convertito ad agosto nella legge 133. E' quel provvedimento la vera iattura dell'Università italiano». Perché professore è così contrariato? «Perché quella norma prevede una significativa diminuzione dei finanziamenti pubblici agli atenei. Si tagliano, in particolare, le risorse destinate alla ricerca e alla formazione. E se non ci sono ricercatori e persone formate, come si pensa d'incentivare la ripresa economica? Ma la cosa che più mi fa indignare sono i tagli indiscriminati che colpiscono tanto le università virtuose, come Padova, che da anni sono attente ai conti, quanto le università che danno i corsi in affitto o che non hanno mai badato alle spese. Insomma, buoni e cattivi tutti sullo stesso piano. Già l'anno prossimo si vedranno i primi effetti, ma nel 2011 saremo al collasso». E per quanto riguarda il turn-over? «Padova ha sempre fatto la scelta d'investire sui giovani ricercatori. Ma già l'anno prossimo, per ogni cinque lavoratori che vanno in pensione nel 2008, potremmo assumerne uno. Insomma, non lamentiamoci poi della fuga all'estero dei cervelli. Con questi tagli, per lavorare, i giovani ricercatori dovranno inevitabilmente cercare una collocazione fuori Italia». Ma da questa manovra nessuno trae vantaggio? «Beh, l'Istituto Italiano di Tecnologia (fondazione istituita dal ministero dell'Istruzione, dell'Economia e delle Finanze, ndr, il "giocattolo" di cui il ministro Tremonti si era innamorato già quand'era ministro nella legislatura 2001-2006, beneficerà di stanziamenti per la ricerca pari a 120 milioni di euro. Ovvero una volta e mezza quanto riceveranno per la ricerca tutti gli altri atenei italiani. Faccio però presente che nel 2007 l'Istituto Italiano di Tecnologia ha pubblicato meno lavori di quanti ne ha pubblicati il mio Dipartimento». Ma ci sono di cambiare la manovra? «Speriamo ci sia spazio per intervenire sulla Finanziaria. E' per questo che il Bo protesta». (Claudio Baccarin)
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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RIFORMA.LO SCIOPERO Scuola, la protesta non decolla Gli studenti snobbano il corteo «Non pagheremo la vostra crisi», «7,8 miliardi di ragioni per protestare», «svendesi scuola pubblica»: erano alcuni degli striscioni e dei cartelli che ieri mattina hanno sfilato per le vie di Biella, portati dagli studenti che hanno aderito al corteo contro la riforma Gelmini. Erano una settantina in tutto, i ragazzi che sono partiti alle 8 dai portici di piazza Vittorio Veneto, hanno percorso via Aldo Moro, e cercato quindi di coinvolgere i loro colleghi dello Scientifico, senza risultati. Sulle note dei Modena City Ramblers, si sono quindi diretti in via Rosselli, dove hanno presenziato all'assemblea indetta da Flc Cgil, Cisl scuola e Uil nella palestra dell'Itis, ed hanno poi proseguito con alcuni dei presenti all'incontro per la tappa finale in corso Pella. Qui hanno fatto presidio e improvvisato un'assemblea davanti alla sede del Provveditorato degli Studi, dove gli aderenti all'Assemblea NoGelmini avevano dato appuntamento a studenti, docenti e personale Ata; ma chi ha risposto all'invito scritto sui volantini (e comparso anche nel blog www.assembleanogelminibiella.blogspot.com) si contava sulle dita di una mano. Se gli studenti biellesi non hanno partecipato in massa, ad aderire a questa giornata di protesta sono stati per lo più i docenti, ma soprattutto il personale Ata della scuola primaria. Maestro unico e tagli, per quanto riguarda il comune di Biella, hanno trovato contrari circa il 60 per cento del personale Ata, e il 50 degli insegnanti elementari. Diversa la situazione nelle superiori: al liceo Scientifico è stato appena il 30 per cento dei professori a non andare al lavoro, contro il 90 del personale Ata. Il decreto è approvato, ma gli studenti non si arrendono e promettono altre assemblee. «Vogliamo bloccare l'iter - spiega Umberto Raviola del collettivo studentesco Zero in Condotta - e continueremo a farci sentire. Il governo non può decidere tutto da solo senza consultarci». Dall'altra parte dello sciopero in corso Pella, nell'atrio di Città Studi, c'erano però anche altri slogan: «Voi siete il 68, noi il 2000». «Noi non protestiamo contro il decreto - dice Luca Pozzato di Azione Universitaria Biellese - Berlinguer a suo tempo aveva tagliato di più. Noi ce l'abbiamo contro i politicizzati che protestano».\
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Giorgio Levi Il giorno più lungo di Foot Locker Certo, i più entusiasti ieri erano quelli di Foot Locker sul Corso. Ma sorridevano e correvano anche pizzaioli al trancio, paninerie, caffè con retrobottega che in un freddo mattino di contestazione sembrano fatti apposta per infrattarsi. Gli studenti diligenti sono rimasti attaccati al corteo, gli altri si sono persi nei meandri tentacolari di scarpe, coca cola, hamburger. E' così che gira il vento della protesta. Un po' ci stai, un po' ti stufi, molto ne approfitti. Uno studente l'altro giorno diceva: «A differenza del Sessantotto con noi ci saranno anche i genitori». Genitori ieri era una parola grossa. Qualche insegnante, mamme e papà, salvo quelli con le borse del supermercato non se ne sono visti a gettare benzina sul fuoco della legge Gelmini. Beninteso, niente di male. I figli in piazza, i genitori a casa. Ognuno al suo posto. E' il riferimento al Sessantotto che guasta il quadro. Il Sessantotto non è stata una passeggiata per nessuno, e qualche genitore in piazza ci andava davvero. Anche lì i bar straripavano, la prima fidanzata per mano e si scappava dal corteo. Ma la furia contestatrice, i segni della rivoluzione, il sogno di un cultura diversa dall'omologazione hanno reso quegli anni impareggiabili. Questi non so. La lezione in piazza Cavour di Umberto Capra è stata invece il segno di una civiltà contestatrice antica ed educata. Chi ha scelto Foot Locker per protestare ha sbagliato, il posto giusto dove stare, ascoltare e bearsi era in piazza Cavour.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Gli eredi del Sessantotto Gli slogan. Colorati e danzanti, gli studenti hanno esposto i loro striscioni: «Indietro non si torna, blocchiamo la Gelmini» e «Noi la crisi non la paghiamo»I numeri. Al corteo delle scuole gli studenti erano circa 150, I manifestanti universitari erano un centinaio. In piazza Cavour si sono contate 350 persone.I ragazzi. Valentina Tornari: «Il ritorno del voto in condotta è ridicolo». Paolo Boccalini: «E' l'inzio di una dittatura». Jacopo Bobba: «Ci negano il confronto»
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Mappano Corteo per la scuola Hanno gridato slogan a difesa della scuola pubblica e marciato con cartelli e striscioni, i bambini delle scuole elementari e medie, gli insegnanti e i genitori che ieri hanno organizzato una manifestazione locale contro la riforma Gelmini. Al corteo hanno partecipato più di 200 persone. Moncalieri Cento «furbetti» del contributo case False attestazioni Isee in cui si «dimenticano» proprietà immobiliari e rendite catastali. Un centinaio di famiglie di Moncalieri che avevano richiesto agevolazioni per la casa - sostegno alla locazione - sono finite nei guai e saranno segnalati all'autorità giudiziaria. I controlli - eseguiti su tutti e mille i richiedenti - sono stati realizzati incrociando i dati in possesso del Comune, Agenzia delle Entrate e Ufficio del registro. Moncalieri Fabbrica Firsat a rischio crollo Amianto nell'ex fabbrica Firsat, oggi popolato da una settantina di rom. E' la denuncia del consigliere di Forza Italia Antonino Seminara: «Oltre all'amianto, la struttura è a rischio crollo. Invitiamo il sindaco a sollecitare la proprietà a una immediata messa in sicurezza». Moncalieri Romeno ubriaco provoca due scontri Un artigiano romeno, Costantin Micleci, 25 anni, residente a La Loggia, dopo aver causato due incidenti in corso Trieste a Moncalieri è fuggito. I carabinieri lo hanno bloccato nella zona industriale: era ubriaco e si è rifiutato di sottoporsi al test.
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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Dati Scuola Alla riforma Gelmini 1.500 no "Impossibile procedere ad accorpamenti entro novembre" Ha scioperato 80% delle sedi CONTINUA LA PROTESTA Petizione. Oggi saranno consegnate al prefetto Ubaldi tremila firme contro la riorganizzazione del ministro «Nessun dimensionamento, quest'anno, per le scuole del Vco». A chiederlo alla Regione è la Conferenza provinciale sull'istruzione, convocata ieri a villa Fedora di Baveno per discutere le conseguenze della riforma scolastica. «Il 25 settembre la Provincia ha deliberato di lasciare immutata la situazione, per quest'anno - spiega l'assessore provinciale all'Istruzione Liliana Graziobelli -. Ora la nuova legge ci chiede di procedere all'accorpamento degli istituti superiori con meno di 300 alunni e di fare un censimento dei plessi con meno di 50». La scadenza indicata è il 30 novembre: «E'assurdo, per accorpare il "Galletti" e il "Marconi" a Domodossola ci sono voluti quasi 3 anni. Sappiamo, ad esempio, che c'è una situazione di sofferenza al "Dalla Chiesa" e al "Pacle" di Omegna, ma un accorpamento non è un mero atto amministrativo». Per questo l'assessore ha chiesto alla conferenza e ai sindaci del territorio di «portare avanti fin da ora un percorso condiviso per rientrare nei termini previsti dalla legge, senza però toccare nulla fino al 2010». Sulla riforma Graziobelli esprime giudizio negativo: «Non posso evitare di pensare che si tratti solo di provvedimenti economici, per questo l'assessorato ha partecipato alla manifestazione provinciale». Alla Conferenza era presente anche la reggente dell'Ufficio scolastico provinciale Franca Giordano: «Credo che i territori di montagna, come le valli Cannobina e Formazza, non saranno toccati dai tagli. Per Dalla Chiesa e Pacle, invece, le difficoltà sono reali».[FIRMA]VALERIA PERA VERBANIA Un uomo sul palco legge poche righe ed esplode l'applauso. Non cita l'ultimo successo di Moccia, è l'insegnante Michele Airoldi e in mano tiene una copia della Costituzione: «E' facile da capire anche per i più piccoli, dice che la scuola è aperta a tutti, è gratuita e l'insegnamento è libero». A Verbania è il giorno della manifestazione provinciale contro la riforma Gelmini, un no che ha il volto di 1.500 persone e la forma di un serpentone colorato di ombrelli e striscioni. Studenti, docenti e genitori hanno sfilato sotto la pioggia per oltre tre ore, ieri, dal liceo Cavalieri di Pallanza fino a piazza Ranzoni a Intra, dietro lo striscione «Uniti per la scuola di tutti». Dal palco Gabriella Prandi, segretario generale Flc Cgil, snocciola le adesioni sindacali, politiche, istituzionali e scolastiche (tra cui Rsu dell'ufficio scolastico provinciale) alla protesta. Poi è la scuola a prendere la parola. Con l'«avviso ai naviganti» che la maestra di Omegna Gabriella Strino lancia al Governo: «Vogliono toglierci le scuole e chiuderci la bocca, ma non abbiamo paura e continueremo a farci sentire». E Airoldi aggiunge: «Al ministro Gelmini, che ha annunciato che ora a scuola tornerà la serietà, ribattiamo che non è mai mancata. Continueremo a fare il nostro lavoro con orgoglio e come prevede la Costituzione: al servizio della nazione e di nessun'altro». La mamma Francesca Manuta tiene per mano la piccola Denise, che frequenta la materna a Cambiasca, e si rivolge ai ministri Gelmini e Tremonti: «Riuscite a dormire, pensando a tutti i precari che resteranno a casa?». Se Orietta Montrezza, segretario Cisl scuola, spiega che «la scuola è un bene di tutti, non una proprietà della maggioranza», gli studenti Giacomo Molinari ed Emanuele Vitale sottolineano che «non si lotta solo per l'istruzione ma anche per la democrazia perché quando una legge è portata avanti a colpi di fiducia è segno che non si vive in un Paese democratico. Non lasceremo le piazze finché non verrà abrogata». Oggi, intanto, saranno consegnate al prefetto tremila firme contro la riforma e sui muri della città restano i 500 manifesti che annunciano «il funerale della scuola pubblica italiana celebrato il 29 ottobre in Parlamento» (frutto di un blitz notturno pre manifestazione). La parola fine, in questa protesta, è ancora da scrivere. Secondo i dati diffusi alla manifestazione l'80% delle scuole del Vco ha aderito allo sciopero e sono rimaste chiuse le sedi del IV circolo Verbania (adesione al 99%), liceo Cavalieri (95%), istituto comprensivo di Cannobio (95%), Dalla Chiesa di Omegna (92%) e media Quasimodo (99%). Valerio Cattaneo, coordinatore provinciale Forza Italia-Pdl, ha espresso «solidarietà alle famiglie per i gravi disagi subiti in alcuni plessi scolastici a causa dello sciopero, proclamato per ragioni politiche, partitiche e sindacali».
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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PROTESTA DELLA SCUOLA In piazza 1.500 persone contro la riforma Un corteo di 1.500 persone da Pallanza a Intra formato da studenti, docenti e genitori provenienti da tutto il Vco ha manifestato in piazza a Verbania, ieri, contro la riforma Gelmini. Allo sciopero ha aderito l'80% delle scuole. Gualandris e Pera A PAGINA 65
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da "Metronews"
del 31-10-2008)
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Migliaia in corteo, Roma paralizzata uscito su Metro il 30/10/2008 Lascia il tuo commento! Disagi per la manifestazione nazionale delle sigle sindacali di protesta alla legge Gelmini ROMA CENTRO. Una città completamente bloccata. Lo sciopero nazionale contro la riforma della scuola, indetto dalle sigle sindacali Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, ha portato nella capitale tantissime persone, quasi un milione secondo gli organizzatori. Il corteo guidato dai sindacati, è partito ieri mattina alle 9.30 da piazza della Repubblica, ha attraversato via Emanuele Orlando, largo di Santa Susanna, piazza Barberini, via Sistina, Trinità dei Monti, per raggiungere piazza del Popolo, dove il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha tenuto il comizio finale. A causa del grande afflusso di persone, si sono formati spontaneamente altri cortei: quello degli studenti universitari, che ha assediato con lanci di uova e fumogeni il ministero dell'Istruzione a Trastevere e quello di chi invece non è riuscito ad arrivare in centro. Moltissimi pullman sono rimasti infatti bloccati sul raccordo anulare, all'altezza dello svincolo Roma-Napoli. I passeggeri, scesi dai mezzi, hanno così improvvisato una protesta spostandosi fino alla stazione della metropolitana di Anagnina. Centinaia di mezzi tra automobili, bus e motorini sono rimasti imbottigliati nel traffico senza riuscire a muoversi per diverso tempo mentre due stazioni della metropolitana, quelle di “Spagna” e “Repubblica”, sono state chiuse per ore. Ventisette le linee di autobus che hanno subito deviazioni. Qualche disagio anche per il maltempo. (Laura Ponziani)
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
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IL CORTEO. CONTRO LA RIFORMA GELMINI Un solo grido "Il nostro futuro non si taglia" [FIRMA]SILVIA TAGLIAFERRI AOSTA «La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quella che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè la scuola di partito». E' stato il celebre discorso del giurista Piero Calamandrei a chiudere la manifestazione contro la riforma Gelmini che ha richiamato ieri mattina nel centro di Aosta cinquecento studenti e docenti. Tra i giovani c'erano soprattutto ragazzi delle Superiori, che hanno sfilato in corteo intonando slogan come «Il nostro futuro non si taglia», oppure «Maria Stella nascente, scuola morente». Nonostante il clima acceso della protesta, tra fischietti, cori e trombette, nessun disordine. Tagli, maestro unico e mancanza di dialogo con le parti sociali le principali ragioni del dissenso. «Tolgono 8 miliardi alla scuola pubblica, vogliamo un referendum abrogativo» dice Nicola Milanesi dell'Isitip di Verres. «Hanno scritto il decreto senza chiedere niente a nessuno - gli fa eco Nicola Chanoux, dello stesso istituto - ora devono ascoltarci». «Il livello di informazione è buono e la partecipazione soddisfacente - nota Mikhail Asiatici, rappresentante del Movimento studentesco valdostano e studente dell'Isitip -, merito delle assemblee autogestite che abbiamo organizzato nei giorni scorsi». Il quadro della situazione non è però così chiaro a tutti i manifestanti: «Si può sapere chi è 'sta Gelmini?» se ne esce uno dalla ressa. Alcuni svicolano dalle domande, altri vanno al bar per la colazione e ci restano fino al pranzo; per qualcuno l'importante è saltare le lezioni. I più tuttavia sanno il fatto loro e hanno voglia di esprimerlo a gran voce, meglio se al megafono. «Dicono che in Valle le cose andranno diversamente, ma ci saranno ripercussioni - dice Yari Nicolini, rappresentante d'istituto del Liceo Artistico - si sta solo cercando di arginare la situazione». Andrea Andrioli, leader dei liceali dello Scientifico, dice: «La protesta deve andare avanti». Il corteo supera le barriere generazionali, tanto da affiancare genitori e figli per una causa comune: «Sono preoccupato per il mio bambino che frequenta la Primaria, perché temo che non possa avere una preparazione adeguata - dice Emanuele Bernasconi - si sta camuffando un taglio economico con una riforma scolastica, mentre si avvantaggia solo la scuola privata, inseguendo il modello americano». Nella duplice veste di mamma e «prof» anche Cleta Yeuillaz, che insegna all'Ipr di Pont-Saint-Martin: «Sono qui per difendere la scuola pubblica - dice - non credo che la Valle, in virtù dell'autonomia, possa sottrarsi al taglio dei fondi». Il futuro della protesta è in fase di definizione da parte del Movimento studentesco: «Vogliamo costituire dei collettivi in ogni scuola, per promuovere azioni e iniziative comuni - spiega Asiatici -, tra una decina di giorni, quando saremo pronti, riprenderemo la protesta con momenti di informazione. Intanto fino alla prossima settimana seguiremo le lezioni».
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
SCUOLA Mille al corteo anti-Gelmini a Imperia e a Sanremo Circa 2.500 persone tra Imperia, Sanremo e Ventimiglia hanno partecipato ai cortei di protesta contro la legge Gelmini. Nel capoluogo, a scendere in piazza, incuranti delle forti raffiche di vento, sono stati un migliaio, tra studenti, genitori, insegnanti e chi lavora nel mondo della scuola, oltre ai rappresentanti di Cisl, Cgil, Pd e Rifondazione. Ad aprire la sfilata, tra striscioni e slogan, un gruppo di bambini con delle vistose «orecchie da asino». Il lungo serpentone ha attraversare tutta Oneglia per raggiungere la Prefettura, dove una delegazione di dimostranti è stata ricevuta dal prefetto Maurizio Maccari, che ha ascoltato le motivazioni della protesta e si è impegnato a inviare una relazione al Ministero. A Sanremo il serpentone pacifico e colorato è partito dal liceo Cassini, dove si sono incontrati un migliaio di studenti dei vari istituti cittadini, e sono partiti verso il centro intonando l'inno di Mameli. A Ventimiglia sono scesi in piazza e nelle strade circa 500 ragazzi. PRIMO PIANO ALLE PAGINE 66-67
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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
SANREMO E VENTIMIGLIA Il mondo della scuola in piazza contro la riforma Ieri mattina si è fermato il mondo della scuola ed è sceso in piazza, in tutta la provincia, per dire «no» alla riforma Gelmini. Un migliaio di persone, tra studenti, insegnanti e genitori, hanno aderito alla manifestazione a Imperia. Più o meno come a Sanremo, dove il serpentone colorato e pacifico degli istituti cittadini è partito dal liceo Cassini e si è snodato nelle vie del centro, con alcuni sit-in di protesta (nella foto). Il traffico ha subito forti rallentamenti fino a mezzogiorno. A Ventimiglia erano circa cinquecento, compresi maestri elementari in arrivo anche da Vallecrosia e Bordighera, professori delle medie Biancheri Cavour (dove l'adesione allo sciopero è stata pressocchè totale), professori delle superiori (degli istituti professionali e del liceo Aprosio, dove su quasi sessanta docenti una decina soltanto non hanno aderito all'astensione dal lavoro), il comitato genitori di Latte che ha organizzato l'evento, l'Age (associazioni genitori di Ventimiglia), studenti di tutte le scuole. ALLE PAGINE 66-67
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
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I Carabinieri del N.A.S. di Parma hanno effettuato un’ispezione presso un deposito a Gazzuolo dove erano mal conservati salumi, formaggi e pasta. Il legale responsabile è stato denunciato
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Cronaca SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Cronaca Stop al bullismo Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa NEL MANTOVANO Sequestrate 17 tonnellate di alimenti scaduti e avariati I Carabinieri del N.A.S. di Parma hanno effettuato un?ispezione presso un deposito a Gazzuolo dove erano mal conservati salumi, formaggi e pasta. Il legale responsabile è stato denunciato Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (122 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (55 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (20 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (11 commenti) Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c...! non avevate promesso tutti, sia a dx[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:12:58 - Multa di 10 euro? E' una presa in giro. Credete davvero che 10 euro influiscano su questi parlamenta[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:10:19 - Mi trovo pienamente daccordo con il PDL,perché tale decisione risulta essere molto saggia e intellig[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"08:47:19 - ok ai tagli dove c'è spreco.......ma siamo sicuri che poi si fermino ?!?[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona08:42:31 - dico che ha dell'incredibile che una città capoluogo non possa mantenere almeno un cinema in centro.[...] Odeon, no alla chiusura Firma anche tu la petizione08:39:48 - Solo 10 euro?Poi magari noi cittadini per un divieto di sosta paghiamo 3 o 4 volte tanto?Quando poi [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo?Pacchetto clima, giusta o sbagliata la richiesta dell'Italia alla Ue di tempi di applicazione più lunghi? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec
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Anche sull'onda di questa uscita l'intelligence statunitense si attende alla vigilia delle presidenziali o subito dopo un messaggio di Osama bin Laden come avvenne nel 2004
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Il luogotenente di bin Laden nel video non si spinge a auspicare l?elezione di Barak Obama ma insiste su Bush, implorando l?onnipotente di scatenare la sua ira su di lui. Quattro anni fa poco prima delle elezioni bin Laden aveva minacciato in un video l?America che se avesse confermato Bush avrebbe rischiato di un nuovo 11 settembre. Obama in 30 minuti: la docu-fiction trasmessa in tv - VIDEOCOMMENTO Lo spot di Obama e la corsa al voto anticipato di Giampaolo Pioli e Franca FerriBILL CLINTON "Quattro ragioni per votare Obama" - Bill e Obama sfidano i sondaggisti - Palin si candida per il 2012 - ELEZIONI USA La mappa interattiva dei sondaggiObama o McCain, chi vincerà? Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (122 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (55 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (20 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (11 commenti) Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c...! non avevate promesso tutti, sia a dx[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:12:58 - Multa di 10 euro? E' una presa in giro. Credete davvero che 10 euro influiscano su questi parlamenta[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:10:19 - Mi trovo pienamente daccordo con il PDL,perché tale decisione risulta essere molto saggia e intellig[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"08:47:19 - ok ai tagli dove c'è spreco.......ma siamo sicuri che poi si fermino ?!?[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona08:42:31 - dico che ha dell'incredibile che una città capoluogo non possa mantenere almeno un cinema in centro.[...] Odeon, no alla chiusura Firma anche tu la petizione08:39:48 - Solo 10 euro?Poi magari noi cittadini per un divieto di sosta paghiamo 3 o 4 volte tanto?Quando poi [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo?Pacchetto clima, giusta o sbagliata la richiesta dell'Italia alla Ue di tempi di applicazione più lunghi? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. 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del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Protocollo d'intesa fra il governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego: aumenti in busta paga pari a 70 euro lordi al mese. Il sindacato di Epifani prepara lo sciopero per dicembre
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EPIFANI La scelta di Cisl e Uil di firmare il protocollo sugli statali “è un errore che non resterà senza conseguenze” e “peserà nei rapporti fra le confederazioni”. Lo ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi. “Ci dispiace - ha affermato - che Cisl e Uil abbiano fatto scelte diverse. Secondo noi si tratta di un errore che non resterà senza conseguenze”. E? un errore, sottolinea, “destinato a pesare nei rapporti tra le confederazioni”. VERSO LO SCIOPERO La Cgil si prepara ad uno sciopero generale del pubblico impiego per i primi di dicembre, dopo la firma del protocollo sul rinnovo del contratto del pubblico impiego da parte delle altre sigle sindacali e a cui il sindacato di Corso Italia non ha aderito. Lo ha detto il segretario della Fp Cgil Carlo Podda confermando le manifestazioni regionali al Centro Italia il 3 novembre, al Nord il 7 novembre e al Sud e nelle isole il 14 novembre. ”Ci prepariamo ad avviare le procedure per la proclamazione immediata dello sciopero generale, nei tempi previsti dalla legge”, dunque “per i primi di dicembre”. BRUNETTA Sei miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego per il biennio 2008-2009. Queste le risorse che il governo stanzierà per gli statali come sottolineato dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l?intesa siglata solo da Cisl, Uil, Ugl e Confsal. ”Tre miliardi sono parte dello stato - ha detto - e tre di comuni, provincie e regioni”. “Verrà erogata a dicembre l?indennità di vacanza contrattuale in un?unica soluzione con la tredicesima”. “Libera la Cgil di non accettare, libero il governo e gli altri sindacati di andare avanti”. Lo ha detto il ministro della Funzione publica Renato Brunetta commentando il no della Cgil all?accordo sul pubblico impiego. Per il ministro “con questi chiari di luna” sei miliardi non sono pochi, ma “la Cgil è libera di non accettare”. BONANNI Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, giudica positivamente l?intesa sottoscritta a Palazzo Chigi sul rinnovo del contratto del pubblico impiego. Ma esprime rammarico per il no della Cgil. “E? importante aver chiuso questa intesa dopo tre anni di difficoltà nel pubblico impiego - ha detto Bonanni in conferenza stampa - abbiamo avuto ostacoli grossi. L?obiettivo era ripristinare la situazione ante ai tagli unilaterali del Governo. Questo è avvenuto, il salario accessorio viene ripristinato e per noi è molto importante”. Il leader della Cisl ha sottolineato che con la firma del protocollo, “si ricostruisce un clima di rapporto positivo tra noi e la controparte e si ripristina una condizione attraverso una prospettiva di forte discontinuità. L?unico rammarico - ha aggiunto - è che nonostante la firma di molte organizzazioni sindacali ci sia stato il no della Cgil. Questo mi dispiace, anche perchè rafforza l?opinione di taluni che in alcune decisioni pesano altri elementi. Spero che gli amici della Cgil ricostruiscano un rapporto più idoneo rispetto alla pluralità delle realtà sindacali”. Bonanni ha espresso un giudizio positivo anche per il fatto che il nuovo sistema contrattuale nel pubblico impiego “prenderà le mosse da ciò che abbiamo convenuto con Confindustria, andando quindi a uno schema unico”. ANGELETTI Il leader della Uil, Luigi Angeletti, esprime un giudizio positivo sull?accordo sottoscritto a Palazzo Chigi con il Governo per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. “L?accordo quadro - ha spiegato in conferenza stampa -servirà a fare i contratti. è una soluzione molto positiva. Bene anche il fatto che si vada a un modello contrattuale unico per il pubblico e il privato. Questo rende giustizia del clima di caccia allo statale. Ora si capisce che per noi non è una questione solo di salari, ma di produttività e di efficienza”. Secondo Angeletti “l?unica macchiolina riguarda l?atteggiamento della Cgil, che però non mi ha sorpreso”. Angeletti ha ricordato che la Cgil non ha firmato il contratto del commercio e che non ha condiviso le linee guida di riforma del modello contrattuale con Confindustria. “Non riesco a spiegarmelo dal punto di vista sindacale - ha aggiunto Angeletti - c?è la tendenza della Cgil a smettere di essere un sindacato. Hanno serie difficoltà a fare accordi. O ha deciso o non può fare accordi, e nel secondo caso sarebbe ancora più grave come diceva Nenni. In tutte le vicende che hanno una qualche risonanza politica - ha concluso - la Cgil soffre della sindrome della firma. Speriamo che a furia di sbattere la testa si ravvedano. Ma non possono chiedere a noi di smettere di fare il sindacato”. ALITALIA Sindacati e vertici Cai convocati a Palazzo Chigi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (122 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (55 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (20 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (11 commenti) Tragedia grottesca (11 commenti) 09:44:36 - IL Decreto Gelmini è sacrosanto. Nella scuola pubblica ci sono tali e tanti sprechi che una regolata[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona09:29:54 - per favore parliamo di cose serie e non prendeteci per il c...! non avevate promesso tutti, sia a dx[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:12:58 - Multa di 10 euro? E' una presa in giro. Credete davvero che 10 euro influiscano su questi parlamenta[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"09:10:19 - Mi trovo pienamente daccordo con il PDL,perché tale decisione risulta essere molto saggia e intellig[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"08:47:19 - ok ai tagli dove c'è spreco.......ma siamo sicuri che poi si fermino ?!?[...] Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona08:42:31 - dico che ha dell'incredibile che una città capoluogo non possa mantenere almeno un cinema in centro.[...] Odeon, no alla chiusura Firma anche tu la petizione08:39:48 - Solo 10 euro?Poi magari noi cittadini per un divieto di sosta paghiamo 3 o 4 volte tanto?Quando poi [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo?Pacchetto clima, giusta o sbagliata la richiesta dell'Italia alla Ue di tempi di applicazione più lunghi? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. 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da "Stampa, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Reportage Pinerolo manifestazione studentesca Contro la riforma Gelmini 2500 in piazza "Non toccate le scuole di montagna" LUISA GIAIMO Offresi grembiulino in cambio di istruzione». La scritta con pennarello verde è ben evidente e la bimba sulle spalle del papà guarda incuriosita tutta la folla. Il piccolo Ettore agita un cartellone con il disegno di quattro manine colorate e dice: «Nessuno tocchi i miei compagni stranieri». Fotogrammi di una protesta che ieri ha dato vita ad un corteo di 2.500 persone. «Noi protestiamo perché questa non è una riforma - dice Graziella Pollano, maestra alle elementari Giovanni XXIII di Pinerolo - è semplicemente un taglio della scuola, la fine di 30 anni di tempo pieno». Molte le mamme che, con i loro figli per mano, portano cartelli e cantano slogan. «Ho partecipato con mio figlio di 9 anni - dice Serafina Riggio - vogliamo far comprendere l'importanza delle scuole di vallata». Per due ore gli slogans hanno riempito l'aria. «C'è tanta gente - dice Ilenia Ciancio, studentessa - hanno partecipato anche i professori». Aggiunge una sua compagna, Chiara Monelli, al quarto anno dell'istituto Alberghiero: «Con i tagli ci tolgono le ore di pratica». Ma nel Pinerolese ieri c'era anche un altro corteo: «Più di mille hanno partecipato alla manifestazione della Val Chisone - spiega Gian Piero Clement, consigliere regionale - siamo partiti da Villar Perosa per raggiungere a piedi Pinasca, altri invece sono partiti da Perosa Argentina. A Pinasca ci siamo confrontati sulla riforma scolastica».
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da "ITnews.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Roma, 31 ott. (Adnkronos) - "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
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da "Blogosfere"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ott 0831 Veltroni ottimo oppositore in piazza, ma gli manca il salto di qualità Pubblicato da Davide Romano alle 08:56 in Current Affairs Oggi non parlerò di chi ha ragione e chi no. Parlerò solo della capacità di raccogliere consenso, materia in cui Veltroni se la sta cavando bene. Dal punto di vista della mobilitazione contro il governo, il leader del PD sta facendo un buon lavoro di oppositore, paragonabile al Berlusconi durante il governo Prodi: ha riempito il Circo Massimo (ridicolo parlare di due milioni e mezzo di persone, è vero, ma comunque di gente ce n'era), ha accompagnato la massa protestataria (con cui, come ben sa chi legge questo blog, non condivido diverse istanze) in piazza, e ora sta pensando a lanciare un referendum contro il decreto Gelmini (quale non si sa, visto che sulle materie economiche il referendum non è praticabile), cosa che potrebbe permettergli di raccogliere moolte energie nuove intorno al Partito Democratico. Insomma, si sia d'accordo o meno con i contenuti delle iniziative veltroniane, a mio parere Walter le sta azzeccando quasi tutte. L'unico errore che sta compiendo è quello sulla legge elettorale europea, dove invece dovrebbe insistere nell'imporre lo sbarramento almeno al 4%, per limitare l'eccessiva frammentazione del sistema dei partiti italiani. Oltre che per evitare di dare un aiuto ai partiti anti-democratici, che sui finanziamenti europei potrebbero camparci per anni. A parte questo, si sta riprendendo. Certo, l'opposizione dura e pura che sta facendo non significa che abbia sempre ragione nel merito. Ma del resto neppure Berlusconi, quando si opponeva in piazza alle liberalizzazioni di Bersani (si pensi all'opposizione dura e pura del centro-destra contro la liberalizzazione delle licenze dei tassisti) aveva sempre ragione. Forse l'errore di contenuto che fa Veltroni è quello di non proporre una legge a costo zero, semplice, e che gli darebbe un'autorevolezza e una legittimazione come leader riformista: quella per cambiare il sistema dei concorsi univesitari, ormai terreno di scambi scandalosi ai danni dei capaci e dei meritevoli. Fatti avanti Walter, lancia una proposta anti-baroni, e vedrai che riuscirai a far uscire queste proteste anti-Gelmini dai riflessi conservatori che pure sono presenti. Dividere i baroni dai meritevoli, è questo l'unico modo per rendere la protesta non solo negativa, ma anche propositiva. E' questo il compito di un leader politico, è questo di cui ha bisogno la piazza per evolvere. Altrimenti non si è leader, ma si rischia anzi di divenire populisti.
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da "Stampaweb, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
ROMA Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell?unità: studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni, sono scesi ieri in piazza a Roma e in tante altre città italiane accanto a genitori, bambini e lavoratori del comparto scuola chiamati a raccolta dai sindacati in uno sciopero generale. Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell?Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati. Alla fine della giornata soddisfatti i sindacati. «Mai vista una piazza così», dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. E tutti puntano al referendum per abrogare la legge Gelmini, approvata solo mercoledì. Lo annuncia il partito Democratico, è d?accordo l?Italia dei valori, favorevole la sinistra extraparlamentare. Il Codacons ha annunciato di aver già iniziato a raccogliere le firme. Silvio Berlusconi non solo non sembra scalfito dalla protesta ma anzi rilancia tornando ad attaccare l?opposizione: «La sinistra è scandalosa, ha questa capacità assoluta di rovesciare il vero e di non dire la verità». Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri di Piazza Navona: il sottosegretario all?Interno, Francesco Nitto Palma, in un'informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell?altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c?erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. «È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona». Prima dell?arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c?erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma «l?interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente - ha sottolineato - il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti». In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. «Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia - ha proseguito Nitto Palma - avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l?intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi». Nel frattempo, ha riferito, «da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all?altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza». Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, «ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell?ordine hanno quindi separato i contendenti».
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da "Stampaweb, La"
del 31-10-2008)
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ROMA Il rigore che il ministro Mariastella Gelmini intende introdurre nella gestione delle università, stando alle prime indiscrezioni sul ddl che si appresta a presentare, in linea di principio piace: il patto di stabilità finanziaria, la valutazione premiale, perfino (in buona parte) il blocco dei concorsi in atto. Questo dicono, con differenti sfumature, i rettori delle università italiane. Tuttavia il provvedimento rischia di nascere con lo stesso peccato originale che ha pesato sulla scuola e che ha scatenato la piazza in questi giorni: e cioè il fatto che a monte di tutto ci sia non una logica di intervento mirato contro i mali dell?università italiana, ma solo (o soprattutto) una esigenza di cassa che impone dei tagli. Quindi, al di là del merito, dopo quella scolastica potrebbe esplodere anche la piazza universitaria. «Ciò detto - commenta Riccardo Varaldo, presidente della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa - l?idea del ministro di evitare la “grande riforma” per agire solo su alcune criticità, trovo che sia condivisibile». Differente è il discorso sui concorsi: sia Varaldo che il rettore di Udine, Cristiana Compagno, concordano sull?opportunità di sospenderli per evitare che facciano da tappo al rinnovamento delle classi docenti e - in linea di principio - così la pensano anche il rettore di Padova Vincenzo Milanesi e quello di Siena Silvano Focardi. Il rettore di Torino Ezio Pelizzetti eccepisce, invece, sull?opportunità politica di un simile provvedimento: «Bloccare un percorso già iniziato, e quindi anche con aspettative maturate, può generare un malcontento che in questa fase di tensione non so quanto possa giovare». Più unanime sembra il giudizio sulla valutazione delle università: serve, indubbiamente, e «consentirebbe - dice il rettore Compagno - di distribuire risorse in maniera adeguata alle performance dei vari atenei e non più solo con il criterio “storico” per cui uno prende i soldi in base al numero tendenziale degli iscritti e non per quanti ne ha. Io ricevo, per dire, soldi per 9 mila ragazzi e ne ho 17 mila». E poi la valutazione, aggiunge Focardi, consentirebbe «di fare giustizia di alcune situazioni come la mia, che ho una università tra le prime 25 in Europa per qualità della didattica , ma precipitata nel discredito generale per colpa di bilanci in disordine negli anni passati». Resta solo da chiedersi perché - osserva l?ex ministro Fabio Mussi - se la valutazione è così importante per il governo «l?Agenzia nazionale da me istituita sia stata sospesa. Bastava solo che venisse nominato lo staff di sette persone e si poteva partire subito. I primi risultati li avremmo già avuti». Il ddl prevede poi che una università possa destinare alle spese per il personale una somma non superiore al 90% di quanto assegnato dal Fondo di finanziamento ordinario. La norma introduce una regola stringente, «ma io propongo - osserva il rettore di Padova, una delle università più virtuose d?Italia - di abbassare ulteriormente questa soglia, all?85 o anche all?80 per cento. Ma a quel punto è evidente che devono essere ritirati i tagli». + Ecco il piano per l'università
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da "Stampaweb, La"
del 31-10-2008)
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ROMA Sarà pure che «il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Ma loro, gli alunni delle elementari che si tengono per mano e indossano grembiuli a quadretti rosa, sembrano divertirsi un mondo. Battono le mani al passaggio della banda musicale di Falerna, ridono alla vista di un ragazzo rubicondo che gonfia le gote mentre soffia nel trombone, scandiscono i loro bravi slogan guidati dalle maestre che agitano le mani come a dirigere un coro. Non sono solo romani, vengono da Pescara, Teramo, Scandicci. E quando chiedi se sia giusto che anche i bambini sfilino nel corteo, e se la loro presenza non possa suonare come una strumentalizzazione, le mamme e le insegnanti ti rispondono che «le prime vittime della Gelmini sono proprio i più piccoli, quindi è bene che imparino subito a far sentire la loro voce». La stazione Termini, Trinità dei Monti e Piazza del Popolo sono il gigantesco palcoscenico su cui si affacciano tutti i protagonisti dello psicodramma nazionale intitolato alla legge Gelmini: insegnanti, mamme, precari, studenti universitari e medi, bidelli, alunni delle materne e ricercatori formano un corteo-fiume da cui si leva una babele di slogan, manifesti e striscioni che esprimono di volta in volta rabbia, sarcasmo e invettiva. In cima alla top ten dei bersagli da colpire, sia pure metaforicamente, c?è lei, il ministro dell?Istruzione. E come potrebbe essere altrimenti? «Berlusconi, Tremonti, Brunetta: tre maestri per una sola alunna, Egìda Gelmini», hanno scritto i maestri delle elementari toscani che sfilano dietro il gonfalone del Comune di Firenze: evocando così la gaffe di quella parola pronunciata in Senato dal ministro dell?Istruzione con l?accento al posto sbagliato. L?hanno raffigurata in migliaia di «santini» su cui è gratificata con l?appellativo di «beata ignorante», la Gelmini che «ci vuole tutti cretini», che «con gioia e letizia mette la scuola nell?immondizia», che «di Tremonti è burattina». E il cui cognome, naturalmente, «non fa rima con bambini». I quali «sono preoccupatissimi e già soffrono di una sorta di sindrome da abbandono al pensiero che non avranno più quattro maestri, ma solo uno», racconta Marta, mamma di Scandicci, chiamata direttamente in causa da un gruppetto di giovanissimi alunni: «Mamma, papà non state a guardare, c?è la scuola da salvare». «In classe li abbiamo informati di quello che succederà con la riforma», spiega Alessandra, maestra elementare di Teramo. «L?unica scuola non occupata è quella di Maria De Filippi», ha scritto uno studente toscano mentre cammina al fianco di un amico che inalbera una grande foto di Karl Marx corredata da una didascalia lapidaria: «Ecco il maestro unico». «Dovevo fare la valletta, a quest?ora sarei ministro», è la battuta scelta da Marta, liceale romana. C?è chi canta «La scuola pubblica trionferà» sulle note di «Bandiera rossa», e chi si limita a urlare: «La cultura fa paura». Gettonatissime le maestre con cappello di carta munito di lunghe orecche d?asino: «Non voglio essere unica», gridano in coro mentre issano un grande Pinocchio-Berlusconi. Altra aria si respira nel secondo corteo che alla stazione Termini si è staccato da quello dei sindacati per sfilare in via Nazionale. Qui i protagonisti sono soprattutto gli studenti delle medie superiori e dell?Università: parte di loro confluiranno in piazza del Popolo; altri, a cominciare dai ragazzi della «Sapienza», andranno a protestare davanti al ministero dell?Istruzione in viale Trastevere. Qui l?atmosfera è più pesante, c?è poco della «gioiosa» manifestazione messa in piedi con grande impiego di mezzi da Cigil Cisl e Uil. Gelmini, se prima faceva «rima con bambini», ora è semplicemente «un pezzo di m...», come grida un gruppo di liceali dietro uno striscione che avverte: «Studenti inkazzati». Gli slogan sono quelli, antichi, della sinistra extraparlamentare: «Lotta dura senza paura»; «Se non cambierà lotta dura sarà». E poi ci sono i precari, cupi in volto, che di manifestazioni come questa ne hanno vissute tante. «Non toccatemi, mordo», è scritto su un cartello fissato con un laccio al collo di Elena, catanese di 48 anni, che si firma semplicemente: «Una precaria dal 1985».
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da "Blogosfere"
del 31-10-2008)
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Ott 0831 Writers, una legge per punirli e un libro per capirli Pubblicato da Emanuela Zerbinatti alle 10:24 in Chi è l'artista?, I pericoli dell'arte, Il senso dell'arte, Neuroscienze, Pittura e arti visive Tempi duri quelli che si profilano per i writers nostrani sopra le cui teste aleggia lo spettro del carcere e dei "lavori forzati". Il Consiglio dei Ministri che si riunirà oggi discuterà, infatti, l'introduzione di un decreto per stabilire il reato e le relative pene per chi imbratta muri, mezzi pubblici, negozi e strade. Lo ha annunciato qualche giorno fa lo stesso premier Silvio Berlusconi sostenendo che "dopo la tragedia di Napoli, l'Italia deve recuperare la sua immagine soprattutto all'estero". Graffiti come l'immondizia?! Certo che Berlusconi si sta facendo parecchi "amici" tra i giovani: dopo le parole dure pronunciate contro i manifestanti anti-Gelmini, questo nuovo pugno di ferro rischia di allontanare un'altra grossa fetta del mondo giovanile dal suo partito,dalla politica in generale, ma soprattutto, e questo sarebbe sì che sarebbe grave, dal mondo degli adulti. Non che Berlusconi sia il primo a provarci: norme contro gli imbratta-muri erano anche state previste ad esempio, anche nel pacchetto sicurezza presentato dal governo Prodi un anno fa, ma nulla finora era sembrato così vicino all'approvazione come il decreto che ha in testa il leader di maggioranza di questo Governo. Magari potevamo provare con "dissuasori" soft come i cieli azzurri prima di passare alle minacce di punizione che potrebbe anche peggiorare le cose. Se i writers ragionano in maniera adolescianziale indipendentemente dall'età anagrafica, considerando tutto e tutti "o con loro o contro di loro", questo schierarsi apertamente contro di loro non farà che aumentarne il desiderio di puntare i piedi, di sfidare a propria volta il nemico che ha dichiarato guerra. La linea dura non riguarderà però solo i graffittari! Il governo sta, infatti, pensando alle maniere forti contro tutti quelli che causano il degrado dell'habitat urbano, compreso chi inquina o insozza le strade. Oltre alle multe fino a 30mila euro e 6 mesi di carcere per chi imbratta i muri degli edifici, sono allo studio sanzioni da 10mila euro per i proprietari dei palazzi che non elimineranno i disegni e le scritte entro 90 giorni (per i quali è però anche prevista la detrazione dalle tasse delle spese sostenute), 3mila euro per chi sposta, manomette o insudicia i cassonetti dei rifiuti. Si tratta "solo" di mettersi bene d'accordo sulla proporzionalità della pena: il carcere per chi butta carte per terra sembra in effetti un po' esagerato considerato che non ci mandiamo nemmeno gli assassini. E infatti si pensa anche a una modifica dell'articolo 639 del Codice penale, per cui con questo disegno di legge si stabilirebbe che il responsabile del "nocumento" al decoro urbano sia punito con una multa fino a 10mila euro con procedura d'ufficio attraverso la quale il giudice potrà disporre la permanenza domiciliare da 10 a 40 giorni, oppure la pena del lavoro di pubblica utilità da 30 giorni a 6 mesi, commutabili in lavori di ripulitura dei muri imbrattati. Inoltre sono in arrivo multe anche per le amministrazioni locali che non attivano le nuove disposizioni nei tempi previsti. Insomma graffiti come l'immondizia, come un reato da punire ... e se avesse ragione Sgarbi a dire che sono manifestazioni artistiche? Se i ragazzi attraverso l'aerosol art (questo il nome esatto con cui molti writers definiscono la loro modalità di espressione) stessero cercando di dirci qualcosa, come ogni artista degno di tale nome cerca di fare con le sue opere? Se fosse l'espressione di un disagio o addirittura una vera e propria patologia? E se dietro i graffiti si nascondessero tutte queste cose, ossia, se si dovessero distinguere in questo variegato fenomeno aspetti artistici, sociali e vandalici come giustamente riconosce anche l'associazione anti-graffiti? Fermo restando il fatto che il patrimonio comune e privato dovrebbe essere lasciato intonso se non richiesto altrimenti, ci siamo mai domandati davvero perché lo fanno? Abbiamo mai provato a capire davvero le possibili sfaccettature del graffitismo? Roberto Pani e Samantha Sagliaschi lo hanno fatto per noi nel libro "Dal graffito artistico al graffito vandalico. Psicodinamica di una nuova dipendenza compulsiva" (UTET Università, 2008). Come lascia intuire il titolo, in questo volume vengono analizzati in particolare gli aspetti patologici e quindi le basi psicodinamiche che sembrano spingere in modo compulsivo alcuni individui a imbrattare ogni angolo delle nostre città. "Un tale fenomeno sembra indicare da un lato manifestazione di libertà, ma dall'altro l'espressione di atti di sopraffazione, violenti e distruttivi che obbedisce a una coazione a ripetere degli impulsi. Molti giovani agiscono spesso in maniera impulsivo-compulsiva e sviluppano una dipendenza patologica al pari di altre compulsioni, il cui meccanismo di eccitazione assomiglia a quello del gioco d'azzardo, della cleptomania, della piromania, dello shopping compulsivo e altri comportamenti psicopatologici ipomaniacali." scrivono i due Autori che con questo lavoro presentano i risultati di uno studio condotto a livello nazionale con un campione di preadolescenti e adolescenti inclini al "graffitismo sporco" o "da bomboletta facile". I dati evidenziano la presenza in tali giovani di uno spiccato tratto eccitatorio-compulsivo e modalità legate al bisogno urgente di gratificazione immediata in opposizione al senso di vuoto, di noia, alla solitudine, alla mancanza di riferimenti interiori. Se i ministri che oggi dovranno decidere su questo decreto avessero letto questo libro probabilmente arriverebbero alla conclusione che il carcere non è pensabile perché incompatibile con la non-punibilità o la necessità di pene alternative per i casi in cui il colpevole al momento del reato abbia una capacità di intendere e/o volere in tutto o in parte scemata. Comunque non è ancora detto che prevarrà la linea durissima: sono infatti quattro per ora i progetti di legge depositati a Montecitorio, di cui le proposte più "severe" vengono dal primo firmatario Siegfried Brugger, presidente del gruppo Misto, mentre quelle più aperte ad alternative mirano a prevenire il graffitismo vandalico anziché combattere il graffitismo in toto. Questo ddl potrebbe prevedere anche spazi a disposizione dei writers: aree demaniali, preferibilmente dismesse che i Comuni potranno concedere, in uso gratuito, ad associazioni senza scopo di lucro iscritte in registri creati ad hoc dalle Regioni. Aree nelle quali i maghi delle bombolette spray potranno dar libero sfogo alla fantasia. A proposito, il primo museo dei graffiti è già nato ed è 2.0
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE ARTE, ENTI LIRICI, SCUOLE, UNIVERSITà TUTTI DICONO «CULTURA» di SERGIO NOTO Q uel signore che era solito affermare di mettere mano alla pistola quando vedeva un intellettuale sarà stato anche un esagerato, ma esprimeva una condizione diffusa, l'incapacità della cultura di farsi capire, quel dialogo tra sordi, comico e tragico, del quale abbiamo ampi sprazzi anche di questi giorni. Probabilmente dipenderà dalle persone — gli intellettuali — che dovrebbero essere i portatori della cultura; certo non è colpa dei contenuti, sull'utilità dei quali pochi, nemmeno i pistoleri, dissentono. Questo tuttavia non è un problema da poco e significa molte cose: significa problemi con scuole e università; c'entra con i tagli alla cultura, con i duelli rusticani tra ministri e dipendenti pubblici in nome della «produttività»; ha a che fare con la chiusura delle fondazioni liriche (Arena e Fenice comprese), la vendita di beni artistici pubblici e molto altro. Insomma, anche se la cultura a prima vista non dà soldi, di sicuro l'ignoranza ci costa molto cara. Tutti dicono «cultura», poi nessuno fa nulla. Da vent'anni almeno, ma forse da molto prima, è cominciato un processo di distruzione del sistema dell'alta formazione in Italia. Prima con leggi e «riforme» fatte in nome dell' «efficienza e dell'autonomia », che tradotte in pratica hanno significato uno spaventoso abbassamento del livello di qualificazione: tutti promossi, perché la bravura di un'università si calcola dal numero dei laureati, non dalla loro preparazione. Gli studenti intanto se ne stavano alla larga dalle piazze e dalle manifestazioni, perché i bei voti, come la pecunia, non puzzano; i professori infine, magari gli stessi che oggi scioperano, sono quelli che da anni occupano posizioni di responsabilità e, come ai tempi del fascismo quando solo in 14 su 1.200 non giurarono fedeltà al regime, se ne sono guardati bene dallo scioperare di fronte all'accumularsi dei problemi e hanno preferito tirare l'acqua al proprio mulino. I risultati sono davanti agli occhi di tutti (non c'è una università italiana nelle prime 200 al mondo), eppure c'è chi vuole convincerci che è tutta colpa del ministro Gelmini. Ma il problema è molto più generale, appunto, e riguarda le relazioni tra potere e cultura. E si sa che i politici italiani di queste ultime generazioni hanno con la cultura più o meno lo stesso rapporto che i gatti hanno con l'acqua. Forse non leggeranno «solo fumetti», come ha scritto Paolo Isotta, ma certo hanno poca familiarità con i libri. Gli uomini cosiddetti di cultura poi lavorano per il Re di Prussia, amano parlare solo per non farsi capire e, se passano all'azione, riescono a raggiungere risultati ancora peggiori. Gli imprenditori infine concepiscono la cultura come certi quadri in certe case (tappezzeria sopra la tappezzeria), o nei migliori dei casi, come uno strumento che deve «servire» ai loro affari. E intanto la gente è sconcertata, non sa che fare e che dire, guarda la televisione e si butta su modelli negativi. Così senza saperlo e senza volerlo, il paese si ferma, l'università muore, ma quel che è peggio, la nostra ricchezza va a farsi benedire.
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Lo sciopero generale della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Il corteo non segue i no global Padova, diecimila studenti in strada. Salta il blitz per bloccare la stazione PADOVA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma. A migliaia anche a Padova, dove il corteo studentesco ha scelto di non seguire i no global. ALLE PAGINE 2 E 3 D'Attino, Vescovi Migliaia di studenti e insegnanti hanno manifestato ieri per protestare contro la riforma del ministro Gelmini approvata dal Senato
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da "Corriere del Mezzogiorno"
del 31-10-2008)
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Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: OPINIONI - data: 2008-10-31 num: - pag: 18 categoria: REDAZIONALE IL DECRETO GELMINI Io non ho scioperato e vi spiego perché la scuola è a un bivio di GIANCRISTIANO DESIDERIO I eri c'è stato lo sciopero generale, ma sono andato a scuola come sempre. Non condivido i torti della contestazione e sono d'accordo in modo relativo con la posizione del governo. Sono stato a scuola e ho fatto un giro per le aule vuote e avuto l'immagine della scuola italiana: abbandonata da alunni e insegnanti. Un «abbandono scolastico» che fa risaltare ancor più un paradosso: sia il ministero sia i manifestanti parlano la stessa lingua morta: la scuola di Stato. Chi occupa scuole e università grida al governo «giù le mani dallo scuola statale», ma davanti a sé ha proprio la scuola statale. Stiamo assistendo a un classico cortocircuito in cui le parole (scuola, Stato, riforma, tagli) hanno perso significato e l'ordinamento scolastico implode. Non si sa più cos'è la scuola. Tutto è inutile se non ci si interroga prima sui presupposti giuridico-istituzionali della scuola. Due sono i modelli di scuola: la «scuola di Stato» e la «scuola libera». Il primo modello si fonda sull'autorità statale: il diritto allo studio è garantito, ma sul fondamento del dovere di studio che è controllato. Il secondo modello si fonda sulla libertà morale: lo Stato non interviene con statuizioni di carattere tecnico e didattico e non imprime il proprio sigillo sui titoli di studio che così non hanno valore legale. Lo Stato, però, gestisce rigorosi esami extra-scolastici. Qual è la situazione italiana? Purtroppo, è la più dannosa. La terza: siamo da più di quarant'anni al bivio, si fa finta di non vedere che la scuola statale è finita e si evita il passaggio al modello liberale, lasciando così la scuola nel mezzo come l'asino di Buridano che, incerto dove voltarsi per mangiare, di qua o di là, morì di inedia. Il governo sbaglia quando intraprende l'ennesima riforma invece di aprire un dibattito sulla necessità di uscire dal monopolio statale della pubblica istruzione. I manifestanti sbagliano perché invece di chiedere la libertà dell'istruzione e dell'insegnamento rivendicano la statuizione della scuola ma, naturalmente, senza l'autorità dello Stato. Il «modello italiano» fa comodo a tanti (partiti, sindacati, docenti, famiglie) ma danneggia grandemente il Paese e la democrazia. Da questa posizione asinina bisogna uscire. La scelta della «scuola libera» è quella più giusta perché è anche l'unica ancora di salvezza per la «scuola di Stato». Già sento le urla: «Così si privilegiano le scuole private ». Ma in Italia vere scuole private non esistono, mentre ci sono scuole non-statali all'interno dell'unico ordinamento scolastico statale. C'è lo Stato-pedagogo che fa tutto: scuole statali e non-statali, alunni, docenti, presidi, bidelli, diplomi, lauree. «Scuola libera » significa proprio scuola libera dal monopolio statale, dal valore legale dei titoli di studio, dalla pedagogia statale. «Scuola libera» significa che la scuola ritorna ad essere un affare di coscienza umana e non un affare di Stato, della politica e dei sindacati. Con la «scuola libera» le scuole statali ritroverebbero forza perché lo Stato, non essendo più il pedagogo tuttofare, avrebbe più forze da concentrare sulle sue scuole, università e centri di ricerca. Ma, purtroppo, in Italia nessuno chiede libertà di insegnamento e tutti vogliono lo Stato come gallina dalle uova d'oro, mentre gli studenti, accarezzati dai loro professori per il verso del pelo, sono esposti alla violenza e al degrado invece di essere educati alla libertà e alla responsabilità. \\ Il «modello italiano» fa comodo a tanti (partiti, sindacati, docenti, famiglie) ma danneggia il Paese e la democrazia
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - TREVISO - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Lo sciopero generale della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Studenti in corteo, Venezia isolata Bloccato il Ponte della Libertà. Trecento in piazza a Treviso VENEZIA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma. A migliaia anche a Padova, dove il corteo studentesco ha scelto di non seguire i no global. ALLE PAGINE 2 E 3 D'Attino, Vescovi Migliaia di studenti e insegnanti hanno manifestato ieri per protestare contro la riforma del ministro Gelmini approvata dal Senato
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - TREVISO - sezione: BELLUNO - data: 2008-10-31 num: - pag: 17 categoria: REDAZIONALE Il corteo Sit-in anti Gelmini in piazza Duomo. «Da 15 anni non si vedeva una partecipazione così» Gli studenti proclamano l'«autogestione» BELLUNO — Dieci giorni di autogestione per tutte le scuole superiori della provincia. è il messaggio lanciato dal collettivo degli studenti al sit-in improvvisato in Piazza Duomo, al termine del corteo che ieri ha manifestato contro l'approvazione del decreto Gelmini, mentre una delegazione di sindacati chiedeva ascolto al prefetto Raimondo. Da una parte gli studenti seduti, dall'altra il microfono aperto dei sindacati, ma, fatte le dovute distinzioni, alle 11 del mattino Piazza Duomo era piena. Allo slogan «la cultura non è spazzatura», gli studenti hanno deciso un'assemblea permanente, fissata ogni giorno alle 15 al centro sociale Blitz, dove potranno ragionare insieme come gestire le prossime settimane. «Come assemblea provinciale aperta - ha affermato Riccardo Masoch, dell'Istituto Renier - organizzeremo dalla prossima settimana 10 giorni di autogestione coordinata tra tutte le scuole della provincia ». Insieme a loro anche studenti universitari e insegnanti precari. Lorenzo Bogo, iscritto alla Facoltà di Sociologia di Trento, ha spiegato che la scelta del sit-in nasce dall'esigenza degli studenti di discutere per conto proprio, senza bandiere di sorta. Poco più in là Marco Seravalle, insegnante precario dell'Istituto Renier, ha criticato il decreto Gelmini perché «è una riforma apparente e superficiale, che deriva da esigenze finanziarie, che riduce le ore di insegnamento lasciando alla scuola i problemi di sempre». Lo spezzone degli studenti, che hanno portato a mani alzate una decina di bare in segno di lutto per la scuola pubblica, ha voluto distinguersi senza contrapporsi all'altra fetta di corteo, organizzato dai sindacati, a cui hanno aderito docenti, dirigenti scolastici e amministratori locali. «é da quindici anni che a Belluno non si vedeva un corteo così partecipato: saremo in 3mila», ha commentato Anna Orsini della Cisl. Da Piazza Duomo una delegazione di tutta la rappresentanza sindacale ha voluto poi compiere un gesto simbolico, consegnando al prefetto, Provvidenza Raimondo, e al Direttore Scolastico Provinciale, Domenico Martino, un plico di lettere redatte dai docenti delle varie scuole bellunesi. «Abbiamo avanzato le istanze delle scuole del Bellunese ha spiegato Loredana Brugè della Cgil - chiediamo che il rappresentante diretto dello Stato faccia da tramite tra noi e il Governo». «Come comunità di Ponte nelle Alpi - ha raccontato l'assessore Paolo Vendramini - siamo vicini ai cittadini, perché questo decreto ricadrà pesantemente sui bilanci comunali e delle famiglie». «Una cosa è certa - ha concluso Francesco Corigliano della Cgil - di fronte all'arroganza del Governo costruiremo democraticamente una diga che impedisca lo smantellamento della scuola pubblica». Elena Placitelli La manifestazione Studenti e sindacati insieme in piazza Duomo. «3mila persone», secondo la Cisl
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Molti prof tra gli studenti per le strade. Letture in piazza Dante, striscione calato dalla Torre dei Lamberti Duemila in piazza, città in coda Bare per i «funerali» della scuola. Disagi per il traffico, corteo di clacson VERONA – Non solo universitari e liceali. Ieri mattina la città, volente o nolente, ha «partecipato» al corteo anti- Gelmini promosso dall'Assemblea universitaria. Duemila per le forze dell'ordine, cinquemila per gli organizzatori. E sono stati diversi i problemi per il traffico. ALLE PAGINE 2 e 3 Orsato e Presazzi Un fiume in piena Universitari, liceali e molti insegnanti uniti nella manifestazione contro la riforma scolastica, hanno invaso le strade del centro
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Lo sciopero generale della scuola per protestare contro il riforma Gelmini approvata dal Senato Vicenza, quattromila in corteo Bloccato il Ponte della Libertà a Venezia. Traffico in tilt a Padova VENEZIA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: migliaia di studenti hanno invaso Venezia paralizzando per tutta la mattina il collegamento con la terraferma. A migliaia anche a Padova, dove il corteo studentesco ha scelto di non seguire i no global. ALLE PAGINE 2 E 3 D'Attino, Vescovi Migliaia di studenti e insegnanti hanno manifestato ieri per protestare contro la riforma del ministro Gelmini approvata dal Senato
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da "Corriere del Mezzogiorno"
del 31-10-2008)
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: 1PAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Gli studenti in piazza, 22mila «no» a Gelmini Cortei a Bari e Lecce: difendiamo i diritti La protesta in piazza con cartelli contro la ministra dell'Istruzione Scuola Tensioni ma nessun incidente A PAGINA 2 Barile, Dell'Edera
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da "Corriere del Mezzogiorno"
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Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: 1PAGINA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il caso Corsi finanziati dalla Regione. Li aveva proposti la ministra Gelmini Matematica: studenti scarsi, prof a lezione Venti docenti a scuola di matematica. Alla Federico II i professori delle scuole secondarie campane frequentano i corsi, tenuti dai loro colleghi universitari, per migliorare la propria preparazione e insegnare meglio ai propri allievi. L'iniziativa è finanziata dalla Regione Campania e coinvolge i dipartimenti universitari di matematica e di informatica. E sembra in linea con le esternazioni estive della ministra Gelmini, la quale disse che alla scuola occorrerebbero corsi intensivi per gli insegnanti degli istituti meridionali. A PAGINA 6 Mosca
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La protesta inonda le piazze della Puglia Ventiduemila studenti tra Bari e Lecce. Vendola al questore: massima attenzione Guerra di cifre sul sit-in tenutosi a Lecce: 5mila per la polizia, 7mila per l'Unione degli universitari BARI — Quindicimila a Bari, settemila a Lecce: ieri gli studenti delle scuole elementari, medie, superiori e gli universitari sono scesi nelle piazze pugliesi per gridare i loro no alla riforma Gelmini e per chiedere le dimissioni della ministra. «Siamo qui per fare sentire forte la nostra voce senza strumentalizzazioni», hanno urlato i manifestanti. Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha chiamato il questore di Bari Vincenzo Speranza chiedendo un'attenzione particolare durante i cortei, per evitare episodi come quelli che si sono verificati in piazza Navona a Roma. Corteo a Bari Sono stati i primi a raggiungere piazza Libertà: una ventina di bambini della scuola elementare Bonghi che muniti di fischietti e di cartelli contro la riforma Gelmini, hanno guidato un corteo di circa 15mila persone, secondo gli organizzatori, 3mila per la questura. Tra i manifestanti anche un gruppo di extracomunitari. «Rivendichiamo spiega Mohamed Abdinesir, rappresentante della comunità somala di Bari - il diritto dei nostri bambini a seguire le lezioni insieme agli altri. No alle classi differenziate. Il futuro si costruisce tutti insieme ». Il corteo si è snodato per le strade del centro, attraversando via Dante, corso Cavour e corso Vittorio Emanuele, e mandando in tilt il traffico. Lunghe code nel Murattiano e autobus bloccati per due ore. Decine gli slogan: «10, 100, 1000 occupazioni, no alla scuola dei baroni», «Destra o sinistra, chi uccide l'istruzione è un terrorista». I manifestanti hanno voluto in più occasioni rimarcare la non appartenenza politica. Gli organizzatori hanno infatti fermato tutti coloro che avevano portato bandiere di partito. «Se fossimo tutti strumentalizzati - ha spiegato Grazia Ingravalle, studentessa di Filosofia - forse avremmo ancora più strumenti per queste manifestazioni. Oggi siamo qui per una battaglia comune, tutti insieme, dai bambini agli insegnanti, ai precari». Qualsiasi riferimento agli scontri tra studenti di destra e di sinistra in piaza Navona, è stato bloccato sul nascere. La polizia ha potenziato i controlli: agenti in borghese si sono mischiati tra la folla, su indicazione del questore Speranza. «Abbiamo visto personaggi all'interno del corteo che ci hanno preoccupato - dichiarano gli organizzatori - ma siamo riusciti a tenerli da parte». In piazza Prefettura si sono tenute due lezioni all'aperto dei professori Daniele Maria Pegorari e Salvatore Vitale Nuzzo, rispettivamente su Dante e sull'esperimento di accelerazione di particelle del Cern di Ginevra. Assemblee a Lecce Anche Lecce si è unita alle proteste contro il decreto Gelmini. Secondo le stime della questura, i manifestanti sono stati cinquemila; per l'Unione degli universitari al corteo hanno partecipato in settemila. I ragazzi sono partiti da viale degli Studenti ed hanno raggiunto piazza Sant'Oronzo. Sit in di protesta dei sindacati davanti alla sede della Prefettura. Bruciata una foto della Gelmini: «gesto di cattiva teatralità » secondo il conisgliere provinciale Gaetani (An). La manifestazione si è conclusa con l'occupazione simbolica dell'aula magna. Pullman bloccati a Roma Un centinaio i pullman partiti mercoledì sera da Bari per raggiungere il corteo di Roma. Una decina di autobus sono però rimasti bloccati sul raccordo anulare e non sono riusciti ad entrare nella capitale per partecipare alla manifestazione. Pesanti le polemiche dei passeggeri: «Ci hanno detto che c'era stato un incidente. In realtà non ci hanno fatto partecipare». Samantha Dell'Edera Per strada Un momento della manifestazione studentesca svoltasi ieri mattina a Bari (Arcieri)
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Il sindaco filosofo Le proteste di questi giorni e l'esperienza del S. Raffaele «Docenti a contratto e fondazioni vi spiego io l'università modello» VENEZIA — «Docenti assunti a contratto e trasformazione delle università in fondazioni. Questa deve essere la riforma del sistema formativo in Italia. Altro che il grembiulino sì o il grembiulino no della Gelmini». Che cosa significa, professor Cacciari, che si sta manifestando per nulla? «No, scherza... ben vengano i cortei di questi giorni. Anzi, sarebbero dovuti scendere in piazza prima i ragazzi. Ma meglio tardi che mai, speriamo che riescano a cambiare qualcosa. La denuncia dello stato catatonico dell'Università e della ricerca in Italia è sacrosanta». Denunciare non basta. «Certo che no, ma è un primo passo». Verso? «Secondo me una soluzione possibile per il futuro dell'Università è quella della trasformazione degli atenei in fondazioni. Un po' come è stato fatto alla facoltà di filosofia San Raffaele di Milano. L'ingresso dei privati permette, ferma restando l'autonomia della didattica e della ricerca, di coinvolgere veramente le imprese e gli amministratori pubblici nella vita dell'università». Il privato significa anche finanziamenti. «Certamente è anche una questione economica, ma la trasformazione delle università in fondazioni secondo me serve non tanto a trovare soldi, ma ad ottenere pieno coinvolgimento, rendere corresponsabili gli amministratori pubblici e le forze imprenditoriali private locali ai programmi di ricerca e sviluppo ». Un conto è la piccola facoltà di Cesano Maderno, un altro è il sistema Paese. «Naturale, ma non credo che l'allargamento su scala nazionale sia un'utopia. Ci credo molto a questa linea». Un modello che assomiglia a quello americano. «Con i docenti che devono essere assunti a contratto. Come d'altro canto dovrebbe essere anche per la dirigenza del pubblico impiego. Questo è evidentissimo, un autentico uovo di Colombo, inutile discuterne». No, no, parliamone. «Perché l'università funzioni veramente dovrebbero esserci concorsi per libera docenza nazionali. Molto severi. Uno diventa libero docente e dopo di che l'università li assume. Quelli, però. Su liste ben definite, non per arbitrio loro. Devono assumere i liberi docenti, gente che è stata selezionata per insegnare ma che al momento è libera. Questo è il concetto fondamentale. Università libere di assumere chi vogliono nell'elenco dei liberi docenti. Non perché quella è la mia amante o quello è il mio più caro amico». E sul valore legale della laurea? «Va eliminato il valore legale del titolo di studio. Punto. Vai all'università per imparare qualcosa e questo deve essere. Non per il pezzo di carta. Poi vieni assunto in base a quello che hai imparato, e non in base al titolo di studio». Tornando ad oggi. Altre manifestazioni contro la riforma Gelm... «Non so-no ri-for-me. Come devo dirlo? Siamo sempre lì: sono solo aggiustamenti. In gran parte dettati anche dalla situazione finanziaria del Paese come lo sono stati quelli dei precedenti governi ». Il governo un'idea di scuola ce l'avrà... «Hanno pochissime idee e tutte per nulla radicali. Mentre la riforma deve essere radicale, piaccia o no a studenti e docenti. Bisogna rivedere completamente tutto l'impianto, dall'asilo all'università. Definire che cosa si va ad insegnare, come lo insegni, a chi lo insegni. E invece parlano di maestro unico... sciocchezze, io son cresciuto con la maestra unica... boh, non significa proprio nulla». Massimiliano Cortivo
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Controcorrente Azione universitaria nel capoluogo: «Si fa il gioco dei baroni» Ma all'Ateneo c'è un fronte del no BARI — «La protesta contro il decreto Gelmini sta facendo il gioco dei baroni universitari ». Gennaro Rossi, presidente provinciale di Azione Universitaria a Bari, non ci sta a far passare in sordina quello che la sua associazione studentesca ha bollato come un'evidente strategia politica contro il Governo, altamente ideologizzata. I ragazzi di destra, fermi sulle loro posizioni, si dichiarano apertamente schierati, ma non per questo chiusi al confronto. Loro sono il fronte del no alla mobilitazione degli studenti, che stanno contestando i tagli e il blocco del turnover dei docenti, come previsto dalla legge 133 (che ha convertito il decreto 112), approvata giovedì dal Senato. Non riescono, i ragazzi di Au, a mandare giù «le bugie telecomandate dei ruffiani, che tutelano gli sprechi e i privilegi», come spiegano in un dossier di quattro pagine che stanno distribuendo agli studenti dell'Università di Bari. «C'è un movimento studentesco - spiega Rossi - che è evidentemente connivente con gli interessi di certi professori. Un asse del male, terribile e puzzolente, che inganna tanti studenti in buona fede. Il nostro nemico, invece, sono i privilegi, le caste, le gestioni fin troppo allegre dei fondi finanziari negli atenei. Quando si spende più del 90% del fondo di finanziamento dello Stato per le buste paga del personale - aggiunge il leader di Azione universitaria ci sono solo due soluzioni. O si tagliano gli stipendi, o si taglia il numero dei professori ». Il riferimento è al bilancio dell'Ateneo barese, che nel 2007 ha sforato il limite imposto dalla legge, ma ha avviato una manovra ai autocorrezione per rientrare nei limiti entro la fine di quest'anno, oltre ad aver ridotto progressivamente la spesa per il personale, che negli scorsi anni era arrivata a livelli ancora più alti. «Va riconosciuto - conclude Rossi - che l'Università di Bari ha negli ultimi anni preso atto di una situazione che non andava e, con il buonsenso, si era già imposta il blocco del turnover, un meccanismo che pian piano porterà a rimuovere le cariatidi del nostro parco docenti». Sul fronte del no alla contestazione, ci sono anche i ragazzi di Studenti per l'Università, nettamente differenziati rispetto ai colleghi di Azione universitaria, ma altrettanto contrari alla politicizzazione del movimento. «Noi condividiamo, invece, le preoccupazioni degli studenti circa le conseguenze del decreto sull'università pubblica », spiega Nicolas Caputo, rappresentante degli iscritti nel senato accademico dell'Ateneo barese. «Ma non sono queste le forme per ottenere risultati - aggiunge l'esponente di Studenti per l'università. La caratterizzazione politica c'è e lo dimostra il fatto che mi hanno impedito di parlare martedì scorso». Luca Barile Linea più morbida Anche a detta di Studenti per l'Università «rivolta fortemente politicizzata»
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Padova, la carica dei diecimila ma il corteo non segue i no global Invasione pacifica, salta il blitz per bloccare anche la stazione dei treni Traffico in tilt, automobilisti infuriati. La condanna dei giovani di destra Polizia in assetto anti sommossa, tram e bus fermi. La Gelmini attesa in Fiera la prossima settimana PADOVA – Soltanto per un attimo, si è corso il rischio che il corteo pacifico e colorato, che ieri ha nuovamente invaso il centro di Padova, degenerasse fino a rovinare una lunga mattinata di «festosa» protesta contro la riforma-Gelmini, diventata legge l'altro giorno. E' accaduto pochi minuti dopo le 11, quando una piccola parte degli oltre 10mila manifestanti, partiti un'ora prima da Prato della Valle, ha deciso di non fermarsi in piazza Insurrezione (meta finale del percorso concordato con la questura) e di proseguire lungo via Martiri della Libertà e via Matteotti, puntando dritto verso la stazione. Con l'obiettivo, magari, di occupare i binari e fermare i treni. In testa al gruppo, che via via avrebbe raccolto quasi 1.500 persone, gli attivisti dei due centri sociali cittadini, il Pedro e il Gramigna. Dietro, molti all'oscuro di quanto stava succedendo, tantissimi studenti dell'ateneo patavino, comunque decisi a far valere le proprie ragioni con «qualcosa di grosso». «E' stata una divisione spontanea e che ci ha colto di sorpresa – racconterà a fine giornata Chiara Melloni della Facoltà di Lettere, tra gli organizzatori del corteo che doveva fermarsi in piazza Insurrezione – Noi universitari e i centri sociali siamo due realtà ben diverse, ma in questi giorni unite contro la riforma- Gelmini. Quando il serpentone si è spaccato, ho temuto che potessero verificarsi episodi di violenza simili a quelli di ieri (mercoledì, ndr) a Roma e a Milano. Per fortuna, è filato tutto liscio». In effetti, controllati a distanza dalle forze dell'ordine in assetto anti-sommossa, i protagonisti della fugace «scissione» si sono incamminati in modo tranquillo e ordinato, al grido: «Ci bloccano il futuro, blocchiamo la città. Questa è la risposta dell'università ». Verso le 11.30, saltata l'occupazione della ferrovia, difesa da un lungo cordone di poliziotti, il migliaio di ragazzi e ragazze (guidato nell'ombra dal leader del Pedro Max Gallob) ha deciso di bloccare per più di mezzora il traffico stradale, sedendosi prima in mezzo all'incrocio tra via Giotto e piazza Mazzini e poi lungo viale Codalunga. E così, tra auto e bus in fila, clacson impazziti e nervi a fior di pelle, il popolo «disobbediente- studentesco» si è ritrovato «padrone» di Padova fino a mezzogiorno passato, quando megafoni e passaparola hanno «ordinato» il ritorno in piazza Insurrezione. «Siamo un po' arrabbiati, è la terza manifestazione del genere in meno di una settimana – lo sfogo di Giuliano Zanon, ispettore di Aps-Mobilità, l'azienda che gestisce il trasporto pubblico padovano – Mi sembra un po' troppo, per l'ennesima volta siamo stati costretti a deviare tre linee di autobus e fermare le navette da e per il centro». Fino alle 11, nel giorno dello sciopero generale della scuola, il corteo era stato unito, vivace, bellissimo: da Prato della Valle, avevano sfilato insieme bambini e ragazzi, maestri delle elementari e insegnanti delle superiori, professori e ricercatori universitari, genitori e dottorandi. Oltre 10mila persone, tra fischietti e palloncini colorati, slogan e un mare di cori. Alcuni irripetibili, altri canta
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Corriere del Mezzogiorno - BARI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Corteo romano E Pantaleo guida seimila manifestanti nella capitale ROMA — Sotto «un cielo sempre più blu», rimasto tale fino all'ora di pranzo, forse grazie alla benedizione del parroco di Santa Maria dei miracoli di piazza del Popolo, centinaia di migliaia di prof, studenti, bambini, hanno sfilato per ore e ore nel centro di Roma. Non si sda con certezza quanti pugliesi, minimo seimila quelli arrivati solo con i pullman, alcuni dei quali non sono riusciti nemmeno ad arrivare a Roma, bloccati sul raccordo anulare alle porte della Capitale. Tra i tanti che erano in città il presidente della Regione Nichi Vendola, il quale ha detto che «il movimento della scuola e degli studenti non rappresenta truppe camellate che fanno risorgere un centrosinistra malato». E anche il segretario del Pd Michele Emiliano. Del Pd c'era anche il deputato Dario Ginefra, membro della commissione Cultura, il quale ha osservato che «la proposta di utilizzare il referendum per bloccare il decreto Gelmini è stata accolta dai manifestanti con grande favore». E il Codacons, del resto, ha già iniziato a raccogliere le firme in Sicilia. Una bocciatura del provvedimento Gelmini è arrivato in diretta: il presidente della Conferenza delle Regioni, al termine della riunione, ieri ha detto che «non ci sono le condizioni per il piano Gelmini. Bisogna reimpostare la materia», è la conclusione dell'emiliano Vasco Errani. Dunque, la manifestazione e lo sciopero sono riusciti, con le cinque sigle sindacali unite come non mai. A capeggiare la Cgil scuola, per la prima volta in una situazione così importante, il barese Mimmo Pantaleo. Quindi, mentre gli studenti universitari hanno circondato il ministero di viale Trastevere - piccoli cortei hanno attraversato la città per tutto il pomeriggio - la manifestazione si è conclusa con l'inno di Mameli cantato a squarciagola dalla piazza del Popolo intera. Rosanna Lampugnani
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'ira di Galan «Protestano ma i figli vanno alle private» VENEZIA — Non poteva mancare. Di fronte all'ennesima giornata di cortei di protesta contro il ministro Gelmini, ieri il governatore del Veneto Galan si è schierato contro le proteste puntando il dito contro i leader del centrosinistra. «In mezzo ai cortei che oggi hanno sfilato contro il ministro Gelmini molti sono gli ipocriti e i bugiardi: Epifani, e quelli che sono contro il governo ma mandano i propri figli a scuola dalle suore», ha puntato il dito Galan. «Dunque — prosegue Galan — sarebbe la Gelmini la nemica della scuola pubblica? Naturalmente non è vero. Ma a sinistra c'è chi manda i propri figli nelle scuole private. Come Anna Finocchiaro ». Che però ieri ha smentito la notizia.
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Napoli Scuola, oggi nel Duomo una veglia di preghiera La veglia di preghiera, promossa dalla Confederazione degli studenti, "affinché il Governo decida di ritornare sui suoi passi e ritirare i decreti voluti dal Ministro dell'istruzione, Gelmini", si terrà oggi a partire dalle 17 nel Duomo di Napoli. ''E' una forma di protesta civile alla quale ci auguriamo che possa partecipare anche il Cardinale Crescenzio Sepe che tanto sta facendo per il riscatto di Napoli", hanno detto il presidente del Consiglio degli studenti dell'Università Federico II di Napoli, Luigi Napolitano, e Omero Pinto, segretario regionale de La Confederazione, per i quali #con una scuola e un'università impoverite, difficilmente, Napoli e la Campania potranno risollevarsi e continueranno a essere in balia della malavita e del disagio sociale". del 31-10-2008 num.
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Gli studenti padroni del Ponte «La nostra onda travolge la città » In seimila ieri mattina hanno bloccato la strada tra Mestre e Venezia Tra loro ricercatori, madri e Luca Casarini: «Sono qui come padre» VENEZIA — Da Piazzale Roma al Ponte della libertà fino al Parco di San Giuliano: ieri la carica degli oltre seimila studenti (10 mila secondo gli organizzatori), scesi a manifestare contro i provvedimenti del governo sulla scuola, ha travolto il capoluogo lagunare e paralizzato per l'intera mattinata il collegamento con la terraferma. Il blocco del ponte ha portato in strada gli studenti degli atenei veneziani e degli istituti superiori, il personale tecnico-ammini-strativo, mamme e papà. Tanti i ricercatori (in divisa bianca anche il Cnr), nessuna traccia, invece, dei professori universitari. «La partecipazione è buona, anche se in occasioni come queste dovremmo essere molti di più — dice Stefano Maso, ricercatore in filosofia a Ca' Foscari —. Noi facciamo solo in parte il nostro lavoro, cioè la ricerca, e ci accolliamo molte supplenze. Siamo pochi e i finanziamenti sono sempre più decurtati. Impossibile, così, essere competitivi ». I gruppi più mattinieri approdano a Piazzale Roma intorno alle nove, un'ora dopo li raggiungono tutti gli altri: scortati dalle forze dell'ordine, gli studenti cominciano il loro corteo alle 10.40 fra cori, musica e striscioni. Con l'ordine della Questura di marciare lungo una sola carreggiata (quella che da Mestre conduce a Venezia) per consentire il passaggio delle automobili e dei mezzi pubblici nell'altro senso di marcia, gli studenti raggiungono il parco di San Giuliano nel giro di due ore con un cambio di programma rispetto a quanto concordato il giorno prima in Questura, concesso visto il nutrito numero di ragazzi in corteo. A sfilare insieme a loro c'è anche Luca Casarini, l'ex disobbediente diventato scrittore che dice di essere venuto a manifestare «in qualità di padre, preoccupato per il futuro del figlio e di tutto il mondo della scuola». La marcia lungo il ponte è accompagnata da cori ininterrotti e giganteschi striscioni («Il governo è cieco ma noi non siamo muti» e ancora «L'onda anomala travolge la città»), intanto dall'altra parte della strada gruppi di turisti asiatici rimasti imbottigliati a metà strada salutano e sorridono agli studenti scattandogli una foto dopo l'altra; fra gli automobilisti in coda, invece, la rassegnazione è evidente. E dalla rotaie parallele al ponte, i macchinisti dei treni in arrivo a Venezia «salutano » con le loro trombe il lungo corteo: «Non facciamoci tagliare la testa, il futuro siamo noi», urlano a più non posso i ragazzi. E man mano che conquistano il ponte il boato si alza, le mani sollevate, la musica a tutto spiano. Poi, fra gli incitamenti e le urla, una ferma presa di posizione: «I fatti che sono successi ieri a Roma sono gravissimi — urla al megafono una ragazza riferendosi agli scontri di Piazza Navona dell'altro ieri— noi siamo contro ogni forma di violenza e di razzismo». Per i ragazzi il corteo è stato un successo (ma negli atenei molti sono rimasti a fare lezione o a dare esami), così come l'adesione allo sciopero degli stati generali della scuola: oltre l'80% secondo lo Snals. E mentre il corteo sfilava, in Campo dell'Erbaria a Rialto con uno striscione anti- Gelmini per tovaglia e una lauta merenda minacciata solo dall'acqua alta, si sono ritrovati quasi un centinaio tra genitori, bambini e insegnanti delle scuole dell'infanzia e primarie veneziane. «L'approvazione del Senato ce l'aspettavamo — dicono i genitori del Comitato in difesa della scuola pubblica — ora anziché sprecare energie in un referendum, per nulla propositivo, dispendioso e impraticabile, meglio passare alle proposte. Bisogna risparmiare? I servizi non si tagliano, toccherà pagare a noi la scuola al pomeriggio ». Paola Vescovi (ha collaborato M. Paola Scaramuzza)
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da "Denaro, Il"
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Napoli Bifulco: La Gelmini? Penalizza Napoli Un lungo corteo di protesta a Roma, dove secondo i sindacati sono in strada un milione di persone per lo sciopero generale contro la ''riforma'' Gelmini. Da Napoli sono cinquemila insegnanti e impiegati giunt nella capitael per partecipare al corteo. Per Luigi Bifulco, segretario della Cisl scuola di Napoli, "Napoli è la più penalizzata dalla nuova legge:?la provincia è al centro di un intervento che produrrà la perdita di migliaia di posti di lavoro. Una cifra ssurda per una realtà dove si dovrebbe intensificare il tempo scuola per combattere la disperzione". del 31-10-2008 num.
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da "Corriere del Veneto"
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Corriere del Veneto - PADOVA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: BREVI I cortei Manifestazioni in tutto il Veneto ieri mattina per protestare contro la conversione in legge del decreto del ministro Gelmini sull'istruzione Gli slogan Tra gli striscioni srotolati ieri dagli studenti, molti erano autocelebrativi: «Il governo è cieco ma noi non siamo muti» I numeri Diecimila sono stati gli studenti che hanno sfilato per le vie di Padova ieri mattina, circa seimila (ma diecimila per i manifestanti) sono stati quelli veneziani
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Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Matematica, bestia nera dei quindicenni campani La Regione corre ai ripari Corsi per i prof: passa la linea Gelmini In molti attaccarono la ministra quando parlò della necessità di corsi a sostegno dei prof meridionali NAPOLI — Quando, in piena estate, la ministra Mariastella Gelmini sbandierò una ricerca dell'Ocse già nota da almeno due anni, fu molto chiara in proposito: quello che occorre alla scuola, dichiarò, sono «corsi intensivi per gli insegnanti degli istituti meridionali». Le rilevazioni del programma Pisa-Ocse indicavano, infatti, punteggi in media più bassi per gli studenti quindicenni del Sud rispetto ai loro coetanei del Centro-Nord, soprattutto per la abilità logicomatematiche. Uno smacco imbarazzante, per la terra dei pitagorici. L'Italia nel suo complesso, d'altra parte, occupa un infelice 38esimo posto nella graduatoria elaborata dall'organizzazione internazionale. «Sono le scuole del Sud ad abbassare la qualità del nostro sistema di formazione», fu la diagnosi della neoministra. Due mesi fa l'uscita della Gelmini fu accompagnata da una diffusa alzata di scudi: anche perché la ministra si premurò di porgerla all'opinione pubblica con il guanto non vellutato del famoso taglio di 86mila precari. In questi giorni, però, è partito in Campania il primo corso per insegnanti di scuole superiori che fa seguito all'esternazione della ministra. è stato presentato mercoledì all'Accademia pontaniana, proprio mentre l'ateneo federiciano era assediato dall'Onda dei contestatori anti-Gelmini. E a prendere parte al progetto non c'è solo l'università, con i dipartimenti di informatica e di matematica (diretti rispettivamente da Antonino Mazzeo e Gioconda Moscariello), ma anche la Regione, con l'assessorato all'Istruzione retto da Corrado Gabriele. Infatti, il corso di formazione per insegnanti di matematica, che si chiama Logimat ed è coordinato dal professor Antonio Sforza, è legato all'iniziativa regionale Scuole aperte: per una volta nella veste di allievi, circa venti docenti delle superiori seguono le lezioni dei loro colleghi universitari, per poi applicare i nuovi metodi didattici in classi-pilota a partire da questo anno scolastico. Dopo le polemiche, insomma, l'idea dei corsi per docenti prende piede in Campania, segno che «il mondo della scuola e dell'università ha peccato di snobismo nel sottovalutare il significato delle rilevazioni internazionali». A pronunciare queste parole è Carlo Sbordone, matematico della Federico II e presidente dell'Accademia pontaniana. «Questi quiz sono a volte astrusi», ammette lo studioso, «ma questo è l'approccio anglosassone, che domina a livello internazionale soprattutto nelle materie tecnico- scientifiche. Il ministro ha capito che i nostri ragazzi un domani andranno a concorrere in uno scenario europeo ». Intento ragionevole, ma perché proprio il Sud siede agli ultimi banchi? «Escludo, ovviamente, che i ragazzi meridionali siano meno dotati in discipline come la matematica — ragiona Sbordone —, dopotutto il Mezzogiorno è la terra di giganti come Caccioppoli, De Giorgi, Fichera. Forse qui più che altrove c'è bisogno di motivare i ragazzi accompagnando alla teoria matematica applicazioni adatte alla vita concreta ». Una spiegazione prova a formularla anche Gioia Rispoli, assessora all'Istruzione del Comune di Napoli e membro dell'Accademia pontaniana. «Io credo che le scuole primarie funzionino molto bene », dice. «Bisogna vedere dove si perdono questi ragazzi, dato che le rilevazioni vengono fatte sui quindicenni. D'altra parte, le ricerche ci dicono che i ragazzi non hanno difficoltà con i calcoli: i loro limiti risiedono nel problem- solving, nella soluzione dei problemi, ben venga quindi l'innovazione didattica ». Per la direzione scolastica regionale è presente Nazareno Dell'Aquila, che di Pisa- Ocse è il referente campano. «Certo, i nostri ragazzi sono andati male», dice. «Ma il pragmatismo esasperato alla base di questi quiz ignora dimensioni fondamentali della formazione, difficilmente misurabili con questo strumento. Perciò non dobbiamo autoflagellarci, ma neppure chiudere gli occhi di fronte al problema». E per la Regione, il dirigente d'area, Francesco Gilardi, osserva che «la polemica Nord-Sud è fuorviante, in quanto la ricerca Pisa-Ocse è metodologicamente tarata per confrontare nazioni, non diverse aree all'interno di una nazione. Inoltre — sottolinea — l'indagine chiarisce i fattori che influenzano l'efficacia della didattica: il contesto di apprendimento, la motivazione degli studenti, e il loro senso di appartenenza all'istituzione scolastica». Ecco perché i pronipoti di Pitagora si bloccano su teoremi ed equazioni: non perché meno dotati, ma perché distratti dal «contesto». Un contesto, nelle scuole meridionali, che poco si addice al sereno esercizio della logica. E adesso in Campania si prende atto di questa difficoltà e si corre ai ripari, mettendo da parte le polemiche e gli scontri politici. Luigi Mosca Genio e follia A destra: il matematico Renato Caccioppoli. A sinistra: l'attore Russel Crowe nei panni di John Nash \\ Sbordone Abbiamo peccato di snobismo nel sottovalutare il valore dei test internazionali Carlo Sbordone, matematico e presidente dell'Accademia Pontaniana
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Corriere del Mezzogiorno - NAPOLI - sezione: INPRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Ricercatori della Federico II «guadagnano» 250 euro al mese I dottorandi in Biologia: «Con i nuovi tagli sarebbe la fine» Maroni a Caserta minaccia: «Denuncia per chi occupa» Migliaia di campani sfilano a Roma contro i tagli alla scuola. Il ministro Maroni, da Caserta: «Denunce per chi occupa» NAPOLI — Guadagnano 250 euro al mese e li spendono per comprare gli attrezzi del loro mestiere: guanti e carta abrasiva, per esempio. Frequentano i laboratori anche per dieci ore al giorno. Sopravvivono nel frattempo facendo lezioni private, lavorando nei pub la sera o restando a casa dei genitori ben oltre i trent'anni, bamboccioni per forza. Molti tra loro vanno via, preferiscono lavorare all'estero. Sono i dottorandi biologi della Federico II. La legge 133 varata dall'esecutivo Berlusconi, quella che taglia drasticamente di qui al 2013 il Fondo Ordinario di finanziamento agli atenei e limita il turn over al 20% dei docenti che andranno in pensione, stronca anche le loro speranze, come del resto quelle dei ricercatori. Ieri hanno consegnato un documento al rettore della Federico II, Guido Trombetti, che sintetizza le loro preoccupazioni e le ragioni per cui partecipano alla mobilitazione. «Se dovessero passare i tagli all'Università — sostengono — sarebbe una ecatombe per la ricerca di base». Annunciano forme fantasiose e creative di protesta: «Siamo pronti, con i colleghi del Cnr e dell'Acquario, a esporre i risultati delle nostre ricerche in villa comunale». è fatta anche delle speranze deluse di tanti laureati l'onda della mobilitazione che anima ormai da giorni gli atenei. Quelli napoletani — ieri all'Orientale numerosi docenti hanno partecipato all'assemblea con gli studenti — e la Seconda Università. A Caserta migliaia di studenti delle scuole medie e della Sun hanno sfilato contro il decreto Gelmini, approvato mercoledì scorso al Senato, e contro la 133, che invece è passata nell'ambito della Finanziaria d'estate. Non ci sono però facoltà occupate come a Napoli, dove gli studenti autogestiscono l'Orientale, Lettere e Sociologia della Federico II. «In un momento così difficile, l'esempio migliore che il mondo accademico può offrire è di non fermare la propria attività didattica», sostiene il rettore della Sun, Francesco Rossi. Ieri, però, è stata soprattutto la giornata della protesta della scuola. Oltre cento autobus sono partiti dalla Campania per partecipare alla manifestazione romana, promossa dai sindacati, contro i tagli previsti dall'esecutivo di centro destra. Un milione in piazza, secondo gli organizzatori. Circa 10.000 i campani i quali hanno partecipato al corteo: studenti, genitori, docenti. Iniziative e cortei anche in Campania. A Napoli decine le manifestazioni, spontanee ed improvvisate. A Capri i 400 studenti che frequentano le scuole del Comprensivo Axel Munthe sono sfilati in un corteo che è partito da piazzale Europa. Al ritmo di tamburi e di slogan, accompagnati da non pochi docenti e genitori, hanno attraversato la via Provinciale. Decine di lumini, per celebrare la veglia funebre della scuola pubblica, nella serata di mercoledì davanti ai cancelli del liceo scientifico Alfonso Gatto di Agropoli. «Manifestiamo il nostro lutto simbolico perché è passato il decreto Gelmini», ha spiegato Maria Grazia Cantalupo, esponente del collettivo scolastico. Confederazione degli Studenti punta invece al Duomo di Napoli: oggi pomeriggio alle 17 promuove una veglia di preghiera «affinché il Governo decida di ritornare sui propri passi e di ritirare i decreti del ministro dell'Istruzione, Gelmini». Hanno invitato il cardinale Sepe, «perché vogliamo parlare anche con lui dei rischi legati alla riforma». In Campania sono varie decine gli istituti scolastici occupati dagli studenti in mobilitazione. Almeno una cinquantina le scuole autogestite. Contro chi occupa, il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ieri in visita a Caserta, preannuncia la linea dura: «Chi impedisce ad altri di studiare, sarà denunciato ». In fondo una dichiarazione quasi "moderata", se si pensa che, sette giorni fa, il presidente del Consiglio Berlusconi aveva annunciato che avrebbe inviato la polizia a sgomberare scuole ed atenei, salvo poi ritrattare il giorno seguente e dire che i giornalisti avevano travisato. Non la prende bene la Cgil, che replica a muso duro a Maroni: «Le minacce lanciate dal ministro, relative a possibili denunce nei confronti degli studenti che in questi giorni stanno occupando le scuole, sono pessime e dimostrano l' assoluta mancanza di volontà da parte del governo di comprendere le ragioni del movimento ». Annuncia il sindacato: «Reagiremo continuando ad assicurare il massimo sostegno al movimento degli studenti ». Fabrizio Geremicca In piazza Una delle manifestazioni studentesche ieri a Napoli Sono almeno 50 le scuole occupate
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Corriere del Veneto - VENEZIA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'altro lato delle «lotte» Quelli che dicono no e restano soli in aula «Qui gli sprechi ci sono» VENEZIA — «Sul ponte a protestare? Ci sono bastate le scene degli scontri già viste al telegiornale: oggi siamo qui perché abbiamo un esame ma avremmo fatto comunque volentieri lezione». Nessuna contrarietà, nessuna agitazione. Abita anche qui, nella silenziosa tranquillità di San Giobbe, il fronte degli scettici contrari alla protesta anti-Gelmini. Niente lezioni in Piazza San Marco né dibattiti infuocati tra i corridoi per gli studenti veneziani di Economia: «Qui la protesta non ci ha neanche sfiorati — dicono Chiara ed Elisa iscritte ai corsi magistrali — oggi è tutto normale. Non c'è stato tra noi un dibattito forte, forse per l'indirizzo politico prevalente, o perché tanti di noi non vivono all'università, sono poco coinvolti e sono pendolari». D'accordo con i decreti? Qui, più che le conseguenze economiche dei tagli, spiccano le condizioni in cui versano le facoltà italiane: «Noi non siamo scese a protestare, la riforma dell'università non è ancora stata fatta: negli atenei ci sono corsi frequentati da uno o due iscritti e tanti sprechi che vanno eliminati — dicono tre ragazze del corso di Economia e Finanza — e poi se c'è da manifestare bisogna farlo in maniera organizzata». è d'accordo, in perlustrazione tra i giardini di San Giobbe «per sentire l'aria che tira», anche il consigliere Pdl Raffaele Speranzon: «Se mi invitassero, potrei spiegare le mie ragioni agli studenti che manifestano. Ma chi occupa spesso non accetta di fare coscienza critica». Più cauto, prima di entrare in aula, un particolare docente di Marketing a contratto, il direttore del Casinò Carlo Pagan: «Faccio il mio dovere e oggi tengo lezione. Seguendo un approccio aziendale, dovrei forse conoscere meglio i dati per commentare, ma la formazione è forse l'ultima area in cui tagliare». Qualche altro studente invece si sbilancia, il settore pubblico è da ridimensionare, e se il personale non serve va mandato a casa: «Qui però — dice Matteo — pare che di punto in bianco un ministro si sia alzato una mattina e abbia fatto una riforma: non c'è stato alcun dibattito, si sono ignorate le proteste». A scuola invece, tra aule vuote e corridoi deserti, c'è chi è al lavoro perché alla protesta ha dovuto rinunciare. Due classi entrano a far lezione all'elementare Zambelli, una sezione è rimasta aperta alla Duca D'Aosta della Giudecca. «Saremo in quattro o cinque in classe all'Algarotti — dicono dalla vicina scuola tre docenti — ma potendo saremmo fuori a manifestare. Troppi scioperi senza stipendio non possiamo permetterceli». Maria Paola Scaramuzza \\ Raffaele Speranzon Chi occupa spesso non accetta di fare coscienza critica. Se mi invitassero glielo spiegherei
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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE La scuola occupata Sotto accusa le condizioni dell'istituto del Chievo Il Blocco e gli irriducibili del Berti «La Provincia intervenga o sciopero» VERONA — Potrebbe anche essere il primo caso di «inquilinato politico» durante un'occupazione scolastica. Una nuova forma di «sfruttamento». Non tanto delle ideologie «non ci interessa di che parte politica sono», dicono gli studenti - ma dei mezzi. Nel vero senso della parola. Perchè quello che sta accadendo da due giorni a questa parte all'istituto alberghiero Berti è alquanto anomalo. E su almeno due fronti. Quello di vedere una scuola tutt'altro che «reazionaria » essere tra le prime a incrociare i banchi. Anche se non tanto sul fronte della Gelmini, quanto su quella della situazione precaria in cui vivono gli studenti del Chievo. E l'altro di affidarsi - «ma solo per la gestione logistica», precisano - a una struttura come quella di Blocco Studentesco. Che alla politica - quella della destra radicale che si traghetta dalla Fiamma Tricolore alla nascita di CasaPound Verona non solo s'ispira. Ma ne è il braccio operativo a livello studentesco. «Non abbiamo avuto contatti con loro per un motivo ideologico - precisa Giada Poffe, rappresentante d'istituto - ma perchè ci servivano i loro mezzi. Uno dei rappresentanti della consulta è un appartenente al Blocco e quindi ci è venuto più facile rivolgerci a loro». Perchè il Berti avrà anche le cucine («da vedere in che condizioni»), ma non certo l'«apparato» di una scuola sulla breccia. Insomma, dal Blocco è arrivato il materiale fondamentale per ogni occupazione: dal megafono agli striscioni, dalla «gestione» dei mass media a quella con le forze dell'ordine. Del resto l'imperativo categorico del Blocco in questi giorni è chiaro: «Nè rossi, nè neri, liberi pensieri». In un centinaio hanno dormito a scuola. Ma non hanno impedito che chi frequenta i corsi serali potesse andare a lezione. Oggi l'occupazione finirà. «Perchè non vogliamo vietare a nessuno di venire a scuola», spiegano. Ma non per questo sono meno «decisi», gli studenti del Berti. Stanno preparando un «dossier» su quella scuola che definiscono fatiscente. Lo consegneranno con una lettera alla Provincia. «Diamo un ultimantum di due settimane. Se non accadrà nulla sarà sciopero, ma questa volta anche con genitori e insegnanti ». E non si sentono per nulla imbarazzati dalla presenza del Blocco Studentesco. Anzi. «Da anni - ha spiegato Marcello Ruffo portavoce del Blocco ci battiamo per la "giovinezza al potere". Noi non scendiamo in piazza chiamati dai professori e presidi...». Lo dicevano in Comune, mentre in Bra passava il corteo studentesco. «Verona non è Roma - ha commentato Ruffo - qui esiste un flebile rapporto dialettico. Abbiamo chiamato i sindacati e anche la rete studentesca. Ci hanno detto di andare al loro sit-in. Non lo faremo. Come loro non verranno ai nostri comizi. Ma questo non esclude che si possa fare qualcosa insieme ». Con loro anche andrea Miglioranzi, capogruppo della lista Tosi ed esponente storico della Fiamma Tricolore. «Qui si va al di là dei soliti stereotipi. Quello che porta avanti la destra è un discorso propositivo, la ricerca di un punto di contatto». Che al Berti, storicamente apolitico e placido, è stato trovato. An. Pe. L'Alberghiero Due i giorni di occupazione degli alunni del Berti, contro le pessime condizioni della scuola
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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE In duemila per le strade Code e corteo di clacson La manifestazione blocca il centro, auto in colonna bus in ritardo. E tra gli slogan, le proteste dei pendolari VERONA – Non solo studenti per le strade. Ieri mattina la città, volente o nolente, ha «partecipato » al corteo anti-Gelmini promosso dall'Assemblea universitaria. Gli universitari si sono radunati alle 8,30 davanti alla biblioteca Frinzi. In poco più di un'ora via San Francesco era completamente occupata: via alla manifestazione. Nell'aria l'odore della vernice delle bombolette utilizzate per preparare gli ultimi striscioni. Un migliaio di ragazzi, convinti di «stare per partecipare a una delle più importanti manifestazioni studentesche nella storia di Verona ». Alle 9,30 il corteo è partito in direzione di Palazzo Giuliari, sede del rettorato. Cori e fischi contro il rettore. Dopo qualche minuto l'onda ha invaso via San Paolo, paralizzando completamente il traffico sulle vie laterali. In via San Vitale si è formata una colonna di macchine lunghissima. «è giusto che i ragazzi si facciano sentire» ha detto Daniela Meneguzzi, pendolare del traffico bloccata in coda. Ma dopo più di un quarto d'ora ad aspettare, è scesa dal veicolo ed è andata a farsi sentire dai vigili. «Non si può paralizzare tutto il traffico così a lungo – ha detto - , bisogna garantire anche i diritti di chi lavora». Preludio perfetto per il «concerto di clacson» in lungadige Sammicheli e lungadige Porta Vittoria. Una vera e propria paralisi che ha causato rallentamenti fino al sottopasso di viale Dal Cero. Automobilisti inferociti hanno sfogato la loro rabbia dando fiato alle «trombe » dei loro veicoli. Accompagnamento musicale improvvisato, ma adatto al «serpentone» dei manifestanti che attraversava ponte Navi, per poi dirigersi verso via Sottoriva, passando per lungadige Rubele. «Cittadino non ci guardare, scendi in piazza a manifestare» cantavano gli studenti. E a Sottoriva, qualcuno avrebbe accettato volentieri l'invito. «Ho vissuto il '68 – ha raccontato Flavia, dipendente di una sartoria - . Avrei voglia di unirmi a loro ». Meno entusiasmo in corso Sant'Anastasia, dove il corteo è arrivato verso le 10.30, dopo aver costeggiato il liceo Maffei. Là i commercianti hanno chiuso i negozi, ma l'entusiasmo ha contagiato i passanti. In piazza Erbe l'Onda ha raddoppiato le fila, inglobando circa 700 studenti delle superiori, radunati in piazza Dante. E poi tutti insieme in corso Porta Borsari, dove i turisti giapponesi e russi scattavano foto a ripetizione. Verso le 11,45 il corteo ha raggiunto Piazza Bra, passando per l'«imbuto» di via Oberdan. Nessuna tensione, nessuna scena simile a quelle viste nella capitale. Giornata tranquilla per i 50 agenti delle forze dell'ordine che hanno curato la sicurezza, insieme a 30 vigili urbani. Dalla questura hanno parlato di circa 2mila presenze, di cui più della metà di soli universitari. Alle 12,15 l'Onda è entrata in stradone Maffei, bloccando completamente il traffico, anche quello dei bus. E i passeggeri che attendevano sulla banchina non hanno certo applaudito al passare del corteo. In poco meno di un'ora i manifestanti hanno raggiunto ponte Navi, chiudendo l'anello virtuale della loro protesta. Enrico Presazzi
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Corriere del Veneto - VICENZA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La mobilitazione L'altro lato delle «lotte» Quattromila a Vicenza Via alle prime lezioni fuori dalle aule Quelli che dicono no e restano soli in aula «Qui gli sprechi ci sono» VICENZA – Quattromila studenti in corteo a Vicenza. E almeno 400 sono andati alla grande manifestazione di Roma. L'onda dalle protesta nazionale contro la riforma della scuola pubblica è arrivata ieri a Vicenza e provincia, dove sono proliferati i gazebo e le proteste in piazza. Se nella capitale gli studenti in marcia «erano una marea», come ha commentato la segretaria provinciale della Cisl Scuola Tina Cupani, a Vicenza è stata molto alta l'adesione dei docenti allo sciopero dichiarato dalle sigle sindacali e numerosa anche l'affluenza al corteo indetto dall'«Assemblea difesa scuola pubblica». Lungo corso Palladio insegnanti e studenti si sono incontrati per gridare ancora una volta tutto quello che non va giù di un decreto «dal sapore molto più economico che non pedagogico». Non sono mancati gli striscioni preparati dalle maestre dei comprensivi cittadini e la voglia di partecipazione. E' stata una manifestazione partecipata, colorata, che non ha visto in piazza solo studenti, ma anche professori, maestri, genitori. Da ogni scuola cortei con striscioni e cartelli. C'è da segnalare poi il grosso contributo dalla provincia con presenze da Schio, Thiene, Noventa e Recoaro. E per la prima volta, anche a Vicenza si è tenuta una lezione all'aperto. Al termine della protesta, un docente di economia ha letto davanti all'ex provveditorato agli studi di Vicenza i punti del decreto, corredandoli da una spiegazione. «Ha spiegato – ha commentato Flavio Foralosso dell'Assemblea – quali sono gli aspetti economici». Infine, alcuni rappresentanti di docenti, ragazzi e genitori hanno espresso le loro preoccupazioni al dirigente scolastico provinciale. Intanto a Roma, i vicentini portavano il loro contributo. «Non c'è stato nulla di provocatorio – ha sottolineato la segretaria Cupani – ma tanti canti e striscioni contro ciò che non ci va bene del decreto del ministro Maristella Gelmini». Insomma, sindacalisti e professori portano a casa da Roma nuovo entusiasmo per continuare la propria battaglia contro i tagli alla scuola pubblica. A livello provinciale il prossimo passo annunciato è l'organizzazione di lezioni pomeridiane all'aperto, ampliato anche alle scuole elementari, alle medie e alle superiori. VENEZIA — «Sul ponte a protestare? Ci sono bastate le scene degli scontri già viste al telegiornale: oggi siamo qui perché abbiamo un esame ma avremmo fatto comunque volentieri lezione». Nessuna contrarietà, nessuna agitazione. Abita anche qui, nella silenziosa tranquillità di San Giobbe, il fronte degli scettici contrari alla protesta anti-Gelmini. Niente lezioni in Piazza San Marco né dibattiti infuocati tra i corridoi per gli studenti veneziani di Economia: «Qui la protesta non ci ha neanche sfiorati — dicono Chiara ed Elisa iscritte ai corsi magistrali — oggi è tutto normale. Non c'è stato tra noi un dibattito forte, forse per l'indirizzo politico prevalente, o perché tanti di noi non vivono all'università, sono poco coinvolti e sono pendolari». D'accordo con i decreti? Qui, più che le conseguenze economiche dei tagli, spiccano le condizioni in cui versano le facoltà italiane: «Noi non siamo scese a protestare, la riforma dell'università non è ancora stata fatta: negli atenei ci sono corsi frequentati da uno o due iscritti e tanti sprechi che vanno eliminati — dicono tre ragazze del corso di Economia e Finanza — e poi se c'è da manifestare bisogna farlo in maniera organizzata». è d'accordo, in perlustrazione tra i giardini di San Giobbe «per sentire l'aria che tira», anche il consigliere Pdl Raffaele Speranzon: «Se mi invitassero, potrei spiegare le mie ragioni agli studenti che manifestano. Ma chi occupa spesso non accetta di fare coscienza critica». Più cauto, prima di entrare in aula, un particolare docente di Marketing a contratto, il direttore del Casinò Carlo Pagan: «Faccio il mio dovere e oggi tengo lezione. Seguendo un approccio aziendale, dovrei forse conoscere meglio i dati per commentare, ma la formazione è forse l'ultima area in cui tagliare». Qualche altro studente invece si sbilancia, il settore pubblico è da ridimensionare, e se il personale non serve va mandato a casa: «Qui però — dice Matteo — pare che di punto in bianco un ministro si sia alzato una mattina e abbia fatto una riforma: non c'è stato alcun dibattito, si sono ignorate le proteste». A scuola invece, tra aule vuote e corridoi deserti, c'è chi è al lavoro perché alla protesta ha dovuto rinunciare. Due classi entrano a far lezione all'elementare Zambelli, una sezione è rimasta aperta alla Duca D'Aosta della Giudecca. «Saremo in quattro o cinque in classe all'Algarotti — dicono dalla vicina scuola tre docenti — ma potendo saremmo fuori a manifestare. Troppi scioperi senza stipendio non possiamo permetterceli». Maria Paola Scaramuzza Elfrida Ragazzo \\ \\ Tina Cupani: «Non ci sono state provocazioni, solo la denuncia di quello che non ci va bene» Raffaele Speranzon Chi occupa spesso non accetta di fare coscienza critica. Se mi invitassero glielo spiegherei
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Scuole ferme E all'istituto Bentegodi protestano per il blocco Classi chiuse per sciopero Sit-in pro Gelmini all'Agrario «Noi vogliamo studiare» Stop soprattutto alle elementari Il direttore dell'Ufficio scolastico: alcuni dirigenti in sciopero sono comunque tornati per verificare la situazione VERONA — Molte aule chiuse, ieri, per la giornata dello sciopero generale indetto dai sindacati, non molte le classi che hanno funzionato. E all'istituto agrario Bentegodi di Buttapietra è accaduto il contrario di quanto stava avvenendo in Piazza Dante: un gruppo di studenti ha organizzato un sit-in pro Gelmini all'ingresso (chiuso) dell'istituto. Perché loro, gli alunni del Bentegodi, a lezione ci volevano andare. Altro che cortei. «Ci avevano detto che, nonostante l'assenza dei professori causa sciopero, la scuola sarebbe stata aperta. Invece il cancello è chiuso ». Detto, fatto: una decina i ragazzi hanno colorato cartelloni; solo che al posto di «no-Gelmini », c'era scritto «pro-Gelmini». Il motivo? «Abbiamo studiato il decreto del ministro, i tagli e la razionalizzazione dei corsi di laurea – dice Pier Giovanni Ferrarese -. Nessuno sa che ce n'è uno, in Sicilia, in cui si studia la “psicologia dell'asino”: otto professori e due iscritti». A entrare in aula, non ci sono riusciti: nessuno è arrivato ad aprire loro la porta. Niente lezione nemmeno alle Einaudi, corrispondente in lingue estere, mentre per il resto dei plessi scolastici di Verona qualcuno è dovuto restare sui banchi e assistere alle lezioni dei pochi professori che non hanno incrociato le braccia. Ma per buona parte delle classi i prof hanno dato forfait, e gli alunni sono dovuti tornare a casa, oppure unirsi al corteo. Così è andata al Messedaglia, al Galileo Galilei, al Marconi (pochissimi gli studenti nonostante la scuola fosse aperta), al Montanari e al Cangrande, dove buona parte dei professori ha scioperato e i ragazzi sono andati quasi tutti a casa. Lezioni dimezzate anche agli istituti Fermi, Pindemonte e Ferraris. «Nonostante una situazione di tensione, nella nostra provincia tutto si è svolto in maniera corretta e ordinata », commenta abbozzando un bilancio Giovanni Pontara, direttore dell'Usp. Che aggiunge: «Alcuni dirigenti in sciopero hanno comunque sentito la necessità di tornare nelle proprie scuole per verificare la situazione: ciò denota responsabilità da parte loro». Diversa la questione alle elementari, grado in cui l'adesione allo sciopero da parte del personale e dei docenti si è sentita di più. «Eravamo in otto in servizio su circa una trentina – racconta Laura Tomasello, insegnante elementare all'istituto Antonio Provolo - . Abbiamo accolto i bambini che avevano lezione nelle nostre ore; poi l'obbligo è di sorvegliarli. Ma la maggior parte dei genitori è venuta a riprendere il figlio. Io? Non ho aderito perché sono d'accordo con una riforma della scuola. Non viviamo in una visione paradisiaca: il fulcro del modulo è venuto a mancare da tempo. Forse, un cambiamento non è negativo». Anna Martellato
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da "Corriere del Veneto"
del 31-10-2008)
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Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMOPIANO - data: 2008-10-31 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE In piazza dei Signori L'altra protesta E i prof del Maffei leggono Orwell e Cicerone sotto la statua di Dante VERONA — Erano attesi in centinaia, e in centinaia sono arrivati. L'intera piazza Dante era tappezzata di studenti: erano in circa 700. Ma con loro c'erano anche insegnanti, genitori, e bambini. Chi per terra seduti a gambe incrociate, chi in piedi uno di fianco all'altro, o ancora, chi sotto la statua del sommo poeta, che li guardava con la solita espressione pensosa e un po' corrucciata. Alcuni studenti ben riposati, altri con le occhiaie dopo la notte passata a occupare il Marco Polo. «Sono qui perché siamo tutti nella stessa barca, in fondo», commenta una docente di lingua del liceo Maffei, in piazza con il figlio, iscritto alle medie. Sono stati proprio i maffeiani a organizzare il sit-in di Piazza Dante, con conseguenti letture in piazza. A pochi metri Tobia Passigato, coordinatore Rete degli studenti urla al microfono, sotto il palazzo della Prefettura. «Siamo qui perché chiediamo il diritto di un ottimo studio ». Un boato, scrosci di applausi. E dall'alto della Torre dei Lamberti un gruppo di ragazzi srotola uno striscione «Ahimè!Gelmini neanche gli studenti veronesi sono cretini ». Si succedono gli interventi, moderati da Roberto Maccadansa, professore di educazione fisica al Maffei. Poi un precario: «in Francia a bloccare leggi sbagliate ci sono riusciti, usiamo tutti i mezzi a nostra disposizione per farlo anche qui», grida ai ragazzi. è stata letta anche una lettera del rettore dell'ateneo di Padova rivolta alla cittadinanza. La platea si è rimescolata prima di agglomerarsi al corteo degli universitari, alle 11, per assistere alle lezioni all'aperto dei professori, la maggior parte del Maffei, ma anche qualcuno del Galilei. Aristotele sotto l'arco della prefettura, biologia in zona palazzo della Ragione, matematica prima del cortile del Tribunale. Sotto la statua di Dante, si avvicendavano uno dopo l'altro i ragazzi a leggere ad alta voce Cicerone e George Orwell. A.M.
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da "Nuova Ferrara, La"
del 31-10-2008)
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Epifani: è un intero Paese che insorge Roma invasa da un fiume di studenti e prof per dire no alla Gelmini I sindacati parlano di un milione di partecipanti, Maroni ridimensiona a centomila ANTONELLA FANTò ROMA. C'è un «intero paese che insorge». Lo ha detto Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, a Piazza del Popolo, in un comizio mezzo improvvisato, perché nessuno degli organizzatori si aspettava una folla così numerosa, così combattiva e così festosa in una giornata di manifestazione del solo settore della scuola. I sindacati parlano di un milione di partecipanti, secondo il ministro degli Interni, Roberto Maroni, tutt'al più, saranno state in piazza centomila persone. In tutte le piazze italiane cortei spontanei hanno invaso e paralizzato le maggiori città. E a Roma, dove è confluita la stragrande maggioranza dei manifestanti, per tutta la mattina studenti, genitori, tecnici della scuola, bidelli, insegnanti hanno sfilato nelle varie parti delle città perché a Piazza del Popolo già dalle 11 di mattina non si riusciva più ad entrare. «è stato il grande miracolo della Gelmini» ha detto una sindacalista dal palco in attesa che si riempisse la piazza, «cinque sigle sindacali sono qui riunite ed è la prima volta insieme». «State segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola, ma per la democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani. Non avevo mai visto una piazza così» ha detto Epifani, sinceramente stupito che nessuno si sia lasciato intimidire dagli scontri del giorno prima a Piazza Navona. Il segretario generale della Cgil si è poi lasciato andare a una promessa rivolta ai giovani: «Non vi pentirete di stare con noi, non permetteremo che il vostro impegno sia messo in discussione da qualcuno che ha cattivi pensieri. La forza di questa piazza è la forza della democrazia ed è uno scudo per i nostri giovani. Qui c'è la maggioranza del paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà». E Raffaele Bonanni (Cisl) rilancia «una campagna di informazione contro il decreto del governo coinvolgendo gli enti locali». I sindacalisti hanno parlato a una generazione che si sente con le spalle al muro e sono fermamente decisi a non mollare. Alcune migliaia di giovani hanno diretto un corteo spontaneo verso il ministero della Pubblica Istruzione, si sono seduti davanti all'edificio. Altri hanno improvvisato una manifestazione all'Anagnina dove si sono dovuti fermare molti pullman, altri ancora non sono riusciti ad entrare in città e si sono dovuti fermare sul raccordo anulare dove hanno tenuto un comizio. Roma a mezzogiorno è invasa da gente di tutti i tipi e di tutte le età. Gli slogan e i cartelli sono di vario tono e alcuni denotano una riflessione e una preparazione di qualche giorno. Un cartello dice: «I tagli li fanno i parruccheri». Un altro: «A ma'! Non era meglio se pagavi l'Ici?». E ancora, è molto diffuso un santino con l'effigie della Gemini e il titolo «Beata ignoranza». Perché è proprio questo è il punto: i professori quarantenni con una laurea in tasca domani rimarranno senza lavoro perché sono ancora precari. E allora con uno scatto di orgoglio alcuni professori issano uno striscione in greco antico che sfida le conoscenze dei politici. Sara, di professione supplente, dice: «Io sono anni che sono precaria. E ora mi dicono: grazie tanto, ma non abbiamo più bisogno di lei». Sara sta per commuoversi. Non si protesta solo per il taglio al futuro delle generazioni, alla ricerca specializzata, l'unica che consenta ai nostri giovani di trovare un posto magari in un altro paese. è anche in dubbio il lavoro di tante persone. «La scuola non può subire un taglio di otto miliardi di euro» grida un sindacalista dal palco. Epifani ricorda che Obama, al quale la Gelmini ha detto di ispirarsi, ha promesso di investire 20 miliardi in scuola e ricerca. Circa il 70 o forse, secondo un altro censimento, il 90 per cento delle scuole sono rimaste chiuse, secondo i dati del ministero circa il 60 per cento degli istituti sono rimasti chiusi. L'Università resta in fermento perché i tagli non investono solo gli stipendi dei ricercatori, ma la possibilità di fare i due anni di specializzazione con gli strumenti adeguati. Certo è stata come ha detto Epifani «una giornata memorabile». E gli studenti universitari hanno già fissato una nuova manifestazione per il 14 novembre.
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da "Nuova Ferrara, La"
del 31-10-2008)
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Le ragioni di chi protesta e una riforma che non c'è MINO FUCCILLO Governo e centro destra amano l'idea che la maggioranza ha sempre ragione. E' la legge di gravità della loro politica e Berlusconi è il Newton che la scopre e insegna. Corollario della legge: ridicola l'opposizione, cioè la minoranza, quando accusa gli elettori di essere stati ingannati dalla propaganda, ridicola e offensiva verso gli elettori che implicitamente qualifica come stupidi. Bene, ora che la gran maggioranza degli insegnanti, dati ufficiali del Ministero della Gelmini, ha scioperato contro la loro legge, ora che la maggioranza degli studenti con corollario di famiglie è in piazza contro il loro decreto, questa maggioranza come fa ad avere tutto il torto e niente altro che torto? Sono tutti «ingannati» e quindi stupidi? Perchè questa maggioranza non ha ragione e niente altro che ragione? Troppo semplice per essere vera la lex berlusconiana, sia quando va a suo vantaggio che a suo danno. La maggioranza che protesta e sciopera una ragione ce l'ha, forte e corposa. Ha capito e denuncia che il governo non offre nè impone nessuna riforma della scuola e dell'università. Solo tagli di fondi e di personale, conditi con una diffusa e indistinta voglia di «ordine in classe». Perfino il premier ammette a mezza bocca che la riforma verrà «dopo». Ma il movimento di massa contro il decreto Gelmini ha tutta la ragione? Bisognerebbe per saperlo sottoporre alla maggioranza che protesta una domanda civile e politica sotto forma, appunto, di riforma: volete voi leggi che instaurino, incentivino e valutino il merito, che riorganizzino la didattica, che garantiscano il diritto allo studio e non al pezzo di carta? Non è detto che la risposta popolare sarebbe immediatamente positiva poichè la scuola si regge oggi sul patto insegnanti-genitori per cui la scuola sempre promuove e l'università sul patto docenti-studenti per cui la laurea è facile. Doppio patto che ha consenso di maggioranza e di cui la politica è da decenni compiacente notaio. Questa domanda al paese il governo non l'ha posta. Per carenza politica, forse anche per carenza culturale. Uno strambo ma diffuso argomento è quello per cui la vera riforma dovrebbe proporla l'opposizione. No, le riforme si fanno stando al governo. Per questo serve il consenso raccolto alle elezioni, altrimenti non è governo per cambiare e migliorare, è potere per restare al potere. Una riforma dell'istruzione vera Veltroni non ce l'ha o non ce la fa ad averla? Può darsi, ma deve essere insieme impopolare nel riformismo e impotente senza governo? Promuove il referendum più strambo del mondo: abrogare una riforma che non c'è mentre quel che c'è, i tagli alla scuola, sono nella legge finanziaria che non si può sottoporre a referendum. Ma, bene o male, l'opposizione fa il suo mestiere, è il governo che si sottrae al diritto-dovere di una riforma. Berlusconi paga un prezzo politico inatteso, moltiplicato dal suo stizzoso tireremo dritto. Ma non sarà qui il punto di rottura del consenso generale di cui gode. Veltroni torna a parlare alla gente, ma è il primo gradino di una lunga ed erta scala. E la scuola? Continua come prima: male. E peggio: con meno soldi.
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da "Corriere Alto Adige"
del 31-10-2008)
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Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: PRIMA - data: 2008-10-31 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il corteo studentesco In 1.500 contro la Gelmini Sfila la protesta bipartisan BOLZANO — Circa 1.500 studenti per le vie di Bolzano in corteo ieri contro la riforma Gelmini. Assieme italiani e tedeschi, ma soprattutto ragazzi di diverse estrazioni politiche. Bandiere comuniste fatte togliere: niente partiti. A PAGINA 5 Vezzosi, Gandini
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da "Corriere Alto Adige"
del 31-10-2008)
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Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-10-31 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE La protesta Stimati in 1.500 i partecipanti alla manifestazione. Scambio acceso con i giovani universitari affacciati alle finestre Onda studentesca bipartisan: no alla riforma Corteo, volano uova. «Siamo apartitici», i Comunisti costretti a riporre le bandiere Ragazzi di diverse estrazioni politiche uniti per criticare il decreto Gelmini Nessun «disordine» BOLZANO — Una grande ondata di giovani tra slogan e cartelli ironici, caustici. Circa 1500 studenti italiani di Bolzano e Merano hanno partecipato ieri alla manifestazione di protesta contro il provvedimento sulla scuola approvato dal governo. Secondo alcuni funzionari di polizia ai circa 800/1000 bolzanini che sono partiti da piazza Mazzini si sono aggiunti in via Orazio circa 200 studenti arrivati da Merano: «La presenza media nel corteo è di circa 1000 persone — ha detto un funzionario — ma la cifra totale è superiore perché c'è chi esce e rientra dopo un po'». Al raduno dei ragazzi si sono presentati anche alcuni giovani con le teste rasate, le bandiere italiane e un grande striscione su sfondo nero: «Difendi la scuola pubblica». Sullo striscione il fulmine nel cerchio, lo stemma del blocco studentesco. Gli altri li hanno identificati subito. «Ecco i possibili provocatori — dice un giovane — andiamo a parlarci ». La trattativa è breve. I ragazzi sotto lo striscione nero resteranno in coda al corteo e non esporranno simboli di partito. Non ci saranno problemi e, anzi, parteciperanno anche a molti degli slogan degli altri. Alcuni ragazzi col megafono impartiscono poche e significative istruzioni. «Questa protesta è apartitica, quindi no a bandiere di partito e a slogan politici. Noi protestiamo per noi, non per qualche partito». Fra i cartelli frasi come «Non vogliamo diventare i clienti della scuola », «noi vogliamo decidere, noi siamo il futuro», «l'Alitalia decolla, la scuola crolla». Molti, irripetibili, dedicati al ministro Gelmini. Nel corteo non ci sono insegnanti, nonostante una buona adesione allo sciopero. Il corteo si muove poco prima delle nove in direzione corso Italia. In testa uno striscione «No alla riforma Gelmini». Gli unici lievi problemi si hanno nei primi minuti. Alcuni ragazzi hanno portato delle uova – chissà se sono comprate, con quello che costano – e iniziano a lanciarle. Non ci sono bersagli prestabiliti. Una finisce su un'auto civetta della polizia che accompagna il corteo, qualcuna sfiora alcuni giornalisti e agenti, altre finiscono su qualche finestra. I responsabili della manifestazione intervengono: «Niente lancio di uova », solo qualcuno di tanto in tanto. All'altezza di via Cesare Battisti spuntano nella parte posteriore del corteo alcune bandiere dei Comunisti italiani. Sono alcuni militanti, ma non solo. Con loro c'è anche Carlo Carlini, capolista alla elezioni provinciali di domenica. Iniziano a distribuire volantini. La reazione è immediata. Il corteo si ferma, gli altoparlanti iniziano a urlare di togliere le bandiere ribadendo che la protesta «non è politica e non va strumentalizzata ». I ragazzi vanno a parlare con i militanti che reggono le bandiere. I Comunisti italiani resteranno nel corteo fino alla fine, ma senza bandiere. Il corteo proseguirà lentamente attraverso via Orazio, piazza della Vittoria, ponte Talvera (dove gli studenti faranno un breve sit in), via Rosmini, via Leonardo da Vinci, piazza Sernesi e piazza Domenicani. Alla sede dell'università molti studenti sono alle finestre o sul terrazzo sopra il terzi piano. I ragazzi delle superiori protesteranno contro la loro mancata partecipazione alla protesta gridando «pezzenti» e «vergogna ». In piazza Domenicani il corteo si conclude pacificamente, anche se qualche commerciante, disturbato dal frastuono, commenta: «è gente che non ha niente da fare. Che vadano a lavorare». Gli studenti? Damiano Vezzosi Sit in Centinaia di studenti per terra in piazza Domenicani per una delle tante soste del corteo. Sotto a sinistra, un gruppo di giovani studentesse. Sotto a destra, lo scherzo tra alcuni ragazzi sotto gli occhi diveertiti dei poliziotti: altrove in Italia è andata peggio (Foto Ferrari)
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da "Corriere Alto Adige"
del 31-10-2008)
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Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-10-31 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Le voci del corteo Tutti sottolineano di conoscere il testo del disegno di legge Gelmini «Destra o sinistra? Arrabbiati» L'ironia: «Complimenti al ministro, qui ha unito italiani e tedeschi» BOLZANO — Sguardi decisi ed intransigenti erano scolpiti sulle facce dei ragazzi che hanno manifestato ieri per le strade di Bolzano. «Contro la Gelmini» e «Lo studio è un nostro diritto » sono stati gli slogan urlati dal carismatico Diego Zambiasi, rappresentante d'istituto del liceo classico Carducci. Grande è stata la risposta dei partecipanti: «Noi siamo di Merano — afferma Simone Cortesia, delle scuole alberghiere —da noi c'è stata poca comunicazione, quasi nessuno si è interessato alla riforma Gelmini. Sono felice che gli studenti bolzanini ci abbiamo aiutato». E ancora «Dobbiamo ringraziare noi quelli di Merano — risponde Marco Bertacchi, studente del Carducci — allo stesso modo ringraziamo tutti gli studenti d'Italia che si sono mobilitati contro questo decreto, ormai legge, che reputiamo inaccettabile». Sulla piccola rappresentanza dei Comunisti italiani (vedi articolo sopra), il corteo ha manifestato il suo risentimento: «Questa manifestazione è apolitica — urla all'altoparlante Zambiasi -— non vogliamo politici tra di noi, non siamo né di destra né di sinistra, siamo solo studenti arrabbiati». Alice Ragazzoni, proveniente dal liceo scientifico Torricelli commenta «Sono contenta di vedere tutti i partecipanti consapevoli. Poi è chiaro che io sia contro la legge Gelmini». La maggioranza degli studenti è della medesima opinione: «Gelmini abbiamo letto la tua legge, non siamo ignoranti », si urla in coro: «Non ha importanza quale sia la nostra ideologia politica — dice Rosario Caporale rappresentante dei Geometri — consideriamo indispensabile, invece, essere informati dei danni che questa legge ci arrecherà. Mi pare stupido presentarsi in piazza da perfetti ignoranti». Davanti all'entrata della Libera Università di Bolzano i leader hanno gridato agli universitari: «Scendete a manifestare, non siate così vigliacchi». Poi: «Non capisco perché questi ragazzi stiano a studiare come se nulla fosse — dice Kristina Zanella, studentessa delle Iti nonché organizzatrice della manifestazione del 10 ottobre — tutta l'Italia si sta mobilitando in questi giorni». La delegazione delle scuole tedesche era folta: «Sono anni che noi italiani manifestiamo da soli e portiamo avanti le nostre idee — dice Andrea Bonvecchio dei Geometri — si vede che hanno capito la gravità della situazione». Martina, una ragazza di madrelingua tedesca che frequenta, però, il liceo scientifico Torricelli urla «Keine Schule Keine Zukunft», gli appausi la subissano: «Saranno oltre cento — afferma Zambiasi — sono qui in piazza con noi perché sanno, si sono informati e sono coscienti del triste futuro che li aspetta. Voglio ringraziare - la Gelmini per una sola cosa. Aver unito nella giornata di oggi sia gli italiani che i tedeschi». Mangesh Gandini Liceali Marco Bertacchi (Carducci) e Alice Ragazzoni (Torricelli) Meranese Simone Cortesia
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da "Corriere della Sera"
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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Provincia Il presidente deciso a disapplicare la riforma La disobbedienza di Zingaretti: è un caso La «disobbedienza istituzionale », proclamata dalle colonne de «La Stampa» da Nicola Zingaretti, scuote il mondo politico romano. Il presidente della Provincia, infatti, ha annunciato: «A rischio di finire commissariato dal Governo, non tocco le scuole del mio territorio. Da questo sommovimento sarebbero colpiti 26 mila istituti, 20 mila studenti, quando invece servirebbero investimenti... Al governo dico: noi enti locali dovremmo solo coprire i vostri buchi di bilancio?». Una rottura netta, alla quale si è aggiunta la presa di posizione di Piero Marrazzo: «Abbiamo già fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Gelmini», ha detto il presidente della Regione. Le reazioni del centrodestra non si sono fatte attendere. A Zingaretti ha risposto Barbara Saltamartini, deputata del Pdl, corrente alemanniana, una degli artefici della vittoria del sindaco al Comune di Roma: «La posizione di Zingaretti - ha detto la parlamentare - è semplicemente demagogica. Ma è anche una dichiarazione gravissima: non si può, nel rispetto della Costituzione, nel momento in cui si è alla guida di un ente locale o di un'istituzione, proclamare disobbedienza rispetto alle leggi approvate dal parlamento». La conclusione è durissima: «Grazie alle novità introdotte dal decreto Gelmini assegno un bello zero in condotta al presidente della Provincia, che farebbe bene a rimettere il suo mandato nelle mani degli elettori». La Saltamartini entra anche nel merito: «Zingaretti, evidentemente, non sa cosa prevede il decreto appena approvato: voto in condotta, maestro unico, educazione civica e tempo pieno. Provvedimenti che riguardano le elementari e che non hanno nulla a che fare con le competenze della Provincia, relative all'edilizia scolastica degli istituti medi superiori ». Ma la polemica non si è fermata qui. Il centrosinistra si è schierato compatto al fianco dell'esponente del Pd. «Quella di Zingaretti è una scelta di grande sensibilità», ha detto il deputato del Pd Michele Meta. «Condivido la posizione e le preoccupazioni di Zingaretti», ha aggiunto il segretario provinciale del Pd Carlo Lucherini. Enrico Fontana, capogruppo dei Verdi alla Regione, si è augurato «che anche la Pisana faccia altrettanto, ed abbiamo già dato mandato con una mozione all'assessore Silvia Costa di difendere il diritto allo studio nel Lazio». E anche nei municipi guidati dal centrosinistra è partita la rivolta: «Mi farò promotore - ha detto Sandro Medici, Piero Marrazzo presidente del X Municipio - presso le scuole del mio territorio di incontri e mobilitazioni per realizzare questa forma di disobbedienza». Immediate le repliche del centrodestra: «Zingaretti e Medici fanno gli agit-prop», ha detto Lavinia Mennuni, consigliere comunale del Pdl. E Federico Iadicicco, consigliere provinciale del centrodestra, aggiunge: «A cosa si dovrebbe disobbedire? Al voto in condotta, al maestro unico? Sarebbe il caso di usare il buonsenso e dire basta alla propaganda ». «Quella di Zingaretti è un'intenzione estremamente preoccupante », conclude Luigi Camilloni, presidente dell'osservatorio sociale. «Abbiamo già presentato ricorso alla Corte costituzionale contro la legge Gelmini» Ernesto Menicucci
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Dal Raccordo al centro marcia degli antiGelmini I pullman bloccano il Gra, i cortei paralizzano Roma dalle consolari a piazza del Popolo una giornata particolare Sfila la protesta di studenti e sindacati fino a Trastevere, automobilisti inscatolati sul Lungotevere per ore Tutti in marcia sul Raccordo anulare per raggiungere il centro a piedi e unirsi ai cortei anti- Gelmini. Fino a ieri mattina il Gra era l'unico posto libero da manifestazioni studentesche: in mattinata, in più di 500, provenienti da Siena, hanno abbandonato 23 pullman sulla corsia interna, fra Anagnina e Tuscolana, e hanno formato un inedito corteo fra le auto incolonnate nel traffico. La fotografia più significativa, insieme a quella del lungotevere paralizzato per chilometri, per descrivere un'altra giornata nera per i romani. Traffico ovunque, circolazione bloccata fino a metà pomeriggio. Per raggiungere il centro dalle «consolari» ci volevano, più o meno, due ore e mezzo. Un'eternità. Il sindaco Gianni Alemanno ha scritto al prefetto Carlo Mosca per chiedere «l'apertura di un tavolo tecnico che permetta al Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di elaborare nuove linee guida per lo svolgimento delle manifestazioni». Per il sindaco c'è bisogno di «un protocollo d'intesa con le forze politiche e i sindacati». Mentre ieri migliaia di studenti sfilavano da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, da San Lorenzo a viale Trastevere, da Prati a via Arenula, migliaia di automobilisti maledicevano la protesta, i blocchi-volanti della Municipale, le transenne, stese all'improvviso per chiudere gli incroci, e poi, come se non bastasse, la pioggia caduta nel pomeriggio. Scortati dalla Polstrada, i manifestanti senesi hanno raggiunto tre aree di sosta dove hanno proseguito la loro protesta con bandiere e fischietti. Ai romani è rimasto il clacson: l'hanno suonato a lungo per uscire da un colossale ingorgo che gli studenti hanno continuato a creare al grido «Blocchiamo la città, ogni strada, ogni incrocio: Roma è nostra ». Sul lungotevere, a ponte Garibaldi, sono rimasti bloccati anche i «cellulari» della polizia e della guardia di finanza diretti al ministero dell'Istruzione, assediato dai manifestanti. Chiusi gli accessi a Trastevere, impraticabile il centro. Tutto senza preavviso. Deviate 27 linee dell'Atac: alla Bocca della Verità fermi 30 bus. Passeggeri a piedi, taxi presi d'assalto. Chiusa per 5 ore la stazione metro «Repubblica». Complicato anche il passaggio di alcune ambulanze e delle auto-mediche dirette agli ospedali. A mezzogiorno, con la testa della sfilata principale a Trastevere e la coda ancora in via Cavour, la città è stata tagliata in due: impossibile per ore arrivare dalla parte opposta. Poi, alle 16 circa, molto lentamente, il ritorno alla normalità. Almeno fino ai prossimi cortei. Rinaldo Frignani
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-10-31 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Cantando sotto la pioggia I ragazzi del movimento e la tensione da scacciare E dopo gli scontri torna Er Piotta Metti insieme l'«I Love You» che piace tanto a Ronaldinho (mano ruotante con solo pollice e mignolo alzati) con lo «sha la la la la» del Piotta ed ecco l'«Onda anomala» prende forma. Sono tornati in piazza gli studenti in mobilitazione di Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. E, dopo i fatti di piazza Navona, la tensione è stata scacciata a suon di musica e canzoni. Il leit-motiv lanciato dagli studenti medi («Ma il cielo è sempre più blu» di Rino Gaetano), ieri, ha dovuto cedere il passo all'«Esercito del surf»: «Sono quelle canzoni che ti rimangono in testa e mettono allegria – dice Laura Berardi, 23 anni, studentessa di Fisica alla Sapienza –, siamo determinati e pacifici, la risposta dell'Onda a quello che è successo poteva solo essere questa». Un maremagnum di simboli e rivendicazioni, la manifestazione studentesca che ha bloccato mezza città e cinto d'assedio il ministero dell'Istruzione. In mezzo si potevano sentire gli accenti più diversi – romanesco, fiorentino, abruzzese – intonare «noi siamo i giovani, i giovani più giovani…». Al suo passaggio, la moltitudine variopinta ha lasciato di tutto: cassettine per le offerte («Un sostegno a scuola e ricerca») aggrappate sulla statua di Giuseppe Giachino Belli, cartelli con contratti di «afflitto» (dalla precarietà), pupazzi vestiti da dottori per «ridare un po' di ossigeno all'università» e leoni di lattice («incavolati neri per l'approvazione della riforma Gelmini»). Poi i riti, ormai, consolidati: il conto alla rovescia seguito dall'urlo liberatorio e gli applausi da (e verso) la gente affacciata alle finestre. Un corteo che sembrava un laboratorio. In mezzo alla folla, c'era chi progettava portali web (come il nuovo sito di coordinamento www.ateneinrivolta. org) e chi, come i ragazzi di Ingegneria della Sapienza, programmava un mega striscione «umano» da inscenare al Circo Massimo domenica sera («Sapienza in Onda»). Colonna sonora L'«Esercito del Surf» scalza «Ma il cielo è sempre più blu» di Rino Gaetano. Ecco le hit degli universitari in piazza Simona De Santis
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da "Adnkronos"
del 31-10-2008)
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Napolitano: ''Riceverò rappresentanza di studenti'' Il presidente della Repubblica a Milano per l'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi: ''I ragazzi mi esporranno ampiamente le loro posizioni'' ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di POLITICA Milano, 31 ott. (Adnkronos) - "Riceverò una rappresentanza di studenti che mi esporrà ampiamente le loro posizioni". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (nella foto) ha risposto ai giornalisti che a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Bocconi gli hanno chiesto un commento sulle proteste degli studenti per i tagli all'università. Sono tanti i curiosi che hanno sfidato la pioggia pur di guardare l'arrivo del presidente Napolitano. Decine di studenti, ma nessuna protesta. Solo 3 ragazze sono spuntate da un balcone di fronte alla nuova sede universitaria e hanno esposto due striscioni: "Contro la privatizzazione del sapere" e "Genitori per la scuola pubblica". Poi, hanno urlato pochi slogan contro la riforma voluta dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Non sono scesi in piazza, invece, gli studenti universitari che fino a ieri hanno protestato contro la legge 131. I ragazzi stanno svolgendo lezioni all'aperto in Galleria a Milano. Alla cerimonia di inaugurazione prendono parte anche il sindaco di Milano Letizia Moratti e José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea.
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da "Reuters Italia"
del 31-10-2008)
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MILANO (Reuters) - Giorgio Napolitano riceverà una delegazione di studenti per ascoltare le loro ragioni. Lo ha annunciato stamattina lo stesso presidente della Repubblica. "Riceverò una rappresentanza di studenti che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni", ha detto Napolitano ai giornalisti arrivando all'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'Università Bocconi a Milano. Dopo il suo arrivo, in realtà, Napolitano ha brevemente incontrato quattro studenti della Bocconi che gli hanno consegnato una lettera, come ha riferito il portavoce del Quirinale senza però fornire dettagli sull'incontro o sul contenuto del documento. Ieri, il giorno dopo l'approvazione definitiva della legge Gelmini, studenti, insegnanti e genitori sono scesi in piazza a Roma e in altre città con Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. Ieri sera, intanto, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che gli studenti che occupano scuole e università saranno denunciati. "Se ci saranno illeciti ci saranno denunce e per chi occupa illegalmente qualora si presentasse una situazione di occupazione abusiva", ha detto Maroni.
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da "Reuters Italia"
del 31-10-2008)
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ROMA (Reuters) - Il sottosegretario all'Interno Francesco Nitto Palma ha negato oggi i sospetti secondo cui ci sarebbero stati degli infiltrati delle forze dell'ordine tra i manifestanti, durante gli scontri scoppiati lo scorso mercoledì a piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra nella protesta studentesca contro la riforma della scuola del ministro Gelmini. "Ieri è stato diffuso in rete un filmato degli scontri che indica un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra. Successivamente il giovane è ripreso a bordo di un mezzo della polizia, avanzadosi il sospetto che il soggetto fosse un infiltrato" ha detto Nitto Palma, durante l'informativa urgente del governo alla Camera sugli scontri avvenuti a poche decine di metri da Palazzo Madama. "In realtà è un giovane del blocco studentesco, fermato ed accompagnato in questura, dove è stato identificato e rilasciato", ha aggiunto. "La sua posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti". Il sottosegretario ha sottolineato che la polizia ha agito seguendo criteri di equilibrio e prudenza nel gestire gli scontri. "Dalla oggettiva della ricostruzione dei fatti emerge come anche in questa circostanza l'operato delle forze dell'ordine sia stata ispirata a criteri di equilibrio e prudenza, tutelando da un lato i diritti di libertà di pensiero e dall'altro sicurezza e incolumità", ha detto Nitto Palma. LA DINAMICA Secondo la ricostruzione presentata dal sottosegretario ai parlamentari, un gruppo di giovani di estrema destra, chiamato "Blocco studentesco", non ha abbandonato la piazza -- mentre numerosi studenti decidevano di spostarsi per dirigersi in corteo verso il ministero dell'Istruzione o l'Università -- nonostante i ripetuti inviti della polizia ad allontanarsi. Nel frattempo -- ha continuato Nitto Palma -- mentre in piazza Navona erano ancora presenti circa 4000 studenti, da corso Vittorio Emanuele II arrivavano circa 400-500 persone dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che invece che attestarsi nella piazza sono arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune, dove si trovava il gruppo di giovani di estrema destra, intonando cori antifascisti. I giovani della sinistra antagonista hanno lanciato oggetti tra cui sedie, tavolini e bicchieri ai giovani del Blocco Studentesco. Questi ultimi, in numero molto minore -- ha continuato il sottosegretario -- si sono schierati con bastoni, mentre gli aderenti ai collettivi universitari avanzavano. Continua...
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-10-31 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Lettera a Tremonti Laterza e i libri online: via nel 2011, troppi dubbi MILANO — L'editoria scolastica: il suo futuro, i programmi, le scelte, culturali ed economiche. «Domande inevase dopo gli Stati generali dell'Editoria». Se le pone l'amministratore delegato della Laterza e presidente della commissione cultura di Confindustria, Alessandro Laterza, e attraverso una lettera le rivolge al ministro dell'Economia Giulio Tremonti. I suoi sono timori legati «a due decreti legge» del ministero dell'Istruzione che dispongono «la traduzione totale o parziale dei testi scolastici in oggetti digitali trasferibili online entro il dicembre 2011». E ancora: «L'obbligo per gli editori di lasciare immutato il contenuto delle opere pubblicate per cinque anni». Laterza chiede «chiarezza» sul punto. Si rivolge a Tremonti e di riflesso anche al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. «La nostra — prosegue — è un'esigenza condivisa con le altre case editrici», che «devono programmare le proprie attività». In testa alle preoccupazioni di chi produce «editoria informativa», quello che Laterza definisce «l'olocausto del libro cartaceo». L'online resta un tema cruciale per il futuro dell'istruzione scolastica. Decisivo, ma soprattutto delicato nei tempi fissati dal Governo: dicembre 2011. Riflette Laterza: «Se il via è fissato per l'anno scolastico 2009—10, i tempi sono stretti». Quindi chiede al ministro Tremonti se il Governo sia consapevole, ad esempio, che «i collegi docenti per l'adozione dei testi si celebreranno tra marzo e maggio 2009». Mentre, le case editrici «dovranno presentare le loro proposte entro l'aprile 2009». Sui libri digitalizzati e mandati in rete resta anche l'enigma «di come tutelare i diritti d'autore». A dir poco fumosa appare, poi, l'idea di tenere bloccati i contenuti dei libri per cinque anni. «Non si capisce bene cosa significa», dice Laterza. «La scelta dei singoli docenti dovrà durare 5 anni? Oppure i collegi docenti dovranno riunirsi ogni 5 anni?». Le domande sono tante. Sintomo che «le indicazioni sono poche». Indizio, prevede Alessandro Laterza, di un «prossimo nulla di fatto da parte del Governo» o peggio sintomo di «una futura folle proposta di libro di Stato di fascistica memoria». E allora, conclude Laterza, «non saremo noi presunti affamatori del popolo a risponderne». Editore Alessandro Laterza, presidente Commissione cultura di Confindustria
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-10-31 num: - pag: 47 categoria: BREVI STUDENTI Le proteste In questi giorni ho assistito sbigottito alle proteste che studenti, insegnanti e genitori hanno inscenato nelle piazze italiane. Una domanda è d'obbligo: costoro hanno mai letto anche una sola riga del Decreto Gelmini? Io l'ho fatto e, sinceramente, non ho rinvenuto alcuna giustificazione alle accuse mosse contro il ministro. Marco Giovannini, Milano
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da "Corriere della Sera"
del 31-10-2008)
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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-10-31 num: - pag: 47 categoria: BREVI REFERENDUM Costo per i cittadini Di Pietro vuole fare un referendum sul lodo Alfano e Veltroni vuole un referendum sul decreto Gelmini. Sarà anche tutto lecito, ma quanto ci costano in questo momento di crisi, a noi cittadini, questi referendum? Non potrebbero pagarli i partiti che li richiedono? Franco Radice jlpmghrs@yahoo.it
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da "Adnkronos"
del 31-10-2008)
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Scuola, governo in aula: ''A Piazza Navona scontri iniziati dalla sinistra'' Il sottosegretario all'Interno Nitto Palma: ''Il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti i ragazzi dei collettivi universitari". E sottolinea: ''Forze dell'ordine equilibrate, nessun infiltrato". Sui camioncini: ''Usuale che mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione". Guarda il video. ''Un milione'' a Roma per lo sciopero generale dopo il sì definitivo al decreto. Maroni: ''Chi occupa sarà denunciato''. Partecipa al forum. Fotogallery 1 e 2 ascolta la notizia commenta 0 vota 0 tutte le notizie di CRONACA Roma, 31 ott. (Adnkronos) - "L'operato delle forze dell'ordine si è ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitto Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione". Secondo Palma, comunque, "il personale di polizia non ha udito cori apologetici al fascismo, ma solo slogan contrapposti". In base alla ricostruzione del sottosegretario, il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti 4/500 "persone dei collettivi universitari e della sinistra antifascista" che "si sono fatti largo tra i ragazzi, si sono schierati urlando slogan e poi lanciando oggetti". Contro di loro, gli studenti di Blocco studentesco, "in numero molto minore, hanno preso bastoni nel camioncino". Palma ha smentito, tra l'altro, che vi fosse un infiltrato della polizia tra questi ultimi come si lasciava intendere in un filmato circolato ieri su Internet: "Si tratta di un giovane che è stato fermato e identificato". Comunque, ha sottolineato Palma, una inchiesta verificherà le eventuali responsabilità.
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da "Vita non profit online"
del 31-10-2008)
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Scuola, sulla cresta dell'Onda Reading time: 3 minutes --> di Franco Bomprezzi - pubblicato il 31 Ottobre 2008 alle 11:38 Un milione in piazza, cortei in tante città contro il decreto Gelmini. La scuola e l'università continuano a infiammare il dibattito politico E? l?ora della piazza, dopo il sì del Parlamento al decreto Gelmini. E i giornali dedicano molte pagine al movimento degli studenti e alla manifestazione dei sindacati. Con molti commenti e qualche curiosità, come la contestazione a Beppe Grillo, avvenuta a Bologna. E inoltre la rassegna stampa oggi si occupa di: Salva manager Famiglia Immigrati Ilva Elezioni Usa “Questi fantasmi” è il titolo del fondo del Corriere della Sera a firma di Pierluigi Battista. La tesi è che «i violenti esistono e di loro si devono efficacemente occupare i responsabili dell?ordine pubblico». E fin qui tutti d?accordo. Ma quello che preoccupa Battista è il remake del solito canovaccio stile 68: «ma come in un gioco di specchi, la stessa fissazione (dei manifestanti, ndr.) rischia di riverberarsi nelle teste e nelle penne di chi commenta». E invece «i 300 violenti non sono un prolungamento dei cruenti anni 70, ma una scheggia delimitata e circoscritta chi si può ancora impedire di contaminare i tanti che con la pratica e il mito della violenza non hanno (al momento) nessuna dimestichezza. Il titolo di apertura invece è: “Scuola in piazza. Maroni: non occupate”. Nel sommario l?invito del ministro si trasforma in un più minaccioso: chi impedisce di studiare sarà denunciato. I servizi vanno da pag. 2 a pag. 6. A Bologna Beppe Grillo prova ad aggregarsi al corteo degli studenti, ma viene accolto con cori e insulti e da un ruvido invito «a non fare la prima donna» che spingono il comico a fare un passo indietro: «Hanno ragione, la manifestazione è la loro». La Repubblica apre sulla manifestazione: "Un milione contro la Gelmini". Molto spazio agli scioperi di tutta Italia. Il racconto principale è di Giuseppe D'Avanzo: "Il giorno della verità dei fratelli d'Italia": riferisce lo scatto d'orgoglio dei prof e degli studenti (che non ritengono la scuola sia allo sfascio), dell'idea della Gelmini come presenza muta e gestita da Tremonti, dell'aspettativa di un documento di riforma educativa da condividere e discutere...Nelle sei pagine dedicate alla giornata di ieri, anche Repubblica dà spazio al caso di Grillo: "Bologna, gli studenti contro Grillo «Niente primedonne nei cortei». Il titolo dice tutto: lui ci rimane male ma poi abbozza e si mette in coda al corteo....il commento è di Tito Boeri: "Ma il vero nemico è il precario". dalla prima alla 39, per dire che la manifestazione era contro la riforma Gelmini, ma appunto il vero nemico è il precariato e aggiunge che, di fronte alla delega che Mariastella ha firmato a favore di Tremonti (vero autore della riforma che taglia), gli studenti universitari potrebbero fare la differenza, chiedendo una università migliore e facendo, loro, alcune proposte: accesso eguale al mercato del lavoro; valutazione delle università, della ricerca e della didattica; denuncino il nepotismo...a pagina 11 Massimo Giannini intervista D'Alema: "Tra Berlusconi e il paese idillio finito nel Pd si deve aprire una nuova fase". Nel titolo in pratica c'è tutto. Fra le affermazioni: «bisogna lavorare per costruire intorno al Pd una vasta coalizione democratica, e che ci permetta di alzare il nostro profilo riformista»; «per il Pd il problema non pienamente risolto continua ad essere quello della piena valorizzazione delle sue risorse. Andiamo verso la conferenza programmatica, e quello sarà un momento di verifica importante proprio per marcare il nostro profilo riformista». Il Giornale in apertura titola: "I baroni barano sullo sciopero: non lavorano ma prendono i soldi." E l'occhiello spiega: “Il trucco dei docenti universitari? Sospendere le lezioni: così sono assenti però a stipendio pieno". La foto di copertina è per Grillo che è stato contestato dagli studenti: " Vattene buffone. Grillo ha manie di protagonismo, non vogliamo prime donne". La cronaca del corteo bolognese è di Claudia Solimei che racconta come alla fine Grillo sia stato accolto, abbia sfilato e su Cofferati nuovo suo concittadino ha detto: «Non so cosa gli faremo fare. Ma Genova è la città perfetta per scomparire». Paolo Guzzanti commenta la manifestazione: "Come sono vecchi quei cortei pieni di giovani". In “Foto di gruppo” si individuano 50enni rispetto ai quali Guzzanti dice: «Questi ragazzi fanno casino soltanto perchè qualcuno gli ha detto che devono farlo». "Siamo un milione", "Siamo due milioni e mezzo" (nel circo Massimo, «anche se per starci tutti avrebbero dovuto essere magri come Fassino»). Massimo Gramellini in prima pagina de La Stampa firma un editoriale intitolato "Mondo auditel" in cui parla, appunto, della dittatura dei numeri, in cui è caduta anche la manifestazione contro il decreto Gelmini. L'importante è far sapere «che siamo in tanti»? Il Sole 24 Ore non enfatizza la giornata di proteste. Mette di spalla su due colonne un titolo, centrato sull?uscita di Maroni: «Chi occupa sarà denunciato». A pagina 13, oltre all?articolo di cronaca, un?analisi sulla questione del tempo pieno. Solo a febbraio si potrà verificare se il taglio ai tre maestri produrrà una crescita del tempo pieno, e in quale entità. Si prevede un?estensione possibile dell?orario di 10 ore settimanali, comprensive di quelle di mensa. Ma la cosa va calibrata con la disponibilità di docenti da parte delle scuole. Il Sole poi pubblica un intervento di Andrea Ichino, che rilancia la questione del merito “per il Pd un?occasione mancata”. In effetti le analisi delle controproposte del Pd sull?università sono impietose. Scrive Ichino jr. «il pd è preso da ataviche paure. Non si trova nel suo programma nessuna critica alla posizione ipocrita di chi crede che per realizzare il diritto allo studio si debba concedere a chiunque l?ammissione all?università e la possibilità di andare fuori corso, con il risultato di dare a tutti un?istruzione di pessima qualità». Italia Oggi a pag. 2 nota una coincidenza davvero curiosa o almeno una scelta di tempo perfetta. Ieri, Giorgio Napolitano, ha consegnato il riconoscimento ai nuovi alfieri del lavoro. Cioè, come spiega una nota del Colle, ai 25 migliori studenti d?Italia tra quello diplomati nelle scuole superiori. Chissà, se nei saloni del Quirinale è giunta l?eco degli slogan lanciati dei manifestanti contro la riforma Gemini. Di certo i 25 premiati non se ne sono accorti. E a pag. 4 titola: “In Vaticano brilla una Mariastella. Vescovi contro gli agitatori di piazza”. Al Vaticano piace il ministro Gelimini.Lo ha confermato il cappellano di Montecitorio, nonché Rettore della Pontificia Università Lateranense e presidente della pontificia accademia per la vita. «Penso di poter dire», ha detto a margine dell?inaugurazione dell?anno accademico, «che il ministro dell?Istruzione è una persona che sa ascoltare ma non le grida perché quando uno grida è difficile poter ascoltare quello che dice. Il ministro ha tutta la mia stima e credo ce la sua opera non sia un?opera di 15 giorni ma vada vista e valutata in tutta quanta la legislatura.» Anche il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti sta dalla parte della Gelmini: «per risolvere i problemi della scuola italiana, risulta inutile e dannoso intervenire agitando le piazze. Bene ha fatto il ministro a porre questioni come quella del maestro unico. Inoltre, non è possibile continuare a ragionare in termini di contrapposizione tra scuola pubblica statale e scuola pubblica non statale; la scuola pubblica non statale ha tutto il diritto di essere riconosciuta paritariamente come una istituzione di servizio pubblico rivolta a tutti». Coletti è anche presidente della commissione della Cei per la scuola. E quindi, la sue dichiarazioni in merito assumono una rilevanza maggiore, scrive Andrea Bevilacqua che ha firmato il pezzo. Avvenire dedica le solite due paginone alla scuola: come d?abitudine su questo tema, tanta cronaca e pochi commenti. Oltre alle cronistorie dei vari scontri/cortei/sciopero e dei botta e risposta fra i leader politici dei diversi schieramenti, si dà spazio anche alle proposte costruttive delle associazioni dei genitori (“I genitori: pronti a lavorare sui regolamenti attuativi”, pag. 10), Age e Agesc, che il 5 novembre incontreranno il ministro Gelmini per discutere dei regolamenti applicativi della legge, e agli studenti che hanno preferito rimanere in aula anziché manifestare: “Ma c?è chi ha scelto di fare lezione: oltre il 40%”, pag. 11. A pag. 16 c?è uno Speciale Agesc: “Federalismo a scuola, un rebus”. Focus sul destino delle paritarie che sarà presto in mano alle regioni. Il prossimo 18 novembre si terrà a Roma un convegno sul tema, con la partecipazione di esperti costituzionalisti e del mondo scolastico. “Aula magna” titola a tutta pagina il manifesto su una foto della manifestazione con studenti sorridenti in manifestazione. Cinque le pagine dedicate allo sciopero di ieri. Simpatica una colonna di Stefano Benni dedicata a “Il mostro unico” ironica e scanzonata lettera della ministra Gelmini che prefigura dopo il maestro unico per i bambini delle materne il “mostro unico” appunto «Sarà proibito per decreto leggere favole che contengano più di un mostro e di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica e soprattutto si dovrà in ogni fiaba sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero comunista di questo mostro (...)». Giuseppe Antonelli cerca invece di analizzare le parole usate nei cortei nell?articolo dal titolo “L?onda d?urto di slogan e invettive”. Nell?articolo si nota che gli slogan politici sono «succedanei degli slogan pubblicitari, la creatività linguistica della contestazione a rimorchio di quella dei copywriter. Come se ormai fosse impossibile andare oltre l?immaginario televisivo». Si nota anche l?assenza della K «quel k politico ancora vivo nelle “occupazioni” della pantera oggi non si usa più. Adesso però, ci sarebbe a disposizione il k telematico della sms generation. E invece niente: migliaia e migliaia di cartelli, manifesti e striscioni e non una k, non un?abbreviazione, non un emoticon, non un numero. Più che un?assenza si direbbe una rimozione collettiva per un movimento che sembra temere l?identificazione generazionale quasi quanto quella politica». Sull?Università intervista di Teresa Pullano alla politologa Nadia Urbinati, docente alla Columbia University di New York che sulla possibilità di adottare il modello americano in Italia osserva «Il modello americano si regge su un?etica che in Italia è ben scarsa. Negli Usa un caso come quello del figlio di Bossi oppure come quello della ministra Gelmini che, per avere l?abilitazione da avvocato, da Brescia è scesa a Reggio Calabria, finirebbero sotto inchiesta e a entrambi verrebbe chiesto di dimettersi. Sono episodi che denotano tutto fuorché il valore del merito, ma in Italia non destano neppure scandalo. L?università italiana non ha bisogno di nessuna riforma, ne sono già stata fatte troppe. C?è invece bisogno di etica». E inoltre sui quotidiani di oggi: Salva manager La Repubblica - Inoltre a pagina 20, "Le opposizioni: «Rispunta il salvamanager». Liana Milella segnala che la proposta che fece dire a Tremonti "o questa legge salta o si dimette il ministro" rispunta altrove, ovveroun disegno di legge firmato da Scajola sulle norme per gestire le imprese in crisi... In appoggio nella pagina: "Pdl, multa di 10 euro agli assenti alla Camera peones in rivolta". le multe dovrebbero andare in adozioni a distanza (l'idea è del duo Cicchitto-Bocchino), ma i fannulloni parlamentari non sono d'accordo, anche se iniziano a lavorare il martedì e il venerdì le aule della Camera sono vuote. qualcuno propone: ci mettano i tornelli... Famiglia La Repubblica - R2 dedica il suo focus ai padri separati e impoveriti: "Se papà non arriva a fine mese". Devono pagare gli assegni, la casa viene nel 94,5% dei casi assegnati a lei, e finiscono sul lastrico, pur avendo un lavoro. A Bolzano c'è una casa di accoglienza per padri separati; La provincia di Milano si è accorta della frequenza di padri separati nei dormitori e ha aperto uno spazio, Giopà, per consentire a padri e figli di passare insieme del tempo. Corriere della Sera - Nei piani del governo il bonus bebè tanto sbandierato in campagna elettorale si trasforma in un prestito bebè come spiega il sottosegretario Carlo Giovanardi: «Consentiremo a tutte le famiglie che avranno un nuovo nato la possibilità di godere di un prestito di 5mila euro, rimborsabile in 5 anni a tassi di circa il 4%». La Stampa - Oggi il consiglio dei ministri vara un pacchetto di misure anti-crisi che dovrebbe andare incontro alle esigenze delle famiglie. Ma per ora l'unica cosa certa è che sono stati trovati i fondi allo scopo di concedere prestiti di 5mila euro a un tasso del 4% per ogni nuovo nato, e solo per le famiglie numerose. L'opposizione replica al sottosegretario Giovanardi che le famiglie non hanno bisogno di nuovi debiti. Il Sole 24 Ore - Bebé, 5mila euro a famiglie numerose. è l?ultima idea del governo per il sostegno alle famiglie: «Un prestito bancario di 5mila euro per ogni nuovo nato, rimborsabile entro 5 anni con un interesse del 4% (lo 0,25 in più rispetto al tasso di riferimento della Bce). Immigrati Corriere della Sera - Parigi vara la legge sui ricongiungimenti familiari degli immigrati. La normativa entrerà in vigore da dicembre e riguarderà gli stranieri compresi fra i 16 e i 65 anni di età. Chi arriva però dovrà conoscere la lingua e la cultura francese che sarà testata con un esame da svolgersi nel luogo di provenienza. I quesiti? Secondo il quotidiano conservatore Le Figaro che ha anticipato la notizia saranno del tipo: «In Francia è possibile che una donna lavori senza l?autorizzazione del marito?». Il Sole 24 Ore - Il Sole fa il suo mestiere e dà il dato del gettito fiscale Irpef degli immigrati in Italia. è di 3,1 miliardi di euro. Il totale delle imposte però tocca i 3,7 miliardi. Avvenire - “Immigrati, quattro milioni tra paure e integrazione”. Tutta la seconda pagina di Avvenire è dedicata al Dossier statistico sull?immigrazione 2008 di Caritas e Migrantes, Lungo le strade del futuro (512 pagine articolate il 50 capitoli). Un titolo che è anche un augurio e un invito, dato che la presenza di immigrati regolari in Italia ha raggiunto il 6,7% (un po? più che nella media Ue) della popolazione residente, ed è un fenomeno ormai strutturato dal quale non si può prescindere nell?immaginare il futuro del nostro Paese. Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas, ha invitato in materia di politiche di integrazione a superare “il complesso di Penelope”, quello «che porta lo schieramento maggioritario a disfare quanto fatto in precedenza, senza che così possa nascere un minimo comun denominatore libero da logiche ideologiche o partitiche». Nella stessa pagina, “Flussi da record, triplicate le assunzioni”. Il riferimento è sempre al numero di immigrati: 1 milione e 500mila i lavoratori in regola, mezzo milione quelli in nero. Producono il 9% del Pil nazionale. Crescono anche le testate etniche: 146 le lingue attive ad aprile 2007, due terzi delle quali nate negli ultimi 5 anni (63 giornali, 59 trasmissioni radiofoniche, 24 programmi tv). Ilva Corriere della Sera – A Taranto, la città più inquinata dell?Europa occidentale, dove risiede il 92% della diossina prodotta in Italia, adesso scoppia anche l?allarme piombo 210 e polonio 210. Due sostanze altamente radioattive. L?allarme lo lanciano tre associazioni Ail, peacelink e Comitato per Taranto. Intanto si apprende che fino ad ora i controlli dei camini dell?Ilva affidati all?Arpa venivano fatti attraverso un software gestito dalla stessa Ilva. Elezioni Usa Il Manifesto - Alle elezioni americane viene dedicata una pagina (pag 11), accanto all?articolo dedicato allo spot di Obama trasmesso dalle tv, Maurizio Galvani firma un articolo intitolato “Il terzo candidato ora è la recessione”. E dopo aver osservato che la crisi economica avvantaggerebbe Obama scrive «Le ragioni dello stop statunitense sono praticamente infinite; tra le tante, la frenata massiccia dei consumi privati, pari al 3,1% comunicata sempre ieri. Si tratta della più consistente contrazione dei consumi da 28 anni. Allora era presidente il democratico Jimmy Carter. Che non venne rieletto».
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da "Corriere.it"
del 31-10-2008)
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scuola e proteste, napolitano annuncia: «RICEVERò UNA DELEGAZIONI DI studenti» «A piazza Navona polizia corretta. Gli scontri più duri avviati dai collettivi» Il sottosegretario Palma: «L'operato delle forze dell'ordine ispirato a criteri di equilibrio e prudenza» ROMA - La scuola e la proteste scatenate dal libera al decreto Gelmini restano in primo piano all'indomani dei cortei anti-riforma a Roma e in altre città italiane. A margine dell'inaugurazione della nuova sede dell'università Bocconi di Milano il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia che riceverà una rappresentanza degli studenti. «Mi esporranno più ampiamente le loro posizioni» ha detto il Capo dello Stato. Alla Camera nel frattempo, nel corso di un'informativa urgente del governo, il sottosegretario dell'Interno Francesco Nitto Palma ha riferito sugli scontri di mercoledì tra studenti «rossi» e «neri» a Roma. Per l'esecutivo, l'operato delle forze dell'ordine in quel frangente è stato «ispirato a criteri di equilibrio e prudenza, cercando di tutelare la libertà di espressione e la sicurezza e l'incolumità pubblica». Il sottosegretario all'Interno ha voluto precisare che gli «scontri più duri a piazza Navona sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista» e che gli agenti non sono intervenuti direttamente a piazza Navona durante i primi momenti di tensione tra «rossi» e «neri» per evitare di acuire le ostilità. LANCIO DI SEDIE E TAVOLINI - Prima dell'arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c'erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma «l'interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente - ha sottolineato - il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti». In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. «Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia - ha proseguito Nitto Palma - avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l'intenzione di andare verso il ministero della Pubblica Istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi». Nel frattempo, ha riferito, «da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza». Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, «ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell'ordine hanno quindi separato i contendenti». «CAMIONCINO? USUALE» - Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c'erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. «È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona». NESSUN INFILTRATO - Il sottosegretario ha poi precisato che in piazza «non c'erano infiltrati della polizia tra i manifestanti di destra». «Ieri - ha spiegato Nitto Palma - è stato diffuso in Rete un filmato degli scontri che indica un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra. Successivamente il giovane è ripreso a bordo di un mezzo della polizia, avanzandosi il sospetto che il soggetto fosse un infiltrato della polizia». In realtà, ha osservato, «è un giovane del Blocco Studentesco, fermato ed accompagnato in questura, dove è stato identificato e rilasciato. La sua posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti». stampa |
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da "Basilicanet.it"
del 31-10-2008)
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DECRETO GELMINI, D'ANGELO (AN) â??LA SCUOLA MIGLIORAâ? 31/10/2008 11.42.54 [Basilicata] â??Il decreto Gelmini è¨ legge. La scuola cambia a vantaggio della cultura, del merito e dell'efficienza, a partire dall'organizzazione delle scuola primaria è¨ in atto un processo di rivalutazione culturale dell'istituzione scolasticaâ?. Eâ?? quanto dichiara Francesca D'Angelo Responsabile dellâ??esecutivo provinciale di An. â??E' un riforma assolutamente moderna -aggiunge Francesca D'Angelo- a difesa dello studente e del diritto allo studio, salvaguardato da ogni forma di privilegio, corruzione, inefficienza dei servizi. Si assiste a un movimento di giovani disordinato e confuso, privo di una guida certa, in cui si esprime un ribellismo aspro, persino violento. Lo spazio entro cui affrontare e risolvere i problemi non deve essere la piazza ma il parlamento, soprattutto in momenti di regressione economica mondiale, è¨ un grave errore sollecitare le masse. Stupisce e preoccupa l'idea della sinistra di sostenere un referendum contro la legge Gelmini, senza rendersi conto che le misure della scuola si intrecciano con le leggi di bilancio e che un referendum in materia di finanze non viene contemplato dalla nostra Costituzione. Disinformazione e incomprensione dilagano nelle manifestazione, ma ci sono ottimi motivi per riformare gli atenei e le scuole italiane. Il principio che informa l'impianto legislativo della riforma è¨ quello della razionalizzazione delle risorse ; un principio semplice ma dirompente: i soldi devono andare ai migliori, e devono essere tolti senza pietà a chi fa cattiva ricerca e cattiva didattica. Il dramma della scuola italiana â?? conclude Dâ??Angelo- non è¨ il decreto Gelmini, ma una massa di ragazzi privi di punti di riferimento ed impreparati, una classe docente malselezionata e malpagata, 150mila bidelli ridotti al ruolo di soprammobili . E' ora di ripristinare serietà ,autorità , educazioneâ?. Bas 03
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da "Mattino, Il (City)"
del 31-10-2008)
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Scuole ferme per dire no alla riforma Gelmini. Corteo a Roma, i sindacati: più di un milione. Il Viminale: erano centomila. Gli autonomi assediano il ministero dell'Istruzione. Per gli incidenti a piazza Navona 15 indagati. Altolà di Maroni: chi occupa gli istituti sarà denunciato. Ancora scontro tra il Pd e Berlusconi. Monito di Napolitano sulla crisi: serve il confronto. BARTOLI, ROMANAZZI E SARDO PAGG. 2, 3 E 5
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
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«Se fossi uno studente non andrei in piazza. Rivedo lo stesso film del '68: l'ultima cosa che hanno in mente i ragazzi è pretendere di più dai professori. Così per andare in piazza aspetterò che la smettano di farsi adulare dagli adulti e presentino finalmente il conto». Così il sociologo Luca Ricolfi commenta in una intervista al Mattino le proteste contro la riforma Gelmini. MARRONE A PAGINA 3
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
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stampa veltroni boys indecisi sulla consultazione E ora il Pd comincia a temere il "referendum del grembiulino" Mai lasciarsi trasportare dall'entusiasmo. Soprattutto in politica. Lo sa bene Walter Veltroni che mercoledì si è subito schierato, probabilmente senza pensarci troppo, tra coloro che a gran voce chiedono un referendum contro il decreto Gelmini. Una mossa popolare, soprattutto alla vigilia di uno sciopero generale. Un modo come un altro per cercare di cavalcare l'onda antigovernativa nella speranza, magari, di raccogliere un po' di consensi. Il giorno dopo, però, ecco affiorare i primi problemi. E non sono solo i mugugni interni al Partito Democratico dove, in molti, mal digeriscono l'inseguimento ad Antonio Di Pietro sul terreno antigovernativo e antiberlusconiano. A raffreddare l'entusiasmo dei Veltroni boys, oltre alla data della consultazione (che non si terrà prima del 2010 e cioè quando la legge Gelmini sarà entrata definitivamente in vigore), è soprattutto la difficoltà di trovare un quesito referendario che eviti al Pd di scadere nel ridicolo. Non è un segreto, infatti, che i tagli alla scuola, essendo inseriti in Finanziaria, non sono sottoponibili a consultazione popolare. Che fare quindi? Proporre un referendum sul grembiulino? Sul voto in condotta? Sul maestro unico? Che percezione ne avrebbe la gente? è questo il dubbio a cui sta cercando di dare risposta Salvatore Vassallo il costituzionalista, deputato del Pd, a cui Veltroni ha affidato il compito di trovare un quesito presentabile. Anche perché fare un referendum costa e in tempi di crisi economica non si possono certo dissipare risorse statali. Sarà forse per questo che ieri mattina, mentre sorrideva e stringeva mani a beneficio di fotografi e giornalisti che lo inseguivano durante il corteo, Veltroni ha prima rilanciato la raccolta di firme che «cancelli il decreto» e abbia per «protagonisti i cittadini, i professori, gli studenti». Poi, ha subito specificato, «cercheremo di fare un intervento più esteso possibile, con l'obiettivo di ridurre le ricadute dei tagli che sono rilevanti. Ci stanno lavorando i costituzionalisti per trovare una formulazione valida». Insomma qualche problema c'è, inutile nasconderselo. Sarà forse per questo che, lentamente, nel Pd si sta facendo strada una terza via che cerca di ridimensionare la portata della consultazione. Certo, l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, resta convinto che «la gente arriverà al referendum sulla scuola con la baionetta tra i denti e la bava alla bocca». Anzi, a chi gli fa notare che la gente non potrà recarsi alle urne prima del 2010, replica: «Proprio questo rafforzerà il referendum. Fino ad oggi può esserci ancora un margine di dubbio che le conseguenze dei tagli che noi denunciamo possano essere evitate. Ma quando nella primavera del 2010 si voterà il referendum le famiglie avrenno toccato con mano dall'inizio dell'anno scolastico le devastazioni volute da Tremonti e Gelmini». Più soft la posizione del veltroniano Ermete Realacci: «Il referendum non è la soluzione ai problemi della scuola, però è lo strumento che consentirà di mantenere aperto il dibattito pubblico sulla scuola e sulle riforme che sono necessarie». Sulla stessa lunghezza d'onda il capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro che, intervistata dalla Youdem Tv, spiega come «l'idea che noi abbiamo è che questo referendum sia uno strumento, uno degli strumenti per discutere di scuola. Intorno alla raccolta delle firme si può raccogliere una riflessione e una discussione sul come si può mettere mano alla riforma della scuola». E anche il leader della Cgil Guglielmo Epifani mette le mani avanti: «Per il sindacato il referendum è sempre uno strumento che si aggiunge ad altri. Non può essere l'unico strumento». Insomma, l'impressione è che, alla fine, i sostenitori della consultazione potrebbero optare per una retromarcia tattica. Anche per non rimanere per sempre schiavi del «referendum del grembiulino».
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 LO SCIOPERO ANTI- GELMINI. Manifestazioni di studenti, insegnanti e genitori Scuola, cortei in tutta Italia Alta l?adesione a Brescia La richiesta: il governo dialoghi. Maroni: chi occupa sarà denunciato   CORTEI IN TUTTA ITALIA. Contro i tagli della legge Gelmini ieri universitari e studenti medi sono scesi in piazza a Roma (un milione secondo gli organizzatori) e in tante altre città con genitori, bambini e lavoratori della scuola in sciopero generale. Il ministro Maroni «minimizza» e annuncia: chi occupa sarà denunciato. LA PROTESTA A BRESCIA. Alta l?adesione alla protesta anche a Brescia: circa 8 mila secondo gli organizzatori, duemila secondo la polizia, hanno attraversato in corteo la città e bloccato per circa 45 minuti i treni in stazione. Sit in di protesta anche a Desenzano, davanti al liceo a suo tempo frequentato dal ministro (ne riferiamo a pagina 25). 3 e 8-9
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 L?ESECUTIVO. Avvertimento da Maroni. Berlusconi: sinistra scandalosa. Inchiesta sugli scontri di mercoledì: l?esecutivo riferisce. Il Pd vede lo spettro del G8 di Genova «Chi occupa sarà denunciato» I democratici: «No alle intimidazioni» Lotta studentesca reagisce: «Non cediamo»   ROMA «Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato», Dopo giorni di cortei, proteste e, appunto, occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell?Interno Roberto Maroni, annuncia la linea dura: «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta. L?obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta. Il ministro ridimensiona inoltre la manifestazione di ieri a Roma: «Ho letto di un milione di persone. Centomila erano tante». Anche il premier Berlusconi ieri ha commentato la manifestazione: «La sinistra è scandalosa, ha la capacità di rovesciare il vero». «Abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni», ha inoltre sostenuto Maroni, assolvendo quindi le forze dell?ordine messe sotto accusa dall?opposizione per gli scontri di mercoledì a piazza Navona, scoppiati per il blitz di decine di componenti di Blocco studentesco, estrema destra, armati di bastoni. Sulla vicenda oggi il sottosegretario all?Interno, Francesco Nitto Palma, riferirà alla Camera. L?opposizione però teme che il governo abbia la tentazione di puntare a una radicalizzazione dello scontro. Pd e Idv hanno presentato interrogazioni sui fatti di mercoeldì davanti al Senato. Il Pd preannuncia una «vigilanza democratica» per evitare che il governo tenti una sorta di «modello del G8 di Genova» anche con il movimento degli studenti. Timori che Fi però rigetta. Le botte e gli incidenti di mercoledì saranno oggetto di una indagine della Procura. Ieri intanto si è celebrata la direttissima ai due giovani arrestati ieri: un giovane del Blocco e un militante del Prc tornati subito liberi in attesa del processo, dopo la convalida dell?arresto. Le indagini dovranno chiarire anche la presenza dei due camion in piazza Navona, quello dei neofascisti con le spranghe, e quello di un gruppo di centri sociali. Il prefetto di Roma Carlo Mosca, ieri ha comunque avvisato: «Bisogna vigilare perché non si mescolino provocatori in modo da evitare che ci siano delle turbative a queste manifestazioni, che servono anche per contribuire alla maturazione democratica dei giovani». La minaccia di denunce in arrivo per chi occupa le scuole non è piaciuta intanto agli studenti - sia di destra che di sinistra - e all?opposizione. Pina Picierno (Pd), commenta: «Sarebbe inaccettabile se le parole di Maroni avessero un intento intimidatorio allo scopo di scoraggiare la grande e pacifica protesta». La Rete degli studenti si dice «indignata»: «Un ministro dà la precedenza a denunciare le proteste pacifiche, piuttosto che preoccuparsi degli agitatori che si infiltrano nei cortei con spranghe, coltelli da 15 centimetri e catene, come è successo mercoledì a Roma e come è avvenuto ieri pomeriggio a Milano». Lotta Studentesca sfida: «Maroni ci denunci tutti, se crede di poterci fermare con la repressione: siamo in migliaia a occupare».
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 LA RIFORMA DELLA SCUOLA. Duemila manifestanti secondo la polizia, 8 mila secondo gli organizzatori, ieri in corteo contro il decreto Gelmini che è diventato legge Un fiume di contestatori nella città del ministro «E questo è solo l?inizio» Binari occupati in Stazione Manifestazioni di protesta anche a Sarezzo e a Darfo Il prefetto Tronca ha ricevuto una delegazione: «Riferirò agli organi centrali le vostre ragioni»  
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 LA SITUAZIONE NELLE SUPERIORI. Dall?Arnaldo all?Itis, dal Gambara al Copernico, attività paralizzata per un giorno La protesta svuota le aule Adesioni alte in tutti gli istituti Docenti e personale Ata si sono astenuti dal lavoro ma lamentano: «Lo sciopero andava indetto prima»   Qualche docente in aula, poco meno della metà del personale Ata, pochissimi studenti. Ieri le scuole superiori bresciane sono rimaste pressoché deserte. E per mancanza dei professori i presidi hanno finito per mandare a casa i pochi ragazzi che si erano presentati alle lezioni. Lo sciopero dei sindacati confederali, Snals e Gilda contro la «riforma Gelmini» ha svuotato le aule. Al liceo classico Arnaldo di corso Magenta l?astensione dei docenti ha superato l?80 per cento. «Qualche spezzone di classe alla prima ora ha fatto lezione ? dice il preside Salvatore Lo Manto ? ma poi li abbiamo fatti uscire perché gli altri docenti erano in sciopero». Ce n?erano un centinaio, secondo il preside. E poi anche loro, megafono in mano, hanno raggiunto il corteo. Allo scientifico sperimentale Leonardo hanno scioperato in 110 su 160, e anche lì c?è stato solo qualche accenno di lezione all?inizio della mattinata. Di studenti se ne sono visti pochi, e meno ancora alle lezioni e ai laboratori del pomeriggio. UN PO? MENO astensioni allo scientifico Calini di via Montesuello, dove ha scioperato il 52 per cento degli Ata e il 60,42 dei 115 docenti, per una media complessiva di 58,68 per cento. Il preside Gaetano Cinque ammette che «pochi hanno fatto lezione, molti studenti sono stati mandati a casa». Anche lo scientifico Copernico di via Duca degli Abruzzi ha conosciuto un?astensione del 64 per cento dei docenti e del 50 per cento del personale Ata. Ma lì ? spiega il preside Giovanni Cicellini ? alcune classi hanno fatto lezione per tutta mattina. Tra gli insegnanti che non sono saliti in cattedra, Maurilio Lovatti (Filosofia e storia) per i «tagli contro la scuola che pregiudicano il futuro del Paese». Stessa situazione anche all?Itis Castelli di via Cantore, dove dicono che «le astensioni sono state moltissime», e al Tartaglia di via Oberdan dove si parla di «adesione molto alta». Al Gambara, invece, non riescono nemmeno ad avere il dato delle astensioni perché tutto il personale della segreteria s?è astenuto dal lavoro. Si sa però che il 97 per cento degli studenti non si è fatto vedere a scuola, e solo in pochissime classi ci sono state dalle 4 alle 5 presenze. AL MAGISTRALE è rimasto a casa pure il vicepreside Carlo Bianchi, che tuttavia se la prende con i «sindacati poco lungimiranti che non hanno saputo organizzare lo sciopero prima dell?approvazione della riforma e ora tutto diventa molto più difficile». Rossella Perusco, docente di tedesco al Lunardi, confessa che avrebbe «preferito lo sciopero prima dell?approvazione della legge». Ma ha aderito.MI.VA.
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 LA SORPRESA. Due generazioni, fianco a fianco, nel lungo serpentone che ha preso le mosse da piazza Garibaldi e s?è diretto verso le vie del centro cittadino Prof in corteo con i genitori e gli studenti I docenti lamentano la dequalificazione I ragazzi contestano i tagli ai finanziamenti Mamme e papà «per la scuola pubblica» Un ragazzo: «Vogliono politicizzare il movimento, ma a unirci è il no alla Gelmini»  
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 I DISAGI. Dalle 10.15 alle 11 bloccati tutti i convogli. Per fortuna pochi quelli in transito In duemila sui binari Stop ai treni per 45? Polemiche fra pendolari e manifestanti. Ritardi per 4 treni diretti a Milano, Venezia, Bergamo, Cremona   La tentazione di imitare Milano è stata forte. E hanno ceduto. Ieri mattina gli studenti di Brescia si sono seduti sui binari della Stazione per protesta contro i tagli a scuola e università. Per tre quarti d?ora dalle 10.15 alle 11 hanno impedito il passaggio dei treni. Ne hanno fatto le spese l?Eurostar per Milano e i regionale per Cremona e Bergamo rimasti fermi in Stazione, oltre all?intercity delle 9.55 per Venezia che si è dovuto fermare un po? prima. IL DANNO per i viaggiatori non è stato gravissimo, ad ogni modo. La protesta è capitata proprio all?interno delle due ore quotidiane in cui la circolazione ferroviaria quasi si ferma per la manutenzione ordinaria. E i convogli costretti alla sosta forzata si sono ridotti all?osso. In un?ora di punta sarebbe stato ben diverso. I bresciani rimasti bloccati hanno persino provato a fare appello alla comprensione degli studenti. «Siamo con voi, condividiamo la vostra protesta ? diceva qualcuno - ma lasciateci partire che non abbiamo nessuna colpa». Era impossibile farsi sentire da duemila ragazzi appollaiati sui binari che urlavano senza sosta. «Gelmini, Gelmini, vaffa?», il loro slogan più gettonato. La Polizia ha mostrato una presenza discreta, per evitare contatti con i manifestanti si è tenuta lontana dalle pensiline e dai binari e si è fatta vedere con pochi agenti solo nel piazzale della Stazione. Il blocco è stato tolto dopo che nello stesso piazzale è arrivato il corteo di genitori, bambini e insegnanti partito da piazza Loggia per ricongiungersi ai ragazzi delle superiori e tornare di nuovo verso il centro della città per manifestare nel cortile della Prefettura.MI.VA.
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 DAVANTI AL RETTORATO. Un piccolo drappello di giovani di «Lotta Studentesca» ha manifestato insieme al Blocco In piazza anche l?estrema destra «Più soldi alla scuola pubblica»   Visti gli episodi di Roma e Milano, gli studenti di Lotta Studentesca (il movimento giovanile di Forza Nuova) hanno scelto di mobilitarsi contro la riforma Gelmini senza provocazioni. Erano una quindicina in piazza Mercato, davanti al rettorato - insieme a qualche aderente al Blocco Studentesco -, dietro lo striscione «La Gelmini non è il mio ministro». «Siamo qui per manifestare la nostra opposizione al decreto del ministro Mariastella Gelmini ? spiega Andrea Zugliani, responsabile provinciale di Lotta Studentesca ?. Questa è una riforma che mina profondamente la scuola pubblica, ha solo un carattere economico e non vuole innalzare certo la qualità dell?istruzione». Quello che in particolare Lotta Studentesca contesta è la privatizzazione della scuola pubblica. «Con questo decreto ? aggiunge Zugliani - le scuole finiranno con trasformarsi in vere e proprie strutture a conduzione aziendale. Noi pensiamo che non è compito dello Stato sovvenzionare le scuole private a discapito di quelle pubbliche, lo Stato dovrebbe investire di più nella scuola e nell?università».LU.PER.
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 PALAZZOLO. Circa 60 docenti alla manifestazione di ieri contro il decreto sulla scuola Maestri in piazza per protesta   Una manifestazione in piazza degli insegnanti non si era mai vista in tutta la storia della scuola pubblica di Palazzolo, che vanta la più antica scuola popolare, la prima scuola media che fino agli sessanta era la scuola di riferimento del bacino, e che negli anni 70 oltre allo sviluppo delle superiori, ha visto la nascita delle prime due scuole elementari a tempo pieno dell?ovest bresciano. Ma ieri lo sciopero, indetto dai sindacati contro il decreto legge del ministro Maristella Gelmini, ha raccolto un consenso mai visto tra gli insegnanti della scuola dell?obbligo pubblica palazzolese. La protesta, pacifica, illustrata da uno striscione appoggiato su alcune vetture che recitava «Investiamo nella scuola» è iniziata verso le 9. Su piazzale Giovanni XXIII una sessantina di docenti di materne, elementari, medie e superiori, con alcuni bidelli e qualche genitore hanno spiegato le ragioni della protesta per quasi tre ore, attorno a un gazebo, con letture, slogan e dibattito sui contenuti della legge.G.C.C.
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da "Brescia Oggi"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 DESENZANO. Sit-in studentesco al Bagatta Protesta davanti al liceo della Gelmini   Non poteva mancare anche a Desenzano, città dove ha vissuto e dove è nata politicamente Mariastella Gelmini, ministro della pubblica istruzione, una dimostrazione studentesca in occasione dello sciopero indetto ieri dalle organizzazioni sindacali della scuola. Un centinaio di ragazzi delle scuole superiori di Desenzano si sono radunati ieri mattina nel centro storico della città gardesana per poi raggiungere l?ingresso del liceo Bagatta, lo stesso dove aveva studiato anche la Gelmini. La quale, ricordiamolo ancora una volta, è nata a Leno ma cresciuta a desenzano, dove ottenne nel ?98 il suo primo incarico politico come consigliere comunale di Forza Italia. Il corteo assolutamente pacifico di ieri mattina non ha creato disagi né disordini, come hanno testimoniato le forze dell?ordine - commissariato di Polizia e Polizia Urbana - intervenute per tenere sotto controllo con discrezione la manifestazione. Il folto gruppo di studenti si è infine diretto verso la stazione ferroviaria per salire sul primo treno per Brescia dove gli studenti si sono aggregati alla manifestazione provinciale. M.T.
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 1 La protesta di Redazione Studenti in piazza ma i centri sociali fanno la guerriglia Un cavo d'acciaio teso per bloccare via Torino Imbrattata anche la Scala, un giorno di caos Il corteo anti Gelmini è partito pacifico e si è concluso come sempre: muri imbrattati, fumogeni, una rissa, un minorenne denunciato e un cavo teso tra due semafori di via Torino per bloccare il traffico. In duecentomila, tra giovani, mamme, bambini, docenti e sindacalisti, sono arrivati in piazza Duomo. Lì la frangia dei collettivi studenteschi decide di fare da sé e si distacca per improvvisare un'assemblea in piazza della Borsa e proseguire con un corteo non autorizzato. «Siamo riusciti a evitare gli scontri - spiega Armando, studente di Scienze politiche - perché abbiamo isolato i gruppi più violenti. Nei prossimi giorni dovremo discutere su come organizzare meglio la protesta». Nel frattempo i giovani di Azione universitaria hanno organizzato un minicorteo interno alla Statale e simbolicamente occupato il rettorato. Obiettivo: consegnare al rettore un documento zeppo di proposte per abbandonare un'università che privilegia i baroni e premiare chi è meritevole. I giovani di Forza Italia hanno proseguito i banchetti dell'operazione verità per spiegare cos'è davvero l'università. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Gazzetta di Parma Online, La"
del 31-10-2008)
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Maroni: chi occupa sarà denunciato Chi occupa sarà denunciato. E' la linea dura, quella che sceglie il ministro dell'Interno Maroni contro chi si fa prendere la mano con la protesta contro il decreto Gelmini diventato legge. «Finora – spiega il ministro – il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta: per chi occupa abusivamente scuole e università, scatterà così la denuncia. L?obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta – persone ben conosciute, spesso 'veteranì delle occupazioni – in maniera da frenare l?effetto-valanga in corso. La linea del Viminale su come gestire le fibrillazioni studentesche era stata messa a punto in una riunione lo scorso 23 ottobre: niente sgomberi in scuole o università, a meno che non siano richieste da presidi e rettori, e fermezza contro chi intende far degenerare la protesta. Nel frattempo, però, le occupazioni e le manifestazioni sono dilagate ed il premier Berlusconi ieri si è lamentato: «Siamo stati di manica larga». Ed oggi il ministro dell?Interno ha annunciato il pugno di ferro.
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da "Figaro, Le"
del 31-10-2008)
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Les Italiens dénoncent la réforme scolaire Rome, Richard Heuzé 31/10/2008 | Mise à jour : 11:15 | . Les manifestants (ici dans les rues de Rome) réclament le retrait du texte adopté la veille par le Parlement, qui prévoit notamment des coupes de plus de 9 milliards d'euros et 130 000 suppressions d'emplois. Crédits photo : AFP Des centaines de milliers de personnes ont manifesté jeudi à Rome et dans plusieurs autres villes du pays. Aux cris de «sauvons l'école», des centaines de milliers d'Italiens ont manifesté jeudi à Rome pour protester contre la réforme scolaire adoptée la veille par le Parlement. Sous une marée de ballons multicolores et de banderoles, la foule a bravé la pluie pour participer au meeting présidé par les deux chefs de l'opposition de gauche, Walter Veltroni pour le Parti démocrate (PD) et l'ex-juge anticorruption Antonio Di Pietro, de l'Italie des valeurs (Idv). Deux grands mannequins représentaient Silvio Berlusconi avec des oreilles d'âne et le ministre de l'Instruction publique Mariastella Gelmini en enfant de chSur avec l'inscription «bienheureuse ignorance». Le Parlement a adopté définitivement mercredi la loi sur la réforme controversée de l'école. Le PD a annoncé une campagne de signatures contre la loi afin d'obtenir son annulation via un référendum. L'opposition, comme les syndicats et les manifestants, qui ont multiplié les protestations et occupations de lycées et d'universités ces quinze derniers jours, réclament le retrait pur et simple du texte, qui prévoit notamment le retour au professeur unique dans le primaire, des coupes de plus de 9 milliards d'euros et plus de 130 000 suppressions d'em-plois. «Ce n'est pas un projet de réforme mais des coupes budgétaires. Le gouvernement détruit l'école publique pour la remplacer par un système privé. Il ne veut pas discuter et nous allons poursuivre la mobilisation», a déclaré Domenico Pantaleo, responsable de la Fédération enseignement du syndicat CGIL. Dans les écoles, cette journée d'action a été massivement suivie. Près de 90 % des établissements scolaires sont restés fermés. «On veut nous faire passer pour une génération sans identité. Nous ne sommes pas comme en 1968, contre toute autorité. Nous voulons une réforme, mais sérieuse et respectant nos besoins», expliquait Tito Russo, responsable de l'Union des étudiants, une organisation militante de gauche. Haut-parleur en main, un tee-shirt de Bob Marley sur les épaules, le jeune homme a harangué un millier de très jeunes manifestants massés devant le Sénat. À ses côtés, des étudiants d'extrême droite entonnaient les mêmes slogans. «Supprimer les cours inutiles» Des manifestations se sont également déroulées dans d'autres villes italiennes. Des milliers de lycéens et d'étudiants ont paralysé le trafic dans la matinée à Milan, la capitale économique du pays. À Turin, 50 000 manifestants ont été accueillis en musique par l'orchestre du théâtre de la ville, tandis qu'à Venise, plusieurs milliers de jeunes ont bloqué le pont reliant la cité lagunaire à la terre ferme. Silvio Berlusconi a une nouvelle fois critiqué «la capacité scandaleuse de la gauche de mentir» sur sa réforme de l'éducation. La semaine prochaine, la ministre Mariastella Gelmini proposera une réforme de l'université pour, dit-elle, «supprimer passe-droits, baronnies et une pléthore de cours inutiles». Le mouvement de protestation est loin d'être terminé. » EN IMAGES - Les photos des lecteurs de la Reppublica (Italie)
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da "Avvenire"
del 31-10-2008)
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CRONACA 31-10-2008 Le Regioni si schierano contro la Gelmini DA ROMA DANILO PAOLINI D opo studenti e sindacati, anche le Regioni italiane se la prendono con il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. La spina nei loro fianchi è la norma del decreto legge 154 del 7 ottobre in cui si prevede il commissariamento per le amministrazioni locali che, entro il 30 novembre, non risulteranno in regola con il piano di riorganizzazione degli istituti scolastici. Un piano che, tra l'altro, stabilisce l'accorpamento delle dirigenze per le scuole frequentate da meno di 500 alunni. Ieri la Conferenza delle Regioni ha chiesto lo stralcio e il rinvio dell'adempimento all'anno scolastico 2009- 2010, durante un incontro con il ministro Raffaele Fitto (Pdl). Il quale ha cercato di rassicurare i governatori, spiegando che a Palazzo Chigi «non c'è nessuno innamorato del commissariamento » ma che è necessario «realizzare, dopo 10 anni, un piano di ridimensionamento scolastico che è stato sempre rinviato». Tuttavia, ha precisato il ministro per i Rapporti con le Regioni, il governo sta valutando eventuali punti di convergenza con gli amministratori sulla questione, così come su altri problemi in sospeso, quali il patto di stabilità e quelli sulla salute e sulla casa. Vasco Errani (Pd), presidente dell'E- milia Romagna e della Conferenza delle Regioni, è stato chiaro: «Non ci sono le condizioni per realizzare il piano di ridimensionamento ha detto . Bisogna mettersi intorno a un tavolo e stabilire criteri che tengano conto di questioni rilevanti, come le aree svantaggiate o di montagna. E i costi». Il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti (Pd) ha già annunciato la propria «disobbedienza istituzionale » e ha dichiarato: «A costo di finire commissariato, non tocco le scuole di mia competenza». Per cercare una via d'uscita, ha riferito il vicepresidente della Calabria Domenico Cersosimo, «abbiamo chiesto al ministro Fitto di far slittare l'attuazione della norma all'anno scolastico 2009-2010, per trovare un'intesa con il governo sui parametri per decidere chiusure e accorpamenti, tenendo conto dei reali bisogni dei diversi territori ». In caso contrario, ha avvertito Cersosimo, «si rischia la paralisi dell'intero mondo della scuola, perché le famiglie non sapranno come comportarsi con le pre-iscrizioni, che scadono a gennaio». Piero Marrazzo (Pd), presidente del Lazio, ha invece puntato l'indice contro il cosiddetto decreto Gelmini sulla scuola, ormai divenuto legge dello Stato, ricordando di aver «già fatto ricorso alla Corte costituzionale». Una strada che intendono seguire anche altre regioni, come la Sicilia. Chiesto lo stralcio e il rinvio del piano di riforma. Fitto prova a ricucire
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da "Avvenire"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CRONACA 31-10-2008 I genitori: pronti a lavorare sui regolamenti attuativi associazioni Colombo (Agesc): vogliamo dare voce alle famiglie Guarnieri (Age): nel Paese c'è desiderio di confrontarsi DA MILANO ENRICO LENZI « O ra che il decreto è diventato legge, chiediamo che si apra un confronto serio e concreto per dare la migliore attuazione possibile alle nuove norme». È un appello che guarda al futuro, quello che lanciano i presidenti nazionali di Agesc, Maria Grazia Colombo, e di Age, Davide Guarnieri. Due associazioni dei genitori da decenni in prima linea nel confronto con il ministero della Pubblica Istruzione e nell'affrontare i temi dell'educazione e della scuola. Un impegno che si proietta all'incontro del Forum delle associazioni dei genitori presso il ministero fissato per mercoledì prossimo, 5 novembre. «Il ministro Gelmini ci ha già preannunciato che il primo argomento che toccheremo sarà quello relativo al tempo scuola e al tempo pieno» annuncia la presidente dell'Associazione genitori scuole cattoliche. Tema delicatissimo, ma «il ministro ci ha assicurato, nell'incontro che come Forum abbiamo avuto con lei mercoledì scorso prosegue Maria Grazia Colombo , che ci coinvolgerà nell'elaborazione dei regolamenti attuativi». Un passaggio importante e anche una «disponibilità al confronto che apprezziamo aggiunge Davide Guarnieri dell'Associazione genitori . Del resto penso che si debba prendere atto che nel Paese c'è bisogno e voglia di confrontarsi sui temi della scuola. Credo che si possano leggere così anche le mobilitazioni di questi giorni, cercando ci coglierne il lato positivo». Le prossime settimane si preannunciano dunque decisive per l'applicazione della nuova legge. «Il Forum e i vari tavoli che si vorranno attivare spiega Guarnieri sono chiamati a fare chiarezza su diversi aspetti sollevati dalle novità introdotte con la legge Gelmini. E non parlo solo del tempo pieno o del maestro unico. Pensiamo anche ai criteri di valutazione sia sulle materie sia sulla condotta. È necessario fissare criteri che rendano omogenea questa valutazione in tutto il Paese, cogliendo anche quanto si è già elaborato in questi anni». E in questo il ruolo delle associazioni dei genitori è sicuramente significativo. «Passa anche attraverso la nostra capacità di monitoraggio dentro le scuole aggiunge Colombo , la possibilità di far capire cosa chiedono le famiglie. Si pensi al tempo scuola, alla possibilità di continuare ad avere l'offerta di 27, 30 o 40 ore settimanali, accanto alle 24 del maestro unico. Solo il confronto con le famiglie, che tra l'altro è espressamente previsto all'interno dell'articolo della nuova legge, può aiutare a produrre un regolamento attuativo efficace». Ecco allora l'ipotesi di poter essere protagonisti nell'aiuto ai genitori dei bambini che frequentano l'ultimo anno della materna e che a gennaio dovranno scegliere la scuola elementare per i loro bambini. «Anche le nostre associazioni potrebbero svolgere un ruolo importante, in campo informativo verso questi genitori» commenta la presidente dell'Agesc. Una posizione condivisa anche dal presidente dell'Age: «Dall'associazionismo dei genitori potrebbero arrivare risposte concrete nell'affrontare i passaggi delicati di applicazione di alcune norme. Un esempio? Le uscite didattiche, che richiedono la presenza di un adulto ogni 15 bambini e che magari la presenza di un solo docente potrebbe rendere impossibile da svolgere. Ecco l'importanza del coinvolgimento delle famiglie. Ma gli esempi sono tanti». Decisiva rimane l'apertura di un vero confronto e di tavoli tecnici. Ne sono convinti i presidenti delle due associazioni, nell'attesa di partire con il prossimo incontro del Forum settimana prossima.
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da "Avvenire"
del 31-10-2008)
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CRONACA 31-10-2008 «No» alla Gelmini tra ironia e insulti DA ROMA GIOVANNI RUGGIERO T ra le materie che non si insegnano più a scuola c'è il buon gusto. Perché, sennò, prendersela anche con la mamma del ministro Gelmini? Venature grevi hanno striato il corteo degli studenti per lo sciopero nazionale della scuola, partito gioioso, ma poi finito in tanti rivoli di intolleranza, se non proprio di provocazione, come quella degli autonomi che davanti al Ministero che accoglie l'invisa Gelmini hanno lanciato uova alla polizia che non ha reagito, proprio per evitare il peggio. Slogan volgari e offensivi si sono mischiati a quelli di una qualsiasi gita scolastica, perché per tanti ragazzi la manifestazione proclamata con tanta solennità è parsa anche, se non soprattutto, una gita inaspettata a Roma. Spensierata, proprio perché le strategie politiche e sindacali non l'hanno avvelenata; e se il 'miracolo' di ieri per dirla con Epifani della Cgil ha unito le cinque sigle sindacali (che di solito è quanto meno un'impresa) evidente che a tanti studenti «nun poteva interessa'... de meno». Alle nove di ieri mattina, Piazza della Repubblica si è ingolfata; poi il corteo è partito alla volta di Piazza del Popolo preceduto da uno striscione 'unitario'. «Uniti per la scuola di tutti», diceva appunto. È andato verso Largo di Santa Susanna, ma subito, gruppi numerosi hanno preso altre strade per giungere a Piazza Barberini e da qui sotto il Pincio dove la manifestazione si è conclusa. Gli organizzatori accreditano una cifra mirabolante: 800mila persone, che però è parsa inadeguata ed il numero, d'enblée, è presto salito a un milione. Per poi ripiombare a solo 100mila nel calcolo del ministro dell'Interno Maroni. Alcuni hanno deviato il percorso per comodità, altri invece con strategie non proprio unitarie: come quella degli universitari della Sapienza che hanno circondato il Ministero pacificamente, salvo poi prendersela con la polizia. Gli slogan e le scritte offensive che non toccano solo il ministro, ma si rivolgono anche alla genitrice, li risparmiamo al lettore. Certo che c'era di tutto. Alcuni bizzarri, altri fantasiosi, altri ancora più che scontati. «Più lezione, meno televisione!»: è da condividere. Vuoi vedere che i giovani hanno finalmente capito che da certi programmi, tutto sommato, sono cosiderati alla stregua di deficienti? Alla Gelmini, di cui viene distribuito una specie di santino ed è definita 'Beata Ignoranza', su un cartello danno zero in condotta; uno striscione con rimandi letterari la preferisce invece «Tre metri sotto terra». Un gruppetto di studenti, poi, si mette in proprio e inalbera la misteriosa sigla Msgb, che impensierisce la questura. Ma i ragazzi hanno la faccia pulita. È l'acronimo di Movimento Studentesco Giordano Bruno (il loro liceo). Il leader barba incolta e capelli arruffati precisa: «Semo er mejo». Si canta Bella Ciao e Il cielo è sempre più blu, alludendo al fatto che ieri mattina un intervallo in queste giornatacce di pioggia ha impedito che il corteo si bagnasse. Se non si vuole credere che sia stato proprio il corteo a farlo diventare blu. Altri ragazzi, invece, allegri come non mai intonano a squarciagola: «È mejo er vino de li Castelli che de 'sta zozza società». Con grave scorno di quanti sfilano affianco con l'eterna maglietta che porta effigiato Che Guevara. Al corteo partecipano anche professori e personale della scuola in rappresentanza. Ci sono anche mamme che portano i figli scolari. Tra i manifestanti appare Walter Veltroni che stringe la mano a Di Pietro (an- che questo sarà un miracolo del corteo) e dice: «Il mondo della scuola chiede che ci siano decisioni ispirate veramente ad una riforma e a un rinnovamento: qui ci sono solo tagli». Fa capolino anche Bertinotti che da una vita non si vedeva a un corteo. Alle undici giunge a Piazza del Popolo. Parlano i leader delle tre organizzazioni sindacali. «Continueremo a fare un'opera costante di informazione. Il governo deve riorganizzarsi con i sindacati», dice Raffaele Bonanni della Cisl, mentre Guglielmo Epifani (Cgil) non esclude il ricorso al referendum contro la riforma Gelmini: «È uno degli strumenti, ma non la via maestra che per noi resta la lotta sindacale ». Meno agguerrito Luigi Angeletti (Uil): «Bisogna evitare la strumentalizzazione politica, altrimenti a pagare saranno coloro che stanno manifestando ». È stato l'Inno dei Mameli a chiudere la manifestazione, intonato dalla banda di Falerna in provincia di Catanzaro. Poi, per molti il tutto si è trasformato in gita, almeno finché il tempo l'ha consentito. Almeno centomila persone hanno attraversato la capitale, con cartelli contro la riforma della scuola Momenti di forte tensione quando i manifestanti hanno raggiunto la sede del ministero dell'Istruzione la protesta Altra giornata di passione con studenti, professori e famiglie in piazza. Non manca però chi va controcorrente e resta in aula: «Non vogliamo manifestare contro noi stessi» I manifestanti che hanno protestato ieri davanti al ministero della Pubblica Istruzione a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO/DRN
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da "Avvenire"
del 31-10-2008)
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CRONACA 31-10-2008 le proteste Milano, città bloccata dai cortei studenteschi DA MILANO NELLO SCAVO T rentamila secondo una stima ufficiosa della questura, 200mila per gli organizzatori. Di certo erano abbastanza per farsi sentire da tutta la città di Milano, ancora una volta paralizzata dalla mobilitazione «no-Gelmini». In parecchi casi, con picchetti e veri blocchi, i manifestanti sono riusciti ad avere la meglio sui molti studenti a cui è stato impedito di mettere piede a scuola, come denunciano i ragazzi del liceo Carducci di Milano a cui è stata letteralmente sbarrata la via d'ingresso. Scolari, insegnanti e genitori delle scuole e delle università sono partiti prima delle 10 del mattino da largo Cairoli. In testa al corteo i rappresentanti di Rete Scuole, accompagnati da bambini e genitori. Subito dopo le organizzazioni sindacali con le loro bandiere e gli studenti medi guidati dal coordinamento dei collettivi. Tra cori e slogan la giornata è andata avanti senza farsi mancare un paio di scazzottate e lo strascico di scritte sui muri che hanno finito per imbrattare perfino il teatro alla Scala. Qualche momento di tensione nel pomeriggio, quando alcuni ragazzi dei centri sociali («non c'entrano nulla con le assemblee degli studenti, noi non li vogliamo», hanno puntualizzato gli universitari della Statale) hanno paralizzato la centralissima via Torino tendendo un cavo d'acciaio da un lato all'altro della strada e bloccando il transito dei mezzi pubblici. A viso coperto alcuni di questi giovani hanno poi lanciato petardi contro gli agenti di polizia. Tra piazza Duomo e piazzetta Reale c'è stata poi un violento corpo a corpo tra due diciassettenni di estrema destra e loro coetanei dei centri sociali. I due ragazzini di destra, che non partecipavano al corteo ma 'presidiavano' il luogo di maggiore affollamento, si sono scontrati dopo che un minorenne, che mostrava orgogliosamente una croce celtica, ha estratto un coltello minacciando i coetanei. Portato in commissariato, il ragazzo sarà indagato per possesso di arma. Intanto un gruppo di almeno duemila studenti si è staccato da Piazza Duomo per injscenare un'improvvisata assemblea di fronte al Palazzo della Borsa. Non sono mancate invece le manifestazioni «pro Gelmini »: un gruppo di circa 20 studenti di Azione Universitaria, vicina ad An, ha raggiunto il Rettorato della Statale per consegnare un documento in cui si dichiara l'adesione al Decreto Gelmini contestando «il baronato di sinistra». Manifestazioni e cortei anche in molte altre città italiane. A Genova la protesta degli universitari e delle scuole superiori si è unita con quella delle scuole elementari e dei Cobas. I manifestanti hanno poi occupato i binari della stazione ferroviaria di Piazza Principe. A Bologna diverse migliaia di studentisi sono concentrati in piazza Nettuno e in piazza Maggiore, dove ci sono stati brevi tafferugli. A Brescia i manifestanti hanno occupato la stazione ferroviaria. Stessa cosa a Firenze, dove un centinaio di giovani, tra studenti e aderenti ai centri sociali, ha occupato per circa mezz'ora alcuni binari a Campo di Marte. Coinvolte tutte le principali città italiane, dove anche ieri si sono verificate situazioni difficili con le forze dell'ordine
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da "Voce d'Italia, La"
del 31-10-2008)
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da "Voce d'Italia, La"
del 31-10-2008)
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
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Novara, è in stato di fermo l'uomo di 30 anni che preso da raptus si è scagliato sul genitore e poi sulla madre che era intervenuta. La donna è in gravissime condizioni
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Cronaca SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Cronaca Stop al bullismo Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa TRAGEDIE FAMILIARI Uccide il padre a coltellate e ferisce gravemente la madre Novara, è in stato di fermo l'uomo di 30 anni che preso da raptus si è scagliato sul genitore e poi sulla madre che era intervenuta. La donna è in gravissime condizioni Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (26 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 13:04:13 - fra un paio d'anni avremo tutti tornei sulla terra rosì ci "divertiremo" un casino stanno rompendo i[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:49:45 - un'altra occasione per prenderci per il .... ma stanno esagerando. prima o poi le scimmiette pronte [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:48:10 - E' assurdo arrivare a dover multare le assenze dei parlamentari perchè non si presentano in aula, NO[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:46:45 - ma perchè continuano a uniformare le superfici?poi si lamentano che oggi sono tutti pallettari e nes[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:45:54 - Incredibile.... certo uniformare le superfici è giusto, ma io le uniformerei al Carpet. Cioè i torne[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:41:38 - Per i deputati ed i senatori esiste una etica professionale ? Quale è la deontologia di colui che ra[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:38:15 - spero che sia solo una gran bufala. altrimenti e' una pessima notizia...[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec tistiche-->
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Diedero fuoco a due auto per bloccare il traffico, poi spararono una decina di colpi. Gli indagati sono accusati tra l'altro di associazione a delinquere e porto abusivo di armi da guerra
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La situazione meteo non migliorerà per i prossimi dieci giorni. Condizioni critiche nel porto di Sestri Levante dove una ventina di imbarcazioni sono affondate, ancora nubifragi a Roma
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I nubifragi che hanno interessato soprattutto Roma e l?hinterland nelle ultime ore hanno visto presenti circa 130 volontari che hanno eseguito oltre 60 interventi. Continuano poi gli interventi della Protezione civile regionale sull?isola di Ponza, che assieme a ai comuni di Roma e Guidonia hanno inviato alla Regione la richiesta dello stato di Calamità naturale. Parte dell?abitato è ancora senza acqua. I tecnici del genio civile, assieme ai volontari, sono al lavoro per permettere il ripristino della fornitura idrica e per verificare la sicurezza delle strade dell?isola. Una tromba d?aria si è abbattuta nella notte a Raffadali (Agrigento): alberi sradicati, tetti scoperchiati, cassonetti della spazzatura rovesciati, un?auto schiacciata, fili e pali della luce divelti. Allagamenti sparsi per tutta la città a Bergamo, mentre due grosse frane sono cadute nelle valli bergamasche ad Avolasio, frazione di Vedeseta, e a San Pellegrino, dove una parte dell?area verde adiacente il marciapiedi della strada principale, quasi all?altezza della diga si è staccata ed è finita nel fiume Brembo. Stato di allerta per tutto il territorio toscano, da mezzogiorno di oggi fino alla stessa ora del 1 novembre. Tetti scoperchiati e danni alle auto, strade interrotte per la caduta di alberi (a Pavullo è caduta una quercia secolare alta 30 metri) si sono avute nelle province di Piacenza Parma, Reggio Emilia, Bologna e Ravenna. I picchi di pioggia più significativi nelle ultime 48 ore si sono verificati soprattutto sul crinale appenninico centro occidentale: sull?Appennino bolognese dove sono caduti tra i 150 e 230 mm di pioggia, su quello modenese sono state registrate punte di 200 mm di pioggia. Vento e pioggia hanno provocato disagi e danni soprattutto nelle Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ravenna. In tutto il paese la situazione nei prossimi giorni peggiorerà. "Lunedì tornerà il maltempo con una nuova perturbazione - ha detto il climatologo del Cnr, Giampiero Maracchi -. è questa la tendenza degli ultimi dieci anni. Il dato da sottolineare è che per tutto ottobre non è piovuto e che in un giorno solo sono caduti 120/130 millimetri di acqua: quanto di solito ne cade in un mese solo. L?effetto - ha spiegato lo studioso - delle alte temperature registrate nelle ultime settimane e dei cambiamenti climatici". IL METEO Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (26 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 13:04:13 - fra un paio d'anni avremo tutti tornei sulla terra rosì ci "divertiremo" un casino stanno rompendo i[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:49:45 - un'altra occasione per prenderci per il .... ma stanno esagerando. prima o poi le scimmiette pronte [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:48:10 - E' assurdo arrivare a dover multare le assenze dei parlamentari perchè non si presentano in aula, NO[...] "Non ha votato, onorevole? 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da "Blogosfere"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ott 0831 Blocco studentesco e collettivi, la verità senza Cossiga: l'Onda di Concita e Grillo primadonna Pubblicato da Eleonora, Blogosfere Staff alle 10:16 in Italia L'Onda è ovunque, almeno quanto il caos dell'informazione che in questi giorni divide et impera. Il puzzle delle proteste anti Gelmini che Concita De Gregorio compone sull'Unità di oggi racconta un corteo fluido che si è riversato sulle piazze in nome della tutela del lavoro e del diritto a un'educazione libera dalle logiche del profitto. Intanto l'opinione pubblica si spacca su quanto accaduto a Piazza Navona. Su YouTube circolano i video degli attacchi; Oliviero Beha parla di scontri voluti, Antonio Di Pietro è solidale con i manifestanti, CasaPound pubblica la sua versione, Micromega propone un'altra testimonianza e i collettivi antifascisti caricano online le provocazioni del Blocco Studentesco. Il problema rimane: i fatti non sono chiari, le versioni strumentalizzate dalla politica, ancora una volta. E nomediaset ci porta qualche esempio dal TG5. Dopo chiacchiere e una seconda puntata di Annozero dedicata alla scuola, porta chiarezza l'analisi di Maddalena Balacco su Giornalettismo che scrive: "Su cosa sia successo davvero in piazza ci sono pochi dubbi: due gruppi di idioti se le sono date di santa ragione. Chi ha iniziato? In piazza, gli “antifascisti” (youtube parla chiaro), fuori dalla piazza, pare, blocco studentesco. In realtà conta molto poco, come poco conta la tesi dell?infiltrato smontata - una fonte su tutti, e non certo tacciabile di fascismo - da Repubblica.it che rapidissima ha beccato il fantomatico poliziotto 21enne alla faccia del Corriere, il cui titolo blandiva l?ipotesi complottista". Proprio lui, quello che senza casco e con spranga in mano parlottava con i poliziotti è Alberto Palladino, 21 anni, attivista di Casa Pound intervistato da Repubblica.it. Qui mostra il video incriminato su YouTube e spiega la dinamica dei fatti: è di Blocco Studentesco, non è stato l'ultimo a salire sulla camionetta della polizia ed è stato fermato dalle forze dell'ordine. Palla al centro. E i collettivi de sinistra invece? Perchè hanno fatto scalpore (o colore) soltanto le foto del Blocco? Erano troppo belle le spranghe tricolore per scattare qualche foto anche dall'altra parte? Chi era di fronte a loro? A parte il video di CasaPound (che ahimè, non possiamo considerare una fonte super partes) non ci sono altre testimonianze. Nessuno esce innocente dalla manifestazione, nemmeno Kossiga che rispolvera con orgoglio i tempi di Giorgiana Masi o Roberto Maroni , che assicura l'intervento della magistratura contro chi deciderà di occupare le scuole. Il governo non sente ragioni, Berlusconi si limita a giudicare la sinistra scandalosa, nonostante alcuni degli studenti in piazza (quelli occupanti e facinorosi) siano ben più a destra della sua coalizione. Ma è più semplice non ascoltare, ignorare le folle in strada, il referendum di Veltroni e i precari della ricerca (i cervelli in fuga che i nostri governi si impegnano tanto a trattenere, per intenderci). Altre versioni che si accavallano su Beppe Grillo. A Bologna è stato pesantemente contestato dagli studenti, scrive il Corriere, perchè non volevao primedonne. A Nino Luca Grillo spiega che le contestazioni ci sono state, ma senza violenza come ha scritto la stampa di regime. Grillo riconosce che la manifestazione non è sua, per cui si accoda ai ragazzi e ricercatori che gli prstano anche un camice per sfilare nel corteo in mezzo a loro. E sul suo sito il comico blogger passeggia sotto i portici di strada Maggiore osannato dalle folle in protesta (qui il video). In quali media stat virtus? (immagine di dukes)
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La bella attrice ha debuttato sul grande schermo con 'High School Musical 3': ’’Siamo tutti più maturi come attori e il film avrà un suono multidirezionale’’
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Nonostante la decisione della Boj di tagliare, per la prima volta da 7 anni, i tassi nipponici, la borsa di Tokyo scivola del 5,01% sotto i 9.000 punti. L’indice Nikkei, ha chiuso con una perdita di 452,78 punti, a quota 8.576,98
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Taiwan e Seul però avanzano rispettivamente del 3,99% e del 2,61%. In India Mumbai guadagna il 6,9%. LE BORSE EUROPEE Partenza contrastata per le principali borse europee, sulla scia dei listini asiatici. Londra in avvio guadagna lo 0,12% e Francoforte perde lo 0,27% HONG KONG La Borsa di Hong Kong ha perso il 4,94 per cento nella seduta odierna, caratterizzata dalla corsa degli investitori a incassare i benefici dopo il forte rimbalzo degli ultimi giorni, secondo gli agenti di Borsa. Alle 7.42 (ora italiana) l?indice Hang Seng ha registrato la perdita di 708,04 punti, pari al 4,94 per cento scendendo a 13.621,81 punti. Piazza Affari in tempo reale - piazze europee, una seduta contrastata Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (26 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 13:04:13 - fra un paio d'anni avremo tutti tornei sulla terra rosì ci "divertiremo" un casino stanno rompendo i[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:49:45 - un'altra occasione per prenderci per il .... ma stanno esagerando. prima o poi le scimmiette pronte [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:48:10 - E' assurdo arrivare a dover multare le assenze dei parlamentari perchè non si presentano in aula, NO[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:46:45 - ma perchè continuano a uniformare le superfici?poi si lamentano che oggi sono tutti pallettari e nes[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:45:54 - Incredibile.... certo uniformare le superfici è giusto, ma io le uniformerei al Carpet. Cioè i torne[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com12:41:38 - Per i deputati ed i senatori esiste una etica professionale ? Quale è la deontologia di colui che ra[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"12:38:15 - spero che sia solo una gran bufala. altrimenti e' una pessima notizia...[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Milano, alla cerimonia anche Barroso e Letizia Moratti. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine, ma per ora non ci sono contestazioni
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Politica SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Cronaca Stop al bullismo Politica Esteri Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa SCUOLA E UNIVERSITA' Napolitano incontra i bocconiani: "Presidente, serve una riforma vera" Milano, alla cerimonia anche Barroso e Letizia Moratti. Imponente lo schieramento delle forze dell?ordine, ma per ora non ci sono contestazioni Milano, 31 ottobre 2008 - Il presidente della Repubblica è oggi a Milano per l'inaugurazione di un nuovo edificio dell'università Bocconi. “Riceverò una rappresentanza degli studenti che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”, ha dichiarato il capo dello Stato a margine della cerimonia. ll presidente è arrivato alle 10.50 alla cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio della Bocconi, preceduto di una mezz'ora dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “Genitori per la scuola pubblica” e “Contro la privatizzazione del sapere”. Le universitarie lanciano anche alcuni slogan contro la privatizzazione della scuola, sotto una bandiera della pace. Imponente lo schieramento delle forze dell?ordine, oltre a diversi furgoni di polizia e carabinieri sono presenti in maniera visibile gli uomini dell?anti-terrorismo, supportati da tiratori scelti e unità cinofile. L?intera area è stata transennate. Nelle prime ore di questa mattina si era sparsa la voce di un possibile arrivo alla cerimonia del ministro Mariastella Gelmini, voce subito smentita ma che aveva creato un certo allarme: sarebbe stato a quel punto prevedibile l?arrivo degli studenti in mobilitazione, che in queste ore stanno tenendo alcune lezioni all?aperto nel centro cittadino. LE LETTERA DEGLI STUDENTI Il presidente ha ricevuto alcuni studenti dell?Università Bocconi prima dell?inizio della cerimonia del nuovo anno accademico. A Napolitano gli studenti hanno consegnato una lettera-appello. Le forze politiche, scrivono in sostanza, devono affrontare in modo organico la questione universitaria, aprendo un dibattito che porti "a una riforma profonda del sistema vigente, migliorando l?organizzazione e l?efficacia degli istituti di ricerca e promuovendo la piena realizzazione del diritto allo studio". Il presidente ha incontrato brevemente quattro studenti, Antonio Carboni, Andrea Tell, Luce De Vecchi e Luca Sintoni. "Il sistema universitario italiano è in profonda crisi - scrivono gli studenti - è necessario intervenire con una profonda riforma delle regole, ma siamo contrari a intraprendere un percorso del genere cominciando dalla ?dietà forzata della legge 133". Gli studenti auspicano che la ripartizione delle risorse dell?università sia vincolata a criteri che tengano conto dei risultati raggiunti. Chiamano inoltre in causa gli intellettuali che "hanno spesso interpretato il proprio ruolo in maniera opportunista e conservatrice. Auspichiamo una maggiore assunzione di responsabilita" da parte della classe docente, tramite l?adozione di criteri più rigorosi per la selezione e l?avanzamento di carriera". I bocconiani infine bocciano "la prevaricazione del diritto allo studio da parte di alcune minoranze. Il tentativo in atto in alcuni atenei di interrompere lo svolgimento delle attività didattiche, se non condiviso, è lesivo della libertà individuale e inadeguato a rispondere all?emergenza universitaria". L'INCONTRO CON I RETTORI Nel pomeriggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano incontrerà alle 16.30 all?Università Statale di Milano, i rettori degli atenei del Nord Italia. L?incontro era già previsto ma non era stato ufficializzato fino a questa mattina. L'APPELLO DELLA RETE DEGLI STUDENTI La Rete degli Studenti Medi invita in una nota il presidente della Repubblica ad “allargare gli incontri al mondo della rappresentanza studentesca e delle organizzazioni studentesche che sono impegnate in questi giorni nelle proteste per approfondire il confronto sui temi e le ragioni degli studenti impegnati nella difesa della scuola pubblica”. LA PROTESTA Roma invasa. Maroni: "Denunciato chi occupa"IL MAXICORTEO DI ROMA - LA VISITA DEL CAPO DELLO STATOPolizia per fermare le occupazioni? - Giuste le proteste studentesche? 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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il consiglio dei ministri approva un decreto legge sull'emergenza rifiuti: "Soldi a chi ricicla". Prestigiacomo: "Le norme anti writers inserite in un emendamento al decreto sulla sicurezza"
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Siccome il ruolo del Governo è quello di individuare le modalità di smaltimento ma non quello del prelievo dei rifiuti - ha detto - abbiamo previsto nel dl che chi non rispetta le norme, che quei sindaci che non fanno il loro dovere possono essere commissariati con un decreto del ministero dell?Interno. Si tratta - ha aggiunto - di una norma importante e severa che vuole far assumere responsabilità amministrazioni comunali”. Ma la responsabilità deve essere anche dei cittadini. “Abbiamo verificato che in certe situazioni, una volta tolta la spazzatura dopo 6-7 ore se ne accumula di nuova anche di quella ?pesante? con frigoriferi, lavatrici... Fino ad ora era prevista solo una multa irrisoria. Ora, per chi viene colto in fragrante è possibile una condanna da 6 mesi a tre anni”. L?arresto è però previsto in questo momento solo in Campania e poi varrà per tutte le regioni “in cui c?è una dichiarazione di stato d?emergenza”. Con il decreto che ha ricevuto oggi il via libera del Cdm si “consente a tutti i cittadini di sviluppare in modo autonomo il riciclo dei rifiuti casalingo. Oggi si deve consegnare il materiale da riciclo ad aziende municipalizzate. Poiché in Campania non funzionano al meglio, torniamo a quando noi restituivamo le bottiglie di vetro vuoto. I cittadini potranno direttamente consegnare alle piattaforme i rifiuti e ricevere un piccolo compenso economico. E? una cosa estremamente importante che agevolerà il problema raccolta differenziata”. E? quanto ha spiegato in conferenza stampa a Palazzo Chigi Guido Bertolaso, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Bertolaso ha poi illustrato un?altra norma, per prevenire alcune “polemiche: da quando il presidente del Consiglio ha detto che la Regione era stata ripulita, qualcuno si è divertito ad andare in giro a trovare cumuli di rifiuti. Come detto da alcuni ministri, si trattava di rifiuti speciali che non potevano essere presi dall?esercito o dalle altre organizzazioni che raccolgo quotidianamente la spazzatura perché potevano contenere materiale pericoloso e per il quale sono previste una serie di passaggi importanti, ma che possono ritardare il prelievo di questa spazzatura. Con la norma che è stata prevista, il sottosegretario e le forze armate che stanno lavorando e tutti quelli che hanno un compito per la rislozione del problema sono autorizzati a prendere questi rifiuti speciali, a portarli via da periferia e campagne, da sempre discariche a cielo aperto, a trasferirli in piazzole controllate a norma e lì selezionare, l?amianto dai copertoni e dagli olii residui, per poi mandarli allo smaltimento secondo le norme previste dalla legge”. ”Il problema dell?emergenza vera e propria è sotto controllo - ha concluso - si tratta ora di consolidare la situazione con una serie di misure per evitare di trovarsi in futuro di fronte a difficoltà creata da una cattiva gestione dell?attività ordinaria di smaltimento”. WRITERS Le norme antiwriters (un inasprimento delle sanzioni per chi imbratta i muri) non sono nel decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Lo rendono noto i ministri Prestigiacomo, La Russa e Ronchi. Il ministro dell?Ambiente Prestigiacomo afferma che "e norme antiwriters verranno inserite con un emendamento parlamentare al decreto legge sicurezza in discussione in Parlamento". Il ministro della Difesa La Russa è più morbido: "è soprattutto un problema culturale. Dobbiamo coinvolgere i giovani e convincerli a non imbrattare i muri. Altrimenti diventerà una storia di guardie e ladri fra chi scrive e chi cancella". La Russa e Ronchi affermano che An ha manifestato il proprio assenso al decreto legge senza la norma antiwriters. Nel Consiglio dei Ministri di Napoli i ministri Matteoli, Prestigiacomo e Maroni espressero perplessità su alcuni contenuti del decreto legge, ottenendo il rinvio. FOTOSTORY L'emergenza rifiuti in CampaniaGiusto l'arresto per chi abbandona rifiuti? - Writers, arte o vandalismo?VERONA Blitz dei carabinieri contro i graffitari Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (130 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) "Non ha votato, onorevole? 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da "KataWeb News"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il governo: "Piazza Navona? Equilibrato l'operato della polizia" 31 ottobre 2008 alle 10:58 — Autore: — 4 commenti "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
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da "Blogosfere"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ott 0831 Legge Gelmini e scuola pubblica: tutto da buttare? Pubblicato da Valentina, Blogosfere staff alle 11:34 in ScienzaSalute & Dintorni Nonostante le proteste che dal Nord al Sud hanno mobilitato la scuola pubblica, il decreto Gelmini è stato approvato in Senato. La scuola pubblica che fine farà? Lo scopo della scuola è la formazione della persona prima di tutto, la formazione dei cittadini che prenderanno le scelte del domani, ad esempio... quanto si parla di ambiente nelle scuole? "L'intersezione tra scuola e cultura ambientale è qualcosa che si avvicina molto all'insieme vuoto", commenta il "nostro" blogger-insegnante Marco Pagani di Eco Alfabeta. Ma qual è la colpa della suola pubblica? Quella di essere totalmente estranea e irriducibile al mercato. La scuola serve a capire il mondo e ad abitarlo da cittadini, ma insegna solo marginalmente a produrre, vendere e consumare, ergo è abbastanza irrilevante per l'economia continua Eco Alfabeta. Ma per un Paese investire nella scuola e nella cultura è importante, come si legge dai commenti al post di Eco Alfabeta: "La cultura sa che certe cose sono meglio di altre: la raccolta differenziata, l'energia rinnovabile, la sobrietà, un buon libro, certi comportamenti civili e virtuosi, tolleranza, e cosi via. L'ignoranza crea inceneritori, scorie radioattive che non si sa dove mettere, CIP6, inutili infrastrutture, derivati, crescita infinita". Per questo, in un momento di forte crisi e recessione economica per il nostro Paese, l'ultima cosa da fare probabilmente è tagliare i fondi della scuola. Ad esempio, secondo Federico Rampini, è stato l'investimento di Cina e India nella cultura e nella scuola a farle emergere dalla crisi. Ma possibile che di un decreto che rivoluziona la scuola e l'università in tutti i suoi punti essenziali non ci sia nulla di accettabile? Si chiede Emanuela Zerbinatti del blog Arte e Salute. Una cosa positiva della legge è che "da quest'anno, nel dare i voti a uno studente si dovrà tener conto di eventuali disturbi dell'apprendimento". Ciò non significa che agli alunni dislessici si faranno sconti, ma che da oggi i metodi di insegnamento e di valutazione dovranno tenere conto delle diverse necessità di chi è affetto da questi disturbi e stiamo parlando di 350.000 alunni dai 6 ai 18 anni, che a causa di una disfunzione neurobiologica riguardante le funzioni legate al processo di lettura, scrittura e calcolo incontrano notevoli difficoltà con un metodo di insegnamento tradizionale, ma non avrebbero alcun problema con specifici accorgimenti. Tuttavia, in una scuola come quella di oggi impostata su un metodo unico a cui tutti indistintamente devono adeguarsi, i colpiti da dislessia o altri disturbi dell'apprendimento non riescono ad acquisire le informazioni che vengono date. Per saperne di più continua su Arte e Salute
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da "Articolo21.com"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca di una giornata di "ordinaria" democrazia di Bruna iacopino Treno Firenze-Roma. Arrivo a Termini alle 10.30, il concentramento era previsto per le 9.30 a Piazza Esedra. Se faccio una corsa magari li raggiungo. All?uscita della stazione c?è un minicorteo che si sta preparando a partire, parola d?ordine: stare compatti, controllare l?esterno. Gli incidenti dell?altro ieri a Piazza Navona costringono a stare all?erta. Supero lo sparuto drappello per dirigermi verso Piazza Esedra e lo spettacolo che mi trovo davanti è quello di una folla gigantesca... che a malapena la piazza riesce a contenere, senza contare che una buona parte del corteo è già defluita e si sta dirigendo verso piazza del Popolo. Un mare sconfinato di colori, palloncini, striscioni e cartelli di tutti i tipi, campeggia sulle teste della gente, giunta per l?occasione da tutta Italia: 9 treni speciali, centinaia di autobus e mezzi propri. Camminando, a stento, in mezzo alla folla, quello che colpisce è l?estrema eterogeneità dei volti, due generazioni a confronto, padri e figli uniti in un unico corteo, vicini nel tenere lo stesso striscione, o semplicemente accanto a parlare a scambiarsi idee, in maniera libera e aperta. Parte un coro intonato dai ragazzi, genitori e insegnanti si accodano anche loro parte di quell?onda anomala che ha scosso l?Italia e ieri si è compattata, per dire che c?è, che esiste, che ha una voce e un pensiero che sono liberi e indipendenti da qualsiasi strumentalizzazione politica: “L?università italiana non ha un prezzo, per tutto il resto c?è Mastercard” ironizza un cartello, su un altro lungo striscione è citato l?articolo 33 della Costituzione, come a ricordare alla classe politica al potere che oltre alla protesta della piazza c?è anche una Costituzione, quella italiana, che molte volte, nelle decisioni, viene messa in secondo piano. Il Corteo procede a rilento con lunghe fermate, strade intasate e traffico in tilt. Qualcuno si affaccia al balcone e appende cartelli con su scritto “ No ai tagli alla scuola”. Dalla folla applaudono e invitano a scendere giù a manifestare insieme. Un campanaccio e uno strillo con marcato accento campano attirano l?attenzione, compare un signore sulla sessantina, con indosso un curioso cappello a punta, da strega e un grembiule, agita il campanaccio e chiede contributi per i grembiulini da distribuire ai bambini. Quando mi trovo all?altezza di piazza Barberini, i comizi a Piazza del Popolo sono già iniziati da un pezzo, ci sono i leader sindacali che parlano ad una piazza già affollata di gente, solo la testa del corteo. Continuo speditamente, non ne vengo a capo: prima di raggiungere la meta finale passerà ancora un?ora abbondante, imbocco una stradina stretta anch?essa invasa da gente e lì, l?onda si materializza realmente, ragazzi e insegnanti, un gruppo abbastanza nutrito e coordinato già alla partenza inscena una hola da stadio. Ad un segnale convenuto la gente si accovaccia a terra e poi si alza mettendosi a saltare. Poco più avanti una clava batte pesantemente su un tamburo e da il via a nuovi cori e spinta a tutta la marcia, i volti si aprono in un sorriso. E si continua. “ – Stella + Maria” strilla un ragazzo fermo sul marciapiede, due insegnanti sorridono: “ Carina questa” dice l?una all?altra, probabilmente senza aver capito a fondo l?allusione. Maestre agguerrite invocano il nome del Ministro Gelmini, di Berlusconi, Tremonti e Brunetta e in coro strillano “Bocciati”; qualcuno di memoria un po? più lunga ricorda i tempi in cui il premier parlava dei comunisti come di quelli che mangiavano i bambini e scrive: “ I comunisti mangiavano i bambini, Berlsusconi anche le maestre”. Passiamo davanti all?Accademia di Francia, dal balcone aperto non si affaccia nessuno, ma c?è un altro cartello, “ Siamo tutti con voi… genitori anche noi”. E via verso la Piazza che ormai freme, si incendia dietro gli interventi, strilla. Da Piazza Navona proviene un suono di tammorra e una ragazza intona “Brigante se more” adattata al contesto scuola. Dietro ci sono i ricercatori precari muniti di camioncino, i loro colleghi dell?università stanno nel frattempo davanti al Ministero dell?Istruzione; come avevano annunciato, loro, al corteo non hanno preso parte, hanno creato uno spezzone separato e sono andati dritti sul “luogo del delitto”. Prima di Piazza del Popolo mi trovo a contatto con uno striscione tenuto da insegnanti meridionali, quelli che Bossi vorrebbe mandar via dalle scuole del nord. “Veniamo da Benevento”. Mi dice la signora Anita, insegnante di inglese alle elementari, laureata all?Orientale. “ Delle insegnanti di inglese specializzate ormai sono rimasta solo io nella mia scuola… non c?è più spazio per la qualità nella scuola pubblica e questi tagli non puntano ad un miglioramento”. Ha una voce appassionata Anita, è partita alle 5.30 insieme ad altre 300 persone per un totale di 4 pulman. “ Le scuole oggi sono tutte chiuse a Benevento, un segno importante da parte della città, chi non è potuto venire ha comunque deciso di fermare la didattica”. E? un discorso di qualità dell?insegnamento, insiste la maestra, l?imposizione del maestro unico è un?involuzione per la scuola elementare, quando invece con la presenza di insegnanti diverse è cresciuta non solo la qualità dell?insegnamento ma anche la qualità del rapporto bambino-insegnante. Lascio Anita al suo striscione e a spinte mi faccio largo verso la piazza traboccante. Gente arrampicata ovunque. Arrivo giusto in tempo per la conclusione del comizio, parte l?inno nazionale. In lontananza, arrampicato su un muretto, un ragazzo con la maglietta rossa del Che canta a squarciagola con la mano destra poggiata sul cuore. Mi inoltro fra la gente cerco i volti, le particolarità. Alla mia destra si materializzano quattro fasce tricolore, un gruppetto compatto accanto, mi avvicino a uno di loro. “ Siamo sindaci della provincia di Potenza”. A parlare è Antonio Fanelli sindaco di Trivigno, 700 anime sperdute in montagna. “ La nostra scuola che ha meno di 50 alunni è una di quelle che verranno chiuse, con enormi disagi: aumenteranno le spese per i trasporti, per l?adeguamento delle strutture, il tutto di fronte a finanziamenti inesistenti, e comunque a carico delle regioni e degli enti locali.” A specificare la questione interviene il sindaco di un altro piccolo paese, Nicola Galluzzi di Castelmezzano: “ Con il decreto legge n.154 del 7 ottobre 2008, si prevede il commissariamento delle regioni inadempienti in merito alla ridefinizione proposta per il sistema scolastico e quello sanitario e si stabilisce che tutti gli oneri siano di competenza delle regioni e degli enti locali. La nostra sarà una regione polverizzata, perché non ha queste capacità. I presidi scolastici di molte piccole realtà verranno aboliti, si sta azzerando un diritto fondamentale.” Per questo anche loro ieri stavano in piazza, per questo hanno sfilato in corteo, per questo “faremo dei Consigli comunali congiunti, aventi lo stesso ordine del giorno il cui resoconto verrà mandato come richiesta al Presidente della Repubblica. Nel frattempo anche L?ANCI dei piccoli comuni si sta mobilitando”. Tutti di centrosinistra? Chiedo. Annuiscono con la testa, come bambini colti in flagrante. A salvarli dall?imbarazzo un insegnate fiorentino: “ Io sono di destra e ho votato a destra alle ultime elezioni, eppure sono qui anch?io a manifestare e come me ci sono altri colleghi che conosco bene e stanno qui.” I motivi? Chiedo. “ Tagliare 140.000 posti di lavoro in tre anni, è una macelleria sociale!” Si indigna, “Quando sparisce la scuola, sparisce anche lo stato!”. “ Siamo in tanti, e adesso vediamo se non ci stanno a sentire. Lo scriva se ne ha il coraggio!” Mi strilla in faccia un insegnante di Foligno, non faccio in tempo a rispondere che già si è immersa nella folla. Siamo in tanti, anzi in tantissimi, un milione e passa di persone grida un megafono, la gente esulta. Lo sapevamo. “ Ci sono pulman che sono rimasti bloccati sul raccordo, molta gente non è nemmeno riuscita ad arrivare per tempo”. Mi dicono altre insegnanti di Pistoia, testimoni oculari dei fatti. Solo dalla Toscana erano attese 15.000 persone. Alcuni dal raccordo hanno raggiunto piazza Esedra con i mezzi pubblici. Il Sound system lancia le note di Caparezza, i ragazzi cominciano a saltare, è un momento di festa collettivo, ballano anche le maestre con i loro sandwiches di cartone appesi, sul retro nome cognome anni di servizio, precarietà. Forbici ovunque, “il futuro non si taglia”. Sono le 14.00 la gente continua ad affluire senza interruzione, altri già si allontanano, li aspetta il lungo viaggio di ritorno. La giornata è stata clemente, non una goccia di pioggia prima delle 16.00, quando ormai Termini è invasa dai manifestanti che vogliono tornare a casa. Stazione in tilt, ritardo su tutti i treni in arrivo e in partenza: i trasporti non ci hanno graziati. Il treno diretto a Firenze si riempie nel giro di un attimo. “Treno occupato” grida un ragazzo al megafono, neanche l?ombra di un controllore. Tutti solidali? Anche le forze dell?ordine si sono tenute ben nascoste durante tutto il tempo. Qualche faccia solo ai lati riparati della Piazza. Anche loro osservano divertiti la folla festante e pacifica che ha invaso Roma per un giorno intero e ha urlato la sua voglia di democrazia. PASSA IL DECRETO. ESTREMA DESTRA ALL'ATTACCO – di Bruna Iacopino / PIAZZA NAVONA: UNO SCONTRO VOLUTO- di Giuliano Santelli / IL RACCONTO IN AUDIO / IL COMUNICATO DELL'UDU / GLI INTERVENTI IN AULA QUESTA MATTINA /I COLLETTIVI UNIVERSITARI LANCIANO APPELLO PER IL 14 NOVEMBRE / STUDENTI E GENITORI LANCIANO LA PETIZIONE ON LINE: O CAMBIATE LA LEGGE GELMINI O SPEGNIAMO MEDIASET / DAGLI ATENEI: INDIPENDENZA DI PARI PASSO CON ANTIFASCIAMO / IL COLPO DI GONG DEGLI STUDENTI ITALIANI- di Fulvio Fammoni
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da "Varesenews"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Saronno - Corteo serale tra accendini e striscioni organizzato dalle scuole materne ed elementari della città contro il decreto Gelmini: ?Pioggia impietosa, dovevamo essere molti di più, ma siamo soddisfatti? Il maltempo non ferma la fiaccolata. In 300 tra genitori e insegnanti Bambini, maestre, genitori. Nonostante la pioggia battente, quasi 300 persone hanno partecipato alla fiaccolata contro il decreto Gelmini, approvato mercoledì dal Senato a Roma. Ancora una volta, fulcro dell?iniziativa varesina è la città di Saronno: nella serata di giovedì i protagonisti non sono stati gli studenti delle scuole superiori (che comunque nel pomeriggio hanno manifestato a Milano in massa), bensì gli insegnanti e i genitori delle scuole materne ed elementari della città: Pizzigoni, Damiano Chiesa, San Giovanni Bosco, Vittorino da Feltre, Rodari e Ignoto militi. L?iniziativa era organizzata da maestre e genitori che avevano indetto una fiaccolata per le vie del centro città, con tanto di striscioni come ?Gli insegnanti sembran tanti ma servono tutti quanti?, oppure ?Non è certo buona cosa far sparire quello che funziona?, o ancora ?Le nostre maestre sono già uniche?. In testa al corteo anche i bambini, allievi e figli dei manifestanti. Tutto è cominciato intorno alle 9 di giovedì sera, con un tempo davvero brutto. Oltre al primo vero freddo della stagione si era abbattuta sulla città anche una forte pioggia. Diversi i cortei che sono partiti dalle diverse scuole. Il ritrovo è poi avvenuto in piazza Libertà, la piazza principale della città, di fronte al prepositurale San Pietro e Paolo. Qui si è svolta poi una manifestazione pacifica, sotto il controllo degli agenti della polizia locale che hanno scortato in manifestanti per le vicine vie del centro. Qualche coro da parte dei genitori, gli striscioni, e gli accendini come fiaccole. ?Dovevamo essere in molti di più, ma il maltempo è stato impietoso ? spiegano dall?organizzazione -. Proprio per questo però possiamo dire che c?è stata comunque un?alta partecipazione. Siamo proprio soddisfatti. Ora, per le prossime iniziative di protesta ci coordineremo con i sindacati e quello che vorremmo ottenere, visto che ormai il decreto diventerà legge, sarà con i decreti attuativi che sono quelli con cui poi si scontra l?attività che svolgiamo noi maestre tutti i giorni?. » Galleria fotografica: Fiaccolata a Saronno Venerdi 31 Ottobre 2008 Manuel Sgarella
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da "RomagnaOggi.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
31 ottobre 2008 - 11.01 (Ultima Modifica: 31 ottobre 2008) "L'operato delle forze dell'ordine si è ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". E' la precisazione fatta dal sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il Governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona a Roma nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola. Sono una quindicina le persone indagate per porto abusivo d'armi improprie e resistenza a pubblico ufficiale per gli scontri di mercoledì. Il sottosegretario all'Interno ha precisato che gli "scontri più duri a piazza Navona sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista" e che gli agenti non sono intervenuti direttamente per evitare di acuire le ostilità. Palma ha spiegato che in precedenza si erano verificati dei contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma "l'interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli". Dopodichè, ha continuato il sottosegretario, "da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti", evidenziando come "alcuni indossavano caschi di motociclista" e che " invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza". Quindi le forze dell'ordine hanno provveduto a separare i contendenti. Palma ha anche precisato che "non c'erano infiltrati della polizia tra i manifestanti di destra". Giovedì è stato diffuso sul web un filmato degli scontri dove viene indicato un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra. Questi è stato poi ripreso a bordo di un mezzo della polizia, avanzando il sospetto che il giovane fosse un infiltrato della polizia. Il sottosegretario ha rilevato che si tratta di "un giovane del Blocco Studentesco, fermato ed accompagnato in questura, dove è stato identificato e rilasciato" e che "la sua posizione è al vaglio degli inquirenti".
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da "Merateonline.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scuola >> Scuola 31 / 10 / 2008 Merate: il racconto degli studenti del liceo dopo la grande manifestazione. ``Se tagliano i fondi, ammazzano il nostro futuro`` Sono tornati stanchi e bagnati ma soddisfatti. Non si sarebbero mai aspettati un afflusso di persone così elevato tantomeno di incontrare gente preparata e informata su quansto sta accandendo e sulle ragioni della protesta. I rappresentanti di istituto del liceo Agnesi di Merate che giovedì 30 ottobre hanno partecipato alla manifestazione contro il decreto Gelmini a Milano, assieme a qualche centinaio di loro coetanei meratesi e a migliaia di altre scuole, sono decisi più che mai ad andare avanti. L`obiettivo, se le cose non cambieranno, sarà quello di organizzare una manifestazione anche a Merate "perchè qui riusciremo meglio a farci sentire" e continuare a gridare il loro no. La partecipazione al corteo milanese non è stata improvvisata. Nei giorni scorsi, infatti, i ragazzi con volantini alla mano hanno iniziato a raccontare ai loro compagni i cambiamenti in corso, i rischi per la scuola e il suo personale, le categorie vicine al baratro. Poi, mettendo in cima alla loro scala il principio della democrazia, hanno effettuato una sorta di sondaggio classe per classe per capire come sarebbe stata un`eventuale partecipazione alla manifestazione. Salvo qualche caso sporadico, probabilmente una ventina di studenti in tutto, hanno così scoperto di essere compatti nel volere protestare e dire no. Una compattezza che si è mostrata anche fra professori e personale ata, con adesione allo sciopero di "storici" docenti che mai hanno incrociato le braccia durante la loro carriera. I PREPARATIVI Eletti i rappresentanti di istituto, gli studenti non hanno perso tempo e, vagliata l`adesione della maggioranza alla decisione di scioperare, mercoledì nel breve lasso dell`intervallo hanno indetto una veloce ma esaustiva assemblea. "Abbiamo voluto informare i nostri compagni sui punti principali della riforma e della finanziaria" hanno raccontato Edoardo, Gianluca e Giovanni "Già prima delle elezioni di istituto le liste avevano comunque parlato del problema e della necessità di fare qualcosa. Poi nel pomeriggio ci siamo ritrovati e abbiamo preparato gli striscioni da portare in corteo con le scritte "L`Agnesi dice no" e "133 pugnalate al nostro futuro". Il brutto tempo ha rovinato un po` i nostri piani ma non possiamo certo non dirci soddisfatti". VIDEO IL RACCONTO DELLA GIORNATA Come dicevamo raccolte le adesioni, giusto per non fare un torto a nessuno e non prevaricare la volontà della maggioranza, gli studenti dell`Agnesi, che si sono poi incontrati con altri del Viganò, hanno raggiunto le stazioni ferroviarie più vicine attorno alle 8 del mattino. In molti sono partiti da Cernusco, altri da Olgiate e Carnate, altri ancora a Paderno. Punto di ritrovo la fermata della metropolitana "Cairoli". L`arrivo in metropolitana alluscita di Cairoli "Qui ci siamo dispersi anche perchè l`uscita dalla metropolitana era davvero affollata" hanno proseguito Edoardo, Gianluca e Giovanni "poi pioveva ed era tutto ancora più complicato. Il corteo è partito attorno alle 9.30 ma vista la folla le partenze sono state scaglionate. Dopo il primo attimo di dispersione siamo riusciti a ricompattarci con i ragazzi del Viganò e qualche professore del meratese. Abbiamo anche incontrato i rappresentanti del coordinamento per la difesa della scuola e per un po` abbiamo viaggiato compatti dietro i nostri striscioni". L`arrivo in piazza Duomo attorno a mezzogiorno ha aperto lo sguardo su una folla di migliaia e migliaia di studenti, professori, personale docente e anche genitori venuti a dire la loro preoccupazione su questo decreto. Cori, striscioni colorati, maschere, slogan, bandiere e tanta compattezza. I COMMENTI DEL DOPO MANIFESTAZIONE "Quest`anno c`era veramente tanta gente informata a differenza degli anni scorsi. Visto anche il brutto tempo non si è di certo trattato di uno sciopero per saltare la scuola. Anche i professori sono rimasti favorevolmente impressionati da come ci siamo organizzati per informare anche i nostri compagni". Penalizzati dalla mancanza di tempo per organizzare un corteo con tutto quello che, a livello di assistenza di permessi e di forze dell`ordine ne deriva, i ragazzi non hanno avuto alternativa scegliendeo la manifestazione di Milano piuttosto che organizzarne una a Merate. Ipotesi, tuttavia, che non è sfumata ma solamente rimandata. "Penso che nel corso di questi anni non si sia mai verificata un`adesione così massiccia degli studenti del liceo" ha commentato Edoardo "Anche sentendo gli amici universitari che hanno partecipato è stato un vero successo ed è andato tutto bene. Si è trattato di una manifestazione pacifica e tranquilla, con persone bene informate e convinte". "Mai vista così tanta gente in corteo a Milano" gli ha fatto eco Gianluca "Anche contro la riforma Moratti c`era stata una mobilitazione di massa ma non intensa e affollata come questa". "Ritengo che sia stata una bella cosa" ha concluso Giovanni "che oltre a noi studenti ci fossero a sfilare anche professori di diverse scuole, dalle materne all`università, e personale Ata che rischiano davvero di essere i più danneggiati, ancora più degli studenti. Per loro c`è in gioco il posto di lavoro". "Se ci sono dei passaggi nel decreto che possono essere sostenibili" hanno concluso i ragazzi "la maggior parte però ci preoccupa davvero. Se tagliano i soldi all`università, ammazzano il nostro futuro e dunque il Paese". GALLERIA DI IMMAGINI Manifestazione scuole anti-Gelmini Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 31/10/2008 alle 12.44
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da "Panorama.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
- Italia - http://blog.panorama.it/italia - Studenti contro: a Piazza Navona "Scontri iniziati dai giovani di sinistra" Posted By redazione On 31/10/2008 @ 11:22 In Headlines | No Comments Dopo gli scontri in [1] piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell'unità (su tutti i piani: [2] da quella dell'opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell'Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati. Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il [3] VIDEO e le [4] FOTO) di Piazza Navona: [5] il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, in un'informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell'altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c'erano un centinaio di persone del [6] Blocco Studentesco, con un camioncino. "È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona". Prima dell'arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c'erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma "l'interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente" ha sottolineato "il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti". In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. "Quelli del [7] Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia" ha proseguito Nitto Palma "avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l'intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi". Nel frattempo, ha riferito, "da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all'altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza". Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, "ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell'ordine hanno quindi separato i contendenti". Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico all'università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la [8] riforma Gelmini: "Riceverò una delegazione di studenti" ha detto Napolitano "che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni". Guarda le [9] FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:
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da "Panorama.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
- Italia - http://blog.panorama.it/italia - Scuola in piazza: dalle proteste degli studenti alle tensioni del palazzo Posted By redazione On 30/10/2008 @ 19:29 In Headlines, NotiziaHome | 4 Comments [1] La legge-Gelmini segna uno spartiacque, dice Veltroni. Proprio così. E per diverse ragioni. Quelle del [2] segretario del Pd si riferiscono al fatto che la fase politica che si è aperta con le elezioni dello scorso aprile si va chiudendo e la protesta degli studenti e dei docenti dimostra che è "finita la luna di miele" per il Governo. Ma, al di là delle opinioni del leader dell'opposizione, ci sono altri motivi per cui il "No Gelmini Day" può rappresentare qualcosa di politicamente nuovo da quanto visto finora. A cominciare dal fatto che proprio Walter Veltroni (quindi il Pd) è sceso di nuovo in piazza, dopo la [3] manifestazione di sabato 25 al Circo Massimo, e questa volta sfila accanto agli studenti nel corteo di Roma, dopo aver ieri annunciato la decisione di raccogliere le firme per un [4] referendum abrogativo di alcune parti (non quelle economiche) della legge sulla scuola. L'ex sindaco di Roma arriva alla partenza del corteo e davanti ai fotografi stringe la mano al leader di Idv Antonio Di Pietro e al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. "È naturale per me essere qui", dice Veltroni. In realtà, nei mesi scorsi il Pd era spesso stato "scavalcato a sinistra" proprio dall'Idv, e la stretta di mano di oggi rappresenta molto (forse ancor più della presenza dell'ex pm in piazza con i banchetti per a raccolta delle [5] firme contro il Lodo Alfano). Il segretario democratico è convinto che questa rottura tra il governo e il mondo della scuola sia destinata a chiudere un ciclo e ad aprirne un altro e vuole porre il suo partito al centro della nuova fase: "Per il Governo Berlusconi sulla scuola è finita la luna di miele, come quella di Prodi con gli elettori finì sull'indulto. Con la differenza che loro l'indulto lo votarono, mentre noi sulla scuola abbiamo fatto una fortissima opposizione. La scuola è qualcosa che ha chiamato in causa milioni di famiglie, l'errore più grave del governo è stato scambiare questa protesta per un fenomeno politico eterodiretto". E quindi, si torna al (recente) passato tra Pd e Idv. Finiti i tempi in cui l'ex pm diceva che l'unica opposizione (quella da rugby) era fatta dal suo partito e che il Pd flirtava con il governo. Veltroni conferma la scelta di ricorrere al referendum, pur spiegando che non è uno strumento che il Pd usa "a cuor leggero. Noi non siamo gente che fa i referendum facilmente (e sul "lodo-Alfano" conferma che il Pd continua ad attendere il giudizio della Corte costituzionale, ndr), se l'abbiamo fatto sulla scuola è perchè lo riteniamo paradigmatico di due concezioni del futuro del Paese e anche di due modi di governare". A proposito di governo, è lo stesso Silvio Berlusconi a difendere [6] la legge Gelmini e commenta così le manifestazioni degli studenti contro la riforma della scuola: "C'è una scandalosa sinistra che ha questa capacità assoluta di mentire su cose che sono di un buonsenso e di una logicità assoluta". A chi gli fa notare che in piazza ci sono non solo ragazzi ma anche molti genitori e famiglie, il Cavaliere insiste: "La sinistra dice cose che non corrispondono al vero. La nostra non è nemmeno una riforma. Dicono delle cose, ma scherziamo? I nostri sono provvedimenti di buonsenso e assunti con il buonsenso del padre di famiglia. C'è una scandalosa e grandissima capacità della sinistra di diffondere il contrario del vero". Altra coincidenza con sabato 25? Il (solito) balletto delle cifre. Stando agli organizzatori a [7] Roma sono scese in piazza più di un milione di persone (un milione e 700mila, per la precisione) per protestare contro l'approvazione della riforma della scuola. In città sono arrivati tanti treni e pullman, molti più del previsto.Per dire no alla Gelmini altri cortei si sono mossi in tutta Italia. A Milano hanno incrociato le braccia 200mila lavoratori della scuola; a Torino 100mila; in tutta la Sicilia 200mila (solo a Palermo 50mila, a Catania 20mila, a Messina 10mila, a Siracusa 6mila, a Trapani 10mila, a Caltanissetta 5mila); a Bologna 30mila; a Cagliari 20mila; a Venezia 10mila; a Genova 10mila, a Bari 2mila, a Bergamo 7mila; a Belluno 4mila, a Firenze e a Padova qualche migliaio; a Belluno 4mila. In Abruzzo e in Calabria sono stati soprattutto gli studenti a manifestare: 5mila sono sfilati all'Aquila; circa 3mila a Reggio Calabria, 5mila a Cosenza, un migliaia a Vibo Valentia; 2mila a Lametia Terme, centinaia a Crotone. Secondo i dati parziali rilevati alle ore 14:30 dal Ministero dell'Istruzione, e comunicati direttamente dalle scuole, la partecipazione allo sciopero odierno indetto da Flc/Cgil, Cisl/scuola, Uil/scuola, Snals/Confsal, Gilda naz.ins., Fsi, Altrascuola Unicobas, cui hanno aderito anche Seios, Alai/Cisl, Cpo/Uil e Nidil/Cgil è stata pari al 57,1. Su 452.105 dipendenti tenuti al servizio, 258.152 hanno scioperato. Si "appassiona" ai numeri anche il [8] ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Lodando l'operato delle forze dell'ordine, in occasione delle manifestazioni studentesche di ieri e di oggi, il titolare del Viminale ritiene di gran lunga esagerato il numero di un milione di manifestanti che avrebbe partecipato allo sciopero della scuola per le vie della capitale: "Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante". E agli slogan di chi manifesta dicendo "non finisce qui" e preannuncia altre proteste e occupazioni, in serata replica il ministro avverte: "Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato. Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso". Guarda le [9] FOTO. LEGGI ANCHE: [10] A Bologna fischiato Grillo - [11] Le novità introdotte dalla riforma Gelmini - [12] Veltroni: referendum sulla legge - [13] La Gelmini star di Facebook - [14] I siti della protesta - [15] La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al [16] FORUM
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da "TGCom"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
31/10/2008 Piazza Navona, scontro su Youtube Accuse e repliche attraverso i video La procura di Roma sta indagando per cercare di capire quello che mercoledì è successo a Piazza Navona quando due gruppi studenteschi, di destra e sinistra, hanno dato vita ad una maxi rissa. Da entrambe le parti piovono accuse di aggressione. E per avvalorare le proprie tesi ecco che arriva la più grande piazza virtuale dei nostri giorni: internet. Attraverso filmati pubblicati su YouTube i due schieramenti spiegano le proprie ragioni. In questi giorni di caos dovuti alle proteste sul decreto Gelmini e i tagli alla scuola, anche i media sono finiti sotto accusa rei di non riportare i fatti. Per questo abbiamo deciso di raccogliere le voci di entrambi gli schieramenti attraverso alcuni video postati su YouTube. Nessuna presa di posizione, abbiamo solo fatto quello che la piazza chiede: riportare i fatti. I gruppi di sinistra accusano: c'era un infiltrato della polizia tra gli studenti di destra. GUARDA IL VIDEO Risposta del diretto interessato: sono un militante di Blocco Studentesco. GUARDA IL VIDEO I ragazzi mostrano il video e le foto che dimostrano l'aggressione dei giovani della destra. GUARDA IL VIDEO Il gruppo Blocco Studentesco replica con le immagini delle bottigliate partite dagli antagonisti. GUARDA IL VIDEO Scuola, le immagini della protesta Tgcom Invia ad un amico
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da "TGCom"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
31/10/2008 Scontri Roma, "avviati da sinistra" Scuola, lo dice sottosegretario Palma Gli scontri più duri avvenuti a Piazza Navona mercoledì, in occasione della protesta studentesca contro la riforma Gelmini, sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco (giovani di destra). Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, nell'informativa urgente del governo alla Camera. Inoltre il sottosegretario ha garantito che nessun agente della Poliza si è infiltrato durante gli scontri di Piazza Navona. "Ieri - ha spiegato Nitto Palma - è stato diffuso in rete un filmato degli scontri che indica un giovane con in mano un bastone tra gli elementi di destra. Successivamente, il giovane è ripreso a bordo di un mezzo della Polizia". Questo avrebbe "alimentato il sospetto che fosse un infiltrato della Polizia. In realtà è un giovane del Blocco studentesco, fermato e accompagnato in questura, dove è stato identificato e rilasciato. La sua posizione è tuttora al vaglio degli inquirenti". Napolitano: "Incontrerò gli studenti" Dopo i cortei di protesta contro l'approvazione del decreto Gelmini, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha annunciato che incontrerà gli studenti per capire i motivi alla base delle agitazioni che hanno interessato molte piazze e strade in Italia. "Riceverò una rappresentanza degli studenti che mi esporranno più ampiamente le loro esigenze", ha dichiarato il Capo dello Stato. SCUOLA, LA PROTESTA SUL DECRETO-GELMINI Tgcom 28/10/2008"Rettori pronti a dimettersi" 27/10/2008Dl Gelmini,gli studenti non mollano 25/10/2008Scuola, la protesta non si placa 24/10/2008Scuola,proteste al Festival di Roma 23/10/2008Scuola, "fermezza contro violenze" 23/10/2008Scuola, la Gelmini apre a confronto 22/10/2008Scuola, ancora cortei nelle città 22/10/2008Prof: "Se non scioperi,ti boccio" 22/10/2008Scuola,Napolitano:"Serve confronto" 22/10/2008Scuola,Berlusconi: "Nessun taglio" 21/10/2008Scuola, Famiglia Cristiana attacca 21/10/2008Scuola, lo scandalo "supplentopoli" 20/10/2008Scuola, è il momento della protesta 20/10/2008Scuola,ancora protesta anti-Gelmini 20/09/2008Scuola,Gelmini contestata a Venezia 17/10/2008"Su scuola non si tema cambiamento" 17/10/2008Gelmini, non solo proteste 15/10/2008Scuola,ok alle classi per stranieri 14/10/2008Ddl Gelmini, protestano gli Atenei 12/10/2008"La Gelmini taglia 4mila scuole" 09/10/2008Scuola, sciopero il 30 ottobre 07/10/2008Scuola, la Camera conferma fiducia 04/10/2008Scuola,Cisl verso sciopero generale 27/09/2008Scuola, Cgil minaccia lo sciopero Invia ad un amico
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da "Arena.it, L'"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 LO SCIOPERO ANTI- GELMINI. Manifestazioni di studenti, insegnanti e genitori Scuola, cortei in tutta Italia A Verona adesione all?80% La richiesta: il governo dialoghi. Maroni: chi occupa sarà denunciato   CORTEI IN TUTTA ITALIA. Dopo gli scontri di mercoledì, ieri universitari e studenti medi sono scesi in piazza a Roma (un milione secondo gli organizzatori) e in tante altre città con genitori e lavoratori della scuola chiamati dai sindacati allo sciopero generale. Il ministro Maroni «minimizza» e annuncia: chi occupa sarà denunciato. Contro i tagli della legge Gelmini, imponente corteo anche a Verona (con adesioni intorno all?80%).3 e 9-11 PICCOLE SCUOLE DI PROVINCIA. Intanto l?assessore provinciale veronese Maria Luisa Tezza invita a evitare allarmismi sulle piccole scuole: «L?ipotesi di ridimensionamento non è così imminente e la Regione non si farà scavalcare».27  
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del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Il referendum sulla «Gelmini», un?arma a doppio taglio   Anche se questi ostacoli fossero aggirati, resterebbe il più alto: la raccolta delle firme può essere rapida, ma la «finestra referendaria» per il 2009 è già chiusa e non si potrà votare sulla «legge Gelmini» prima del 18 aprile 2010. E poi c?è l?incognita quorum. Perché allora impegnare il Pd in questa battaglia? Una risposta realistica è che si vuole dare un segnale politico forte, raccogliendo centinaia di migliaia di firme. La protesta studentesca rischia di ridurre la popolarità del governo: ecco perché il premier vuole voltar pagina e Veltroni cerca di impedirglielo.  
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del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 RIVOLTA CONTRO LA LEGGE GELMINI. Cortei e manifestazioni da Nord a Sud in occasione dello sciopero nazionale. Alta l?adesione: almeno il 60% dei lavoratori Scuola, l?Onda nelle città «Il governo ci ascolti» I sindacati: «In un milione a Roma». Epifani: «C?è un Paese che insorge» A Roma accerchiato il ministero. Veltroni: «Avanti con il referendum»   ROMA Un fiume di persone, un milione dicono i sindacati, accorse da tutt?Italia per dire «no» alla nuova legge-Gelmini. Tre cortei per ribadire in modo pacifico la protesta contro le misure decise dal governo Berlusconi. Il mondo della scuola e dell?università si è dato appuntamento nella capitale in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dai sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals). Un immenso serpentone umano che ha sfilato per le vie della città. Il massimo della violenza è stato qualche uovo lanciato contro le forze dell?ordine schierate davanti al ministero dell?Istruzione, «circondato» dagli studenti. Studenti, insegnanti e dirigenti scolastici sonoarrivati da tutt?Italia con centinaia di pullman e treni speciali all?indomani dell?approvazione del decreto in Senato e hanno preso di mira il ministro dell?Istruzionea Gelmini e il presidente del Consiglio Berlusconi. Epifani ha detto: « C?è un intero paese che insorge. È una giornata memorabile per la scuola e per la democrazia. Qui c?è la maggioranza che non si rassegna, che non abbassa la schiena». E ha rimproverato al governo di aver mascherato con una finta riforma una mera esigenza di cassa. Per Bonanni (Cisl) i tagli al sistema scolastico sono solo un modo «per mascherare la controriforma in atto». E ha chiesto al governo: «Riaprire un confronto con i sindacati, gli enti locali e le famiglie, La scuola non può essere diretta come una azienda». La partecipazione allo sciopero è stata massiccia: il ministero ha ammesso l?adesione di circa il 60% dei lavoratori, non lontano da quel 70-80% di scuole chiuse censito dagli organizzatori. Cortei e iniziative si sono svolte ovunque in Italia. Decine di migliaia di persone hanno sfilato per il centro di Milano. Gli studenti medi e universitari sono stati al fianco dei lavoratori in sciopero anche ad Ancona, Cagliari, Catania, L?Aquila, Lecce, Palermo, Pavia, Torino. Cortei anche a Genova, Venezia. Palermo, Messina, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli, Bari. Centinaia di migliaia di persone, da Nord a Sud. A Bologna, momenti di tensione quando la polizia ha usato i manganelli per respingere i manifestanti. Il leader del Pd, Veltroni, ha sfilato a Roma: «Il governo dovrebbe ascoltare la protesta perché viene da una parte importante della società italiana e dal mondo della scuola». Il referendum annunciato dal Pd, ha aggiunto, «potrà riguardare le parti del decreto Gelmini»: «Cercheremo di fare un intervento il più esteso possibile con l'obiettivo di ridurre le ricadute dei tagli». L?ex ministro dell?Istruzione, Fioroni, ha commentato: «La lezione che deve trarre il governo è che le riforme si fanno con la scuola e non contro». In piazza, anche Di Pietro (Idv), Ferrero (Prc) e Diliberto (Pdci), che dice: «La manifestazione testimonia la ripresa di un?opposizione seria contro il governo». E l?ex presidente della Camera, Bertinotti, guardando la folla, ha detto: «Il governo non ha consenso sociale».  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Resta alta la tensione con le Regioni   Il governo insiste, il piano Gelmini, va attuato. Ma molte Regioni replicano: «Non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l?anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire». È quindi è ancora scontro sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che il 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa a causa di un mancato accordo su un?altra questione legata al piano Gelmini, il commissariamento dei governatori che entro il 30 novembre non si metteranno in regola. Ieri i governatori si sono riuniti ed hanno ribadito che quel che serve è aprire il confronto sull?intero pacchetto scuola (così come su salute, casa e patto di stabilità). Il presidente Errani ha chiesto l?apertura di un tavolo per giungere ad un?intesa sui criteri del riordino dgli istituti scolastici: «Quei criter dovranno tenere conto di una serie di questioni rilevanti. Per esempio quelle delle aree svantaggiate o di montagna. E il problema dei costi». Il confronto si è tenuto anche con il ministero dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. Intanto il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. ha annunciato: «La legge Gelmini non è la risposta ai problemi della scuola e come altre Regioni abbiamo fatto ricorso alla Corte Costituzionale».  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 IL GIORNO DELLA PROTESTA. Grande partecipazione all?iniziativa contro la legge Gelmini e ai «tagli» previsti ai fondi destinati per la scuola e per l?università Un fiume di studenti invade la città Adesione attorno all?80%. Insieme ai giovani anche docenti, famiglie e politici: slogan ma anche sorrisi     Elena Cardinali Una manifestazione imponente, che ha attraversato rumorosamente e allegramente il centro città per dire un no secco alla legge Gelmini e ai «tagli» alla scuola e all?università, sventolando molte bandiere colorate ma nessuna sigla politica. Quattro ore di slogan, musica, proteste, che hanno accomunato studenti, docenti, personale amministrativo, famiglie, tutti scontenti per il «grave danno che si sta facendo alla scuola impoverendola di risorse». Nessun incidente, nessun gesto fuori posto. Il consistente dispositivo di sicurezza composto da polizia, carabinieri e polizia municipale predisposto per la manifestazione di ieri mattina, che si è snodata tra l?università, lungadige Rubele, corso Sant?Anastasia, corso Portoni Borsari, via Oberdan, piazza Bra, stradone Maffei per tornare poi all?università, si è limitato a osservare e regolare il traffico per evitare problemi agli automobilisti, che comunque hanno dovuto sopportare a tratti deviazioni e code per il passaggio del corteo. «L?accordo generale era di essere costruttivi e pacifici nella manifestazione per protestare contro il disinvestimento sul sapere», ha detto Damiano Fermo, presidente del Consiglio degli studenti. «Gli effetti di questa legge li sentiremo pesantemente nel 2010 ma già adesso il consiglio d?amministrazione dell?università deve rinunciare ad assumere nuovi docenti». «È inaccettabile questa pseudo riforma calata dall?alto senza sentire nessuna delle parti interessate», ha detto il consigliere comunale del Pdci Graziano Perini che ha seguito il corto fin dall?inizio. «Minare le basi dell?istruzione vuol dire mettere in discussione tutto il futuro della società». E Roberto Fasoli, consigliere comunale del Pd, gli ha fatto eco:«La scuola va riformata ma non in questo modo, aprendo ferite così gravi. Questo modo di agire, che propone modelli ormai sorpassati di scuola, preclude a una scuola discriminatoria e inadeguata. Speriamo che si vada subito al referendum». Il corteo dei manifestanti, che all?università contava circa un migliaio di partecipanti, si è fermato davanti al rettorato scandendo slogan contro il rettore Alessandro Mazzucco e contro il ministro Gelmini, tra cui «non vogliamo riforme che non parlano di noi», e «non accetteremo tagli indiscriminati». E quindi «la vostra crisi non la vogliamo». Riccardo, uno studente lavoratore che guidava gli studenti con il megafono, ha sottolineato che «il problema è nella mancanza di confronto, non solo fra studenti e istituzioni ma fra la stessa conferenza dei rettori e il Governo: non va fatto il muro contro muro tra chi va bene e chi va male ma bisogna rivedere questa legge». Poi il gruppo s?è mosso verso il centro. In corso Santa Anastasia, s?è ingrossato con quelli degli altri manifestanti, studenti delle scuole superiori e docenti. In tutto 1700 persone secondo stime della questura, almeno tremila secondo gli organizzatori della manifestazione. Tra quest?ultimi un gruppo di maestre, che reggeva uno striscione «Siamo tutte maestre uniche». Una di loro ha precisato:«Qui non ci sono destra e sinistra ma solo gente preoccupata per il futuro della scuola. Questa legge prevede solo tagli e nessun miglioramento qualitativo». In Corso Portoni Borsari il corteo si è infittito e da lì s?è riversato in Bra, «invasa» pacificamente da centinaia di studenti e docenti. Davanti a Palazzo Barbieri un?altra sosta per ribadire che «gli studenti hanno portato un fiume di gente in città e lo hanno fatto in modo pacifico». Grida e applausi. Quindi il corteo s?è mosso di nuovo, verso San Fermo e da qui è approdato di nuovo all?università, per l?assemblea comune.
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Venerdì 31 Ottobre 2008 IL CASO «ANGELO BERTI». Occupazione ordinata all?Alberghiero Finestre rotte e banchi vecchi Si resta in classe per protesta I ragazzi lamentano che l?intero terzo piano sia inagibile da tre anni a causa del crollo del tetto   Una occupazione ordinata e tranquilla, ma pur sempre una protesta vibrante che poco o nulla ha a che vedere con le manifestazione anti Gelmini di questi giorni. Si tratta della rivolta dell?istituto professionale alberghiero «Angelo Berti» del Chievo che da due giorni risulta occupato dagli studenti giorno e notte per sensibilizzare l?opinione pubblica sui disagi dovuti alle carenze strutturali dell?edificio. I ragazzi lamentano che l?intero terzo piano sia inagibile da tre anni a causa del crollo del tetto, i cui lavori sembrano procedere a rilento. Ci sono problemi nelle classi con banchi piccoli e inadeguati a studenti adolescenti, molte finestre non si aprono e alcuni termosifoni non funzionano. Il dirigente scolastico Andrea Sivero sembra dare ragione ai ragazzi non ostacolando la loro protesta e dice: «I problemi ci sono, si poteva forse gestire meglio la manifestazione che ci ha creato qualche grattacapo». Il dirigente si riferisce al gesto di una quarantina di studenti che l?altra mattina, appena dichiarato lo stato di agitazione, ha fatto irruzione nell?archivio buttando giù dalla tromba delle scale i compiti in classe e i registri. Fatto che ha richiesto l?intervento della polizia che per tutta la mattinata ha intervistato i possibili responsabili. «I nostri allievi sono più interessati ai problemi della scuola piuttosto che alla legge Gelmini, anche se in questi giorni di assemblee, hanno commentato e valutato tutti insieme il documento con un insegnante di diritto», precisa il preside. «Le ragioni per lamentarsi ci sono, ma non mi sento di dare la colpa alla Provincia perché ha investito molto in questo istituto, solo che i soldi necessari sono davvero tanti». E come preside ha aderito alla protesta anti Gelmini? «Se non ci fosse stata l?occupazione a mettermi in tensione, penso che l?avrei fatto, ma ho preferito rimanere a vigilare», dice Sivero con grande senso di responsabilità. G.C.  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 E al baretto studenti e veci fraternizzano     Silvino Gonzato «Ieri, sciopero generale della scuola» scrive la Olga «il baretto era pieno di studenti che a un certo punto avevano abbandonato la manifestazione perché si erano chiesti che cosa ci facessero in corteo a fianco dei loro insegnanti quando invece lo sciopero gli avrebbe permesso di evitarli, almeno per un giorno». «L?oste Oreste è stato preso alla sprovvista e ha dovuto spostare il biliardo per far posto ad altre careghe che ha tirato su dalla cantina». «Gli studenti hanno fraternizzato subito con i pensionati e i disoccupati cronici. Tra questi ultimi c'è stato chi ha avanzato delle proposte sul decreto Gelmini e chi invece ha avanzato semplicemente delle proposte sulla Gelmini». «Tra i non disoccupati c?era l'imbianchino Alfio detto Goghèn che se ne intende di scuole perché di tanto in tanto viene chiamato per sbianchesàre le aule. Le sue idee su come riformerebbe la scuola si sono limitate al colore da dare alle pareti, ma sono state molto apprezzate. Ma quando ha detto: "Finitela però di scrivere viva la f... nei bagni perché l'eliminazione di questo genere di graffiti è molto laboriosa e bisogna star lì a fregare per ore prima di dare la tinta", gli studenti lo hanno fischiato rivendicando il diritto alla libera espressione almeno nell'unico luogo in cui ci si può permettere di dare pieno sfogo ai propri sentimenti». «Il vecchio maestro ele- mentare Gildo, cui non va di fare l??unico" mentre prima lo chiamavano Trinità, ha detto agli studenti di essere stato anche lui ragazzo ma non è stato creduto. Intanto però alcune coppie di studenti si erano messe a limonare e l'oste Oreste le ha invitate a non andare oltre per non dare scandalo agli anziani che invece dimostravano di gradire». «Più tardi è entrato al baretto anche un docente universitario il quale ha espresso al mio Gino la preoccupazione che, per un malinteso senso del risparmio, possa essere tagliata, tra le altre, anche la sua cattedra. Il profe ha elencato un certo numero di facoltà che, al pari della sua, non devono essere tagliate, pena l'affossamento definitivo della cultura in questo Paese. Tra queste le facoltà di Cravattologia, di Ovviologia, di Frittologia comparata, di Fenomenologia dell'eco del peto nei canyons e di Sociologia del colpo di frusta». «Quando il mio Gino ha lasciato il baretto molte coppie di studenti erano ancora là che limonavano».
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Venerdì 31 Ottobre 2008 A CIELO APERTO. La piazza divisa in aule virtuali dove si è parlato di Euclide e della Costituzione. E si è fatto ginnastica I profe fanno lezione sotto gli occhi di Dante I docenti: «Mai stati così uniti I ragazzi hanno un ideale» La mamma: «Non si riforma la scuola con la calcolatrice»     Ilaria Noro La statua di Dante sembra osservare, pensosa e interessata. Abituato ad entrare nelle scuole con i suoi versi, deve aver colto in modo bizzarro il fatto che per un giorno sia stata la scuola a raggiungerlo nella sua piazza. Davanti a lui si sono riunite, per protestare, oltre settecento persone, in gran parte studenti ma anche molti insegnanti e qualche genitore. Contro la politica dei «tagli indiscriminati», contro un provvedimento «caduto dall?alto che distrugge la scuola, privandola anche delle risorse primarie». Una protesta culturale e pacifica, apolitica e apartitica che ha visto alternarsi studenti e professori. «La scuola va riformata dai pedagogisti e non a tavolino, con la calcolatrice in mano», tuonava la mamma di uno studente del Galilei. «Siamo uniti, studenti e professori, perché stanno tagliando il nostro futuro. Dobbiamo informarci e non ascoltare chi parla e che cerca di convincerci che non è nulla. Questa riforma di tagli è figlia di altre manovre e di altri tagli e noi non ci stiamo», ha proseguito un liceale. «Teniamo quotidianamente in piedi la scuola con le unghie e con i denti. Questa riforma la porterà sotto i tacchi. Si farà lezione in classi di 33 studenti, non sarà più possibile fare formazione e anche solo pensare ad un insegnamento di qualità», rincarava la dose Anna Maria Sartori, docente al Maffei. «Porgo i saluti di Aristotele e Kant. Anche loro avrebbero voluto essere qui con noi, oggi, ma pare abbiano avuto qualche problema con le impronte digitali», è stato l?intervento del professor Romeo Ferrari, docente di lettere e filosofia al Maffei. «Ho 25 anni di insegnamento alle spalle e questa è la prima volta che assisto a una mobilitazione tanto forte e coesa tra studenti e professori. Una manifestazione spontanea che non è ideologizzata, politicizzata o sindacalizzata e che deve la propria forza proprio a questo». La piazza è stata poi divisa in cinque grandi aule virtuali. In una, gestita dagli studenti, si è tenuta una maratona di lettura. Nelle altre, con gli autoparlanti, ciascuno dei quattro docenti ha spiegato la propria lezione citando personaggi e argomenti del calibro di Euclide e Pitagora, Aristotele e la Costituzione. «È come se gli studenti si fossero svegliati d?un colpo dal torpore in cui sembravano caduti in questi ultimi anni. Li vediamo informarsi, leggere, chiedere, discutere. Uniti da uno stesso ideale, ora hanno qualcosa da difendere: la loro scuola», ha commentato Barbara Battistolli, professoressa al Fracastoro. Inedita anche una quinta lezione, quella di ginnastica, impartita dal docente di educazione fisica al Maffei Roberto Maccadanza, che ha fatto esercitare tutta la piazza per qualche minuto al grido di «Chi non salta la Gelmini è». «Abbiamo letto brani di Tucidide e di Montale. La storia si ripete, è vero, e quello che più mi è rimasto dentro della mezz?ora di lezione è la strumentalizzazione della parola, cui ha fatto riferimento la professoressa Baldelli», ha commentato Sara Pasqualin, 17 anni, del Maffei. Al le dieci, alcuni studenti sono saliti sulla torre dei Lamberti e hanno srotolato uno striscione: «Ahimè Gelmini, neanche gli studenti veronesi sono dei cretini».
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Venerdì 31 Ottobre 2008 EPILOGO. Un gruppo a favore della Gelmini Blitz a mezzogiorno Stracciati i cartelli   Hanno impiegato tempo e fantasia per scrivere e affiggere quei cartelloni di slogan sulle pareti della piazza, le centinaia di ragazzi che hanno aderito alla manifestazione. Ha impiegato invece solo pochi minuti a distruggerli e calpestarli quegli stessi cartelloni, una decina di ragazzi arrivati poco dopo le dodici e mezza in una piazza Dante ormai riconsegnata ai soliti gruppi di turisti, semideserta rispetto a solo un?ora prima. Si sono seduti sotto la statua di Dante a inveire contro i compagni che hanno aderito alla manifestazione, tra parolacce e insulti, accartocciando le scritte «Una scuola di civiltà è il futuro dell?umanità» e «Gelmini ministro distruzione pubblica» e giocando con i resti dei cartelli stracciati. «Siamo contro a chi imbratta la nostra città. Siamo pro, invece, al decreto Gelmini», hanno commentato i giovani, preferendo rimanere anonimi ma elencando qualcuno degli istituti frequentati: «Berti, Angeli e Pindemonte», hanno affermato, dichiarandosi tutti studenti di destra, ma senza nessuna appartenenza alle associazioni politiche organizzate, anche se almeno uno di loro ha partecipato ancora alle riunioni del Blocco studentesco. «Non abbiamo aderito allo sciopero, ma siamo già fuori scuola perché ci hanno fatto uscire prima».I.N.  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Maestri: «Meno qualità e più disoccupazione»   Non solo studenti, non solo professori. Ma anche maestri e maestre e qualche genitore. La mobilitazione di ieri in piazza dei Signori è stata trasversale e ha coinvolto tutte le persone che, per un motivo o per l?altro, ruotano attorno al mondo della scuola; sia essa elementare, media o superiore. «Stanno privando i nostri figli del futuro cui hanno diritto. Le scuole elementari sono il fiore all?occhiello dell?istruzione italiana e ora le stanno smantellando. Se i nostri figli un domani non saranno competitivi con il resto dell?Europa, l?Italia rimarrà inesorabilmente isolata», si è sfogata Selva Baraguez Melloni, mamma di una bimba che frequenta la prima elementare. «Siamo stufi delle bugie dello Stato. Vorrei che il ministro Gelmini mi spiegasse come è possibile aumentare il tempo pieno, come ha più volte affermato, tagliando drasticamente i fondi», ha commentato Orlando Monti, maestro elementare, tenendo in mano un cartellone con la scritta, «restauri in corso: precari all?asta, professione annientata, alunni parcheggiati», ricordando che c?è anche l?emergenza lavorativa di quanti vedono concreta la possibilità di perdere ogni prospettiva professionale.I.N.  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 SUPERIORI. Al Maffei assenti 7 docenti su 10 Nei licei anche molte cattedre restano vuote E c?è chi entra per paura di un basso voto in condotta     Giorgia Cozzolino Aule vuote e scuole deserte ieri mattina nei principali istituti superiori della città. Molti gli insegnanti e i presidi che hanno aderito allo sciopero contro la legge Gelmini, ma anche molti gli studenti ai cortei. Al Maffei, dirigenti e responsabili non rilasciano dichiarazioni, ma il preside Francesco Butturini non è a scuola e come lui almeno il settanta percento degli insegnanti. Poche quindi le lezioni che non sono state sospese e pochi anche gli studenti in classe. Forte il numero di assenze anche al Messedaglia dove su 58 docenti, 42 hanno aderito allo sciopero mentre, tra gli assistenti amministrativi, 8 su 23 hanno incrociato le braccia. Molti gli studenti mandati a casa per... mancanza dell?insegnante. Analoga situazione anche al Marco Polo, che da due giorni è occupato. In classe sono entrati il dieci per cento dei professori e solo in tre aule si sono svolte regolari lezioni. All?istituto Cangrande, di corso Porta Nuova, la percentuale dei manifestanti è invece del 50 per cento dei docenti, e anche tra gli studenti l?adesione allo sciopero è stata più scarsa. «Molti alunni sono stati mandati a casa perché mancavano gli insegnanti», fanno sapere dalla segreteria. Sono stati invece 20 su un totale di 54 docenti quelli che hanno incrociato le braccia all?istituto Lorgna-Pindemonte, mentre tra i ragazzi la percentuale degli assenti è stata, secondo il preside Roberto Pesce, del 30 per cento. «Abbiamo aderito come scuola», spiega uno studente che si trova in classe per non rischiare il già basso voto in condotta, «ma non abbiamo promosso niente di autonomo; comunque in molti sono andati alla manifestazione». «Non ho aderito perché non condivido i motivi della protesta», spiega invece il preside Pesce, uno dei pochi tra docenti a rimanere tra le mura scolastiche. «C?è bisogno di una razionalizzazione del settore, direi che è indispensabile, e poi sono state fatte troppe strumentalizzazioni politiche e ho preferito restare a scuola». E tra i professori che hanno aderito allo sciopero ci sono anche quattro consiglieri comunali del Partito democratico: Orietta Salemi, del Maffei, e Roberto Fasoli del Cangrande, Ivan Zerbato del Giorgi (dove la percentuale di adesione, secondo il preside Andrea Sivero, responsabile anche del Berti, è stata dell?80 per cento) e Giancarlo Montagnoli delle scuole elementari «Verdi». Per tutti loro la riforma riporta la scuola «indietro», ma è sul «taglio indiscriminato delle risorse». E precisano: «È stato uno sciopero del mondo civile, non solo degli insegnanti, con un consenso vasto, trasversale e non etichettato».
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Venerdì 31 Ottobre 2008 CONSIGLIO. Il bike sharing in tutta la città Bici in affitto, approvate 15 ciclo-stazioni Scuola, scontro sulla Gelmini Mozione per la Mondadori   L?eco delle proteste di studenti e insegnanti contro il decreto Gelmini è arrivata nel Consiglio comunale di ieri. Roberto Fasoli del Pd ha invitato la giunta ad aprire un dialogo. «Non sono politicizzati, al corteo di Verona non c?era una sola bandiera di partito e vanno trattati più seriamente di quanto fa Berlusconi quando afferma che non ci sono tagli alla scuol». Di tutt?altro parere Alberto Zelger della Lista Tosi che ha parlato di una «minoranza politicizzata ed estremista che vorrebbe bloccare ogni cambiamento nel sistema scolastico e universitario». Ieri il Consiglio ha detto sì all?unanimità all?introduzione nella nostra città del servizio di bike-sharing (bicicletta in affitto), illustrato dall?assessore alla mobilità, Enrico Corsi e per il quale la Regione darà un contributo di 70mila euro. La delibera prevede la realizzazione di 15 ciclostazioni (stazione di Porta Nuova, parcheggio Passalacqua, piazza Bra, piazza Erbe, via Cappello, parcheggio Porta Palio, Arsenale, Porta Vescovo, piazzale Stefani, piazza Isolo, via dello Zappatore, viale del Lavoro, piazzale Olimpia, policlinico di Borgo Roma, piazza San Zeno, parcheggio Passalacqua e Teatro Romano) con 150 biciclette a disposizione. I pagamenti si potranno effettuare con un?apposita tessera magnetica. Quanto alle tariffe, i primi 30 minuti saranno gratis, fino a un?ora e mezza si pagherà un euro, oltre questo termine e fino a tre ore, tre euro, e oltre le prime tre ore, cinque euro l?ora. Orietta Salemi del Pd ha definito l?iniziativa «il primo vero tentativo di adeguare la città a un modello di mobilità sostenibile», mentre Mario Rossi di Forza Italia ha invitato la giunta a mettere a punto una rete di piste ciclabili su tutto il territorio comunale. Lucia Cametti (An) e Enzo Flego (Lega) hanno auspicato una promozione della cultura delle due ruote. Ad eccezione del consigliere Zelger, che si è astenuto, l?assemblea ha dato via libera all?adesione al «Patto dei sindaci» lanciata dalla Commissione europea con l?obiettivo di ridurre le emissioni in atmosfera che sono la causa dei cambiamenti climatici. La delibera è stata proposta dall?assessore all?ecologia, Federico Sboarina. Giancarlo Montagnoli del Pd ha messo in guardia degli sprechi e ha puntato l?indice sul tipo di luminarie natalizie scelto quest?anno, «in contrasto con le esigenze di risparmio energetico». All?unanimità il Consiglio ha votato una mozione a tutela del patrimonio imprenditoriale e professionale della Mondadori printing ceduta per l?80 per cento al Gruppo Pozzoni. Infine, Lucia Cametti ha polemizzato sulla decisione di conferire ad un?unica persona l?incarico di capo ufficio stampa del Comune e della Fondazione Arena. «In un momento difficile come questo per l?ex ente lirico», ha detto l?esponente di An, «serve un impegno a tempo pieno, non a mezzo servizio».E.S.  
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Venerdì 31 Ottobre 2008 Il decreto Gelmini è stato fatto in fretta e senza dialogare   Maurizio Mettifogo, agente di commercio, acquista L'Arena all'edicola di ponte Navi mentre sta passando il corteo degli studenti che manifestano contro il decreto Gelmini. Oggi anche a Verona, come in tutta Italia, gli studenti sono scesi in piazza contro la riforma Gelmini: cosa ne pensa? Credo che gli studenti manifestino legittimamente il loro dissenso: hanno tutte le ragioni per protestare ed essere preoccupati. Per loro infatti non vedo futuro lavorativo che non sia all?insegna di precariato e instabilità, mentre dovrebbe essere un diritto un lavoro stabile e dignitoso. Inoltre sono contrario al decreto Gelmini, fatto su due piedi, senza dialogo, con un atteggiamento di grande arroganza. Il comitato Per l?amata Verona si rivolge anche al presidente della Repubblica per impedire la vendita di palazzo Forti con una petizione che ha tra i firmatari anche la Levi Montalcini... È davvero aberrante l'idea che l'amministrazione abbia pensato di vendere a privati un palazzo che appartiene, per volere del suo illuminato proprietario, all?intera collettività: intanto mi pare che questo gesto sia una mancanza di rispetto delle volontà espresse da Achille Forti nel suo testamento, e poi è un segnale preoccupante della scarsa considerazione in cui viene tenuta la cultura. Per le festività dei morti si stanno organizzando modifiche alla viabilità, con problemi per la sosta. Il nodo traffico e parcheggio è una costante... La questione parcheggi non è un problema recente, risolverlo non è facile e forse dovremmo cominciare a cambiare abitudini. Però sarebbe bene che i mezzi pubblici venissero potenziati.A.G.  
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del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 POLEMICA SUL DECRETO GELMINI. L?assessore provinciale all?istruzione tranquillizza sul futuro di elementari e medie Tagli alle piccole scuole soluzione inaccettabile Tezza: «Non è un?ipotesi così imminente e la Regione non si farà certo scavalcare» Campedelli: «No ad altre penalizzazioni» Massimo impegno per impedire danni e disagi a studenti e famiglie MARIA LUISA TEZZA ASSESSORE ALL?ISTRUZIONE A Verona abbiamo già ampiamente rispettato i tagli richiesti LUCIO CAMPEDELLI ASSESSORE ALLA MONTAGNA La Provincia finora non ha ricevuto alcuna direttiva in materia scolastica     Vittorio Zambaldo Il rischio di ridimensionamento delle piccole scuole c?è, «ma evitiamo allarmismo, perché l?ipotesi non è così imminente come si vuol far credere», puntualizza l?assessore provinciale all?istruzione Maria Luisa Tezza. «Mi preoccupo di rassicurare genitori e insegnanti», aggiunge l?assessore che non ha partecipato ieri all?incontro con la collega regionale Elena Donazzan, com?era stato annunciato, perché l?appuntamento è stato rinviato ad altra data, «ma a tutt?oggi non mi è arrivata nessuna direttiva in materia scolastica né dalla Regione né dal provveditorato», conferma. «Per quel mi riguardo sto cercando di capire meglio le conseguenze che potrà avere il provvedimento governativo sulla nostra provincia. «Resto dell?idea», aggiunge l?assessore provinciale, «che l?iter sia ancora lungo, perché si dovranno creare i regolamenti applicativi e ogni Regione dovrà emanare le proprie direttive. Finora mi è parso di capire che ci sarà un fronte comune di tutte le Regioni sulla materia che è di loro specifica competenza e non intendono affatto farsi scavalcare da indirizzi nazionali», aggiunge l?assessore Tezza. La sua conclusione è però categorica: «In ogni caso, da parte mia ci sarà il massimo impegno per impedire che ci siano danni e disagi ulteriori per studenti e famiglie che vivono in zone già svantaggiate», conclude. Nella direttiva del Governo è stabilito il termine del 30 novembre entro il quale le Regioni devono procedere al ridimensionamento degli istituti scolastici, pena il commissariamento degli inadempienti. L?assessore Donazzan aveva già anticipato la settimana scorsa al nostro giornale di non essere affatto preoccupata per il rischio commissariamento: «Siamo una Regione virtuosa, ma è bene che la norma ci sia per altre regioni che hanno seguito finora altre strade: noi abbiamo già dato in occasione del dimensionamento degli istituti comprensivi nel 1998 e anche allora ci fu una deroga importante per la difesa delle scuole di montagna», aveva ricordato l?assessore regionale. «Queste conferme le ho ricevute anch?io», aggiunge Lucio Campedelli, che oltre ad essere assessore provinciale alle politiche montane è anche vicesindaco di Erbezzo, Comune che ha nella lista nera delle scuole a rischio chiusura sia le elementari sia le medie. «Sarebbe una soluzione inaccettabile e per questo mi sono documentato all?Ufficio scolastico provinciale verificando che a Verona abbiamo già ampiamente rispettato i tagli richiesti. L?assessore Donazzan mi ha confermato la volontà di non penalizzare ulteriormente le piccole scuole di montagna perché un conto è riorganizzare le classi all?interno di uno stesso territorio comunale altro conto è cancellare del tutto le scuole di un Comune: non possiamo creare dei pendolari della scuola sei anni o anche prima», avverte Campedelli. Si dice «in assoluto disaccordo con eventuali ipotesi di tagli che avrebbero conseguenze disastrose sommandosi ai disagi che già ci sono: sono stati chiusi ospedali, sono in bilico le comunità montane e la Lessinia è l?unica montagna d?Europa che deve rispettare una severissima direttiva nitrati», elenca Campedelli. «Se eliminiamo le scuole mettiamo in discussione la sopravvivenza di interi paesi, ma faremo il possibile per garantire la continuità educativa dei nostri istituti», garantisce l?assessore.
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da "Arena.it, L'"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 VALEGGIO. Molte le lezioni sospese negli istituti del Comune Lenzuola anti decreto davanti alle scuole Registrata la più alta adesione allo sciopero Tensione con un genitore «Sto perdendo soldi»     Alessandro Foroni Stamattina i tanti genitori che hanno accompagnato i figli a scuola (dalla scuola d?infanzia alla scuola secondaria) hanno trovato cartelli e striscioni appesi fuori ed un nutrito gruppo di docenti che spiegavano le ragioni dello sciopero contro il decreto Gelmini, appena diventato legge. Molte le lezioni sospese. Altissima l?adesione allo sciopero tra il personale docente (102 su 116), ma significativa anche quella del personale Ata (amministrativi, tecnici, ausiliari). Qualche momento di tensione alla scuola secondaria "Foroni?, quando un genitore s?è lamentato del tempo che perdeva per verificare se suo figlio sarebbe riuscito ad andare a scuola («Perdo 55 euro per un?ora di permesso»), ma nella maggioranza dei genitori le sensazioni erano altre. «Situazione drammatica», ha affermato Samantha Bonfadelli, «perché in tanti abbiamo acquisito la consapevolezza che questa legge porta solo tagli e non una riforma, ma ci chiediamo cosa fare e chi possa raccogliere la nostra forte preoccupazione». Tra gli striscioni prevaleva quello che diceva «Se l?istruzione vi sembra un costo provate l?ignoranza!». Soddisfatte della partecipazione le insegnanti. «Mai a Valeggio l?adesione è stata così massiccia», afferma Gloria Scattolini, insegnante, «perché un po? tutti hanno capito che non era uno sciopero per il rinnovo del contratto, ma per difendere la scuola pubblica da tagli drastici. Anche i genitori hanno letto i volantini, qualcuno ha anche insultato, ma gli insegnanti hanno spiegato le loro ragioni. Non fa ben sperare che contestualmente, con un emendamento, s?aumentino i fondi alla scuola privata».
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 L?EDITORIALE Il referendum è un?arma a doppio taglio   Luca Tentoni   La raccolta di firme per il referendum sulla «legge Gelmini» è il primo atto politico significativo di un Veltroni che ha deciso di riprendere l?iniziativa, un po? per necessità, un po? per convinzione. Poiché difficilmente un movimento non organizzato come quello studentesco avrebbe avuto gli strumenti per formulare i quesiti referendari e mettere in moto la complessa procedura di raccolta delle firme, qualcuno doveva provvedere. Il rischio, per Veltroni, era che ci pensasse Di Pietro, che lo sta già facendo contro il «lodo Alfano». Non potendo dichiarare terminata la battaglia col voto parlamentare e non potendo permettersi di regalare troppa visibilità a Di Pietro, Veltroni ha dovuto scegliere il referendum, ma ha anche voluto farlo, perché - ha detto Anna Finocchiaro - «non è lo strumento, ma uno degli strumenti per mettere al centro della discussione nei prossimi mesi il tema della formazione e del futuro dell?Italia». Annunciare il referendum, però, non basta. Bisogna superare il primo ostacolo: i molti riferimenti a misure di natura finanziaria contenuti nella «legge Gelmini» perché la Costituzione vieta il referendum sulle leggi tributarie e di bilancio. Non si può, dunque, chiedere di cancellare la legge, ma bisogna «ritagliarla» e svuotarla con una serie di richieste abrogative di singole parti. Richieste che devono essere coerenti fra loro se formano l?oggetto di un solo quesito: si dovrà capire, quindi, se saranno necessari più quesiti per ottenere il risultato voluto. Poi c?è un problema non di poco conto: se sulle disposizioni finanziarie non si può intervenire, come si fa a toccare la parte più contestata, quella dei fondi per la scuola?2  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 RIVOLTA CONTRO LA LEGGE GELMINI. Cortei e manifestazioni da Nord a Sud in occasione dello sciopero nazionale. Altra l?adesione: almeno il 60% dei lavoratori Scuola, invasa la capitale «Il governo ci ascolti» I sindacati: «Siamo in un milione». Epifani: «C?è un Paese che insorge» A Roma accerchiato il ministero. Veltroni: «Avanti con il referendum»   ROMA Un fiume di persone, un milione dicono i sindacati, accorse da tutt?Italia per dire «no» alla nuova legge-Gelmini. Tre cortei per ribadire in modo pacifico la protesta contro le misure decise dal governo Berlusconi. Il mondo della scuola e dell?università si è dato appuntamento nella capitale in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dai sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals). Un immenso serpentone umano che ha sfilato per le vie della città. Il massimo della violenza è stato qualche uovo lanciato contro le forze dell?ordine schierate davanti al ministero dell?Istruzione, «circondato» dagli studenti. Studenti, insegnanti e dirigenti scolastici sonoarrivati da tutt?Italia con centinaia di pullman e treni speciali all?indomani dell?approvazione del decreto in Senato e hanno preso di mira il ministro dell?Istruzionea Gelmini e il presidente del Consiglio Berlusconi. Epifani ha detto: « C?è un intero paese che insorge. È una giornata memorabile per la scuola e per la democrazia. Qui c?è la maggioranza che non si rassegna, che non abbassa la schiena». E ha rimproverato al governo di aver mascherato con una finta riforma una mera esigenza di cassa. Per Bonanni (Cisl) i tagli al sistema scolastico sono solo un modo «per mascherare la controriforma in atto». E ha chiesto al governo: «Riaprire un confronto con i sindacati, gli enti locali e le famiglie, La scuola non può essere diretta come una azienda». La partecipazione allo sciopero è stata massiccia: il ministero ha ammesso l?adesione di circa il 60% dei lavoratori, non lontano da quel 70-80% di scuole chiuse censito dagli organizzatori. Cortei e iniziative si sono svolte ovunque in Italia. Decine di migliaia di persone hanno sfilato per il centro di Milano. Gli studenti medi e universitari sono stati al fianco dei lavoratori in sciopero anche ad Ancona, Cagliari, Catania, L?Aquila, Lecce, Palermo, Pavia, Torino. Cortei anche a Genova, Venezia. Palermo, Messina, Reggio Calabria, Cagliari, Napoli, Bari. Centinaia di migliaia di persone, da Nord a Sud. A Bologna, momenti di tensione quando la polizia ha usato i manganelli per respingere i manifestanti. Il leader del Pd, Veltroni, ha sfilato a Roma: «Il governo dovrebbe ascoltare la protesta perché viene da una parte importante della società italiana e dal mondo della scuola». Il referendum annunciato dal Pd, ha aggiunto, «potrà riguardare le parti del decreto Gelmini»: «Cercheremo di fare un intervento il più esteso possibile con l'obiettivo di ridurre le ricadute dei tagli». L?ex ministro dell?Istruzione, Fioroni, ha commentato: «La lezione che deve trarre il governo è che le riforme si fanno con la scuola e non contro». In piazza, anche Di Pietro (Idv), Ferrero (Prc) e Diliberto (Pdci), che dice: «La manifestazione testimonia la ripresa di un?opposizione seria contro il governo». E l?ex presidente della Camera, Bertinotti, guardando la folla, ha detto: «Il governo non ha consenso sociale».  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 IL VIMINALE VARA LA LINEA DURA. Annuncio di Maroni. Inchiesta sugli scontri di mercoledì: l?esecutivo riferisce alla Camera. «Denunceremo chi occupa» Lotta studentesca reagisce: «Non cediamo» I democratici avvertono: «No alle intimidazioni»   ROMA «Chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato». Dopo giorni di cortei, proteste e, appunto, occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell?Interno Roberto Maroni, annuncia la linea dura: «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta. L?obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta. Il ministro ridimensiona inoltre la manifestazione di ieri a Roma: «Ho letto di un milione di persone. Centomila erano tante». Anche il premier Berlusconi ieri ha commentato la manifestazione: «La sinistra è scandalosa, ha la capacità di rovesciare il vero». «Abbiamo monitorato e gestito in modo impeccabile le manifestazioni», ha inoltre sostenuto Maroni, assolvendo quindi le forze dell?ordine messe sotto accusa dall?opposizione per gli scontri di mercoledì a piazza Navona, scoppiati per il blitz di decine di componenti di Blocco studentesco, estrema destra, armati di bastoni. Sulla vicenda oggi il sottosegretario all?Interno, Francesco Nitto Palma, riferirà alla Camera. L?opposizione però teme che il governo abbia la tentazione di puntare a una radicalizzazione dello scontro. Pd e Idv hanno presentato interrogazioni sui fatti di mercoeldì davanti al Senato. Il Pd preannuncia una «vigilanza democratica» per evitare che il governo tenti una sorta di «modello del G8 di Genova» anche con il movimento degli studenti. Timori che Fi però rigetta. Le botte e gli incidenti di mercoledì saranno oggetto di una indagine della Procura. Ieri intanto si è celebrata la direttissima ai due giovani arrestati ieri: un giovane del Blocco e un militante del Prc tornati subito liberi in attesa del processo, dopo la convalida dell?arresto. Le indagini dovranno chiarire anche la presenza dei due camion in piazza Navona, quello dei neofascisti con le spranghe, e quello di un gruppo di centri sociali. Il prefetto di Roma Carlo Mosca, ieri ha comunque avvisato: «Bisogna vigilare perché non si mescolino provocatori in modo da evitare che ci siano delle turbative a queste manifestazioni, che servono anche per contribuire alla maturazione democratica dei giovani». La minaccia di denunce in arrivo per chi occupa le scuole non è piaciuta intanto agli studenti - sia di destra che di sinistra - e all?opposizione.  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 SCUOLE VUOTE. Alta l?adesione alla protesta anti decreto Gelmini. Bloccati i progetti al Da Schio e le gite al Piovene Sciopero per 50 dirigenti e per 8 insegnanti su 10 Undici pullman di vicentini a Roma con i sindacalisti. In città studenti in corteo.Una lezione allestita in rotatoria     Anna Madron Hanno preso pioggia, vento, si sono sporcati i giubbotti con l'inchiostro che colava giù dai manifesti scritti a pennarello. ?Questa è la scuola delle tre i: impoverimento, invecchiamento, intolleranza", recitava uno dei tanti slogan scandito dai vicentini che ieri all'alba, dopo un viaggio notturno, hanno raggiunto la capitale per prendere parte allo sciopero generale indetto da Cgil Cisl Uil Snals e Gilda contro lo scacco dato dal governo alla scuola pubblica con il decreto 137. LE MAESTRE CONTRO LA GELMINI. Centinaia le maestre elementari che si sono prenotate un posto negli undici pullman partiti per Roma mercoledì sera da Vicenza, ma anche da Schio, Thiene, Valdagno e Bassano. Con loro anche Sebastiano Campisi, segretario provinciale della Cgil scuola, che parla di uno straordinario coinvolgimento emotivo. «Molte di loro hanno vissuto la riforma del '90 - sottolinea Campisi - si sono impegnate per costruire un nuovo modello di scuola che nel tempo si è rivelato vincente. È comprensibile che oggi si sentano particolarmente amareggiate perché defraudate di una loro creatura». UN NUOVO '68? Se lo chiedevano in tanti ieri di fronte all'esplosione di rabbia dei manifestanti, molti dei quali non avevano mai preso parte ad un corteo, mai urlato uno slogan, mai agitato una bandiera. «Ho 50 anni, due figli, non ho mai scioperato un giorno - ha raccontato una maestra elementare ai sindacalisti vicentini al momento di raccogliere le adesioni per la trasferta romana - ma questa volta voglio scendere in piazza a tutti i costi e protestare per questo ignobile sgambetto del governo». UN CORTEO, ANZI TRE. «Il questore di Roma, visto il numero dei manifestanti, ha dovuto autorizzare altri due cortei, oltre a quello principale» riferisce Campisi: coi segretari vicentini Tina Cupani (Cisl) Marco Oteri (Uil), Doriano Zordan (Snals) e Francesco Bortolotto (Gilda) ha percorso a piedi il tragitto da piazza della Repubblica a piazza del Popolo dove dopo l'una si è svolto il comizio conclusivo dei segretari della Cisl Bonanni e Cgil Epifani. E A VICENZA LEZIONE ALL'APERTO. È accaduto in Borgo Scroffa, in piena rotatoria. Lì gli insegnanti che aderiscono al movimento "Difendiamo la scuola pubblica" e che ieri hanno partecipato al corteo vicentino, hanno improvvisato una lezione per illustrare nei dettagli il contenuto delle leggi contestate e del Piano programmatico del Ministero dove sono elencati tutti i tagli previsti nel settore dell'istruzione. Intanto al Piovene sospesi i viaggi d'istruzione. Al Da Schio bloccati tutti i progetti. Niente gite, nessuna uscita didattica. All'istituto tecnico commerciale Piovene l'onda anti Gelmini ha travolto tutte le iniziative culturali ?come forma complementare di protesta", fa sapere Lella Bressan, insegnante di lettere dell'istituto dove in assemblea sindacale è stata presentata una mozione votata a larga maggioranza. Al professionale Da Schio il clima è altrettanto rovente, al punto che per esprimere il dissenso i progetti sono stati ?congelati" e di conseguenza non verranno attuati, come del resto in vari altri istituti di città e provincia. AULE VUOTE, SCUOLE SEMIDESERTE. La manifestazione di ieri a Vicenza ha visto incrociare le braccia 50 dirigenti scolastici e oltre l'80% degli insegnanti - i dati verranno comunicati nei prossimi giorni dall'Usr - , mentre sul fronte studentesco qualche cifra è già ufficiale. Scuola chiusa per sciopero con tanto di cartello sul portone al liceo classico Pigafetta. Al Fusinieri, fa sapere Nicola Terranova dell'Usp, hanno disertato le classi 659 alunni su 710, al Montagna 912 su 977, al Canova 837 su 877, al Lampertico 810 su 874, al Fogazzaro 1327 su 1398, al Rossi 688 su 928, al Quadri 1215 su 1389.
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 IN MATTINATA. Giù i murales dei ?Sì Dal Molin? Raid vandalico contro i cartelli di ?No Privilegi? «Lesa la libertà»: Giometto fa denuncia contro ignoti   Ieri mattina alcuni studenti vicentini del corteo anti-Gelmini gli hanno ?smontato la lavagna?, e lui ha depositato in questura una denuncia-querela contro ignoti. Silvano Giometto, leader di uno dei due comitati "Sì al Dal Molin" e del partito locale "No privilegi politici" torna nel mirino dei vandali per i contenuti dei murales esposti fuori dalla sede di via 4 novembre. «Un atto lieve, se lo paragoniamo alla molotov tirata il 15 agosto scorso dentro a una finestra della mia sede. In questo caso gli ignoti hanno divelto i pannelli di legno su cui espongo il mio giornale di partito. Ci sono delle telecamere fisse che hanno ripreso la scena e la Digos cercherà di identificare i vandali» anticipa Giometto mentre osserva i pannelli presi di mira dai danneggiatori. Contenevano messaggi come ?Il 75% dei vicentini è favorevole al Dal Molin americano" e ?La città è contro il sindaco Variati e non contro gli americani". Giometto commenta: «È una grave lesione della libertà di espressione di un partito e di un piccolo editore da parte di finti pacifisti che protestano con aggressioni e violenze proprio come hanno fatto per mesi alcuni esagitati del ?No Dal Molin" umiliando e danneggiando la maggioranza silenziosa favorevole alla Ederle Due». G.M.MAS.  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 CONFINDUSTRIA. Vince l?istituto di Asiago: studio sul caseificio Pennar ?Storie d?impresa? premia l?Altopiano La Martini: «Bravi voi, non chi protesta»     Sara Marangon È l'istituto statale d'istruzione superiore di Asiago ad aggiudicarsi la 7a edizione del concorso ?Le storie d'impresa", promosso dalla Commissione scuola di Confindustria Vicenza. Con un filmato che racconta la storia aziendale del caseificio Pennar, e la tradizione dal processo da cui nasce il formaggio Asiago dop, Luca Bortoli, Eleonora Frigo e Vittorio Rigoni, hanno ricevuto il primo premio e staccato il pass per la fase regionale del concorso. «Siamo partiti in 30, ma dopo più di un anno di lavoro ci siamo ritrovati in tre - confidano i vincitori della 5a ragioneria accompagnati dai docenti Alessio Barolo e Domenica Polato - Nel video abbiamo cercato di raccontare il rapporto simbiotico tra il caseificio e il nostro territorio». A partecipare a ?Storie d'impresa" erano stati 17 istituti di Vicenza e provincia; di questi solo 7 hanno passato la fase territoriale ricevendo un premio di 2mila euro che è stato consegnato ieri mattina a palazzo Bonin Longare assieme a dei buoni-libri da 120 euro l'uno per ciascun docente, e a chiavette Usb per i ragazzi. Contemporaneamente sfilava in centro il corteo contro la riforma Gelmini, ecco perché l'intervento dell'assessore provinciale Morena Martini ha avuto toni politici: «Siamo in democrazia per cui se questa riforma non va bene agli studenti e agli insegnanti, saranno liberi di cambiarla tra quattro anni. Un plauso va dunque ai giovani che sono qui per ricevere i premi del concorso, e non fuori a manifestare senza nemmeno conoscere i motivi della protesta». Ma non tutti i protagonisti di ?Storie d'impresa" erano presenti all'evento; è il caso dell'insegnante della 4aA dell'Itc "Luzzatti" di Valdagno, settimo classificato. «Ci hanno accompagnato i titolari dell'azienda ?Grande", quella che abbiamo presentato per il concorso - hanno spiegato i ragazzi - La professoressa di economia aziendale che ha seguito con noi il progetto, infatti, ci aveva avvertiti che non sarebbe venuta per partecipare al corteo contro la riforma». Ha ricevuto un premio per la sezione ?Miglior filmato" anche l'Itcg Pasini di Schio, che ha approfondito la storia della ditta ?Tam&Co": a questa scuola è andato un ulteriore riconoscimento di mille euro, mentre altri 2mila euro sono stati consegnati all'Isis di Asiago per essere salito sul gradino più alto del podio. «Mi complimento con tutti gli studenti perché sono rimasto colpito dai loro lavori - spiega Paolo Mantovani, presidente del Gruppo giovani di Confindustria Vicenza, affiancato da Paolo Vivian, coordinatore della Commissione scuola - Il livello degli elaborati e dei filmati vorrei dire che superava quello delle precedenti edizioni». È stato anche presentato il quarto volume della collana ?Vite d'imprese" del Centro studi d'impresa della Camera di Commercio. Tra gli istituti premiati ieri anche il Trentin di Lonigo, il Brocchi di Bassano, il Fusinieri di Vicenza, il Da Vinci di Arzignano e il Luzzatti di Valdagno.
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da "Reuters Italia"
del 31-10-2008)
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MILANO (Reuters) - Giorgio Napolitano riceverà una delegazione di studenti per ascoltare le loro ragioni. Lo ha annunciato stamattina lo stesso presidente della Repubblica. "Riceverò una rappresentanza di studenti che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni", ha detto Napolitano ai giornalisti arrivando all'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'Università Bocconi a Milano. Dopo il suo arrivo, in realtà, Napolitano ha brevemente incontrato quattro studenti della Bocconi che gli hanno consegnato una lettera, come ha riferito il portavoce del Quirinale. Ieri, il giorno dopo l'approvazione definitiva della legge Gelmini, studenti, insegnanti, genitori e universitari sono scesi in piazza a Roma e in altre città con Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Snals. In attesa che il governo presenti un piano per l'università entro una settimana, come annunciato mercoledì dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, gli universitari continuano a protestare contro i tagli previsti per gli atenei in buona parte dalla legge 133, la manovra finanziaria triennale dello scorso agosto. Ieri sera, intanto, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha detto che gli studenti che occupano scuole e università saranno denunciati. "Se ci saranno illeciti ci saranno denunce e per chi occupa illegalmente qualora si presentasse una situazione di occupazione abusiva", ha detto Maroni. "INVITI FORZE POLITICHE A DIALOGO PER RIFORMA PROFONDA" Nella lunga lettera consegnata a Napolitano - e vista da Reuters - gli studenti della Bocconi chiedono al capo dello Stato di invitare le forze politiche ad aprire un dibattito che porti a una "riforma profonda del sistema vigente". Continua...
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 PROTESTA. Studenti in sciopero assieme ai professori contro la riforma del ministro Gelmini e i tagli previsti dalla Finanziaria. Pochi gli allievi rimasti in classe «Difendiamo la scuola e lo studio» Lezioni sospese, plessi vuoti. Una giornata di mobilitazione massiccia. Assemblee in tutti gli istituti. No deciso al maestro unico   Lezioni sospese, plessi vuoti o chiusi e studenti in piazza o in assemblea. Anche a Bassano, come in tutta Italia, per il mondo della scuola quella di ieri è stata una giornata di mobilitazione e di protesta contro la riforma del ministro Mariastella Gelmini. Ai piedi del Grappa, negli istituti di ogni ordine e grado, l?adesione allo sciopero nazionale indetto dai sindacati in seguito all?approvazione del decreto 133 è stata, se non totale, massiccia. In tutti i plessi superiori, alle medie e nelle scuole primarie più della metà e in qualche caso fino all?ottanta per cento dei maestri e dei professori ha incrociato le braccia e ben pochi alunni, come confermano dalle segreterie e dalle direzioni didattiche, hanno fatto lezione regolarmente. Diverse scuole elementari, non solo all?interno del territorio comunale ma anche nel comprensorio, sono rimaste chiuse e alle medie Bellavitis e Vittorelli hanno scioperato anche le due presidi. Al liceo Da Ponte e al Brocchi gli studenti si sono riuniti in assemblea per leggere assieme e discutere il documento ideato dal ministro Gelmini e a Nove un?ottantina di giovani ha tentato di occupare l?istituto d?arte De Fabris che, come tutte le scuole con meno di 500 studenti con la riforma rischierà di essere accorpato a qualche altra struttura. Ma la voce del dissenso per una volta è uscita dai plessi e si è fatta di nuovo sentire anche tra le vie e le strade di Bassano. Poco meno di un centinaio di ragazzi dei licei, dell?Einaudi, dell?Itis Fermi e del Remondini in mattinata hanno infatti dato vita ad un corteo. Un?iniziativa tranquilla, che ha fatto registrare un momento di tensione solo davanti ai cancelli del Da Ponte, quando alcuni dei manifestanti hanno invitato i liceali a lasciare l?assemblea e ad unirsi a loro. «Ma si trattava di poche persone isolate» assicurano gli organizzatori che, partiti dal centro studi, sono giunti in largo Corona d?Italia. Qui, fotografati e controllati dalle forze dell?ordine, hanno srotolato gli striscioni preparati per l?occasione e ribadito, anche controbattendo alle obiezioni del consigliere comunale Luigi Galliotto (An), il loro no al maestro unico, ai tagli alla scuola pubblica, all?innalzamento dei costi delle Università e alla gran parte delle novità introdotte dalla riforma Gelmini. «Su alcuni punti, come ad esempio il potenziamento dell?educazione civica o l?allungamento della "vita media" dei testi scolastici, possiamo anche essere concordi - ha spiegato, decisa la giovanissima A.M., del Remondini -. Non siamo però assolutamente favorevoli a ritorno del maestro unico e alla riduzione delle risorse destinate alla scuola». «Con i tagli previsti da questa legge molte delle attività promosse dai nostri istituti saranno soppresse - ha aggiunto la compagna M.D.-. Gli sportelli per i recuperi pomeridiani spariranno e chi ha difficoltà in qualche materia dovrà per forza prendere delle lezioni private, magari sborsando 25 euro all?ora». Anche le cosiddette iniziative di "terza area", ossia quelle legate al mondo del lavoro, sarebbero a rischio e, a quanto hanno assicurato i ragazzi, gli istituti professionali potrebbero essere declassati al rango di Cfp. «Senza contare - hanno ricordato infine - che i costi delle università saliranno e arriveranno a sfiorare i quattro o cinquemila euro. Solo i ricchi potranno frequentarle». C.Z.  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 ISTITUTO D?ARTE Il De Fabris rischia di essere accorpato   «Di studenti oggi (ieri ndr) ne abbiamo solo ottanta su 470. E stanno protestando perché vorrebbero occupare la scuola». Mattinata intensa quella di ieri per Bruno Agato, preside dell?istituto De Fabris di Nove, dove pochissimi insegnanti si sono presentanti al lavoro e dove i ragazzi giunti in classe hanno cercato di dar vita ad una vera e propria occupazione. Un?iniziativa nata per aggiungere un altra voce al coro di protesta levatosi ieri nel Bassanese contro il ministro Gelmini. La scuola novese, che non arriva asfiorare i 500 iscritti, con la nuova legge rischia di rientrare fra gli istituti destinati ad essere accorpati a qualche altra struttura. Una possibilità che tuttavia il dirigente scolastico giudica ancora piuttosto remota. «Quando avremo in mano tutte le carte ufficiali allora se ne potrà discutere - osserva il responsabile del plesso novese -. Aspettiamo quindi di vedere cosa accadrà prima di parlare». C.Z.  
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da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 SECONDO CIRCOLO «Abbiamo spiegato la situazione ai genitori»   «I problemi economici vanno affrontati in maniera diversa. La riforma Gelmini contiene delle contraddizioni di fondo, di cui conosceremo in futuro le conseguenze». Chiara Riello, dirigente del secondo circolo didattico conferma l?adesione della maggior parte degli insegnanti delle sue scuole alla giornata di mobilitazione. «Non riusciamo a capire le motivazioni pedagogiche ed educative di certe scelte» rimarca la direttrice, lasciando intendere la sua contrarietà alla reintroduzione del maestro unico, alla riduzione dell?organico dei docenti e all?aumento del numero di studenti per classe. Una misura che rischia di rendere molto più difficoltosa ogni attività didattica. «Lunedì i nostri insegnanti hanno incontrato le famiglie degli scolari per esprimere ai genitori le loro preoccupazioni - ricorda Riello - e sono passati anche attraverso gli organi collegiali per spiegare le motivazioni della contrarietà a questo genere di novità». C.Z.  
(
da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 31-10-2008)
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Venerdì 31 Ottobre 2008 A MAROSTICA «Potremo ancora garantire qualità?»   «Potremo ancora garantire la qualità che finora ha contrassegnato la scuola dell'infanzia, visto che il decreto Gelmini prevede di diminuire il tempo-scuola e contemporaneamente di aumentare il numero di bambini per sezione? Che fine farà la compresenza?» Le maestre delle materne statali del circolo di Marostica insorgono contro la riforma scolastica e in una lunga lettera spiegano come le novità introdotte metteranno a repentaglio molte delle attività e dei percorsi didattici promossi nei plessi scaligeri. Una serie di «strategie educativo-didattiche volte a personalizzare il più possibile gli interventi». Le docenti difendono quindi la compresenza, che permette di favorire una relazione personale migliore nei riguardi dei bambini, e ricordano i progetti proposti per ampliare l'offerta formativa: dall'attività motoria in forma laboratoriale alla biblioteca, dal giardinaggio alla musica e alle danze, dall'educazione stradale alla philosophy for children». C.Z.  
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da "Lavoce.info"
del 31-10-2008)
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>IL TAGLIO DEL VICINO E' SEMPRE PIU' VERDE. ANCHE PER LA CHIESA di Francesco Daveri e Fausto Panunzi 31.10.2008 Va bene tagliare, fino a che i tagli riguardano le tasche degli altri. E' la regola aurea del dibattito pubblico italiano. Stupisce che sia applicata anche dalla Chiesa italiana nel caso della scuola. Perché se il problema dei risparmi esiste, e per risolverlo servono proposte concrete, una delle opzioni potrebbe essere la riduzione di spesa ottenibile dall'abolizione dell'obbligo dell'insegnamento della religione cattolica negli istituti statali. Anche perché sono diverse le peculiarità che contraddistinguono gli insegnanti di religione in Italia. Nel mezzo delle manifestazioni di piazza e delle tensioni sollevate dall?approvazione del cosiddetto decreto Gelmini, la Chiesa italiana ha deciso di dire la sua. Con l?autorevolezza della sua carica, sul Corriere della Sera del 28 ottobre monsignor Diego Coletti, vescovo di Como e responsabile scuola della Conferenza episcopale italiana, ha riconosciuto con tono grave che ?Il problema dei risparmi è certamente sul tavolo ed è ineccepibile?. L?alto prelato ha poi continuato dicendo che è ?inutile se non addirittura dannoso intervenire agitando le piazze?. IL BUON ESEMPIO CHE MANCA Anziché predicare, però, la Chiesa italiana potrebbe in questo caso dare il buon esempio. È vero: il problema dei risparmi, o almeno della riduzione degli sprechi, nella scuola esiste e non basta certo scendere in piazza per risolverlo. Ci vogliono proposte concrete. E, parlando in concreto, una delle opzioni che si potrebbe valutare è quella della riduzione di spesa ottenibile dall?abolizione dell?obbligo dell?insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. Il problema è aggrovigliato. Il primo punto da chiarire è se l?insegnamento della religione generi davvero un onere per le casse dello Stato. La risposta è sì. Le famiglie possono già ora decidere di non avvalersi di tale insegnamento. Ma le famiglie, anche quelle di atei e miscredenti, non possono avvalersi del diritto di non pagare le tasse per finanziare gli insegnanti di religione. Dato che c?è un onere, il secondo problema è quello di capire quale sia l?entità di questo onere per le casse dello Stato. E qui le cifre sono incerte. Secondo Wikipedia, dunque una fonte da prendere con le pinze, gli insegnanti di religione nel 2001 erano circa 25mila e, dice la stessa fonte, il loro costo a carico dello Stato italiano ammontava a 620 milioni di euro, pari a circa l?1,8 per cento della spesa complessiva statale per il personale scolastico. Nel libro ?La Questua?, pubblicato da Feltrinelli nel 2008, Curzio Maltese stima il costo dei 25.679 insegnanti di religione attuali in un miliardo di euro. Ecco dunque una misura dell?onere per le casse dello Stato. Terzo, piccolo o grande che sia, e probabilmente è una goccia nel mare delle spese della scuola italiana, è pur sempre un onere molto particolare. Perché, ad esempio, quando si parla di insegnanti di religione, non si applicano le regole in materia di accorpamento che ora il ministro Gelmini vuole imporre nelle scuole di ogni ordine e grado. Se solo pochi studenti scelgono l?insegnamento della religione, la possibilità di accorpamento delle classi è molto limitata. Molto spesso, tre studenti che lo chiedono sono sufficienti per tenere in piedi una cattedra di religione. Per mantenere quelle delle altre materie, i presidi devono invece fare i salti mortali. LA REGOLA AUREA DEI TAGLI Le peculiarità non finiscono qui. Fino al 2004, la totalità dei docenti di religione veniva nominata su segnalazione della curia diocesana al dirigente scolastico che confermava la nomina. L?affidamento dell?insegnamento doveva essere confermato anno per anno. Ma la legge 186 del 2003 ha posto rimedio a questa situazione prevedendo l?immissione in ruolo di circa 15mila (dei 25mila) insegnanti di religione previo concorso, il primo dei quali è stato riservato a coloro che avevano prestato continuativamente servizio su quell?insegnamento per almeno quattro anni negli ultimi dieci. Oggi, sempre secondo la voce di Wikipedia, il 70 per cento delle cattedre di religione viene coperto dall?Ufficio regionale Scolastico, d?intesa con l?ordinario diocesano, tra coloro che hanno superato il concorso. Il restante 30 per cento è ancora nominato direttamente dalla curia diocesana, la quale conserva il potere di revoca degli insegnanti anche per ragioni quali la ?condotta morale pubblica in contrasto con gli insegnamenti della Chiesa?. Insomma, la curia ha il potere di licenziare un insegnante sulla base della sua vita privata. Ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli a ?Blu Notte?, è un?altra storia. Si potrebbe obiettare che l?insegnamento della religione nella scuola pubblica esiste in quasi tutti i paesi europei, anche se non in Francia ad esempio. Ma il potere che l?Italia delega alle diocesi è una caratteristica tutta nostrana. E indubbiamente peculiare è, in barba alle sbandierate esigenze di meritocrazia, la possibilità concessa agli insegnanti di religione, una volta assunti in ruolo con un concorso un po? speciale, di cambiare settore e diventare magari insegnanti di storia e filosofia. Ma forse, in definitiva, il tutto finisce per essere un?altra applicazione della regola aurea del dibattito pubblico italiano: i tagli vanno bene fino a che riguardano le tasche degli altri. Stupisce che questa regola sia applicata anche dalla Chiesa italiana nel caso della scuola.
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da "Lavoce.info"
del 31-10-2008)
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>UN PATTO DA RILANCIARE di Gilberto Muraro 31.10.2008 Una seria discussione sulle innovazioni da portare alla gestione degli atenei dovrebbe ripartire dal patto per l'università, in parte riflesso nella Finanziaria 2007. Postula una migliore definizione delle responsabilità, una più estesa programmazione delle assunzioni, la ridefinizione dei vincoli finanziari entro un trasparente bilancio consolidato, la ripartizione delle risorse con finalità di riequilibrio e premio, l'aumento dei fondi per il diritto allo studio anche attraverso una aumento vincolato delle tasse studentesche. Si spera che la reazione del paese riesca a salvare l?università dai tagli esiziali introdotti con la legge 133/2008 e che si possa presto discutere seriamente di nuove regole per la gestione degli atenei. Potrà essere utile inserire nella discussione anche quel ?patto per l?università? che il governo Prodi aveva concordato con la conferenza dei rettori. I PRINCIPI DEL PATTO Il patto nasceva dalle proposte della soppressa Commissione tecnica per la finanza pubblica. (1) Eccone in sintesi i punti essenziali. Definire le responsabilità: lo Stato risponda della dinamica stipendiale, che è al di fuori della capacità decisionale degli atenei, e gli atenei rispondano della politica delle assunzioni e della politica della spesa. Programmare le spese per il personale: rispetto all?attuale obbligo di una previsione triennale, è possibile e conveniente attuare una programmazione decennale, che darebbe più tranquillità sulle scelte di lungo periodo. Ridefinire i vincoli entro bilanci consolidati: una volta fotografata esattamente la situazione finanziaria del sistema universitario, attraverso bilanci consolidati che riportino in testa agli atenei i conti delle società e degli enti controllati, si dovrà fissare un nuovo limite all?indebitamento e si potrà anche ridefinire il vincolo gravante sulle spese di personale. Continuare ad ancorarsi semplicemente al fondo di finanziamento ordinario (Ffo) può infatti essere restrittivo rispetto alla odierna varietà delle fonti finanziarie degli atenei. Ma va ribadito che per ora il riferimento al 90 per cento del Ffo va rispettato e riportato velocemente alla più severa versione originaria, e quindi senza le edulcorazioni introdotte con una legge del 2004 che ha tolto le spese per gli incrementi stipendiali e un terzo delle spese per il personale universitario operante nel Servizio sanitario nazionale: Ripartire le risorse con finalità di riequilibrio e premio, e non più solo sulla base della spesa storica: in attesa di migliorare i criteri di valutazione, usare il modello del comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu) per distribuire almeno il 5 per cento del Ffo, riservando il 20 per cento di tale importo alle università che sono sottofinanziate rispetto al modello stesso, in maniera da accelerare il riequilibrio e premiare le virtuose. Garantire più servizi e più borse di studio agli studenti, attraverso due interventi. Il primo consiste nella creazione di un nuovo fondo a livello nazionale per borse di studio più ricche di quelle distribuite presso gli atenei, che consentano effettivamente ai vincitori di scegliere la sede preferita. In tal modo si rafforza il diritto allo studio ma si promuove anche una sana competizione tra le università, nella fondata ipotesi che i migliori studenti sceglierebbero gli atenei migliori. Poiché c?è sempre il rovescio della medaglia, ne potrebbe derivare un impoverimento di capitale umano per il Sud; ma appare di maggior peso il rispetto del diritto di ciascun studente meritevole, anche se privo di mezzi, di ottenere il percorso formativo preferito. Il secondo intervento consiste in un aumento limitato del peso delle tasse scolastiche sul Ffo, spostando l?incidenza massima dal 20 al 25 per cento, con il vincolo però che almeno il 50 per cento del gettito addizionale sia riservato ai servizi agli studenti. INTERVENTI SULL'ORDINAMENTO I principi proposti dalla Ctfp sono stati parzialmente recepiti dalla Finanziaria 2007 e dal successivo piano programmatico, da cui nasceva il riparto di una quota sia pur lieve di risorse aggiuntive secondo il modello del Cnvsu, si ribadiva l?obbligo, fino ad allora non sempre rispettato, della programmazione triennale e si imponeva il bilancio consolidato, mentre nulla di nuovo era purtroppo previsto sul fronte del diritto allo studio. Il senso di tutto ciò si può rendere con lo slogan ?spendere di più ma meglio?, a indicare che il sistema universitario italiano ha bisogno di più risorse e che deve e può essere riformato. Superfluo sottolineare che le azioni sopra indicate riguardano unicamente gli aspetti gestionali. Ad esse devono accompagnarsi interventi sull?ordinamento, in particolare sui requisiti minimi per i corsi di studio, e sulla valutazione. Ma ha senso parlarne solo se il sistema universitario viene messo in condizioni di sopravvivere e viene sottoposto a una politica selettiva che riconosca i meriti e i demeriti dei vari atenei, dando forti incentivi al miglioramento della didattica, della ricerca, del rigore amministrativo. La manovra di Giulio Tremonti e Maria Stella Gelmini va allora giudicata doppiamente negativa: perché opera tagli oggettivamente insopportabili e perché li impone in modo indiscriminato, mantenendo e semmai accentuando gli squilibri interni al sistema universitario e irridendo la virtù della buona amministrazione anziché premiarla. (1) Vedi Ctfp, Misure per il risanamento finanziario e l?incentivazione dell?efficacia e dell?efficienza del sistema universitario, doc. 2007/3 bis, Roma, 31 luglio 2007.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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«Siamo qui perché il futuro della scuola ci fa paura» Otto e trenta del mattino. Via Etnea è letteralmente invasa da centinaia di ragazzi, se non ci fosse la luce del sole sembrerebbe un sabato pomeriggio. Già, uno di quelli di festa. Invece, no. E' la giornata dello sciopero generale, per dire no alla riforma Gelmini, che mobilita tutti. Il "popolo della scuola" si muove lentamente per le vie del centro il punto d'incontro è piazza Roma, che per una giornata sembra proprio "l'ombelico del mondo". All'appello non manca nessuno. Docenti, genitori e ragazzi. Partiti dai loro istituti i giovani si incontrano con i loro genitori. Per unire le forze, combattere e annullare il divario generazionale, almeno per un giorno. Mai negli ultimi 20 anni si è visto tanto movimento. Daniela Morelli, 42 anni, insegnante di sostegno siede al fianco del figlio Samuele, 14 anni, che frequenta il primo anno al Polivalente di San Giovanni La Punta. Mentre aspettano d'incontrarsi con gli altri genitori commentano sottovoce la confusione che invade la piazza. "In questa occasione rivesto il doppio ruolo di docente e di genitore - afferma - come insegnante mi trovo in una situazione di profondo disagio, sto lavorando perché ho in carico un ragazzo autistico, ma dall'anno prossimo probabilmente anche io sarò disoccupata. Come madre temo che si stia distruggendo la scuola pubblica per rafforzare quella privata". «Il decreto Gelmini è un obbrobrio ? esclama con enfasi Giuseppe Privitera, 60 anni, dipendente pubblico, mentre prende posto in testa al corteo scandendo slogan contro la Gelmini. Protestiamo contro un atto di sovversione dello Stato; il Governo propone dei tagli che limiteranno la libertà dei ragazzi». Poco distante Ester Ventura scambia qualche battuta con la figlia Grecia, 17 anni. «Sono scesa in piazza perché è giusto in certi momenti lottare insieme, anche se adesso seguiremo il corteo ognuno per conto proprio. La scuola deve avere il proprio spazio, non si può negare ai ragazzi la cultura. Così facendo - prosegue - stiamo annullando tutto quello che si è riuscito ad ottenere nel '68. Qualcosa di positivo nella riforma? Si, la proposta di mantenere i testi per 5 anni mi sembra valida». Abbracciate strette strette alle loro mamme anche Sara di nove anni e Chiara di appena sette seguono il corteo. «Sostengo le maestre che sono venute a protestare» confessa timidamente Sara». Le loro mamme, sorelle, Teresa e Valeria Da Campo sono insegnanti. La prima alla scuola media, la seconda alle superiori. «Le norme peggiori? - risponde Teresa - le classi troppo numerose, i ragazzi riceveranno meno attenzioni e di conseguenza saranno meno coinvolti». Contraria al ripristino del maestro unico l'altra sorella. «Sono favorevole alle diverse figure di riferimento. Sono convinta che gli insegnati delle scuole elementari debbano essere i più qualificati e meglio pagati, cambierei le norme in questa direzione: meno ai docenti universitari più agli insegnanti delle elementari». Gli adolescenti a poco a poco trovano i loro spazi. Beatrice e Desirée, 15 anni, al secondo anno all'istituto Lombardo Radice negli ultimi giorni hanno passato il loro tempo libero a scrivere striscioni con le bombolette spray. «Abbiamo paura del futuro e di perdere i benefici di cui godiamo oggi», ammette Beatrice. «Faremo di tutto per ostacolare i progetti della Gelmini - sostiene Desirée - abbiamo usato anche frasi dantesche per esprimere il nostro disappunto. Mia madre? Vai tranquilla mi ha detto, se ti arrestano mi trovi in questura». Lucy Gullotta
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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La storia/1 «Cittadini! Semu tutti precari tutti?». «Cettu, cettu!». Risponde così Catania al richiamo anti-Gelmini: con tutta l'ironia e la sana rabbia che anima il movimento del popolo della scuola da Nord a Sud. Lo spettro, ormai divenuto realtà, di più di 120.000 disoccupati, tra docenti e personale Ata, è diventato realtà. Anche chi negli anni si era defilato da politica e manifestazioni di piazza, scende in strada e urla a squarciagola il proprio dissenso. Niente sigle di partito, niente slogan scontati. Si grida a una scuola che continui a essere pubblica, finanziata: in cui non si eliminino cattedre, in cui non vi siano discriminazioni sociali e razziali. E' questo il vero autentico cuore del movimento, non c'è spazio per le provocazioni. In piazza ieri mattina a Catania c'era il popolo della scuola tutta. Insegnanti e studenti di ogni ordine e grado; docenti universitari e ricercatori, famiglie e bambini. Tutti a dire no, in maniera compatta, a una legge che proprio non va giù a nessuno. Catania è stata "pacificamente" occupata dallo sciame in protesta a partire dalle 9, in piazza Roma. Una sola voce che ha attraversato le principali vie della città per riunirsi e sciogliersi in Piazza Duomo, tra la stanchezza, la soddisfazione generale e una speranza che sembra riaccendersi per tutti. Più di 30.000 persone in piazza per gli organizzatori. Quasi 15.000 per la Digos. Un fiume di gente agli occhi dei passanti e di coloro che guardando lo scenario dai balconi, il fiume di coloro che la scuola la fanno, la vivono e la amano. A sfilare anche l'Assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Catania, Sebastiano Arcidiacono: «La scuola è un segmento strategico della società: era necessario intervenire aprendo al dialogo tra le parti. Posso essere d'accordo con il voto in condotta o i grembiulini, ma non sulla scelta del maestro unico. Allora visto che ci vuole un unico punto di riferimento, adesso proporranno anche il genitore unico? Mi sembra un paradosso». Il popolo di docenti, attuali e futuri precari, inizia a dire basta a compromessi e sfruttamento. «La Gelmini ha compiuto un miracolo: è riuscita a riunire tutte le sigle sindacali contro una legge che è semplicemente una riforma finanziaria. E noi risponderemo compattamente al richiamo del popolo della scuola opponendoci con tutte le nostre forze», dichiarano Giuseppe Nasca, del direttivo dell'Flc Cgil, e Mario Papotto, segretario aggiunto di Cisl Scuola. Ieri mattina c'erano proprio tutti, insieme come non mai: Cgil, Cisl, Uil, Cobas e Gilda dei Lavoratori: «La Gelmini è solo un muro di paglia. Uscirà politicamente bruciata dalla firma che le è stata fatta mettere su questa legge», aggiunge Cavallaro, coordinatrice provinciale della Gilda. «Questa è una lotta trasversale - urlano Elisa Trovato e Micol Zigarelli, studentesse di Medicina - Diamo manforte alla protesta scolastica, ma denunciamo anche le nostre ragioni. Abbiamo bisogno di soldi per mantenere le strutture universitarie». L'università sfila insieme ai bambini, i genitori sfilano insieme ai professori di quei tanto denigrati giovani d'oggi che, inaspettatamente, appaiono perfettamente consci del pericolo che incombe sul loro futuro. Accanto agli slogan, ormai di dominio nazionale come "Enterogelmina nuoce gravemente alla salute", e quelli sentitamente autoctoni come "Gelmini a cogghiri mannarini!", in uno spezzone studentesco si legge anche: "Non voglio questa scuola per i figli che vorrei". E si grida al referendum. Insomma la lotta sembra appena cominciata. Testa alta e un unico obiettivo: l'abrogazione della Legge Gelmini e l'abrogazione degli articoli 16 e 66 della Tremonti-Brunetta. Alessandra Belfiore
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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In piazza contro la legge Gelmini Cortei, sit in e comizi nel capoluogo e in diversi Comuni della provincia per protestare contro i «tagli» Numerosi insegnanti, provenienti da varie scuole della provincia, hanno preso parte al variopinto e chiassoso corteo che ieri mattina è partito dal Provveditorato ha attraversato le strade del capoluogo per confluire in piazza Aldo Moro, davanti alla Prefettura
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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sindacati in prima linea I vertici provinciali di Cgil, Cisl, Uil e dei sindacati autonomi della scuola hanno preso parte alla manifestazione dando sostegno a insegnanti e studenti nella protesta contro la riforma Gelmini e i tagli operati dal Governo nel settore dell'istruzione
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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ausl 6-conferenza dei sindaci Confronto su rimodulazione della rete ospedaliera Sempre più uniti e decisi. L'approvazione della riforma Gelmini, più che mettere fine alla questione, ha allargato e cementato la protesta. Lo sciopero generale indetto ieri da Flc-Cgil, Cisl, Uil scuola, Snals e Gilda ha radunato a Palermo anche quanti erano stati assenti dalle proteste dei giorni scorsi. L'eco delle persone in piazza Politeama (50 mila secondo gli organizzatori), accorse dalle scuole cittadine e di provincia e dalle facoltà attraverso vari cortei, ha espresso un disagio sociale che sembra generalizzato, coinvolgendo tutti: dagli insegnanti ai bambini più piccoli. Tant'è che fra i manifestanti c'era anche l'assessore regionale alla Pubblica istruzione, Antonello Antinoro, che ha promesso: «Ricorreremo alla Consulta contro la riforma». Tra la folla c'era Rita Borsellino: «Il governo non può rimanere sordo alle richieste». Docenti, alunni, personale amministrativo, genitori e perfino presidi di licei. Storie diverse ma tutte accomunate dall'angoscia di un presente precario. C'erano i bimbi di diverse scuole dell'infanzia sotto bandiere della pace. «Siamo contro le classi-ponte, palesemente razziste, che elimineranno la speranza di una integrazione», hanno spiegato gli insegnanti del centro Ubuntu, che raccoglie figli di extracomunitari fino alla quinta elementare. Contro «la riforma deforme» anche la media «Scinà» che teme la fine delle attività per i disabili. Un'assistente tecnica di laboratori, di ruolo al «Cannizzaro», ha previsto licenziamenti a causa della riduzione di ore e dell'accorpamento di classi e istituti. Accorsi anche decine di istituti della provincia: Mezzojuso, Lercara Friddi, Partinico e altri. «La lotta inizia oggi e noi continueremo ? ha spiegato Pasquale Di Pollina, rappresentante degli studenti nel Cda dell'Ateneo ? . Dopo questi numeri il ministro deve aprire un tavolo per cambiare la riforma». Sciopero anche in provincia (a Cefalù le scuole superiori sono rimaste chiuse per un corteo di 1.500 persone). Sostegno dal settore privato, nello specifico, dal Cei. Una delegazione di sindacalisti ha consegnato al viceprefetto Massocco uno studio sulle ricadute negative della legge Gelmini su tutta la provincia. Il nuovo rettore Roberto Lagalla (che si insedia oggi) in mattinata ha bocciato una proposta dell'interfacoltà su un'ulteriore sospensione della didattica fino al 7 novembre. Un'assemblea dei Cobas ha discusso di una protesta di scuola-università con il mondo del lavoro. Intanto, come annunciato dal Codacons, nascono i primi comitati di raccolta firme per l'abrogazione della legge. Oggi a Lettere si stileranno documenti su proteste alternative. In serata spettacolo e concerto. Marco Bisanti
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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halloween Torna la festa delle «zucche» Alla Città dei ragazzi laboratori, «percorsi di paura» e sfilate organizzati dai dipendenti a. galioto 32 Azione universitaria ha usato l'arma della goliardia per fare sentire la propria voce contro le proteste di questi giorni. Nel centro del mirino il rettore uscente, Giuseppe Silvestri (oggi allo Steri si terrà la cerimonia del passaggio di consegne con Roberto Lagalla). Manifesti sono comparsi in molte strade della città e in particolare all'interno della cittadella di viale delle Scienze e nelle sedi delle diverse facoltà con l'obiettivo, dicono i giovani di destra, di «ribadire la palese strumentalizzazione che vede la casta dei docenti impegnata a fomentare gli studenti per difendere i propri privilegi». «Il nostro modo di salutarlo», commenta sarcastico Giammaria Saitta, presidente provinciale di Azione universitaria che contesta a Silvestri, alla guida dell'Ateneo per nove anni, la «moltiplicazione delle cattedre e dei corsi di laurea», «la mancata chiusura dei poli decentrati poco sfruttati dagli studenti», «l'aumento delle tasse», il mancato «aumento dei servizi agli studenti». Infine Saitta attacca Silvestri per il suo intervento sull'inchiesta su parentopoli, giudicato «soft» e si augura che il nuovo rettore Roberto Lagalla, «avvii un nuovo corso per l'ateneo palermitano». Dallo Steri ci si trincera dietro un diplomatico «no comment» mentre a difesa di Silvestri, ironia della sorte, è scesa in campo un'altra associazione della destra studentesca, Alleanza Etica. «È un modo per delegittimare un istituzione della sua autorevolezza ? dice Nino Sala, il coordinatore del movimento che si è unito agli altri studenti nella protesta contro la Gelmini ? e per tentare di dividere il fronte del movimento che vede giovani di tutte le latitudini politiche vicini, in questa battaglia di libertà. La caratura morale e professorale del rettore Silvestri, certamente lo mette al riparo da tali accuse, ma noi come movimento, vogliamo testimoniare, come durante questa amministrazione l'Università palermitana sia cresciuta, soprattutto nei rapporti con gli studenti e nell'ampliamento e nell'ammodernamento delle strutture di ateneo». Roberto Valguarnera
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Siracusa La droga negli zaini Ex studenti spacciavano nelle scuole: 42 ragazzi indagati, 13 arresti Maria Teresa Giglio 10 E' la rivincita delle zucche. Quelle piene, grandi anzi enormi, cresciute con gli occhi negli orti e, alfine, cotte e mangiate. Non quelle coltivate a batterie, estirpate anzitempo, svuotate e intagliate per dare un volto alla festa meno festa dell'anno: Halloween. Non piace alla Chiesa («una festa mostruosa»), non piace alla Coldiretti («le zucche mangiatele, non trasformatele in festoni»), non piace nemmeno a quelli che ne avevano fatto un business: stanotte è previsto un calo di festeggianti - e di spesa - del 25 per cento rispetto allo scorso anno per via della crisi e del fatto che l'appuntamento ha perso l'effetto novità dei primi anni. La zucca torna dunque a fare la zucca, almeno in questo emisfero, e torna protagonista sulle tavole italiane. Ma siccome il gustoso ma modesto ortaggio è da sempre sinonimo di modesta intelligenza e/o scarsa applicazione negli studi, va rilevato un singolare parallelo. Oggi le zucche vuote - fonte ufficiale: ancora la Coldiretti - non le vuole più nessuno. Oggi le zucche vuote riempiono le piazze d'Italia - fonte ufficiosa: Berlusconi & Gelmini - però almeno adesso parlano e smentiscono l'antico adagio popolare secondo cui testa che non parla...Chissà quando ci sarà un po' di pace e di rispetto e di raccoglimento per i veri festeggiati, cioè i Morti.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Lo sciopero della scuola La scuola ieri si è fermata. In tutt'Italia cortei e manifestazioni. A Roma una imponente manifestazione per dire «no» alla legge Gelmini. Il ministro dell'Interno, Maroni ha ammonito i manifestanti: «Chi occupa sarà denunciato». L'inviato L. Ronsisvalle, Bisanti, Colaiacomo, Inangiray 6-7
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Coro di no alla rifoma Chi occupa denunciato Come sempre, va prevalendo la demagogia, la mistificazione, la voluta ignoranza dei problemi a vantaggio dei proclami. Se il ministro dell'Interno, Maroni, minaccia (irresponsabilmente) denunce penali a raffica contro gli occupanti, correndo il rischio di accendere una piazza già calda, il capo dell'opposizione, Veltroni, sbandiera un referendum improponibile: essendo un provvedimento contabile, la legge Gelmini rientra fra le materie su cui la Costituzione esclude consultazioni popolari. Rieccola, la strategia degli opposti estremismi: da una parte, c'è chi al fuoco aggiunge benzina; dall'altra, chi ammanta l'immobilismo di disinformazione. Nessuno dice qual è, qui e ora, la posta in gioco: evitare il collasso economico del sistema scolastico pubblico, dopo averne agevolato il degrado pedagogico. Evitare, con la Gelmini o senza di lei, che scuola e università continuino a finanziare un corpo docente ipertrofico a danno della qualità d'insegnamento e ricerca. P. S. In un liceo della provincia etnea una professoressa in congedo di maternità è stata sostituita da una supplente in stato interessante che, accettato l'incarico, si è congedata il giorno dopo. E' arrivata un'altra supplente. Tutto in regola, per carità. Ma la regola costa allo Stato tre stipendi per una cattedra. E doppio sussidio di disoccupazione, quando le supplenti torneranno a casa.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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«Non uccidete i nostri sogni!» Vincenzo Pane Erano quasi un migliaio i partecipanti alla manifestazione anti-decreto Gelmini di ieri mattina. Nemmeno la pioggia, caduta intorno alle 9, ha scoraggiato studenti, docenti e personale Ata che si sono dati appuntamento davanti alla sede del Csa di via Martoglio da dove il corteo è partito. E per la prima volta, dopo diversi anni, tutte le parti del sistema scuola si sono ritrovate dalla stessa parte. Tra i primi ad arrivare davanti ai cancelli dell'ex provveditorato è stato Cesare Riggi della Cisl scuola (uno dei sindacati che ha organizzato la protesta), il quale si è soffermato sui motivi della manifestazione: «È una forma di protesta spontanea - ha osservato il rappresentante del sindacato - in tanti saremmo voluti andare a Roma, ma non essendo possibile, faremo sentire la nostra voce qui, nella nostra città. Il dato più preoccupante è che con i pesanti tagli operati dal Governo passeremo dalle 48 ore con il tempo prolungato alle 24 ore. Al nord, grazie al federalismo fiscale, manterranno le 48 ore, ma per il sud e la Sicilia non sono state previste le stesse cose. Ciò che più mi dispiace è l'assoluto mutismo di deputati regionali e nazionali, dei sindaci e del presidente della nostra Provincia, davanti al misfatto perpetrato dal Governo». Pian piano ecco arrivare gli studenti, non solo quelli delle scuole superiori, ma anche diversi universitari (circa un centinaio) delle facoltà di Scienze Biologiche, Scienze dell'Amministrazione, Ingegneria. Molto esigua la rappresentanza del corso di Medicina, i cui allievi non hanno voluto saltare le lezioni previste per oggi. Cori, striscioni, addirittura un camioncino che precedeva il ?gruppone? degli studenti. Sul vano trasporto alcuni ragazzi che, con microfoni e altoparlanti, guidavano l'allegro corteo. Un corteo, in alcuni momenti, fin troppo allegro: qualche ragazzo non ha perso l'occasione per portarsi dietro alcune bottiglie di vino da dividere con i compagni, non certo il modo migliore per iniziare la giornata. Il corteo, intorno alle 9:30, ha iniziato la sua marcia con alla testa i docenti e i rappresentanti dei sindacati, imboccando la via Libertà e spostandosi poi verso viale della Regione in direzione piazza Garibaldi. Il percorso dei manifestanti ha interessato quindi via Catania, via Rosso di San Secondo, viale conte Testasecca e corso Vittorio Emanuele. Il corteo ha poi imboccato la parte alta di corso Umberto per arrivare, intorno alle 11:30, in viale Regina Margherita fino al palazzo della Prefettura, ovvero la sede del rappresentante territoriale del Governo. Davanti all'ingresso un gruppetto di ragazzi ha organizzato un sit-in di protesta. Dagli slogan urlati e dal contenuto degli striscioni è emersa la paura degli studenti di non vedere prospettive incoraggianti per il futuro. A confermare questi timori è stato Davide Palermo, studente del quarto anno all'Itas ?Luigi Russo?: «I tagli limiteranno il diritto allo studio - spiega lo studente - perché l'istruzione diventerà un privilegio per pochi. Una riforma della scuola è necessaria, ma mi pare assurdo che il ministro prima decide e poi chiede di incontrare gli studenti. Questa apertura doveva mostrarla prima di varare la riforma, non dopo. Una cosa voglio dirla sul 5 in condotta: è una novità parzialmente giusta ma se sarà applicata in maniera indiscriminata sarà come dare un bazooka in mano ai professori». Silvia Giambra, studentessa di Scienze Biologiche, si è dichiarata preoccupata per il futuro dell'università: «Con i tagli all'università e alla ricerca si andrà sempre più verso la privatizzazione con il risultato che solo in pochi potranno studiare e che tante università rischieranno la chiusura». Pietro Petrantoni, alunno del quinto anno all'Istituto per Geometri ha... tuonato: «Siamo qui per chiedere che non vengano uccise le nostre aspettative per il futuro». Sulla stessa lunghezza d'onda uno dei rappresentanti del liceo scientifico, Marcello Catanese, anche lui diplomando: «Da parte nostra c'è un ?no? netto e deciso a questa riforma e chiediamo che vengano riconosciuti i nostri diritti». «Mi è sembrata una drastica imposizione dall'alto - ha affermato Gaia Lombardo, diplomanda del liceo classico - qui è a rischio il futuro di tanti ragazzi». C'è stato anche chi è arrivato da fuori per protestare, come Antonio Schifano, studente universitario di Caltanissetta, ma iscritto a Catania: «Le università diventeranno fondazioni di diritto privato, le tasse aumenteranno del 200% e la cultura passerà al soldo dei privati; non mi pare che così si rispettino i principi di democrazia». Durissimo l'attacco del vicesindaco Fiorella Falci, che oltre a rappresentare le istituzioni è anche docente di storia e filosofia al liceo classico: «I tagli sono un rischio per la tenuta democratica del Paese. Se si andrà verso la privatizzazione, quanti giovani potranno avere un'istruzione?». «Se non viene più garantito il diritto allo studio non si farà altro che favorire il modello educativo della criminalità organizzata - ha insistito la prof. Falci - perché se i ragazzi rimarranno a casa senza prospettive, aumenterà sensibilmente il rischio che intraprendano percorsi devianti. Il decreto è già stato approvato, ma la nostra protesta non si fermerà qui». Una delegazione mista di manifestanti (fra i quali era presente, oltre all'assessore Falci anche l'ex deputato nazionale Angelo Lomaglio) è poi stata ricevuta da un funzionario della Prefettura (il prefetto Vincenzo Petrucci ieri non era in sede) che ha ascoltato le richieste di docenti, studenti, personale Ata e rappresentanti sindacali, assicurando che verranno girate al Governo nazionale.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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«Ci sono tagli senza un progetto» Sit-in davanti al Municipio di San Cataldo di insegnanti e personale Ata dei due circoli didattici San Cataldo. Sit-in davanti al palazzo di città degli insegnanti, del personale Ata e di alcuni genitori del Secondo Circolo didattico di San Cataldo, con una rappresentanza di insegnanti del Primo Circolo didattico, in segno di protesta contro la legge «Gelmini». L'iniziativa è stata promossa dalla Rsu del secondo Circolo in occasione dello sciopero generale del comparto scuola, organizzato dai sindacati confederali e da altre sigle sindacali per manifestare pubblicamente e in modo plateale il dissenso verso la riforma Gelmini. «Non possiamo accettare un taglio di ben 8 miliardi di euro del comparto scuola senza che ciò sia legato ad un preciso progetto educativo e pedagogico - viene affermato dai docenti e dalla Rsu, rappresentata da Settimio Culora. La legge del ministro Gelmini è figlia della finanziaria triennale, partorita dal ministro Giulio Tremonti, e, solo dopo aver fatto cassa, la Gelmini ha dovuto inventarsi un ipotetico progetto educativo che sa di Medioevo. Una scuola seria e produttiva - continua la nota - è interesse di tutti: siamo lavoratori, ma siamo anzitutto genitori. Il maestro unico è un lontano ricordo del passato che ha prodotto i suoi effetti in una realtà socio - economica completamente diversa dall'attuale. Per non dire delle 132 mila persone, fra docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari che resteranno a casa. Una ricaduta sociale senza precedenti (chi non lavora, non guadagna, non spende). Risultato: ulteriore calo dei consumi con grande gioia dei commercianti, degli artigiani e di chiunque lavora nel settore autonomo». La nota così conclude: «La legge Gelmini avvia un processo di scolarizzazione essenziale che è invece tipico dei paesi emergenti e che ancora oggi combattono percentuali a due cifre di analfabetismo. Noi ne siamo usciti da decenni. Vorremmo guardare al futuro se ancora ne esistono le condizioni. Il sit - in è stato organizzato dai lavoratori, ma vi hanno partecipato quanti hanno a cuore le sorti del comparto strategico per la crescita civile e democratica del nostro Paese». ANGELO CONIGLIO
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del 31-10-2008)
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«No alla Riforma» anche da Serradifalco Serradifalco. c.l.) Anche a Serradifalco ieri s'è scioperato contro la Riforma Gelmini. Una protesta forte quanto civile, che ha coinvolto i docenti dell'Istituto scolastico comprensivo locale e gli stessi alunni, protagonisti di una manifestazione con tanto di corteo per le principali vie cittadine. Alla protesta hanno preso parte numerosi alunni non solo della scuola media "Federico Polizzi", ma anche delle classi quinte della scuola elementare "Giovanni Verga". Striscioni e slogan tutti contro la riforma Gelmini hanno caratterizzato la mattinata di colorita ma efficace protesta, che ha visto gli studenti serradifalchesi scendere in piazza per rivendicare il loro "no" alla riforma voluta dal ministro della Pubblica Istruzione. La protesta è anche approdata in Piazza Vittorio Emanuele. Il corteo di protesta s'è poi diretto, da Via Roma, verso Via De Gasperi e, da lì, sino in Via Papa Giovanni e Via Cavalieri di Vittorio Veneto.
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del 31-10-2008)
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Anche i bambini hanno protestato ieri mattina a Mussomeli Mussomeli. Sono continuate nella mattinata di ieri, le manifestazioni di dissenso, con un corteo, snodatosi da Piazzale Mongibello e organizzato dal secondo Istituto Comprensivo di cui è dirigente scolastico il prof. Mario Barba. Ad accompagnare i piccoli e grandi ?manifestanti?, docenti dell'Istituto. Hanno aderito all'iniziativa anche la Camera del Lavoro, l'Associazione Symposium, il CSI e l'Arci - Strauss. Megafoni, tamburi, slogan, bandiere, striscioni con scritta ?Referendum Subito? ed altro ancora, hanno animato la manifestazione, che ha fatto il giro del paese ritornando, intorno a mezzogiorno, nel piazzale Mongibello. Francesca Munì, docente di scuola primaria e collaboratrice del dirigente scolastico, nel suo breve ed accorato discorso, ha voluto ringraziare tutti i partecipanti e principalmente bambini e ragazzi che ?si sono dimostrati seri?, invitandoli, domani, a ritornare a scuola. Aveva esordito dicendo «Dpo quello che è successo ieri nel Parlamento, ora noi dobbiamo fare la differenza col Governo». Una manifestazione pacifica all'insegna della partecipazione. Da notare che in prima fila erano schierati i bambini delle elementari. Intanto, il Decreto Gelmini, col sì definitivo di ieri del Senato, è legge dello Stato. CARMELO BARBA
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Da Mazzarino con i pullman al corteo nisseno Mazzarino. Sciopero generale anche nelle scuole medie inferiori e superiori della città per protestare contro la legge Gelmini: solo due pullman, nella prima mattinata di ieri, sono partiti alla volta del capoluogo per consentire agli studenti mazzarinesi di andare a protestare insieme agli studenti della cittadina nissena ma in paese non si è visto alcun corteo e nessun assembramento si è registrato nei pressi delle scuole presenti in città (altro che forme di autogestione!). «Molti studenti siamo rimasti a casa - ci confida un'alunna del liceo classico del «Carlo Maria Carafa» - e con molta probabilità non rientreremo neanche la prossima settimana considerato che la proposta Gelmini è diventata legge con l'approvazione da parte del senato e quindi la protesta continua». Per molti alunni, comunque, tali proteste sono occasioni ghiotte per rimanere a casa, fare vacanza e ponti lunghi. La scuola? C'è tempo.
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del 31-10-2008)
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Troina E per le strade si gridava «Il 2008 è come il '68» Piazza Armerina. Una folla mai vista per una manifestazione di protesta. Erano circa 2000, ieri mattina, per protestare contro la legge di Maristella Gelmini. Una folla attiva, che non si ricorda a memoria d'uomo nella città dei mosaici. Tutti nel corteo che si snoda puntuale a partire dalle prime ore della mattinata. Nel corteo a sfilare per le vie della città anche il sindaco Fausto Carmelo Nigrelli, che è professore universitario: «Dovevo andare a manifestare a Siracusa dove insegno con i miei studenti ma ho preferito stare con i ragazzi della mia città». Manifestazione colorata con striscioni e manifesti. Anche un tamburo che scandisce il passo della marcia dei partecipanti. Il tema di alcuni striscioni: «Gelmini nuove gravemente alla salute», oppure «Si annuncia la morte della scuola italiana. Ne danno il triste annunzio gli studenti». Poi slogan a non finire con un unico tema: quello del ?vaffa? generale alla riforma. E i soliti cori: «Chi non salta è». Alcuni cantavano anche l'inno di Mameli. Insomma gli studenti sembrano rinati. E non, come spesso appare, distratti o lontani dalle cose che succedono. A prendere il mano le redini dei corteo la consulta degli studenti che in questi giorni ha organizzato lo sciopero. Qua e la anche qualche genitore. Tra i ragazzi diversi insegnanti, soprattutto quelli del professionale che saltavano e cantando insieme ai loro allievi. Quando il corteo arriva in piazza Generale Cascino i ragazzi si fermano e salgono a suon di tamburi sulla statua del Generale. Parlano di come continuare le forme protesta. Alcuni di loro vogliono occupare le aule delle scuole già a partire da oggi. Flavia Brevetti, rappresentante del liceo ha scritto sulla sua magliettina bianca «Non si tagli il nostro futuro» e poi afferma: «Dicono che siamo nichilisti ma non ci facciamo mettere i piedi in faccia da questo governo». Poi la manifestazione finisce. I ragazzi si disperdono. Cade anche qualche piccolo spruzzo di pioggia. «Domani torneremo a scuola solo per occupare. Questa riforma non ci va giù. Il governo se la deve rimangiare. Lotteremo ad oltranza» dicono. Agostino Sella
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il no alla riforma gelmini Studenti e «prof» ieri in piazza in cantiere nuove iniziative Nicosia. «Nessuna responsabilità della Provincia», questa la risposta dell'assessore provinciale alla Protezione civile, Cristofero Alessi, all'interpellanza del consigliere provinciale Sergio Malfitano, sull'incendio di Ferragosto nel quale perse la vita Giuseppe Rizzo. «Mi ero subito reso conto dell'immensa gravità della tragedia - spiega Malfitano - e ho capito che qualcosa, riguardo la macchina degli interventi, non aveva funzionato. Dopo varie interrogazioni, interventi ai quali sono seguiti risposte vaghe e per nulla circostanziate, finalmente una risposta arriva dall'assessore Alessi». Malfitano aveva chiesto chiarimenti sui motivi per i quali la Provincia non ha attivato, attraverso il suo coordinamento, le unità di Rianimazione Mobili e sull'impegno delle figure istituzionali della Provincia, dal presidente, agli assessori, funzionari e personale nel contesto emergenza incendio a Nicosia. L'assessore Alessi risponde testualmente: «La Provincia non ha attivato unità di rianimazione mobili (ambulanze), non è stata impegnata nessuna figura istituzionale dell'ente, personale dell'Ufficio o di associazioni, né fornito supporto logistico, in quanto non sono stati richiesti né dal sindaco né da altri enti preposti a farlo». Una risposta, questa di Alessi, secondo cui non sarebbe stata in alcun modo coinvolta la Provincia perché né il sindaco Catania, né gli altri organi e tra questi primo fra tutti la Prefettura, non lo avrebbero fatto. «Se così è realmente e non ho motivo di dubitare della comunicazione dell'assessore, i mezzi di soccorso, in una situazione infernale senza precedenti - aggiunge Malfitano - non erano presenti perché il sindaco Antonello Catania non li aveva richiesti. Comunque, ad oggi, nonostante la drammatica esperienza, l'amministrazione non hanno fatto nulla per potenziare il settore della Protezione civile». Giu. Mar.
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resta il degrado nella parte antica Commemorazione dei defunti cimitero abbellito solo a metà Nicosia. Ieri sciopero e corteo degli studenti nicosiani contro la legge Gelmini. Un corteo colorato, festoso e pacifico, che ha sfilato per le vie principali della città. Alcune centinaia di studenti delle scuole superiori sono scese in piazza per manifestare il loro dissenso, ma tutte le altre scuole, dalle Materne alle Elementari e Medie sono rimaste deserte e massiccia è stata l'adesione dei docenti alla giornata di sciopero indetta unitariamente da tutti i sindacati. Oggi gli studenti, che sono in autogestione da giovedì scorso, dovrebbero decidere le prossime iniziative e in particolare le prossime azioni di protesta dato che hanno deciso di continuare a lottare per la modifica del decreto, come peraltro affermato anche dai leader sindacali e dai rappresentanti nazionali dei movimenti studenteschi. Come ha spiegato la portavoce degli studenti dell'istituto «Alessandro Volta», che con oltre 500 studenti è quello con il maggior numero di iscritti e riunisce la Ragioneria, il Tecnico per geometra, l'Agrario e il Professionale "tecnico della moda", sarà l'assemblea - eventualmente anche con una sottoscrizione per avere la certezza della volontà della maggioranza - a decidere se passare all'occupazione della scuola o proseguire l'autogestione. In ogni caso, sarà avviata la raccolta di firme in vista di un referendum abrogativo della "Legge Gelmini". Stesso orientamento allo Scientifico «Maiorana» e al «Testa» che riunisce i licei classico, pedagogico e per le Scienze sociali. Giu. Mar.
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università Ieri lezioni sospese alla Facoltà di lingue Contestazioni sulla riforma Gelmini arrivano dal Partito Democratico che ha organizzato un convegno sul tema, mercoledì sera a Ragusa. All'appuntamento, dal titolo "La scuola che abbiamo in mente", hanno preso parte dirigenti scolastici, docenti, rappresentanti degli studenti e delle famiglie. Ha introdotto i lavori Carmelo La Porta, segretario cittadino del Partito Democratico. Poi gli interventi programmati di docenti e dirigenti scolastici ma anche dei rappresentanti del Comitato per la difesa della scuola pubblica statale, dei rappresentanti degli studenti, dei rappresentanti delle famiglie. Ha concluso Giorgio La Rocca, responsabile centro documentazione e ricerca del Pd d Ragusa. "Il Partito Democratico cittadino ? spiega La Porta - all'unisono con le forze sindacali, gli studenti, i docenti e le famiglie, ritiene che il decreto legge varato adotta nei contenuti una serie di provvedimenti dannosi per il sistema scolastico italiano e, sul piano del metodo, è una riforma che non si è fatta forza né di un serio dibattito parlamentare, né di un dialogo con le forze che operano nel mondo della scuola. Gli studenti, tantissimi docenti e famiglie, da tutta Italia, hanno manifestato il proprio dissenso contro tale riforma. L'idea è di unire a quel coro tutte quelle voci che avvertono il bisogno di esprimere le idee e le opinioni che il Governo non ha voluto ascoltare, tacciandole di essere esclusivamente frutto dell'allarmismo e della disinformazione e di costituire un inutile ostacolo a quel "pragmatismo politico" di cui il Centrodestra sembrerebbe quasi ritenersi unico interprete e depositario". M. B.
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Tutti insieme per protesta Sindacati, studenti, genitori, docenti in corteo. Erano oltre un migliaio di persone Quali saranno le reazioni del Movimento anti-Gelmini, dopo l'approvazione del decreto? Dei sindacati sappiamo già. Della politica pure: l'opposizione ricorrerà a un referendum. Per abrogare quale dei punti descritti qui a fianco non si sa ancora. Tra gli studenti delle scuole superiori, protagonisti in queste settimane di autogestioni, occupazioni e cortei, serpeggia il malcontento, ma c'è anche la consapevolezza che si debba tornare a fare lezioni e seguire il programma di studi. In tanti erano al corteo. Andrea Fiumara, rappresentante dell'Einaudi: «La reazione all'approvazione del decreto è di malcontento. Noi ci riuniremo con il collettivo della nostra scuola e decideremo sul da farsi. Di sicuro vogliamo continuare a manifestare. Il numero di ragazzi che partecipa ai cortei, anziché diminuire, sta crescendo». Alessandro Leone, rappresentante del Corbino: «L'approvazione del decreto è un motivo ulteriore per protestare. Si torna a fare scuola dopo le autogestioni, ma il malcontento dilaga. I ragazzi hanno manifestato assieme con i professori che della nostra scuola erano il 90 per cento». Peppe Falla, Einaudi: «Abbiamo intenzione di fare ancora più casino. È una cosa incredibile che il Governo che rappresenta lo Stato non faccia ciò che lo Stato gli chiede. Noi ci riuniremo per decidere cosa fare. Stiamo pensando a una notte bianca. Ma ancora non c'è nulla di deciso. Ci regoleremo anche con le direttive del sindacato, per fare una cosa omogenea». Giulia Micalizio, dell'Insolera, scuola presente alla manifestazione con un suo striscione: «Noi abbiamo intenzione di continuare a manifestare nonostante l'approvazione del decreto. Faremo ponte, vista la festività di sabato e dopo le feste discuteremo con i rappresentanti, che nel frattempo sono stati eletti, per decidere cosa fare. Di sicuro la raccolta dei fondi non è mai terminata. Anzi. Stiamo raccogliendo fondi per organizzare altre manifestazioni. Serve il materiale per dare colore ai cortei: furgoncino e musica». Erik Saturnino, Einaudi: «La nostra protesta è stata quasi ignorata, ci sentiamo emotivamente colpiti, isolati da uno Stato che non ci prende in considerazione. Al contrario di quello che pensano in molti, abbiamo voglia di studiare, e proprio per dimostrare ciò sposteremo le nostre proteste anche in un tempo pomeridiano. Abbiamo gia pensato a una notte bianca e a delle lezioni in piazza, ma soprattutto quello che continueremo a fare è informare gli studenti». M.T.
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Per chiarire le potenzialità del settore Scende decisamente in campo, prendendo posizione con un documento inviato non solo al ministro Gelmini, ma anche a quello delle Infrastrutture, del Lavoro e al presidente della conferenza Stato - Regioni, l'associazione generale della rete degli istituti tecnici Nautici e degli istituti professionali per l'industria e le attività marinare. Nella missiva si formula la sollecitazione di essere convocati, suggerendo di riconoscere la specificità di queste istituzioni scolastiche. La nuova legge Gelmini individua le norme e le indicazioni in ordine al dimensionamento delle istituzioni scolastiche. Queste indicazioni costituiscono una valutazione sull'efficacia e l'efficienza del sistema istruzione, finalizzata a una razionalizzazione della spesa. Nei dati ufficiali disponibili sul mercato del lavoro del settore nautico, viene evidenziato un deficit delle figure professionali della filiera e si prevede, come evoluzione, che tale bisogno formativo e professionale continui a crescere. Gli istituti tecnici nautici e gli istituti professionali per le attività marinare (complessivamente una cinquantina in Italia) hanno maturato consolidate esperienze e professionalità ben riconosciute. Dispongono di dotazioni di laboratorio e strumentazioni che costituiscono un patrimonio specifico da utilizzare appieno. Inoltre gran parte di questi istituti è costituita da alunni vicini alla soglia minima indicata nel decreto e per il trend di crescita consolidato negli ultimi anni, anomalo rispetto al quadro generale dei tecnici, supereranno questa soglia nel prossimo anno scolastico. Si respinge perciò una razionalizzazione di stampo ragionieristico e ipotesi di accorpamento con altri indirizzi, incoerenti con l'indirizzo nautico e marittimo, valutando i recenti decreti del ministero dei trasporti sulle nuove figure della gente di mare e le nuove figure professionali sollecitate dal mercato del diporto nautico.
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Percentuali molto alte di adesione alla protestaLentini. Contro il decreto Gelmini hanno protestato in modo massiccio anche i docenti e il personale Ata Lentini Chiude il salone del gusto: preso d'assalto lo stand del pane Lentini. Chiude il Salone del Gusto di Torino, la più importante rassegna mondiale del cibo di qualità, ed è un successo per il pane tradizionale di Lentini, presente con un proprio stand ed apprezzato da molti visitatori che lo hanno anche voluto acquistare. Il prodotto tipico lentinese, oltre allo spazio riservato tra i Presidi, è stato presente in numerose aree: ha difatti accompagnato quasi tutti i coperti serviti nel ristorante siciliano, è stato abbinato a salumi e formaggi degustati nello stand di Coop Italia ed è stato offerto in degustazione con il «formaggio verde», un pecorino proveniente dalla Bulgaria. A rappresentare la città di Lentini, a Torino c'erano due panificatori, il sindaco Alfio Mangiameli accompagnato dal capo Gabinetto Salvatore Agnello, il responsabile di Slow Food Lentini Salvatore Giuffrida, il cuoco Salvatore Bordonaro e la Compagnia d'Encelado Superbo. La presenza del pane all'importante fiera è stata garantita grazie ad un accordo, siglato tra Slow Food e la compagnia aerea Meridiana che si è offerta gratuitamente di trasferire ogni giorno a Torino il pane appena sfornato. Proprio nei giorni scorsi il prodotto lentinese è stato inserito tra i Presidi di Slow Food, entrando così a far parte dei cibi che il movimento internazionale si impegna a promuovere e salvaguardare. Il nuovo Presidio ha anche un sito, visionabile all'indirizzo www.ilpanedilentini.it, che contiene tutte le informazioni utili sulla produzione di questo alimento. G.Gr. Lentini Viabilità: interpellanza presentata da due consiglieri comunali Lentini. I problemi di viabilità e sicurezza stradale approdano in consiglio comunale. I consiglieri, appartenenti al gruppo indipendente, Enzo Crisci e Guido Mirisola, hanno presentato un'interpellanza al presidente del consiglio comunale Salvatore Di Mari ed al sindaco Alfio Mangiameli per segnalare il degrado e la pericolosità dell'incrocio tra le vie Donati e Monastero - uniche arterie di accesso per ospedale e cimitero - e chiedere al primo cittadino quali provvedimenti intende adottare per mettere in sicurezza queste vie e ridare decoro alla zona. «In molteplici occasioni - dichiarano i consiglieri Crisci e Mirisola nell'interpellanza - durante le riunioni del consiglio comunale sono state segnalate le condizioni di degrado urbano dell'incrocio tra le vie Donati e Monastero nelle quali transitano quotidianamente migliaia di cittadini, essendo queste le uniche vie di accesso per quanti si recano in ospedale o al cimitero. L'incrocio tra le due vie è privo delle minime condizioni di sicurezza stradale per gli automezzi che lo percorrono con grave rischio per l'incolumità dei cittadini e il canale di scolo delle acque ai margini del manto stradale è totalmente ostruito da detriti. Inoltre la via Donati sul lato destro è in condizioni di totale abbandono ed è sede di deposito di materiale di risulta». I consiglieri affermano ancora nell'interpellanza che il muro di cinta del terreno attiguo al Palazzo Beneventano è crollato e lo stesso terreno è divenuto accessibile ai vandali. «Sono prossime - continuano i consiglieri - le ricorrenze per i defunti e pertanto tali vie saranno transitate anche da cittadini provenienti da altri paesi, i quali constateranno il degrado della zona in questione con nocumento dell'immagine della città di Lentini». Gisella Grimaldi
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del 31-10-2008)
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Francofonte. Le scuole di ogni grado si sono fermate per partecipare allo sciopero Tutti in piazza contro la Gelmini Fracofonte. Le scuole della città si fermano per partecipare allo sciopero generale come protesta contro il decreto di riforma del ministro Gelmini. Le attività didattiche non sono state assicurate nelle scuole dell'obbligo dove l'adesione allo sciopero da parte degli insegnanti e del personale Ata è stata quasi del 90 per cento. In piazza Dante si sono incontrati i manifestanti. C'erano gli studenti delle scuole superiori,dell'Itc, del Liceo e dell'Ipsa, i docenti della scuola primaria del Comprensivo Fermi insieme a una rappresentanza dei genitori dei loro alunni. «Giù le mani dai nostri maestri - afferma Cettina Consolo, mamma di due bambini della scuola primaria -. Siamo contro i tagli nella scuola elementare e contro l maestro unico ce rappresenta n passo indietro e una limitazione per le attività da svolgere». Sui tagli al personale Ata interviene Aurelio Malgioglio, collaboratore scolastico che afferma: «Il ministro Gelmini per fare un piacere a Tremonti dà un colpo di spugna al personale precario Ata che con l'accorpamento delle scuole rischia di trovarsi in mezzo a una strada. Dopo tanti anni di servizio potrei rischiare di trovarmi a fare un passo indietro». La mobilitazione degli studenti delle scuole superiori per protestare contro il decreto Gelmini era iniziata già lunedì scorso. Alla manifestazione di ieri mattina hanno preso parte i giovani del «Circolo Mille papaveri rossi» protagonisti nei giorni scorsi di un'assemblea pubblica sullo spinoso tema della riforma scolastica. «Non vogliamo che la manifestazione venga strumentalizzata politicamente - conclude la studentessa Alecci del Liceo scientifico -. Abbiamo voluto far sentire anche da Francofonte il nostro no a una riforma che è per noi ingiusta e pericolosa». Antonella Frazzetto
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Nuovo lavoro per i forestaliPalazzolo. Fabrizio Scatà: «Primi obiettivi stabilizzazione dei precari e riforma del mercato del lavoro» Floridia. La politica fa un passo indietro riconoscendo il proprio errore sulla bocciatura della mozione Burgio per i diversabili, motivandola con «dinamiche interne» ai partiti, incomprensibili al corpo docente. Nel giorno del Consiglio aperto mancano quasi tutti i consiglieri comunali che avevano bocciato la mozione. C'è soltanto Gianni Limoli, del Pdl, uno dei sostenitori della bocciatura. «Si cambia continuamente - attacca il preside Rizza. - Ad ogni riforma acquistiamo tonnellate di carta. Nella riforma Moratti, almeno, si scorgeva una dimensione dell'apprendimento che qui non vedo: non c'è prospettiva europea. Un Paese che non crede nell'insegnamento è destinato a morire». E giù gli applausi dei genitori. Il docente Curcio, della «Quasimodo» parla di «disgusto» per la bocciatura della mozione diversabili. Bonanno, del «Volta»: «È una lezione di democrazia il fatto che tutte le scuole siano riunite qui». Tonino Mollica, del «Fermi»: «I posti si perderanno col taglio delle ore di laboratorio». «Dieci anni di lavoro persi - dice Maria Vasile, del "Volta" - dopo essersi impegnati per arrivare al team. Tutto bruciato in un mese». «Sono arrabbiata - afferma Giuseppina Pappalardo, mamma. - Lo stato taglia i nostri figli. Pochi potranno compensare economicamente la lacuna. Non la maggior parte, mentre i bambini sono la base del futuro». E anche qui, applausi. «Il Consiglio dell'altra sera - giustifica Limoli - ha fatto politica: c'era la predisposizione ad accogliere la mozione diversabili, ma sono avvenute cose non riferibili prima della votazione. Per il ritorno al maestro unico ho anch'io gli incubi, le elementari sono un gioiello, spero si ridiscuta questo aspetto della riforma». Ma la scuola è agitata: «Per come avete trattato i disabili - ricorda Lucia Vasile, insegnante, - tante madri hanno pianto». «Si tagliano pezzi di scuola - commenta Michele Mangiafico - che non dovevano esser tagliati: è il governo delle mistificazioni». Garofalo (Pd): «È solo la riforma -Tremonti». Fontana (Pd): «Gelmini esecutore materiale di un delitto - dice - mentre un nostro ministro va in Polonia con un aereo superinquinante». In sintonia anche esponenti Pdl: «Grati a questi insegnanti» commenta Alfano (Mpa). Mentre Brancato parla di «perdita della democrazia». «I diversabili - conclude Burgio - non hanno però colore politico». Roberto Rubino
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Sciopero generale @@titolo@@Un mln di no alla Gelmini Luigi Ronsisvalle Nostro inviato Roma. L'«Onda» è arrivata. E ha invaso la Capitale in tanti rivoli che si sono poi raccolti nell'enorme catino di piazza del Popolo. Una distesa colorata e variopinta, vociante e rumorosa. Anche sarcastica e satirica (non male lo slogan «Gelmini sarta subito» a proposito dei tagli). Ma comunque pacifica. Nulla a che vedere con i balordi che il giorno prima se le erano suonate di santa ragione in piazza Navona. Era la Scuola. Quella con la esse maiuscola. Dai ragazzini delle elementari accompagnati dalle maestre, che hanno aperto il corteo partito da piazza del Repubblica, agli studenti dei Licei e delle Università, dai maestri agli insegnanti (precari e non non), con bidelli e amministrativi compresi, dai professori ai ricercatori. Appunto la Scuola. Tutta. Dopo i fatti di piazza Navona e tutta quella gente arrivata a Roma le preoccupazioni non erano poche. Ma per fortuna è andato tutto bene. Perché il paese reale è diverso da quello in cui vivono i balordi che vanno in giro col volto coperto e le spranghe, e perché le preoccupazioni di chi la scuola la vive ogni giorno e di scuola vive, e guarda al futuro con l'angoscia del precariato di lungo corso, sono cosa ben diversa dalle idee balzane di chi pensa che i problemi si risolvano prendendosi a sassate o lanciando sedie e tavoli nelle battaglie urbane. Sotto una pioggerellina sottile che ha reso ancor più colorata la folla che indossava cerate e impermeabili di plastica, i primi cortei si sono mossi in una città che al centro era già stata bloccata fin dalle prime ore del mattino. E quando i primi manifestanti (in testa al corteo c'era anche Veltroni, mentre Di Pietro ha fatto solo una rapida comparsa) sono arrivati a piazza del Popolo molti erano ancora sui bus incolonnati sul Gra, tanto che diverse centinaia di persone, non potendo raggiungere il centro con i mezzi, hanno deciso di andare a piedi finendo per creare altre decine di cortei meno imponenti dei principali ma comunque molto robusti. Molti di questi sono arrivati a piazza del Popolo quando già i leader sindacali avevano da tempo concluso il loro intervento. Sul grande palco allestito dai sindacati hanno parlato Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Il leader della Cgil ha invitato i manifestanti a restare uniti. «In tutta Italia sono in corso manifestazioni: è un intero Paese che insorge. Ai giovani dico non vi pentirete di stare qui oggi il vostro impegno non sia messo in discussione da qualcuno che ha cattivi propositi: la nostra forza è la democrazia». E poi ha aggiunto: «Non scambiamo un piatto di lenticchie per questa forza di unità. Questo è il segno di questa manifestazione e di questo incontro». Sulla stessa lunghezza, e forse con un punta di asprezza politica in più, nel segno comunque di una ritrovata intesa sindacale, almeno su questi temi, anche il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: « I tagli non sono una riforma - ha detto - ma un modo per mascherare la contro-riforma in atto. Le scelte per il futuro si fanno con la gente, si discute della scuola con il popolo della scuola, con i lavoratori non come se fossimo in un cda: vergogna!». Ma mentre la manifestazione andava avanti in piazza del Popolo, un nutrito gruppo di universitari ha formato un nuovo corteo, aperto da due teste di cartapesta raffiguranti le caricature di Berlusconi e della Gelmini, dirigendosi verso Trastevere, dove ha circondato il ministero della Pubblica istruzione, da tempo presidiato da un robusto cordone di agenti in assetto antisommossa. Il vecchio palazzo è stato pacificamente «ingabbiato» con strisce tricolori ma poco dopo da un furgone è cominciato un lancio di uova verso gli agenti. Per fortuna la tensione è durata assai poco. La Scuola, quella con la esse maiuscola, non meritava che una manifestazione come questa venisse «sporcata» da un paio di cartoni di uova e dalla stupidaggine di un paio di fuori corso.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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E Cinzia, sorella della Gelmini non sciopera: è in aspettativa Brescia. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici e, tra le assenti, mancava anche lei, Cinzia Gelmini, sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare il clamore che si è scatenato attorno al caso delle due sorelle. Nella giornata dello sciopero, l'attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel Bresciano: la «Canossi», dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli d'immigrati in classe sono anche il 40%. Oggi è rimasta aperta solo dalle 8,10 alle 12,10. «La signora Gelmini - ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale di Brescia della Cgil-scuola di ritorno dalla manifestazione di Roma - aveva già deciso di assentarsi per ragioni familiari. Ha chiesto l'aspettativa non retribuita per far sì che su quest'assenza non si speculasse». Ma la mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero ha provocato alcune reazioni. «Chi, iscritto a un sindacato della scuola, non sciopera in un'occasione come questa o non ha capito nulla - scrive in una lettera aperta un iscritto alla Cgil - oppure non ha senso che stia ancora in un sindacato». Ma Gaffurini replica: «Le decisioni vanno rispettate. Mi sembra patetico che si parli in questo modo dopo una manifestazione come quella di Roma con un milione di persone, forse la vicenda mediatica ha travolto il buonsenso. La signora Gelmini si sottoporrà, come Rsu, al giudizio dei suoi elettori, nella sua scuola. I suoi elettori, peraltro, hanno già riconosciuto la bontà del suo operato con riferimento al contratto». l. s.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Sabina Guzzanti torna in tv «Scusi, Santoro mi consenta...» Roma. L'aveva annunciato dal suo blog: «Sono felice di annunciarvi in anteprima che ho registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di Annozero di giovedì sera». Promessa mantenuta: Sabina Guzzanti è apparsa ieri sera, nelle vesti del premier, durante il programma di Santoro, simulando un'interferenza. Vestita in doppiopetto, ma con una vistosa corona imperiale di alloro dorato sulla testa, la Guzzanti ha parlato delle proteste contro la legge Gelmini («se dico queste cose della polizia non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...», ha detto l'attrice imitando la voce del premier), poi dei suoi alleati («Dio li fa e io me li accollo...»). Infine la Guzzanti ha scherzato simulando dei dietrofront immediati di dichiarazioni del premier: «Io li odio i politici e non vada in giro a dire che li odio perché non è vero». Un ritorno, quello della Guzzanti, dopo cinque anni di assenza. Era il novembre del 2003 quando del programma Raiot andò in onda soltanto la prima delle cinque puntate previste per la protesta politica che ne scaturì. Da allora l'autrice ed attrice ha lavorato in teatro ed ha realizzato il film di satira, ma anche di denuncia politica, Viva Zapatero. L'ultima delle sue uscite pubbliche, alla quale sono seguite molte polemiche e una querela da parte del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna (che le ha chiesto un milione di euro di danni), è stata quella della manifestazione di Piazza Navona del luglio scorso.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Non basta una firma La raccolta di firme per il referendum sulla «legge Gelmini» è il primo atto politico significativo di un Veltroni che - rafforzato dalla manifestazione al Circo Massimo di sabato scorso - ha deciso di riprendere l'iniziativa, un po' per necessità, un po' per convinzione. La protesta studentesca ha trasformato una battaglia parlamentare - peraltro conclusa con la conversione in legge del decreto - in una questione nazionale destinata a spiegare ancora per qualche tempo i suoi effetti. Poiché difficilmente un movimento non organizzato come quello studentesco avrebbe avuto gli strumenti per formulare i quesiti referendari e mettere in moto la complessa procedura di raccolta delle firme, qualcuno doveva provvedere. Il rischio, per Veltroni, era che ci pensasse Di Pietro, che sta già raccogliendo adesioni al quesito contro il «lodo Alfano». Inoltre, come scriveva ieri il quotidiano «Europa» (già organo della Margherita) «la protesta di questi giorni deve trovare un canale in cui indirizzarsi, quindi meglio che sia il canale di un istituto previsto dalla Costituzione, regolamentato dalle leggi, provvisto di una tradizione democratica». Non potendo dichiarare terminata la battaglia col voto parlamentare e non potendo permettersi di regalare troppa visibilità a Di Pietro, Veltroni ha dovuto scegliere il referendum, ma ha anche voluto farlo, perché - come ha detto Anna Finocchiaro - «non è lo strumento, ma uno degli strumenti per discutere di scuola, per mettere al centro della discussione nel paese nei prossimi mesi il tema della formazione e del futuro dell'Italia». In altre parole, la scuola diventa, con l'economia, uno dei temi sui quali il Pd cercherà di conquistare consensi e contrastare l'azione del governo, sperando di far finire presto la «luna di miele» dell'elettorato con Berlusconi. Annunciare il referendum, però, non basta. Bisogna superare il primo ostacolo, rappresentato dai numerosi riferimenti a provvedimenti di natura finanziaria contenuti nella «legge Gelmini»: la Costituzione vieta il referendum sulle leggi tributarie e di bilancio. Non si può, dunque, chiedere semplicemente di cancellare la legge, ma bisogna «ritagliarla» e svuotarla con una serie di richieste abrogative di singole parti. Richieste che debbono essere coerenti fra loro se formano l'oggetto di un solo quesito: si dovrà capire, quindi, se saranno necessari più quesiti per ottenere il risultato voluto. Poi c'è un problema non di poco conto: se sulle disposizioni finanziarie non si può intervenire, come si fa a toccare la parte più contestata, che è proprio quella dei fondi per la scuola? Anche se questi ostacoli fossero aggirati, tuttavia, resterebbe il più alto: la raccolta delle firme può essere rapida, ma la «finestra referendaria» per il 2009 è già chiusa, dunque i tempi del procedimento si allungano. Non si potrà votare sulla «legge Gelmini» prima del 18 aprile 2010. E c'è l'incognita del quorum: l'ultimo referendum nel quale ha votato almeno il 50% più uno degli elettori risale al '95. Ormai è facile bloccare una consultazione: in questi casi c'è sempre un 25-30% che non vota. Se i difensori della legge facessero campagna per l'astensione è facile pensare che il quorum non sarebbe raggiunto. Perché, dunque, impegnare il Pd in questa battaglia? Una risposta realistica è che, al di là dei tempi e del risultato, è importante dare un segnale politico forte, raccogliendo centinaia di migliaia, forse milioni di firme. La protesta studentesca rischia di ridurre la popolarità del governo: ecco perché il premier vuole voltare pagina mentre Veltroni cerca di impedirglielo.
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Da Adrano e Biancavilla cortei contro la Gelmini Due chilometri della SP120, comunemente chiamata, Belpasso- S.Leo, attendono l'asfalto da oltre un anno. Scarificata -come ha precisato a suo tempo il tecnico della Provincia, ing. Di Mauro, per eliminare i piccoli avvallamenti e rendere così la carreggiata più compatta e praticabile- è rimasta oltre il tempo previsto in queste deprecabili condizioni, con evidenti disagi per chi la transita in modo abituale. Al disagio si aggiunge anche il pericolo di incidenti gravi, evitati finora grazie a manovre tempestive di chi guida; i mezzi a due ruote, scooter e motorini cercando di evitare la parte priva di asfalto transitano abitualmente contromano, con le conseguenze che si possono ben immaginare. Sullo stato attuale della strada si registrano oggi da parte della Provincia dichiarazioni del tutto diverse dalle prime, addotte mesi fa dal responsabile tecnico del settore, in quando viene affermato che non si tratta di scarificazione, bensì di irruvidimento del manto stradale al fine di evitare lo scivolamento dei mezzi nella stagione invernale. Sicuramente l'arteria, che va a incrociare presso il monte S. Leo la S.P. 92, è da sempre trascurata, non solo sotto l'aspetto della sicurezza, ma anche dal punto di vista ambientale e paesaggistico, e va attenzionata con urgenza mediante interventi idonei a scongiurare pericoli di ogni genere E' bene ricordare che l'efficienza della rete viaria rappresenta a qualsiasi latitudine la condizione primaria per la vivibilità e lo sviluppo socio-economico delle aree interessate. Maria Calvagno
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Le manifestazioni di protesta contro la riforma Gelmini Gli studenti pendolari di Mirabella Imbaccari, che frequentano le scuole superiore di Caltagirone e Piazza Armerina, sono in questi giorni alle prese con fastidiosi disagi correlati al trasporto pubblico. I mezzi di trasporto in discussione sono i bus di linea extraurbana dell'Ast. La problematica si pone, però, solo per i collegamenti con Caltagirone che - a detta degli stessi studenti - viaggiano con mezzi obsoleti e che, a volte, rimangono perfino appiedati per guasti meccanici. Ma non è tutto, perché persino le corse sarebbero insufficienti, rispetto al numero degli utenti destinatari del servizio. Giorni fa, una delegazione di pendolari, si è recata al Municipio di Mirabella, per manifestare tali disappunti al sindaco, Enzo Marchingiglio. Giornalmente, da Mirabella a Piazza Armerina, si spostano intorno a 200 studenti (per loro nessun disagio), a fronte dei circa 75 che frequentano, invece, le scuole di Caltagirone. I costi degli abbonamenti sono a carico del Comune. La problematica, sollevata in Consiglio comunale dal consigliere del Mpa, Franco Tigano, si pone in questi termini: «Gli studenti che viaggiano per Caltagirone hanno a disposizione un solo bus che, oltre a 50 posti a sedere, non può consentire di viaggiare ai restanti 20 ragazzi. L'amministrazione non può disattendere questo problema». L'argomento sarà trattato stasera in Consiglio. «Lo scorso 27 ottobre - risponde il sindaco Marchingiglio - ho inviato un telegramma di protesta alla direzione regionale dell'Ast. Si tratta di un problema che ci trasciniamo ormai da un anno. Ho fatto presente all'Ast di dotare la linea di mezzi più sicuri e di istituire una corsa in più per Caltagirone. In caso contrario potremmo risolvere il contratto e ricorrere a una nuova ditta». Il parlamentare regionale del Pdl, Marco Falcone: «Incontrerò il dg dell'Ast Nicolosi, per risolvere la problematica». La direzione dell'Ast, con un documento, ha risposto al sindaco: «Alcuni mezzi sono in officina in attesa di essere riparati, per la sostituzione di alcuni pezzi» e «ogni inconveniente sarà risolto con celerità». GIANFRANCO POLIZZI
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
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Il decreto Gelmini. Slogan e striscioni contro il ministro. Messa da parte anche qualche bandiera politica Strade invase da 1.500 studenti in corteo La scuola si è fermata anche a Enna per dire il proprio no al decreto, ora legge, Gelmini che riforma il mondo scolastico. Sono stati quasi mille e cinquecento gli studenti scesi in piazza ieri mattina per il corteo che ha preso il via da piazza Europa attraversando via Roma, piazza Garibaldi e piazza San Francesco dove sono arrivati alle 11,30. Slogan, cartelloni, striscioni ed anche un asino di cartone hanno caratterizzato la manifestazione ennese che ha fatto sentire, dopo giorni si assemblee, il proprio no anche se la protesta è giunta quando era ormai tardi. Tanti studenti, ma pochi professori e non si capisce il perché siano stati davvero pochi i docenti scesi in piazza a protestare se, come si dice, questa riforma lede i propri diritti, forse sarebbe stato più opportuno una presenza maggiore accanto ai pochi colleghi che hanno sfilato perché la voce di tutti non può essere rappresentata da pochi; presente anche alcuni rappresentanti del personale Ata e di segreteria scolastica. Nessun disordine ha accompagnato la manifestazione che si è svolta con senso di responsabilità degli studenti i quali hanno più volte ribadito che la volontà di assicurarsi un futuro che viene senz'altro da una buona scuola poi tra intolleranza per il ripristino del voto in condotta (secondo alcuni "un modo per impedire gli scioperi") e distribuzione di volantini in cui si spiegavano le motivazioni della manifestazione si è protratta la mattinata che ha visto formarsi due sit in di cui uno politico ed uno degli studenti che però non hanno voluto strumentalizzare la manifestazione e non è un caso se non tutti non hanno visto di buon occhio qualche bandiera venuta fuori e rimasta isolata. William Savoca (altri servizi a pagina 33)
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da "Sicilia, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Tredici in manette Ha raccolto oltre mille persone il corteo di protesta organizzato dai sindacati per contestare la Finanziaria. Moltissimi gli studenti che hanno sfilato per contestare la legge Gelmini. Torneo35
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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I ragazzi di Osimo non hanno potuto raggiungere il Comune per il mercato In 400 dal San Carlo a piazza Nuova OSIMO - Circa 400 studenti degli Istituti superiori osimani Corridoni-Campana e Meucci-Laeg hanno manifestato ieri mattina contro la riforma Gelmini. Il corteo si è ritrovato al San Carlo alle 8,30 e con striscioni e slogan urlati a ritmo di cori da stadio, gli studenti sono giunti fino a piazza Nuova, passando per via Ungheria e via Cialdini. Essendo giovedì, giorno di consueto mercato, le forze dell'ordine non hanno permesso di raggiungere piazza del Comune. Tuttavia il torpedone è riuscito ugualmente a catturare l'attenzione, bloccando parzialmente il traffico cittadino. Imponente il dispiegamento delle forze dell'ordine: digos, polizia, carabinieri e municipale hanno regolato traffico, scortato i manifestanti e garantito l'ordine pubblico, e poi anche qualche mamma e insegnante a protestare. Tanti gli striscioni e i cori contro la nuova legge: "Beata ignoranza", "Cogito, ergo protesto, Gelmini 5 in condotta", "studenti si nasce, somari si diventa", "Ci state rubando il futuro", "Italia: pizza, spaghetti, ignoranza". Poi Yolande, una mamma di due bambini disabili, domanda al Governo "perché avete ridotto le ore di sostegno?".
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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Traffico deviatoda corso StamiraMa c'è chi preferisceandare a spassoPresidio di Forza Nuova Sfilano anche insegnanti e genitori. "Per un futuro migliore" Più di mille studenti in corteo ANCONA - Continuano le proteste contro i tagli alla scuola decisi dal Governo. Dopo la mobilitazione degli universitari, ieri è stata la volta degli studenti delle scuole superiori. Un corteo di più di mille persone è sfilato in mattinata lungo corso Stamira, innalzando striscioni e urlando slogan contro la riforma Gelmini, ma senza creare alcun problema di ordine pubblico. Per l'occasione il traffico è stato deviato prima in via Palestro e poi verso la galleria, senza che si siano verificati particolari disagi per la circolazione. La manifestazione ha preso il via intorno alle 9,30, quando, al suono di fischietti e tamburi, il corteo si è mosso da piazza Cavour in direzione del porto. In testa i ragazzi del collettivo studentesco Metropolis, organizzatori dell'iniziativa, con in mano un lungo striscione che recava la scritta "Noi la crisi non la paghiamo". Alcuni metri più dietro un altro striscione recitava "Manifestare non è un disagio sociale ma un impegno morale". Completamente assenti, invece, bandiere o altri contrassegni di appartenenza politica, anche se qua e là si è potuto udire qualche slogan di sessantottina memoria: "Contro la scuola dei padroni dieci, cento, mille, occupazioni". Non sono inoltre mancate frasi poco tenere contro il ministro Gelmini e altri rappresentanti del Governo. La dimostrazione è comunque proseguita senza incidenti con i ragazzi che, al grido "Noi la legge non la vogliamo", sono arrivati davanti al Teatro delle Muse, dove si è tenuto un breve sit-in. Durante il tragitto gli organizzatori hanno invitato chi voleva a parlare al megafono. Ne ha subito approfittato una maestra: "La legge è stata calata dall'alto senza consultare chi la scuola veramente la vive: insegnanti, studenti e genitori. Altre riforme erano state fatte per i bambini, questa solo per il risparmio". Oltre agli insegnanti, alla manifestazione erano presenti anche una delegazione di studenti universitari e alcune mamme: "Io ho tre figli fa sapere Patricia Burboa -. Uno di 33 anni disoccupato, un altro che fa l'università ed è costretto a lavorare come precario per mantenersi agli studi, infine uno che va all'alberghiero e non può fare pratica perché non ci sono i soldi per i laboratori. Io sono qui per loro. Perché ci sia una scuola migliore che garantisca il futuro". Il corteo è quindi risalito per corso Stamira, fino a ritornare in piazza Cavour, dove si è sciolto intorno alle 11,30. "Questa è stata la prova che noi siamo pronti a lottare per i nostri diritti hanno concluso i rappresentanti degli studenti -. Ma questo è solo l'inizio. Vi aspettiamo tutti ai sit-in informativi di domani davanti alle scuole e alla manifestazione del 5 novembre". Non tutti gli studenti hanno però partecipato al corteo. Diversi hanno preferito rimanere a passeggio per corso Garibaldi: "Non c'è la mentalità giusta. Molti non sanno neanche contro cosa stanno manifestando hanno affermato due ragazzi -. Inoltre la cosa era iniziata come apolitica e poi è diventata di parte". Secca la replica di Bruno Zanchettin, del collettivo Metropolis: "Il nostro è un movimento totalmente apolitico e apartitico, tant'è vero che oggi qui c'erano sia studenti di destra che di sinistra. Se poi qualcuno preferisce stare a spasso con la ragazza è un altro discorso. Quanto agli slogan contro il governo, erano di semplice critica al suo operato. Poi qualcuno è andato oltre, ma è difficile riuscire a contenere tutti". "Ad Ancona ha sfilato un movimento civile che deve essere rispettato nella sua autonomia, senza strumentalizzazioni e tentativi di estremizzarlo - è il commento del segretario provinciale del Pd, Emanuele Lodolini -. Quelli scesi in piazza non erano adolescenti narcotizzati dalla televisione, ma giovani di Ancona a provincia che bocciano senza appello la riforma Gelmini". Anche Lotta studentesca, movimento giovanile di Forza Nuova, ha scioperato contro la legge Gelmini. Dalle 10 una delegazione di studenti ha presidiato il provveditorato agli studi in via XV Aprile. MICHELE ROCCHETTI,
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da "Salerno notizie"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scuola: Azione Giovani e Forza Italia sulla riforma Gelmini Il centro-destra prende posizione circa la cosiddetta riforma ?Gelmini?. All?invito di Azione Giovani e Forza Italia Giovani hanno aderito il Commissario Provinciale di Alleanza Nazionale, Antonio Iannone, il responsabile per l?organizzazione di Forza Italia in provincia di Salerno Antonio Russo e il Commissario provinciale di Forza Italia Alberico Gambino. Giuseppe Ricco ( Azione Giovani) e Giovanni Torre (Forza Italia Giovani) hanno illustrato i punti al centro della critica e hanno esposto tutte le bugie che il mondo naif della sinistra ha spacciato e continua a spacciare per verità assolute. Antonio Russo ha dichiarato in merito : ?Di vero purtroppo c?è solamente una cosa : la protesta telecomandata da sindacati in completa crisi d?identità e fazioni politiche alla ricerca disperata di un consenso che giorno dopo giorno si erode. L?alzare i toni, l?esasperare le forme di protesta e la partecipazione compatta della casta dei sindacati e dei baronati universitari all?agitazione sono il più lampante sintomo di una crisi di nervi che ormai sfocia in palese schizofrenia.? Antonio Iannone ha affermato : ?I tentativi maldestri e proditori di cavalcare una protesta falsa da parte di uomini che hanno responsabilità istituzionali non fanno che confermare la nostra triste ipotesi. L?assessore Stanzione che paternalisticamente invita a studiare e incita alla protesta e dimentica che gli edifici scolastici sono fatiscenti e lasciati al degrado. Dimentica che per alcuni studenti non c?è proprio un tetto sotto cui studiare. Ma si auto - celebra in una manifestazione, l?Expo-scuola, che tradendo quella che almeno sulla carta dovrebbe essere la sua anima di fungere da raccordo e stimolo tra scuola e ?resto del mondo?, trova la sua ragion d?essere solo in meschine logiche di foraggiamenti e corteggiamenti in vista delle imminenti consultazioni elettorali.? 31/10/2008
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da "Mattino, Il (Avellino)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
SONIA ACERRA Scuole deserte ieri mattina in tutta provincia, ad Ariano Irpino gli studenti sono scesi in piazza per protestare contro la riforma Gelmini. Sul Tricolle gli studenti degli istituti superiori «Parzanese», «Bruno» e «De Gruttola», circa un migliaio, hanno sfilato per le principali vie del centro irpino e si sono fermati in piazza Plebiscito. Tanti gli slogan e gli striscioni ed, infine, è stato letto un comunicato contro il decreto approvato mercoledì in Senato. Sempre nella giornata di ieri, inoltre, a Roma si è fatta sentire pure la voce dell'Irpinia. Per dire no alla scuola «modello Gelmini» sono arrivati nella Capitale anche i 15 pullman, provenienti dalla città e dalla provincia con oltre 750 operatori della scuola (tra cui diversi presidi) e circa 50 studenti della provincia. La spedizione irpina - per motivi di sicurezza, causati dalla massiccia partecipazione - è stata spostata dall'Eur, zona di sosta per i pullman del Sud, a Rebibbia e un nutrito gruppo è giunto solo a piazza del Popolo per sentire il comizio finale. Un'altra parte dei manifestanti irpini, invece, è risucita a far parte dei cortei. Negli altri istituti irpini aule, corridoi ed uffici vuoti o semivuoti ed anche gli alunni, soprattutto dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, non sono andati a scuola. «Noi siamo entrati - dice Francesca Romana dello Scientifico «Mancini» di Avellino - anche se c'è chi non è proprio venuto a scuola. Non c'erano i professori e siamo stati soli, ma, poi, ci hanno fatto uscire alle 11.40». Oggi bisognerà verificare in che moido proseguirà la mobilitazione. È facile prevedere molte assense anche per allungare il «ponte» di Ognissanti.
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da "Mattino, Il (Salerno)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Professori, bidelli e segretari hanno aderito alla giornata di agitazione sindacale contro la nuova legge Gelmini
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da "Mattino, Il (Salerno)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
GIANPAOLO RICCA Fisciano. Diciannove radio universitarie a reti unificate, un'ora e mezza di diretta dall'Università di Salerno: la protesta ai microfoni raccontata dai protagonisti. In migliaia ieri mattina si sono collegati al web per ascoltare in diretta le voci del dissenso in quella che può definirsi la giornata campale di quest'autunno caldo sul fronte pubblica istruzione. Una maratona radiofonica organizzata da "RadUni", l'associazione nazionale degli operatori radiofonici universitari. Una realtà, quella delle radio d'ateneo, sviluppatasi negli ultimi anni e che sembra riscuotere un successo sempre più ampio. «Il nostro obiettivo - ha spiegato Romeo Perrotta, presidente di RadUni - era quello di approfondire il dibattito di questi giorni sui media universitari attraverso un progetto di comunicazione condivisa che ha avuto nella diretta un punto di partenza». Un'iniziativa in "UniS@und", la web radio dell'Università di Salerno, è stata protagonista ritagliandosi ben un'ora e mezza di programmazione. Ore 10 e 30: Si parte, breve sigla ed un intervento introduttivo dei conduttori in studio, Francesco Colucci ed Alessandro Livrieri, responsabili dell'ufficio stampa dell'ateneo di Fisciano. Cinque minuti e si "vola" subito al Nord, cuore caldo della protesta. Il collegamento è con "Radio Campus", Università di Pavia. Dieci minuti e si va in Veneto, con "Radio Bue", Padova. Cinque minuti alle 11: è il momento di collegarsi con l'epicentro della grande manifestazione di dissenso. Si va a Roma, Radio Sapienza. Ed arrivano i primi dati e le prime testimonianze su quanto sta accadendo nella zona di piazza Sant'Eustachio, dalle parti di Palazzo Madama. Lì, tra ombrelli e impermeabili, il coro di protesta si sente forte. Sono le 11,05 e si torna su: a Trento, da SanBaRadio. Anche nel tradizionalmente "freddo" Trentino c'è chi la riforma Gelmini proprio non l'ha digerita. Mai come a Napoli, dove poco dopo la web radio della Federico II racconta i cortei nella città partenopea. Molti infatti sono rimasti nelle proprie città a protestare. Scorrono i minuti, si va a Milano prima e a Palermo poi. Il leit motiv è sempre lo stesso: questa riforma non s'ha da fare. Lo ribadisce pochi minuti dopo il Rettore Raimondo Pasquino, il cui intervento ai microfoni di "UniS@und" fa da preludio a quello di due senatori nostrani: Antonio Paravia (Pdl) e Alfonso Andria (Pd). Il primo naturalmente a gettare acqua sul fuoco della contestazione, il secondo favorevole ad una mediazione con il governo per evitare i cataclismi di una legge "strangolauniversità". Alle 12 mancano pochi minuti. Lo spazio in palinsesto destinato ad UniSa sta per terminare, giusto il tempo per fare un altro salto nel profondo Nord, a Trieste, per capire che aria tira in Friuli. È mezzogiorno, a Fisciano si spengono i microfoni. Il "fronte del no" continua a dar battaglia a Roma, anche se nel pomeriggio in tanti decidono di tornare a casa. Almeno per un po' sembrano vincere la stanchezza, la pioggia, la Gelmini.
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da "Mattino, Il (Salerno)"
del 31-10-2008)
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Hanno sfilato compatti per le strade di Roma reggendo in mano striscioni d'arte preparati nei giorni dell'occupazione. Così si sono presentati ieri mattina i 500 studenti salernitani, coordinati dall'Unione degli studenti, al corteo contro la legge Gelmini. «I comunisti si mangiano i bambini; Berlusconi anche le maestre» o «Ipsar R. Virtuoso da oggi presente» sono alcuni degli slogan scritti con le bombolette spray sui lenzuoli bianchi. Quando alle 10.30 i pullman da Salerno sono arrivati nella capitale è stata immediata l'immagine della presenza di massa. «In metropolitana c'era l'impossibile - spiega Giuseppe Criscito - Studenti provenienti da tutte la parti d'Italia. È stato un continuo di persone che arrivavano, sembrava non finissero mai». Poi l'arrivo al raduno in piazza della Repubblica. «Così come a Salerno anche a Roma abbiamo trovato una situazione tranquilla - continua Peppe - il corteo sin dalla partenza è stato ordinato e moderato. Penso che questo sia stato uno dei segnali più importanti da dare al Governo». Alle 15 poi i primi rientri. «Siamo stati tra i primi a partire - racconta Giuseppe dell'alberghiero Virtuoso - Partecipare era importante anche perché ci ha permesso di incontrare altri studenti con i quali ci siamo confrontati». Motivati e decisi in questo sciopero generale del mondo scuola contro la neo legge "Gelmini", gli studenti non si riservano in critiche: «Forse andava organizzato meglio. Per il resto, comunque, abbiamo respirato un clima pacifico». Alle 18 una decina di studenti salernitani - precisamente un gruppo del liceo "Da Procida", una rappresentanza del liceo "Tasso" e del "De Sanctis" - era alla facoltà di Fisica occupata dagli universitari dallo scorso 21 ottobre. «Trascorreremo qui la notte - ha raccontato Francesca Ricciardi, allieva del Tasso nonché coordinatrice dell'Uds Salerno - per partecipare domani mattina (oggi per chi legge, ndr) all'assemblea nazionale degli studenti». Il corteo lungo il percorso ad un certo punto ha preso due direzioni: gli universitari si sono diretti al Ministero alla Pubblica Istruzione, il restante ha raggiunto piazza del Popolo. «In piazza eravamo, insieme, studenti e professori - aggiungono Mirko e Francesco del liceo De Sanctis, anche loro tra gli ospiti degli occupanti la facoltà di Fisica - Abbiamo riconosciuto qualche volto salernitano». co.dl.
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da "Mattino, Il (Salerno)"
del 31-10-2008)
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CONCITA DE LUCA Come previsto ieri mattina 300 studenti salernitani alle prime luci dell'alba hanno "marciato" verso Roma a bordo di 6 pullman gran turismo. Partenza da piazza della Concordia. Altri 200 lungo il tragitto si sono aggiunti alla piccola carovana. Precisamente un pullman è partito da Roccadaspide, 2 da Eboli e 2 dall'Università. Ma ieri è stato anche il giorno di maestri, professori e personale Ata. Così il mondo della scuola salernitana ha risposto in massa allo sciopero proclamato dalle sigle Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda. In molti, anche se non direttamente presenti in capitale, hanno disertato per un giorno uffici e cattedre. Quasi 500 sono stati i maestri scioperanti, monitorati in un'indagine campione svolta sui dieci circoli cittadini. In media ha aderito l'80 per cento degli insegnanti delle scuole primarie. Un dato che aggiunto alla partecipazione di almeno 6 dirigenti scolastici dà la misura di una sentita partecipazione. Due sono state le risposte dei dirigenti che, invece, hanno regolarmente svolto il proprio servizio. La prima: «Sono un funzionario dello Stato ed il mio ruolo è comunque quello di garantire un servizio». La seconda, ed è la posizione di Angelo Polito dirigente scolastico del VII circolo, pone un'altra questione: «Non ho aderito perché, tra le motivazioni, se nel mio sciopero si deve contemplare comunque la mia presenza allora non ha senso». In merito alla riforma ha poi aggiunto: «Ho un'idea molto particolare sulla razionalizzazione. Magari l'approfondiremo». Ligio al proprio dovere ma con 100 euro in meno in busta paga questo mese per aver sottoscritto lo sciopero è Alessandro Turchi: «Sono presente comunque perché ho un ruolo importante nella scuola». Per Turchi l'aspetto della riforma "Gelmini" che proprio non va giù è quello relativo al tempo scuola: «Il pensiero che qualcuno abbia solo immaginato e poi attuato una cosa del genere senza un discorso di tipo organizzativo anche per la famiglia mi fa rabbrividire. In una società come la nostra alla ricerca di riferimenti la scuola è fondamentale». Su un aspetto la maggioranza è concorde: «No al maestro unico; oggi non ha più senso». Negli ultimi due mesi a Salerno non sono mancati gli incontri sindacali e non. È dello scorso 25 ottobre la lettera a firma di Renzo Stio, presidente della sezione cittadina dell'Andis, che invita ulteriormente associazioni e sindacati a scendere in campo, ricordando che «la posta in gioco, oltre alla pur drammatica e rispettabilissima vicenda di tanti lavoratori, riguarda il destino civile e sociale di un Paese da sempre affidato in gran parte alla cura della scuola». E la risposta da parte del mondo della scuola primaria di Salerno allo sciopero di ieri ne è stato un esempio. Tra i plessi ad aver risposto in modo compatto ci sono quelli del V circolo (adesione generale), Medaglie d'Oro (60 docenti su 62 e 14 componenti il personale Ata su 16), IX circolo (75 su 78 maestri e 18 unità Ata) e I circolo "Vicinanza" (56 insegnanti su 62 oltre al dirigente scolastico). Lezioni più o meno regolari ci sono state al II Circolo "Barra" con 19 maestri della scuola elementare assenti per sciopero su un totale di 31 e di 4 su 13 per la materna. Al III circolo 85 su 95 sono stati gli aderenti; mentre al IV circolo 67 su 90, considerando che la scuola Mari è un istituto comprensivo il dato complessivo dei docenti in sciopero è di 78 su 108. Al V circolo nessuno ha risposto al telefono facendo presupporre che fossero tutti in sciopero. Campanella puntuale al VII circolo con 19 maestri su 31 in sciopero per le classi elementari e 4 su 13 per l'asilo. Al X circolo Torrione Alto a firmare le presenze sono stati in 5 su 67; 9, invece, per il personale Ata. Anche alla scuola elementare Abella Salernitana di via Principessa Sichelgaita ieri astensione generale con una sola classe in funzione e 22 docenti su 24 in agitazione.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Oltre cinquecento studenti hanno preso parte alla manifestazione In piazza contro la Gelmini Sit-in in centro. Viale della Vittoria bloccato per un'ora JESI - Studenti in piazza per protestare contro il decreto Gelmini trasformatosi mercoledì in legge. Ieri mattina erano almeno cinquecento gli studenti scesi a manifestare lungo corso Matteotti che si erano dati appuntamento già alle 9 in piazza della Repubblica. In testa ai manifestanti vi era un camion con tanto di casse acustiche ed un deejay che mixava. A controllare che tutto si svolgesse senza imprevisti vi erano le forze dell'ordine, agenti del commissariato e militari dell'Arma in testa. Tanti gli striscioni ed anche i cori con tanto di megafono rivolti contro il ministro Gelmini, alcuni dei quali però eccessivamente volgari e talvolta esasperati tanto che hanno trovato in disaccordo anche alcuni passanti rimasti amareggiati per la piega che aveva preso in quel momento la protesta. Per fortuna si è trattato di episodi a sé e, comunque, durati per non troppi minuti. Il corteo di studenti si è prolungato fino alle 11 circa dopo aver fatto alcuni passaggi lungo il corso. A Jesi lo slogan con cui si è aperto il corteo è stato "Non tagliate il nostro futuro". Il corteo, indetto dal Collettivo studentesco "Corto Circuito", ha visto la partecipazione, oltre che degli studenti medi, anche di insegnanti, personale della scuola e genitori. Studenti che hanno manifestato autonomamente trasformando le strade in spazi assembleari dove tutti hanno preso parola. Per più di un'ora il traffico è stato bloccato sul viale della Vittoria. Al liceo Classico la preside ha chiamato la polizia per non fare entrare alcuni ragazzi che volevano mettere uno striscione.
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da "Mattino, Il (Avellino)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Tappa irpina oggi per il segretario nazionale del Partito Socialista, Riccardo Nencini. Col dirigente Marco Di Lello ed il coordinatore irpino Marco Riccio, il segretario nazionale inaugurerà (alle 10.30) la nuova sede di corso Vittorio Emanuele ad Avellino. Segretario Nencini l'inaugurazione di una nuova sede significa un rinnovato impegno in in Campania e in irpinia del Ps in vista delle prossima tornata elettorale? «L'inaugurazione di una nuova sede significa vita. Quando nasce la sede di un partito significa che c'è un nuovo spazio di dialogo e di confronto. Si rinnova una bella storia, quella del Partito Socialista in Campania e, in particolare ad Avellino». Ma le amministrative si avvicinano, il Ps come si comporterà? Dove guarda? «Ovviamente c'è un indirizzo nazionale ma terremo conto anche delle indicazioni territoriali. Sul fronte nazionale noi puntiamo a un centrosinistra completamente rinnovato rispetto a quello che ha perso le elezioni politiche. Lavoriamo per costruire un'intesa tra i partiti riformisti più innovativi della sinistra italiana». E se il nuovo centrosinistra non dovesse formarsi? «Correre da soli non ci spaventa, soprattutto alle amministrative. Partiamo, peraltro da una considerazione: ciò che il Pd non aveva riconosciuto prima delle politiche lo riconosce adesso e cioè l'autonomia di un partito socialista ritenuto necessario per le amministrative. È questo è sicuramente un segno di novità apprezzabile». In Irpinia le alleanze sono in evoluzioni e collegate anche alla presenza di De Mita. «Conosco la situazione irpina. Ma io parto da un fatto nuovo: si è creato un forum tra Pd, Udc (che è il partito di De Mita), Socialisti e Verdi, di tutte le forze riformiste che sono opposizione al Governo, per evitare modifiche alla legge elettorale. L'obiettivo è ripetere questa opposizione per farla diventare forza di governo nelle amministrazioni locali». Adesso il Ps si sta impegnando per il mantenimento delle preferenze alle europee. «Siamo stati i primi ad impegnarci in questa battaglia. Raccogliemmo le firme il 27 luglio scorso; in una sola domenica ne furono oltre 30mila. Adesso, strada facendo, molti si sono agguiunti in questo percorso ed è un fatto positivo». Il Ps guarda anche ai giovani. È importante in un momento come quello attuale, all'indomani della manifestazione contro la riforma Gelmini. «Su questa riforma sono olto chiaro: va male per il maestro unico e per i tagli indiscriminati all'Università; va bene per i voti in pagella e il voto di condotta. Ma uUna mobilitazione generica che non chieda alla scuola e all'Univeristà maggiore rigore, responsabilità e merito serve soltanto ai baroni universitari non agli studenti».
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da "Mattino, Il (Caserta)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Popolari democratici per la costituente di centro: non un partito retrò ma una forza politica che guarda al futuro. Tanto è vero che nell'ultima assemlea tenuta qualche giorno fa nella sede di corso Trieste, hanno stabilito di dare il via alla campagna di adesione a cui si potrà rispondere anche on line. L'assemblea è iniziata con la solidarietà dei presenti al vicesindaco di Castelvolturno Lorenzo Marcello per le gravi intimidazioni di cui è stato oggetto. «Questa provincia non decollerà mai, il sottosviluppo non sarà mai superato - ha commentato Pierino Squeglia, coordinatore dei Popolari democratici di Terra di lavoro - fin quando la provincia sarà attanagliata da questa piovra terribile che blocca ed impedisce qualsiasi azione di sviluppo sociale, civile ed economico». Nel corso della manifestazione numerosi interventi hanno puntato sulla caratteristica di «forza aperta» dei Popolari democratrici. «Siamo e vogliamo essere - ha ribadito Squeglia - un partito aperto a quanti credono nella politica come analisi e governo possibile dei processi sociali ed economici, a quanti credono nel partito come strumento di confronto democratico, dove c'è spazio per tutti». I cittadini che si avvicinano ai Popolari Democratici hanno una grande esigenza di chiarezza identitaria. «La gente è stanca - ha aggiunto l'avvocato Vinciguerra - della confusione ideologica ed organizzativa che regna nelle coalizioni sia di centrodestra sia di centrosinistra». Sulla stessa lunghezza d'onda Tedesco, Golino e Moretti: «C'è la necessità di uscire fuori da partiti che sono finte colazioni; da partiti che hanno perso la loro identità originaria e hanno dato vita a pseudo-partiti dove si sono giustapposti senza operare alcuna sintesi. Ognuno è rimasto quello che era, ma nei partiti dove si è costretti a convivere l'unica regola che vale è quella secondo cui i più organizzati annientano quelli che lo sono meno». Nel corso dell'assemblea è stato dato ad Angelo Ferrazzano l'incarico di coordinatore della zona matesina e a Lella Piscitelli l'incarico di responsabile amministrativo del partito. Questa sera, invece, alle ore 17,30 i Popolari si confronteranno sulla scuola e sulla riforma Gelmini alla presenza del segretario regionale Cisl Scuola Vincenzo Brancaccio. L'incontro promosso dal coordinamento Istruzione e Formazione dei Popolari, guidato da Lia Pannitti, vedrà anche l'intervento del dirigente scolastico Gianfranco De Simone del Liceo Cortese di Maddaloni, di Peppe Vozza presidente Agesci, di Enzo Farina dell'Istituto Sant'Antida di Caserta, dell'Associazione dei Genitori di Terra di Lavoro e di una rappresentanza deli studenti.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Alcuni alunni del Mamiani insultati perché non aderiscono "Manifestazione di volgarità" PESARO - "Manifestazione di volgarità!". Lo sostengono dodici alunni del Liceo "T. Mamiani". Durante la manifestazione contro la legge Gelmini, ci siamo sentiti offesi dai manifestanti che ci hanno rivolto pesanti insulti non rispettando la posizione da noi presa, pur avendo noi rispettato la loro. Nonostante la manifestazione studentesca si fosse dichiarata super partes - dunque non veicolata da ideologie politiche - sono state riprodotte ad alto volume canzoni e cori tradizionali di stampo tutt'altro che neutro e imparziale. Noi stessi siamo stati accusati di aderire alle posizioni di un dato schieramento politico, solo perché abbiamo preferito andare a scuola. Difendere le proprie idee è senz'altro cosa lecita e ammirevole, purché non avvenga a discapito delle decisioni altrui. Saper convivere con le idee degli altri in modo pacifico e rispettoso è segno di civiltà e di corretto uso della ragione. Voltaire stesso disse: "Non approvo ciò che dici, ma combatterò fino alla morte affinché tu possa dirlo".
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Molti dei ragazzihanno voluto precisareche la loro protestaè assolutamenteapartitica e miratasolo a potersi assicurareuna prospettivaper il futuro chela nuova normativanon sembra garantire Un migliaio di studenti e insegnanti delle superiori esprime dissenso sul decreto Gelmini In piazza per opporsi alla riforma pesaro - La scuola è scesa in piazza ieri mattina per manifestare contro la riforma Gelmini, approvata mercoledì in Senato. Un migliaio, poi dispersi in tanti rivoli, tra studenti ed insegnanti degli istituti superiori di Pesaro, hanno marciato da piazzale Matteotti verso piazza del Popolo. Il mondo della scuola si è fermato. Dalle ore 9 alle 11, gruppi di studenti ed insegnanti - forte l'adesione dell'istituto Mamiani dove più di ottanta docenti su 132 hanno aderito alla manifestazione mentre solo tredici di questi, una minoranza firmataria della lettera pubblicata mercoledì 29 ottobre, hanno preferito le lezioni - hanno fatto sentire la loro voce con cori, azioni collettive e cartelli. Tra gli altri, quelli realizzati dal personale docente del liceo Mamiani di Pesaro, capofila della protesta contro la riforma della scuola: "Il Mamiani siamo noi" e "Se dite che costa l'istruzione è perchè ancora non sapete quanto costa l'ignoranza". Parole che, nei fatti, esprimono tutto il malessere che in questi giorni serpeggia nella scuola. "L'istituto Mamiani aderisce totalmente alla manifestazione di protesta contro la Gelmini - ci tiene a chiarire la vicepreside del liceo di via Gramsci, Simonetta Drago alla luce anche delle cifre di astensione diffuse i giorni scorsi - , infatti su 132 docenti oltre 80 hanno aderito alla protesta. Molti sono andati anche a Roma, altri ancora sono rimasti a casa perchè fuori sede. Di fatto, non ci piace il modo in cui è stato fatto il decreto, indipendentemente da quello che dice. Non è stato interpellato e ascoltato nessuno. Non vogliamo la distruzione della scuola pubblica". Poi la parola è passata agli studenti - c'erano anche quelli del campus scolastico, dell'alberghiero e dell'agrario - che in massa hanno occupato la piazza centrale con striscioni e cartelli: "La scuola non è una sartoria. Basta tagli!" e "Né di destra né di sinistra ma contro la ministra!" recitavano alcuni cartelli portati dagli studenti. "Non siamo dalla parte del governo, non siamo d'accordo con quanto detto dalla Gelmini. Il ministro è solo un burattino nelle mani del potere - protesta animatamente Giulia Bartoli della terza A del Classico - , noi vogliamo combattere la legge". Quello che spaventa di più gli studenti, è il provvedimento sull'Università. "Manifestiamo contro la proposta di voler trasformare le università in fondazioni private - interviene Raffaella Cardilli-Valens del Classico - in questo modo saremo costretti a pagare più tasse perchè i finanziamenti pubblici non ci saranno più". E alza la voce anche Gabriella Tambascia del liceo Mamiani: "Ci stanno togliendo il diritto allo studio, stanno tagliando il nostro futuro, il futuro del paese - dice - ; mentre il marcio rimane". "Mio fratello è ingegnere fisico ma è stato costretto a trasferirsi all'estero perchè in Italia non aveva possibilità - racconta Giada Giombi del Linguistico - ; questo è il futuro che ci attende?". Si unisce al coro anche la compagna Cecilia Bramucci che dice: "Vogliono creare giovani stupidi e pecoroni così possono guidarci dove vogliono. La nostra protesta è apartitica e non siamo né di destra né di sinistra; vogliamo solo una scuola migliore". E infine Marina Iavazzo del Classico che sottolinea: "Ci sentiamo inascoltati, più di questo non possiamo fare. Vogliamo far sentire anche la nostra voce". A fine protesta, i disagi sono stati minimi. Qualche rallentamento del traffico veicolare per la presenza in contemporanea alla protesta, dell'assemblea dei vigili urbani. Intanto, sul piede di guerra è tornato anche l'assessore provinciale alla pubblica istruzione, Renzo Savelli che ha replicato alle dichiarazioni di Giannotti sulla scuola, dicendo: "Invece di procedere a denunce sul nulla, credo che sarebbe meglio che anche tu, Giannotti, ti facessi interprete del disagio reale e delle preoccupazioni di tanti amministratori". VALENTINA GALLI,
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da "Mattino, Il (City)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Contro i tagli alla ricerca che saranno provocati dalla legge Gelmini scendono in campo anche i dottorandi biologi. Ieri una rappresentanza composta da circa cinquanta dottorandi biologi precari nelle facoltà di Scienze e nel Cnr è stata ricevuta dal Guido Trombetti, il rettore della Federico II, al quale è stato consegnato un documento di solidarietà agli studenti e ai docenti in agitazione per l'approvazione della legge Gelmini. Fra i «cervelli» pronti a trasferirsi all'estero dove sperano di trovare condizioni organizzative ed economiche migliori si inseriscono anche i dottorandi biologi italiani, allarmati dai possibili tagli ai fondi che il governo potrebbe effettuare sulle facoltà universitarie impegnate nella ricerca scientifica. «Siamo costretti a lavorare con pochi soldi - chiariscono nel loro documento i dottorandi biologi partenopei - e molti preferiscono recarsi all'estero. Ci sentiamo precari e se dovessero passare i tagli ai finanziamenti degli Atenei sarebbe un'ecatombe per la ricerca di base». I dottorandi precari biologi che svolgono attività di ricerca nella Facoltà di Scienze e nel Cnr lamentano le difficoltà con cui ognuno di loro è costretto a svolgere il proprio lavoro. «Quest'anno abbiamo avuto 250 euro a testa per la nostra attività, finanziamento da utilizzare - è chiarito nel documento - per acquistare gli strumenti elementari per la nostra ricerca, come guanti e carta vetriera». L'applicazione della legge Gelmini può avere ricadute molto negative sulla ricerca effettuata in tutte le strutture scientifiche italiane. I dottorandi biologi campani sono pronti, anche con i colleghi dell'Acquario, a esporre i risultati della loro attività e a invadere la Villa Comunale perché la ricerca non può essere considerata un costo da tagliare.
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da "Mattino, Il (City)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Una veglia di preghiera al Duomo. L'iniziativa è promossa dalla Confederazione degli studenti «affinchè il Governo decida di ritornare sui suoi passi e ritirare i decreti voluti dal Ministro dell'istruzione, Gelmini», ed è in programma oggi a partire dalle 17 nella cattedrale. «È una forma di protesta civile alla quale ci auguriamo che possa partecipare anche il cardinale Sepe che tanto sta facendo per il riscatto di Napoli», hanno detto il presidente del Consiglio degli studenti dell'Università Federico II di Napoli, Luigi Napolitano, e Omero Pinto, segretario regionale de La Confederazione. Gli studenti confidano di poter essere in massa all'appuntamento.
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da "Mattino, Il (Circondario Sud2)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
ADOLFO PAPPALARDO Il tam tam parte alle 5 del mattino: «Non rispondete ad eventuali provocazioni. Buon 30 ottobre di sciopero». L'sms lo fa girare la Cgil ma nel giro di un'ora è rimbalzato per migliaia di telefonini. Perché che si parta dalla stazione centrale, dai rispettivi istituti o dai diversi punti di raccolta, ad accomunare i manifestanti è una sottile tensione per quanto accaduto a Roma il giorno prima. Ma non accadrà nulla (né prima, né durante e dopo il corteo) agli ottomila napoletani che si riversano a Roma per protestare contro la riforma Gelmini. Stazione di Napoli compresa, dove, ieri mattina, c'erano una quarantina di agenti anti-sommossa pronti a intervenire. Ma sono rimasti un po' assonnati in un angolo a osservare sindacalisti, insegnanti, precari e studenti che partivano. Occupanti dell'Orientale compresi che il giorno prima aveva invano chiesto treni speciali gratis. E così sull'intercity che parte alle 6.30 verso Milano si riesce a intrufolare anche un gruppo di studenti. «È bastato infilarsi, subito dopo il gruppo dei sindacati e siamo riusciti a salire. Senza pagare naturalmente» racconta Mario, studente di lettere alla Federico II da 48 ore occupata. E alle 9 del mattino la stazione Termini inizia a diventare l'approdo naturale dei manifestanti. Treni e bus (quasi un centinaio da Napoli) li vomitano praticamente a ripetizione. Flussi accorpati, senza contare chi è arrivato con mezzi propri, che nel giro di pochi minuti si confonderanno nel maxi corteo. «Niente striscioni, abbiamo deciso così: per creare un blocco unitario contro la Gelmini» racconta Antonio, 16 anni e uno dei leader della protesta del liceo Genovesi che ha organizzato il torpedone e ha raccolto i 5 euro a testa tra i suoi compagni. Più dietro gli altri gruppi: del Fonseca, del Vico, del Settimo, del Mercalli, del Serra, del Villari e del Calamandrei. Il blocco del sindacato, invece, lo riconosci subito. Età a parte, è quello più numeroso: 50 i bus della Cgil da Napoli e provincia, 15 quelli della Uil. Fiorella Esposito, coordinatrice della segreteria provinciale Flc-Cgil, vede i ragazzini sfilare. «Sono stupendi, bravissimi e disciplinati» dice con gli occhi di chi li vede ogni giorno nelle aule come dirigente scolastico. In strada anche l'assessore regionale Corrado Gabriele e Dino Di Palma, accanto al gonfalone della Provincia. Su via Cavour, un blocco unico. «Pagherete caro, pagherete tutto» è lo slogan urlato che unisce gli adolescenti e i più adulti che non lo intonavano dalla metà degli anni '70 quando protestavano contro il governo Dc. Anche se qualcuno tiene ai distinguo. «La nostra delegazione - spiega Walter dell'Orientale - è qui alla manifestazione degli studenti e non per le proteste dei sindacati. Anzi di questi ultimi non condividiamo la piattaforma anti-Gelmini che hanno adottato e dunque ci teniamo ad essere un movimento autonomo». Un blocco unico, quello degli studenti, con un proprio servizio d'ordine, e con i suoi slogan. Gli stessi usati in questi giorni. A cominciare dal grido «Riprendiamoci la città» che stavolta viene indicata in Roma. «È un corteo pacifico, il primo vero atto di contestazione non violenta a differenza del governo che vorrebbe usare la forza» commenta soddisfatto Mariano Di Palma («ma con il presidente della Provincia, non c'entro») coordinatore regionale dell'Uds e studente di lettere. Più avanti il maxi corteo taglia il Tevere per dirigersi verso il ministero dell'Istruzione e assediarlo. Valentino, studente di scienze politiche all'Orientale si gira e guarda verso via Cavour che continua a ingrossarsi di gente: «Un milione? Ma scherziamo? Sti' numeri il Pd sabato se li è solo sognati».
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da "Mattino, Il (City)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il gadget più visto in assoluto in questi giorni: un santino raffigurante la Gelmini.Non poteva mancare quindi anche nel maxi corteo di Roma
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da "Mattino, Il (Caserta)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Cori e slogan contro il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e metafore sui tagli che, secondo i manifestanti, la legge approvata comporterebbe alla scuola pubblica.
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da "Mattino, Il (Caserta)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La protesta di studenti e docenti contro la legge Gelmini. Corteo in città e delegazione ricevuta in prefettura
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da "Mattino, Il (Caserta)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
VINCENZO ALTIERI Insorgono i movimenti studenteschi di tutta Italia. Alle proteste dei giorni scorsi si è unita anche la manifestazione dei collettivi di Caserta. In 1500 secondo gli organizzatori, poco più di mille in base ai dati della Questura, studenti, insegnanti e ricercatori hanno fatto partire il corteo da piazza Garibaldi per poi percorrere via Roma e, parzialmente, corso Trieste prima di raggiungere piazza Vanvitelli dove una delegazione è stata poi ricevuta da un funzionario della prefettura. Cori, striscioni e musica hanno colorito la manifestazione che si è svolta in maniera pacifica. Presente anche il comitato di protesta del Polo scientifico della Seconda università degli studi di Napoli. Il movimento universitario, che ha sfilato inscenando un funerale con tanto di bara «dell'Università pubblica», lamentava, tra le altre cose, i tagli ai fondi destinati alla ricerca. Il decreto Gelmini è diventato legge dopo il passaggio in Senato. A Palazzo Madama, dopo l'approvazione alla Camera lo scorso 9 ottobre, la conversione in legge del decreto è avvenuta con 162 voti favorevoli e 134 contrari, tre invece sono stati gli astenuti. «L'unico modo per rimediare al danno è percorrere la strada del referendum abrogativo - spiega Raffaele Fusciello, rappresentante studenti di Psicologia - dobbiamo raccogliere firme e sensibilizzare le coscienze degli studenti. E non solo. La battaglia è ancora molto lunga e non mancheranno ulteriori iniziative e relative assemblee per portare avanti la protesta. Il movimento, spontaneo e autonomo, ha accresciuto il valore del dissenso e dovrà mantenersi unito fino a quando non avremo ottenuto ciò per cui stiamo lottando. Ingiustizie e disservizi che, per molto tempo, non abbiamo notato o quasi, privilegi e sprechi rispetto ai quali, e lo dico facendo un profondo mea culpa, noi rappresentanti abbiamo taciuto. Ed è proprio per questo motivo che, paradossalmente, ringrazio il ministro Gelmini per aver innescato un risveglio collettivo delle coscienze dal quale nascerà un rinnovato modo di intendere la rappresentanza studentesca all'interno della Seconda università di Napoli». Dopo l'incontro in Prefettura, che si farà portavoce al governo delle istanze dei manifestanti, si è svolta un'assemblea pubblica proprio nel viale antistante piazza Vanvitelli. Tanti gli interventi ma tutti mirati a un unico obiettivo: portare avanti la protesta e ottenere l'abrogazione della legge. «Dalle scuole elementari alle università, passando per gli istituti superiori - spiegano i rappresentanti degli studenti - la riforma colpirà indistintamente alunni e corpo docente. Si tratta di un provvedimento deleterio che metterà in ginocchio l'intero sistema dell'istruzione». Le manifestazioni di dissenso continueranno. Già ieri sera i collettivi studenteschi hanno improvvisato la «notte bianca di protesta» in piazza Bovio a Santa Maria Capua Vetere proprio all'ingresso del liceo classico «Cneo Nevio».
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da "Mattino, Il (Circondario Sud1)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Oltre ottomila i napoletani a Roma per la manifestazione contro la riforma Gelmini.Organizzati per la maggior parte in bus i sindacati (50 quelli della Cgil, 15 quelli della Uil provenienti da Napoli città) ma anche gli studenti (27 i torpedoni) delel superiori. Gli universitari, invece, hanno preferito i treni ma, ha precisato Trenitalia, non sono stati accordati vagoni gratis
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da "Mattino, Il (Salerno)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
ORESTE MOTTOLA I sindaci della Valle del Calore con la fascia tricolore vanno ad occupare l'ospedale di Roccadaspide per dare il via ad una lotta strenua per mantenere la piena operatività del presidio sanitario già fortemente ridimensionato dal piano dell'assessore Montemarano non è certo rilanciato dal "contropiano" dei consiglieri regionali salernitani. A dare il via a questa azione di lotta che si ripromette di propagarsi a macchia d'olio è stata una tesa riunione di tutti i primi cittadini della zona, allargata anche alle più periferiche Altavilla e Capaccio.La soppressione del Pronto Soccorso e dell'unità cardiologia dall'ospedale locale nei fatti vuol dire l'uscita dal «circuito dell'emergenza" e la condanna ad un orizzonte da casa di riposo degli anziani». «"Il potenziamento della lungodegenza e della riabilitazione sono un imbroglio bell'è buono» hanno detto tutti. «Questa Regione non ci è più amica», chiosa Franco Pepe, sindaco di Bellosguardo, «non certo sospettabile di antipatia politica per chi oggi governa a Napoli», aggiuge. Michele Lavecchia (Castel San Lorenzo) e Antonio Ciniello (Piaggine) vanno oltre: «Approviamo subito nei nostri consigli comunali la proposta di lasciare la Campania e riunirci con la Lucania». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il "contropiano" dei consiglieri regionali e la sensazione di essere, come entità territoriale interna, vaso di coccio fra i vasi di ferro dell'area urbana. «Questa proposta è fortemente e drasticamente penalizzante perché frustra una zona, la Valle del Calore, che solo da poco - dice Girolamo Auricchio, sindaco di Roccadaspide - ha ricevuto livelli di assistenza sanitaria degni di un paese civile. Ora se li riprendono indietro facendo pagare a noi il prezzo degli sprechi». Maurizio Caronna (Felitto) che di professione fa quadrare i conti, denuncia: «L'ospedale di Roccadaspide mantiene un rapporto fra costi e ricavi corretto ed in linea con le prescrizioni normative. I livelli di efficienza delle prestazioni sono misurabili. Di fronte a ciò io divento come il più arrabbiato degli studenti universitari che protesta per la cosidetta riforma Gelmini.». Gli fa eco Franco Pepe: «Le nostre scuole sono sotto la scure. Una realtà produttiva come la Cantina è morente. L'ospedale è anche indotto economico. Di questo passo, per la zona più alta degli Alburni e la Valle del Calore, arriverà la morte civile». È stata esaminata anche l'ipotesi di consegnare le fasce dei sindaci dal prefetto, prologo a dimissioni di massa. «Quanto prima andrò dalla mia gente e confesserò la mia impotenza politica», dice Pepe. «Prima però passerò davanti ad una villa di Castel San Lorenzo e da lontano chiederò con il megafono al vicepresidente Gennaro Mucciolo di confessare di non aver mai voluto rappresentare la leggera Valle del Calore perché lui tiene più ai voti pesanti di Salerno e dell'Agro».
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Una notte bianca contro la legge Gelminimentre il rettore Sani minaccia lo sgomberodi quanti si erano radunati nell'aula 8 Critica unanime al taglio dei finanziamenti ma tra gli studenti opinioni diverse sui metodi operativi "L'onda non si arresta", Ateneo mobilitato MACERATA - L'onda non si arresta, recita lo striscione che ha campeggiato per tutta la notte nell'aula 8, occupata, di Scienze della Comunicazione. L'onda anomala è quella degli studenti dell'ateneo maceratese che hanno promosso la notte bianca anti Gelmini, anche contro la scelta del rettore Sani di minacciare lo sgombero forzato. Fortunatamente non è stato necessario alcun intervento delle forze dell'ordine e i ragazzi hanno smobilitato di prima mattina, lasciando l'aula più pulita di prima, come ha detto Matteo Palmioli durante l'ultima assemblea che si è svolta nel pomeriggio di ieri a Scienze della Formazione. Un'assemblea anomala, come l'ha definita qualcuno, giacchè povera di docenti e contrastata dalle rappresentanze studentesche. Non tutti erano d'accordo, come sottolinea Maria Giovanna Panni, rappresentante della lista Obiettivo Studenti, che pur schierandosi dalla parte di chi dice no al decreto, sottolinea la sua distanza dalle modalità di protesta preferendo il dialogo costruttivo con il ministro. Tuttavia, la legge tocca i nervi scoperti del corpo studentesco di Scienze della Formazione. E se la studentessa di scienze della formazione Alessia Bagnarelli illustra la normativa su mastro unico, tagli alla ricerca e trattamento speciale per i bambini immigrati, facendo un interessante comparazione tra ciò che dice la norma, le proposte dell'opposizione e sistemi scolastici europei, per Caterina Seghetti, laureata in Lettere e oggi iscritta a scienze della formazione causa soppressione delle Siss, con i tagli previsti da questa legge il futuro lavorativo degli studenti che frequentano facoltà umanistiche che prevedono come sbocco l'insegnamento è bloccato. Interessante anche l'intervento di Francesco Coltorti, studente in pedagogia della disabilità e della marginalità, che ha invitato la platea ad alzare ogni tanto gli occhi dal libro per guardare l'orizzonte o quantomeno l'attualità che ci circonda. Francesco sottolinea con rammarico il ritardo con cui si sono mossi gli studenti della sua facoltà nonostante siamo i più coinvolti dalla legge Gelmini. Una legge, che vuole far passare come innovazione quella che è solo un'operazione per fare cassa. Ma durante l'assemblea si sono succeduto molte testimonianze, tra cui quella di una insegnante di lingua straniera precaria, che ha denunciato le molte ambiguità contenute nella legge proprio sulla seconda lingua. Per contrastare la disinformazione diffusa, ha auspicato una campagna di sensibilizzazione che coinvolga i genitori dei bambini delle primaria. Prossima tappa della protesta martedì 4 novembre alle ore 15 nell'atrio di Scienze della Comunicazione. ALESSIO RUTA,
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Contratto integrativo65 dipendenti della Manuli saranno presto stabilizzati I lavoratori a tempo rappresentano ormai una grossa fetta degli organici Crisi industriale, tremano i precari Situazione ad alto rischio per centinaia di famiglie dell'Ascolano ASCOLI Nel momento in cui il mercato del lavoro entra in crisi, cosa che sta accadendo in questo momento sotto i nostri occhi, i lavoratori precari sono i primi ad essere messi alla porta. I meno garantiti. Solo negli ultimi giorni, per le crisi apertesi in alcune delle aziende più grandi e rappresentative del territorio, sono diverse decine i lavoratori (e lavoratrici) a temere di rimanere senza lavoro. I 140 della Manuli, di cui solo 65 saranno stabilizzati con contratto a tempo indeterminato grazie al rinnovo del contratto integrativo avvenuto in questi giorni; i 100 della Pfizer (70 a tempo determinato e circa 30 interinali), che ora trepidano in attesa degli sviluppi della crisi apertasi nello stabilimento ascolano della multinazionale farmaceutica statunitense, le tante decine impiegate nelle fabbriche della zona industriale (in una nota azienda alimentare) ad esempio, per effetto del blocco del turn-over, sono anni che non si fa un'assunzione a tempo indeterminato: solo contratti a termine e interinali) così come su tutto il territorio della provincia. In aggiunta a quelli che da qui a qualche tempo verranno estromessi dal mondo della scuola per effetto della riforma Gelmini (saranno 76 i docenti precari "tagliati" nel Piceno, in aggiunta ai 19 inerenti il personale Ata). Ricordate la legge 196/97, meglio conosciuta come "pacchetto Treu"? Erano tempi in cui le imprese chiedevano più flessibilità nel mercato del lavoro, già alle prese con una crescita lenta. E flessibilità fu, poi rivista, allargata, diversificata, soprattutto per le assunzioni. Sino ad arrivare ai giorni nostri, dopo essere passati per la Legge 30 o Legge Biagi. PIERO LUCIANI,
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Sciopero contro la riforma Gelmini i sindacati: siamo più di un milione Il ministro dell'Interno: centomila
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Nuovi paletti dai centri della Vallata del Tronto "Non si può applicare" CASTEL DI LAMA - Si è svolta nella facoltà di architettura, dipartimento di progettazione e costruzione dell'ambiente, un'assemblea di informazione per gli studenti nel corso della quale i docenti hanno letto i punti salienti contenuti nella legge 133 e sulla riforma scolastica "Gelmini". Lo scopo è di far prendere coscienza agli studenti dei contenuti della legge in modo che il 14 novembre prossimo decidano in piena libertà se aderire o meno all'iniziativa. "La legge Gelmini provocherà danni incisivi e forti sul grande patrimonio scolastico, di servizi avanzati e di qualità costruiti dai Comuni della vallata negli ultimi anni, a svantaggio degli enti locali, dei residenti e di tutti gli studenti" - Lo ribadisce il sindaco di Castel di Lama Patrizia Rossini, che martedì scorso ha partecipato con gli altri sei sindaci dell'Unione del Tronto al consiglio aperto sulla riforma scolastica. "E' impossibile poi applicare questo provvedimento entro il 30 novembre, senza nessun confronto o parere richiesto. E' noi non solo non possiamo farlo ma non vogliamo : primo che perché non ci sono ne il tempo ne le risorse per la riorganizzazione, ma secondo e soprattutto perché significherebbe dare un colpo durissimo al mondo scolastico locale".
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Gli studenti scendono in piazza: "Non ci fermeremo" ASCOLI - E' stata una protesta spontanea quella che ieri ha visto moltissimi ragazzi riunirsi a piazza Arringo per discutere insieme del decreto Gelmini che ormai è legge. Sul banco degli imputati il governo che per tutti i ragazzi che erano presenti sta distruggendo il loro futuro. "Non è una riforma, - afferma Mario Di Vito è solo una finanziaria che taglia i fondi alla scuola. Il governo dovrebbe tagliare altrove, ad esempio gli sperperi degli enti locali. Quella di oggi non è una manifestazione, è una protesta spontanea, contro chi vuole rubarci il futuro. E sarà solo la prima di una serie di proteste perché di sicuro non ci fermeremo. Oggi, qui,- conclude Mario- discuteremo proprio sulle future iniziative che porremo in atto per far sentire la nostra voce". Dal gruppo, si sollevano voci di ragazzi e ragazze che fanno sentire la loro contrarietà alle classi differenziate, ma tanti sono preoccupati per il loro futuro universitario, che vedono sempre più incerto. Alla protesta spontanea hanno aderito anche i Giovani Democratici di Ascoli e il Collettivo studentesco. Il segretario dei Giovani Democratici Matteo Terrani afferma che nei prossimi giorni i GD organizzeranno una manifestazione per ribadire il loro NO a questo decreto che per le scuole si rivela anacronistico con il ritorno ad esempio la maestro unico e che affossa totalmente l'Università. Per questo proprio i Giovani Democratici iniziano da oggi la raccolta firme per porre questo decreto che ormai è legge al vaglio del Referendum. "E' l'unica strada perseguibile ormai- sostiene Matteo- per questo vogliamo essere iniziatori di questa prima azione concreta contro le scellerate misure del governo Berlusconi".
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
"Questo provvedimento provocherà forti disagi alle famiglie ed impoverirà ulteriormente i nostri paesi sia sotto il profilo socio-culturale che economico" Legge Gelmini, i Comuni non ci stanno Anche l'area montana alza i toni della protesta contro la riforma COMUNANZA E' allarme elevato nell'entroterra montano dei Sibillini per gli effetti della legge Gelmini sui tagli previsti nel settore scolastico. Un provvedimento diretto ad eliminare gran parte delle sedi scolastiche ora esistenti nei vari paesi. Infatti sarebbero proprio i plessi di queste zone a pagare duramente gli effetti del provvedimento del ministro dell'Istruzione, visto che la bassa popolazione scolastica di questi territori non permette di raggiungere i limiti minimi previsti dal Decreto, a meno che non siano previste delle deroghe specifiche per le zone montane e più svantaggiate perché soggette a spopolamento. In base alla situazione, così come prevista, salterebbero moltissime sedi dei comuni della Comunità Montana dei Sibillini e di quella del Tronto. Infatti chiuderebbero le scuole di Force, Montefalcone Appennino, Smerillo, Montefortino, Montemonaco, Montedinove, S. Vittoria in Matenano, Montelparo, Arquata, Montegallo. Per quanto riguarda le dirigenze scolastiche verrebbero tagliate quelle degli istituti comprensivi di Amandola, Roccafluvione, Acquasanta, Comunanza, Force. Dunque un autentico terremoto per le scuole montane con effetti gravi visto che sarebbe alquanto arduo effettuare gli accorpamenti sia per problemi di strutture che di spostamenti degli studenti. E sull'onda di questo tsunami, sindaci, amministratori locali, rappresentanti politici sono sul piede di guerra. " "Questo provvedimento afferma Augusto Curti sindaco di Force apporterà forti disagi alle famiglie ed impoverirà ulteriormente i nostri centri sia sotto il profilo socio-culturale che nell'aspetto economico. Questa è l' ennesima bastonata per i piccoli comuni che lottano contro i ricorrenti tagli del governo e contro gli incessanti aumenti del costo dei servizi. Credo sottolinea ancora Curti - che in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando sia giusto e doveroso riflettere sull'unificazione di servizi, solo però laddove detta unificazione assicura delle reali e giustificate economie e contemporaneamente l'erogazione di un rispettabile servizio al cittadino. La razionalizzazione degli istituti scolastici conclude il sindaco - deve avvenire attraverso una concertazione con gli enti locali tenendo conto delle peculiarità dei territori. E' inoltre paradossale che in Italia di fronte a poltrone costosissime della cattiva politica, di fronte ad enti inutili già esistenti e, ancor peggio, ad altri che stanno venendo alla luce, il governo pensa di far quadrare i conti chiudendo le scuole". Secondo il sindaco di Montefalcone Adamo Rossi "si creerebbero dei gravissimi problemi di riorganizzazione specialmente riguardo i trasporti e gli spostamenti dei ragazzi, soprattutto nel periodo invernale". Secondo il consigliere comunale e coordinatore del Pd amandolese Pieluigi Bernabei "la presenza e l'autonomia della scuola montana non sarà più assicurata. E' una situazione insopportabile per le comunità che vivono in questo territorio, che accresce la sfiducia latente che i cittadini provano per le Istituzioni". Gli fa eco Stefano Ciavaglia, coordinatore Pd di S. Vittoria affermando che "in queste piccole comunità cresce così l'aumento dei disservizi FRANCESCO MASSI ,
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da "Mattino, Il (Circondario Sud1)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
SAN GIORGIO A CREMANO/1 Ricorrenza defunti, il calendario Oggi iniziano le celebrazioni previste per l'uno ed il due novembre: questo pomeriggio si terrà la santa messa per i defunti dei presenti, mentre in seguito ci sarà l'offerta dell'incenso e la benedizione delle foto dei defunti. Il primo novembre, invece, le celebrazioni liturgiche sono previste per le 10, le 11.30, che sarà dedicata dal nuovo rettore del cimitero, padre Luigi Tornatore, al ricordo dei caduti di tutte le guerre Domani il sindaco Mimmo Giorgiano, rispettando la tradizione, deporrà anche una corona d'alloro sul Sacrario dei soldati. Anche il due novembre saranno celebrate le messe delle 10 e delle 11.30. Per queste festività è stato anche previsto un piano traffico per regolare l'afflusso di fedeli nella zona del cimitero: per il 31 ottobre dalle 7 alle 15, il primo novembre dalle 7 alle 18 ed il 2 novembre dalle 7 alle 14 è stato stabilito il divieto di transito, sosta e fermata con rimozione a tutte le categorie di veicoli in via San Giorgio Vecchio, nel tratto compreso tra via Aldo Moro e via Ferdinando Russo. È stato anche istituito il senso unico di marcia in via Aldo Moro, dall'intersezione della stessa con via San Giorgio Vecchio e via Farina ed in via Alveo Farina, in direzione del cimitero di Portici. SAN GIORGIO A CREMANO/2 Manca il numero legale, salta il Consiglio Il consiglio comunale sull'emergenza rifiuti non si è svolto perché i componenti della maggioranza, subito dopo l'appello, hanno deciso di abbandonare l'aula. «Non ci facciamo condizionare dall'opposizione - spiga il consigliere del Pd Michele Carbone - e tantomeno intendiamo subire i loro attacchi. Sappiamo quanto è stato fatto durante l'emergenza rifiuti ed in che direzione sta andando l'amministrazione". In aula sono rimasti solo il sindaco Mimmo Giorgiano ed il presidente del consiglio comunale Ciro Sarno: «Rappresento tutto il consiglio - afferma Sarno - non potevo fare altrimenti». «Non ci lasciamo attaccare - spiega il capogruppo del Pd Ciro Russo - durante consigli comunali voluti dall'opposizione che in genere non portano a nessuna conclusione». Per l'opposizione, invece, il comportamento della maggioranza è stato solo un modo per evitare il confronto. «Ancora una volta - afferma il capogruppo di Forza Italia Ciro Di Giacomo - la maggioranza ha rifiutato di discutere dei temi che riguardano la città». SAN GIORGIO A CREMANO/3 Riforma Gelmini, a Roma in 200 Circa 200 ragazzi delle scuole superiore della città hanno preso parte alla manifestazione che si è tenuta a Roma contro la riforma, diventata legge, della Gelmini. Intanto i ragazzi del liceo scientifico Carlo Urbani hanno deciso di mettere fine all'occupazione per studiare forme di proteste alternative insieme all'osservatorio composto da genitori ed insegnanti. Da oggi, quindi, gli alunni riprenderanno a seguire le lezioni. PORTICI Targa da sostituire, l'acquista il consigliere Con una singolare forma di protesta il consigliere comunale del Pdl, Carlo Aveta, ha consegnato all'economo comunale una nuova tabella, realizzata a sue spese, da porre all'ingresso del parco urbano di viale Leonardo da Vinci. «Chiedo che venga sostituita con l'attuale - ha spiegato - che porta il nome del sindaco e del suo vice. In nessuna città mi è mai capitato di vedere tale eccesso di protagonismo. Voglio restituire all'Amministrazione Comunale di Portici e non ad alcuni politici, la paternità del Parco Urbano di Via Leonardo da Vinci». VOLLA Furto di auto, arrestato I carabinieri della tenenza di Cercola hanno arrestato Bruno Tonicello, 41 anni, residente a Melito, con precedenti penali, per furto di auto. Lo hanno sorpreso su una Fiat 500 appena rubata in via De Filippo, lasciata in sosta dalla proprietaria. L'auto, che aveva il blocco di accensione forzato, è stata restituita alla proprietaria.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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A P.S.Elpidio corteo delle superiori, poi l'incontro con sindacoprofessori e consiglieri del centrosinistra La scuola si mobilita. La nuova legge, il futuro dei giovani, l'offerta locale. Intenso incontro nell'Aula Magna di Beni culturali Gli studenti universitari fermani a cuore aperto FERMO - Grande soddisfazione da parte degli organizzatori per l'esito dell'assemblea indetta dalla Facoltà di Beni Culturali ieri per discutere dei provvedimenti adottati con la L. 133/2008 e il D.L. 137/2008, il cosiddetto Decreto Gelmini trasformato in Legge l'altro ieri. Per affrontare i problemi dell'università in generale ma anche della realtà universitaria fermana in particolare. "Siamo davvero contenti hanno precisato gli organizzatori perché il nostro invito a partecipare rivolto anche alle altre realtà universitarie di Fermo è stato accolto con entusiasmo. Oltre ai nostri, c'erano numerosi studenti di Ingegneria che hanno partecipato fattivamente e si sono accordati con i nostri ragazzi di Beni culturali per ulteriori riunioni e discutere insieme anche delle necessità del mondo universitario fermano." L'assemblea è iniziata con una informativa e una disamina dei contenuti delle due Leggi. Soprattutto della 133 che riguarda particolarmente il riordino Universitario e della ricerca. E' seguito un dibattito serrato, partecipato e costruttivo durante il quale i ragazzi hanno espresso le loro perplessità e incertezze circa il loro futuro che sentono molto difficoltoso e sempre più arduo da affrontare." A Porto Sant'Elpidio slogan, striscioni e musica per protestare contro la riforma della scuola. E' questa la sintesi della mattinata di sciopero degli studenti dell'Istituto Tecnico-Commerciale Einaudi che ieri hanno manifestato in Piazza Garibaldi. Il corteo è partito dalla sede dell'Istituto di Vai Legano, ha attraversato la Statale 16 per poi fermarsi in piazza che, per l'occasione, è stata transennata e chiusa al traffico. Oltre ai ragazzi, erano presenti anche alcuni esponenti politici del Pd come Rosanna Vittori, Renato Vallesi e il sindaco Mario Andrenacci. Invitato dagli studenti al confronto, il primo cittadino è stato il primo a sedersi per terra mettendosi alla pari con gli studenti che hanno apprezzato il suo gesto ed hanno accolto con un caloroso applauso la conclusione del non breve scambio di domande e risposte. "E' avvilente- ha dichiarato il sindaco- constatare come il governo affronti le questioni strategiche della scuola esclusivamente in termini di tagli e decurtazioni. Gli insegnanti e gli studenti non sono una merce. Un paese può dichiararsi civile solo quando crede nella centralità della scuola ed investe risorse ed energie sul sapere, sulla formazione, la ricerca, sul futuro dei nostri ragazzi". Massiccia anche la presenza delle forze dell'ordine, che hanno scortato il corteo lungo tutto il tragitto. CA.MA. E S.R.,
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La parodia. Due studenti a Milano: uno travestito dal ministro Brunetta e l'altro con la parrucca prova a imitare Mariastella Gelmini.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La musica. Corteo a suon di musica a Palermo dove due camion con enormi casse diffondevano canzoni allegre e slogan anti-Gelmini.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il ministro. Dopo aver seguito ininterrottamente la maratona al Senato per l'approvazione del decreto, Maristella Gelmini ha disdetto ogni impegno nel giorno dello sciopero.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
TITTI MARRONE «No, se fossi uno studente oggi non sarei in piazza». È categorico il sociologo Luca Ricolfi, prof all'Università di Torino, direttore dell'osservatorio del Nord-Ovest e autore di saggi come Perché siamo antipatici? - La sinistra e il complesso dei migliori (Longanesi). «Sono della generazione che ha fatto il '68, come si dice con orrida espressione. Allora pensavo che si volesse studiare di più e meglio. Impiegai circa un anno per capire che non era così e forse un altro per capire che pochi pensavano con la loro testa. Ora rivedo lo stesso film: l'ultima cosa che hanno in mente i ragazzi è pretendere di più dai prof. Così per andare in piazza aspetterò che la smettano di farsi adulare dagli adulti e presentino finalmente il conto». Però da Cuneo a Lipari sembra sia tutto un presentare il conto, mentre la Gelmini dice d'ispirarsi a Obama: che c'entra il suo decreto con il candidato democratico? «Tecnicamente ben poco, però è vera una cosa: molti ministri si sentono molto più di sinistra, ossia dalla parte dei ceti più umili, dei dirigenti dei partiti di sinistra e dei sindacati. Penso, oltre alla Gelmini, agli ex socialisti Sacconi e Brunetta, che sempre sottolineano il conservatorismo di sindacati e sinistra, più attenti a difendere i "garantiti" (pensionati e dipendenti pubblici) che i non garantiti (precari, disoccupati, lavoratori in nero, dipendenti di piccole imprese, ecc.)». I sindacati definiscono il decreto «spazzatura pedagogica», e realmente c'è una notevole incertezza su questioni come il tempo pieno o il doposcuola. È giusto intervenire per decreto su una materia che investe i destini di tanti? «Io la penso come Gilberto Muraro, tra i massimi esperti di istruzione in Italia, che su La voce ha deplorato l'uso del decreto legge, ma al tempo stesso ha francamente riconosciuto che il maestro "multiplo" introdotto nel 1990, fu una trovata politico-sindacale per salvare posti di lavoro. Anch'io sono preoccupato per la reintroduzione del maestro unico, ma non perché sia un modello pedagogico sbagliato bensì semplicemente perché molti maestri non sarebbero più capaci di insegnare tutte le materie, anche volendo. Purtroppo sulla scuola elementare si è creato un grande equivoco: si dice che i confronti internazionali dimostrano che funziona benissimo (cosa abbastanza vera per la lettura, ma falsa per matematica e scienze), mentre la realtà è che la scuola elementare funziona egregiamente come momento di socializzazione e lascia a desiderare come agenzia di trasmissione del sapere». Eco ha accusato i ragazzi di difendere i baroni. Condivide? «È logico che una persona intelligente come Eco inorridisca notando che i ragazzi stanno con chi li ha fregati. Mi permetto però di osservare che, se gli studenti oggi sono così ciechi di fronte alla realtà, è anche perché per decenni gli intellettuali più impegnati li hanno riempiti di stereotipi». Gli studenti citano la «profezia» sulla scuola di Calamandrei del 1950: citazione pertinente? «Citazione bizzarra e fuori misura, che manifesta preoccupanti vissuti persecutori. Mi colpisce la prontezza con cui questo improbabile richiamo a Calamandrei è stato trasformato da Veltroni in iniziativa politica: l'idea del referendum segnala che dalle parti del Pd hanno perso il senso delle proporzioni. Un vecchio difetto dei radicali, cui si deve lo svuotamento di un istituto democratico importante: a forza di gridare "al lupo!", "al lupo!", quando ci sarà un vero pericolo per la democrazia nessuno avrà più voglia di scomodarsi». Berlinguer pagò l'insuccesso del «concorsone» con le dimissioni, De Mauro fu bloccato nella riforma dei cicli. Il decreto Gelmini sarà ritirato? «L'abuso della decretazione è spiacevole, ma non è il cuore del problema. Le leggi con cui si sta intervenendo sulla scuola sono ben sette, piuttosto scoordinate fra loro, e perlopiù sconosciute alla maggioranza dei manifestanti. Quel che mi preoccupa è che nessuno si ponga il problema di coordinarle e congegnarle in modo che sortiscano gli effetti sperati. L'esito più probabile della bagarre di questi mesi è che il movimento pian piano si spenga e il governo vari misure che potrebbero produrre effetti opposti a quelli desiderati».
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da "Mattino, Il (Avellino)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scuole semideserte ieri nel Sannio, ma nessuna manifestazione pubblica di rilievo per lo sciopero generale contro la riforma Gelmini. Molti degli insegnanti e degli Ata che hanno aderito allo sciopero hanno scelto di recarsi a Roma, a bordo dei pullman organizzati dai sindacati. Al corteo di Roma ha preso parte anche il deputato del Pd Costantino Boffa; «È stata una manifestazione straordinaria, pacifica e colorata - ha dichiarato - caratterizzata da una partecipazione transgenerazionale che ha visto gli uni accanto agli altri alunni, genitori e insegnanti, tutti concordi nel condannare aspramente la riforma Gelmini e i tagli di Tremonti». «Aderiamo con convinzione - ha aggiunto il parlamentare - alla proposta di referendum abrogativo del decreto Gelmini lanciata dal Partito democratico, un'iniziativa sulla quale lavoreremo per costruire un'ampia convergenza tra mondo della scuola, mondo accademico e forze sociali». In città gli studenti si sono riversati nelle vie del centro; al liceo classico "Giannone", in segno di solidarietà verso i docenti in sciopero, una parte degli alunni ha simbolicamente occupato alcuni locali, diramando poi un comunicato per chiedere un incontro con le autorità locali: «Vogliamo illustrare i motivi del nostro dissenso alla riforma Gelmini - hanno spiegato - e presentare anche proposte concrete». Il collettivo studentesco "Sottobanco", aveva invece lanciato l'invito-provocazione ad appoggiare i professori in sciopero, e ad intraprendere azioni di disturbo «contro chi ha scelto di rimanere nelle scuole a far lezione, forse perché ha il posto sicuro e pensa che la scuola debba essere quella che noi combattiamo: una fabbrica di automi sfruttati e omologati».
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Da una parte gli applausi dei ragazzi del Meetup che lo spingono in testa al corteo, dall'altra i fischi e gli insulti di quelli dei centri sociali che gli urlano «buffone» e gli impongono di arretrare. Una giornata su due binari quella vissuta a Bologna da Beppe Grillo tornato in piazza trascinato dalla riforma Gelmini. «Mi sentivo un verme a rimanere a casa - afferma - non mi andava di lasciare da soli questi ragazzi circondati da poliziotti infiltrati a prendere manganellate». E se per esserci ci scappa qualche insulto, nessun problema: «Ma sì, un vaffanculo me lo prendo anche io, mi sta bene. In fondo hanno ragione, è la loro manifestazione». Grillo ha anche provato di nuovo a introdursi nel gruppo e alcuni ricercatori gli hanno fatto indossare un camice, ma niente da fare: i manifestanti l'hannno riconosciuto. Alla manifestazione bolognese contro la riforma Gelmini, con musica, cori, striscioni e l'intenzione di bloccare la città a cominciare dai suoi luoghi simbolo, c'è stato infatti qualche tafferuglio e un cronista è stato ferito da una bottiglia. È successo di fronte all'aula magna dell'Università di Santa Lucia. L'autorizzazione a sfilare era stata concessa fino a quel punto della città, ma la pressione sugli agenti del gruppo di testa che voleva proseguire ha fatto partire le manganellate sulle prime file. Di rimando i manifestanti hanno lanciato qualche bottiglia, un fumogeno, lattine e «bombe» vernice bianca.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
ELENA ROMANAZZI Roma. Un milione di persone solo a Roma. Un altro mezzo milione sparso in tutta Italia da nord a sud, passando per le isole anche quelle minori. È il popolo della scuola che non si rassegna, chiamato a raccolta dai sindacati, i confederali, lo Snals e la Gilda. In piazza, ben il 57,1% dei dipendenti - si legge nel comunicato del ministero dell'Istruzione - tenuti al servizio. Il dato è parziale, ma rappresenta comunque la maggioranza. Accanto a loro, gli studenti e i loro genitori. Tanti, anche se per il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, si tratta solo di 100mila persone, «comunque tante». Sono i protagonisti della formazione, le maestre elementari, i bidelli, i docenti delle medie e delle superiore, ma ci sono anche gli universitari, i ricercatori e i precari, quest'ultimi condannati a restare in eterno nelle graduatorie permanenti. In piazza c'è un popolo che insorge. Ci sono le mamme che lavorano e che non sanno ancora - nessuno in realtà lo sa al di là delle promesse fatte - che fine farà il tempo pieno e come sarà la scuola pubblica e se tale resterà. L'appuntamento per tutti è a piazza della Repubblica, alle 9. Alle 8 ci sono sono già i palloncini colorati dei sindacati e i manifestanti che sono giunti di buon ora in treno, in pullman, in macchina. Ci sono i bimbi che ridono e gridano «chi non salta la Gelmini, è, è». Hanno fatto cartelloni colorati, gridano che per loro «i maestri sono unici», ma non «unico» come lo vuole e lo impone la Gelmini, detta «Marystar», chiamata anche «Beata ignoranza» sui santini che la ritraggono. Ci sono i leader dei sindacati dei confederali: Guglielmo Epifani (Cgil), Luigi Angeletti (Uil), Raffaele Bonanni (Cisl). I segretari di categoria: Mimmo Pantaleo, Massimo Di Menna, Francesco Scrima e poi Marco Paolo Nigi (Snals) e Rino Di Meglio della Gilda. Sono tutti insieme, è la prima volta. Ma non sono mancati i dissapori proprio a poche ore dalla manifestazione per l'intervento, dal palco, fino a ieri fortemente osteggiato, di Guglielmo Epifani, come se la piazza e la manifestazione fossero solo di un unico colore. Il corteo parte in ritardo e attraversa il centro storico: piazza Barberini, via Sistina e poi giù dritti fino a piazza del Popolo. Non ci arrivano tutti. Sono troppi. Piazza della Repubblica, si svuota e si riempie di continuo. Il Questore della capitale non fa altro che autorizzare cortei. All fine diventano quattro, forse cinque. Più i sit-in improvvisati sulla tangenziale da chi con il pullman è rimasto imbottigliato. Gli studenti della Sapienza preferiscono assediare il ministero. In centomila circondano il palazzo di viale Trastevere. Tra loro ci sono anche «i facinorosi», un gruppetto di 30-40 persone - anarchici secondo la questura - che inizia a lanciare uova contro le forze dell'ordine. Ci sono attimi di tensione. Sono gli studenti a fare da scudo alle forze dell'ordine e a evitare incidenti e soprattutto polemiche dopo gli scontri avvenuti due giorni fa a piazza Navona tra gruppi di destra e di sinistra. La procura ha aperto un fascicolo. Sono quindici in tutto le persone indagate. La capitale è invasa dai manifestanti, i cortei si moltiplicano. Questa volta pacifici e festosi malgrado i tagli e la crisi. I segretari dei sindacati arringano la piazza. Inizia Rino Di Meglio della Gilda: come pronuncia il nome Gelmini si sentono solo fischi. Poi arrivano gli altri. Guglielmo Epifani infiamma la piazza. «Compagni e compagne....», inizia e scattano gli applausi, sventolano le bandiere. «C'è un intero paese che insorge, abbiamo sbagliato la piazza, scusateci, ma voi oggi state segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del paese, per i nostri giovani». Una giornata memorabile, per Epifani, un momento di unità che deve continuare. «Qui - ha aggiunto il leader della Cgil - c'è il paese che non si rassegna, che non abbassa la schiena, che non si fermerà, per garantire la scuola «maestra di pace». Raffaele Bonanni della Cisl, chiede all'esecutivo di riaprire il confronto con gli enti locali, i sindacati, le famiglie, perché «la scuola non può essere diretta come un'azienda». E soprattutto perché «i tempi del referendum sono troppi lunghi», il sistema non può aspettare. Luigi Angeletti sale sul palco ma non si avvicina al microfono. È un segno di protesta nei confronti di Epifani. Per la Uil arringa la piazza Massimo Di Menna. Poco dopo le 13 è tutto finito. I comizi a piazza del Popolo si sono aperti con l'Inno di Mameli e si chiudono allo stesso modo. C'è unità di intenti, voglia di farsi sentire, certezza di aver lanciato un chiaro messaggio all'esecutivo: giù le mani dalla scuola.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CLAUDIO SARDO Roma. Nel Pd si lavora ai quesiti referendari. Ma l'impresa è complicata. Salvatore Vassallo, che coordina un gruppo di esperti per conto di Veltroni, sta cercando di enucleare due-tre punti chiave dal decreto Gelmini e dal decreto Tremonti (la manovra di luglio). Uno dei quesiti riguarderà la norma sul maestro unico. Più difficile intervenire sull'università, anche perché sono i tagli alla spesa il filo che lega le norme e la giurisprudenza della Consulta ha via via esteso il divieto costituzionale di referendum su leggi «tributarie e di bilancio». Sul tavolo del Pd c'è anche l'ipotesi di un quesito «massimale» sull'intero decreto Gelmini. Un quesito-bandiera, magari da affiancare ad una proposta di legge popolare targata Pd. Ma allo stato, l'ipotesi non va per la maggiore. Di sicuro Veltroni spinge perché si faccia presto. Il referendum, in fondo, serve al Pd innanzitutto per tenere aperto il dialogo con il movimento. Nel concreto assai più insidioso del referendum per il piano governativo è il conflitto di attribuzioni sollevato presso l'Alta Corte da alcune Regioni (Toscana, Emilia, Marche, Liguria, Puglia). Le Regioni contestano un'invasione di campo del governo nell'organizzazione scolastica, materia a loro riservata dall'articolo 117. Le norme contestate sono parte essenziale dei tagli: la chiusura delle scuole con meno di 50 alunni e delle classi con meno di 10 alunni. E, se la Consulta confermasse l'invasione di campo, le Regioni non saranno più obbligate ad attuare il piano governativo. Peraltro la minaccia incombe perché la Consulta potrebbe decidere sulla materia prima della prossima estate. E che il conflitto con le Regioni sia l'ostacolo più concreto all'attuazione del piano Gelmini lo dimostra anche il braccio di ferro sul decreto 154, che consente al governo di commissariare le Regioni che non ottemperano alle nuove disposizioni su classi e scuole. I presidenti di Regione, stavolta tutti insieme, hanno deciso di sospendere la Conferenza Stato-Regioni fino a quando il governo non annullerà la norma. Ieri Vasco Errani (presidente dell'Emilia) ha annunciato al ministro Fitto che per le Regioni è «materialmente impossibile attuare il piano prima dell'avvio dell'anno scolastico 2009-2010». Fitto sta cercando di mediare con Tremonti. Ieri per svelenire il clima ha detto che «il commissariamento non è un obbligo del governo». Ma siamo quasi alle soglie di un conflitto istituzionale.
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
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(Mattino, Il (Benevento))
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Le allegorie. Due grandi facce in cartapesta che rappresentano il volto del ministro Gelmini e di Berlusconi vengono issate in piazza del Popolo.
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
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Il santino. Spicca nel corteo anche un cartello-santino che raffigura il ministro Gelmini con una cornice di fiorellini e sotto la scritta «Beata ignoranzà».
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da "Mattino, Il (Circondario Sud2)"
del 31-10-2008)
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ANNA MARIA BONIELLO Capri. Da Piazzale Europa a Marina Grande, oltre quattro chilometri di strada che ieri, anche a Capri, hanno visto sfilare gli studenti delle scuole isolane che protestavano contro il decreto Gelmini. Slogan, cartelli colorati e rulli di tamburo hanno accompagnato gli oltre quattrocento studenti che frequentano il Liceo Classico della Certosa, l'Alberghiero di Marina Grande e l'Ipc di Anacapri. Alla manifestazione organizzata dagli studenti dell'Istituto Comprensivo Axel Munthe si sono associati anche quelli del Liceo Linguistico privato, che hanno aderito alla protesta che ha tenuto banco ieri anche nell'isola azzurra. Al corteo degli under 20 hanno partecipato anche diversi insegnanti che hanno aderito alla giornata di sciopero proclamata dalle organizzazioni sindacali, e tanti genitori ed alunni della scuola Media Ippolito Nievo e delle scuole elementari dell'isola, questi ultimi accompagnati dalle maestre. Il corteo di ieri, che ha visto sfilare uniti tutti gli studenti capresi, con slogan ritmati e enormi striscioni come «La Cultura non ha prezzo», «Cogito ergo reclamo» sino al caustico «Sarà facile governare un popolo di ignoranti, ma Capri dice no», ha concluso le giornate di autogestione proclamate dagli studenti del Liceo Classico della Certosa, che hanno messo in campo tutta la loro forza creativa con laboratori di cinema, di musica e di espressione artistica.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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Il comico ha cercato di portare la sua solidarietà Contestato anche Grillo BOLOGNA - Un corteo durato sette ore, con migliaia di persone, ma per Beppe Grillo non c'è stato posto, almeno all'inizio, tra loro. Ha provato a portare la sua "solidarietà" e la sua "testimonianza", ma si è trovato di fronte ad un secco no-grazie e a qualche "vaffa" di rimando dopo quelli lanciati proprio da lui nelle piazze italiane: "Non vogliamo le primedonne", lo hanno apostrofato. E qualcuno si è spinto più in là, con insulti espliciti allo showman. Alla manifestazione bolognese contro la riforma Gelmini, con musica, cori, striscioni e l'intenzione di bloccare la città a cominciare dai suoi luoghi simbolo, c'è stato anche qualche tafferuglio con le forze dell'ordine durante i quali un cronista è stato ferito da una bottiglia "volante". E' successo di fronte all'aula Magna dell'Università di Santa Lucia. L'autorizzazione a sfilare era stata concessa, infatti, fino a lì. Ma la pressione sugli agenti del gruppo di testa che voleva proseguire ha fatto partire le manganellate sulle prime file. Di rimando i manifestanti hanno lanciato qualche bottiglia di vetro, un fumogeno, lattine, "bombe" di vernice bianca. In mattinata c'è stata l'imprevista visita di Grillo arrivato a Bologna con "il desiderio di dare una testimonianza a questi ragazzi". Quando Grillo è andato incontro al corteo in zona universitaria, è stato però rifiutato. Gli studenti in testa gli hanno urlato: "Le prime donne non le vogliamo". E lui si è fatto da parte: "Hanno ragione è la loro manifestazione", ha commentato pur aggiungendo che i contestatori "erano solo cinque o sei".
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
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Roma. Il governo mostra i muscoli. Il riuscito sciopero generale della scuola irrita il premier che vede la piazza compatta. A distanza di pochi giorni, due manifestazioni contro. Prima quella del Pd e ora quella dei sindacati. I numeri fanno saltare i nervi alla maggioranza. Il ministro Maroni attacca: «Ho letto che erano un milione, si sa che c'è il vezzo di moltiplicare sempre per dieci, saranno stati centomila». Ma così non si potrà andare avanti a lungo. Maroni lo dice chiaro e tondo: «Tutte le proteste di questi giorni sono state gestite in modo esemplare dalle forze dell'ordine». Ma ora basta: «Chi occupa le scuole abusivamente impedendo agli altri di studiare - tuona - verrà denunciato, finora la continuità didattica è stata garantita». Ma per quanto tempo lo sarà ancora? L'onda della protesta aumenta. Dopo il mondo della scuola, il 14 novembre tocca all'Università e c'è la forte preoccupazione che fino ad allora sia un susseguirsi di cortei e manifestazioni. La tensione è alle stelle e proprio questa mattina il governo riferirà in aula sugli scontri avvenuti a piazza Navona nel giorno dell'approvazione del decreto. La parole di Maroni hanno scatenato un vespaio di polemiche. Tuona Manuela Guizzoni del Pd: «Perché invece di denunciare gli studenti non denunciano un reato ben più grave che è quello del furto del futuro dei giovani?». Gli studenti dei vari movimenti insorgono: «Ci denuncino tutti». Una prova di forza che non giova alla maggioranza che si trova a fare i conti con un Pd forte e compatto che si è mostrato ieri al fianco delle famiglie, dei sindacati, dei docenti, degli alunni. Al corteo c'era tutta la squadra del centrosinistra: Walter Veltroni, Rosy Bindi, l'ex ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, Anna Finocchiaro e Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. Poi Rifondazione Comunista, la Sinistra Democratica, i Verdi e e il Pdci. Una mobilitazione massiccia contro cui ha lanciato il suo affondo Silvio Berlusconi, che ha accusato la sinistra di avere «una scandalosa capacità di mentire sulle cose di buon senso». Non manca l'attenzione, nel giorno dello sciopero, sulla sorella del ministro Gelmini, Cinzia, insegnante in un piccolo plesso elementare di Milzano, nel bresciano. Hanno scioperato nove insegnanti su dodici e tra le assenti mancava anche lei, ma per motivi familiari. Già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse proprio per evitare il clamore. «La scuola modello Gelmini va abrogata, cancellata con un referendum», la raccolta di firme l'ha avviata Antonio Di Pietro. Poi toccherà al Pd. Anche se Veltroni spera che il governo apra il dialogo con le parti sociali. Confusi tra i manifestanti c'erano anche tutti i rappresentanti della sinistra radicale. Rifondazione era al gran completo con il leader Paolo Ferrero, che ribadisce l'appoggio del partito per ogni protesta contro il governo con l'obiettivo di arrivare allo sciopero generale; e, in rappresentanza della minoranza del Prc, arrivano Franco Giordano e Nichi Vendola. A sorpresa si fa vedere anche Fausto Bertinotti: «Il governo non ha consenso sociale - dice guardando la folla che gremisce le strade intorno alla piazza - non basta aver domato l'opposizione parlamentare». Contro la mobilitazione del centrosinistra si schiera con una voce sola il Pdl. «Il Pd lasci in pace gli studenti», dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però non nasconde qualche dubbio sulla tempistica del provvedimento: «Il governo - osserva il reggente di An - non ha comunicato bene e forse le cose sono state fatte troppo di fretta». Fabrizio Cicchitto se la prende invece con «la deriva plebiscitaria» del Pd che ha deciso di «indire un referendum contro il decreto». Dentro il Pdl da giorni c'è un certo malumore sull'operato di Mariastella Gelmini. E per la prima volta si sente parlare di «flessibilità» della legge. Lo fa Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura: «La piazza - spiega - merita comunque rispetto, io credo che nei regolamenti attuativi ci siano gli spazi per accogliere i suggerimenti che arrivano dai sindacati e dalla scuola vera». e.r.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il piano di riorganizzazione rischia di non partire E' scontro con le regioni ROMA - Il governo insiste, il piano Gelmini, dopo dieci anni di attesa e di continui rinvii, va attuato; ma le regioni replicano, non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l'anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire. E' ancora scontro tra regioni e governo sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che lo scorso 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa a causa di un mancato accordo su un'altra questione legata al Piano Gelmini, il commissariamento dei governatori che entro il 30 novembre non si metteranno in regola. Questa mattina i presidenti delle regioni si sono riuniti in via Parigi ed hanno ribadito che quel che serve è aprire il confronto sull'intero pacchetto scuola (così come sul patto per la salute, il piano casa e il patto di stabilità) decidendo insieme. Il presidente Vasco Errani al termine della riunione ha perciò chiesto l'apertura di un tavolo per giungere ad un'intesa sui criteri del riordino degli istituti scolastici. "Quei criteri - ha detto Errani - dovranno tenere conto di una serie di questioni rilevanti. Per esempio - ha proseguito - quelle delle aree svantaggiate o di montagna. E il problema dei costi". In sostanza per Errani e le regioni bisogna "reimpostare la materia". "Noi siamo prontissimi. A fronte di una intesa - ha concluso - siamo pronti anche a discutere di tutte le forme per applicarla a livello nazionale". Nel pomeriggio il confronto si è spostato nella sede del ministero dei Rapporti con le regioni, con il ministro Raffaele Fitto.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La capitale trasformata in un unico serpentone Gli universitari assediano il ministero della Gelmini ROMA - Tanti, tantissimi cortei, sparsi in tutta Roma che alla fine hanno trasformato la città in un unico serpentone di persone, provenienti da tutta Italia, composto da bambini, giovani, adulti. Il mondo della scuola e dell'università si è dato appuntamento nella capitale per contestare le politiche del governo in materia di istruzione proprio in concomitanza con lo sciopero generale della scuola proclamato dai sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Gilda e Snals). Ad aprire il corteo lo striscione unitario: "Uniti per la scuola di tutti", il segretario del Pd Walter Veltroni e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani partiti dal troncone più numeroso di piazza della Repubblica. Altro spezzone massiccio è stato quello degli universitari. Partito dall'ateneo La Sapienza ha deviato per via Nazionale poi ha pacificamente assediato il ministero dell'Istruzione srotolando un nastro bianco e rosso di fronte all'ingresso principale come a chiudere simbolicamente il dicastero. Ma non tutti sono riusciti a raggiungere la piazza dove si svolgevano i comizi. Una cinquantina di pullman provenienti dal sud e dal centro sono stati bloccati dal traffico sul Grande raccordo anulare di Roma. I manifestanti hanno così fatto un corteo spontaneo per raggiungere a piedi la metropolitana provocando praticamente il caos sul raccordo per circa un'ora. I più citati, sbeffeggiati, disegnati e contestati, all'indomani dell'approvazione del decreto legge sulla scuola, sono stati ovviamente il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ed il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il reggente di An Ignazio La Russa invita il Pda lasciarein pace gli studenti La manifestazione ha ricomposto il puzzle del centrosinistra In piazza torna l'Unione Berlusconi: "Scandalosi" ROMA - Lo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza, anche se solo per mezza giornata, il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Partito democratico, con una nutrita delegazione guidata da Walter Veltroni, Rifondazione comunista, l'Italia dei Valori, Sinistra democratica, Verdi e Pdci. Una mobilitazione contro cui ha lanciato il suo affondo Silvio Berlusconi, che ha accusato la sinistra di avere "una scandalosa capacità di mentire sulle cose di buon senso". Messe da parte le divisioni politiche per qualche ora, il centrosinistra si è presentato compatto in piazza per mandare un messaggio chiaro al governo: no alla scuola 'modello Gelminì. Uno slogan che, tradotto, rappresenta la premessa alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo annunciato dal Pd e su cui c'è l'impegno di tutta l'opposizione. Un invito al governo ad "ascoltare la protesta" arriva da Veltroni. "Per me è naturale essere qui", dice arrivando alla testa del corteo. Guai poi a parlare di riforma per un provvedimento che "contiene sono tagli al cuore del Paese". Il segretario del Pd non nasconde poi la sua "preoccupazione" per gli scontri di mercoledì a piazza Navona. Accanto a Veltroni scendono in piazza anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, l'ex ministro del Welfare Cesare Damiano, la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e l'ex ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni: "L'insegnamento che deve trarre il governo - dice - è che le riforme si fanno con la scuola e non contro". A sorpresa e senza dare nell'occhio, in piazza del Popolo si fa vedere anche l'ex presidente della Camera Fausto Bertinotti: "Il governo non ha consenso sociale - dice guardando la folla che gremisce le strade intorno alla piazza - non basta aver domato l'opposizione parlamentare". Contro la mobilitazione del centrosinistra si schiera con una voce il Pdl. "Il Pd lasci in pace gli studenti", dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però non nasconde qualche dubbio sulla tempistica del provvedimento: "Il governo - osserva il reggente di An - non ha comunicato bene e forse le cose sono state fatte troppo di fretta". YASMIN INANGIRAY,
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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Guerra di cifre sulle presenzealla manifestazione di Romaper gli organizzatori c'era un milione di persone, per il ministro centomila Massiccia partecipazione allo sciopero generale, aule vuote e nessun incidente La scuola si ferma: "Il governo dialoghi" ROMA - "Forse abbiamo sbagliato piazza!" ha esclamato un entusiasta Guglielmo Epifani scorrendo con lo sguardo la moltitudine di persone sotto il palco di piazza del Popolo. Ma forse non ce ne sarebbe stata una abbastanza grande da contenere tutti gli insegnanti, i bidelli, i precari, i segretari, i genitori, gli studenti (di elementari, medie, licei, università) e i tanti altri lavoratori solidali che sono scesi in piazza per contestare le politiche scolastiche del ministro Gelmini (e di Tremonti, Brunetta, Berlusconi....). Circa un milione soltanto a Roma, arrivati da tutta Italia - hanno stimato i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda) che hanno promosso la manifestazione di ieri. Ma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni toglie uno zero: "Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100 mila persone sono comunque tante". E aggiunge: "chi impedisce di studiare sarà denunciato". Allo sciopero generale la partecipazione è massiccia: se anche il ministero ammette l'adesione di circa il 60% dei lavoratori, non è lontano dalla verità quel 70-80% di scuole chiuse censito dagli organizzatori. Per non parlare di cortei e iniziative che si sono svolte ovunque, da Milano a Palermo passando per Ischia e Capri. Insomma, un successo che neanche la feroce ironia del centrodestra riesce stavolta a scalfire. Un corteo pacifico, motivato e colorato che ha sfilato da piazza della Repubblica a piazza del Popolo e dal quale, strada facendo, si è staccato lo spezzone studentesco: direzione viale Trastevere. Nessun incidente, per fortuna. Il massimo della violenza sono state un paio d'uova lanciate contro le forze dell'ordine schierate in assetto anti sommossa davanti al ministero. Creativi gli slogan ("dal 30 ottobre al cinema Parlamento film novità, genere grottesco "la scuola è finita, andate a spasso"; "taglia, taglia, taglia così la scuola raglia"; "se il futuro è l'ignoranza voi siete troppo avanti"), autarchica la colonna sonora affidata a bande musicali (di conservatori o messe su dagli insegnanti di strumento delle medie). Tanti i politici dell'opposizione in piazza, il Pd al gran completo. Ma chi manifesta non vuole che sull'evento vengano messi cappelli: oggi si esprime il disagio di chi nella scuola insegna, studia, manda i figli. Ed è per questo che il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha preferito rinunciare al comizio. Per la sua parte ha parlato il leader della categoria, Massimo Di Menna: "è la giornata dell'orgoglio di una professione, retribuita, ed è una vergogna, con stipendi medi di 1.300 euro al mese" dice dal palco. La protesta di una scuola - ha affermato prima di lui il coordinatore della Gilda Rino Di Meglio - che "meriterebbe un ministro di ben altra caratura culturale". E lo sciopero - ricorda, a distanza, alla contestatissima Gelmini, Francesco Scrima segretario generale della Cisl scuola - "non è un rito ma un'azione concreta di impegno civile dei lavoratori che ci rimettono di tasca loro perdendo un giorno di paga". TIZIANA CAROSELLI,
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da "Mattino, Il (Avellino)"
del 31-10-2008)
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Assemblea all'Orientale: fronte unico anti-Gelmini ma qualche docente frena: riprendiamo le lezioni
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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Una larga adesione Marche Cortei e lezioni all'aperto ANCONA - Oltre mille persone hanno sfilato ieri mattina per le vie del centro ad Ancona contro la legge Gelmini. "Noi la crisi non la paghiamo" lo striscione che ha aperto il corteo. Circa 600 i manifestanti a Jesi, tra studenti, docenti e genitori, mentre a Pesaro oltre l'80% degli studenti ha disertato le aule. A Macerata, l'Accademia di Belle Arti si è unita alla protesta con una lezione all'aperto. Massiccia poi la partecipazione dalle Marche alla manifestazione di Roma. Slogan anti-Gelmini, cartelli, studenti, ma soprattutto insegnanti in piazza. Circa 300 le persone che hanno affollato piazza del Popolo a Pesaro per protestare contro la riforma del ministro della pubblica Istruzione. In prima fila, un nutrito gruppo di insegnanti del liceo Classico Mamiani, guidati dalla vice preside Simonetta Drago. "Siamo 88 docenti su 132 che protestano - ha detto -. Noi non siamo contrari al taglio degli sprechi, ma non in questo modo. Si è tagliato e basta". Studenti e professori insieme anche a Camerino. Ieri mattina si sono tenute delle lezioni all'aperto di analisi matematica e istologia. L'ex rettore dell'ateneo camerte Ignazio Buti ha preso parte alle manifestazioni auspicando che proseguano con sistemi pacifici e democratici.
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da "Corriere Adriatico"
del 31-10-2008)
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Maroni: "Denunceremo chi occupa le aule e impedisce lo studio" ROMA - Avviso agli occupanti di tutte le scuole d'Italia: chi impedisce agli altri di studiare sarà denunciato. Dopo giorni di cortei, proteste, scontri e occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia la linea dura, attirandosi le critiche dell'opposizione e degli studenti. "Finora - spiega il ministro - il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita". Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta: per chi occupa abusivamente scuole e università, scatterà così la denuncia. L'obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta - persone ben conosciute, spesso "veterani" delle occupazioni - in maniera da frenare l'effetto-valanga in corso. Sulla vicenda sarà comunque il sottosegretario all'Interno, Francesco Nitto Palma, a riferire domani mattina alla Camera. La linea del Viminale su come gestire le fibrillazioni studentesche era stata messa a punto in una riunione lo scorso 23 ottobre: niente sgomberi in scuole o università, a meno che non siano richieste da presidi e rettori e fermezza contro chi intende far degenerare la protesta. Nel frattempo, però, le occupazioni e le manifestazioni sono dilagate ed il premier Berlusconi ieri si è lamentato: "siamo stati di manica larga". E ieri il ministro dell'Interno ha annunciato il pugno di ferro. Pugno di ferro che, naturalmente, non è piaciuto né agli studenti - di destra e di sinistra - né all'opposizione. Per Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche Giovanili, "sarebbe veramente inaccettabile se le parole del ministro Maroni avessero un intento intimidatorio allo scopo di scoraggiare la grande e pacifica protesta in corso". Secondo Massimo Donadi (Idv) "non è con il manganello o con le denunce che il Governo può affrontare la contestazione". La Rete degli studenti si dice "indignata": un ministro della Repubblica, osserva, "dà la precedenza a denunciare le proteste pacifiche, piuttosto che preoccuparsi degli agitatori che si infiltrano nei cortei con spranghe, coltelli da 15 centimetri e catene, come è successo ieri a Roma, come è avvenuto questo pomeriggio a Milano". Lotta Studentesca sfida: "Maroni ci denunci tutti, se crede di poterci fermare con la repressione: siamo in migliaia a occupare". L'Unione degli universitari (Udu) invita il ministro ad occuparsi di garantire la sicurezza all'interno delle piazze.
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da "Tempo, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
stampa maroni: "chi occupa verrà denunciato" La ricreazione è finita. Tutti in classe Governo: "Scontri iniziati a sinistra" «Ambarabà cici coco, la Gelmini proprio no». Si è letto di tutto sugli striscioni che campeggiavano nel corteo degli scioperanti della scuola. In migliaia ieri da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, in marcia per manifestare contro l'appena approvato Decreto Gelmini. Insegnanti delle scuole di moltissime città d'Italia. Raggruppate sigle sindacali che non viaggiano spesso insieme, Gilda Unams, Uil, Flc Cgil, Snals Confals, Cisl Scuola. E poi, bambini «sandwich» con tanto di cartelli, portati per mano da genitori e insegnanti. Anche gruppi di ragazzi tanto presi dall'evento che all'arrivo nella centrale piazza romana si sono stesi a terra a «fumare», fare parole crociate e sudoku, senza dimenticare di applaudire non appena udivano la folla fare altrettanto. Tanta la partecipazione, con le linee della metropolitana intasate sin dal mattino presto e la preoccupazione del personale Metro che qualcuno potesse cadere sui binari per l'affollamento delle banchine. Grande colpo d'occhio dalle 11 a piazza del Popolo. In molti sono rimasti ancora al punto di partenza anche due ore dopo l'avvio del corteo mentre un corteo in gran parte composto da studenti universitati ha assediato il ministero dell'Istruzione a viale Trastevere. Cosa strana è che per il numero di presenze registrate, piazza del Popolo non si è mai riempita completamente. «Saremo circa un milione - si diceva agli altoparlanti -. Tanti pullman sono ancora bloccati sul Raccordo e sull'Anagnina». Da Caserta il ministro dell'Interno, Roberto Maroni ridimensionava il numero di presenze: «Ho letto che a Roma ci sarebbe stato un milione di persone. Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per dieci le cifre reali, anche se 100mila persone sono comunque tante». Poi il ministro ha alzato il tiro sul fenomeno delle occupazioni di questi giorni sottolineando che chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato: «Finora il fenomeno rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso. La continuità didattica finora è garantita». Alla manifestazione, cartelli e striscioni avevano le scritte più varie, anche una del Liceo Montale con tanto di frase in greco tradotta poi in italiano: «Ognuno faccia il mestiere che fa». Una ragazza con un cartello «Vendesi precari e simili. Rivolgersi: Governo». Sui lenzuoli si è scritto anche di prostituzione: «80.000 prof per strada e le prostitute dove le mettete?». La figura più rappresentata è stata proprio il ministro Gelmini, spesso con un ghigno e un paio di forbici in mano. La titolare del dicastero dell'Istruzione è stata ritratta anche come una santa, o meglio, «Beata Ignoranza». Fra gli arringatori a piazza de Popolo, Marco Paolo Nigi dello Snals, Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, Guglielmo Epifani leader della Cgil, Francesco Scrima, Segretario Generale della Cisl Scuola, Mimmo Pantaleo segretario generale della Flc-Cgil. Univoco il messaggio: la giornata non è di lotta politica, ma in difesa della scuola; otto miliardi di tagli alla scuola sono incompatibili con la qualità del servizio; gli insegnanti di ruolo perderanno il posto e dovranno sottostare alla mobilità coatta; via i precari; 132 mila posti in meno.
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da "Mattino, Il (Circondario Nord)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ancora una giornata di proteste nell'hinterland contro la riforma Gelmini. A Nola, dopo una settimana di manifestazioni e cortei gli studenti nolani aderenti al movimento dell'Unione degli Studenti, così come quelli autorganizzati, si sono recati a Roma per partecipare alla manifestazioen nazionale contro la legge di riforma del sistema scolastico varata dal ministro Gelmini. Circa duecento tra studenti e insegnanti, appartenenti principalmente agli istituti «Albertini» e «Masullo-Theti», tra gli animatori della piazza, hanno voluto ribadire il loro no alla riforma anche per le strade di Roma. In mattinata, in piazza Duomo a Nola, circa cento studenti appartenenti alle prime classi delle superiori hanno dato vita a dei girotondi di protesta contro la riforma. A Frattamaggiore, sì ai laboratori, no alla riforma Gelmini. Studenti e professori, con striscioni e fischietti, sono arrivati da tutta l'area frattese per ritrovarsi all'uscita della stazione ferroviaria, Frattamaggiore-Grumo Nevano, per raggiungere in treno piazza Garibaldi, a Napoli, e aggregarsi agli altri studenti napoletani, insieme arrivare in piazza Plebiscito, dove si è svolta la protesta. Mentre una piccola rappresentanza dell'Itc Filangieri, del liceo classico, Durante, scientifico, Miranda e quelli della scuola professionale per l'industria e l'artigianato, Niglio, di Frattamaggiore, sono partiti per Roma, insieme a un gruppo di professori, con l'autobus messi a disposizione dai sindacati della scuola per dire «No alla riforma Gelmini». Nonostante ciò, i plessi scolastici sono comunque rimasti aperti per gli studenti che hanno preferito non lasciare la propria città, organizzandosi in assemblee, dibattiti e proposte. Gli studenti di Giugliano hanno seguito le fasi della protesta in tv e su internet, ieri solo un piccolo gruppo ha deciso di andare a Roma. «La maggior parte di noi - dice Luciano Cozzolino, Itis Galvani - ha preferito rimanere a scuola e continuare con l'occupazione». Non sono piaciute le immagini degli scontri dell'altro giorno. «La violenza dà ragione al premier che ci giudica dei facinorosi, noi invece protestiamo per avere una giusta riforma della scuola», dice Tonia De Leo, del liceo De Carlo. La mobilitazione non si ferma nemmeno all'Ipia Marconi di via Basile. «La scuola resta occupata - dicono - per protestare contro una legge ingiusta». Intanto il dibattito resta aperto: proseguire con assemblea permanente oppure con l'autogestione. Non hanno occupato ma continuano a disertare le lezioni anche gli studenti del liceo Cartesio e del tecnico Minzoni, di via Bartolo Longo. A Caivano, ancora una giornata di fermento per gli studenti dello scientifico e dell'Itis Morano. Ieri i circa 1100 liceali dell'istituto di piazza Plebiscito non hanno svolto le lezioni, partecipando così allo sciopero generale indetto dalle varie categorie sindacali della scuola. Molti studenti si sono recati anche a Napoli con gli striscioni anti Gelmini. Mobilitazione anche al Morano. A Bacoli, prosegue la protesta all'Istituto specialistico di Torregaveta. Due giorni dopo l'approvazione in legge del decreto 133 non si placa il dissenso nelle scuole dell'area flegrea. Oltre mille tra Bacoli e Monte di Procida gli studenti dei licei scientifico, linguistico e psicopedagogico che manifestano da cinque giorni contro la riforma del ministro dell'Istruzione Gelmini. Ed un folto gruppo di giovani ha ieri partecipato ai cortei di protesta a Roma e a Napoli, mentre una parte ha organizzato laboratori di lettura, dibattiti e lezioni all'interno dell'edificio di Torregaveta. Qui nella notte tra mercoledì e giovedì sono intervenuti i carabinieri della stazione di Bacoli per un controllo a seguito di un blackout causato dal maltempo. (Hanno collaborato Rosalba Avitabile, Patrizia Capuano, Tonia Limatola, Antonio Parrella e Fabio Relino)
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
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n. 261 del 2008-10-31 pagina 0 Ma com?è vecchia quella piazza piena di giovani di Paolo Guzzanti Stessi slogan superati, stessi riti scopiazzati ma il ?68 portava il nuovo non il vuoto di oggi Se c?è una cosa sicura che la storia insegna, è che la storia non insegna niente e in particolare non si ripete e se per caso si ripete, si ripete per caso. Dunque questo «ritorno alla piazza» è fasullo. è reducismo, è «farem come la Russia, farem come Lenìn» riciclato in «E noi farem come papà e noi farem come i nostri fratelli e zii». Tali e quali, stessi slogan, stessa apparecchiatura scopiazzate e dunque misera, posticcia. Quando ho sentito a piazza Navona un imbecille urlare: «Gelmini vieni a pesca con noi ci manca il verme», uno degli slogan più idioti che girino da quarant?anni, mi sono cascate le braccia. Quando ho udito queste voci stanche, da imbonitori di Pinocchio, da piccoli Mangiafuoco della sommossa, ho pensato che questo Paese è irrimediabile, irriformabile, non curabile. è vero, quarant?anni fa ero nelle piazze anch?io, benché un po? grandicello: il mio ?68 era quello di uno di 28 anni, ma devo dire che allora tutto era diverso. Io, che non sono stato comunista neanche cinque minuti in tutta la mia vita (diversamente da quel che qualche bel tomo ha detto), allora ero testimone di uno stravolgimento epocale. Un mondo ottocentesco colava a picco e ne emergeva uno confuso, disastroso, poetico, gioioso, demenziale, creativo, incredibile ma più che altro nuovo. Oggi vedo un ciarpame di vecchiume, di arsenico e vecchi merletti che puzzano di muffa, mentre si configura una cosa che col Sessantotto non ha nulla a che fare: e cioè la ribellione di strada contro il Parlamento, contro le leggi, contro la democrazia parlamentare. Io sono un fanatico democratico parlamentare: scrissi ai tempi dei «girotondi» che i girotondini, fosse stato per me, li avrei fatti caricare da squadroni di carabinieri a cavallo a sciabola piatta come fummo caricati noi dai fratelli D?Inzeo a Porta San Paolo nel 1960 durante i fatti di luglio. I girotondino girotondavano minacciando il Parlamento, il tempio sacro della democrazia, il Luogo intoccabile e inviolabile che simboleggia il potere del popolo, il potere di chi vota, di chi è votato, di chi difende la Costituzione (sì, la voglio cambiare la Costituzione, ma con le armi della Costituzione e secondo le regole della Costituzione e finché c?è, viva la Costituzione e galera per chi attenta ad essa). I tumulti penosi, torbidi di piazza Navona si sono svolti assediando il Senato. Io non c?ero, ma oggi con YouTube è difficile nascondere i fatti e abbiamo visto gruppi di studenti organizzati in squadre d?assalto e non mi sembravano affatto i fascisti, se ce ne fossero. E se ce n?erano, e se ci sono stati tumulti fascisti – che non ho visto – la condanna morale non sarebbe diversa. Quaranta anni fa si assistette come oggi al connubio fra destra e sinistra. Li chiamavano talvolta «nazimaoisti», anche se non c?erano né i nazisti né i maoisti. Ma c?era di tutto ed era un?insalata indigesta e ricca. Oggi si vedono studenti che fanno casino perché gli hanno detto che gli studenti devono fare casino e che quando la destra è al governo, non importa che sia stata votata dalla maggior parte degli italiani, ma bisogna impedirle di governare, e se fa una legge bisogna sollevare la piazza, creare incidenti, picchiare, far intervenire la polizia. Io ricordo le nostre paure prima del G8 di Genova nel 2001: tutti sapevamo che qualcuno voleva il morto e io e tanti altri implorammo il giovane governo Berlusconi di impedire che gli scontri avvenissero e che il morto ci scappasse. Tutto era chiaro e scritto e assistemmo a cose malvagie e orrende nelle caserme e sulle piazze, e il morto purtroppo ci scappò. Tutto questo non deve accadere di nuovo, tutto questo va impedito a tutti i costi e in tutto questo la sinistra che vuole essere democratica, quella di Veltroni, ha enormi responsabilità perché anziché cavalcare il gatto selvaggio dovrebbe fermare tutto, dare lezioni di democrazia, fare quel che fa Obama, visto che la sinistra ama Obama, e comportarsi e agire secondo stretta legalità. Invece il moto di piazza,la baruffa e la mistica – quella sì fascista – di «giovinezza rossa la trionferà» stanno rendendo il fronte dell?istruzione italiana un fango, una vergogna, una pena, una miseria di cui arrossire. Ragazzi e ragazze se ne vanno per le strade spinti da stupidi maestri e comprensibili voglie di esserci, di ricordare, di cantare, di ascoltare il proprio cuore battere in petto per l?emozione. Tutto ciò è strumentale, è ipocrita, è puerile, è sfruttamento dell?innocenza dei giovani, è lenocinio intellettuale. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
n. 261 del 2008-10-31 pagina 8 Grillo prova a infilarsi nel corteo: lo buttano fuori a suon di "vaffa" di Claudia B. Solimei Il comico genovese insultato dagli studenti: "Buffone, hai manie di protagonismo, non vogliamo prime donne qui..." Bologna Questa volta il «vaffa» se l?è preso lui: il comico genovese Beppe Grillo, in tour in Emilia Romagna per il suo spettacolo teatrale, si è presentato ieri mattina nel cuore della cittadella universitaria di Bologna, in piazza Verdi, per sostenere la mobilitazione degli studenti contro il decreto Gelmini. Ma quando è andato incontro al corteo di circa 15mila giovani (30mila per gli organizzatori) che stava imboccando via Zamboni, la via dell'università, l'accoglienza è stata a dir poco pessima: «Beppe Grillo pezzo di m...» ha intonato un gruppo alla testa del corteo. E ancora: «Buffone, buffone». Il comico, attorniato dai suoi ragazzi del Meetup e inseguito da uno stuolo di fotografi e giornalisti, si è rifugiato prima dietro a un'auto parcheggiata, poi sotto il portico lungo la strada, quindi si è allontanato in tutta fretta. «Grillo ha manie di protagonismo, se voleva poteva sfilare con noi dall'inizio, non vogliamo prime donne qui - spiega Viola, giovane studentessa di Lingue impegnata a guidare lo striscione di apertura del corteo -. Questo è il nostro movimento spontaneo, è la causa che deve parlare». «Hanno ragione - ha ammesso Grillo diplomaticamente dopo la contestazione - io non sono qui per fare un comizio, ma per dare la mia testimonianza di sostegno». Per lui, la contestazione è arrivata solo da un gruppetto dei centri sociali «che pensa sia stato io l'artefice della disfatta della sinistra. Ma hanno bisogno di capire bene chi sono i nemici». Poi, rivolto ai cronisti: «I titoli li farete sul buffone?». Una volta sfilato il grosso della manifestazione, con il comico genovese al sicuro dentro un locale di piazza Verdi, Grillo è tornato alla carica, unendosi al gruppo degli studenti di chimica che lo hanno infine accolto con applausi. Gli è stato anche offerto un camice bianco dei precari, che ha indossato. Quando il corteo si è dovuto aprire per il passaggio di un'ambulanza, Grillo ha sussurrato «Cossiga...», riferendosi alle parole dell'ex presidente della Repubblica che aveva evocato una sorta di strategia della tensione nelle piazze. Prima, aveva invitato a smascherare «i poliziotti finti, infiltrati nella manifestazione» e a «smetterla» con i manganelli. E dal presunto infiltrato durante gli scontri di piazza Navona a Roma, Grillo s?è beccato un altro «vaffa». Il ragazzo, Alberto Palladino, 21 anni, ha mandato in rete un video: «Sono militante del Blocco studentesco, e non una guardia infiltrata. Mi spiace dover smentire eminenze come Beppe Grillo...». Ma tra i contestatori di Bologna c?è pure chi si smarca: «Non sono d'accordo con chi lo ha criticato - ci tiene a far sapere Caterina, studentessa del Dams -. Lui rappresenta la società civile e noi abbiamo bisogno di allargare il nostro movimento». Prima dei fischi, il comico genovese aveva descritto l'iniziativa degli studenti contro la Gelmini come «una cosa fantastica» perché «permette di rovesciare la piramide e mettere al centro gli studenti». C'è stato tempo anche per una battuta sul sindaco Sergio Cofferati, presto nuovo cittadino di Genova per motivi di famiglia: «Cofferati? Non so proprio cosa gli faremo fare. Ma Genova è la città perfetta per scomparire». Concluso lo show di Grillo, è continuata la protesta studentesca: in via Castiglione dalla testa del corteo sono scomparsi i volti acqua e sapone dei ragazzi, sostituiti da quelli di centri sociali e frange più radicali delle contestazione. Secondo la polizia non si trattava più solo di studenti. A quel punto l'obiettivo è diventato forzare la «zona rossa» e raggiungere la sede della Confindustria locale, ma la polizia si è schierata in tenuta antisommossa. Il muro contro muro è sfociato in una carica e sono volate manganellate da una parte e bottiglie e lattine piene dall'altra. Il bilancio: sei manifestanti feriti, tra cui una giovane giornalista colpita alla testa da una bottiglia. I manifestanti, ridotti a circa un migliaio, hanno infine bloccato il ponte sulla stazione, mandando in tilt il traffico cittadino. Poi, dopo nove ore di mobilitazione, la protesta si è fermata. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PIETRO TRECCAGNOLI Ma vuoi vedere che finisce tutto a reality? La protesta studentesca è troppo appetibile per gli audience-dipendenti per poterla lasciare a se stessa e ai tg. Così, tra ieri e mercoledì scorso, un paio dei leader del movimento napoletano sono stati contattati dalla Endemol che produce il «Grande fratello»: li volevano provinare per la nona edizione. Onda, Pantera o quello che volete, il motto di chi fa tv è «the reality show must go on». E ogni target è buono. Però, a Napoli si sono beccati un bel «niet». Giovanni Pagano, uno dei portavoce dell'Orientale, che ieri mattina era a Roma per lo sciopero generale, ha pensato a una burla: «Quando ho capito che facevano sul serio ho risposto: "Ci sentiamo un'altra volta, grazie". Immaginate cosa avrebbero detto i compagni». Niente di più lontano da questa lotta che pure si nutre molto dell'immagine e della comunicazione. Sono ragazzi scaltri questi che contestano la Gelmini e il premier proprietario di tre reti tv, tra le quali proprio quella su cui va in onda il «Grande fratello». Perché, si sa, c'è onda e Onda. Ci scherza su Daniele De Vincenzo, coordinatore degli studenti medi: «Se ci fanno entrare nella casa del "Grande fratello", la occupiamo. Non ci cacciano più» e si fa una bella risata. «Comunque, qui siamo lontani anni luce da quella rappresentazione della società italiana». Sono giovani che per mandarli a casa non basta una nomination o il televoto. E se proprio devono occupare qualcosa occupano una facoltà. Come i cento studenti che da due notti presidiano Lettere, al chiostro di San Pietro Martire. Si sono divisi nei vari dipartimenti: sacco a pelo, caffè al risveglio e un libro per studiare. Perché non si sa come andrà a finire, ma la didattica continua. E se proprio bisogna vigilare è più contro gli infiltrati che contro la polizia, che ieri aveva scelto il low profile: una camionetta all'angolo tra Rettifilo e Porta di Massa, e basta così. La sindrome Kossiga, che ha suggerito di travestire qualcuno da studente e scatenare mazzate come accadde nel 1977, aleggia sotto i portici, ma è scacciata come un cattivo pensiero. Per il resto si preparano cartelloni contro Mary Star («Legge approvata, facoltà occupata, cultura assicurata») come fanno quelli di lingue. «C'è un clima tranquillo e costruttivo» spiega Catello Coda che non ha occupato («Vivo a Castellammare e torno a casa la sera»). Tutti d'accordo? «Basta non bloccare lezioni, esami e sedute di laurea» aggiunge. «Anche se c'è una minoranza che insiste per liberare la facoltà. Dicono: abbiamo pagato le tasse e abbiamo diritto a stare nelle aule e non in mezzo alla strada». L'inverno è alle porte. Potrebbe diventare duro stare in piazza con lavagne e megafoni. I dissidenti, gli «sgobboni», provano a organizzarsi anche su Facebook, dove è nato un gruppo «Marcia per Lettere». Appuntamento oggi alle 13,45 davanti alla centrale su corso Umberto. Ma fino a ieri sera le adesioni erano scarse. Più no che sì. Ieri i professori non hanno fatto lezione. C'era lo sciopero generale. Ma entravano e uscivano come volevano. Si fermavano a chiacchierare con gli studenti, in capannelli improvvisati con un parlare fitto fitto. Davanti alle scale che portano su alle aule ci sono delle transenne e un giovane che controlla. Ma non c'è tensione. Gli universitari vanno a iscriversi ai gruppi di lavoro, aggiungendo il proprio nome su grandi cartelloni: «Politica-Storia-Economia», «Metti mano allo Statuto», «Immigrazione e xenofobia», «Mobilitazione creativa» (c'era un solo nome, ma aumenteranno, ha spiegato con ottimismo Biagio Daniele, kefiah al collo e qualche ora di sonno in meno). Le mamme telefonano da casa per assicurarsi se sia andato tutto bene, si sentono al fianco dei figli, magari ritrovano un pizzico della combattività dei loro vent'anni. È un clima da festa pensosa, da caos calmo. Durerà? «Noi andremo fino in fondo per il ritiro della legge» dicono tutti. «Resisteremo un minuto più di loro». Anche perché non c'è nessuno che dallo studio possa dire: sei stato nominato.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Anche gli studenti di Capri protestano contro il decreto Gelmini. I circa 400 studenti che frequentano le scuole dell'istituto comprensivo «Axel Munthe» sono sfilati ieri in un lungo corteo partito da Piazzale Europa: organizzata dagli studenti delle scuole superiori, la manifestazione ha visto anche la presenza di insegnanti, genitori, alunni della scuola media Ippolito Nievo e delle elementari accompagnati da genitori e maestre. Gli studenti, al ritmo dei tamburi e di slogan, hanno attraversato la via Provinciale, evitando che ci fossero disagi sull'unica strada carrozzabile dell'isola. Con il corteo di ieri termina l'autogestione. Gli studenti vogliono però mantenere il contatto con le altre associazioni per altre eventuali manifestazioni di protesta.
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Studenti e prof a confronto per «contrastare i provvedimenti lesivi dell'esistenza stessa dell'istruzione e della ricerca pubbliche». È il dialogo tra i poli opposti, ma non troppo, del mondo universitario napoletano, come recita il documento approvato alla fine di un'affollatissima assemblea a palazzo Giusso, occupato da giorni. Un incontro particolare per la presenza di docenti ordinari, a contratto e soprattutto presidi di facoltà. Il silenzio dei professori ancora indecisi sulle posizioni ufficiali da adottare nei confronti della lotta studentesca anti-Gelmini, viene rotto dai docenti dell'Orientale. Chiedono collaborazione, dialogo e confronto ribadendo «l'inaccettabilità dei provvedimenti contenuti nella legge 133, chiedendone il ritiro», come indicato nel documento da loro sottoscritto insieme a ricercatori, dottorandi, assegnisti, contrattisti, personale tecnico-amministrativo, specializzandi della Sicsi e studenti dell'Orientale. E in sala i prof sono numerosi. A cominciare dal pro rettore Giuseppe Cataldi passando per, tra gli altri, Domenico Silvestri (glottologia), Sergio Ventriglia (politica dell'ambiente), Pietro Masina (economia politica internazionale), Silvana Carotenuto (lingue straniere) sino a Marisa Siddivò (scienze politiche) e Rossella Ciocca (studi linguistici europei). «Dobbiamo continuare a confermare, giorno dopo giorno, il nostro impegno nel contrastare la riforma e collaborare con gli studenti, per non creare due fronti opposti come vogliono far credere alcune voci da sbugiardare» spiega Augusto Guarino, preside della facoltà di Lingue e Letterature straniere scatenando consensi e applausi degli altri presidi presenti. Come Agostino Cilardo, preside della facoltà di studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo e Amneris Roselli, di Lettere e Filosofia, che sottolinea «la necessità di mantenere alto nel tempo, il livello di partecipazione alla protesta». La voglia di intraprendere una lotta comune è nell'aria ma i problemi di logistica sulle modalità di attuazione della mobilitazioni sembrano un ostacolo inevitabile. Non tutti i docenti sono concordi sull'occupazione delle sedi universitarie, così come aleggiano perplessità sul protrarsi del blocco della didattica. «Sono intenzionata a chiedere di liberare palazzo Giusso - afferma Marisa Siddivò, docente di Scienze Politiche - auspicando il ritorno alle normali attività e proseguendo con forme di protesta compatibili con le lezioni». All'appello della Siddivò si aggiunge quello di Francesco Sferra, direttore del dipartimento di studi asiatici che non nasconde una certa disillusione sui risultati della protesta ed esorta i ragazzi «a collaborare con tutti, senza distinzioni di destre o sinistre perché solo l'unione può far sperare in qualche risultato». Ma loro, gli studenti, hanno già deciso: non mollano il fronte duro della protesta e palazzo Giusso rimarrà occupato. Melina Chiapparino
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da "Gazzettino, Il (OgniSport)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Un serpentone di insegnanti, studenti e sindacati lungo le vie cittadine per protestare contro la legge Gelmini Centinaia in piazza per la scuola Solita guerra di cifre sui manifestanti: erano 3000 per i sindacati, 1500 per la polizia Belluno«A partire dal prossimo mese di novembre saranno molte le scuole bellunesi dove partirà l'autogestione». Ad annunciarlo è stato Lucio Santin, rappresentante degli studenti al Liceo scientifico, dal palco allestito in piazza Duomo per i discorsi a conclusione dello sciopero contro la legge Gelmini.Il corteo lungo vie e piazze cittadine si è svolto senza incidenti e ha visto sfilare 3.000 persone, secondo i sindacati, 1.500 per la polizia. Per la Cgil l'80 per cento dei docenti ha aderito allo sciopero, anche se in molte scuole si è fatto lezione. Partito dalla stazione, il serpentone è arrivato in piazza Duomo in due tronconi: davanti gli insegnanti di tutte ogni ordine e grado; dietro, con le bare, metafora di una scuola pubblica giudicata moribonda, gli studenti. Sul palco si sono avvicendanti anche insegnanti a amministratori. Il sindaco di Calalzo ha chiesto attenzione per le scuole di montagna e il presidente della Provincia ha assicurato il suo sostegno alla protesta. Una delegazione ha consegnato firme al prefetto contro il maestro unico e i documenti elaborati dai collegi docenti. A Cortina la protesta è stata una "lezione" in municipio. E a Feltre continuano incontri fra genitori e insegnanti.Dibona, Dorigo, Santin e Tanconalle pagine III, VI e VIII
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da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Roma. Doppiopetto e corona imperiale di alloro, Sabina Guzzanti travestita di Silvio Berlusconi ha fatto ieri sera irruzione ad «Annozero» parlando delle proteste contro la Gelmini («non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...») e degli alleati («Dio li fa e io me li accollo...») per poi ironizzare sulle smentite del premier: «Io li odio i politici. E non vada in giro a dire che li odio perché non è vero». Michele Santoro aveva aperto la trasmissione attaccando «alcuni parlamentari» che «accettato l'invito, hanno detto che non sarebbero venuti. Noi siamo sottoposti a mille controlli, mi chiedo se anche i parlamentari dovrebbero esserlo, a parte il rispetto della parola data. Mi chiedo, una persona che rifiuta il nostro invito può anche protestare perché non c'era?».
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da "Mattino, Il (Benevento)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Dall'altro, un eccesso mortale di demagogia, a cui si somma il vizio storico della sinistra di voler sempre rappresentare la parte sana o migliore del Paese. Il risultato di questi opposti atteggiamenti, che sono per l'appunto l'esatta negazione di qualunque spirito di dialogo o confronto, è lo stato di confusione nel quale lentamente stiamo sprofondando. E che non prelude a nulla di buono, come già dimostrano i primi scontri di piazza e il tono sempre più incandescente delle polemiche. La destra, giustamente preoccupata dallo stato dei conti pubblici, difende a spada tratta la Gelmini, ma non si rende conto di star commettendo un duplice errore. Il primo è quello di affrontare la riforma della scuola a colpi di tagli di bilancio, con una prospettiva da contabili, e senza una visione organica del suo ruolo e del suo futuro. Un governo che ha scommesso gran parte della sua credibilità sulla carta dell'innovazione dovrebbe invece considerare la formazione e la ricerca un fattore strategico di sviluppo, sul quale concentrare risorse ed energie, soprattutto in una fase di crisi come l'attuale. Il secondo è quello di immaginare che le proteste e le contestazioni di queste ultime settimane abbiano un marchio unicamente politico-ideologico. Il che significa trascurare lo stato di disagio reale nel quale vivono da anni professori, studenti e genitori, che non a caso si sono trovati uniti nella protesta al di là delle diverse appartenenze e simpatie politiche. Nella maggioranza forse qualcuno pensa che la scuola - e tutti coloro che operano al suo interno - rappresenti un pezzo di società ad essa naturaliter ostile, sul quale è possibile scaricare il peso delle attuali difficoltà di bilancio senza il rischio di dover pagare un prezzo in termini di consenso elettorale. Ma si tratta di una valutazione culturalmente miope, che non tiene conto della complessa articolazione - sociale e politica - di quel mondo, con il quale il governo dovrebbe ricercare un'interlocuzione più diretta e attenta invece di minacciare il pugno di ferro. Quanto alla sinistra guidata da Veltroni, che certo ha bisogno di sentirsi politicamente viva dopo lo smarrimento dei mesi scorsi, sta a sua volta commettendo degli errori ancora più grandi. Per cominciare, quello di barattare la spinta modernizzatrice che è al cuore del Partito democratico sin dalla sua nascita con la difesa tutta ideologica dello status quo, di sacrificare il proprio disegno riformatore al miraggio dell'unità delle opposizioni. Dopo essersi divisa nelle urne la sinistra, moderata e massimalista, si ricompatta nelle piazze, ma in vista di quale disegno politico-strategico? Pretendere di cavalcare l'onda di una contestazione nata su basi corporative, tentare di piegarla strumentalmente a ragioni o disegni politici, comporta poi il rischio di risvegliare vecchi e mai del tutto sopiti fantasmi culturali: l'antagonismo di classe, l'azione diretta, la spontaneità delle masse in lotta contro il potere. Insomma, l'illusione di un nuovo Sessantotto che in questi giorni a sinistra molti, magari inconsciamente, hanno coltivato, senza rendersi conto che ciò che vogliono oggi i giovani, in maggioranza, non è un mondo nuovo, ma una scuola che funzioni e che assicuri loro un futuro. Scuola e università, ecco il punto che rende dolente quanto sta capitando, vanno sì riformate e razionalizzate, ma in modo pragmatico, evitando l'efficientismo dei ragionieri e l'egualitarismo falso e pernicioso di ormai attempati pedagoghi progressisti. Avendo chiari i problemi che le affliggono e trovando il coraggio di proporre soluzioni magari radicali e dolorose, ma organiche e di lungo periodo, tagliando gli sprechi ma operando investimenti contestuali, favorendo il merito nella ricerca e premiando l'efficienza nella prestazione, rimuovendo baronati e rendite di posizione, evitando di scambiare il necessario rigore degli studi con la restaurazione di modelli pedagogici antiquati, dando nuovamente dignità ad un professione da cui dipende la formazione dei buoni cittadini. Un obiettivo che sinora non è riuscito a nessun governo repubblicano e che proprio per questo dovrebbe richiedere il coinvolgimento di tutte le parti in causa e un consenso politico il più largo e responsabile possibile. Insomma, il «confronto aperto, ponderato e costruttivo» invocato ancora ieri da Napolitano ma nel quale nessuno, a quanto pare, ormai crede più. Alessandro Campi
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Campagna per sensibilizzare la popolazione americana ad andare alle urne. Il papà di 'E.T.' invita attori del calibro di Julia Roberts e Harrison Ford a dire che votare non serve a nulla, loro si ribellano "perché ogni singola preferenza è importante"
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Nel video girato da Steven Spielberg si vedono star del calibro di Tom Cruise, Harrison Ford, Scarlett Johanson, Will Smith e Julia Roberts esordire convinti con un invito al voto salvo poi sentire fuori campo la voce del padre di 'E.T.' e lo 'Squalo' correggere gli attori "No, no, il messaggio è non andare a votare tanto non serve". Ovviamente le star si ribellano e alla fine il regista li invita a dire ciò che senttono "nel profondo del loro cuore". Il messaggio si trasforma quindi in un invito a esprimere la propria scelta "perché ogni singolo voto conta". Il nuovo spot è una seconda versione del primo apparso esattamente un mese fa e che con la stessa chiave invitava gli americani a prendere coscienza dell?importanza di scegliere, ricordando stavolta che in 31 stati è già possibile votare. Il tutto negli Stati Uniti, dove alle elezioni vota in media poco più del 50% degli americani. Negli Usa, infatti, non solo per poter recarsi ai seggi si deve prima del voto iscriversi nelle liste elettorali, l?affluenza alle urne è una delle più basse del mondo: nel 2004, ad esempio, (Bush-Kerry) ha raggiunto il 55,3% ma nel 1996 (Clinton-Dole) è stata pari al 49,1%. GUARDA LO SPOT Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (133 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (36 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 14:50:18 - Neanche mickie mouse era arrivato a tanto... Smettetela di rovinare il tennis, manica di incompetent[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:50:07 - piu'che da commentare c'e' da mettersi a piangere.'un'altra presa di fondelli del governo: vogliono [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"14:38:58 - Stendiamo un pietoso velo sulla notizia.....[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:34:05 - Ragazzi, ci stanno fregando a tutti e nemmeno ce ne stiamo accorgendo... Mettono il tornello antifan[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"14:18:40 - Che schifo...[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:04:26 - RIdicolo e offensivo, non verso noi ma verso il ministro Brunetta! PER UN ASSENTEISTA ANCHE DI UN SO[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"13:56:31 - ABOMINEVOLE!!!!!!!! Bisogna dare loro la paga in compenso alle presenze e votazioni,ma sopratutto qu[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. 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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Crollano le piazze asiatiche nonostante la decisione di tagliare i tassi: Tokyo chiude a -5%. Male anche in Europa con Milano che cede oltre un punto, ribassi a Wall Street
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Tokyo chiude a -5% e Hong Kong a -2,5%, mentre Seul avanza dell?1,74%. Male anche le piazze europee con Londra e Parigi che arretrano intorno al 2%, Milano che cede dell?1,09% e Francoforte in controtendenza che sale dello 0,99%. Male i petroliferi, che risentono del calo del prezzo del petrolio, sceso sotto i 64 dollari e male anche i bancari, nonostante Barclays abbia annunciato una ricapitalizzazione da 12 miliardi di dollari, finanziata dai fondi asiatici. La borsa di New York apre la giornata di contrattazioni in ribasso. All?inizio della giornata di contrattazioni a Wall Street, il Dow Jones perde 14,10 punti (-0,15%), a quota 9.166,59 punti, mentre il Nasdaq arretra di 13,33 punti (-0,78%), a 1.685,19 punti. In ribasso anche lo S&P 500, che scende di 1,79 punti (-0,19%), a 952,30 punti. Intanto il Governatore di Bankitalia, Mario Draghi avverte: "è bene che le banche italiane, i loro azionisti e manager, abbiano nei confronti delle esigenze di ricapitalizzazione un approccio pragmatico". E invita le banche a "irrobustire la base patrimoniale", attraverso "dismissioni di attività non core, decisioni realistiche e rigorose nella politica dei dividendi, ricorso al mercato, uso delle risorse messe a disposizione dallo stato". Sull?intervento dello stato a sostegno delle banche, anche sotto forma di ingresso nel capitale, Draghi si dice d?accordo ma a patto che sia "temporaneo e non intrusivo". E il ministro dell?Economia, Giulio Tremonti gli viene incontro, garantendo che gli interventi del governo nelle banche saranno transitori e avverranno solo su richiesta e aggiungendo che "per il governo avere azioni in una banca, di questi tempi, nuoce gravemente alla salute politica". Piazza Affari in tempo reale - piazze europee, una seduta contrastata Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (133 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (36 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 14:50:18 - Neanche mickie mouse era arrivato a tanto... Smettetela di rovinare il tennis, manica di incompetent[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:50:07 - piu'che da commentare c'e' da mettersi a piangere.'un'altra presa di fondelli del governo: vogliono [...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"14:38:58 - Stendiamo un pietoso velo sulla notizia.....[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:34:05 - Ragazzi, ci stanno fregando a tutti e nemmeno ce ne stiamo accorgendo... Mettono il tornello antifan[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"14:18:40 - Che schifo...[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:04:26 - RIdicolo e offensivo, non verso noi ma verso il ministro Brunetta! PER UN ASSENTEISTA ANCHE DI UN SO[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"13:56:31 - ABOMINEVOLE!!!!!!!! Bisogna dare loro la paga in compenso alle presenze e votazioni,ma sopratutto qu[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec -->
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il sottosegretario Nitto Palma ricostruisce i fatti: "Gli scontri più duri avviati da 4-500 giovani dei collettivi universitari". Protesta la sinistra, gioisce Storace
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Protesta la sinistra, gioisce Storace Roma, 31 ottobre 2008 - Il governo spiega in aula, in un'informativa, come sono andati i fatti di piazza Navona: "L?operato delle forze dell?ordine si è ispirato a criteri di equilibrio e prudenza", dice il sottosegretario all?Interno Nitta Palma, che ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l?amplificazione raggiugano i luoghi della manifestazione". Gli scontri piu? duri di Piazza Navona - continua il rappresentante del Governo - sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che e? venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco (giovani di destra), "persone dei collettivi universitari e della sinistra antifascista che si sono fatti largo tra i ragazzi, si sono schierati urlando slogan e poi lanciando oggetti". . Contro di loro, gli studenti di Blocco studentesco, "in numero molto minore, hanno preso bastoni nel camioncino". Palma ha smentito, tra l?altro, che vi fosse un infiltrato della polizia tra questi ultimi come si lasciava intendere in un filmato circolato ieri su Internet: "Si tratta di un giovane che è stato fermato e identificato". Comunque, ha sottolineato Palma, una inchiesta verificherà le eventuali responsabilità. STORACE: CHI CHIEDERA' SCUSA? “Ora che il Governo ha finalmente riconosciuto che gli incidenti di piazza Navona sono stati provocati dalla sinistra, quale trasmissione tv chiedera? scusa ai giovani di destra che si sono difesi dall?aggressione?”, dichiara Francesco Storace, segretario nazionale e capogruppo capitolino de La Destra. FERRERO: INACCETTABILE “Sembra di essere tornati al governo Facta, quando i mazzieri fascisti giravano impuniti a pestare i sindacalisti e i cooperanti e poi si diceva che c?era la violenza dei Rossi”, si scalda Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, respingendo la ricostruzione del governo sui fatti di piazza Navona illustrata questa mattina alla Camera dal sottosegretario all?Interno Francesco Nitto Palma. ”E? inaccettabile quanto riferito - sostiene infatti il leader del Prc - perchè rovescia la realtà dei fatti. A piazza Navona c?è stato un camion pieno di picconi che è stato lasciato entrare. Poi - prosegue Ferrero - un gruppo di estremisti di destra ha picchiato gli studenti e questo è il problema. Il fatto che il governo addossi a chi ha impedito che proseguisse questo pestaggio, durato decine di minuti, perchè la polizia non è intervenuta, dimostra che l?esecutivo si comporta come il governo Facta”. PDCI: SCANDALOSA RICOSTRUZIONE La ricostruzione sugli scontri di Piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra fatta oggi dal sottosegretario all`Interno Nitto Palma è per Iacopo Venier, dell`Ufficio Politico del Pdc, “scandalosa”, “fuorviante e strumentale, a testimonianza del disegno politico che alberga nel governo. Vogliono criminalizzare il movimento forte, ampio e sempre più partecipato che sta crescendo nel Paese contro la barbara Legge Gelmini”. ”Di provocazioni e infiltrazioni è piena la storia della nostra Repubblica: sentire, oggi, un rappresentante del governo dare la colpa degli scontri a Piazza Navona agli studenti di sinistra, in barba a tutte le immagini, i video ed i resoconti giornalistici presenti su internet e sui giornali - conclude Venier - oltre che scandaloso, è uno schiaffo all`intelligenza delle persone”. GLI STUDENTI Interviene anche la Rete degli Studenti Medi, invitando ??per l?ennesima volta il Governo a smettere di denunciare situazioni pacifiche di protesta, cercando di alzare la tensione. Il Governo si preoccupi di far si? che nelle piazze non si presentino loschi figuri muniti di armi, coltelli da 15 centimetri, spranghe e bastoni??. ??Gli studenti - e? detto in una nota - sono meno stupidi di quanto possa o voglia credere questo Esecutivo e non permetteranno che le mobilitazioni di un movimento forte e pacifico di protesta si tramutino in guerriglia urbana. La Rete degli Studenti Medi continua a chiedere un forte senso di responsabilita? a questo Governo. Si finisca di far salire la tensione accusando gli studenti di essere facinorosi e ci si preoccupi maggiormente di garantire l?agibilita? democratica e la sicurezza nelle piazze?? MILANO Napolitano alla BocconiIl maxicorteo di Roma - La visita del capo dello Stato Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (133 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (36 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (26 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (16 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (12 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 14:50:18 - Neanche mickie mouse era arrivato a tanto... Smettetela di rovinare il tennis, manica di incompetent[...] La ATP prohibe jugar en carpeta en 2009 - L'ATP proibisce giocare in "carpet" nel 2009 Marca.com14:50:07 - piu'che da commentare c'e' da mettersi a piangere.'un'altra presa di fondelli del governo: vogliono [...] "Non ha votato, onorevole? 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Paghi dieci euro di multa" Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec
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da "Merateonline.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca >> Cronache nazionali 31 / 10 / 2008 Coisp: slogan contro le Forze dell?ordine "Quei ragazzini viziati che marciano in abiti firmati, scandendo assurdi e violenti slogan contro le forze dell'ordine, sono il segno tangibile del degrado morale della società e soprattutto dell'assoluta inadeguatezza di quel sistema educativo che dicono di voler difendere". Così il Segretario Generale del Sindacato di Polizia COISP, Franco Maccari, commenta con indignazione lo svolgimento delle proteste studentesche contro il decreto Gelmini che "da Milano a Catanzaro si stanno risolvendo in vuoti cortei carichi di odio verbale, quando non in vere e proprie aggressioni fisiche, contro le forze di Polizia chiamate a garantire la sicurezza dei manifestanti". Prosegue Franco Maccari: "Mi piacerebbe poter proporre di cessare immediatamente i servizi di ordine pubblico - che peraltro richiedono il costoso impiego di migliaia di uomini sottratti al lavoro di contrasto alla criminalità sul territorio - esaurendo in tal modo le ragioni stesse di una protesta che pare non avere altri contenuti se non l'insulto agli uomini in divisa". "Si tratta di episodi diffusi di intollerabile barbarie conclude Maccari dei quali non deve essere sottovalutata la gravità. Solo pochi giorni fa si è svolto il "Memory Day" dedicato ai Servitori dello Stato che hanno sacrificato la propria vita per difendere la legalità e la sicurezza dei cittadini. Oggi noi chiediamo un intervento forte. Non è accettabile far finta di nulla per poi dover piangere ipocritamente il sacrificio di qualche nostro collega". Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 31/10/2008 alle 15.12
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da "Panorama.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
- Italia - http://blog.panorama.it/italia - Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco Posted By redazione On 31/10/2008 @ 14:40 In Headlines | 1 Comment di Pietrangelo Buttafuoco Ma chi sono questi del [1] Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti [2] di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell'[3] Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere. Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell'anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: "Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista". Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: "Du-ce! Du-ce!". Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. "Ma non è così" assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all'Università Roma3: "L'antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande.". Giovinezza al potere quindi. Avranno voglia di monitorare le forze dell'ordine e i compagni dell'antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c'è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell'egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell'estate 2006 a [4] Casapound. Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c'è [5] Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell'occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell'estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell'avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l'Arditismo, voce cantante del gruppo [6] Zeta Zero Alfa. L'inno di questi ragazzi è il loro: "Fareblocco, mille cuori, una bandiera". E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito [7] Bloccostudentesco.org, "È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del '68 e i presidi manager". Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il '68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la [8] legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. "La legge 1333 sostiene Polacchi dalla sede di Casapound "è l'ennesimo atto di smantellamento dell'istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un'unica direttrice: la privatizzazione. Quindi non si tratta di lottare, come afferma l'Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti". Altro che Du-ce!, Du-ce!: "Fare entrare i privati" risolve Polacchi "diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi". Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s'è aggiudicato alla consulta (l'organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l'Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l'Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: "Niente droga, niente spaccio" raccontano i ragazzi e le ragazze "niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va". Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e "la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche", hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest'ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c'è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. "Rispetto al vecchio Fronte della gioventù" spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, "i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere". Scontri a Piazza Navona: guarda le [9] FOTO e il VIDEO da YouTube:
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Raccolta di firme sulla viabilità a Prodolone ... Raccolta di firmesulla viabilitàa ProdoloneCon immenso piacere abbiamo assistito, in questi ultimi mesi, alla riqualificazione della nostra amata borgata di Prodolone di San Vito al Tagliamento. Da anni si attendevano i lavori di ristrutturazione delle vie degradate dal tempo e dal traffico che va aumentando in diretta proporzione all'aumentare della popolazione. Va anche detto, però, che vi è stata una disparità nella dislocazione dei suddetti lavori per varie ragioni. Sono stati investiti molti soldi e molto tempo (la strada è chiusa da mesi) per la riqualificazione in particolare di via San Giovanni, quando per esempio, mancano di manutenzione le vie Veritte, San Valentino e la piazza centrale. Questo fenomeno è dettato da interessi politici evidenti. La nostra iniziativa è apolitica ma non può non evidenziare come questi lavori abbiano interessato tratti d'interesse politico. In questi ultimi anni abbiamo assistito a gaffe da parte dell'Amministrazione comunale, come il lastricamento in sasso di parte di via Molino e piazzale Colloredo, vanificato pochi mesi dopo con una copertura d'asfalto. Questo è uno dei numerosi sprechi di un sistema politico senza un reale convincimento nelle opere, ma dedito a racimolare voti.In particolare, la nostra raccolta firme vuol esprimere il volere popolare di fronte a casi come quello del nuovo dosso creato in via San Giovanni, a pochi metri dalla piazza. Non contestiamo il dosso in essere, ma le sue dimensioni, che creeranno non pochi problemi agli automobilisti. Sarebbe bastato un dosso di normali proporzioni. Invece chi di dovere nella progettazione dell'opera ha voluto strafare ottenendo un dosso altissimo nel cui collaudo i veicoli, praticamente da fermi, andavano a grattare il fondo. Allora si è pensato a una modifica ma questo avrebbe comportato ulteriori spese che il Comune, a quanto pare, non avrebbe voluto sostenere. Ed eccoci al risultato finale. L'altro motivo della petizione è rappresentato dalla rotonda che verrà costruita tra le vie San Giovanni e delle Sentis. Le voci dicono che la rotatoria non si farà più, invece verrà realizzata in futuro. Ma allora perché è stato asfaltato anche quel tratto e sono state fatte le strisce del dare precedenza di via delle Sentis? Ci troveremo tra poco tempo di fronte a un'altra modifica? Non lo sappiamo, però è certo che un'eventuale rotatoria sarebbe un'esagerazione. Non bastano le rotonde di via San Giovanni, piazza e via Madonna? Se ne venisse costruita un'altra sarebbe la quarta in poche centinaia di metri. Nella fase di sperimentazione della rotonda di via delle Sentis si è potuta notare l'inutilità dell'opera. Chi proviene da Prodolone si trova praticamente la strada dritta davanti e, siccome il traffico è ben più sostenuto in via San Giovanni che in via delle Sentis, procede dritto senza neanche fermarsi. La pista ciclabile, inoltre, terminerebbe sulla rotonda. Quindi i velocipedi finirebbero la loro corsa nella corsia a loro riservata, affrontando la rotonda contromano per poter attraversare la strada. Addirittura si è parlato di attraversamento ciclabile pochi metri dopo la rotonda, dove le macchine vanno in accelerazione e la visibilità viene ridotta.Gli amministratori comunali dicono che la rotatoria verrà realizzata a raso, con la possibilità di passarci sopra, ma allora che utilità può avere? Finiremo per vedere i veicoli che provengono da San Giovanni "tagliarla" senza ridurre notevolmente la velocità. La nostra proposta consiste nell'abbandonare il progetto di rotatoria e sostituirlo con un dosso di piccole dimensioni posto prima dell'incrocio tra le vie San Giovanni e delle Sentis, o nell'installazione di un controllo elettronico della velocità. Questi metodi risulterebbero adempienti allo scopo della riduzione della velocità, meno costosi, meno ingombranti e limiterebbero il pericolo della rotonda a ridosso della pista ciclabile. L'8 e il 9 novembre 2008 in piazza Centrale a Prodolone avverrà quindi la raccolta di firme. Sicuri di una buona partecipazione popolare, porteremo avanti questa giusta causa. Ma cosa avverrà dopo la raccolta? Porteremo le firme davanti al sindaco Gregoris, che non potrà trascurare il volere popolare e chiederemo le dimissioni di chi ha progettato queste opere, tenendo conto di quelli che per noi sono degli errori: il dosso, la rotonda, gli spogliatoi indescrivibili del nuovo campo di calcio, la strada lastricata e riasfaltata mesi dopo. Se il sindaco non vorrà prendere in considerazione le firme e quindi non vorrà procedere alla modifica dei lavori noi andremmo avanti, ricorrendo, se sarà il caso al canale televisivo. Così tutti potranno capire cosa succede a San Vito. Noi non abbiamo niente da perdere, loro hanno i voti da mantenere. Se ci trascureranno sarà solo una perdita di voti per l'Amministrazione comunale.Alan GadlerSan Vito al TagliamentoLa bruttagiornatadella scuolaLa maggioranza parlamentere, incurante di quello che il Paese chiede, ha approvato il Decreto Gelmini consegnando alla scuola italiana un futuro di arretratezza e incertezza. Quando con protervia e arroganza un governonon ascolta chi - genitori, docenti e studenti insieme - esprime la propria contrarietà verso un provvedimento che distrugge di fatto la scuola primaria; quando un governo addirittura non rispetta neanche l'opposizione parlamentare e va avanti con i propri disegni restauratori in un settore strategico per l'Italia come quello della conoscenza, è il momento di far esprimere democraticamentei cittadini italiani. Si parta allora subito con la costituzione di un Comitato referendario e con la raccolta delle firme per promuovere un referendum che spazzi via le vergogne legislative della Gelmini. Sinistra democratica è pronta a fare la propria parte, insieme a tutti coloro che in queste ore stanno lanciando questa proposta. Per lo meno adesso è chiaro che scuola vuole il Centrodestra: dovremo fare i conti con un'idea ottocentesca del sapere, una vera e propria foto in bianco e nero. Con un'Università regredita e avvilita, in cui la ricerca rimarrà un privilegio di pochi. A meno che si scelga la via di una sana, civile, virile, algida educazione privata. In questo senso va riconosciuto a Berlusconi e alla sua maggioranza l'onestà di non improvvisare: il governo si muove con un'intenzione limpida, manifesta. Quella di sovvertire il diritto a una scuola pubblica, un luogo per chi non può e per chi non sa. Ma la Destra sbaglia su un punto: non staremo a guardare e la mobilitazione di queste settimane non si placherà.Fulvio Valloncoordinatore regionaleSinistra democraticaper il Socialismo europeo
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Pordenone Anche la città ha vissuto la sua giornata di ... Pordenone Anche la città ha vissuto la sua giornata di protesta contro la legge Gelmini. Non certamente nelle proporzioni registrate in altri punti d'Italia, ma un gruppo di circa 100-120 studenti ha voluto far sentire ieri la propria voce in piazza XX Settembre. Una manifestazione, quella andata in scena in città, a scoppio ritardato: saltato il sit in previsto per le 8.30 in piazza Maestri del Lavoro, presenti solamente venti ragazzi, il fulcro della prima parte della mattinata è diventato il piazzale del liceo scientifico Grigoletti, dove si è svolto un incontro dal titolo "Ideologia o economia: dibattito informativo sulla riforma Gelmini" organizzato dai rappresentanti d'istituto a cui hanno partecipato anche i delusi delle otto e trenta. Dopo le 11 ha avuto invece inizio la "vera" manifestazione, con la scalinata della Casa del Mutilato utilizzata come palco improvvisato.Non sono mancate però le polemiche sollevate da Azione studentesca.«Abbiamo avuto notizia da varie testimonianze che in alcune scuole gli studenti non sono potuti entrare e prendere parte alle lezioni, come è invece loro diritto. Una situazione che si è generata per svariati motivi primo fra tutti l'assenza di personale Ata. Riteniamo infatti questo un fatto molto grave». Resta il fatto che più che la piazza havintoil bar dove si sono riversati gran parte dei ragazzi. Alta l'adesione allo sciopero di insegnanti e personale non docente.A pagina VII
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
I prigionieri della protesta di Tiziano Graziottin Abbiamo tutti (almeno) un buon motivo per protestare e per scendere in piazza. Ma, allo stesso modo, quando siamo in viaggio per le disgraziate strade del Nordest o siamo a bordo di un non meno disgraziato mezzo di trasporto pubblico, manifestiamo massima insofferenza quando il nostro quotidiano percorso a ostacoli si incaglia su qualche corteo. E' successo, puntualmente, anche ieri a cavallo di mezzogiorno, con la città spezzata in due per l'occupazione di quel ponte della Libertà che periodicamente si trasforma in una palude che ci fa tutti prigionieri. Malgrado il prodigarsi anche ammirevole (sia pure con qualche punta di isterismo) dei vigili urbani, si sono registrati disagi, code ovunque, rallentamenti perfino in aree che teoricamente non avrebbero dovuto essere interessate dall'onda lunga della manifestazione e delle sue ricadute. Nulla di nuovo, è capitato già; ma insieme alla cronaca della protesta del mondo della scuola ci sentiamo di rilanciare oggi l'urlo di rabbia di chi protesta contro la protesta, o meglio contro la "collocazione" della stessa. Dal punto di vista di coloro che si sono trovati imbottigliati nel traffico impazzito, poco conta che sul ponte ci fossero i manifestanti anti-Gelmini, forse manco lo sapevano; lo stesso malumore (ma è un eufemismo) sarebbe stato riservato a qualunque altro tipo di corteo, dai camionisti agli agricoltori. Perchè chi occupa il ponte della Libertà di fatto blocca una città: i mestrini e i veneziani, già prostrati da emergenze viabilistiche di vario tipo, non ne possono più. Tutti giù dal ponte, verrebbe da dire: certo quello della Libertà è un'icona e garantisce sul piano mediatico un'onda lunga mille volte superiore a qualunque piazza, ma quell'onda non può finire per annichilire una città che del pendolarismo (e delle sue fatiche) è a sua volta un simbolo.
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Classi vuote, ma i ragazzi hanno "snobbato" le manifestazioni. Poco più di cento si sono trovati in piazza Scuola, polemica sulla protesta Azione studentesca attacca: «Chi voleva far lezione non ha potuto entrare negli istituti» Anche Pordenone ha vissuto la sua giornata di protesta contro la legge Gelmini. Non certamente nelle proporzioni registrate in altri punti d'Italia, ma un gruppo di circa 100-120 studenti ha voluto far sentire ieri la propria voce in piazza XX Settembre. Una manifestazione, quella andata in scena in città, a scoppio ritardato: saltato il sit in previsto per le 8.30 in piazza Maestri del Lavoro, presenti solamente venti ragazzi, il fulcro della prima parte della mattinata è diventato il piazzale del liceo scientifico Grigoletti, dove si è svolto un incontro dal titolo "Ideologia o economia: dibattito informativo sulla riforma Gelmini" organizzato dai rappresentanti d'istituto a cui hanno partecipato anche i delusi delle otto e trenta. Dopo le 11 ha avuto invece inizio la "vera" manifestazione, con la scalinata della Casa del Mutilato utilizzata come palco improvvisato.La manifestazione.Sembrava che tutto fosse finito con un nulla di fatto, o quasi, e invece la manifestazione in tarda mattinata è partita. Erano le 11.15 circa quando il gruppone di ragazzi dal liceo cittadino, previo nulla osta della Questura, si è trasferito pacificamente in piazza XX settembre, amplificatore perfetto per la protesta: in centro città l'iniziativa ha attirato un altro centinaio di persone tra studenti e curiosi in qualità di spettatori. Che "spettacolo" è andato in scena? Dopo un'introduzione tutta cori («con questa riforma a scuola non si torna» il più gettonato) e striscioni, si è cercato di condurre un confronto tra la posizione dei giovani manifestanti e quella, chiaramente non concorde, di Azione studentesca rappresentata da Andrea Brunzo. «La legge ormai è stata approvata, prima di manifestare aspettiamo la sua applicazione ed, eventualmente, facciamoci sentire» ha sostenuto Brunzo davanti alla folla avversa. Dopo aver discusso di tagli del personale e università, il confronto si è animato in particolare sul tema dell'integrazione, con le previste classi di ingresso per soli stranieri. A tal proposito è intervenuta la studentessa ghanese Giorgia Frimpong: «Se non fossi stata inserita in una classe di italiani - ha detto in un perfetto italiano come avrei fatto ad imparare la lingua?».Fulcro Grigoletti. Epicentro della protesta pordenonese era stato, come anticipato, il Grigoletti. Allo sciopero, in particolare, hanno aderito il preside Francesco Andreoli e le sue vice: le professoresse Daniela Gasparotto e Anna Pagliaro. Quest'ultima, presente all'incontro con gli studenti ha sottolineato come «di una riforma ci sia bisogno, ma non è questo il modo di operare. Per cambiare un'istituzione dello stato non si può partire dalla cassa. Non è vero poi che nella scuola italiana non funziona nulla». Il dibattito da cosa è nato? «Abbiamo cercato di salvaguardare i diritti di tutti. Chiestoci il permesso, abbiamo accordato questo spazio ha spiegato -. Martedì abbiamo distribuito in tutte le classi le copie del decreto dell'istruzione e quello finanziario».Non mancano però le polemiche. A sollevare Azione studentesca. «Abbiamo avuto notizia da varie testimonianze le quali affermavano che, in alcune scuole, gli studenti non sono potuti entrare e prendere parte alle lezioni, come è invece loro diritto. Una situazione che si è generata per svariati motivi primo fra tutti l'assenza di personale Ata. Riteniamo infatti questo un fatto molto grave in quanto, se da una parte esiste un diritto allo sciopero, dall'altra esiste il diritto da parte di studenti e professori di studiare e fare lezione. Desideriamo inoltre far presente come le manifestazioni contro la riforma Gelmini tenutesi sul territorio provinciale non abbiano avuto che un riscontro molto scarso da parte degli studenti, segno incoraggiante di una generazione che non si è fatta manipolare».Marco Michelin
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
STATI GENERALI CISL «I dati sono allarmanti: servono nuovi aiuti per le famiglie» Si è aperta ufficialmente la stagione congressuale della Cisl di Pordenone, che proprio durante il consiglio generale di ieri ha convocato l'undecisimo congresso della sua storia, dando così il via, alla presenza del segretario nazionale Gigi Bonfanti, a un percorso di rinnovamento denso di impegni che si concluderà a Roma con il congresso confederale previsto per il mese di maggio.«Un percorso denso di appuntamenti, ma anche di significati esordisce nella sua relazione il segretario cislino, Renato Pizzolitto per i tanti avvenimenti a cui stiamo assistendo in quest'ultimo periodo: dal tavolo sulla riforma della contrattazione, che porterà tanti benefici ai lavoratori alla vicenda del pubblico impiego, fino alla riforma della scuola varata dal ministro Gelmini». Temi con i quali il numero uno della Cisl sceglie di aprire il consiglio generale perché per affrontare seriamente il problema della qualità e dell'efficienza delle amministrazioni e dei servizi pubblici il governo, anziché denigrare chi lavora, dovrebbe rispettare le scadenze per il rinnovo dei contratti mettendo a disposizione le risorse necessarie». Piena solidarietà e sostegno, dunque ai lavoratori del pubblico impiego e a quelli della scuola. Ma c'è preoccupazione anche per l'economia. «Una crisi commenta Pizzolitto che si sta abbattendo su imprese e famiglie, come testimonino i diversi episodi di insolvenza, di difficoltà a pagare le rate dei mutui».Ed anche sul fronte produttivo, il sindacato ha pochi dubbi: le difficoltà dell'Electrolux e di alcune aziende a essa collegate (ma anche di alcune grandi realtà del settore del legno arredo) sono la cartina di tornasole del malessere che ha colpito anche la destra Tagliamento. «Quello che preoccupa spiega Pizzolitto - è che sono le aziende più piccole a soffrire maggiormente: la loro capacità di crescita nell'ultimo periodo è negativa, oltre al fatto che sul versante degli ordini si rileva per la prima volta una flessione verso il mercato interno pari allo 0,8\%». Tuttavia, il dato che mette più in allarme il sindacato riguarda il clima di incertezza percepito ed accentuato dalla mancanza di programmazione dello stesso comparto produttivo. Quanto, infine, alle famiglie, la Cisl di Pordenone lancia un messaggio di solidarietà: «Promuoveremo a breve una serie di iniziative per dare aiuto a quelle situazione di povertà che con questa crisi rischiano di essere ancor di più penalizzate».
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
LEGGE GELMINI Scuola e sciopero, "azzurri" pronti ad andare in Procura San Vito al TagliamentoIl gruppo di Forza Italia giovani di San Vito «condanna le proteste e le sommosse di questi giorni in atto contro l'ormai legge Gelmini ed esprime a esso il suo totale sostegno». Secondo Iacopo Chiaruttini e Giuseppe Fusco «a San Vito si sta assistendo, anche alla luce dell'ultima riunione del Pd, a demagogia e falsità, atte a confondere le idee dei cittadini e a disinformarli.Riguardo alle università italiane, i due forzisti sostengono la necessità che queste vengano rapidamente riorganizzate. «A San Vito - fanno notare Chiaruttini e Fusco - il 95 per cento degli studenti è presente alle lezioni e continua a studiare in maniera regolare, a differenza di quanto vorrebbe far credere una parte della sinistra locale. Il gruppo di Forza Italia Giovani ritiene che la manifestazione di Roma sia stata un vero e proprio flop (data anche la presenza minima degli aderenti) e promette che interverrà comunicando direttamente con la Procura e con le forze dell'ordine qualora i dirigenti scolastici o i professori degli istituti scolastici sanvitesi imponessero agli studenti di manifestare e a scioperare contro la riforma Gelmini».A.C.
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da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 31-10-2008)
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IL CORTEO Slogan contro chi è rimasto in classe e la «cultura spazzatura» Fiom-Cgil: «Ma la presenza poteva essere più massiccia» SLOGAN. Uno dei primi a essere ritmato dalla voce del corteo, nel quale parte attiva hanno avuto i ragazzi del Bl.itz, è stato il «Giù tutti quanti, anche gli insegnanti!» rivolto a quegli studenti e quegli insegnanti del liceo Tiziano, il cui edificio dà proprio sul piazzale della stazione, che avevano deciso di rimanere a scuola. Molto gettonato anche «La cultura non è spazzatura», così come «Chi non salta la Gelmini è!». Con simpatia dai (pochi) passanti è stato accolto il «Cara Maria Stella riforma tua sorella!», mentre non tutti hanno capito cosa c'entrassero le note di Bella ciao.STUDENTI. «Non è giusto tagliare nella scuola pubblica» ha affermato Michel, del liceo Dal Piaz di Feltre, mentre secondo Martina, della stessa scuola, «non si può tornare al maestro unico perché i bambini di oggi sono molto più stimolati rispetto a quelli di una volta». Una voce aggiunge che «se la Gelmini non terrà conto di queste manifestazioni è come se ammazzasse la democrazia». Andrea, del liceo Tiziano, è preoccupato per i tagli all'università che costringono i cervelli italiani ad andare all'estero, ma sottolinea anche come alla manifestazione qualcuno dei suoi compagni non abbia aderito perché troppo orientata politicamente.AMMINISTRATORI E SINDACALISTI. A sfilare, indossando la fascia tricolore, c'erano anche due amministratori, Paolo Vendramini, assessore al Comune di Ponte nelle Alpi, e Piermario Fop, sindaco di Calalzo. «Siamo qui a difesa delle scuole e a difesa della famiglie» ha spiegato Vendramini. «Si dice che la montagna avrà delle deroghe gli ha fatto eco Fop Ma la montagna non ha bisogno di deroghe, ha bisogno di dignità. Le razionalizzazioni vanno concordate». Moltissime le bandiere di Cgil e Cisl. «La scuola riguarda il futuro di tutta la società» ha detto Bruno Deola (Fim Cisl), mentre Luca Zuccolotto (Fiom-Cgil), ha sottolineato come «la presenza degli studenti avrebbe potuto essere più massiccia».INSEGNANTI. «Questo governo non ha riformato nulla, ha solo tagliato. Sono preoccupato per i miei tre nipotini». Così Enrico Salti, insegnante del Galilei. Dello stesso tenore le maestre delcomprensivo di Ponte nelle Alpi: «E' un impoverimento immotivato» afferma Silvana Vanz, mentre Roberta Bogo dice che «a rimetterci saranno soprattutto i bambini». Il direttore Fulvio De Bon, ricorda come il primo circolo didattico di Belluno abbia fatto registrare un'adesione allo sciopero del 98 per cento.ASSEMBLEA. Gli studenti, dopo aver raggiunto piazza Duomo, si sono piazzati davanti all'auditorium, mentre insegnanti e sindacalisti erano dall'altra parte della piazza. Qualcuno voleva dare vita a un'«assemblea orizzontale» e apolitica, mentre qualcun altro invitava a «finirla con le fanfaronate delle assemblee orizzontali», sollecitando, al contempo, ad unirsi al corteo degli insegnanti per avere più forza nelle rivendicazioni e non «fare una figuraccia».
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da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 31-10-2008)
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PRO E CONTRO Fistarol: «Questa non è una riforma, ma solo un taglio» Da Rin: «Non ci sarà alcuna chiusura. La Provincia sbaglia» «Quella della Gelmini non è una riforma, ma un taglio alla scuola». E' dura la presa di posizione del senatore Maurizio Fistarol.«I provvedimenti sulla scuola sono una semplice applicazione delle misure già decise nell'articolo 64 della finanziaria 2009, che prevede tagli ai capitoli di spesa della scuola per 7 miliardi 800 milioni di euro». Con conseguenze che si possono vedere nelle tabelle ministeriali allegate al piano programmatico. 132.000 gli esuberi di personale della scuola, 3000 gli insegnanti specialisti di inglese che resteranno a casa.Fistarol teme che la mannaia del ministero infierirà anche sulle scuole di montagna. «Oltre 2000 di esse sono fuori dai parametri fissati dal ministero, che prevede anche un progressivo superamento delle attuali situazioni relative a plessi e sezioni staccate con meno di 50 alunni». Fistarol fa un elenco di potenziali scuole a rischio tagli. Gosaldo, Rivamonte, Voltago, Vallada, Rocca Pietore, Misurina, Danta, San Nicolò, Santo Stefano, Cibiana, Forno di Zoldo, Zoldo Alto, Zoppè, Sant'Antonio di Tortal. «Intanto conclude Fistarol i due emendamenti presentati dal Pd per la salvaguardia delle scuole montane sono stati respinti dalla maggioranza». Sulla scuola interviene anche l'assessore comunale di Belluno Marco Da Rin Zanco. «Guardo con rispetto e simpatia ai giovani che hanno scioperato anche a Belluno: un giorno di discussione e confronto può far bene, anche a noi». Ma Da Rin Zanco critica l'iniziativa di martedì della Provincia, che ha convocato i sindaci. «Se vi fosse pericolo reale per la chiusura delle nostre scuole, sarei tra i primi ad aggregarmi alla protesta. Ma il sindaco ha avuto rassicurazioni dall'assessore regionale Donazzan». Ma Da Rin Zanco contesta anche il metodo. «La convocazione dell'ennesimo tavolo denota un Paese vecchio, dove chi è sopra comanda, coordina, dirige, tutti si occupano di tutto. Invece le forze politiche sono chiamate a elaborare proposte, senza strumentalizzazioni e in sinergia, ciascuno nel proprio orto. E le scuole primarie crescono nell'orto dei Comuni». Lo stesso sindaco Prade commenta l'iniziativa della Provincia, «Perché, invece di far girare terroristicamente elenchi di scuole che chiudono non ci diamo da fare per pensare, in prima persona, una riforma possibile? Se verrò chiamato ad una riunione con questo ordine del giorno, sarò presente, ed in prima fila».M.D.
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
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La protesta della scuola taglia in due la città Venezia«Indietro, dovete tornare indietro, qui non si passa». Indietro? Ma se avevano detto che sul Ponte della Libertà una carreggiata sarebbe stata a doppio di senso di marcia e che la circolazione non sarebbe mai stata interrotta? «Ho detto indietro, dovete tornare a Mestre». Il vigile urbano si sgola, agita la paletta, indica la strada del ritorno obbligato. Non c'è verso. Le macchine che arrivano ai Pili vogliono tirare dritto, entrare sul Ponte, sorbirsi magari un rallentamento, ma arrivare comunque col proprio tubo di scappamento a Venezia. La coda si allunga e non scatta il concerto di clacson solo perché il timore di una multa con tutti quegli agenti a tentare di deviare il traffico è reale. Perfino i pullman dell'Actv diretti a piazzale Roma sono costretti alla retromarcia: per un'ora, dalle 11.45 alle 12.45, finiranno tutti alla stazione di Mestre a scaricare i passeggeri e ad aspettare un segnale per rimettersi in marcia. «Indietro, indietro», ripete il vigile.È successo che erano in tanti, ieri a Venezia, a protestare contro la legge Gelmini. Tantissimi, molto più del previsto. «Fino ad oggi siamo riusciti a portare in piazza 2.000 persone - aveva detto alla vigilia del corteo Tommaso Cacciari, nella veste di portavoce del comitato studentesco - Mi auguro che la manifestazione possa confermare, se non superare queste presenze». Auspicio esaudito: a sentire gli studenti erano in 10mila, per la Questura 5mila, alla fine i più hanno concordato su 8mila, comunque un'enormità. Una marea di studenti, dai bimbetti delle elementari agli universitari, un serpentone umano senza bandiere di partito né di sindacato che alla fine del Ponte della Libertà avrebbe dovuto girarsi e tornare in piazzale Roma. «Andiamo a Mestre», hanno chiesto. E la risposta è stata negativa. «Allora a Marghera alla Fincantieri». Niente da fare. Ma tutti, forze dell'ordine in testa, si sono resi conto che era meglio, per una questione di ordine pubblico e di sicurezza, cambiare le prescrizioni originarie del corteo anziché lasciare migliaia di giovani sul Ponte o a dirigersi verso la prima fermata - ai Pili - dell'Actv. Per questo il corteo è proseguito fino a San Giuliano. E per questo la carreggiata Venezia-Mestre del Ponte della Libertà che doveva funzionare a doppio senso di marcia, esattamente come domenica scorsa per la VeniceMarathon, è stata chiusa al traffico: perché tutta la strada ormai era invasa dai manifestanti diretti sul cavalcavia e un corteo di 10mila persone, o 5mila che fossero, non si smaltisce in un attimo.E così, con il Ponte chiuso, è successo che da piazzale Roma non si usciva più (ma tanto non c'era più neanche un pullman, e alla fermata dei taxi c'era solo un'auto senza clienti) e da Mestre nessuno è più riuscito ad arrivare a Venezia. La città tagliata in due, con gli automobilisti a protestare, le hostess di Vela agli imbarcaderi dei vaporetti quasi disoccupate, i pendolari a sbuffare in piazzale Roma: «Sto qui da più di un'ora, voglio tornare a casa», diceva uno dei tanti davanti alla fermata del 6 per Marghera. Ha dovuto aspettare fino alle 13. Solo allora il display del traffico che avvisava della manifestazione si è spento.Alda Vanzan
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
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TRE MAMME A piedi con figli al seguito «Lo facciamo per loro» MestreCon zaino in spalla, manifesti ripiegati e cinque bambini al seguito, a piedi da Mestre a Venezia per congiungersi con il corteo. Così tre mamme di Mestre, Oriago e Mira hanno aderito alla manifestazione contro la legge Gelmini. Sono arrivate verso le 10 al parco San Giuliano, hanno parcheggiato l'auto e poi, a piedi, con una buona dose di incosciente coraggio, verso il Ponte. Con i cinque bimbi al seguito, di cui una in passeggino. «Lo facciamo per il futuro dei nostri figli spiega Elena Vidali, di Mira perché si va verso una riforma sbagliata che non garantirà più tanti servizi scolastici, soprattutto nella scuola elementare». «Siamo genitori, solo questo spiega Laura Sbrogiò, di Mestre non siamo politicizzate e non stiamo strumentalizzando i bambini, solamente non potevamo lasciarli a casa da soli, ma ci tenevamo a essere presenti». I bambini frequentano già l'asilo o la scuola elementare, «scuole buone aggiunge Emanuela Franchin magari non ottime in tutto e per tutto, ma alle quali ora vogliono togliere l'elemento che funziona meglio: gli insegnanti». A metà del ponte preparano i manifesti: A Mira come a Roma uniti per la scuola.D.D.
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
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DENTRO IL CORTEO Ottomila persone dal ponte di Calatrava al parco San Giuliano VeneziaGli studenti avevano promesso un gesto clamoroso per protestare contro la riforma del ministro Gelmini e sono stati di parola. Ieri mattina quasi 8mila ragazzi delle scuole superiori e universitari (5mila secondo la Questura) hanno sfilato occupando la carreggiata sinistra del ponte della Libertà. L'appuntamento era a piazzale Roma e già alle nove del mattino gli studenti delle scuole superiori erano radunati ai piedi del ponte di Calatrava, ogni scuola contraddistinta da uno striscione. Alle 10 era già chiaro che la manifestazione avrebbe avuto numeri importanti. Una pattuglia di vigili ha cercato in tutti i modi di contenere i disagi ai veicoli che già con qualche difficoltà dovevano farsi spazio in mezzo ai ragazzi. Un camioncino con amplificatori da stadio è servito agli organizzatori per impartire istruzioni su come gestire la massa di giovani che continuava ad ingrossare il corteo ancora fermo a piazzale Roma. E per evitare di ostacolare il traffico, gli studenti si sono ammassati sul ponte di Calatrava.Arrivato l'ordine dalla Questura, il corteo, aperto dai precari universitari che hanno sfilato in camice bianco, si è immesso sul ponte della Libertà, occupando solo la carreggiata di sinistra lasciando libero il transito in entrambe le direzioni sulla carreggiata di destra, quella verso Mestre. Dietro gli studenti di ogni ordine e grado, personale tecnico dell'università e una rappresentanza di ricercatori e precari del mondo accademico. La risicata presenza di professori universitari e delle scuole superiori si è fatta notare. Da lì in poi, uno slogan dietro l'altro contro il ministro Gelmini e contro il governo, per quasi sei chilometri di percorso. Ferma l'intenzione degli studenti di non passare sotto alcuna sigla politica e sindacale: «Siamo un movimento irrappresentabile» hanno gridato i ragazzi e «non ci sono bandiere né partiti, solo rabbia e voglia di lottare». Quel che è sicuro è che è cambiata la struttura organizzativa: dall'Accademia di Belle Arti, al presidio fisso a san Basilio, dalla facoltà di Scienze allo Iuav, ogni sede universitaria ha i propri referenti capaci di chiamare a raccolta gli studenti. Cellule organizzative distribuite in città che diramano informazioni e progetti a cui si sta lavorando. Volantinaggio e passaparola hanno dimostrato di esser sufficienti per chiamare in piazza gli studenti. Scalzate via le rappresentanze ufficiali degli studenti di Ca' Foscari e dello Iuav, il testimone è passato adesso in mano a Tommaso Cacciari e Marco Baravalle. E al grido «Riprendiamoci la città» hanno messo a segno in una sola settimana prima un sit-in in Erbaria, a Rialto, poi una manifestazione in piazza san Marco. Il terzo passo è stato quello di occupare anche la terraferma. Con il supporto tecnico dei centri sociali, anche se, Luca Casarin ieri ha fatto da spettatore silenzioso: «Sono qui in rappresentanza dei genitori con figli che vanno a scuola», ha detto il leader dei no-global.Il corteo di studenti ha preteso poi di andare oltre il ponte della Libertà per dirigersi verso Mestre. L'autorizzazione è arrivata dopo che la Questura ha ritenuto di non ostacolare 8mila studenti che premevano, pur ordinatamente, di proseguire. «Ha prevalso il buon senso» hanno detto gli organizzatori del corteo. L'alternativa sarebbe stata quella di bloccare il traffico sul ponte per tutta la mattinata e oltre. E la Questura, dopo mezz'ora di attente valutazioni, ha concesso ai manifestanti di dirigersi verso il parco di san Giuliano. Lì i ragazzi si sono ricompattati in un'assemblea organizzativa. «Non finisce qui » è la parola d'ordine per i prossimi giorni. Mercoledì 5 novembre si ricomincia con le notti bianche nelle aule universitarie.Gioia Tiozzo
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
«Rischio di chiusura per tre delle quattro materne statali» Il direttore del Circolo didattico Diaz parla di un pericolo per gli istituti del centro storico che non avranno iscritti a sufficienza VeneziaSi annunciano tempi d'incertezza per i genitori e gli alunni delle quattro scuole materne statali veneziane. A partire dal prossimo anno scolastico, infatti, ben tre di queste quattro scuole (Ex Ciliota, Tommaseo II, Diaz Infanzia) potrebbero chiudere i battenti. Sopravviverebbe solo la Tommaseo I che però funzionerebbe solo in orario antimeridiano e cioè senza il pomeriggio.«Le cose stanno proprio così - conferma Riccardo Carlon, dirigente scolastico del Circolo Diaz e responsabile delle quattro materne statali - almeno dalle notizie attualmente in mio possesso. Entro la fine di novembre dovrebbe essere completata una delibera regionale che ha il fine di verificare la totalità delle scuole venete sotto i cinquanta alunni. Le chiusure e tutte le altre modifiche introdotte dalla riforma, però, verranno attuate solo a partire dal prossimo anno scolastico».A dire il vero, stando alla regola dei 50 iscritti minimi, dovrebbe chiudere solo la Tommaseo II, a Castello, ma praticamente sparirebbero anche la Ex Ciliota e la Diaz Infanzia: «Queste due scuole - continua Riccardo Carlon - hanno solo due sezioni e superano di poco il numero di 50 bambini. Con l'introduzione del maestro unico anche per le materne statali mi troverò ad avere a disposizione solo due maestre di ruolo per più di cinquanta bambini. In caso di una malattia improvvisa di una delle due insegnanti, quindi, una sola maestra dovrebbe gestire più di cinquanta bambini dai tre ai cinque anni in attesa della nomina di una supplente. Come direttore didattico non me la sento di tenere aperte delle scuole a queste condizioni. Prenderò contatti con la direzione scolastica regionale per segnalare il problema e chiedere il da farsi. A mio parere la chiusura è l'unica soluzione possibile. Deciderà comunque la direzione scolastica regionale con cui avrò sempre un rapporto di collaborazione e informazione».Stando alle parole di Carlon, sopravviverebbe solo la Tommaseo I che con le sue tre sezioni dovrebbe restare aperta, anche se solo con orario antimeridiano. Ma che fine faranno i fortunati bambini superstiti, tutti a casa alle 12.30? «Probabilmente si inventeranno qualcosa all'ultimo momento - conclude Carlon - faranno pranzare i bambini grazie al prestito di personale comunale. Quello descritto non è uno scenario apocalittico, ma quel che accadrà se non ci si opporrà con forza a questa legge».Le più dispiaciute di tutta questa vicenda sono le maestre della Tommaseo II, che avendo solo 47 alunni verrà sicuramente chiusa: «Non rischiamo il posto di lavoro - racconta Giuliana Leorato, una delle quattro insegnanti - perché siamo tutte di ruolo. Però ci dispiace davvero, per la nostra scuola avevamo dato il cuore. Era un gioiellino. Fa rabbia pensare che è appena stata restaurata, hanno speso un sacco di soldi per chiudere i battenti dopo solo due anni».Anche di questo si è discusso ieri nella manifestazione organizzata all'Erberia di Rialto dal Coordinamento veneziano per la difesa della scuola pubblica. Pur restando in costante contatto con il corteo che è passato sul ponte della Libertà, i manifestanti veneziani hanno preferito vivere questo momento di protesta in maniera più intima senza farsi intimorire dall'acqua alta che ha invaso parte del campo.«L'opposizione a questa legge - spiega Alberto Fiorin del Coordinamento Veneziano per la scuola pubblica ¬- sta crescendo di giorno in giorno. Non è uno lotta di sinistra o di destra, ma riguarda tutti i cittadini italiani che hanno il dovere di difendere la qualità dell'istruzione pubblica. Sapevamo bene che la legge sarebbe stata approvata a breve. Questo però non deve fermare in alcun modo la nostra protesta, anzi la deve rafforzare. Prevedo una dura azione di ostruzionismo a partire dai consigli di classe e di circolo fino ad arrivare ai livelli più alti. Stiamo intraprendendo una via difficile, ma alla fine l'avremo vinta». Tra gli striscioni con slogan anti Gelmini, tanti bambini con i capi ornati da coroncine di carta con la scritta "La scuola sono io". Si è parlato anche del referendum sul decreto Geliini ipotizzato dal Pd. «Il referendum può essere un'arma a doppio taglio - commenta Fabio Manzelle, uno degli organizzatori della manifestazione - perché è difficile superare la fatidica soglia del 50 per cento degli aventi diritto al voto. È meglio continuare a opporsi a questa legge ingiusta cercando di avanzare delle proposte alternative».Francesca Scarpa
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da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La riforma Gelmini discussa dagli allievi dell?istituto sanvitese raccolti nella sala "Don Pietro Alverà" di Cortina all?insegna dello slogan "Contesta....con testa!" I ragazzi del Classico: «Protestiamo ma non in piazza» A conclusione dell?assemblea il Comitato studentesco ha espresso soddisfazione per la riuscita dell?iniziativa CortinaContesta. . . con testa! E' lo slogan riportato sul fascicolo distribuito ai ragazzi che hanno partecipato alla manifestazione, organizzata dal comitato studentesco del liceo classico di San Vito.«Abbiamo voluto che la nostra fosse una protesta fatta con tutti i crismi della legalità e con cognizione di causa», spiega Luca Dell'osta, presidente del comitato.Per oltre tre ore, nella sala comunale Don Pietro Alverà di Cortina, pareva di assistere ad una conferenza, più che ad una manifestazione di protesta, con i relatori al tavolo, un pubblico attento e partecipe, diversi interventi dei ragazzi.«Abbiamo letto assieme i testi delle leggi che interessano la scuola e che riassumono i termini della riforma Gelmini conferma Dell'Osta poi c'è stata la discussione dei temi salienti, soprattutto quelli relativi ai tagli che intendono attuare nella scuola e nell'università, oltre al corollario di altre disposizioni, come il maestro unico».Forse l'eco di questa protesta non arriverà sino a Roma, ma di certo è servita ai ragazzi, per conoscere di più, per approfondire il rapporto con la società, oltre che con la scuola.«Noi speriamo tanto che capiscano, al ministero, e intendo quello dell'Economia, non quello dell'Istruzione, che in questa maniera, con questa riforma, che è stata approvata, si sta smantellando completamente la scuola pubblica, non la si sta riorganizzando sentenzia Dell'Osta e in questa maniera non si colpiscono le sacche di improduttività, ma si distrugge quel poco di buono che c'è ancora, nella scuola pubblica».In un ampio comunicato, emesso al termine dell'assemblea, il comitato studentesco esprime piena soddisfazione per la riuscita dell'incontro, andato oltre la dimensione strettamente politica, in quanto tutti i partecipanti si sono trovati d'accordo nel sostenere che la scuola non è della destra né della sinistra, ma di tutti. La preoccupazione degli studenti convenuti, anche da altri istituti del Polo Val Boite, l'istituto alberghiero e la ragioneria, si è indirizzata verso un ministero dell'Istruzione che, al posto di una doverosa ridistribuzione delle risorse, intende operare tagli diffusi, che non risolveranno né le problematiche economiche né quelle didattiche della scuola italiana, e anzi le peggioreranno. Il liceo classico si impegna a proseguire con incisività sulla strada della protesta pacifica e democratica, che si attua anche tramite manifestazioni come quella di ieri, cercando con tutti i mezzi di evitare che due leggi approvate dal parlamento distruggano tutto il buono che c'è nella scuola, il bene più prezioso per l'Italia del domani.Dim
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da "Corriere Di Como, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il sindacato: «Nel capoluogo adesioni oltre l'80%» Chiusi alcuni plessi di materne ed elementari Numeri e reazioni Secondo i sindacati, l'adesione allo sciopero della scuola di ieri ha superato in alcuni casi l'80%. La maggior parte dei consensi è arrivata dalla scuola materna ed elementare, mentre le percentuali sono state inferiori nelle superiori. Scioperavano non soltanto i "prof", ma anche i dipendenti ausiliari, tecnici e amministrativi (Ata). Al "Volta" di Como, ad esempio, ha aderito alla protesta un terzo dei docenti e quattro quinti degli Ata. Al "Giovio" circa la metà dei docenti e solo 4 Ata su 30. Al "Caio Plinio" due terzi degli Ata e circa la metà degli insegnanti. Al "Jean Monnet" di Mariano poco più del 20% dei docenti, contro il 78% della "Ripamonti" di Como. Più elevate, invece, le percentuali di adesione alle materne ed elementari. All'Istituto Comprensivo di Como Albate ha chiuso l'elementare "Kolbe", ma quasi tutti gli insegnanti hanno scioperato. A Como Borghi non c'era il 63% dei docenti e il 59% degli Ata, ed è stata chiusa la scuola dell'infanzia di Salita Cappuccini. A Como Borgovico ha scioperato il 73% dei docenti e il 65% degli Ata. Hanno chiuso la materna e l'elementare di Tavernola, mentre gli altri plessi hanno funzionato a regime ridotto. Al comprensivo di Como Lago, 8 plessi in tutto, hanno chiuso invece la materna di via Brambilla e l'elementare di Palanzo (Faggeto); alla media "Leopardi" ha scioperato il 40% dei professori e il 50% degli Ata. A Como Nord (10 plessi) ha chiuso una materna, mentre lo sciopero ha interessato il 44% dei docenti. A Como Prestino ha scioperato il 67% del personale (docente e Ata); l'elementare di Prestino e la materna di Breccia sono rimaste chiuse. Lo sciopero di ieri era stato indetto dai sindacati contro la politica scolastica del governo e, in particolare, contro il decreto Gelmini. A Roma è stato organizzato un maxicorteo, al quale erano presenti oltre 300 comaschi. «Una manifestazione incredibile - sottolinea dalla Capitale Gerardo Larghi, segretario comasco della Cisl Scuola - e anche a livello locale l'adesione allo sciopero è quadruplicata rispetto al solito. La gente si è mobilitata, crediamo che a conti fatti le adesione arrivino a superare in alcune scuole l'80%. Noi non siamo un partito, perciò non chiediamo referendum, ma vogliamo solamente sederci al tavolo con il governo e discutere su provvedimenti che minano la qualità della scuola pubblica». «Gli studenti, le persone in piazza non hanno connotazione politica - aggiunge Giuseppe Granata (Cgil Scuola) - perciò la protesta è ancor più motivata e credibile». Andrea Bambace Home E ogni anno da Premana escono 14 milioni di forbici Impiego dopo la laurea Anche a Como c'è "Fixo" «Via i fannulloni dall'Insubria. E aboliamo i concorsi» Sicurezza sul lavoro, summit al Politecnico Il mitico coltellino resta in Svizzera
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da "Corriere Di Como, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
«Via i fannulloni dall'Insubria. E aboliamo i concorsi» Le proposte «Gli atenei si mettano in competizione tra loro». Razionalizzare i corsi? «Non taglieremo quelli con pochi studenti» Il rettore Renzo Dionigi nel gruppo di saggi voluto dal ministro per studiare la riforma dell'Università «Farò parte di un gruppo di 5 consulenti, voluto dal ministro dell'Istruzione Gelmini per studiare un'adeguata riforma universitaria». L'annuncio del rettore dell'Università dell'Insubria, Renzo Dionigi, è giunto ieri mattina, proprio mentre a Como sfilava il corteo studentesco contro la riforma. Tralasciato ogni commento sulle proteste, il rettore è stato molto esplicito nella sua analisi del mondo dell'istruzione e delle università. «Sono anni che viviamo una situazione difficile. In un Paese civile tre sono i temi da salvaguardare: salute, giustizia e istruzione. Negli ultimi 20 anni, i governi che si sono avvicendati non se ne sono occupati adeguatamente». E all'università' «Vanno innanzitutto aboliti i concorsi. Gli atenei devono mettersi in competizione tra loro. Ogni sede dovrà poter scegliere chi ha i requisiti idonei per essere assunto. Iniziando magari con contratti della durata di 5 anni. Alla fine, se il soggetto sarà ritenuto valido, si stipulerà un contratto a tempo indeterminato. I concorsi non esistono in nessun'altra parte del mondo. In certi Paesi la parola "concorso" non è neanche traducibile». Sulla contestata norma che prevede la possibile trasformazione delle università in fondazioni, Dionigi è stato categorico. «È appunto una possibilità per chi lo vuole e se lo può permettere. Non è il nostro caso. Ma ad esempio c'è chi lo ha già chiesto, come il Politecnico di Milano. Era dunque dovere del ministro legiferare su tale materia per dare i riferimenti di legge idonei a chi vuole effettuare una simile trasformazione». E non è tutto. «È fondamentale porre maggiore attenzione all'amministrazione degli atenei. Vanno individuati gli sprechi e quella parte di dipendenti negligenti, che esiste ovunque, e quindi anche nel mondo universitario». E all'Insubria' «Non ci sono inefficienze a livello di strutture né di dipartimenti. Vanno invece individuati i fannulloni, che esistono anche qui. Queste isole di inefficienza vanno eliminate. Dobbiamo mantenerle sotto una media dell'8% per limitare i disservizi. Certo che se poi c'è chi supera i budget stanziati, come è successo, si hanno delle ripercussioni. Noi siamo piccoli e in regola. Dobbiamo però sempre risparmiare e far prevalere la professionalità». Una riflessione arriva anche sul decreto 270 (che prevede quattro docenti per ogni anno di corso). «Esiste un programma per razionalizzare il numero dei corsi di laurea. Io non sono totalmente d'accordo. Bisogna prestare infatti molta attenzione. Ad esempio se c'è un nuovo corso magari molto attrattivo ma ci sono pochi alunni e professori, appunto perché nuovo, non bisogna decidere di tagliarlo valutando solo il numero degli iscritti. Sono necessari accordi interfacoltà per accorpare i corsi senza penalizzare il numero degli studenti. Da noi gli universitari sono 12mila e non voglio che si riducano. I vari presidi di facoltà stanno valutando i criteri migliori in tale materia. Ma state tranquilli che non taglieremo i corsi con pochi studenti. Pensate che a Harvard esistono diversi corsi composti da soli 20 alunni e sono i migliori». Infine un riferimento alla dibattuta questione del blocco delle assunzioni. «So per certo che da un iniziale 20% si passerà in tre anni al 50%. Ovvero si inizierà con il 20% delle sostituzioni di quanti andranno via per salire gradatamente. Non è vero che non ci sarà un ricambio». Fabrizio Barabesi Home E ogni anno da Premana escono 14 milioni di forbici Il sindacato: «Nel capoluogo adesioni oltre l'80%» Chiusi alcuni plessi di materne ed elementari Impiego dopo la laurea Anche a Como c'è "Fixo" Sicurezza sul lavoro, summit al Politecnico Il mitico coltellino resta in Svizzera
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da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
PORTOGRUARO Una serie di iniziative dimostrative ieri mattina all?esterno di alcune scuole e al parco della Pace E lunedì si farà lezione in piazza Organizzato dagli studenti del polo universitario un incontro all?aperto per dibattere i temi legati alla riforma PortogruaroRiforma Gelmini, mentre il Comune si attiva per capire quali saranno le ricadute della nuova legge nelle scuole di Portogruaro, i ragazzi dell'Università preparano una lezione in Piazza della Repubblica. In occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati della scuola per protestare contro l'approvazione del Decreto Gelmini, a Portogruaro si sono svolte alcune azioni dimostrative. Gli studenti hanno organizzato un corteo che, partito dall'Istituto Luzzatto e dopo un breve comizio davanti all'Istituto Belli, si è concluso al Parco della Pace. Gli insegnanti della scuola primaria IV Novembre di via Iberati hanno invece trasformato la giornata di sciopero in momento di informazione, distribuendo volantini ai genitori degli alunni ed esponendo uno striscione di 40 metri, lungo la recinzione della scuola. Anche l'amministrazione comunale ha espresso preoccupazione per il piano di ridimensionamento previsto dal decreto, già convertito in legge pochi giorni fa dal Senato della Repubblica. La preoccupazione del Comune riguarda in particolare l'istituto superiore Monsignor Vittorio D'Alessi, che conta meno di 500 studenti, e, per le scuole di competenza comunale, l'elementare di via Fornace Dante Alighieri, che ha meno di 50 alunni. Stando ai dati del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, tra le scuole del Portogruarese che rischiano la chiusura vi sarebbero anche la scuola dell'infanzia di via Villaviera a Sindacale di Concordia Sagittaria e la scuola dell'infanzia di Piazza San Giovanni di Giai di Gruaro, che tra l'altro serve tutto il Comune essendo l'unica scuola materna pubblica presente nel territorio. Il rischio di chiusura delle materne è legato al fatto che queste contano meno di 30 alunni. A dover chiudere ci sarebbe anche l'Istituto comprensivo Beltrame di Cesarolo e l'Istituto comprensivo Tito Livio di San Michele al Tagliamento.«Attualmente - ha dichiarato l'assessore all'Istruzione del Comune di Portogruaro, Diego Collovini - stiamo verificando i contenuti della nuova legge sulla scuola e le ripercussioni che le riduzioni dell'organico e i tagli potranno avere in città. La riforma è collegata alla prossima Finanziaria e l'amministrazione comunale si riserva di promuovere incontri con i dirigenti e gli organi scolastici per valutare la situazione che potrebbe venirsi a creare. Già la prossima settimana vorremo incontrare i genitori degli alunni e gli insegnanti della scuola elementare Alighieri.Intanto, gli studenti del Polo Universitario hanno organizzato per lunedì prossimo, 3 novembre, dalle 11 alle 12.30, in Piazza della Repubblica, una lezione all'aperto sul progetto di riforma della scuola (Riforma Gelmini e Decreto 133 sull'Università). Interverranno nell'occasione docenti, supervisori di tirocinio, dirigenti scolastici del territorio e studenti, non solo universitari. Il Polo di Portogruaro accorpa in un'unica sede il Corso di Laurea in Economia Aziendale dell'Università Ca' Foscari di Venezia, il Corso di Laurea in Scienze dell'Educazione e in Scienze della Formazione Primaria dell'Università degli Studi di Trieste ed il Corso di Laurea in Infermieristica dell'Università degli Studi di Padova. Tutti uniti si legge nel volantino distribuito dagli universitari per dare un valore alla nostra formazione, costruirci un degno futuro professionale e per un'università di tutti e per tutti.Teresa Infanti
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da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Alcuni ragazzi che stavano bevendo seduti sul marciapiede della centralissima via Valderoa, "infastiditi" dalle parole di un cittadino hanno deciso di "rispondere" Gettano bottiglie contro le finestre di uno studio Il professionista ha chiamato il 112 dei carabinieri della caserma di Borgo Ruga. Per i vandali si profila una denuncia FeltreGenitori e insegnanti delle suole elementari di Boscariz e di Nemeggio hanno tenuto due incontri dedicati all'informazione sulla scuola e alla conoscenza dei due decreti che pesantemente intervengono sull'istruzione primaria. A spiegare i punti salienti delle nuove norme è stato, in ambedue gli appuntamenti, Michele Balen, maestro che all'esperienza dell'insegnante tuttora in servizio, unisce la particolare sensibilità dell'amministratore locale. I punti nodali dei decreti in oggetto, ha riferito Balen, non sono molti: il primo è che la scuola prevista dalla Gelmini perde ben mille ore di insegnamento nel corso di un quinquennio, e cioè un tempo pari ad un intero anno scolastico attuale, il secondo è che le famiglie, le comunità paesane e parrocchiali e la società italiana in generale non sono più in grado, dall'oggi al domani, di riempire il vuoto formativo che lascerà la scomparsa della pluralità dei docenti; oggi infatti molte attività come le educazioni alla cittadinanza e alla costituzione, alla salute, motoria o altro, sono possibili proprio grazie a quel mezzo insegnante in più che c'è per ogni classe e che si va a decurtare. Molto dell'educazione dei ragazzi è stato delegato alla scuola da un trentennio in qua, molto di più del semplice leggere, scrivere e far di conto di una volta, e l'improvvisa mancanza di risorse non può che lasciare un vuoto pesante. Non diversamente, secondo Balen, la decurtazione dei docenti, inciderà negativamente sulle supplenze, oggi in gran numero effettuate da personale interno al plesso, e sull'aiuto ai bambini in difficoltà tra i quali, sempre più numerosi, vi sono i bambini stranieri. Altro decreto citato dal relatore è quello sul contenimento della spesa sanitaria, ossia il DL 154/08, che all'art. 3 impone alle Regioni di ridimensionare le istituzioni scolastiche effettuando tagli ai plessi minori e accorpando gli istituti. Si tratta di un provvedimento, dice Balen, che pone, nel migliore dei casi, sotto assedio la scuola della provincia montana e che può ridisegnare in senso peggiorativo l'intero assetto scolastico del territorio. Genitori ed insegnanti hanno mostrato nel corso degli incontri un vivo interesse e una certa preoccupazione per ciò che sta accadendo nella scuola italiana, e hanno espresso il desiderio di avere sempre maggior chiarezza e informazione. È previsto per la sera di giovedì 6 novembre un ulteriore incontro alle elementari Vittorino da Feltre di Feltre.
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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GEMONA Aule vuote e i genitori vogliono incontrare i sindaci GemonaLa partecipazione allo sciopero della scuola, svoltosi ieri a livello nazionale nel gemonese ha coinvolto il 70\% degli insengnanti. A cominciare dalle scuole primarie e d'infanzia: ieri non hanno fatto lezione le scuole di Piovega, Ospedaletto, Artegna, Montenârs, e capoluogo della direzione didattica di Gemona (sembra che soltanto a Campolessi alcuni insegnanti si siano presentati nelle lezioni pomeridiane). Discorso analogo per la direzione didattica di Trasaghis, dunque vuote ieri le scuole primarie e dell'infanzia di Alesso, Avasinis, Osoppo, Venzone e Bordano: su quel fronte, nelle ultime settimane i genitori dei bambini hanno mandato una richiesta d'incontro ai sindaci dei Comuni per valutare su eventuali tagli ai servizi previsti nel decreto Gelmini di cui dovranno farsi carico proprio i comuni. Anche le scuole superiori del centro studi hanno raggiunto alte percentuali di partecipazioni allo sciopero: dal liceo Magrini all'istituto Marchetti, fino all'Isis D'Aronco, tutti hanno contato molti insegnanti e studenti che hanno voluto prendere parte alle manifestazioni che erano in corso a Udine. Infine, partecipazione alta anche alla scuola media A.Cantore che ha le sue sezioni a Venzone, Osoppo e Artegna: il futuro della scuola è stato affrontato in un incontro tra i genitori dei bambini frequentanti e il sindaco di Venzone Amedeo Pascolo. Di fatto, non essendo istituto comprensivo e non avendo 500 studenti, la scuola potrebbe affrontare alcuni tagli in futuro: dal canto suo, Pascolo ha assicurato che tagli non sono previsti nel breve termine ma presto si confronterà con i sindaci del territorio per valutare la situazione. Il comitato si è riservato dal mandare una missiva a tutti i sindaci del gemonese durante le prossime settimane. P.C.
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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LA LETTERA Studenti del "Sello" scrivono al ministro: l'istituto d'arte ha bisogno di uno statuto speciale Il Sello occupa: ma proprio tutti? L'Istituto d'Arte si mobilita; chi facendo occupazione, chi facendo autogestione: due facce della stessa medaglia, due facce del Sello, che protestano contro le recenti disposizioni legislative.Noi siamo un gruppo di studenti provenienti da varie classi, che hanno deciso di incontrarsi durante le ore di lezione per discutere alcuni punti della riforma Gelmini e riflettere su delle proposte concrete per la salvaguardia della nostra scuola.Siamo preoccupati per la poca chiarezza che c'è in merito alle decisioni e cambiamenti che riguarderanno la specificità degli Istituti d'Arte, dal momento che essi sono un connubio tra liceo e istituto tecnico: affiancano infatti ad una solida base culturale, l'attività indispensabile dei laboratori.Le caratteristiche che noi vogliamo preservare interessano le ore scolastiche, necessarie in quantità maggiore a quelle previste nel decreto per i licei e gli istituti tecnici; il numero di allievi per classe, che se aumentato inciderebbe sulla preparazione professionale di noi allievi forniti, al momento, di limitate attrezzature di laboratorio.Per rispondere concretamente a questi nostri bisogni abbiamo pensato di scrivere insieme un documento rivolto al Ministro dell'Istruzione nel quale riportiamo per punti ciò che a noi sta a cuore per preservare l'identità del nostro istituto.Ma ecco il documento, che riportiamo integralmente."Alcuni studenti del Sello, in particolare delle classi V,chiedono al Ministro dell'Istruzione e alle istituzioni scolastiche, urgente attenzione agli aspetti di seguito riportati che riteniamo imprescindibili per la futura organizzazione degli Istituti d'Arte.1. Affermiamo l'indiscutibile specificità della nostra scuola, che coinvolge da un lato competenze culturali a carattere storico-critico e dall'altro esperienze materiali tecnico-pratiche strettamente collegate tra loro. Per sua stessa natura, dunque, l'istituzione artistica necessita di un ordinamento a statuto speciale (ovvero non rientrante né nel liceo, né nel professionale).2. Affermiamo che il laboratorio è il luogo in cui si svolgono dei processi fondamentali per l'apprendimento. Le attività in esso svolte sono altamente significative in quanto consentono un approccio pratico fondamentale per un completo sviluppo della personalità dell'individuo.Un aspetto non secondario è costituito inoltre dalla capacità che queste discipline hanno nel suscitare curiosità ed interesse in noi allievi; presupposto irrinunciabile di ogni serio processo educativo-creativo.3. Affermiamo la necessità di un piano orario consistente, non inferiore alle 34/36 ore settimanali in modo da offrire spazio adeguato alle materie culturali e pratiche di laboratorio.4. Affermiamo infine l'importanza di non elevare il numero di allievi presenti nelle nostre classi in quanto renderebbe impossibile un adeguato utilizzo delle attrezzature di laboratorio ad ogni singolo alunno.Sara Castellan, Donata Collocati, Teresa Comelli, Chiara Croce, Chiara Delle Vedove, Cecilia Gervasi, Piergiorgio Grion, Stefano Iacuzzo, Elisabetta Olivier, Alessia Piani, Davide Pighin, Jessica Sabato, Angelica Savorgnani, Elisa Terenzani, Chiara Volpe
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da "Gazzettino, Il (Pordenone)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
CANEVA Dopo le proteste l?incontro promosso dal sindaco per capire gli effetti sulla scuola locale Consiglio aperto sulla legge Gelmini CanevaÈ convocato oggi alle 20 nell'Auditorium comunale di via Trieste, un consiglio comunale straordinario e aperto al pubblico, con all'ordine del giorno un unico punto di discussione: il Decreto Legge 137 del 1. settembre 2008 Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università, meglio conosciuto come decreto Gelmini. Il sindaco Monte ha ritenuto di procedere alla convocazione del consiglio dopo aver preso atto della diffusa preoccupazione nella comunità locale sui possibili effetti dell'applicazione del decreto. Nelle scorse settimane iniziative spontanee si sono registrate ad opera sia di gruppi di insegnanti che hanno promosso azioni di volantinaggio, sia di gruppi di genitori che hanno promosso una raccolta firme contro il decreto; molti sono stati anche i genitori che si sono rivolti direttamente al sindaco per avere chiarimenti sul futuro della scuola. Preso atto di questa inquietudine, la convocazione di un consiglio comunale aperto al pubblico è stata ritenuta dall'amministrazione il modo migliore per valutare le possibili ricadute sulla scuola locale conseguenti all'applicazione del decreto e dare la possibilità ad ogni cittadino che lo desideri di esprimere la propria opinione in proposito.
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Giornata di grande mobilitazione ieri a Udine, con la ... Giornata di grande mobilitazione ieri a Udine, con la duplice protesta degli studenti e degli universitari contro la riforma Gelmini. Il corteo dei giovani - accompagnati da molti genitori e insegnanti - era imponente per dimensioni (circa tremila persone) e ha attraversato tutto il centro cittadino. Applauditissimo il sindaco Furio Honsell che si è unito al corteo dei giovani e poi si è recato in piazzale Kolbe, dove venivano celebrati i trent'anni dell'Università di Udine: cerimonia tutta dedicata alla difesa dell'istituzione contro i "tagli" minacciati dallo Stato. Il rettore Cristiana Compagno ha assicurato di essere pronta a dimettersi, assieme ai suoi colleghi del resto d'Italia, nel caso il Governo confermasse di voler ridimensionare i finanziamenti. I docenti dell'ateneo udinese si sono "autotassati" di una giornata di stipendio per sostenere l'Università.Lanfrit e Viottoa pagina II
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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CALMA E GESSO Ragazzi in corteo tra slogan e timidi approcci amorosi Lui: «La riforma non passi» Lei: «Guarda che è già passata» di Walter TomadaGiro giro tondo, casca il mondo, casca la Gelmini, vincono i bambini Marco e la sua classe hanno scoperto l'impegno sociale e la lotta per le giuste cause. W la scuola e il diritto allo studio, e anche al non-studio, se occorre La settimana di preparazione è intensa, ma l'obiettivo è uno solo anche se declinato in molte forme: sciopero, manifestazione, contestazione, assemblee, dibattiti, cortei e soprattutto - occupazione.E' l'occasione per tutti i ragazzi, dai secchioni agli svalvolati, di esaltare la propria creatività immaginando come utilizzare spazi ed intelligenze per trasformare la scuola in ciò che vorrebbero, per dimostrare che esistono e non sono solo bambolotti mono-neuronali muniti di telefonino e i-pod d'ordinanza. E vai con gli slogan di stampo barricadero: un tifoso srotola lo striscione Di Natale in nazionale e Tissone all'istruzione, seguito a ruota da un ironico Gelmini, non ho i soldi per il Cepu, e da un finale in crescendo con Tremate, tremate, le pieghe nel grembiule son tornate e Questi sono i soli tagli che vogliamo a indicare una serie di bicchieri colmi con scritto accanto Cabernet, Merlot, Verduzzo e - forma estrema di ribellione - Tocai. Quando han saputo che fuori dall'istituto Sello campeggiava un mega-lenzuolo con su scritto Squola okkupata i compagni di Marco hanno minacciato vendetta contro il loro prof di italiano che quella q l'ha corretta a molti di loro, dicendo che non si usa. Si usa eccome! Ecco la dimostrazione. Ma visto che la vendetta è un piatto che va servito freddo, intanto hanno deciso di concorrere alla riuscita perfetta della manifestazione che si snoda con un serpentone pacifico e goliardico tra le vie di Udine. Il tempo fortunatamente si è messo al bello, i negozi sono aperti, ci sono pure tante belle ragazze da tacchinare. E vai con l'approccio Ciao! Di che scuola sei? Bella manifestazione, vero? Scusa, ma dove ti ho già vista?. L'occasione è ghiotta anche per approfondire un tema secondario ma interessante: Scusa, ma tu hai capito per cosa stiamo protestando?. La sfortuna di Marco è che ha trovato una tosta, informata: Contro la riforma della scuola, voto in condotta, maestro unico, taglio delle risorse e accorpamento dei plessi. Marco non sa bene cosa siano questi plessi, ma prende il coraggio a due mani e si lancia in un bisogna impedire che la riforma passi. Lei lo gela: È già passata, ieri. E Marco incuriosito: Ah sì? Ma allora a noi delle superiori quand'è che ci mandano questo professore unico?.
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
In città, Adria e Badia massiccia l?adesione. Fra gli insegnanti della scuola dell?infanzia e primaria ha raggiunto il 93 per cento La scuola scende in piazza a protestare Epigrafi e bare predisposte dagli studenti nei cortei per annunciare la sua morte con la legge Gelmini Ore 8.30: va di scena il funerale della scuola pubblica. Anche Rovigo, Badia Polesine, Adria e in altri comuni del Polesine, hanno dato voce alla protesta degli studenti contro la legge Gelmini sulla riforma scolastica. Approvato il decreto ministeriale nella mattinata di mercoledì, infatti, già dal prossimo settembre ci saranno parecchie novità, tra le quali il ritorno del maestro unico alle elementari, cosa che sta facendo non poco discutere, visto che ancora non si è capito come si organizzerà poi il tempo pieno, e le classi ponte solo per gli alunni stranieri. Così, nel giorno dello sciopero nazionale della scuola a Roma deciso dalle tre consorelle del sindacato Cgil, Cisl e Uils con Snals e Gilda, i ragazzi delle superiori si sono dati appuntamento ancora in piazza Cervi come una settimana fa, stavolta per inscenare il saluto estremo alla scuola.Errigoa pagina II
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da "Gazzettino, Il (Vicenza)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
LO SCIOPERO DELLA SCUOLA Corteo di studenti in centro, rientra l'idea di "occupare" il Brocchi BassanoGiornata intensa quella di ieri al Brocchi in occasione dello sciopero generale della scuola. Ieri mattina è stata presentata in municipio a Bassano da una delegazione di docenti della stessa scuola la lettera-documento firmata da 120 colleghi con il grido d'allarme sul rischio della fine delle iniziative d'avanguardia oggi portate avanti. L'altra sera il documento è stato approvato dal consiglio di istituto, che si era convocato in seduta straordinaria. Tutte le componenti della scuola, docenti, genitori, personale Ata, studenti e la dirigente scolastica Lazzarotto hanno fatto propri i contenuti della lettera.Ieri mattina quindi la delegazione di insegnanti che è salita in municipio rappresentava in un certo senso tutta la scuola. Il sindaco Bizzotto non ha potuto riceverci, come peraltro ci aveva già informato il giorno prima, come occupato era il vicesindaco Giunta,- ha riferito il professor Riccardo Poletto - abbiamo lasciato lo scritto con le firme in segreteria. Il sindaco ha fatto sapere che ci riceverà la settimana prossima.La notizia di questa iniziativa del Brocchi, anticipata ieri dal Gazzettino, ha portato altre scuole a unirsi. Ci hanno telefonato i rappresentanti dei docenti di altri istituti della città,- ha riferito sempre il prof. Poletto - chiedendoci di essere presenti quando saremo ricevuti dal sindaco. Così l'incontro avrà ancora un valore maggiore.Al Brocchi ieri il 90 per cento dei docenti si è astenuto dalle lezioni. Anche la preside Maddalena Lazzarotto ha aderito allo sciopero. Oltre 300 studenti hanno dato vita a un'assemblea aperta nella grande palestra Parolini. Una assemblea di istituto così partecipata e condivisa noi non l'avevamo mai fatta - ha commentato Giovanni Mezzalira, uno dei rappresentanti degli studenti - abbiamo discusso, ascoltato dei prof e delle insegnanti elementari sulle riforme in atto. L'assemblea è durata fino alle quattro del pomeriggio. Qualcuno ha proposto di andare ad occupare' le aule dell'edificio del Brocchi vicino per fare gruppi di studio fino a sera inoltrata, proposta che l'assemblea ha approvato. Ma è sorto un problema: chi avrebbe garantito la sicurezza dei giovani nell'edificio?. Così sul posto sono arrivati i carabinieri che hanno spiegato agli studenti che l'occupazione non sarebbe stata legittima. I ragazzi hanno quindi deciso di soprassedere.La preside Lazzarotto ha concesso per questa mattina un'assemblea delle classi quinte, con la partecipazione dei rappresentati di classe. Vogliamo dare un senso e una continuità al lavoro iniziato, ha commentato Giovanni Mezzalira.Sempre ieri un corteo di studenti di Remondini, Itis, Einaudi, Brocchi e Da Ponte è partito dal Centro studi ed è sfilato in centro fino a via Jacopo da Ponte. I partecipanti, dopo aver manifestato in piazza il loro dissenso rispetto al decreto Gelmini, hanno avviato dibattiti e discusso con un esponente del Comune.
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Sbagliato manipolare i bambini di Silvio Scanagatta La manifestazione contro la conversione in legge del decreto Gelmini ha avuto molti effetti importanti. Il più evidente è probabilmente quello di avere risvegliato dal torpore molti cittadini sul tema della scuola. Dopo decenni di scarsa presenza delle famiglie su questo dibattito, la paura della crisi e della diminuzione di servizi sta portando in piazza anche le famiglie, insieme agli insegnanti. Questo accade dopo decenni in cui gli studiosi hanno affermato che le famiglie erano sostanzialmente assenti da questi temi, delegando alla scuola contenuti educativi e gestione della quotidianità.(Segue a pagina XIX)
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il consiglio d'istituto «La religione è un fatto privato, rispettiamo l'Italia e il Tricolore» Il nostro Istituto si è sempre distinto per le attività didattiche nel nostro territorio. Duole constatare che, non tenendo conto dei sentimenti degli alunni, delle famiglie, degli insegnanti e di tutto il personale della scuola, ci sia chi ha fatto diventare questa situazione un caso nazionale, gettando fango e scrivendo una brutta pagina di storia. Ho sempre ritenuto che le feste nazionali siano un momento fondamentale per la storia di un paese, tanto che si era parlato assieme alla vicaria del progetto previsto dal POF "Ricordare per non dimenticare" che comprendesse il 4 novembre, il giorno della Memoria, il giorno del Ricordo, il 25 aprile e il 2 giugno, giorno in cui da ben sei anni l'Istituto festeggia la "Marcia della scuola" con tanto di tricolore e inno nazionale, condividendo pienamente gli stessi ideali dell'Associazione Combattenti e Reduci. Le dichiarazioni di una non partecipazione della scuola a tale commemorazione sono false. Nessuno ha mai pensato questo, nella visita del sindaco era stato chiesto dagli insegnanti che si stilasse un programma della manifestazione in cui l'alzabandiera e i riti civili fossero uniti in una parte della mattinata, dal momento che la porzione religiosa, come qualcuno ben sa ma fa finta di non ricordare, è oggetto del concordato firmato dal Governo nel 1985. Questa decisione non è stata presa per rispettare gli immigrati, che in ogni caso è giusto partecipino alla memoria dei caduti di tutte le guerre, ma per tutelare tutti coloro che ritengono la religione un fatto privato e che credono che la scuola pubblica, sempre in accordo con il Concordato, debba rimanere per sua natura laica. La dirigente e gli insegnanti molto ingenuamente non hanno valutato che far partecipare i ragazzi solo ai riti civili poteva essere strumentalizzato. Pare strano che nei giorni dell'approvazione del decreto Gelmini, in cui i genitori di tutte le scuole italiane vivono preoccupati questo cambiamento storico per i loro figli, il presidente della camera Fini, il ministro della difesa La Russa e altri parlamentari di An si occupino di un piccolo paese di provincia dove il problema non è la non partecipazione al 4 novembre, ma il fatto che i ragazzini non vadano ad una messa, facendo credere all'Italia intera che la colpa stia negli extracomunitari e negli insegnanti. Al sindaco chiedo se era di tutta questa pubblicità che la nostra scuola aveva bisogno.Agli insegnanti va la mia solidarietà, nella piena consapevolezza che i nostri figli crescono accompagnati da guide presenti, attente e attive. Ai ragazzi voglio dire che rispettino il tricolore e che al suo passare si alzino in piedi, che cantino con orgoglio l'Inno Nazionale, lo stesso inno che cantavano i nostri padri caduti combattendo per tramandare a noi e a chi verrà in futuro gli ideali della difesa della Democrazia, dell'Istruzione, del Lavoro e della Solidarietà che loro tutti hanno il diritto e il dovere di difendere. Che diano quell'esempio che molti politici per primi non danno. Mi auguro che chi ha permesso la diffusione di notizie non aderenti a quelli che sono stati realmente i fatti e i sentimenti di coloro che fanno parte della nostra scuola inizi da domani a lavorare per promuovere un clima diverso nel territorio. Non può infatti esistere la paura del diverso, non a Villafranca che non è e non sarà mai un paese razzista.Daniela BiselloPresidente del CdI di Villafranca
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
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Villafranca Padovana Il ministro della Difesa Ignazio La ... Villafranca PadovanaIl ministro della Difesa Ignazio La Russa sarà a Villafranca il 4 Novembre. Una visita al sindaco Beatrice Piovan e alla sua amministrazione, tutta da organizzare anche in modo informale, per manifestare la propria solidarietà e ricordare l'importanza di questa ricorrenza. A confermare il passaggio di La Russa il consigliere regionale Raffaele Zanon.Il giorno dopo l'ondata di commenti e prese di posizione sulla vicenda dell'adesione parziale degli alunni dell'Istituto comprensivo alla celebrazione del 4 Novembre, sembra apparire tutto più chiaro al sindaco Beatrice Piovan: «La preghiera sulla lapide dei caduti. È per questa "appendice religiosa", come sono state definite le benedizioni e le messe, che gli alunni non vengono mandati a seguire tutta la prima parte della cerimonia. Sapere per certo che quei pochi alunni mandati dalla scuola non avrebbero partecipato a tutta la prima parte della cerimonia, compreso l'alzabandiera, mi ha fatto arrabbiare». Il primo cittadino ricorda che con le dirigenze passate una rappresentanza di studenti partecipava alla prima parte della celebrazione, mentre altri alunni seguivano la parte conclusiva, pur non condividendo la tendenza a saltare la messa: «Negli anni abbiamo sempre avuto alunni che partecipavano alla parte dedicata alla memoria, ora invece capisco che evidentemente la benedizione e la preghiera in ricordo dei nostri caduti in guerra, che si tiene in cimitero, viene considerata un'appendice religiosa che apprendo essere stata vietata dalla dirigente scolastica con una lettera, che peraltro io non ho mai visto». Ad affermarlo alcune insegnanti che hanno voluto mantenere l'anonimato. «Bastava che mandassero una significativa rappresentanza di alunni alla prima parte della cerimonia, come è sempre accaduto continua il sindaco -, rappresentanza che non ho neppure con l'adesione dei 149 ragazzi, perché questi vanno e vengono. Leggo poi che in una scuola elementare, che non so quale sia, verrà realizzato uno spettacolo sulle vicende belliche, i Combattenti e Reduci sarebbero ben felici di assistere a questa rappresentazione in sala polivalente». Sul clamore suscitato dalla vicenda il sindaco ha commentato: «Non pensavo che si scatenasse tutto questo, io volevo solo evidenziare una posizione della scuola affinché i miei genitori-cittadini conoscessero quanto deciso da altri per i loro figli. Ma se tutto questo serve affinché in futuro ci sia un atto di indirizzo generale che valga per tutte le scuole e le amministrazioni, ben venga».A prendere posizione forte sul gesto di togliere il Tricolore appeso alla cancellata della scuola media è il vicesindaco Giuseppe Conte: «Nessuno fra insegnanti o operatori scolastici deve più permettersi di togliere il Tricolore da un edificio pubblico senza l'autorizzazione dell'amministrazione dice Conte -, la bandiera è di tutti e non si tocca. Oggi (ieri ndr) la cancellata dell'elementare è tappezzata di striscioni contro la Gelmini, e li abbiamo lasciati lì pur non condividendo. A metterli sono stati gli stessi insegnati che hanno protestato quando si è passati dal maestro unico a più insegnati e non perché vogliano bene ai bambini, ma perché sono politicizzati». Sabato 8 novembre alla commemorazione sarà presente con il figlio l'onorevole Antonio De Poli, portavoce dell'Udc, che ha presentato un'interrogazione per chiedere di ripristinare nelle scuole l'obbligo di commemorare il 4 Novembre. Presente alle celebrazioni anche l'assessore provinciale Stefano Peraro che ha sottolineato come il sindaco abbia fatto bene ad invitare le famiglie ad essere presenti a questa celebrazione. A chiedere a gran voce che i genitori vadano a prendere i figli a scuola quella mattina per farli partecipare alla cerimonia, il segretario della Lega Nord, Alessandro Paiusco e il segretario provinciale Maurizio Conte. Un'interrogazione in giunta regionale all'assessore all'Istruzione Elena Donazzan, è stata presentata dal capogruppo di An Piergiorgio Cortelazzo, per avere un rapporto sulle scuole del Veneto che hanno boicottato le celebrazioni del 4 Novembre.Barbara Turetta
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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TAGLIO DI PO Rossi: «La riforma Gelmini metterà a rischio in Polesine 150 posti e alcune scuole» L'atteso incontro promosso dal coordinamento del Pd tagliolese, guidato dal giovane Davide Piva, sugli effetti della contestata riforma Gelmini della scuola italiana, ha visto la presenza di personalità del mondo politico, sindacale ma anche insegnanti e genitori. Maria Vittoria Ghinello, del circolo Pd, insegnante, dopo i saluti ha sottolineato lo scopo dell'incontro: «capire quali sono i cambiamenti che la riforma porterà e in che modo interesserà i bambini, i ragazzi e le famiglie anche di Taglio di Po».«La nostra intenzione è quella di proporre iniziative di questo tipo sul territorio - ha detto Diego Crivellari, vice Segretario Provinciale del Pd, coordinatore dell'incontro - in modo da stimolare un dibattito reale, sulle cose concrete. La riforma Gelmini non ci va bene perchè, a nostro parere, non tiene conto che è proprio sul terreno dell'istruzione che si decide il futuro di un Paese. Importante sarà che la mobilitazione degli insegnanti e degli studenti diventi veramente una questione d'interesse generale, richiamando l'attenzione di tutti».L'onorevole Paolo Nerozzi del Pd, ha affermato che «la riforma della scuola italiana presentata dal ministro Gelmini mette a rischio, tra l'altro, l'integrazione sociale nel nostro Paese. Il governo dovrebbe studiare la storia del nostro Paese e poi decidere come trattare l'immigrazione. Meno ore trascorse a scuola dagli studenti significheranno più spese per le famiglie e per gli enti locali. Inoltre, la prospettiva è che a giugno oltre 100 mila persone siano senza lavoro».«Quello della riforma Gelmini complessivamente è un impianto sbagliato - ha sottolineato Valeria Cittadin della Cisl di Rovigo - perchè si ragiona solo in termini di tagli e di sprechi da sanare e questo, ad esempio, si concretizzerà con 150 posti di lavoro in meno soltanto in Polesine». Antonio Rossi dello Snals di Rovigo, ha aggiunto: «Per la prima volta tutte le sigle sindacali sono unite e concordi nel contrastare questa riforma della scuola. Desta una forte preoccupazione poi la reintroduzione delle classi differenziali propugnata dalla Lega, con motivazioni che rischiano di aumentare le disuguaglianze e di introdurre nuovi conflitti». Dina Merlo della Cgil scuola: «il movimento degli studenti è una novità di rilievo per nostro Paese, soprattutto perchè sta conducendo la sua battaglia con grande maturità e senso di responsabilità». Numerosi sono stati gli interventi di genitori e insegnanti.Il sindaco, Margaret Crivellari, anche nella veste di docente della locale scuola media, ha posto l'accento sulle ricadute negative della Riforma Gelmini sui comuni. «Gli effetti del previsto dimensionamento - ha chiosato Laura Negri, assessore provinciale alla cultura - rischiano seriamente di provocare nel territorio, già dal prossimo mese di novembre, la chiusura di sedi e di scuole di ogni ordine e grado, applicando l'accorpamento, soprattutto nei piccoli centri, senza tener conto delle esigenze delle famiglie e dei bambini».«Il Pd - ha concluso l'on. Nerozzi - dovrà avere il coraggio di parlare chiaro agli italiani e dire che forze al governo come la Lega non possono votare a Roma i tagli alla scuola e poi protestare sul territorio per gli effetti negativi sui servizi e sugli enti locali. La battaglia per la scuola è di civiltà, che serve e servirà al Paese per non tornare indietro e il Pd, su questo fronte vuole essere in prima linea».Giannino Dian
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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Studenti e insegnanti, bambini e genitori, bidelli e ... Studenti e insegnanti, bambini e genitori, bidelli e personale amministrativo della scuola. Dalle scuole dell'infanzia fino alle superiori, passando per le elementari e le medie.Si sono ritrovati ieri mattina, tutti insieme, in centro a Udine per dare vita a una protesta quasi senza precedenti perché non si era mai vista una mobilitazione così estesa, capace di unire le diverse "categorie" in una manifestazione a difesa della scuola pubblica.Una folla interminabile di persone, approssimativamente tremila, si è data appuntamento in piazza Primo Maggio tra le 8.30 e le 9 del mattino. Genitori con i bambini più piccoli per mano o in spalla, studenti e insegnanti con in mano cartelli e striscioni, tamburi, musica e megafoni per esprimere, anzi urlare, il proprio no alla riforma Gelmini. La Gelmini al governo e la scuola va all'inferno, I tagli solo al bar, Il Malignani è nostro, la Gelmini è un mostro, alcuni degli slogan ideati dagli studenti più grandi. Ma anche le insegnanti della scuola dell'infanzia si sono attrezzate con cartelloni a difesa dei propri piccoli alunni: Scuola dell'infanzia addio. 29 bambini + 1 maestro = asilo, a segnalare l'impossibilità di offrire una scuola di qualità e che non sia, invece, un semplice parcheggio. Poi il coloratissimo corteo si è messo in marcia, snodandosi lungo le vie del centro cittadino, salendo per Riva Bartolini e per via Mercatovecchio, in un serpentone interminabile di persone. A suon di slogan cantati con tutta la voce possibile, anche con cori da stadio: La gente come noi non molla mai A ricordare che, nonostante il decreto sia già stato convertito in legge, il mondo della scuola non si arrenderà e anzi continuerà a lottare per difendere l'istruzione pubblica italiana. Magari anche con la forma di un referendum abrogativo della legge. E poi ancora, con tanti cori diretti a passanti e curiosi che assistevano alla manifestazione dal bordo della strada o dalle finestre degli edifici circostanti: Vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu.Ma i passanti che si sono trovati per caso coinvolti nella manifestazione hanno assistito al corteo un po' sorpresi dall'alta partecipazione alla manifestazione, ma non particolarmente infastiditi. «Non sapevamo neanche che ci fosse la manifestazione, vedere così tanta gente ci ha sorpreso spiegavano Paolo Forabosco ed Elvis Castellarin -. E' giusto che partecipino anche i ragazzi. Sul tema non siamo però informatissimi, non possiamo fare un commento».Al corteo si è unito anche il sindaco di Udine Furio Honsell, acclamato dai manifestanti come uno di noi, eletto con una sorta di plebiscito a vero e proprio paladino in difesa delle ragioni sostenute dalla voce di protesta, dopo le accese arringhe difensive a favore del sistema scolastico italiano pronunciate nei giorni scorsi nei vari dibattiti organizzati in questi giorni un po' in tutte le scuole superiori. Tra i manifestanti anche molti altri esponenti del centro-sinistra locale, Kristian Franzil e Cristiano Shaurli solo per citare qualche nome. Il corteo ha proseguito la sua protesta per tutta la mattina fino a piazza Duomo. Dopo alcuni momenti di dibattito, la folla si è lentamente dispersa.Elena Viotto
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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GLI INSEGNANTI «Mai vista una manifestazione con tutti in campo insieme» «È una mobilitazione senza precedenti, non avevo mai visto una manifestazione in cui, insegnanti, studenti, genitori e personale della scuola, scendevano in campo tutti insieme». È il pensiero di una insegnante del Malignani, Manuela Barbiera, in corteo con il marito, con i figli e fianco a fianco con i propri studenti. Per una giornata, infatti, quelli che sono gli schemi e le dinamiche proprie della scuola, con i professori dietro la cattedra e gli studenti dall'altra parte della barricata, sono saltate completamente. «Sono preoccupata nella doppia veste di insegnante e di genitore aggiunge Manuela Barbiera -. Come insegnante del Malignani perché i nostri studenti con il calo delle ore perdono le sperimentazioni che stanno seguendo, perdono tutte le attività di laboratorio. Ma anche come genitore, per l'impoverimento dei contenuti della scuola. Il maestro unico conclude poteva forse andare bene ai tempi del libro Cuore di De Amicis, non adesso. Un maestro unico non può farcela da solo, magari con 30 bambini come quelli di oggi. In fondo cosa ne può sapere il ministro Gelmini che non ha figli e che non vive il mondo della scuola?». Un pensiero che trova concordi praticamente tutti i manifestanti che ieri erano a chiedere, soprattutto, un maggior coinvolgimento nelle scelte di chi quotidianamente vive ed opera nel mondo della scuola.
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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GLI STUDENTI «È solo l'inizio della protesta Faremo sentire la nostra voce» «Questo è solo l'inizio della nostra protesta». È il pensiero ricorrente tra i tantissimi studenti delle scuole superiori udinesi che ieri hanno invaso le strade del centro cittadino per opporsi alla riforma Gelmini. «Sono qua, in prima fila, a difendere la mia scuola ha spiegato dietro lo striscione che sosteneva insieme ai suoi compagni, Ilaria Furlan -. Sono al liceo scientifico tecnologico Malignani di Udine. Noi abbiamo tante ore di insegnamento in laboratorio che, togliendo gli insegnanti tecnico pratici, praticamente scompariranno. In questo modo in molte materie importanti come la chimica o la fisica non potremo più avere un'istruzione completa». Per rendere evidente all'occhio di tutti le vere ragioni della protesta, gli studenti del Malignani hanno anche anticipato una delle riforme volute dal ministro Gelmini e si sono messi in divisa: tutti con il camice bianco con cui seguono le attività nei laboratori della scuola. «Sappiamo bene che il decreto ormai è stato convertito in legge aggiunge Arturo Zamò -. Quelli di noi che non sono ancora maggiorenni non possono firmare per un referendum abrogativo, ma non per questo rinunciamo a far sentire la nostra voce. Speriamo che almeno, dopo tutte queste proteste, non venga applicata la riforma nella sua completezza. E poi conclude siamo anche preoccupati per il futuro delle nostre università, a cui ci iscriveremo tra qualche anno».
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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Proteste degli studenti contro la trasformazione in legge del decreto Gelmini. Ma Forza Nuova ne sostiene la validità Celebrato il funerale della scuola Un corteo silenzioso e i ragazzi vestiti a lutto con una bara di cartone hanno percorso le strade Ore 8.30: va di scena il funerale della scuola pubblica. Anche Rovigo, come tante altre città d'Italia, ha dato voce alla protesta degli studenti contro la legge Gelmini sulla riforma scolastica.Approvato il decreto ministeriale nella mattinata di mercoledì, infatti, già dal prossimo settembre ci saranno parecchie novità, tra le quali il ritorno del maestro unico alle elementari, cosa che sta facendo non poco discutere, visto che ancora non si è capito come si organizzerà poi il tempo pieno, e le classi ponte solo per gli alunni stranieri. Così, nel giorno dello sciopero nazionale della scuola a Roma deciso dalle tre consorelle del sindacato Cgil, Cisl e Uils con Snals e Gilda, i ragazzi delle superiori si sono dati appuntamento ancora in piazza Cervi come una settimana fa, stavolta per inscenare il saluto estremo alla scuola.«Siamo una buon gruppo di allievi degli istituti superiori spiega Giulia Rossato, rappresentante di istituto del Celio, Roccati, di buona parte dello scientifico Paleocapa, del Bernini e del De Amicis. Non ci siamo tutti perché qualche compagno ha scelto di andare a manifestare a Roma, a Venezia, Bologna e Padova».Così ieri mattina i rodigini hanno potuto assistere a un silenzioso corteo di studenti, preceduto da quattro ragazzi completamente vestiti di nero che portavano sulle spalle una bara di cartone. Molti tenevano in mano una candela accesa, mentre al megafono veniva scandito come salmo responsoriale «scuola pubblica, riposa in pace». Il corteo è arrivato in piazza Garibaldi, salutato dagli applausi dei docenti di primarie, medie e superiori che stavano animando un'assemblea. «Abbiamo parlato insieme della riforma chiude Giulia e abbiamo deciso di andare avanti con le nostre mobilitazioni, proprio per far capire e sentire il nostro disagio».Anche a Roma una nutrita rappresentanza di Rovigo ha fatto sentire le proprie ragioni. Iscritti ai sindacati, docenti, genitori e studenti hanno marciato assieme per opporsi a questa riforma. «Eravamo in tantissimi esclama Bertilla Gregnanin della Uil scuola saranno stati almeno quindici anni che non vedevo una tale partecipazione per la scuola. Solo da Rovigo siamo arrivati con due corriere. Questo è il segno del disagio ce sta attraversando chi vive davvero il mondo della scuola, ed è necessario che anche noi siamo ascoltati, perché saremo noi i primi utenti dell'utilizzo di questa riforma». Le percentuali di insegnanti che hanno adetito alla protesta in Polesine secondo i sindaciati sono state 93\% per la scuola dell'infanzia e primaria, 40\% per medie e superiori.Anche i giovani di Forza Nuova hanno preso posizione. «La sinistra piazzaiola e sessantottina continua a strumentalizzare gli studenti, usandoli come cassa di risonanza di una non digerita disfatta elettorale». Così Giorgia Furlanetto, neoeletta presidente provinciale del movimento giovanile ha commentato le violente proteste. «Dietro i cortei e le occupazioni si cela la frustrazione di una sinistra depressa e retorica che tenta solo di difendere con le unghie e con i denti lo stipendificio che ha creato a suo uso e consumo. Un dibattito allargato e costruttivo che parta dal basso: questo è l'invito che noi di Lotta studentesca Rovigo rivolgiamo alle organizzazioni studentesche provinciali del centrodestra. Momenti di confronto e approfondimento per pensare insieme la scuola di domani. Campagne di sensibilizzazione contro le droghe, lotta alla faziosità dei testi scolastici, investimenti a favore dell'edilizia scolastica, corsi periodici di aggiornamento per i docenti e più sport nelle scuole: queste son le riforme che noi di Lotta studentesca vogliamo».Maria Benedetta Errigo
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da "Gazzettino, Il (Vicenza)"
del 31-10-2008)
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LA PROTESTA ANTI-GELMINI Non c?è stata solo la delegazione di 500 persone al corteo di Roma Ieri anche Vicenza ha risposto in modo massiccio con una sfilata dalla stazione al provveditorato Aule svuotate: gli studenti e i prof in strada Al Pigafetta qualche rinuncia per le alte detrazioni. Lezione all?aperto al rondò di Borgo Scroffa. «Bisogna trovare altre forme di mobilitazione» Ha svuotato le scuole la recente conversione in legge del decreto Gelmini. Ieri mattina gli effetti dello sciopero nazionale contro le politiche dell'Istruzione varate di recente dal governo si sono fatti sentire anche a Vicenza. Numerosi gli istituti di ogni ordine e grado a servizio ridotto o addirittura vuoti, sia in città sia in provincia. Lezioni sospese in molte scuole con insegnanti che hanno scelto di incrociare le braccia assieme al personale Ata. C'è anche chi è sceso in piazza con gli studenti per la manifestazione che ieri mattina ha visto sfilare in corteo migliaia di persone (3 mila per gli organizzatori, 1.500 per la Questura) dalla stazione all'Ufficio scolastico provinciale di Borgo Scroffa. Senza contare la delegazione di oltre cinquecento tra studenti e insegnanti che ieri ha partecipato al grande corteo di Roma.Intanto la mobilitazione non si placa e sono in molti a voler andare avanti con assemblee e autogestioni. Come quella che gli alunni dell'istituto professionale Da Schio hanno annunciato per questa mattina.LO SCIOPERO. È ancora presto per fare la conta ufficiale del personale della scuola che si è astenuto dal servizio. I singoli istituti sono tenuti a comunicare le assenze per sciopero, non più all'ex Provveditorato, ma ad una banca dati telematica che fa capo al Miur. Solo tra qualche giorno quindi sarà possibile conoscere i numeri complessivi della protesta. Intanto l'Usp di Vicenza riferisce che sono almeno una cinquantina i dirigenti scolastici che hanno aderito allo sciopero, da città e provincia. Corpo docente e Ata ridotto all'osso anche al liceo Pigafetta e al Da Schio. Mentre tra i comprensivi che hanno chiuso i battenti c'è il n. 11 di Via Prati e il 5 di Stradella Cappuccini. Per quanto riguarda gli studenti, alto il tasso di assenze, soprattutto ai tecnici e ai professionali (Fusinieri, Montagna, Canova, Lampertico, Fogazzaro, Rossi) che toccano quote del 98 per cento di banchi vuoti. Molti ragazzi erano alla manifestazione vicentina promossa in difesa della scuola pubblica.LA MANIFESTAZIONE. Colorato e rumoroso il corteo ha preso le mosse dopo le 9 dalla stazione ferroviaria. Soprattutto studenti, ma anche tanti insegnanti (delle superiori e dei comprensivi) e qualche genitore. Hanno concluso la loro marcia all'Usp, dove una delegazione di dodici persone , tra ragazzi, prof e genitori è stata ricevuta dal direttore Pasquale Palumbo. Il gruppo ha chiesto al provveditore di farsi portavoce presso il Ministero delle istanze vicentine. Gli ha poi consegnato un plico di mozioni e delibere prodotte finora dai collegi docenti di alcuni istituti: documenti che mettono nero su bianco la contrarietà degli insegnanti alla riforma targata Gelmini. E mentre era in corso il colloquio ai piani alti del palazzo, vicino alla rotatoria tra Via IV Novembre e Borgo Scroffa andava in scena una lezione open air tenuta da Federico Magliaretta sulla legge 137 e gli effetti dei tagli della Finanziaria sulla scuola.A sfilare lungo le vie del centro, anche Massimo Passarin e Gabriella Bressan, insegnanti dell'istituto tecnico commerciale Piovene: «Questi tagli non sono ammissibili. Per estirpare la gramigna non si può scegliere di incendiare tutto, come sta facendo il ministro. Ora sosteniamo l'ipotesi referendum. Crediamo però sia necessario fare più informazione». Non si arrendono nonostante il decreto sia diventato legge da qualche ora. Anzi, dice il professor Giorgio Casara del liceo Pigafetta «bisogna trovare nuove forme di mobilitazione». Nel suo istituto qualche collega è rimasto in classe, «soprattutto i più giovani, anche per motivi economici. C'è una detrazione molto alta sullo stipendio per gli insegnanti che scioperano».I VICENTINI A ROMA. «E' stato emozionante». Sono le parole del segretario provinciale di Flc Cgil Sebastiano Campisi poco dopo la fine della manifestazione. Da Vicenza a Piazza della Repubblica a Roma. Questo il viaggio compiuto nella notte tra mercoledì e giovedì dagli 11 pullman (9 di insegnanti e due di studenti) messi a disposizione da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda e partiti da Vicenza, Bassano, Schio, Thiene e Valdagno. Oltre cinquecento persone hanno preso parte alla mobilitazione nazionale indetta dai sindacati per dire no ai provvedimenti di riforma della scuola. Larga la partecipazione delle maestre, minore quella degli insegnanti delle superiori: «Ci sembra che il messaggio tra questi istituti non sia ancora passato», dice Campisi. E Tina Cupani, segretario della Cisl Scuola di Vicenza: «Una marea di persone che non avevo mai visto con i miei occhi in tante manifestazioni cui ho partecipato». Nello spezzone vicentino anche Cristina Moracchiato insegnante della scuola primaria di Torrebelvicino «Nonostante la conversione in legge andremo avanti. La sensazione è che il problema non sia ancora ben conosciuto».Laura Pilastro
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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BADIA POLESINE Epigrafe, foto di gruppo e poi via alle altre manifestazioni La protesta studentesca ieri mattina a Badia Polesine si è concentrata soprattutto davanti all'Itas «Einaudi» dove un gruppo di studenti si è dato appuntamento per promuovere una sfilata assieme ai compagni provenienti dagli altri istituti superiori badiesi.Il tempo per una foto con l'ormai classica bara e l'esposizione di una epigrafe e tutto è invece finito lì. Il concentramento non si è sviluppato e la ragione ce l'ha spiegata Thomas Milani, uno studente di quinta: «Nei giorni scorsi abbiamo tenuto diverse assemblee nell'aula magna del nostro istituto per dibattere e valutare la situazione della scuola sugli effetti del decreto Gelmini. Pensavamo di riuscire a comporre un corteo per sfilare verso il centro di Badia, ma diversi di noi avevano già deciso di partecipare alle manifestazioni di Rovigo, Este e Ferrara e quindi non abbiamo fatto nulla, così dopo la foto simbolica ci siamo mossi verso le altre manifestazioni».Continuerete? «Per noi - continua Milani - si tratta solo dell'inizio e anche se per il momento non vediamo gli effetti dei tagli sul nostro istituto, ci rendiamo conto che già dal prossimo anno si faranno sentire e le avvisaglie le abbiamo già. Non ci debbono sottovalutare perchè noi sappiamo ragionare con la nostra testa. Siamo anche preoccupati per lo stato dell'Università visto che dal prossimo anno anch'io sarò uno studente universitario e quindi non possonon pensare al mio futuro».Sull'epigrafe, tra l'altro, c'è scritto: «Anno 2008 D.C. Si è spenta con grande gioia dei ministri Tremonti e Gelmini la Scuola Italiana. Ne danno il triste annunciogli studenti, i docenti, tutti i bidelli e il personale Ata che sciopererà in questo giorno di grande tristezza per tuttal'istruzione italiana. I funerali si svolgeranno giovedì 30 ottobre 2008, in tale occasione verrà deposta la salma della scomparsa istituzione che decreterà il sottosviluppo italiano,l'arretramento di tutta la ricerca e l'ignoranza che si manifesteràin Italia dopo l'entrata in vigore di questo decreto tagliafondi. Imprese funebri studentesche».Paolo Aguzzoni
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da "Gazzettino, Il (Vicenza)"
del 31-10-2008)
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Mamme e figli tra l'impegno e le tentazioni delle bancarelle (s.f.) Mamme divise fra calzetti tre paia dieci euro e figlio da spiare in testa al corteo, zuzzurelloni tentati adesso dallo slogan anti-Gelmini e subito dopo dai jeans in occasione, intellettuali in disarmo usciti per la brioche e catapultati in privati deja-vù del '68. Ecco come lo sciopero studentesco di ieri, giorno di mercato, moltiplica all'infinito l'illusione ogni settimana regalata dalle bancarelle di piazza dei Signori su un mondo che per magia si ritrova tutto qui, mai troppo stretto fra la Basilica e piazza Matteotti.Il potere della Provincia, di accogliere placidamente nel suo materno seno qualsiasi manifestazione di umanità, sfoggia tutto il proprio fascino durante la popolosa sfilata di chi esprime dissenso contro il decreto sulla scuola approvato l'altro giorno dal Senato. Ci sono anche il fotoreporter che ha girato il mondo con il suo obbiettivo militante, e la moglie attrice di infiniti spettacoli per bambini. Sono qui con la figlia, che ha detto «Oggi sto a casa, c'è sciopero». «Invece no le abbiamo risposto o si va in piazza o si entra a scuola, per cui abbiamo democraticamente optato per uno sciopero di famiglia». Avanzano tutti e tre, sfiorando all'incrocio fra corso Palladio e corso Fogazzaro, un nerastro capannello di ragazzi di destra che, in netta minoranza rispetto alla massa dei dimostranti, buttano lì la provocazione di un coro sommesso. Quasi subliminale, perché a malapena si percepisce la parola Italia, senza cogliere altri vocaboli. Per ora il centro di Vicenza non ricorda neanche lontanamente quello di Roma, dove mercoledì camerati e compagni hanno riassaporato il perverso piacere di darsele di santa ragione, sfasciando le sedie di un innocente ristorante.In realtà gli aspiranti fascistelli non vedono l'ora di finire per affrettarsi dentro il nuovo store di vestiti aperto all'angolo con via Battisti, preso di mira anche da frange moderate di manifestanti, la cui adesione alla protesta si ferma dopo trecento metri di corteo. Ne fanno altri cinquanta quelli che invece cedono alla tentazione della coda davanti alle porte del più globalizzante dei fast food. Sparuti fenomeni di devianza rispetto al serpentone che procede compatto verso gli uffici dell'ex provveditorato, con dentro molti prof, compresi quelli che ogni tanto fanno la conta dei loro studenti per capire chi ha bruciato perfino lo sciopero. Docenti fra cui spiccano il precario con figlioletta di quattro mesi appesa al collo, l'ex comunista messo in subbuglio dall'Unità in formato tabloid, l'insegnante rassicurata per la spesa dal marito ex partigiano spedito dentro il market di detersivi, il vicepreside accerchiato da fulgide supplenti.Quando passano i carabinieri che chiudono lo spettacolo viaggiante, le uniche tracce della contestazione sono i manifestini appesi alle colonne del corso con scritte come La maestra invisibile o La cosa studentesca. Per il resto, il centro di Vicenza è già tornato in mano alle siorete di ritorno dal mercato con i loro bottini di calzetti e magliette della salute. Nonne serenamente divise fra quelle solidali con i nipoti e quelle stregate dalla ministra. Sana democrazia di provincia.
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da "Gazzettino, Il (Vicenza)"
del 31-10-2008)
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INDUSTRIALI Mentre giù in Piazza Castello impazzava la manifestazione anti-Gelmini , su a Palazzo Bonin Longare, sede degli Industriali, altri studenti giunti da tutta la provincia ricevevano i riconoscimenti per il concorso Storie d'impresa.Ad aggiudicarsi il 1° premio quest'anno è stato l'Isis di Asiago per lo studio condotto sul Caseificio Pennar, ma in una giornata particolare di protesta, come quella di ieri, a fare notizia sono altre storie, paradossali come quella degli otto ragazzi della 4^ A dell'istituto Luzzatti di Valdagno.A portare questi studenti dell'Agno nel capoluogo non sono infatti stati i loro insegnanti, impegnati com'erano a contestare il ministro, bensì i gastronomi Grande, titolari dell'azienda sulla quale i ragazzi avevano condotto la loro ricerca storica. Sulla riforma scolastica c'è stato l'accorato intervento volutamente politico dell'assessore provinciale all'istruzione e al lavoro Morena Martini, in veste di insegnante precaria, contro chi manifesta senza sapere perché. Quindi è stato presentato il filmato dell'Ipsia Garbin di Schio sul Made in Italy che l'anno scorso è finito tra i primi cinque lavori a livello nazionale. Poi è finalmente arrivato il momento delle premiazioni, che riguardava i sette migliori istituti di ogni area con cui Confindustria è presente sul territorio (Vicenza, Basso Vicentino, Alto Vicentino, Altipiano, Bassanese, Ovest Vicentino, Valle dell' Agno). I vincitori asiaghesi al quinto anno di ragioneria, curiosamente partiti in trenta e arrivati alla fine del lavoro in tre, sono Gianluca Bortoli, Eleonora Frigo e Vittorio Rigoni (Alessio Barolo e Domenica Polato i docenti). Secondo posto per l'Itas Trentin di Lonigo per la storia aziendale di Ftg Safety Shoes; terzo classificato l'Itcg Pasini per Tam & co., vincitore per la sezione Miglior filmato; quarto il liceo Brocchi di Bassano del Grappa per Grafiche Tassotti; quinto l'Itc Fusinieri di Vicenza per la Campagnolo; sesto l'Isis Da Vinci di Arzignano per Borgatyo Luigi; settimo il già citato Luzzatti di Valdagno per Grande. Ad ognuna di queste scuole vincitrici d'area sono arrivati duemila euro per attrezzature scolastiche. L'Isis Asiago come vincitore assoluto a livello provinciale se ne aggiudica altri duemila. Un altro migliaio al Pasini di Schio per la vittoria nella sezione Miglior filmato. Agli insegnanti sono andati centoventi euro in buoni per libri, mentre a ciascun alunno una chiavetta Usb da 2Gb griffata dagli Industriali.Enrico Soli
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
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Discorsi contro i tagli dal palco dell'orienteering Studenti ed insegnanti in piazza contro la riforma Gelmini anche ad Adria. Nella centralissima piazza Garibaldi, i manifestanti per circa due ore, con striscioni e slogan, hanno contestato i provvedimenti del governo in materia di scuola per «una istruzione migliore ed un futuro migliore». Sfruttando il palco usato per l'orienteering nei giorni scorsi, i vari rappresentanti d'istituto si sono alternati per dire no ai tagli previsti in finanziaria ed ai tagli del personale, chiedendo al governouna politica lungimirante sulla conoscenza, vista non come una voce di spesa da tagliare ma come un investimento per ilfuturo sociale, culturale ed economico del Paese. La manifestazioneche si è svolta pacificamente senza alcun intoppo si è conclusaattorno alle 10.30. Davanti ai cancelli delle scuole primarie,invece, volantinaggio delle insegnanti con un volantino fatto in proprio dal personale degli istituti comprensivi Adria 1e Adria 2.
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da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 31-10-2008)
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Voto di condotta che favorisce i mediocri Sono ... Voto di condottache favoriscei mediocriSono giornate di riflessione sul futuro della scuola italiana, nel resto del paese il clima è teso tra studenti, insegnanti, famiglie da un lato e Governo dall'altro.Anche nel nostro territorio la riflessione e la comprensione del significato del decreto del Ministro Gelmini sono intense.La riforma del Ministro Gelmini trasformerà radicalmente la scuola italiana. Partita con provvedimenti come i grembiulini e il voto di condotta che fa media con gli altri voti, favorendo piuttosto i ragazzi mediocri rispetto ai bravi , ora il progetto ha assunto i suoi caratteri fondamentali. (È favorito a parità di un buon voto di condotta, ad esempio 8, l'allievo che nelle discipline ha meritato un voto basso ad esempio 5, perché con la condotta innalza la media, mentre a uno studente molto bravo la abbassa).Il maestro unico alle elementari. Ci si chiede se può oggi nella società globale e complessa un maestro unico rispondere alle sfide culturali del nostro tempo?Molta attenzione deve essere riservata per il bene dei giovani anche alle reali esigenze delle famiglie, la prima struttura formativa della società. Siamo uno dei pochissimi paesi europei in cui il tempo scuola è già così breve, con il decreto Gelmini lo diventerà ancora di più, ventiquattr'ore a settimana soltanto.Come sarà gestito il tempo della mensa, che è un momento educativo importante, resteranno le mense?Le economie delle società industriali e postindustriali prevedono che le madri lavorino.Oggi anzi il lavoro delle donne è causa di ulteriore sviluppo economico e sociale e quindi imprescindibile, i paesi, in cui è alta la percentuale delle donne che lavorano, hanno alti tassi di natalità. Come coniugare la riduzione del tempo scuola previsto dall'introduzione del maestro unico e dalle riduzioni di orari negli altri ordini scolastici con l' esigenza di molti bambini e adolescenti italiani di passare il pomeriggio con adulti dediti a loro, preparati?L'aumento degli alunni per classe e la soppressione degli istituti con meno di 50 alunni comporteranno nella nostra provincia drastiche riduzioni soprattutto nelle aree montane. Riduzioni e accorpamenti possono essere effettuati, sono già stati effettuati negli ultimi anni, ma facendo attenzione alle diverse situazioni, ai bisogni dei paesi dispersi di sentire che lo Stato non li ha completamente abbandonati. Così vale per le scuole superiori dove tutte le sperimentazioni verranno abolite.Il tempo scuola si ridurrà a 32 ore tagliando molti insegnamenti, senza un dibattito, una valutazione coinvolgendo i docenti, gli studenti, i genitori, l'opinione pubblica, addirittura senza dibattito parlamentare. A ciò si aggiungono i tagli di fondi all'università, alla ricerca, le riduzioni del numero di contratti dei ricercatori. Scuole superiori e Università dovrebbero essere trasformate in fondazioni e finanziate da privati. Ma senza interventi di controllo correttivi questa privatizzazione strisciante è deleteria se innalzata a sistema. Nella nostra provincia la funzione insostituibile della scuola pubblica è riconosciuta da tutta la società.Quanta disoccupazione creeranno questi che la Presidente di Confidustria Emma Marcegaglia non ha esitato a definire tagli, non riforma? Quanti posti di lavoro in meno? Quanti giovani docenti ,ricercatori resteranno disoccupati? Che ne sarà di una giovane e così consistente fetta della nostra intellettualità?Tutti all'estero?A ciò si aggiunge la proposta di istituire classi separate per gli alunni stranieri.Siamo alla discriminazione più grave, un avvio di apartheid, per creare paura, tensioni, discriminazioni, ben sapendo che questa scelta dal punto di vista didattico è controproducente e sbagliata.Così questa azione politica del Governo Berlusconi Tremonti, a cui si affianca la Gelmini , produce effetti di cui si temono le conseguenze, mentre la scuola italiana, come sostengono autorevoli personalità come il Presidente Napolitano ed il Governatore della Banca d'Italia Draghi necessita di fondi e di interventi che la qualifichino, la rilancino, innalzino il livello della nostra istruzione.Paola SchirattiConsigliera Provinciale IdVLo Stringherringraziaagenzie e alberghiScrivo anche a nome dei miei compagni di classe, perché vogliamo ringraziare pubblicamente gli imprenditori delle agenzie di viaggio e degli alberghi del Nordest, che ci hanno accolto per lo stage di tre settimane.Noi, allievi della classe 5^ A «Tecnico dei Servizi Turistici», abbiamo da poco concluso tale esperienza di alternanza scuola lavoro, prevista dal piano di studi dell'Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione, con sezioni Turistica e Commerciale "Bonaldo Stringher" di Udine.Tra le varie attività svolte presso le aziende, abbiamo usato i computer per realizzare itinerari di viaggio, abbiamo gestito e archiviato documenti, come contratti di viaggio, prenotazioni, fatture e voucher.Abbiamo risposto al telefono, inviato fax e messaggi e-mail. C'è chi ha tradotto i menu in lingua tedesca e inglese. In genere, abbiamo cercato di saper gestire bene le relazioni con i clienti. È fondamentale effettuare questo genere di attività, al fine di conseguire la padronanza nel proprio ambito lavorativo.Fabrizia LizziIstituto professionaledi Statoper i Servizi alberghierie della ristorazione"Bonaldo Stringher"Udine
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da "Gazzettino, Il (Vicenza)"
del 31-10-2008)
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Cittadella 500 studenti sfilano in corteo CittadellaMassiccia partecipazione anche nella città murata ieri mattina, per la mobilitazione nazionale del comparto scuola che ha manifestato contro la nuova legge di riforma del ministro Mariastella Gelmini. L'adesione è stata elevata in tutte le scuole di ogni ordine e grado, per la prima volta in piazza gli studenti, i professori ed il personale Ata, sia delle superiori che delle medie Pierobon. Il raduno degli studenti nel piazzale dello stadio dove si trovano l'industriale Meucci, il liceo Caro e l'istituto d'arte Fanoli. A questi si è unito l'istituto commerciale Girardi. Nelle fasi iniziali almeno 500 persone che hanno raggiunto il centro storico fermandosi in piazza Pierobon dopo aver fatto sentire slogan e cartelli davanti al municipio in via Indipendenza. Circa 200 quelli dello "zoccolo duro" rimasti a manifestare fin poco prima di mezzogiorno. È intervenuto anche un docente e il sindacalista della Cigl Maurizio Zancopè.M.C.
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da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Rivalutato il maestro unico di Elena Borgato D?Isanto * Perché questa levata di scudi contro il maestro unico, il voto in condotta, i giudizi espressi nuovamente con i voti e il tanto ridicolizzato grembiulino?Moltissimi insegnanti come me, approvano e ringraziano chi ci pone nuovamente in cattedra.Finalmente un ministro della scuola che riconosce e rivaluta l'operato del maestro unico che circa 15 anni fa venne sostituito con il modulo per garantire posti di lavoro più che per vere esigenze pedagogico-formative.Ricordo il disorientamento di tutti noi quando, nei primi anni Novanta, partita la riforma ci si incontrava per stabilire, una volta assegnate le 2 o 3 classi al modulo, chi avrebbe insegnato le materie dell'area logico-matematica, chi quelle dell'area linguistica e chi quelle dell'area antropologica.Non fu facile adattarsi e le vignette che circolavano a quei tempi su quella riforma, ritraevano una donna con tre teste davanti ad una classe di bambini ancora più disorientati degli insegnanti; anche le famiglie non accolsero con favore la riforma, non sapendo più con chi rapportarsi.Furono anni difficili per l'assegnazione delle classi, l'organizzazione dei moduli e degli orari, e si diede il via ad una corsa al nozionismo, svincolata da una vera formazione dell'alunno, senza tener conto dei tempi di apprendimento dei bambini, ai quali era stato tolto un grosso punto fermo nella crescita: il suo maestro o maestra che l'avrebbe accompagnato, sostenuto, valorizzato quotidianamente per cinque anni. Senza maestro di riferimento; senza voti, ma giudizi che non chiarivano ma a volte lasciavano spazio a varie interpretazioni; senza voto in condotta; senza grembiulini, che mettevano tutti sullo stesso piano. Si era riusciti a smantellare una scuola primaria che funzionava e che nulla aveva da invidiare alle pari a livello europeo.A chi sta protestando contro queste riforma il ministro Gelmini ha più volte detto che non ci saranno licenziamenti, ma un riordino di una scuola ormai fuori controllo. Difendere lo Stato attuale, significa difendere una struttura che in questi anni è diventato un vero e proprio ammortizzatore sociale, a scapito del merito e della qualità sia degli alunni che degli insegnanti. Questo decreto punta a rafforzare il principio di autorità nella scuola, indebolitasi pericolosamente negli ultimi anni e spesso confuso con autoritarismo. Il problema del bullismo non sarà risolto con il semplice apporto del voto in condotta, ma fornirà al docente e all'istituzione scolastica uno strumento che permetta al ragazzo e alla famiglia di riconoscere in chi lo usa, l'autorevolezza necessaria per la crescita. Il voto espresso in decimali mira semplicemente alla chiarezza e giudica solamente le prove fornite a scuola e non il valore del ragazzo in sé. Questo decreto punta a restituire alla scuola la sua missione educativa ed a ricreare quell'alleanza perduta tra studenti, insegnanti e famiglie.*Lega Nord
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Studenti e prof, la protesta in corteo Erano migliaia i manifestanti che ieri hanno sfilato da Prato della Valle a piazza Insurrezione (F.C.) Quanti erano? Per la Questura 7 mila, per gli organizzatori quasi il doppio. Comunque tanti, tantissimi: urlando "chi non salta la Gelmini è", suonando marakas e tamburi, indossando grembiulini rosa e azzurri per fare il verso al provvedimento ministeriale che prevede il ritorno della casacca uguale per tutti, scagliandosi contro "l'EnteroGelmini che distrugge la flora studentesca". Maestri, professori, alunni delle superiori (soprattutto di Scalcerle, Curiel, Valle, Cornaro, Marchesi, Fermi), universitari, genitori, e anche molti bambini non solo delle elementari ma anche delle materne in sella a mini-biciclette, hanno partecipato ieri mattina al lungo serpentone di protesta che si è incamminato per le vie del centro storico. L'annunciata serrata delle scuole, prevista dalle sigle promotrici dello sciopero generale - Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda - non c'è stata ma il corteo colorato e rumoroso, pacifico, ha colpito comunque nel segno.Partito dal Prato della Valle, è confluito in Piazza Insurrezione. Pochi attimi di tensione quando i giovani dei centri sociali hanno cercato di portare la protesta verso la stazione ferroviaria, tentativo impedito però dalle forze di polizia, e dagli stessi partecipanti al corteo autorizzato, che si sono dissociati dalle iniziative dell'area dei Disobbedienti. I ragazzi dei centri sociali, sempre controllati da polizia e carabinieri, si sono così limitati ad alcune iniziative di rallentamento del traffico lungo Corso del Popolo mentre davanti agli istituti superiori divampava il volantinaggio: "Cari genitori oggi non siamo a scuola perchè i decreti voluti dai ministri Gelmini e Tremonti mettono in discussione il diritto dei nostri figli ad avere una scuola efficiente". Sotto accusa il decreto Gelmini, ora legge che ha attirato a Roma oltre 1.500 padovani, capeggiati da Totò Mazza (Cgil), Nereo Marcon (Cisl), Giuseppe Morgante (Uil), Leopoldino Lago (Snals), Francesco Bortolotto (Gilda). "E' stato un successo strepitoso - rendicontava a sera Marcon, di ritorno a Padova -, una grande risposta di piazza ad una legge che costringe la scuola ad arretrare di un secolo". Tra i manifestanti che hanno espresso il loro "no" forte e chiaro per le strade di Padova, anche l'assessore comunale alla cultura Monica Balbinot, mamma di tre bambini. «Sono scesa in piazza perchè sono preoccupata per il futuro dei miei figli, la didattica - sostiene Balbinot - è fondamentale e vederla peggiorare anzichè unire le forze per tentare di migliorarla è un grande dispiacere. La scuola, l'università, la ricerca abbisognano di sempre maggiori fondi e investimenti, anzichè di tagli che le mortificano».
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Giovani centrodestra «Il black-out della didattica da molti non è condiviso» In occasione delle proteste suscitate dal decreto Gelmini si sono riuniti gli studenti di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord per prendere le distanze dal metodo con il quale certi esponenti della sinistra stanno portando avanti la protesta tramite l'occupazione rumorosa di spazi indispensabili all'attività didattica di tutti, per affermare il diritto allo studio di chi paga le tasse universitarie e le minacce di pochi facinorosi, spesso poco o per niente informati, nei confronti dei ricercatori, dei professori e degli studenti che non prendono parte alla protesta. Inoltre vogliono sottolineare che a Padova la protesta nell'università si è limitata alla partecipazione di massimo trecento universitari su oltre 62000 iscritti, ovvero meno dello 0.5\% del totale. I rappresentati dei tre movimenti giovanili della maggioranza ritengono inoltre che il decreto porterà ad una profonda riqualificazione dell'università in termini di maggiore concorrenza tra gli atenei, radicale lotta agli sprechi, di apertura a finanziamenti anche privati e di una conseguente più proficua collaborazione con il mondo del lavoro. Nel momento in cui usciranno le linee guida per una discussione sull'assetto universitario da parte del governo convocheremo una conferenza stampa unificata.Azione Universitaria (AN), Studenti per le Libertà (FI), Movimento Giovani Padani (LN)
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da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Strappati i cartelli anti-Gelmini Ignoti hanno agito poco prima della manifestazione in programma in centro Montebelluna(L.Bon) A Montebelluna, stracciati i cartelli di solidarietà alle maestre. Si tingono di giallo, nel Comune montelliano, le proteste anti-Gelmini. La scorsa notte, infatti, poco prima dello sciopero generale e della manifestazione in programma in centro, ignoti hanno strappato i cartelli che, appesi una ventina di giorni fa all'interno del cortile della scuola elementare Marconi (cuore del primo circolo didattico che comprende varie scuole materne ed elementari), e lungo la recinzione, testimoniavano la vicinanza dei genitori e delle famiglie alle insegnanti. "Esprimiamo la nostra solidarietà alle maestre -era il contenuto del messaggio- che sono già "uniche"". In relazione agli ignoti che hanno strappato i cartelloni, l'assessore-insegnante Lucio De Bortoli commenta: "questi sono gli argomenti dei vigliacchi. Se hanno il fegato necessario escano dalle loro tane perché voglio vedere come sono fatti". Ad uscire, intanto, sono state, ieri mattina, alcune centinaia di studenti e insegnanti che hanno manifestato in piazza Negrelli e nel centro storico contro la legge Gelmini. All'inizio del corteo è sceso tra gli studenti anche il sindaco del Comune di Montebelluna, Laura Puppato, che ha voluto salutare i ragazzi. Presenti pure l'assessore alle Politiche Educative, Lucio De Bortoli, ed il consigliere incaricato alle Politiche Giovanili, Loris Poloni, pure nella veste di insegnanti. Il corteo, che ha attraversato corso Mazzini, concesso in extremis dalla Questura dopo l'intervento del sindaco, dato che inizialmente era stata richiesta solo piazza Negrelli, si è svolto senza problemi. Non mancavano comunque rappresentanti delle Forze dell'ordine. Per quanto riguarda lo sciopero, è stata massiccia l'adesione degli insegnanti, sia a Montebelluna che nel comprensorio. A Montebelluna, ad esempio, sono rimasti completamente chiusi tutti gli istituti del primo circolo didattico, ma anche le scuole medie, sia per quanto riguarda la sede centrale che quella di Biadene. Cattedre vuote pure al liceo classico-scientifico "Primo Levi". Su 110 insegnanti ieri mattina c'erano circa in 20. Al "Veronese" gli scioperanti sono stati il 58\%; complici poi il giorno libero o assenze giustificate, le presenze non hanno superato il 20\%. A Volpago, alle elementari sono rimasti completamente chiusi i plessi di Selva e Venegazzù, mentre a nel plesso del capoluogo in servizio c'erano 5 insegnanti. Alle medie dello stesso comprensivo hanno scioperato i 2/3 dei docenti. E negli altri Comuni del comprensorio l'andamento è stato analogo.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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All?Azienda ospedaliera hanno istituito una commissione d?indagine e segnalato il caso alla magistratura, ma ieri era regolarmente al lavoro Sotto inchiesta ginecologo "fantasma" Il direttore della Clinica ostetrica di Padova era in Cina, ma nello stesso giorno risulta aver effettuato un taglio cesareo PadovaNostro servizioPagato per un "taglio cesareo complesso" effettuato il 9 novembre 2007 dalle 12,20 alle 13,16 in una sala operatoria della Clinica ostetrica e ginecologica dell'Azienda ospedaliera di Padova. In realtà il professor Antonio Ambrosini, che della Clinica è il direttore, in quei minuti veniva immortalato nelle foto di rito scattate al congresso Asia Pacific sulle controversie in ostetricia, ginecologia e infertilità (Cogi), in corso nientemeno che a Shanghai. In terra cinese l'illustre cattedratico, allora presidente della Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, si era portato il figlio Guido, anche lui ginecologo, divenuto ricercatore universitario nel 1993, un anno dopo la laurea, all'Università di Sassari dove il padre era a capo dell'Istituto di clinica ostetrica e ginecologica e della Scuola di specializzazione.Ad attestare la presenza a Shanghai di entrambi, oltre all'album fotografico, è un invito nel quale Ambrosini senior caldeggiava i congressisti a partecipare a una cena di gala in onore di Ambrosini junior al nono piano dell'Hotel Le Royal Meridien, 789 Nanjin East, room Paris. Niente di più distante dal polo patavino di via Giustiniani dove il professionista, come attesta la cartella clinica numero 64727, risultava primo operatore dell'intervento su una paziente dozzinante, ovvero pagante in proprio, in regime di intra-moenia. E sulla base di quanto è registrato sul conto prestazioni sanitarie della suddetta cartella, il medico ha diritto a pagamento (lauto): il 60\% di quanto sborsato dalla partoriente va a lui, il 20\% al secondo operatore. Parliamo di una cifra tra i 6 e i 7 mila euro lordi: dunque circa 4 mila per Antonio Ambrosini primo operatore più un altro 10\% assegnato sempre ad Antonio Ambrosini, cifra che gli spetta in quanto direttore della Clinica.Incongruenze saltate agli occhi della Direzione generale dell'Azienda ospedaliera, che ha voluto vederci chiaro, istituendo una commissione d'inchiesta interna e avvisando l'autorità giudiziaria. Titolare dell'indagine in corso è la pm Orietta Canova della Procura di Padova.«Abbiamo fatto il nostro dovere, segnalando i fatti alla Procura. Se gli accertamenti della magistratura confermeranno i sospetti, provvederemo di conseguenza: qui non si copre niente, nella nostra Azienda - assicura il direttore generale Adriano Cestrone - non tolleriamo comportamenti contro la legge. Questa è una casa che deve essere ed è trasparente». Per il momento dunque il professor Ambrosini continua ad essere in servizio: anche ieri mattina era in sala operatoria. «Sono sereno, molto tranquillo - ha dichiarato uscendo dall'ospedale -, lascio alle istituzioni il compito di valutare».Fatto sta che nella sua Clinica, dove i tagli cesarei superano il 40\%, con punte del 47\% (cifra astronomica se si pensa che l'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un tetto massimo del 15\%), le vicende da punto interrogativo non sono nuove. «Ciò che si è tentato di fare nella Clinica ostetrica di Padova non è malasanità, ma un caso fulgido di malauniversità: una storia sbagliata - ha detto il governatore del Veneto Giancarlo Galan - da tenere a mente anche per il futuro: ciò che colpisce nella vicenda del professor Antonio Ambrosini è il versante universitario, dato che nella Clinica operano medici universitari, ed è qui che il dottor Guido Ambrosini sembra aver fatto carriera all'ombra del padre primario. Cose - continua il governatore - che accadono assai spesso in ambienti accademici, ma sono proprio queste che ignorano e di cui non vogliono sentir parlare gli scioperanti e i manifestanti convenuti a Roma contro la Gelmini, contro il Governo, contro chiunque voglia tentare di riformare la malauniversità e la malascuola». E secondo l'assessore veneto alla sanità Sandro Sandri la vicenda del ginecologo dotato del dono dell'ubiquità «è la dimostrazione che nella sanità veneta chi fa il furbo ha ottime probabilità di venir smascherato».Federica Cappellato
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da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
LIMENA Causa lo sciopero alcune maestre dei plessi "Manzoni" e "Petrarca" non sono potute entrare in classe con gli alunni "Costrette" a marinare la scuola Per protesta le insegnanti sono rimaste l?intera mattinata nella segreteria dell?istituto LimenaNon tutti gli insegnanti delle scuole di Limena sono contro il decreto Gelmini: nove di loro (2 del Petrarca, 5 della Manzoni e 2 delle medie), non hanno, infatti, aderito allo sciopero indetto per ieri dalle organizzazioni sindacali di categoria e si sono regolarmente presentati sul "posto di lavoro".Con loro disappunto e sorpresa tuttavia non hanno potuto entrare nelle rispettive aule per adempiere al loro dovere avendo trovato il cancello d'ingresso chiuso a chiave: tutti gli operatori scolastici in possesso delle chiavi infatti hanno aderito allo sciopero. Un'insegnante del plesso elementare Francesco Petrarca, che vuole mantenere l'anonimato, ha chiesto telefonicamente l'apertura della scuola al dirigente scolastico Vincenzo Amato.Questi non ha provveduto in merito, prima perchè era solo al suo "posto di lavoro" poi perchè aderire alla richiesta dell'insegnante sarebbe stata, a suo avviso "un'azione antisindacale".Il plesso "Francesco Petrarca", nella via omonima, è frequentato da 125 ragazzi 25 dei quali si trovavano all'orario d'inizio delle lezioni davanti ai cancelli accompagnati dai genitori che, evidentemente, non condividevano i motivi dello sciopero; dopo una lunga attesa hanno dovuto fare ritorno alle loro abitazioni.Stessa situazione si è presentata al plesso "Alessandro Manzoni", dove all'ingresso esterno c'erano le 5 maestre che non hanno aderito allo sciopero e numerosi bambini.Per protesta contro il negato loro diritto di non scioperare le insegnanti si sono recate presso la segreteria della scuola, ubicata nell'edificio della scuola media, dove sono rimaste per tutte le ore previste delle lezioni.Interpellato telefonicamente il dirigente Vincenzo Amato ha comunicato che hanno aderito allo sciopero 65 dei 74 insegnanti tra elementari e medie e tutti i 23 operatori scolastici ed assistenti amministrativi; non c'erano pertanto a suo avviso le condizioni di "sicurezza ed assistenza" per aprire la scuola e questo aggiunge "nel pieno rispetto delle regole dello stato italiano".Il dirigente ha fatto presente che il giorno prima solo 5 insegnanti avevano comunicato per iscritto l'adesione allo sciopero e nessuno, sempre per iscritto, la non partecipazione allo stesso.Antonio Fasolato
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Avviso agli occupanti di tutte le scuole d'Italia: chi ... Avviso agli occupanti di tutte le scuole d'Italia: chi impedisce agli altri di studiare sarà denunciato. Dopo giorni di cortei, proteste, scontri e occupazioni contro il decreto Gelmini, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, annuncia la linea dura, attirandosi le critiche dell'opposizione e degli studenti. «Finora - spiega il ministro - il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita». Ma per evitare il dilagare degli istituti autogestiti dai ragazzi, la scelta è quella di inasprire la risposta: per chi occupa abusivamente scuole e università, scatterà così la denuncia. L'obiettivo sarebbe quello di colpire i leader della protesta - spesso "veterani" delle occupazioni - in maniera da frenare l'effetto-valanga in corso.Ieri comunque il mondo della scuola è sceso in sciopero in tutta Italia. Maxi corteo a Roma: «Siamo un milione», hanno detto i ragazzi. Centomila per il ministro. E a Venezia è stato bloccato il ponte della Libertà, con il traffico in tilt tra laguna e terraferma.Intanto è stato siglato il contratto degli statali, ma è polemica: la Cgil non ci sta e minaccia lo sciopero.Alle pagine 2 e 3
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
La vera riforma: separare ricerca e università di Paolo Pombeni Quando una protesta assume una dimensione di massa bisogna per forza di cose misurarsi con essa. Non è né impossibile, né infrequente che proposte di cambiamento in sé ragionevoli abbiano trovato rigetto per paura verso un futuro, ma non si può per questo dare per scontato che ogni volta la spiegazione stia solo lì.La scuola italiana ha bisogno di cambiare e di razionalizzare il suo lavoro: certe difese dello status quo che si sentono in questi giorni sono più che sospette. Tuttavia anche certe proposte che vengono dal governo e dalla sua maggioranza sanno di partito preso e talora di ideologismo. Bisogna ritrovare la serenità di un confronto che non ci faccia nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai nostri ritardi e al tempo stesso non pensi che tutto si risolverà con lo scrivere nelle leggi qualche parola d'ordine altisonante.Il ministro Gelmini ha poi fatto sapere che affronterà ora di petto il problema dell'università: ottima notizia, se confermata. Pare che stavolta si procederà con un disegno di legge e su questo punto non sappiamo che dire. In astratto è la via giusta per un confronto parlamentare (e di opinioni) a 360 gradi, in concreto c'è il rischio che si apra l'ennesimo tormentone inconcludente che se va bene finisce per insabbiarsi nella palude, se va male produce un compromesso monstre in cui tutti infilano qualcosa per difendere i propri piccoli privilegi corporativi e ne esce una contraddizione ingovernabile.Ma di cosa ha veramente bisogno l'università italiana? La ministro ha detto che più che di una riforma sarà meglio parlare di una razionalizzazione e di un superamento delle storture. Ottimo anche questo (l'inflazione di riformette degli ultimi quindici anni ha portato solo a crisi di nervi per i docenti che hanno provato seriamente ad applicarle). Tuttavia bisogna dire che sarà importante sapere di cosa si parla ed evitare di buttarsi sulle parole d'ordine alla moda.(Segue a pagina 25)
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da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Otto di mattina, un centinaio di ragazzi sono fermi di ... Otto di mattina, un centinaio di ragazzi sono fermi di fronte all'istituto superiore Luzzati, di via Montello. Sono quelli della scuola, insieme ad altri del Riccati e del Besta. Entrano nel cortile e lo allestiscono: fumogeni, un petardo e striscioni. Gli ingredienti ci sono tutti e la protesta contro il decreto Gelmini, approvato il giorno prima, ha inizio. Nessuna scena di pestaggi, nessun segno politico: Treviso si è confermato davvero molto lontano da Roma. Viceversa, fra le tante grida di protesta ce n'è stata una particolare, quasi bizzarra rispetto alle altre: quella del professor Aldo Sartoretto, docente di diritto, che ha lanciato una proposta per migliorare il decreto Gelmini. Sartoretto ha intenzione di imbastire una proposta di legge popolare e presentarla al governo entro una settimana. Se ci riuscirà è ancora tutto da vedere, ma l'idea c'è, così come la buona volontà di una decina di studenti che, con lui, dovrebbero analizzare il testo e modificarlo dove serve: in pratica una messa a punto. Intanto oggi, intorno alle 16.30, gli studenti celebreranno il funerale della scuola, molto probabilmente non in piazza Borsa, come era stato chiesto, ma in piazza della Vittoria.Ieri mattina lo sciopero della scuola e la manifestazione dei ragazzi prima nel cortile poi al piano terra dell'istituto Luzzatti. Gli studenti si sono trovati in un centinaio: ben pochi rispetto alla somma degli allievi delle scuole superiori trevigiane. A spalleggiare questo sparuto gruppetto, però, sono arrivati 200 ragazzi da tutta la provincia. Si sono trovati in stazione e hanno iniziato a marciare alla volta di via Montello. Un corteo non previsto e non autorizzato subito controllato dagli uomini della Digos. Nessun tafferuglio: i 200 hanno semplicemente camminato fino al Luzzatti. Qui, dopo qualche tribolazione, sono stati fatti entrare al piano terra della scuola e hanno cominciato una discussione sull'oggetto della protesta: il decreto Gelmini. Peccato che, dopo mezzogiorno, ogni entusiasmo fosse già stato sopito e intorno all'istituto si aggirasse solo una cinquantina di ragazzi. Tant'è che anche Pietro Piccoli, uno dei quattro rappresentanti di istituto, ha raccontato la sua delusione: Inizialmente volevamo protestare fino a venerdì ma non sappiamo se ne valga ancora la pena. La scintilla scaturita mercoledì con l'assemblea permanente al Riccati non sembra aver dato vita ad alcun fuoco. Unico fiammifero acceso quello del professor Sartoretto con la sua trovata della proposta di legge popolare: Sulla base di questo decreto, che ha luci ed ombre ma non è così male, io e una decina di studenti prepareremo la nostra controproposta. Il tutto in una settimana. A quanto pare il professore covava da tempo l'idea tant'è che avrebbe già ricevuto la disponibilità di un europarlamentare disposto a presentare la proposta di legge: Ma noi non vogliamo etichette politiche ha spiegato il docente ; raccoglieremo in tre mesi le 50mila firme necessarie alla presentazione.b.m.
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da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ma la Marca sbarca a Roma con sei pullman: «E la battaglia continua» (A.V) Sei pullman al completo di studenti e insegnanti trevigiani alla manifestazione nazionale contro la riforma della scuola a Roma. Era presente una numerosa rappresentanza di docenti - soprattutto della scuola elementare - e studenti degli istituti superiori della Marca nel corteo arrivatoda tutta Italia. Dopo la conversione in legge del decreto Gelmini e le proteste spontanee degli studenti in molte città, ieri è stato il giorno dello sciopero nazionale: Una manifestazione partecipata, animata, vivace, colorata e ironica spiega Ermanno Rambaldi della Cgil Scuola di Treviso Il ministero dovrebbe fare una riflessione sul dissenso collettivo espresso in modo così forte. A Treviso la partecipazione alla manifestazione è stata organizzata dalla Rete degli studenti medi. Agli studenti della città si sono uniti anche ragazzi delle scuole superiori di Vittorio Veneto, Oderzo e Valdobbiadene: E' andata benissimo racconta Gaia Righetto del liceo classico Canova Abbiamo visto tanta gente che è contro la riforma Gelmini. La protesta non si fermerà adesso anche se il decreto è già stato firmato. Oggi gli studenti trevigiani continueranno a dire no al decreto Gelmini diventato legge: la loro protesta scenderà con molta probabilità in piazza della Vittoria per Funerale della scuola pubblica.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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Maroni: chi occupa le scuole verrà denunciato Berlusconi: «È scandalosa la capacità della sinistra di mentire». Gasparri: «Smettano di rinfocolare la piazza» RomaNOSTRA REDAZIONE«Ancora oggi è emersa la scandalosa capacità della sinistra di mentire su cose di buonsenso. Torna la loro scandalosa capacità di difendere cose che non sono vere»: i cortei, gli slogan, la folla straripante, la protesta ruggente, la mobilitazione di studenti, insegnanti e genitori non smuovono di un millimetro Silvio Berlusconi, più che convinto della bontà della riforma scolastica targata Gelmini. E, ad ulteriore dimostrazione che non sarà certo la piazza a fare indietreggiare il governo, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, comunica che chi occupa abusivamente le scuole impedendo ad altri di studiare sarà denunciato: un pugno sbattuto su un tavolo arroventato, ma anche un modo indiretto per spuntare le armi polemiche di chi aveva interpretato le dichiarazioni del premier sulle «istruzioni» che avrebbe dato al Viminale, per impedire le occupazioni, come il preavviso di un intervento della Polizia nelle università. Al momento tuttavia, specifica Maroni, non ci sono emergenze: «Finora il fenomeno delle occupazioni rientra in manifestazioni fisiologiche di dissenso, la continuità didattica è garantita», rileva il titolare del Viminale.Intanto, mentre il governo si accinge, questa mattina, a riferire in Parlamento sugli scontri di piazza Navona, a Berlusconi fa eco il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che a sua volta accusa le opposizioni di avere imbastito «una campagna di menzogne» e le invita «a smettere di rinfocolare la piazza. La campagna di menzogne della sinistra, scesa in piazza nella vana speranza di recuperare credito dopo il flop registrato sabato scorso - dice - non ha fermato l'approvazione del decreto Gelmini e non bloccherà una riforma giusta, che razionalizza la spesa della scuola elementare, ripristina una figura pedagogica importante per i bambini e con i voti tutela il merito».Il forzista Maurizio Lupi si rivolge a Walter Veltroni, leader del Pd, e a quanti ieri «hanno cavalcato la protesta del mondo della scuola», chiedendo loro «accoratamente: per cosa scendete in piazza? Su che cosa non siete d'accordo? L'impressione è che in pochi abbiano letto il decreto Gelmini». Poi afferma che «se veramente l'introduzione del maestro prevalente, del voto in condotta e del grembiule sono, come qualcuno li ha definiti, delitti nei confronti del mondo della scuola, significa che la sinistra non conosce questo mondo e preferisce cedere a semplici strumentalizzazioni piuttosto che confrontarsi sui contenuti. Tra l'altro - conclude Lupi - lascia perplessi la posizione di quanti, davanti a questi interventi, invocano un referendum: spero che avranno il senso di responsabilità di spiegare ai cittadini perché bisogna spendere milioni di euro per cancellare un grembiulino».Analogamente, Jole Santelli (Fi) domanda: «Veltroni insiste sul referendum: pensa di proporlo sul voto in condotta, sul maestro prevalente, sul grembiulino, sull'insegnamento della Costituzione nelle scuole, sulla valutazione espressa in cifre o sulla validità pluriennale dei libri scolastici? Quando, dunque, sarà il momento di passare dalla demagogia alla politica, come se la caverà il leader dell'opposizione?».Claudia Giannini
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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Cortei in tutta Italia: fermate la riforma della scuola Imponente manifestazione a Roma. I sindacati: «Siamo un milione». Il Viminale: «Erano centomila» RomaL'Italia dei contrari al decreto Gelmini e ai tagli indiscriminati all'Università disposti dalla Finanziaria è scesa massicciamente in piazza, nelle piazze di tantissime città, per protestare insieme ai lavoratori della scuola in sciopero. E Roma, dove era prevista la manifestazione nazionale, è stata invasa da centinaia di migliaia di persone.«Forse abbiamo sbagliato piazza» ha esclamato un entusiasta Guglielmo Epifani scorrendo con lo sguardo la moltitudine di persone sotto il palco di piazza del Popolo. Ma forse non ce ne sarebbe stata una abbastanza grande da contenere tutti gli insegnanti, i bidelli, i precari, i segretari, i genitori, gli studenti (di elementari, medie, licei, università) e i tanti altri lavoratori sono scesi in piazza per contestare le politiche scolastiche del ministro Gelmini (e di Tremonti, Brunetta, Berlusconi....).Circa un milione soltanto a Roma, arrivati da tutta Italia - hanno stimato i sindacati di categoria (Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda) che hanno promosso la manifestazione. Cifre smentite dal Viminale. «Purtroppo c'è il vezzo di moltiplicare per 10 le crifre reali - ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni -. Ma 100mila persone sono comuqnue tante».Anche allo sciopero generale la partecipazione è massiccia: se anche il ministero ammette l'adesione di circa il 60\% dei dipendenti non è lontano dalla verità quel 70-80\% di scuole chiuse censito dagli organizzatori. Per non parlare di cortei e iniziative che si sono svolte ovunque, da Milano a Palermo passando per Ischia e Capri. Insomma, un successo che neanche la feroce ironia del centrodestra riesce stavolta a scalfire.Epifani rende merito ai manifestanti: «Voi state segnando una giornata memorabile, non solo per la scuola ma per la nostra democrazia, per il futuro del Paese, per i nostri giovani».A Torino, 100 mila persone in piazza. Tra gli slogan, «Mariastellina la tua riforma è una rovina» e «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». Ad accompagnare gli studenti medi e universitari e i lavoratori della scuola in protesta c'era l'orchestra del Teatro Regio, che ha eseguito musiche di Verdi e di Rossini.A Brescia, la città del ministro Gelmini, gli studenti hanno occupato i binari della stazione per circa un'ora. Migliaia in piazza anche a Bergamo.A Genova, durante una manifestazione a cui, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 30 mila persone, è stata occupata la stazione di Piazza Principe. Gli studenti dell'accademia linguistica hanno sfilato dietro a un grande cartello nero e giallo con scritto «Vendesi». Con i manifestanti è sceso in piazza anche il presidente della regione Liguria Claudio Burlando.A Milano i collettivi studenteschi hanno bloccato il centro. «Loro votano, noi blocchiamo», recitava lo striscione.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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«NO AL COMMISSARIAMENTO» Le Regioni: serve un tavolo di confronto RomaIl governo insiste, il piano Gelmini, dopo dieci anni di attesa e di continui rinvii, va attuato; ma le regioni replicano, non ci sono le condizioni. Considerato che le iscrizioni si apriranno in gennaio per l'anno scolastico 2009-2010 il piano non può partire.È ancora scontro tra regioni e governo sul piano di riorganizzazione della scuola dopo che lo scorso 16 ottobre la conferenza Unificata era stata sospesa a causa di un mancato accordo su un'altra questione legata al Piano Gelmini, il commissariamento dei governatori che entro il 30 novembre non si metteranno in regola. Ieri mattina i presidenti delle regioni si sono riuniti in via Parigi ed hanno ribadito che quel che serve è aprire il confronto sull'intero pacchetto scuola (così come sul patto per la salute, il piano casa e il patto di stabilità) decidendo insieme. Il presidente Vasco Errani al termine della riunione ha perciò chiesto l'apertura di un tavolo per giungere ad un'intesa sui criteri del riordino degli istituti scolastici. «Quei criteri - ha detto Errani - dovranno tenere conto di una serie di questioni rilevanti. Per esempio - ha proseguito - quelle delle aree svantaggiate o di montagna. E il problema dei costi». In sostanza per Errani e le regioni bisogna «reimpostare la materia». «Noi siamo prontissimi. A fronte di una intesa - ha concluso - siamo pronti anche a discutere di tutte le forme per applicarla a livello nazionale».Nel pomeriggio il confronto si è spostato nella sede del ministero dei Rapporti con le regioni, con il ministro Raffaele Fitto. Errani ha riportato al ministro le decisioni prese la mattina e ha ribadito che le regioni vogliono poter «interloquire con il governo» su una materia che è di loro competenza. «Le regioni - ha detto Fitto al termine dell'incontro - ne fanno una questione di tempi e di competenze, ma il governo ha i suoi obiettivi e deve rispettarli». Il ministro ha anche dichiarato di non avere particolari pregiudizi ad abolire la norma sul commissariamento ma a patto che il piano Gelmini vada avanti. «Il commissariamento non è un obbligo imprescindibile - ha detto il ministro - nella misura in cui si riesce ad attuare il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici. Non c'e nessuno innamorato del commissariamento, ma c'è l'esigenza di realizzare, dopo 10 anni, un piano di ridimensionamento scolastico che è stato regolarmente sempre rinviato».
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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In aspettativa la sorella sindacalista del ministro BRESCIA - Hanno scioperato nove insegnanti su dodici, e tra le assenti mancava anche lei, Cinzia Gelmini, la sorella del ministro dell'Istruzione. Ma per motivi familiari: già alcuni giorni fa aveva presentato una richiesta di aspettativa non retribuita, forse per evitare il clamore che si è scatenato attorno al caso delle due sorelle. Nella giornata della mobilitazione nazionale contro la scuola, l'attenzione era puntata su un piccolo plesso elementare di Milzano, nel bresciano: la Canossi, dove insegna la sorella del ministro Gelmini, iscritta alla Cgil e componente della Rsu. Una scuola multienica, dove i figli di immigrati in classe sono anche il 40 per cento. «La signora Gelmini - ha spiegato Santo Gaffurini, segretario provinciale della Cgil scuola - aveva già deciso di assentarsi da scuola per ragioni familiari. Ha chiesto l'aspettativa non retribuita per far sì che su quest'assenza non si speculasse». Ma la mancata partecipazione di Cinzia Gelmini allo sciopero ha provocato alcune reazioni. «Chi, iscritto ad un sindacato della scuola, non sciopera in un'occasione come questa o non ha capito nulla», scrive in una lettera un iscritto alla Cgil.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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Ponte occupato a Venezia, sindaci di montagna in piazza Disagi nella circolazione a Mestre, cortei a Padova, l?ex rettore Honsell sfila fra i manifestanti a Udine, a Trieste lezione di fisica alla stazione VeneziaIn migliaia nelle piazze e nelle strade del Nordest, da Venezia a Padova, da Treviso a Udine, a Valdagno, a Verona, a Trieste, a protestare contro la legge Gelmini e a promettere che ci saranno ancora altri cortei contro la riforma scolastica: «Questa manifestazione è solo l'inizio».A Venezia gli studenti dovevano partire da Piazzale Roma, percorrere il Ponte della Libertà e una volta arrivati alla fine del Ponte tornare indietro. Solo che erano in tanti, tantissimi. Ne aspettavano duemila, alla fine erano almeno quattro volte tanto: diecimila a sentire i manifestanti, cinquemila per la Questura, i più alla fine hanno concordato che erano in ottomila. Una marea di gente, dai bimbetti delle elementari agli universitari, senza bandiere di partito né di sindacato, che alla fine ha paralizzato Venezia e Mestre: una città tagliata in due perché il corteo è proseguito fino al Parco di San Giuliano e la carreggiata del Ponte della Libertà che doveva essere a doppio senso di marcia è stata chiusa al traffico. Per motivi di ordine pubblico e di sicurezza le forze dell'ordine hanno valutato infatti che non era opportuno sciogliere il corteo alla fine del Ponte: c'era il rischio che gli ottomila armati di striscioni e fischietti e cartelli si dirigessero verso le fermate dell'Actv per tornare a casa o, peggio, restassero sul Ponte a manifestare.Gli studenti avevano chiesto di proseguire la manifestazione fino a Mestre e la risposta è stata negativa. Idem quando hanno chiesto di raggiungere la Fincantieri a Marghera. La soluzione che è andata bene a tutti è stata San Giuliano: gli studenti hanno finito il corteo nel parco e qui hanno tenuto un'assemblea, decidendo di organizzare una "notte bianca" il 5 novembre all'Università di Ca' Foscari (e proprio all'interno dell'università il verde Beppe Caccia ha chiesto che venga convocata una seduta straordinaria del consiglio comunale di Venezia). Ma se il corteo veneziano è stato pacifico e tranquillo, per la circolazione in città è stata una mattinata da incubo. Alla vigilia della manifestazione la polizia municipale aveva consigliato di usare i treni, ma aveva comunque garantito il transito sul Ponte della Libertà: la carreggiata che da piazzale Roma va verso Mestre era stata infatti predisposta per il doppio senso di marcia, solo che il proseguimento del corteo studentesco fino a San Giuliano ha comportato il blocco assoluto della circolazione. Migliaia di persone hanno atteso l'arrivo di un bus per lasciare Venezia e poter tornare a casa, mentre in terraferma il già caotico traffico ne ha risentito. Solo poco prima delle 13 il Ponte della Libertà è stato riaperto e la situazione è via via tornata alla normalità.La protesta contro la riforma della scuola si è manifestata un po' ovunque, dalle grandi città ai centri minori. In settemila hanno sfilato per le strade di Padova, dove una sortita dei centri sociali verso la stazione ferroviaria è stata respinta dalle forze dell'ordine. Oltre mille persone (il triplo per gli studenti) hanno manifestato a Verona dove in piazza dei Signori alcuni insegnanti hanno tenuto lezione leggendo brani di Dante e di altri classici. Più modesta (300 persone circa) la partecipazione alla manifestazione di Treviso. A Belluno sono scesi in piazza anche gli amministratori pubblici. Per la montagna veneta, infatti, sono a rischio taglio una ventina di scuole elementari di piccoli comuni che vedono messa a rischio, causa esodo verso realtà più grandi, la loro stessa esistenza. In testa al corteo il presidente della Provincia Sergio Reolon. In Provincia di Bolzano la protesta contro la riforma Gelmini ha mobilitato più gli istituti di lingua tedesca che quelli italiani. A Udine si è unito al corteo di mille studenti il sindaco (ed ex rettore) Furio Honsell, mentre a Trieste studenti e docenti universitari di Fisica hanno scelto la stazione ferroviaria per tenere lezione. Massiccia la partecipazione allo sciopero in tutta la provincia di Rovigo, con adesioni tra i docenti della primaria valutate in oltre l'80\%.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Veltroni: ascoltino la protesta o sarà referendum L?Italia dei valori: «C?è il sospetto che nella maggioranza qualcuno voglia alimentare una nuova strategia della tensione» RomaLo sciopero generale della scuola contro la legge Gelmini ha ricomposto in piazza - anche se solo per mezza giornata - il puzzle dell'Unione. A dare il loro sostegno alla protesta di studenti e professori c'era infatti tutta la squadra del centrosinistra: il Pd con una nutrita delegazione guidata da Veltroni, Idv, Prc, Pdci, Sd e Verdi.Messe per qualche ora da parte le divisioni politiche che durano da mesi, il centrosinistra si è presentato compatto in piazza per mandare un messaggio chiaro al governo: no alla scuola «modello Gelmini». Uno slogan che, tradotto, rappresenta la premessa alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo annunciato dal Pd e sul quale c'è l'impegno di tutta l'opposizione.Un invito al governo ad «ascoltare la protesta» arriva da Veltroni: «Per me è naturale essere qui», dice arrivando alla testa del corteo. Guai poi a parlare di riforma per un provvedimento che «contiene sono tagli al cuore del Paese». Il segretario del Pd non nasconde poi la sua «preoccupazione» per gli scontri di mercoledì a piazza Navona. Accanto a Veltroni scendono in piazza anche la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, l'ex ministro del Welfare Damiano, la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro e l'ex ministro dell'Istruzione Fioroni: «L'insegnamento che deve trarre il governo - dice - è che le riforme si fanno con la scuola e non contro».Scalda i motori per raccogliere le firme contro il decreto Gelmini anche l'Idv di Di Pietro: l'ex pm arriva alla manifestazione con un gruppo di deputati ingrossando le fila di chi chiede chiarimenti al governo sugli scontri di piazza Navona. Il capogruppo Idv alla Camera, Donadi, avverte: «Non è con il manganello o con le denunce, come vuole fare Maroni, che il governo può affrontare la contestazione. La riforma Gelmini va cancellata perché distrugge la scuola italiana, taglia con la scure i fondi all'istruzione, lede il diritto allo studio dei nostri ragazzi e crea pesanti disagi alle famiglie. Il governo - insiste Donadi - stia attento a non esasperare il clima e a non creare le condizioni per episodi di violenza. Quanto sta accadendo in questi giorni deve far riflettere: c'è il sospetto che gli scontri siano stati voluti e che qualcuno all'interno della maggioranza alimenti una nuova strategia della tensione. Invitiamo il ministro Maroni a fare marcia indietro».Confusi tra i manifestanti ci sono poi tutti i rappresentanti della sinistra radicale. Prc è al gran completo: c'è il leader Ferrero (che ribadisce l'appoggio del partito per ogni protesta contro il governo con l'obiettivo di arrivare allo sciopero generale) e, in rappresentanza della minoranza interna, ci sono Giordano e Vendola: «Con il movimento nato contro la riforma della scuola - osserva il Governatore della Puglia - si è di fronte alla prima vistosa crepa dell'egemonia berlusconiana». A sorpresa e senza dare nell'occhio, in piazza del Popolo si fa vedere anche l'ex presidente della Camera, Bertinotti: «Il governo non ha consenso sociale - dice guardando la folla che gremisce le strade intorno alla piazza - non basta aver domato l'opposizione parlamentare». La manifestazione, osserva invece Diliberto (Pdci), testimonia la «ripresa di una opposizione seria contro il governo».R.R.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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NELLA CITTÀ DEL VAFFA-DAY Bologna, Grillo contestato dal corteo: «Se ne vada, non vogliamo prime donne» BolognaBeppe Grillo rifiutato, con slogan non gentili, come i toni da lui usati proprio a Bologna dove lanciò il VaffaDay, dal corteo di protesta contro la riforma Gelmini che dalle 9.30 ha sfilato per le vie del centro del capoluogo emiliano e al quale il comico genovese aveva portato la propria solidarietà. Pare che a contestarlo fossero una trentina di giovani dei centri sociali. Appena la testa del corteo lo ha scorto, si è levato il grido «Beppe Grillo non lo vogliamo, non vogliamo le primedonne», slogan conditi anche da insulti irripetibili. Lo showman, attorniato da fotografi e telecamere, si è fatto da parte ed è ritornato verso piazza Verdi, il cuore della zona universitaria: «Non mi sorprende, erano solo cinque o sei, hanno perfettamente ragione. È la loro manifestazione e la gestiscono loro. La mia voleva essere solo una testimonianza». Però Grillo ha ribadito di essere comunque contento per una protesta «molto interessante» che parte dal basso. Più tardi lo show-man è rientrato nel corteo: ha ricevuto un camice da parte dei chimici precari e lo ha indossato, facendo un pezzo di strada con loro.
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da "Gazzettino, Il"
del 31-10-2008)
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«Protestano e poi mandano i figli alle private» «In mezzo ai cortei contro il ministro Gelmini molti sono gli ipocriti e i bugiardi: Epifani, e quelli che sono contro il governo ma mandano i propri figli a scuola dalle suore». «Dunque - afferma il governatore veneto Galan (foto) - sarebbe la Gelmini la nemica della scuola pubblica? Lei si batte per una vera scuola pubblica, mentre c'è chi manda i propri figli nelle scuole private. Il ministro ombra Melandri, ad esempio, che ha iscritto sua figlia dalle suore. O Rutelli che manda i propri figli nelle scuole cattoliche di Roma».
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da "Gazzettino, Il (Treviso)"
del 31-10-2008)
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SCUOLA L?adesione allo sciopero generale è stata massiccia, sono state soprattutto le famiglie a subire i maggiori problemi. Tanti genitori si sono presentati con i figli davanti al plesso per poi tornare indietro Tutti a casa e molti disagi ConeglianoSciopero generale della scuola, disagio generale per le famiglie. Soprattutto per quelle con figli in età da scuola materna ed elementare che hanno dovuto chi assentarsi dal lavoro, chi chiedere aiuto a nonni, zii e vicini di casa, chi ancora trovarsi una baby sitter per non lasciare i bambini a casa da soli. Tutte le scuole pubbliche cittadine hanno aderito allo sciopero; alcune completamente, avvisando già giorni prima i genitori che la scuola sarebbe stata chiusa, è il caso della maggior parte delle scuole dell'infanzia; altre avvisando che non sarebbe stato garantito il regolare svolgimento delle lezioni e della sorveglianza scolastica. Fatto sta che chi ieri mattina si è presentato a scuola per accompagnare i figli, è stato rispedito a casa oppure è dovuto tornare a riprendersi i pargoli in orari diversi. Qualche scuola elementare ha tenuto infatti i bambini fino alle 10, altre fino a mezzogiorno, di certo si sapeva che non ci sarebbe stata la copertura pomeridiana. L'adesione allo sciopero da parte di insegnanti e personale scolastico delle scuole coneglianesi è stato comunque massiccio, e di conseguenza la quasi totalità degli studenti è rimasta a casa; prova ne è stato anche il traffico delle 8 incredibilmente scorrevole a differenza delle altre mattine. Diverso il discorso per genitori e studenti, molti dei quali lo sciopero, con le relative incertezze su presenza e orari, l'hanno subito. «Gli scioperi sono fatti proprio per creare disagi, sennò che protesta sarebbe» ha detto una mamma delle Marconi in attesa di sapere se la maestra di sua figlia sarebbe arrivata oppure no. «Sciopero è libertà» ha affermato invece una bambina di quarta elementare che, pur essendosi dovuta alzare presto per recarsi a vedere se avrebbe fatto lezione, pregustava già il relax della mattinata libera. «Certo se gli insegnanti fossero stati un po' più chiari protesta un'altra mamma evitavamo di perdere tempo». Mattino in libertà anche per gli studenti delle scuole superiori; pochi quelli che sono andati a Treviso o a Roma per partecipare alle manifestazioni di piazza, tanti quelli che hanno approfittato per farsi un giro in città.Lo sciopero contro la legge Gelmini sbanca l'istituto comprensivo primo di Vittorio Veneto. Nelle sue 4 scuole d'infanzia e nelle 6 scuole primarie l'adesione degli insegnanti è del 99,9\%, riferisce la dirigente didattica Maristella Bosu. Alla scuola media Da Ponte, invece, siamo al 70\% di assenze. Bosu invece è rimasta nel suo ufficio di via dello Stadio: mancavano la mia vice e i collaboratori, che hanno scioperato, e non volevo creare problemi alla scuola. Ma potendolo fare avrei scioperato anch'io.Al nuovo polo tecnico professionale, che raccoglie ipsia, ipc, ragioneria e itis, cioè la più grande scuola superiore della città, l'adesione allo sciopero è stata del 75-80\% tra gli studenti, e del 65-70\% tra i docenti, riferisce il preside Aldo Bagnara, che per parte sua commenta: ho delle riserve su questo tipo di riforma. Dal liceo Flaminio ci riferiscono che hanno aderito allo sciopero 35 dei 45 docenti e 11 dei 19 di personale Ata che ieri mattina dovevano essere in servizio. Assenti da scuola 167 su 203 al liceo classico e 322 su 439 al liceo scientifico: in gran parte senz'altro perché in sciopero, qualcuno anche perché ammalato, o perché già sapeva che i prof avrebbero scioperato.Elisa GiraudTommaso Bisagno
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da "Italia Sera"
del 31-10-2008)
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Cronaca Roma I cortei partono da Latina e raggiungono i colleghi di Roma La marcia degli studenti Difendere il diritto all?istruzione, un?iniziativa senza colore politico secondo gli organizzatori. Sono partiti alle nove dalla facoltà di ingegneria di via Doria, gridando ?Se ci bloccano lo studio noi blocchiamo la città?: armati di striscioni e con cartelli ?Affittasi?, si sono uniti ai colleghi d?Italia per protestare contro la legge della Gelmini. Si è conclusa con una lezione del professor Bordignoni sui campi elettromagnetici, proprio nel bel mezzo di piazza del Popolo, la manifestazione che ieri ha visto sfilare in corteo circa duecento persone, fra studenti, docenti e ricercatori del polo pontino. A preoccuparli, le disposizioni riguardanti la razionalizzazione del sistema universitario, norme che se così applicate, hanno voluto sottolineare alcuni dei partecipanti, comprometterebbero seriamente il futuro del distaccamento di Latina, così come la possibilità di studiare per le migliaia di studenti. ?Pian piano i docenti di Roma - ha commentato il professore di ingegneria Budoni - saranno richiamati dalle facoltà madri perché in gravissime difficoltà e quindi a nessuno di quelli impegnati a Latina sarebbe concessa la possibilità di potervi continuare a insegnare?. Invitare le istituzioni a promuovere un consorzio di sostegno finanziario alle attività didattiche e di ricerca della sede di Latina è una delle proposte avanzate. Il Governo vorrebbe una fondazione, non aperta ad enti pubblici e privati: tutto ciò al fine di continuare a tenere alta la qualità della ricerca e il mantenimento dell?autonomia dell?università pubblica. Il movimento giovanile di Casapound ha indotto una manifestazione del blocco studentesco in piazza per la mattina di oggi. G.Sc. Edizione n. 2035 del 31/10/2008
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da "Lavoce.info"
del 31-10-2008)
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>SE LA SCUOLA NON HA TEMPO PER LE MAMME di Alessandra Casarico e Paola Profeta 31.10.2008 Il tempo pieno è un servizio educativo importante e un punto fermo nell'organizzazione delle famiglie italiane, in particolare quando la mamma lavora. Esiste un legame stretto tra questa modalità d'orario nella scuola dell'infanzia e primaria e l'occupazione femminile. Le donne che escono dal mercato del lavoro per le difficoltà a conciliare vita lavorativa e familiare, difficilmente riescono poi a rientrare. Il tasso di occupazione delle madri italiane è già molto basso. Non abbiamo certo bisogno di politiche che disincentivino ulteriormente il lavoro femminile. Il tempo pieno, nella scuola primaria rappresenta una realtà diffusa per molte famiglie italiane del Nord, in particolare nelle grandi città: secondo i dati del ministero della Pubblica istruzione, nell?anno scolastico 2006/07 nel Nord-Ovest il 45,5 per cento dei bambini delle scuole pubbliche primarie ha frequentato la scuola per quaranta ore settimanali, con punte superiori al 90 per cento per esempio a Milano, nel Sud e Isole solo il 6,8 per cento. Il tempo pieno rappresenta un servizio educativo importante e un punto fermo nell?organizzazione del tempo delle famiglie italiane, in particolare quando la mamma lavora. Il legame tra tempo pieno nella scuola primaria e occupazione femminile è molto stretto. (1) Inoltre, il tempo pieno nella scuola primaria promuove l?uguaglianza nelle opportunità. INCERTEZZE DA DECRETO Quale sarà il futuro del tempo pieno in seguito al decreto legge Gelmini (n. 137 dell?1/9/2008) appena approvato in Senato? In un clima di confusione politica, con l?opposizione che dichiara che il tempo pieno è a rischio e il governo preoccupato di garantire che sarà addirittura aumentato, cerchiamo di capire che cosa dice il decreto. L?articolo 4 del decreto legge Gelmini prevede al primo comma l?introduzione nella scuola primaria del maestro unico al quale è assegnata una classe ?funzionante con orario di 24 ore settimanali?. L?articolo procede chiarendo che ?nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola?. Due punti ci sembrano importanti: (i) l?attività didattica è fissata in 24 ore settimanali; (ii) si lascia aperta la possibilità di un prolungamento dell?orario scolastico identificato come ?articolazione del tempo-scuola?. Si intende con questo il tempo pieno, oppure attività non didattiche svolte a scuola in aggiunta a quelle obbligatorie? A chi saranno affidate? Quali le risorse per finanziare l?orario, a questo punto, aggiuntivo? Le famiglie italiane meritano maggiore chiarezza in proposito. La lettura del piano programmatico predisposto con riferimento all?articolo 64 ?Disposizioni in materia di organizzazione scolastica? del decreto legge 25/6/2008 n. 112 convertito dalla legge 6/8/2008 n. 133 non aiuta a capire fino in fondo che cosa succederà all?orario nella scuola primaria. E in più aggiunge dubbi sui tempi della scuola dell?infanzia. Il piano programmatico si propone di rivedere i piani di studio e l?orario scolastico all?insegna dell??essenzialità?. Uno dei criteri e principi guida è ?la sostenibilità per gli studenti del carico orario e della dimensione quantitativa dei piani di studio, opportunamente riducendo l?eccessiva espansione degli insegnamenti e gli assetti orari dilatati, che si traducono in un impegno dispersivo e poco produttivo (?)?. In altri termini, il piano sottolinea con una certa insistenza la necessità di riorganizzare gli orari scolastici: orario di 24 ore settimanali e maestro unico (che insegnerebbe anche l?inglese, previo corso di 150 ore) sono fortemente proposti come il modello didattico ed educativo di maggiore efficacia. Come interpretare allora le più recenti rassicurazioni verbali del governo circa il mantenimento dello stesso orario attuale, che potrebbe addirittura essere esteso dove non c?è? Forse è una risposta politica alle preoccupazioni di tante famiglie - e di tanti elettori ? Nel contesto dell?autonomia scolastica, il piano programmatico ammette opzioni organizzative alternative di 27 o 30 ore o 40 se aggiungiamo le ore mensa, ma la loro fattibilità resta vincolata alle risorse a disposizione delle scuole stesse, su cui a priori non c?è nessuna garanzia. Se le garanzie fornite a parole si tradurranno in risorse effettive, bene. Per il momento però è evidente lo scollamento tra ciò che è scritto nel decreto e come il governo lo presenta. Circola per esempio l?idea che i docenti che risulterebbero in esubero in seguito all?attribuzione delle classi a un unico maestro saranno riallocati nell?orario aggiuntivo. Ma questo meccanismo non compare nei documenti ufficiali. Ricordiamoci comunque che non è solo una questione di orario. Conta anche il contenuto. Il tempo pieno deve rappresentare un servizio educativo di qualità e non un ?dopo-scuola?. USCITA SENZA RITORNO Inoltre, è sorprendente notare che mentre sull?università e sulla scuola primaria il dibattito è acceso, i cambiamenti programmati per i tempi della scuola dell?infanzia (?l?orario obbligatorio delle attività educative (?) si svolge anche solamente nella fascia antimeridiana?) sono, per il momento, rimasti ai margini della discussione. Se gli orari scolastici hanno un legame con l?occupazione femminile, quelli relativi alla scuola dell?infanzia possono essere particolarmente importanti. Le difficoltà di conciliazione delle donne tra vita lavorativa e familiare nei primi anni di vita del bambino possono contribuire a uscite dal mercato del lavoro (lavoratrici scoraggiate) tipicamente non reversibili. Più tardi si è in condizioni di rientrare nel mercato del lavoro, più è difficile farlo. In Italia non abbiamo certo bisogno di politiche che disincentivino il lavoro femminile delle madri. Come illustra il grafico per la coorte di età tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione delle madri italiane è inferiore al tasso di occupazione femminile di tutta la coorte. Il divario inoltre è più ampio all?aumentare del numero di figli. Il fenomeno si verifica anche negli altri paesi europei, ma una peculiarità tutta italiana è il fatto che il tasso di occupazione delle madri non si riavvicini a quello femminile dell?intera coorte, peraltro in Italia ai livelli più bassi tra i paesi europei, all?aumentare dell?età del bambino. Questo suggerisce che sia molto più difficile per le madri italiane rientrare al lavoro dopo la maternità. Perché? La struttura del mercato del lavoro, la cultura della società e delle imprese giocano un ruolo importante. Ma anche le istituzioni hanno la loro responsabilità, la carenza di servizi per la prima infanzia in primo luogo: in Italia la spesa per l?infanzia per la fascia di età tra 0 e 3 anni è pari solo allo 0,1 per cento del Pil, contro lo 0,5 per cento della Francia e lo 0,8 per cento della Svezia, con tassi di copertura pari al 6,3 per cento dei bambini, contro il 28 per cento della Francia e il 39,5 per cento della Svezia. Il tempo pieno per tutti nella scuola pubblica materna e primaria è, in questo contesto, una delle poche misure istituzionali a favore delle mamme lavoratrici. Dovrebbe essere potenziato, in particolare al Sud, invece che ridotto, se non vogliamo contribuire alla riduzione dei tassi di occupazione femminile, in particolare delle madri, già così bassi. (1) Si veda in proposito il nostro articolo su Il Sole 24Ore del 29/10/2008. Fonte dati: UNECE Statistical Division Database Foto: Copyright © Nokia 2008.
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da "Avanti!"
del 31-10-2008)
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“È l'ora del buon senso” Il premier Berlusconi "frena" sulle tredicesime Venerdì 31 Ottobre 08 "Detassare la tredicesima? Vedremo". Silvio Berlusconi ha al momento frenato sulla proposta di Veltroni. "I fondi sono pochi", ha affermato il presidente del Consiglio. Anche se sull'argomento sono in campo diverse ipotesi.L'Esecutivo sta appositamente vagliando svariate "possibilità" per intervenire a vantaggio delle famiglie colpite dagli effetti della crisi dei mercati. Il premier ha anzi espressamente rassicurato in proposito aggiungendo che "il governo sta alacremente lavorando sul tema. Venerdì (oggi, ndr), infatti, è previsto un incontro con il mondo del lavoro ed abbiamo in mente diverse cose che pensiamo possano essere messe concretamente in pratica". Sulla specifica questione relativa alla sterilizzazione del prelievo erariale sulla gratifica natalizia, ha infine concluso Berlusconi, sono allo studio più soluzioni "perché i fondi a disposizione sono purtroppo scarsi"."Le misure come l'intervento evocato da più parti sulla tredicesima sono, come è noto, comprese nel programma del Popolo della libertà ma, a differenza dell'analogo provvedimento fiscale operato a favore degli straordinari, non è detto che le condizioni della finanza pubblica consentano di mettere in atto in tempi rapidi tale disposizione". È quanto ha dal canto suo precisato il sottosegretario all'Economia, Giuseppe Vegas, nella replica a chiusura della discussione generale sulla finanziaria in commissione Bilancio alla Camera, secondo quanto riferito dal bollettino parlamentare.Vegas non a caso ha rimarcato come "politiche di sostegno della domanda potrebbero non risultare in grado di determinare immediate ricadute sull'andamento dell'economia". Inoltre, il vice ministro ha spiegato "che l'attuazione di simili misure in condizioni di disavanzo farebbe aumentare il differenziale dei tassi di interesse rispetto a quelli di altri paesi, con conseguenze negative per la finanza pubblica". Intanto, la Cgil ha confermato che non parteciperà al tavolo per il contratto degli Statali. Mentre "se gli istituti di credito lo richiedono il governo è già da subito pronto ad intervenire, ma senza in alcun modo fare qualcosa di imposto, e soprattutto senza che ci siano condizioni punitive né per i manager, né per gli azionisti", ha affermato ancora il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che, appena giunto all'assemblea della Confcommercio, ha nuovamente ribadito l'intenzione dell'esecutivo ove ci fosse una esplicita richiesta dal sistema bancario, di offrire il proprio supporto. Ad ogni modo, ha evidenziato il cavaliere, "le nostre aziende di credito sono sufficientemente solide". CRSI - "Abbiamo deciso di varare una finanziaria di 3 anni non apribile da parte delle lobbies che potrebbero produrre spese ulteriori". Però, la crisi finanziaria attuale ha avuto delle conseguenze per alcuni settori per i quali necessita un approfondimento e che potrebbero comportare un adeguamento della legge". Lo ha detto Silvio Berlusconi a margine di una conferenza stampa nella sede nazionale della Protezione civile. Il premier ha anche affermato che il governo sta lavorando per cercare di incontrare i rappresentanti di Abi e imprese entro questa settimana. E ha assicurato che ci saranno interventi a favore delle aziende: "Proporremo che il montante prestiti delle banche alle unità produttive non sia diminuito. E qualcuno, addirittura, suggerisce un incremento del monte prestiti delle banche, soprattutto per le piccole e medie imprese".A chi gli chiedeva se ci possa essere un autunno caldo ad alto tasso di conflittualità sociale in Italia, legato alla crisi finanziaria, Berlusconi ha replicato: "Autunno caldo perché ci può essere qualcosa nella situazione politica. Io sono sereno e assolutamente indifferente a qualsiasi variazione di temperatura nella vita politica.". E ha aggiunto: "Ormai io non leggo più i giornali. Se uno vuole governare deve fare le cose che deve fare e che riguardano l'interesse del Paese". Non sono mancate critiche indirizzate all'opposizione. "Ci troviamo di fronte a un'opposizione che approfitta di questi momenti delicati legati alla crisi - ha rimarcato - per portarci allo scontro frontale. Quando dico queste cose mi si accusa di arroganza. Addirittura, il leader dell'opposizione mi ha addebitato di non conoscere le regole della democrazia. Con una posizione siffatta, non è affatto semplice" avere un dialogo."È molto difficile - ha incalzato - avere una relazione decente. Fino adesso abbiamo soltanto ricevuto insulti, critiche e invettive. Finora, lo ripeto, cose positive non ci sono state proposte". Dopo aver dichiarato che diversi sondaggi lo danno "miracolosamente al 72 per cento", ha poi precisato che "invece la vicenda della scuola ha portato a qualche perdita di consenso nei confronti del ministro Gelmini e del governo causata in buona sostanza da una vasta azione di disinformazione".Secondo il cavaliere "si è mentito e si continua a mentire spudoratamente sul decreto con tutte le modifiche che al contrario di quello che pensa l'opposizione sono sacrosante, e dovute al buon senso". CREDITO - Il credito erogato dalle banche italiane continua a crescere, anche se "in rallentamento" rispetto ai mesi precedenti. Ma restano anche "criticita" per la flessione delle quotazioni in borsa e le tensioni sul mercato interbancario. E' quanto si legge nel comunicato del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria. Nel corso dell'ultima riunione svoltasi, spiega la nota, "sono state esaminate le analisi condotte dalle Autorità di supervisione e vigilanza alla luce degli effetti degli interventi coordinati di metà ottobre", portati avanti dalle banche centrali europea e statunitense. "Tali analisi indicano la solidità del sistema bancario italiano nel suo complesso grazie al prudente modello di operatività adottato dagli intermediari e alla minore leva finanziaria", spiega il Tesoro. "L'ingente immissione di liquidità da parte dell'Eurosistema a tassi del 3,75% ha fatto scendere i tassi Euribor a tre mesi sotto il 5%", prosegue il comunicato, sottolineando però che al momento "permangono criticità legate al forte calo delle quotazioni e al persistere di serie turbolenze sul mercato interbancario. Fino ad oggi il credito erogato dal sistema bancario italiano alle famiglie e alle imprese, pur in decelerazione, ha continuato a crescere". All'incontro tecnico hanno partecipato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, il Direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, il Presidente della Consob, Lamberto Cardia, e il Presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini. Il comitato, conclude la nota, "ha convenuto sull'opportunità di continuare a mantenere sotto costante osservazione la situazione e di tenere breefing di aggiornamento". GORDON BROWN - I 250 miliardi di dollari stanziati dal Fondo monetario internazionale per aiutare gli Stati emergenti a fronteggiare la crisi del credito potrebbero non bastare, e l'istituzione di Washington potrebbe aver bisogno di più soldi dalle nazioni ricche. Lo ha recentemente detto il premier britannico Gordon Brown, parlando con i giornalisti a Londra secondo quanto riporta a Bloomberg. "Il Fmi ha 250 miliardi di dollari disponibili", ha dichiarato Brown, ma "questi potrebbero non essere sufficienti. Abbiamo bisogno di una soluzione multilaterale. I grandi paesi con surplus possono aiutare di più". Brown ha sottolineato che la crisi dei mercati finanziari sta contagiando l'Europa dell'Est, e ha affermato che i Paesi produttori di petrolio del Golfo Persico e la Cina dovrebbero contribuire a finanziare un nuovo fondo per fare la loro parte. Carlo Pareto
(
da "Adnkronos"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scontri Piazza Navona, il governo: ''Ha iniziato la sinistra'' Il sottosegretario all'Interno Nitto Palma: ''Il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti i ragazzi dei collettivi universitari". E sottolinea: ''Forze dell'ordine equilibrate". Napolitano: ''Riceverò rappresentanza di studenti''. Guarda il video. ''Un milione'' a Roma per lo sciopero generale.Partecipa al forum. Fotogallery 1 e 2 ascolta la notizia leggi i commenti commenta 4 vota 4 tutte le notizie di CRONACA Roma, 31 ott. (Adnkronos) - "L'operato delle forze dell'ordine si è ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitto Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione". Secondo Palma, comunque, "il personale di polizia non ha udito cori apologetici al fascismo, ma solo slogan contrapposti". In base alla ricostruzione del sottosegretario, il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti 4/500 "persone dei collettivi universitari e della sinistra antifascista" che "si sono fatti largo tra i ragazzi, si sono schierati urlando slogan e poi lanciando oggetti". Contro di loro, gli studenti di Blocco studentesco, "in numero molto minore, hanno preso bastoni nel camioncino". Palma ha smentito, tra l'altro, che vi fosse un infiltrato della polizia tra questi ultimi come si lasciava intendere in un filmato circolato ieri su Internet: "Si tratta di un giovane che è stato fermato e identificato". Comunque, ha sottolineato Palma, una inchiesta verificherà le eventuali responsabilità. Soddisfatto dall'informativa del governo il Blocco Studententesco. "I fatti stanno cominciando ad uscire fuori - osserva Alberto Palladino, uno dei responsabili -. Il governo ha confermato l'ingresso in piazza Navona di 400-500 membri dei collettivi antifascisti ed il loro attacco a circa 40 studenti del Blocco Studentesco. Bene anche che sia stato chiarito come fosse normale che un nostro camioncino con amplificazione fosse presente in una manifestazione pubblica. Non siamo d'accordo sul definire corretto il comportamento delle forze dell'ordine, quel corteo armato non doveva entrare in piazza Navona". L'Unione degli Studenti invece ''ribadisce che gli scontri avvenuti in piazza Navona mercoledì scorso non sono stati provocati dai manifestanti dei collettivi studenteschi, che peraltro non erano ancora arrivati in piazza, ma sono stati scatenati dagli studenti di Blocco Studentesco senza alcuna provocazione. Gli scontri erano chiaramente premeditati, visto che i militanti di Blocco Studentesco sono arrivati in piazza armati di spranghe e catene''. ''Le forze dell'ordine, inoltre - aggiunge - , erano già state più volte avvertite dai nostri rappresentanti della possibilità di scontri, viste le provocazioni dei giorni precedenti, ma in piazza non hanno fatto niente per evitare occasioni di contatto tra i militanti di estrema destra e gli studenti che stavano manifestando''. ''Rifiutiamo ricostruzioni chiaramente faziose - conclude - e poco aderenti alla realtà dei fatti.
(
da "Giornale.it, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Capita anche questo nell'autunno dei cortei e delle occupazioni studentesche. Capita che alla protesta degli studenti arrivino politici e para-politici pronti amtterci - come si dice - il cappello sopra. Da Veltroni a Di Pietro, ai sindacati e ai comici-politici amanti delle piazze come Beppe Grillo. Tutti pronti ad accorrere al capezzale della scuola e dell'università che il governo secondo loro, vorrebbe distruggere. Fin qui nulla di straordinario, è la politica, bellezza. Ciascuno cerca di fare il proprio gioco e cavalcare il cavalcabile. Ma se si tocca Beppe Grillo. ci scappa una sorta di reato di lesa maestà comico-politica. Basta raccontare che è stato contestato a Bologna e sul sito grillesco arriva il video (girato dagli amici di Grillo, i ragazzi di Meet Up) che dovrebbe dimostrare che in realtà (in verità?) nessuno ha contestato il paladino del popolo (studentesco in questo caso) con allegato invito a scrivere e-mail per denunciare la propria indignazione al Giornale (leggi l'articolo) . ma anche al Tempo, al Resto del Carlino, Panorama, Corriere della Sera, Repubblica, agenzia di stampa AdnKronos. Tutta stampa prezzolata (da Berlusconi ovviamente) anche se erano lì inviati e corrispondenti, a Bologna a vedere, ascoltare, raccontare (nella foto Grillo circondato da giornalisti, fotografi e operatori tv a Bologna) . Per Grillo sono "barzellette dei giornali e di regime". Davvero Beppe è grande, anche stavolta non ha perso il senso dell'umorismo e della comicità. E' proprio vero, come scrisse Jonathan Swift, che la satira è uno specchio dove chi guarda vede i volti di tutti tranne che il suo. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) » (8 votes, average: 2.5 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Oct 08 Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Ci risiamo, a ottobre come sempre cadono le foglie d'autunno e, come sempre gli studenti scendono in piazza per protestare. E si ripete il rito delle "okkupazioni", ormai diventato come le "partenze intelligenti" dei vacanzieri. Al venerdì corteo e weekend lungo, al lunedì lezioni autogestite e quant'altro. Quest'anno tocca al ministro Gelmini, che è in buona compagnia, si scioperò e si "okkupò" contro altri ministri: Fioroni, Berlinguer, Moratti e via andando indietro con la memoria. Tanti anni fa anch'io okkupai per una mattina, assieme ad altri, un rettorato a Pisa: ma era febbraio, e da mesi mancava un docente. Arrivò se non ricordo male, fra marzo e maggio. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Guai a toccare la scuola. Non funziona? Ci sono sprechi clamorosi? Si studia molto spesso poco e male? Avanti così, senza juicio, come sempre. L'importante è "okkupare". Se poi il ministro è di centrodestra meglio, è più facile. E' durante le okkupazioni che si formano le nuove leve della sinistra destinate a guidare le masse giovanili, si dice. E a fianco degli studenti non mancano i sindacati (la scuola è anche e soprattutto cosa loro) e una bella sfliza di baroni universitari. quelli nessuna riforma vera o presunta è mai riuscita a cancellarli. Dimenticavo, poi per fortuna, ci sono insegnanti che continuano e insegnare e studenti che continuano a studiare: loro sanno bene che la "livella ideologica" non funziona. E c'é un altro aspetto nelle vicende e nelle polemiche di questi giorni che stride: il Pd, il partitone di Veltroni, quello dei sedicenti riformisti. Il Pd attacca il ministro Gelmini, contesta tutto quello che sta facendo e che vuol fare ma, chiedo, avete letto o ascoltato da qualche parte quali sono le sue proposte di riforma della scuola? Qual è la riforma che vorrebbe per l'Italia? Ha delle proposte alternative su cui aprire un confronto convincente? Evidentemente per risolvere i problemi (che si sono), per Veltroni e i suoi bastano le "okkupazioni". Leggi l'editoriale di Mario Giordano: "LETTERA APERTA AGLI STUDENTI" Aggiornamento. Veltroni ha presentato dieci proposte per l'università. Eccole. 1) concorsi più rapidi e più meritocratici, «meno nepotismi e obbismi». 2) Attivazione dell'agenzia nazionale di valutazione. 3) Finanziamenti statali sulla base del merito. 4) Finanziamenti alla ricerca con procedure trasparenti e internazionali. 5) Una governance più responsabile, efficace ed efficiente. 6) Valutazione periodica del lavoro e incentivi ai migliori. 7) Professori più giovani e precariato meno lungo. Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca. 9) Protagonista il diritto allo studio per garantire più equità sociale. 10) Par condicio tra le università in materia di finanziamenti pubblici. Verità e bugie sul decreto Gelmni approvato in via definitva Scritto in Varie Commenti ( 289 ) » (102 votes, average: 3.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Sep 08 Walter neo-comunista e D'Alema furioso Il primo applauso per Walter Veltroni in versione neo-comunista è arriva dal dipietrista Donadi: "Finalmente la pensa come noi.". Applauso interessato e interessante che dice lunga sulla svolta veltroniana pronto a denunciare che l'Italia di oggi assomiglia alla Russia di Putin e che rischia una deriva autoritaria. Veltroni attacca a testa bassa con un linguaggio e con temi fondati sull'anti-berlusconismo di sempre, una remake della politica della sinistra (senza centro.) a cui siamo abituati e che lui, in campagna elettorale, aveva abiurato. Altro che Veltrusconi. Siamo al Veltrepifani, o se si preferisce siamo al cofferatismo, come scrive il Riformista. Già perché Veltroni prepara il suo autunno caldo (all'altro, parallelo, ci sta pensando la Cgil di Epifani in una convergenza poco parallela perché siamo alla contiguità politica): scalda la piazza di sinistra, insomma, invista dell'anti Berlusconi Day del 25 ottobre. A Veltroni, del resto, la piazza serve e farà e sta facendo di tutto perché non sia un flop. Nella piazza il segretario si gioca la leadership del Pd. O vince o perde. E allora avanti popolo, il nemico è lì, quello di sempre. Alle ortiche il buonismo. Dialogo addio. Non importa se alle elezioni Berlusconi ha trionfato scacciando Prodi e Veltroni e rivendica il diritto-dovere di governare. La prova generale dell'accoppiata inedita ma non troppo Veltroni-Epifani è stata l'Alitalia. Un copione svolto con diligenza dai due. Ma la svolta riaccende lo scontro nel Pd, proprio quando sembrava che tra Veltroni e Massimo D'Alema fosse stata siglata una tregua. Invece D'Alema, se da un lato ha critica il governo, dall'altro apre platealmente proprio sul terreno del dialogo con Berlusconi e su un tema non di poco contro: il presidenzialismo. "Se si arrivasse a un sistema presidenziale, Berlusconi potrebbe concorrere alla massima carica dello Stato perchè ci sarebbero quei pesi e quei contrappesi che consentirebbero anche a lui di governare meglio il paese", dice D'Alema, in un colloquio con Bruno Vespa per il suo nuovo libro. "Ci sono due modi per ricostruire il nostro sistema democratico - spiega l'ex ministro degli Esteri - intorno alle persone o intorno ai partiti. Nel primo caso c'è il presidenzialismo, con i suoi pesi e contrappesi per garantire gli equilibri istituzionali. Nel secondo non si eliminano certo le persone, ma i partiti moderni vivono dell'equilibrio tra leadership e struttura. Noi restiamo appesi tra un sistema presidenziale di fatto, senza regole e la logica delle coalizioni, con una erenne conflittualità interna che non porta a niente. Nessuno dei due sistemi funziona. Nessuno dei due produce buoni governi". E il dalemiano Latorre (presidente del Pd) critica la Cgil che va avanti da sola e non ricerca l'unità sindacale (sbagliando) e poi affonda sul nodo veltroniano della deriva autoritaria: "La democrazia italiana è solida, non è la Russia.". La contrapposizione, nel Pd, ormai è scoperta. Scontro o dialogo con il governo? Il dibattito è aperto. Leggi l'editoriale di Paolo Guzzanti sull'involuzione di Walter: "Uno strappo al contrario" Scritto in Varie Commenti ( 122 ) » (58 votes, average: 3.19 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Sep 08 Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. La drammatica vicenda di Alitalia, ormai sul baratro del fallimento, ha scatenato opinioni e commenti da parte dei lettori del Giornale.it: ne arrivano a centinaia pro e contro. Ma soprattutto contro il sindacato (Cgil, piloti e personale) che ha rotto il dialogo all'ultimo miglio negando la possibilità dar vita a quella Nuova Alitalia a cui hanno lavorato duramente il governo, gli imprenditori italiani della Cai e i sindacati confederali (Cisl, Uil e Ugl). L'ultimo "niet" è stato anche salutato dagli applausi dei lavoratori. L'Italia si rivela davvero, anche stavolta, uno strano Paese. Se si pensa che anche ad Air France i sindacati (tutti) avevano detto no. per poi dare la colpa del fallimento della trattativa a Berlusconi che la pensava diversamente da Prodi. Così, visto l'umore di voi lettori abbiamo fatto un sondaggio: a chi attribuite le colpe del fallimento? Insomma, abbiamo "copiato" quello di Repubblica.it. E i risultati. sono da leggere e confrontare, tenendo conto che il voto on line è aperto a tutti e quindi non si basa sul classico campione dei sondaggi. Per farla breve, le cifre sono eloquenti, mentre per il 54% dei lettori di Repubblica.it la colpa è del governo Berlusconi e per il 18% è dei sindacati, sul Giornale.it oltre il 62% dà la colpa ai sindacati e il circa il 20 % accusa il governo in carica (quello Prodi, su entrambi i siti è "archiviato" e viaggia attorno al 2%). Colpe della cordata Colaninno? Poche davvero, sui due siti raggiungono circa l'1% (e meno male, in fondo ci mettono soldi e faccia, nel salvataggio della compagnia: ovviamento sperando di guadagnarci in futuro, visto che non si tratta di fare beneficenza). E i lavoratori? Quei 20mila (per non parlare dell'indotto?): colpe minori, per molti la "casta" è quella sindacalizzata, hanno colpe per il 5% dei lettori di lettori di Repubblica.it e per circa l'8% dei lettori del Giornale.it. I PROFESSIONISTI DELLO SFASCIO leggi l'editoriale di Mario Giordano VOTA ANCHE TU, E DI' LA TUA SULLA VICENDA ALITALIA Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (46 votes, average: 3.72 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08Sep 08 Scuola, chi ha paura della Gelmini Aggiorno il post, dopo l'inaugurazione ufficiale dell'anno scolastico ieri 29 settembre, al Quirinale. Leggi l'articolo: "Scuola, Napolitano promuove la Gelmini". Chi tocca la scuola muore. in senso politico, ovviamente. Fare il ministro dell'Istruzione è un mestieraccio, proprio come fare il ministro della Sanità. Sai le polemiche e gli attacchi appena tocchi qualche boccia. In fondo, dai famigerati decreti delegati (imposti da sindacati e sinistra) di funesta memoria in poi molti, troppi ministri avevano scelto il "galleggiamento": bastava fare come il ministro delle Poste di democristiana memoria. Creare posti di lavoro e raccattare voti. Proprio così (è giusto dire basta alla scuola come ammortizzatore sociale). Ci sono volute due donne, Letizia Moratti e Mariastella Gelmini, per smuovere le acque. Non entro nel merito delle singole scelte, ma ci sono dei punti fermi sui quali credo vada fatta un riflessione. Il dato di partenza è che la scuola italiana da anni è diventata un carrozzone costoso, inefficiente, iper burocratizzato e iper sindacalizzato. Che costa troppo e rende poco. Il rendimento si chiama qualità dell'insegnamento e dell'apprendimento, formazione del cittadino e delle future classi dirigenti. Risultato che si ottiene con la qualità degli insegnati e la loro motivazione, che significa per inciso, anche dare stipendi adeguati e restituire (mi si passi il termine che può non piacere) dignità sociale al ruolo dell'insegnate. Ha ragione la Gelmini a dire che insegnare non è per tutti. e ha ragione, il ministro, a denunciare come il 97% dei 43 miliardi di euro stanziati per l'istruzione, se ne vadano in stipendi (bassi) con ben 1 milione e 300mila dipendenti. Risparmieremo 7 miliardi e il 30% lo reinvestiremo nella scuola, piega il ministro. Altro che ritorno al passato, come accusano il sindacato e la sinistra. Certo, anche Bossi dissente dissente e critica a dimostrazione che la scuola è un tema caldissimo anche nella maggioranza. Ma quello che vuol fare la Gelmini (e l'opinione pubblica l'ha capito) è un salto verso il futuro che servirà a far ripartire l'Italia attraverso la leva del buonsenso basata su scelte precise: dal maestro unico al ritorno dei voti incluso quello in condotta per combattere il bullismo, dalle divise, all'insegnamento dell'educazione civica, per finire con il praticantato e il concorso per insegnanti. Tanto per citare solo alcuni temi a cui si aggiungono quelli del precariato, dell'integrazione degli studenti stranieri, del tempo pieno. Una rivoluzione che ha un filo conduttore: la meritocrazia, che riguarda sia gli insegnanti che gli studenti. Proprio quello che non piace alla sinistra più ideologica e ai sindacati, insomma. Che promettono un autunno caldo e vogliono, loro sì, il ritorno al passato. Che è quello sotto gli occhi di tutti. Ecco chi ha davvero paura della Gelmini. E anche se l'autunno non è ancora arrivato, sono già partite le proteste: i sindacati invitano gli insegnanti a presentarsi in aula con il lutto al braccio per contestare la riforma, continuano le polemiche sul maestro unico e contro l'abolizione del tempo pieno che però il ministro smentisce. Leggi l'editoriale di Mario Cervi: "Maestri in lutto, poveri bambini" Scritto in Varie Commenti ( 164 ) » (58 votes, average: 3.84 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 02Sep 08 Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Finalmente si rivede, Walter Veltroni, riemerso dagli ozi agostani. E si ricorda, il leader del Pd, di dire qualcosa di sinistra: primo pensiero, il voto agli immigrati. Proprio così. E per farlo scrive al presidente della Camera, Gianfranco Fini per sollecitare l'iter parlamentare l'esame della proposta di legge per concedere il diritto di voto alle amministrative ai cittadini "non italiani" che vivono e lavorano nel nostro Paese, voto che non richiede dunque la cittadinanza. E ovviamente se si vota ci si può anche candidare.. (basterebbe cambiare la Costituzione). Ricetta anti-xenofobia, insomma, per come la vede Walter. Peccato che, come ricorda la Lega, il diritto di voto sia collegato al requisito del possesso della cittadinanza italiana, come è scritto nella Costituzione. E se Lega e Pdl bocciano la proposta (Cicchitto: la sinistra vuol cambiare il corpo elettorale a proprio piacimento), un no secco arriva anche da Antonio Di Pietro, alleato sempre più ex del Pd, che introduce l'ennesimo elemento di scontro nel centrosinistra, dando un altro scossone al Pd. Di Pietro ormai è in campagna elettorale continua e coglie una nuova occasione per "picconare" la traballante casa della sinistra riformista, quel Pd che anche Anna Finocchiaro definisce impietosamente "il partito che non c'è". Solo Rifondazione comunista applaude l'uscita estemporanea di Veltroni. Ed è tutto dire, se si considera che il premier Silvio Berlusconi è impegnato sul fronte dell'immigrazione clandestina e ha appena chiuso con successo la "vertenza" annosa con la Libia che riguarda non solo petrolio e gas per l'Italia, ma anche impegno libico per fermare le partenze dei clandestini dalle coste di Tripoli, Bengasi e dintorni verso l'Italia. Il dubbio di Cicchitto sull'uscita veltroniana è più che legittimo, quello che sorprende è l'uscita "intempestiva" (come dice Di Pietro) del leader Pd. Come se il problema principale dell'Italia fosse quello di far votare gli immigrati equiparandoli agli elettori che hanno la cittadinanza. Fini apre a Veltroni Walter ha battuto un colpo e il presidente della Camera va alla Festa del Pd a Firenze e apre all'idea: «Il diritto di voto amministrativo per alcune categorie di stranieri residenti in modo regolare e da un certo numero di anni in Italia non va visto né come ipotesi sciagurata né come garanzia assoluta di integrazione». Anche perché, ha ricordato il presidente della Camera, da anni i cittadini comunitari residenti in Italia godono di questo diritto ma alcune gruppi etnici provenienti da Romania e Bulgaria «non hanno dimostrato una particolare volontà di integrazione». «Se si riconosce il diritto di voto ad alcune categorie di stranieri residenti in Italia - ha precisato - bisogna però essere estremamente equilibrati a chiedere i doveri. Come non è criminale chiedere il diritto di voto agli immigrati, non è criminale l'obbligo di identità per i minori». Poi arriva l'altolà di Berlusconi: "Il voto agli immigrati non è nel programma di governo." Cosa ne pensate della proposta di Veltroni e dell'apertura di Fini che lega il riconoscimento del voto al rispetto di precisi doveri da parte degli immigrati? E' giusto fa votare gli immigrati regolari (ma senza cittadinanza) per combattere la xenofobia e per garantire, come scrive Veltroni, "l'inclusione sociale e la sicurezza"? O le ricette sono altre? Scritto in Varie Commenti ( 110 ) » (36 votes, average: 3.03 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 31Jul 08 Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Cari amici anche per me è tempo di vacanze, linee permettendo cercherò di fare qualche aggiornamento per mantenere il filo diretto con voi ma dove mi trovo ci sono problemi di collegamento. Farò il possibile. Intanto auguro a tutti buone vacanze. Al mio ritorno il blog sarà aggiornato con maggiore frequenza ed avrà una visibilità maggiore sulla home page, questo per rafforzare il dialogo con voi e la vostra partecipazione. Per ora un grazie di cuore a tutti voi. Scritto in Varie Commenti ( 6 ) » (13 votes, average: 2.46 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Jul 08 Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia Il mio post di ieri terminava così: "Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte". Non amo le autocitazioni, ma stavolta c'azzecca, visto che in serata Veltroni, dopo un'ultima chiamata-ultimatum ("Dica se sta con travaglio e Grillo o con il Pd"), ha deciso di varcare il Rubicone e rompere con Di Pietro dopo che il leader dell'Italia dei valori gli ha mandato subito a dire: "Io non rinnego nulla di quella piazza". Veltroni tira su il ponte levatoio del Loft e si prepara a difendersi dall'assalto del fronte interno. Già, perché dopo il "No Cav Day" a sinsitra scoppia l'ultima guerra civile (leggi l'articolo di Luca Telese). Si ripropone insomma, sia pure su toni e contenuti diversi, l'ennesimo scontro tra riformisti e massimalisti e in palio ci sono leadership e malloppo elettorale, i voti girotondini e movimentisti, la "chimata alle armi" dell'elettorato della sinistra sparito dal parlamento. le elezioni Europee a primavera. Di Pietro non fa, per ora, passi indietro perché ha capito bene che gli conviene nuotare nel mare magno delle pulsioni e delle tensioni di un elettorato di sinistra irriducibilmente antiberlusconiano e spera, in più, di raccogliere anche quel voto di protesta "a prescindere" che ama i toni populistico-giustizialisti e neo qualunquisti anche con venature di destra. Tonino-capopopolo è riuscito a logorare Veltroni, a intaccarne leadership, a chiudere in un angolo il Pd (che al suo interno è diviso fra correnti e gruppi: da "Red" di D'Alema ai Teodem, a Parisi - anche lui non rinnega la piazza - e alla pattuglia dei prodiani-ulivisti. A proposito, com'è assordante il silenzio di Prodi su piazza Navona.). Insomma, per Veltroni la strada resta stretta: sul fronte moderato ci sono Casini e i socialisti, sulla giustizia i Radicali che non la pensano affatto come Di Pietro. Ci sarà dialogo? Ci sarà più centro e meno sinistra? Una cosa è certa. La guerra sarà lunga e aspra, ed è solo all'inizio. Vedremo come finirà. Walter ha fatto qualcosa di riformista, finalmente. In fondo, parafrasando Massimo D'Alema, un Paese normale ha bisogno di un'opposizione normale. Ma reggerà all'assalto? Già, perché qualcos'altro è cambiato nel Pd, almeno io la vedò in questo modo. Di fatto c'è una diarchia D'Alema-Veltroni, confermato dall'apertura palese di Massimo nel dibattito alla Camera sul Lodo Alfano: un sono sì alle riforme condivise con la maggioranza. Apertura che segna l'inizio di una diarchia nel Partito democratico, con D'Alema che parte dettare la linea al partito in cerca d'identità, di autorevolezza e soprattutto di alleati - al centro e a sinistra - sicuramente più affidabili di Di Pietro. Grandi manovre in corso, dunque, se ne saprà di più quando si terrà il congresso. Scritto in Varie Commenti ( 77 ) » (21 votes, average: 2.95 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Jul 08 La guerra (in)civile degli psico-comici della politica La piazza è la stessa, il rituale e le facce pure. A piazza Navona è andato in scena il Girotondo 2, sequel del Girotondo 1, ma il regista è diverso: non c'è più Nanni Moretti, sostituito da Antonio Di Pietro. Il copione è lo stesso, anche se è stato arricchito da una carica di odio e volgarità mai vista prima: così il No Cav Day si è trasformato nel Turpiloquio Day. Vabbè, direte, con Grillo e la Guzzanti cosa c'era da aspettarsi? Era tutto già detto prima, già scritto, già annunciato: il "Caimano" e Napolitano, il Papa e la Carfagna, Veltroni e il Pd. Dov'è la notizia? Gli psico-comici hanno recitato fino in fondo la loro parte da avanspettacolo della politica, combattono la loro guerra (in) civile fino in fondo e con loro i soliti noti che attaccano Berlusconi per abbattere la sinistra. Già, perché la notizia vera è proprio questa: in piazza Navona è andato in scena un capitolo (e non sarà l'ultimo) dello scontro violento e trash "fra le sinistre", quella della piazza contro quella riformista. Uno scontro per l'egemonia, che sfrutta la debolezza (oggettiva) di Veltroni e del Pd nel chiudere definitivamente le porte alle estreme (cosa che invece riuscì benissimo al monolitico Pci). La deriva neo qualunquista, giustizialista, post sessantottina rischia così di diventare una Waterloo per Veltroni e i suoi (leggi il commento di Pietrangelo Buttafuoco sul "Giornale"). Sono loro ad essere "processati" in piazza (nello stile della rivoluzione dei cento Fiori maoista). Così, come scrive Filippo Ceccarelli su "Repubblica", "addio politica allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti". E Di Pietro? Lui vuole "impallinare" Berlusconi (dice). ma anche Veltroni e quel che resta della volontà di dialogo tra Pd e Pdl, altro che distinguo e presa di distanza dagli attacchi a Napolitano, gli psico-comici hanno recitato con lui, in piazza, così come i sessantottini radical chic. se questi sono valori. Ora non resta che aspettare. Che cosa? Ma che Veltroni (definito da Grillo: "Topo Gigio" e su questo Tonino ha taciuto) finalmente invece di "dire", "faccia", qualcosa di riformista: ha avuto 12 milioni di voti (e li ha chiesti) proprio per questo. O no? Faccia la sua parte perché questa eterna guerra (in)civile finisca una volta per tutte. Scritto in Varie Commenti ( 208 ) » (61 votes, average: 3.87 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Jul 08 Girotondo attorno a Walter Così Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd (almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene. Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv, hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato. Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani ci saranno: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 167 ) » (48 votes, average: 3.67 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (51) Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Marco, allora qualche contestatore c'era. Alberto Taliani: Caro Luca, ci sono già le Grillo News. forse c'è qualcuno che impedisce di leggerle?... Marco: Mi spiegate perchè ogni volta che Berlusconi & C vengono contestati (e succede molto spesso) i giornali... luca: visto che siete tanto bravi a criticare "l'intoccabileR 21; Grillo e siete - addirittura -... Alberto Taliani: Caro Pier Paolo, gli studenti hanno detto che il movimento di protesta è apartitico e credo che la... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice - 5 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Girotondo attorno a Walter - 2 Emails La guerra (in)civile degli psico-comici della politica - 2 Emails Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? - 1 Emails Ultime News No degli autonomi, Cai ritira l'offerta Alitalia: compagnia verso il fallimentoBorse europee volatili Draghi: la stagnazione durerà fino al 2009Papa: tra fede e scienza non c'è opposizioneAttacco Usa in Pakistan: ucciso leader di Al QaedaPiazza Navona, "Scontri iniziati dalla sinistra" Gli studenti: "Aggressione non provocata"Obama vuol vincere anche in casa di McCainSenza trucco e dopo 11 ore di volo, ecco le foto impietose di Kate MossStaminali anti età per l?eterna giovinezza: ma attenti al truccoSesso, filmati e ricatti: estorsione alla signora BmwViaggio nell'universo di Luchino Visconti Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società Libera Storia Libera TocqueVille October 2008 M T W T F S S « Sep 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 Archivio dei post October 2008 (2) September 2008 (4) July 2008 (4) June 2008 (4) May 2008 (6) April 2008 (7) March 2008 (5) February 2008 (19) Trackback recenti Fattoriadellacomunicazione's Weblog: Lessico provvisorio (università 2008) Recent Posts Delitto di leso Grillo. Il rito delle "okkupazioni" e quel che il Pd non dice Walter neo-comunista e D'Alema furioso Alitalia, abbiamo "copiato" il sondaggio di Repubblica.it e i risultati. Scuola, chi ha paura della Gelmini Veltroni "grande elettore" degli immigrati. e Fini apre Avviso ai bloggers, finalmente in vacanza Walter fa qualcosa di riformista. ma nel Pd è diarchia La guerra (in)civile degli psico-comici della politica Girotondo attorno a Walter Pagine About Disclaimer Filo diretto con il lettori del Giornale.it Pannello di controllo Login Entries RSS Comments RSS WordPress.com Photos Feed RSS di questo blog Feed RSS dei commenti al blog Il Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
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da "Voce d'Italia, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Politica Articoli correlati: *Scuola, manifestazioni: i dati dei sindacati *Scuola, protesta Dl Gelmini: "Youtube scopre infiltrato" *Maroni: "Chi occupa, sara' denunciato alla magistratura" Guarda tutti i correlati
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da "Affari Italiani (Online)"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
"Così diversi da me i deputati di maggioranza..." Venerdí 31.10.2008 16:48 La mattina presto di mercoledì. Prima degli scontri, passano sotto casa mia gli studenti romani di un qualche liceo, sono allegri e festosi, ma anche molto compatti e ordinati nel corteo, si concentrano a Piazza Venezia, per poi appunto andare al Senato, dove scoppieranno i disordini. Lo striscione di apertura del corteo è un concentrato di ironia romana e di sfottò. "Gelmini aripiate!" forse il messaggio politico non è tanto chiaro, ma la distanza del mondo scolastico dal decreto tagliafondi alla scuola c'è tutta. Qualcosa mi divide dai miei colleghi di Centrodestra in Aula, nessuno di loro sembra interessato a quanto sta succedendo nel mondo della scuola e nelle piazze, è giovedì, Roma è bloccata da una manifestazione grandissima, per lo sciopero generale della scuola, il governo rinvia di ora in ora il resoconto alla Camera sugli scontri di Piazza Navona. Intanto sulla legge elettorale europea scoppia un po' di maretta tra An e Forza Italia, perché la prima vorrebbe mantenere le preferenze e la seconda no. Fini e Berlusconi pranzano insieme, il provvedimento viene rinviato in commissione, per Berlusconi è una marcia indietro, le opposizioni sono coalizzate per il mantenimento delle preferenze. Intanto, come già raccontato da Matteo Salvini sulla sua rubrica, il nervosismo scoppia anche nelle parole del collega Cristaldi di An che denuncia la tassa sulle assenze imposta dal gruppo. < < pagina precedente pagina successiva >>
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Al suo arrivo a Los Angeles la modella è apparsa ben lontana dallo suo standard di bellezza. La top, però, non si è sottottratta all'obiettivo dei paparazzi e si è lasciata ritrarre con il fidanzato Jamie Hince con il quale si è da poco riappacificata
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Gossip SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Stop al bullismo Cronaca Politica Esteri New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa IL TEMPO CHE PASSA Senza trucco e dopo 11 ore di volo Anche Kate Moss non brilla più Al suo arrivo a Los Angeles la modella è apparsa ben lontana dallo suo standard di bellezza. La top, però, non si è sottottratta all'obiettivo dei paparazzi e si è lasciata ritrarre con il fidanzato Jamie Hince con il quale si è da poco riappacificata Londra, 31 ottobre 2008 - Senza un filo di trucco, il volto di Kate Moss fotografato al suo arrivo a Los Angeles, dopo 11 ore di volo, mostra tutti i segni del tempo e delle notti-brave: qualche brufolo, le labbra screpolate dal raffreddore o dal freddo, le rughe sul collo, la modella appare ben lontana dai canoni di bellezza che ne fanno da anni la regina delle passerelle. Ma lei, per niente preoccupata dai ?paparazzi', si è lasciata fotografare, mentre ride e chiacchiera con il fidanzato Jamie Hince (39 anni), lasciando l?aeroporto. Qualche ora prima, fotografata alla partenza da Heathrow, a Londra, sembrava appena un po' più riposata, ma ugualmente segnata dal tempo. La modella, madre di una bimba - Lila Grace, che ha sei anni - non ha confermato le voci che la vorrebbero in attesa di un secondo figlio. Secondo i ben informati, lo scorso mese la coppia si è lasciata proprio per le liti causate dall?intensa vita notturna della Moss; la settimana dopo, la riappacificazione, ma da allora le uscite mondane della top-model si sono molto diradate. Intanto, non si arresta il successo della modella in versione stilista: la sua ultima collezione per Topshop, la catena di abbigliamento low cost britannica, ha avuto un successo senza precedenti. Il mini abito nero - su cui è disegnata la zampata di una pantera, che la stessa Moss possiede ed è venduto a 100 sterline - è andato esaurito in 15 minuti nello ?store' londinese di Oxford Street. Stessa sorte per le vendite on line: il sito di Topshop è stato inondato di richieste e le scorte sono finite in due ore. MULTIMEDIA Una top tra passerelle ed eccessi Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (43 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (27 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (17 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (13 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 17:24:11 - nadal si è ritirato dopo aver perso 6-1 il primo set per un problema al ginocchio.Spero solo, che qu[...] Bercy perde Federer e Nadal17:20:42 - Simone si allenerà in GERMANIA ? Siamo sicuri?[...] Bolelli spreca un'altra chance17:20:38 - si e' ritirato anche Nadal!!! Piero e' andato a Parigi con la mannaia?????[...] Bercy perde Federer e Nadal17:20:15 - e che è successo a NADAL???? Davydendko vince per ritiro.... AIUTO!!![...] Bercy perde Federer e Nadal17:18:27 - Onestamente del torneo mi frega poco. Quello che spero è che sia completamente recuperabile per Shan[...] Bercy perde Federer e Nadal17:15:26 - Mi sembra un ritiro strategico per preservarsi per il masters.....[...] Bercy perde Federer e Nadal17:10:22 - Simone si allenerà in Germania. Simone é un buon giocatore che può ancora crescere tanto, a me resta[...] Bolelli spreca un'altra chance Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ad aver convinto il giudice è stato proprio l’avvocato della cantante 26enne che si è pronunciato a favore del padre della sua cliente
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Gossip SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Stop al bullismo Cronaca Politica Esteri New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa LA SPEARS PER SEMPRE UNA BAMBINA Il tribunale nomina il padre di Britney tutore permanente del suo patrimonio Ad aver convinto il giudice è stato proprio l?avvocato della cantante 26enne che si è pronunciato a favore del padre della sua cliente Los Angeles, 30 ottobre 2008 - Il tribunale di Los Angeles ha nominato Jamie, padre di Britney Spears, tutore permanente dei suoi beni e delle sue ricchezze. Dopo un?attenta valutazione della salute mentale della cantante 26enne, la Corte ha infatti stabilito che il genitore dovrà occuparsi vita natural durante degli affari della figlia. Ad aver definitivamente convinto il giudice è stato proprio l?avvocato della Spears che si è pronunciato a favore del padre della sua cliente. "Vista la complessità della situazione finanziaria della cantante - si legge sulla sentenza - riteniamo appropriato nominare un tutore permanente". Accusata di guida senza patente, processo archiviato per BritneyGuarda la videonews - MULTIMEDIA Britney, una vita tra luci ed ombre Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (43 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (27 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (17 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (13 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 17:24:11 - nadal si è ritirato dopo aver perso 6-1 il primo set per un problema al ginocchio.Spero solo, che qu[...] Bercy perde Federer e Nadal17:20:42 - Simone si allenerà in GERMANIA ? Siamo sicuri?[...] Bolelli spreca un'altra chance17:20:38 - si e' ritirato anche Nadal!!! Piero e' andato a Parigi con la mannaia?????[...] Bercy perde Federer e Nadal17:20:15 - e che è successo a NADAL???? Davydendko vince per ritiro.... AIUTO!!![...] Bercy perde Federer e Nadal17:18:27 - Onestamente del torneo mi frega poco. Quello che spero è che sia completamente recuperabile per Shan[...] Bercy perde Federer e Nadal17:15:26 - Mi sembra un ritiro strategico per preservarsi per il masters.....[...] Bercy perde Federer e Nadal17:10:22 - Simone si allenerà in Germania. Simone é un buon giocatore che può ancora crescere tanto, a me resta[...] Bolelli spreca un'altra chance Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. P.Iva 12741650159, a company of MONRIF GROUP - Informativa al trattamento dei dati personali - Powered by Softec v>
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Nicola Febbraro, anch’egli nuotatore, vuole difendere il 'naufrago' che conosce molto bene. Il ragazzo sostiene infatti che la love story tra Tumiotto e l'ex velina in Honduras non sia stata inventata per motivi mediatici
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(
da "Sestopotere.com"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scuola, a Padova studenti di Ls , Destra Universitaria e Forza nuova in fermento... aspettando la Gelmini (31/10/2008 17:40) | (Sesto Potere) - Padova- 31 ottobre 2008 - Sono ancora in corso le numerose mobilitazioni anti-Gelmini a Padova e provincia. Lo sciopero generale è sicuramente riuscito e la responsabile partecipazione di Forza Nuova, Lotta Studentesca e Destra Universitaria stanno coinvolgendo migliaia di studenti, cittadini e personale impiegato nel settore scolastico. Anche in Alta Padovana nel presidio leghista di Cittadella si è formato un corteo spontaneo di oltre 1000studenti delle scuole superiori guidati da LS. Distribuiti ben 10mila volantini prodotti da Lotta studentesca per chiamare a raccolta tutto il ?movimento? senza preclusione alcuna per ribadire l?unitarietà del fronte di lotta antiGelmini. Ma non è tutto. Giovedì 6 novembre il ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini sarà a Padova per partecipare alla giornata inaugurale di Expo Scuola-Young 2008. Il ministro dovrebbe – secondo il programma – concludere alle 11.00 un dibattito promosso dal Consiglio regionale del Veneto e dall?Ufficio scolastico regionale. Lotta Studentesca e Destra Universitaria hanno dato appuntamento a tutti alle 9.00 di fronte all?ingresso principale della Fiera in via Venezia per manifestare contro la ?riforma? Gelmini, i tagli sulla scuola pubblica e sul mondo dell?istruzione in generale.
(
da "Articolo21.com"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Gli uomini della campagna di Ida Tarbell “It?s time”: se lo scrive in copertina anche l?Economist c?è da crederci, ma non troppo. Su uno sfondo chiaro c?è Barak Obama che cammina sorridente. Siamo talmente invasi ormai dalla sua immagine che, a pochi giorni, dal voto, avremmo voglia di dimeticarcelo un po?. Bello il suo video di 30 minuti, bellissimo ed emozionante il suo comizio con Bill Clinton. Ormai ha acquistato sicurezza anche se si vede che è stanco morto, ma ora, invece di iniziare i suoi discorsi con “se sarò presidente” adesso dice “Quando sarò presidente” . Le dita però le abbiamo sempre incrociate. Ci sono degli altri uomini da ricordare in questa campagna elettorale. Qualche parola va spesa per il più denigrato, il più preso in giro: Joe Biden , il candidato democratico alla vicepresidenza, detto anche Joe THE Biden, come l?altro uomo di questa corsa alla Casa Bianca , Joe THE plumber. Il primo Joe sarà anche un gaffeur, ma è un politico di lungo corso e ha affrontato questa campagna con grande umiltà e sopportando il fuoco di fila dei suoi detrattori. Che non ricordano però che nell?estate 2002 era presidente della commissione esteri del senato, e grazie a lui furono ascoltati i maggiori esperti e strateghi internazionali che spiegarono come attaccare l?Iraq fosse una sciocchezza. Bush, come si sa, fece carta straccia di queste audizioni, ma ci sono le trascrizioni e Barak Obama se le deve essere lette prima di chiamarlo al suo fianco. Paragonarlo a Sarah Palin, sarebbe come paragonare Giovanni Giolitti a Maria Stella Gelmini (oggi non volevamo parlare di donne, ma Maria Star, dopo il successo dello sciopero, è ancora nei nostri pensieri) . Il secondo uomo che volevamo ricordare è il sopracitato Joe the plumber, Joe l?idraulico, l?uomo della strada,che però aveva qualche conticino in sospeso con la sua cartella esattoriale. Non proprio un esempio. Poi c?e? un terzo uomo, sconosciuto alle cronache del quale non e? stato pubblicizzato il nome. E? il funzionario del governo dell?Alaska, che ha interrogato Sarah Palin sotto accusa per abuso d?ufficio. In Italia, il suo nome lo conosceremmo, perche? si sarebbe gridato al complotto giudiziario, in America nessuno si scandalizza quando si cerca la verita?. Onore al milite ignoto di Vasilla, Alaska. Poi naturalmente c?è John McCain, e non è affatto vero che sarebbe comunque meglio di Bush, lo sa pure lui che riesce a sembrare un gigante solo se lo mettono a fianco dell?inquilino della Casa Bianca. E infine un quinto uomo si è affacciato nelle ultime ore all?orizzonte. Una tale al-Libi, uno dei massimi leader di Al Qaeda in Afghanistan e Pakistan. Anche lui fa “endorsement” per Obama. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.
(
da "Articolo21.com"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Licenziamenti a la7: CDR incontra la stampa estera di CDR La7 Quasi il 4% di share con oltre un milione di contatti per lo speciale sulle violenze a Piazza Navona di ieri, l' unico approfondimento sulle manifestazioni anti Gelmini andato in onda in prima serata sulle tv nazionali. Il 5% con punte del 10 % per la diretta di sabato 26 ottobre che ha seguito la manifestazione nazionale a Roma del partito democratico: sono i risultati oggettivi a provare quanto vale per la7 il lavoro dei giornalisti e quanto bisogno c'e' oggi in Italia di un' informazione che apra una finestra sulla realta' . Eppure di questo patrimonio l' amministratore delegato della tv del gruppo Telecom Giovanni Stella ha deciso di fare a meno avviando senza alcuno stato di crisi aziendale il licenziamento collettivi di 25 giornalisti, piu' di uno su quattro. La scusa sono i conti disastrati lasciati in eredita' dalle passate gestioni "allegre" a suon di consulenze e appalti milionari per i soliti -piu' o meno- noti e le case di produzione che oggi riempiono trasversalmente i palinsesti di tutta la tv nazionale. Ma il tentativo di far pagare il conto di la7 ai giornalisti -e solo a loro- non e' semplicemente una maldestra operazione ragionieristica: si tratta soprattutto della liquidazione di una voce storicamente indipendente dell'informazione nazionale in un panorama mediatico sempre piu' dominato dal conflitto d'interessi tra politica e tv e dal duopolio Rai Mediaset oggi alle prese con una forte contrazione della raccolta pubblicitaria. Spegnere l'informazione di la7 e' un attacco al pluralismo dell'informazione. Lunedi 3 novembre alle 11, 00 presso la sede dell'Associazione stampa estera in via dell'Umilta' a Roma i giornalisti di la7 incontreranno i colleghi delle testate straniere e chiunque voglia intervenire per raccontare nei dettagli e nei numeri "Lo strano caso di la7, ovvero: l'anomalia tutta italiana della tv unica".
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Alla cerimonia anche Barroso e Letizia Moratti. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine. Dopo la Bocconi, è il turno dell'università Statale, dove gli studenti lo hanno accolto con un lungo applauso
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Tra questi oltre al Rettore della Statale Enrico Decleva, ci sono i Rettori Angelo Provasoli, della Bocconi, Marcello Fontanesi, dell?Università Bicocca, Giovanni Puglisi, dello Iulm, Lorenzo Ornaghi dell?università Cattolica e don Luigi Verzè dell?università del San Raffaele. NAPOLITANO ALLA BOCCONI Il presidente della Repubblica è oggi a Milano per l'inaugurazione di un nuovo edificio dell'università Bocconi. “Riceverò una rappresentanza degli studenti che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”, ha dichiarato il capo dello Stato a margine della cerimonia. ll presidente è arrivato alle 10.50 alla cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio della Bocconi, preceduto di una mezz'ora dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “Genitori per la scuola pubblica” e “Contro la privatizzazione del sapere”. Le universitarie lanciano anche alcuni slogan contro la privatizzazione della scuola, sotto una bandiera della pace. Imponente lo schieramento delle forze dell?ordine, oltre a diversi furgoni di polizia e carabinieri sono presenti in maniera visibile gli uomini dell?anti-terrorismo, supportati da tiratori scelti e unità cinofile. L?intera area è stata transennate. Nelle prime ore di questa mattina si era sparsa la voce di un possibile arrivo alla cerimonia del ministro Mariastella Gelmini, voce subito smentita ma che aveva creato un certo allarme: sarebbe stato a quel punto prevedibile l?arrivo degli studenti in mobilitazione, che in queste ore stanno tenendo alcune lezioni all?aperto nel centro cittadino. LE LETTERA DEGLI STUDENTI Il presidente ha ricevuto alcuni studenti dell?Università Bocconi prima dell?inizio della cerimonia del nuovo anno accademico. A Napolitano gli studenti hanno consegnato una lettera-appello. Le forze politiche, scrivono in sostanza, devono affrontare in modo organico la questione universitaria, aprendo un dibattito che porti "a una riforma profonda del sistema vigente, migliorando l?organizzazione e l?efficacia degli istituti di ricerca e promuovendo la piena realizzazione del diritto allo studio". Il presidente ha incontrato brevemente quattro studenti, Antonio Carboni, Andrea Tell, Luce De Vecchi e Luca Sintoni. "Il sistema universitario italiano è in profonda crisi - scrivono gli studenti - è necessario intervenire con una profonda riforma delle regole, ma siamo contrari a intraprendere un percorso del genere cominciando dalla ?dietà forzata della legge 133". Gli studenti auspicano che la ripartizione delle risorse dell?università sia vincolata a criteri che tengano conto dei risultati raggiunti. Chiamano inoltre in causa gli intellettuali che "hanno spesso interpretato il proprio ruolo in maniera opportunista e conservatrice. Auspichiamo una maggiore assunzione di responsabilita" da parte della classe docente, tramite l?adozione di criteri più rigorosi per la selezione e l?avanzamento di carriera". I bocconiani infine bocciano "la prevaricazione del diritto allo studio da parte di alcune minoranze. Il tentativo in atto in alcuni atenei di interrompere lo svolgimento delle attività didattiche, se non condiviso, è lesivo della libertà individuale e inadeguato a rispondere all?emergenza universitaria". L'INCONTRO CON I RETTORI Nel pomeriggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano incontrerà alle 16.30 all?Università Statale di Milano, i rettori degli atenei del Nord Italia. L?incontro era già previsto ma non era stato ufficializzato fino a questa mattina. L'APPELLO DELLA RETE DEGLI STUDENTI La Rete degli Studenti Medi invita in una nota il presidente della Repubblica ad “allargare gli incontri al mondo della rappresentanza studentesca e delle organizzazioni studentesche che sono impegnate in questi giorni nelle proteste per approfondire il confronto sui temi e le ragioni degli studenti impegnati nella difesa della scuola pubblica”. LA PROTESTA Roma invasa. Maroni: "Denunciato chi occupa"IL MAXICORTEO DI ROMA - LA VISITA DEL CAPO DELLO STATOPolizia per fermare le occupazioni? - Giuste le proteste studentesche? Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (137 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (57 commenti) "Non ha votato, onorevole? 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Quello che spero è che sia completamente recuperabile per Shan[...] Bercy perde Federer e Nadal17:15:26 - Mi sembra un ritiro strategico per preservarsi per il masters.....[...] Bercy perde Federer e Nadal17:10:22 - Simone si allenerà in Germania. Simone é un buon giocatore che può ancora crescere tanto, a me resta[...] Bolelli spreca un'altra chance Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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da "Italia Sera"
del 31-10-2008)
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Cronaca Roma Al corteo studenti e militanti da tutta Italia. Veltroni: ?Il governo ascolti il popolo?. Berlusconi: ?Sinistra scandalosa? Scuola, lo sciopero ?occupa? Roma La manifestazione dei sindacati no-Gelmini: ?Siamo un milione?
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da "Italia Sera"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Cronaca Roma La provocazione di Zingaretti: ?Disobbedisco, non cambia nulla? ?Io disobbedisco. Io, Nicola Zingaretti, a costo di finire commissariato, non tocco le scuole della mia Provincia?. Lo afferma in un?intervista a ?La Stampa? il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che aggiunge: ?Da questo sommovimento sarebbero colpite 26 scuole, quasi ventimila studenti... In una fase economica poi che, al contrario, richiederebbe investimenti sulle infrastrutture pubbliche e sulla formazione...?. ?A questo movimento degli studenti - continua Zingaretti - voglio dire: noi della Provincia di Roma abbiamo capito il messaggio. E, al governo dico: stravagante metodo, il vostro. Prima ci chiedete aiuto per finanziare la Polizia, e ora, perché avete altri buchi, pretendete che tagliamo sulle scuole? E? una scelta scellerata. In una fase economica, poi, che al contrario richiederebbe investimenti sulle infrastrutture pubbliche e sulla formazione - conclude il numero uno di Palazzo Valentini - Giudico un po? ridicolo un governo che parla tanto di federalismo e poi minaccia la clava dei commissariamenti?. Saltamartini (Pdl): ?Da Zingaretti gravissima demagogia?. ?Ricordo, da ex consigliere provinciale, che le attuali competenze sulla scuola delegate all?Ente Provincia sono relative all?edilizia scolastica degli istituti medi superiori. Proprio per questo la disobbedienza istituzionale dichiarata dal presidente Zingaretti circa l?applicazione del decreto Gelmini mi fa veramente sorridere?. E? quanto dichiara in una nota Barbara Saltamartini, parlamentare del Pdl. ?Il presidente Zingaretti - prosegue Saltamartini - evidentemente non sa cosa prevede il decreto approvato dai due rami del Parlamento: voto in condotta, maestro unico, educazione civica e tempo pieno nulla hanno a che fare con le competenze della Provincia di Roma. Anche perché tutto questo riguarda le scuole elementari. Quindi la posizione assunta da Zingaretti e dagli esponenti della sua parte politica, è semplicemente demagogica. Ma, allo stesso tempo si tratta di una dichiarazione gravissima: non si può, nel rispetto della Costituzione, nel momento in cui si è alla guida di un Ente locale o di qualsiasi istituzione, proclamare disobbedienza rispetto a quelle che sono le leggi approvate dal Parlamento?. Edizione n. 2035 del 31/10/2008
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da "Reuters Italia"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FIRENZE (Reuters) - L'ex "venerabile maestro" della P2 Licio Gelli sta per sbarcare in tv, con un programma sulla storia del Novecento raccontata attraverso la sua vicenda personale, legata a doppio filo con alcuni dei più gravi scandali del Dopoguerra italiano. E alla presentazione spazia da Berlusconi - l'unico, dice, "che può andare avanti" - alla legge Gelmini che riporta l'ordine nelle scuole, da Marcello Dell'Utri - "bravissima persona" - alla maggioranza che dovrebbe avere il coraggio di "affondare il bisturi". Gelli - condannato nel 1994 a 12 anni per frode nell'ambito del processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano - oggi è intervenuto a Firenze alla presentazione di un programma in nove puntate che andrà in onda da lunedì prossimo su Oden: una ricostruzione della storia del Novecento, dal fascismo agli anni Ottanta. In "Venerabile Italia" alle testimonianze di Gelli - al cui passato di piduista si ispira il titolo del programma - si alterneranno commenti di personaggi come l'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Nell'ultima puntata, in onda il 29 dicembre, per la prima volta sarà in studio lo stesso Gelli. Oltre alle condanne per la vicenda P2 e per lo scandalo del Banco Ambrosiano, nel processo per la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 Gelli, 89 anni, fu condannato per depistaggio, e venne accusato di avere avuto un ruolo di primo piano nell'Operazione Gladio, cioè la costruzione di una rete clandestina anticomunista. Il suo nome fu fatto anche in seguito alla morte di Roberto Calvi, coinvolto nel crack dell'Ambrosiano e trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982. Secondo i magistrati, il "banchiere di Dio" sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra perché si era impossessato dei soldi di Gelli e dell''ex cassiere della mafia Pippo Calò. "SOLO BERLUSCONI PUO' ANDARE AVANTI" Nel corso della conferenza stampa Gelli ha espresso grande apprezzamento per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui nome compariva nella lista degli iscritti alla loggia massonica segreta P2 (Propaganda Due) - politici, funzionari, imprenditori, militari, giornalisti - rinvenuta nella villa sello stesso Gelli durante una perquisizione nel 1981. "L'unico che può andare avanti è Berlusconi, non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare", ha risposto Gelli ai giornalisti che gli chiedevano chi, secondo lui, oggi sia in grado di attuare il piano di Rinascita Democratica, parte essenziale del programma piduista che mirava alla creazione di un autoritarismo legale fondato sull'informazione. Continua...
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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Urge un fatto nuovo a sinistra Luciano Muhlbauer *, 31 ottobre 2008, 12:27 L'intervento Per capire quello che sta succedendo in Provincia di Milano, l'unica istituzione di qualche peso nell'area milanese che non sia governata dalle destre, non serve tanto addentrarci nei meandri del fatto specifico, bensì ricostruire lo scenario politico In Provincia di Milano ha scricchiolato di nuovo e un'ennesima crisi si è consumata. Come le altre volte, tuttavia, il Presidente Penati e la sua Giunta ne sono usciti in piedi, mentre la sinistra della coalizione appare stretta in un angolo, divisa e senza una prospettiva chiara. Questa volta lo scontro era esploso attorno al piano rifiuti, cioè alla questione dei nuovi inceneritori nel milanese, ma il merito della questione è stato presto oscurato dal metodo adottato per risolvere le divergenze. Infatti, quanti attingono le loro informazioni dai resoconti dalla stampa hanno letto semplicemente una storia fatta di annunci di ostruzionismo duro, di successive minacce presidenziali di licenziare gli assessori di Rifondazione e, infine, di una soluzione lampo dove sono spariti sia i primi che le seconde, con l'unica novità che il PdCI ha abbandonato formalmente la maggioranza di governo. Insomma, per capire quello che sta succedendo in Provincia di Milano, l'unica istituzione di qualche peso nell'area milanese che non sia governata dalle destre, evidentemente non serve tanto addentrarci nei meandri del fatto specifico, bensì ricostruire lo scenario politico. La maggioranza di centrosinistra, costruita sul modello dell'Unione, aveva iniziato a vacillare un anno e mezzo fa, in seguito all'esito fortemente negativo delle elezioni amministrative di primavera. Molta parte del Pd lombardo -e certamente Penati- ne trassero infatti la seguente conclusione politica: occorreva spostare il baricentro del governo provinciale a destra. Iniziò così la rincorsa delle destre sul terreno del securitarismo, dei rom e dell'immigrazione, a colpi di dichiarazioni e proclami del Presidente. Ma non diversamente andò su altri temi, come ad esempio l'Expo 2015 e, più in generale, quello del governo del territorio, con l'ovvia conseguenza che le tensioni all'interno della maggioranza diventavano la norma, senza tuttavia mai approdare a qualche epilogo definitivo. In altre parole, la crisi della maggioranza in Provincia di Milano si trascina ormai da tempo e il Presidente Penati non ha cambiato opinione e linea neanche dopo il risultato disastroso delle elezioni politiche. E nemmeno le proiezioni che danno il centrodestra in netto vantaggio in vista delle elezioni provinciali dell'anno prossimo sembrano aver scalfito le granitiche convinzioni di Penati, che dunque continua a lavorare su uno schema che prevede la ricerca di alleanze a destra, compresa una sorta di lista del presidente nella quale dovrebbero confluire anche inconfessabili appoggi di provenienza ciellina. Tuttavia, mentre la linea politica di Penati, per quanto dannosa e miope sia, appare comunque chiara e coerente, altrettanto non si può dire di quella delle sinistre, le quali continuano a subire la sua iniziativa, lasciandosi dividere e assomigliando sempre di più a una maionese impazzita. E così, Sinistra Critica e i Comunisti Italiani sono fuori dalla maggioranza, Sinistra Democratica ha dichiarato che comunque sta con Penati, cascasse il mondo, Rifondazione sfiora periodicamente la crisi, ma poi non succede niente, e i Verdi navigano a vista. Detto altrimenti, a sinistra c'è un problema grosso come una casa e la sindrome della sconfitta di primavera continua a dettare legge. Andando avanti di questo passo diventa davvero credibile il peggiore degli scenari possibili, cioè non solo la conquista della Provincia da parte delle destre, ma anche la contestuale riedizione in salsa meneghina della Caporetto politica della sinistra. Il tempo stringe e la gestione dell'ultima quasi-crisi non aiuta, anzi. Occorre muoversi subito, scrollandosi di dosso l'immobilismo e la subalternità alle scelte presidenziali e rimettendo invece in campo un'iniziativa e una proposta autonome della sinistra. Sì, una! E non due, tre o quattro. Oggi viviamo un paradosso. Nella nostra società vi è una terribile bisogno di una sinistra, cioè di un'alternativa alle politiche socialmente classiste e politicamente reazionarie delle destre. Ma allo stesso tempo la sinistra politica realmente esistente è drammaticamente inadeguata a rappresentare e organizzare questo bisogno. In fondo, il rapporto tra lo straordinario movimento anti-Gelmini e le sinistre ne è un esempio lampante. Per questo va lanciata subito un'iniziativa coraggiosa: una presenza e una proposta unitaria di tutta la Sinistra per l'area metropolitana milanese. E non una riedizione di assemblaggi politicisti confezionati nei palazzi, come fu l'Arcobaleno, bensì una proposta da costruire insieme a tutte le realtà sociali, associative e territoriali disponibili. Insomma, ci vuole un fatto nuovo, fresco, comprensibile e credibile. *Consigliere Regionale della Lombardia, Prc
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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Quando la comunicazione si fa Rete Cosimo De Nitto, 31 ottobre 2008, 12:22 La Riflessione Fino a ottobre inoltrato l'informazione sulla scuola è stata accuratamente filtrata da stampa e tv. Poi il movimento è cresciuto dando vita a forme di comunicazione sociale nuove dove il web si è dimostrato uno spazio per una nuova cittadinanza libera, senza frontiere e muri di alcun tipo, senza gerarchie di censo, ruolo, peso sociale Solo in questi ultimi giorni la mobilitazione della scuola comincia a superare il "blocco" dei media, proprio quando Berlusconi dice, plurale maiestatis per rango istituzionale e incontinenza del suo super Ego, "siamo preoccupati di questo divorzio di molti mezzi di comunicazione dalla realtà". Ovviamente spetta a Lui decidere cosa è la realtà e gli altri devono consentire. Di volta in volta che Egli decide cosa è la realtà e cosa no, i media devono raccontare Fedelmente (cioè alla Emilio Fede, o Fido che dir si voglia) cosa e come a Lui piace. Se non lo fanno, sono.... COMUNISTI!!! Fino a ottobre inoltrato, compreso il 17, sciopero dei COBAS, tutto era accuratamente filtrato. Sulla stampa e in televisione passavano solo la Gelmini e il codazzo di pennivendoli schierati e genuflessi, anche quando erano comodamente seduti nei vari salotti televisivi di Vespa ecc. a straparlare di cose come la scuola, la pedagogia, la didattica, delle quali non hanno conoscenza e competenza alcuna. A questi venivano contrapposti, per dare una parvenza di par condicio, parlamentari di avversa parte politica, ma di pari ignoranza (nell'accezione tecnica del termine) e incompetenza. Ma si guardavano bene dal dare la parola ai veri conoscitori dei problemi della scuola, che sono gli esperti (pedagogisti, tecnici della formazione, psicologi, educatori, insegnanti, dirigenti scolastici, ispettori ecc.) e a coloro che giornalmente abitano questo pianeta, lo frequentano, lo vivono, lo "soffrono", come genitori, alunni, insegnanti, collaboratori scolastici ecc. Infiniti documenti sono stati approvati dai collegi dei docenti, dalle assemblee dei genitori, dalle associazioni professionali, dalle associazioni pedagogiche, da autorevoli uomini di pensiero e di scienza, come scrittori, docenti e presidi di Facoltà di Scienze della Formazione ecc... che sono stati inviati a stampa, tv, ministero ecc... Niente è filtrato nei media, come se niente stesse accadendo. In queste condizioni chi ha denunciato la paura per la fine della democrazia aveva certamente argomenti validi e probanti. Avevamo un Paese reale, da una parte, e una visione colpevolmente miope, distorta e distorcente, quella dei media, dall'altra. Poi il movimento è cresciuto, è arrivato sempre più numeroso nelle piazze, ha liberato la sua creatività, hanno preso coscienza sempre più genitori, insegnanti, studenti. Si dà vita a forme di comunicazione sociale nuova, originale, simpatica. Fiaccolate, riappropriazione degli spazi scolastici e urbani per discutere di scuola, bambini, futuro, notti bianche, lezioni in piazza. Si pensa a striscioni appesi ai balconi, lumini e luci lasciati sui balconi con la loro forza evocativa e simbolica, a tante altre forme di comunicazione, per così dire, da strada. Senza la violenza e le insinuazioni livorose di chi magari vorrebbe la violenza per avere il pretesto di scatenare la forza pubblica, il perbenismo di chi non sopporta le diversità, le alterità, la non omologazione, la critica, il dissenso. Ma col sorriso di chi rivendica i propri diritti primari tra i quali, oggi, primeggiano la scuola, la conoscenza, la formazione, l'educazione. Finalmente! Ma tutto ciò sarebbe stato molto limitato se non si fossero sviluppati nella rete un tam tam incredibile, una fucina di idee, ragionamenti, informazioni su siti, forum, blog ecc., una ragnatela di contatti e poi anche documentazioni filmate e fotografiche delle manifestazioni che non passavano in televisione, fino ad allora sì in stato di "divorzio dalla realtà". La rete, battuti i padroni dei media, si è dimostrata, per chi non credeva o temeva ciò, uno straordinario spazio democratico che sfugge al controllo dei media classici come stampa e TV. Alle persone virtuali dei sondaggi, si sostituivano le persone reali in carne ed ossa. Con nome e cognome, professione e stato, idee, preoccupazioni, sentimenti veri, esperienze di vita e di lavoro alle spalle, voglia di esprimere le proprie opinioni direttamente, per esteso, argomentando, non di rispondere ai quiz a punti dei sondaggi, completamente decontestualizzati, a risposte multiple a volte anche uniche per il modo in cui sono poste, senza possibilità che uno ci rifletta, si informi, si documenti, con domande telefoniche rapide e non rifiutate solo per cortesia, ma importune perché magari arrivate quando uno sta per sedersi a tavola o andare in bagno o fare altro che si ritiene più importante e affligge la quotidianità divenuta sempre più difficile da vivere. La stampa è stata sostituita da forum, newsletter, e-mail, blog, siti e portali. La TV è stata battuta da YouTube e altri contenitori. Anche questo è un fenomeno nuovo che bisognerà studiare, se sarà rimosso il blocco mentale, spesso sospetto, da parte di chi vede nei nuovi media, e nella rete soprattutto, l'anticamera della perdizione e della mortificazione dell'intelligenza. Comunque, sempre meglio l'interattività della rete piuttosto che la passività della tv (e dei giornali); sempre meglio uno spazio di discussione in cui all'altro è dato di poter interloquire e dire la sua, che avere come unica alternativa quella di cambiare canale (non risolve quasi mai i problemi) o spegnere l'apparecchio come disperato e ultimo gesto di rifiuto e protesta, che però non viene visto e recepito da nessuno. Queste esperienze provano che la rete è spazio aperto, fruibile, utile, democratico, diretto, buono per comunicare, apprendere, insegnare, ma al quale occorre anche essere educati oltre che istruiti. Uno spazio per una nuova cittadinanza libera, senza frontiere e muri di alcun tipo, senza gerarchie di censo, ruolo, peso sociale. I video e le immagini sono ripresi da manifestanti stessi, nuovi registi ed operatori che sanno usare i mezzi come professionisti. Spesso sono di ottima qualità. Non propongo una lista di link, tanti sono i filmati di questa nuova televisione da strada, preferisco rimandare a una puntatina su YouTube e a una autonoma e facile ricerca con google. I filmati e le foto sono numerosissimi. La protesta sociale, grazie a tutto questo, ha rotto gli argini dei media tradizionali, che ora, colpevolmente tardi, ma finalmente, cominciano a passare un'informazione decente. Indecenti restano sempre i commenti sbilanciati, talvolta a senso unico, e le dichiarazioni tendenti a scomunicare, insultare, demonizzare, mistificare più che ad ascoltare, capire, accogliere le istanze di coloro che lavorano e studiano con sempre più sofferenza. E sono tantissimi.
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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
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Senza parole Marzia Bonacci, 31 ottobre 2008, 16:27 Il punto A volte ritornano. O meglio, a volte ritornano in carne e ossa, perchè le loro idee e i loro progetti in verità non sono mai stati abbandonati, continuando a vivere, nemmeno troppo occultamente, nella politica e nei palazzi del potere. Così se loro, i protagonisti con nome e cognome, magari rimangono ai margini dei riflettori della storia, perché si fanno e si vogliono dimenticare, le loro filosofie al contrario hanno continuato ad esistere e permangono tutt'ora, ispirando classe dirigente e sistemi di forza. E questa è la premessa. Il fatto è un altro. Licio Gelli è ritornato, ufficialmente, con il suo volto e la sua parola, sulla scena. Sarà infatti al centro di un programma tutto suo che andrà in onda il lunedì alle 22.20 su Odeontv. Titolo? Banale, ci permettiamo di giudicare, perché prevedibilmente legato all'appellativo che da sempre lo indica: il "Venerabile". La trasmissione infatti si chiamerà "Venerabile Italia", sottotitolo: "La vera storia di Licio Gelli". A condurlo, insieme al grande Maestro, Lucia Leonessi che, grazie alla preziosa collaborazione del padre della P2, ripercorrerà la storia dell'ultimo secolo: dalla Guerra di Spagna agli anni '80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como, dall'epoca fascista al crac del banco Ambrosiano. A questo punto la domanda, direbbe qualcuno, sorge spontanea. Non si rischia, in questa narrazione, il realizzarsi di un evidente conflitto di interessi? Parlare dell'Italia e della storia dell'ultimo secolo, almeno da dopo il 21 aprile del 1919 (anno di nascita del Venerabile), non potrà che significare, per lo stesso Gelli, parlare di se stesso. Lo zampino della sua loggia massonica, infatti, si è fatto spazio in quasi tutto il prodotto storico-politico di questo nostro paese, condizionandolo e alterandolo. Qualche piccolissimo esempio, solo per capirci. Nella presentazione odierna del programma, a Firenze, si accenna ad una puntata dedicata al banco Ambrosiano. Ebbene Gelli è stato condannato per bancarotta fraudolenta a 12 anni, laddove la bancarotta fraudolenta investiva proprio l'istituto di credito privato legato allo Ior e affondato nel 1974. E tralasciamo i sospetti sollevati sul quel corpo ritrovato appeso, nel 1982, al ponte londinese dei Frati Neri. Ma no, non tralasciamo, ricordiamo. Per la morte del banchiere Guido Calvi, implicato nell'affaire del banco Ambrosiano e anche lui iscritto alla loggia P2, nel 2005 Gelli è stato formalmente indiziato dalla magistratura romana. Ne parlerà sicuramente con cognizione di causa, ma certamente non con obiettività. Stesso conflitto di interessi potrebbe sollevarsi sulla strage della stazione di Bologna per cui il Maestro è stato condannato per depistaggio delle indagini. Ma per la qualità del format e l'attendibilità di contenuto si vedrà. Per ora quel che è certo è la qualità delle affermazioni pronunciate in occasione della presentazione della trasmissione. Il fondatore della P2 ha infatti dispensato consigli e commenti su tutto, a 360 gradi, facendo sapere che la Riforma Gelmini è cosa buona e giusta perché "ripristina un po' di ordine", mentre il lodo Alfano andrebbe cancellato perchè "al Governo dovrebbero andare persone senza macchia", certo tenendo conto che "la magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove", come dimostra il caso Dell'Utri che, sempre secondo il venerabile giudizio, è "una bravissima persona, onesta e di profonda cultura", e via dicendo. Anzi delirando. Anzi profetizzando. "Se tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile (...) a causa della povertà che c'è nel Paese", ha vaticinato. Gelli sa guardare il passato, e anche il futuro, ma soprattutto il presente. E nel presente l'unico degno di accollarsi l'eredità del suo "programma di Rinascita democratica" si chiama Silvio Berlusconi. Il cavaliere è dunque il vassallo a cui il grande feudatario massonico offre investitura. Perché? "Perché ha la tempra del grande uomo", anche se "non si avvale della maggioranza che ha". All'orecchio di Gelli l'espressione "governare a suon di decreti legge" evidentemente non è arrivata. E Fini? "Avevo molta fiducia perché aveva avuto un grande maestro, Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso". Il presidente della Camera avrà pensato: per fortuna. Dunque è l'ex tessera 1816 della P2 a suscitare la speranza del Venerabile perché "i partiti veri non esistono più, non c'e' più destra o sinistra", ha analizzato, aggiungendo anche che se dovesse morire Berlusconi, "cosa che non gli auguro perchè la morte non si augura a nessuno" ha aggiunto il buon Gelli, "Forza Italia non potrebbe andare avanti perchè non ha una struttura partitica". Si potrebbe sottolineare che dalla magistratura all'informazione, passando per la riforma degli equilibri costituzionali, Rinascita democratica è più attuata che mai. Certo, manca qualche passaggio, ma per realizzarlo c'è ancora tempo: precisamente altri quattro anni e mezzo di legislatura. Quindi stia pur tranquillo il Venerabile: a colpi di decreto, presto, tutto il suo piano sarà attuato e, a farlo, proprio il vassallo che ha investito cogliendone dall'inizio le capacità. Potenza della profezia.
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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Luna di fiele Gianfranco Pignatelli, 31 ottobre 2008, 11:44 C'è gente che ci scrive Tra governo ed italiani la luna di miele - se mai c'è stata - è diventata di fiele. Occorre riconoscervi un merito - dopo tanto, troppo, tempo - avete unito il sud al nord, le montagne alle isole, l'adulto al giovane, il rettore al bidello, l'alunno all'universitario, lo studente al docente, e così via. Di disprezzo in disprezzo. Siete stati capaci di crearvi perfino l'opposizione che non c'era I cittadini vi votano e se vergognano al tempo stesso. Non è raro. Non è un caso. Dite che, a sostenervi, sia una maggioranza silenziosa e fingete di non capire perché. Per contro, a sertir voi, in piazza va la minoranza manipolata dall'opposizione. Davvero strano. I vostri elettori sono nel "giusto" e se ne vergognano, hanno "ragione" e tacciono. Vi attribuite un consenso in crescita "miracolosa" ma siete sempre più animati da spirito di vendetta. E non sapete neanche dissimularlo. Basta vedere la ministra Gelmini al Senato durante l'approvazione del decreto che porta il suo nome. è livida di rabbia. Dovrebbe essere orgogliosa, invece sembra una vescica di bile pronta ad esplodere. Chissà con chi ce l'ha. Se con i milioni di studenti e docenti in piazza o con Tremonti che s'è presa gioco di lei penalizzando il ministero dell'istruzione più di qualunque altro. O con Brunetta e Berlusconi per le ingiurie e le minacce sversate ogni giorno sulla scuola solo per incendiare la protesta, nella speranza che degeneri. Magari, più semplicemente, s'è resa conto di essere troppo giovane e inadeguata, troppo presuntuosa e inconcludente. Quelle "vecchie volpi" dei suoi colleghi di governo hanno cercato di proteggerla nascondendo i provvedimenti che penalizzano la scuola in decreti sull'economia (112/08) e sulla sanità (154/08). Nel decreto sulla scuola (137/08 o Gelmini) ci sono pochi tagli e tanti specchietti per le allodole. Ma non è bastato. Non perché la scuola sia un covo di comunisti. A frequentarla sono solo persone istruite. Capaci d'informarsi e valutare. Di capire e reagire. Persone che non hanno ma sanno. Che non s'accontentano e, ogni giorno, cercano di portare i confini della propria conoscenza sempre una spanna più in là. Sono donne e uomini che non hanno rendite di posizione da difendere ma obiettivi da raggiungere. E' gente che, all'astuzia, preferisce la perizia. Alla supponenza la sapienza. Sono per la competitività leale ed il merito reale. Nella scuola italiana ci sono persone che rigettano il privilegio di casta, censo e razza. Vogliono regole certe e chiare, meglio se condivise. Regole, spazi ed opportunità che siano per tutti e non siano calibrate su pochi individui e singoli ceti. Una scuola che integri e non rifiuti, che accolga e non separi, che trattenga e non disperda. Queste persone non s'accontentano di grembiulini che facciano apparire uguali. Vogliono una scuola che faccia sentire simili. Una scuola migliore che offra le stesse opportunità a tutti e dove ciascuno si senta parte del tutto. Per questo sono milioni gli italiani che protestano e vi ricambiano il disprezzo. Loro si battono per una scuola di tutti e per tutti. Voi, invece, rispondete che la scuola porta spese, ben sapendo che è l'ignoranza che vi porta voti. Avete paura della conoscenza e della consapevolezza dei cittadini. Il volto della ministra è l'icona del vostro governo. La chirurgia estetica, il trucco ed i sondaggi taroccati non bastano più. Tra governo ed italiani la luna di miele - se mai c'è stata - è diventata di fiele. Occorre riconoscervi un merito - dopo tanto, troppo, tempo - avete unito il sud al nord, le montagne alle isole, l'adulto al giovane, il rettore al bidello, l'alunno all'universitario, lo studente al docente, e così via. Di disprezzo in disprezzo. Siete stati capaci di crearvi perfino l'opposizione che non c'era. Questo sì che è raro. E non è un caso. Nel frattempo il premier, attraverso i suoi replicanti dall'aria incarognita, ci fa sapere che "la ricreazione è finita". E' una presa di coscienza o una minaccia?
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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Mia figlia, precaria della scuola Giuseppe Buzzanca, 31 ottobre 2008, 14:57 La Lettera Pubblichiamo la testimonianza di chi, come la maggioranza dei cittadini italiani, si trova a vivere in condizioni difficili barcamenandosi tra la pensione come unico introito - insufficiente - della famiglia, i dissesti sociali, la precarietà e ora anche con un futuro a rischio per le nuove generazioni minacciate dalla riforma Gelmini Ho 63 anni, sono figlio di un ex combattente scampato all'eccidio delle Fosse Ardeatine con molti anni di prigionia, una persona che lottò per la nostra DEMOCRAZIA e per una ITALIA libera e unita. Un padre che mi ha trasmesso nobilissimi ideali e ha affrontato la vita con coraggio e spirito di sacrificio che, come quello di tanti altri illustri e valorosi uomini, ha rappresentato, e spero rappresenti ancora oggi, una pietra miliare nel grandioso cammino dell'umanità, nata per svolgersi e progredire. Al giorno d'oggi, invece, con una lavanda gastrica dinamicamente eseguita, si possono mandare tante persone all'elemosina: pensionati, precari e tanta altra povera gente. Nella società contemporanea si notano troppe diseguaglianze su tutto il territorio nazionale, in particolare tra Nord e Sud. Siamo diventati sempre più poveri, come pure molti sono diventati più ricchi (Gesù seduto in un luogo povero fonda il Suo invito su tre motivazioni di cui una recita: "che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima?"). I nostri sono davvero giorni da dinosauri: tutto è inedito per dimensione e prospettiva, tutto è kolossal, tutto è super, tutto è ingigantito dalla lente d'ingrandimento che la noia e l'usura hanno disteso sulle cose umane. Non posso dimenticare, allora, i sacrifici e l'attaccamento ai valori di eroi, martiri, pensatori ed educatori. A mio padre penso ogni giorno. E' morto il 22 febbraio del 1996 dopo 45 anni di vita vissuta tra letto e carrozzella, perché al ritorno dalla guerra, dopo aver trovato un'occupazione, subì un gravissimo infortunio sul lavoro il 21 novembre del 1951 che lo paralizzò per tutta la vita. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini e l'allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, lo nominarono Cavaliere al Merito; una nomina che rappresentò per lui motivo di orgoglio perché non dimenticato dalle istituzioni. Sono nato a Termini Imerese (PA) nel 1945 e risiedo a Caccamo (PA). Sono sposato, mia moglie ha 61 anni, è insegnante diplomata (sempre disoccupata) e ho due figli: la più grande (36 anni) è una precaria della scuola e il più piccolo (32 anni), pure precario, lavora presso una cooperativa. Specifico che i miei figli non si sono sposati perché, non avendo una sistemazione, non riescono a crearsi una famiglia. L'unica fonte di entrata sicura, nel nostro nucleo, è la mia; prima con lo stipendio, oggi con la pensione che è di € 1.200,00 (milleduecento) mensili, che con la comparazione sono pari a (ex lire) 1.200.000 tenuto conto che l'era dei furbetti, incontrollati o incontrollabili, ha fatto in modo che 1,00 euro equivalesse a 1.000 (mille) lire e non 1936,27. Ho concluso la mia attività lavorativa presso la Filiale delle Poste di Palermo (ex Direzione Provinciale), dove ero stato trasferito nel 1997, nella Segreteria particolare del Direttore che ha riconosciuto in me professionalità e conoscenza dei servizi; applicazione che si è conclusa il 31.12.2001. Un nuovo ruolo che mi ha costretto, per gli ultimi quattro anni di lavoro, ad alzarmi la mattina alle 5,30, fare 100 chilometri al giorno con il mezzo proprio, lavorare dalle 9 alle 10 ore al giorno, più il viaggio, per rientrare a casa alle ore 21,00. Un lavoro impegnativo e gravoso, perché il periodo coincideva con la trasformazione: prima da Ministero Poste a Ente Pubblico Economico, successivamente in Poste Italiane SpA . Sono andato via dall'Azienda Poste con più di 36 anni di lavoro, mesi prima del pensionamento; convocato dalla Direzione Regionale con la proposta di incentivazione all'esodo, mi convinsi ad accettare anche perché avevo accumulato troppo stess da impegni. L'importo dell'incentivo è stato di lire 21.000.000 e una liquidazione di lire 52.000.000. Ma la somma percepita, su cui non discuto perché l'ho accettata, mi ha lasciato però molta amarezza se rapportata a quello che si vede e si sente oggi: si tratta di una cifra che corrisponde ad alcuni stipendi mensili o pensioni percepiti da molti personaggi che certamente non hanno fatto "miracoli" per l'economia Italiana. Specificando che l'incentivo all'esodo applicato all'interno di Poste Italiane è stato un modo, condiviso dalla politica del Governo di allora, per eliminare gli esuberi, mi domando perché non applicarla nell'ambito della scuola oggi, in modo da salvare i precari che per anni e anni sono stati sballottati per città e montagne della nostra Italia. Con questa spinta all'esodo verrebbero incentivati gli insegnanti più anziani al pensionamento per lasciare attive le graduatorie che, non più considerate "carta straccia", lascerebbero vive le ambizioni che sono il giusto lievito della vita spirituale di un individuo. Voglio portare l'esempio di mia figlia, Maria Tiziana, nata il 14.12.1972, che ha conseguito il Diploma di Maturità Magistrale nel 1991, a cui è seguito il corso integrativo nell'anno scolastico '91-'92 e il superamento del relativo concorso per l'abilitazione all'insegnamento per le scuole elementari, nel luglio del 1995; nel 1997, in assenza di una possibilità di lavoro, ha inoltrato domanda all'Ente Poste Italiane Sicilia, per essere inserita in una graduatoria per una eventuale chiamata. E' stata quindi assunta nell'area operativa (ex CTD) con contratto a tempo determinato suddiviso in due periodi: dal 12.02.1998 al 30.05.1998 (giorni 108) e dal 01.07.1999 al 30.09.1999 (giorni 92). Dopo questa esperienza lavorativa, e rimasta senza lavoro, è stata costretta, come hanno fatto tutti, a ricorrere alle vie legali contro Poste Italiane. Non posso nascondere che l'aver proposto ricorso mi ha creato disagio: mi sono sempre considerato parte della Famiglia Poste. Ad oggi nessun esito del ricorso, tranne il fatto che quasi tutti i ricorsisti, avendo saputo degli accordi tra Sindacato e Azienda e avendo chiuso il contenzioso anzitempo, sono stati assunti. Mi chiedo, è possibile che all'interno del nostro territorio nazionale la legge abbia consentito ad alcuni di lavorare e ad altri no? La nostra Costituzione non recita: "I cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge......"? Nel 2004 mia figlia, avendo avuto sin da piccola l'amore per la scuola e l'insegnamento, inoltra domanda di supplenza, così come tanti hanno fatto per decine e decine di anni compresi i parenti o gli amici di politici. Da allora insegna nelle scuole elementari della Toscana. I sacrifici di questi anni, lavorati con estremo attaccamento, la posizionano nella graduatoria di prima fascia. Da quasi cinque anni si sveglia alle cinque e trenta e torna a casa a volte a sera (non credo sia una fannullona). Fa parte della classe di insegnanti che ha dato il suo contributo per anni a questa scuola e ai bambini sfidando anche molte difficoltà e carenze. Sono deluso e stanco perché questa situazione è costata fatica e sacrificio a lei, ma anche a me che ho dovuto rinunciare a parte della mia pensione in più occasioni per mantenerla. Sono deluso e stanco perché dei due canali lavorativi aperti, uno si è forse chiuso per "ingiustizia" e per sopraggiunte complicità della politica e l'altro si chiuderà l'anno prossimo con il DL Gelmini; i precari della scuola non sono come quelli dell'Alitalia! Ultimamente sono stati troppo attaccati e offesi ingiustamente, benché abbiano svolto lo stesso ruolo dei docenti titolari e anche di più. Amano i bambini e il lavoro che svolgono perché l'hanno sognato fin da piccoli; e a fine anno si accomiatano da scolaresche e insegnanti con commozione. Sono deluso, stanco e aggiungo preoccupato e indignato per quanto scrivo, perché la scuola pubblica è l'organo democratico per eccellenza della Repubblica; seppur nella difficoltà tutti possono accedervi, seppur barcollante dà ancora una formazione migliore del privato, seppur provata è ancora colma di eccellenze e passioni! Questa Repubblica senza la scuola pubblica è perduta definitivamente e saranno perduti tutti quelli che vi hanno creduto, come i precari, sì i precari costretti ad andare, l'anno prossimo, sotto i ponti perché senza occupazione e a trenta o quaranta anni di età saranno già vecchi per il mercato del lavoro, al pari degli altri vecchi che continueranno a lavorare a 60 anni e passa, ma con una vita intensa da vivere. Chissà se avranno la forza di affrontare gli anni che avranno davanti. Non faccio altro che sentire parlare di tagli e tagli, ma poi a pagare sono quelli che hanno dato tanto a questa vita, mentre le responsabilità di chi ha procurato i dissesti le pagano i poveri incolpevoli. Mille parlamentari, portaborse, segretari; Regioni, Province; Sindaci e Presidenti dei Consigli Comunali, quest'ultimi pagati con stipendi enormi anche nei piccoli comuni, tutto grava sui cittadini-contribuenti per avere come ritorno tasse, tasse e servizi scadenti. Che dire poi della Sanità. Come vengono trattati i poveri malati o quelli che non trovano i soldi per curarsi o per comprare le medicine oppure che non possono fare accertamenti perché costano troppo; non serve dire che le case farmaceutiche dovrebbero fare confezioni con poche compresse o altro, l'80% dei medicinali, se non più, sono a pagamento. E che dire dei tanti canali televisivi che ci bombardano, giornalmente, di trasmissioni poco edificanti infarcite di coppie in dissesto, oppure che ci propinano ore e ore di trasmissioni per informare come conducono la vita gli attori, le attrici e le belle donne dello spettacolo. Qualche sera fa un giornalista, intervenendo in un servizio al TG nazionale, si preoccupava dei cavalli di razza che, mandati al macello, lascerebbero 50.000 persone senza lavoro: e gli altri? Le famiglie non ce la fanno ad andare avanti perché non hanno più nulla da spendere tranne che, forse e non so per quanto tempo ancora, per il pane e la pasta; certamente tagliando-tagliando e mandando via dai posti di lavoro la gente, la crisi sarà irrisolvibile. Una speranza di miglioramento potrebbe venire da una diffusa presa di coscienza della gravità della situazione, da affrontare a vari livelli con buona fede, buona volontà e intelligenza della verità per poter avere, magari, un po' di uguaglianza e giustizia sociale.
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da "Adnkronos"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Scontri Piazza Navona, governo: ''Ha iniziato la sinistra''. Napolitano: ''Da studenti volontà positiva'' Il sottosegretario all'Interno Nitto Palma: ''Il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti i ragazzi dei collettivi universitari". E sottolinea: ''Forze dell'ordine equilibrate".Il presidente della Repubblica a Milano riceve una lettera dagli studenti della Bocconi. Guarda il video. ''Un milione'' a Roma per lo sciopero generale.Partecipa al forum. Fotogallery 1 e 2 ascolta la notizia leggi i commenti commenta 5 vota 4 tutte le notizie di CRONACA Roma, 31 ott. (Adnkronos) - "L'operato delle forze dell'ordine si è ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitto Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta contro il decreto Gelmini sulla scuola. Palma ha offerto una ricostruzione dei fatti, e a proposito della presenza in piazza dei camioncini in cui erano stati nascosti i bastoni e le spranghe ha ricordato che "è usuale che i mezzi per l'amplificazione raggiungano i luoghi della manifestazione". Secondo Palma, comunque, "il personale di polizia non ha udito cori apologetici al fascismo, ma solo slogan contrapposti". In base alla ricostruzione del sottosegretario, il clima si è surriscaldato quando in piazza sono sopraggiunti 4/500 "persone dei collettivi universitari e della sinistra antifascista" che "si sono fatti largo tra i ragazzi, si sono schierati urlando slogan e poi lanciando oggetti". Contro di loro, gli studenti di Blocco studentesco, "in numero molto minore, hanno preso bastoni nel camioncino". Palma ha smentito, tra l'altro, che vi fosse un infiltrato della polizia tra questi ultimi come si lasciava intendere in un filmato circolato ieri su Internet: "Si tratta di un giovane che è stato fermato e identificato". Comunque, ha sottolineato Palma, una inchiesta verificherà le eventuali responsabilità. Soddisfatto dall'informativa del governo il Blocco Studententesco. "I fatti stanno cominciando ad uscire fuori - osserva Alberto Palladino, uno dei responsabili -. Il governo ha confermato l'ingresso in piazza Navona di 400-500 membri dei collettivi antifascisti ed il loro attacco a circa 40 studenti del Blocco Studentesco. Bene anche che sia stato chiarito come fosse normale che un nostro camioncino con amplificazione fosse presente in una manifestazione pubblica. Non siamo d'accordo sul definire corretto il comportamento delle forze dell'ordine, quel corteo armato non doveva entrare in piazza Navona". L'Unione degli Studenti invece ''ribadisce che gli scontri avvenuti in piazza Navona mercoledì scorso non sono stati provocati dai manifestanti dei collettivi studenteschi, che peraltro non erano ancora arrivati in piazza, ma sono stati scatenati dagli studenti di Blocco Studentesco senza alcuna provocazione. Gli scontri erano chiaramente premeditati, visto che i militanti di Blocco Studentesco sono arrivati in piazza armati di spranghe e catene''. ''Le forze dell'ordine, inoltre - aggiunge - , erano già state più volte avvertite dai nostri rappresentanti della possibilità di scontri, viste le provocazioni dei giorni precedenti, ma in piazza non hanno fatto niente per evitare occasioni di contatto tra i militanti di estrema destra e gli studenti che stavano manifestando''. ''Rifiutiamo ricostruzioni chiaramente faziose - conclude - e poco aderenti alla realtà dei fatti.
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da "Quotidiano.it, Il"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
'Diversità a confronto' al Teatro delle Energie Grottammare | Il concorso GEL Giovani Energie Latenti si è concluso venerdi 31 ottobre presso il Teatro delle Energie con il plauso delle istituzioni e degli studenti che insieme hanno premiato i giovani artisti chiamati ad esprimersi sul tema: "diversità a confronto". di Stefania Serino La premiazione del concorso GEL Un' occasione per amalgamare giovani ed istituzioni. Un'atmosfera che stona senz'altro con lo scenario di strettissima attualità relativo alla contestazione studentesca anti Gelmini poiché mai come in questa occasione è emerso un clima disteso non solo tra docenti ed alunni ma soprattutto tra giovani ed istituzioni (curioso è stato il "bagno di folla" del Sindaco Merli tra un gruppo di studenti della platea). Il Teatro delle Energie di Grottammare ha infatti ospitato la giornata conclusiva del concorso Gel Giovani Energie Latenti dove hanno presenziato l'Assessore alle politiche sociali della Provincia di Ascoli Piceno Licia Canigola, il Sindaco di Grottammare Luigi Merli ed il consigliere comunale delegato alle politiche giovanili Daniele Mariani. Dinanzi ad una platea gremita di "giovani energie" i due abili presentatori Debora Mancini e Francesco Trasatti si sono alternati egregiamente nella lettura di alcune opere narrative giunte a contendersi la finale del concorso: un'atmosfera suggestiva interrotta solo dagli applausi dei giovani studenti. Complessivamente sono stati 30 i partecipanti del concorso che quest'anno è stato incentrato sul tema "Diversità a confronto" e 7 le categorie di espressione artistica promosse: fotografia, fumetto, musica, grafica di comunicazione, narrativa, pittura, video arte. La giuria ha premiato i seguenti partecipanti: categoria narrativa: Gloria Caioni con il racconto "in piedi sull'orlo del tempo"categoria videoarte: Maria Calvaresi con il video "stay as you are"categoria fumetto: Giovanni Parisani con il fumetto "Disintegration (il misantropo)"categoria pittura: Clara Bertolini con l'opera "Rivoglio le mie ali nere ed il mio mantello" Sono state altresì premiate opere inserite nel quadro delle categorie speciali: categoria narrativa: Oriana Ortenzi come orginale racconto di fantascienza;categoria videoarte: Cosimo Terlizzi per la miglior opera fuori concorso;categoria Videoarte: Marco Strappato come figliore fotografia;categoria fumetto: Valeria Colonnella come migliore tecnica adottata;categoria pittura: Cinzia Mauloni come artista con migliori potenzialità di crescita.Le scuole presenti alla manifestazione che hanno avuto la possibilità di esprimere un proprio giudizio sono state: l'Istituto tecnico Commerciale "Capriotti" di San Benedetto del Tronto, l'Istituto tecnico per Geometri "Fazzini - Mercantini" di Grottammare, l'Istituto d'Arte "Licini" di Ascoli Piceno, l'Istituto d'Arte "Preziotti" di Fermo ed il Liceo scientifico "Rosetti" di San Benedetto del Tronto. La premiazione si è conclusa con un saluto da parte dell'assessore Licia Canigola: "Posso dire di essermi sinceramente commossa di fronte ad alcune toccanti opere realizzate dai nostri ragazzi. Per la prossima edizione il bando di iscrizione sarà disponibile direttamente sul sito web della Provincia. Invito dunque tutti a partecipare numerosi poiché la ritengo una manifestazione molto importante e ricca di emozioni". 31/10/2008
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da "Repubblica.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FIRENZE - Nell'attuazione del Piano di rinascita democratica "l'unico che può andare avanti è Berlusconi". Lo ha detto l'ex Gran maestro della P2. Licio Gelli, a Firenze, dove ha presentato il programma tv 'Venerabile Italia'. Gelli sarà protagonista di una ''ricostruzione inedita'' della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell'Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l'ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta. Le otto puntate da lunedì prossimo fino a dicembre andranno in onda su Odeon Tv. Gelli, nel corso della conferenza stampa, ha risposto alle domande dei cronisti su passato e presente d'Italia, passando dalla riforma della scuola alla politica, fino alle vicende giudiziarie di Marcello dell'Utri. Politica. A proposito del giudizio di Berlusconi e del suo Piano di rinascita democratica, Gelli ha chiarito che il premier è "l'unico che può andare avanti non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perché usa poco la maggioranza parlamentare". Gelli ha quindi precisato di non condividere il governo Berlusconi "perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza''. Gelli ha anche commentato il cosiddetto 'Lodo Alfano': "L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai''. Fini. ''Avevo molta fiducia in Fini - ha detto Gelli - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato''. Partiti. Quanto ai partiti, ai giornalisti che gli chiedevano se ci sia una forza politica che ha messo in pratica il Piano rinascita democratica, Gelli ha risposto che ''tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto'', però, ha notato, ''i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica''. Riforma Gelmini. "In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perché ripristina un po' di ordine", ha detto l'ex Gran maestro della P2. "Il maestro unico è molto importante - ha spiegato - perché, quando c'era, conosceva l'alunno. Poi il tema dell'abbigliamento è importante perché l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito, e poi la confidenza tra alunno e professore dovrebbe essere limitata". "Studenti in aula e non in piazza". E a proposito della manifestazioni di piazza "non ci dovrebbero essere, gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare - ha sottolineato Gelli -. Nelle piazza non si studia; se viene garantita la libertà di scioperare dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia. Dovrebbe essere proibito di portare i bambini in piazza perchè così non crescono educati". "Dell'Utri? bravissimo". "Marcello Dell'Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso", ha detto l'ex Gran maestro. "C'è una sentenza che Dell'Utri si trascina dietro - ha aggiunto - e che sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza". Magistratura. "Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno". Stragi e terrorismo. "Le stragi ci sono sempre state e ci saranno sempre perché non c'è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni '60. Se domani tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c'è nel paese". Secondo Gelli "le stragi sono frutto di guerra tra bande". Massoneria. "In Italia - ha sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere. Ci sono tre, quattro comunioni che contano e che dovrebbero chiedere che gli elenchi dei massoni non debbano essere consegnati al commissariato". "La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni". Reazioni. Per Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, è "sconcertante che dal Popolo delle Libertà non giunga una parola a commento delle dichiarazioni di Gelli che, tra le tante cose gravi dette, indica nell'attuale capo del governo l'unico erede del Piano di rinascita democratica". "E' dall'inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi: il programma di governo di Berlusconi ed il piano di Gelli sono la stessa cosa", afferma il capogruppo alla Camera dell'Idv, Massimo Donadi. "Tornano i fantasmi del passato ed è inquietante che in vada in onda l'autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica", afferma Rosy Bindi, del Pd, vicepresidente della Camera. (31 ottobre 2008
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da "Stampaweb, La"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
FIRENZE Lunedì prossimo la prima puntata di "Venerabile Italia", in onda su Odeon Tv, e Licio Gelli sale in cattedra. Il Gran Maestro della Loggia P2, alla conferenza stampa di presentazione della trasmissione, parla di scuola e magistratura, di governo e del Piano di Rinascita democratica. Gelli come una star televisiva? Immediata e puntuale scoppia la polemica. A dar fuoco alle polveri, è il Venerabile, che da Firenze da il suo giudizio sui temi di attualità. E non solo. «In linea di massima sono d?accordo con la riforma Gelmini perchè ripristina un pò di ordine». Secondo Gelli, «il maestro unico è molto importante perchè, quando c?era, conosceva l?alunno» e poi «il tema dell?abbigliamento è importante perchè l?ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito». Quanto alle manifestazioni studentesche, «non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli - Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia» e «dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perchè così non crescono educati». Dalla scuola al Piano di Rinascita Democratica della P2: «L?unico che può andare avanti è Berlusconi - sostiene l?ex Venerabile - non perchè era iscritto alla P2 ma perchè ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora è in momento di debolezza perchè usa poco la maggioranza parlamentare. Avevo molta fiducia in Fini - aggiunge Gelli - perchè aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante. Oggi non sono più dello stesso avviso, perchè ha cambiato». Comunque, «tutti si sono abbeverati al Piano di rinascita democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti, ma non fu possibile depositarli alla Siae...» ha ironizzato. Quanto alla politica attuale, «i partiti veri non esistono più, non c?è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perchè la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perchè non ha una struttura partitica», è il pensiero di Licio Gelli. «Ci sono provvedimenti che non vengono presi - accusa Gelli- perchè sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L?immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perchè al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai».Sul fronte terrorismo, Gelli sostiene che «se tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perchè le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c?è nel Paese». Quanto ai poteri forti, «se oggi in Italia c?è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perchè quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno - denuncia l?ex Venerabile della P2 - In Italia poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere. Ci sono tre, quattro comunioni che contano e che dovrebbero chiedere che gli elenchi dei massoni non debbano essere consegnati al commissariato. La massoneria dovrebbe prendere dallo Stato non il segreto ma la riservatezza. La P2 era riservata, non segreta, ed è stata perseguitata per distogliere l?attenzione da altre questioni». Il centrosinistra grida allo scandalo. «Tornano i fantasmi del passato ed è inquietante che in vada in onda l?autocelebrazione di Licio Gelli e un nuovo tentativo di inquinare la vita pubblica», afferma la parlamentare del Pd e vice presidente della Camera, Rosy Bindi. «Non abbiamo mai avuto dubbi su chi era davvero Berlusconi - aggiunge la Bindi - e sulla sua iscrizione alla P2. Anna Finocchiaro trova «sconcertante che un personaggio come Licio Gelli diventi una sorta di star televisiva e che una rete privata presenti in pompa magna un tal avvenimento. Non si tratta di volontà di censura ma di difesa della legalità e della democrazia italiana», dice la presidente del gruppo del Pd al Senato. «Detto questo -aggiunge- trovo altrettanto sconcertante che dal Popolo delle Libertà non giunga una parola a commento delle dichiarazioni di Gelli che, tra le tante cose gravi dette, indica nell?attuale capo del Governo l?unico erede del "Piano di rinascita democratica"». Il Pd attacca: «È gravissimo che un personaggio come Gelli possa nuovamente parlare in pubblico di questioni così importanti per la vita del nostro Paese. Ma è altrettanto grave che dal Popolo delle Libertà non giunga un commento o una voce a prender le distanze».«Ma possibile che Berlusconi non senta nessun imbarazzo? Viene quasi il sospetto che questo silenzio sia una sorta di assenso alle farneticanti teorizzazioni del capo della P2. Mi auguro che arrivi al più presto una presa di distanza da parte del Cavaliere e dei suoi portavoce. L?Italia - conclude Finocchiaro - ha bisogno di trasparenza, legalitàe rispetto della democrazia e non certo di nuovi veleni». Per il senatore del Pd Vincenzo Vita «il ritorno sulla scena politica e televisiva persino di Licio Gelli è la tragica conferma di quello tanti da tempo supponevano, ovvero l?incredibile successo che ha avuto l?eversivo piano di tanti anni fa». Per il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi, «si vuole sdoganare persino l?eversione, è una vergogna nazionale. Non c?è da stupirsi per le parole di Licio Gelli sulla possibilità che Berlusconi porti avanti il suo piano di rinascita democratica. È dall?inizio della legislatura che sosteniamo questa tesi. Il programma di governo di Berlusconi e il piano di Gelli sono la stessa cosa». «È normale -prosegue Donadi- che Gelli lodi il suo vecchio discepolo Berlusconi e che gioisca nel vedere realizzato il suo torbido piano. Sarebbe da stupirsi del contrario. Nonostante questo la presenza di Gelli in televisione e le sue parole dovrebbero provocare un moto d?indignazione in ogni sincero democratico di questo Paese. Berlusconi e la sua maggioranza -conclude il capogruppo Idv- si esprimano con chiarezza su questa vicenda gravissima, che è un vero schiaffo alla nostra storia ed alle nostre istituzioni. Sinora il loro silenzio è sconcertante di fronte al riemergere di un passato antidemocratico». Per il Pdl replica Osvaldo Napoli, vicecapogruppo alla Camera. «Il sostegno di Licio Gelli al Governo non è stato da nessuno richiesto. È evidente che un personaggio come il piduista Licio Gelli, screditato quanto basta, sa benissimo che un suo apprezzamento si traduce subito in veleno per lo sfortunato destinatario che lo riceve. Lo strepito che qualcuno sta facendo intorno alle sue parole mi sembra perciò il frutto di assoluta malafede. Anzi -osserva Napoli- mi spinge a chiedermi: ma Gelli per conto di chi parla e di chi lavora? Sicuramente non parla e non lavora per il governo. Le sue parole e la vicenda del suo possibile ritorno in Tv sono circostanze davvero inquietanti sulle quali sarebbe bene che si facesse un pò di luce. Chi gli dà credito lo fa per pescare nel torbido».
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da "Merateonline.it"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Economia >> Sindacati 31 / 10 / 2008 FLC-CGIL scuola: dagli istituti lecchesi in 300 nella capitale La FLC-CGIL scuola di Lecco comunica che il giorno 30 ottobre, in concomitanza con lo sciopero generale indetto per quella data, ha organizzato e partecipato alla manifestazione che si è tenuta a Roma, quindi, per garantire una massiccia partecipazione della categoria, ha predisposto, insieme alle altre organizzazioni sindacali confederali n°4 pullman con partenza da Lecco alle ore 23 del giorno 29 ottobre, La nostra provincia ha garantito la partecipazione alla manifestazione di Roma di circa 300 persone di cui 200 in pullman, ed un centinaio che si sono avvalsi del treno organizzato dalle segreterie unitarie regionali. Nella nostra provincia l'adesione allo sciopero ha avuto il seguente riscontro: -personale ATA 65% -Docenti 74% -Dirigenti Scolastici 45% La massiccia adesione a tutti i livelli, preparata da assemblee e iniziative diffuse, ha dimostrato non solo un'opposizione alla "riforma "Gelmini" e un disagio ormai insostenibile da parte di docenti, famiglie e studenti, ma l'emergere di esigenze e proposte per un futuro migliore della Scuola pubblica, dell'università e della ricerca. Pertanto la FLC non si fermerà fino a quando il Governo non rivedrà la sua posizione,il percorso in contrapposizione alle politiche governative attuate oggi nei confronti della scuola pubblica,dell'università e ricerca, sarà intrapreso unitariamente, patrimonio che deve essere mantenuto e non ceduto a basso costo. Per La segreteria FLC Lecco Il segretario generale Lo Bue Pasquale Articoli Correlati: (c)www.merateonline.it Il primo giornale digitale della provincia di Lecco Scritto il 31/10/2008 alle 19.17
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da "Articolo21.com"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Gelli del malaugurio di Stefano Corradino "Se dico che la massoneria in Italia sta riacquistando vigore ho gli elementi per farlo". La frase del 2003 è di Francesco Cossiga, in un'intervista rilasciata a Concita De Gregorio, allora in forza a Repubblica. Intervista profetica. E bisogna crederci dal momento che Licio Gelli, capo supremo della principale Loggia, la P2, torna in tv da protagonista in una trasmissione su Odeon tv. Conduttore, ospite permanente, ispiratore. Ancora non abbiamo ben capito qual è il suo ruolo nel format televisivo che ci apprestiamo a vedere a partire dal prossimo lunedì. Quello che sappiamo è che Licio Gelli arriva trionfalmente in televisione nel programma "Venerabile Italia". Il gran maestro della Loggia P2 Licio Gelli, presentando a Firenze la trasmissione si è lasciato andare ad una lunga serie di esternazioni. Sulla politica italiana, sulla scuola, sul terrorismo, sulla magistratura. Ha lodato l'ordine del ministro Gelmini ma soprattutto ha chiarito bene che il suo venerabile, naturale successore è Silvio Berlusconi. A lui consegna lo scettro. Poi un passaggio sul terrorismo che deve far riflettere. E tenere vigile l'attenzione nei prossimi giorni. Gelli ha detto di vedere terreno ''fertile'' per un eventuale ritorno delle Brigate Rosse. Sarà una coincidenza ma a tirare fuori le Br era stato qualche giorno fa un altro protagonista, non proprio cristallino, della storia politica italiana, Francesco Cossiga. "Non vorrei che ci si dimenticasse - ha affermato l'ex capo dello Stato in un'intervista a Qn - che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università... Singolare convergenza in questo momento così delicato in cui gli studenti manifestano in massa per le strade e le piazze d'Italia scompaginando quel senso dell'"ordine" tanto caro a Gelli e Cossiga. "A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca", affermava Giulio Andreotti. A proposito, ci sarà anche lui nella prima puntata del nuovo talk show. Forse a rappresentare il contraddittorio. Insieme a Marcello Dell'Utri, il terzo ospite dell'emittente. Si annuncia una bel summmit. Peccato che non sia stato invitato colui a cui Gelli consegna simbolicamente lo scettro, tessera 1816 della suddetta Loggia. Il meeting sarebbe stato completo.
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da "KataWeb News"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il governo: "Piazza Navona? Equilibrato l'operato della polizia" 31 ottobre 2008 alle 10:58 — Autore: — 10 commenti "L'operato delle forze dell'ordine si e' ispirato a criteri di equilibrio e prudenza". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno Nitta Palma, che ha rappresentato il governo nell'informativa urgente sugli scontri di piazza Navona nell'ambito delle manifestazioni di protesta per il decreto Gelmini sulla scuola.
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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta
" /> Leggi il giornale Nome utente: Password: Prova GRATUITA Politica SPORT TV FOTO E VIDEO MOTORI BLOG SERVIZI LAVORO ANNUNCI Stop al bullismo Cronaca Politica Esteri New York Libri Arte Musica Spettacolo Gossip Pazzo Mondo Salute Tecnologia Meteo Scommesse Casa ALITALIA IN BILICO La Cai presenta l'offerta vincolante Berlusconi: "La compagnia si salverà" Piloti e assistenti: "No al lodo Letta" I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta Roma, 31 ottobre 2008 - La Cai presenterà l?offerta vincolante per Alitalia: lo fanno sapere fonti sindacali. Altre fonti vicino alla società, confermano tale intenzione ma specificano allo stesso tempo che la decisione sarà presa dopo le 22, e cioè quando scadrà il termine fissato ai sindacati dei piloti e degli assistenti di volo per firmare l?accordo. Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il salvataggio della nostra compagnia nazionale, l?Italia avrà ancora una sua compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete che sono ottimista”, risponde il presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera, il consiglio di amministrazione della Cai, riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha deciso di non presentare l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia. Il termine ultimo per la sopravvivenza della compagnia è questa sera allo scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile arrivare a un conclusione positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro dei dipendenti, mentre è arrivato il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione Piloti così come non hanno aderito gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e l?SdL. Per le cinque sigle sindacali che non hanno firmato le intese non sono in linea con gli accordi firmati lo scorso 26 settembre a palazzo Chigi. Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio Berti, è stata abbandonata una linea condivisa da tutti e i documenti dalle organizzazioni sindacali di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl "fanno saltare i presupposti dell?accordo di Palazzo Chigi". Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le intese raggiunte a settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato all?Air One, per quanto non espressamente indicato nelle intese, ha sottolineato che sono stati introdotti "elementi estranei al contratto Air One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto". Quelle, secondo Berti, erano già "condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia, Giuseppe Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da Cai producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle scelte dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio". Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è "un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor? dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa" (47 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (28 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (17 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (14 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 19:00:59 - spero che per entrambi (Federer e Nadal) sia solo un ritito precauzionale..però mi sembra comunque c[...] Bercy perde Federer e Nadal18:49:58 - Dimostrazione che conta poco se il torneo è obbligatorio oppure no (come fino a questo anno della WT[...] Bercy perde Federer e Nadal18:39:37 - Ma tu con quale testa di partito ragioni ? Ne avessi azzeccata una ! Te lo dice uno che fa l'operaio[...] Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando"18:25:43 - la sanzione di 10,00 agli onorevoli che non votano fà ridere. i poveri e malpagati pensionari e citt[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"18:23:37 - addio federer addio master series addio divertimento....è normale che dispiaccia a tutti piu per rog[...] Bercy perde Federer e Nadal18:20:23 - e invece l'onorevole che vota per il compare (non è la stessa cosa che timbrare per il collega???) l[...] Licenziato il dipendente che timbra per il collega18:19:48 - caro mieko hai dimenticato di mettere una squadra tra parentesi, l'inter.chi sa se un giorno usciran[...] Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Il capo dello Stato si è fermato a parlare con un giovane che gli ha consegnato una petizione contro il blocco della didattica negli atenei. Napolitano è uscito dall'università dopo un incontro con i rettori
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Tra questi oltre al Rettore della Statale Enrico Decleva, i Rettori Angelo Provasoli, della Bocconi, Marcello Fontanesi, dell?Università Bicocca, Giovanni Puglisi, dello Iulm, Lorenzo Ornaghi dell?università Cattolica e don Luigi Verzè dell?università del San Raffaele. Giorgio Napolitano, al suo arrivo in Statale, si è fermato a parlare con uno studente che gli ha consegnato una petizione con più di 1.000 firme contro il blocco della didattica negli atenei. ''Il presidente ci ha ringraziato - ha detto Matteo Forte, rappresentante di facoltà a lettere e filosofia - e ha detto che spingerà perchè tutte le parti in causa dialoghino''. Alla fine dell'incontro un altro lungo applauso ha accompagnato l'uscita del Presidente della Repubblica, Giorgio. Alcuni studenti che attendevano il capo dello Stato all'uscita dell'aula magna hanno invitato il capo dello Stato a fare qualcosa per l'attuale situazione, urlando a Napolitano: "Giorgio mettici una pezza!". NAPOLITANO ALLA BOCCONI Il presidente della Repubblica è oggi a Milano per l'inaugurazione di un nuovo edificio dell'università Bocconi. “Riceverò una rappresentanza degli studenti che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”, ha dichiarato il capo dello Stato a margine della cerimonia. ll presidente è arrivato alle 10.50 alla cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio della Bocconi, preceduto di una mezz'ora dal presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso e dal sindaco di Milano Letizia Moratti. Nonostante gli atenei siano in fibrillazione in questi giorni - dopo la conversione in legge del decreto Gelmini - al momento l'inaugurazione si sta svolgendo in un clima assolutamente tranquillo e non si segnala la presenza di alcun contestatore. Appesi a una finestra, però, si notano due striscioni agitati da tre altrettante ragazze con le scritte: “Genitori per la scuola pubblica” e “Contro la privatizzazione del sapere”. Le universitarie lanciano anche alcuni slogan contro la privatizzazione della scuola, sotto una bandiera della pace. Imponente lo schieramento delle forze dell?ordine, oltre a diversi furgoni di polizia e carabinieri sono presenti in maniera visibile gli uomini dell?anti-terrorismo, supportati da tiratori scelti e unità cinofile. L?intera area è stata transennate. Nelle prime ore di questa mattina si era sparsa la voce di un possibile arrivo alla cerimonia del ministro Mariastella Gelmini, voce subito smentita ma che aveva creato un certo allarme: sarebbe stato a quel punto prevedibile l?arrivo degli studenti in mobilitazione, che in queste ore stanno tenendo alcune lezioni all?aperto nel centro cittadino. LE LETTERA DEGLI STUDENTI Il presidente ha ricevuto alcuni studenti dell?Università Bocconi prima dell?inizio della cerimonia del nuovo anno accademico. A Napolitano gli studenti hanno consegnato una lettera-appello. Le forze politiche, scrivono in sostanza, devono affrontare in modo organico la questione universitaria, aprendo un dibattito che porti "a una riforma profonda del sistema vigente, migliorando l?organizzazione e l?efficacia degli istituti di ricerca e promuovendo la piena realizzazione del diritto allo studio". Il presidente ha incontrato brevemente quattro studenti, Antonio Carboni, Andrea Tell, Luce De Vecchi e Luca Sintoni. "Il sistema universitario italiano è in profonda crisi - scrivono gli studenti - è necessario intervenire con una profonda riforma delle regole, ma siamo contrari a intraprendere un percorso del genere cominciando dalla ?dietà forzata della legge 133". Gli studenti auspicano che la ripartizione delle risorse dell?università sia vincolata a criteri che tengano conto dei risultati raggiunti. Chiamano inoltre in causa gli intellettuali che "hanno spesso interpretato il proprio ruolo in maniera opportunista e conservatrice. Auspichiamo una maggiore assunzione di responsabilita" da parte della classe docente, tramite l?adozione di criteri più rigorosi per la selezione e l?avanzamento di carriera". I bocconiani infine bocciano "la prevaricazione del diritto allo studio da parte di alcune minoranze. Il tentativo in atto in alcuni atenei di interrompere lo svolgimento delle attività didattiche, se non condiviso, è lesivo della libertà individuale e inadeguato a rispondere all?emergenza universitaria". L'INCONTRO CON I RETTORI Nel pomeriggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano incontrerà alle 16.30 all?Università Statale di Milano, i rettori degli atenei del Nord Italia. L?incontro era già previsto ma non era stato ufficializzato fino a questa mattina. L'APPELLO DELLA RETE DEGLI STUDENTI La Rete degli Studenti Medi invita in una nota il presidente della Repubblica ad “allargare gli incontri al mondo della rappresentanza studentesca e delle organizzazioni studentesche che sono impegnate in questi giorni nelle proteste per approfondire il confronto sui temi e le ragioni degli studenti impegnati nella difesa della scuola pubblica”. LA PROTESTA Roma invasa. Maroni: "Denunciato chi occupa"IL MAXICORTEO DI ROMA - LA VISITA DEL CAPO DELLO STATOPolizia per fermare le occupazioni? - Giuste le proteste studentesche? 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Paghi dieci euro di multa" (47 commenti) Scuola, bagarre in aula al Senato Non si fermano cortei e occupazioni (36 commenti) Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play (28 commenti) Adriano in disco fino all'alba Arriva alla Pinetina con 32' di ritardo e Mourinho lo rimanda a casa (17 commenti) I Menarini: "Arrigoni per ora rimane, ma a Cagliari deve vincere" (14 commenti) E' la guerra dell'Happy Hour Baristi contro il regio decreto (12 commenti) 19:00:59 - spero che per entrambi (Federer e Nadal) sia solo un ritito precauzionale..però mi sembra comunque c[...] Bercy perde Federer e Nadal18:49:58 - Dimostrazione che conta poco se il torneo è obbligatorio oppure no (come fino a questo anno della WT[...] Bercy perde Federer e Nadal18:39:37 - Ma tu con quale testa di partito ragioni ? Ne avessi azzeccata una ! Te lo dice uno che fa l'operaio[...] Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando"18:25:43 - la sanzione di 10,00 agli onorevoli che non votano fà ridere. i poveri e malpagati pensionari e citt[...] "Non ha votato, onorevole? Paghi dieci euro di multa"18:23:37 - addio federer addio master series addio divertimento....è normale che dispiaccia a tutti piu per rog[...] Bercy perde Federer e Nadal18:20:23 - e invece l'onorevole che vota per il compare (non è la stessa cosa che timbrare per il collega???) l[...] Licenziato il dipendente che timbra per il collega18:19:48 - caro mieko hai dimenticato di mettere una squadra tra parentesi, l'inter.chi sa se un giorno usciran[...] Gilardino non ha passato il confine fra buona fede e fair play Arresto per chi abbandona rifiuti pesanti, è giusto?Chi preferisci tra Mourinho e Mancini?La Chiesa vieta il sacerdozio ai gay, sei d'accordo?Sanremo, giusto abolire il dopo-Festival?Drink alla nicotina: è una buona idea?Campionato serie A1 pallavolo femmminile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Campionato serie A1 pallavolo maschile: chi vincerà lo scudetto 08/09?Calciatore, scrittore o... Tu chi preferisci?Cure psichiatriche obbligatorie per i pedofili, sei d'accordo?Se vincessi al SuperEnalotto, usciresti allo scoperto?Gay in politica: è vero che sono discriminati?Polizia per fermare le occupazioni nelle scuole, sei d'accordo?Beckham al Milan, un buon acquisto?Cure palliative a base di oppio contro il dolore: sei d'accordo?Togliere la patente a chi è condannato in via definitiva per droga: sei d'accordo? La foto del giorno La moda secondo Mary-Kate e Ashley Olsen Gemelle e attrici, ma anche trend-setter. Le due giovani star hanno scritto un libro a quattro mani, intitolato 'Influence', in cui parlano della loro visione della moda e dispensano consigli di stile GUARDA LE FOTO RICERCA ANNUNCI Archivio Notizie Anno: 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 Ricerca libera: pubblicità contattaci guadagna con Quotidiano.net fai di Quotidiano.net la tua Homepage aggiungi ai preferiti le news sul tuo pc rss archivio HOME - Copyright © 2008 MONRIF NET S.r.l. 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da "AprileOnline.info"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Io la manifestazione di Roma l'ho vissuta così... Pino De Luca*, 31 ottobre 2008, 19:07 Il racconto In viaggio in pulman da Brindisi alla capitale nell'onda della protesta contro la Gelmini. Grazie alla ministra, ho ritrovato tanti volti che avevo perso di vista. Da Roma a casa ho portato tante cose: il sorriso di Tina, maestra alla quale i bimbi hanno scritto una bellissima lettera; le orecchie deliziate dalla creatività musicale di tanti ragazzi per la strada... Stanchi, stanchissimi torniamo dalla manifestazione di Roma. Il ballo delle cifre è ormai come i sondaggi. Entrambi assolutamente falsi, e su quei falsi si aggrovigliano discorsi qualunque e comunque veri, poiché da una premessa falsa tutto ciò che si deriva è sempre vero, come insegna ogni manuale di logica che si rispetti. Il nostro paese ha una sostanziale idiosincrasia verso la verità preferendo il mondo rappresentato a quello realmente esistente. Una delle poche volte in cui il massimo edificatore di bugie che sia mai comparso sull'italico suolo ebbe ad affermare un concetto reale fu nella preparazione del G8 di Genova. Così sentenziò: La "fiction" è sempre migliore della realtà!!! Non sarò quindi io ad aggiungere altre dichiarazioni di presenze e/o smentite e/o conferme. Io racconto solo quello che hanno percepito i miei sensi. La sera del 29, a Brindisi, vicino alla CGIL abbiamo preso il pullman. Ho incontrato tanti volti nuovi ma anche tanti altri noti, dai quali le vicende personali ci hanno divisi da anni. Preso posto con la mia compagna abbiamo optato per un po' di conversazione collettiva e tanto riposo data la non più giovanissima età. La pioggia ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio, inframezzato dalle soste di rito per cambio acqua e assunzione di nicotina per chi ancora ne è rimasto fedele. Nel nostro pullman c'erano tre componenti: scuole elementari, scuola media e scuola superiore. Maestre, professori e presidi e anche un alunno, Stefano, figlio di Mina e Totò, con i quali fummo "compagni" prima della frantumazione. Ci ritroviamo qui, di nuovo come un tempo, non più per noi ma per i nostri figli. C'è Tina, che rammento quando era piccola ed ora è maestra. C'è Annina, maestra anche lei e amica di infanzia, e Mirella amica di sempre. C'è Dora e Valentina, Giovanni e Maria Antonietta e tanti altri, siamo cinquantadue, dagli otto ai sessantanni. Di questi pullman la CGIL di Brindisi ne ha organizzati dodici, per noi che abbiamo studiato le tabelline, fa seicentoventiquattro persone dalla CGIL di Brindisi solo con i pullman. Sosta. Puro caso, incontro un pullman di Lecce dello SNALS è colmo. Arriviamo a Roma. Eur Palasport. Metropolitana fino a Termini. Viaggiamo come sardine. Non so quante centinaia di pullman sono in quell'area di sosta. Finalmente a Termini. Proviamo a recarci al punto di incontro: Piazza della Repubblica. Non ci arriviamo né ci arriveremo mai come gruppo. è tutto pieno e sono le ottoetrenta. Decidiamo, in cinque coraggiosi: io e mia moglie, Maria Antonietta e Giovanni, Valentina, di muoverci autonomamente nella segreta speranza di incontrare Giorgia (mia figlia) e Matteo (figlio di Giovanni). Ovviamente non accade, ma riusciamo faticosamente a raggiungere il Tritone. Vogliamo arrivare a Piazza del Popolo, il corteo è denso, immobile, operiamo una scelta anarchica e decidiamo di lasciare il corteo e avviarci sulla via due Macelli, originalissimi ci sentiamo e astuti. Ovviamente anche li si è creato un altro corteo che cammina un po' più veloce. Finalmente piazza di Spagna. Ingorgo di manifestanti, qualche viuzza e arriviamo a Piazza del Popolo già stracolma. è evidente l'errore degli organizzatori, hanno clamorosamente sbagliato la stima. Sono le undici e trenta, abbiamo impiegato tre ore per raggiungere Piazza del Popolo e i nostri amici di pullman sono ancora li, a piazza della Repubblica, in attesa di muoversi. Prendo in mano la situazione, dobbiamo riposare, occupiamo tre tavolini da Canova, ordiniamo tre squisiti aperitivi e ci godiamo la manifestazione. Si, mi posso permettere di offrire cinque aperitivi al Canova, e lo faccio con piacere, e lo racconto perché so che un sacco di gente per questo si indigna. Lo fanno i pauperisti, quelli che "i comunisti devono essere poveri", i semplici invidiosi. Sono sempre stato dalla parte di chi combatte la povertà, per l'uguaglianza verso l'alto. Voglio un mondo nel quale i professori, tutti i professori si possono permettere l'aperitivo al Canova e anche una cena da Ricci. Non mi sembra troppo per chi costruisce futuro. Alle quindici abbiamo appuntamento al pullman per il ritorno. Alle dodici e trenta partiamo da Piazza del Popolo con l'idea di percorrere il tragitto inverso, volevamo farlo in metropolitana. Ma le hanno chiuse, credo, malignamente, per rappresaglia. Ripercorriamo il tragitto fino a Termini osservando il corteo all'incontrario, un corteo che continua, denso, a dirigersi a Piazza del Popolo anche se i comizi sono finiti. Alle sedici si scatena la pioggia ma la manifestazione è finita, siamo in attesa degli ultimi due passeggeri, un Dirigente Scolastico e le sua signora, coinvolti nel "corteo di ritorno" e attardatisi per una città impreparata ad accogliere tuta questa gente. Stanco ma felice, prendo posto e rifletto. Credo che bisogna ringraziare molti: sicuramente Maria Stella Gelmini, Ministro che ha saputo ricondurre all'unità verticale e orizzontale l'intero corpo della istruzione italiana. Tutte le scuole di ogni ordine e grado in ogni componente, e tutti i sindacati, dal più grande al più corporativo concordano sulla sua assoluta incapacità a occupare il posto che il patron le ha regalato. Poi il Senatore Cossiga, il quale con la sua esternazione tra l'aterosclerosi e l'inconfessabile verità, ha sputtanato ogni intento provocatorio. Poi bisogna ringraziare Giove Pluvio, il quale ha martellato Roma con le sue valanghe d'acqua prima e dopo la manifestazione, ma non durante. Poi bisogna ringraziare il Prefetto di Roma, Dr. Mosca, per aver immediatamente disposto di autorizzare altri due cortei vista l'ampia partecipazione. E umana comprensione va data al Questore Caruso, costretto, immagino, a dire sciocchezze gigantesche (centomila partecipanti) per le quali, spero, si guadagni almeno un aumento di stipendio. L'elicottero della Polizia ha volteggiato spessissimo sulle nostre teste e lo abbiamo salutato tutti, basta contare le mani e, se proprio si vuole essere taccagni, dividere per due. Io a casa ho portato tante cose oltre alle foto: gli occhi abbagliati dal giovane sorriso di Tina, maestra alla quale i bimbi hanno scritto una bellissima lettera; le orecchie deliziate dalla creatività musicale di tanti ragazzi per la strada, il cuore colpito della serietà di Stefano: la signora Gelmini non fa bene ai bambini; e, sono sempre un popolano, diciamolo: lo stomaco gratificato da un ottimo pezzo di focaccia di Annina. Mi tocca anche riportarmi i didimi ipertrofici per le puttanate che mentitori di professione e leccapiedi televisivi hanno esternato. Ma siamo gente avvezza ai martellatori gonadici, abbiamo palle di acciaio e non ci lasciamo certo intimidire, nemmeno da cento squadracce, nemmeno dalle minacce palesi o velate di alcuni pluri pregiudicati diventati parlamentari che invocano legalità, nemmeno dai giornali di Feltri e similari, nemmeno dalla televisione che, insoddisfatta delle leccate di Fede, chiama Licio Gelli a fare la voce narrante. Le altalene compiranno il loro ciclo. Ad Majora ..
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da "Vita non profit online"
del 31-10-2008)
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E ora basta ideologismi Reading time: 3 minutes --> di Giuseppe Frangi - pubblicato il 31 Ottobre 2008 alle 18:45 Cronaca di una settimana di passione. Le tante bugie. Il valzer dei numeri. Il punto fermo di Napolitano è stata la settimana di passione per la scuola italiana. Mercoledì 29 il senato ha approvato il Decreto Gelmini che prevede tra le altre cose il ritorno al maestro prevalente e assegna maggior peso disciplinare al voto di condotta. Il giorno successivo la scuola italiana è scesa in sciopero con adesioni massicce del perosnale insegnante e partecipazione di migliaia di studenti alle manifestazioni (ma i numeri riportati dai giornali sembrano un po? enfatizzati: piazza del Popolo contiene al massimo 50mila persone, e non c?era molta gente fuori dalla piazza). Il decreto. Il punto più contestato riguarda l?abolizione del modulo introdotto nelle elementari oltre 20 anni fa. La ragione del provvedimento è di orgine economica (come ha ammesso Tremonti: «non possiamo permetterci una scuola così»), anche se è stato ammantato con i toni della vera e proipria riforma. Ovviamente nel valzer delle cifre usate un po? come corpo contundente, si è fatta molta confusione. Oggi il modulo prevede tre insegnanti su due classi, quindi il peso reale è di 1,5 insegnante per classe. Il risparmio evidentemente c?è. Si è anche letto che l?avvento del maestro unico al posto del modulo 3x2 costituisce un “colpo al tempo pieno”, ma in realtà ad essere colpito è appunto il modulo, che funziona con uno o due rientri pomeridiani, e non il “tempo pieno”, che funziona tutti i pomeriggi e prevede normalmente l?impiego di due maestri (e non tre) su un orario complessivo di 40 ore. Le voci di spesa. Nel valzer delle cifre è entrato anche il capitolo delle spese del ministero, ridotto a stipendificio come hanno ribadito tutti gli esponenti del governo in ogni sede. La cifra che viene invece taciuta è un?altra. Come ha ricordato Tuttoscuola «l?incidenza della spesa per l?istruzione sulla spesa pubblica totale è scesa dal 10,3% del 1990 all?8,8% del 2007, denotando come la scuola e la formazione abbiano perso inesorabilmente posizioni nella scala di priorità del paese (con governi di centrodestra e di centrosinistra). E non è un fatto di risparmi, ma di scelte e appunto di priorità: l?incidenza percentuale potrebbe aumentare anche diminuendo la spesa complessiva». L?uscita di Napolitano In occasione dell'inaugurazione ufficiale del nuovo anno scolastico al Quirinale, di fronte a 2.600 ragazzi presenti alla cerimonia, il presidente Napolitano aveva espresso un concetto chiaro: «Per avere un'Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore, le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell'esistente». La sinistra invece… Per voce di Veltroni ha lanciato l?idea di un referndum contro il decreto Gelmini. Ipotesi subito bocciata dal realismo di Massimo D?Alema: «Penso che il referendum è uno strumento monco e improprio, perché i tagli alla scuola approvati in Finanziaria non sono materia da referendum, e le norme della Gelmini, se e quando il referendum si facesse, cioè all'incirca nel 2010, avranno già prodotto i loro effetti». Infatti si fa confusione tra le misure previste nel decreto e quelle contenute nella finanziaria. è in questa sede che entra la questione della riduzione dgli istituti. Ma i termini stanno in modo differenti da come frettolosamente sono stati recepiti. Si fa infatti confusione tra revoca dell?autonomia e della personalità giuridica alle istituzioni scolastiche sottodimensionate (sotto i 500 alunni, salvo deroghe) e soppressione delle scuole in quanto luoghi fisici adibiti alla funzione educativa (punti di erogazione del servizio). Nel primo caso, che è quello cui si fa riferimento abitualmente, gli allievi restano dove sono, solo nel secondo, che riguarda le microscuole di pochi alunni (perfino 4), questi ultimi dovrebbero spostarsi in altre sedi, sempre che non si tratti di scuole di montagna o situate in piccole isole. In tv. Tra le tante voci apparse in queste serata ha colpito quella di Simonetta Salocene, preside della scuola Iqbal Masih di Roma, che a Otto e mezzo su La 7 ha difeso con grande passione l'esperienza sua e dei suoi colleghi. «Ci sentiamo offesi per come si parla di noi. Smettiamola di guardare alle classifiche. Guardiamo alla realtà, all'esperienza della collegialità che non è un patrimonio, alla realtà di una scuola che ha unito il sapere al sapere fare, e che in questi anni ha prodotto integrazione».
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da "Corriere.it"
del 31-10-2008)
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L'intervento annunciato sul suo sito: «Ho registrato tre pezzi» Sabina Guzzanti in tv dopo 5 anni «Santoro, si contenga...» È apparsa nella trasmissione di Santoro, dedicata al decreto Gelmini, vestendo i panni di Berlusconi-Cesare Sabina Guzzanti (Ap) ROMA - L'aveva annunciato dal suo blog: «Sono felice di annunciarvi in anteprima che ho registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di Annozero di giovedì sera». Promessa mantenuta: Sabina Guzzanti è apparsa, nelle vesti del premier, durante il programma di Santoro. CORONA D'ALLORO - Vestita in doppiopetto, ma con una vistosa corona imperiale di alloro dorato sulla testa, la Guzzanti ha parlato delle proteste contro la legge Gelmini («se dico queste cose della polizia non voglio far sembrare gli studenti violenti, sono io che voglio sembrare violento...», ha detto l'attrice imitando la voce del premier), poi dei suoi alleati («Dio li fa e io me li accollo...»). Infine la Guzzanti ha scherzato simulando dei dietrofront immediati di dichiarazioni del premier: «Io li odio i politici e non vada in giro a dire che li odio perché non è vero». SAVIANO-MANGANO - Nel secondo interventola Guzzanti, sempre nei panni di Berlusconi, se la prende con Santoro. Prima facendo il gesto dell'ombrello, poi alzando il dito medio. «Santoro si contenga - tuona il finto premier - lei ha fatto il 20% senza invitare uno dei tanti sottoscritti che ci sono in giro. Dirà che io sono sempre invitato, ma io non vengo. Lei fa un uso criminoso della tv. Io adesso vengo nel suo programma e le faccio calare l'ascolto stando zitto». Poi un accenno all'autore di Gomorra: «Se dite che Roberto Saviano è un eroe, allora dovete dire anche che Mangano è un eroe: è la regola del pluralismo». Dalla Guzzanti-premeir un affondo sul Pd: «Hanno il diritto di fare opposizione, non ho mai detto che non hanno diritto. Ma anche noi abbiamo diritto a non avere un'opposizione e anche questo diritto va tutelato». RAIOT - Questo il ritorno della Guzzanti, dopo cinque anni di assenza. Era il novembre del 2003 quando del programma Raiot andò in onda soltanto la prima delle cinque puntate previste per la protesta politica che ne scaturì. Da allora l'autrice ed attrice ha lavorato in teatro ed ha realizzato il film di satira, ma anche di denuncia politica, Viva Zapatero (2005). L'ultima delle sue uscite pubbliche, alla quale sono seguite molte polemiche e una querela da parte del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna (che le ha chiesto un milione di euro di danni), è stata quella della manifestazione di Piazza Navona del luglio scorso. In questi giorni l'attrice è impegnata nelle prove del suo nuovo spettacolo, Vilipendio Tour - parte 3, al via il 4 novembre dal Teatro civico di La Spezia. stampa |
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da "Panorama.it"
del 31-10-2008)
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- Italia - http://blog.panorama.it/italia - Licio Gelli torna: in tv dà la voce a "Venerabile Italia" Posted By redazione On 31/10/2008 @ 16:12 In Headlines | No Comments Dal compasso al telecomando il passo è breve. [1] Licio Gelli ricompare in tv. Ma solo nell'ultima puntata di Venerabile Italia, talk show che andrà in onda da lunedì 3 novembre su [2] Odeon Tv, Gelli sarà, per la prima volta, presente in uno studio televisivo. L'ex "venerabile maestro" della [3] P2 sarà protagonista di una "ricostruzione inedita" della storia del Novecento in Italia: dalla Guerra di Spagna agli anni Ottanta, dalla P2 al crack del Banco Ambrosiano. La conduttrice e autrice del programma [4] Lucia Leonessi ha raccolto le testimonianze di Gelli a Villa Wanda, di Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell'Utri. Lo stesso Gelli sarà in studio per l'ultima puntata, dedicata alla sua attività di poeta. Iniziativa che ha scatenato subito polemiche: "Ci auguriamo che Oden tv voglia riflettere se sia il caso di affidare a un signore come Licio Gelli la conduzione di una trasmissione televisiva. Noi non invocheremo mai censure ma ci sembra una scelta non proprio felice e nel momento meno adatto", ha detto [5] Giuseppe Giulietti, deputato dell'Idv. Il gran maestro, presentando a Firenze la trasmissione, si è lasciato andare ad una lunga serie di esternazioni, spaziando da Berlusconi ("Ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare") - alla legge Gelmini che riporta l'ordine nelle scuole, al fatto che: "Tutti si sono abbeverati al piano di Rinascita Democratica, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae". Tra le altre cose ha ricordato un aneddoto di quando era ricercato su richiesta della [6] commissione d'inchiesta sulla P2 presieduta da Tina Anselmi. "Quando mi cercavano in tutto il mondo" ha ricordato "mi trovavo in Italia. Una volta a Firenze, quando ero all'Hotel Baglioni, ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta che aveva dato l'ordine di ricercarmi spendendo un sacco di soldi dei contribuenti. La salutai e scesi, decidendo di farle uno scherzo. "Il giorno dopo" ha proseguito "avvertii un fotografo, mi feci trovare nella hall, e quando arrivò la Anselmi le andai incontro presentandomi come un industriale che intendeva aprire un calzaturificio nel suo paese. Lei mi ringraziò e mi invitò ad andarla a trovare in Parlamento. Io" ha concluso Gelli, "naturalmente non ci sono andato, ma la foto di quell'incontro è conservata nell'archivio di Stato coperta da segreto". "Se oggi in Italia c'è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perché quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno", ha detto ancora Gelli, secondo il quale "la magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi". "I partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica", è ancora l'opinione di Gelli. A proposito dell'esecutivo ha aggiunto: "Non condivido il governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese". "Ci sono provvedimenti che non vengono presi" ha proseguito "perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato. L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai". Oltre alle condanne per la vicenda P2 e per lo scandalo del Banco Ambrosiano, nel processo per la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980, Licio Gelli, oggi 89enne, fu condannato per depistaggio, e venne accusato di avere avuto un ruolo nell'Operazione Gladio.
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da "L'Humanitè"
del 31-10-2008)
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Monde Un million de manifestants pour l'éducation à Rome Italie . Grève générale contre la réforme de l'école. Le gouvernement reste sourd, tandis que des violences fascistes apparaissent dans les cortèges. « La ville est mise à genoux par 1 % des étudiants milanais », se plaignait hier le vice-maire de la capitale lombarde, Riccardo Corrati. C'est vrai qu'ils ne sont que plus de cent mille à battre le pavé à Milan À Rome, les organisateurs annonçaient hier le million de manifestants : étudiants, parents, travailleurs, etc. Des centaines de mètres de cortège bloquaient le périphérique, et le ministère de l'Éducation a été un moment assiégé. Pas moins de 236 bus ont été affrétés de la rouge Toscane, et même un train depuis Pise, pour converger vers la capitale. Ce sont les grandes fédérations de l'éducation qui appelaient à la manifestation contre le décret Gelmini, adopté par le Sénat mercredi. Ces dernières semaines, le gouvernement de Silvio Berlusconi a tenté de discréditer un mouvement qui est le plus fort dans le monde de l'éducation depuis une trentaine d'années. d'autres réformes à venir « Ce n'est pas un projet de réforme, seulement des coupes budgétaires. Le gouvernement démolit l'école publique pour la remplacer par un système privé. Il ne veut pas discuter et nous allons poursuivre la mobilisation », a déclaré Domenico Pantaleo, responsable de la fédération enseignement du syndicat CGIL. En question : le décret Gelmini, qui réduira à 24 heures par semaine l'enseignement dans le primaire, contre 29 à 31 heures actuellement. Le texte prévoit aussi le retour du maître unique, le tout dans une optique de baisse des coûts. Le budget de l'éducation devrait perdre plusieurs milliards d'eu- ros dans les années à venir. Ces dernières semaines, les étudiants se sont mobilisés, tandis que les présidents d'université faisaient état d'une crise du financement de l'enseignement supérieur comparable à celle des banques. La ministre de - l'Éducation, Mariastella Gelmini, a annoncé mercredi qu'elle présenterait prochainement le plan de réforme de l'université, qui selon le quotidien turinois, prévoit des aides fiscales à l'entrée du privé dans les facs, la suppression « des cours inutiles » et la réduction des dépenses de personnel. un climat de contestation Cette grève intervient dans un climat de contestation à l'endroit de l'exécutif de centre droit. Pour preuve, la manifestation de 2,5 millions de personnes samedi organisée par le Parti démocrate. Walter Veltroni a d'ailleurs annoncé qu'il lançait la collecte de 500 000 signatures pour obtenir l'organisation d'un référendum contre cette réforme. La gauche italienne craint un pourrissement du conflit. Les manifestations de jeudi ont montré que les « fascistes du troisième millénaire », comme ils s'auto-dénomment et qui ont obtenu des résultats significatifs lors des dernières élections universitaires, cherchent par la violence à prendre la tête de la mobilisation, entraînant une vive réaction de la plupart des étudiants. Gaël De Santis
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da "Stile.it"
del 31-10-2008)
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Dilaga la voglia di ridere. Da Crozza alla Cortellesi, dalla Dandini a Marcorè, parte la nuova stagione della satira impegnata. In arrivo nuove esilaranti parodie. La satira è un componimento poetico che mette in ridicolo le debolezze e i vizi umani con l'intento di correggerli. Indiscutibilmente una forma d?arte. Così recitano i dizionari e, in un paese poco autoironico come il nostro la satira, quella impegnata, è da sempre al centro di accese discussioni. Programmi come ?Crozza Italia?, o ?Parla con me?, sono show che hanno l?obiettivo di far ridere e divertire il telespettatore proponendo un tipo di ironia mirata, a volte caustica, che mette a nudo vizi, malefatte e pieghe ridicole del Belpaese, scatenando polemiche acide che, in alcuni casi, sono sconfinate addirittura nella censura. I nomi ?moderni? della satira impegnata, italiana, dalla lingua più o meno affilata, sono Serena Dandini, Beppe Grillo, Maurizio Crozza, Luciana Littizzetto, i fratelli Guzzanti, Paola Cortellesi, Daniele Luttazzi, Neri Marcorè. Quasi impossibile, ormai, che la satira non faccia rima con politica. D'altra parte, lo scenario in cui si muove il Paese oggi è una fonte inesauribile di ispirazione, aldilà della connotazione politica dei comici e dei personaggi ?parodiati? sugli schermi. Chi governa, è esposto alla satira più feroce, l'equazione più o meno è questa e a imitazioni ormai rodate, come Guzzanti-Berlusconi o Crozza-Veltroni, nuovi fenomeni emergono dall'inesauribile fonte politica per strappare risate (o far riflettere) agli spettatori. E allora, via libera all'imitazione della Gelmini e della Maestra unica, della Carfagna e di Brunetta. Quest'ultimo sarà infatti la novità di ?Crozza Italia?. Seduto su un divano rosso eliminerà Comuni, Province e Regioni. Tornerà, ?pacatamente?, anche Crozza-Veltroni e un?irresistibile imitazione del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi con un il sottotitolo ?Grazie alla televisione, anche un comico può fare politica?. La Rai, invece, oltre alla irriducibile Luciana Littizzetto che ogni domenica strappa risate a ?Che tempo che fa?, condotto da Fabio Fazio, ha in programma la nuova edizione di ?Parla con me?, che, dal 21 Ottobre su Raitre, si allunga e diventa appuntamento quotidiano in seconda serata. Sempre condotto dalla veterana Serena Dandini che ha modulato la scaletta del programma cercando di seguire quanto più l?attualità. Ad affiancarla è riconfermata la squadra vincente delle passate stagioni: la Banda Osiris, Dario Vergassola, Ascanio Celestini e di tanto in tanto i fratelli Guzzanti. Inoltre a illustrare la elezioni americane, a ?Parla con me? ci sarà Gianni Riotta-Marcorè che, oltre a fare un Leopardi marchigiano e un possibile Sarkozy molto simile a Rocky Balboa, spiegherà come è fatta l?America. Attesissimo, inoltre è il ritorno sulle scene televisive di Paola Cortellesi, che arriverà su Raitre in prima serata con il suo ?Brutti, sporci e cattivi? a partire dal 6 Novembre. Dopo la Santachè, la Cortellesi si presenterà nelle vesti della ministra Gelmini, della maestra unica e dalla vice di McCain, la gelida Sarah Palin che in questi ultimi giorni è sottoposta alle attenzioni di Caterina Guzzanti per ?Parla con me?. Mai come in questo caso si può dunque rispolverare un vecchio adagio per niente ritrito: ci sarà da ridere.
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da "Articolo21.com"
del 31-10-2008)
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In nome della Loggia P2. Il ritorno del "maestro" Gelli che promuove "l'allievo" Berlusconi. di Articolo 21 I “cattivi maestri” quando meno te lo aspetti tornano e lanciano messaggi forti e criptici. Licio Gelli a 89 anni suonati, si scopre conduttore e ideatore di un programma, che andrà in onda su Odeon Tv (ospiti tra gli altri, il senatore a vita Giulio Andreotti, l?intellettuale di destra Marcello Veneziani e il deputato-ideologo di forza Italia, Marcello Dell?Utri), che vuole rifare la storia sua e dell?Italia, sotto la lente deformante della sua loggia segreta P2. Il Venerabile maestro nella presentazione del programma ha dispensato anche molti giudizi e suggerimenti soprattutto al suo discepolo, quel Silvio Berlusconi, tessera 1816, che sicuramente è stato più bravo del maestro stesso, tanto da diventare l?uomo più ricco e potente d?Italia. E? il Cavaliere (che con disappunto una volta si rammaricò di non essere mai arrivato al grado di “maestro”), stando al messaggio neppure tanto criptico di Gelli, l?unico in grado di portare a compimento il suo antidemocratico e anticostituzionale disegno politico racchiuso nel “Piano di rinascita democratica”. Articolo 21 è da tempo che denuncia l?attuazione di questo progetto neoconservatore, ma finora nulla di concreto è stato fatto per bloccare questa progressiva deriva verso un regime che rischia di “congelare” il nostro sistema democratico. Va qui ricordato un passaggio della relazione che nei primi anni Ottanta fu redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2, presieduta dalla democristiana Tina Anselmi: “L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento. La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...] La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici. Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. è questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente. Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto. Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento.”.A seguito di quell?inchiesta molti personaggi, soprattutto nelle forze armate, furono poi perseguiti. Molti altri, invece, trovarono il modo per far calare un oblio storico sulla loro appartenenza, tanto da ritrovarceli oggi in posti di potere politico, economico, finanziario e negli apparati più sensibili dello stato. Nella sua conferenza stampa Gelli è stato molto lucido su tutti gli argomenti più spinosi: “Per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, oggi, l'unico che può andare avanti è Berlusconi", ha detto Licio Gelli. “Avevo molta fiducia in Fini” – ha poi aggiunto - perché aveva avuto un grande maestro, Giorgio Almirante (ex-segretario storico del MSI-AN, di cui Fini fu ritenuto il delfino): oggi non sono più dello stesso avviso, perché ha cambiato. L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po' di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha”. Gelli poi rimarca le influenze del suo Piano nella politica attuale: “Tutti si sono abbeverati, tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti ma non fu possibile depositarli alla Siae..Non condivido il Governo Berlusconi – si è lamentato - perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato”. Il Maestro venerabile della P2 si è, quindi, detto perplesso sul LodoAlfano: “L'immunità per i grandi dovrebbe essere esclusa, perché al Governo dovrebbero andare persone senza macchia, e che non si macchiano mai”. Gelli ha poi affermato che “i partiti veri non esistono più, non c'è più destra o sinistra. A sinistra ci sono 15 frange, e la destra non esiste. Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti, perché non ha una struttura partitica". Altra profezia gelliana che la dice lunga sul senso della sua operazione mediatica! Gelli ha poi voluto rendere onore a Marcello Dell'Utri “e' una bravissima persona, onesta e di profonda cultura, non credo che sia mafioso…C'e' una sentenza che Dell'Utri si trascina e che sara' tirata fuori al momento opportuno perche' tutto e' guidato. La magistratura prende decisioni su teoremi e non su prove e su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza…Se oggi in Italia c'e' un potere forte, costituzionale, e' la magistratura, perche' quando sbaglia non e' previsto risarcimento del danno…La magistratura non funziona: il pubblico ministero dovrebbe arrivare da un concorso diverso rispetto al giudice e dovrebbero odiarsi”. Come dire al governo: “andate avanti sulla controriforma del sistema giudiziario. Io sono con voi”! '”In Italia - ha poi sottolineato Gelli - poteri forti ora non ce ne sono e non ce ne sono mai stati. Oggi la massoneria non esercita nessun potere…La P2 era riservata, non segreta, ed e' stata perseguitata per distogliere l'attenzione da altre questioni”. Altro messaggio criptico, che poi suona come un “avviso ai naviganti”, a coloro che detengono il potere: “Archivi completi non ne' ho mai conosciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere''. Anche sugli studenti in rivolta, Gelli ha una sua visione e si schiera col governo: “In linea di massima sono d'accordo con la riforma Gelmini perche' ripristina un po' di…il maestro unico e' molto importante perche', quando c'era, conosceva l'alunno, e poi il tema dell'abbigliamento e' importante perche' l'ombelico di fuori non dovrebbe essere consentito. Bisognerebbe ripristinare la personalita' del professore: ho quasi pianto quando a Roma quel professore e' stato malmenato e ha dovuto abbandonare la cattedra”. Quanto alle manifestazioni studentesche, “non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare - sostiene Gelli - Nelle piazze non si studia: se viene garantita la liberta' di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia e dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perche' cosi' non crescono educati”.Musica d?oro per le orecchie della destra al governo!Infine sul fronte terrorismo, Gelli sostiene che “se tornassero le Br ci sarebbero ancora piu' stragi: il terreno e' molto fertile perche' le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della poverta' che c'e' nel Paese”.Parole che si affiancano alle allusioni di un altro protagonista di quel periodo oscuro e tormentato degli anni Settanta, primi Ottanta, Francesco Cossiga, ex-capo dello stato, ex- presidente del consiglio, ma soprattutto ministro dell?interno nel ?78 durante il “caso Moro” (che ci facevano alcuni autorevoli piduisti nel “Comitato di crisi” al Viminale e nei servizi segreti durante il rapimento del leader democristiano?).La loggia P2 non esiste più, i suoi adepti si sono spalmati nella diaspora, a seguito della legge che ne proibiva l?esistenza, ma il sistema di relazioni e di potere è ancora lì, intoccabile e determinato a far precipitare il nostro paese in una china autoritaria e illiberale.
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da "Blogosfere"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Ott 0831 A proposito di scuola: un luogo comune da sfatare Pubblicato da Pietro Cambi alle 20:30 in Vita quotidiana Grazie alla famigerata "riforma Gelmini" la scuola ed i suoi problemi sono decisamente all'ordine del giorno su tutti i mass-media. Che dire: ne hanno discusso tutti, ma proprio tutti, quindi, per quel che serve, ecco i miei 2 cents. Una cosa di cui si è sentito parlare spesso è il livello raggiunto dalla quota dei fondi scolastici che viene destinata al pagamento degli stipendi dei docenti. Su 42 miliardi di euro stanziati per le scuole nel 2007 ben il 97% (oltre 41 miliardi e cento milioni) è stato destinato agli stipendi. Sappiamo bene che la riforma Gelmini prevede di diminuire il numero di docenti di 110.000 unità ( a regime) cosi risparmiando all'incirca 8 miliardi di euro. E sappiamo bene che questa decisione è stata in buona parte alla base del movimento di protesta che ha visto riuniti, dopo decenni, la casalinga di Voghera e l'intellettuale della Sapienza. La cosa curiosa è che nessuno abbia fatto presente una semplice ovvietà: Il Ministro Gelmini, volendo attuare una qualunque riforma della scuola senza aggravi fiscali non poteva far altro che agire sul personale docente e non docente, essendo percentualmente del tutto trascurabili le spese relative a tutti gli altri capitoli del funzionamento della macchina scolastica e quindi del tutto risibili gli eventuali risparmi ottenibili, qualuqne fosse il miglioramento in termini di efficienza. Ovviamente il problema è che gli otto miliardi di euro liberati, che avrebbero da soli RADDOPPIATO i fondi per la ricerca in Italia, NON sono destinati alla Scuola ma finiranno nel calderone del bilancio statale e probabilmente finanzieranno il rifacimento di una bretella autostradale, la realizzazione dicinquanta km diTAV,due referendum ed un paio di amministrative... Ok, ma il luogo comune dove è? Il luogo comune è che i cadaveri stiano solo negli armadi di una parte politica. I numeri sono li per dirlo: il fatto che si sia arrivati ad un bilancio costituito, in pratica, SOLO da stipendi, dimostra non tanto che vi è stato un aumento di personale docente, ma che si è nel tempo TAGLIATO TUTTO IL TAGLIABILE, o, in modo del tutto equivalente, si è progressivamente aumentato il corpo docente senza aumentare le dotazioni finanziarie in modo proporzionale, cosi sottraendo risorse per le attività didattiche e formative in genere. Si è raggiunto un limite oltre il quale diventa impossibile garantire il funzionamento del sistema educativo pubblico. Questo purtroppo si è verificato con TUTTI i governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Questo limite è stato raggiunto, in modo ampiamente bipartisan, per ovvi motivi clientelari, laddove quel che importava era aumentare il corpo docente, per puri motivi di ordine sociale, senza curarsi del funzionamento corretto della scuola stessa. Un rallentamento nel turn over degli insegnanti, quindi poteva anche essere necessario (abbiamo un rapporto tra docenti ed alunni che è piu' alto che negli altri paesi europei) ma a patto di utilizzare le risorse cosi liberate per il funzionamento della scuola. Colpisce che ci si sia tanto concentrati sui tagli quando la cosa da rilevare era lo stato di totale anoressia in cui versa la scuola italiana, anoressia provocata da tagli (o mancati aumenti) precedenti, ampiamente bipartisan, essendo li le cifre a dimostrarlo. La verità è che dell'educazione dei futuri cittadini, al di la delle chiacchere, importa molto poco a tutti e due gli schieramenti. Non mi si dica che è un caso: i cittadini consapevoli hanno il vizio di farsi e fare troppe domande, sopratutto quelle scomode.
(
da "Quotidiano.net"
del 31-10-2008)
Argomenti: Scuola
Oltre un miliardo di euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo. Berlusconi: "Sono ottimista". I sindacati di piloti e hostess non firmano l'accordo. I confederali avevano detto sì al lodo Letta
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Il consiglio di amministrazione di Cai “ha preso atto del lavoro” sin qui svolto, si legge in una nota della società - che ha consentito diraccogliere intorno alla nuova società oltre venti gruppi imprenditoriali, disposti ad investire oltre 1 miliardo di euro per “ristrutturare e rilanciare” il comparto aereo del Paese intorno ad Alitalia e Airone; definire i contenuti di un piano industriale “ambizioso ma realistico”, che consentisse alla nuova compagnia di ritornare a crescere, “posizionandosi come uno dei più importante vettori dell?area europea”; definire i termini di un importante partnership con uno dei tre principali operatori mondiali del settore, con la possibilità anche di un ingresso di tale partner nell?azionariato della nuova Compagnia; determinare “positive conseguenze” sul piano occupazionale, che avrebbero permesso di assumere nella nuova società oltre 12.500 dipendenti, prevedendo inoltre procedure di mobilità e ammortizzatori sociali per gli altri dipendenti attuali di Alitalia e AirOne. La presentazione dell?offerta al Commissario, condizionata ad una decisione non pregiudizievole per l?acquirente da parte della Commissione Europea e all?assenza di prescrizioni da parte dell?Autorità Garante per la Concorrenze e il Mercato è avvenuta una volta ricevuta la conferma della sottoscrizione da parte di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporti dei nuovi contratti di lavoro e dei criteri di selezione dei lavoratori della nuova compagnia. Le cinque sigle autonome dei piloti e degli assistenti di volo di Alitalia, Anpac, Unione piloti, Avia, Anpav e Sdl non torneranno a palazzo Chigi per firmare i contratti e i criteri di selezione per il personale della nuova Alitalia. Lo riferiscono fonti sindacali Il premier Silvio Berlusconi si dice ottimista sul fatto che Alitalia sarà salvata e che dopo la mezzanotte, fine ultimo per il salvataggio della nostra compagnia nazionale, l?Italia avrà ancora una sua compagnia di bandiera. ”Sì, lo sapete che sono ottimista”, risponde il presidente del Consiglio a chi gli chiede se Gianni Letta riuscirà a salvare Alitalia. A chi gli domanda poi se dopo la mezzanotte ci sarà ancora una compagnia nazionale, Berlusconi replica: “Sì, penso di sì”. UNA GIORNATA DIFFICILE Alitalia a un passo dal fallimento. Nonostante le intese sottoscritte dalle organizzazioni sindacali confederali per il contratto dei dipendenti della nuova compagnia di bandiera, il consiglio di amministrazione della Cai, riunito nella sede romana di Intesa Sanpaolo, ha deciso di non presentare l?offerta vincolante per l?acquisto degli asset Alitalia. Il termine ultimo per la sopravvivenza della compagnia è questa sera allo scoccare della mezzanotte, dunque sembra difficile arrivare a un conclusione positiva della vicenda. Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl trasporti hanno firmato il lodo Letta sul contratto di lavoro dei dipendenti, mentre è arrivato il no dei piloti dell?Anpac e dell?Unione Piloti così come non hanno aderito gli assistenti di volo dell?Avia e Anpav e l?SdL. Per le cinque sigle sindacali che non hanno firmato le intese non sono in linea con gli accordi firmati lo scorso 26 settembre a palazzo Chigi. Secondo il presidente dell?Anpac, Fabio Berti, è stata abbandonata una linea condivisa da tutti e i documenti dalle organizzazioni sindacali di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil e Ugl "fanno saltare i presupposti dell?accordo di Palazzo Chigi". Incontrando i giornalisti, Berti, nel ricordare che le intese raggiunte a settembre facevano riferimento al contratto di lavoro applicato all?Air One, per quanto non espressamente indicato nelle intese, ha sottolineato che sono stati introdotti "elementi estranei al contratto Air One, quando si era concordato di fare riferimento a quel contratto". Quelle, secondo Berti, erano già "condizioni durissime, inesistenti in qualunque altra azienda". Durissima la posizione del presidente dell?Avia, Giuseppe Divietri secondo il quale "i criteri di assunzione previsti da Cai producono mostri sociali, con una discrezionalità assoluta" nelle scelte dell?azienda, con il sindacato relegato "al ruolo di notaio". Insomma, la Nuova Alitalia - secondo Divietri, è "un?azienda arida, priva di etica e senza cuore". Intanto il presidente della Cai Roberto Colaninno aveva annunciato: se oggi non verranno firmati i contratti di lavoro della nuova Alitalia, la Cai sarà fuori dalla partita. E non aveva nascosto il suo sconcerto Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, e grande ?sponsor? dell?intera operazione: "Sarebbe una scelta drammatica quella di far fallire Alitalia avendo fatto il lavoro che era necessario per rilanciarla". FOTOSTORY La compagnia di bandiera Segnala ad un amico Tuo nome: Tua email: Nome amico: Email amico: Testo dell'email: Invia una copia anche al tuo indirizzo di posta Riscrivi il codice che compare qui sopra: Se il codice risultasse illeggibile CLICCA QUI per generarne un altro Cerca su Quotidiano.Net nel Web Più commentati Commenti Sondaggi Scuola, il decreto Gelmini è legge Veltroni: "Subito un referendum" Scontri e feriti in Piazza Navona (139 commenti) Tornelli ai magistrati, risponde l'Anm: "Brunetta non sa di cosa sta parlando" (58 commenti) "Non ha votato, onorevole? 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